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Appunti esame di Sociologia Politica

Lo sviluppo dello Stato Moderno.

FEUDALESIMO (IX - tardo XII sec)

La modernizzazione politica della societ europea inizi tra il XII ed il XVI secolo nellEuropa Occidentale, partendo da
un sistema feudale, nato da un esigenza di comando propria delle trib germaniche. Tra il re, eletto per acclamazione
ed i migliori guerrieri chiamati vassi c un rapporto basato sullonore ed hanno lobbligo di prestarsi reciprocamente
aiuto e consiglio. Linsieme dei vassi formava la comitiva. Nel caso in cui vi fosse una collaborazione fra trib diverse il
re usufruiva dei palatium, uffici per lesercizio del potere.
Nel regno franco al legame vassallatico di tipo germanico innestarono il beneficium cio il controllo politico ed
economico su un fondo chiamato feudo.

Problematiche:
- Comunicazioni irregolari e non tempestive
- Analfabetismo
- Alta capacit militare di ogni vassallo-prevista dal sistema per permettere al vassallo di adempiere ai propri
obblighi.
- Economia rurale surplus il potere economico.
- Il sistema feudale non era idoneo ad offrire un base istituzionale per un sistema di governo di grandi
dimensioni, infatti alcuni governanti particolarmente potenti ed intraprendenti cercarono di controllare
lentropia del feudalesimo che portava a spezzettare il potere politico. Esempio: Carolingi con i missi dominici.

Il ruolo della Chiese fu molto importante perch tramite il sistema delle cariche ecclesiastiche era stato messo in piedi
una struttura supplementare di comunicazione e di leadership. I vescovi e abati svolgevano un ruolo di natura pubblica
e politica. Inoltre la Chiesa serviva da struttura portante a un senso di solidariet e di destino comune mettendo in
rapporto identit etniche e sociali molto distanti.

Il processo di creazione di un centro politico necessitava di un mutamento non solo qualitativo ma anche quantitativo
dellesercizio del potere politico che andava incontro ad una intensificazione, ci necessitava un miglioramento della
rete stradale, crescita dellalfabetizzazione, perfezionamenti delle tecnologie. In questo periodo emergono nuovo
intendimenti che legittimano il principe agli occhi dei sudditi e gli permetto di ampliare la propria capacit di governo.
Si arriva cos allo Stato per Ceti.

Stato per Ceti.

In questo sistema i principi si presentano non come signori feudali ma come titolare di prerogative pi alte i natura
pubblica e si circondano di un alone di maest pi elevata spesso impartita da cerimonie sacre. La controparte del
principe sono alcuni corpi costituiti di vario genere: assemblee locali di nobili, corporazioni ecclesiastiche, associazioni
di mestiere. Ciascuno per proprio conto, i ceti rappresentano un ente collettivo che rappresenta unentit pi ampia-la
terra.
Il principe, quindi, pu governare legittimamente solo se convoca periodicamente i ceti di una determinata regione a
un assemblea costituita. Facendo ci il principe pu determinare politiche valide per lintero territorio. Lassemblea
sede di contrattazione basata sul rapporto di potenza che esiste tra ceti e principe. Perlopi le richieste del principe
sono di denaro. I ceti per proprio conto gestiscono risorse e facolt di governo diverse da un ceto allaltro e da una
regione allaltra prerogative politiche frammentate.
Il sistema cetuale di governo caratterizzato da un dualismo di potere. Principe e ceti si considerano titolare di
prerogative pi alte, entrambe hanno apparati di potere: funzionari, corti, finanze, armi e ambasciatori.
Nel corso degli anni si andato incontro ad un venire meno delle prerogative politiche dei ceti sistema assolutistico
basato su due tradizioni di pensiero: diritto romano e tradizione repubblicana greco-romana.
Nasce lidea di sovranit il mantenimento dellordine e la tutela del diritto sono possibili in un determinato territorio
soltanto se un unico potere vi possiede un prerogativa particolare. essenziale che la sovranit risieda in un centro di
potere qualitativamente diverso rispetto alle altre forze sociali che persegue interessi di natura politica. Ragione di
Stato:
- Non deve stare al disotto della morale e del diritto e pu servirsi della forza.
- In quanto principe egli agisce razionalmente.
La concentrazione del potere nelle mani del monarca presuppone e integra la dispersione del dominium infatti che ho
il potere deve conservare le diseguaglianza di potere economico e di rango sociale. Quando i diritti e i previlegi danno
luogo a contese vi sono corpi giudiziari di natura pubblica.

Esempio Regno di Francia. Monarca e Corte centro di formazione delle politiche. 1766 Re Luigi XV respinge le pretese
dei parlaments affermando che egli il supremo custode dellintero ordinamento pubblico.
Luigi XII e XIV non convocarono gli Stati Generali. Si forma in questo periodo a servizio del re, un sistema di corpi
decisionali ed esecutivi tipo ministeri- che offrono il loro consiglio al re di un determinato complesso di affari politici e
amministrativi. Spesso per questioni finanziare il re vendeva le cariche pubbliche che potevano diventare anche
ereditarie pagando un altro po.

Lassolutismo prussiano. (Illuminato)

Rudimentale per tre caratteristiche:


- Si confondevano amministrazione civile e militare
- Cariche assegnate agli junker
- Ci si serviva di unit operative collegiali.

Lassolutismo prussiano stato di polizia: il principe si faceva carico di promuovere lo sviluppo delle risorse del paese e
di accrescere il benessere della popolazione. Lo stato si serviva di ordinanze promulgate da un gruppo di funzionari.
Questordine di polizia deve essere buono cio si deve ispirare a criteri di fondo che il principe chiamato ad attuare.
Questi criteri sono riconducibili ad uno solo: il benessere dei cittadini.

Lo Stato Costituzionale

In un secondo momento si assiste ad un capovolgimento del rapporto fra stato e societ, ci comport la volont che il
potere dello stato fosse vincolato. Si comincia a parlare di Costituzione a partire dal XVIII secolo per caratterizzare
questa concezione istituzionale del rapporto. In Inghilterra tutti i tentativi di costruire un potere statale assoluto
avevano mancato il loro obiettivo. Alla fine del Seicento era possibile vedere istituzionalizzati la separazione dei poteri
e i diritti delluomo. In Inghilterra si era poi formato un pubblico cio tramite nuove istituzioni autonome come
coffehouse o club nonch giornali e periodici un numero a composizione aperta e variabile di individui interessati e
competenti iniziavano a scambiarsi informazioni su materie dinteresse generale e a formare opinioni. Il Parlamento
inglese era sorto nel Medioevo ed era un organo cetuale, in seguito la camera dei Comuni era riuscita ad acquisire
importanti prerogative, divenendo assai pi permanente.
In quel periodo si richiedeva che lintera macchina dello stato venisse attivata e controllata tramite il diritto. La stessa
attivit legislativa era circondata da vincoli costituzionali sia regole procedurali che insieme di diritti inviolabili, vennero
istituite corti apposite per verificare se un determinato atto legislativo avesse osservato entrambi questi tipi di vincolo.
Ad un certo punto le cariche divennero accessibile anche a chi non possedesse uno status economico sociale molto
elevato.
In questo periodo per Weber la rappresentanza politica la caratterizza come libera perch non concesso agli elettori
di vincolare i rappresentanti tramite un mandato. Elettorato passivo: censitario. Stato monoclasse.
Il principale requisito politico di questo sistema era di carattere negativo: i pubblici poteri dovevano eliminare o
restringere ogni impedimento al funzionamento autonomo del mercato ma per soddisfare questo requisito lo stato
doveva possedere il monopolio della forza legittima. Lo stato doveva: infrastrutture per i trasporti. Concetto di
nazione.

La costituzionalizzazione del processo politico richiesta prevalentemente dalle classi medie cominci in seguito a
produrre effetti positivi anche per altri gruppi sociali che in breve tempo si poterono permettere di entrare al contatto
fra di loro al di fuori del contesto della famiglia. In tal modo, con il progredire della modernizzazione economica,
culturale e sociale; masse sempre pi vaste dindividui diventavano consapevoli del processo politico. Questi fenomeni
mettevano sotto pressione le restrizioni del suffragio caratteristiche dei regimi in questione. La progressiva
universalizzazione del suffragio ampli lelettorato a tal punto da incidere profondamente sulla natura stessa del
processo politico. Si notano tre tipi di mutamenti:
- Lingresso nella politica di masse popolari sempre pi vaste poteva venire promosso e gestito solo da nuovi
enti politici- i partiti organizzati di massa. Questi vennero creati e diretti da imprenditori politici che avevano
come obbiettivo la possibilit di accedere a importanti istituzioni statali, ed erano costretti a vivere di politica
- Lingresso dei partiti di massa negli organi elettivi ne modifica il funzionamento, dividendo i componenti in
gruppi. Con la democratizzazione dei sistemi liberali diventano protagonisti del processo di formazione delle
politiche gli stessi partiti organizzati, ciascuno caratterizzato da una particolare ideologia o programma,
rigorosamente controllato dalla propria dirigenza, e non disposto a concedere ai propri membri molta
autonomia decisionale.
- Cambiarono anche i contenuti del processo legislativo grazie ai nuovi gruppi sociali + Stato.

Lo Stato rimane liberal democratico per due elementi di continuit:


- Mantennero le istituzioni in vita
- Non attaccarono il capitale privato
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STATO FEUDALE

FEUDALESIMO (IX - tardo XII sec)


Contesto socio economico:
Collasso impero romano di occidente
declino importanza del bacino del mediterraneo
analfabetismo e declino utilizzo del latino
precariet condizioni igienico-sanitarie
consistente calo demografico

Feudalesimo = Rapporto signore vassallo. Il vassallo ha il controllo del fondo e si


impegna ad aiutare militarmente il signore.

Origine delle istituzioni politiche feudali (a+b):


a. ISTITUTI GERMANICI del periodo precedente alle invasioni germaniche che
rispondevano alle esigenze di comando. GEVOLKSHAFT: il rapporto tra il re
(nominato per acclamazione) ed il suo seguito (composto dai Vassi, ovvero dai
guerrieri migliori che rappresentano la lite).
a.1) Il re ed il vassus hanno lobbligo vicendevole di prestarsi aiuto e consiglio: tra di
loro c un rapporto fiduciario
a.2) Il rapporto si basa sulla condivisione dei frutti bellici.
a.3) Il potere del re carismatico.
a.4) Questo rapporto non garantisce la continuit del dominio.
b. ISTITUTI POLITICI EREDITATI DALLA CULTURA TARDO ROMANA
b.1) BENEFICIUM: concessione ad un individuo (od ad una familia) dello
sfruttamento di un fondo.
b.2) COMMENDATIO: rapporto diseguale in cui una parte libera (ma socialmente
inferiore) si impegna verso unaltra pi potente alla fedelt (sottomissione personale)
ed allausilio militare.
b.3) IMMUNITAS: comunit o singoli esonerati da certi oneri (fiscali, militari...)

SVILUPPO DEL FEUDALESIMO (met IX - met XI sec.)

Loriginario rapporto signore-vassallo viene frazionato e replicato verso il basso


Il fulcro del dominio si sposta verso il basso
si crea una struttura piramidale di potest ed oneri feudali

ENTROPIA DEL SISTEMA FEUDALE

ENTROPIA = passaggio da uno stato di equilibrio ad uno di disordine, di squilibrio.


Gli assetti feudali non erano idonei ad offrire una coerente base istituzionale ad uno
stabile sistema di governo di grandi dimensioni.

Frammentazione del sistema in unit territoriali sempre pi piccole ed autonome


conseguente dispersione del potere: ogni vassallo aveva forti incentivi a
conservare la propria posizione di vantaggio (economico, politico e sociale) anche a
costo di contravvenire alle condizioni alle quali aveva originariamente conseguito
quella posizione.
delega (o cessione) del potere da parte del signore principale dovuta a:
a) carenze nel sistema di comunicazione tra il vertice e la base, ulteriormente
aggravate da difficolt nelle comunicazioni e dall analfabetismo;
b) gestione del feudo da parte del vassallo come di un patrimonio personale;
c) la capacit militare dei vassalli pu essere uno strumento di intimidazione (o
ricatto) del signore;
d) impossibilit per il signore di possedere terre non concesse: obbligato ad
instaurare rapporti di vassallaggio in tutti i suoi feudi.

La gerarchia feudale si viene ad articolare in:


strutture verticali: conti, missi dominici...
strutture orizzontali: abbazie, episcopati...

In nessuna parte dellEuropa occidentale lordinamento politico sociale poggiava solo


su basi feudali ed era quindi del tutto alla merc della sua entropia. Le strutture
orizzontali, in primis la chiesa, ed altri fattori quali memoria mitizzata dellimpero
romano fecero s che lentropia fosse sfidata e che lentamente la lotta per il potere
riducesse il numero dei centri di potere instauratisi nel periodi feudale, permettendo
soltanto ad alcuni di essi di estendere la propria portata a territori sempre pi vasti.

Affermazione delle citt anno 1000: feudalesimo viene fortemente indebolito


dallemergere di enti autonomi che gestivano il potere politico in modo indipendente: i
liberi comuni. Si parla di liberi comuni perch tali enti si sono resi autonomi attraverso
modalit diverse, ad esempio militari. Nella fascia dellEuropa centrale compresa tra
lItalia centrale e il mare del Nord gruppi sociali che crescono nei centri urbani e le cui
attivit sono sottoposte al controllo e ai tributi imposti feudatari o anche alla autorit
ecclesiastiche si mobilitano per conquistare lautonomia politica. Il processo avviene in
parte per via militare ed in parte attraverso lacquisto della libert cittadina ed in tal
modo i comuni diventano delle entit politiche autonome. I cittadini liberi acquistano
un diritto di cittadinanza che garantisce loro la possibilit di designare i detentori del
potere politico.

STANDERSTAAT - STATO DEI CETI (fine XII - inizio XIV)

In numerosi territori di grande estensione, principi particolarmente intraprendenti e


fortunati stabiliscono rap-porti politici di nuovo genere con varie forze sociali, e
insieme con queste impostano in maniera diversa la pratica del governo.
Contesto socio economico del sistema di governo basato sui ceti:

ascesa delle citt (un fenomeno che ha origine nel X sec.): le citt si presentano
come centri di azione collettiva politicamente autonomi, gestiti da soggetti che
singolarmente non avrebbero alcun potere;
crescente alfabetizzazione;
progressi tecnologici;
miglioramento delle vie di comunicazione.

SISTEMA DI GOVERNO DUALE


Ne sono gli attori:
a) PRINCIPE: il signore che ha dei possedimenti la cui rendita economica gli
permette di mantenere il potere
b) CETI: associazioni di mestiere, assemblee locali, corporazioni ecclesiastiche.

I ceti riconoscono il principe come loro superiore. I principi si presentano non


come signori feudali, ma come titolari di prerogative pi alte, di natura pubblica e
d'origine pre-feudale o non- feudale, e si circondano dell'alone di una maest pi
elevata, spesso impartita a essi da cerimonie sacre.
Il principe potr governare legittimamente a patto di convocare (o consultare)
regolarmente le assemblee cetuali;
Formalizzazione dei rapporti: le relazioni principe - ceti sono regolate da regole e
consuetudini;
Il principe offre sicurezza in cambio di moneta (contribuzione fiscale);

APPARATO AMMINISTRATIVO DUALE


a) PRINCIPE: la cerchia di DOMESTICI NON RENUMERATI si allarga ai funzionari e
diventa una struttura amministrativa simile alla monarchia assoluta. I FUNZIONARI
possono essere:
ECCLESIASTICI: portatori di un sapere qualificato (diritto canonico)
ESPERTI (LEGISTI) DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA
NOBILI: Esponenti della borghesia cittadina. Collaborano con il principe per
rafforzare la loro posizione sociale che va diminuendo
Tutti questi funzionari collaborano con il principe, svolgendo funzioni di
amministrazione, in cambio di fondi. Si qualificano come suoi dipendenti.
b) CETI: Chi fa da controparte al principe generalmente non un individuo o una serie
di individui, ma alcuni corpi costituiti di vario genere: assemblee locali di nobili, citt,
corporazioni ecclesiastiche, associazioni di mestiere. Ciascuno per proprio conto, i
ceti rappresentano un ente collettivo. Presi nel loro insieme, quei corpi affermano
spesso di rappresentare un'entit pi ampia, pi astratta, di carattere territoriale
(terra, paese) che, essi asseriscono, pu essere debitamente governata solo da chi
ne conosca e rispetti i costumi e ne protegga gli interessi.

Lo stato dei ceti si differenzia da quello feudale per:


potere maggiormente istituzionalizzato
riferimento pi esplicito al territorio.

STATO ASSOLUTO

ASSOLUTISMO (XV-XVIII sec.)

E la prima incarnazione storica dello stato moderno. E' il culmine di un processo di


erosione progressiva del dualismo tipico del sistema cetuale e di centralizzazione del
potere che ora conferito solamente ad un sovrano, unico centro di comando.
Si assiste quindi ad un declino della importanza politica dei ceti, causato dalla loro
debolezza interna e dalla capacit del principe di contrastarli, sulla base di due
moventi:
a) MOVENTE ECONOMICO: I ceti volevano un ordinamento sufficientemente stabile
per il perseguimento di affari;
b) MOVENTE POLITICO: I ceti volevano ottenere un riconoscimento formale quali
gruppi corporativi privilegiati.

ESIGENZE MILITARI E FISCALI DELLA POLITICA EUROPE DI POTENZA - Le maggiori


minacce alle nuove prospettive di accumulazione del capitale provengono ora dalla
politica egemonica dei principi, che per attuare una politica di potenza ed affermare la
loro sovranit hanno esigenze militari e fiscali.

CONCETTO DI SOVRANITA' - Il concetto di sovranit operava su due versanti: 1) si


opponeva alla pretesa, avanzata sia dal papato che dall'impero, di costituire ciascuno
il vertice di una comunit politica universale, a cui spettava sia autorizzare che
limitare e controllare le attivit di tutti i principi cristiani; 2) si opponeva alla
dispersione delle prerogative politiche che il sistema cetuale di governo aveva
ereditato da quello feudale. La pretesa del principe alla sovranit, dunque, non
significava pi, come in precedenza, il rifiuto di ammettere di avere dei superiori, ma
piuttosto quello di ammettere di avere dei pari - se non, naturalmente, al di l dei
limiti territoriali del suo potere, m quanto ogni ente sovrano esiste nello spazio
accanto ad altri enti sovrani. L'argomento fondamentale a favore della sovranit cos
intesa era che il mantenimento dell'ordine e la tutela del diritto sono possibili in un
determinato territorio soltanto se un unico potere vi possiede una prerogativa del tutto
particolare - la facolt di fare e disfare le leggi (Bodin) o il controllo esclusivo sul
potere di coazione (Hobbes). Secondo questo argomento, essenziale che la sovranit
risieda in un centro di potere qualitativamente diverso da tutte le altre forze sociali, e
impegnato a perseguire interessi a s specifici, di natura espressamente politica.

TEORIA MACCHIAVELLI (Natura assoluta del potere del monarca): La politica una
sfera diversa dagli altri poteri sociali perch non deve sostenere la morale del diritto e
della logica, ma deve sottostare ad una logica tutta sua. Il diritto non pu vincolare la
politica (mentre vero il contrario).

