Sei sulla pagina 1di 220

ALEJANDRA VALLEJO-NGERA

I PAZZI DELLA STORIA


***********************************************

Traduzione di Angela Crovace e Cristina Minozzi


Titolo originale: Locos de la historia. Rasputn, Luisa Isabel de
Orlens, Mesalina y otros personajes egregios
La Esfera de los Libros, Madrid 2006 Avda. de Alfondo XIII, 1 bajos.
28002 Madrid
Alejandra Vallejo-Ngera Zbel, 2006
Nuovimondimedia, 2006
Via Orsoni, 33 - 40068 San Lazzaro di Savena (Bo)
Tel: 051.62.59.172 - Fax: 051.62.84.156
www.nuovimondimedia.com - info@nuovimondimedia.it
Tutti i diritti riservati. Non possibile riprodurre il presente volume,
n parti di esso, in alcuna forma senza autorizzazione
Traduzione: Cristina Minozzi, Angela Crovace

Indice
Introduzione
RASPUTIN (1869 - 1916) E ALESSANDRA (1872 - 1918)
La pazzia mistica
ERZSEBET BATHORY (1560 - 1614)
La bevitrice di sangue
VALERIA MESSALINA (22 d. C.? - 48 d.C.)
La dea del sesso
LUISAELISABETTA D'ORLANS (1709 - 1742)
E la saga dei pazzi
PIETRO IL GRANDE (1672 - 1725)
Il genio che tortur suo figlio
CARLOTTA, IMPERATRICE DEL MESSICO (1869 - 1916)
La schizofrenica che dorm col Papa
Bibliografia

A mio padre e a mio nonno,


precursori di questa idea
nonch maestri nell'arte del capire
coloro i quali vengono derisi e da cui si soliti fuggire.

Introduzione
Cara lettrice, caro lettore,
con questo libro rendo omaggio a mio padre e a mio nonno, entrambi medici
psichiatri, scrittori nonch straordinari maestri nell'arte di amare
l'apprendere e di trarre piacere dall'insegnare. Continuo la serie di
Pazzi illustri iniziata da mio nonno Antonio e proseguita da mio padre
Juan Antonio: in un certo modo questo libro pu considerarsi il terzo
della saga scritto da un'appartenente alla terza generazione. Ai miei avi
devo la passione per la cultura, la musica e l'arte intese da una
prospettiva pi umana che tecnica. In casa nostra era consuetudine
riunirsi a parlare di singolari protagonisti del passato e mettere in
risalto dettagli forse poco importanti per uno storico per essenziali
per chi ama studiare le trame che tessono il comportamento umano. Ai miei
genitori, ad esempio, di Pietro il Grande interessava, pi che la sua
abilit di comando, il fatto che un uomo coraggioso e dotato come pochi
avesse cos tanto timore di dormire da solo da supplicare, quando non
aveva nessuna donna accanto, qualsiasi soldato o domestico di dividere il
suo letto.
Il volume che ha tra le mani non vuole essere un'analisi storica o
clinica ma cerca soltanto di inquadrare la dimensione umana di sei
personalit psicologicamente turbate, che vissero tormentate, e che
provocarono sofferenze al loro popolo e alle loro famiglie. Questi
protagonisti, seppure in epoche diverse, ebbero tutti responsabilit
politiche e sociali, furono figure autorevoli e costituirono un punto di
riferimento per i loro contemporanei. Tutti vissero soggiogati da uno
squilibrio mentale terribile e incompreso che condizion le loro condotte
e le loro azioni in modo totalmente determinante. Tra i disturbi mentali
qui trattati, alcuni potranno forse spaventare, altri generare ilarit,
sdegno o commiserazione, ma tutti i protagonisti risulteranno accomunati
dal tremito o dalla vergogna che provocarono a chi stato loro vicino.
Ho cercato di allontanarmi da tali giudizi e piuttosto avvicinarmi alle
esperienze di vita, alle ragioni e ai sentimenti di queste personalit
cos come un chirurgo si avvicina a una ferita, con attenzione, rispetto
e sforzo di comprensione.
La galleria di personaggi presentata in queste pagine risponde a un
criterio di natura personale: sono diverse le ragioni che hanno destato
in me curiosit, ammirazione, orrore o tenerezza.
Salvo la contessa Bathory, la cui aberrante pazzia produsse uno spietato
massacro, ringrazio gli altri per essere esistiti e aver fatto parte del
mondo. stato molto piacevole intromettermi nei loro segreti e nelle
loro esperienze di vita, nei loro modi di sentire e pensare; mi hanno
permesso di conoscere meglio la condizione umana e considerarla da un
punto di vista diverso. Spero, caro lettore, di riuscire a trasmettere

l'entusiasmo per i loro deliri e incoraggiare la tolleranza e il perdono


che meritano.

RASPUTIN (1869 - 1916) e ALESSANDRA (1872 - 1918)


La pazzia mistica
Anima mia! Prego Dio affinch tu comprenda
quanto vale l'appoggio del nostro amico
[Rasputin]. Senza di lui, non so che ne sar di noi.
la nostra forza e il nostro conforto.
Lettera di Alessandra Fdorovna a suo marito, Nicola II.
L'ultima zarina di Russia e il suo morboso amico Rasputin soffrono di
disturbi distinti, e la cosa facilita una chiara comprensione della
differenza tra psicopatia e psicosi. Mentre Alessandra vittima di una
psicopatia, Rasputin soffre di psicosi. Il primo termine non indica la
pazzia propriamente detta, piuttosto si riferisce a un'alterazione della
condotta che si prolunga nel tempo e che allontana la persona dal proprio
ambiente. Sono sintomi di psicopatia le fissazioni, la nevrastenia,
l'isolamento e le ossessioni illogiche che l'imperatrice di Russia
esibisce di continuo. Gli psicopatici come Alessandra sono convinti di
aver sempre ragione e non ammettono opinioni diverse dalla propria; la
loro condotta risulta eccentrica, antisociale e avulsa dal contesto. La
psicosi, invece, effettivamente sinonimo di pazzia; causa di
un'anormalit morbosa e incontrollata, genera allucinazioni, convinzioni
deliranti, affetti spropositati, idee disorganizzate e un comportamento
deviante. Rasputin corrisponde perfettamente a questo quadro. I sintomi
che la zarina interpreta come segnali di santit altro non sono che
dimostrazioni della psicosi di cui soffre il contadino. I deliqui, le
estasi, le visioni e le parole profetiche di Rasputin sono pane
quotidiano per alcuni malati di mente; vero che anche i santi vivono
esperienze simili, tuttavia il riconoscimento sociale di santit
presuppone un grado supremo di bont e l'idea di avvicinarsi alla
perfezione attraverso un percorso d'amore e opere virtuose, quindi
qualcosa di ben diverso da ci che fa e spera di ottenere il protagonista
di questo capitolo.
Rasputin giunge a San Pietroburgo a piedi dalla povera Siberia, e arriva
a guidare la Russia manipolando gli Zar, la cui ostinata cecit nei suoi
confronti li condurr inesorabilmente verso la morte. Controverso,
enigmatico, lodato da alcuni e disprezzato da altri, gli vengono
attribuiti meriti e colpe di ogni genere, dall'essere l'amante della
zarina fino alla capacit di compiere miracoli, ipnotizzare, predire il
futuro, nominare ministri, dallo schiamazzare nelle taverne al
maltrattare le donne. La sua presenza non passa certo inosservata. Mentre
per alcuni si tratta di un individuo ripugnante, per altri risulta
magnetico. Alcune dame aristocratiche lo denunciano per stupro, mentre
altre impazziscono alla sua vista e si litigano il privilegio di
portarselo a letto.
A quasi un secolo dalla sua morte, questo personaggio continua a essere
un mistero. La sua pi notevole abilit fu quella di muoversi come
un'anguilla nel terreno dell'ambiguit. Ancor oggi le teorie su di lui
risultano discordanti; lo si addita come ciarlatano, cospiratore,

profeta, cinico, folle, sessualmente bestiale, provocatore,


ipnotizzatore, visionario o manipolatore di menti. Ci si trova d'accordo
solo nel momento in cui si osserva il suo aspetto in una qualunque delle
sue fotografie; l'immagine di Rasputin lascia lo spettatore sospeso tra
lo spavento e l'inquietudine.
Grigorij Rasputin in realt un contadino analfabeta, un villano, un
folle straordinariamente ingegnoso che riesce a ossessionare la donna pi
potente della sua epoca. Quando si incontrano la prima volta, la zarina
interamente votata, anima e corpo, alla fede ortodossa; solo in essa
trova conforto e comprensione. Pervasa da eccessi mistici, Alessandra
controlla ossessivamente che i ceri siano accesi, trascorre ore intere
pregando in ginocchio davanti alle immagini sacre, si inchina di fronte
ai sacerdoti, digiuna per settimane e si ritira nei periodi di feste
sante. Tutti i giorni, ogni singolo giorno, legge passi di un libro
intitolato Gli amici di Dio, in cui si proclama fanaticamente che solo
attraverso la sofferenza e l'umilt si pu raggiungere il cielo. Il libro
sostiene che solo chi pi soffre sar degno del paradiso; perci
Alessandra aggiunge ulteriori flagelli a quelli che gi la vita le
riserva. Assume atteggiamenti fustigatori in circostanze gi avverse; il
dolore che il giorno porta con s dev'essere avvertito a livello fisico,
dev'essere intensificato al massimo. Il suo atteggiamento si scontra con
i membri dell'aristocrazia russa, dediti sfrontatamente a piaceri e vizi;
tra di loro si diffonde la disapprovazione, si vocifera che la zarina
eccede nelle sue pratiche assurde; ai loro occhi Alessandra non che una
fanatica che ha perso la testa. Ma lei non se ne cura.
Animata dai dettami del suo piccolo libro, la zarina disprezza le persone
abbienti che si rivolgono a Dio solo quando non possono comprare con il
denaro la soluzione ai problemi che derivano dai loro vizi. Le classi
umili, al contrario, non osano perdere la fede nell'Altissimo, poich la
loro sopravvivenza quotidiana dipende che ripongono in Lui. Inoltre, sono
troppo occupate a sopportare il freddo e la fame per sprecare tempo in
futili eccessi che offendono il Signore. Il Creatore guida i loro passi e
le loro vite. Alessandra, che ha visto i contadini solo da lontano, fa di
loro il proprio modello e proclama in ogni occasione:
Queste persone parlano al mio cuore e toccano la profondit della mia
anima molto pi di quanto non facciano gli ufficiali e gli aristocratici
che vengono a recarmi conforto vestiti in ricchi broccati e sete.1
Tutta la sua psicologia ricettiva, smaniosa, protesa verso chiunque
rechi con s l'umilt nei modi e la sapienza dei Vangeli nello sguardo.
Esister una siffatta persona? S, esiste. Si chiama Grigorij Rasputin, e
per la zarina , in maniera inequivocabile, l'eletto inviatole dal
Signore per aiutarla a sopportare il dolore. Egli, da parte sua, certo
che Dio agisca attraverso le sue mani; si considera unto dalla Divina
Provvidenza, l'Altissimo lo ha privilegiato con il dono di risanare
l'anima sofferente delle persone importanti.
Giusto il tempo di incontrarsi, e tra la zarina e Rasputin scocca una
scintilla. Negli occhi dell'uomo vi il balsamo che calma i tormenti di
Alessandra, e costei in cambio gli pu procurare il plauso, il lustro, il
successo che ogni narcisista istrionico brama. Appena si vedono, entrambi
comprendono che si completano e che hanno bisogno l'una dell'altro;
l'assetata trova la sua oasi, l'affamato si imbatte in un vero e proprio
banchetto. Alessandra Fdorovna, Zarina di tutte le Russie, la donna pi
potente della Terra, chiama il cencioso e analfabeta Rasputin Amico
(con la A maiuscola), maestro, benamato, redentore, mentore, consigliere.

Quest'uomo dall'aspetto deplorevole, incline all'alcolismo e


all'impudicizia, quest'individuo che praticamente non sa n leggere n
scrivere, che sa solo contare fino a cento e prosegue dicendo due volte
cento, tre volte cento2, riceve quasi quotidianamente profumate lettere
dall'immacolata calligrafia e dall'ardente contenuto, nelle quali la
zarina mette a nudo la sua anima e lo proclama suo insostituibile
bastione. L'illetterato Grigorij fiuta la gloria in quei fogli che non
solo riportano il sigillo imperiale, ma anche sconfinate dichiarazioni di
affetto:
Come mi annoio senza di te! - scrive la zarina - La mia anima
tranquilla e trovo pace solo quando tu, maestro mio, sei seduto al mio
fianco. Bacio le tue mani e reclino il capo sulla tua spalla benedetta.
Oh, come mi sento leggera allora! Solo una cosa desidero: addormentarmi
sulla tua spalla, tra le tue braccia. Che gioia avvertire la tua presenza
accanto a me! Dove sei? Dove te ne sei andato? Oh, sono cos triste, e il
mio cuore trabocca di nostalgia! Tornerai presto a stare al mio fianco?
Vieni subito, ti sto aspettando, mi tormenta la tua assenza! Ho bisogno
della tua santa benedizione e bacio le tue mani beate. Con il mio amore
eterno. Tua, M[amma].3
Rasputin, amante di tutte, non lo per della zarina. Alessandra ama
profondamente suo marito e la sua famiglia; per l'Imperatrice, il santone
il pilastro del suo equilibrio psicologico, la medicina che placa la
sua nevrosi religiosa, colui che illumina il suo cuore disperato.
Trascina nella sua idolatria Nicola II, suo marito, ed entrambi
acconsentono a che il contadino li chiami mamma (matuska) e pap
(batjuska); in questo modo siglano le lettere che gli inviano. Lo Zar
un uomo pavido, debole e indeciso, la moglie dominatrice, arrogante,
schiava di una selvaggia nevrastenia che straripa alla nascita del figlio
Aleksej... e Rasputin , fondamentalmente, un malato che soffre di un
disordine narcisista e istrionico della personalit, oltre che, senza
dubbio, un individuo straordinariamente dotato nell'arte della
manipolazione.
Gli ingranaggi psicologici del trio si incastrano e si completano alla
perfezione; mentre loro danzano in un cerchio che si rivolge
esclusivamente al proprio interno, il resto del paese va in pezzi e
agonizza sotto il giogo della fame, della fragilit politica, di due
guerre e di una cocente frustrazione sociale che un governo dispotico si
rifiuta di riconoscere. Tutto ci nell'arco di quindici anni.
Il pazzo venuto dal freddo
Il 10 gennaio 1869, nel modesto villaggio siberiano di Pokrovskoe
echeggia il primo vagito di un neonato. L'arrivo della creatura, che
viene chiamata Grigorij in omaggio al santo del giorno, non commuove
particolarmente i genitori, che hanno gi messo al mondo altri sette
figli, sebbene uno solo di essi sia sopravvissuto. Il padre, Efim, un
ricco contadino, dedito all'alcol e alla violenza; il suo cognome,
Rasputin, potrebbe derivare dalla parola rasputsvo, che significa
sfrenatezza, immoralit, oppure potrebbe essere associato al verbo
rasputat, riferito all'azione di risolvere situazioni intricate.4 In
entrambi i casi l'appellativo calza a Efim a pennello, poich l'uomo di
temperamento violento e possiede una dote naturale di intercessore in
dispute tra vicini, dalle quali generalmente trae un beneficio personale.
Grazie alla pratica dell'intermediazione, Efim guadagna una casa di otto

stanze, una carretta, bestiame, cavalli da tiro e da lavoro, oltre a uno


splendido terreno agricolo che il fiore all'occhiello del luogo.
A Pokrovskoe i bambini imparano nei campi e non sui banchi di scuola;
mentre gli adulti lavorano la terra, i ragazzini gironzolano in
combriccole, liberi e senza vigilanza. Grandi e piccini vivono distanti
anni luce dagli splendori di San Pietroburgo o Mosca, hanno solo un'idea
vaga delle luci che vi sfavillano, e le persone che vi dimorano sembrano
loro di un altro pianeta. Non invidiano la condizione cittadina perch
non ne hanno il minimo sentore; gli abitanti di Pokrovskoe non sentono la
mancanza di ci che non conoscono. Ancora a nessuno di loro venuto in
mente di andare a esplorare ci che si stende oltre i confini delimitati
dagli Urali.5
Nel villaggio l'analfabetismo va di pari passo con l'importanza
attribuita alle tradizioni e la cieca fiducia riposta nella misericordia
del Signore. La dottrina della religione ortodossa scandisce la
quotidianit, nessuno mette in dubbio l'esistenza dei miracoli,
l'attendibilit dei presagi e delle apparizioni della Vergine,
l'efficacia della preghiera di fronte alle immagini sacre. Finanche il
minimo gesto determina premi o castighi divini; il richiamo della carne
non considerato peccaminoso, non pregiudica la piet dell'Altissimo, in
fin dei conti anche gli animali rispondono all'impulso sessuale, e non
per questo cessano di essere creature di Dio.
Grigorij, come tanti figli dell'alcolismo, un bambino
straordinariamente inquieto; nei primi anni di vita la sua mente galoppa
da un interesse all'altro senza approfondirne su nessuno, forse per
questo non impara a parlare fino ai tre anni d'et. Da quel momento, e
per tutto il resto della sua vita, il suo modo di comunicare risulter
frammentario, con forte difficolt a portare a termine frasi o concetti;
il flusso del suo pensiero caotico, le idee vengono espresse
scompostamente, espone concetti semplici con un vocabolario elementare.
Il disordine della sua mente e la confusione della sua dialettica sono
compensati, tuttavia, dal fascino che racchiude in s: Grigorij possiede
uno sguardo unico, inquisitore, cos intenso che a volte persino
difficile da sostenere. I compaesani lo considerano un bambino diverso e
speciale, si mormora che comunichi con gli animali e che scopra con una
sola occhiata chi sia il ladro di questa o quella gallina, di questo o
quel cavallo; il suo sguardo azzurro pare penetrare al di l delle
apparenze, con una sola occhiata il ragazzino scopre i segreti pi
riposti dell'anima dei compagni. La sua fama di prescelto si fa strada
un giorno in cui, mentre costretto a letto da una polmonite, tra i
deliri della febbre, il piccolo Grigorij afferma di vedere una bellissima
donna vestita di bianco e azzurro... la Vergine! Tutti se ne convincono
nel paese. S, conferma il malato, la Vergine, venuta a guarirlo in
cambio di una missione. Mi ha annunciato - afferma di fronte agli
attoniti genitori -che un giorno torner e mi dir ci che si aspetta da
me.
A partire da questo momento Grigorij non riesce pi a dormire bene; per
intere notti lo si sente gemere perch la dama vestita di bianco e
azzurro non si ripresenta al suo fianco. Il motivo fondamentale per il
quale desidera la presenza della Santa Madre che soffre di paure
notturne; due o tre ore dopo essersi addormentato inizia a gridare, si
agita nel letto e chiede aiuto. Quando i genitori arrivano, lo trovano
seduto con un'espressione di panico sul volto, incapace di rispondere
coerentemente a ci che gli chiedono: l'unica cosa che il piccolo vuole

che la Vergine torni al suo fianco. Una grave forma di insonnia


accompagner Rasputin per il resto della sua vita, assieme ai problemi
cerebrali che le alterazioni persistenti del sonno portano con s. Tutte
le persone che lo conosceranno da adulto concorderanno nel notare che
Grigorij possiede una memoria lacunosa e scarsa capacit di
concentrazione.
Rasputin, affettuosamente chiamato Griska, cresce come un bambino
introverso e irritabile. Suo padre un alcolizzato molto facile alle
percosse, con le quali provoca al figlio un'enuresi, disturbo che
consiste nella minzione incontrollata e copiosa durante la notte, e che
in genere riflette appunto un'ansia psicogena alimentata, tra l'altro,
dal conflitto esistente con un adulto prossimo. L'umiliante abitudine di
orinare involontariamente nel letto accompagna Grigorij fino al momento
in cui, gi padre di famiglia, decide di abbandonare il villaggio e
diventare pellegrino; secondo lui i rigori della preghiera riusciranno
alla fine a liberarlo dall'umido tormento che lo mortifica ormai da cos
tanti anni. Prima di incamminarsi sulla strada del Signore, Grigorij nel
privato bagna il letto, ma ci che i suoi compagni percepiscono
dall'esterno un individuo dalla forza monumentale, consapevole della
quantit di benefici che un po' di schiaffi sono in grado di arrecare. Da
adolescente, in seguito a una zuffa tra ragazzi, viene coinvolto in una
scazzottata da cui esce vincitore assoluto; ci gli procura il rispetto
dei suoi compagni, rinvigorisce la sua malconcia autostima, e, allo
stesso tempo, gli insegna a far affidamento sul potere della violenza. A
quattordici anni riempie di botte un anziano per poterlo derubare in
tutta tranquillit; viene condannato a venti frustate in mezzo alla
piazza del paese. Lungi dal correggersi, il ragazzo si imbaldanzisce
ulteriormente. Dopo le prime venti frustate, sente che potrebbe benissimo
proseguire con altrettante.
A sedici anni esordisce nel mondo del sesso con un'esperienza traumatica
che contribuisce alla sua futura psicosi. Sua figlia Matrna lo racconta
in un libro intitolato Ricordi. Sembra che la moglie di un generale gi
anziano, annoiata dal marito e ossessionata dal giovane sguardo color
acquamarina del fanciullo, decida di iniziarlo personalmente alle arti
del godimento fisico. Non sentendosi sufficientemente attraente come
maestra, ricorre all'aiuto di sei delle sue domestiche. Il gruppo
accompagna Grigorij fino alla camera da letto della padrona, e l...
... si avventarono su di lui come un branco di lupe su un agnellino,
tormentandolo e torturandolo mentre giocavano focosamente con il suo
membro eretto. (...) Un uomo con pi esperienza sarebbe riuscito a
ricavare piacere da quel frenetico e disordinato incontro sessuale con un
intero plotone di giovani eccitate, ma Griska non prov alcun piacere.
Mentre si intrattenevano con il suo corpo, egli soffriva di fronte alla
fine del suo sogno romantico e a causa del suo desiderio insoddisfatto
(...) le giovani terminarono, trascinarono il suo corpo nudo e privo di
coscienza dalla camera da letto e lo gettarono in strada... L rimase
abbandonato per chiss quanto tempo.6
L'esperienza risveglia la belva che Grigorij ha dentro di s. Rasputin
eredita dal padre il mestiere di cocchiere e la possibilit di
frequentare le taverne pi celebri della regione; a questo punto si gi
tramutato in un individuo rissoso, ubriacone, ladro, promiscuo, incapace
di controllare i suoi scoppi d'ira, schiavo delle passioni e dei vizi,
incapace di condurre la sua vita in modo costruttivo. Alla sua
persistente insonnia si aggiungono incubi in cui appaiono donne tramutate

in lupi, brutto scherzo del subconscio che egli compensa psicologicamente


maltrattando il genere femminile fino a stuprare un'anziana e due bambine
di dodici e tredici anni.7
Ma anche l'anima pi bestiale incline a essere ammansita dall'incanto
dell'amore. Grigorij conosce Praskovia nel corso di una festa. Quattro
anni pi vecchia di lui, gli ruba il cuore immediatamente. Quando si
sposano ha diciannove anni, e i sussurri della sposa placano i raptus di
furia e calmano gli accessi di testosterone. Al principio la convivenza
serena, e Praskovia e Grigorij si sforzano di dare alla luce figli. Che
per non arrivano. Che Praskovia sia sterile? Unguenti e preghiere si
susseguono negli anni, finch infine viene al mondo il tanto desiderato
figlio... che per muore all'et di sei mesi. Il dolore di fronte a tale
ingiusto castigo del Divino scatena in Rasputin la brama di vendetta
verso la sua vita coniugale, se stesso, Dio, tutto. Si riconsegna
all'alcol e al libertinaggio; Praskovia sopporta e lo giustifica
affermando che suo marito ne ha per tutte. Grigorij si tramuta in un
temerario piantagrane che aggredisce persone e ruba cavalli, delitto che
in Siberia considerato abbastanza grave da consentire alle vittime una
vendetta personale. In una di queste occasioni la polizia arriva giusto
in tempo per salvargli la vita; Rasputin stato colto in flagranza di
reato e i contadini furiosi lo stanno uccidendo a mani nude. Il crimine
commesso lo destina a un esilio di almeno dodici mesi.
A quel punto si fatto strada in lui un disturbo istrionico narcisista
della personalit che non lo abbandoner pi. Il linguaggio popolare
chiama isterica una condotta differente da quella che viene descritta
dalla medicina psichiatrica; in psichiatria la persona volgarmente
definita isterica in realt nevrastenica, mentre l'isterico o
istrionico colui che cerca costantemente il consenso e ha bisogno di
catalizzare occhi e orecchie, scopo che ottiene tra lo sconcerto chi lo
circonda. In Rasputin, l'istrionismo si unisce a un disturbo narcisista;
a quest'epoca egli ne manifesta gi tutti i principali sintomi: si fa
notare per i vestiti che sceglie, per il volume della voce e per la
condotta provocatoria; tiene banco nelle conversazioni facendo uso di
concetti grandiosi e linguaggio incomprensibile ai pi. L'isterico
patologico presenta instabilit affettiva, incostanza volitiva,
suggestivit esaltata, volont capricciosa, egoismo estremo e imperiosa
necessit di farsi notare. Possiede una fantasia esuberante al cui
servizio esibisce le pi esasperate falsit; tende alla drammatizzazione
della vita, alla spacconeria, alla teatralit; in svariate occasioni non
distingue ci che ha effettivamente vissuto da ci che ha solo sognato.
L'isterico incline agli inganni, alle frodi e alle falsit pi
azzardate; arriva a simulare convulsioni e paralisi quando non sa come
risolvere un conflitto o, semplicemente, per colpire chi lo sta
guardando. Un isterico come Rasputin possiede un egoismo feroce e non si
sofferma sui mezzi pur di raggiungere lo scopo prefissato, senza
compassione per le sofferenze o i danni che causa al prossimo.
Ha bisogno di vivere dominando completamente e costantemente, e d fondo
a qualunque risorsa pur di riuscirci; fiuta gli ammiratori con abilit
incredibile, sottolinea con enfasi esagerata il suo legame con loro,
mentre, allo stesso tempo, tutti devono umiliarsi di fronte a lui e
sottomettervisi; vilipende o detesta chi non lo fa, o crea una situazione
tale per cui si generi in loro una dipendenza e un attaccamento duraturi.
Ipocrita e falso, esibisce con somma facilit emozioni contrarie a quelle
che prova realmente e, purch non vengano contraddette le sue idee o i

suoi sentimenti, pare adattarsi a tutto interessandosi anche ai dolori e


alle gioie altrui. Ha reazioni plateali quando pu riversarle contro
persone indifese; al contrario, dinnanzi ai potenti fa uso di sotterranee
macchinazioni.
Quando il malato istrionico non ottiene i suoi obiettivi, esplode,
accaparrandosi cos l'attenzione generale che incapace di raggiungere
con mezzi meno lesivi. La sua condotta sessuale promiscua, dominatrice,
sempre alla ricerca di servile sottomissione. L'incostanza affettiva lo
spinge a stabilire amicizie intime con persone che, a distanza di pochi
giorni, detester o umilier. Eleva agli altari individui che poco dopo
denigra. Purch non debba sacrificarsi troppo, e soprattutto purch
riesca a porre su un piedistallo la propria personalit, nessun
entusiasmo gli sembra eccessivo, compreso il sostenere una determinata
opera patriottica, sociale o religiosa, che si affretter per ad
affondare nel caso in cui le sue idee vengano respinte. Come avviene
nella maggior parte dei disturbi, quello isterico di cui soffre Rasputin
acquisisce sempre maggior gravit con il passare degli anni; come vedremo
pi avanti, le manifestazioni saranno pi che evidenti al momento del suo
arrivo a San Pietroburgo.
A ventitre anni, Grigorij decide che giunta l'ora di ottenere una volta
per tutte ci che la sua indole richiede. Vuole esercitare la sua
influenza sugli altri, penetrare nei cuori altrui, consigliarli,
controllarli, possederli. Come? Lo imparer dai maestri stessi. Il grande
intuito di Rasputin gli fa immediatamente comprendere che quanto pi un
uomo appare umile, tanto minori sono le difese erette dal prossimo nei
suoi riguardi; all'inoffensivo vengono aperte tutte le porte e tutti i
cuori, quanto maggiore la modestia che ostenta tanto maggiore la
fiducia che ispira e le informazioni di cui viene reso partecipe. E le
informazioni, si sa, sono la manna di cui si nutre il potere. Sar
nientemeno che l'esilio a dare a Rasputin un'occasione d'oro per ottenere
tutto ci. Vi sono uomini in Russia che si servono a meraviglia delle
arti dell'umilt e della manipolazione; saranno loro a insegnargli il
linguaggio drammatico e teatrale che tante porte apre e tanti animi
seduce; Grigorij li conosce, sa chi sono, li ha visti passare per
Pokrovskoe fin da quando era bambino; rapito, li aveva ascoltati migliaia
di volte. Sono gli starec, uomini inoffensivi a cui nessuno oppone
resistenza.
Dominio su anima e corpo
Gli starec da tempo immemorabile transitano per il paese di Rasputin,
vagabondando per cammini la cui rotta tracciata da Dio. Straccioni,
esangui, chiedono ospitalit in cambio di racconti sui loro viaggi o di
storie su monasteri lontani. Questi giramondo incantano i contadini con
le narrazioni dei miracoli cui hanno presenziato e delle rivelazioni con
le quali il Creatore li ha benedetti. Distribuiscono profezie in cambio
di pane e la gente semplice li ascolta con devozione. Sulla fronte
portano scritta la loro scelta volontaria di povert, mentre dalla loro
bocca esce la parola del Supremo e la sapienza del visionario. Nessuno
resiste alle loro frasi e ai loro gesti. Rasputin vuole essere come loro,
molto attratto dall'idea di essere ascoltato in reverenziale silenzio.
stanco della routine del suo piccolo paese e dei lamenti di Praskovia;
ha ventitre anni e progetti ambiziosi; sogna di viaggiare senza meta fino
all'altra parte del mondo, camminare con un bastone, infagottarsi in un

sacco, mendicare lungo la via, imitare le sofferenze di Cristo, penetrare


gli oscuri enigmi dei monasteri sacri, indottrinare sconosciuti, essere
riverito. Non importa che sia analfabeta; se si converte in un Suo servo,
se si cala nel Suo dogma, il Signore gli doner la forza divina per
sopportare i calvari che verranno, illuminer i suoi occhi affinch
sappiano vedere le ferite nascoste nelle anime sofferenti, conferir alla
sua voce il dono di placare, ai suoi gesti l'influsso della grazia, alle
sue mani la capacit di benedire; in poche parole, Grigorij decide di
cambiare mestiere: da contadino a prescelto da Dio.
Lascia dietro di s le proteste di suo padre, che danno il ritmo ai suoi
passi fino all'uscita dal villaggio. Efim gli urla che potr forse
ingannare gli altri, ma non lui: dice che Grigorij non null'altro che
un impostore, un fannullone che preferisce vagabondare piuttosto che
lavorare la terra. Chi dar da mangiare a tua moglie?, rimbomba in
tutta Pokrovskoe; ma Rasputin non ha la minima intenzione di cedere a
questo vile ricatto emotivo, il suo slancio vitale ora tutto nei piedi,
e con essi inizia un cammino di quattrocento chilometri. Nel monastero di
Verkhoturie conosce un saggio asceta con fama di chiaroveggente e
curatore. Makarij, questo il suo nome, gli insegna a comprendere la
Bibbia e a pensare al Creatore; le sue dottrine risultano talmente
eloquenti che Grigorij cessa di essere la persona che era stato. Quando
torna a casa, concluso il periodo di esilio, i vicini lo trovano
cambiato, fuori di testa, alienato. Si fa il segno della croce e, senza
motivo, passa dall'euforia all'abbattimento, balbetta, parla solo di Dio
e di andarsene nuovamente. Makarij gli ha detto che il suo posto non n
nei campi n in una famiglia, il suo destino vagabondare, condurre una
vita errante; cos torna sui suoi passi, di monastero in monastero,
nutrendosi di pane e acqua, andando sempre pi lontano... finch arriva
in Grecia. Nel 1893 giunge al monte Athos, territorio sacro che ospita i
monaci pi ascetici e santi, un luogo emblematico per la fede ortodossa.
Dopo il periodo di raccoglimento in Grecia trascorre altri tre anni
visitando templi, eremiti e svariati luoghi venerati dalla Chiesa;
viaggia sempre a piedi, e in questo modo si spinge fino alla Terra Santa.
In estate, decide di fare una visita a Pokrovskoe per vedere la sua
famiglia e mette incinta Praskovia; i frutti dei suoi intermittenti
ritorni si chiamano Dmitrijj, che nasce nel 1895 con un ritardo mentale,
Matrna, nata nel 1898, e per ultima Varvara, che viene alla luce nel
1900. La dottrina appresa durante il pellegrinaggio lascia impressionati
i vicini: Grigorij appare loro come un uomo trasformato, pi sereno e
misterioso, posseduto da un luminoso messaggio. Ogni ritorno a casa vede
la sua popolarit aumentata, mentre i commenti sulle sue capacit di
risanare l'anima si propagano nei villaggi limitrofi, tanto che in un
raggio di molti chilometri non si parla d'altro. Stimolato dal successo,
prende in affitto una casa nella cui cantina allestisce un oratorio in
cui si recano tutti coloro che hanno bisogno di conforto. Grigorij li
accoglie, li ascolta o li consiglia; il numero di fedeli, in maggioranza
donne, aumenta di giorno in giorno. Il messaggio del guru Rasputin
convince; lui, che era una pecorella smarrita, ha saputo trasformarsi in
un agnello di Dio; chiunque pu scorgere in lui un esempio che infonde
speranza, chiunque pu confidargli fino ai suoi segreti pi efferati
poich, in fin dei conti, in tempi passati egli era un uomo abbietto e
ora, vengano pure a vedere che metamorfosi! Grigorij si presenta loro
come uomo che non si sorprende di nulla, che tutto comprende e tutto
perdona. Ci che maggiormente eccita il narcisismo di Rasputin che

