Sei sulla pagina 1di 31

DANTE NELLA NOSTRA VITA Considerazioni sullattualit della Divina Commedia

Che la vera poesia abbia sempre il carattere di un dono e che pertanto essa presupponga la dignit di chi la riceve, questo il migliore insegnamento che Dante ci abbia lasciato. Egli non il solo che ci abbia dato questa lezione, ma fra tutti certo il maggiore. E se vero che egli volle essere poeta e nientaltro che poeta, resta quasi inspiegabile alla nostra moderna cecit che quanto pi il suo mondo si allontana da noi, di tanto si accresce la nostra volont di conoscerlo e farlo conoscere a chi pi cieco di noi (E. MONTALE, da Atti del Congresso internazionale di Studi danteschi-20-27 aprile 1965-Firenze, Sansoni, 1966, vol. II, pp. 330-33) [1] Cogliere leterno, penetrare in un tempo senza tempo: ecco la risposta alla domanda Perch leggere la Divina Commedia? (JORGE LUIS BORGES, intervista pubblicata in Una vita di poesia, Spirali) Accade talvolta ad un docente di letteratura italiana di sentirsi domandare perch si deve ancora leggere la Divina Commedia. I tempi in cui viviamo sono molto diversi, il poema allegorico-didascalico non pi un genere letterario allordine del giorno, la terza rima non pi utilizzata (e nemmeno le altre), la stessa visione delluniverso, della morale e della religione cambiata profondamente. Lorizzonte culturale degli studenti e per molti aspetti anche quello dei professori include solo marginalmente la letteratura medioevale e la lettura della Divina Commedia richiede notevoli sforzi che potrebbero essere destinati ad altro. La risposta che tutti i testi, anche i graffiti preistorici sulle pareti delle caverne possono assumere per noi un significato importante se li avviciniamo senza pretendere di definirlo una volta per tutte ma lasciamo che interagiscano con la coscienza di chi li interpreta e diamo il tempo a questa interazione di portare i suoi frutti. Se ci collochiamo infatti unottica ermeneutica, sulla scorta di quanto afferma il filosofo Hans Georg Gadamer in Verit e metodo, saremo concordi sul fatto che ogni lettore si avvicina ad un testo a partire da un bagaglio di esperienze e aspettative che, reagendo con gli elementi contenuti nellopera, fanno emergere significati sempre nuovi. Dunque, in analogia con quanto accade negli esperimenti di fisica quantistica, il significato del testo dipende dalle condizioni in cui avviene la lettura e dalle caratteristiche di chi legge (losservatore), il che determina per cos, dire, un ampio fascio di interpretazioni pi o meno probabili, non un unico giudizio assoluto e definitivo sullopera. Il testo ci interroga a sua volta, ci costringe ad esaminare i presupposti in b ase si quali labbiamo avvicinato, ci sfida , ci invita ad un confronto dal quale le nostre supposizioni iniziali escono in qualche modo modificate: rafforzate, sminuite, mutate, corrette, precisate. La convinzione di chi scrive che, pi ancora di altri testi letterari, la Divina Commedia in grado di coinvolgere profondamente il lettore in questa operazione complessa e stimolante tanto che, se si creano le condizioni adatte, anche gli studenti si appassionano ancora alla lettura del sacrato poema (Pd. XXIII.62 ) , perch hanno molte occasioni di trovare o ritrovare una parte profonda di se stessi sotto il velame de li versi strani (Inf. IX,63). Nel corso dei secoli infatti la Divina Commedia, con una netta preferenza per lInferno, stata prima ascoltat a e poi letta da un pubblico eterogeneo, anche non particolarmente istruito. Ricordiamo le pubbliche letture

che ne fece Giovanni Boccaccio a Firenze e, a distanza di sette secoli, le recitazioni commentate di Roberto Benigni, che ha trasformato le sue serate dantesche in grandi successi televisivi, riuscendo a risollevare almeno per qualche ora il livello sconsolante dell intrattenimento popolare. Perch il comico e regista toscano sente un legame cos profondo con Dante e riesce a trasmettere cos efficacemente il suo entusiasmo al pubblico? Perch, contando sul suono di una poesia mirabilmente scandita dalla terza rima e sulla potenza evocativa della metafora e dellallegoria, capaci di generare immagini straordinariamente efficaci, che hanno lasciato una traccia profonda nellimmaginario collettivo, il suo poema induce il lettore di ogni epoca ad interrogarsi sulla propria identit e sulla direzione da dare alla propria esistenza. Si esamineranno di seguito alcuni degli spunti di riflessione che rendono la Divina Commedia ancora attuale: limmagine della donna, grandezza e limiti della ragione umana e della giustizia nel mondo [2], la difesa dal libero arbitrio, della coerenza e della dignit umana, lincontro fra poesia e matematica nella descrizione di uno spazio complesso. In questa prospettiva si indicheranno alcune opere letterarie che ripropongono temi e immagini cari a Dante o che utilizzano la sua lezione per esprimere significati loro propri. Prima di iniziare bene precisare che non necessario essere cattolici e nemmeno cristiani per apprezzare la Divina Commedia perch in essa si ritrova una gamma cos ampia di immagini, suggestioni, riflessioni che pu renderla interessante per credenti di qualunque religione e anche per chi non credente. Ad esempio lultimo canto del Paradiso, in cui il poeta riesce ad affondare il suo sguardo nello splendore di Dio richiama lidea dellacquisizione definitiva del sapere e del ricongiungimento con la potenza che ha creato lUniverso. Io credo, per lacume chio soffersi del vivo raggio, chi sarei smarrito, se li occhi miei da lui fossero aversi.E mi Come sbito lampo che discetti ricorda chio fui pi ardito li spiriti visivi, s che priva per questo a sostener, tanto chi giunsi da latto locchio di pi forti obietti,cos mi laspetto mio col valore infinito.Oh circunfulse luce viva, abbondante grazia ond io presunsi e lasciommi fasciato di tal velo ficcar lo viso per la luce etterna, del suo fulgor, che nulla mappariva. tanto che la veduta vi consunsi! (Par. XXX,46-51) (Par. XXXIII, 79-84) Questi concetti sono fondamentali per le religioni orientali: il Buddhismo identifica il Nirvana col raggiungimento della conoscenza perfetta nel momento dellIlluminazione mentre lInduismo lo interpreta come il ricongiungimento dellatman (il vero s dellessere umano) col Brahman, il Tutto dal quale le anime individuali si sono distaccate cadendo cos in una condizione di sofferenza, il Samsara. Mentre ancora poco esplorato il rapporto tra Dante ele culture orientali, [3] sono stati indagati pi a fondo i suoi punti di contatto con la letteratura islamica, in particolare con Il libro della scala [4] in cui si narra lascesa di Maometto in Paradiso; in tempi recenti inoltre sono anche state ipotizzate influenze di eresie cristiane come quelle dei Catari su vari canti del poema.[5] La Divina Commedia ha esercitato un grande fascino su Eugenio Montale che, pur avendo sempre avuto difficolt ad accettare lesistenza di una realt trascendente, stato un grande ammiratore di Dante e si ispirato alla sua poesia fin dalle fasi stilnovistiche; nota ad esempio limportanza nei testi del poeta ligure di eteree figure femminili che lo affiancano e confortano. Una di esse, Clizia, stata pi volte paragonata a Beatrice perch, pur con le innegabili differenze che qui non ci fermeremo a discutere, riesce, come il girasole, a vedere la luce anche in un momento storico oscuro come quello dei totalitarismi trionfanti e a confortare il poeta consentendogli di intravedere il ritorno della libert.[6]

Guarda ancora in alto, Clizia, la tua sorte, tu che il non mutato amor mutata serbi, fino a che il cieco sole che in te porti si abbcini nellAltro e si distrugga in Lui, per tutti. (EUGENIO MONTALE, La primavera hitleriana) Allo stesso modo Beatrice vede cio sa interpretare meglio di Dante, ancora vincolato alla realt materiale, lo splendore del Paradiso e si fa per lui mediatrice di beatitudine con un atteggiamento di sollecitudine affettuosa come esemplificato nel seguente brano in cui si descrive in modo mirabile latteggiamento di chi si prende cura degli altri con energia ed entusiasmo: Come laugello, intra lamate fronde, posato al nido de suoi dolci nati la notte che le cose ci nasconde, che, per veder li aspetti disati e per trovar lo cibo onde li pasca, in che gravi labor li sono aggrati, previene il tempo in su aperta frasca, e con ardente affetto il sole aspetta, fiso guardando pur che lalba nasca; cos la donna ma stava eretta e attenta, rivolta inver la plaga sotto la quale il sol mostra men fretta: s che, veggendola io sospesa e vaga, fecimi qual quei che disando altro vorria, e sperando sappaga. (Pd. XXIII, 1-15) Sono inoltre molto numerosi i passaggi del Paradiso in cui Dante manifesta gratitudine per Beatrice e non si stanca di guardarla negli occhi, quegli occhi che lhanno innalzato al di sopra della montagna del Purgatorio e ora lo guidano alla visione di Dio. Gli occhi di Beatrice, che il critico letterario rumeno Horia- Roman Patapievici [7] ha scelto come titolo di uno stimolante saggio del quale si parler pi avanti [8] ci offrono loccasione di affrontare il primo spunto di riflessione sullattualit della Divina Commedia: la stima di Dante nei confronti delle donne.

