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Saggio Breve Illuminismo

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04/06/2013

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CORSO ACCE.

DI II – II PERDIODO DIDATTICO – SIENA SAGGIO BREVE Consegne: Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano. Interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio. Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro). Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo. ARGOMENTO: ILLUMINISMO, LIBERTA' E TOLLERANZA DOCUMENTI: 1. Avrei voluto vivere e morire libero, cioè totalmente sottomesso alle leggi, ché né io né alcun altro potesse scuoterne l'onorevole giogo, quel giogo salutare e dolce, che le teste più fiere portano tanto più docilmente, in quanto son fatte per non portarne alcun altro. Avrei voluto dunque che nello stato nessuno potesse dirsi al disopra della legge, (…) perché, quale che possa essere la costituzione di un governo, se vi si trovi un uomo solo, che non sia sottomesso alla legge, tutti gli altri sono necessariamente alla discrezione di quello. Jean Jacques Rousseau, Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini,1754 2. La tolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all'errore. Non resta, dunque, che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale, il principio a fondamento di tutti i diritti umani. (...) Il diritto all'intolleranza è assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri; è anzi ben più orrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi. Voltaire, trattato sulla tolleranza, 1763 3. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. Dalla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America, 4 luglio 1776 4. Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani direttamente da essa. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge. La legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina. La legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo eguali ai suoi occhi sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo le loro capacità, e senza altra distinzione che quella della loro virtù e dei loro talenti. Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino, Parigi, 1789 5. Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità. La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell'anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte. Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene, 1764 6. Va per negletta via Ognor l’util cercando La calda fantasìa, Che sol felice è quando L’utile unir può al vanto Di lusinghevol canto. Giuseppe Parini, La salubrità dell'Aria, 1759 7. Proviamo a fare un esame di coscienza: tollerare che cosa vuol dire? “Adesso non ti esprimo fino in fondo quello che penso, mi metto una maschera…” ma quanto può durare una tolleranza di questo genere? Tolleranza è un termine fragilissimo, del pensiero debole, che non ha niente a che fare con ciò di cui abbiamo parlato finora, vale a dire di un’identità che si costruisce accogliendo in sé l’altro, non tollerandolo come fosse un peso, che non può concepirsi diversamente che “in-altro”. E’ ben diverso dal tollerare. Tolleranza è un termine praticamente intrattabile filosoficamente e teologicamente. Rosmini l’aveva capito benissimo in alcuni suoi scritti. Tollerare significa che io penso che l’altro sia l’infante che deve crescere e nel frattempo io sono buono e lo educo a me? Qui c’è un’idea di superiorità da parte mia nei

suoi confronti. Massimo Cacciari, conferenza tenuta a Foggia, giugno 2006

8. Allegoria settecentesca della filosofia come “dea Ragione”, in abiti classici, con il berretto frigio simbolo della libertà degli schiavi affrancati, che guida gli uomini al progresso

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