IMPERIUM (sfera politica)


POTERE
DOMINIUM (sfera economica)

La nozione stessa della natura assoluta del monarca comporta la sua pretesa di
costituire la fonte stessa dei diritto - quod principi placuit legis habent vigorem - e per
ci stesso di non esserne vincolato. Eppure, quanto meno inizialmente, il diritto in
questione esclusivamente diritto pubblico, vale a dire un insieme di regole
espressamente statuite e promulgate relative all'esercizio di facolt politiche, e in
quanto tali soggette ad essere trascese o ignorate da chi le pone in essere
ogniqualvolta la loro osservanza metterebbe a repentaglio gli interessi supremi
dell'ordine e della sicurezza. In linea di principio, tale diritto non incide sulle pretese
giuridiche concernenti gli interessi privati di individui e collettivit, e che danno una
configurazione complessa e variegata alla societ dell'Europa occidentale.
In altre parole, la concentrazione dellimperium nelle mani del monarca presuppone e
integra la dispersione del dominium, cio delle facolt relative alla propriet e al
possesso dei beni, tra i soggetti del monarca. Anzi, si d per scontato che chi possiede
l'imperium si impegni anche a conservare le diseguaglianze di potere economico e di
rango sociale che risultano dal dominium. (Dopo tutto, il monarca stesso ha interessi e
capacit di natura privata, che risultano dal suo essere, normalmente, un proprietario
terriero particolarmente facoltoso e d'estrazione nobiliare particolarmente elevata).
Tuttavia, quando i diritti e i privilegi in cui quelle diseguaglianze si esprimono danno
luogo a contese, il compito di dirimere le relative controversie giuridiche spetta
sempre di pi a corpi giudiziari di natura pubblica, che danno efficace espressione ai
poteri del principe, anche se alcuni di quei corpi giudiziari (si pensi ai Parlements
francesi) erano originariamente parte integrante del sistema cetuale, e talora
rivendicavano la propria derivazione da quelle origini per opporsi ai disegni
centralizzatori del monarca. Questi sono i termini essenziali del nuovo equilibrio di
potere che caratterizza lo stato assoluto.

ISTITUZIONI POLITICHE DEL SISTEMA ASSOLUTISTICO:


a) SOVRANO: ha intorno a se un dispendioso e vasto apparato utilizzato soprattutto
come cautela contro le insidie al proprio potere
b) CORTE:
1) vertice dellordinamento politico
2) neutralizza le resistenze dei nobili e dei ceti
3) funzione simbolica (rappresenta ed impersonifica la funzione pubblica)

APPARATI AMMINISTRATIVI DEL SISTEMA ASSOLUTISTICO:


Si possono analizzare guardando agli sviluppi in due diversi paesi:
a) FRANCIA (patrimonialismo) - La corte ha un ruolo importante ed affiancata dai
consigli.
b) PRUSSIA (burocrazia rudimentale) - gli apparati amministrativi e militari
svolgono la funzione della corte.

a) FRANCIA (patrimonialismo amministrativo)

Da un lato il monarca e la corte si posero come solo centro di formazione delle


politiche, dallaltro venne messo a punto un nuovo sistema amministrativo per
stabilire un nuovo rapporto diretto (e meno mediato dal sistema cetuale) tra quel
centro ed il paese. Al vertice dellintero contesto vi il Re che personifica non solo la
propria dinastia, ma anche lo stato francese.
CONSIGLI: Sono organismi collegiali con funzione decisionale ed esecutiva, che danno
consiglio ed aiuto al principe. Il principe vuole circondarsi di persone per non delegare
troppo potere in ununica persona. Sono giustapposti e parzialmente sovrapposti alla
corte, al servizio diretto del re.

Quello francese non pu tuttavia essere considerato un modello:


a) Le cariche pubbliche sono concesse dietro il pagamento di una somma e sono
trasmissibili ereditariamente
b) sono anche trasferibili a terzi
c) per il solo status di nobilt si avevano privilegi e si potevano esercitare funzioni
giudiziarie.
b) PRUSSIA (burocrazia rudimentale) / ASSOLUTISMO ILLUMINATO

La CORTE ha una minore importanza rispetto agli apparati amministrativi e


militari
Emergono REGOLE DI DIRITTO PUBBLICO che incidono sull' apparato
amministrativo e sul rapporto tra sovrani e funzionari.
I FUNZIONARI
a) sono guidati da regole e non dal solo sovrano (si ha una spersonalizzazione ed
una istituzionalizzazione del potere)
b) sono specializzati e selezionati (Weber) attraverso esami pubblici che ne
verificano la preparazione e le competenze.
c) sono remunerati in base alle mansioni svolte
Il sistema di BUROCRAZIA RUDIMENTALE:
a) parziale sovrapposizione tra servizi amministrativi, civili e militari.
b) preferenza accordata a un personale di estradizione aristocratica locale
(JUNKER) nellassegnazione delle cariche
c) diffuse unit operative (collegi): preferenza accordata agli organi collegiali
rispetto ai monocratici

Dal punto di vista del modello burocratico, nella forma pi evoluta e sistematica che
assume nell'Ottocento, queste caratteristiche (sovrapposizione, personale
aristocratico, unit operative) rendevano alquanto arcaico il sistema amministrativo
prussiano settecentesco. Eppure questo, a chi lo consideri invece dal punto di vista
delle forme amministrative che lo avevano preceduto, rende la Prussia un esempio
maiuscolo di quella forma avanzata di assolutismo politico che in seguito gli storici
designarono a lungo come assolutismo illuminato
Questa fase della vicenda assolutista venne concepita e caldeggiata dai suoi teorici, in
Prussia e in alcuni altri paesi, come il passaggio ad una nuova forma statale, in cui
l'accento veniva posto su attivit amministrativa non espressamente di natura
militare, e che veniva denominata Polizeystaat stato di polizia.

STATO DI POLIZIA (POLYZEISTAAT)

POLIZIA = insieme di istituzioni volute dal principe per assicurare il benessere alla
popolazione (assicurando uno standard di condizioni igieniche, di cultura) ed esercitare
lordine (esercizio del potere politico legittimo).

POLIZYESTAAT = il principe si faceva carico di promuovere lo sviluppo delle risorse del


paese e di accrescere il benessere della popola-zione. A tal fine, lo stato si incaricava
di avviare, dirigere, e regolare molte attivit sociali che a suo tempo competevano,
semmai, a individui privati e ai gruppi che questi formavano. Per fare questo, lo stato
si serviva precipuamente di un insieme costantemente accresciuto e modificato, di
Ordnungen, ordinanze, ciascuna espressamente pensata in vista dei fini suddetti, e
tutte promulgate e fatte valere da un corpo di funzionari.

OBIETTIVI DEL SOVRANO nel realizzare lo Stato di Polizia:


Prosperit economica prelievo fiscale politica di potenza
STATO LIBERALE

Una conseguenza significativa del passaggio dal sistema governo basato sui ceti
all'assolutismo, e delle vicende di questo, era stata l'emergere della societ civile
intesa come complesso di fenomeni relativamente autonomi generati dalle attivit
private degli individui, e concernenti in primo luogo la produzione della ricchezza e la
sua distribuzione tra i principali gruppi sociali. Fino allassolutismo stato e societ civile
erano separati. Ma nellimpostazione dellassolutismo illuminato il sovrano comincia ad
incidere nel dominius dei suoi sudditi con politiche che condizionano il mercato.
Questo ledeva soprattutto gli interessi della borghesia, che avanza richieste nel senso
di un potere politico pi certo ed assoggettato al dominio della legge.

COSTITUZIONALISMO

Lassolutismo in tutte le sue forme richiede la concentrazione del potere; il


costituzionalismo, al contrario, la ripartizione del potere

Assolutismo Costituzionalismo
Concentrazione del Potere Divisione del Potere
Potere sciolto da vincoli-Absolutus Potere sottoposto a vincoli
Societ: oggetto di dominio strumento Stato: strumento dello sviluppo
per realizzare interessi dello stato autonomo della societ

Nel costituzionalismo vi quindi un capovolgimento del rapporto stato / societ.


Le condizioni rivelatisi necessarie per la affermazione di questa nuova forma di stato
sono:
a) crescita economica e culturale: la ricchezza libera energia che pu essere rivolta
al soddisfacimento di beni secondari;
b) Borghesia non pi interessata a concorrere con laristocrazia
c) fallimento del progetto assolutista

PRINCIPI FONDAMENTALI DEL COSTITUZIONALISMO

a) SEPARZIONE DEI POTERI Il potere, anche se assoluto, non pu risiedere in un


unico centro, ma deve essere suddiviso in pi centri che si bilanciano
vicendevolmente.
b) TUTELA DEI DIRITTI Anche il potere limitato dal diritto.

INGHILTERRA

Istituzionalizzazione del sistema costituzionalista favorito da:


posizione geografica (isola: pi facile tutelare i confini)
modernizzazione economica: primi passi della rivoluzione industriale
emergere della societ civile:
la politica diventa oggetto di discussione
istituzionalizzazione del parlamento
progressivo allargamento base elettorale
Grazie a queste circostanze, sin dalla fine del Seicento era possibile vedere
istituzionalizzati, in Inghilterra i due principi fondamentali dell'ideologia
costituzionalista. Come dice la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
(1789): Una societ che non assicura la tutela dei diritti e dove non sia istituita la
separazione dei poteri manca di costituzione. Come risulta appunto dal caso inglese,
questi due principi sono strettamente connessi: la sicurezza dei diritti (che secondo
Montesquieu defluisce la libert) richiede che la legge sia indipendente dal governo e
al di sopra di esso; ma questi due requisiti possono essere garantiti solo da un potere
giudiziario indipendente dal governo: i poteri statuali devono agire come pesi e
contrappesi per evitare di far convergere tutto il potere solo su di uno di essi.

Parlamento: frutto di un processo di centralizzazione del potere, nasce come


assemblea cetuale. E plenipotenziario, i temi del giorno sono frutto di
autodeterminazione. Tra tante caratteristiche due sono per molto importanti, in
quanto rappresentano i cardini del costituzionalismo:
a) lopposizione legittimata
b) a partire dal 700 gi un organo rappresentativo

CARATTERI DELLO STATO LIBERALE OTTOCENTESCO

a) ISTITUZIONI POLITICHE

Si ha un processo di democratizzazione delle istituzioni politiche:


anche gli organi assembleari che rappresentano la collettivit sono regolati e
limitati con norme;
Le elezioni sono il metodo ordinario per scegliere la collettivit. I canditati da
eleggere sono scelti in base a titolo di studio e/o censo.

b) APPARATI AMMINISTRATIVI

il diritto definisce lambito di competenza degli apparati


il diritto regola lassunzione di decisioni allinterno degli apparati

c) CARATTERISTICHE DEL PERSONALE AMMINISTRATIVO

limitate funzioni della pubblica amministrazione


le nuove figure personali in seno allamministrazione sono regolate dal diritto
il personale viene selezionato con metodi selettivi e meritocratici

Questi aspetti nuovi della composizione e delle pratiche operative degli organi
statali non devono farci dimenticare che lo stato liberale, costituzionale,
rappresentativo dell'Ottocento continuava ad avere a che fare con l'esercizio del
dominio, per diverse che ne fossero le forme rispetto al precedente stato assolutista.
Max Weber indica questo chiaramente nella sua disamina della forma moderna
di rappresentanza politica; la caratterizza come libera perch non concesso agli
elettori di vincolare i rappresentanti tramite un mandato (come era possibile fare in
certi sistemi cetuali); ma ci che ne risulta, scrive, che rispetto all'elettore il
rappresentante tipico si configura non come un servitore (Diener) ma come un
signore (Herr).

STATO LIBERALE DEMOCRATICO

Democratizzazione dello stato liberale quale frutto dellincontro di due correnti di


pensiero:
a) corrente liberale-costituzionale, b) corrente democratica.
La costituzionalizzazione del processo politico, originariamente richiesta
prevalentemente dalle classi medie, cominci in seguito a produrre effetti positivi
anche per altri gruppi sociali.

Il processo di democratizzazione supportato da:


identificazione di un diritto alla libert
modernizzazione economica
progressiva universalizzazione del suffragio che ampli l'elettorato a tal punto
da incidere profondamente sulla natura stessa del processo politico.

Possiamo discutere schematicamente tre tipi di mutamenti che caratterizzano la


natura e la portata del passaggio dalla fase liberale alla fase democratica nello
sviluppo dello stato: a) i mutamenti che concernono principalmente sulla composizione
del personale politico; b) quelli che incidono sul modo di funzionare delle istituzioni
politiche, a cominciare dai corpi legislativi; e c) quelli che concernono la tematica di
quelle istituzioni, il contenuto delle loro attivit. Vediamo brevemente questi
mutamenti nell'ordine indicato.
a) NUOVI ATTORI POLITICI: I PARTITI DI MASSA. L'ingresso nella politica di masse
popolari sempre pi vaste poteva venire promosso e gestito solo da nuovi enti politici -
i partiti organizzati, di massa. Questi vennero creati e diretti in buona parte da un
personale politico di nuovo tipo che nello svolgere quei compiti ebbe come obiettivo la
possibilit di accedere a importanti istituzioni statali (a cominciare dai corpi legislativi)
o quanto meno di esercitare influenza sulle loro decisioni. Questo personale era
diverso dai notabili, cio da chi doveva il proprio ruolo nel processo politico e in
particolare legislativo all'appartenenza al ceto dei possidenti o (meno spesso) a
qualifiche di carattere professionale e culturale. In particolare, i componenti del nuovo
personale politico, che vivessero o meno per la politica, erano per lo pi costretti dalla
propria posizione economico-sociale a vivere di politica A causa di ci, il processo di
democratizzazione acceler e rese pi diffusa quella presuntuosa, impaziente e avida
caccia al successo e quell'arrembaggio a posizioni di potere (per quanto infime) che la
fine dell'ancien regime aveva scatenato in Francia. Questa caccia al successo aveva
come obbiettivo non soltanto le posizioni ufficiali precedentemente riservate ai ceti
privilegiati, ma anche posizioni di tipo dirigenziale o burocratico entro organizzazioni
politiche o para-politiche di tipo nuovo.
B). NUOVE MODALITA DI FUNZIONAMENTO DELLE ISTITUZIONI POLITICHE In ogni caso
lingresso dei partiti di massa negli organi elettivi, centrali nella costituzione liberale
per via delle loro responsabilit legislative, modificava il loro funzionamento. In
particolare, ne divideva i componenti assegnando a ciascuno un gruppo parlamentare
generalmente pi stabile. Con la democratizzazione dei sistemi liberali diventano
protagonisti del processo di formazione delle politiche gli stessi partiti organizzati,
ciascuno caratterizzato da una particolare ideologia o programma.
c) NUOVI CONTENUTI DEL PROCESSO POLITICO. Infine cambiarono non solo le modalit
ma anche i contenuti dei processi decisionali del processo legislativo, che vennero a
comprendere obiettivi nuovi dellazione statale: lintento politico dei gruppi che in
precedenza monopolizzavano la rappresentanza era stato soprattutto di limitare
lazione statale, al fine di accrescere la portata dei fenomeni di mercato. Ora, per,
con lestendersi del suffragio cominciano ad acquisire una qualche capacit
d'incidenza politica dei gruppi a cui non importa particolarmente rispettare
l'autonomia del mercato gruppi piccolo-borghesi che cercano di conservare uno spazio
economico per lo pi marginale rispetto al mercato, o gruppi di provenienza operaia,
che devono la loro esistenza al mercato, ma che, mancando di capitale, trovano
quell'esistenza dura e talora intollerabile.

Date le dimensioni e la rilevanza qualitativa di questi mutamenti che pi o meno


chiaramente si accompagnano alla democratizzazione dei sistemi politici occidentali,
perch insistere a designarli come liberai-democratici? Per via di due importanti
elementi di continuit tra il nuovo ambiente politico e quello precedente,
specificamente liberale:
a) i partiti che organizzarono l'ingresso nella politica delle masse sostanzialmente,
salvo qualche eccezione, rispettarono alcuni importanti legati della politica liberale:
trovarono gi in esistenza le istituzioni della sfera pubblica (principio della
rappresentanza, principio della divisione dei poteri tra gli organi statali, modello
burocratico), se ne servirono, ma anche si impegnarono a mantenerle;
b) tutte le forze sociali significative a cui la democratizzazione dette voce in
capitolo, compresa la classe operaia, accettarono fondamentalmente il ruolo del
capitale privato nello sviluppo dell'economia di tipo industriale e la divisione di classe
che ne risultava.

ATTIVITA DELLO STATO

Per quanto concerne la crescente differenziazione interna dello stato, e la crescente


diversit delle sue attivit secondo Renate Mayntz (sociologa tedesca) le attivit
statali ricadono entro cinque categorie:
a) regolare i rapporti tra una determinata societ nazionale e le altre (garanzia e
difesa dei confini, tutela dalle aggressioni esterne);
b) regolare i rapporti tra soggetti individuali o collettivi entro la societ (ordine
interno tra i membri dello stesso sistema, compiti di polizia, ministero di grazia e
giustizia, ministero dellinterno);
c) mettere risorse a disposizione del sistema politico-amministrativo (riscossione
dei tributi: ministero finanze, ministero tesoro);
d) fornire servizi intesi a soddisfare bisogni collettivi diversi da quelli a cui si
riferiscono le prime due categorie (Prestazione di servizi e di assistenza alla
collettivit: sanit, pubblica istruzione);
e) orientare lo sviluppo sociale verso determinati obiettivi, quali ad esempio
accresciuta integrazione nazionale, eguaglianza sociale, crescita dell'economia,
migliore sanit pubblica, o migliore istruzione (programmazione economica, supporto
alle imprese, promozione uguaglianza sociale).
I punti a) b) c) sono i BISOGNI PRIMARI, che definiscono lo stato stesso e che trovano
nei primi ministeri storici dello stato europeo le sedi tipiche in cui vengono
programmate e condotte;
I punti d) e) sono il WELFARE STATE (STATO DEL BENESSERE): la crescita del personale
e della spesa statali che caratterizza la seconda met dell'Ottocento e tutto il nostro
secolo, e quasi tutti gli sviluppi organizzativi dovuti alla formazione di nuovi ministeri e
altri enti, si devono al fatto che lo stato si coinvolge sempre pi in attivit delle ultime
due categorie di compiti.

CAUSE DELLA CRESCITA DELLO STATO

1. GUERRA TOTALE - la guerra costituisce un aspetto costante dell'esistenza dello


stato ( una esperienza continuamente possibile anche se non continuamente
vissuta); la guerra varia enormemente nella sua configurazione storica; e spesso
innovazioni cospicue nei modi di combatterla e nella struttura delle forze armate,
hanno provocato mutamenti altrettanto significativi negli assetti politici. L'avvento
della guerra totale (o la grande depressione, per fare un altro esempio)
sostanzialmente non fa che intensificare e accelerare gli effetti di cause ancora pi
vaste e persistenti, inerenti alla struttura della societ occidentale e in particolare alle
sue istituzioni politiche.
2. LATO DELLA DOMANDA - i vari gruppi che compongono la societ hanno
interesse a che lo stato sistematicamente accerti, controlli, e si faccia carico di aspetti
della propria esistenza precedentemente determinati esclusivamente da altri aspetti,
non politici, del processo sociale. Cercano quindi, con maggiore o minore successo, di
indurre le autorit pubbliche a intraprendere nuove politiche che incidano su quegli
aspetti.
3. LATO DELLA OFFERTA - le iniziative corrispondono allinteresse che le autorit
medesime hanno ad accrescere le risorse sociali di cui fanno uso e che distribuiscono,
e ad accrescere la discrezionalit del proprio operare. Per essere in grado di affrontare
tali nuovi compiti, risulta loro spesso necessario assegnare nuove risorse e nuove
facolt a determinate componenti dell'apparato statale, aumentarne il personale, o
costituire nuove unit.

