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Ruolo La protagonista femminile del romanzo una figura di giovane donna, le cui caratteristiche, fisiche e morali,

sono tra le meno appariscenti che ci sia dato attribuire ad un soggetto umano e ad un personaggio di un romanzo
Caratterizzazione sociale Lucia una ragazza umile, una ragazza del popolo, alla quale la modesta origine non
impedisce di racchiudere nellanima una nobilt di sentimenti e di ideali da fare invidia a persone di pi alta nascita e
cultura. Presentazione e descrizione fisica Il Manzoni ci presenta Lucia in modo diretto, fornendoci la sua descrizione
fisica, in abito da sposa, nel cap.II. Dice: Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le
amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perch si lasciasse vedere; e lei sandava schermendo, con quella
modestia un po guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i
lunghi e neri sopraccigli, mentre per la bocca sapriva al sorriso. I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con
una bianca e sottile dirizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi moltiplici di trecce, trapassate da lunghi spilli
dargento, che si dividevano allintorno, quasi a guisa deraggi dunaureola, come ancora usano le contadine del
Milanese. Intorno al collo aveva un vezzo di granati alternati con bottoni d'oro a filigrana: portava un bel busto di
broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte
e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anchesse, a ricami. Oltre a questo, chera lornamento particolare
del giorno delle nozze, Lucia aveva quello quotidiano duna modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie
affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido acoramento che si
mostra quandin quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le d un carattere particolare Ritratto
psicologico Il ritratto della sposa in ogni particolare stupendo, specialmente dove la vediamo schermirsi con quella
modestia un po guerriera delle contadine, modestia che la contraddistingue e che confermata in molti punti del
romanzo. La caratteristica principale di Lucia la fede: una fede intrinseca, basata sul principio della Provvidenza, che
aiuta coloro che fanno il bene. In Lucia c uno spontaneo rifiuto della violenza, un abbandono fiducioso, totale alla
volont di Dio. Proprio per questo, Lucia vista di solito come un personaggio statico, che non subisce trasformazioni
nel corso della vicenda, perch non ha bisogno di imparare nulla. Tipo/individuo Nonostante subisca soprusi in tutta
la vicenda del romanzo, non passiva Lucia, che si oppone con tanta forza e decisione a tutto ci che la sua coscienza
non pu tollerare; piuttosto attiva in una sola direzione, quella del bene, e le sue armi sono la fede, la preghiera, la
speranza. Lucia un individuo: anche lei ha un processo di formazione. Ha inizialmente dei limiti, che deve superare
grazie allesperienza. Lucia, allaprirsi del racconto, appare prigioniera di una visione ingenuamente idillica della vita:
manca quella consapevolezza del male che necessaria per capire la vera natura della realt umana, per cogliere il
senso religioso stesso della presenza del negativo nel mondo.

Ruolo Seppure sia controversa la figura di Gertrude, pu essere classificata come laiutante negativa, colei che permette la
materiale esecuzione del rapimento di Lucia.
Caratterizzazione sociale La monaca di Monza una nobile che, per volont del padre, entrata in convento.
Presentazione e descrizione fisica Anche a questo personaggio, Manzoni dedica ben due capitoli per raccontarne la storia.
La sua presentazione, nel presente, quella che appare agli occhi di Lucia e Agnese: Il suo aspetto, che poteva dimostrar
venticinque anni, faceva a prima vista unimpressione di bellezza, ma duna bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi,
scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso;
sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non dinferiore bianchezza; una
altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire
lo scollo dun nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli
neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri anchessi, si fissavano talora in viso alle persone, con
uninvestigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; []. Le gote pallidissime
scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra,
quantunque appena tinte dun rosso sbiadito, pure, spiccavano in quel pallore; i loro moti erano, come quelli degli occhi,
subitanei, vivi, pieni despressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del
portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna nonch per una
monaca. Nel vestire stesso cera qua e l qualcosa di studiato e di negletto che annunziava una monaca singolare: la vita era
attillata con una certa cura secolaresca, e dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che
dimostrava dimenticanza o disprezzo della regola. (cap. IX)
Ritratto psicologico In ogni espressione che il Manzoni usa per offrire al lettore la visione completa ed esatta del dramma di
Gertrude, si avvertono variamente intrecciati due sentimenti: lo sdegno per una fra le inumane consuetudini di un secolo
corrotto e inumano, e un accorato accento di piet per la sorte dellinfelice vittima. noto il modo in cui la figura di Gertrude
sinnesta nella vicenda del romanzo. Lucia e Agnese, con una lettera di padre Cristoforo al padre guardiano, si presentano al
convento di Monza per trovarvi un rifugio sicuro. Non sospettano che, sfuggite per miracolo ad un pericolo, stanno cadendo in
uninsidia ancor pi grave, e ci per opera di un personaggio che, nel romanzo ha il compito di continuare lopera di male,
iniziata dal signorotto di provincia. Ma, mentre Don Rodrigo, spirito ottuso, accessibile cono ai richiami di un cocciuto orgoglio,
privo di qualsiasi capacit di autocritica, Gertrude vacilla come gravata da un peso enorme, che la mente e la volont non
trovano la forza di respingere.
Tipo / individuo La sventurata rispose. Questo il punto in cui si deve ricercare la motivazione della sua caratteristica
di tipo. Perch Gertrude, nonostante le innumerevoli occasioni, non riesce mai a imporre la sua volont e a cambiare la sua
vita, n col padre, n con Egidio.