Le donne tra idealizzazione poetica e violenza reale

In un momento come questo, in cui una donna rispettosa di s e delle altre ha molta difficolt a riconoscersi nellimmagine femminile offerta dai media (almeno in Italia), latteggiamento di Dante nei confronti di Beatrice rappresenta davvero uno spiraglio di luce. Come si diceva sopra, Beatrice una figura positiva e salvifica; accorgendosi dello stato di traviamento in cui si trova Dante scesa nel Limbo per mandare Virgilio

in suo soccorso, lha atteso nel Paradiso Terrestre e, dopo avergli rimproverato i suoi errori, lha guidato verso la salvezza. Questa la sua vera bellezza, un fatto essenzialmente spirituale del quale Dante riconosce limportanza tanto che, nel momento in cui prende congedo da lei guardandola mentre intenta a contemplare Dio dal suo posto nella Rosa Mistica, le rivolge straordinarie parole di gratitudine: O donna in cui la mia speranza vige, e che soffristi per la mia salute in inferno lasciar le tue vestige, di tante cose quanti ho vedute, dal tuo podere e da la tua bontate riconosco la grazia e la virtute. Tu mhai di servo tratto a libertate per tutte quelle vie, per tutti modi che di ci fare avei la potestate. La tua magnificenza in me custodi, s che lanima mia, che fatthai sana, piacente a te dal corpo si disnodi . Cos orai; e quella, s lontana come parea, sorrise e riguardommi; poi si torn a letterna fontana. (Pd. XXXI, 79-93) Non si intende qui discutere il problema della condizione femminile o forzare la posizione di Dante sugli schemi che ci sono familiari della parit tra uomo e donna, tuttavia innegabile che dalla sua opera emerge un atteggiamento nei confronti del gentil sesso diverso da quello pi diffuso suoi tempi.[9] Da un lato vero che apprezzava le donne virtuose in senso tradizionale, quelle che vegliano allo studio della culla (Pd. XV, 121) come dice Cacciaguida o che si vestono e si ornano in modo modesto; nota linvettiva contro la degradazione della moda femminile fiorentina dei suoi tempi: O dolce frate, che vuo tu chio dica? Tempo futuro m gi nel cospetto, cui non sar questora molto antica, nel qual sar in pergamo interdetto a le sfacciate donne fiorentine landar mostrando con le poppe il petto Quai barbare fuor mai, quai saracine, cui bisognasse, per farle ir coperte, o spiritali o altre discipline? (Pg., XXIII, 97-105) Se la sua posizione sulla moralit femminile pu sembrare abbastanza tradizionalista, in altri passaggi del poema pare sicuramente pi moderna e aperta, si pensi al modo con cui viene descritta Cunizza da Romano, donna giudicata dai commentatori assai propensa allamore fisico, che Dante interpreta per come generoso donarsi reciproco. Proprio per questa benevolo atteggiamento il Poeta, che lha conosciuta quando lei era

gi avanti negli anni e aveva ormai rivolto completamente a Dio la sua disponibilit ad amare, lha collocata in Paradiso, nel cielo di Venere, compiendo una scelta che agli occhi dei contemporanei era sembrata scandalosa, come ammette lei stessa: Cunizza fui chiamata, e qui refulgo perch mi vinse il lume desta stella; ma lietamente a me medesma indulgo la cagion di mia sorte, e non mi noia; che parria forse forte al vostro vulgo. (Pd., IX, 32-36) Si noti bene il significato della seconda terzina: Cunizza perdona a se stessa il suo comportamento che anzi, stato per lei motivo di salvezza e certo i tradizionalisti di tutti i tempi si sono scandalizzati, la cosa parsa loro forte, tanto che gli antichi commentatori [10], con maschile disprezzo, lhanno descritta come una prostituta, destino che tocca spesso alle donne che rivendicano il loro diritto di avere una vita sessuale autonoma. E anche vero che essi, come tutti i falsi moralisti, sono definiti sprezzantemente vulgo. E anche vero per che per Dante la donna non relegata unicamente nella sfera della famiglia, dellamore e della sessualit. Nellintroduzione al Convivio [11], ad esempio, il poeta dichiara che condivider il sapere, usando il pane della prosa e la vivanda dei versi, con tutte quelle persone che ne sono state escluse per ragioni a loro esterne, in particolare per aver dovuto curare a tempo pieno gli interessi dello stato o della famiglia. Tra i suoi lettori ci sono dunque anche donne gentili, tradizionalmente escluse dallo studio della filosofia, oltre ai cavalieri cio persone appartenenti ad una classe sociale superiore al popolo minuto che non potevano essere istruiti in latino perch non lo conoscevano. A questo pubblico, per il quale prova simpatia, egli trasmetter, fra laltro, il messaggio che le sue rime damore devono essere interpretate allegoricamente. In tutta lopera di Dante si evidenzia inoltre un percorso che lo conduce da uniniziale posizio ne stilnovistica a rendere a Beatrice un omaggio di natura diversa, molto pi profondo dal punto di vista filosofico e morale ed espresso attraverso uno stile poetico pi elevato come chiaramente detto nel capitolo conclusivo della Vita Nuova in cui si annuncia anche il progetto di unopera che sar poi la Divina Commedia Appresso questo sonetto, apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire pi di questa benedetta, infino a tanto che io potesse pi degnamente trattare di lei. E di venire a ci io studio quanto posso, s comella sae veracemente. S che, se piacere sar di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto dalcu na. E poi piaccia a colui che sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna: cio di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus. (Vita Nuova, XLIII) In unepoca in cui amore e matrimonio erano due cose molto diverse e il sospetto di eresia molto diffuso, la Chiesa non apprezzava la libera espressione dei sentimenti e delle idee, diffidando della lirica damore proprio perch permetteva ai poeti di raccontare se stessi al di l di ogni convenzione sociale. E anche vero che dietro la lirica damore si nascondevano talvolta significati metaforici e allegorici di natura politica e religiosa lontani dallortodossia cattolica e quindi la condanna era legata anche a questi aspetti pi sottili e pericolosi per la Chiesa come istituzione mondana intesa a ribadire il proprio controllo sulla societ. Se rimaniamo per sul terreno strettamente personale, Dante, conteso come altri poeti tra innamoramento e proibizioni religiose, passa dalle liriche damore della giovent, che gli valsero anche in Firenze accuse di scarsa seriet, ad una posizione pi attenta alle conseguenze morali di ci che si dice in poesia. Il mezzo con cui si realizza questo cambiamento proprio la trasformazione di Beatrice nella rappresentazione allegorica della teologia; o, per meglio dire, il fatto che la donna non sia pi una semplice persona in carne ed ossa, ma diventi res et signum.

[12] Conservando quindi laspetto che tanto lha affascinato finch stata viva ma trasfigurandolo nello splendore del Paradiso, questa nuova immagine dellamata riesce a sconfiggere il pericolo del peccato mortale e diventare per Dante veicolo di salvezza. Questo cambiamento gli permette di superare lo smarrimento che il Poeta manifesta chiaramente nel quinto canto dellInferno, dove il suo svenimento alla fine del discorso di Francesca segnala il senso di colpa che le ultime parole della donna hanno fatto nascere in lui riguardo al ruolo determinante della letteratura nel loro adulterio. Dunque Francesca davvero, come dice Giorgio Barberi Squarotti, una vittima della letteratura [13] ed esiste una responsabilit dei poeti nei confronti dei loro lettori che potrebbero interpretare come leciti dei comportamenti, come quelli di Lancillotto e Ginevra, che costituiscono per la Chiesa un peccato mortale. Dante dunque consapevole non solo del rischio di dannazione cha ha corso personalmente, ma si sente anche responsabile di ci potrebbe essere accaduto ad altri. Ma s'a conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto, dir come colui che piange e dice. Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse; soli eravamo e sanza alcun sospetto. Per pi fiate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disiato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basci tutto tremante. Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: quel giorno pi non vi leggemmo avante. Mentre che l'uno spirto questo disse, l'altro piangea; s che di pietade io venni men cos com'io morisse. E caddi come corpo morto cade. (Inf. V, 124 142) Tra i motivi che rendono attuale la visione dantesca della donna ce n anche uno tragico; Dante manifesta infatti anche una grande sensibilit nei confronti di coloro che sono state vittima della violenza maschile. Questo tema, chiaramente riconoscibile nella letteratura di tutti i tempi, ma per far solo alcuni esempi

relativi al Trecento basti pensare ai numerosi riferimenti presenti nella poesia comico-realistica oppure nelle novelle di Boccaccio.[14] Si consideri ad esempio la dedica del Decamerone alle donne o il discorso che Boccaccio fa pronunciare a Ghismonda nella quarta giornata, quella dedicata agli amori che si concludono tragicamente. Probabilmente Dante, nonostante la sua generosit verso Cunizza, non avrebbe approvato il contenuto del discorso col quale la giovane rivendica il diritto ad avere una vita sentimentale e sessuale propria perch troppo distante dalla morale cattolica, ma non questo il punto fondamentale. Quello che lega i personaggi di Francesca, Ghismonda e Lisabetta da Messina, a prescindere dalla diversit delle loro condizioni sociali e dei loro caratteri, il fatto di aver pagato con la vita una scelta amorosa anticonformista, aver disobbedito alla morale dominante: si tratta di una situazione che in qualche misura esiste ancora nella nostra societ e che ancora diffusa in molti paesi del mondo. Il delitto donore, che Dante giudica, almeno nel caso specifico di Paolo e Francesca[15] , crimine peggiore del tradimento (Caina attende chi a vita ci spense If. V, 107) esistito formalmente nel nostro ordinamento giuridico con una serie di disposizioni che agevolavano il colpevole fino al 1981 ma sopravvive dopo la sua abolizione nella mentalit di molti uomini che puniscono con la morte le donne che pretendono di fare scelte autonome, soprattutto quella di fare a meno di loro. Il destino di Isabella di Morra[16], poetessa petrarchista uccisa dai fratelli per aver intrattenuto una corrispondenza col poeta Diego Sandoval de Castro, spagnolo e nemico della sua famiglia, schierata coi francesi, un caso esemplare di come la letteratura abbia testimoniato la tragedia delle violenza sulle donne. Dante tratta questo argomento con estrema delicatezza, confermando in alcuni celebri passaggi del poema il fatto che la condizione delle donne le esponeva allabuso anche quando non violavano alcuna regola. Utilizzate come merce di scambio in alleanze matrimoniali che certamente le penalizzavano pi dei mariti, obbligate a sposare uomini pi anziani, spesso violenti e desiderosi soltanto di impadronirsi della dote, disposti a sbarazzarsi di loro quando non servivano pi o addirittura rapite dal convento in cui erano entrate di loro spontanea volont per essere costrette al matrimonio, le donne erano private del diritto di scegliere autonomamente il loro destino. Le figure di Pia dei Tolomei e Piccarda Donati rivelano, senza necessit di molte parole, la sofferenza dellaltra met del cielo e Dante ne rivela la tragedia umana tratteggiandole con versi straordinariamente efficaci Ricorditi di me,che son la Pia: Siena mi f,disfecemi Maremma: salsi colui che nnanellata pria disposando mavea con la sua gemma(Pg. V, 130-136) Uomini poi, a mal pi cha bene usi, fuor mi rapiron de la dolce chiostra: Iddio si sa qual poi mia vita fusi. (Pd. III, 106-108)

