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NOTE PER UNA STORIA DELL'AVERROISMO LATINO

a Toute cette histoire est lefaire, ou plutt faire... ; mi


scriveva tempo fa un amico che uno dei maggiori e migliori maestri
nelle ricerche sulla filosofa del medio evo, a proposito di recenti con-
troversie sull'averroismo. un pezzo che ne sono convinto; e perei
ritengo che questa storia vada fatta una buona volta. Ma il farla non
cos facile, come parrebbe a prima vista, perch pi complessa d
quanto comunemente si creda, e perch ancora troppo scarse sono le
monografie particolari per poter tentare una visione panoramica, suf-
ficientemente esatta, delle vicende dell'Averroismo Latino dal suo na-
scere, poco dopo la met del secolo XIII, a tutto il secolo XVI, quan-
do si dissolve insieme alle altre correnti della Scolastica.
Nell'attesa fiduciosa che questa non piccola lacuna della nostra
cultura filosofica sia degnamente colmata, iniziamo con questa rubrica
una serie di note intorno alla storia dell'Averroismo latino, le quali
non hanno altra pretesa che quella di recare qualche piccolo contributo
alla preparazione di un'opera di cui si sente la mancanza.

I.

CONTROVERSIE SIGIERIANE

Dopo la pubblicazione della seconda edizione della grande mono


grafia del Mandonnet intorno a Sigieri di Brabante, il fatto pi n
tevole stato il ritrovamento di altri scritti dell'averroista bra b ali-
tino, ignoti al suo biografo domenicano. Questi scritti nella forma
consueta di repor tat iones sono i seguenti: 1. Le Quaestiones super
tertium de anima, scoperte nel cod. 292 del Merton College di Ox-
ford da Mns. A. Pelzer, il quale ne ha promesso un'edizione critica;
2. Le Quaest iones sui libri II- VII della Metafisica, contenuto nel
codice iatino di Monaco 9559 (fino al libro V) e nel codice latino
16.297 della Nazionale di Parigi (fino al libro VII). All'edizione di
esse attende il benedettino don C. A. Graiff, il quale su quest'opera
del brabantino ha discusso a Lovanio, il 1 die. 1939, la sua disser-
tazione dottorale; 3. Le cinque Quaestioncs morales e le sei Quae-
st iones naturales , rinvenute dallo Stegmller in un codice della Na-
zionale di Lisbona, e da lui edite nelle Recherches de thologie an-
cienne et mdivale (III, 1931); 4. Il frammento del Compendium
super librum de generatione et corruptione della biblioteca monastica
di Lilienfeld in Austnia (cfr. Van Steenberghen, Siger de Brabant
apres ses oeuvres indites , di cui pi oltre, pp. 291-294); 5. Il so-
fisma della vaticana Omnis homo de necessitate est animai (cfr. Van
Steenberghen, ib., pp. 333-334); 6. Le Quaestiones super secundum

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20 STUDI E RICERCHE DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Physicorum scoperte dalla Dott. Anneliese Maier, delle