1. GUERRA TOTALE
Guerra totale: un conflitto militare che una societ nazionale pu intraprendere e
portare avanti con qualche speranza di successo soltanto se vi impegna, esponendola
ai rischi di usura e distruzione caratteristici della guerra, una quota assai alta delle sue
risorse materiali e umane.
Tra le cause di questo fenomeno vanno segnalati due mutamenti, strettamente
connessi relativi all'aspetto propriamente militare della guerra: la sua
massificazione, il fatto cio che coinvolge strati sempre pi ampi della popolazione;
e il ricorso, nella condotta della guerra, a processi industriali e tecnici che rendono
possibile a un paese belligerante attaccare a distanza, con l'artiglieria e l'aviazione,
non soltanto le truppe del paese nemico ma anche i suoi centri demografici e
produttivi.
Lo stato si situa tra questi due gruppi di variabili. Durante l'intero corso della sua
vicenda storica sempre stato il protagonista del fenomeno della guerra; ma nel
nostro secolo la guerra totale lo ha costretto a incaricarsi molto pi direttamente e
intensamente di prima della produzione e del prelievo delle risorse necessarie per
affrontare lo sforzo bellico, e a cercare di gestire l'incidenza di quei processi (e delle
attivit del nemico) sulla propria popolazione. A guerra finita gli assetti sperimentati
durante la guerra vennero solo parzialmente smobilitati; e in ogni caso rimasero nella
memoria collettiva del paese, a indicare quali fossero la portata e l'efficacia potenziali
di quegli e altri modi di coinvolgere lo stato nella gestione degli affari della societ.
Quanto alle relative spese pubbliche, queste si ridussero notevolmente alla fine di
entrambi i conflitti ma non ritornarono ai livelli da cui erano partite.
Erano state cause della lievitazione della spesa pubblica:
a) EFFETTO DISLOCAZIONE (WAGNER): le crisi periodiche di uno stato vengono
sfruttate per aumentare la soglia di tolleranza alla pressione fiscale;
b) Modifica dei PROCESSI DECISIONALI. Mentre nella prima guerra mondiale erano
trilateri (stato/forze imprenditoriali/classi lavoratrici), nella seconda vengono accentrati
nello stato;

2. LATO DELLA DOMANDA

Il lato della domanda ha attori collettivi, diversi da quelli direttamente impegnati nella
formazione delle politiche e nell'amministrazione pubblica, che nel corso del secolo
hanno avuto interesse a promuovere un pi ampio coinvolgimento delle istituzioni
statali nella gestione degli affari sociali, e a mettere a punto e condizionare le politiche
che ne risultavano. Questi attori sono:
a) Gruppi economici subalterni
b) Gruppi economici dominanti
c) Gruppi di interessi non economici
d) partiti politici

a) Gruppi economici subalterni


Vari gruppi in posizione di mercato svantaggiosa - principalmente, lavoratori
dipendenti - videro un modo per moderare la propria posizione di svantaggio
nell'ampliamento del suffragio e nei processi di rappresentanza e di legislazione
connessi con quello. Per comprendere questo fenomeno bisogna riferirsi alla
allocazione del potere sociale che si aveva: il potere economico apparteneva alla
borghesia, e alcune parti di questa condividevano il potere normativo con i residui di
precedenti gruppi dominanti. Di conseguenza, chi si trovava in condizione d'inferiorit
economica veniva indotto a servirsi dell'unica forma di potere sociale di cui
disponesse, il potere politico messo a sua disposizione dalla partecipazione elettorale,
per accrescere la portata dell'azione statale e renderla pi significativa e penetrante,
al fine di limitare l'incidenza di quella inferiorit economica sulla propria situazione
sociale complessiva.
Anche se i partiti socialisti e laburisti forniscono esempi salienti di questa strategia, ci
sono tre ragioni per non considerare la classe operaia nel suo insieme come la sola
beneficiaria di essa: 1) quella classe non era sempre unitariamente rappresentata,
politicamente o sindacalmente; 2) le strategie rivolte a mobilitare l'azione statale a
difesa di interessi economicamente deboli vennero spesso adottate, quanto meno con
lo stesso successo della classe operaia, anche da ceti medi e medio-bassi, piccolo-
borghesi, intenti a proteggere l'alveo economico ai margini del mercato in cui si
arroccavano; 3) quei miglioramenti erano dovuti anche ad altri fattori, che vanno dal
drastico accrescimento della produttivit industriale causato dal progresso tecnologico
al ricorso sempre pi frequente a pratiche contraccettive da parte degli strati popolari.
Nel passaggio dallo stato liberale a quello liberal democratico i gruppi economici
subalterni hanno quindi influito: 1 - nella trasformazione del personale politico; 2-
nella trasformazione dei temi e dei contenuti delle modalit di azione degli interventi
dello stato.

b) Gruppi economici dominanti


Per potersi instaurare e per funzionare, il mercato ha avuto sempre bisogno di veder
soddisfatti dallo stato specifici requisiti, che vanno dalla fornitura di servizi giudiziari e
di polizia, al controllo della valuta, al contenimento e (se necessario) alla repressione
delle sfide pi minacciose provenienti dalla classe operaia. Le borghesie nazionali non
hanno mai esitato a richiedere allo stato politiche commerciali e coloniali che le
assicurassero, per quanto possibile, mercati interni ed esterni in cui comprare a prezzi
bassi e vendere a prezzi alti.
Le loro pressioni influenzano quindi il mercato, soprattutto verso una politica di tipo
protezionista. Intrattengono rapporti con particolari settori istituzionali tramite canali
preferenziali; sono coinvolti nelle decisioni e nella realizzazione delle politiche. A volte
agiscono in modo illegittimo, fuori dagli schemi della legge.

c) Gruppi di interessi non economici


d) Partiti politici

3. LATO DELLA OFFERTA

Se dal lato della domanda lo stato accresce e diversifica la propria azione per far
fronte a un vuoto di regolamentazione sociale e per porre rimedio alla scarsit o
cattiva distribuzione di risorse dovuta alla natura spontanea, non-programmata, di
molti cambiamenti economico-sociali e al ritardo con cui si formano nuove norme
spontanee, tanto da poter essere definito uno stato servizievole, in quanto
coscienziosamente intento a rispondere a crescenti richieste sociali (chi invece
interpreti gli stessi fenomeni come dovuti alle pressioni esercitate sullo stato da forze
economiche dominanti che lo stato aiuta ad esercitare il dominio, propone
l'espressione stato partigiano), dal lato dell offerta si pu parlare di stato
invadente.
Lampliamento e la diversificazione dell'attivit dello stato sono da ricondurre non solo
a (per cos dire) l'attrazione (pull) esercitata sullo stato da interessi propri di questa o
quella parte sociale, ma anche alla spinta (push) di interessi che fanno capo allo
stato stesso, o quanto meno a specifiche parti di esso. Questi interessi tendono
sostanzialmente ad aumentare la portata e il quantum di discrezionalit di cui godono
gli assetti politici e amministrativi, e a far crescere la quota delle risorse sociali che
quegli assetti controllano e gestiscono.
Fattori di queste tendenze sono:
a) Auto-referenzialit
b) Partiti politici
c) Nuove competenze del personale ai vertici dellamministrazione: al vertice
d) Nuovo personale attivo alla base dellamministrazione: alla base

a) Auto-referenzialit

DIFFERENZIAZIONE ISTITUZIONALE: divisione del lavoro e specializzazione del singolo


AUTOREFERENZIALIT: ogni parte difende la sua logica
COMPETIZIONE: tentativo di accaparrarsi maggiori quote possibili delle risorse
disponibili.

Nel caso vi siano risorse disponibili si profilano due possibilit:


1 - CONFLITTO A SOMMA ZERO: Si ha quando le risorse disponibili sono limitate e
definite. Il conflitto si risolve nella perdita di una parte qualora unaltra ottenga la
maggioranza delle risorse
2 - CONFLITTO A SOMMA MAGGIORE DI ZERO: esiste un surplus di risorse
disponibili che fa s che nessuno resti a mani vuote.

b) Partiti Politici
I partiti di governo possono orientare lazione dello stato. Mentre tradizionalmente si
riteneva che il rapporto tra politica ed amministrazione fosse il rapporto tra le due
separate sfere dei funzionari decisionali e dei funzionari di esecuzione, ci si accorti
come di fatto i partiti possono avere (ma non necessariamente hanno) una presa sulla
pubblica amministrazione (che tuttavia a volte resta autonoma e non influenzata dai
partiti).

c) Nuove competenze del personale ai vertici dellamministrazione: al vertice


Innanzitutto lo stato, nei paesi liberal-democratici, mobilita sempre pi (e fino a un
certo senso ne viene mobilitato) nuove forme di sapere e expertise elaborate da
discipline e praticate da professioni precedentemente inesistenti o escluse. A partire
dalla met del secolo poi, la composizione del personale insediato in settori e livelli
strategicamente significativi dell'apparato statale e le modalit del linguaggio e del
modo di agire di quel personale cominciano a riflettere l'aspirazione a un modo
consapevolmente nuovo di formare le decisioni politiche, in cui la scelta stessa degli
obiettivi, non soltanto la maniera di raggiungerli, si presenta come dettata da
ragionamenti assai raffinati, scientificamente controllati, sicuri delle proprie premesse
empiriche e teoriche (TECNOCRAZIA). A partire da questo momento, l'espansione e la
differenziazione dello stato vengono sospinte anche dal proposito dichiarato di mettere
a profitto cospicue risorse intellettuali di recente formazione, in grado (si dice) di
orientare e controllare dallalto i processi sociali. Queste risorse si basano sui saperi
professionali propri degli specialisti. Questo nuovo personale che si viene inserendo ai
livelli pi alti delle sedi di formazione delle politiche e di programmazione della loro
esecuzione portato a proporre nuove attivit statali o a sperimentare modi nuovi di
eseguire le attivit tradizionali.
Riassumendo:
Necessit che il personale ai vertici dellamministrazione abbia conoscenza degli
sviluppi del settore in cui sono chiamati a svolgere il loro operato sviluppo di nuove
competenze richiesta nuove risorse.

d) Nuovo personale attivo alla base dellamministrazione: alla base


Quanto affermato prima per i vertici della Pubblica Amministrazione pu essere
riproposto per i livelli pi bassi di quella macchina, e particolarmente dei settori di
essa in cui si espresso il welfare state (specialmente a livello locale). Ciascuno di
quei settori diviene la nicchia di una professione talora (pi o meno) nuova, ma
comunque in notevole crescita, ai cui componenti naturalmente interessa che la
professione nel suo insieme goda di sicurezza d'impiego, di condizioni di lavoro
sempre migliori, e di prospettive di carriera soddisfacenti.
Riassumendo:
Sviluppo di nuove competenze, crescita dello stato sociale richiesta di nuovo
personale attivo alla base dellamministrazione richiesta nuove risorse.

ENTROPIA DELLO STATO MODERNO

In pieno contrasto con i principi della rappresentanza dei sistemi democratici, il potere
politico si sposta dalle istituzioni rappresentative a quelle amministrative.
Ci avviene in diversi modi e per diversi fattori:
a) espansione del settore amministrativo
b) indebolimento del legame politica-amministrazione
c) politica burocratica
d) governo invisibile (poggi: poteri occulti)
e) diminuzione incidenza dei partiti

a) Espansione del settore amministrativo


Lamministrazione ha un vantaggio strutturale rispetto alle istituzioni politiche:
Amministrazione: lavora sulle aspettative conoscitive. Segue simultaneamente pi
problematiche ed opera in modo consequenziale per garantire la partecipazione al
dibattito e la trasparenza nelle decisioni
Istituzioni Politiche: sono specializzate e si basano su aspettative normative. Non si
possono espandere come le amministrazioni.

b) Indebolimento del legame politica-amministrazione


Causa principale il crescente ruolo dellalta dirigenza amministrativa. Gruppo
professionale molto selettivo di dimensione modeste che opera come intercapedine e
giuntura tra il vertice politico e la restante amministrazione (che potremo dire di base).
Lalta amministrazione svolge un ruolo autonomo e non controbilanciato estraneo
allasse amministrazione (quale raccoglitrice ed elaboratrice delle informazioni e
conoscenze necessarie per il funzionamento delle istituzioni politiche) - politica (che
controlla la pubblica amministrazione attraverso vari strumenti, tra cui il bilancio).

c) Politica burocratica
Per essere efficace la amministrazione non solo deve operare decisioni politiche, ma
deve essere in grado di scegliere i gruppi di pressione, detentori del potere reale, con
cui intrattenere dei rapporti onde arrivare al risultato sperato.

d) Poteri occulti:
consulenti ed esperti che collaborano con i politici in un rapporto di affinit
ideologica, lealt;
personale di raccordo tra organi politici ed organi amministrativi (lottizzazione);
servizi segreti;
infiltrazioni criminalit organizzata

e) Diminuzione incidenza dei partiti


I partiti sono depotenziati, perdono incisivit a causa della economicizzazione della
politica e della crisi di fiducia nei loro confronti.

Politica e Comunit

Politica: quellaspetto dellattivit umana che ha come oggetto il governo della


societ, cio la costruzione, il mantenimento e lo sviluppo dello Stato. Si occupa
dallintegrazione e cooperazione delle molteplici attivit sociali, economiche e culturali
dei cittadini, stabilendo principi e regole accettati dalla popolazione e garantiti da un
apparato di controllo. Monopolio della coercizione. Legittimit.

Comunit:
- Aristotele: gruppo di persone con valori, interessi e credenze in comune.
- Pizzorno: a) raggruppamento umano localizzato, entro la quale si realizza un
sistema di rapporti sociali fondati sulla prossimit territoriale per cui il
linguaggio comune chiamer comunit la federazione, la nazione come il
villaggio. b) comunit dove dominano i rapporti di ordine personale.
- In sociologia la comunit indica specifiche relazioni sociali individuate attraverso
la definizione degli spazi che occupano in termini geografici e in termini
relazionali ed inoltre dei contenuti che ispirano lazione dei loro membri.

Tonnies: Esistono tre forme di comunit, dove la societ il pubblico:


1) La parentela-Comunit di sangue.
2) Il vicinato- Comunit di Luogo
3) Lamicizia- Comunit di spirito.

Lelemento caratterizzante di queste comunit lidem sentire cio una comunanza


del sentire che per sua natura non contrattuale e tacita.

Weber: comunit ogni relazione sociale in cui la disposizione allagire poggia su un


senso di comune appartenenza, di tipo affettivo o tradizionale. Il senso comune di
appartenenza basato sulla fedelt e sulle tradizioni, differenzia la comunit
dallassociazione che si basa su un legame di interessi basato sulla fiducia. Per Weber
lagire sociale caratterizzato da due requisiti: riferito ad altri e non a se stessi ed
dotato di un senso intenzionato soggettivamente (motivazioni) dallagente.

Parson:
1- Definizione basata sullunit territoriale, interazione dovuta alle attivit
quotidiane.
2- Comunit societaria: basata sulla lealt del singolo soggetto verso la collettivit
di cui membro. Essa fulcro della solidariet o mutua lealt e costituisce la
base consensuale sottostante allintegrit politica.
Esistono quattro modelli di costruzione della societ che corrispondono a quattro
diversi modelli di relazione tra la politica e la comunit:
1) Il primo modello appartenenza quello proprio del mondo premoderno, Prime
forme di potere tradizionale premoderno erano, a carattere comunitario
(patriarcalismo, gerontocrazia). Anche i poteri successivi (imperi monarchie),
assumevano il potere con la coercizione, ma avevano comunque bisogno di
fondare la propria legittimit su componenti di carattere comunitario (religioso,
di stirpe ecc.)
2) Il secondo modello legalit e appartenenza corrisponde alla fase di State
Building degli STATI Nazionali che va dal XIX al termine della prima guerra
mondiale. In questo periodo si nota un evoluzione da comunit politica a Stato.
3) Il terzo modello cittadinanza e appartenenza corrisponde allo Stato Sociale
indebolimento della comunit. Il modello di societ, di regolazione sociale e di
relazioni tra comunit e politica poggia ora sul principio fondamentale della
cittadinanza. Emergono appartenenze plurali.
4) Il quarto modello cittadinanza universale e appartenenza tuttora in
costruzione riguarda la crisi dello Stato del Welfare e dello stato Nazionale
influenzati dai processi di globalizzazione. Si ha un processo di economizzazione
della politica e di universalismo giuridico. Negli anni pi recenti si segnala da pi
parti l'emergere di nuove forme e soprattutto di nuove domande di comunit,
spesso dovute ai fenomeni di precariet mancanza di sicurezza e di identit che
percepisce l'individuo. Concetto di cittadinanza globale

1) Ogni comunit primaria si basava sulla convivenza e la condivisione di beni


materiali scarsi. Weber spiega che allinterno delle maggiori comunit
domestiche o primarie nata la prima spinta verso forme pi evolute di
organizzazione economica e politica. Infatti con il tempo si passati da un
economia di consumo ad una di mercato. Le forme pi antiche di potere hanno
carattere comunitario: patriarcalismo, gerontocrazia sono forme di potere
attribuito che non si ripresenter fino alle moderne democrazie, infatti i sistemi
di potere successivi si baseranno sullappropriazione. La comunit politica
quindi formata da componenti strutturali come coercizione fisica e territorio che
la caratterizzano rispetto alle altre aggregazioni sociali e comunitarie, e da
componenti culturali che servono a legittimare il potere.

2) Nel periodo del XVIII secolo si creano delle tensioni fra comunit, societ e
politica che vengono risolte in modi diversi:
1- Attraverso forme di governo e soluzioni istituzionali capaci di integrare le
diverse comunit territoriali nel nuovo Stato mediante la forza militare e con
efficaci incentivi e disincentivi.
2- Attraverso lelaborazione di un idea di Nazione come comunit di un popolo su
un territorio grande quanto un Stato, fondata su comuni basi linguistiche, ecc.
Questi valori sono stati cimentati nella lotta per lindipendenza e la libert
nazionale.

Per Weber ci che distingue una comunit politica da uno Stato : la


frammentazione ovvero la monopolizzazione delluso della forza su un ampio
territorio e i contenuti della legittimazione, legati, in un caso, al senso dellagire di
comunit (tradizioni) e nellaltro ai fondamenti razionali di unassociazione che
assume la forma di ordinamento istituzionale fondato su leggi positive.

3) Nello Stato Sociale si sono verificati molti mutamenti nei rapporti tra comunit e
politica:
a) sul piano sociale lavanzata dei modelli di vita urbana e industriale con i
massicci fenomeni di mobilit sociale hanno contribuito allo spostamento delle
persone.
b) sul piano economico lo stato si fa carico di servizi prima in carico alla
famiglia.
c) sul piano culturale la crescita dellistruzione di massa ha portato alla
secolarizzazione e al politeismo valoriale.
d) sul piano politico lespansione del suffragio universale, dei processi di
partecipazione e di democratizzazione.

In merito a queste trasformazioni cresciuta una nuova societ, organizzata secondo


nuovi procedimenti di differenziazione sociale e strutturale, di stratificazione in
numerose classi e ceti.

Tensioni: tre le comunit tradizionale e la democratizzazione, tra lagire comunitario, la


secolarizzazione e lindividualismo.

Marshall nei suoi studi sulla cittadinanza ha individuato che il processo di formazione
della Cittadinanza che da civile(propriet) a sociale (diritti sociali), passando dalla
politica(voto), seguito anche dallo Stato che da quello Costituzionale Ottocentesco
diventa Stato del Welfare.

