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IL NIRVA.

Il termine sanscrito nirva significa estinzione, quello tibetano mya-an las-das-pa1 vuol dire stato aldil della sofferenza : lestinzione di ogni causa di rinascita condizionata, la liberazione dai condizionamenti che portano a nascere e rinascere in condizioni di sofferenza fisica e psichica (sasra). Questo stato di suprema libert dalla sofferenza realizzabile da parte di tutti gli esseri perch la verit ultima della loro condizione. Lestinzione dei klea (attaccamento, odio ed ignoranza) e quindi del karma negativo e della serie dei nessi causali (prattyasamutpda) che determinano il sasra comporta la fine di qualsiasi ritorno alla reincarnazione coatta ed involontaria (con le sofferenze relative) e lingresso nella condizione trascendentale della vera permanenza, beatitudine, serenit e purezza assolute. E la pace che deriva dalla Cessazione (nirodha), lesperienza della Vacuit che trascende la contingenza dei dharma : stato che aldil dellesistenza e della non-esistenza. Si tratta quindi di un qualcosa di diverso dal mondo di processi fisici e mentali nel quale viviamo abitualmente, cio non ha niente a che fare con nessun aspetto di tutta la concatenazione di relazioni, di cause e di effetti che configurano luniverso fisico e psichico in cui viviamo : il nirva un altro ordine di realt, ci che non pu essere concettualizzato come esistenza o non-esistenza2, aldil del mondo dellintelletto dualistico e di ogni possibile definizione. E la scomparsa delle credenze dellesistenza e della non-esistenza ; la consapevolezza della natura unitaria dellintera realt ; larresto dei processi intellettualistici : vedere la realt aldil dei concetti che ci creiamo nei suoi confronti. Pertanto, il nirva nonpersonale. A seconda dei Veicoli (hnayna e mahyna) abbiamo significati diversi del termine nirva :

A) SECONDO L HNAYNA Nel mondo del divenire, tutti gli elementi dellesistenza sottomessi al meccanismo dei klea e della legge del karma sono contemporaneamente cause ed effetti : si dice che sono condizionati. Da essi deriva il dolore : il dispiegarsi del dolore, che dura da sempre, sarebbe senza fine se non ci fosse - aldifuori dei condizionati - un Incondizionato libero dalla concatenazione della legge di causalit e, di conseguenza, dalla sofferenza. Questo Incondizionato il nirva. Incondizionato significa che il nirva una situazione che sta aldil di tutte le categorie empiriche, che non d origine ad alcun effetto e che non - a sua volta leffetto di nientaltro. Il nirva la simultaneit che sta alla base di ogni successione. Pertanto, da un punto di vista oggettivo, sbagliato pensare che esso sia il risultato naturale dellestinzione dei klea. Il nirva non il risultato di qualcosa : se fosse un risultato, sarebbe prodotto da una causa e sarebbe allora condizionato. Il nirva non n la causa n leffetto. La Verit non un risultato n un effetto ;
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Abbreviato anche in mya-an das o in mya-das (nei composti, i). Infatti, esistente perch si oppone al sasra ; non esistente perch - se lo fosse - sarebbe condizionato e, in quanto tale, sarebbe impermanente e quindi soggetto al dolore.