Leggendo la cronaca si noter che questi episodi sono ancora numerosi e confermano il fatto che la violenza contro le donne viene commessa molto spesso allinterno della famiglia dove spesso resta impunita oggi come allora. E importante sottolineare il ruolo della letteratura nel miglioramento della condizione femminile: da semplici fruitici di testi scritti dagli uomini (come nel caso dellintroduzione al Decameron) le donne hanno iniziato a scrivere, superando grandi difficolt tra le quali le scarse opportunit di accesso agli studi e la mancanza di spazio e tempo per scrivere, circostanze chiaramente descritte da Virginia Woolf nel saggio Una stanza tutta per s[17]. Soprattutto negli ultimi due secoli dunque luniverso femminile si dotato di una voce che prima non aveva se non in misura molto limitata. Unultima considerazione riguarda il confronto fra limmagine della donna che emerge dalla Divina Commedia e quella che ci viene imposta dai media. Come si diceva allinizio del paragrafo, singolare il fatto che il medioevale Dante riuscito a trasmettere una grande considerazione dellintelligenza e della dignit delle donne mentre i media allinizio del XXI secolo, epoca di dichiarata parit almeno in alcuni paesi del

mondo, le trattano come oggetti sessuali mettendone in mostra solo le forme. Quello che Santa Teresa dAvila diceva dei giudici del suo tempo poich sono tutti maschi, non c virt di donna che non considerino sospetta pu tranquillamente essere ripetuto per chi scrive i palinsesti: le qualit delle donne che li interessano non sono certo quelle intellettuali o spirituali. Andar mostrando con le poppe il petto (Pg, XXIII, 102) diventato un comportamento esibito con una disinvoltura che offende il pubblico intelligente. Fortunatamente invece latteggiamento di Dante, quello che egli h a voluto trasmettere al suo pubblico, ispirato alla convinzione profonda che la ragione sia una prerogativa comune di tutti gli esseri umani, per lo meno quelli che vogliono esercitarla e intendono fare sforzi per apprendere, ai quali fa riferimento nell incipit del Convivio. Le donne non sono escluse dalluso della ragione e quindi condividono con gli uomini il dono pi importante che Dio ha fatto allumanit intera. Com occhio per lo mondo mar.. Grandezza e limiti della ragione e della giustizia nel

Il tema della ragione, delle sue prerogative e dei suoi limiti dunque fondamentale nella Divina Commedia perch da sempre gli esseri umani si interrogano sulla validit degli strumenti che hanno a disposizione per muoversi nellintrico del mondo senza finire in pasto a belve metaforiche ma non per questo meno pericolose di quelle reali. Si tratta di interrogativi che attraversano la vita di ciascuno di noi, soprattutto nei momenti in cui il dolore o la passione offuscano la nostra capacit di capire e di decidere. La Divina Commedia ci fa riflettere sul fatto che ciascuno di noi pu incontrare un suo personale Virgilio il quale, incarnando la ragione, gli ricorder che non siamo stati fatti per essere vittime di quei bruti mentali ai quali la nostra cecit ha offerto lo status di idoli indiscussi: ignoranza, desiderio e avversione. Senza ragione non si arriva alla salvezza, questo uno degli assunti fondamentali di Dante ed prova evidente della sua visione positiva della natura umana che ne fa una figura preumanistica, sfatando il mito di un Medioevo come epoca completamente buia. Anche se talvolta si sono trovati in minoranza, in ogni epoca sono esistiti intellettuali convinti del ruolo fondamentale della ragione nel guidare la vita delluomo, il che tuttavia non significa sostenere che essa ci renda onniscienti. Altre correnti di pensiero filosofico e religioso, ispirandosi a forme di pensiero che ridimensionano lefficacia dellagire umano in relazione al conseguimento della salvezza etern a, non condividono questo ottimismo.[18] Quali figure reali o immaginarie nella nostra vita hanno svolto questa funzione di richiamo verso la razionalit e la serenit dellanimo? E una domanda che conduce a interessanti discussioni e fa emergere certezze e dubbi. Daltra parte anche Dante teme pi volte che la sua ragione non abbia la forza sufficiente per guidarlo o che addirittura lo abbandoni, ad esempio di fronte ai demoni che vogliono negare lingresso nella citt di Dite o nel terzo canto del Purgatorio quando, di fronte alla paura di Dante, Virgilio gli risponde: Perch pur diffidi?() non credi tu me teco e chio ti guidi? (Pg. III, 22-24)

Il rimprovero rende evidente la convinzione del Poeta che la fiducia nella capacit raziocinante dunque ben fondata perch si tratta di una facolt alla quale si pu sempre far appello, anzi, si deve, specialmente quando si manifestano situazioni difficili, ma non in grado di dare una risposta a tutte le domande che ci poniamo. Esistono dunque dei limiti al di l dei quali essa perde efficacia e la violazione di questi limiti espone al pericolo di smarrirsi ed affondare, come accade allUlisse dantesco, inghiottito da un vortice con i suoi compagni dopo che, violato il divieto di oltrepassare le colonne dErcole, ha fatto rotta a sud, fino a giungere in vista della montagna del Purgatorio. Questo andare oltre, questo voler varcare le colonne dErcole insieme ad Ulisse, mettersi per lo alto mare aperto (If. XXVI 100)[19] e sfidare i limiti di cui siamo

consapevoli ma che tolleriamo malvolentieri una tendenza umana sempre in bilico tra l essere considerata unesigenza legittima o un peccato di superbia intellettuale. Si tratta dunque di una situazione al tempo stesso affascinante e pericolosa, come il canto di Ulisse sottolinea efficacemente perch pu condurre la navicella del nostro ingegno, per ricalcare ancora unespressione dantesca[20], ad affondare lungo la rotta o addirittura quando pensiamo di essere in vista della meta. Forse per una meta che non si pu raggiungere coi mezzi ordinari e la punizione non tanto linferno, quanto piuttosto il fallimento.[21] Il filosofo tedesco Immanuel Kant ad esempio ha definito la ragione come lintelletto che si spinge al di l dellorizzonte dellesperienza possibile, la facolt dellincondizionato, ovvero lapura esigenza dellAssoluto[22]. Anche il filosofo tedesco mette in guardia contro i pericoli ai quali il folle volo (If. XXVI 125) dellintelletto ci espone, soprattutto quello di scambiare i concetti per realt dimostrata e critica la psicologia, la cosmologia e la teologia razionali, dimostrando che esse si risolvono in tentativi infruttuosi di applicare le categorie mentali adatte a spiegare la realt sensibile ad un ambito in cui lesperienza dei sensi non possibile. Allo stesso modo non c esperienza possibile e quindi non esiste comprensione della realt in un emisfero privo di terre e soprattutto di persone: quale esperienza de li vizi umani e del valore si pu fare in un mondo sanza gente? (If. XXVIII) [23] Sulla base di queste considerazioni c chi si rifiuta prudentemente di costruire cattedrali di concetti su terreni sabbiosi e dichiara di non essere in grado di dire di pi, altri tentano risposte facendo ricorso alla fede, dunque ad una facolt umana che, almeno ad opinione di chi scrive, completamente diversa dalla ragione ed proprio nella fede che Dante cerca le risposte ultime ai suoi perch. Ai suoi tempi non si poteva fare diversamente o per lo meno non si poteva dichiararlo, a meno di assumersi il rischio di subire gravi persecuzioni e vedere le proprie opere distrutte, perci le opinioni di Dante non furono allepoca contestate allora da una prospettiva non credente, anche se uno degli eretici pi noti era il poeta Guido Cavalcanti, suo grande amico, passato alla storia come epicureo[24]. Al giorno doggi per chi si dichiara ateo fortunatamente non finisce pi sul rogo, perci il dibattito sulla Divina Commedia interessa anche un pubblico npi scettico il quale solitamente lapprezza a condizione che la sua lettura non venga imposta come un tentativo di proselitismo cattolico o un modo per negare il diritto alla libert di opinione. Nel terzo canto del Purgatorio, Virgilio prosegue la trattazione dei limiti della ragione umana iniziato nei versi citati sopra dicendo: Matto chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via che tiene una sustanza in tre persone. State contenti, umana gente, al quia; ch se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria; e disiar vedeste sanza frutto tai che sarebbe lor disio quetato, ch'etternalmente dato lor per lutto: io dico d'Aristotile e di Plato e di molt'altri; e qui chin la fronte, e pi non disse, e rimase turbato.

(Pg.

III, 34-45)

Dunque secondo Dante di fronte ai grandi interrogativi (quia) che lumanit si pone necessario stare contenti di quello che possiamo sapere, perch se lumanit avesse potuto darsi da sola tutte le risposte non sarebbe stata necessaria la Rivelazione cristiana. Noi dunque non possiamo credere di eguagliare lonniscienza divina perch se questo fosse stato possibile ci sarebbero riusciti personaggi come Aristotele e Platone che sono invece nel limbo dei sapienti morti senza Battesimo e l si rammaricano di essere lontani da quella verit che hanno ricercato per tutta la vita. Agli occhi del Poeta, la ragione umana ci salva dalla selva oscura delle tendenze peccaminose ma non ci fa uscire dal limbo delle domande senza risposta: chi si affida solo alla ragione resta prigioniero in un castello di congetture come gli spiriti nobili risiedono in un castello con giardino, molto bello ma privo della luce proviene dal sereno che non si turba mai (Pd. XIX, 64 65). Utilizzando una metafora straordinariamente efficace che richiama ancora limmagine del mare, Dante, nel canto XIX del Paradiso, fa ribadire i limiti della ragione umana dallimmensa aquila formata degli spiriti che in vita hanno praticato la giustizia. Nellocchio dellaquila che, secondo i bestiari medioevali, era in grado di guardare direttamente il sole senza essere accecata dallacutezza dei suoi raggi[25], sono beate le anime di molti re, anche ebrei e persino pagani, salvi per lintercessione di un papa o grazia speciale di Dio: Davide Traiano, Ezechia, Costantino, Guglielmo II di Sicilia e di Puglia, il guerriero troiano Rifeo. Laquila ribadisce a Dante che pretendere di eguagliare lintelligenza di Dio un atto di superbia simile a quello che ha condotto Lucifero allinferno: Colui che volse il sesto a lo stremo del mondo, e dentro ad esso distinse tanto occulto e manifesto, non pot suo valor s fare impresso in tutto l'universo, che 'l suo verbo non rimanesse in infinito eccesso. E ci fa certo che 'l primo superbo, che fu la somma d'ogne creatura, per non aspettar lume, cadde acerbo;

e quinci appar ch'ogne minor natura corto recettacolo a quel bene che non ha fine e s con s misura. Dunque vostra veduta, che convene esser alcun de' raggi de la mente di che tutte le cose son ripiene, non p da sua natura esser possente tanto, che suo principio discerna

molto di l da quel che l' parvente. Per ne la giustizia sempiterna la vista che riceve il vostro mondo, com'occhio per lo mare, entro s'interna; che, ben che da la proda veggia il fondo, in pelago nol vede; e nondimeno li, ma cela lui l'esser profondo. Lume non , se non vien dal sereno che non si turba mai; anzi tenebra od ombra de la carne o suo veleno.