Ira poco.
Tutti questi scritti sono intestati a Sigieri e sull'autenticit di essi
non stato sollevato dubbio di sorta. Ma nel codice latino di Mo-
naco 9559 che -contiene le Quaestiones sui primi cinque libri della
Metafisica , intestate a Sigieri nell'indice del volume, precedono altr
Quaestiones sulle opere fisiche d'Aristotele che, tanto nel testo quanto
nell'indice, sono anonime. Il Grabmann ebbe il sospetto che- anche
esse appartenessero a Sigieri, e da un esame piuttosto affrettato gl
parve che il sospetto prendesse consistenza, s che fin per ritene
probabile la loro appartenenza al maestro del vico degli Strami .
Il ritrovamento degli scritti di sicura autenticit, rimasti scono-
sciuti al Maiidonnet, richiedeva senza dubbio un riesame della mo-
nografia mandonettiana e della posizione dell'averroista belga nell
storia del pensiero medievale. A questa bisogna s'accinse un valent
allievo del De Wuf, il prof. Fernand Van Steenberghen. Il buon me-
todo avrebbe richiesto che, anzi tutto, fossero pubblicati gli scritt
di sicura autenticit, e che in appendice ad essi s'aggiungessero quell
la cui autenticit era ritenuta soltanto probabile. Il Van Steenber-
ghen, invece, nel volume ora citato che il primo della sua nuova
grande monografia su Sigieri apparsa nella collezione lovaniese oc Le
philosophes belges (t. XII, 1931), ferm per primo la sua atten-
zione sulle Quaestiones anonime di C3m. 9559, e in particolare su
quelle relative ai tre libri De anima (che complet coll'aiuto del co
dice del Merton College di Oxford n. 275) e queste pubblic intestan
dole a Sigieri di Brabante, mentre degli altri scritti, intestati o no
dava ampi riassunti, quistione per quistione.
Il motivo che indusse il Van Steenberghen a dare la (precedenza
nella pubblicazione alle Quaestiones in tres libros de anima evi-
dente: se esse sono autentiche, ne vien fuori una fisionomia di Si-
gieri completamente diversa da quella i cui contorni erano stati di-
segnati dal Mandonnet. E questo cap subito il padre Busnelli, il
quale non era iriuscito a trovare una ragione plausibile del perch
Dante faccia posto a Sigieri nel cielo del sole fra i grandi specchi della
luce eterna, proprio a fianco di S. Tommaso, che, dopo averlo cos
aspramente combattuto in terra, ne fa il pi alto elogio nella gloria
di Dio. La ragione dell'episodio dantesco era finalmente trovata: Si-
gieri, l'averroista Sigieri, aveva finito per piantare l'averroismo e
s'era fatto cc seguace convinto dell 'Aqu ina te (La civilt cattolica , 1932,
vol. Ill, pp. 120-135).
Tutto questo, s'intende, se le Quaestiones pubblicate dal Van
Steenberghen sono di Sigieri. Ma sono veramente di Sigieri? Ecco il
punto. Ed un punto sul quale l'editore belga non sembra aver ri-
flettuto abbastanza. Il Grabmann certamente uno studioso che, co-
me ricercatore di codici, ha grandi meriti; e mettiamo pure che il
sospetto avanzato sulla paternit sigieriana di quelle Quaestiones fosse
legittimo. Ma il Grabmann aveva pur detto che questo sospetto avreb-
be dovuto esser confermato dall'analisi interna, sia dello stile che
del contenuto. Ora la pubblicazione di esse ci ha messo in presenza

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FER UNA STORIA DELL'AVERROISMO LATINO 21