non prodotta come uno stato mentale, come un dhyna o un samdhi. La Verit , il nirva . La sola cosa che si pu fare vederlo, comprenderlo. C un sentiero che conduce alla comprensione del nirva, ma questo non il risultato di quello : si pu andare su in montagna per un sentiero, ma la montagna non il risultato del sentiero (cos come si pu vedere una luce, ma la luce non leffetto della nostra visione).1 Il nirva una condizione che trascende le relazioni di soggetto ed oggetto e nella quale non vi traccia alcuna di autocoscienza. La coscienza individuale entra in una condizione nella quale ogni esistenza relativa viene dissolta. E anche una condizione di attivit che non soggetta alla causalit, essendo libert incondizionata ed assoluta. Nirva quindi lo stato aldil della sofferenza del sasra, un modo dessere, uno stato danimo, il senso di esser tuttuno con tutto ci che sempre stato e sempre sar, il senso di essere in comunione con luniverso : lorizzonte dellindividuo si estende fino ai limiti estremi della realt. In questa condizione si gode una quiete assoluta non turbata da qualsiasi sensazione fisica e mentale : infatti, per raggiungere il nirva occorre astenersi dal fare il male e seguire le Quattro Nobili Verit e lOttuplice Sentiero, per cui si tratta di un tranquillo stato di distacco dalla trafila delle reincarnazioni, derivato dallestirpazione dei klea (e precisamente dei klevaraa) che ci legano al sasra (e quindi una concezione etica pi che metafisica - come lo invece nel mahyna). Nirva perci uno stato o condizione oltre - e quindi fuori - del sasra e contrapposto a questo. Sasra uno stato da abbandonare e il nirva uno stato che si ambisce raggiungere. Ogni essere senziente - dato che qualsiasi piano di esistenza dovuto al karma e perci di durata limitata - raggiunger alla fine lo stato nirvanico. Al nirva si pu giungere da vivi qui in Terra, mentre si tuttora incarnati ; oppure quando si muore, allorch il karma cessa di proiettarsi nel futuro poich rimasto privo di qualsiasi alimento e si esaurito. Nei due casi si ha rispettivamente : lo stato di Illuminazione (bodhi) conseguito mentre il soggetto ancora in vita : egli cio ha eliminato ogni causa per future rinascite condizionate, ma possiede ancora i propri skandha tuttora ordinari ed impuri - prodotti da anteriori azioni contaminate - e la conseguente infelicit. In questo stato vi la completa estinzione dei klea, ma rimane pur sempre un residuo : ossia i substrati (upadhi) o condizionamenti karmici acquisiti dalle esistenze precedenti (cio la propensione ai klea) e che larhat cerca di cancellare nella vita presente. In altre parole, il nirva con residuo il momento dellIlluminazione, in cui c pur sempre la presenza del corpo fisico e pertanto un residuo di componente del dolore. Si tratta dunque della 1 fase del nirva, consistente nellestinzione dei klea e nellacquisto della bodhi, senza per cancellare la rimanenza dei substrati (upadhiea) karmici, che vengono invece sradicati nella seguente 2 fase ; 2) IL NIRVA SENZA RESIDUO (nir-upadhi-ea-nirva) :
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1) il NIRVA CON RESIDUO (sopadhi-ea-nirva) :

La domanda che cosa c dopo il nirva ? non ha senso, perch il nirva la Verit Ultima : se lultima, non ci pu essere nulla aldil. Se ci fosse qualcosa aldil del nirva, allora quella sarebbe lUltima Verit e non il nirva.

la condizione che si avvera alla morte fisica di un Illuminato (in cui egli si spoglia dei 5 skandha), per cui estingue totalmente e completamente anche le propensioni karmiche dovute a skandha impuri e le propensioni di azioni meritorie che lavevano condotto alla bodhi in vita. E cio un nirva totale (parinirva), ossia completato con la morte e lestinzione della persona (in contrapposizione - come vedremo - al nirva mahyna che continua ad operare nel mondo) : si tratta di uninterruzione del continuum di forma e coscienza (simile allestinguersi della fiamma di una lampada). Con la morte, dunque, larhat raggiunge una condizione in cui tutti gli skandha vengono annientati senza possibilit che ne sorgano di nuovi : il nirva perci - dal punto di vista delluomo posto nel mondo - il nulla. Ma, in realt, un nulla relativo, non assoluto, poich da chi lo ha ottenuto viene sentito come gioia ineffabile e serenit suprema. Si tratta cos di uno stato in cui abolita ogni coscienza e sensazione (fisica e mentale) dal punto di vista samsarico, ma nel contempo vi pienezza di beatitudine soprannaturale. Il parinirva il passaggio allassoluto incondizionato. Per i Prasagika invece, i due termini nirva con residuo e nirva senza residuo hanno un diverso significato : a) coltivando lopinione della non-esistenza del s un hinayanista supera i klevaraa e dapprima ottiene il nirva senza residuo o equilibrio meditativo sulla vacuit, nel quale egli diventa alla fine un arhat, ossia una persona che ha cognizione diretta della vacuit ed temporaneamente libero dal [residuo del]la falsa apparenza dellesistenza intrinseca ; b) quando si ridesta dallequilibrio meditativo sulla vacuit, larhat posseder un nirva con residuo perch le cose sembreranno esistere intrinsecamente (anche se egli non acconsentir mai pi a tale falsa apparenza). Gradualmente egli entra poi nel mahyna (diventando un bodhisattva) e - dopo una grande accumulazione di merito - purifica anche la sua percezione della falsa apparenza dellesistenza intrinseca : con ci egli elimina gli ostacoli allonniscienza (jeyvaraa) e diviene un buddha. B) SECONDO IL MAHYNA Secondo il Mahyna, il nirva si distingue in : quello dellHnayna, cio la semplice estinzione delle concezioni (mentre manca ancora la rimozione delle ostruzioni sottili che permetter dottenere lonniscienza). Larhat raggiunge questo nirva e poi quando muore dimorer in uno stato di pace e riposo mentale, di concentrazione beata (lestremo del nirva), ma alla fine i buddha lo inciteranno a proseguire sul Sentiero fino ad ottenere la bodhicitta ed agire per il bene altrui1. Infatti, lo stato di liberazione personale ed individuale dalla sofferenza (la meta del praticante hnayna - che diventa arhat) chiamato dai mahayanisti nirva inferiore ; mentre nirva superiore il supremo ottenimento dellIlluminazione completa
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1) NIRVA PARZIALE :