Non esiste altra luce di sapienza se non quella che viene da una mente illuminata che nulla pu turbare, quella di Dio; tutto laltro sapere viziato dai limiti della nostra mortalit o del peccato. Chi non credente da un lato pu sentirsi chiamato in causa in modo negativo e questo, inutile nasconderlo, senzaltro il significato letterale delle parole di Dante. Tenendo conto delle circostanze storiche, comunque possibile anche per un ateo interpretare le parole del testo come un invito a ritenere giusta conoscenza quella che viene dalla luce della ragione e della compassione universale, attributi di Dio ma anche caratteristiche sublimi della natura umana evidenti in varia misura in coloro che, credenti o non credenti, si elevano al di sopra del puro soddisfacimento egoistico di desideri materiali.. Se andiamo oltre ad uninterpretazione restrittiva del testo, queste parole suonano come una condanna di chi ha degradato la scienza esercitandola su cavie umane nei campi di sterminio, chi ha avallato luso delle armi di distruzione di massa, chi usa il suo sapere per difendere privilegi e opprimere gli altri, magari proprio quelli che dovrebbe invece aiutare. Allo stesso modo ancora di grande interesse il discorso sui non cristiani, tema delicato che laquila affronta nel prosieguo del discorso. Dante ha infatti modo di porre agli spiriti giusti la domanda che pi gli sta a cuore: come mai le persone che non hanno conosciuto Cristo ma si sono comportate correttamente secondo quello che la ragione umana pu vedere non possono entrare in Paradiso? E qui evidente il nesso col brano del Purgatorio citato sopra: Aristotele e Platone, cos come Virgilio e molti altri sono esclusi dal Paradiso ma come potevano conoscere la Rivelazione?. La domanda che sorge spontanea proprio quella che Dante pone allaquila: ov' questa giustizia che 'l condanna? ov' la colpa sua, se ei non crede? ( Pd. XIX, 77-78). Assai t' mo aperta la latebra che t'ascondeva la giustizia viva, di che facei question cotanto crebra;

ch tu dicevi: "Un uom nasce a la riva de l'Indo, e quivi non chi ragioni di Cristo n chi legga n chi scriva; e tutti suoi voleri e atti buoni sono, quanto ragione umana vede, sanza peccato in vita o in sermoni. Muore non battezzato e sanza fede: ov' questa giustizia che 'l condanna? ov' la colpa sua, se ei non crede?" Allora la Chiesa era tassativa: non pu essere salvo chi non ha ricevuto il Battesimo e Dante, per costringere se stesso ad accettare un dogma di cui proprio non vedeva il senso, stato costretto a far ricorso ai limiti della ragione umana, che non pu capire le cause pi remote delle cose.

Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, per giudicar di lungi mille miglia con la veduta corta d'una spanna? Tuttavia il Poeta non poteva non trovare difficile adattarsi a questa ingiunzione della Chiesa e cos laquila prosegue Certo a colui che meco s'assottiglia, se la Scrittura sovra voi non fosse, da dubitar sarebbe a maraviglia. (Pd. XIX, 70 84) Secondo linterpretazione tradizionale, Dante non desiderava uscire dallortodossia cattolica per cui, tramite le parole degli spiriti giusti, fa ammenda dei suoi dubbi condannando come superbia intellettuale il suo pressante desiderio di sapere: Oh terreni animali! oh menti grosse! La prima volont, ch' da s buona, da s, ch' sommo ben, mai non si mosse. Cotanto giusto quanto a lei consuona: nullo creato bene a s la tira, ma essa, radiando, lui cagiona.

.. A questo regno non sal mai chi non credette 'n Cristo, n pria n poi ch'el si chiavasse al legno. (Pd. XIX 85 - 90 e 103 105) Esistono per studiosi che interpretano diversamente questo brano[26] anche facendo rilevare che Dante nei versi successivi non pu fare a meno di spezzare una lancia a favore di chi giusto pur senza aver ricevuto il Battesimo: queste persone giudicheranno negativamente i cristiani che sono tali solo dal punto di vista formale perch commettono crimini spregevoli: Ma vedi: molti gridan "Cristo, Cristo!", che saranno in giudicio assai men prope

a lui, che tal che non conosce Cristo; e tai Cristian danner l'Etipe, quando si partiranno i due collegi, l'uno in etterno ricco e l'altro inpe. Che poran dir li Perse a' vostri regi, come vedranno quel volume aperto nel qual si scrivon tutti suoi dispregi? In questo brano si sente leco delle parole di Ges riportate da Matteo:

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrer nel regno dei cieli, ma colui che fa la volont del Padre mio che nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io per dichiarer loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquit. Perci chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perch era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande. (Matteo 7, 21 27) Attualmente, dopo il Concilio Vaticano II, la posizione della Chiesa Cattolica meno rigida e Dante ne sarebbe soddisfatto, anzi, partendo dal presupposto che Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dellu omo: la natura delluomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, lorigine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicit, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine lultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo .[27] si arriva anche ad ammettere la salvezza dei non cristiani che deliberatamente aderiscono ad altri credi.

Nella Divina Commedia possibile inoltre rilevare un altro errore al quale va incontro la vista che riceve il vostro mondo, quando ne la giustizia sempiterna/()/comocchio per lo mare, entro sinterna/ (Pd. XIX, 58 60): quello di arrogarsi il diritto di giudicare il destino ultraterreno delle anime, cosa che non sono legittimate a fare le persone comuni, ma nemmeno gli uomini di Chiesa[28]. Ad esempio Bonifacio VIII dice, mentendo, a Guido da Montefeltro, astuto uomo darme diventato francescano: Lo ciel possio serrare e diserrare,/ come tu sai; per son due le chiavi/ che l mio antecessor non ebbe care (Inf. XXVII, 103 105). A conclusione del canto il diavolo in persona a spiegare che le cose non stanno cos: solo Dio pu concedere o negare la salvezza eterna e non si lascia ingannare dai trucchi dei consiglieri fraudolenti Francesco venne poi, comio fu morto, per me; ma un di neri cherubini li disse: Non portar: non mi far torto. Venir se ne dee gi tra miei meschini perch diede l consiglio frodolente, dal quale in qua stato li sono a crini; chassolver non si pu chi non si pente, n pentere e volere insieme puossi per la contradizion che nol consente. (Inf. XXVII, 112 120) Guido credeva di essere furbo, invece si lasciato trarre in inganno dalle fallaci argomentazioni del papa, forse anche dalla paura dell uso strumentale della scomunica e questo per Dante loccasione di condannare un pastore che si comporta nei confronti del suo gregge come un lupo rapace (Pd. XXVII), conducendolo non alla salvezza ma alla dannazione. Dio per giudica liniquit delle azioni indipendentemente da chi le commette, fosse pure il papa e non si lascia ingannare dai suoi ragionamenti contorti. Lo sa bene il diavolo che, portando via lanima di Guido, lo irride dicendogli: Forse / tu non pensavi chio lico fusse! (Inf. XXVII, 118-123). Il concetto ribadito nellepisodio speculare di Buonconte da Montefeltro, figlio di Guido, che invece si pentito sinceramente un attimo di morire e ha invocato il nome di Maria perci salvo e nel terzo canto del Purgatorio spiega a Dante in che modo morto, dato che il suo cadavere non stato trovato sul campo di battaglia Oh!, rispuoselli, a pi del Casentino traversa unacqua cha nome lArchiano, che sovra lErmo nasce in Apennino. L ve l vocabol suo diventa vano, arriva io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola nel nome di Maria fini, e quivi caddi, e rimase la mia carne sola. Io dir vero e tu l rid tra vivi: langel di Dio mi prese, e quel dinferno gridava: O tu del ciel, perch mi privi? Tu te ne porti di costui letterno letterno per una lagrimetta che l mi toglie;

ma io far de laltro altro governo!. (Pg. V, 94 -108 ) Il demonio, preso dalla rabbia, si sfoga sul cadavere di Buonconte scatenando un temporale che fa ingrossare le acque del fiume e fa trascinar via il cadavere dalla piena. Quindi un terziario francescano, cos come numerosi papi e altri religiosi possono essere allinferno mentre un pagano come Catone lUticense[29], uno scomunicato come Manfredi[30], un eretico come Sigieri di Brabante[31] o una donna di liberi costumi come Cunizza da Romano[32] possono essere salvi contro la convinzione di tutti e nonostante la scomunica papale. Lo chiarisce bene Manfredi, biondo e bel principe, di gentile aspetto (Pg. III, 107), morto scomunicato: Poscia chio ebbi rotta la persona di due punte mortali, io mi rendei, piangendo, a quei che volontier perdona. Orribil furon li peccati miei; ma la bont infinita ha s gran braccia, che prende ci che si rivolge a lei. Se l pastor di Cosenza, che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia, lossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento, sotto la guardia de la grave mora. Or le bagna la pioggia e move il vento di fuor dal regno, quasi lungo l Verde, dov e le trasmut a lume spento. Per lor maladizion s non si perde, che non possa tornar, letterno amore, mentre che la speranza ha fior del verde. (Pg. III, 118-137) Ancora una volta rappresentato un ecclesiastico che viene meno alla fedelt al Vangelo, mostrandosi privo di misericordia al punto tale da infierire su un cadavere; allepoca per questo fatti erano abituali si pensi ad esempio che Farinata degli Uberti e sua moglie Adaleta, condannati per eresia dopo la loro morte, sono stati disseppelliti e le loro bare bruciate sul rogo[33]. Si noti per il diverso atteggiamento di padre e figlio: luno prigioniero del suo inferno di rancore verso il papa, laltro che, tra le anime salve, riferisce loffesa arrecatagli dal pastor di Cosenza come unazione negativa ma senza manifestare odio o disprezzo. Ancora una volta la metafora evangelica del pastore viene evocata con sarcasmo, dato che questi ecclesiastici, come gi detto nel canto XXVII dellInferno, si comportano nei confronti dei loro fedeli come lupi travestiti. Ci accade perch essi mancano di compassione, rimangono attaccati ai loro giudizi e soprattutto ai loro interessi economici e politici, ignorando completamente la misericordia di Dio. Le sue decisioni seguono infatti logiche diverse perch egli conosce in profondit il nostro cuore, cosa che non possibile agli altri esseri umani, i quali, al contrario fondano i loro giudizi sullapparenza: Cos si spiegano i grandi scandali [34] del poema di Dante, che tali non sono nellottica della giustizia divina. Questo principio, affermato nel Purgatorio, come di consueto

ribadito nel Paradiso in un passaggio che riporta due splendide metafore, quella del pruno e quella della nave: Non sien le genti, ancor, troppo sicure a giudicar, s come quei che stima le biade in campo pria che sien mature; chi ho veduto tutto l verno prima lo prun mostrarsi rigido e feroce, poscia portar la rosa in su la cima; e legno vidi gi dritto e veloce correr lo mar per tutto suo cammino, perire al fine a lintrar de la foce. Non creda donna Berta e ser Martino, per vedere un furare, altro offerere, vederli dentro al consiglio divino; ch quel pu surgere, e quel pu cadere. (Pd. XIII, 130 142) Lesistenza in Paradiso di un cielo degli spiriti giusti (il cielo di Giove) dimostra che, facendola derivare da un uso corretto della ragione, Dante riteneva possibile la giustizia in questo mondo, pur riconoscendo che molto difficile esercitarla, soprattutto negli ambienti corrotti come la Firenze del suo tempo. Ne un ulteriore esempio limperatore Traiano, rappresentato nel decimo canto del Purgatorio ment re si lascia convincere a ritardare la partenza per la guerra per rendere giustizia ad una vedova alla quale stato ucciso il figlio. Le parole della donna lo richiamano infatti alla necessit di non affidare ad altri ladempimento dei doveri che competono a lui. Quiv era storata lalta gloria del roman principato, il cui valore mosse Gregorio a la sua gran vittoria; i dico di Traiano imperadore; e una vedovella li era al freno, di lagrime atteggiata e di dolore. Intorno a lui parea calcato e pieno di cavalieri, e laguglie ne loro sovr essi in vista al vento si movieno. La miserella intra tutti costoro pareva dir: Segnor, fammi vendetta di mio figliuol ch morto, ond io maccoro; ed elli a lei rispondere: Or aspetta tanto chi torni; e quella: Segnor mio, come persona in cui dolor saffretta,