Tipi Periodo Storico Spinte Esito


Appartenenza e Epoca premoderna Superamento Comunit politico
politica economia di dal patriarcalismo
autoconsumo; alla monarchia.
Appropriazione di
risorse e territori
oltre i confini della
comunit
domestica.
Legalit e XVIII e XIX Differenziazione Stato nazionale-
appartenenza sociale e liberale, fondato
strutturale; sul diritto positivo,
Crescita societ con salde radici
civile e domanda di comunitarie a fini
diritti civili e politici di identit,
legittimazione ed
integrazione
Cittadinanza e XX Modernizzazione Stato del Welfare,
appartenenza sociale, economica, indebolimento
politica e funzionale e
rivendicazione valoriale e
diritti sociali privatizzazione
della comunit
Cittadinanza Dopo 1989 Globalizzazione Crisi legittimazione
universale economica; e regolazione
Crisi stato Welfare politica domanda
universale di
cittadinanza e di
radicamento.

Politica e Potere

La parola politica nata in Grecia con le formazioni delle Citt Stato, nelle precedenti
forme di socialit a carattere tribale, lordine sociale era basato sui racconti mitologici
di tipo sacrale e sulla struttura gerarchica dei vincoli di sangue. Queste comunit
tribali erano caratterizzate principalmente da uneconomia di sopravvivenza ed erano
stabili nel tempo. Lautorit veniva gestita dai capi famiglia e dai depositari della
tradizione magico-religiosa. Lintera esistenza delle persone era regolata da norme
arcaiche e tab. Nelle poleis greche invece lorganizzazione comunitaria fondata su
vincoli di solidariet ed di interesse che trascendono i vecchi legami di tipo familiare.
Lordine sociale non essendo pi sacro comincia ad essere inteso come suscettibile di
trasformazione e si tenta di trovare nuove forme di legittimazione per colore che
governano la poleis. Repubblica di Platone e la Politica di Aristotele. Con il diritto
romano si va incontro ad un graduale processo di laicizzazione della politica.

Machiavelli approccio tecnico alla politica


Ugo Grozio diritto pubblico e non pi naturale.
Hobbes, Locke teoria politica su basi empiriche.

Definizione di potere a livello personale: esigenza di autoaffermazione, richiesta di


dominio illimitata volont di dominio.
Definizione di potere a livello sociale: funzione indispensabile connessa allesigenza di
determinazione e di reciproca prevedibilit delle relazione tra individui. Quindi il potere
si configura come funzione di riduzione di complessit e coordinamento. Il potere si
manifesta come il risultato di processi collettivi di negoziazione.
Nella tradizione culturale Occidentale ci sono due concezioni del potere:
1) Sostanzialistico: il potere deriva da uninvestitura avente la sua origine
nellautorit di Dio stesso.
2) Relazionale: quando tra due o pi individui uno o pi vogliono imporsi
sullaltro. Ci pu avvenire in due modi: pura coercizione o giustificazione. Il
potere quindi una forma di definizione della relazione sociale.

Rispetto al concetto di potere va distinti quello di influenza, riferito alla capacit di


determinare il comportamento altrui attraverso la comunicazione di rappresentazioni,
valori, modelli, regole.

Paradigmi teorici del potere:


a) Paradigma delle teorie sistemico-funzionaliste, pone il problema del
mantenimento dellordine sociale e del controllo dellagire individuale,
sottolineando il carattere consensuale del potere come la capacit di assicurare
lottemperanza a obbligazioni vincolanti (Parson). Il potere visto come azione
concertata che porta al mantenimento dellordine sociale.
b) Paradigma di Weber, pone in evidenza le diverse forme di legittimazione del
potere. 1) potere tradizionale: credenza che chi esercita ha diritto a farlo grazie
al carattere sacro delle tradizioni. 2) potere legale: credenza nella legalit di
ordinamenti statuiti, e del diritto di comando di coloro che sono chiamati ad
esercitare il potere. 3) potere carismatico: in base alla forza eroica o al valore
esemplare di una persona. Il concetto di legittimazione consente di distinguere
tra potere come relazione fondata su qualche tipo di consenso, ovvero come
autorit, e dallaltra il potere inteso come possibilit che un uomo o pi
possiede di imporre il proprio volere anche contro la resistenza di altri, ovvero
inteso come potenza.
c) Paradigma del modello coercitivo: quando un rapporto pu essere definito
rapporto di potere? Il potere considerato come produzione intenzionale di
effetti, ovvero come intervento attivo nei processi di decisione. Dahl: si diche
che A ha potere su B quando A produce effetti su B in maniera contraria agli
interessi di B. Questo paradigma d risalto al carattere coercitivo del potere.
d) Paradigma delle teorie elistiche: i rapporti di potere sono un dato naturale
derivante dallineguaglianza delle capacit degli individui
e) Paradigma delle teorie che sottolineano il carattere di oggettivazione assunto
dalle strutture di potere in quanto condizionamenti determinanti dellagire
individuale. Gli individui sono prodotti del potere. Teorie strutturaliste.

Le societ funzionano, secondo lautore, non solo sulla base dellosservanza delle
regole ma anche sulla loro inosservanza, ovvero sulla capacit di trasformare le regole
in una costante oscillazione tra momenti di determinatezza e di indeterminatezza,
emergenti dalla pratica. Quindi volendo dare una definizione di potere: la capacit
individuale e collettiva di gestire le contraddizioni che nascono dal rapporto tra la
necessit di determinatezza simbolico-normativa e lindeterminatezza che deriva dalla
complessit dellagire.

Il potere individuale: sin da piccoli abbiamo un certo tipo di potere, facendo valere nei
confronti degli adulti pretese legate al bisogno di sopravvivenza, si raggiunge un
grado maggiore o minore di autonomia individuale quando si assume un identit
fondata sulla similarit comunemente accettata nel contesto sociale di appartenenza,
e la volont di essere riconosciuti dagli altri fondata sulla differenza, anche se
leccesso di singolarit esclude. Lindividuo sviluppa nel suo rapporto con gli altri il suo
potere intrinseco, nella misura in cui riesce a gestire la contraddizione tra la
determinatezza della sua identit (similarit-idem-schiavo) e lindeterminatezza della
stessa (singolarit-ipse-folle). Al potere intrinseco che pu essere usato per logiche di
dominio, deve essere congiunto il senso di responsabilit, ovvero la disponibilit a farsi
carico per altri della gestione delle contraddizioni, cosi come la capacit di amare
laltro in maniera incondizionata.

Il potere attribuito: a livello sociale il potere si manifesta come timore della capacit
coercitiva dellaltro o credenza nella legittimit di colui che esercita il comando. Il
potere attribuito o estrinseco si configura quindi come la funzione sociale che
consente di ridurre la complessit, assicurando loscillazione di cui sopra. Il potere
estrinseco quindi si articola nella funzioni di definizione degli ordini normativi, che
garantiscono le condizioni di prevedibilit (potere legislativo), di interpretazione e
applicazione discrezionale di tali ordinamenti e di controllo dellosservanza di
questultimi (potere amministrativo e giudiziario), di decisione i tutte quelle situazioni
nella quali occorre formulare progetti ed effettuare scelte in mancanza di regole
precostituite (potere esecutivo-Schmitt) la situazione di eccezione di Schmitt mette
in risalto quelle situazioni dove la gestione delle contraddizioni importante il potere
politico duale infatti e sia garante della norma ma anche normale trasgressore.
Lesercizio del potere estrinseco rischioso ed per questo che la maggior parte dei
membri della societ lo delega. Lattribuzione di potere ha due ragioni: a) oggettivo:
riduzione di complessit. b) soggettivo: responsabilit al capo e senso collettivo di
unit e potenza.
Anche qui come nel potere individuale, bisogna che esso rimanga equidistante dai due
poli estremi, se resta troppo attaccato alla determinatezza della struttura
normativa, mancher alla funzione di adattamento e decisione, viceversa il potere
rischia di diventare puro arbitrio per una troppa accentuata indeterminatezza.

Il potere come struttura: E' inteso il potere collegato alle strutture materiali attraverso
le quali si manifesta (leggi istituzioni, apparati). Quindi il potere come formato
indispensabilmente dal diritto dalle strutture materiali, anche in questo caso, viene
visto naturalmente come il mezzo per mantenere un ordine sociale, attraverso la
gestione delle contraddizioni. Rileggi. 2): E' inteso il potere collegato alle strutture
materiali attraverso le quali si manifesta (leggi istituzioni, apparati). Quindi il potere
come formato indispensabilmente dal diritto dalle strutture materiali, anche in questo
caso, viene visto naturalmente come il mezzo per mantenere un ordine sociale,
attraverso la gestione delle contraddizioni.

E possibile articolare una tipologia delle forme di potere in riferimento alle strutture e
alle risorse culturali ed economiche. Nella societ tribale si ha strutture semplici e
caratterizzate da uneconomia di sopravvivenza e dallesigenza di difesa, il potere
legato ai rapporti generazionali, ai vincoli di sangue e alla regole di scambi
matrimoniali. La scarsa flessibilit delle condizioni ambientali spiega il carattere
autoritario e sacrale che assume il potere, ovvero la prevalenza del potere come
strutture, con lo scarso spazio lasciato al potere individuale.
Nelle poleis, pi complesse dal punto di vista delle funzioni sociale, la legittimazione
del potere basata sulla definizione di regola formulate in assemblea. Prime forme di
potere individuale rilevanza del capo.
Classificazione di Luhmann:
- Le societ premoderne sono caratterizzate dalla differenziazione stratificata,
che vede laffermazione di ceti e classi, di identit comunitarie autonome
rispetto al potere centre e di corpi intermedi diversi in gradi di controllare settori
rilevanti della produzione e distribuzione delle risorse. Lunit del sistema
sociale mantenuta attraverso larticolazione di uno schema gerarchico nel
quale ogni sottosistema trova la sua collocazione nel riferimento alla struttura
dominante. La legittimazione del potere politico si fonda sul prestigio e sulla
qualit carismatiche del capo
- Nella societ moderna si affermata la differenziazione funzionale nella quale
ciascun sottosistema tende a diventare autonomi ed ad agire in maniera
particolare. Consiste nella diversificazione degli elementi della societ in base
alla funzione che hanno o al compito che devono svolgere.

Politica, Stato e Cittadinanza

Nascita Stato Moderno: La nascita dello stato moderno si avvia con le monarchia di
Francia Spagna Inghilterra, e avviene per 3 dinamiche , una economica (bisogno di un
territorio pi vasto per i commerci, e senza continue guerre locali), un'altra dinamica,
di natura intellettuale (Machiavelli), la terza, prettamente politica, ovvero l'avvio per
situazioni favorevoli, da parte del principe all'espropriazione dei poteri e terreni, da
parte di tutti i signori locali, imponendosi quindi, come detentore del monopolio della
forza, del sistema tributario

Con la nascita dello Stato Moderno la politica ritrova la centralit e lautonomia che
aveva conosciuto solo durante il periodo delle poleis greche. Si crea una macchina
politico-burocratica alle cui determinazioni non si scappa. La centralizzazione e la
monopolizzazione dei mezzi di potere su un ampio territorio introduce i confini
nazionali. Si andati incontro ad una doppia dinamica evolutiva:
a) Bottom-up
b) Top-Down

Con la nascita dello Stato Assoluto vengono tradotte tutte le categorie culturali
nellunica categoria giuridica dei sudditi. Lo sviluppo della politica dal basso si
configura come una rapporto di dare avere. I diritti civili di cittadinanza(Marshall), la
cui prima affermazione si trova nel Bill Of Rights, nascono dopo la rinuncia dei soggetti
privati a detenere le armi e a farsi giustizia da se. Lavvio dello Stato Costituzionale
spinto dalla borghesia urbana che non pu pi accettare la mancanza di libert, e da
una spinta culturale di Locke ed Hobbes. Dopo il riconoscimento dei diritti civili si
passa a quelli politici con il riconoscimento del suffragio elettorale ristretto al censo.
Nonostante ci stato verificato una disparit tra i diritti previsti e quelli
effettivamente garantiti. I diritti sociali: a fino 1800 Bismarck, grazie anche alla nascita
del partito SD, si fa promotore di provvedimenti assistenziali, tutela del lavoro e
assistenza per malattie, pagando tasse. Adesso diritti di 4 generazione.

Periodo Caratteri del Potere Tipi di Istituzioni Unit elementari


Politico
Medievale Pluralit di poteri di Feudi Famiglie
tipo personale o Comuni Clan
comunitario Signorie Ceti
Moderno Unit di potere di Stato Assolutistico Sudditi
tipo personale-
Monarchia
Contemporaneo Unit di potere di Stato Cittadini
tipo amministrativo Costituzionale
e impersonale
Classificazione di Linz degli Stati non Democratici: 45%:
a) Regimi autoritari: autoritario un sistema politico con pluralismo politico
limitato e non responsabile, senza una elaborata ideologia guida, ma con
mentalit caratteristiche, senza mobilitazione politica estesa o intensa, tranne
che in alcuni momenti del suo sviluppo, e con un leader o piccolo gruppo che
esercita il potere entro limiti formalmente mal definiti ma in realt abbastanza
prevedibili.
b) Regimi totalitari: assenza del pluralismo ovvero monismo, caratterizzato dal
ruolo preminente del partito unico, struttura gerarchizzata e burocratica che ha
il compito di controllare,integrare,politicizzare tutta la societ civile;
subordinazione completa di tutti gli altri attori possibili(chiesa, militari,
burocrazia) al partito unico; presenza di un'ideologia articolata e definita;
presenza di una mobilitazione alta e continua e sostenuta dall'ideologia; un
piccolo gruppo o leader al vertice del partito unico; limiti non prevedibili al
potere del leader, ma formalmente definiti( costituzione). Tali regimi si
connotano per la pervasivit ed il controllo dellideologia politica su tutti gli
ambiti della vita. [Friederich]
c) Regimi post-totalitari.
d) Regimi sultanistici: confusione tra patrimonio privato e pubblico. Haiti-Duvalier
Confusione tra arbitrio del capo e poteri pubblici

Stato Sociale

Classificazione di Titmuss:
Una delle prime classificazioni che ha provato e mettere in evidenza le differenze
strutturali tra i modelli di welfare state quella proposta da Titmuss (1974) che ha
distinto tra:
1) Modello residuale in cui lo Stato interviene ex-post, rispetto ai rischi, con forme
assistenziali limitate nel tempo e solo quando i tradizionali sistemi di soddisfacimento
dei bisogni (famiglia, reti parentali, il mercato) non riescono a far fronte ai bisogni
dellindividuo
2) Modello particolaristico-meritocratico in cui lo Stato individua nella politica sociale
uno strumento correttivo del mercato. Lintervento pubblico si basa, per, sul
presupposto che ognuno provveda a s attraverso il proprio lavoro, ovvero affronti le
situazioni di bisogno grazie al versamento dei contributi che lo assicurino contro i
rischi sociali (disoccupazione, malattia, infortuni, ecc.). Il grado di benessere cui un
soggetto ha diritto dipende dalla sua posizione nel mercato del lavoro;
3) Modello istituzionale-redistributivo in cui lo Stato adotta criteri universalistici
nellerogazione dei servizi. Questi vengono organizzati e gestiti in riferimento ai
bisogni dellintera popolazione e il loro laccesso basato sulla sola residenza e non
sul versamento di contributi o il pagamento dei servizi.
Il modello istituzionale interviene nella fase a monte dei processi distributivi ovvero
prima che le situazioni di bisogno si manifestino. Ci implica che gli interventi sociali
assumeranno un carattere prevalentemente preventivo piuttosto che assistenziale

Il finanziamento dei diritti sociali di due tipi:


- Dipende dai contributi dei lavoratori che ne beneficiano- modello dorigine
bismarckiana
- Dipende dalla fiscalit generale- modello scandinavo
! Quadripartizione di Ferrera.

Il modello dello Stato Sociale entrato in crisi per tre motivi:

1- La nascita di bisogni nuovi-post materiali


2- Difficolt economica a far fronte ai costi crescenti del welfare
3- Ondata liberista vs parassitismo sociale

Politica e amministrazione nellanalisi sociologica: dallo Stato Moderno


alla governance neoliberista.

Nel corso del 900 si sempre optato per una netta separazione tra politica ed
amministrazione. Lo Stato Moderno basato sulla divisione dei poteri, la
spersonalizzazione del potere politico, la rappresentanza e la responsabilit dei
governanti, lespansione qualitativa e quantitativa dei compiti pubblici, il monopolio da
parte di unautorit centrale legalmente costituita dei mezzi di dominio e
amministrazione del sistema fiscale e delle decisioni di carattere regolativo,
distributivo e redistributivo.

Burocrazia ideale di Weber;


- La capacit di norme astratte e universali, emanate da unautorit definita e
disciplinata a sua volta da norme giuridiche, di governare le decisioni e le azioni.
Le regole sono stabili, esaustive e possono essere apprese;
- La chiara identificazione delle aree di competenze e la divisione delle
responsabilit
- La regolarit e la formalizzazione delle procedure operative
- Limpersonalit delle operazioni sociali-anche un limite!
- La natura gerarchica delle relazioni sociali e fra gli uffici, che prendono la forma
di una piramide di autorit
- La composizione sociale, formata da dipendenti selezionati sulla base della sola
qualificazione tecnica e il cui rapporto con lorganizzazione disciplinato dalla
carriera
- La propriet dei mezzi di produzione della amministrazione

Critica di Merton-funzionalista contro lincapacit addestrata e ritualismo, cio si


applica la legge senza rendersi conto dellazione.

Partiti politici

Definizione di Duverger: raggruppamenti pi o meno organizzati in vista della


conquista e dellesercizio del potere politico.
La suddivisione della competizione in partiti attiva due processi:
- Il primo esterno che comporta un processo di formazione di unidentit
collettiva
- Il secondo verso linterno che porta allidentificazione degli individui con la loro
parte che porta alla formazione di una lealt e di una solidariet.
La scomposizione di una societ politica in parti tra di loro in competizione presuppone
lesistenza di pi parti. Ed usando le parole di Sartori: quando sosteniamo che il
dissenso e la diversit sono buone per il corpo sociale e per la politica, sottinteso che
la politica bene che sia fatta di parti partiti.

Burke definisce i partiti come un corpo di individui uniti per promuovere, attraverso i
loro sforzi comuni, linteresse nazionale sulla base di un principio che ha determinato
la loro alleanza. Burke 1770, definisce cos i partiti che definiamo di origine interna
alle istituzioni.

Definizione di Weber: I partiti sono le associazioni fondate su unadesione libera,


costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza allinterno di una
comunit, e ai propri militanti attivi possibilit per il perseguimento di fini oggettivi o
per il raggiungimento di vantaggi personali o entrambi gli scopi.
In questa definizione troviamo:
- Lelemento organizzativo- dato dalla struttura formale associativa che tiene
assieme i capi, la cerchia ristretta dei loro collaboratori e i membri con una
funzione passiva.
- Lelemento teleologico- i partiti sono orientati a realizzare obiettivi deliberati o
interessi specifici o ideali
- Lelemento competitivo- il partito moderno si presenta come unorganizzazione
per la raccolte dei suffragi
- Lelemento istituzionali- i partiti politici sono possibili solo in uno stato
socialdemocratico.

Il partito che ottiene il successo elettorale traduce il suo credito politico in influenza
sociale o nella facolt di emettere e far eseguire comandi pubblicamente validi. In 3
modi:
- Il controllo delle cariche pubbliche
- La distribuzione delle risorse pubbliche
- La possibilit di indirizzare le politiche pubbliche.