Secondo il vajrayna, il nirva dellhnayna dura solo 84.000 mahkalpa, trascorsi i quali il praticante - se non vi sono ulteriori meriti che ne prolunghino la durata - dovr comunque ritornare nel sasra.

della buddhit, che si riferisce alla liberazione di tutti gli esseri ( la meta del bodhisattva). Il nirva hnayna sommamente beato ma di nessun aiuto agli altri, e larhat deve alla fine abbandonare questo stato di auto-assorbimento ed entrare nel mahyna ; 2) NIRVA NON LOCALIZZATO o CHE NON DIMORA o CHE NON OFFRE UNA BASE o SENZA APPOGGIO (apratihita-nirva) : il nirva del mahyna nel quale il bodhisattva ha eliminato tutte le ostruzioni od ostacoli od impedimenti (varaa), e cio --pratici o karma-varaa : derivanti da azioni negative del passato che ci costringono a vivere in un ambiente sfavorevole e doloroso ; --morali o klea-varaa : derivanti appunto dai klea (odio, ecc.) ; --conoscitivi o jeya-varaa : derivanti dallignoranza, cio dalla credenza nella reale esistenza di oggetti separati, cos da ottenere lonniscienza e lonnipotenza perfette. Egli anche libero dallestremo dellesistenza samsarica e dalla pace isolata del nirva parziale : la buddhit non la condizione statica di un risultato finale, bens uno stato dinamico in cui si realizza pienamente lautentica partecipazione nel mondo. Questo nirva raggiunto da un bodhisattva la perfetta Illuminazione della buddhit, cio la vacuit mentale nel continuum di chi si completamente e definitivamente liberato sia dai klevaraa sia dagli jeyvaraa. Non esistono pi propensioni karmiche, ma esiste ancora la continuit sia della coscienza sia degli skandha incontaminati. Infatti, col nirva a cessare non la vita ma la propria ignoranza e la propria inclinazione egocentrica. Nel mahyna, nirva - prima di tutto - lestinzione di ogni concetto. I concetti sono dualistici perch si oppongono gli uni agli altri : cos, nel mondo in cui viviamo parliamo di permanenza e impermanenza, di piacere e dolore, di nirva e sasra, di Buddha e di non-buddha. I concetti portano discriminazione, incomprensione, sofferenza : i neri non sono come i bianchi e questo un concetto che crea delle differenze. Un bastone ha due estremit, la destra e la sinistra : senza destra non pu esserci la sinistra, e viceversa ; non possibile volere solo la sinistra, perch se si taglia via lestremit sinistra del bastone e butto via il pezzo destro, la destra riappare intatta : fintanto che c la sinistra, c la destra. Destra e sinistra sono concetti e tutti i concetti vanno superati per rendere possibile la vera esperienza della realt. Dobbiamo sbarazzarci di tutte le opinioni, i concetti, se vogliamo raggiungere lIlluminazione. Se saliamo una scala e - arrivati al quinto gradino - crediamo che sia lultimo, non faremo mai il sesto : per arrivare al sesto gradino, dobbiamo abbandonare il quinto, ma molte persone non vogliono abbandonare ci che hanno imparato. Ora, il vero nirva non va visto come un concetto in contrapposizione al sasra, ma come il mondo in cui tutti i concetti stanno in silenzio e vengono rimossi ; e in quel mondo si vive in pace, felici e senza paura. Nel nirva non c il Buddha e neanche il non-buddha, non esistono le coppie degli opposti. Stando nel nirva non troviamo nulla di permanente, nessuna cosa in s stabile. E non possiamo trovare alcunch di sostanziale nemmeno dietro questo vedere nulla di sostanziale. Se ci voltassimo cercando il punto dorigine del nostro stesso cercare, nulla pu esser visto come indipendente od oggettivo. Ma, sparito loggetto, come posson rimanere sostanziali i soggetti ? soggettivit ed oggettivit scompaiono entrambe. Il nirva ci fa comprendere che la mancanza di un s separato, permanente ed indipendente equivale ad una totale interrelazione di esseri e cose