implorino da lui l'assoluzione; rubare, ferire, uccidere: questo lo pu


fare qualsiasi sfaccendato da quattro soldi, ma perdonare, ah!, solo i
potenti godono di tale privilegio; distribuire misericordia o offrire
assoluzioni patrimonio solo dei re e dei ministri di Dio.
Grigorij molto soddisfatto della piega che ha preso la sua vita e della
dottrina appresa nei luoghi di culto. Non mangia n dolci n carne, prega
varie volte al giorno, segue l'esempio dei predicatori ortodossi, le
forme di servit e le esigenze richieste dalla sua rinnovata fede lo
trovano disponibile, tranne che per un aspetto: non comprende perch gli
starec e gli altri asceti predichino la rinuncia ai piaceri della carne e
del bere. Ritiene che la cosa migliore sia combinare ci che ha visto in
occasioni diverse, fino a ottenereuna religione su misura per lui. Il
monastero di Verkhoturie, il primo che aveva visitato, ospita elementi di
ogni genere. Molti delinquenti colti con le mani nel sacco scelgono di
recarvisi piuttosto che finire in prigione; i rigori dell'ascetismo,
pensa la polizia, sono pi efficaci di quelli della galera. Quando
Grigorij giunge in questo luogo sacro per la prima volta, il monastero
convertito in una specie di carcere del Santo Sinodo, un autentico covo
di eretici. Sono soprattutto i seguaci della setta proibita degli klysti
ad aver eletto il luogo a propria dimora stabile. Immediatamente Rasputin
si trova in sintonia con i loro cantici, le loro danze e le loro
pratiche.
Gli klysti predicano che il peccato il trampolino verso la salvezza:
secondo loro elevata e commovente la purezza di chi si rotolato nello
sterco e proclamano che il Signore ama le sue creature solo se esse
cercano la Luce dopo essere cadute nelle pi profonde Oscurit. Di
conseguenza, i fratelli e le sorelle klysti peccano in continuazione, e
ancora peccano mentre danzano, si flagellano, si denudano e organizzano
orge che li consegnano a uno stato di trance dal quale chiedono clemenza
a Dio. Il dogma di questa setta, proscritta in Russia e antagonista della
Chiesa ortodossa, si adegua perfettamente al temperamento e agli appetiti
di Rasputin. Nell'oratorio allestito nella cantina nel suo villaggio egli
adatta il rituale facendo convenire fratelli e sorelle che si scambiano
affettuosit, si ubriacano, girano come trottole sempre pi rapidamente,
fino a entrare in uno stato di isteria vertiginosa e collettiva.8 Al
vertice di questo climax giunge il momento della fornicazione, il sommo
peccato che avviciner allo Spirito Santo. I partecipanti accolgono la
salvezza baciandosi l'un l'altro, strofinandosi corpo a corpo,
rotolandosi a terra mentre copulano sfrenatamente.
Il giorno dopo cercano nuovamente la salvezza allo stesso modo.
Praskovia, timida, non partecipa mai a questi incontri di frenesia
collettiva organizzati dal marito, ma nemmeno li condanna; protegge
Grigorij mantenendo il silenzio assoluto circa questa pratica religiosa
contrastata dalla polizia, comprende la necessit che Grigorij la compia
illegalmente e, oltretutto, riconosce al marito il dono di saper radunare
un numero sempre maggiore di fratelli e sorelle disposti a peccare per
poi elevarsi. Da parte sua, Grigorij le ha spiegato che i piaceri terreni
sono grati al Padre Celeste, che non vi pentimento se non vi prima
una caduta, e che Dio spinge i suoi servi all'ubriachezza,
all'accoppiamento e alla danza isterica.
Chi non condivide l'apprezzamento per il successo clamoroso di Rasputin
il Pope della regione, che lo denuncia. La Chiesa invia un ispettore che
per non conclude nulla, in quanto tutti nel villaggio proteggono il
compaesano. Libero infine dai sospetti, ma reso vigile dallo spavento,

Rasputin decide di partire e per i successivi tre anni si dedica


nuovamente al vagabondaggio. Nei villaggi che tocca continua con parole
ardenti l'indottrinamento delle donne che lo accolgono: Peccate con me,
sorelle mie; godete del piacere, dei vostri sensi, con me, divina
incarnazione il cui semplice contatto vi purificher.9 A Kazan conosce
svariati chierici, vicari, e lo stesso vescovo, il quale rimane
estremamente impressionato dalla convinzione primitiva e ferrea del nuovo
arrivato, cos come dal suo sguardo profondo; sebbene riconosca che un
po' pi di istruzione gli farebbe bene.
Uno dei sacerdoti raccomanda a Rasputin di frequentare l'accademia di
Teologia di San Pietroburgo, dove potr procurarsi l'educazione che gli
manca; la capitale russa, gli dice, riunisce un numero incredibile di
uomini santi che lo potranno aiutare a migliorare le sue doti curative e
le sue conoscenze sull'autentica religione. Rasputin non ne ha alcun
dubbio: ha trentaquattro anni e ancora molto da imparare; Dio lo spinge
ad assaporare lo sfarzo della grande citt, a conquistarla, forte del
sostegno della Chiesa. Ci di cui ha bisogno che le porte gli vengano
aperte fin da subito, necessario solo che il cuore del vescovo si offra
al suo sguardo color acquamarina per ottenere cos il lasciapassare che
brama. Nella primavera del 1903 Rasputin parte diretto a San Pietroburgo;
nella borsa porta una lettera di raccomandazione firmata dal vescovo
nella quale si afferma che Grigorij uno starec onesto, un vero veggente
e un convinto uomo di Dio.10
L'energica tedesca e il docile Nicola
Mentre nel 1894 Rasputin vagabonda in lungo e in largo in Siberia, gli
abitanti della Crimea ricevono la principessa Alix con il suo bagaglio,
il suo corredo da sposa e la mente affollata di illusioni. Non viaggia in
un treno speciale, come sarebbe stato confacente alla futura zarina,
giunge invece mimetizzata tra gli altri comuni passeggeri. Alla stazione
di Simferopol l'attende il cuore spalancato di Nicola, il suo amato
Nicky; appena si scorgono, corrono l'uno incontro all'altra, fondendosi
nel pi tenero degli abbracci: il loro vero amore, non un'unione di
convenienza. Lo zarevic ha sofferto molto per ottenere la benedizione che
la sua famiglia gli negava, in quanto riteneva mediocre l'ascendenza di
Alix e spiacevole l'espressione del suo volto. Nonostante ci, l'unica
cosa che Nicola desidera porre la sua docilit nelle mani della fiera
principessa tedesca. Mentre lei alta, sicura e decisa, egli di bassa
statura, pavido e in difficolt di fronte a minimi impedimenti. Per Nicky
la principessa il sole, la luce, il baluardo; Sunny,11 come la chiama
affettuosamente, irraggia ed eclissa il suo carattere naturalmente
introverso, d vigore alle sue illusioni e accende i suoi sogni. Il
destino ha fatto s che le due met della mela coincidessero, si
completassero e tendessero alla fusione.
Dopo essersi scambiati gesti affettuosi sulla banchina, lo zarevic invita
Alix a salire su una carrozza diretta a palazzo. Lo Zar Alessandro III
riceve la futura sposa del figlio in uniforme. Una volta scioltasi
l'iniziale resistenza, ha deciso di mostrarsi generoso e di rendere
omaggio in grande stile alla futura nuora. L'uomo malato, soffre di
insonnia e di continue emicranie e non si regge bene in piedi, ma anche
cos raccoglie le poche energie che gli restano e attende Alix fuori dal
letto, in uniforme e scarpe, adornato da un'enorme quantit di medaglie e
deciso a partecipare pienamente alla cerimonia di benvenuto. Tuttavia, la

fatica della vestizione lo sfianca; quando la futura sposa giunge a


palazzo lo Zar costretto a riceverla seduto su una poltrona della sua
camera da letto; Alix gli si accosta e si inginocchia al suo fianco per
ricevere la sua affettuosa carezza sul capo.
L'accoglienza della futura sposa gelida come il mese di novembre in cui
si svolge. L'imperatrice Maria e suo figlio Nicola sono troppo
preoccupati per la salute dello Zar per prestarle l'attenzione che
sperava e che credeva di meritare. Alix si sente persa, abbandonata,
ignorata dalla sua nuova famiglia; la consolano solo le intermittenti
visite della sorella Elisabetta, sulla cui spalla piange, e a cui
confessa di essere molto insoddisfatta non solo per l'emarginazione di
cui vittima, ma anche per il trattamento che gli ufficiali e i medici
riservano a Nicola. Nessuno a palazzo sembra dar valore al fatto che si
tratti dell'erede al trono; ogni volta che c' una notizia, sia essa
politica o concernente la salute del malato, invece che recarsi da Nicky,
parlano con sua madre; se c' qualche decisione da prendere, qualche
documento urgente da firmare, ci si rivolge a Maria Fdorovna, la quale
guida la mano dell'agonizzante marito affinch lo stemma imperiale venga
impresso sulla carta. Nicola troppo timido, troppo garbato, per osare
suggerire alla madre di mettersi da parte; e lei, ovviamente, considera
il figlio alla stregua di un soprammobile. Alix ritiene oppressivo tale
atteggiamento e si assicura che lo sposo ne sia a conoscenza. Senza
esitazione afferra il diario che Nicola scrive ogni sera e lo profana
tracciandovi a lettere cubitalli:
Non permettere che altri usurpino la tua posizione e ti mettano da parte.
Sei il figlio prediletto di tuo padre e devi essere informato di tutto e
interpellato su tutto. Esprimi le tue opinioni senza tollerare che
dimentichino chi sei.12
Il carattere di Alix si impone, senza maschere, fin dal principio. A
pochi giorni dal suo arrivo, l'aspirante nuora fa rimbombare i propri
passi forte e chiaro in un luogo che ancora non si era accorto della sua
presenza; lei, che dovrebbe inchinarsi alla legge del paese che vai,
usanza che trovi, si rifiuta di trattare il Nicky del suo cuore come
fanno gli altri, e ben lungi dal dimostrarsi timida e docile,
determinata a far valere la sua legge: Nicola deve essere ammirato,
venerato e obbedito per varie ragioni, non ultima che in questo modo
anche lei pu comandare. Non parlando n russo n francese, lingua d'uso
a corte, e dato che pochi l conoscono l'inglese e nessuno il tedesco,
Alix non pu comunicare le idee che echeggiano nella sua mente e deve
limitarsi a manifestarle a Nicola in privato. L'uomo si trova stretto tra
due fuochi: non ci aveva mai pensato e si era semplicemente abituato a
condurre la propria vita venendo considerato una garbata nullit, ma se
Alix a seggerirglielo, forse sar il caso che egli faccia una mossa,
anche se, a ben vedere, da dove cominciare? Intraprendere una battaglia
contro sua madre significa, chiaro e semplice, andare dritti alla
sconfitta in una guerra persa in partenza. Sono passati solo dieci giorni
dall'arrivo della principessa a palazzo, e gi il trambusto emotivo fa
fibrillare l'ambiente; Alix preme, Nicky trema, Maria Fdorovna governa e
Alessandro III agonizza.
L'1 novembre 1894 lo Zar muore. Alla commozione per l'improvvisa
scomparsa del padre, in Nicky si aggiunge il terrore della nuova
responsabilit di cui si vede investito. Non voglio essere Zar perch
non udr mai pi la verit, lo si sente gemere.13

Il giorno della sepoltura Alessandra sfila dietro il feretro avvolta in


veli neri; al suo passaggio la gente mormora che la principessa sembra un
uccello del malaugurio e che venuta a sposarsi dietro ad una
bara.14
Alix di Hesse-Darmstadt, nipote della regina Vittoria d'Inghilterra, si
era recata per la prima volta a San Pietroburgo per assistere alle nozze
della sorella Elisabetta (Ella) con il Granduca Sergio, fratello minore
di Alessandro III. Allora aveva dodici anni, e Nicola diciassette. Cinque
anni dopo si incontrano nuovamente durante una visita che la principessa
fa alla sorella. Le diciassette primavere di Alix lasciano Nicola
stregato; il cuore di lei, a sua volta, rapito dagli immacolati occhi
azzurri di Nicky, dal suo innocente sorriso e dalla sua aria schiva. A
poche ore dall'incontro, gi sono certi che la vita abbia senso solo se
vissuta l'uno accanto all'altra.
Anno dopo anno confermano epistolarmente i loro sentimenti: Io sono tua,
tu sei mio, di questo puoi essere certo, scrive lei, e a ci aggiunge in
una lettera successiva: Tu sei prigioniero nel mio cuore, la piccola
chiave si perduta e ora devi rimanere qui per sempre.15
La principessa, tuttavia, inizialmente ha un problema di carattere
religioso. Sposandosi, dovr abiurare la fede luterana e abbracciare
quella ortodossa: decisione difficile dato che una convinta praticante.
Allo stesso tempo per, nelle precedenti visite a San Pietroburgo, era
rimasta molto impressionata dallo sfarzo e dallo splendore delle chiese
locali; il rituale ortodosso divergeva enormemente dall'austerit
luterana. Alix aveva partecipato16 a una cerimonia trovandosi circondata
da manti di broccato d'oro e stole di seta, nuvole d'incenso, litanie
coinvolgenti e sacerdoti vestiti di nero, dall'interminabile barba e
prodigiosa gola; niente a che vedere con la freddezza degli officianti
tedeschi e con la nudit dei templi luterani. Alla principessa parve
stupendo che in Russia il culto divino si svolgesse tra lo sfavillio
delle icone e lo scintillio dei mosaici, tra litanie, Te Deum gloriosi e
voci umane dal suono angelico. Consider positivo anche l'acceso culto
dei Santi, dei miracoli e degli emissari del Signore. Il cambio di
religione, pertanto, oltrepassa via via l'iniziale opposizione, e una
volta archiviata la questione, Alix mette la sua anima e la sua coscienza
a completa disposizione della fede ortodossa.
Nicola, dal canto suo, ha un problema di natura diversa. I suoi genitori
ritengono che Alix sia una principessa da quattro soldi; sar anche vero
che sua nonna la regina Vittoria d'Inghilterra, ma la giovane nata in
un modesto principato tedesco con nessuna influenza internazionale,
orfana di madre e, in generale, ben poca cosa per il futuro Zar di tutte
le Russie. Ma alla fine il vero amore trionfa, e Nicky si reca in
Inghilterra dove la sua fidanzata lo aspetta assieme alla nonna.
L il promesso sposo le consegner i doni di fidanzamento: ha comprato
per Alix un anello con una favolosa perla rosa, una collana in parure con
l'anello, una spilla di diamanti e zaffiri e un bracciale da cui pende
uno smeraldo gigantesco. Lo Zar Alessandro, da parte sua, invia alla sua
futura nuora una creazione di Faberg che consiste in una collana
talmente lunga che, pur dopo vari giri, arriva ad Alix fino alla vita.
Alla vista di doni tanto sfarzosi, la regina Vittoria esclama: Ora,
Alix, dovrai stare attenta a non inorgoglirti troppo.17 Ma Nicola
nasconde un altro regalo: il giorno che si imbarca per tornare in Russia
lascia cadere nelle mani delicate della sua promessa sposa un pensiero di
arrivederci: una spilla di fiabeschi diamanti su cui risplende

l'iscrizione: Nicky's Goodbye Tear.18 Questa raffinata pioggia di


diamanti, insomma, rappresenta il pianto di Nicky nel dover dire addio
alla fidanzata.
Nonostante sia in procinto di sposarsi e di ereditare la pi gran fortuna
del mondo, Nicola un uomo ostinato e immaturo. Alcune settimane prima
di proclamarsi Zar, descrive nel suo diario un'allegra battaglia svoltasi
con i fratelli, in cui le castagne fungono da proiettili. Le pagine del
suo diario sono disseminate di aneddoti puerili come chi li narra; uno
dei suoi biografi lo dipinge cos:
il diario - si sarebbe tentati di dire il diario poco divertente - di
una nullit, di un uomo evidentemente immaturo e dagli interessi
chiaramente insignificanti. Due righe sulle sue udienze ufficiali (...) e
montagne di parole dedicate a frivolezze, banalit su banalit; le
annotazioni si dilungano in un susseguirsi di osservazioni quotidiane sul
tempo, messe in relazione con attivit all'aperto: portare a spasso i
cani, raccogliere funghi, andare a caccia, andare in bicicletta, in barca
o pattinare, e con i fatti pi insignificanti della vita domestica. Gli
eventi di rilievo e le questioni importanti del giorno sono annotati
brevemente con noncuranza, o non vengono nemmeno menzionati.19
Il padre consapevole della pochezza dello zarevic, ma una volta
impartita la necessaria educazione, non resta molto da fare. Alcuni mesi
prima che Alix prepari i bagagli per raggiungere la Crimea, Alessandro
III viene intercettato dal suo ministro delle finanze, il quale, sapendo
delle prossime nozze di Nicky, propone di nominarlo presidente della
Commissione per la Costruzione della Transiberiana. Alessandro III fissa
il suo ministro:
Per caso lei conosce lo zarevic?, chiede attonito. Come potrei non
conoscerlo, Maest?, replica l'altro. Ha provato qualche volta a
parlare con lui di qualcosa di rilevante?, insiste lo Zar. Non ne ho
ancora avuto il piacere, risponde il ministro. Bene, quindi: sappia che
lo zarevic un fanciullo e le sue idee sono estremamente puerili. Come
potrebbe mai presiedere un comitato di tale importanza?20, conclude il
padre del futuro Zar.
Il punto che molti sudditi condividono la sua opinione: un testimone
dell'epoca, che conosce Nicky pochi giorni prima che salga al trono,
scrive che si perde tra la gente; difficile scorgere questo minuto
ussaro21, di aspetto sano ma, in linea generale, insignificante.22
L'inaspettata morte di Alessandro III a quarantanove anni spinge Nicola a
decidere di accelerare le nozze. In un momento di cos grande dolore, di
tanta debolezza, il nuovo Zar desidera dormire e fare l'alba insieme alla
persona che pi di ogni altra sa donargli fiducia in se stesso. Il 26
novembre, pochi giorni dopo i funerali del padre, Nicola approfitta del
compleanno della madre e del fatto che il protocollo permetta di
interrompere il lutto. Le nozze vengono celebrate quello stesso giorno, e
la sposa cambia il suo nome per quello russo di Alessandra Fdorovna.
La neosposa ha ventidue anni, per la suocera ancora una mocciosa, e lo
stesso vale per la maggioranza dei suoi nuovi sudditi. Naturalmente si fa
a meno di banchetto, festa e viaggio di nozze. Ma a loro non interessa,
dopo la prima notte insieme Alix scrive nel diario del marito:
Finalmente uniti, uniti per tutta la vita, e al termine di questa vita,
ci incontreremo nuovamente nell'altra e continueremo a stare uniti per
l'eternit. Tua, tua.23
La coppia si prodiga passione, sprizza tenerezza e allegria, entrambi
deplorano il tempo che gli obblighi sottraggono al loro stare insieme.

L'amore tra Nicola e Alessandra continuer nel tempo, nonostante tutte le


avversit e le sofferenze che il destino riserver loro. La loro una
storia di autentica devozione coniugale.
Due cobra nella stessa cesta
A causa delle nozze anticipate, quella che sar la residenza ufficiale
della coppia non ancora pronta, per cui i neosposi prendono alloggio in
una delle abitazioni del palazzo di Anikov, dove dimora Maria Fdorovna,
l'Imperatrice vedova. Come spesso accaduto nella storia dell'umanit,
dividere la propria casa con la suocera raramente si rivela una buona
idea: il malanimo che fin dal principio era corso tra Alix e Maria si
tramuta ora in un tornado di odio. Maria dominatrice almeno quanto la
nuora, e pu contare su pi anni, pi esperienza e sulla padronanza della
lingua. Finch la nuora vivr sotto il suo stesso tetto dovr
sottomettersi alla sua autorit, che non poca. Alessandra, da parte
sua, una ragazzina con sufficiente fegato da affrontare quel ciclope
che ha per suocera. L'unica difficolt che sta ancora imparando il
russo, il che le impedisce il reclutamento di alleate tra le sue dame,
che l'inglese lo farfugliano soltanto, ignorano il tedesco e per di pi
adorano la nemica. Riesco appena a rendermi conto che sono sposata scrive amaramente alla sorella. Vivendo in questa casa estranea ho la
sensazione di essere sempre in visita.24
Uno dei conflitti pi vibranti si produce durante la messa. La liturgia
ortodossa vuole che il nome dello Zar venga accompagnato da quello della
zarina durante le petizioni dei fedeli, quando chiedono la salute per i
loro sovrani, ma Maria riesce a ottenere che accanto al nome di Nicola si
pronunci il suo e si elimini quello di Alessandra. La nuora esplode e
denuncia l'affronto al ministro del Santo Sinodo, una specie di alto
funzionario religioso in Russia; dopo svariate deliberazioni il ministro
impone a Maria di cedere il posto ad Alessandra, cosa che lei fa
controvoglia e con malcelato rancore. La sua vendetta non si far
attendere. Il protocollo russo conferisce all'Imperatrice vedova un ruolo
predominante, addirittura superiore a quello della zarina in carica; fino
a quel momento tutte le precedenti vedove avevano scelto di ritirarsi
discretamente dalla scena, ma Maria non ha alcuna intenzione di fare
altrettanto. Si sente giovane, bella e forte, perch mai dovrebbe
rinchiudersi nel lutto e confinarsi in casa? Non vuole rinunciare
all'utilizzo e al godimento della legge che la tutela, e comincia a
comparire al braccio di Nicola nelle occasioni pubbliche, a ricevere,
stando in prima fila, l'esaltazione e le acclamazioni dei sudditi, a
offrire balli e ricevimenti... Maria fa in modo che Alessandra appaia
come un fastidioso brusio di fondo e che cammini in seconda fila al
braccio del principe Mihajl, fratello minore di Nicola, che a quel tempo
ancora adolescente. Ci che all'Imperatrice sembra del tutto normale,
viene accolto da Alessandra come una dichiarazione di guerra.
Sebbene lo cerchi in ogni modo, la nuova zarina non pu contare
sull'appoggio di Nicky, il quale, sottomesso, obbediente e mosso a
compassione dalla recente vedovanza della madre, le dimostra tutta la sua
fedelt e affetto filiale facendole compagnia durante i pasti e
prolungando le conversazioni a tavola il pi possibile; un figlio
modello che lotta per evitare a Maria la sofferenza della solitudine. A
tavola Maria si rivolge deliberatamente a Nicola in russo, lingua che
Alessandra a mala pena balbetta; madre e figlio si dilungano in

interminabili conversazioni mentre Alix rimane seduta in silenzio,


isolata e risentita. Nicola, che non abituato a essere il gallo tra
tante galline, cede di fronte alla pressione della padrona del pollaio.
Annoiata, sola, tagliata fuori da ci che la circonda, Alix deve
accontentarsi di aspettare nelle sue stanze i pochi momenti che Nicola
pu dedicarle. Maria Fdorovna cerca di tirare a s suo figlio almeno
quanto lei suo marito: le due donne rivaleggiano per un uomo che si
allunga come un elastico e fa ci che pu per ridimensionare il covo di
gelosie e tradimenti in cui si tramutata la sua casa.
Il conflitto pi aspro si scatena a proposito di alcuni gioielli
appartenenti alla Corona da cui Maria non disposta a separarsi. Il
protocollo prevede che i preziosi debbano passare all'Imperatrice in
carica e che sia lei a doverli esibire nelle occasioni ufficiali, ma
Maria non ha la bench minima intenzione di consegnarle alla nuora; a lei
stanno benissimo, e oltretutto ne ha bisogno per farle brillare quando si
presenta al braccio del figlio. Affinch Alessandra non si presenti a
tali eventi con collo e lobi disadorni, Maria le concede alcuni gioielli
che erano appartenuti a Caterina la Grande, di dubbio gusto e totalmente
fuori moda. Nell'intimit della sua stanza Alix scoppia e spinge Nicky a
intervenire immediatamente nella questione; egli inizialmente tenta di
resistere, temendo di rimanere scottato nella guerra tra queste due
leonesse che ruggiscono nel mezzo dell'arena della sua introversa
esistenza, finch, prendendo il coraggio a due mani, si reca nelle stanze
della madre per richiedere i preziosi oggetti, pietra dello scandalo.
Come previsto, riceve un sonoro no come risposta e lascia la stanza con
l'autostima piuttosto provata, oltre che senza l'animo di affrontare la
seconda met del problema, cio la reazione di Alessandra.
Una volta a conoscenza delle novit, Alix si tramuta in un vulcano in
piena eruzione e dichiara che se i gioielli non le vengono consegnati
immediatamente, non li porter mai pi, in nessun caso, in nessuna
occasione pubblica, qualunque cosa il protocollo esiga. Il marito dispera
e tenta di far s che la madre ammorbidisca la propria posizione, ma
Maria gli chiede gridando perch mai dovrebbe consegnarli a una nuova
arrivata che nemmeno sa parlare in russo. La servit inizia a mormorare,
le chiacchiere sulle liti tra le due donne movimentano corridoi e cucine,
il dissidio familiare tracimato ed vicino a convertirsi in pubblico
scandalo. Nicola implora sua madre ancora una volta, e un'altra ancora,
finch la vedova capitola e consegna le splendenti gioie della Corona a
una Alix che, inebriata di trionfo, rende alla suocera quelle di Caterina
la Grande. I rapporti tra suocera e nuora vengono cos minati per sempre.
La corte e la buona societ russa appoggiano la vecchia zarina e
disprezzano Alessandra senza farne mistero: chi mai si crede di essere
questa tedesca? Sposandosi, Alix si era immaginata un futuro costellato
di ricevimenti e balli, visite a musei e ospedali, inaugurazioni di
centri culturali, viaggi in panfilo, diamanti, crociere sulle fredde
acque delle coste finlandesi, migliaia di sudditi da stregare. Invece non
aveva avuto molte occasioni per imparare ad abituare il suo severo
temperamento al nuovo incarico; di certo non avrebbe mai immaginato che
si sarebbe trovata a dover affrontare quella belva di sua suocera e, come
se non bastasse, scoprire quanto la infastidisca il contatto con la
gente. Nel suo piccolo principato tedesco, nelle sue modeste vacanze
estive, nessuno le prestava particolare attenzione e di fronte a nessuno
era costretta a fingersi bendisposta; solo ora si rende conto di quanto
la irriti attrarre migliaia di sguardi, essere esaminata da migliaia di

giudici e oggetto di un profluvio di commenti. La vita pubblica non


decisamente il suo forte e vorrebbe fuggire a gambe levate dall'alta
societ; ciononostante comprende che il suo atteggiamento non far che
aumentare l'avversione verso di lei, cos decide di accompagnare il
marito a tutte le cerimonie ufficiali, ricevimenti e balli, e tenta
addirittura di ostentare gioia, sebbene non riesca a nascondere che in
realt sta contando le ore che la separano dalla fine della tortura.
D'altra parte, i conflitti con l'Imperatrice vedova impongono un urgente
cambio di residenza. La coppia si trasferisce al Palazzo d'Inverno, il
pi lussuoso d'Europa, cos grande che in due delle sue stanze scoprono
essersi stabilita un'intera famiglia di clandestini, il cui patriarca
un componente della servit. Il furbo individuo ha portato con s non
solo la sua famiglia al completo, ma anche svariati cani e una capra che
li rifornisce di buon latte. L'occupazione viene interrotta quando Nicola
e Alessandra si trasferiscono l. Il palazzo d lavoro a seimila
dipendenti: i russi sono sempre stati propensi all'eccesso.
L'aristocrazia vi sfoggia i propri impagabili gioielli e i propri
incorreggibili passatempi; le avventure sessuali non vengono celate, la
passione per lo spiritismo in auge, l'omosessualit considerata un
diletto, i pettegolezzi volano senza posa... Alessandra, oriunda di un
luogo provinciale e tranquillo, detesta la perversa vacuit delle dame:
La maggior parte delle fanciulle russe ha la testa vuota e non pensa ad
altro che agli ufficiali25, scrive a un'amica.
Sogna di cambiare queste abitudini malsane e adattarle meglio al suo
gusto. Propone di organizzare un laboratorio in cui le signore dell'alta
societ abbandonino la propria passione per i pettegolezzi e la
convoglino su opere che possano essere d'aiuto ai poveri.
Disgraziatamente le dame di San Pietroburgo preferiscono dedicarsi a
questioni meno sgradevoli. Profondamente delusa, la zarina si limita a
rifugiarsi al fianco del marito. La rottura tra lei e i circoli dell'alta
societ una ferita che continua a sanguinare: alle feste tradizione
che la coppia imperiale apra le danze con una polacca, ma Alessandra
detesta ballare e invece di muoversi al suono della musica, passeggia a
braccetto con Nicola da una stanza all'altra, inclinando lievemente la
testa agli invitati che incrocia, sguardo freddo e bocca serrata. Nella
sfilata di saluto che apre il ricevimento, la zarina si erge seria e
silenziosa, la sua mano ciondola mollemente in attesa di essere baciata;
di tanto in tanto alza lo sguardo per capire quante persone mancano alla
fine della processione, senza dissimulare quanto le risulti fastidioso
doversi trattenere. I presenti sono divisi tra opinioni contrastanti:
alcuni la ritengono timida, altri antipatica, altri ancora prostrata
dalla nostalgia di casa. Costei, da parte sua, presta estrema attenzione
ai propri gesti per non incorrere in alcun errore: vana speranza! Uno
degli habitu delle feste date dalla coppia imperiale scrive:
Balla male, senza preoccuparsi minimamente di correggersi, e di certo
una conversatrice disastrosa. (...) Ha le braccia rosse, le spalle rosse
e un viso rosso che dichiara che tra poco si metter a piangere. (...)
Tutto in lei ieratico. Dal broccato d'oro che sceglie per vestirsi,
cos tipico di lei, ai brillanti che accecano sparsi su tutto il corpo,
sono un attentato al buongusto e al buonsenso.26
L'aristocrazia l'accusa di essere goffa, provinciale e arrogante. Tutto
ci pone la zarina in una situazione limite; vorrebbe essere gradevole,
chiacchierare, ma non riesce a oltrepassare il muro che l'aristocrazia le
erige di fronte. Cos rimane in silenzio, senza nemmeno pi sorridere,