se tu non torni?; ed ei: Chi fia dov io, la ti far; ed ella: Laltrui bene a te che fia, se l tuo metti in oblio?; ond elli: Or ti conforta; chei convene chi solva il mio dovere anzi chi mova: giustizia vuole e piet mi ritene. (Pg X, 73-93) Contrariamente alla posizione di altri letterati come ad esempio Manzoni, che era molto pessimista sulla possibilit di realizzare la giustizia in questo mondo, questo episodio ribadisce la convinzione di Dante che essa possibile ed titolo di particolare merito per quegli uomini di stato che la esercitano anche nei confronti degli umili senza lasciarsi sviare dalla superbia che nasce dallesercizio del potere. Anche questo messaggio ha una validit che scavalca i secoli, basti pensare ad esempio alle storie di ordinaria oppressione ai danni di popolazioni gi povere e marginali raccontate da Ignazio Silone[35] Carlo Levi[36] o Leonardo Sciascia[37] e che giunge intatto (e spesso inascoltato) alle nostre coscienze. Difesa dal libero arbitrio, della coerenza e della dignit umana Se nel mondo degli uomini esistono azioni ragionevoli e giuste ed altre che non lo sono perch luomo dotato di libero arbitrio. Dante molto lontano non solo dallidea agostiniana della predestinazione ma anche dalle posizioni deterministiche secondo le quali la capacit di scelta unillusione e gli uomini sono animali condizionati come gli altri ai quali listinto di conservazione della specie hanno ritenuto opportuno far credere di essere liberi. Anche questo un interrogativo sempre attuale, per il quale non esiste una risposta definitiva, almeno per il momento: si tratta di un campo di indagine molto interessante per le neuroscienze, la psicologia, la filosofia, la religione e altre discipline del sapere o del credere. Ovviamente molto interessante seguire levoluzione di questo dibattito anche se (per chi scrive fortunatamente) sar molto difficile giungere ad una risposta definitiva. Dante per non aveva dubbi: lessere umano responsabile del bene e del male che compie e si deve assumere ogni responsabilit a riguardo cio, per citare le parole del Buddha, Gli uomini sono padroni delle loro azioni ed eredi delle loro azioni[38]. Che senso avrebbe altrimenti parlare di premi e punizioni ? Dante non avrebbe condiviso laffermazione di Freud che lio non padrone in casa sua.[39] E ben vero che nel corso del suo cammino infernale il poeta manifesta spesso compassione nei confronti di chi ha sbagliato e sta pagando molto duramente i suoi umanissimi errori, basti pensare allepisodio di Paolo e Francesca, a quello di Pier delle Vigne, di Brunetto Latini o del conte Ugolino, ma questo non cancella le loro colpe. Nel sedicesimo canto del Purgatorio Marco Lombardo, svolge la teoria del libero arbitrio spiegando che gli astri non possono condizionare completamente le scelte degli esseri umani proprio perch essi sono dotati di una parte razionale, che stata attribuita loro da Dio come il pi grande dei doni e sulla quale, come afferma San Tommaso di Aquino, gli influssi dei pianeti non possono prevalere. La ragione ci consente di distinguere il bene dal male e pu aiutarci a resistere agli impulsi generati dalla parte sensitiva della nostra anima, vincolata al corpo che soggetto a vari condizionamenti. Voi che vivete ogne cagion recate pur suso al cielo, pur come se tutto movesse seco di necessitate. Se cos fosse, in voi fora distrutto

libero arbitrio, e non fora giustizia per ben letizia, e per male aver lutto. Lo cielo i vostri movimenti inizia; non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica, lume v' dato a bene e a malizia, e libero voler; che, se fatica ne le prime battaglie col ciel dura, poi vince tutto, se ben si notrica. (Pg. XVI, 67-78) Luomo quindi non deve scegliere quei comportamenti che sono sbagliati secondo ragione, ma nemmeno rifugiarsi in una situazione di imbelle neutralit perch stare alla finestra nello scontro fra bene e male non paga. Emeglio addirittura passare dalla parte del male ed accettare la dannazione eterna che tirarsi indietro di fronte a qualunque scelta. Lo sa bene il povero asceta Pier da Morone, trascinato dalla pace del suo eremo vicino a Sulmona alla vita corrotta della corte pontificia e costretto a diventare Celestino V. Come noto Dante colloca colui che fece per viltade il gran rifiuto (Inf. III, 86) nellantinferno tra gli ignavi, con una scelta comprensibile ma certo molto rigida. Ed elli a me: Questo misero modo tegnon lanime triste di coloro che visser sanza nfamia e sanza lodo. Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli n fur fedeli a Dio, ma per s fuoro. Caccianli i ciel per non esser men belli, n lo profondo inferno li riceve, chalcuna gloria i rei avrebber delli. E io: Maestro, che tanto greve a lor, che lamentar li fa s forte?. Rispuose: Dicerolti molto breve. Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita tanto bassa, che nvidiosi son dogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa. E io, che riguardai, vidi una nsegna che girando correva tanto ratta, che dogne posa mi parea indegna; e dietro le vena s lunga tratta di gente, chi non averei creduto che morte tanta navesse disfatta. Poscia chio vebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi lombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto. Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta di cattivi, a Dio spiacenti e a nemici sui. Questi sciaurati, che mai non fur vivi, erano ignudi e stimolati molto da mosconi e da vespe cheran ivi. Elle rigavan lor di sangue il volto, che, mischiato di lagrime, a lor piedi da fastidiosi vermi era ricolto. (Inf. III, 74 95) La severit di Dante non dovuta solo al fatto che a seguito dellabdicazione di Celestino V asceso al soglio pontificio il turpe Benedetto Caetani, causa dellesilio del poeta e della rovina di molti altri, ma anche alla considerazione che una persona onesta posta da Dio cos in alto deve adempiere alla sua missione, superando anche i suoi sensi di inadeguatezza. Certo le circostanze storiche erano molto difficili per un uomo che aveva passato una vita intera lontano dalle brutture del mondo. Ignazio Silone, che nel testo teatrale L avventura di un povero cristiano offre uninterpretazione del tutto diversa della storia, fa pronunciare a Pier da Morone un dignitoso discorso di fronte a Benedetto Castani ormai diventato Bonifacio VIII: << La potenza non mi attira, la trovo essenzialmente cattiva. Il comandamento cristiano che riassume tutti gli altri lamore.. Durante questi ultimi mesi, mentre me ne stavo nascosto per sfuggire alle ricerche della vostra polizia, sono

diventato pi cosciente di quanto non lo fossi nel passato, che la radice di tutti i mali, per la Chiesa, la tentazione del potere >>.[40] Dante avrebbe senzaltro condiviso questa opinione e forse, se avesse considerato Pier da Morone da questo punto di vista, non lavrebbe condannato cos severamente. Sono molte le circostanze in cui anche noi avremmo la tentazione di non scegliere o di rifiutarci di vedere i problemi per paura, infingardaggine, pigrizia o perch non ci rendiamo esattamente conto delle conseguenze della nostra neutralit o del nostro silenzio. I nostri atti di viltade grandi o piccoli si depositano nella coscienza e tornano a punzecchiarci come gli insetti che imperversano sugli ignavi della Divina Commedia; il sangue che esce da queste punture raccolto da fastidiosi vermi cos come sono vermi dal punto di vista morale quelli che si avvantaggiano della vilt degli altri. Dante non ha certo corso il rischio di finire nellantinferno, infatti ha sempre dichiarato di essere disposto a pagare di persona le sue scelte politiche e intellettuali. Non ha mai accettato di scendere a patti se questo avesse significato tradire i suoi ideali; cos si giustifica la scelta di isolarsi rispetto agli altri esuli di parte bianca e anche il rifiuto di rientrare in Firenze a condizione di fare ammenda di colpe che non aveva commesso. Lo dichiara apertamente al suo maestro Brunetto Latini che gli ha profetizzato lesilio: Ci che narrate di mio corso scrivo, e serbolo a chiosar con altro testo a donna che sapr, s'a lei arrivo. Tanto vogl io che vi sia manifesto, pur che mia coscenza non mi garra, cha la Fortuna, come vuol, son presto. Non nuova a li orecchi miei tal arra: per giri Fortuna la sua rota come le piace, e l villan la sua marra. (Inf. XV, 88- 96) La convinzione espressa da Dante viene ripresa e ribadita nel diciassettesimo canto del Paradiso dal suo antenato Cacciaguida che, interrogato da lui sullopportunit di dire la verit su quello che ha visto nei mondi ultraterreni anche a costo di suscitare le ire dei potenti colpiti dalle sue parole, gli risponde: Coscenza fusca o de la propria o de laltrui vergogna pur sentir la tua parola brusca. Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, tutta tua vison fa manifesta; e lascia pur grattar dov la rogna. Ch se la voce tua sar molesta nel primo gusto, vital nodrimento lascer poi, quando sar digesta.