di un'opera che, per il suo contenuto, non pu dirsi cert


a un averroista. Par attribuirgliela, s' pensato a una...
di Sigieri. Mi pare che il metodo seguito sia piuttosto in
esitai a denunciarlo come tale, sollevando alcune obiezion
attribuzione di quelle Qu/iestione s al brabantino ( Gior
della Filosofia Italiana , XVII, 1936, pp. 26-35; XVIII, 1
164), in seguito alle quali il noto cultore di studi egidi
Bruni ( Bollettino del P . Ateneo Lateranense, luglio-dic
p. 242), giudic doversi quell'attribuzione rivedere, anch
appoggiata cc ad alcun documento o fonte manoscritta
A queste obiezioni il Van Steenberghen lece del suo
rispondere nella (memoria coronata dall'Accademia Real
Les oeuvres et la doctrine de Siger de Brabant (Bruxelle
conoscendo per altro di non disporre cc d'lments suffisan
cher la question d'une manire dcisive et exclure toute
s che quell'attribuzione cc parat jouir d'une trs grand
sinon d'une vraie certitude morale (p. 25). Ci non di m
gio studioso in tutto il suo lavoro usa largamente di t
stiones anonime del codice monacense per ricostruire il
losofico e per tracciare la linea di sviluppo del pensier
tico compatriota; il che compromette assai la solidit d
costruzione.
La tesi sostenuta dal Van Steenberghen fu sottoposta, a nuova ana-
lisi nello stesso Giornale Critico del 1939 (XX, pp. 453-471), mentre
alla sua volta tienne Gilson, in appendice al suo volume Dante et
la philosophie , Parigi, Vrin, 1939, pp. 318-323, discuteva ampiamente
gli argomenti del collega lovaniese, per concludere che l'attribuzione
delle Quaestiones in libros de anima , a suo modo di vedere, poggiava
su un troppo debole fondamento. Senza prender parte diretta alla
discussione, il Grabmann si limit, in un articolo su Siger von Brabat
und Dante , apparso nel Deutsches Dante- J ahrbuch del 1939, a coprire
colla sua autorit la tesi del Van Steenberghen (che era poi la sua),
elogiandone l'opera test uscita, sia per quel che concerne il modo di
ribattere punto per punto gli argomenti contro l'autenticit delle
Quastiones anonime del codice monacense, sia per quel1 che concerne
le conclusioni che il Van Steenberghen e il Busnclli ne traevano, cc Se
in un certo momenti) l discussione fra Tommaso e Sigieri intorno al
problema dell'intelletto fu assai vivace , - conclude il Grabmann
- cc il conflitto non dur a lungo. Sigieri e Tommaso hanno quasi lo
stesso pensiero filosofico, e il primo risent fortemente dell'influsso
scientifico del secondo ! L'articolo del Grabmann fu riprodotto in
italiano dalla Rivista di Filosofia Neoscolastica del 1940, pp. 123-137,
quasi fosse una novit, ed era gi vecchio quando usc in tedesco.
Ma ormai il Van Steenberghen aveva portato a termine il suo
opus maius , voglio dire il Siger dans V histoire de V aristotelismi che
forma il secondo volume del Sig. de Brab. d9 aprs ses oeuvres indites
(t. XIII della collezione cc Les philosophes belges , strettamente
unito al t. XII, del quale continua la numerazione delle pagine, da
p. 357 a p. 760). Questa nuova opera ha forse maggiore importanza