Funzione dei partiti di King:


- Integrazione e la mobilitazione dei cittadini. Rende operativa lidea nei cittadini
di una pi ampia comunit politica. Pizzorno i partiti come costruttori di
identit collettive.
- Strutturazione del voto. Essi in questo senso sono indispensabili per organizzare
la volont pubblica, operando una semplificazione della complessit degli
individui. vero che votando un partito i cittadini sono costretti a scegliere tra
un numero limitato di opzioni. I partiti infatti operano una mediazione tra
interessi personali per formare un interesse collettivo.
- Laggregazione di interessi. I partiti trasformano le domande sociali e le
richieste che sono state articolate in alternative politico programmatiche.
- La funzione di reclutamento dei governanti. Infatti in tutte le democrazie sono i
partiti a presentare le liste elettorali composte da loro appartenenti, e nella
maggioranza dei casi, i governi sono formati da membri di partito (non nei
governi tecnici).
- Lorganizzazione del potere del governo.
- Capacit di problem solving e policy-making.
Ecco i quattro cleavages:
Centro/Periferia (Asse territoriale e rivoluzione nazionale): questa frattura presenta
un conflitto a livello territoriale in cui la periferia si oppone al tentativo del centro di
omogeneizzare laspetto culturale, e rivendicano quindi la loro identit. Abbiamo
dunque le condizioni necessarie per assistere alla nascita di partiti etno-regionalisti
perch i gruppi periferici sono geograficamente concentrati e tendono a mantenere
relazioni economiche e culturali con agenti esterni che piuttosto con il centro. Inoltre la
loro dipendenza economica dal centro minima.
Stato/Chiesa (Asse funzionale e rivoluzione nazionale): per quanto riguarda questa
frattura, il conflitto di natura funzionale perch vede un conflitto ideologico tra le
lite del centro. La rivendicazione di partiti confessionali a difesa della religione
provoca inevitabilmente la nascita di partiti liberali che operano in difesa degli
interessi dello stato.
Citt/Campagna (Asse territoriale e rivoluzione industriale): siamo di fronte ad una
frattura strettamente legata alla rivoluzione industriale che ha provocato una netta
crescita urbana che di conseguenza ha provocato un degrado di interesse verso i
territori rurali. Da qui abbiamo la nascita di partiti agrari come accaduto nei paesi
scandinavi.
Capitale/Lavoro (Asse funzionale e rivoluzione industriale): questa frattura una
frattura senza patria. In altri termini possiamo dire che stata presente nellepoca
post-industriale di tutti i paesi che hanno conosciuto la rivoluzione industriale. La sua
politicizzazione nasce sostanzialmente con le grandi mobilitazioni di masse operaie e
d vita a diversi tipi di partiti operai. In Gran Bretagna assistiamo alla nascita del
partito laburista, un partito sostanzialmente moderato proprio grazie alla tolleranza
dellopposizione, propria del modello Westminster. In altri paesi invece, dove
lopposizione fu alquanto repressa, vediamo nascere dei partiti un po pi estremisti e
in certi casi anche anti-sistema. Stiamo parlando dei partiti socialisti di Francia, Italia,
Germania, Austria e Spagna.

La formazione dei partiti politici pu anche essere ricollegata allesistenza di famiglie


spirituali-comunit di valori e di norme. Famiglie ideologiche: liberali e radicali;
conservatori; socialdemocratici e socialisti; agrari; etnici e regionali; cristiano-
democratici e protestanti; comunisti; fascisti; di protesta borghesi; ecologici.

La prospettiva istituzionale: la lotta politica e le preferenze degli attori sono mediate e


condizionate dagli assetti istituzionali, cio dallinsieme delle regole, procedure, norme
e valori incorporati nelle istituzioni
Dahl le democrazie o poliarchie sono dei regimi che offrono ai cittadini delle
opportunit di partecipazione assicurando garanzie istituzionali per esprimere le loro
preferenze.

Soglie prima democratizzazione Rokkan:


1. La soglia della legittimazione; implica il riconoscimento da parte delle lites
politiche dei diritti di petizione, di critica, di dimostrazione contro il regime, della
libert di opposizione. Nei termini di Isaiah Berlin potremmo parlare di libert negative.
Ci richiede la tutela dei diritti di associazione e di unione, di espressione e di stampa.
Il superamento di questa prima soglia comporta anche un ulteriore aspetto spesso
trascurato. Laffermazione del governo responsabile nei confronti delle assemblee
parlamentari. Un elemento costituzionale, questo, altrettanto importante del diritto di
associazione e del suffragio universale per spiegare la comparsa dei partiti (Sartori
1976). Liberalizzazione e cittadinanza civile agiscono da pre-condizioni per la
comparsa e la moltiplicazione di nuove forme di sociabilit e di associativit.
2. La soglia dellincorporazione; il superamento di questa soglia richiede la comparsa
dei diritti di partecipazione politica. Qui ci imbattiamo nel processo di estensione del
suffragio, fino al limite del riconoscimento eguale del voto a tutti i cittadini, maschi e
femmine (anche se il suffragio femminile dovr aspettare ancora parecchio), con il
solo vincolo dellet. Questa fase comporta il riconoscimento di alcuni elementi di
contorno al diritto di voto, come labolizione del voto plurimo e, soprattutto, la
garanzia della segretezza del voto.
3. La soglia di rappresentanza; si supera quando si indeboliscono le barriere
istituzionali alla rappresentanza dei nuovi partiti politici. Il che accade quando a
sistemi elettorali chiusi e selettivi si sostituiscono sistemi elettorali pi aperti e
proiettivi. In altri termini, quando i metodi di scrutinio maggioritari vengono
rimpiazzati da metodi proporzionali.
4. La soglia del potere esecutivo, infine, relativa al riconoscimento della
responsabilit del governo a tutti i partiti o coalizioni di partiti che riescono a
controllare la maggioranza dei seggi parlamentari. Come afferma lo stesso Rokkan
(1982, 160): quanti voti, quanti seggi sono necessari prima che sia data al partito la
possibilit di influenzare realmente le decisioni cruciali per il sistema politico?.
Ovviamente, ci non dipende solo da problemi di aritmetica politica, o dalleventuale
capacit dei sistemi elettorali di costruire maggioranze artificiali, ma da condizioni
che attengono alla cultura politica delle lites e dei cittadini. Ma anche al grado di
legittimazione dei contendenti e al livello di accettazione degli esiti dal gioco politico,
qualunque essi siano
Nelle democrazie avanzate, infatti, ne sembra attiva una quinta che possiamo
chiamare soglia della governance.

La prospettiva organizzativa: Panebianco

I partiti di lite. Si tratta di partiti aristocratici e borghesi o, se si preferisce,


conservatori e liberali, formatisi in un contesto di suffragio limitato. Dal punto di vista
della partecipazione sono partiti di rappresentanza individuale, cio rappresentano
gli interessi di segmenti ristretti di elettori. Lattivit partecipativa si risolve
sostanzialmente nel voto, mentre la membership di partito costituita da gruppi
limitati ed litari. Il rapporto con i leader si basa su relazioni personali e sulla
deferenza. La base del potere dei leader di partito data dalla traslazione dei privilegi
sociali ed economici in influenza politica. Con le parole di Duverger (1961, 105-106),
nel partito di lite la qualit predomina su tutto: vastit del prestigio, abilit della
tecnica, importanza della ricchezza. Ci che i partiti di massa ottengono col numero, i
partiti di quadri lottengono con la qualit. La mobilitazione delle risorse segue canali
personali. Il potere politico nellera dei partiti dei notabili conserva ancora forti tratti
patrimoniali. Sotto il profilo strutturale questi sono partiti leggeri, poco organizzati. I
partiti di lite hanno una struttura a fisarmonica, si attivano sul territorio solo in
occasione delle elezioni (come comitati elettorali) per ritornare a disattivarsi nel
periodo tra due elezioni. Sono stati definiti partiti elettorali-legislativi (Sartori.), cio
partiti che rispondono principalmente ad esigenze di coordinamento dellazione
parlamentare e al raccordo che si comincia a strutturare tra governo e assemblee
rappresentative

I mutamenti che investirono i sistemi politici, in seguito allallargamento del suffragio,


contribuirono alla crisi della fase parlamentare o cripto democratica dei governi
rappresentativi. Si gettarono, allora, le basi per linstaurazione di un nuovo tipo di
regime pi congruente con le esigenze della politica di massa: la democrazia dei
partiti (Manin 1996). Protagonista di questa nuova era politica fu il partito
burocratico (Weber 1986) o organizzativo di massa (Sartori 1965, ora 2005), o nei
termini di (Neumann 1971), il partito di integrazione sociale, che per accanto alla
variate democratica ne conobbe anche una totalitaria. Per i partiti di massa
lorganizzazione della partecipazione e il coordinamento dellazione collettiva
rappresenta un problema cruciale. Lintegrazione politica delle masse, che da poco
hanno acquistato la cittadinanza politica, costituisce una sfida nuova per il partito di
massa. Per affrontare la quale occorrono nuove forme di mobilitazione delle risorse
come il tesseramento e il lavoro volontario dei militanti. Ma anche nuove soluzioni
organizzative. Per Duverger (1961, 105-106), la distinzione tra questo tipo di partito e
quello che lo ha preceduto non si basa sulla loro dimensione, sul numero dei loro
membri: non si tratta di una diversit di misura ma di struttura. Il partito di massa,
infatti, cerca per prima cosa di dare uneducazione politica alla classe operaia (e ai
ceti popolari), di suscitare una lite capace di assumere il governo e lamministrazione
del Paese: gli iscritti perci sono la materia stessa del partito, la sostanza della sua
azione. Dal punto di vista finanziario, il partito si basa essenzialmente sulle quote
versate dai suoi membri: primo dovere della sezione e di assicurare la regolare
esazione. Sotto il profilo strutturale il partito di massa un partito radicato nel
territorio (attraverso le sezioni). Sotto il profilo strutturale il partito di massa un
partito radicato nel territorio (attraverso le sezioni).

Kircheimer ha elaborato il concetto di partito pigliatutto (catch all party) per descrivere
un nuovo tipo di partito che cominciava ad affermarsi nel secondo dopoguerra.
Caratterizzato da una drastica riduzione dell'ideologia; rafforzamento dei gruppi
dirigenti; diminuzione del ruolo del singolo membro; minore accentuazione del ruolo di
riferimento, di una specifica classe sociale; facilitazione dell'accesso a diversi gruppi di
interesse. L'affermarsi di questo partito il risultato dell'indebolimento
dell'appartenenza di classe. Inoltre l'espansione dei diritti sociali ha ridotto i conflitti
sociali, e quindi l'obiettivo di questi partiti il successo elettorale. Il concentrare tutte
le energie nella competizione elettorale porterebbe l'indebolimento del rapporto
privilegiato con un gruppo o una classe sociale, infatti il partito pigliatutto non pu
raccogliere tutte le categorie di elettori.
Inoltre Panebianco aggiunge al partito pigliatutto la caratteristica della
professionalizzazione delle organizzazioni di partito, proponendo il concetto di partito
professionale-elettorale. Come nel partito pigliatutto si indebolisce il rapporto con un
elettorato di appartenenza, e cresce il ruolo dei leader dei partiti. L'adesione al partito
sempre meno basata su valori, e sempre pi su interessi e carriera, infatti un
partito organizzativamente debole. L'evoluzione dei partiti in questo senso porta alla
dissoluzione dei partiti come organizzazioni.
Le crescente rilevanza del finanziamento pubblico ha fatto parlare in studi molto
recenti di cartel party o partito cartellizzato (alleanza). Il concetto di cartel party
sottolinea la crescente collusione tra partiti che formano alleanze per ottenere risorse
pubbliche. Il finanziamento pubblico ai partiti avrebbe accresciuto la penetrazione tra
stato e partiti, riducendo la competizione fra questi. Il cartel party rappresenta la
trasformazione da organismo interno alla societ civile, a intermedio, per diventare
una struttura sempre pi interna allo stato. Vi quindi un allentamento nel rapporto
tra partiti e loro base sociale, con riduzione del numero degli iscritti e sentimento di
identificazione. La partecipazione della base risulta sempre pi autonomizzata, cio
individuale, per dare sempre pi potere ai dirigenti, spesso leader, che utilizzano mass
media e tv per coinvolgere gli elettori, spesso utilizzando un linguaggio antipolitico,
denigrando altri partiti o leader. La riduzione dei contributi da parte degli elettori, sia
dal punto di vista materiale che volontario, non fa altro che avvicinare sempre di pi
partiti e stato, e gli stessi partiti vivono in una condizione di reciprocit, facilitata
anche da una riduzione della distanza ideologica tra questi.

Numero dei partiti. (Duverger)


a) Sistema monopartitico: caratterizza i regimi autoritari, detti spesso a partito
unico;
b) Sistema bipartitico, inglese e americano: alternanze di potere tra i due partiti.
Sistema efficiente, non si perde tempo a cercare coalizioni, il governo stabile.
c) Sistema multipartitico, della maggioranza delle democrazie: colazioni
eterogenee e instabili, radicalismo ideologico.
Vedi appunti sistemi politici comparati.

Morlino: una democrazia che voglia raggiungere certi obiettivi in termini di


eguaglianza e tutela dei diritti dei cittadini, deve confrontarsi con tre dimensioni di
variazione: 1) rule of law, ovvero rispetto della legge; 2) accountability, ovvero la
responsabilit [degli eletti]; 3) la responsiveness, ovvero la rispondenza [cio la
ricettivit dei governanti]

Movimenti Sociali

Un movimento collettivo un insieme di persone che per una motivazione qualsiasi


decidono di mobilitarsi in forme pi o meno unitarie differenziandosi in modo evidente
dalla altre forme di organizzazione sociale preesistenti.
Per gruppo sociale si intende: un insieme di persone fra loro in interazione con
continuit secondo schemi relativamente stabili, le quali si definiscono membri del
gruppo e sono definite come tali da latri.
Il comportamento collettivo lespressione pi o meno momentanea, pi o meno
spontanea, pi o meno organizzata, dove la pluralit si esprime in ununicit di
comportamento. Ex: folla, boom speculativo moda, panico.
Le Bon-accezione negativa della folla- che contagia ciascun individuo rendendolo
suggestionabile dallagire degli altri in un circolo vizioso di continua esaltazione.
Contributo dei classici:
I movimenti sociali sono agenti di innovazione della societ. Sono il segno
dellesplosione di una contraddizione che non appare pi tollerabile e che cerca in essi
risposta e superamento. Durkheim descrive questo particolare stato-effervescenza
collettiva in cui la societ crea quei valori sociali condivisi che sono i presupposti stessi
della sua esistenza in quanto tale. lesperienza, descritta da Weber, del gruppo
carismatico che si compone seguendo il fascino di un leader e si stacca dalle
convenzioni che regolano il mondo delleconomia, della politica, della religione della
vita nella routine. La fase di movimento in Marx non tanto esito di percorsi, attese,
decisioni individuali o leadership carismatiche. Lapparire di un movimento esito
dellesplosione delle contraddizioni del sistema di sviluppo sociale. Il movimento un
processo di costruzione di un soggetto collettivo antagonistico in lotta, la cui
fondazione da ricercarsi nella composizione di classe specifica di quella fase. Quale
sia lattore collettivo che suscita e sviluppa questo processo spiegato da Lenin, con il
formarsi di una lite di professionisti della politica: non potr esserci un movimento
rivoluzionario senza unorganizzazione stabile che ne assicuri la continuit; tanto pi
sar numerosa la massa, tanto pi questa organizzazione dovr essere solida; la
professione degli uomini che compongono lorganizzazione dovr essere lattivit
rivoluzionaria. Se ci fermiamo a riprendere i contenuti esposti possiamo fissare alcuni
caratteri dei movimenti collettivi:
- Sono forme di solidariet innovative
- Fluide nella forma,
- Indirizzate a mutare le forme di relazioni preesistenti fra membri interni,
- Che si scontrano con lapparato istituzionale esistente,
- Al fine di modificarlo sostituendone i valori fondativi con quelli sperimentati
allinterno del gruppo.

Teorie contemporanee

Secondo Alberto Melucci, i movimenti sociali sono lespressione di un conflitto


sociale, cio dellopposizione tra due attori per lappropriazione o il controllo di risorse
che entrambi valorizzano. Ma non sufficiente. Perch ci sia un movimento occorre
che lazione collettiva provochi una rottura dei limiti di compatibilit del sistema nel
quale si situa. Lassenza di conflitto e la compatibilit con il sistema, definiscono le
condotte di aggregato (panico, boom, moda). Quando la rottura dei limiti non si
accompagna al conflitto per una posta in gioco, si parler di devianza. Melucci,
riferendosi a Touraine, individua tre sistemi fondamentali di riferimento allazione
collettiva:
- Il modo di produzione: non va inteso solo come livello economico di una formazione
sociale, ma include specifiche risorse simboliche che variano da societ a societ.
- Il sistema politico: indica il livello di formazione delle decisioni normative di una
societ attraverso la competizione di interessi allinterno di regole condivise e
attraverso processi di rappresentanza.
- Lorganizzazione sociale: indica quel sistema di rapporti che assicurano lequilibrio di
una societ e il suo adattamento allambiente attraverso processi di integrazione e
scambio tra le parti del sistema.

A seconda del sistema entro cui ha luogo il conflitto e la rottura delle regole avremo
tre tipi di movimenti sociali: movimenti antagonisti, movimenti politici e movimenti
rivendicativi.
- Movimenti antagonisti: azione collettiva portatrice di un conflitto che investe il modo
di produzione delle risorse di una societ. Lotta non solo contro il modo in cui le risorse
vengono prodotte, ma mette in questione gli obbiettivi della produzione sociale e la
direzione dello sviluppo
- Movimenti politici: lotta per lallargamento della partecipazione alle decisioni e si
batte contro lo squilibrio del gioco politico che avvantaggia sempre certi interessi su
altri.
- Movimenti rivendicativi: lattore collettivo rivendica una diversa distribuzione delle
risorse allinterno dellorganizzazione, lotta per un pi efficiente funzionamento
dellapparato, ma si scontra anche col potere che impone le regole e le forme di
divisione del lavoro.

La sociologia dellazione di Touraine guarda alla societ come a un campo di creazione


conflittuale. Egli definisce un movimento sociale come lazione conflittuale di agenti di classi sociali che
lottano per il controllo del sistema dazione storica, dove per sistema dazione storica si intende quel
complesso di orientamenti sociali e culturali grazie ai quali la storicit esercita il suo impatto sul
funzionamento della societ. Per questo autore un movimento sociale dato dalla combinazione di tre
principi: - quello di identit, ovvero la definizione che un attore d di se stesso, - quello di opposizione,
un movimento si organizza solo se pu dare un nome al suo avversario, - quello di totalit, cio il sistema
di azione storica di cui gli avversari si disputano il dominio. Al nascere di un movimento corrisponde
dunque lesistenza di un contro-movimento.

Per Pizzorno i movimenti sociali propongono valori alternativi al sistema dominante,


incoraggiando una partecipazione che si muove su fini universalistici. Se si
propongono valori nuovi, vuol dire che si in grado di valutarne la superiorit rispetto
ai vecchi, si presume cio di possedere un sistema di valori che comprende e supera il
precedente. Il movimento diventa quindi una controsociet. Lesperienza di
movimento unesperienza transitoria, destinata a concludersi quando ci che era
movimento diventa un sistema organizzativo con regole, gerarchie e ruoli Ogni gruppo
dello Stato nascente ha davanti a s quattro possibilit: o si dissolve in una
fiammata illusoria, o viene represso nel sangue, o si istituzionalizza oppure si estingue.
La forma pi complessa e duratura in cui si possono istituzionalizzare i movimenti
sociali quella del partito politico.