alimentando una sempre crescente distanza con i sudditi e aggravando


un'inarrestabile fama di alterigia e superbia. Incapace di contrastare il
giudizio di chi la circonda, Alessandra decide di aggrapparvisi: se le
danno dell'arrogante, lo sar pi di chiunque altro, cosicch a una
festa, alla vista di una sfacciata scollatura esibita da una boriosa
signora, invia una delle sue accompagnatrici con il seguente messaggio:
Sua Maest mi ordina di dirle che a Hesse-Darmstadt le vere signore non
si vestono cos. Davvero?, replica la donna tirando la stoffa e
esibendo ancor pi i suoi voluminosi pettorali. Vi prego di informare
Sua Maest che noi dame, in Russia, s che portiamo questi vestiti.27
In ogni ballo e in ogni ricevimento la zarina si sente perseguitata,
criticata, maltrattata, emarginata. L'ombra della suocera costantemente
sospesa sulla sua testa, tutti fanno confronti tra loro: mentre lei non
riesce a guadagnarsi la simpatia del popolo, Maria fa l'impossibile per
risultare irresistibilmente accattivante. I contrasti tra le due
oltrepassano il circolo della corte. In un'occasione in cui la coppia
viaggia in treno diretta in Crimea, dove si reca a trascorrere una breve
vacanza, Alessandra, incinta, chiede a Nicola di sospendere tutti i
ricevimenti pubblici. Giunto a destinazione, il treno accolto da una
folla; il popolo eccitato si messo il vestito della domenica ed
rimasto in piedi tutta la notte per poter rubare almeno un'immagine, per
quanto breve, della famiglia imperiale. Alessandra furiosa: proprio
nessuno in Russia obbedisce quindi agli ordini dello Zar? Le sono del
tutto indifferenti le fatiche o le illusioni dei contadini, non ha
intenzione di scendere dal treno. Nicola volta le spalle alla furia della
moglie e si affaccia al finestrino; il popolo smanioso esplode giubilante
mentre la zarina rimane chiusa dentro con le tendine tirate. Quando la
voce giunge a Maria, questa d in escandescenze, e scrive che se non ci
fosse Alix, Nicky sarebbe mille volte pi popolare. solo una mediocre
tedesca. Crede che la famiglia imperiale sia al di sopra di questo genere
di cose [verso i sudditi].28 Imperterrita, Alessandra mantiene il
proprio atteggiamento; una delle dame di corte scrive alla regine
Vittoria: Alix molto prepotente, vuole sempre avere la meglio; non
mai disposta a cedere un granello del potere che presume di detenere.29
Miope, del tutto avulsa dalla realt, Alessandra incolpa i russi e non
capisce perch le riservino tanta indifferenza e tanto odio. Nicola, che
si sente in obbligo di corrispondere l'adorazione che il suo popolo gli
manifesta, non sa cosa fare perch la moglie comprenda. Ogni giorno che
passa, l'abisso tra gli Zar e i sudditi pi profondo; ogni errore di
Alessandra d il via a un diluvio di critiche e insulti. Per lei il
Palazzo d'Inverno si trasformato in un campo minato. Vuole trasferirsi
in un luogo pi piccolo e appartato, di proporzioni pi a misura d'uomo
rispetto a quelle dell'edificio di San Pietroburgo. Il luogo eletto il
palazzo di Tsarskoie Selo, a pochi chilometri dalla capitale. La zarina
si incarica personalmente della sua decorazione e sistemazione. Questo
sar il focolare domestico suo e della sua famiglia, il suo rifugio.
Finalmente pu far convergere su se stessa il tempo e le energie di
Nicky, lontani dalla corte, dai pettegolezzi e dalle critiche.
A Tsarskoie Selo Nicola sostituisce la sottomissione alla madre con
quella alla moglie. Alessandra lo domina, e tira perfettamente le redini
del suo carattere naturalmente influenzabile. Trasmette al marito l'idea
che sia stato Dio a collocarlo sul trono, e che pertanto nelle mani di
Dio che si trovano le decisioni politiche che Nicola prender o meno.
Nicola, che un uomo religioso, rimane perplesso di fronte alla voragine

mistica da cui inghiottita sua moglie. Alessandra decide che sar lei,
e solo lei, colei che aiuter il marito a sostenere il peso dei propri
doveri. Sospettosa della cattiva influenza dei consiglieri, allontana da
Nicky tutto ci che, secondo la sua opinione, sta turbando il carattere
del marito e la pace del suo matrimonio. Dato che l'alta societ la
disdegna, decide di trasferire la sua influenza in campo politico,
concentrando tutte le sue energie nell'assistere il marito; ritiene che
le sue personali capacit nel terreno della politica siano infinitamente
superiori a quelle del marito, che troppo buono e timido per affrontare
quel branco di lupi che ha per sudditi.
La reazione non si fa attendere. Il tutore e braccio destro dello Zar,
lamentandosi della nefasta influenza di Alessandra su Nicola, afferma
pubblicamente che l'Imperatrice non capisce nulla della Russia e dei
russi, sebbene sia convinta di sapere tutto; in particolare
ossessionata dall'idea che l'Imperatore non si imponga con sufficiente
energia e che non riceva ci ch'ella ritiene dovrebbe ricevere:
Alessandra pi diotica di Pietro il Grande, e forse altrettanto
crudele di Ivan il Terribile. Ha una mente piccola che crede di contenere
una grande intelligenza.30
Incoronazione maledetta
Nel maggio del 1896, un anno e mezzo dopo il matrimonio, si provvede a
ottemperare alle formalit che renderanno legale la successione al trono,
momento in cui Nicola e Alessandra verranno proclamati Imperatori di
Russia; granduchi di Smolensk, Lituania, Volinia, Podolia e Finlandia;
principi di Estonia, Bulgaria, Juguria, eccetera. I nuovi Imperatori
russi saranno di gran lunga i pi ricchi d'Europa, padroni dei palazzi
d'Inverno a San Pietroburgo - residenza ufficiale - oltre a due a
Tsarskoie Selo, tre a Peterhof, due in Crimea e il Cremino a Mosca. A
queste residenze si sommano altri cinque palazzi disseminati nel paese,
pi varie palazzine di caccia in Finlandia, propriet in Polonia, quattro
panfili privati e due treni imperiali. In Russia, gli Imperatori e alcuni
membri dell'aristocrazia sono praticamente padroni di tutto: al resto
della popolazione rimane solo qualche briciola.
L'incoronazione sar celebrata a Mosca. Edifici e strade si addobbano di
bianco, blu e rosso, i colori della bandiera; in ogni luogo, in ogni
angolo, campeggiano le iniziali dei nuovi Zar. Dato che l'incoronazione
ha in s anche un elemento religioso, viene scelta Mosca piuttosto che
San Pietroburgo poich l risiede la maggior congregazione di fedeli,
oltre a essere la sede per antonomasia della religione ortodossa; l,
quaranta volte quaranta chiese elevano le loro cupole al cielo. San
Pietroburgo, invece, considerata la artificiosa capitale
occidentalizzata inventata da Pietro il Grande31, pertanto risulta non
adatta al solenne avvenimento. La tradizione la fa da padrona. Sono
passati trent'anni da quando Alessandro III stato incoronato, la citt
ribolle di visitatori e curiosi, tanto russi quanto stranieri, tutto
allegria e giubilo, campane a festa e ovazioni. Siberiani, caucasici,
tartari, turchi e persiani si uniscono nei festeggiamenti in onore dello
Zar, che chiamano padre. Alessandra indossa un sontuoso vestito rosso
broccato d'argento, decorato con pietre preziose e perle; lei e Nicola
hanno trascorso giorni interi provando il momento in cui lo Zar
consegner il mantello e la splendida corona a una zarina genuflessa ai
suoi piedi.

Ambasciatori, ufficiali, membri della famiglia imperiale, tutta la


nobilt russa e straniera contemplano in piedi e in silenzio Alessandra e
Nicola che avanzano a braccetto in mezzo a un nutrito gruppo di sacerdoti
vestiti d'oro e con mitre di diamanti. Maria Fdorovna inclina il capo
quando la coppia si sofferma di fronte a lei. La cattedrale
dell'Annunciazione, teatro della cerimonia, risplende alla luce delle
candele, che illuminano mosaici, pietre preziose e cantici divini:
Nicola si siede sul trono adamantino dello Zar Alessio, del secolo XVII,
adornato di pesanti incrostazioni di perle e pietre preziose. Deve il
nome a ottocentosessanta diamanti. Un solo bracciolo contiene
ottantacinque diamanti, centoquarantaquattro rubini e centoventinove
perle. Alessandra si siede accanto al marito nel celebre trono d'avorio,
portato in Russia da Bisanzio nel 1472 da Ivan il Grande per la sua
promessa sposa bizantina Sofia Paleologo.32
Alla cerimonia seguono cinque ore di celebrazioni. Lo Zar, come da
tradizione, si incorona da s e in seguito colloca sul capo
dell'Imperatrice la corona imperiale creata nel 1762 per Caterina la
Grande, dal peso di quattro chili, dominata da una croce di diamanti e da
un enorme rubino.
Nicola gi stato investito Imperatore e unto con l'olio consacrato
quando, alzandosi dal trono, il fastoso collare dell'Ordine di
Sant'Andrea gli scivola dalle spalle e si abbatte al suolo. I presenti
trattengono il fiato: un presagio della pi nera delle sciagure.
Il ricevimento notturno per settemila invitati riunisce la nobilt, gli
ufficiali, i ministri stranieri e i diplomatici con esponenti del popolo
(riuniti in una sala a parte) discendenti di coloro che, nel passato,
avevano contribuito a salvare la vita a qualche Zar. Si ha una
particolare considerazione verso i discendenti di un antico membro della
servit, Ivan Susanin, che aveva sopportato la tortura senza rivelare il
nascondiglio del primo Romanov; fatto che aveva ispirato al compositore
Glinka la prima opera nazionalista russa, intitolata Una vita per lo Zar.
Su ogni tavolo del banchetto vi a disposizione una pergamena con il
menu: borscht33, zuppa al pepe, rotolo di carne, pesce al forno, agnello
arrosto, fagiano in salsa al cioccolato, insalata, asparagi (squisitezza
importata dalla Spagna), frutta al vino e vari gusti di gelati.34
Alessandra e Nicola cenano soli, separati dagli altri, in un piccolo
tavolo collocato sotto un pesante baldacchino; alcuni russi privilegiati
possono ammirare la coppia da un'apposita finestrella; di tanto in tanto
gli Zar inclinano il capo in segno di rispettoso saluto a tali insigni
spettatori. Segue uno sfarzoso ballo. Alessandra sfoggia gioielli e un
diadema appositamente disegnato per l'occasione. In seguito, entrambi
escono sul balcone, dove l'intera Mosca li sta aspettando per esplodere
in un clamoroso giubilo. Nulla lascia presagire la tragedia che si
avvicina.
Il giorno successivo appartiene al popolo di Mosca. Si celebra una festa
all'aria aperta nel prato di Khodynka, unico luogo con spazio sufficiente
per le cinquecentomila persone che lo occupano sin dalle prime ore del
mattino. Si tratta di una pianura attraversata da trincee e terrapieni
che la guarnizione moscovita usa per le proprie esercitazioni; molti dei
presenti hanno passato la notte in cammino per raggiungere il luogo, e
molti vi arrivano ubriachi. Appaiono i primi carriaggi che offrono birra:
si diffonde la voce che non ve ne sar per tutti e che solo i primi
potranno bere. La folla inizia a muoversi in modo incontrollato, l'unico
squadrone di cosacchi presente non in grado di contenere la piena, la

gente si spintona, si fa strada verso la fonte di alcol a calci e


gomitate, la maggioranza avanza barcollando a causa del terreno
accidentato. Il disastro servito, facce calpestate, ossa rotte, botte,
dolore, sangue e fango. Quando infine compare la polizia, duemila vittime
e centinaia di feriti ricoprono un suolo che avrebbe dovuto ospitare una
festa.
La prima reazione del nuovo Zar quella di raccogliersi in preghiera,
invece che recarsi immediatamente sul luogo a condividere il dolore del
suo popolo. Ma l'errore pi grave viene compiuto durante notte.
previsto un ballo in onore dell'Imperatore all'ambasciata di Francia;
sebbene Nicola ritenga giusto sospenderlo, il suo cuore pavido cede alle
pressioni degli zii, che reputano opportuno voltare le spalle alla
tragedia. La coppia reale crede di risarcire le vittime visitandole in
ospedale e consegnando ad ogni famiglia un indennizzo di mille rubli di
tasca propria. Naturalmente la decisione vissuta come un insulto; si
dice che lo Zar e la sua sposa abbiano danzato sui cadaveri del loro
popolo. L'intera Russia considera ci che avvenuto un presagio
maligno, e i pi subdoli sfruttano il massacro facendone il manifesto
dell'autoritarismo di un sistema che non riconosce i diritti dei
cittadini e di uno Zar che presenzia con la moglie a una festa in suo
onore, disinteressandosi totalmente dell'ingiusta sofferenza del suo
popolo.
Spasmodica ricerca di un erede
La vita privata della coppia felice. Nicky e Sunny conducono una vita
coniugale estremamente armoniosa: la loro esistenza sarebbe stata davvero
felice se solo Nicola avesse avuto la sorte di essere un disoccupato
gentiluomo inglese di campagna invece che lo Zar di Russia. Egli stesso
ripeteva mille volte che la sua natura era quella di andare a caccia,
giocare a carte, essere un amorevole marito e padre di famiglia e vivere
senza preoccupazioni nella campagna inglese. Scherzi del destino. La
coppia ha gi dato alla luce Olga, Tatiana, Maria e Anastasia, quattro
figlie di superba bellezza ma impossibilitate a sedere sul trono che
Nicola lascer libero alla sua morte. La storia russa aveva conosciuto
governi di imperatrici, tra cui Caterina I (moglie di Pietro il Grande),
Elisabetta, Anna Ivanovna e la magnifica Caterina la Grande; ma i
conflitti che quest'ultima mantenne con il figlio Paolo I, a cui
letteralmente avvelen la vita, fecero in modo che la prima legge
promulgata da Paolo fosse quella che mise fine alle possibilit di una
donna di tornare a governare il popolo russo. Per questa ragione, durante
ogni gravidanza Nicola e Alessandra sperano profondamente nel maschio che
permetter la continuit di sangue al trono; in caso contrario il diritto
di discendenza passerebbe al fratello Michele e ai suoi figli.
Nel giorno della nascita della granduchessa Maria, per esempio, lo Zar
esce a scarpinare avanti e indietro per il giardino nel tentativo di
placare l'incommensurabile delusione che sconvolge la sua tranquilla
tempra: teme di non riuscire a regalare nemmeno un sorriso alla moglie
che ha appena partorito. Dopo Anastasia, la quarta delle figlie,
Alessandra inizia a essere ossessionata dall'idea di concepire un
maschio. I testimoni la descrivono tesa ed esasperata, si sfrega
continuamente le mani, stringe i denti, suda, respira in modo affannoso,
usa parole aspre... La nevrastenia inizia a intaccare il suo spirito e a
sgretolare il suo equilibrio.

La nevrastenia, o nervosismo, frutto di un esaurimento del sistema


nervoso o di una stanchezza cerebrale che, alla lunga, finisce col
debilitare l'organismo e inaridire il comportamento. Altera il sistema
psicologico, fisico e emotivo di chi ne soffre. La persona nevrastenica
manifesta ansiet, ossessiva preoccupazione, fobie, irritabilit,
malumore, ipersensibilit alla temperatura esterna e alle emozioni,
emicranie, insonnia, dolori alla schiena, tachicardia, disturbi digestivi
e mancanza di concentrazione. Di frequente la persona nevrastenica
presenta stanchezza selettiva di fronte alle occupazioni che le risultano
sgradevoli, come le apparizioni pubbliche nel caso di Alessandra, la
quale si ritira sempre pi nel suo privato rifugio; tuttavia
perfettamente in grado di impegnarsi senza stanchezza in sforzi maggiori,
se di diverso genere. Le emozioni le provocano una grande ansiet e, a
sua volta, questa si esprime in ossessioni in cui la fantasia si esalta,
tendendo al tutto o al niente. La zarina diffida del prossimo, crede che
nessuno la comprenda n l'aiuti, nemmeno lo stesso Nicola; convinta che
suo marito non ce la farebbe senza il suo aiuto. In generale, vive
dominata dalla sensazione di essere sempre al limite delle proprie forze.
Irritabile e pessimista, spesso tende alla malinconia o alla severit.
Chi vicino ad Alessandra in genere commenta che isterica, essendo
questo il termine popolare con cui si designa la nevrastenia. La sua
cameriera personale, per esempio, ricorda cos l'Imperatrice:
Ho l'impressione che l'Imperatrice sia stata malata negli ultimi anni
della sua vita. Non so quale fosse la causa della condizione isterica
dell'Imperatrice. (...) Il dottor Grotte riscontr sintomi di malessere
nervoso, per il quale prescrisse una cura totalmente diversa da quella
che stava seguendo. In seguito, il dottor Fisher riscontr la stessa
cosa. Present all'Imperatore un rapporto segreto... Fisher... insistette
che il trattamento non era per il cuore, che aveva trovato in buone
condizioni, ma per il suo sistema nervoso. In qualche modo l'Imperatrice
seppe del rapporto e Fisher fu immediatamente licenziato e rimpiazzato da
Botkin, che venne, su sua esplicita richiesta, nominato suo medico...
Osservandola quotidianamente, come avevo occasione di fare, ho sempre
trovato sorprendente una cosa: quando si trovava tra persone a lei
congeniali stava sempre benissimo e non si lamentava mai del cuore, ma
nel momento in cui qualcosa le risultava sgradito iniziavano le
lamentele. Credendo che il suo cuore fosse malato, passava la maggior
parte del giorno sprofondata nel suo sof.36
Come meccanismo di difesa, tali pazienti si aggrappano a qualunque
oggetto, persona o pratica che li metta in contatto a un Essere Superiore
che indichi il cammino da seguire, fornisca soluzioni e offra protezione;
loro del tutto indifferente quanto la via seguita possa sembrare
assurda agli altri. Le tendenze sono diverse, e, tra le altre, possono
cadere in abitudini di tipo esoterico, che portano all'uso di talismani,
icone, candele, amuleti o giochi di carte che favoriscano il contatto con
l'aldil: un autentico brodo di coltura per veggenti, stregoni e
ciarlatani di ogni risma. In alcune occasioni, i nevrotici alleviano la
propria angustia attraverso l'estasi mistica e l'esasperata ricerca di
beatitudine; unicamente pregando riescono a uscire da se stessi e
deporre dubbi e problemi nelle mani del Creatore che tutto pu. Cos
raggiungono la pace di cui hanno bisogno. Le persone che le circondano
giudicano questi soggetti alterati e li tacciano di fanatismo; per fare
un esempio, Nicola riceve la lettera di un parente che gli consiglia di

allontanare la sua adorata ma confusa moglie dalle influenze che si


esercitano su di lei.37
Ma lo Zar, sebbene perplesso dalla condotta della zarina, preferisce
portare all'esasperazione la nazione piuttosto che contraddire la moglie.
Alessandra, come molti che soffrono dello stesso disturbo, non si sente
tranquilla lontano dagli oggetti che le infondono sicurezza (rosari,
templi, icone...) n tantomeno pu sopportare la distanza fisica da colui
che le offre conforto e soluzioni; si aggrappa a questo individuo in modo
frenetico, investendolo del ruolo di protettore che l'assicura contro
tutti i mali e soddisfa le necessit della sua anima. Vedremo pi avanti
come la figura di Rasputin corrisponda alla perfezione a ci che
Alessandra cerca; riesce come nessun altro a placare l'angoscia della
zarina, soggiogandola e incantandola. Costei, da parte sua, cade
immediatamente nelle reti di questo oscuro individuo, ponendo nelle sue
mani un potere inaudito, e lasciando scritto che la sua anima trova pace
solo quando lui, suo salvatore, si siede accanto a lei, che senza di lui
soffre, che sente la sua mancanza.
In questo periodo sono diventati di moda tra l'aristocrazia russa gli
intrattenimenti esoterici e i passatempi spiritisti. Nuotando in un mare
di abbondanza e vacuit, i ricchi trovano divertente conversare con i
morti. Sebbene per diverse motivazioni, anche la zarina diventata
piuttosto incline al mondo dell'aldil, con un'ingenua e fanatica
commistione di superstizione, misticismo e oscurantismo religioso.
Dopo aver convinto Nicola che l'intervento di stregoni e taumaturghi
potrebbe essere d'aiuto al fine di concepire il tanto desiderato maschio,
lo Zar non solo non oppone resistenza, ma si lancia con lei in questa
avventura. Presto inizia a circolare a palazzo una nutrita schiera di
esseri dai presunti poteri miracolosi e che vanta rapporti diretti con
Dio. La maggioranza di questi mistici composta da ingegnosi ciarlatani
capaci di soddisfare le speranze imperiali; iniziato il XX secolo, con
l'Europa al centro di un vorticoso progresso scientifico e industriale,
lo Zar e la zarina di Russia vivono nella convinzione che la stregoneria
sia la loro risposta; cosicch danno il benvenuto a chiunque si
attribuisca la capacit di introdurre per magici percorsi il seme di un
maschietto nel grembo dell'Imperatrice.
Una di queste persone una contadina lievemente ritardata che trascorre
intere giornate a palazzo predicendo che a breve la zarina concepir un
figlio secondo i suoi desideri. Un'altra donna, che risponde al nome di
Olga, si esibisce in attacchi epilettici di fronte agli Zar inorriditi,
che sopportano la mostruosa funzione come meglio possono, giacch alla
fine la donna comunicher se ha visualizzato o meno il bambino nel ventre
dell'imperatrice. Un terzo campione rappresentato da un contadino
sordomuto di nome Koljaba, che sostiene di parlare con Dio e che ogni due
per tre se ne va in trance. Oltre che sordomuto, l'uomo paralizzato e,
al posto delle braccia, ha due moncherini che agita in aria ogni volta
che si separa da questo mondo: accompagna i suoi movimenti con ululati
raccapriccianti e disgustosi sputi. Uno dei presenti, che aiutano gli Zar
in tale rivoltante rivelazione mistica, scriver pi tardi che c'era
bisogno di nervi estremamente saldi per sopportare la presenza di
quell'imbecille.38
La disperata ricerca di un figlio maschio porta Alessandra a diventare
amica di due donne dell'alta societ molto inserite nel mondo
dell'occultismo. Le granduchesse Militza e Anastasia, figlie del re del
Montenegro, conosciute come le principesse montenegrine, sono dame di

spicco in societ, e nelle loro case si praticano quotidiane sedute


spiritiche. Entrambe assicurano che colui che pu risolvere il problema
vive in Francia e risponde al nome di Philippe Nazier-Vachot: un
individuo che ha poteri impressionanti, conoscenze illimitate e capacit
di riuscire laddove nessun altro pu. Nel 1901 la coppia imperiale naviga
verso la Francia; non appena mettono piede sulla terraferma chiedono
all'addetto militare dell'ambasciata di metterli in contatto con
Philippe. L'uomo un macellaio di Lione che era stato arrestato tre
volte per esercizio illegale della professione medica, e al momento del
loro incontro si guadagna la vita come ipnotizzatore per mestiere e
profeta per passione. Quasi del tutto incolto, [Philippe] ha assimilato
male un certo numero di opere di divulgazione di cui cita alcuni passi
con una qualche opportunit e discrezione39, secondo quanto rifertito
agli Zar dall'addetto militare.
Lo Zar e la zarina ignorano gli avvertimenti. Dopo essersi incontrati,
Philippe mette in atto un'opera di autentica seduzione ipnotica sui due.
Prima di partire per tornare in Russia, pregano Philippe di accompagnarli
con l'incarico di medico di corte. Il governo francese provvede a
informarli che l'individuo manca degli studi di base, e che non c'
bisogno di sottolineare quanto sia pericoloso porre nelle sue mani la
salute di altre persone. Ma Alessandra decisa: spinge Nicola a
organizzare le pratiche affinch Philippe riceva le credenziali del caso
e l'incarico di medico militare. Ottenuta la licenza, l'individuo si reca
a San Pietroburgo e si posiziona il pi vicino possibile alla donna che
abbisogna dei suoi servizi.
I poteri che Philippe sostiene di possedere sono davvero incredibili.
Durante la traversata della famiglia imperiale si attribuisce il merito
di aver calmato le acque al fine di rendere pi piacevole il viaggio agli
Zar. Ancor pi sorprendente risulta la sua abilit di convincere
l'aristocrazia che pu rendersi invisibile ogniqualvolta lo desideri. E
non solo egli beneficia di tale dono, ma trasfonde addirittura il potere
a chi gli simpatico o cammina al suo fianco. Le principesse
montenegrine si convincono che Philippe le abbia rese invisibili e
passeggiano per San Pietroburgo certe della propria icorporeit (tra lo
sconcerto dei passanti, che, ovviamente, le vedono perfettamente), ma
nessun testimone sostiene che la zarina si sia mai lasciata coinvolgere
da tali sciocchezze: ad Alessandra interessa solamente che Philippe sia
in grado di agire sul sesso della creatura che desidera concepire.
Nel 1902, grazie ai poteri di Philippe, la zarina mostra i primi segni di
gravidanza. Il mago non ha dubbi, e afferma con sicurezza che si tratter
di un maschio... ma dopo vari mesi di nausee, rigonfiamento del ventre e
dei seni, di agitazione e di allegria, il feto non risulta essere altro
che un accumulo di gas. Se Philippe ha un merito, di certo quello di
saper suggestionare la zarina al punto da provocarle una gravidanza
isterica. Sommerso dall'umiliazione e dalle risate che l'aneddoto provoca
nell'aristocrazia, l'impostore francese viene invitato a lasciare la
Russia. Ogni fallimento incide una nuova cicatrice sul disperato cuore di
Alessandra, che si debilita e si apre a qualsiasi speranza e a qualunque
individuo senza scrupoli. Mentre abbandona il palazzo, Philippe si volta
e con voce tuonante lo si sente proclamare che Dio mander un amico in
grado di aiutare Alessandra a uscire dalle sue pene.40
Sebbene l'intervento delle principesse montenegrine fosse risultato un
fiasco, la zarina si arrischia nuovamente a chiedere loro consiglio.
Entrambe le suggeriscono di sollecitare un miracolo a un eremita deceduto

chiamato Serafino, che aveva sempre vissuto in estrema povert e al quale


si attribuivano svariati miracoli non riconosciuti dalla Chiesa. L'unica
cosa di cui gode al tempo buona fama tra gli ingenui, i creduli e i
fanatici; la Chiesa, tuttavia, mantiene le sue riserve. Alessandra lo
prega per giorni interi e promette di rendere ufficiale il suo status di
santo. Il Santo Sinodo si limita a prendere atto delle pressioni della
zarina: le canonizzazioni richiedono tempo e lunghe indagini, non certo
possibile accreditare Serafino del titolo di santo solo perch Alessandra
l'ha preso in simpatia. A fronte delle insistenze dell'Imperatrice, si
decidono a riesumare la salma dell'asceta per verificare se il suo corpo
sia incorrotto, come accade con i veri santi. Il cadavere in avanzato
stato di decomposizione. Il ministro della religione insiste affinch
l'Imperatrice abbandoni le sue insistenze, ma si limita a informarli che
il potere dello Zar talmente infinito da comprendere anche il potere di
santificare le persone.41 Mentre il Santo Sinodo si trova costretto a
dover piegare la testa di fronte al capriccio della zarina, Alix si reca
a Sarov, di cui Serafino originario, e si bagna nel suo fiume intonando
preghiere, certa che i poteri dell'eremita si siano estesi anche alle
acque del suo villaggio.
Sia merito dell'intervento divino di San Serafino, delle acque fluviali
del suo paese o della suggestione che monopolizza l'intera psiche di
Alessandra, il fatto che a poche settimane dall'immersione acquatica il
suo corpo presenta i segnali di una nuova gravidanza. Al termine dei nove
mesi, il 12 agosto 1904, viene al mondo un bellissimo bambino dagli occhi
azzurri e i capelli biondi, che viene chiamato Aleksej Nicolaevic. Il
piccolo un cherubino, un tesoro, un dono del cielo. I genitori
scoppiano di felicit e la popolazione li accompagna con gioia
collettiva; il beb conquista chiunque gli si avvicini, Alessandra in
delirio dalla contentezza e Nicola approfitta della visita di ogni
invitato, ambasciatore o ufficiale per trascinarlo nella cameretta del
bambino, dicendo: Credo che non conosca ancora il mio piccolo adorato
zarevic. Mi segua che glielo faccio vedere.
Una settimana dopo, delle angoscianti goccioline di sangue macchiano il
pannolino del beb; pochi minuti dopo, anche la leggera camicia e le
lenzuola si tingono di rosso; i medici fanno il possibile per arrestare
l'emorragia che fluisce dall'ombelico della creatura mentre Nicola e
Alessandra agonizzano dal terrore; lo Zar scrive nel suo diario: io e
Alix siamo molto preoccupati. Questa mattina per un trascurabile motivo
si originata un'emorragia nell'ombelico del nostro Alix. durata fino
al pomeriggio, con solo alcune interruzioni. Abbiamo dovuto chiamare...
il chirurgo Fdorov, il quale alle sette gli ha applicato un bendaggio.
Il bambino era molto tranquillo, addirittura contento, ma abbiamo
trascorso attimi di orrenda angoscia.42
La maledetta parola infine fa capolino: emofilia! Cos come accade con i
disturbi nervosi della zarina, lo Zar dispone che la malattia di Aleksej
rimanga segreta, poich, lungi dal consolidare la dinastia, la metterebbe
in pericolo e costituirebbe una vera e propria bomba a orologeria
politica; cosicch al di fuori della famiglia, nessuno sa della malattia
dello zarevic; il popolo, l'aristocrazia e i politici che avrebbero
potuto offrire il loro appoggio sono all'oscuro del calvario che sta
vivendo la famiglie imperiale, la quale, a causa di ci, si isola sempre
pi. Alla difficilissima situazione personale di Alix e Nicola causata
dalla grave malattia del figlio, si aggiunge la necessit di proteggere e

preservare il piccolo da sguardi indiscreti che possano scoprire la


verit.
A partire da questo momento, n la tragedia della guerra contro il
Giappone (che scoppia nel 1905 e che conduce la Russia verso un'umiliante
sconfitta), n le tensioni politico-sociali che si scatenano di
conseguenza a questo e altri errori di Nicola, interessano gli Zar tanto
quanto la malattia del figlio. Il problema di Aleksej occupa interamente
la mente e l'anima di Nicola e, soprattutto, di Alessandra. La zarina
cerca riparo dal dolore disumano rifugiandosi in Dio; trascorre giorni
interi inginocchiata, con la pelle sprofondata nel gelido pavimento;
tutte le strade, tanto quelle approvate dalla Chiesa, quanto quelle che
le suggerisce la sua mente inferma43, le sembrano percorribili. Nel
Creatore albergano la risposta e il conforto. Suo cognato scrive che la
zarina non vuole arrendersi all'evidenza, parla incessantemente
dell'ignoranza dei medici, professa una chiara inclinazione verso gli
stregoni. Riversa la sua anima nella religione e le sue preghiere sono
tinte d'isteria. Il suo stato [psichico] in condizioni tali da dare il
benvenuto a un dispensatore di miracoli.44
In poche parole, la terra incolta pronta a ricevere la bonifica di
Rasputin.
Frattura tra lo Zar e il suo popolo
Gi da prima della nascita di Aleksej, che sia per fatalit del destino o
per inettitudine personale, tutto ci che Nicola II intraprende
destinato al fallimento. Il popolo russo non perdona al suo Imperatore
l'insensibilit dimostrata di fronte alla tragedia che ha seguito la sua
incoronazione; lo incolpa degli attentati terroristici che iniziano a
susseguirsi e che egli non riesce a impedire, e non serve dire che non
dimenticher mai l'inutile massacro provocato dalla guerra contro il
Giappone.
il Kaiser a risvegliare in Nicola l'idea di espandersi a Oriente, verso
la Corea. Gli suggerisce di simulare l'avvio di un'impresa privata di
legname e inviare dei soldati dissimulati da operai. L'avanzata russa
verso la Corea porta il Giappone a reagire; i giapponesi, che non
ambiscono al conflitto, cercano di raggiungere un accordo inviando uno
dei propri ambasciatori pi prestigiosi per portare avanti il dialogo e
giugere a un'intesa. Ito, questo il nome del nipponico, viene trattato a
San Pietroburgo con il pi profondo disprezzo. Il diplomatico si vede
costretto, del tutto suo malgrado, a mettere da parte le sue buone
intenzioni.
Nicola II, aizzato dai suoi ministri e ufficiali, assolutamente
convinto della propria superiorit militare nei confronti del resto del
mondo, figuriamoci rispetto a quell'insignificante brandello di terra che
il Giappone.
Tuttavia, in un batter d'occhio, gli abitanti del Sol Levante affondano
tre imbarcazioni russe e attaccano Port Arthur, il porto che il governo
cinese ha dato in uso alla Russia. Il fervore patriottico pervade le
strade russe: si parla solo di schiacciare il minuscolo nemico orientale;
l'esercito dello Zar, con tre milioni di effettivi, si prepara a
massacrare i seicentomila giapponesi. Ma tutto va storto. I giapponesi
dispongono di un esercito moderno e magistralmente addestrato, in
confronto alla caotica organizzazione russa. Si succedono inesorabili
sconfitte finch, infine, nel 1905, Nicola perde un guerra che

inizialmente aveva dato per gi vinta. Il massacro risulta di dimensioni


spaventose e il suo prestigio diminuisce proporzionalmente al crescere
della sua insicurezza: il popolo inizia a prendere in considerazione
l'idea che non sia il capo che fa per loro... e che dovr cercarsi una
guida altrove.
Con la tipica ostinazione dei deboli45, Nicola II si mantiene fermo sui
propri obiettivi e non cambia di una virgola il suo comportamento.
Difende il principio del governo autocratico, eredit tramandatagli dai
propri antenati e che egli a sua volta dovr trasmettere al figlio. Come
sua abitudine, si lascia influenzare da qualunque idea che proponga dogmi
contundenti, senza dar peso a quanto essi possano risultare inadeguati
nel secolo XX in cui si trovano. Mentre l'Europa avanza, progredisce e si
modernizza, Nicola II sedotto dalle arringhe di un pubblico ministero
di nome Pobedonostev, il quale afferma che l'insegnamento deve limitarsi
alla scrittura e al calcolo elementare, dato che tutto il resto
superfluo e pericoloso.46
Al cumulo di errori si aggiunge un'ulteriore tragedia, passata alla
storia come la strage della Domenica di Sangue. Le misere condizioni in
cui versano gli operai russi li spingono a implorare l'aiuto del Grande
Padre, ossia lo Zar. Domenica 22 gennaio, capeggiati dal Pope Yuri Gapon,
sfilano pacificamente fino al Palazzo d'Inverno; innalzano croci, icone e
ritratti di Nicola, alternando gli inni religiosi con l'inno imperiale.
Nicola II, in un attacco di inaudita codardia, si d alla fuga; non
sopporta l'idea di essere l'unica speranza di questi innocenti contro la
povert e la fame, ma i manifestanti questo non lo sanno. Si raggruppano
con calma alle porte dei palazzi, quando d'improvviso, senza alcuna
ragione, i soldati aprono il fuoco e fanno strage di donne, bambini e
vecchi. La domenica di sangue taglia in due la storia della Russia.
Quel giorno si spezz l'antica e leggendaria convinzione che lo Zar e il
popolo fossero una cosa sola.47 La mancanza di raziocinio, di
sensibilit di Nicola e la sua paura, e la separazione dalla realt del
suo popolo, crescono a una velocit preoccupante. Ogni volta che i
sudditi sollecitano la sua protezione e il suo aiuto, lungi dal
comprendere le loro preoccupazioni, la prende come la pi insolente delle
provocazioni. L'errore, questa volta, gli coster la vita.
Il dolore di una madre
L'allegria dello zarevic nel momento in cui lascia la culla e inizia a
scoprire le meraviglie del mondo apre le porte al pi amaro degli incubi.
Ogni colpo, ogni inciampo senza importanza provocano nel caso di Aleksej
una corsa spaventata e piena di angoscia per verificare la portata del
danno; non si pu mai sapere quando si dovr chiamare il medico
urgentemente. Le piccole ferite esterne sono facilmente curabili con un
bendaggio, ma il panico in agguato di fronte ai colpi che potrebbero
provocare emorragie interne.
Il piccolo erede attira simpatia e tenerezza attorno a s; tutti coloro
che lo circondano vivono in apprensione costante. Pierre Gillard,
professore di francese per i bambini, lo spiega cos:
Aleksej era al centro di questa famiglia unita, il cardine di tutti i
suoi affetti e le sue speranze. Le sue sorelle lo adoravano. Era
l'orgoglio e la gioia dei suoi genitori. Quando la sua salute era buona,
il palazzo si trasformava. Le persone e le cose sembravano inondate dalla
luce del sole.48