Questo tuo grido far come vento, che le pi alte cime pi percuote; e ci non fa donor poco argomento. Per ti son mostrate in queste rote, nel monte e ne la valle dolorosa pur lanime che son di fama note, che lanimo di quel chode, non posa n ferma fede per essempro chaia la sua radice incognita e ascosa, n per altro argomento che non paia. (Paradiso XXVII 124 142) Si tratta di un atteggiamento che molti intellettuali hanno assunto coraggiosamente pagandone le conseguenze di persona, dallo stesso Dante ai letterati che sono stati perseguitati da regimi politici illiberali e in molti casi hanno sacrificato non solo carriera e ricchezze ma anche la vita per difendere la dignit e il diritto ad essere liberi. Basti pensare al caso di Ugo Foscolo, che prefer prendere la via dellesilio piuttosto che piegarsi moralmente ad accettare gli onori con i quali gli Austriaci intendevano in realt assoggettarlo ai loro interessi. Hanno avuto lo stesso valore il rifiuto di Eugenio Montale di prestare giuramento al regime fascista e la sua conseguente espulsione dalla scuola, oppure le vicende di scrittori italiani che in epoca fascista hanno affrontato il confino o lesilio[41] dando grande esempio di indipendenza di giudizio e capacit di effettuare scelte anticonformiste. Questi intellettuali, cos come molte persone comuni hanno condiviso la stessa aspirazione alla libert di Dante e di Catone lUticense . Virgilio stesso si fa portavoce di questa esigenza di libert e di coerenza con le proprie scelte quando, nel primo canto del Purgatorio, spiega a Catone la presenza di Dante nel mondo ultraterreno dicendo: Libert va cercando ch s cara / come sa chi per lei vita rifiuta. (Pg. I, 72). La decisione di far parte per se stesso che Dante opera in polemica contro gli altri fuoriusciti di parte bianca, anche se mette in evidenza un lato poco accomodante del carattere del Poeta, una difesa coerente della propria libert di scelta. E quel che pi ti graver le spalle, sar la compagnia malvagia e scempia con la qual tu cadrai in questa valle; che tutta ingrata, tutta matta ed empia si far contr a te; ma, poco appresso, ella, non tu, navr rossa la tempia. Di sua bestialitate il suo processo far la prova; s cha te fia bello averti fatta parte per te stesso. (Pd. XVII 61 69) Anche lamore per la conoscenza esaltato da Dante come parte esse nziale della dignit umana e fondamento della vera libert, infatti senza conoscenze adeguate le nostre scelte vengono dettate dallistinto o dal caso, non diversamente da quelle degli animali che proprio per questo non sono liberi. Viene citata spesso la frase che Ulisse, nellInferno, riferisce di aver detto per convincere i suoi compagni a varcare le colonne dErcole: Considerate la vostra semenza:/Fatti non foste a viver come bruti,/Ma per seguir virtute e conoscenza. (Inf., XXVI, 118 -120)

In realt, come si detto sopra[42], questo discorso di Ulisse ne mostra la natura sottilmente ingannatrice infatti egli, pronunciando la sua orazion picciola suscita in loro entusiasmo per unimpresa folle, cio usa belle parole per indurli ad unazione destinata al fallimento. I suoi compagni non si sono accorti del fatto che non c coerenza tra laffermazione di Ulisse di voler conoscere vizi e virt umane e il desiderio di visitare il mondo sanza gente e lhanno seguito senza pensare che non sempre chi dice parole giuste lo fa con buone intenzioni[43].

E anche vero per che esse sono sempre state lette come un incitamento a difendere la dignit della natura umana esercitando le sue prerogative peculiari: la capacit di distinguere il bene dal male e il desiderio di conoscere. Torniamo dunque al discorso sul pensiero di Gadamer accennato nellintroduzione[44]. Lanalisi del concetto di pre-comprensione conduce alla constatazione che una coscienza ermeneuticamente esperta consapevole della propria storicit. La distanza temporale che ci separa dalle opere del passato non qualche cosa che possiamo superare o annullare (). Non esiste una soggettivit separata e neutra che possa comprendere, n possiamo riferirci a un senso di s dellopera o dellevento che dobbiamo comprendere. Ci che viene compreso e colui che comprende sono entrambi inseriti in un processo di trasmissione storica. [45]

Un esempio straordinario di quanto possa essere efficace questo fraintendimento offerto da Primo Levi nel testo Se questo un uomo, in un capitolo dedicato alla rievocazione di un breve momento di quiete nel tormento del lavoro ad Auschwitz, durante il quale ha provato a raccontare ad un compagno francese il canto di Ulisse. La poesia di Dante consente ai due prigionieri di ricordarsi di essere persone, non animali come desidererebbero i loro carcerieri infatti la recitazione di questo canto, per quanto resa difficile e imprecisa dalle difficolt linguistiche, diventata un modo per opporsi al tentativo di disumanizzazione messo in opera dai militi delle SS ai danni dei prigionieri ebrei. Il canto di Ulisse. Chiss come e perch mi venuto in mente : ma non abbiamo tempo di scegliere, questora gi non pi unora. Se Jean intelligente capir. Capir : oggi mi sento da tanto. Chi Dante. Che cosa la Commedia. Quale sensazione curiosa di novit si prova, se si cerca di spiegare in breve che cosa la Divina Commedia. Come distribuito lInferno, cosa il contrappasso. Virgilio la Ragione, Beatrice la Teologia. [46] Dante non avrebbe certo mai immaginato in quale contesto sarebbero stati pronunciati i suoi versi, ma il fatto stesso che abbiano confortato persone costrette in questa condizione di oppressione estrema gli rende onore, infatti Primo Levi stesso dichiara che quelle parole sono state per loro un richiamo verso lalto: Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca :

Considerate la vostra semenza : Fatti non foste a viver come bruti, Ma per seguir virtute e conoscenza. Come se anchio lo sentissi per la prima volta : come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono. Pikolo mi prega di ripetere. Come buono Pikolo, si accorto che mi sta facendo del bene. O forse qualcosa di pi : forse, nonostante la traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie ; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle. [47]

Non importa se la comunicazione tra i due difficile perch non parlano la stessa lingua, il messaggio passa ugualmente perch la poesia un linguaggio universale che d voce alla parte migliore degli esseri umani. Lo sapevano bene i nazisti, che proibivano ai loro prigionieri di parlare di politica, religione e letteratura perch questo avrebbe ricordato loro di essere uomini e donne, non macchine. La scrittrice Lidia Beccaria Rolfi, reduce del campo di concentramento femminile di Ravensbrck, nel ricordare la sua tragica esperienza spiega quanto sia stata importante la poesia nellaiutarla a resistere allabbruttimento e alla disperazione:

Chiacchiero quando posso con le francesi del tavolo di fronte con Charlotte Delbo, soprattutto, una scrittrice che arriva da Auschwitz, che ha un numero tatuato sul braccio ed la vedova di un fucilato. Mi scrive versi sul quadernetto che mi sono fabbricata una notte con i fogli che ci sono sul fondo delle cassette delle bobine e dei fili dei condensatori e io li leggo tante volte per riprendere dimestichezza col francese scritto. Scopro autori come Apollinaire, Argon, Eluard, artisti di moda in Francia, nomi nuovi da aggiungere a quelli dei politici e dei filosofi: un mondo nuovo, nuovi interessi per dimenticare la fame che mi tormenta e il freddo che non mi esce dalle ossa.[48]

Soprattutto quando in atto un disegno di repressione, la cultura, la conoscenza delle discipline scientifiche ed umanistiche il miglior modo di affermare la dignit umana, di distinguerci dagli animali, che pure devono essere rispettati perch anchessi sono capaci di soffrire, ma in modo cieco e inconsapevole. E inoltre degno di nota il fatto che la stessa autrice, Primo Levi e altri sopravvissuti dello sterminio nazista abbiano spesso citato lInferno di Dante per esprimere lorrore di quello che avevano visto. In un altro capitolo di Se questo un uomo[49] la guardia tedesca che cura il trasporto degli ebrei appena arrivati dalla stazione al campo di BunaMonowitz viene descritta cos:

Daltronde, ci siamo accorti che non siamo senza scorta: una strana scorta. E un soldato tedesco, irto darmi: non lo vediamo perch buio fitto, ma ne sentiamo il contatto duro ogni volta che uno scossone del veicolo di getta tutti in mucchio a destra o a sinistra. Accende una pila tascabile, e invece di gridare: << Guai a voi, anime prave >> ci domanda cortesemente ad uno ad uno, in tedesco e in lingua franca, se abbiamo denaro o orologi da cedergli: tanto dopo non ci servono pi. Non un comando, non regolamento, questo: si vede bene che una piccola iniziativa privata del nostro caronte. [50]

Allo stesso modo la babele delle lingue e la violenza che regnavano nel campo richiamano la scena di orrore che si presenta a Dante nel terzo canto dellInferno: Quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per laere sanza stelle, per chio al cominciar ne lagrimai. Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti dira, voci alte e fioche, e suon di man con elle facevano un tumulto, il qual saggira sempre in quell aura sanza tempo tinta, come la rena quando turbo spira. (If. III, 22 30 )

Anche questo per Dante sarebbe stato difficile prevedere, che un giorno qualcuno avrebbe tradotto in pratica sofferenze che per lui sarebbe stato impossibile persino immaginare.

La poesia degli spazi non euclidei

Limportanza di elevare lanimo attraverso la conoscenza stata riconosciuta da Dante al punto di farne uno dei pilastri sui quali ha costruito il suo pensiero e la sua personalit e, come si detto sopra, la poesia pu essere efficace veicolo di conoscenza non solo filosofica ma anche scientifica, infatti nella Divina Commedia si trovano riferimenti a tutte le branche del sapere dellepoca. Dante stato uno di quegli intellettuali che padroneggiavano ampiamente lo scibile del loro tempo ed erano in grado di utilizzare nelle loro opere le nozioni fondamentali della cultura scientifica, filosofica e teologica che, come noto, costituiscono la struttura portante del poema, in particolare della terza cantica[51]. Per questo motivo il Poeta mette in guardia coloro che non sono adeguatamente preparati in queste discipline dal proseguire la lettura della cantica, che risulterebbe incomprensibile: O voi che siete in piccioletta barca, desiderosi dascoltar, seguiti dietro al mio legno che cantando varca, tornate a riveder li vostri liti: non vi mettete in pelago, ch forse, perdendo me, rimarreste smarriti. (Pd. II, 1 6) Anche se non tutti i critici hanno apprezzato questo approccio, lastronomia, le scienze della terra, la matematica, la geometria forniscono a Dante la materia per numerose similitudini e inserti di natura didascalica affidati alla voce di Virgilio e soprattutto di Beatrice. Lastronomia esercitava un fascino particolare sullanimo di Dante; daltra parte fin dallantichit gli esseri umani hanno guardato al cielo come ad una sorta di libro nel quale sarebbe scritto anche il loro destino. Il desiderio di elevarsi al di sopra della condizione di pura fisicit li ha indotti a collocare la sede degli dei e il Paradiso in cielo, sentendosi destinati a raggiungerlo dopo la morte e per questo motivo le stelle hanno sempre rappresentato la speranza di un destino felice sia per chi le descrive in poesia sia per chi le studia come scienziato. Anche il filosofo latino Seneca, (I sec. d. C.) parlando delle comete nel VII libro delle Naturales quaestiones dice: << Nessuno cos tardo, ottuso e chino a terra da non rialzarsi e volgersi con tutto il suo spirito verso le cose divine, specialmente quando in cielo si manifestato qualche prodigio. >>[52]. Losservazione delle stelle dunque eleva luomo dalla condizione animale alla contemplazione delle cose divine (se si ha fede) o della bellezza straordinaria dellUniverso (se si prescinde da convinzioni religiose). Si pu cos spiegare la predilezione di Dante per la parola stelle che conclude le tre cantiche e le numerose opere di Leopardi in cui il poeta di Recanati esprime le emozioni che prova quando osserva la volta del cielo. Queste emozioni sorgono indubbiamente dallincontro fra la bellezza del firmamento e le considerazioni filosofiche alle quali ci sentiamo disposti quando contempliamo linfinito. [53] In tempi recenti stata rivalutata[54] limportanza del sapere scientifico quale elemento fondamentale del poema, mentre in passato la critica crociana ne ha negato la validit artistica, giudicandola, insieme allintento didascalico e allallegoria, non poesia.[55]. La struttura delluniverso dantesco era coerente col sistema aristotelico-tolemaico secondo il quale la Terra era al centro dellUniverso mentre la Luna e i pianeti le si disponevano intorno muovendosi lungo percorsi che secondo lopinione del tempo erano posti sulla superficie di sette sfere celesti concentriche. Esisteva poi un cielo delle stelle fisse e il cosiddetto Primo Mobile, che per Aristotele era il motore dellUniverso, aveva carattere divino ed era causa del movimento delle sfere sottostanti. I teologi cristiani aggiunsero alle sfere aristoteliche il cosiddetto Cielo Cristallino,