Cosa spinge un individuo a dedicare tempo, energie e denaro ad unazione di cui


potrebbe comunque goderne gli eventuali benefici senza supportarne i costi? il
problema del free rider. Questa situazione superata dal fatto che gli attori
collettivi che richiedono la partecipazione elaborano un insieme di incentivi. Raniolo, a
tal proposito, identifica tre tipi di incentivi che favoriscono la partecipazione politica:
- Gli incentivi individuali, che implicano delle ricompense materiali e dei benefici
tangibili.
- Gli incentivi di identit, che sono intangibili e connessi allappartenenza a un dato
gruppo, allidentificazione con esso e alla condivisione dei suoi valori.
- Gli incentivi orientati al fine, anchessi intangibili, ma essi dipendono dalla capacit di
perseguire le mete ufficiali dellorganizzazione, piuttosto che dalla semplice
partecipazione.

COLLOCAZIONI AMBIGUE DI CLASSE DI CATANZARO!

La teoria della mobilitazione delle risorse: il problema centrale per creare un


movimento durevole non lo sviluppo di nuove credenze e idee di opposizione, ma il
consolidamento di una rete organizzativa. In questa teoria lattenzione puntata pi
che sulla partecipazione individuale, sullesistenza di unofferta da parte di
organizzazioni che fungono da imprese che promuovono a attraggono la
partecipazione collettiva. Il movimento diventa quindi una sorta di nuovo prodotto
immesso sul mercato da imprese che tentano di allettare consumatori-militanti. La
disponibilit di queste imprese abbassa i costi di partecipazione al movimento in
quanto esse reperiscono e rendono disponibili risorse, leadership, organizzazione
favorendo un mercato di consensi al movimento.

Oggi

Lo spazio di azione di questi movimenti quello dellopinione pubblica. Mentre nei


vecchi movimenti sociali la spinta era verso il riconoscimento di condizioni che
portassero alla valorizzazione delluguaglianza qui laccento posto sul
riconoscimento e la valorizzazione, del diritto di esistenza delle diversit. Secondo
Offe i nuovi movimenti hanno due limiti:
- Sono incapaci di negoziare perch non hanno nulla da offrire in cambio di ogni
concessione fatta alle loro rivendicazioni.
- Rispetto ai vecchi movimenti che avevano una natura generale, i nuovi movimenti
nascono in tanti casi come movimenti specifici attorno ad uno scopo, raggiunto il
quale il movimento non ha pi ragione di esistere.

lite, classe politica, reclutamento politico

Il termine lite significa: ristretto gruppo di persone che si distingue per superiorit
culturale, posizione economica o sociale. Lespressione classe politica indica
prevalentemente linsieme dei professionisti della politica con riferimento ad una
dimensione di continuit e di professionalit

possibile individuare due caratteristiche abitualmente associate allaccezione


generale del concetto:
- Il numero, lite si riferisce ad una categoria sociale di persone o a un gruppo sociale
relativamente ristretto, minoritario, allinterno di un gruppo pi ampio.
- Il riferimento a livelli o gradi, elevati rispetto ad una dimensione verticale, cio ad un
ordinamento gerarchico basato su uno o pi criteri distintivi.
Si dice lite un qualunque strato di individui, costituenti una frazione numericamente
ristretta della popolazione totale di un sistema sociale, i quali posseggono in misura
segnatamente pi elevata del resto della popolazione una o pi caratteristiche che
questa valuta positivamente.
Si pu dire che le lite sono piccoli gruppi di persone che esercitano potere e
influenza sostanziale sul pubblico e sulle decisioni politiche; le societ sono divise fra
i pochi che detengono il potere e comandano e i molti che ne sono sostanzialmente
privi e sono comandati (le masse).

La teoria classica delle lite prende forma tra la fine del XIX secolo e linizio del XX
secolo, sulla base dei contributi di tre autori: Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca e Roberto
Michels.

Gaetano Mosca (1858-1941). Mosca usa lespressione classe politica anzich il


termine lite per indicare la minoranza che in ogni societ detiene il potere e
governa sulla maggioranza. Il perch sia una minoranza a governare su una
maggioranza sta nellorganizzazione. La capacit che ha un numero ristretto di
individui di darsi una struttura interna per coordinarsi, li porta necessariamente ad un
dominio sulla massa disorganizzata. Per Mosca in tutti gli organismi politici si evidenzia
lesistenza di due classi di persone, quella dei governanti e quella dei governati. Per il
governo effettivo un numero ridotto non sufficiente, la classe politica risulta quindi
composta anche di un secondo strato di persone, che pu essere identificato come
classe dirigente. Nei regimi autocratici primitivi essa sar composta da sacerdoti e
guerrieri, in quelli autocratici burocratizzati dalla burocrazia o dalla classe media, nei
regimi rappresentativi a suffragio ristretto dal corpo elettorale. Perch la classe politica
riesca ad esercitare potere anche in minoranza, i membri che la compongono devono
possedere qualit effettivamente superiori rispetto a quelle della massa. Ogni classe
politica giustifica il proprio potere attraverso unideologia, per Mosca la formula
politica (ad esempio lautorit del sovrano ricevuta da Dio o dalla volont popolare).
Mosca fornisce i criteri per confrontare lorganizzazione delle classi politiche in base al
principio con cui viene trasmesso il potere e alla tendenza al rinnovamento o alla
chiusura nei meccanismi di reclutamento. Ogni organizzazione umana richiede una
gerarchia e quindi chi comanda e chi obbedisce, quindi egli definisce principio
autocratico quello per cui lautorit viene trasmessa dallalto verso il basso in
maniera che la scelta del funzionario venga lasciata a quello superiore; e principio
liberale quello in cui dal basso viene delegata a coloro che stanno in alto. Per
quanto riguarda lapertura o chiusura della classe politica egli afferma: pi adatto
chiamare democratica quella tendenza che mira a rinnovare la classe dirigente e
naturalmente chiameremo aristocratica la tendenza contraria, la quale mira alla
stabilizzazione della direzione sociale del potere politico nei discendenti di quella
classe che, in quel momento storico, se ne impossessato.

Vilfredo Pareto (1848-1923). Il contributo di Pareto alla teoria delle lite stato definito
psicologico. Egli definisce llite come una minoranza composta da coloro che
sono pi capaci, cio che hanno gli indici pi elevati nella loro attivit. Si vengono
cos a definire due strati della popolazione: la classe eletta o lite, fortemente
minoritaria, e la classe non eletta. Egli individua cos un lite di governo, composta da
coloro che direttamente o indirettamente hanno parte notevole nel governo e
costituiscono la parte eletta di governo. La parte residua di coloro che non prendono
parte direttamente al governo viene definita come classe eletta non di governo. Pareto
individua un primo elemento di potenziale turbamento, infatti, diversi fattori, tra cui
lereditariet, la ricchezza, le relazioni familiari, ecc., provocano linclusione nelllite
di governo di soggetti che non hanno effettivamente le capacit personali necessarie
per farne parte. Per poter mantenersi nel tempo, llite deve essere aperta e rinnovarsi
continuamente consentendo scambi tra lo strato inferiore e lo strato superiore, cio la
cosiddetta circolazione delle lite.

Roberto Michels (1876-1936). Il fuoco dellanalisi di Michels, verte sui partiti politici di
massa e i sindacati. La formulazione della legge ferrea delloligarchia descrive il
meccanismo attraverso il quale si viene a creare una struttura organizzativa
gerarchica e accentrata che rende i partiti simili ad ogni altra organizzazione
burocratica. Il meccanismo dellorganizzazione provoca nella massa organizzata
mutamenti notevoli. La formazione di competenze specialistiche, lesigenza di
prendere rapidamente decisioni, il controllo di risorse importanti come quelle
economiche o quelle della stampa di partito finiscono per rendere semplici rituali le
pratiche democratiche. Da strumenti per conseguire un fine, i partiti organizzati, e in
particolare quelli democratici, tendono a diventare un fine in s. I motivi per cui le
masse non reagiscono e comunque non riescono a interrompere il potere dei gruppi
dirigenti rinviano in ultimo ai meccanismi che rendono comunque necessaria la
formazione di una lite dirigente, e vengono ad aggiungersi alle pi generali
motivazioni di passivit e apatia delle masse.

Raymond Aron negli anni cinquanta ha affermato: uno dei tratti pi caratteristici
della struttura di ogni societ la struttura delle lite, cio la relazione fra i gruppi che
esercitano il potere, il grado di unione o di disunione fra questi gruppi, il sistema di
reclutamento delllite e la facilit o difficolt di entrare a farvi parte. Egli delinea due
tipi polari di lite:

- Unitaria o unificata presente nelle societ senza classi che hanno eliminato la
propriet privata e nei regimi di partito unico di tipo sovietico in cui le differenti forme
di potere sono manipolate dalle stesse persone.
- Divisa e frammentata dove esiste una differenziazione di gruppi sociali, delle
funzioni e delle forme di potere. Un regime costituzionale pluralistico associato alla
presenza di una pluralit di categorie dirigenti eterogenee e in competizione tra loro.

Charles Wright Mills, in contrapposizione allimmagine pluralista della struttura del


potere politico dominante negli Stati Uniti sostenne la presenza di una tendenza alla
concentrazione del potere tale da costituire un serio pericolo per le stesse tradizioni
democratiche.
Mills critica la teoria dellequilibrio, egli distingue tre livelli nella gerarchia del
potere degli Stati Uniti: il vertice, un livello medio e la base. Per Mills i gruppi di
interesse e di pressione, le associazioni professionali, sindacali, imprenditoriali,
operano a livello medio e influiscono per lo pi sulle questioni settoriali e locali. Un
equilibrio del potere si produce a livello medio, dove nessuno dei gruppi o delle
istituzioni in grado di dominare in modo incontrastato. Il potere di prendere decisioni
sulle questioni politiche fondamentali appartiene, invece, a coloro che occupano le
posizioni di vertice nei settori di economia, politica ed esercito.
La coesione che caratterizza llite non si basa per solo su fattori istituzionali. Coloro
che occupano i vertici nei tre ordini istituzionali dominanti:
1. Presentano caratteristiche assimilabili per quanto riguarda lorigine sociale nei ceti
superiori, la socializzazione e la visione del mondo, gli interessi (si tratta di persone
che hanno frequentato le stesse scuole, chiese o associazioni che presentano modelli
simili di carriera).
2. Hanno strette relazioni di lavoro come conseguenza del fatto che le tre istituzioni si
sovrappongono funzionalmente integrandosi luna con laltra.
3. Sono in grado di passare da un ruolo allaltro dei tre diversi ordini istituzionali e di
fatto scambi di ruoli e sovrapposizioni negli incarichi sono frequenti.
Le masse come disinformate o ingannate dalllite. Le trasformazioni avvenute nei
mezzi di comunicazione di massa, sempre pi centralizzati e quindi suscettibili di
manipolazione, rendono il pubblico una collettivit di individui passivamente esposti
allinfluenza di quei mezzi, aperti senza remissione alle loro suggestioni, alle loro
manipolazioni.
La disputa tra la scuola elitista e pluralista ruota principalmente attorno alle modalit
di distribuzione del potere. Per gli elitisti (Lavoro di Hunter ad Atlanta- reputazionale) il
potere essenzialmente concentrato nelle mani di pochi, che costituiscono una
minoranza organizzata, mentre per i pluralisti, la distribuzione del potere intesa
come la capacit di mobilitare delle risorse in vista del raggiungimento di un
obbiettivo, in questo senso il potere non detenuto da un lite unica ma distribuito
tra gruppi diversi e in concorrenza tra di loro.

Robert Dahl (pluralista) in replica a Mills. Dahl fornisce una definizione che a lui
sembra pi adeguata: Unlite dominante un gruppo di controllo di dimensioni
inferiori alla maggioranza e tale da non costituire un mero prodotto del metodo
democratico. Essa formata da una minoranza di individui, le cui scelte prevalgono
regolarmente in caso di divergenze su questioni politiche fondamentali. Lesistenza di
una minoranza con queste propriet pu essere verificata soltanto se si danno tre
condizioni: 1. Lipotetica lite dominante un gruppo ben definito; 2. Vi un adeguato
campione di casi implicanti decisioni politiche fondamentali, in cui le scelte
dellipotetica lite sono in contrasto con quelle di ogni altro possibile gruppo analogo;
3. In tali casi le scelte delllite prevalgono regolarmente. Dahl ha verificato che
esistono tante lite tante sono le aree decisionali e sono in competizioni per il potere.

Lesito del processo di reclutamento politico sembra rispondere ad una regola


generale: si nota che i membri delle lite posseggono in media uno status sociale pi
elevato, un livello distruzione pi alto e provengono da famiglie con un background
socioeconomico medio-alto o alto. Vari autori, e Lasswell tra i primi, si riferiscono a
questa situazione con il termine agglutinazione, proprio a significare il saldarsi di
condizioni socioeconomiche privilegiate necessarie per accedere al circolo ristretto
delle lite politiche.

Tra i numerosi aspetti del reclutamento politico opportuno soffermarsi, seguendo le


indicazioni di Putnam, sui cinque seguenti:
1. I canali pi comunemente utilizzati dagli aspiranti leader politici per raggiungere
posizioni di vertice;
2. Come e da chi effettuata la selezione dei membri delllite politica;
3. Quali sono le caratteristiche e le credenziali rilevanti per gli aspiranti membri
delllite;
4. In che modo e con quale frequenza chi occupa unimportante carica politica la
lascia;
5. Come i diversi modelli di reclutamento hanno un impatto sulle caratteristiche
dinsieme delllite politica.

1. Permeabilit dei canali di reclutamento: I due pi importanti canali di reclutamento,


che hanno da sempre avuto un peso notevole nella selezione delle lite politiche, sono
lesperienza partitica e il governo locale. Ad esempio, se si prendono in considerazione
i ministri della Repubblica italiana dalla sua fondazione fino al 2001, si rivela che oltre
il 50% di essi avevano ricoperto un incarico elettivo a livello locale prima di diventare
ministro e che oltre il 70% dei ministri aveva rivestito una carica partitica,
principalmente a livello nazionale. 2. Chi e come seleziona: A questo proposito
possibile distinguere tra tecniche automatiche, semiautomatiche e discrezionali di
selezione. Lesempio pi eloquente del criterio automatico di selezione lereditariet
delle cariche. Meccanismi semiautomatici possono invece essere considerati la
selezione per esami o per anzianit. Sul versante della piena discrezionalit si
collocano il meccanismo della cooptazione o nomina, ma anche la selezione tramite
elezione.
3. Le credenziali degli aspiranti: queste possono essere distinte in due categorie:
caratteristiche ascritte e acquisite. Lappartenenza familiare una tipica caratteristica
ascritta, al contrario, le abilit e le competenze individuali possono costituire un buon
esempio di credenziali di tipo acquisitivo
4. Luscita dalllite politica: la fenomenologia molto ampia e spazia dalle cause
naturali che portano allavvicendamento, alla sostituzione violenta delle lite oppure,
nei sistemi democratici, alla sostituzione pacifica. In generale, adottando il sistema
politico anzich lindividuo come riferimento, possibile individuare due regole
principali: 1. I livelli pi elevati di ricambio si registrano durante i periodi di crisi 2. Il
tasso di ricambio tende a diminuire con linvecchiamento dellistituzione.
5. Le conseguenze del reclutamento: le regole del reclutamento possono avere un
impatto rilevante sulla propensione alla conservazione o allinnovazione nelle scelte
politiche che llite politica sar chiamata ad effettuare. Inoltre, i meccanismi di
avanzamento di carriera, definiti informalmente dal modello di reclutamento adottato,
potranno indurre alla prudenza ideologica oppure spingere alla rottura con i vecchi
schemi. Infine, il processo stesso di selezione e di competizione pu essere indicato
come uno strumento rilevante di socializzazione che consente lacquisizione di
importanti competenze utili nella vita politica.

Socializzazione e generazioni politiche

Socializzazione di Durkheim: il processo attraverso cui i membri delle giovani


generazioni si formano come soggetti sociali attingendo ai modelli valoriali e culturali
trasmessi, o meglio messi a disposizione, dalle generazioni precedenti.

Socializzazione per Parson: la socializzazione quel processo sociale che rende


possibile lacquisizione a livello individuale delle caratteristiche normative
fondamentali per la tenuta complessiva della societ.

La socializzazione politica quel processo attraverso cui ogni individuo si


costituisce come membro di una comunit politica. In base allapproccio individuale-
soggettivo: quella serie di esperienze che nel corso del processo di formazione
dellidentit sociale dellindividuo contribuiscono in particolare a plasmare limmagine
che egli ha di se stesso nei confronti del sistema politico e nel definire il rapporto che
egli instaura con le istituzioni politiche; mentre in base allapproccio istituzionale:
quel processo attraverso cui le culture politiche prendono forma, si mantengono e
modificano. Tale processo riguarda:
- La dimensione normativa: interiorizzazione dei principi del sistema politico nazionale.
- La dimensione espressiva: formazione di atteggiamenti e orientamenti verso le
istituzioni e gli attori del sistema politico.
- La dimensione cognitiva: apprendimento di conoscenze, informazioni e codici
culturali relativi al mondo della politica.
Scuola Americana: i tre presupposti teorici fondamentali delle ricerche americane:
- Gli orientamenti politici di fondo sono acquisiti nei primi anni di vita, precisamente
durante linfanzia. Si pu dire che ogni individuo normale tende a completare la sua
formazione politica nelladolescenza.
- Tali orientamenti tendono ad essere resistenti al cambiamento e quindi a restare
invariati nel corso della vita.
- In generale, pi precocemente un individuo forma i propri orientamenti di base pi
difficilmente essi si modificano nel tempo.

La proposta pi nota resta sicuramente quella che distingue due tappe fondamentali:
la socializzazione politica primaria e la socializzazione politica secondaria. La
socializzazione primaria riguarda il processo di costituzione della struttura
fondamentale della personalit, ovvero il processo di sviluppo dellidentit. Le sue
agenzie fondamentali sono la famiglia e, in particolare, i genitori e, successivamente la
scuola e le prime forme di gruppo di pari. La socializzazione secondaria ha, invece, a
che fare con linserimento dellindividuo gi socializzato in settori specifici della
societ, come potrebbe essere la politica oppure il lavoro. La socializzazione primaria
collocabile nellinfanzia e relativa allapprendimento del lessico politico fondamentale,
fatto di concetti come Stato, patria o autorit. La socializzazione secondaria, che
ha luogo tra ladolescenza e la giovinezza, riguarda, invece, laccesso alla politica
inteso come specifico sottosistema sociale, distinto da altri come il lavoro o la
religione. Si tratta della fase in cui lindividuo acquisisce codici politico-culturali
complessi, come lideologia, ma anche dove forma i suoi orientamenti verso le grandi
questioni politiche come la democrazia e limportanza della partecipazione. Questa
socializzazione chiama in causa agenzie extra familiari.

Easton e Dennis hanno indagato riguardo il processo di formazione degli


atteggiamenti verso lautorit. Essi hanno provato a proporre quattro stadi di
formazione degli atteggiamenti verso lautorit: politicizzazione, personalizzazione,
idealizzazione e istituzionalizzazione.
o Politicizzazione: si riferisce al fatto che il bambino apprende precocemente la
presenza dellautorit nellambito delle sue esperienze sociali. Le
rappresentazioni dellautorit nel mondo del bambino si basano sulla percezione
delle reazioni espresse dalle persone facenti parte della sua cerchia sociale.
o Personalizzazione: il processo tramite cui il bambino identifica in alcuni ruoli di
autorit degli individui specifici, che si collocano in ambiti di autorit
diversificati tra di loro, come il poliziotto o il presidente.
o Idealizzazione: si associa a unastrazione mentale tale che il bambino idealizza
queste figure in termini fortemente positivi e sviluppa nei loro confronti delle
aspettative gratificanti di benevolenza.
o Istituzionalizzazione: concerne levoluzione subita dallimmagine dellautorit. Il
socializzando elabora un processo di depersonalizzazione dei ruoli dotati di
autorit appunto istituzionalizzandoli.