Il senso di colpa di Alessandra per aver trasmesso questo male ereditario


al bimbo del suo cuore non ha limiti. Sebbene raramente ne soffrano, sono
le donne a trasfondere ai propri figli maschi la gravissima malattia
dell'emofilia. Un emofiliaco ha altissime probabilit di morire
dissanguato; ogni colpo sottende una minaccia spaventosa che provoca
grandi sofferenza e dolore. La regina Vittoria, nonna della zarina, era
stata portatrice sana dell'infermit; la trasmise a tutta la sua
numerosissima discendenza, contaminando tutte le case reali europee, tra
cui quella spagnola, attraverso la regina Vittoria Eugenia, che avr due
figli emofiliaci.
Come si poteva prevedere in un carattere come il suo, quando era stata
comunicata alla regina Vittoria la malattia di cui soffrivano i suoi
figli ella non aveva tardato a rispondere seccamente che non si trattava
che di una calunnia senza fondamento.
La zarina del tutto ossessionata da Aleksej. Incarica alcuni marinai
dell'armata di seguire costantemente il bambino; ogni passo, ogni
movimento, deve essere controllato; bisogna evitare a ogni costo che
subisca colpi o cada. Il bambino si abitua a ordinare: Alzami la gamba,
Abbassami il braccio, Muovimi la testa, come se fosse un completo
invalido. Alessandra, avvertita di quanto dannosa possa risultare questa
iperprotettivit non solo per la personalit del bambino, ma per quella
del futuro Zar di Russia, prende la decisione pi difficile della sua
vita: rinuncia a ci che le chiede la sua indole e pensa unicamente a ci
che meglio per il bambino, per cui lo lascia libero di andare incontro
alla possibilit di cadere o farsi male mentre lei trattiene il fiato,
stringe i denti e prega Dio. Se il suo equilibrio emotivo gi si trovava
al limite del tracollo quando cercava di concepire un maschio, ora il
panico costante, la minaccia continua e soprattutto il senso di colpa per
esser stata portatrice di un male tanto orrendo, tolgono il sonno alla
zarina, spezzandola definitivamente. A dispetto della sua lotta
interiore, non in grado di mantenere l'equilibrio in una situazione
tanto straziante; non tranquilla nemmeno quando Aleksej dorme.
Aleksej una creatura allegra, che tenta di divertirsi nonostante la
minaccia che lo prende costantemente di mira. Ogni inciampo, per quanto
lieve, pu provocargli nel giro di qualche ora un dolore insopportabile.
L'emofilia fa s che un leggero colpo o graffio rompano i vasi sanguigni;
il malato non soffre particolarmente mentre il sangue fluisce, per,
quando si accumula negli spazi vuoti tra le articolazioni, si formano
delle infiammazioni che fanno pressione internamente sulla pelle,
tendendola, rendendola azzurrognola e provocando terribili dolori. In
simili momenti Aleksej grida, e sua madre non pu fare niente pi che
sedersi vicina al suo letto e accarezzarlo. Il professore delle
granduchesse racconta un aneddoto che descrive perfettamente il panico e
le angustie che si abbattono sulla casa ogni volta che si presenta un
imprevisto del genere:
Lo zarevic era seduto sulla sua sedia quando sbatt il ginocchio contro
il tavolo. Il giorno dopo non poteva camminare. Due giorni dopo
l'emorragia sottocutanea era cresciuta fino a formare un'infiammazione
che si estendeva a tutta la gamba. La pelle era tesa e dura per la
pressione esercitata dal sangue. (..) La zarina si sedette alla testata
del letto fin dal primo sintomo dell'attacco. Vegliava suo figlio
circondandolo di un tenero amore e di cure, prodigandosi in mille
attenzioni per alleviare la sua sofferenza. Il bambino apr per un

istante i suoi grandi occhi, attorno ai quali la malattia aveva disegnato


due cerchi neri, e torn a chiuderli quasi immediatamente. (...)
L'emorragia non cess e la temperatura continuava a salire.
L'infiammazione si era estesa e il dolore era pi forte del giorno prima,
lo zarevic gridava sprofondato nel letto in modo straziante. La sua testa
riposava sul braccio della madre e il suo piccolo, pallido e debilitato
visino era irriconoscibile. Nei momenti che le grida si interrompevano,
mormorava una sola parola: Mami. (...) Si immagini la tortura di una
madre che si riconosceva causa delle terribili sofferenze che aveva
trasmesso al figlio, e contro cui la scienza umana si mostrava
impotente.49
L'attenzione di Alessandra si concentra sul problema di Aleksej al punto
che il resto del mondo scompare. Il solo che pu aiutarla l'Altissimo,
colui che tutto vede e tutto sa; la zarina decide che in Dio unicamente
si trova la cura che la scienza le nega50 e trascorre il giorno chiusa
nella sua stanza, dove prega inginocchiata davanti alle icone. Quando
mette mano al suo piccolo libro Gli amici di Dio, che porta sempre con
s, si rasserena leggendo quanto grandi siano le porte del paradiso per
coloro che soffrono. Il dolore purifica l'anima: questo che consola
Alessandra, che vive nella sensazione di guadagnarsi il Cielo. Non si
stacca un momento dall'immagine celeste, suo unico conforto, e per questo
tiene sotto stretto controllo tutto ci che pu essere gradito al
Creatore: la collocazione di icone, le candele accese, l'incenso nel suo
oratorio; presta attenzione a ogni dettaglio con estrema perizia.
Alessandra si apparta dal mondo, si rinchiude e fa a meno degli amici;
solo Nicola, i suoi figli e gli emissari dell'Altissimo trovano posto
nella sua tormentata vita. Ma non perde la speranza. Come spiegano le
pagine del libro da cui non si separa mai, il Signore non condanna le sue
creature a pi dolore di quanto non possano sopportare e per questo,
quando le forze sono sul punto di esaurirsi, succede qualcosa, arriva
qualcuno inviato da Dio per fornire aiuto. Su questo Alessandra non nutre
il minimo dubbio.
La zarina e il salvatore di Aleksej
Rasputin arriva a San Pietroburgo nel 1903, due anni prima di incontrarsi
con la disperazione di Alessandra. Ha trentaquattro anni, capelli lunghi,
unti, con la riga in mezzo e lunghe ciocche scarmigliate che gli ricadono
sulle spalle. Inoltre porta una nera barba incolta, cosparsa e decorata
con i resti dei pasti dei giorni precedenti. Indossa un caffettano che
gli arriva a met coscia, tenuto insieme da un cinturone, e scarponi alti
di cuoio in cui infila le gambe dei larghi pantaloni. Si alza e va a
dormire con gli stessi indumenti, passa giorni interi senza lavarsi le
mani e si gratta la barba unta con le sue unghie nere. L'abbigliamento
rozzo e l'aspetto trasandato non gli impediscono di avanzare camminando
disinvoltamente. Una vistosa cicatrice solca la sua fronte; esibisce un
naso grande e indagatore e occhi magnetici e inquisitori. Il brulichio
delle strade, l'eleganza di vie ed edifici, l'opulenza delle carrozze
lasciano Grigorij letteralmente stupefatto; mai, nemmeno nelle pi
azzardate visioni di cui godeva nel suo oratorio sotterraneo a
Pokrovskoe, avrebbe potuto sospettare che al mondo esistesse un luogo
come San Pietroburgo.
Il suo sguardo curioso vaga qua e l alla ricerca di prede, possibilmente
di sesso femminile, che gratifichino il suo egocentrismo. La lettera di

raccomandazione che il vescovo di Kazan aveva consegnato a Rasputin ha


prodotto i suoi effetti e gli ha aperto le porte dell'accademia di
Teologia, dove ha potuto accedere alla crme ecclesiastica, che resta
piacevolmente impressionata dalla fede primitiva e ardente del contadino.
Stanchi di sacerdoti mondani, i prelati trovano che Rasputin personifichi
la fede pura, senza artificiosit. Finalmente a San Pietroburgo appare
qualcuno che sembra in grado di trasmettere il messaggio di Dio come si
faceva in passato, scuotendo le coscienze eccessivamente effimere delle
classi abbienti. Che Grigorij parli in modo grezzo e sia praticamente
illetterato non fa che aggiungere autenticit al personaggio; l'uomo
emana una spiritualit istintiva, primitiva e potente. Attraverso la sua
bocca parla l'anima della Russia.
L'ispettore dell'accademia teologica, di nome Teofan, si appassiona
immediatamente a Rasputin, ma sar corretta la sua percezione? Riunisce i
pi prestigiosi membri del clero affinch si esprimano in merito;
l'accordo unanime: decidono di presentarlo a padre Ivan di Krondstadt,
autentica eminenza con fama di santo. Il giorno in cui si conoscono,
invita come prima cosa Rasputin ad amministrare la comunione e,
successivamente, gli chiede di benedire i fedeli. Il successo ha bussato
alla sua porta. Di fronte alla reazione del venerabile Ivan di
Krondstadt, Teofan invita Rasputin a vivere con lui e gli suggerisce di
ordinarsi sacerdote; Grigorij accetta l'offerta di vitto e alloggio
gratuiti, ma respinge la proposta di sacerdozio. Da una parte non sarebbe
in grado di memorizzare e spiegare i vangeli, dall'altra vi la
questione della castit sacerdotale, schiavit a cui non ha intenzione di
sottomettersi. Perch cambiare? Tutto sta andando alla perfezione: la
novit, la stella della citt, il suo anfitrione ha contatti con l'alta
societ e con la casa imperiale, trattandosi del confessore di
Alessandra; in pi lui, Grigorij, riuscito a convincerlo delle sue
capacit profonde e sincere.
Dalla sua posizione di controllo della fede ortodossa, Teofan molto
preoccupato per la frivolezza degli aristocratici nei confronti della
religione. Molti si recano a messa solo come punto d'incontro, pochi
pregano con sincerit, la maggioranza ignora i precetti della cristianit
autentica; forse sarebbe bene per loro conoscere un rappresentante della
genuina spiritualit, qualcuno di sconosciuto, di aspetto differente,
portavoce di un messaggio chiaro, originale e coinvolgente. L'imponenza
fisica di Rasputin e il suo modo di raccogliersi prima della preghiera
potrebbero effettivamente scuotere alcune coscienze e sottrarle al loro
stato letargico. Teofan vede con chiarezza l'urgenza di presentare il suo
nuovo inquilino. L'aristocrazia, da parte sua, trascorre le giornate tra
una festa e l'altra, le stesse persone continuano a incontrarsi negli
stessi salotti, parlando delle stesse cose: sarebbe cos bello poter
dissipare la noia attingendo a un repertorio di curiosit tutto nuovo!
Rasputin giunge per mano al suo anfitrione nella casa di un cugino dello
Zar, dove si riunito il meglio dell'alta societ; l cicalecciano le
principesse montenegrine, tanto amanti della stravaganza, oltre a
duchesse, conti, principi, ufficiali e membri di governo. La sporca ma
intrigante presenza di Rasputin accolta con un misto di stupore ed
entusiasmo.
Affidandosi alle sue favolose doti intuitive, Grigorij capisce
immediatamente che non potrebbe mai imitare, nemmeno con tutte le sue
forze, il colto conversare dei prelati a cui gli aristocratici sono
abituati. Deve prendere le distanze da loro in ogni modo. L'abbigliamento

e l'aspetto esteriore senza dubbio aiutano, ma c' bisogno di qualcosa in


pi, cosicch la prima cosa che fa quando gli presentano qualcuno
spogliare la persona in questione con il suo sguardo penetrante,
conoscendo gi molto bene l'arte di immobilizzare la preda grazie
all'azzurro trasparente dei suoi occhi; in seguito, senza allentare
minimamente la presa sul suo bersaglio, fa emergere dalla gola una voce
senza pari con la quale interroga l'interlocutore circa l'andamento della
sua vita privata. Lo sbalordito destinatario della domanda non sa come
togliersi dall'imbarazzo. Gli invitati che presenziano alla scena restano
tra il divertito e l'ammirato di fronte alla tranquilla disinvoltura con
cui il nuovo arrivato lascia parlare la propria curiosit; trovano
gradevole la sua grossolanit, scusano il fatto che non conosca le pi
basilari regole di buona educazione e, inoltre, c' da sbellicarsi dalle
risate nel vedere questo o quel duca o principessa balbettare di fronte a
un semplice contadino!
L'individuo un esempio della profonda Russia, realt a loro
praticamente del tutto sconosciuta, e guardalo adesso, seduto nel salotto
del cugino dello Zar. Gli invitati si accalcano intorno al siberiano, che
Teofan approva sorridendo. Hanno cos tanto da chiedergli! Rasputin, la
cui rapidit di riflessione non particolarmente sviluppata, d risposte
spezzate usando frasi slegate tra loro, invoca Dio, il Creatore,
l'Altissimo; pu parlare allo stesso tempo di un'icona particolare e di
un monaco conosciuto in un remoto luogo geografico di cui i presenti non
hanno mai sentito parlare; obbliga chi lo ascolta a prestare
un'attenzione straordinaria, salta da un argomento all'altro senza
soluzione di continuit dopo di che, improvvisamente, resta in silenzio,
volta le spalle ai presenti, cammina verso la finestra, si perde con lo
sguardo nell'infinito, unisce le mani e finge di pregare con profonda
convinzione. Il gruppo di invitati rimane ammutolito. Tutto funziona come
in un sogno, il suo disturbo isterico, il suo narcisismo galoppante, sono
qui serviti meglio che mai.
In questa riunione, Militza, la principessa montenegrina aspirante maga e
fanatica dell'aldil, rimane completamente abbacinata dal nuovo arrivato.
Scrive immediatamente alla zarina annunciando che ha finalmente trovato
una persona straordinaria che forse potr aiutarla. Alessandra, dopo gli
umilianti fallimenti di Philippe e compagnia bella, si rifiuta di
conoscere un altro millantatore. Interviene quindi Teofan, il suo
confessore, che in una nota annuncia all'Imperatrice che Rasputin
appena giunto al monastero di Verkhoturie, che un onesto credente e che
porta con s dal monastero un'icona di San Simeone in dono per le Loro
Maest Imperiali. Le reliquie di San Simeone, la cui santit venerata
in tutta la nazione, sono conservate a Verkhoturie. Gli Zar si
tranquillizzano, il visionario di cui parla quella pazza di Militza non
sembra pericoloso, vuole solo consegnar loro una santa reliquia. Vinta
l'iniziale resistenza, acconsentono a ricevere colui che reca l'immagine.
un pomeriggio di novembre del 1905 quando Rasputin fa il suo ingresso
in casa di Militza, dove sar introdotto agli Zar. La messinscena stata
ben allestita: non si pettinato, la barba non stata tagliata, la
tonaca, la cintura, i pantaloni e gli scarponi sono gli stessi che aveva
portato con s da Pokrovskoe...
Senza titubare minimamente si rivolge allo Zar chiamandolo batjuska
(pap) e, non appena condotto alla presenza degli Imperatori, inchioda
prepotentemente gli occhi incantatori su entrambi: lei, alta e rigida, e
lui, minuto e fiacco. Immediatamente capta l'instabilit dello spirito di

Alessandra, il nervosismo che l'attanaglia e la consuma; l'Imperatore,


senza dubbio, potrebbe fare qualcosa per darle sollievo e aiuto, ma
appare cos piccolo e debole al suo fianco! Se la zarina gli concedesse
l'onore di permetterglielo, egli prenderebbe con piacere sulle sue spalle
il dolore che la flagella: lui aveva ricevuto da Dio la forza e l'energia
per far suoi i tormenti altrui, alleviandoli, polverizzandoli, facendoli
scomparire. Spiega alle loro Maest in cosa consiste il suo metodo: si
limita a pregare mentre pensa con intensit al sofferente; senza sapere
come n perch, il Signore lo illumina con le risposte adeguate alla
situazione. In questo primo appuntamento Rasputin colpisce la zarina, ma
Nicola mantiene una certa distanza. Nel suo diario scrive semplicemente:
Ho conosciuto un uomo di Dio, Grigorij, del governatorato di
Tobol'sk.51
Undici mesi pi tardi, Rasputin riceve un secondo invito di enorme
importanza a prendere il t in casa della famiglia imperiale. Appena
fatto il suo ingresso nel salotto, Grigorij menziona la malattia dello
zarevic come se la conoscesse perfettamente; i cuori degli Zar si
fermano: il male di Aleksej un segreto gelosamente custodito. Com'
possibile che il rozzo uomo che hanno di fronte ne sia venuto a
conoscenza? Balbettano sciocchezze, nulla che possa in qualche modo
compromettere la loro intimit. Senza tergiversare, ma con tutta calma,
Rasputin avanza una richiesta insolita: vuole pregare al fianco del letto
del bambino. Finora il primo gesto di medici, curatori o ciarlatani che
si erano occupati del male di Aleksej era sempre stato quello di toccare
lo zarevic, o imporre le mani su di lui. Rasputin non fa il minimo
tentativo di stabilire un contatto fisico con il piccolo, si limita a
contemplarlo con i suoi occhi profondi e in seguito si inginocchia alla
testata del suo letto, china il capo e prega con profonda e commovente
spiritualit. Gli Zar si emozionano. Subito Nicola scrive una lettera a
Stolypin, il suo primo ministro, la cui figlia minore stata vittima di
un grave incidente:
[Quest'uomo di Dio] ha suscitato una profonda impressione nella Zarina, e
anche in me. Invece che cinque minuti, la nostra conversazione durata
pi di un'ora. (...) profondamente interessato a conoscervi e benedire
con l'icona la vostra figlia ferita.52
Sono mesi che la famiglia Stolypin soffre con la sua piccola.
Raccomandato dal suggerimento dello Zar, Rasputin si presenta in casa del
primo ministro con la sua abituale messinscena: cos come aveva fatto con
Aleksej, posa l'abisso dei suoi occhi sulla piccola, si inginocchia
accanto al letto e prega a lungo e profondamente. Il giorno seguente la
piccola inizia a migliorare: non grida pi dal dolore e ha dormito bene.
La notizia si diffonde in tutta San Pietroburgo come un banco di nebbia;
nei circoli sociali ci si scambiano sussurri sui poteri terapeutici di
Rasputin. Alessandra, oltre alle doti curative, gli attribuisce anche
superlative doti da veggente: il Creatore che trasfonde nella sua mente
informazioni sull'altrui dolore, come altrimenti avrebbe potuto venire a
sapere del male dello zarevic, coperto dal segreto di Stato?
L'Imperatrice ignora che le informazioni in possesso del siberiano non
hanno nulla a che vedere con messaggi celesti, ma sono dovute a una
circostanza estremamente pi mondana: Rasputin si trasferito in
un'altra casa, e l le informazioni gli vengono elargite in modo molto
meno scolastico di quanto non creda la zarina.
Lussuria

Grigorij inizia ad avere accesso ai pettegolezzi sulla famiglia imperiale


dal momento in cui lascia l'appartamento di Teofan e si trasferisce a
casa di Lokhtin, un ingegnere proclive al misticismo che ha la
responsabilit del mantenimento delle strade di Tsarskoie Selo. Lokhtin
un individuo sorridente e ha orecchie attente a tutti i segreti che il
personale di palazzo abbia voglia di raccontargli. Al suo nuovo
domicilio, Rasputin diviene il depositario delle confidenze del suo
anfitrione; cos viene a conoscenza della quotidianit degli Zar e delle
preoccupazioni che li sopraffanno, ma soprattutto gli viene rivelato un
segreto ancor pi riposto, relativo alla malattia dell'erede.
La padrona di casa di Grigorij, Olga Lohtina, gode di splendida fama: la
sua bellezza e la sua conversazione sono attributi ricercatissimi nelle
feste, nei banchetti e nei salotti, motivo per cui la nobilt fa a gara
pur di invitarla. La signora Lohtina colta, intelligente, raffinata, ma
nell'intimit di casa sua vittima di attacchi di isteria e soffre di
accessi nevrotici che n il marito, n i medici riescono a placare.
Quando Rasputin prende dimora nella casa della tanto bisognosa preda, non
tarda pi di un giorno a lanciarsi sulla sua vittima. La fa oggetto di un
penetrante e tentacolare esame, la spoglia con i suoi occhi abissali,
insoliti, fulgidi e inondati di luce che tanto ammaliano.53
In pochi minuti la signora Lohtina sua prigioniera; lo sguardo e la
voce del suo ospite calmano l'indomita ansiet che i medici non hanno
saputo alleviare; al solo ascoltare il tono di voce di Grigorij, al solo
lasciarsi spogliare dall'azzurro del suo sguardo, l'anima di Olga si
tranquillizza, si apre, diviene recettiva, fiduciosa e, alla fine, viene
sedotta. La nevrastenica si convince che la sua cura risieda nel
consegnarsi completamente all'autore del sortilegio; Rasputin utilizza
con la sua nuova preda lo stesso rituale terapeutico che gi aveva
impiegato nella cantina del suo villaggio natale: Pecca con me, sorella
mia, godi del piacere dei tuoi sensi con me, incarnazione divina, e il
solo contatto con me ti purificher. La signora Lohtina perde la
ragione: il sesso, l'amore, la lussuria, la redenzione... Rasputin tutto
riconcilia e a tutto d senso. Lo idolatra.
La buona societ della capitale rimane attonita quando Olga, moglie
brillante e beneducata, abbandona marito e figlia per seguire il cencioso
contadino siberiano. Ma intanto lei guarita dagli attacchi di nervi, e
si immerge nei piaceri della carne con Grigorij dedicandovi il pi grande
entusiasmo e la massima convinzione. In cambio gli insegna a leggere e a
comportarsi.
Rasputin gode dell'alcova di Olga sovrapponendola a quella di molte altre
donne. Il suo disturbo istrionico lo spinge a mantenere dinamiche
sessuali di dominazione, in cui egli risulta essere l'eroe e lei la
schiava. Aveva appreso dagli klysti a intrecciare il cammino verso la
salvezza con il sesso; con le sue eccezionali doti di persuasione,
convince le sue seguaci che l'ideale oltraggiare Dio peccando con colui
che pu redimere. questa la formula magica per sottomettere i suoi
trofei sessuali senza avere di che compatirle: le donne che cedono alle
sue oscenit sono in debito con lui, dato che solo lui ha ricevuto da Dio
la capacit di perdonarle. Nelle sue relazioni lascive Rasputin55
crudele e vessatorio, e tuttavia esse vivono l'esperienza nella
convinzione che egli le stia salvando. Cos succede con Olga Lohtina.
Nel 1911, un giornalista che si interessa a Rasputin si reca a casa sua
senza preavviso; la scena in cui si imbatte lo lascia talmente

impressionato che, anni dopo, la ricorda ancora con dovizia di


particolari:
Lo vidi [Rasputin] dietro il paravento che separava il suo letto dal
resto della stanza. Stava colpendo selvaggiamente madame Lohtina, la
quale indossava una splendida vestaglia bianca a cui erano appesi piccoli
fiocchi. Lei teneva stretto il suo membro gridando: Sei Dio!. Mi
scagliai su di lui: Che stai facendo? Stai colpendo una donna!. E
Rasputin rispose: Non vuole lasciarmi in pace, la puttana, pretende il
peccato. E Lohtina, nascondendosi dietro al paravento, gemeva: Sono la
tua pecorella, e tu sei Cristo!.56
La stampa di San Pietroburgo non tarda a divulgare la notizia di come sia
finita Olga Lohtina. Quella che era stata la brillante stella
dell'aristocrazia, si aggira per le strade scalza, vestita come una
mendicante e chiedendo l'elemosina. Rasputin si dimenticato di lei.
Il caso di Olga non unico: in realt le ricche, eleganti e annoiate
nobildonne di San Pietroburgo trovano irresistibili i sistemi sessuali
del siberiano. Il suo amico, il monaco Il'jodor, viene informato
dettagliatamente dall'autore dei misfatti; probabilmente il narcisismo di
Grigorij lo spinge a vantarsi di fronte a lui; gli interessa
particolarmente che Il'jodor diffonda le succulente confidenze e, in tal
modo, rinforzi la sua fama di voluttuoso tiranno. Le leggende sulle
dimensioni del membro di Rasputin corrono di bocca in bocca; gli si
attribuiscono misure astronomiche che molte donne desiderano provare di
persona e dal vivo, ragion per cui Rasputin si tramuta in una icona
mistico-erotica. Le liti per portarselo a letto causano tensioni e
tradimenti tra le signore; nessuna pare preoccuparsi per i suoi capelli
unti, per il sudiciume delle sue unghie e per i pezzi di cibo che gli
punteggiano la barba. Cadendo nella trappola strategica di Grigorij, il
pettegolo Il'jodor rivela che i metodi sessuali dell'amico si possono
classificare in quattro categorie:
Il primo gruppo composto da donne che trascina fino alle stanze da
bagno. L chiede loro che gli mostrino il seno, le accarezza, le bacia,
passa le sue enormi dita sui loro capezzoli e sulle zone intime, esprime
impudicamente a parole le sensazioni che prova e come vuole che esse
reagiscano. In questo processo Rasputin descrive l'evoluzione del suo
organo virile, suda, respira affannosamente, poi improvvisamente si
ferma, lasciando la dama completamente sconcertata.
Se in principio ella manifesta una qualche resistenza, immediatamente
egli muta il proprio atteggiamento e si scandalizza che la mente
peccaminosa della signora abbia ospitato pensieri impuri: un'offesa a Dio
che egli si presta immediatamente a redimere. Sia che la vittima
acconsenta al suo piano, sia che non lo faccia, Grigorij conclude le
sedute con un bacio sulla fronte e con una preghiera.
Una seconda categoria composta dalle dame che vizia; le invita a casa
sua, chiede loro che lo spoglino, e successivamente che si spoglino loro,
che scoprano il letto e che lo implorino di sdraiarsi accanto a loro. Una
volta soddisfatti i suoi capricci iniziali, Grigorij ricompensa i servizi
ricevuti con una serie interminabile di coccole e baci. La seduta di
sbaciucchiamenti si prolunga per circa quattro ore, finch la donna
oggetto di tali attenzioni si sente torturata e scappa correndo verso la
tranquillit di casa sua. Anche in questo caso Grigorij ha fatto un
favore alla dama: l'ha riconciliata con il suo focolare domestico e con
il marito tradito; in definitiva, la gran sgualdrina (cos chiama

Grigorij le sue conquiste) ha ricevuto una meritata lezione e non le


verr pi voglia di peccare.
In un terzo gruppo si collocano le signore che egli libera dal Maligno.
Con costoro in genere non intraprende una relazione fisica, bens le
sottopone a una peculiare seduta di esorcismo che le salver dal demonio.
L'ultimo gruppo formato dalle donne con cui porta a termine una
rapporto sessuale completa.
In tutte e quattro le categorie, Rasputin dimostra la sua passione per
l'esibizionismo. Sente il bisogno di provocare la sua vittima, cercando
di lasciarla stupefatta per poi dominarla, e infine perdonarla! Una delle
sue prede lascia una testimonianza della conversazione che Grigorij
sostiene con lei:
Quanto pi in basso sprofonderai, tanto pi vicina sarai a Dio, afferm Rasputin. - Non sai forse perch gli uomini hanno un cuore? E sai
dov' il loro spirito? Credi forse che sia qui? - disse indicandosi il
cuore. - Niente affatto!. Quindi in un batter d'occhio si abbass i
pantaloni e esclam: Lo capisci adesso?.57
Le continue fanfaronate, il suo aspetto trasandato, le cattive maniere
che esibisce, invece di allontanare le dame, aumentano la richiesta delle
sue prestazioni sessuali. Coloro che ricevono l'onore dei suoi favori
carnali affermano che Rasputin dona loro sensazioni che rendono al
confronto i nostri uomini delle nullit.
Le dame si scambiano opinioni sul membro virile che hanno visto o
toccato, ogni giorno le sue dimensioni diventano pi improbabili, il che
aumenta la curiosit di coloro che ancora non hanno avuto la fortuna di
trovarsi di fronte allo spettacolo. Alcuni dei mariti, dal canto loro,
sembrano essere d'accordo nel permettere che il siberiano fruisca delle
loro mogli. Una delle sue discepole, alla domanda se sarebbe disposta a
concedersi a Rasputin, risponde senza esitazioni:
- Ma certo. Sono gi stata sua, e questo mi riempie di orgoglio e
felicit.
- E tuttavia lei sposata. Che ne dice suo marito di tutto ci? domanda l'interlocutore.
- Lo considera un grande onore. Se Rasputin desidera una donna, tutti
pensiamo che si tratti di una benedizione di Dio e di un privilegio,
tanto noi quanto i nostri mariti.58
Grigorij ha scoperto che i suoi indumenti e il suo aspetto, lungi
dall'allontanare le persone, calamitano gli sguardi e attirano tutte le
attenzioni. In nessun momento imita lo stile di chi lo circonda: sarebbe
come divenire come loro, o peggio, non arrivare nemmeno all'altezza delle
loro scarpe. Deve rimanere diverso, il suo istrionismo glielo impone.
Decide di conservare il suo stile iniziale, ma dato che la fama gli ha
portato nuove possibilit economiche, il rozzo caffettano ora di seta,
gli scarponi sono del miglior cuoio e fatti su misura. Tuttavia n i
capelli, n la barba, n le maniere cambiano. Le ciocche di capelli, che
continuano a essere lunghe e unte, gli coprono la fronte.
Sebbene Olga Lohtina gli avesse insegnato a mangiare in modo educato,
ogni volta che si trova in un ritrovo sociale, soprattutto se lussuoso,
Grigorij decide deliberatamente di scioccare i commensali affondando le
sue mani sudice nella zuppa di pesce, oppure afferrando il cibo con le
dita per poi esigere dalla dama che seduta accanto a lui che gliele
lecchi.
Alimenta il suo narcisismo provocando situazioni sconvolgenti e volgari
che catturano l'interesse generale. Per questo allude continuamente al

sesso in modo diretto o indiretto, in una societ e in un'epoca nelle


quali il sesso, cos come qualunque sua menzione, sono semplicemente
inauditi. I mariti e i padri vengono coperti di ridicolo, ma nessuno osa
frenare questi eccessi perch, a quel punto, Rasputin ha gi centrato
molte delle sue previsioni e l'egida imperiale lo protegge. Con lo
zarevic, il contadino ha operato miracoli incredibili.
Il dispensatore di miracoli
Fin quasi dal principio, Rasputin conquista totalmente la fiducia degli
Zar. La zarina ha un'amica intima, Anna, una donna un po' pi in l con
gli anni, cicciottella, vivace e zitella, la cui amicizia con
l'Imperatrice suscita l'invidia di cortigiani e diplomatici.
L'ambasciatore francese, un individuo esperto tanto nella moda quanto nei
pettegolezzi, scrive ci che segue:
Nessun altra [amica degli Imperatori] tanto volgare. Lei [Anna]
tarchiata, di costituzione larga e rozza; ha capelli grossi e lucidi, il
collo grasso, il viso innocente, rosato, guance lucide, occhi chiari e
luminosi e, infine, ha labbra esageratamente carnose. Si veste sempre in
modo ordinario, disseminata di decori di poco prezzo che le danno un
aspetto da popolana.59
Anna non appartiene alla nobilt, e al vederla assieme alla zarina, si
direbbe che l'istitutrice dei bambini; tuttavia ha un carattere
perfettamente compatibile con quello di Alessandra; una delle poche
persone, oltre a Nicola e a Rasputin, che d ragione all'Imperatrice sia
che l'abbia sia che non l'abbia. Poich la psicopatia di Alessandra la
spinge non solo a intestardirsi su ci in cui ha ragione, ma anche a
desiderare che gliela riconoscano in ogni situazione, e poich Anna si
adegua senza alcun problema a questa richiesta, le due donne divengono
amiche inseparabili e intime confidenti, trascorrendo ore intere a
conversare. Anna entra ed esce da palazzo come se fosse un membro in pi
della famiglia.
Preoccupata per la solitudine dell'amata amica, la zarina le cerca un
marito, giacch ritiene che tutte le donne di un qualche pregio
dovrebbero sposarsi. Il prescelto Aleksandr Vyrubov, un ufficiale della
marina che aveva combattuto nella guerra contro il Giappone; l'uomo
solo, e, come Anna, non pi giovanissimo. La coppia si sposa
immediatamente, senza previo fidanzamento; gli Zar fanno da testimoni di
nozze e si accomiatano dai neosposi il pomeriggio stesso, momento in cui
prevista la loro partenza per la luna di miele: lasso di tempo di cui
Alessandra approfitta per chiedere a Rasputin se, secondo lui, la coppia
sar felice. Grigorij inscena la sua commedia: si ritira, si prostra di
fronte a un'icona, prega, pensa ad Anna, poi si pianta davanti
all'Imperatrice: ha visto tutto, il Signore l'ha illuminato. Il
matrimonio dei Vyrubov sar funesto.
Dopo alcuni mesi di convivenza, Anna confessa ad Alessandra quanto
disgraziata sia la sua vita. Suo marito si rivelato un alcolizzato,
pazzo e violento; la guerra aveva causato conseguenze traumatiche nella
sua mente. Lei ne ha talmente paura che si mette a tremare al solo
sentire i suoi passi alla porta d'ingresso della loro abitazione. Deve
separarsi se non vuole impazzire dalla paura. La visione di Rasputin era
stata veritiera: Alessandra non ha pi dubbi circa i poteri del
contadino, e nemmeno Anna.