Ruolo Agnese si pu identificare come il personaggio che svolge la funzione di aiutante dei protagonisti allinterno della
storia. Presentazione Lautore presenta questo personaggio indirettamente: non fornisce una descrizione completa, ma una
serie di indizi che costruiscono la figura. Comunque, la sua apparizione si ha nel cap. II Intanto la buna Agnese (cos si
chiamava la madre di Lucia), messa in sospetto e in curiosit dalla parolina allorecchio, e dallo sparir della figlia, era discesa a
vedere cosa cera di nuovo . Ritratto psicologico Agnese la tipica donna che si trova nelle contrade brianzole. Il suo
carattere, deciso e sbrigativo, unito ad unesperienza di vita che lei stessa dentro di s forse sopravvaluta, la induce ad
unestrema sicurezza di giudizio; la sua sollecitudine e il suo amore per lunica figlia, velati da un riserbo che proprio delle
persone abituate ad un esistenza ridotta ai suoi valori essenziali, la sua facilit di parola e la sua arditezza di espressioni,
costituiscono un marchio inconfondibile. Una caratteristica di Agnese la sollecitudine con cui si dispone ad aiutare la figlia nel
raggiungimento della sua felicit. Agisce con la sicurezza di s, propria della gente di limitata cultura, che portata a vedere
una faccia sola della realt, quella che interessa direttamente. I suoi giudizi e i suoi consigli sono sempre decisi, perch Agnese
punta sulla sua esperienza che si accompagna a un fondamentale ottimismo. Vediamo invece, nel corso della vicenda, che se i
suoi consigli hanno un risultato positivo, questo avviene per puro caso. Per esempio, con il suo progetto ardito del matrimonio
a sorpresa, riesce a sventare il tentativo di incursione in casa sua e rapimento della figlia, e se lei riuscita a compiere quello
che padre Cristoforo non avrebbe fatto in tempo a fare, colo opera di una volont superiore, indipendente del tutto dai piccoli
pensamenti e imbrogli della furba contadina. Lepisodio del matrimonio a sorpresa serve a determinare la palese differenza tra
Agnese e Lucia. La donna non consiglia ai suoi giovani un passo contro la morale, ma evidente su quale diverso piano si
trovino madre e figlia. La prima si fa propugnatrice di una morale strettamente utilitaria, la seconda di una condizione
psicologica profondamente cristiana.Tipo/individuo Proprio per questo Agnese un personaggio statico, nel senso che,
nonostante le vicende che la sconvolgono insieme alla figlia e al suo promesso, non cambia n atteggiamento, n concezione
della vita: Agnese punta sempre, col suo solito senso pratico, sulla necessit di giudicare le cose in rapporto alle circostanze e
non in astratto.

La "verit spirituale" di Perpetua


Tra i personaggi "minori" del romanzo, Perpetua ha acquistato tale popolarit che il suo nome, divenuto da proprio a comune (secondo la figura
retorica dellantonomasia), designa ormai familiarmente la domestica di un sacerdote. La complementarit di Perpetua, risoluta e, a suo modo,
coraggiosa, rispetto a don Abbondio pavido e dubbioso, fu gi sottolineata dal De Sanctis, quando scriveva che "Iuomo pauroso ha bisogno del
suo due, di qualcuno, cio, che lincoraggi; e il due di don Abbondio era Perpetua, tipo che voi potete trovare benissimo, e nelle case di preti
vedete sotto forma di governanti queste "viragini", forti di corpo, goffe, di buon cuore, che avendo della confidenza col padrone simmedesimano
con lui, e dicono: - Noi, la casa nostra; - e quando voi trovate che queste persone hanno buon cuore ed una stima sentita per il padrone, allora
comprendete tutta limportanza del grido di don Abbondio: - Perpetua!". Dopo De Sanctis, che vedeva, dunque, nella donna "il contrapposto
poetico di don Abbondio", lattenzione dei critici nei confronti del personaggio stata piuttosto casuale: baster ricordare il Donadoni che la
considera, insieme ad Agnese, donna "piena del senso della realt, ricca di accorgimenti, vigilante di una sua filosofia tra di pessimismo e di
storicismo volgare" e il Russo che, nel corso del suo commento al romanzo, si sofferma sulla "retorica plebea, un po teatrale" della fantesca. Le
pagine che seguono - nelle quali si mette persuasivamente in risalto il destino della donna, "anima soffocata" - sono tratte dal saggio La fedelt
di Perpetua, raccolto in Note manzoniane (1934) di Reto Roedel, svizzero di origine grigionese, docente universitario e critico darte e di
letteratura, nonch autore di teatro e narratore.