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22 STUDI E RICERCHE DI STORIA DELLA FILOSOFIA

per quel che riguarda il diffondersi dell'aristotelismo nel


ca (e bene ha fatto l'autore a trarne a parte il volumetto A
Occident - Les origines de V aristotlisme parisien , Louvain,
de l'Institut Suprieur de Philosophie, 1946, un po' pi m
vole) che non per quel che egli dice sia intorno agli scritti
sia intomo alia dottrina di lui. Per ci che riguarda la do
Van Steenberghen, in complesso, rifonde in quest'opera,
incorpora quanto aveva gi scritto nella memoria present
cademia Reale del Belgio, salvo alcuni ritocchi, qua e l
aggiunte per chiarire e precisare meglio alcuni punti che gli
meritevoli di maggiore sviluppo; ma in sostanza egii rest
posizioni di partenza e continua a servirsi degli scritti co
proposito dei quali, egli spende parecchie pagine per dim
inconsistenza delle obiezioni che gli sono state mosse da
Gilson, senza riuscire per altro a convincerci.
Il Gilson infatti, nell'analisi critica cui ha sottoposto
del Van Steenberghen ( Bulletin Thomiste , t. VI, 1940-194
pp. 5-22), vagliate ben bene tutte le ragioni addotte da q
dimostrare la paternit sigieriana delle Quaestiones in tre
anima, le trova cos poco persuasive, che giunge fino a rit
vincibles (p. 16) gli argomenti coi quali avevo cercato di
tesi del dotto studioso di Lovanio. Per parte mia son d'av
non basti dimostrare, per mezzo di supposizioni e congett
sibilit astratta che un'opera appartenga ad un autore; occ
vare con argomenti positivi che questa gli appartiene di fa
indizi positivi che ci obblighino ad attribuire le Quaestion
state a Sigieri, non ve n' neppur uno.
Ma mi sembra puerile protrarre una discussione su d
supposizioni, quando c' ben altro. Sigieri non s'acquet a
che che gli aveva mosse 'Aquinate col suo Tractatus de u
tellectus, ma gli rispose con un altro Tractatus de intelle
cosa diversa dall e Quaestiones de anima intellect iva, pu
prima volta dal Mandonnet. Non era ancora giunto in Itali
dei Van Steenberghen, che il Giornale Critico della Filosofia
nel suo primo numero del 1943, segnalava due opere ^co
Sigieri che si leggevano ancora a Padova intonio al 14
quali Agostino Nifo riferisce il contenuto intorno ad alcun
lienti della polemica tra S. Tommaso e il suo antagonista b
una di queste due opere appunto il trattato in risposta
tale intellectus dell'Aquinate., Nel fascicolo successivo dell
vista, veniva ricordata una terza opera, parimente sconosc
gieri, e si metteva in evidenza l'influsso esercitato da lui s
sta bolognese Alessandro Achillini. Sulla scorta delle informa
gerite dal Nifo, stato possibile individuare una particolar
averroistica sigieriana, la quale ha per rappresentanti Pao
'Achillini e Tiberio Bacilieri, ed ha esercitato un notevo
anche su Giovanni Pico della Mirandola (si veda in propo
volume Sigieri di Brabante nel pensiero del Rinascimento
Roma, Edizioni Italiane, 1945). Tutto questo sfuggito al V

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PER UNA STORIA DELL'AVERROISMO LATINO 23

beruhen. Ora le tesi attribuite dal Nifo a Sigieri sono di


che obbligano a rivedere per intero la biografia spiritua
rico lovaniese ne ha tracciato.
Nel corso del 1941, Filippo Deihaye curava un'edizione critica
delle Quaestiones sulla Fisica contenute in Clm 9559 (Siger de Bra-
bant, Questions sur la Physique Anstoic. Nella coll. Les philoso-
phes belges , t. XV). Finche queste Quaestiones mi eran note attra-
verso il riassunto che ne ha fatto ii Van Steenberghen, avevo rico-
nosciuto in esse l'opera d'un averroista, ed avevo espresso ' parere
che potessero appartenere a Si gier i . Ma poi che potei leggerle nella
accurata edizione del Deihaye, cominciarono a nascere in me forti
dubbi, e di essi diedi conto nel Giornale Critico (XXIV, 1943, pp. 85-
89). H. Pouiiion pu ben pensare che, tutto ben considerato, l'au-
thenticit de ces Questions et d'autres de Siger est suffisamment ta-
blie ( Bulletin de thologie ancienne et mdivale , 1943, IV, n. 1755,
p. 334). Ma egli ha torto di parlare, nel caso presente, di ostinazione
da parte mia; poich lo stesso Deihaye nella sua introduzione (p. 8)
mi fa l'onore di ricordare che io stesso, non soo avevo giudicato esser
l'autore di quest'opera n averroista che poteva ben esser Sigieri, ma
anzi me n'ero servito, attraverso i ragguagli del Van Steenberghen,
come d'opera che fosse effettivamente del brabantino. Ci che m'ha
indotto a dubitarne sono state proprio la lettura dell'opera e la de-
bolezza degli argomenti del Deihaye per stabilirne l'appartenenza a
Sigieri.
E al pari di me, aveva ammessa la paternit sigieriana delle
Quaestiones sulla Fisica pubblicate dal Deihaye la dott. Anneliese
Maier. Di questa conoscitrice come pochi delle dottrine filosofiche e
scientifiche del medio evo, c specialmente del secolo XIV, converr
che una volta o l'altra ci decidiamo a parlare come merita. La pratica
non comune ohe essa ha acquistato della letteratura manoscritta e a
perfetta intelligenza dei problemi fanno degli scritti della Maier al-
trettanti contributi fondamentali ai l'esatta conoscenza delle contro-
versie dottrinali in un periodo storico che ancora mal conosciuto.
Anche la dott. Maier, dicevo, aveva cominciato col ritenere di Si-
deri non solo le Quaestiones sulla Fisica pubblicate dal Deihaye (cfr.
A. Maier, An der Grenze von Scholastik und Naturwissenschaft , Es-
sener Veriagsanstalt, Essen, 1943, pp. 158 e 226), ma altres quelle
sul De generatione et corruptione (ib. p. 99) dello stesso codice mo-
nacense 9559. E a proposito delie Qiiaesiiones sulla Fisica anch'essa
aveva rilevato ii sostanziale contrasto tra la dottrina sostenuta in que-
ste, intorno ai moto dei corpi gravi e leggeri, e l'opposta opinione
difesa invece, contro Alberto Magno e Tommaso, ne gV Im possibil ia e
nelle Quaestiones naturales edite dal Mandonnet; e questo contrasto
aveva cercato di spiccare per mezzo d'un cambiamento sopraggiunto
nell'autore al momento delia piena maturit. Ora la Maier, frugando
nel fondo Borghesiano della Biblioteca Vaticana, s' imbattuta nel
codice 114, ove una serie di Quaestiones supra secundum physicorum
a magistro Segero reportatae stava celata fra il secondo e il terzo li-
bro del commento di S. Tommaso alla stessa opera. Assicuratasi della