La Vyrubova si converte in una delle pi accanite seguaci di Grigorij. A


casa sua riunisce un seguito di ammiratrici, alle quali si unisce qualche
ufficiale della guardia fanatico. Il gruppo venera Rasputin fino al
delirio, e i partecipanti a queste riunioni ricevono le incoerenti parole
del visionario come se li sfiorasse l'ala di un angelo. Grigorij provoca,
profetizza, concede il perdono e addirittura rimprovera paternamente; non
dice nulla di originale e il suo modo di parlare primitivo, poco fluido
e sconnesso; esprime concetti senza che vi sia alcun filo conduttore tra
le frasi. Gli astanti non si meravigliano di non capire nulla: al
contrario, la considerano una prova indiscutibile del dialogo esclusivo
che Rasputin ha con il Cielo. Gli offrono casa, cibo, calore, luce: fanno
a gara per ospitarlo sotto il proprio tetto.
A Grigorij sembra normale essere al centro di tante attenzioni; a
quell'epoca ormai crede di meritare l'applauso universale. Non chiede
denaro, ma tutte le sue veneratrici gliene offrono a piene mani; e con
tali mezzi Rasputin si compra abiti di lusso e si fa costruire una casa a
Pokrovskoe sullo stile di quelle che lo ospitano a San Pietroburgo. La
costruzione una monumentale ostentazione che si staglia nel bel mezzo
di un agglomerato di povert. I compaesani si sciolgono dall'ammirazione,
e trattano Grigorij come un dio: un contadino come loro, ma riuscito
a sedersi al tavolo dello Zar e a farsi ricevere nei salotti pi
importanti della citt. Quando Rasputin torna a Pokrovskoe per visitare
la famiglia, una folla lo attende a ogni stazione in cui il treno si
ferma. Il ritorno a casa un rosario di acclamazioni; egli si sporge dal
finestrino del treno e benedice i presenti, che si gettano in ginocchio,
pregano e piangono. Tutti guardano la croce di oro e brillanti che Nicola
gli ha regalato come dimostrazione della sua gratitudine per l'aiuto
prestato allo zarevic.
A San Pietroburgo le visite di Rasputin a palazzo si susseguono. Per non
richiamare troppo l'attenzione, dato che gli ingressi vengono registrati
su un libro, gli Zar lo pregano di utilizzare l'entrata posteriore. Si
riferiscono a lui gi come nostro Amico. Il rituale sempre lo stesso:
conversazione con gli Imperatori, un po' di gioco e di preghiera con lo
zarevic e infine alcune orazioni con le granduchesse, che accompagna a
letto quando gi sono in camicia da notte. Le damigelle d'onore iniziano
a mormorare circa l'eccessiva confidenza di Grigorij con le bellissime
figlie dello Zar; lo considerano ben poco adeguato e trovano che la sua
presenza nella stanza delle granduchesse metta in pericolo la sicurezza e
la rispettabilit delle piccole. La prima cameriera si reca quindi dallo
Zar, che le risponde: Dunque nemmeno voi credete alla santit di
Grigorij Efimovic? E se vi confidassi che sono sopravvissuto in questi
tempi difficili solo grazie alle sue preghiere?.60
Le bambine, contagiate dai genitori, non sospettano alcun oscuro
proposito in Rasputin, e gli scrivono tenere lettere quando sono lontane
da lui:
Mi manchi molto e non ho nessuno a cui confidare i miei dispiaceri, e di
dispiaceri ce ne sono tanti, tantissimi! (...) Ti bacio le mani. Colei
che ti ama, Olga (quattordici anni).
Il tono si innalza con Tatiana, di dodici anni:
Senza di te tutto triste, triste. (...) Bacio le tue sante mani. (...)
Tua per sempre, Tatiana.
Maria, di dieci anni, fa delle affermazioni su cui sarebbe il caso di
riflettere:

Al mattino, appena sveglia, prendo da sotto il cuscino il Vangelo che mi


hai regalato, e lo bacio. Mi sembra di baciare te.
Persino la piccola Anastasia, a otto anni, prega Rasputin:
Cerco di essere buona, come hai detto tu. Se resti sempre con noi, sar
sempre buona.61
L'estrema fiducia e l'apertura che la famiglia imperiale dimostra a
Rasputin crescono ancor pi dopo il successo che Grigorij ottiene con lo
zarevic nel 1907. la sorella di Nicola testimone dell'expliot a
Tsarskoie Selo. Lo racconta cos:
Il povero bambino giaceva sofferente, gli occhi cerchiati da scure
occhiaie, il suo piccolo corpo contorto e la gamba terribilmente
infiammata. I medici non sapevano pi che fare, erano ancor pi
spaventati di noi (...) sussurravano tra loro. (...) Si stava facendo
tardi, e mi chiesero di tornare nelle mie stanze. Allora Alix invi un
messaggio a Rasputin [che si trovava] a San Pietroburgo. Giunse a palazzo
attorno alla mezzanotte, se non pi tardi. A quel punto io ero nella mia
stanza, e la mattina presto Alix mi richiam nella camera di Aleksej. Non
potevo credere a ci che vedevano i miei occhi. Non solo il piccolo era
vivo, ma stava persino bene. Era seduto sul letto, la febbre era
scomparsa, gli occhi erano chiari e luminosi, e la gamba senza alcun
segno di infiammazione. Pi tardi seppi da Alix che Rasputin non aveva
toccato il ragazzo, ma si era semplicemente trattenuto in preghiera ai
piedi del letto.62
Miracolo! Miracolo! La zarina non ha pi alcun dubbio che il contadino
sia l'inviato di Dio. Gli Zar ordinano che la notizia non esca da
palazzo, ma il personale talmente impressionato da non riuscire a
trattenere la lingua. La fama di Grigorij alle stelle, migliaia di
persone fanno la fila davanti alla porta di casa sua; mendicanti,
commercianti, borghesi e ufficiali sperano quotidianamente in un
consiglio, una preghiera, una benedizione, un atto di magia del
visionario. Ma il dispensatore di miracoli sapr nuovamente superare se
stesso.
Nel 1912, mentre si trova in vacanza a Spala, antica riserva di caccia
dei re di Polonia, Aleksej vittima della peggior crisi mai avuta.
Mentre passeggiano in automobile, lo zarevic si lamenta di un lancinante
dolore al ventre e alla gamba. Immediatamente Alessandra ordina che
l'auto faccia dietro-front e si diriga verso casa. Ogni buca della strada
sterrata strappa un grido di dolore al piccolo, che arriva a casa
praticamente in stato d'incoscienza. Compare un'emorragia alla gamba e
all'inguine; vengono inviati urgentemente telegrammi a San Pietroburgo,
da cui accorrono i medici pi prestigiosi. Non riescono a fare quasi
nulla per alleviare le sofferenze del piccolo, n vi alcun modo di
placare l'orribile angoscia dei suoi genitori, ai quali Aleksej si
rivolge con un filo di voce: Quando morir non mi far pi male, vero
mamma?.63
Per undici tremendi giorni il piccolo non smette di gridare; il dolore
non gli permette di dormire se non quando cade svenuto. Alessandra non si
allontana dal suo fianco, non si cambia nemmeno i vestiti, e quando il
sonno infine la vince, si getta brevemente in un sof vicino al letto del
moribondo. I suoi capelli diventano grigi e tra le lacrime prega
sconsolatamente chiedendo a Dio di curare suo figlio.
Gli Zar e i medici sono convinti che Aleksej stia per morire; hanno gi
dato ordine di impartirgli l'estrema unzione. Alessandra vittima di una
crisi nevrastenica: il cuore le opprime il petto e a malapena riesce a

respirare. Falliti tutti i rimedi della miglior medicina, decide di porre


mano all'ultima speranza che ormai le rimane: invia un telegramma a
Rasputin, che si recato a trascorrere una vacanza nel suo villaggio in
Siberia. Grigorij risponde immediatamente: Dio ha visto le tue lacrime e
ha udito le tue suppliche. Non affliggerti. Il piccolo non morir. Non
permettere che i medici lo infastidiscano pi del necessario.64
Quando Alessandra scende in salotto la mattina seguente dichiara:
I medici non hanno riscontrato ancora nessun miglioramento, ma per quanto
mi riguarda io non sento pi alcuna angoscia. Durante la notte ho
ricevuto un telegramma da padre Grigorij, che mi ha rasserenato
completamente.65
La sua fiducia nei poteri telepatici di Rasputin assoluta.
Il giorno seguente l'emorragia si blocca. Il bambino esausto, ma vivo.
Miracolo! Nessuno dei medici crede davvero nei poteri di Rasputin, ma
nemmeno possono spiegare come si sia potuto verificare un miglioramento
che appariva cos assolutamente utopistico.
Oggi si sa che gli emofiliaci sono straordinariamente sensibili alla
tensione ambientale; l'agitazione in chi lo circonda porta il malato a
sanguinare ancor pi. Alessandra non ha dormito n mangiato per giorni.
La testa e gli occhi mi fanno male, e il mio cuore si sente debole, Il
mio cuore sanguina dal terrore, Sono malata per colpa dei tetri
pensieri, si lamenta. Non ha avuto un attimo di riposo finch non ha
ricevuto un piccolo pezzo di carta firmato dall'unica persona in cui ha
fiducia. I medici non osano alcuna mossa contro la malattia dello
zarevic, glielo impediscono la responsabilit politica e la scienza di
cui dispongono.
Ma Rasputin s che azzarda. Dal profondo della sua incoscienza, della sua
ignoranza o della sua intuizione, dona ad Alessandra l'unica cosa che
pu: speranza e tranquillit. Dal momento in cui caccia i preoccupati
medici dalla stanza e si rilassa, Aleksej inizia a migliorare.
A palazzo tutti attribuiscono la regressione della malattia a un miracolo
telepatico compiuto da Grigorij, che si trova a migliaia di chilometri.
La zarina scrive:
Sono tranquilla, la mia anima in pace, posso riposare solo quando tu,
maestro, sei seduto al mio fianco, e bacio le tue mani e poso il capo
sulle tue benedette spalle. Oh, come tutto mi risulta facile allora!60
Due anni pi tardi, lo zarevic viene nuovamente a trovarsi all'orlo della
morte. Suo padre molto preoccupato per l'iperprotezione di cui il
figlio oggetto; ha inoltre chiesto centinaia di volte ad Alix di non
chiamare bambino, n piccolino il bambino di ormai dieci anni: ma
come suo solito, la moglie non gli d retta. L'Imperatore decide allora
di prendere in mano la situazione e si fa accompagnare dal piccolo in una
caserma a molti chilometri da casa; l conoscer in prima persona la
disciplina militare, che senza dubbio gli far bene e former nel modo
migliore lo spirito del piccolo erede al trono. Dopo innumerevoli
discussioni con Alix al proposito, alla fine lei acconsente, non senza
prima bombardare la testa del marito con una raffica di avvertimenti:
Fa' attenzione che il piccolino non corra, Sta' attento che nessuno
porti in giro il bambino a passeggio senza di te, Ricorda che al
piccolino piace giocare con la sabbia, non perdere di vista i movimenti
della sua paletta.. .67
Tutto deciso: il bambino sar affidato alle attenzioni del padre, del
tutore francese Gilliard e di due medici. Il gruppo parte e Alessandra
resta sommersa da un mare di angoscia e paure; ogni notte si reca nella

camera vuota di Aleksej, si inginocchia al suo letto e prega per ore. Ma


n le sue preghiere, n la costante vigilanza dei suoi angeli custodi
riescono a evitare che lo zarevic ontragga un raffreddore durante la
visita alla gelida caserma. Nella notte inizia a starnutire, a sanguinare
violentemente dal naso e a tremare di febbre. Immediatamente salgono su
un treno diretto a casa, ma lungo il tragitto lo stato del bambino
peggiora, e quasi viene meno dal dolore. Le attenzioni del padre, del
tutore e dei medici riescono appena ad alleviare la sua agonia, finch lo
Zar disperato invia una lettera ad Alessandra comunicandole che suo
figlio sta per morire. Quando il treno giunge alla stazione privata di
Tsarskoie Selo, la zarina vede l'estremo pallore del figlio, che si
staglia nell'enorme macchia di sangue che ricopre i suoi vestiti e le
bende con cui i medici tentano invano di contenere la fatale emorragia.
La creatura apre pesantemente gli occhi e fissa la madre con pupille
circondate da solchi neri, dopo di che cade svenuto. Bisogna prepararsi
al peggio, comunicano i medici a una zarina distrutta dalle lacrime. Ma
nel profondo della sua anima un minuscolo lumicino riscalda una piccola
speranza: Rasputin.
Il contadino arriva di corsa, sale le scale e si inginocchia a terra
accanto alla testa del piccolo in stato d'incoscienza, che ormai respira
a malapena. Alle sue spalle, Alessandra e Nicola pregano in silenzio. Si
pu sentire il dolore aleggiare nell'aria. Dopo un po' Rasputin si alza
con calma, si volta verso gli Zar e, con grande tranquillit, dice: Non
vi allarmate. Non succeder nulla.68 In seguito, e dando segni di
profonda stanchezza, lascia il palazzo.
Il giorno dopo, Aleksej aspetta i suoi visitatori seduto sul letto.
L'emorragia si arrestata, allegro, sta bene.
Mormorii e scandalo
I pettegolezzi non tardano a diffondersi. Si dice che Rasputin abbia
violentato una ragazza nelle stanze da bagno, che ecceda nelle sue
pratiche e nel modo in cui impartisce la dottrina; si parla delle
tecniche di sottomissione che adopera e del fatto che ipnotizzi le sue
innocenti vittime. Il clamore giunge fino a palazzo imperiale. Alessandra
non vuole credere a nulla, tutto ci solo frutto dell'invidia, per lei
Grigorij un santo. Nicola II non condivide il furore mistico della
moglie, n il suo sconcertante appoggio a Rasputin, sebbene egli stesso
sia stato testimone dei miracoli che opera sul figlio. Pur non volendo
mettersi contro alla moglie, ritiene giusto verificare l'attendibilit
delle voci.
Il servizio segreto gli conferma che Rasputin un falso profeta e un
pervertito sessuale; vengono svolte indagini lungo il tragitto siberiano
ove Rasputin ha lasciato la propria impronta; la depravazione del
contadino innegabile, il numero degli scandali incalcolabile: tutto, al
suo passaggio, rimasto cosparso di dettagli scabrosi. Messo di fronte
alla realt, Nicola II reagisce con l'ostinazione che lo caratterizza:
Non abbiamo forse il diritto, l'Imperatrice e io, di avere le nostre
relazioni, di frequentare chi vogliamo?.69 Difende il visionario e
protegge se stesso affermando che le questioni della Chiesa e quelle di
palazzo imperiale non sono le stesse. Si sbaglia, Maest - lo contesta
l'accusatore di Grigorij - Questa ben pi che una semplice questione
familiare: questo un affare che riguarda tutta la Russia.70

Il governo decide di prendere l'iniziativa a riguardo all'insaputa dello


Zar: l'influenza di Rasputin sulla famiglia imperiale sta cominciando a
essere molto pericolosa, necessario arginarla. Come prima cosa, fanno
in modo che Il'jodor, l'amico intimo di Grigorij, lo tradisca. Da quando
era arrivato a San Pietroburgo, Rasputin non aveva mai smesso di vantarsi
con Il'jodor a proposito dei suoi successi sessuali, e soprattutto della
sua relazione con la famiglia imperiale:
Lo Zar crede che io sia il Cristo reincarnato, gli Imperatori si
inchinano di fronte a me, si inginocchiano al mio cospetto e mi baciano
le mani. La zarina ha giurato che se anche gli altri mi voltassero le
spalle, lei non mi abbandoner, e mi considerer sempre suo amico.
Lo sconcerto del suo interlocutore soffia sul fuoco dell'istrionismo di
Rasputin, che torna alla carica. Gli occhi di Il'jodor si spalancano
all'inverosimile nel sentire Grigorij affermare che bacia frequentemente
la zarina di fronte alle figlie. Il monaco inizia a pensare che
l'individuo che ha di fronte abbia perso la testa; Rasputin coglie
immediatamente lo scetticismo dell'amico, il suo narcisismo non gli
permette di sopportare che si dubiti della sua parola, cos tira fuori le
lettere che conserva vicino al cuore e le sventola sotto il naso dello
sbalordito Il'jodor, a cui il cuore salta dal petto mentre contempla la
calligrafia di Alessandra:
Come mi manca la tua presenza accanto a me! Dove sei? Dove sei andato?
Oh, sono cos triste, e il mio cuore ha tanta nostalgia di te! (...)
Tornerai presto accanto a me? Vieni subito, ti aspetto, mi tormento senza
di te. (...) Ti amo. Sempre tua, Mamma.71
Non si sa esattamente come il monaco Il'jodor entri in possesso di queste
lettere, potrebbe avergliele consegnate lo stesso destinatario o potrebbe
invece avergliele sottratte; resta il fatto che finiscono nelle sue mani,
e da l in quelle dei nemici di Rasputin. Il giorno seguente scoppia lo
scandalo: i giornali riportano le lettere della zarina e delle
granduchesse; l'intera capitale riecheggia dell'ardore con cui
l'Imperatrice si rivolge a questo impostore, bugiardo, ubriacone, questo
profittatore di corpi e anime chiamato Grigorij Rasputin.72 Nei salotti
da t, nei circoli e nelle case l'argomento di conversazione che
impegna tutte le bocche e tutte le orecchie: sar riuscito Rasputin a
cacciare lo Zar dal letto coniugale? Sicuramente dorme con la zarina e ha
approfittato delle granduchesse! I muri della citt vengono ricoperti di
volantini pornografici con protagonisti Alessandra e il suo presunto
amante-ipnotizzatore. Persino i bambini cantano di nascosto canzonette
oscene riguardo alla vicenda.
Gli Zar, messi al corrente della confusione che si creata, non solo
sostengono Rasputin, ma lo difendono con una convinzione che rasenta
l'incoscienza: I Santi vengono sempre calunniati, afferma l'Imperatrice
parlando con il suo medico personale; Lo odiano perch gli vogliamo
bene, dice all'amica Anna; Accusano Rasputin di baciare donne: ebbene,
anche gli Apostoli baciavano tutti come segno di saluto, scrive in un
altro momento.73 Di certo gli Zar sono a conoscenza del tipo di schiavit
mondane cui legato Rasputin, ma riconoscerlo in pubblico metterebbe in
ridicolo l'affetto che provano per lui; Alessandra ha bisogno dei
miracoli che Grigorij opera con lo zarevic e per lei la salute del
piccolo di gran lunga pi importante di qualunque cosa la gente possa
pensare: attaccare Rasputin significherebbe mettere in pericolo la vita
di suo figlio. Da parte sua, lo Zar convoca il primo ministro Stolypin, e
si rivolge a lui con una schiettezza inusitata per un carattere debole

come il suo: Conosco la tua lealt verso di me. (...) possibile che
tutto ci che mi hai riferito sia vero, ma ti ordino di non parlarmi mai
pi di Rasputin.74
Al protagonista di tanto scandalo viene improvvisamente in mente che non
vede la sua famiglia da lungo tempo. Come staranno le sua amate bambine?
Sente tanto la loro mancanza! arrivata l'ora di andar via. L'intima
amica della zarina, Anna, non pu pi vivere senza il contatto quotidiano
con Rasputin, come potrebbe sopportare i tristi mesi della sua assenza?
Pu accompagnarlo? S, Grigorij glielo permette. Invidiose, altre due
ammiratrici si uniscono alla spedizione; durante il percorso litigano per
il privilegio di sedere al suo lato, di aver cura di lui e proteggerlo;
ma anche in questa fuga di gruppo si producono scandali.
Una delle accompagnatrici in questione si lamenta con l'Imperatrice del
fatto che Grigorij l'abbia stuprata in pubblico; Anna e l'altra negano
fermamente, assicurando che l'accusatrice non nient'altro che una
ninfomane, e che la permanenza a Pokrovskoe consistita in esercizi
spirituali di enorme beneficio per le loro anime; abbiamo cantato salmi,
visitato fratelli e sorelle, dormito in una stanza piuttosto grande, al
piano terra, su pagliericci gettati al suolo.75 La zarina pu stare
tranquilla.
Nel 1910, due donne presentano all'accademia di Teologia la denuncia che
Rasputin ha abusato di loro. Non la prima volta che l'accademia riceve
denunce di questo tipo a proposito di Grigorij. L'ispettore Teofan, lo
stesso che accolse a braccia aperte il contadino illuminato quando giunse
a San Pietroburgo, ora furioso di fronte alle notizie dei suoi eccessi
irriverenti che piovono da ogni parte. Dato che il siberiano si atteggia
a canonico e che molti gi lo chiamano padre Grigorij, urge che la
Chiesa prenda totalmente le distanze da lui.
Teofan chiede udienza allo Zar, ma al suo arrivo a palazzo incontra una
severa zarina spalleggiata dall'inseparabile Anna Vyrubova. L'ispettore
dell'accademia espone per un'ora le proprie argomentazioni: Alessandra
sostiene una ferrea difesa dell'Amico. Il giorno seguente Teofan
destituito dal suo incarico. La sordit imperiale e l'ingiustizia
commessa nei suoi confronti spingono l'ex ispettore a passare nelle file
dei nemici di Grigorij, che gi annoverano giornalisti, monarchici,
prelati, politici e alcuni aristocratici. Tutti assieme stanno
organizzando una campagna stampa contro il falso profeta.
Nei salotti le opinioni sono contrastanti: Sei a favore o contro
Rasputin?, ci si domanda a vicenda. L'onda dello scandalo raggiunge
dimensioni tali che il ministro Stolypin, lo stesso cui Nicola aveva
proibito di parlargli di Grigorij, lo stesso di cui Rasputin aveva
miracolosamente curato la figlia dopo che la piccola era stata vittima di
un incidente, si vede costretto a un faccia a faccia con il calunniato.
Stolypin lascia una testimonianza del colloquio:
Sentii nascere in me un irresistibile ribrezzo. Quell'uomo possedeva una
grande forza magnetica e produceva in me una profonda impressione morale,
quantunque di repulsione. Riuscendo a controllarmi, gli dissi che con i
documenti in mio possesso la sua sorte era nelle mie mani.76
Sia stato per queste parole, o per il semplice fatto di aver osato
affrontarlo, resta il fatto che Grigorij non ha alcuna intenzione di
permettere che Stolypin torni a essere felice, per lo meno in questa
vita. Come prima cosa, e rischiando la possibilit di un giudizio in
contumacia, valuta prudente sparire nuovamente dalla capitale. Decide di
andare a Kiev, dove sa che gli Imperatori e due delle granduchesse si

recheranno per l'inaugurazione di una statua commemorativa di Alessandro


III, padre di Nicola.
Stolypin accompagner la famiglia reale in questa cerimonia. Mentre la
processione imperiale attraversa le strade, Rasputin osserva la scena
nascosto tra la folla; nel preciso momento in cui la famiglia e Stolypin
passano davanti a lui, Grigorij salta, agita le mani e indica il primo
ministro, gridando: La morte lo insegue! La morte sta camminando dietro
di lui!.77
La notte seguente, nell'intervallo di una rappresentazione all'opera, un
oscuro individuo si avvicina al primo ministro, estrae una pistola dal
cappotto e gli spara due colpi in pieno petto. Con una esplosione di
sangue nella camicia, Stolypin si volta verso gli Zar, li guarda, si fa
il segno della croce e cade privo di vita. Pochi giorni dopo un cugino
dello Zar sente l'Imperatrice commentare che coloro che offendono Dio
criticando il Nostro Amico possono dire addio alla protezione divina.
L'inseparabile Anna Vyrubova l'asseconda, e subito iniziano a circolare
per San Pietroburgo voci che indicano l'amica di Alessandra come
organizzatrice di orge truculente a casa sua e a palazzo imperiale; si
dice che vada a letto con ufficiali, con Rasputin, con lo Zar e persino
con la stessa zarina.78
L'assassinio di Stolypin divide San Pietroburgo: alcuni accusano
esplicitamente Rasputin di aver pagato un sicario, altri invece difendono
le sue sincere doti di veggente. Il bersaglio di tutte le critiche, nel
frattempo, decide che giunta l'ora di ripulire il suo infangato nome.
Quale luogo migliore per farlo di Gerusalemme? In Terra Santa rimarr
nascosto per un anno.
Lo stratagemma funziona nel migliore dei modi. Al ritorno dalla
permanenza a Gerusalemme viene ricevuto da una famiglia imperiale tutta
orecchi: tutti si accalcano attorno al pellegrino per ascoltare il
racconto delle sue avventure. La minacciosa campagna contro Rasputin
sembra essersi dissolta, l'unione con gli Zar si rinforza e Nicola inizia
a consultarlo su questioni politiche: dopo ci che successo con
Stolypin non ha pi il minimo dubbio riguardo alle sue doti di veggente.
La corte non si lascia convincere, si mormora che Grigorij e la zarina
siano diventati amanti, i giornali pubblicano una caricatura in cui gli
Zar appaiono seduti in grembo a un gigante vizioso con il volto di
Rasputin. Vengono anche diffuse fotografie in cui rappresentato
Grigorij circondato dal suo nobile stuolo di donne. La richiesta di tali
pubblicazioni raggiunge dimensioni tali che, quando la censura capeggiata
dallo Zar sequestra le edizioni, esemplari sciolti vengono venduti sul
mercato nero a prezzi astronomici.
Maria Fdorovna, l'agguerrita madre di Nicola che, per disgrazia di
Alessandra, ancora in vita, non si lascia sfuggire l'occasione per fare
a pezzi il nome dell'odiata nuora:
Mia nuora mi detesta, convinta che io sia gelosa, non capisce che mi
preoccupa solo la felicit di mio figlio. Il mio intuito mi dice che
stiamo andando incontro a una catastrofe, ma mio figlio d ascolto solo
agli adulatori senza rendersi conto di ci che succede attorno a lui.
Perch nessuno lo avverte? forse ormai troppo tardi?79
A ci Maria, in un'occasione successiva, aggiunge:
Mia nuora non si rende conto che traviata e che sta trascinando con s
tutta la dinastia. Crede sinceramente alla santit di un avventuriero, e
noi, impotenti, non possiamo fare nulla per evitare una catastrofe che
ormai sembra inevitabile.80

Rasputin, in un tentativo disperato di recuperare lo splendore della sua


fama, cerca di farsi sacerdote, ma gli risulta del tutto impossibile
memorizzare i Vangeli. Non si rassegna: il suo campo, in realt, non il
sacerdozio, ma il teatro; gli abiti e la messinscena sono per lui
fondamentali, perci si compra una veste talare e indossandola si fa fare
svariate fotografie. Sebbene privo della croce pettorale, si fa ritrarre
mentre benedice il personale con espressione da beato. Ottiene il suo
obiettivo e convince alcune persone che ritornano ad assieparsi alla
porta di casa sua nella speranza di un miracolo. Ma non tutti seguono il
suo gioco. Nel 1913, in occasione del centenario della famiglia Romanov,
la cattedrale di Kazan pronta a offrire un glorioso Te Deum, con la
famiglia imperiale al completo e tutti i posti a sedere riservati. Il
presidente del protocollo riceve immediatamente la notizia che uno strano
ed enorme contadino si accomodato in uno dei posti principali e non
intende muoversi. Il presidente del protocollo, che in pi anche
presidente della Duma81, corre sul luogo e trova Rasputin. Ci che accade
di seguito raccontato con dovizia di particolari dallo stesso furioso
politico:
- Che stai facendo qui? - esplode.
- A te cosa importa? - replica il contadino guardandolo con insolenza.
- Se ti rivolgi di nuovo a me con questo tono, ti prender per la barba e
ti trasciner fino alla porta della cattedrale. Non sai forse che sono il
presidente della Duma?
Rasputin non si scompone, al contrario, tenta di ipnotizzare l'avversario
inchiodandogli addosso uno sguardo penetrante. L'altro lo sostiene, in
tono di sfida. Allora Rasputin si arrende e chiede con tranquillit:
- Cosa vuoi da me?
- Vattene da qui, vile eretico! Non c' posto per te in questo luogo
sacro!
- Sono qui perch mi hanno invitato persone pi importanti di te annuncia esibendo un invito scritto di suo pugno dalla zarina. Ma il
rabbioso nemico non lo guarda nemmeno.
- Sei un cialtrone e un bugiardo! Nessuno pi ti crede. Vattene, questo
non posto per te.
A quel punto Rasputin si getta in ginocchio e inizia a pregare. L'altro
gli propina un calcio nello stomaco gridando:
- Basta pagliacciate! Se non te ne vai immediatamente chiamer le
guardie! Rasputin allora esclama:
- Oh, signore, perdonalo perch non sa quel che fa! - dopo di che si
incammina lentamente verso la porta della cattedrale e sparisce.82
Contemporaneamente a questa scena, l'antico amico Il'jodor, ora divenuto
suo nemico, si sta mettendo in contatto con una prostituta che era stata
figlia spirituale o, che lo stesso, maltrattata amante di Rasputin. In
seguito al trauma provocatole da Rasputin la donna, Hnija Guseva, si d
alla fornicazione con quanti pi uomini pu, contraendo la sifilide che
le sfigura il volto. La Guseva riceve da Il'jodor un coltello e un
suggerimento: Con questo coltello, uccidi Grigorij. Hnija esegue
l'ordine, ma per sua disgrazia alla fine il siberiano sopravvive
miracolosamente alle coltellate.
La madre dello Zar, la sorella della zarina, ufficiali dell'esercito,
politici e membri del Santo Sinodo si dolgono per la sua guarigione:
molti credono ormai che l'unica via possibile per eliminare il diabolico
Rasputin sia l'omicidio.