Perpetua soltanto la serva di don Abbondio, e come tale non investita di nessun ministero. Perpetua, serva di mediocre scaltrezza e di
assennata devozione, negli Sposi promessi [= Fermo e Lucia] - dove portava il nome di Vittoria - era chiamata addirittura "la buona". Eppure l,
dove era alquanto pi impacciata, sapeva anche servirsi dellastuzia di una bigottona falsa, tanto che "fece una voce da piangere" quando volle
che il padrone rivelasse il suo gran segreto. Nei Promessi sposi, per quello stesso scopo, si limita alla pi semplice e pi abile "voce commossa
e da commuovere" [cap. 1]. Ma nei Promessi sposi laggettivo "buona" scomparso (in questo punto: ritorna in altra forma pi oltre), forse
perch sapeva di una certa tenerezza dichiarata, forse perch al giudizio sul personaggio deve arrivare il lettore. E al giudizio benigno il lettore
giunge, a dispetto dei torti e dei "mancamenti" di Perpetua, grazie a certe sue doti di schiettezza e a un suo giusto senso di devozione, meglio
ancora, grazie alla sua interezza di creatura costituita in una forma equilibrata fra difetti e virt: "serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e
comandare, secondo loccasione, tollerare a tempo il brontolio e le fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie, che divenivan
di giorno n giorno pi frequenti" [cap. I]. Fin dal suo primo presentarsi, si rivela intera la Perpetua per antonomasia. Vedetela quando, volendo far
parlare il povero don Abbondio che trema per le intimazioni dei bravi, riempie il bicchiere del padrone e lo tiene "in mano come se non volesse
darlo che in premio della confidenza che si faceva tanto aspettare"; vedetela quando imperatoria e monumentale si mette "ritta dinanzi a lui, con
le mani arrovesciate sui fianchi, e le gomita appuntate davanti, guardando fisso, quasi volesse succhiargli dagli occhi il segreto"; sentitela
quando con trascendentale franchezza afferma "Lei sa bene che, ogni volta che mha detto qualche cosa sinceramente, in confidenza, io non ho
mai..."; notate come imponentemente pronta a proferire "un nuovo e pi solenne giuramento". Tutto sembra contribuire a far di lei una creatura
spassosa s, ma dalla quale diffidare. E invece, quando afferma al suo padrone, sia pure "con voce commossa e da commuovere", di essergli
"sempre stata affezionata", dice una sua profonda verit. Quando d il suo "povero parere", lei serva al curato, colpisce nel segno, e ce ne
produrr testimonianza niente meno che il cardinale Federigo [cap. XXVI]. Possiamo contemplarla sicuri intanto che i termini contrari della sua
natura non costituiscono in lei dei compromessi, ma indicano che la di lei piccola individualit ha una sua vastit umana.Si veda laccorta e
saccente Perpetua, quando casca nella rete che Renzo le tende per farla cantare [cap. II]. Ci casca facilmente, ci vuoi cascare perch il bisogno
di certe ciarlate in lei molto esigente: ma come ci casca? Negli Sposi promessi Perpetua pronunciava certe parole "come si usa quando non si
vuoi essere creduto" e di questa sua impertinente astuzia non v pi traccia nei Promessi sposi. L, lintera seconda met del dialogo era
rimasta avvolta dallombra insidiosa di un grave giudizio: "fedele ai suoi giuramenti non disse nulla positivamente, ma trov un modo per
combinare il rigore dei suoi doveri colla voglia di parlare". Nel testo definitivo, Perpetua dice quanto crede di poter dire, e nella sua
semplicioneria, lintimo gusto di far vedere che sa, pi franco, non ubbidiente ad un calcolo ma ad un intimo impulso. Il dialogo svolto dalla