attraverso leternit (del tempo) e linfinit (dello spazio) : il che ci procura una felicit grande e duratura, una vitale e confortante beatitudine. E questo nirva non un mondo a parte, ma proprio il mondo in cui ci troviamo : quando ci liberiamo dalle costruzioni mentali, entriamo nel nirva. E come loceano, le cui onde - in superficie - vanno su e gi, si formano e si distruggono, sono grandi e piccole ; ma se si penetra nellacqua, si nota che questa non va n in alto n in basso, sempre uguale a se stessa. Il fatto che, mentre siamo onde, siamo anche acqua : come onde, vediamo il dualismo di nascita e morte, di alto e basso, ma come acqua questo dualismo non esiste pi. Il nirva non qualcosa che sta l fuori, oltre il sasra, ma dovunque (o in nessun luogo in particolare). Esso c anche ora, solo che non ce ne rendiamo conto perch crediamo che sia da qualche altra parte. Nel mahyna non necessario fuggire dal mondo per raggiungere lIlluminazione : essi non sono che due aspetti differenti della medesima cosa. Sia luno che laltro trovano il loro posto nellInseit (o Talit : tathat), dove il nirva il sasra e viceversa. Il nirva si identifica con la pi alta verit o realt, col Dharmakya e quindi con lInseit e lIlluminazione. Qui dunque il nirva lo stesso sasra una volta che sono caduti i veli dellillusione : uno stato spirituale di esistenza oltre il dualismo. Esso sopraggiunge quando i klea e tutte le adesioni allego sono state vinte, negando lindividualit illusoria dellessere. Nel nirva la mente continua ad esistere, ma tutte le illusioni karmiche sono dissipate. Raggiungere il nirva significa pervenire alla realt ultima non distorta dalle nebbie di avidya (lignoranza). Sasra e nirva sono identici in tutto tranne che nellapparenza : tutte le costituenti delluniverso (oggetti, stati di esistenza, concetti) nel loro aspetto molteplice, imperfetto e relativo sono sasra, nel loro aspetto uniforme, assoluto e di vacuit sono nirva. Non dobbiamo quindi ripudiare il mondo per disgusto o cercare la Liberazione chiudendo occhi ed orecchie a ci che ci circonda, perch dobbiamo considerare che ogni persona partecipa alla natura buddhica e che ogni cosa una in essenza col nirva. Con la meditazione questo stato mentale diventa una realt vivente e sperimentale, non solo intellettuale. Dobbiamo lavorare senza aspettarci risultati, senza focalizzare la mente su nessuna meta di Illuminazione : pensiamo piuttosto allazione, al fare con consapevolezza momento per momento. Se ci teniamo stretti allidea di una meta, nasce il conflitto. Non dobbiamo resistere n ci dobbiamo attaccare, ma solo servirci di ogni cosa : cos come si usa una zattera per attraversare il fiume e poi la si abbandona una volta raggiunta laltra sponda. Non dobbiamo rimanere invischiati nella speranza o nella paura, nel buono o nel cattivo, ma vivere la vita intensamente, fino in fondo. Angosciarsi per il futuro ci priva dellenergia con cui potremmo affrontarlo, ancorarsi al passato (che non esiste pi) una cosa sterile : due azioni che oltretutto impoveriscono il presente, che in realt la sola cosa che esiste davvero. Tutto ci che ci serve c anche adesso, solo che non ce ne rendiamo conto perch crediamo che ci serva qualcosa daltro. La totale estinzione di ogni illusione pu essere ottenuta solo mediante lintuizione interiore circa la vera natura della realt, ossia mediante una diretta percezione della vacuit in simbiosi con amatha. Solo quando si sar spiritualmente maturi, le cose e le passioni verranno abbandonate come un ragazzo tralascia spontaneamente i giocattoli con cui da bambino si era divertito e che ora guarda con indulgenza. Non solo : ma allora si abbandoner altres la stessa zattera che ci ha consentito di passare allaltra sponda