perfettamente trasparente e lEmpireo, sede di Dio, delle gerarchie angeliche e dei beati. Tradizionalmente si rappresentano separatamente i cieli dei pianeti rispetto al contenuto dellEmpireo che si manifesta a Dante sotto diversi aspetti man mano che la sua capacit di vederlo e comprenderlo aumenta: dapprima appare un punto di viva luce (Dio), circondato da nove sfere concentriche di angeli che gli rendono omaggio, poi uno splendido fiume che scorre tra rive fiorite che ad un certo punto cambia forma dando origine alla Candida Rosa, cio la comunit dei beati che contemplano Dio mentre gli angeli, come una schiera di api, vola da loro al punto di Luce per trasmettere il reciproco amore. [56] Il modo con cui tradizionalmente si interpreta il cosmo dantesco per sempre sembrato discutibile perch questa separazione tra universo visibile e invisibile non sembra convincente, cos come non sembra adeguata limmagine dellEmpireo sempre rappresentato come una specie di coroncina al di sopra dei cieli dei pianeti. Nel 2005 stato pubblicato in Italia un saggio di un critico letterario rumeno, docente di fisica allUniversit di Bucarest fino al 1996, Horia-Roman Patapievici,[57] che ha condotto uno studio matematico sulla Divina Commedia e sulla sua topografia sottolineando il fatto che esiste una simmetria tra i due gruppi di sfere: da un lato i cieli dei pianeti che ruotano intorno alla Terra al centro della quale c il diavolo e dallaltro lEmpireo con i cori angelici e la Rosa Mistica che hanno al centro Dio. In questo modo avremmo per limmagine di un Universo bipartito dove non ben chiara la relazione fra i due fasci di sfere. Per chiarire questo problema bisogna considerare il fatto che Dante descrive il Cielo Cristallino come la superficie esterna del Primo Mobile, il cielo pi esterno e pi veloce di tutti, tramite il quale si accede dal mondo fisico alluniverso invisibile e si entra, per cos dire, nella mente di Dio. Il Primo Mobile tutto nella mente di Dio e va a integrarsi nellEmpireo, per cos dire gli tangente, come se tutti i suoi punti coincidessero con tutti i punti dellEmpireo stesso. Qui ha la sua origine il tempo, come un albero rovesciato che affondi le sue radici nel Primo Mobile ed estenda le fronde nei cieli sottostanti. La natura del mondo, che quieta il mezzo e tutto laltro intorno move, quinci comincia come da sua meta; e questo cielo non ha altro dove che la mente divina, in che saccende lamor che l volge e la virt chei piove. Luce e amor dun cerchio lui comprende, s come questo li altri; e quel precinto colui che l cinge solamente intende. Non suo moto per altro distinto, ma li altri son mensurati da questo, s come diece da mezzo e da quinto; e come il tempo tegna in cotal testo le sue radici e ne li altri le fronde, omai a te pu esser manifesto. (Pd. XXVII, 106 120) Quando Dante passa dal Cielo Cristallino allEmpireo perde ogni riferimento spaziale e dice che ogni punto equivale nella mente di Dio a qualsiasi altro; la forma del Paradiso sembrerebbe dunque essere quella di due fasci di sfere in cui quelle pi esterne sono tangenti luna allaltra in ogni punto. Esiste una soluzione quadridimensionale che soddisfa questa singolare condizione, ma se laccettassimo dovremmo anche ammettere che lUniverso di Dante non euclideo. La figura geometrica di una sfera tangente ad unaltra in ogni punto non infatti rappresentabile in tre dimensioni, una figura quadridimensionale perci non

direttamente percepibile dai nostri sensi chiamata ipersfera dai matematici.[58]Poich unipersfera intersecherebbe il nostro mondo tridimensionale generando un insieme di sfere in successione e il Paradiso di Dante organizzato cosi, si pu ammettere che lipersfera sia una descrizione ipotizzabile delluniverso dantesco. La teoria dellipersfera, che qualche critico ha anche considerato una forzatura del testo, rappresenta una descrizione geometrica particolarmente sofisticata dellUniverso dantesco e presenta lindubbio vantaggio di rendere lidea della trascendenza, della possibilit di accedere ad una dimensione che a noi esseri in carne ed ossa sfugge necessariamente, tanto che Dante in pi circostanze sottolinea linadeguatezza del linguaggio, per quanto poeticamente elevato, a rappresentare la profondit della sua visione che non pu pi essere rievocata compiutamente nel momento in cui il poeta tornato alla dimensione umana. Da quinci innanzi il mio veder fu maggio che l parlar mostra, cha tal vista cede, e cede la memoria a tanto oltraggio. Qual coli che sognando vede, che dopo l sogno la passione impressa rimane, e laltro a la mente non riede, cotal son io, ch quasi tutta cessa mia visone, e ancor mi distilla nel core il dolce che nacque da essa. O somma luce che tanto ti levi da concetti mortali, a la mia mente ripresta un poco di quel che parevi, e fa la lingua mia tanto possente, chuna favilla sol de la tua gloria possa lasciare a la futura gente; ch, per tornare alquanto a mia memoria e per sonare un poco in questi versi, pi si conceper di tua vittoria. (Par. XXXIII, 55 75) Il concetto ribadito nei versi successivi, in cui limmagine della barca degli Argonauti richiama ancora una volta, come in molti altri luoghi del poema, il viaggio della mente umana verso Dio[59] per sottolineare la radicale alterit della beatitudine eterna rispetto alla condizione umana Un punto solo m maggior letargo che venticinque secoli a la mpresa che f Nettuno ammirar lombra dArgo. (Par. XXXIII, 94 96) Si tratta dunque di uninterpretazione .molto suggestiva, che rende ragione dellineffabilit della visione dantesca, ha il pregio di spostare il Demonio al di fuori del centro dellUniverso e costituisce un modello matematico complesso ed elegante del cosmo dantesco. Il saggio di Patapievici va per oltre, suggerendo che possa esistere unanalogia tra leventuale ipersfera dantesca e le teorie di illustri fisici, tra quali ad esempio Albert Einstein, il quale ha parlato di una struttura ipersferica delluniverso. Questa ipotesi non mi sembra accettabile, bisogna infatti fare molta attenzione a non spingere lanalogia oltre al lecito, perch in questo modo si farebbe cattivo uso sia della poesia sia della

scienza. Dante non aveva le conoscenze di cui disponiamo ora n in campo astronomico n in campo matematico, quindi alla descrizione delluniverso come di un ipersfera deve essere considerata unintuizione profonda non una teoria e tanto meno le deve essere attribuito valore un valore ontologico, cio credere che possa rappresentare anche luniverso reale. Diversamente da quanto sostenuto da Patapievici per, secondo chi scrive, si evidenzia in questi ultimi canti del Paradiso non solo una convergenza tra il mondo dantesco e la scienza, ma anche una fondamentale diversit, che la pi importante acquisizione della storia del pensiero degli ultimi quattrocento anni: la separazione tra visione religiosa e visione scientifica delluniverso. Un punto fondamentale che distingue Dante, poeta medioevale, da uno scienziato moderno anche la sua convinzione che la descrizione dellUniverso non possa fare a meno delle ipotesi metafisiche e teologiche: in altre parole per Dante non pensabile un universo senza Dio. Al giorno doggi la scienza prescinde da qualsiasi ipotesi metafisica o religiosa; si tratta di un atteggiamento maturato fin dagli inizi della rivoluzione scientifica con Galileo Galilei e Isaac Newton il quale, pur essendo molto religioso ( stato ad esempio un esegeta dellApocalisse)[60], era solito dire <<Hypoteses non fingo>>[61] cio <<Non pongo alla base delle mie teorie ipotesi metafisiche. >> Vedere nellUniverso lopera di un Creatore che ha ordinato tutte le cose assegnando loro caratteristiche immutabili, nature eterne subordinate le une alle altre e un comportamento specifico come sosteneva anche Aristotele certo suggestivo e anche Dante ci credeva fermamente, come si pu capire dalla lettura del brano citato sotto, fatti salvi alcuni cambiamenti introdotti nellordine del mondo dal pensiero cristiano. Si tratta per di una convinzione che nasce dalla fede, non dalla scienza: un atteggiamento del tutto legittimo, ma che deriva dal credere, non dal sapere. La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte pi e meno altrove. Nel ciel che pi de la sua luce prende fu' io, e vidi cose che ridire n sa n pu chi di l s discende; perch appressando s al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non pu ire. Veramente quant'io del regno santo ne la mia mente potei far tesoro, sar ora materia del mio canto. (Pd. I, 1 9) Dunque, fatto salvo ovviamente il diritto di ciascuno di avere lopinione religiosa che preferisce, tipico atteggiamento dello scienziato moderno occuparsi di ci che misurabile, di ci che cade sotto i sensi, potenziati dagli strumenti per rilevare dati, senza ipotizzare lintervento di Dio. In questo il sapere di Dante

era radicalmente diverso dal nostro. Nonostante questo, probabilmente a Dante non sarebbe dispiaciuta questa interpretazione geometrica del suo mondo fisico e ultraterreno. Egli intuiva infatti che nella matematica si trova la chiave di accesso a verit molto profonde che stanno a fondamento del nostro Universo e forse non verranno mai svelate completamente; ne ha dato prova utilizzando un mistero insoluto della geometria per tentare di descrivere quello della Trinit. Si tratta della quadratura del cerchio, problema senza soluzione che ha tormentato a lungo i matematici nel nostro mondo; allo stesso modo incomprensibile per gli esseri umani la possibilit di Dio di essere uno in tre persone. Limmagine del cerchio richiama aristotelicamente quella della perfezione, una condizione irraggiungibile dagli esseri umani finch sono vivi, ma che conosceranno quando si ricongiungeranno al sublime geometra,Colui che volse il sesto a lo stremo del mondo[62]. Proprio al culmine della visione, negli ultimi versi del poema la geometria e la matematica vengono incontro alla poesia, realizzando una profonda conciliazione del saper scientifico con la letteratura. O luce etterna che sola in te sidi, sola tintendi, e da te intelletta e intendente te ami e arridi! Quella circulazion che s concetta pareva in te come lume reflesso, da li occhi miei alquanto circunspetta, dentro da s, del suo colore stesso, mi parve pinta de la nostra effige: per che l mio viso in lei tutto era messo. Qual l geomtra che tutto saffige per misurar lo cerchio, e non ritrova, pensando, quel principio ond elli indige, tal era io a quella vista nova: veder voleva come si convenne limago al cerchio e come vi sindova; ma non eran da ci le proprie penne: se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne. A lalta fantasia qui manc possa; ma gi volgeva il mio disio e l velle, s come rota chigualmente mossa, lamor che move il sole e laltre stelle. (Pd. XXXIII , 124 145)