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24 STUDI E RICERCHE DI STORIA DELLA FILOSOFIA

loro indubbia autenticit, ne ha dato notizia, insieme a


due importanti estratti, nel fascicolo di novembre 194
philosophique de Louvain (pp. 497-513), che il nuovo
Revue No-seol astique de philosophie .
Siccome la lingua batte ove i dente duole, l'autrice d
preso subito in esame anzi tutto la prima e seconda q
vertono rispettivamente sui due probierni utrum (leve)
peris a sua forma , e parimente a de gravi moto inferiu
soluto, utrum moveatur a sua forma , cio su un argo
stava particolarmente a cuore a Sigieri. Con sorpresa de
che in queste due Quaest iones il maestro del cc vico d
espone in sostanza la stessa dottrina esposta negli Impo
Quaestiones naturales edite dal Mandonnet. Abbiamo co
d'indubbia autenticit nelle quali Sigieri insiste nella s
ne del problema della gravitazione, e combatte la solu
stica. Neile Quaestiones edite dal Delhaye invece acco
zione tomistica e respinta quella tipicamente sigerian
una variazione d'opinione avvenuta nell'animo di Sigie
la iMaier i'aveva pensato. Ora nella nota 14, a p. 503,
t Nous ne voudrions plus soutenir cette opinion aujou
bra ancora a H. Pouillon che l'autenticit delle Quaesti
cate dal Delhaye et d'autres de Siger est suffisammen
Un altro punto sul quale s' fermala la dott. Maier
quistioni 9-14, che trattano del concetto di caso e di fortu
si problemi son trattati anche nelle Quaestiones pubbli
haye. Ma anche qui, non ostante certi tratti fondame
alle due opere, la Maier rileva ugualmente considerevol
sia per ei che riguarda la forma esteriore nel modo d
il problema, sia per ci che si riferisce direttamente
Malgrado i a laconicit della riportazione e i difetti e
agii occhi che il nostro autore inclina ad accogliere, s
questioni delicate, soluzioni che, a dir poco, sono assai v
condannate nel 1270 e nel 1277. In particolare questa do
ministica, che non lascia posto di sorta n alla libert
libert umana, e secondo la quale non soltanto tutti g
mondo creato si succedono in modo necessario, ma anzi
derivano dalla prima causa secondo una necessit assolut
bio Sigieri molto guardingo nel modo d'esprimersi, o
tenta di presentare l'opinione contraria alla fede come
e di professare per proprio conto, ma in modo sbriga
darne ragione, le tesi ortodosse, - facendo uso insomm
pio della doppia verit - ; ma le conseguenze, anche se
sono abbastanza trasparenti.
E queste conseguenze, com' risaputo, furono ugualm
prese. Ad ogni modo, gli averroisti posteriori interpre
ria di Sigieri sul caso e la .fortuna nel senso d'un dete
dicale (pp. 510-511).
Un averroisla della prima met del secolo XIV, che ia
ritiene sia un tal maestro Cambioio il qua-e insegnava a