Secondo la sociologa francese Annick Percheron esiste una socializzazione politica


come fenomeno distinto dalla formazione di unidentit civica. Il suo modello, teso a
dimostrare lesistenza di un universo politico infantile autonomo, pu essere
riassunto in cinque punti fondamentali:
- Transazione: con questo termine si vuol dire che la socializzazione politica un
processo essenzialmente interattivo e multidirezionale.
- Rappresentazione del mondo: la socializzazione politica non solo un processo di
trasmissione di un nucleo di valori centrali, ma anche un percorso di sviluppo di una
certa rappresentazione del mondo politico e dei suoi aspetti fondamentali: la
democrazia, la partecipazione, lautorit, i partiti.
- Socializzazione latente: pi che il risultato di un apprendimento formale, la
socializzazione politica qualcosa che procede in maniera implicita e non intenzionale.
- Codice simbolico: la socializzazione politica si traduce in una costruzione, lenta e
graduale, di un codice simbolo che va inteso come un sistema di riferimento e di
valutazione della realt che suggerisce allindividuo come comportarsi nelle diverse
situazioni. Diventa allora un processo grazie al quale lindividuo apprende il modo pi
efficace per assegnare un significato a quanto succede nella sfera della politica, non ci
sono oggetti politici dal significato univoco e fattuale, si acquisisce un vocabolario e si
impara ad usarlo.
- Identit: La socializzazione politica ha come risultato fondamentale quello di fornire
allindividuo unidentit, ovvero di sviluppare un sentimento di appartenenza verso un
determinato gruppo di riferimento.
Diventa cos quel processo che permette di inserire un individuo allinterno di un
gruppo, attraverso la condivisione di un codice simbolico comune e caratteristico di
quella appartenenza collettiva.

3 critiche: identit individuale ancorata ad un unico gruppo di appartenenza; et


adulta; problema del conflitto.

Oggi: La destrutturazione del modello integrativo inizialmente proposto dalla Scuola


americana non poteva essere pi totale. Molti orientamenti politici appaiono
strutturarsi non nellinfanzia o nelladolescenza, ma nella vita adulta (socializzazione
politica adulta). La socializzazione politica non riguarda soltanto i primi anni di vita ma
si estende anche al di l dellingresso nellet adulta, in genere considerato come
lavvio di una fase di raggiunta stabilit e cristallizzazione di opinioni e
rappresentazioni politiche. Si passa cos dalla socializzazione politica adulta alla
socializzazione politica permanente. La socializzazione diventa in questo modo un
processo costante e continuo, che accompagna lintero corso della vita di un individuo
e che non relegabile il fasi particolari del ciclo di vita.

Caos generazionale: La revisione delle tradizionali gerarchie consente a ciascuno di


occupare un ruolo per un periodo molto pi lungo o svolgerne contemporaneamente
pi di uno con ambigua distribuzione del potere.

Karl Mannheim: La caratterizzazione sociale di una generazione viene fatta


dipendere dal fatto che un insieme di persone, che hanno allincirca la stessa et,
hanno convissuto alcuni eventi politicamente cruciali e sulla base di unesperienza di
questo tipo tentano di innovare il sistema sociale nel quale sono state cresciute.
Distacco crescente giovanile della politica istituzionale e dallo spazio partecipativo
classico, rappresentato dai partiti e dalla politica elettorale-parlamentare. I tratti
caratteristici del rapporto giovani generazioni e politica sono tre:
- In Europa i giovani che dichiarano un impegno in politica si aggirano alla soglia del
3%. - Lindecisione nel comportamento di voto e lastensione si accentuano come non
mai. - Il calo di fiducia dei giovani verso le istituzioni di natura politica, principalmente
i partiti, sempre pi allarmante.

Identit e culture politiche.

Unidentit collettiva il risultato dellinsieme di elementi normativi (consuetudini,


atteggiamenti, norme, valori, credenze, ecc.) condivisi da tutti gli individui che fanno
parte di un determinato gruppo sociale. Non detto che non vi siano conflitti
allinterno di unidentit collettiva, ma perch continui a darsi una comune
appartenenza, occorre che tali divisioni siano tali da non distruggere completamente
una base comune di riferimento.

Cultura politica: essa pu essere vista come linsieme di quegli elementi culturali
che costituiscono unidentit politica e, attraverso di essa, sostengono
unappartenenza politica.

Secondo Karl Mannheim, allinizio si ha una concezione particolare del concetto di


ideologia, che coincide di fatto con lidea di menzogna. Smascherare lideologia
dellavversario implica mostrargli la falsit di una sua singola idea, posizione o
opinione.
La cosa cambia con lanalisi marxiana, che pu essere articolata in tre punti:
a) Le idee dellavversario politico sono viste non come sue proprie idee, ma come il
prodotto della sua appartenenza di classe; b) Tali idee sono tra loro collegate, cos da
formare unorganica concezione del mondo; c) In quanto espressione di una specifica
classe sociale, sono parziali e non hanno carattere universale. Si passa cos dallo
smascheramento di una bugia allo smascheramento di unideologia. Lideologia,
inoltre, essenzialmente politica, perch larena nella quale le classi contrapposte si
scontrano proprio quella politica. La socializzazione che trasforma gli individui
appartenenti ad una classe in soggetti consapevoli di tale appartenenza diventa
significativamente la socializzazione politica, che passa attraverso il riconoscimento
della propria cultura politica e il parallelo smascheramento di quella avversaria.
Unidentit politica serve soprattutto a fornire agli individui un senso di appartenenza,
ma ora questa capacit sembra venuta meno e gli individui vivono uno stato di grave
smarrimento e confusione, di anomia (Durkheim). Il totalitarismo quindi il risultato
del connubio tra irrazionalit sostanziale e razionalismo strumentale: irrazionalit
sostanziale perch con la fine delle ideologie viene meno la possibilit di costruire
organiche visioni del mondo che siano razionali e il campo viene occupato da credenze
del tutto irrazionali; razionalismo strumentale perch i nuovi dittatori totalitari (Hitler e
Stalin soprattutto) possono utilizzare quelle nuove tecnologie di persuasione di massa
e di educazione collettiva messe a loro disposizione dallevoluzione della tecnica. In
conclusione il totalitarismo lesito pi terribile della fine delle ideologie.

Almond e Verba: Gli autori identificano tre tipi generali di cultura politica: la cultura
parrocchiale, quella deferente e quella partecipativa. La prima si fonda su un
atteggiamento fondamentale di tipo localistico, la seconda si caratterizza per un
sostanziale rispetto nei confronti dellautorit, la terza trae invece linfa da un alto
livello di partecipazione politica. La cultura civica un tipo speciale di cultura politica
che si ottiene combinando varie caratteristiche dei tre tipi indicati, in particolare se si
raggiunge un buon equilibrio tra deferenza verso le autorit politiche e partecipazione
dal basso. Partecipazione che raggiunge il suo culmine nel momento delle elezioni. La
cultura civica costituisce la base di legittimazione della democrazia.

Banfield aveva rilevato quelle caratteristiche che costituiscono il cosiddetto familismo


amorale, che consiste nella totale sfiducia nei confronti delle istituzioni e della sfera
pubblica, cosicch domina la ricerca del proprio benessere particolare (della propria
famiglia) a discapito di quello della comunit. Questo motivo porterebbe allassenza
di partecipazione politica.

Le subculture in Italia:
- Le subculture territoriali. Sono subculture legate a quelle zone, come la terza
Italia (Veneto ed Emilia) che fanno proprio uno specifico modello di sviluppo
fondato sulla piccola impresa, capace di creare un benessere diffuso e un forte
consenso sociale e politico. Reti locali e familiari costituiscono il fondamento
stesso dei processi di modernizzazione e di partecipazione. La presenza di una
cultura diffusa di tipo tradizionale costituisce il prerequisito che consente
alleconomia di decollare. Tutte le dimensioni non economiche che sostengono
questo processo di sviluppo vengono viste come linsieme del capitale sociale
necessario perch leconomia stessa decolli. Il territorio riesce a darsi una
visibilit che gli consente di contrattare le gestioni dei propri interessi con il
governo centrale e le altre istituzioni nazionali.
- Le subculture ideologiche italiane. Per quanto riguarda la subcultura rossa
emergono alcuni punti: una inaspettata difficolt nella trasmissione del capitale
sociale e delle tradizioni civiche tipiche di queste realt territoriali, soprattutto
nelle giovani generazioni e nei ceti pi svantaggiati; b) una certa tenuta della
subcultura politica per quanto riguarda il comportamento elettorale e una
persistente stabilit del sistema politico locale; c) un processo di laicizzazione
della subcultura, che ha spostato lattenzione dagli elementi pi ideologici ad
aspetti pi pratici e concreti, legati allefficacia delle politiche locali.

Alessandro Ferrara mostra 4 vizi fondamentali che impediscono alla cultura politica
italiana di essere compiutamente democratica:
1. La persistenza del carisma dellufficio, di matrice cattolica, per cui si ha la
tendenza a far prevalere la forza di chi ha dalla sua parte il potere
dellistituzione. 2. La persistenza dellidea per cui, alla fine, sempre una
minoranza capace a governare una maggioranza incapace. 3. Lidea per cui
llite risponde alla storia e non direttamente ai cittadini. 4. Lidea che occorre
evitare la spaccatura, e ricercare a tutti i costi la mediazione, laddove invece la
democrazia vive anche di forti contrapposizioni e di scelte nette.

Comunicazione Politica
Soggetti della comunicazione politica. Si parla di comunicazione politica quando
ad emetterla sono attori che agiscono nel campo della politica: partiti, candidati,
movimenti sociali e politici di diversa natura, sindacati, ecc. Spesso, per, anche altri
attori possono essere responsabili di comunicazione politica, come ad esempio gruppi
culturali, religiosi, etnici, ecc.
Temi della comunicazione politica. Un secondo elemento largomento. Si
andato affermandosi un campo della comunicazione pubblica che affronta temi di
interesse appunto pubblico e generale e che appare distinto da quello della
comunicazione politica. Nel caso della comunicazione pubblica vengono affrontati
argomenti di interesse generale sui quali esiste un elevato livello di consenso ed
unanimit; nella comunicazione politica prevale, quasi sempre, disaccordo sulle
soluzioni da adottare per i problemi di interesse generale.

Per James Chesebro la comunicazione politica lo studio dei modelli di


comunicazione o dei simboli peculiari che creano, mediano ed alterano le relazioni di
dominio o di subordinazione ovunque esse si verifichino.
Per Meadow la comunicazione politica si riferisce ad ogni scambio di simboli o
messaggi che, in una certa misura, sono stati prodotti o hanno conseguenze sul
funzionamento del sistema politico In tutte le definizioni viene sottolineata la
dimensione dello scambio che interviene tra i soggetti coinvolti, la quale implica una
dose di reciproco adattamento e la modifica delle rispettive posizioni di partenza.
Mazzoleni aggiunge a questi due un ulteriore elemento definitorio: i cittadini. La
comunicazione politica pu coinvolgerli non solo in quanto destinatari, ma anche come
fonte diretta o indiretta di messaggi.

Pian piano i mezzi di comunicazione di massa si trasformano da semplici canali passivi


di messaggi ideati dallesterno a soggetti attivi di uno scambio, portatori di interessi
propri, di una logica propria, anche comunicativa, da negoziare con gli attori
tradizionali del sistema politico. Si instaura cos uno scambio simbolico tra differenti
soggetti, tra mass media da una parte e sistema politico dallaltra, ognuno dei quali
portatore di interessi spesso conflittuali con gli altri, ma a volta anche convergenti. I
cittadini diventano anchessi soggetti attivi del processo di comunicazione, in quanto
portatori di opinioni preesistenti con le quali le attivit di comunicazione devono fare i
conti.

Possiamo distinguere tre diverse fasi della comunicazione politica. Ci riferiamo allItalia
della contemporaneit, quella uscita dalla dittatura fascista.
1) Nel periodo dellimmediato dopoguerra abbiamo unespansione dei partiti di massa
e si pu parlare di una comunicazione politica di conferma. Le appartenenze
politiche sono ben radicate: molti cittadini votano sulla base della condivisione di
valori, miti, reti di rapporti interpersonali. La comunicazione politica deve solo
provvedere a confermare e rinvigorire quelle appartenenze. I mass media
costituiscono ancora un sistema povero che agisce secondo una logica
prevalentemente di sudditanza rispetto al sistema politico. La televisione deve ancora
svilupparsi.
2) Il consociativismo, lo sviluppo del sistema delle comunicazioni di massa e
lindebolimento delle appartenenze politiche determinano un mutamento nelle
strategie di comunicazione politica. Definiamo questa nuova fase come quella della
comunicazione politica in funzione negoziale. Ogni partito o candidato cerca di
distinguersi dagli altri alleati di governo senza per creare fratture che possano
rivelarsi insanabili e quindi negative per lattivit stessa di governo. La comunicazione
ha cos due obbiettivi: da una parte cerca nuovi adepti, ma dallaltra deve riuscire a
costruire un terreno simbolico necessario a costruire le alleanze necessarie alla
formazione delle coalizioni di governo, sia ai procedimenti legislativi.
3) in questa fase che i mass media iniziano a trasformarsi da semplici e passivi
canali di comunicazione ad attori essi stessi dellarena politica e quindi tendono ad
autonomizzarsi dagli apparati politici e di partito. Questo processo di
autonomizzazione giunger a compimento in quella che abbiamo definito essere la
terza fase della comunicazione politica e che vede i mass media diventare spesso i
principali soggetti della socializzazione politica. Questa fase caratterizzata dalla
proliferazione dei maggiori mezzi di comunicazione; Blumler e Kanavagh precisano
infatti che in questi anni la comunicazione politica caratterizzata da:
- Un accelerato processo di professionalizzazione, per cui sempre pi frequente il
ricorso a figure professionali, quali consulenti politici, sondaggisti ed esperti nel
rapporto con i mass media;
- Un contesto competitivo sempre pi invasivo che spinge i mass media a considerare
come prioritaria la conquista dellaudience e di conseguenza costringe anche gli attori
politici a sottostare a queste esigenze;
-Una marcata tendenza verso lassunzione di comportamenti e scelte di tipo populista.
Il linguaggio e il discorso politico tendono a sovrapporsi a quelli della vita di ogni
giorno accentuando il loro carattere popolare. La politica e i suoi linguaggi perdono la
propria specificit;
- Una diversificazione centrifuga per cui i messaggi della comunicazione di massa
tendono ad invadere una pluralit di mezzi diversificandosi quindi nel linguaggio, nei
contenuti, nei destinatari.

Cultura politica e migrazioni

Tre fasi migrazioni postbelliche in Europa.

La prima fase (1945-73) comprende sia migrazioni intercontinentali, sia migrazioni


continentali. Le prime sono state fondamentalmente dovute ai fattori di espulsione
presenti nei paesi di esodo, fra cui gli effetti delle grandi crisi politiche ed economiche
che hanno accompagnato la decolonizzazione. Le seconde sono state invece dovute
anche ai fattori di attrazione nei paesi dapprodo, fra cui il richiamo di manodopera per
la ricostruzione postbellica e il lungo periodo di espansione che le ha fatto seguito. I
paesi dellEuropa centrosettentrionale erano le aree di approdo e quelli dellEuropa
meridionale le aree di esodo.
La seconda fase (1973-82) si apre con la grande crisi del 1973-74, scatenata
dallaumento del costo del petrolio. In questa fase la situazione un po
contraddittoria: da un lato i tradizionali paesi europei dimmigrazione chiudono le
frontiere a unulteriore immigrazione per motivi di lavoro; dallaltro la crisi, che
infierisce anche nei paesi della periferia, suscita conflitti e repressioni che aggravano i
gi consistenti fattori espulsivi. Ai migranti per motivi economici si aggiungono cos
numerosissimi profughi politici. In questo contesto diventano paesi dimmigrazione
anche i paesi dellEuropa meridionale che, non essendo stati fino ad allora paesi di
emigrazione, non avevano provveduto a chiudere le frontiere.
La terza fase inizia con la ripresa economica degli anni ottanta ed tuttora in corso.
In questa fase le migrazioni si estendono su scala planetaria, nellambito di quelle
trasformazioni che si possono imputare al fenomeno della globalizzazione. La
globalizzazione si sovrappone ai processi della nuova divisione internazionale del
lavoro, da cui si distingue soprattutto per la capacit di diffondersi e la rapidit delle
trasformazioni, dovute in gran parte allo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche
e comunicative e al ruolo dominante delleconomia finanziaria.

Da una parte il processo di globalizzazione tende a incrementare le migrazioni


internazionali. In particolare:
- La sensazione di deprivazione relativa nelle popolazioni di paesi di sviluppo
intermedio, che ancora pi della miseria, motiva gran parte delle nuove
migrazioni internazionali;
- La cosiddetta socializzazione anticipata ai valori e ai modelli di comportamento
dei paesi dapprodo. Allaccresciuta distanza geografica fra i paesi di
emigrazione e i paesi dimmigrazione non corrisponde cos pi necessariamente
una maggior distanza culturale dei migranti;
- I contradditori processi di sviluppo avviati nei paesi desodo dallesportazione di
attivit produttive, a breve termine lincrementano, destrutturando
lorganizzazione sociale esistente;
- La diffusione in tempo reale delle informazioni relative a opportunit di
guadagno, sistemazioni abitative, possibilit dingresso, forme di accoglimento
ed assistenza;
- Laccresciuta facilit degli spostamenti, grazie alla riduzione dei costi e dei
rischi, consente reiterati tentativi migratori e rende possibili anche migrazioni
temporanee prima impossibili;
- La facilitazione delle rimesse monetarie ai paesi di origine, grazie anche alle
agenzie delle multinazionali specializzate in trasferimenti finanziari, costituisce
un ulteriore incentivo alle migrazioni.
Daltra parte le migrazioni internazionali concorrono al processo di globalizzazione in
vari modi:
- Costituiscono una parziale alternativa allesportazione della produzione in paesi
ove il costo del lavoro minore; - Moltiplicano nei paesi dimmigrazione lofferta
di beni e di servizi esotici;
- Introducono nei paesi dimmigrazione lingue, culture, religioni, usi e costumi
diversi da quelli locali;
- Concorrono alla formazione di societ multirazziali, multietniche, multiculturali,
multi linguistiche e multi religiose;
- Stimolano il consumo di prodotti stranieri sia nei paesi di immigrazione che
emigrazione; - Contribuiscono ad aumentare il potere dacquisto dei paesi di
emigrazione, concorrendo al loro inserimento nel mercato mondiale;
- Diffondono nei paesi dorigine degli immigrati, col ritorno di questi ultimi, i
modelli di vita e di consumo dei paesi dimmigrazione concorrono a
quellomologazione culturale a scala planetaria costitutiva del fenomeno della
globalizzazione.
Culture politiche ed immigrazione:

Francia: La politica migratoria di questo paese si a lungo caratterizzata per il suo


assimilazionismo etnocentrico, ovvero unimmigrazione utilizzata per fronteggiare non
solo occasionali carenze di manodopera, ma anche una cronica crisi demografica.
Lintegrazione, in questo contesto, presupponeva unassimilazione alla cultura del
paese. In concreto, il progetto francese prevedeva che gli immigrati, piuttosto che
utilizzare la propria identit etnicoculturale come una risorsa strategica,
labbandonassero completamente per diventare dei buoni francesi: un processo che
richiedeva lassimilazione per quanto concerneva la lingua, la cultura e, possibilmente,
la stessa mentalit. In cambio, lo Stato estendeva agli immigrati tutti i diritti dei
cittadini grazie alla cosiddetta naturalizzazione, che premiava lavvio di tale
processo e ne favoriva la riuscita. Anche se si tratta di paesi che hanno conosciuto la
colonizzazione francese, il progetto assimilatore si scontra con la maggior distanza
culturale di questi immigrati. Lo stesso progetto appare anche meno legittimo, si
diffonde un maggior rispetto per la diversit culturale ed emerge una nuova
consapevolezza dellingiustizia di subordinare il riconoscimento di alcuni diritti
fondamentali di acquisizione della cittadinanza. Emerge inoltre, dagli anni ottanta, la
sindrome da invasione per quanto riguarda limmigrazione arabo-islamica,
determinando delle forti reazioni, che hanno determinato cambiamenti radicali nella
concezione del codice di cittadinanza. Sul piano amministrativo prevale ancora il
rifiuto degli interventi speciali per gli stranieri, mentre la preferenza per interventi
universalistici, di diritto comune, per tutti coloro che presentino determinati problemi.