[1]Citato nel sito http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-italiana/da-beatrice-a-clizia/ [2] GIORGIO BARBERI SQUAROTTI: Nel cielo della giustizia in L ombra di Argo. studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992

[3] Si veda ad esempio MARIA SORESINA, Le segrete cose. Dante tra induismo ed eresie medievali, Moretti e Vitali, Milano, 2002 [4] Si vedano gli studi di Miguel Asn Palacios, Enrico Cerulli, Bruno Nardi e Louis Massignon. Nella sura XVII del Corano si descrive il viaggio compiuto da Maometto nel corso di una notte in cui avrebbe attraversato lInferno rappresentato come un baratro e poi sarebbe giunto al cospetto divino attraversano i sette cieli. Gloria a Colui che rap di notte il Suo servo dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, dai benedetti precinti, per mostrargli dei Nostri Segni (trad. A. Bausani, v. 1) . [5] MARIA SORESINA, Libert va cercando, Il catarismo nella Commedia di Dante Moretti e Vitali, Milano, 2009 [6] EUGENIO MONTALE, La primavera hitleriana in La Bufera e altro (1940 1954 Mondadori, Milano, 1957) [7] HORIA-ROMAN PATAPIEVICI, Gli occhi di Beatrice. Comera davvero il mondo di Dante?Mondadori, Milano, 2006 [8] Cfr. infra La poesia degli spazi non euclidei, pag. 21 [9] Normalmente la donna era interpretata come uno strumento del diavolo a partire dallepisodio della mela e del serpente. La lirica medioevale a partire dalla Scuola Siciliana le attribuisce anche caratteristiche positive e ne usa limmagine per rappresentare concetti filosofici e significati religiosi. 1. [10] Si veda il giudizio di Ugo Foscolo che cita gli antichi commentatori in Il secolo di Dante: commento storico necessario allintelligenza Ferdinando Arrivabene, UgoFoscolo 1830 History [11] DANTE ALIGHIERI Convivio, I [12] BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, Itinerario della mente a Dio, a cura di Orlando Todisco, Padova, Messaggero, 1985 [13] GIORGIO BARBERI SQUAROTTI: L ombra di Argo. studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992 [14] Si veda ad esempio la novella di Ser Cepparello (I,1) e quella di Tancredi e Ghismonda (IV, I) o di Lisabetta da Messina (IV, V) [15] Oltre ad aver ucciso la moglie, Gianciotto ha commesso anche un fratricidio ed quindi punito fra i traditori dei parenti. [16] Oltre alle biografie proposte da vari testi scolastici si pu consultare il sitohttp://www.letteraturaalfemminile.it/isabellamorra.htm [17] VIRGINIA WOOLF: Una stanza tutta per s - Ed. Guaraldi-Gu. 1995 [18] Ad esempio il Calvinismo

[19] Si veda a riguardo il saggio di ETTORE CANEPA, Per lalto mare aperto. Viaggio marino e avventura metafisica da Coleridge a Carlyle, da Melville a Fenoglio , Jaca Book, 1991
[20] Pg. I, 2 [21] GIORGIO BARBERI SQUAROTTI: L ombra di Argo. studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992 pag. 9 Secondo lautore Ulisse allinferno per la sua attivit di consigliere fraudolento e la sua fine in vista della montagna del Purgatorio non va intesa come una punizione ma come la conclusione inevitabile di un viaggio impossibile. [22] In http://www.filosofico.net/kant93.htm a cura di Diego Fusaro [23] BARBERI SQUAROTTI op. cit. vedi infra nota 41

[24] MARIA SORESINA, op. cit. pag. 69 sostiene che Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido,fosse non un epicureo ma un cataro. [25] La moralit dell aquila era quella di insegnare al buon cristiano a guardare direttamente nella luce di Dio senza farsi sviare da altri oggetti. [26] MARIA SORESINA Libert va cercando Il catarismo nella Commedia di Dante Libert va cercando, Moretti e Vitali Bergamo 2009 pag. 161 [27] PAOLO VI, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane [28] GIORGIO BARBERI SQUAROTTI: L ombra di Argo. studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992 pag. 244 [29] GIORGIO BARBERI SQUAROTTI: L ombra di Argo. Studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992 [30] Pg. III, 118-137

[31] I critici si sono interrogati a lungo sulla presenza di Sigieri di Brabante fra gli Spiriti Sapienti: si pu pensare che Dante abbia voluto in lui esaltare il tormento, che ben conosceva, di chi non rinuncia a pensare se pur diviso tra la forza della ragione e la necessit della fede (U. Bosco, note, pag.170). Il verso che n pensieri / gravi a morir gli parve venir tardo(Pd. X, 134-135) costituisce uno dei nodi critici della Commedia: taluni ritengono che Dante alluda alla persecuzione delle idee di Sigieri ed alla prigionia ad Orvieto, che gli fecero forse desiderare di abbreviare il tempo della vita terrena, altri invece, pur non escludendo la precedente considerazione, ritengono che i pensieri gravi di Sigieri siano langoscia derivata dai dubbi che la sua speculazione sollevava senza risolvere. In http://www.ladante.it/dantealighieri/hochfeiler/paradiso/person/sigieri.htm [32] Cfr. supra pag. 5 [33] MARIA SORESINA op. cit. pag. 66 [34] GIORGIO BARBERI SQUAROTTI:Introduzione alla Commedia e Lo scandalo di Manfredi in: L ombra di Argo. studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992 [35] IGNAZIO SILONE: si veda lopera pi significativa Fontamara, collana Oscar Classici Moderni, Mondadori, 1988 [36] CARLO LEVI: si veda lopera pi significativa Cristo si fermato ad Eboli Einaudi, Torino 1945 [37] Sono molto numerose le opere di Leonardo Sciascia che affrontano il tema della giustizia, ad esempio ne Il giorno della civetta, in Opere, classici Bompiani, Piacenza 2003. Si veda a pag. 433 435 il discorso sul senso della giustizia separato dallamministrazione della stessa e sui boss mafiosi intesi come uomini di pace. [38] Culakammavibhanga Sutta [39] SIGMUND FREUD Una difficolt della psicanalisi 1916 [40] IGNAZIO SILONE Lavventura di un povero cristiano, Arnoldo Mondatori Editore, Milano, 1968 pag.159 [41] Solo per fare alcuni nomi molto noti Carlo Levi, Ignazio Silone, Cesare Pavese [42] Cfr. supra pag. 8 [43] Allo stesso modo Ulisse non per nulla un eroe della conoscenza, ma, se mai, della conoscenza vana e impossibile.Il progetto di esplorazione de li vizi umani e del valore, del viaggio nel mondo sanza gente , dellesperienza ulteriore della realt umana, non urta contro il limite metafisico delluomo che non pu conoscere tutto () ma contro la realt di un emisfero nel quale non possibile compiere nessuna esperi enza poich non c nulla (). Lorazione di Ulisse , di conseguenza, un discorso rivolto ai compagni per intento di inganno () GIORGIO BARBERI SQUAROTTI:Introduzione alla Commedia in: L ombra diArgo. studi sulla Commedia. Ed. Genesi, Torino, 1992 pag. 9 [44] Cfr. supra pag. 1 [45] CIOFFI, LUPPI, VIGORELLI, ZANETTI, BIANCHI, DE PASQUALE OBRIEN: I filosofi e le ideevol. 3b Paravia Bruno Mondatori Pioltello (Mi) 2004 pag. 340

[46] PRIMO LEVI, Il canto di Ulisse in Se questo un uomo, Einaudi, Torino, 2009 pag. 101 102 [47] Ibid. [48] LIDIA BECCARIA ROLFI, Le donne di Ravensbruck, Einaudi, Torino, 1987, pag. 98

[49] Si tratta del primo capitolo del testo intitolato Il viaggio [50] PRIMO LEVI, Se questo un uomo, Einaudi, Torino 2009 pag. 18 [51] La critica crociata non ha giudicato positivamente lintento allegorico - didascalico della poesia e la struttura filosofica del Paradiso BENEDETTO CROCE: La Poesia di Dante; pubblicato su Lidea nazionale (14 settembre 1921) e Poesia e non poesia; note sulla letteratura europea del secolo decimonono. G. Laterza & figli, Bari, 1923 [52] Naturales Quaestiones, VII, I Si veda per un commento il sito del Liceo Scientifico Peano di Cuneo http://www.gpeano.org/Ipertesti/Luomo_e_le_stelle/aree_disciplinari/artistico letteraria/multidisciplinari/senecatesto1.htm [53] ALBERTO FOLIN: Leopardi e la notte chiara ed. Marsilio, Venezia 1994. Si veda a questo riguardo la risposta che LUIGI PIRANDELLO diede ai critici che lo accusavano di produrre unarte cerebrale e troppo filosofica nelle Avvertenze sugli scrupoli della fantasia pubblicate in appendice alle pi comuni edizioni del romanzo Il fu Mattia Pascal [54] In provincia di Cuneo si ricorda liniziativa del Liceo Scientifico Peano di Cuneo nellottobre 2009 allorigine del presente saggio

[55] Cfr. nota 49


[56] HORIA-ROMAN PATAPIEVICI, Gli occhi di Beatrice. Comera davvero il mondo di Dante?Mondadori, Milano, 2006 pp. 13 / 21 [57] HORIA-ROMAN PATAPIEVICI, op. cit. [58] HORIA-ROMAN PATAPIEVICI, op. cit .pp. 78 86 [59] BONAVENTURA DA BAGNOREGIO Itinerarium mentis in Deum [60] ISAAC NEWTON Trattato sullApocalisse, Bollati Boringhieri , Torino 1994. Si veda anche il saggio breve presente nel sito del Liceo Scientifico G. Peano di Cuneo nellipertesto Luomo e le stelle sezione intitolata Comete e fine del mondo h http://www.gpeano.org/Ipertesti/Luomo_e_le_stelle /aree_disciplinari/artistico-letteraria/multidisciplinari/impatto.htm

[61] Newton, Ottica, Questione 31 [62] Pd. XIX 40 41