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PER UNA STORIA DELL'AVERROISMO LATINO 25

la terza e nella quarta decade di quel secolo certamente


della quaestio Utrum de necessitate omnia eveniant, an
casuale et fortuitum , conservata nel codice Ottoboniano lat
fol. 81ra-88ra. L'autore di questa quaestio molto complessa ci
samente Sigieri, cui d il titolo di malglnus, riferendosi a
di lui, che non sembra certamente quella edita dal Delhay
tosto la serie di Quaestiones ora trovate dalia Maier, com
giustamente osservare.
Ma v' un'altra citazione d'un'altra opera sconosciuta
che rende sempre meno probabile l'attribuzione delle Qu
pubblicate dal Delhaye a Sigieri; ed quella, gi da me
(cfr. Sigieri di Br. nel pensiero del Rinascimento italiano , p
che due volte fa il Nifo. Il quale attribuisce a Sigieri la
tanto il Primo Motore quanto le altre intelligenze motric
quello forma e prima perfezione dell'universo mobile e qu
na del proprio cielo, si muovono, saltem per accidens ,
che fanno i cieli. Ora questa dottr ina espressamente co
dall'autore delle Quaestiones pubblicate dal Delhaye (V
pp. 228-229, e q. 27, pp. 233-234).
L'idea di una variazione o, se si vuole, di una conversio
gieri certo assai comoda; ma prima di tutto bisogna ve
vera. E per far questo, bisognerebbe aver provato lia pate
riana di scritti in realt adespoti, la quale finora si ben
l'aver provato anche come soltanto probabile. Di una var
brabantino sul tema dell'unione dell'intelletto all'uomo ab
la testimonianza del Baconthorp. Ma il Nifo ci spiega
portata di questa variazione; e se confrontiamo la nuova d
tribuitagli dal Suessano, parrebbe che essa fosse insomm
sviluppo del concetto, gi espresso da Sigieri nelle Quaestio
tium de anima del Merten College 292 (secondo il riassun
Steenberghen), di un'anima composta, risultante dall'union
cipio vegeta tivo-sensit ivo coli 'intelletto entrato nell'uomo d
Ai punto al quale giunta la controversia sigieriana, m
che sia da augurarci prossima la pubblicazione degli scri
sulla cui autenticit non v' dubbio, e quindi di quelli con
ancora stampati. Occorre inoltre vedere se possibile rint
qualche parte gli scritti citati dal Nifo e usati dall'Achiili
tri averroisti del Rinascimento.
Nella nuova ampia monografia del Van Steenberghen questo a
me sembra il difetto capitale di tutta la sua costruzione, d'avere igno-
rato cio le numerose testimonianze del Nifo, e di avere usato troppo
largamente di scritti la cui paternit sigieriana non provata.
E un po' troppo largamente mi pare ne abbia usato anche il Pa-
dre J. P Muller, che di solito uno studioso molto preciso e attento,
nel suo interessante saggio Philosophie et foi chez Siger de Brabant .
La thorie de la double vrit (in Studia Ansel miana , VII-VIII, p. 35
sgg.), sul quale spero di ritornare quanto prima.
Bruno Nardi.

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