del fiume del sasra : perch in realt arriviamo allaltra sponda solo quando paradossalmente - ci rendiamo conto che non esiste e che ceravamo da sempre. Se il nirva non diverso dal sasra, ma questultimo visto in altro modo, ne consegue che tutti i vari aspetti del sasra - anche quelli apparentemente pi vili e meschini - possono essere visti come nirva. Uno yogi dovrebbe dunque scoprire questa nuova dimensione della realt anche nelle cose e nei moti dellanimo che per lopinione comune sono meno consoni a una vita spirituale. Anchessi, correttamente dominati e perseguiti, riveleranno la loro sostanziale identit con la tathat o dharmat e potranno anzi essere efficace strumento per la sua realizzazione : le tendenze o gli istinti pi ordinari - la gelosia, linvidia, i desideri, la spinta sessuale, ecc. - possono essere utilizzati, con opportuni insegnamenti, come forze positive nei riguardi del progresso spirituale. Il nirva devessere ricercato nel sasra. Ad uno stadio (empirico e relativo) di autodisciplina utile differenziare il nirva da questo mondo, ma ad un livello (superiore) di consapevolezza spirituale cio dal punto di vista della vacuit - il nirva si rivela la stessa cosa che questo mondo. Lassoluto, considerato attraverso le ordinarie forme di pensiero, il mondo empirico ; a sua volta, lassoluto il mondo visto sub specie aeternitatis, senza gli strumenti fuorvianti del pensiero. Tale lidentit mistica degli opposti : il mondo viene cio identificato con ci che era definito come la sua negazione, ossia con la vacuit. I termini nirva e bodhi (Illuminazione) sono quasi equivalenti, dato che esprimono lo stesso concetto ma da due punti di vista differenti, rispettivamente negativo e positivo : -nirva laver estirpato tutto il pensiero erroneo ed ogni impurit, lannientamento di tutti i semi dellignoranza e della sofferenza samsarica ; -bodhi laver acquisito moltissime buone qualit, lonniscienza e lonnipotenza, e la presa di coscienza di ci. La bodhi contemporanea al raggiungimento del nirva. Per quanto riguarda poi il parinirva (totale o completa estinzione), esso come si visto - latto con cui un buddha abbandona la sua forma umana o il momento in cui un Illuminato lascia il proprio corpo : la condizione che si verifica alla morte fisica di un buddha, cio il nirva con residuo quando viene a completarsi con la morte della persona. Mentre, secondo lhnayna, questultima passa in uno stato di totale e permanente cessazione di ogni rinascita, per il mahyna il buddha continua a reincarnarsi volontariamente sino alla fine del sasra, cos da aiutare tutti gli esseri senzienti a conseguire lIlluminazione : in altri termini, il parinirva non comporta la morte reale del buddha stesso, ma solo la fine di una sua manifestazione particolare, ossia lo stato in cui la sua forma si dissolve nel Dharmakya. Cos, quando noi chiediamo ai buddha di non entrare nel nirva (o parinirva), essi (in quanto tali) ovviamente gi vi si trovano e noi non facciamo altro che esprimere il desiderio che continuino a manifestarsi, anzich scomparire per sempre.1

Nei testi si parla infine di grande nirva o mahnirva della Mahmudr : il puro piacere dellunione della compassione accuratamente orientata e della perfetta introspezione in un flusso di pura coscienza che libera tutti gli esseri senzienti dal sasra.