Il governo in ombra
Nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale. Rasputin scrive allo Zar
ripetute missive disseminate di errori ortografici, chiedendogli di non
dichiarare guerra e schierandosi ardentemente per una non partecipazione
della Russia nella stessa; le sue visioni erano state molto chiare in
proposito. Anche Alessandra fa pressioni sul marito con delle lettere in
cui non manca di citare Rasputin: Perch non confidi maggiormente nel
nostro Amico che ci guida per disegno divino? (...) Limitati a obbedirgli
di pi. Egli vive per te e per la Russia.83
Nonostante tutto, Nicola lascia il paese e viaggia al fronte per
combattere contro la Germania, nazione di cui originaria Alessandra.
Nel Palazzo d'Inverno si ode lo zarevic gemere. Che ti succede?, gli
domanda un ufficiale che lo incontra. Pap piange quando perdono i
russi, mamma quando perdono i tedeschi. E io per chi devo piangere?.84
Lasciata al comando della sua nazione, la zarina decide di impegnarsi a
conservare il governo autocratico per lo zarevic; durante l'assenza
dell'Imperatore lei che prende le decisioni... su consiglio di
Rasputin. Invia numerose lettere al marito, incoraggiandolo a seguire la
strada che lui consiglia loro:
Anima mia! Prego Dio affinch tu comprenda quanto vale l'appoggio del
nostro Amico. Senza di lui non so che ne sarebbe di noi. la nostra
forza e il nostro conforto.
In seguito continua il bombardamento:
Prima del consiglio dei ministri, non dimenticare di prendere in mano la
piccola icona che ci ha dato il nostro Amico, n di pettinarti varie
volte con il suo pettine.
E pi tardi:
So che il nostro Amico ci conduce sulla strada certa. Non prendere alcuna
decisione importante senza dirmelo. (...) Come vorrei riversare la mia
volont nelle tue vene! La Vergine sopra di te, con te: ricorda la
visione del nostro Amico!85
Con il passare dei mesi, l'appoggio incondizionato riservato a Rasputin
aumenta con una convinzione che rasenta il delirio. Il popolo russo
comincia a non poterne pi, una folla si raduna nella Piazza Rossa a
Mosca, chiedono a gran voce l'abdicazione dello Zar, l'arresto della
zarina e l'esecuzione di Rasputin: chiedono la salita al trono del
granduca Nicola Nicolaevic, zio dello Zar. Sfilano in massa verso il
convento di Santa Maria e Santa Marta, dove urlano i loro insulti agli
Imperatori. Elisabetta, sorella di Alessandra, che ha fondato e vive in
questo convento, esce per cercare di placare la baraonda: ne riceve in
cambio sassate e insulti, le gridano che la sorella di una spia tedesca
e che ella stessa lo . Abbattete la donna tedesca!, chiede tuonando la
massa. In quel momento sopraggiunge la polizia che si vede costretta a
usare la violenza per riuscire a disperdere la folla; i rivoltosi si
allontanano chiedendo a gran voce la morte di Rasputin e
l'imprigionamento della zarina; urlano il nome di Alessandra chiamandola
puttana tedesca.86
Terrorizzata dall'esperienza vissuta, Elisabetta corre a San Pietroburgo
a chiedere alla sorella che si allontani immediatamente da Rasputin. La
zarina la riceve con espressione gelida sul viso: categoricamente, e con
un'ostinazione patologica, rifiuta di ascoltare qualunque cosa abbia a
che vedere con il lato oscuro del suo protetto. Credo che non sia stata

una buona idea venire, si lamenta Elisabetta. Infatti, dice seccamente


Alessandra. Non si parleranno mai pi.
Rasputin preoccupato del successo che incomincia ad avere tra il popolo
lo zio dello Zar, che in quei momenti ricopre un ruolo di comando al
fronte. Nicola Nicolaevic, da parte sua, aveva intrapreso una dura
campagna contro l'influenza di Grigorij a palazzo, battaglia in cui ha
come alleato tutto il resto della famiglia imperiale. Contro questo e
contro il sostegno popolare di cui gode la persona di Nicolaevic,
Rasputin adotta una strategia difensiva personale; convince Alessandra di
come sarebbe opportuno togliere di mezzo questo individuo, alludendo al
fatto di aver avuto visioni in cui ha scorto catastrofi senza limiti per
i russi, tutte capitanate da Nicolaevic. Immediatamente, l'Imperatrice
cerca di convincere il marito a destituire il parente, ma in questo caso
la sottomissione dello Zar oppone resistenza: suo zio gode di prestigio e
amore tra le truppe ed egli preferisce lasciare le cose come stanno. La
risposta della moglie immediata:
Se solo potessi mostrarti pi severo, amore! (...) Ascolta il nostro
Amico e confida in lui. importante per noi contare non solo sulle sue
preghiere, ma sui suoi consigli.87
Quando Nicolaevic viene a sapere dell'oscura conguira contro di lui
partita da palazzo imperiale, tenta di fare in modo che il nipote si
avveda della manipolazione esercitata da Rasputin ai danni di Alessandra.
Immediatamente lei scrive al marito: Come vorrei che Nikolaska [come
familiarmente chiama lo zio] non si opponesse all'uomo che Dio ci ha
inviato!.88 Dato che Nicola II resta fermo sulle sue posizioni, il
siberiano fa pressioni sulla zarina usando le maniere forti:
Il Granduca non uscir mai vittorioso dalla battaglia, perch Dio non
con lui. Come pu il Signore stare a fianco di chi volta le spalle a me,
Uomo di Dio? Con ogni certezza, se il Duca conserva il suo potere, finir
per uccidermi; che ne sar allora dello zarevic, dello Zar, e della
Russia?89
La pressione di Alessandra e di Rasputin cos forte che il docile Zar
finisce per arrendersi. Destituisce lo zio dall'incarico e lo condanna
all'esilio. La zarina accoglie il gesto con infinito amore e ammirazione:
Che tu sia benedetto, angelo mio, e che sia benedetta la tua
decisione!90
Grigorij ha trionfato. Pu manipolare Alessandra in tutta libert, a
proprio piacimento. Ella rimane accecata e salda al suo fianco, ha una
delirante fiducia nel criterio irresponsabile di Rasputin; in ogni
lettera, in ogni nota suggerisce a Nicola di seguire ciecamente la strada
segnata dall'Amico:
Devo trasmetterti un messaggio del nostro Amico, ispirato da una visione
che ha avuto durante la notte. Ti chiede di ordinare un'offensiva
immediata a Riga.91
O anche:
Devi seguire i consigli del nostro Amico. Perfino i bambini [i loro
figli] si sono resi conto di come nulla ci riesca quando non gli diamo
retta, e viceversa, come tutto si sistemi quando gli obbediamo. (...)
Basta che affronti le cose in modo virile e con profonda fede.92
Protetto dall'insensata idolatria della zarina, Grigorij suggerisce le
nomine dei ministri e colloca i suoi compari nelle posizioni di maggior
rilievo. I candidati vengono eletti secondo i capricci dettati dalle sue
sbronze; per esempio, in una notte di baldoria in un ristorante con
musica dal vivo, l'ebbro profeta non apprezza i cantanti gitani che

allietano la serata e, gridando, ordina a uno dei suoi compagni di


gozzoviglia di mettersi a cantare; l'individuo, anch'egli ubriaco,
sfregia l'aria con gorgheggi molto graditi a Rasputin, che apprezza il
gesto. Pochi giorni dopo l'uomo nominato ministro dell'Interno. Le
critiche dei parlamentari non si fanno attendere: dicono che i ministri
in Russia non vengono nominati grazie alle loro capacit gestionali, ma
alla loro abilit nella musica gitana. L'incondizionato appoggio
imperiale di cui gode Rasputin fa s che giorno e notte si formi alla sua
porta una fila permanente di persone, in maggioranza appartenenti alle
classi medie e basse, alla ricerca di una qualche benefica influenza o
favore. A quell'epoca Grigorij vive in un appartamento di cinque stanze,
ammobiliato con regali delle sue ammiratrici. Una ad una si presentano di
fronte a lui: se le trova di suo gradimento, allora Rasputin redige un
documento su cui scarabocchia un testo con vari errori ortografici in cui
si richiede a questo o quel funzionario di attendere il sollecitatore. La
maggior parte delle volte questi fogli di Rasputin sono diretti al capo
della cancelleria; il richiedente si reca brandendo il foglio
scarabocchiato come se stesse tenendo tra le mani un miracolo. Le
petizioni sono disparate e pittoresche. Scrive il capo della cancelleria:
Un giorno mi si presenta una donna con una lettera di Rasputin nella
quale si diceva: Mio caro ragazzo, sistema la faccenda di questa qui.
Grigorij". La dama mi spieg che desiderava un ruolo da protagonista
all'opera imperiale. Feci molta fatica e mi ci volle una gran pazienza
per spiegarle che non dipendeva da me e che non potevo fare nulla in
proposito.93
Una coppia di poliziotti piantona giorno e notte l'entrata
dell'appartamento del contadino dalle presunte doti miracolose. Egli
crede che siano l per proteggerlo, in realt la loro vera missione
registrare tutto ci che accade allo scopo di trasmettere poi le
informazioni ai servizi segreti, ormai del tutto esasperati da Grigorij.
In tali registri vengono annotati tutti i dettagli dei colloqui che
Rasputin intrattiene con i richiedenti che si recano a fargli visita. La
moglie di un ufficiale, che chiede un trasferimento per il marito, esce
dall'appartamento denunciando alla polizia l'accaduto:
Un'inserviente mi ha aperto la porta e mi ha condotto alla stanza in cui
mi aspettava Rasputin, che io non conoscevo. Immediatamente costui mi ha
chiesto che mi spogliassi. Ho soddisfatto il suo desiderio e l'ho
accompagnato nella stanza accanto. Non ha prestato la minima attenzione
alla richiesta che ero venuta a sottoporgli: ha passato il tempo a
toccarmi il seno e a ordinarmi di baciarlo. In seguito ha scritto una
nota su un foglio, ma non me l'ha dato, dicendo che non lo avevo
compiaciuto e che mi sarei dovuta ripresentare un altro giorno.
Ogni giorno la coppia di poliziotti appunta ci che succede
nell'abitazione, gi nota come l'appartamento dei miracoli. Nei loro
taccuini si pu leggere che la maggior parte delle volte Grigorij giunge
a casa del tutto ebbro, accompagnato da prostitute o addirittura da mogli
di ufficiali: La signora Maria Gill, moglie del capitano del reggimento
145, ha dormito con Rasputin. Tutti credono che Grigorij possa ottenere
qualunque tipo di favore: le donne usano il sesso per conseguire ci di
cui hanno bisogno. Non si sa come, i taccuini della polizia diventano di
pubblico dominio e per tutta San Pietroburgo iniziano a circolare le
succose e nefande notizie su ci che accade, con data e ora, nel
famigerato appartamento. Le pagine di questi diari di polizia si vendono
all'asta sul mercato nero; in tutta la Russia si diffondono i dettagli

delle orge che vengono organizzate in casa di Rasputin, la lussuriosa


sfrenatezza che brulica permanentemente attorno a lui diviene
leggendaria. Tuttavia Alessandra continua a restare sorda a qualunque
commento che possa oscurare la sua venerazione verso l'Amico. Un nuovo
miracolo venuto a confermarle la santit del suo protetto, e questa
volta la beneficiaria stata Anna Vyrubova.
In un freddo pomeriggio di gennaio, il treno che riporta Anna da
Tsarskoie Selo a San Pietroburgo deraglia nella neve. L'amica della
zarina rimane intrappolata, un radiatore le ha schiacciato le gambe e ha
battuto la testa contro un ferro. Alessandra si precipita all'ospedale,
dove i medici le comunicano che non c' niente da fare. La morte
imminente. Viene chiamato Rasputin: Anuska! Anuska!, grida mentre
arriva. La moribonda delira, ma appena vede che Rasputin colui che le
tiene la mano, lo implora con un filo di voce: Padre, prega per me.
Egli lo fa. Anna sta per oltrepassare il confine con l'altra vita, ma,
nonostante ci, resuscita: apre gli occhi e guarda Rasputin. Quindi,
imitando la voce che Cristo doveva aver usato con l'amico Lazzaro,
Grigorij ordina: Alzati e cammina!. Anna si leva, ma subito si accascia
priva di sensi. Rasputin si volta verso la zarina e, con calma, le dice:
Si riprender, ma rimarr invalida. E davvero la Vyrubova vivr per
poterlo raccontare. Alessandra, che ha visto con i propri occhi questo
miracoloso risanamento, si aggrappa alla convinzione della santit di
Rasputin con un impeto indistruttibile.
Parallelamente, durante la guerra, la zarina vive del tutto calata nel
suo ruolo da reggente: si veste da monaca e visita i feriti in ospedale;
va a colloquio con i politici, destituisce ministri, d ordini al marito
e per tutto si consulta con Rasputin, rifiutandosi di vedere che il suo
consigliere spirituale si tramutato in un completo degenerato.
Contemporaneamente alle sfrenatezze che compie nel suo appartamento, il
siberiano ogni notte protagonista di un diverso scandalo o provoca un
qualche tumulto. Un testimone descrive la seguente scena verificatasi in
un ristorante moscovita:
Rasputin ha eseguito una danza russa mentre faceva ai suonatori
confidenze del tipo: Questo caffettano me l'ha regalato la vecchia
[Alessandra]: l'ha cucito con le sue mani!. E dopo la danza russa":
Oh, che direbbe la padrona se mi vedesse qui!. (...) Avrebbe esibito il
suo sesso e, in quella tenuta, continuato a conversare con le danzatrici.
(...) Era come se gli piacesse mostrarsi a loro, e ha persistito nel suo
atteggiamento. Ha dato da dieci a quindici rubli ad alcune cantanti,
denaro che gli aveva consegnato la sua accompagnatrice femminile, la
quale in seguito ha saldato anche il conto delle consumazioni e altre
spese. Verso le due del mattino, il gruppo si diviso.95
Lo zio di Nicola gli scrive una lettera disperata in cui gli chiede di
controllare meglio la sua traviata consorte. Ma lo Zar non ha sufficiente
coraggio per affrontare la moglie: Alessandra il suo sostegno emotivo,
le sue orecchie, i suoi occhi e il suo scudo contro i politici di San
Pietroburgo. Sono forte -scrive Alessandra a Nicola. Ti racconto tutto
ci che sento, tutto ci che vedo, sono come un muro dietro di te, un
muro solido.96 La zarina continua ad essere molto pi forte di lui, come
era all'inizio del loro matrimonio.
I politici sono sempre pi irrequieti e si ribellano agli ordini della
reggente, sanno che le sue idee riproducono fedelmente ci che detta la
mente lunatica di Rasputin. Ogni volta che sono lontani, mantengono un
contatto quotidiano via telegramma. Alessandra pretende che nel giorno

della Resurrezione di Cristo si renda omaggio al suo rappresentante


terreno: nella sua cieca esaltazione ritiene che vi sia eguaglianza tra
il calvario di Cristo e quello del suo protetto, e lo spiega cos a
Nicola in una lettera:
Ogni volta che appare un servo di Dio, la malvagit prolifera attorno a
lui, si cerca di nuocergli, di strapparlo a noi. (...) Il nostro Amico
vive solo per il suo Imperatore e per la Russia, e subisce ogni genere di
calunnia per causa nostra. buono e generoso come Cristo.93
L'intera Russia si risente nei confronti della zarina, per la sua cecit
e per la seria minaccia rappresentata dalla sua vicinanza al contadino
siberiano. Tuttavia, quasi nessuno osa protestare apertamente contro
colui che ha ricevuto da Alessandra il ruolo di consigliere principale:
ogni volta che qualcuno ha tentato di aprire gli occhi agli Zar, non ha
ricevuto altro che un aspro e gelido rifiuto. Ciononostante, vi un
membro della nobilt che non disposto a lasciarsi intimorire, il suo
nome Feliks Jusupov, un principe, discendente del profeta Maometto,
ha studiato a Oxford, sposato con una nipote dello Zar, l'uomo pi
ricco di Russia dopo lo Zar e, soprattutto, certo che se si vuole
salvare la Russia si debba uccidere Rasputin. Ed egli, coraggioso, si
incaricher di organizzare tutto.
L'assassinio di Rasputin
Il 21 novembre 1916, il principe Feliks Jusupov intrattiene un colloquio
privato con Puriskevic, storiografo che lavora per il ministero
dell'Interno e membro monarchico della Duma. Parlano della questione
Rasputin e concordano nel coinvolgere nel complotto altri alleati. Il
giorno seguente, il tenente Sukotin, il gran duca Dmitrij Pavlovic e il
dottor Lazavert vengono messi al corrente del piano per assassinare
Grigorij. Utilizzeranno come esca erotica la moglie dello stesso Jusupov,
Irina, una nipote dello Zar per la quale Rasputin aveva sempre dimostrato
desiderio sessuale, mai soddisfatto.
La notte del 16 dicembre, come stabilito, nel palazzo di Jusupov i cinque
complici avvelenano con cianuro di potassio alcuni pasticcini che
successivamente collocano su un vassoio; Rasputin goloso, non resister
ai dolci, ne sono convinti. Feliks, che ha un'automobile, va a prendere
il suo invitato, e Rasputin lo accoglie cordialmente:
Improvvisamente mi sentii investito da un'immensa piet verso quell'uomo
- racconter pi tardi il principe -(...) Provai disprezzo per me stesso.
Mi domandavo come avessi potuto concepire un crimine tanto abietto. (...)
Fissai con orrore la mia fiduciosa vittima.98
Ma non si dice forse che Grigorij sia veggente? Perch allora non prevede
la sorte cui sta per andare incontro? Questo pensa Feliks mentre conduce
l'automobile in direzione del palazzo, con Rasputin al suo fianco. I
complici intanto hanno versato dell'altro cianuro di potassio nel vino, e
si sono nascosti al piano superiore. Entrando a palazzo si ode da lontano
un grammofono suonare. Mia moglie ha delle invitate - spiega Feliks - se
ne andranno subito. Nel frattempo, possiamo prendere un t in sala da
pranzo.99 Rasputin, che si recato l solo per stare con Irina,
accompagna deluso l'anfitrione in salotto. Rifiuta i pasticcini e il vino
che gli viene offerto; Feliks prende tempo conversando banalmente e torna
a offrire i pasticcini; no, grazie, Rasputin non ne desidera, vuole
attendere Irina. Teso come una corda di violino, Jusupov si allontana
dicendo di andare a vedere se le amiche della moglie si sono gi

accomiatate. Va invece dai suoi complici: Figuratevi, signori, la bestia


non vuole n mangiare, n bere.100 Tuttavia quando torna in salotto,
Rasputin, stanco di attendere Irina, sta mangiando i pasticcini e bevendo
il vino.
L'anfitrione aspetta il collasso del gigante con i nervi a fior di pelle.
Il siberiano parla e ride come se niente fosse, chiede pi vino, vuole
cantare e far baldoria, torna a chiedere di Irina. Passano due ore e non
c' alcun segnale che il veleno stia facendo effetto. Jusupov corre
nuovamente dai suoi complici: decidono che Feliks dovr uccidere Rasputin
sparandogli. Il principe, uomo signorile e delicato come un cerbiatto,
torna in salotto con una pistola tra le mani:
Grigorij mi guard con sorpresa e quasi con paura. Come se avesse letto
nei miei occhi qualcosa che non si aspettava. Alzai la pistola con un
gesto volutamente lento. Rasputin rimaneva in piedi di fronte a me senza
muoversi... gli occhi fissi al crocifisso... Sparai. Egli inizi a
ululare con una voce selvaggia, mostruosa, e poi si schiant pesantemente
sulla pelle d'orso.101
All'udire lo sparo i compari escono dal nascondiglio e corrono sul posto:
Moribondo, Rasputin giaceva davanti al sof mentre Jusupov lo
sorvegliava, in piedi, accanto a lui, con la pistola in mano, Dobbiamo
spostarlo dal tappeto immediatamente, altrimenti il sangue si sparger e
macchier la pelle d'orso. (...) Non c'era dubbio - dichiarer pi
tardi l'assassino -Rasputin era morto. Spegnemmo la luce, chiudemmo la
porta della sala da pranzo a chiave e salimmo nello studio. Eravamo tutti
euforici.102
Ma si sbagliano. Il principe non resiste all'irrefrenabile desiderio di
tornare a vedere il cadavere; cosicch scivola di nascosto in salotto:
Il corpo giaceva ancora vicino alla tavola, dove lo avevamo lasciato. Non
si muoveva, ma dopo averlo toccato mi sembr che fosse ancora caldo. Mi
chinai sopra di lui e gli presi il polso, senza sentirlo. Stillavano
ancora piccole gocce di sangue dalla ferita. (...) Quando ero sul punto
di andarmene, notai un leggero movimento della palpebra sinistra.
Improvvisamente inizi ad aprire l'occhio destro... la palpebra sinistra
si mosse e i due occhi si inchiodarono su di me con un'espressione di
diabolica crudelt. (...) Successe una cosa incredibile. Con un movimento
fulmineo e furioso, Rasputin salt in piedi. Aveva la schiuma alla bocca.
Era agghiacciante. La stanza risuon di un ruggito selvaggio, (...) le
dita convulsamente irrigidite (...) affondarono nelle mie spalle alla
ricerca del collo (...) cercai di liberarmi, ma mi assoggettava con una
forza inimmaginabile (...) con un ultimo incredibile sforzo riuscii a
liberarmi. Rasputin, ansimando senza fiato, cadde di schiena afferrandomi
la giacca, che rest tra le sue mani. Mi precipitai su per le scale alla
ricerca di Puriskevic. Svelto, la pistola! Spara! ancora vivo!103
Rasputin riesce a uscire in giardino e si trascina a gattoni sulla neve.
Il principe, del tutto fuori di s, grida a Puriskevic: Spara! Sta
scappando!. Grigorij ulula: Feliks, Feliks, racconter tutto alla
zarina. Puriskevic, ora in possesso della pistola, spara sulla strada,
una volta, due volte... Ed entrambe le volte sbaglia. Tre... ora s, il
colpo raggiunge la schiena della vittima, che si ferma. Un quarto colpo
viene sparato alla testa. Si schiant come un sasso sulla neve e inizi
a scuotere la testa avanti e indietro.104 Per fugare ogni possibile
dubbio, l'assassino si avvicina al corpo inerte e gli d un calcio sulla
tempia.

Al rumore degli spari, arriva la polizia. Jusupov li tranquillizza


dicendo che stavano celebrando una festa e che un compagno aveva bevuto
troppo e aveva iniziato a sparare.105 Nel frattempo, due soldati
complici trascinano Rasputin in cantina: Sanguinava copiosamente dalle
numerose ferite. La lampada faceva luce sul suo viso, e si poteva vedere
con molta chiarezza il volto lacerato e deturpato. Feliks confesser pi
tardi: La rabbia e il rancore mi soffocavano. Un impulso che non posso
spiegare s'impadron di me. Mi scagliai sul cadavere e iniziai a colpirlo
con una sbarra.
Tuttavia, miracolosamente, Rasputin ancora vivo. Gli mancava il
respiro e la pupilla del suo occhio destro mi fissava con uno sguardo
raggelante e vuoto... Ancor oggi continuo a vedere quell'occhio davanti a
me. 106Lo finiscono una volta per tutte; il granduca Dmitrij e
Puriskevic caricano il cadavere sull'automobile e lo portano fuori citt,
fino a un ponte sul fiume Neva. Il fiume gelato e i quattro uomini
lanciano il corpo sul ghiaccio, che nell'impatto si rompe. Lo vedono
quindi sparire nella gelida oscurit delle acque.
Tre giorni dopo alcuni passanti scorgono un oggetto galleggiante sul
fiume. Rasputin! I suoi assassini avevano dimenticato di zavorrare il
cadavere. Secondo i risultati dell'autopsia, Grigorij era ancora vivo
quando l'avevano gettato nell'acqua gelida.
Alcuni giorni dopo gli assassini confessano: Abbiamo perpetrato
l'omicidio in un accesso di follia patriottica... Abbiamo giurato di non
tornare mai pi su questo argomento....107 L'argomento pose fine alla
loro amicizia. Non furono mai processati per aver ucciso Rasputin,
l'Amico degli Zar.
L'ultimo Romanov
L'8 marzo 1917, Nicola parte da Tsarskoie Selo diretto al quartier
generale al fronte. Alle sue spalle lascia una capitale affamata, priva
di riserve alimentari e sul punto di esplodere come un barile di polvere
da sparo. La popolazione si riversa nelle strade e assalta le panetterie:
scoppiano tumulti e scontri. Lo Zar non ne viene a conoscenza fino all'11
marzo. La situazione raggiunge una gravit tale che il giorno 15 viene
chiesta la sua abdicazione in favore del figlio Aleksej, ancora
minorenne. Mentre redige il documento, si consulta con il medico e arriva
alla conclusione che sottrarre il bambino dalle cure speciali che la sua
famiglia gli provvede potrebbe essergli fatale, ragion per cui alla fine
rinuncia al trono a nome suo e di suo figlio in favore del fratello
Mihajl. Dichiara drammaticamente: Confido nel fatto che comprendano i
sentimenti di un padre.108
Pietrogrado - la capitale non si chiama pi San Pietroburgo - accoglie
Michele con una serie infinita di sommosse antimonarchiche; il popolo ha
sopportato abbastanza e non ne vuole pi sapere degli Zar. Il fratello
dell'ex Zar decide di abdicare immediatamente; in questo modo, il governo
dei Romanov polverizzato dopo tre secoli passati al potere.
Il 22 marzo Nicola torna a Tsarskoie Selo. L'antico focolare diverr ora
la sua prigione, all'ingresso il viaggiatore deve identificarsi di fronte
alla guardia di palazzo, che accompagna l'iniquo verso il lussuoso
interno. Il vecchio Zar trascina, attraverso il corridoio che gli viene
aperto dalla folla, la sua maest caduta e l'insostenibile peso della sua
umiliazione. Attraversa il palazzo fino a giungere a quelle che erano
state le sue abitazioni private, dove lo sta aspettando Alessandra; il

volto di Nicola porta l'impronta della sofferenza, dell'amarezza,


dell'infinito senso di fallimento per aver tradito il suo lignaggio. La
coppia, sciolta in lacrime, si fonde in un abbraccio.
Durante la prigionia, Nicola si erige a baluardo emotivo della famiglia.
Sereno, tranquillo, si adatta con estrema nobilt alla nuova situazione,
e funge da elemento di coesione; si preoccupa per il futuro della Russia,
e desidera che il nuovo governo provvisorio sia in grado di risolvere la
situazione, dimostrando ora quella grandezza di spirito che lui purtroppo
non aveva avuto come governante. Alessandra, al contrario, lascia briglia
sciolta alla psicopatia che la domina e conserva un'ostinazione, un astio
e un orgoglio senza limiti. Non si rassegna al fatto di essere stata
privata dei lussi e dei dettagli di buon gusto che costellavano la sua
vita; passa dal lamentarsi in continuazione al rinchiudersi in un
silenzio che si erige come un muro tra lei e il nuovo inospitale mondo
che la circonda. Intransigente nei suoi giudizi, avulsa dalla realt,
testardamente convinta che i contadini e l'esercito si opporranno alla
Rivoluzione.
In Russia come all'estero, nessuno sa bene che cosa fare della famiglia
imperiale. Iniziano le negoziazioni con l'Inghilterra perch li accolga,
ma i dissapori tra il Soviet di Pietrogrado e il governo provvisorio
congelano il progetto. I britannici approfittano dei tentennamenti e si
ritirano con un comunicato nel loro stile: Il Governo di Sua Maest non
ritiene di insistere nella sua precedente offerta di ospitalit alla
famiglia imperiale.109 Si decide dunque il trasferimento della famiglia
in Siberia quando Lenin, aiutato dai tedeschi, lascia il suo esilio e
torna in Russia. Scoppia la Rivoluzione Bolscevica, il paese si divide in
due fazioni che lottano per farsi carico degli antichi Zar. Sono i
bolscevichi infine a impadronirsi del trofeo, e trasferiscono la coppia
assieme ai figli a Ekaterinburg, sulle pendici orientali degli Urali. Gli
Imperatori, che in passato ebbero tutto, si vedono ora costretti a vivere
come veri e propri detenuti, con diritto a una breve passeggiata
pomeridiana, pane nero e cibo spartano in una tavolata divisa con i
soldati e con una severa guardia che sorveglia i loro movimenti. Nel
frattempo, i russi bianchi - la fazione avversaria - si preparano a
raggiungere lo Zar per salvarlo; i bolscevichi lo vengono a sapere e
decidono di fucilare seduta stante la famiglia e distruggere le prove.
Nei dintorni di Ekaterinburgo vi una miniera abbandonata in mezzo a un
bosco: l i carcerieri degli Zar nascondono 680 litri di benzina e 200
chili di acido solforico con cui hanno intenzione di far sparire i
cadaveri. La notte tra il 16 e il 17 luglio del 1918, dopo settantotto
giorni di prigionia, i bolscevichi fanno irruzione nel dormitorio di
Nicola e gli ordinano di vestirsi e scendere nello scantinato. La
famiglia mezzo addormentata scende le scale, lo Zar tiene in braccio il
figlioletto. Nella scura stanza in cui giungono vi sono solo due sedie,
sulle quali si siedono per riposarsi gli Zar e Aleksej, ancora in braccio
al padre. Olga, di ventidue anni, Tatiana, di ventuno, Maria, di
diciannove, e Anastasia, di tredici, restano in piedi. Con la famiglia vi
sono quattro leali accompagnatori: il medico, un maggiordomo, la prima
cameriera di Alessandra e il cuoco di palazzo. Nessuno sospetta ci che
li attende.
Viene loro chiesto di allinearsi contro la parete per posare per una
foto, ma invece del fotografo irrompe un plotone di dodici uomini armati
che aprono il fuoco su corpi indifesi, senza dar loro neanche il tempo di
raccomandarsi a Dio. Gli Imperatori, Olga e tre degli accompagnatori

muoiono sul colpo, le altre tre figlie, Aleksej e la cameriera di


Alessandra sembrano invece immuni ai proiettili. Interdetto, il plotone
cerca di trafiggerli con le baionette, che penetrano nei corpi con grande
difficolt, dato che le donne hanno cucito nella fodera dei vestiti dei
gioielli che si oppongono all'assalto. Lo zarevic muove allora una mano
in direzione del padre inerte: una delle guardie lo vede e gli schiaccia
la testa con uno scarpone, sparandogli due volte nell'orecchio. Tutto
avviene senza urla. Gli assassini trascinano i corpi per strada quando,
improvvisamente, una delle granduchesse inizia a urlare. Simultaneamente
gli uomini crivellano selvaggiamente di spari il suo corpo, fino a
lasciarla del tutto immobile.
Avvolti i corpi in lenzuoli, li trasportano fino alla miniera nel bosco,
luogo prescelto per disfarsi delle prove della strage. I corpi nudi
vengono allineati sull'erba; la bellezza splendida delle duchesse ora
dilaniata, disfatta. Alcuni degli assassini si eccitano e le stuprano.Ho
sentito personalmente l'Imperatrice, era ancora calda110, si vanta in
seguito uno di loro, mentre un altro dice: Ora posso morire in pace,
dopo aver spremuto la... dell'Imperatrice111 (la parola denigrante
eliminata dal documento).
In seguito si impadroniscono i gioielli, segano i corpi, li riducono in
pezzi con un'ascia e li lanciano nel fuoco mentre sciolgono nell'acido
solforico le ossa pi voluminose. Sono loro stessi gli unici
responsabili dell'agonia della loro morte, si giustifica il capo
dell'operazione. Il tutto dura tre giorni.
L'Armata Bianca giunge a Ekaterinburg otto giorni dopo; lo stanzone dello
scantinato li accoglie con disegni osceni sulla famiglia reale, fori di
pallottole e graffi di baionetta. Tutti capiscono perfettamente quello
che successo, ma non c' possibilit di verificare se qualcuno
sopravvissuto al massacro.
Note
1. G. King, p. 163.
2. A. Kotsiubinski, p. 22.
3. Lettera di Alessandra Fdorovna a Rasputin, riportata da R. Massie,
p.198. L'Imperatrice si firma con il nome con cui si rivolge a lei
Rasputin.
4. H. Troyat, p. 9.
5. H. Troyat, p. 10.
6. A. Kotsiubinski, p. 83.
7. J. M. Romaa, p. 90.
8. J. M. Romaa, p. 99.
9. H. Troyat, p. 18.
10. H. Troyat, p. 18.
11. Nicola usa il termine in inglese; Sunny si pu tradurre con mio
(raggio di) sole".
12. Diario di Nicola, p. 104.
13. G. King, p. 85.
14. H. Troyat, p. 32.
15. Lettere citate da G. King, p. 87.
16. Durante il suo primo viaggio per le nozze della sorella.
17. G. King, p. 85.
18. G. King, p. 70.
19. G. King, p. 79.

