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PARMENIDE

Parmenide nacque ad Elea nella Magna Grecia, sulle coste italiane. Dalle fonti antiche, si pensa che
nacque nella seconda met del VI secolo (520) e mor alla met del V secolo (440) a.C.
Fond nella sua citt natale la scuola eleatica, che avr un grande influsso su tutto il pensiero
filosofico greco.
Secondo Diogene Laerzio, fu iniziato alla filosofia da un pitagorico, Aminia, e, nel prologo della
sua opera (in poesia, non in prosa) Sulla Natura, ben presente quell'istanza religiosa che fa da
sfondo alla stessa filosofia pitagorica. Dello stesso poema a noi pervenuto il Prologo, ampi brani
della prima parte e qualche frammento della seconda, per un totale di circa 160 versi.
Anche Parmenide, come i suoi predecessori, in particolare Eraclito e Pitagora, si occup di politica:
sempre Diogene Laerzio ci ricorda che forn di buone leggi gli Eleati.
Dopo i pitagorici e la loro ricerca di un principio al contempo materiale e formale, con Parmenide
la filosofia compie un altro balzo in avanti:
da lui si dipana quella che sar chiamata (a partire da Chrstian Wolff nel 1730, ed in particolare da
Hegel ed Heidegger) ontologia.
Ontologia quella scienza che studia l'ente in quanto tale, e quindi l'essere dell'ente.
Di Parmenide, occorre ricordare, comunque, come per tutti i pensatori coevi, almeno fino ad
Aristotele, sar uno studioso della natura.
Lo scritto di Parmenide si divide in due parti: nella prima il filosofo racconta un viaggio
straordinario compiuto dal filosofo fino al cospetto di una dea, nella seconda parte Parmenide
racconta quello che la Dea gli ha detto.
A questo punto, vi chiederete: allora non un filosofo, visto che riporta i discorsi di una Dea.
In realt, nel poema parmenideo, si ritrovano tutte le caratteristiche di una ricerca razionale che
procede per dimostrazione e che non fa riferimento alla divinit se non come espediente letterario,
come prassi per lo stile poetico greco.
Nel suo scritto, Parmenide indic tre vie per raggiungere la conoscenza, ma ne consider vera
soltanto una, mentre un'altra fu considerata sicuramente falsa e una terza soltanto verosimile.
La Dea, comunque, sottolinea al filosofo, nel prologo dell'opera, che egli dovr apprendere ogni
cosa, quindi che dovr anche attraversare non solo le opinioni plausibili, ma anche la conoscenza
della physis.
Le tre vie indicate nel poema sono quelle dell'assoluta verit, dell'assoluta falsit, ed infine delle
opinioni plausibili.
LA VIA DELL'ASSOLUTA VERIT
Il principio cardine della filosofia parmenidea, continuamente commentato dai successivi filosofi,
sar questo:
l'essere , e non pu non essere; il non essere non e non pu in alcun modo essere
Oltre all'ovvia conseguenza secondo cui l'essere e va affermato, il non-essere non e va negato, vi
un'altra conseguenza di questo principio che, come vedremo, verr contrastato dai sofisti:
negare l'essere o affermare il non essere , per Parmenide, l'assoluta falsit.
Leggere frammento 2, 6, 8 prima parte

L'Essere la sola cosa pensabile ed esprimibile. Qualsiasi pensare un pensare l'Essere, al punto
tale che, per Parmenide, pensare ed essere coincidono
Leggere frammento 3
Da questo principio discende una delle prime formulazioni di quel principio di non contraddizione
che sar il cardine di tutta la metafisica; possiamo leggere questa formulazione all'inizio del
frammento 6 (rileggere). Nel caso di Parmenide, i due contradditori sono l'Essere ed il non-essere.
Tutte le altre affermazioni che seguono nel poema non sono che corollari dei principi basilari del
pensiero parmenideo:
L'Essere, infatti, viene descritto come ingenerato e incorruttibile:
ingenerato, perch, se fosse generato, sarebbe generato o dal non-essere o dall'essere. Non
pu essere generato dal non-essere proprio perch il non essere non ; non pu essere
generato dall'essere perch, se cos fosse, non nascerebbe, ma gi sarebbe;
incorruttibile per le stesse ragioni (si corromperebbe nel non-essere o nell'essere).
L'Essere non ha un passato perch ci significherebbe che il suo passato non sarebbe pi, e non ha
un futuro, perch ci significherebbe che non sarebbe ancora.
L'essere , inoltre, immutabile e assolutamente immobile, rinserrato, dice Parmenide, nelle catene
del limite dalla Necessit inflessibile: esso perfetto e compiuto e, come tale, non manca e non
abbisogna di nulla e, perci, resta in se medesimo identico nell'identico.
L'essere, poi, indivisibile in parti differenti, e quindi un continuo tutto uguale, giacch ogni
differenza implica il non-essere.
Inoltre, aggiunge Parmenide, l'Essere limitato (con chiaro riferimento alla perfezione del dispari
pitagorico) e sferico. Altro attributo dell'Essere il suo essere Uno, particolare su cui si
soffermeranno i successivi filosofi eleatici.
Ancora una volta, come per i pitagorici, l'Essere parmenideo non si spoglia completamente della
materialit, rimanendo l'essere del kosmos, di tutto ci che esiste.
questa la via del logos, della ragione
LA VIA DELL'ERRORE
Al contrario di ci, i sensi sembrano attestare il divenire delle cose: il loro nascere ed il loro perire,
ed in estrema sintesi, il loro essere ed il loro non-essere. I sensi, quindi, ammettono un passaggio
dal non essere all'essere.
LA VIA DELL'OPINIONE PLAUSIBILE
Ma i sensi, nel pensiero di Parmenide, non hanno semplicemente una valenza negativa nel pensiero
di Parmenide. Essi, infatti, pur esponendo l'esistenza di due principi differenti, ed intendendoli
come essere e non-essere, non sono completamente in errore. Parmenide infatti ammette l'esistenza
di due principi, ma essi non devono essere intesi come essere e non essere, ma piuttosto come
principi contrapposti del realt appartenenti all'unit dell'Essere.
I due principi, che nell'opinione analizzata da Parmenide sono luce e notte sono entrambe essere