prima allultima parola, con appena qualche sospensione. C una certa franchezza in questa figura di mezzo calibro. Per, nella precipitazione
delle sue parole, Perpetua facile a compromettere non soltanto gli altri, ma persino la sua assodata fama di saggezza: se pu gloriarsi daver
dato a don Abbondio dei suggerimenti che poi lo stesso cardinale Federigo avaller, qui, quando dice che il suo padrone "non ci ha colpa" e che
"se pecca per troppa bont", pronuncia giudizi che non troverebbero pi unapprovazione superiore. Ma, poverina, a lei, chi non li
perdonerebbe? E, non ostante i suoi difetti, chi vorrebbe negare chella sia in essi sincera? Inavveduta s, ma sempre pronta ad una sua schietta
generosit, Perpetua: e qui appunto per impulso di generosit e di schiettezza ella difende, anche troppo, il suo curato. Infatti, dopo il
compromettente colloquio, come ricomparisce davanti al padrone che stato gettato in maggiore imbroglio? "con la faccia tosta, come se nulla
fosse stato"; e quando il misero laccusa, lei si difende, non si "scusa" come le avveniva negli Sposi promessi, se mai si "conduole". Condolersi: il
verbo che associa nel duolo lei e don Abbondio pieno di incomparabile efficacia; ma non soltanto umoristico, anche vero. Per tale verit,
Perpetua non unicamente la figura caratteristica che si suoi definire col nome di macchietta 0 con altri del genere. Accanto alla burlevoledrammatica figura di don Abbondio, questa donna dai gravi difetti, che gli sempre vicina e che ne subisce in parte le vicende, riesce ad
emergere con una sua verit spirituale piccina ma in tutto adeguata alla sua statura, testimoniante uneffettiva bont, sufficiente a far bello il
personaggio che non ha grandi "obblighi" cui soddisfare, al quale anzi gioioso perdonare qualche "mancamento". Meschina figura, ma che
respira pi liberamente di quella del curato legato a un ministero, assai modesta ma pur vista in tutta la sua possibile vastit vitale [...].A
guardarla nellassieme, Perpetua una figura che pu dare tristezza. Destinata a far ridere nei singoli episodi, di volta in volta scornata, e in
tutta lesistenza sacrificata. Morir di peste, e don Abbondio che si era tormentato con lei, ma che aveva anche goduto delle di lei costanti cure,
quando la ricorder, lo far per burlarsene una volta ancora: "Ha proprio fatto uno sproposito Perpetua a morire ora; ch questo era il momento
che trovava lavventore anche lei" [cap. XXXVIII].Certo Perpetua legata nella creazione artistica a don Abbondio, e ci significa non poco: ci
conferisce una grande coerenza a quel suo destino di insoddisfatta e incompresa e tuttavia smaniosa di dir la sua. Ella savvede - non ci voleva
molto - delle deficienze del padrone, continuamente tentata di enunciarle e sottolinearle; ma il padrone quel singolarissimo uomo che tutti
sanno, uso a barcollare sotto i guai che in gran parte egli stesso si cercati, la invoca, se ne fa un ausilio, le rinnova perpetuamente lillusione
chella conti qualcosa e possa dir la sua, e perpetuamente chiude lorecchio ad ogni consiglio. Tale il destino di Perpetua, tale in altre
evenienze era stato prima chella raggiungesse "Iet sinodale", tale nella sua morte ingloriosa cui nessuno d qualche attenzione. La strana
coerenza dello sviluppo di questo personaggio ubbidisce ad una legge di disinganno - mai contraddetta e impressionantemente conclusa. Ella ,
s, una risibile mediocre figura, ma anche una seria immagine di sottinteso sacrificio. Povero essere che visse del suo ristretto gusto
chiacchierone e che fa chiacchierare pettegolamente chi, lei viva, non avrebbe osato tanto.Qualsiasi compianto dellautore sarebbe riuscito
stonata retorica, ma a chi ben osservi, da quella insoddisfazione della di lei vita, da quel suo silenzioso andarsene, si leva un senso di piet, un
trasporto di simpatia, che senzaltro commuovono, liricamente commuovono: commozione non cercata, frutto della verit artistica del
personaggio. La donnetta capace di usar parolacce, atta a certi duri richiami, assume qualche morbidezza, senza farsi patetica esce dal
significato della mezza figura, per partecipare a taciti accenti pi vasti. In questo mondo di umili, cui il Manzoni diede tanta vita Perpetua rimane
la serva - e tale deve rimanere - ma anche unanima soffocata, cio oltre labito, una povera creatura dalle inappagate - sia pur modesteaspirazioni umane.