20. G. King, p. 80.


21. G. King, p. 80.
22. R. Massie, p.55
23. o ussero, in alcuni eserciti europei del passato (es. francese,
prussiano), indicava un soldato di cavalleria leggera
24. G. King, p. 107.
25. G. King, p. 112.
26. Lettera trascritta da G. King, p. 92.
27. G. King, p. 113.
28. G. King, p. 114. 29 G. King, p. 114.
30. G. King, p. 118.
31. R. Massie, p. 59.
32. R. Massie, p. 61.
33. Piatto tradizionale russo che consiste in una zuppa di barbabietole.
34. G. King, p. 130.
35. H. Troyat, p. 32.
36. Ricordi di Madelaine Zanotti, G. King, p. 205.
37. Lettera di Nicola Mihajlovic a Nicola II, citata da H. Troyat, p.
126.
38. G. King, p. 179.
39. M. Romaa, p. 37.
40. G. King, p. 181.
41. G. King, p. 181.
42. J. M. Romaa, p. 55.
43. H. Troyat, p. 32.
44. G. King, p. 192.
45. H. Troyat, p. 32.
46. J. M. Romaa, p. 42.
47. R. Massie, p. 105.
48. R. Massie, p. 134.
49. Gillard, citato da G. King, p. 200.
50. R. Massie, p. 134.
51. H. Troyat, p. 29.
52. E. Radzinsky, p. 107.
53. R. Massie, p. 181.
54. J. M. Romaa, p. 99.
55. Filipov.
56. E. Radzinsky, p. 105.
57. A. Kotsiubinski, p. 69.
58. R. Massie, p. 195.
59. Maurice Palologue, citato da G. King, p. 208.
60. H. Troyat, p. 53.
61. H. Troyat riproduce le quattro lettere a cui questi frammenti
appartengono, p. 49.
62. G. King, p. 201.
63. R. Massie, p. 174.
64. R. Massie, p. 176.
65. R. Massie, p. 176.
66. E. Radzinsky, p. 134.
67. Le tre citazioni provengono da P. Gilliard, p. 345.
68. G. King, p. 290.
69. H. Troyat, p. 46.
70. G. King, p. 205.

71. La zarina si firma con il nome con cui la chiama Rasputin. Questa
lettera e la precedente sono riprodotte da G. King, p. 217.
72. Articolo di giornale riprodotto da G. King, p. 220.
73. G. King, p. 218.
74. G. King, p. 218.
75. H. Troyat, p. 48.
76. H. Troyat, p. 55.
77. G. King, p. 219.
78. G. King, p. 209.
79. G. King, p. 220.
80. H. Troyat, p. 65.
81. Parlamento russo.
82. G. King, p. 231.
83. H. Troyat, p. 140.
84. G. King, p. 254.
85. Le lettere di Alessandra a Nicola sono riprodotte da H. Troyat, pp.
112-147.
86. G. King, p. 255.
87. 10 giugno 1915. H. Troyat, p. 113.
88. 12 giugno 1915. H. Troyat, p. 113.
89. R. Massie, pp. 293-294.
90. M. Romaa, p. 425.
91. Lettera del 15 novembre 1915, citata da H. Troyat, pp. 142-146.
92. Lettera citata da H. Troyat, pp. 142-146.
93. G. King, p. 268.
94. G. King, p. 268.
95. H. Troyat, p. 107.
96. Lettera di Alessandra a Nicola, 22 settembre 1916. H. Troyat, p. 162.
97. 22 settembre 1916. Lettera citata da H. Troyat, p. 127.
98. Jusupov, citato da E. Radzinsky, p. 567.
99. Jusupov, citato da E. Radzinsky, p. 568.
100. Jusupov, citato da E. Radzinsky, p. 569. 101 Jusupov, citato da E.
Radzinsky, p. 568.
102. Puriskevic, citato da E. Radzinsky, p. 572.
103. Puriskevic, citato da E. Radzinsky, p. 573-575.
104. Puriskevic, citato da E. Radzinsky, p. 573-575.
105. E. Radzinsky, p. 575.
106. Puriskevic, citato da E. Radzinsky, p. 576.
107. E. Radzinsky, p. 579.
108. R. Massie, p. 384.
109. R. Massie, p. 384.
110. M. Farquhar, p. 283.
111. M. Farquhar, p. 283.

ERZSEBET BATHORY (1560 - 1614)


La bevitrice di sangue
L'unico ritratto1 di Elisabeth (Erzsebet) Bathory giunto sino a noi
restituisce all'osservatore l'immagine di una donna repressa,
bacchettona; il suo volto dallo sguardo senza anelito pare appartenere a
una creatura remissiva, che non osa nemmeno possedere aspirazioni
personali perch sa di essere, in fin dei conti, schiava degli altri.

A volte, per, le apparenze nascondono una verit straordinariamente


oscura e segreta. Quella di Erzsebet, poi, raccapricciante e sordida,
diametralmente opposta al perbenismo che emana dal suo ritratto. Tale
verit, ciononostante, resta nascosta a lungo, sino a che, poco dopo
l'inizio del XVII secolo, quando Erzsebet gi in l con gli anni,
appaiono i cadaveri ancora freschi di venti ragazze selvaggiamente
mutilate nei dintorni del castello di Csejthe2, dove la nostra
protagonista dimora. I cadaveri, tutte ragazze in et puberale, hanno le
dita amputate, cos come le zone pi delicate del seno. La carne
lacerata e morsa, il volto sfigurato.
Non che la visione di una morte orrenda fosse una novit. La guerra
contro i turchi aveva da tempo abituato gli ungheresi alla sua presenza,
ma ci che riaffiora ai piedi del castello non fa parte di un bottino di
guerra, n tantomeno sono i resti del pasto di una bestia famelica. Si
tratta invece del lavoro selvaggiamente meticoloso di una mente lunatica,
poich alla strage, apparentemente disordinata, si sovrappone una
strategia umana calcolata. Le martiri, infatti, hanno caratteristiche
comuni: tutte sono donne sotto i diciotto anni (alcune ancora bambine),
bionde, alte, nubili; tutte sono state sottoposte a crudeli amputazioni,
hanno subito il prelievo del sangue fino all'ultima goccia, le loro vene
sono state tagliate a forbiciate. La deturpazione del viso e di vaste
parti del corpo tanto minuziosa che risulta impossibile risalire
all'identit delle disgraziate.
Lo spaventoso ritrovamento d vita a un ciclone di voci che raggiunge
Vienna e si abbatte sull'Ungheria, dove, poco a poco, vengono alla luce
nuovi cadaveri con segni di tortura simili. Il popolo trema e i nobili
riescono a mala pena a credere a ci che sentono. I dardi dello scandalo
puntano nientemeno che alla famosa contessa Erzsebet Bathory.
Contessa in un'Ungheria asservita e brutale
All'epoca Erzsebet una rispettabile signora, prossima al mezzo secolo,
appartenente a una delle famiglie pi opulente d'Ungheria, nipote del re
di Polonia per parte di madre e del principe di Transilvania per parte
paterna.
Oltre a essere conosciuta per i suoi importanti ascendenti, sono famosi
anche il suo carattere severo e le sue cef alee, per combattere le quali
esige che le venga posto sulla fronte un piccione, appositamente
squartato accanto al suo letto; le interiora dell'uccello, inoltre,
devono essere ancora calde, la vita dev'essere scorsa fino a un istante
prima, giacch altrimenti la dolente non ne trarr beneficio alcuno. Le
inservienti e le dame di compagnia temono le emicranie di Erzsebet come
la peste. Quando ne soffre, la malata diventa del tutto isterica,
insulta, morde e strappa i capelli a chiunque, coraggiosamente, le si
avvicina; la servit afferma di sentirla urlare per ore intere. Queste
emicranie favoriscono, inoltre, la sua devozione nei confronti di
talismani, esorcismi, pozioni di mandragora e belladonna, erbe dalle
propriet allucinogene che in quest'epoca vengono adoperate dalle
partorienti o dai feriti di guerra per mitigare il dolore.
Erzsebet diventa dipendente da queste e altre droghe; l'interesse per i
poteri occulti, i distillati e gli esperimenti con erbe velenose tanto
forte in questo periodo da arrivare a piegare ai suoi incanti addirittura
lo stesso Imperatore Rodolfo II3, che a tal fine fa costruire nelle sue
abitazioni private un laboratorio in cui trascorre giorni e notti.

Tra l'ultimo quarantennio del XVI secolo e l'inizio del XVII, cio lungo
l'arco della vita di Erzsebet, l'Ungheria agonizza per la feroce guerra
contro l'Impero Ottomano, che aveva gi fatto sua una fetta importante
della regione. I turchi spazzano via gran parte delle vestigia di ci che
conquistano, soprattutto a Buda, lato occidentale dell'attuale Budapest,
dove insediano la propria capitale. A partire dal 1458, sotto il regno di
Mattia Corvino, l'Ungheria si era tramutata in una delle corti
rinascimentali pi lussuose ed erudite d'Europa; i palazzi sul Danubio e
l'immensa biblioteca ricca di testi scientifici erano i testimoni di una
magnificenza che gli invasori ottomani, dando sfoggio di tutta la loro
distruttivit, riducono in cenere.
A partire da allora, l'odio verso i turchi avvelena l'intera esistenza
degli ungheresi; i signori lasciano da parte la loro sete di cultura e
non riescono pi a concepire la vita se non sul campo di battaglia,
mentre i contadini lavorano la terra tenendo pronta la spada, con lo
sguardo sempre rivolto all'orizzonte in caso appaia un selvaggio che, in
nome di Allah, cerca di impossessarsi di nuovi schiavi.
Come se non bastasse, la parte di Ungheria che non stata invasa dai
turchi divisa in due parti, con sovranit indipendenti, sebbene in
accordo per collaborare contro l'assalto ottomano. L'area territoriale
pi importante governata dalla dinastia cattolica degli Asburgo, la cui
sede sociale e politica si trova a Vienna. Agli ungheresi, che
abbracciano invece il protestantesimo, non rimane che la Transilvania,
una ben misera porzione se confrontata con il resto di quella che era la
loro antica nazione, e per di pi aspra, umida, ancorata a un regime
bellicoso e poco raffinato che non va pi di moda nel resto d'Europa,
dove gi da tempo si assaporano i piaceri del tardo Rinascimento,
dell'ozio e delle occupazioni salaci.
L'Alta Ungheria alza barricate di fronte all'ingentilimento dell'Europa.
Fustigata dalla guerra, conosce ormai solo brutalit e sete di vendetta,
arti nelle quali si tramutata in maestra universale. E non si pone
problemi nell'applicarle, anche tra compatrioti. Un intrepido
viaggiatore4, che in quel periodo ebbe il sangue freddo di avventurarsi
per quelle terre, racconta che, quando gli ungheresi scoprivano un
qualche tradimento, soprattutto se compiuto in favore dei turchi, non
passavano a fil di spada il traditore, ma il suo cavallo: in seguito ne
estraevano le interiora, mettevano al loro posto il proprietario e
ricucivano l'animale affinch, ancora vivo, marcisse contemporaneamente
al suo destriero.
Nel bel mezzo di un ambiente tanto orrendo, Erzsebet Bathory costituisce
una rara eccezione. Nella sua dimora giungono i venti dell'Europa che
portando con s le pagine dei libri francesi e italiani. La contessa
conduce la sua esistenza dando le spalle alla guerra, si apre alla vita
licenziosa, all'abbigliamento opulento che arricchisce di perle, gioielli
di smalto e broccati, e, come degno coronamento della sua raffinatezza,
profumi ed essenze orientali. Questo atteggiamento non pu non attirare
l'attenzione in un periodo in cui il fetore era moneta corrente. Una
cronaca del tempo racconta che nei castelli di Erzsebet tutte le camere
e le sale emanavano profumi soavi. La contessa d il benvenuto anche a
particolari strumenti sessuali, con predilezione per i vibratori che
venivano prodotti a Venezia usando velluto rosa o cristallo, e che
costavano una fortuna. La dama completa infine la sua regale signorilit
sfoggiando una pelle senza traccia di cicatrici e una bocca dalla
dentatura di discreto colore. Quando si recava a una festa, mentre

scendeva dal calesse, si radunava una moltitudine desiderosa di essere


sfiorata dall'aura della sua bellezza, commenta un cronista dell'epoca.
Non vi sono nozze o balli a cui Erzsebet non sia invitata. La sua
presenza un onore; la sua nobilt attira costanti attenzioni, non solo
in Ungheria, ma anche in Austria, dove acquista una fastosa casa-palazzo5
per poter accogliere in situ la valanga di offerte sociali.
Mio carissimo marito
Quando i cadaveri con cui inizia questo capitolo vengono alla luce,
Erzsebet gi vedova del conte Ferencz Nadasdy, aristocratico
fedelissimo all'Imperatore Massimiliano e al suo successore Rodolfo II,
del quale, con certezza, amica anche la Bathory.
Ferencz - Francesco in italiano - apparteneva a una delle famiglie pi
ricche e colte di Ungheria. Suo padre aveva studiato alle universit di
Graz e Bologna, fatto che costituiva una squisita rarit tra i suoi
compatrioti, e nel 1537 aveva persino finanziato la stampa del primo
libro in ungherese, ancor oggi conservato al Museo Nazionale di Budapest.
A dispetto della raffinatezza e dell'abbondanza che avevano
contraddistinto la sua giovinezza, Ferencz era maggiormente sedotto dai
rischi della lotta contro i turchi che dalla sapienza dei libri, e in
tale occupazione infuse un impegno talmente poderoso che fin per
guadagnarsi il rispetto del suo paese e il soprannome di Beg (Signore)
Nero, senza che risulti ben chiaro a cosa sia dovuto l'appellativo; si
pu supporre che nella sua patria si attribuisse una qualche eccelsa
qualit al colore della notte.
Nonostante infligga tanta morte nel corso negli anni, curiosamente
Ferencz pratica con devozione (e con svariati digiuni) la religione
protestante, quando gli intervalli della guerra glielo consentono. In uno
di questi momenti di sensibilit spirituale, fonda addirittura un
monastero. L'uomo passa le guerre uccidendo e le tregue pregando finch,
nel 1604, muore pregando all'et di quarantanove anni. Lascia tre figlie
e un solo maschio, Pl, ancora nel ventre di sua moglie, che a
quell'epoca era prossima al compimento dei quarantatre anni.
Il matrimonio tra Erzsebet e Ferencz viene combinato in fretta e per
convenienza, come era solito fare ai tempi. I genitori di entrambe le
famiglie siglano l'accordo nel momento di piena apoteosi economica di
entrambi i lignaggi, quando la bambina ha undici anni e il ragazzo
diciassette. In quel periodo, i genitori di Ferencz danno maggior peso
alla succulenta dote della fanciulla piuttosto che a un dettaglio di
somma importanza: l'endogamia che persiste nella famiglia da quasi tre
secoli, e gli individui con gravi ritardi mentali che ne sono scaturiti.
Persino i genitori della sposa sono cugini di primo grado, e dalla loro
unione viene alla luce Istvn, fratello di Erzsebet, la cui sadica
condotta gli vale l'appellativo di Stefano il Crudele.
La promessa sposa, ancora adolescente, segue la rituale tradizione e
abbandona la poco colta libert del castello dei genitori per
trasferirisi con un calesse a quattro cavalli nel castello del fidanzato,
a Srvr, dove verr educata dalla futura suocera. Orsolya, questo il
nome della donna, la sottopone a una scrupolosa educazione e cerca di
trasmetterle lo spirito irreprensibile di cui fanno sfoggio i membri
della sua famiglia. A differenza di quello che andava di moda in quel
periodo di matrimoni combinati, e spesso infelici, certo che i genitori
di Ferencz si adorassero con un'effusione di tale profonda tenerezza che

non potevano evitare di scriversi tutti i giorni quando erano separati


(ancora oggi si possono leggere le loro lettere). Ma la signora Orsolya
non elargisce lo stesso affetto alla fidanzata del figlio, che si vede
costretta a contenere duramente, dato che le era stata data in custodia
con una dose di docilit piuttosto scarsa.
Gi a quest'epoca Erzsebet soffre di spaventosi mal di testa che riesce a
lenire solo facendo in modo che qualcuno ai lei vicino soffra e gridi pi
di lei; in questo momenti vuole al suo fianco una domestica dalle forme
abbondanti e, non appena costei sollecitamente appare, la sofferente si
lancia come un lupo sulla sua spalla, mordendola e masticando poi il
brandello strappato. C' da immaginare che persino le pareti tremassero
all'urto dei decibel delle grida della serva sommati a quelli della
giovane emicranica.
Orsolya, verosimilmente scandalizzata dal metodo curativo a cui i
familiari avevano abituato la piccola, tenta in ogni modo di estirparlo,
imponendone di differenti. Tuttavia, le maniere usate per inculcare le
pratiche alternative non sono particolarmente soavi: ci sono giunte
testimonianze di come in Erzsebet nutra un odio iracondo verso la futura
suocera, tanto da spingerla a implorare in segreto i genitori di
portarsela via il pi presto possibile (cosa che non ottiene mai).
Tuttavia, nonostante l'astio che le provocano i suoi rigidi metodi
educativi, a Orsolya che la contessa deve la raffinata cultura che le
varr in futuro tanto successo sociale.
Nella casa della sua famiglia di adozione Erzsebet apprende quattro
lingue, oltre che a scrivere con calligrafia perfetta, a leggere
Boccaccio, a ballare come una raffinata dama le danze che arrivavano
dalla Francia e dall'Italia, a mangiare in modo frugale, a lavarsi
frequentemente, a cospargersi il corpo con essenze di rosa e gelsomino
come si faceva negli harem turchi, ad amare il lusso nel vestire, i
gioielli, le feste, il culto per la freschezza e il candore della pelle e
anche, come no, per i capelli biondi alla Botticelli. Erzsebet li aveva
castani, spiacevole contrattempo che corresse grazie a una laboriosa
ricetta italiana, che prescriveva di lavarli dieci volte con impacchi di
zafferano, camomilla e cenere. Durante l'inverno bisognava esporre i
capelli umidi al calore di un fuoco intenso, in estate ai raggi del sole,
mentre il viso rimaneva ben protetto sotto creme e unguenti a base di
foglie macerate di giusquiamo, stramonio e belladonna, piante dalla
natura velenosa ma con propriet schiarenti per la pelle.
Infine, dopo quattro anni di stretta vigilanza e preparazione presso il
castello della sua famiglia politica, il matrimonio di Erzsebet e Ferencz
si concretizza quando la ragazza compie i quindici anni. La pompa nuziale
dura pi di un mese, trascorso il quale Orsolya muore: a quanto pare lo
sforzo di consegnare al figlio una fanciulla dall'educazione pi o meno
garantita l'aveva consumata. Tuttavia, il suo sforzo non sar stato vano,
giacch l'eleganza di Erzsebet in futuro briller nei circoli sociali ben
al di l di quella del marito.
Ciononostante, in questo periodo, germoglia nella personalit di Erzsebet
il seme di un narcisismo patologico. Dopo alcuni anni di matrimonio, la
giovane inizia a farsi notare come persona affamata di lusinghe e
ammirazione costanti; diventa dipendente dall'esibizione, dalla
grandiosit, e viene configurandosi in lei un egocentrismo esasperato;
non ammette critiche, attribuisce agli altri difetti che le appartengono:
Tutte voi mi invidiate, accusa le sue dame di compagnia pi giovani,
mentre in realt lei quella che non tollera la leggiadria di nessun

altra donna, nemmeno di quelle che in futuro saranno le sue figlie. Si


contempla ossessivamente allo specchio per ore e ore, giorno e notte, e
per somma disperazione delle sue damigelle prende l'abitudine compulsiva
di cambiare continuamente il proprio abbigliamento, e di non dirsi
soddisfatta finch tutto non perfetto, fino al pi insignificante
dettaglio... per poi disfare tutto un attimo dopo. Nell'arco di una sola
giornata arriva a cambiarsi sei o sette volte abito, scarpe, gioielli e
acconciatura. Quando una delle sue aiutanti di camera commette il bench
minimo errore nella scelta di un capo o di un accessorio, si tratti anche
solo di una semplice spilla, Erzsebet la castiga brutalmente, come
vedremo pi avanti. La contessa, in definitiva, una giovane
straordinariamente insopportabile.
A dispetto di tutto ci, e forse grazie all'esempio dei genitori Nadasdy,
gli sposi conservano fino alla fine un'unione felice. I rispettivi amanti
non fanno molta presa nei loro cuori, sebbene non abbiano certo riguardo
nell'esibirli pubblicamente quando sono separati l'uno dall'altra.
rimasta testimonianza dei comportamenti di Erzsebet in assenza del marito
guerriero: Un tale Jezorlavy Istok (...) si divertiva voluttuosamente
con Erzsebet Bathory, anche deliberatamente alla presenza degli altri,
afferma anni dopo uno degli inservienti della contessa.
Nonostante accompagnatori e accompagnatrici, si diceva che nel letto
della contessa non si facessero discriminazioni rispetto al sesso
dell'amante: tutti i testimoni si trovano d'accordo nell'affermare che
queste storie di sesso non sono niente di pi che un semplice sfogo
occasionale, quando la coppia si trova separata a causa della guerra. Si
conservano fino a oggi gli affettuosi scambi epistolari tra i due, nella
maggior parte dei quali Erzsebet comunica a Ferecz la sensazione del
focolare da cui lontano, impegnato in battaglia; ma a differenza
dell'assoluta devozione che sua suocera manifestava al suo sposo quando
questi si assentava, la contessa inserisce nei suoi resoconti un pizzico
di insinuante lagnanza:
Al mio carissimo sposo, Sua Eccellenza Nadasdy Ferencz.
A lui appartiene questa missiva.
Mio adorato marito, ti scrivo per parlarti delle nostre figlie. Grazie a
Dio
stanno bene. Ma a Osik dolgono gli occhi e a Kato i denti. Io sto bene,
ma
mi duole il capo e anche gli occhi. Dio ti protegga, Ti scrivo da Srvr
nel
mese di San Giacomo (8 luglio) del 1596.6
Sebbene lo stile sia conciso, da notare come la contessa instilli
veleno nel cuore della psicologia maschile. Gli uomini, allora come oggi,
sono educati alla risoluzione dei problemi, e la percezione personale del
loro valore dipende dall'efficacia con cui riescono a farlo. In casa vi
sono problemi che Ferencz non pu risolvere per motivi di ubicazione, tra
le altre cose. Cos, con sottigliezza e malizia, Erzsebet lancia una
fiocina affinch nel marito guerriero si apra una ferita dovuta al senso
di colpa e la sua autostima ne esca debilitata. Questo messaggio, come
altri che vengono successivamente, permette di farsi un'idea del
carattere manipolatore di Erzsebet, occultato sotto un'apparenza di
vittima sottomessa e rassegnata, e del quale far un uso smisurato alcuni
anni dopo.

Ma non si comporta sempre cos. In certe occasioni il marito al fronte


riceve ricette di stregoneria, di cui la moglie smodatamente
appassionata:
(...) Colpisci con un bastone bianco una piccola gallina nera fino a
ucciderla. Versa un po' del suo sangue sul nemico. Se non
raggiungibile, versa il sangue su un indumento che gli appartenga. Non
potr farti pi del male.
Le intenzioni sono senza dubbio buone, ma certo non pratiche, dato che
l'ultima cosa che uno si aspetta di sentire nel mezzo della battaglia
il coccod di una piccola gallina, per giunta nera, anche se a ben
guardare, pure la questione del bastone bianco presenta le sue
difficolt. In tutto ci, ancor pi improbabile riuscire ad acchiappare
un nemico vivo e disponibile a essere bagnato con il sangue.
Diluvio di voci
Nel momento in cui rimane vedova, Erzsebet Bathory possiede niente meno
che sedici castelli in Ungheria, oltre al gran palazzo viennese. La sua
cultura, fortuna e fama sono talmente riconosciute che i nobili inviano
le proprie figlie affinch apprendano da lei tutte quelle arti che una
dama non dovrebbe ignorare. Perci, quando vengono portati alla luce i
primi cadaveri torturati, le alte sfere rimangono a bocca aperta,
incredule al solo sentir pronunciare il nome della vedova in maniera
tanto ignominiosa, ma allo stesso tempo, con nonchalance dato che non si
pu mai sapere, i padri delle fanciulle reclamano il loro immediato
ritorno a casa.
Poco a poco una valanga di mormorii addita Erzsebet come artefice
dell'abominevole orgia di morte. Contemporaneamente, spuntano dal nulla
alcuni testimoni, che fino ad allora avevano tenuto la bocca ben
sigillata: qualche domestica che era riuscita a fuggire salvandosi
miracolosamente la vita, il parroco del villaggio di Csejhte, la madre di
una bambina di dieci anni che era entrata come dipendente nel castello e
non ne era mai pi uscita, e persino i frati che vivevano di fronte alla
casa-palazzo che la contessa possedeva a Vienna. Improvvisamente sono
tutti disposti a elencare una serie di orrori che avevano visto o
sentito. I frati viennesi, concretamente, affermano che ogni volta che la
contessa presente a palazzo si sentono delle urla raccapriccianti
attraversare le pareti esterne, tanto acute da non permettere loro di
dormire. A quel punto essi si trovano costretti a lanciare paioli contro
le finestre del palazzo in segno di inorridita protesta, senza che per
questo le grida cessino per altre lunghe ore. All'alba poi vedono spesso
le due inservienti pi fedeli di Erzsebet riversare per strada secchi di
acqua mista a un'enorme quantit di sangue.
Per di pi, affermano che lo spettacolo non una novit, anzi che si
ripete da tempi tanto remoti che a mala pena la memoria vi attinge.
Nessuno aveva mai osato dire una sola parola a riguardo per paura delle
rappresaglie che avrebbero potuto compiere i potenti familiari di
Erzsebet; ora, invece, spalleggiandosi l'un l'altro, approfittando del
fatto che la contessa vedova e che suo fratello Istvn morto, tutti
danno fiato alle trombe. Cos, per esempio, una serva del castello
chiamata Suza, a cui non era successo nulla perch era protetta dal
sindaco di Svr, dichiara sotto giuramento che durante il suo periodo
di servizio aveva visto ottanta ragazze morte in seguito a un'orrenda
tortura: Apparivano nere come il carbone a causa del sangue coagulato

sui loro corpi. Altre persone in servizio da lunga data raccontano che
Erzsebet puniva le ragazze facendole lavorare nude e, non soddisfatta di
questa infame umiliazione, esigeva che i camerieri giovani e vecchi le
contemplassero mentre cucivano o legavano fascine di legna. La vessazione
raggiungeva livelli tali che alcuni non potevano trattenersi
dall'abbassare lo sguardo.
Gradualmente le mostruosit attribuite alla contessa aumentano di numero
e gli echi si diffondono fino ad arrivare all'orecchio del reggente in
carica, il re Mattia, fratello e successore di Rodolfo II, vecchio amico
di Erzsebet. Ciononostante, il testimone attraverso cui giunge la notizia
il maestro e tutore di Pl, unico maschio e figlio minore di Erzsebet.
Il tutore in questione, Megyery il Rosso, afferma di aver minacciato in
varie occasioni la contessa: Un giorno racconter tutto. Attribuisce a
Erzsebet una crudelt sadica illimitata e la descrive come una specie di
gigantesca bestia, una strega assassina che non merita nient'altro che il
rogo. Ha lo stemma familiare della follia, sostiene, ricordando al re
che, effettivamente, l'albero genealogico di Erzsebet costellato di
individui seriamente squilibrati.
Albero genealogico pieno di squilibrati
Istvn, fratello della contessa, un sadico e un ladro impenitente e suo
zio - dallo stesso nome - principe di Transilvania, talmente folle che
in piena estate si ricopre di pellicce e scivola con una slitta su strade
ricoperte di sabbia bianca come se fosse neve, giacch il disgraziato
confonde l'estate con l'inverno. Un altro cugino, Gbor, al quale secondo
le cronache nessuna donna resisteva, sceglie l'unica che gli
proibita: sua sorella Anna; con cui commette ripetutamente incesto. Molti
parenti prossimi a Erzsebet hanno sofferto epilessia, che allora era
considerata prova irrefutabile della condizione di indemoniato. Si
racconta che all'apice degli attacchi questi si gettassero al suolo e
mordessero tutto ci che potevano raggiungere.
In quanto al cugino di secondo grado, Sigismondo Bathory, principe di
Transilvania nel 1595 e premiato con il Toson d'Oro dalle mani di Filippo
II di Spagna, governa a suon di folli capricci, rendendo impossibile la
vita ai sudditi e, soprattutto, alla sua infelice sposa Maria Cristina,
principessa d'Austria. Sigismondo sostiene che la moglie lo ripugna a tal
punto da non potersi trattenere dall'urlare quando la vede, soprattutto
se ci avviene di notte. Per poter ripudiare la moglie senza offendere la
Chiesa, non esita a dichiararsi impotente, senza che si conservi
testimonianza se ci sia o meno vero; comunque, in questo modo riesce ad
averla vinta, non solo invalidando il vincolo matrimoniale, ma facendo
anche rinchiudere la povera Maria Cristina in un convento di clausura,
privandola di ogni possibilit di conoscere le gioie di un vero amore. Se
questo non sufficiente, Sigismondo sente e vede anche fantasmi che
nessun altro in grado di scorgere. Alla fine, con il sollievo di tutti,
fugge dalla Transilvania e si rifugia in Polonia in compagnia dei suoi
amici immaginari, che a quanto pare sono gli unici che riescono a
sopportarlo e che non lo avrebbero mai abbandonato.
Oltre a questo saporito grappolo di parenti maschi, anche una zia di
Erzsebet gode di una fama funesta. Il suo nome Klara Bathory, e le
testimonianze del suo disturbo mentale e delle sue deviazioni sessuali
riempiono tre corposi volumi attualmente conservati nella Biblioteca
Nazionale di Vienna. Klara uccide i suoi quattro mariti, il secondo dei

quali viene soffocato nel proprio letto; forse stermina anche parte dei
suoi amanti, sebbene di ci non ci siano giunte prove affidabili. Di lei
si sa per certo che le relazioni lesbiche la affascinano tanto quanto
quelle che intrattiene con uomini pi giovani. All'ultimo di questi
amanti regala un castello, poco prima che una truppa turca catturi
entrambi, infilzando lui in uno spiedo per poi arrostirlo, e violentando
lei ripetutamente. Poich, contro ogni aspettativa, resiste senza morire,
i turchi finiscono con il pugnalarla a morte. Klara in questa storia
fondamentale per l'influenza che esercita su Erzsebet, le faceva visita
con costanza e aveva tentato di contagiarla con il suo gusto per la
ninfomania senza distinzione di sesso.
Calunnie?
Re Mattia, che viene messo a conoscenza di tutto questo arsenale
genealogico, conosce di persona Erzsebet, tanto amica del suo
predecessore Rodolfo II. L'ha sempre considerata una donna altezzosa,
egocentrica e alquanto strana, qualit piuttosto comuni tra gli individui
del suo rango e del suo tempo. Erzsebet anche una madre poco
affezionata ai suoi quattro figli, sebbene neanche questo fosse strano
tra gli appartenenti alla sua condizione sociale. Attira invece
l'attenzione l'oscuro seguito che l'accompagna dovunque: cinque
personaggi maleodoranti, di una bruttezza incommensurabile, che sembrano
usciti da un sortilegio compiuto da una mente evidentemente molto mal
intenzionata. Il re comunque pensa che tale eccentricit sia il male
minore, soprattutto considerando che non rovina l'immagine di nessun
altro se non di lei stessa. Oltretutto, quando Mattia II interroga i
vicini, la servit in servizio o i familiari di Erzsebet, nessuno
risponde con chiarezza, nessuno la accusa apertamente di pazzia o di
sadica malvagit... nessuno tranne testimoni indiretti e antichi
domestici, presumibilmente tormentati dall'invidia.
I braccianti di alcuni dei suoi feudi, a cui la contessa non aveva mai
abbonato le imposte, affermano di aver visto ogni notte, per anni e con
cadenza regolare, gli aiutanti della nobildonna gettare corpi inerti nel
fossato.
Il rapporto pi credibile quello del parroco di Csejthe, un individuo
arrivista, secondo le testimonianze, che non appena gli si presenta
l'opportunit di parlare al di fuori del suo minuscolo latifondo si
atteggia a persona importante. Il rampante cappellano sostiene che da
molti anni la contessa lo obbliga a seppellire, nel pieno della notte,
molte giovani decedute in circostanze misteriose. Lei sempre presente.
Aggiunge inoltre che il problema viene da lontano, dato che il sacerdote
suo predecessore aveva lasciato nascosta in sagrestia una lettera in cui
si spiegava che, sotto diretta minaccia della signora, aveva seppellito
molte giovani che prestavano servizio al castello, arrivando a sotterrare
nove cadaveri in una sola notte. A tanto succulenta informazione, il
parroco ne aggiunge un'altra non meno spaventosa: uno dei giorni di
sepolture di massa si lasci scappare troppe domande. Non ti impicciare
dei fatti del castello e io non mi impiccer di quelli della tua chiesa,
fu la risposta. Il giorno seguente ricevette un cestino di pasticcini in
ringraziamento per i servigi prestati. Prudente, l'uomo li fece mangiare
al suo cane e pot comprovare come, poco dopo averli ingeriti, l'animale
cadde vittima di una mortale agonia.