Regno Unito: Il forte etnocentrismo, comune al progetto francese e britannico, si


esprime in forma diversa. In Francia si manifesta nella pretesa che gli immigrati
diventino buoni francesi, nel Regno Unito si manifesta invece nella convinzione che
gli immigrati anche dei paesi tradizionalmente pi vicini per storia e cultura mai
potrebbero diventare dei buoni britannici. Nel Regno Unito larrivo degli stranieri non
ha mai svolto una funzione demografica importante ed stato anche meno motivato
da uninappagata domanda di lavoro. A determinarlo, almeno allinizio, sono state
piuttosto le crisi politiche ed economiche dei paesi del Commonwealth. Inoltre nel
Regno Unito da pi tempo limmigrazione proviene da paesi lontani: le ex colonie delle
Indie occidentali, dellAsia e dellAfrica. Queste popolazioni trapiantate hanno potuto
formare nel Regno Unito delle comunit, a ci si aggiunga la distinzione tra cittadini
e non cittadini meno netta che negli altri paesi europei, soprattutto per lesistenza di
una categoria intermedia, gli originari del Commonwealth, che gode del diritto del voto
attivo e passivo alle elezioni politiche.

Germania: La Germania, che da molti decenni il paese europeo con il pi alto


numero assoluto dimmigrati, ha a lungo rifiutato di riconoscersi come un paese
dimmigrazione. Gli immigrati erano considerati dei lavoratori ospiti, la cui
permanenza sul suolo tedesco era consentita solo per motivi di lavoro e limitata nel
tempo. La chiusura delle frontiere favor infatti la stabilizzazione di quelli che erano
restati e, insieme ai familiari che poi li raggiunsero, finirono per dar vita ad una
popolazione sorta dallimmigrazione. Le naturalizzazioni erano quattro volte meno
numerose che in Francia, bench gli immigrati fossero oltre il doppio e lacquisizione
della cittadinanza era molto difficile anche per i giovani nati in Germania da genitori
immigrati, destinati pertanto a restare stranieri in quello che di fatto era il loro solo
paese. Successivamente, sul finire degli anni ottanta, il tracollo dei paesi dellest
rovesci sulla Repubblica Federale circa un milione e mezzo di profughi in tempo di
pace. Dopo lunificazione del 1990, lafflusso dagli altri paesi dellest continu ad un
ritmo elevato e il numero di rifugiati di altra origine aument ancora, mentre il quadro
si complicava per le migrazioni interne dai nuovi ai vecchi Lander. Ci favor la
diffusione di razzismo e xenofobia. In seguito il paese rivel una concezione piuttosto
riduttiva dellintegrazione, vista come un processo guidato dallalto, nellinteresse
della componente tedesca, che avrebbe dovuto continuare a trarre dalla situazione un
particolare vantaggio: assicurarsi lapporto dei lavoratori stranieri senza riconoscere
loro pieni diritti di cittadinanza. Un notevole passo avanti in questo senso stato fatto
dalla riforma sulla cittadinanza del 2000. Questa legge ha riconosciuto ai giovani nati
in Germania da genitori stranieri il diritto di acquisire la cittadinanza del paese.

Italia: La nazionalizzazione delle masse cominci in effetti solo con la prima guerra
mondiale e fu poi perseguita dal fascismo, ma in forme contraddittorie e
controproducenti. La carenza di un progetto sociale globale paragonabile a quelli in
precedenza perseguiti da altri paesi europei ha lasciato fin troppo spazio a molte
iniziative confuse. Lo Stato, incapace di far rispettare le sue leggi, ha lasciato che si
creasse un groviglio di problemi relativi allirregolarit di una vasta componente di
immigrati: si sono cos formati due estremismi: quello tendenzialmente xenofobo, di
chi, esasperato dal processo immigratorio, predica una drastica chiusura delle
frontiere e lespulsione in massa degli immigrati, percepiti solo come un costo e un
rischio e quello, astrattamente xenofilo, di chi, chiudendo entrambi gli occhi sugli
aspetti meno gradevoli di una pur complessa realt, inneggia alle meraviglie
dellincontro con laltro. Nel suo primo secolo di esistenza come Stato nazionale
(1861-1961), lItalia ha conosciuto unemigrazione di 26 milioni di persone, pari alla
sua intera popolazione del 1861 e a poco meno di quella attuale. Anche in Italia, per,
negli anni precedenti la prima guerra mondiale avevano cominciato a prendere piede
degli orientamenti etnocentrici e persino razzisti, in relazione con gli sviluppi della sua
pur tardiva politica coloniale. Il regime fascista poi aggrav la situazione. Forse anche
per questo nel secondo dopoguerra in Italia di nazione si parlato poco. Lo stesso
aggettivo nazionale divenne oggetto di diffidenza, se non di disprezzo, e fu utilizzato
solo da alcuni partiti e movimenti di destra. Fra gli anni ottanta e novanta, anche per
reazione al cattivo governo, nelle regioni settentrionali si sviluppato un movimento
che approdato per qualche anno a un aperto secessionismo, la sua espressione
politica era la Lega Nord. Al di l di tutto, lidea italiana di nazione resta relativamente
aperta e pu costituire un importante elemento di integrazione, consentendo infatti di
formulare un progetto per lestensione dei diritti di cittadinanza a tutti i nuovi venuti,
senza richiedere loro labbandono della propria cultura e delle proprie tradizioni.
LItalia pu inoltre contare su un retaggio di civilt straordinario, dovuto alla funzione
di crogiolo di popoli e culture che ha svolto nei secoli, anche malgrado se stessa.

Globalizzazione e politica.

Integrazione internazionale
Alex Inkeles definisce lintegrazione come una condizione nella quale unit
precedentemente autonome hanno pi o meno ceduto funzioni vitali ad unaltra unit
pi estesa, mentre continuano a mantenere un numero sostanziale di altre funzioni
vitali.

Secondo Kenneth Waltz, le societ nazionali sono caratterizzate da una struttura con
un principio ordinatore gerarchico, ossia una struttura in cui vi sono attori dotati
dellautorit di emanare ordini e soggetti disposti ad obbedire, e in caso di necessit
costretti con mezzi coercitivi a rispettare gli ordinamenti vigenti. Al contrario, nel
sistema internazionale, presente un principio ordinatore di tipo anarchico. Gli Stati
sono tutti formalmente uguali, al di sopra di essi non vi alcuna autorit in grado di
imporre comportamenti vincolanti.
Un maggior livello di integrazione rappresentato dai regimi internazionali, che
possono essere pi o meno formalizzati e pi o meno strutturati in forma di
organizzazioni intergovernative. I regimi internazionali sono creati dagli Stati per
risolvere i loro problemi di coordinamento e di produzione di beni pubblici
internazionali.

Teorie dellintegrazione:
- Quella neofunzionalista di Haas e Schmitter, secondo la quale nelle societ
contemporanee esistono problemi tecnici che non possono essere risolti a livello
esclusivamente nazionale. Ci spinge gli Stati a collaborare strettamente, per
gestire problemi generati dalla gestione delle aree funzionali (inquinamento,
energia, ecc..). La collaborazione funzionale in un settore genera il bisogno di
unulteriore collaborazione funzionale in altri settori. Alla base della teoria
neofunzionalista vi un processo di integrazione reale (Comunit Europea), che
iniziato in un settore tecnico specifico (CECA) si poi allargato ad altri settori
funzionali (EURATOM, ecc..), dando vita a forme di integrazione sempre pi
estese. Ipotesi dello spillover: si riferisce al processo attraverso il quale i
membri di uno schema integrativo in accordo su certi scopi collettivi per una
variet di motivi ma soddisfatti in maniera ineguale circa il conseguimento di
questi scopi, tentano di risolvere la loro insoddisfazione o ricorrendo alla
collaborazione in un altro settore collegato o intensificando il loro impegno nel
settore originale. La portata dellintegrazione si riferisce al fatto che
lintegrazione pu riguardare un numero pi o meno ristretto di materie
(agricoltura, commercio, energia, ecc..) e coinvolgere un numero pi o meno
grande di gruppi sociali. Il livello si riferisce al carattere pi o meno accentrato
del policy-making, sviluppo di apparati comuni sempre pi efficaci, crescente
istituzionalizzazione di processi decisionali collettivi, elaborazione di nuove
tecniche. Lautomaticit riguarda la probabilit che si inneschino processi di
spillover da un settore allaltro. Accanto alla teoria dello spillover troviamo
anche quella dellesternalizzazione, la quale ci dice che quando unarea ha
raggiunto un alto livello di integrazione in un certo settore, comincia a sentire il
bisogno di affrontare i problemi esterni con una posizione unitaria e quella della
politicizzazione riguardante lemergere di controversie e polemiche nel corso del
processo di integrazione sulla formazione delle linee politiche comuni. Man
mano che il processo dintegrazione si ramifica in nuovi settori, coinvolgendo
materie sempre meno tecniche e sempre pi controversie, i singoli Stati
nazionali vengono a trovarsi impelagati in maniera crescente nella gestione di
politiche che suscitano resistenze e discussioni.
- La teoria dellintegrazione internazionale (Deutsch) cerca invece di
spiegare come emerge una comunit di sicurezza: un sistema di aspettative in
base alle quali lidea stessa che tra un certo numero di Stati si possa ricorrere
alluso di mezzi violenti esclusa. In una comunit di sicurezza la forza non
pi vista come un mezzo legittimo per risolvere le controversie. Lintegrazione
di pi unit deve servire a quattro scopi: 1. Mantenere la pace; 2. Raggiungere
maggiori potenzialit per scopi molteplici; 3. Adempiere a qualche compito
specifico; 4. Ottenere una nuova immagine di se stessi e una nuova identit di
ruolo. Egli distingue due forme di integrazione: le comunit di sicurezza
pluralistiche e le comunit di sicurezza amalgamate. La differenza tra le
due forme di integrazione consiste nel fatto che nel primo caso gli Stati
mantengono la loro indipendenza, mentre nel secondo si instaura un governo
centrale. Le prime sono quelle pi facili da realizzare, richiedendo per
funzionare la compatibilit dei valori politici dei vari Stati partecipanti alla
comunit, la capacit dei governi di rispondere con mezzi pacifici e in maniera
rapida ed efficace alle domande degli altri Stati e la presenza di un certo grado
di prevedibilit del comportamento degli attori. Per le seconde Deutsch enuncia
dieci condizioni necessarie alla loro realizzazione: 1. Somiglianza e compatibilit dei principali
valori delle unit partecipanti. Questa la condizione essenziale anche per i teorici
neofunzionalisti; 2. Sviluppo di una elevata sensibilit di ogni parte rispetto alle altre. essenziale
che si formi un senso del noi, una responsabilizzazione di ogni unit nei confronti degli
avvenimenti che riguardano le altre parti; 3. Diffusione di uno stile di vita comune (abitudini,
istituzioni, forme di comportamento, modi di sentire comuni alle parti che devono integrarsi); 4.
Affermazione di aree centrali forti, capaci di dare un deciso impulso e sostegno al processo di
integrazione. In questo caso probabile che le singole parti conservino in maniera gelosa le loro
prerogative di sovranit, ostacolando lemergere dei fenomeni di amalgamazione; 5. Presenza di
un tasso di crescita economica sostenuto che facilita lunione tra diversi paesi, stimolati
dallinnalzamento del livello di vita delle popolazioni; 6. Esistenza di aspettative ottimistiche circa
i vantaggi materiali derivanti dal processo di integrazione; 7. Instaurarsi di unampia gamma di
transazioni e comunicazioni tra le unit partecipanti; 8. Allargamento dei gruppi dirigenti; 9.
Esistenza di stabili legami tra i gruppi sociali pi importanti presenti allinterno delle unit (in
passato la Chiesa cattolica e i gruppi nobiliari, oggi partiti di diversa nazionalit); 10. Esistenza di
unelevata mobilit geografica delle persone, o quanto meno degli strati politicamente pi
rilevanti.
- La teoria dellunificazione politica di Etzioni recupera molti elementi sia
della teoria neofunzionalista, che di quella di Deutsch e considera il processo di
integrazione come quel fenomeno che porta alla formazione di ununione
politica tra diversi Stati. Il livello di integrazione misurato in base a tre
dimensioni: a) Lunione politica esercita un controllo adeguato sugli strumenti di
coercizione politica? b) Esiste un centro decisionale che determina
lassegnazione imperativa dei valori? c) Questo centro oggetto di
identificazione da parte della maggioranza della popolazione appartenente alle
singole unit? Tanto pi positive sono le risposte a queste domande, tanto pi
alto risulta il livello di integrazione.
Lunificazione politica attraversa quattro stadi:
1. Nel primo stadio si stabilisce uninterdipendenza tra le singole unit.
Linstaurarsi di stretti legami favorito da diversi fattori: laumento dei flussi di
comunicazione attraverso i confini nazionali; laccelerazione secondaria, che si
riferisce al fatto che lunificazione in un settore tende a innescare processi di
unificazione in altri settori; la presenza di una lite esterna
2. Nel secondo stadio si sviluppa un potere integrativo gestito da un lite
appartenente allunione: attori interni allunione diventano i principali
sostenitori dellintegrazione. Il potere integrativo pu essere basato sulla
minaccia di sanzioni al benessere fisico (potere coercitivo), sulla minaccia di
sanzioni contro i beni materiali (potere utilitaristico), oppure su sanzioni contro i
beni simbolici (potere di identificazione). Per quanto riguarda gli ultimi due,
tanto saranno maggiori e tanto maggiore sar la possibilit di conseguire un
efficiente livello di unificazione politica, mentre per quanto riguarda il potere
coercitivo, pu essere utile in una prima fase per evitare smagliature nel
processo ma dannoso in seguito correndo il rischio di frantumare pi che
rafforzare lunione in costruzione.
3. Nel terzo stadio abbiamo un aumento delle transazioni tra le parti e quindi la
portata dellintegrazione si estende ad un numero sempre pi grande di settori.
4. Nel quarto stadio i processi avviati nelle fasi precedenti giungono a termine.
A questo punto le unioni politiche si differenziano tra di loro non solo per il
diverso livello e la diversa portata del processo integrativo, ma anche per la
funzione (militare, economica, culturale) che domina lunione.

Joseph Grieco ha proposto una interpretazione neorealista dellintegrazione


europea. Secondo lui le ragioni che hanno portato allapprofondimento dei
processi di integrazione europea sono legate alla preoccupazione degli Stati
membri della Comunit per il riemergere di una potenza tedesca nel cuore
dellEuropa. Inoltre ritiene che il Trattato di Maastricht sia stato un tentativo, da
parte degli Stati meno forti, di assicurarsi una possibilit di voice su questioni
(la politica monetaria) dominate fino ad allora dalla Germania.
Andrew Moravcsik con la sua teoria dellintergovernativismo liberale,
definisce i processi di integrazione internazionale come puro interesse dei
governi. I governi danno vita a istituzioni internazionali solo se queste servono a
promuovere i loro interessi. I processi di integrazione avanzeranno quando gli
interessi degli Stati membri convergeranno. Sono gli interessi dei gruppi sociali
presenti allinterno di un paese che determinano le preferenze nazionali, e non
la collocazione di un paese nellarena internazionale. Inoltre, egli sostiene che la
creazione di istituzioni internazionali centralizzate serve a garantire il rispetto
degli impegni presi, riducendo la naturale tendenza degli Stati a non tenere
fede ai patti.
Questi due approcci sono accomunati da unimpostazione razionalista.
Entrambi considerano gli Stati come protagonisti del processo di integrazione e
come attori razionali che agiscono calcolando il loro utile. Quindi il calcolo
razionale del proprio utile, in una situazione in cui non possibile comunicare e
stabilire accordi vincolanti, porta entrambi i giocatori a scegliere la strategia
aggressiva (dilemma del prigioniero). La cooperazione in una situazione
simile quindi molto difficile e in mancanza di unautorit superiore, uno Stato
non pu essere sicuro che laltro rispetti i patti sottoscritti. Creando un organo
centrale indipendente che controlla gli avvenimenti, segnala le violazioni delle
norme e diffonde informazioni attendibili (es. nella Comunit Europea la
Commissione e la Corte Europea di giustizia) allora si potranno risolvere alcune
di queste difficolt.
Listituzionalismo storico analizza in che modo le istituzioni, intese sia come
organizzazioni formali che come regole e procedure informali, strutturano i
comportamenti degli attori e le loro preferenze. Le istituzioni, una volta create,
acquistano una resistenza e unautonomia che rende difficile modificarle. Gli
studiosi evidenziano come gli Stati che hanno delegato poteri alle istituzioni
europee, col passare del tempo hanno finito col perdere la loro capacit di
riprendersi questo potere. La perdita di controllo deriva da alcuni meccanismi:
1. Dal diverso orizzonte temporale in cui si muovono i politici e in cui operano le
istituzioni. Spesso i policy makers, pressati da scadenze immediate, prendono
decisioni senza rendersi conto di quali saranno le loro conseguenze a lunga
scadenza. 2. Anche se i policy makers sono in grado di ragionare su orizzonti
temporali pi lunghi, spesso non sono capaci di anticipare tutte le possibili
conseguenze derivanti dalle loro azioni. 3. Le preferenze dei policy makers
possono cambiare nel corso del tempo, sia perch cambiano i governi, sia
perch avvengono processi di socializzazione e apprendimento. 4. Le istituzioni
internazionali possono accumulare risorse politiche (budget, lealt, ecc..) che
permettono di resistere alla richiesta degli Stati. 5. molto difficile ridisegnare e
riformare le istituzioni. 6. Una volta intrapreso un percorso, col passare del
tempo, diventa sempre pi difficile tornare indietro.
Gli approcci costruttivisti condividono alcuni elementi sia con
listituzionalismo neoliberale sia con quello storico. Con il primo condividono
lidea che le istituzioni sono capaci di esercitare un effetto causale
indipendente. Con listituzionalismo storico condividono lidea che le istituzioni
non influenzano solo i comportamenti degli attori, dati i loro interessi, ma la
formazione stessa degli interessi e delle preferenze degli attori. Questo
approccio si basa su tre assunti:
1. Lambiente in cui gli attori agiscono comprende elementi materiali e sociali.
Lagire sociale non determinato dalle caratteristiche fisiche dellambiente ma
dallinterpretazione che gli attori danno di questi elementi. 2. Lambiente
fornisce agli attori i criteri attraverso i quali comprendere i propri interessi
(processi di interazione tra attori e strutture sociali). 3. Gli attori non agiscono in
base ad un semplice calcolo mezzi-fini, ma cercando di interpretare la
situazione in cui si trovano, la loro identit e il tipo di comportamento che ci si
aspetta da loro in quella situazione. Le istituzioni forniscono i criteri in base ai
quali giudicare lappropriatezza dei comportamenti.