Alla testimonianza del cappellano si aggiungono le accuse del suddetto


Megyery, precettore di Pl, che all'epoca era un'innocente creatura di
dieci anni, unico figlio maschio di Erzsebet ed erede della fortuna
Nadasdy. Tenendo in considerazione questo elemento, il re ha
l'impressione che nel precettore, a dispetto del fatto di essere un uomo
in cui ripone personalmente fiducia, possa albergare qualche intenzione
segreta di appropriarsi dell'appetitoso patrimonio del piccolo
successore. Tuttavia, appena questi testimoni iniziano a parlare, altri
ne sorgono. La crudezza delle denunce aumenta esponenzialmente, fino a
raggiungere una proporzione tale da impedire al re di continuare a
mantenersi impassibile.
Vittime sempre bionde, belle, sane e vergini
Le denunce sostengono che ogni qualvolta qualcosa contraria la contessa,
che sia una festa in cui non ha ricevuto le lusinghe che ritiene di
meritare, o l'orlo del suo vestito leggermente scucito o che,
semplicemente, si senta annoiata, la donna viene assalita da vulcaniche
crisi isteriche. Ride, corre o grida come una pazza, e quasi sempre il
quadro completato da incontrollabili dolori di testa nel migliore dei
casi, o, nel peggiore, da una trance lunatica che scatena una mostruosa
sete di sangue.
In siffatti momenti, si sazia con domestiche o contadine scelte a caso
nel corso dei suoi viaggi. Aiutata dal suo raccapricciante seguito, del
quale si serve per evitare che le sue vittime si diano alla fuga, con un
tizzone ardente brucia loro guance, seni e altre parti del corpo, in modo
del tutto casuale. I testimoni aggiungono che ne strappa la carne a morsi
e in seguito le costringe a mangiarla, o lo fa lei stessa. A quanto pare,
le grida delle martiri costituiscono per la contessa il miglior rimedio
contro la noia e contro i suoi dolori, fatto che si era gi potuto
constatare quando era promessa sposa di Ferencz e viveva nel castello
della suocera. Ma ora, con il passare degli anni, questo non pi
sufficiente a Erzsebet, ha bisogno d'altro. Perci lega mani e piedi
delle sue vittime e apre loro la bocca con forza mascolina fino a
strapparne le commessure e slogarne la mandibola. Infila inoltre spilloni
sotto le loro unghie o in tutto il corpo, mentre proferisce un rosario di
insulti persecutori. Le vittime sono sempre donne vergini, robuste, sane
e di bell'aspetto.
Un'altra variante di tortura consiste nell'immergere le prede in acqua
gelata finch non muoiono per congelamento. Si racconta, inoltre, che la
contessa compia i suoi misfatti in luoghi reconditi all'interno dei suoi
possedimenti per non essere n vista n sentita, ma se il capriccio
dovesse invece assalirla nel mezzo di un viaggio, allora non si fa
scrupoli a mordere, trafiggere o sezionare la carne viva all'interno
della sua stessa carrozza, non per nulla porta sempre con s una
valigetta con la strumentazione necessaria.
Si dice che nei sotterranei dei suoi possedimenti vi sia ogni tipo di
arnese, alcuni dei quali altamente sofisticati, con cui infligge alle sue
vittime le pi umilianti mutilazioni. A tutto ci si somma l'informazione
pi lugubre di tutte, tanto raccapricciante che a mala pena la si pu
concepire nel peggiore degli incubi.
Si dice che la contessa, al culmine del martirio inflitto, ordini di
tagliare le vene delle vittime con coltelli o forbici, affinch il sangue
zampilli direttamente e con forza sufficiente per venire raccolto in un

immenso calderone. In seguito si spoglia e chiede che le versino sul


corpo il sangue ancora tiepido, facendo attenzione che nessun angolo
della sua pelle resti asciutto. Come ultima cosa, beve parte del sangue
che ha raccolto in una coppa d'oro.
Le voci affermano che la contessa sia dedita alla stregoneria, motivo per
cui fin da tempi remoti si fa accompagnare costantemente dal suo orribile
seguito, composto da cinque streghe e uno stregone dall'incommensurabile
fedelt, il cui nauseante odore percepito da tutti tranne che dalla
signora. Il gruppo mantiene una ferrea lealt tra i suoi membri. Sono due
di queste streghe - una di loro, J Ilona, era stata balia dei suoi figli
- che convincono Erzsebet del potere del sangue nel preservare la
rinomata freschezza della sua pelle. La sostanza deve provenire da
ragazze vergini, sane e giovani (alcune non raggiungono i dieci anni
d'et) o, altrimenti, non servir al fine desiderato.
Cenone natalizio a Csejthe
In un momento di estrema fragilit politica, l'immagine dell'Ungheria non
si pu permettere che una tale infamia sia nota all'estero. Urge che il
re Mattia verifichi se le gravi accuse sono fondate o se sono il crudele
frutto dell'invidia nei confronti di una ricca vedova che non pu
difendersi dalle calunnie in quanto sola e ormai anziana (all'epoca
Erzsebet ha circa cinquantanni). In entrambi i casi il suo ruolo di
governatore reale lo costringe a prendere rapidi provvedimenti: bisogna
chiarire l'accaduto, conoscere la verit, cosicch decide di inviare una
commissione investigativa a Csejthe, la residenza in cui la contessa
trascorre la maggior parte del suo tempo.
Corrono i primi giorni del dicembre 1610 e il sovrano non trova idea
migliore che scegliere come capo della spedizione il conte Gyrgy Thurz,
all'epoca governatore della provincia e, per di pi sposato con la cugina
di primo grado della sospettata. Prima che Thurz si unisse in matrimonio
con l'adorata moglie, lui ed Erzsebet avevano intrattenuto una bollente
relazione, resa ancor pi piacevole da una breve ma incandescente
corrispondenza; si scambiavano spiritosaggini in tedesco e in ungherese,
invitandosi a trascorrere gloriose notti nei rispettivi palazzi.
Forse per questo Thurz rimane pietrificato di fronte all'incarico,
inventa mille scuse e cerca di opporsi al progetto di spionaggio ai danni
della parente. Non sono altro che chiacchiere di paese, la giustifica il
governatore davanti al re; Erzsebet implacabile nella riscossione dei
pagamenti delle imposte e perci i mezzadri dei suoi feudi, impoveriti
dalla guerra e dai capricci del clima, sempre ingiusto ed estremo,
riversano sulla contessa il loro risentimento, confezionando storie di
streghe allo scopo di nuocerle. Ma tutto semplice calunnia, insiste
Thurz; lui stesso ha pernottato varie volte nei possedimenti della
cugina acquisita senza mai avvertire nessun indizio di criminalit; forse
di malinconia e di occasionali capricci femminili, questo s, ma di certo
ci nulla di esecrabile. possibile che Erzsebet sia un po' strana, e
che soffra di cefalee spaventose, ma una donna anziana, vedova e
nonna... a chi potrebbe mai arrecare danno trovandosi in una condizione
tanto svantaggiosa?
Il primo governatore, dunque, se la svigna da una situazione che gli
appare oltremodo imbarazzante. Di certo, il fatto di essere padrone di
un'appetitosa miniera d'oro nella regione conferisce potere alla sua
capacit di persuasione, e il governatore suggerisce al re un approccio

alternativo. Approfittando del fatto che si stia organizzando un lungo


viaggio verso Presburgo (attuale Bratislava), capitale dell'Alta
Ungheria, dove hanno luogo le sedute parlamentari, Thurz domanda a
Erzsebet di ospitare i viaggiatori a Csejthe. Si tratta di una zona
ideale per riposare, dato che il castello si trova a met del cammino e
poich imperversa il pi rigido degli inverni, il viaggio presenta
condizioni di estrema durezza. Gi che c', il governatore suggerisce, o
meglio impone, che, durante la sua permanenza, venga organizzata una
festa per celebrare il Natale.
L'evento richiede l'alloggiamento, per quattro giorni, delle famiglie di
pi alto lignaggio, compresa quella del re, con tutti i servitori,
lacch, uscieri e stallieri. Un autentico lavoraccio! pieno inverno e
il castello si erge nel luogo pi ventoso e freddo di tutta la
Transilvania. Bisogna riscaldare gli alloggi, i saloni e i corridoi;
appendere arazzi, lustrare il vasellame d'argento e d'oro, procurarsi le
vettovaglie e il personale di servizio... La contessa, tra l'altro, non
dispone di molto denaro. Dopo la morte del marito ha dovuto ripartire i
feudi tra i suoi figli e durante gli inverni nevosi quando i raccolti
sono nulli le cose si fanno ancor pi diffili. Ancor oggi si conserva una
lettera scritta in latino nella quale Erzsebet sollecita al consigliere
del re alcuni beni e favori. Tuttavia in questa occasione non si tira
indietro n protesta di fronte alla trappola che le hanno teso,
nonostante l'immenso sforzo umano ed economico che l'evento le richiede.
Senza che sia dato sapere in che modo si riesca a organizzare, la Bathory
accoglie con gran fasto i suoi invitati, tra cui sono presenti due dei
suoi generi (che sono anche alcuni parlamentari), il re Mattia in
persona, Thurz e Megyery, l'odiato precettore che tanto potrebbe
nuocerle. L'ultima sera la padrona di casa cura la magnifica tavolata,
addobbata con tovaglie ricamate in oro e stoviglie d'argento con piatti
enormi, confettiere, brocche e anfore ricoperte di ricchi smalti.
In alcuni pezzi rifulgono anche delle pietre preziose. La contessa
sfoggia una fascia nera tra i capelli, simbolo di vedovanza, e uno
splendido abito di velluto, seta, visone con maglia in perle, proprio
come ci si aspetta da una dama del suo rango in un'occasione tanto
distinta, considerato che siamo alla vigilia di Natale. Le gioie
smaltate, che tanto lustro danno all'Ungheria, scintillano alla luce
delle candele; le pellicce e i vestiti rendono onore all'occasione, con
le dame che seguono i dettami della moda viennese, a cui aggiungono
un'alta gorgiera, ritta quasi fino alla nuca, distintiva della loro
condizione di nobili ungheresi. Si odono conversazioni in tedesco e
ungherese; i corridoi ospitano un andirivieni di servitori e la cucina
brulica di un'attivit febbrile. L'opulento banchetto conquista una
generale ovazione e alla fine compare una torta spettacolarmente
decorata. Il re, Megyery e Thurz vengono omaggiati con generose
porzioni.
Tuttavia, non l'assaggiano. Quelli che lo fanno, il giorno dopo cadono
vittime di una spaventosa agonia che li conduce alla morte. Il dessert
conteneva un veleno letale destinato, senza ombra di dubbio, a coloro che
avevano l'autorit di poter arrestare e condannare Erzsebet; il fatto che
lungo la sua strada il dolce assassino si sarebbe portato via anche
innocenti invitati non rappresentava, a quanto pare, una questione
rilevante per la padrona di casa.
Sei accusata di averle uccise

Thurz, noto per il suo carattere aspro e vulcanico, e specialmente


Megyery, approfittano del momento in cui quasi tutti gli invitati se ne
vanno per affrontare faccia a faccia la contessa, mostrandole per la
prima volta la lettera che l'antico cappellano di Csejthe aveva nascosto
tra gli archivi della parrocchia e che, pochi giorni prima, il nuovo
pastore aveva inviato loro. In essa si raccontano i dettagli della
sepoltura di nove fanciulle in una sola notte.
Sei accusata di averle uccise comunica Thurz, continuando a
proteggersi dietro la presenza del segretario, che funge da copista e
testimone.
Erzsebet non alza la voce. Con tutta calma spiega che, effettivamente,
era stata costretta a ordinare la loro sepoltura in tutta fretta, poich
nel castello si era diffusa una malattia estremamente contagiosa che
aveva ucciso le giovani in un solo giorno. Erano tutte contadine assunte
da poco; di certo una di loro aveva portato con s il germe, o forse era
stato un animale. Di fronte al pericolo di una pestilenza collettiva, che
avrebbe scatenato il panico in tutta la regione, si era vista costretta a
seppellire i corpi segretamente e con la massima velocit, sperando che
la minaccia di contagio si fermasse l, come di fatto era successo.
Poi aggiunge: Inoltre, il pastore era un uomo molto vecchio, che beveva
pi del dovuto. Ubriaco com'era sempre, non era nemmeno cosciente di ci
che diceva.
Thurz alza ulteriormente la posta, comunicandole che testimoni credibili
affermano che solita farsi il bagno nel sangue per preservare una
giovent tuttavia gi perduta. Erzsebet nega tutto con espressione
disgustata, e accusa con durezza Megyery di aver dato vita a una vile
campagna di calunnie contro di lei solo perch desidera usurpare
l'eredit di Pl, il suo figlioletto indifeso. Di fronte alla denuncia di
aver offerto loro una torta avvelenata, la contessa afferma di essere
totalmente all'oscuro del fatto che qualche ingrediente potesse essere
avariato e che le dispiace moltissimo che un funesto epilogo abbia potuto
rovinare lo sfarzo di un invito in cui aveva investito grandi speranze e
fatica. Di conseguenza, poich la seduta parlamentare a Presburgo
incalza, Thurz e i suoi testimoni lasciano Csejthe senza aver ottenuto
alcuna prova di colpevolezza.
Ciononostante, appena giunto nella capitale, Thurz convoca una riunione
di famiglia a cui partecipano le figlie e i generi di Erzsebet, cos come
alcuni altri membri dei clan Bathory e Nadasdy. A dispetto del fatto che
la parente abbia tentato di avvelenarlo, e lui ne consapevole, si piega
al ricordo della passione che un giorno li aveva uniti e decide di
chiudere un occhio della torta. Il suo principale interesse ora
indirizzato alla salvaguardia del buon nome della famiglia a cui egli
stesso appartiene; la sinistra nomea che avvolge Erzsebet sta iniziando a
mettere in pericolo la sua posizione e la sua stessa immagine. Dopo
alcune dissertazioni degne dell'ottimo politico che , ottiene unanime
accordo sulla proposta di rinchiudere Erzsebet in un remoto monastero,
sperando che la rigida sorveglianza delle monache riesca ad arrestare le
sfrenatezze e gli abusi della contessa e allo stesso tempo soddisfi il
re.
Al re Mattia, d'altro canto, gi giunta notizia della strage provocata
dalla famosa torta avvelenata, le cui conseguenze si erano manifestate
alcune ore dopo che si era allontanato da Csejthe diretto a Presburgo
contemporaneamente. Il precettore Megyery prosegue nel suo intento di far

luce sul lato oscuro della vera Erzsebet e, appena allontanatosi dalla
festa della vigilia di Natale, perlustra tutti gli angoli possibili alla
ricerca di una qualche prova concreta e sufficientemente grave contro la
contessa. Impiega poche ore per trovarne.
Gli si presenta, disperato, un ex contadino, ora convertito in
gentiluomo, che, un mese prima, aveva lasciato che sua figlia si recasse
a Csejthe assieme ad altre venticinque fanciulle. Andavano dalla contessa
a ricevere lezioni su come diventare vere dame. Erzsebet, gi avanti con
gli anni, aveva sparso la voce di come le fosse estremamente penoso
svernare nel suo immenso e solitario castello. Si offriva di indottrinare
le figlie degli zemans7, insegnare loro le lingue e le buone maniere, in
cambio solamente del fatto che le facessero compagnia lungo il crudo
inverno. L'uomo aveva lasciato partire la figlia con piacere; tuttavia,
alla luce delle voci che stavano circolando sulla contessa,
immediatamente era stato assalito da inenarrabili preoccupazioni e
funesti presentimenti. Quando aveva bussato al castello, reclamando la
figlia, non gli avevano permesso di entrare, respingendolo con la forza;
al villaggio gli viene raccontato ci che ormai risaputo: che tutte le
ragazze sono scomparse il giorno stesso del loro arrivo, senza che
nessuno sappia che fine abbiano fatto.
Megyery rende pubblica quest'informazione durante la prima seduta
parlamentare, che si svolge con carattere d'urgenza il 28 dicembre del
1610, cio solo tre giorni dopo la cena natalizia a Csejthe con relativo
dolce mortale. Alla luce di ci che racconta il precettore, a Thurz non
resta altro da fare che tornare immediatamente e senza preavviso al
castello, cosa che fa, come un vulcano in eruzione, accompagnato dal
fedele segretario, dai generi di Erzsebet, dal parroco di Csejthe e da un
piccolo gruppo di soldati armati.
La stanza degli orrori
Il 29 dicembre attraversano a sorpresa il ponte sopra il fossato senza
che nessuno li possa trattenere. All'interno vi sono ancora tracce della
festa celebrata: c' molto disordine e ovunque vi sono persone che
rassettano e puliscono. Contro ogni aspettativa, la servit accoglie
l'arrivo di Thurz e del suo seguito di ispezione con un atteggiamento di
sollievo che rasenta il vero e proprio giubilo. Dopo pochi secondi se ne
scopre il motivo: la contessa li castiga con crudelt nel caso aprano
bocca; ossessionata dal mantenere il segreti, di fronte alla sua
famiglia e a qualunque estraneo, certi aspetti della sua personalit.
Durante le pulizie la nobildonna assente e, per questo, liberati dalla
sua presenza e rincuorati dalla vista di soldati armati, i domestici
osano raccontare tutto ci di cui da anni sono silenziosi testimoni. Il
gruppo viene guidato nelle remote segrete alle quali tassativamente
vietato l'ingresso quando Erzsebet presente.
Scendendo, vengono assaliti dal fetore dei cadaveri in avanzato stato di
putrefazione. Quando si introducono nella sala, lo spettacolo che si
trovano di fronte supera quello della pi truculenta stanza degli orrori.
Sulle pareti c' ancora del sangue che gronda. Sparsi sul pavimento si
trovano i pi inauditi strumenti di tortura: pinze, coltelli dentellati,
punzoni, ogni sorta di cesoie, spiedi, eculei, corde, ferri incandescenti
posati su una fornace nella quale fumano ancora braci inestinte, secchi
ricolmi di sangue vecchio e una grande vasca che ne contiene di fresco,
gabbie estremamente anguste con aculei all'interno e, infine, ci che

resta di uno strano strumento mai visto prima, nemmeno sui campi di
battaglia. Si tratta di un manichino a forma di donna, vuoto all'interno,
le cui dimensioni superano quelle di una persona, fabbricato in ferro
dipinto color carne e mosso mediante un complicato sistema di ruote. Si
erge a braccia aperte, come invitasse a un abbraccio. Da una mano parte
un tubicino che, passando per un piedistallo sul quale appoggia il
manichino, arriva a un secchio. Il manichino un sinistramente nudo.
truccato come una prostituta e in bocca ha denti umani, come umani sono i
capelli biondi attaccati alla testa. Nella scollatura luccica una collana
di pietre preziose che invitano ad avvicinarsi, a curiosare, ma, ah!, la
pi bella di queste pietre attiva un meccanismo grazie al quale le
braccia imprigionano repentinamente, senza piet, chiunque abbia osato
osservare il gioiello da vicino e, onde evitare la fuga della vittima,
due lastre planano ai lati mentre il petto dello strumento lascia il
passo a cinque pugnali che attraversano il corpo della persona
abbracciata. Quindi il sangue che stilla dalla vittima scorre
attraverso la tubatura, e viene raccolto nel secchio situato nella parte
inferiore... Questo congegno meccanico, passato alla storia con il nome
di vergine di ferro, risulta di una sofisticatezza invidiabile, sebbene
al momento dell'arrivo gli ingranaggi siano ossidati.
La macchina si guastata e la signora non ha trovato nessuno che
l'aggiustasse, commenta la servit a uno stupefatto Thurz.
Nemmeno sua madre l'avrebbe risconosciuta
Poco dopo scoprono in seguito un buco nel quale, come viene loro
riferito, vengono fatti sparire i cadaveri. Vicino a esso notano una
scala che porta a un soppalco. Vicino alla porta trovano il corpo di una
giovane nuda, morta, con i capezzoli tagliati, ciuffi di capelli
strappati, la carne del viso e del corpo asportata e bruciata utilizzando
diverse tecniche di tortura, fino all'estremo di poter, in alcuni punti,
scorgerne le ossa. Nemmeno sua madre l'avrebbe riconosciuta, testimonia
il segretario copista.
Con il cuore in gola, il gruppo avanza alcuni metri prima di incappare in
altre due ragazze nude. Cos continua la testimonianza di uno dei
presenti:
Una era agonizzante, prigioniera del martirio che le era stato inflitto;
l'altra cercava di nascondersi, era ricoperta di piaghe tumefatte e
sangue annerito, al punto che appena la si distingueva dal muro. Entrambe
erano molto giovani.8
quest'ultima che, con enorme fatica, riesce a biascicare ci che
successo. Dopo la festa di Natale, la contessa era entrata in una delle
sue celebri trance. Aiutata dalle solite vecchie streghe - Dork e J
Ilona, l'antica balia -l'aveva spogliata, legata mani e piedi e, con un
palo, si era accanita sui loro corpi, infliggendo pi di duecento colpi
ciascuna. Le aiutanti le avevano marchiate con ferri incandescenti e con
pinze d'argento avevano strappato a una le dita, alle altre due dei
brandelli di carne. Le pareti si erano riempite di schizzi di sangue ed
Erzsebet, con una fine tunica che si era tinta di rosso, rideva
percorrendo la stanza a grandi passi e, tenendo gli occhi fissi sulle
prigioniere, gridava: Pi forte, pi forte!.
Una delle vittime, non potendo pi sopportare il dolore, aveva chiuso gli
occhi e si era abbandonata alla morte. Erzsebet allora aveva bruciato il
suo sesso con la fiamma di un cero. Le vecchie, occupate con il viavai di

pinze, tizzoni e punzoni, obbedirono a un ordine della contessa e Dork


tagli con delle forbici le vene di quella che si trovava nelle peggiori
condizioni: toccava sempre a lei svolgere questo compito. Quando il suolo
si era ben ricoperto di uno spesso tappeto di sangue, Erzsebet vi si era
rotolata fino ad acquisire lo stesso colore del liquido cremoso e acre.
In seguito aveva abbandonato il lavatoio ululando minacce. Le sue
aiutanti erano talmente stanche che l'avevano seguita senza disfarsi dei
cadaveri e senza ripulire le pareti, il pavimento e gli strumenti
insanguinati, come facevano di solito.
Dopo il racconto, la giovane indica un luogo in fondo allo scantinato, al
quale Thurz si dirige per scoprire una cella scura e senza ventilazione;
nemmeno la servit che lo accompagnava era al corrente della sua
esistenza. In essa rinchiuso un gruppo di ragazze, tutte bionde, alte,
giovani e belle, in maggioranza contadine dei villaggi adiacenti e alcune
di loro giunte persino da Vienna. Costituiscono le provviste di cui la
contessa si dotata per soddisfare i suoi futuri deliri. Atterrite dal
freddo e con la mente quasi perduta dal terrore, a mala pena riescono a
spiegare che si trovano l da talmente tanto tempo che non sono pi in
grado di distinguere il giorno dalla notte e che la contessa aveva
seguito con loro un rituale molto preciso: le lasciava sul punto di
morire di fame per poi obbligarle a nutrirsi della carne delle compagne
morte. Ogni tanto, in momenti e per ragioni casuali, le faceva uscire a
gruppi di tre per sacrificarle.
La tortura come forma di piacere
Quanto tempo trascorso dall'inizio di questo orrore? Quand' che
Erzsebet ha iniziato a comportarsi come una pazza a tutti gli effetti?
Nessuno lo sa con certezza, ma sicuro che, poco dopo essersi sposata,
quando ancora non era nata la prima figlia, la contessa sfogava la sua
collera punendo le domestiche con smisurata barbarie. All'epoca era
normale trovarne alcune nel bosco, legate mani e piedi al tronco di un
albero, nude e con il corpo cosparso di miele affinch vespe, mosche e
formiche se le mangiassero a poco a poco. Se la disgraziata aveva la
pessima idea di svenire, Erzsebet faceva in modo che venisse svegliata da
un foglio di carta che le bruciava tra le gambe. Da allora sono passati
trent'anni; trenta lunghi anni durante i quali nessuno ha osato proferire
parola, e cos i deliri di Erzsebet sono aumentati in crudelt e
frequenza, giacch al principio non uccideva le sue vittime, ma le
conduceva solo al limite della morte. Una delle biografe di Erzsebet
scrive:
Un giorno un'aiutante di camera scelse male le calzature della contessa,
quindi ella chiese una piastra incandescente e gliela premette sulle
piante dei piedi mentre gridava: Adesso anche tu hai delle belle scarpe
con le suole rosse. In un'altra occasione affond la piastra ardente
sulla sua gola.
Il conte lo sapeva, ma non gli interessava, attesta durante il processo
Ficzk, il nano gobbo che per sedici anni fece parte del sinistro e leale
seguito di Erzsebet. Ovviamente risulta scioccante che Ferencz,
caratterizzato da un misticismo talmente devoto da fondare un monastero,
tolleri simili mostruosit in casa propria; chiaro che, dopo aver
rischiato la vita in un polveroso campo di battaglia, l'uomo consideri il
focolare domestico come luogo di riposo in cui non necessario pensare,
n prendere decisioni, cosa che faceva per mesi interi quando comandava i

suoi soldati. Di conseguenza, con ogni probabilit desidera solo che la


moglie non lo importuni con questioni attinenti alla servit e, gli
capita di vedere qualcuno sceglie di volgere altrove lo sguardo.
Il gobbo scagnozzo prosegue:
Quando le sarte svolgevano male il loro lavoro, la signora le portava
immediatamente nella sala delle torture (...) che si trovava sempre in
luoghi dove nessuno entrava. L infilava loro punzoni da tutte le parti,
ne strappava le carni con tenaglie e le tagliava tra le dita. (...)
Perpetrava torture anche nella sua carrozza, quando viaggiava. Le
pizzicava, le mordeva e infilava loro spilloni. Se non era lei stessa a
torturare, lo facevano le vecchie [si riferisce a Dork e a J Ilona]; la
signora stava a guardare e in seguito ricompensava le vecchie se
l'avevano fatto bene; a volte lasciavano le ragazze senza cibo n acqua
per una settimana, e le tenevano rinchiuse in un sotterraneo senza
ricambio di aria, per cui molte morivano.
Sete di eterna giovinezza
Era vera la storia dei bagni di sangue?
Pare di s, anche se non si verificano fino all'anno in cui muore Ferencz
Nadasdy. In quel momento Erzsebet ha quarantatre anni e la sua pelle
inizia a invecchiare. Questo genera in lei una profonda ossessione per la
giovinezza, aggravata dal fatto che in quel momento totalmente vittima
della sua patologia: aggressiva, narcisista, priva di sensi di colpa,
ossessiva, precisa in modo maniacale sui dettagli e avida di modi sempre
pi creativi per punire chi, secondo lei, non sufficientemente
competente nello svolgimento dei propri compiti. A quel tempo gi
amante dei rituali: Aveva una piccola scatola con dentro uno specchio di
fronte al quale compiva incantesimi per ore, dichiara il gobbo discepolo
durante il processo. Per completare il profilo psicotico manca solo un
trofeo ottenuto dalla vittima, un trofeo che alimenti la sua fantasia, in
questo caso quella dell'eterna giovinezza.
E non impiega molto a trovarlo.
Un giorno la contessa si contempla allo specchio mentre una domestica le
incastona ciuffi di capelli ricci nei fori di una rete di perle, allo
scopo di ottenere l'armoniosa illusione di onde che si increspino sul
capo. Ma la fanciulla ha la sventura di non procedere con la precisione
che ci si aspetta da lei. naturale che sia estremamente nervosa, e ne
ha tutti i motivi, dato che la contessa d sfoggio di emozioni convulse,
capricciose e ha una tendenza isterica alla precisione maniacale. Un
microscopico disaccordo con lei sfocia in una reazione istantanea e
atroce: con il dorso della mano Erzsebet percuote il volto della giovane
parrucchiera; gli anelli la colpiscono con tale forza che alla
disgraziata zampilla sangue dal naso e dalla bocca, macchiando la mano
castigatrice e parte del vestito. Quando le altre serve si precipitano a
pulirla, la contessa le ferma imperiosamente. Resta l, estasiata,
convinta di notare che la pelle della sua mano rifulga, pi bianca e pi
fresca laddove era caduto il sangue. A partire da questo momento inizia a
esserne ossessionata; il sangue diventa il miglior carburante,
un'infallibile vitamina, una ricetta supersegreta di bellezza.
La rossa sorgente sgorga dalle contadine che le aiutanti di Erzsebet
reclutano per ingrossare le file al servizio della contessa. Ma non tutte
sono adatte: Erzsebet ricerca un prototipo di bellezza classica, la
salute e l'altezza della giovane devono garantire sangue di buona

qualit. Tra le caratteristiche pi ambite vi sono i capelli biondi, la


pelle non segnata da cicatrici, la dentatura completa e la statura
generosa.
Inizialmente la contessa non osa sacrificare nessuna delle fanciulle di
nobili natali che si trovano l in veste di pupille e di damigelle
d'onore, sapendo che una cosa simile implicherebbe un rischio troppo
alto. invece semplice comprare il silenzio delle famiglie di contadini
con denaro e capi d'abbigliamento invernali. Si racconta che la madre di
una preda particolarmente succulenta abbia ricevuto nientemeno che
quattordici gonne e un pezzo di terra in cambio della sua preziosa
figlia.
La ricerca di potenziali vittime si tramuta in un vero e proprio sport
per Erzsebet. Man mano che passa il tempo, necessita di un gregge a sua
disposizione in ogni castello, ogni giorno e in ogni momento, il che fa
s che la caccia e la cattura diventino frenetiche e che sia
imprescindibile che un'intera squadra di donne e di uomini venga
sguinzagliata per i villaggi fiutando nuove e fresche possibilit. Le
aiutanti di Erzsebet, inoltre, non si azzardano a tornare due volte nello
stesso paesello, per il rischio che qualcuno possa reclamare le
fanciulle. Perci si trovano costrette a effettuare le ricerche in zone
sempre pi isolate, cos lontane che a volte le ragazze impiegano pi di
un mese per giungere a Csejthe.
Erzsebet si informa dettagliatamente riguardo alle caratteristiche
fisiche delle nuove arrivate e le appunta in una lista. In seguito
sceglie quelle dai migliori attributi, riponendo un interesse particolare
in ci che concerne l'aspetto, la salute o l'altezza. Dopo aver compiuto
i macabri rituali, scrive il loro nome e i dettagli su un'altra lista.
Quando Thurz e i suoi compagni di spedizione trovano quest'ultima quando
si introducono negli alloggi della contessa, trovano tale lista e
scoprono che vi compaiono nientemeno che seicentodieci nomi. Tra di essi
quelli di svariate bambine di meno di dieci anni e quello di una ragazza
che era stata sacrificata il giorno del suo arrivo, dopo aver viaggiato
un mese e una settimana per raggiungere Csejthe.
Ma il numero delle vittime falcidiate dal sadismo di Erzsebet supera
quello riportato nella lista, giacch in essa si enumerano coloro che
servono come fonte di sangue, senza tener conto di quelle decedute nel
gruppo di riserva, incarcerate in condizioni disumane, senza luce n
cibo.
La maggior parte delle volte i corpi vengono seppelliti nei boschi
circostanti durante la notte, ma in alcune occasioni le aiutanti della
contessa si trovano in estrema difficolt nel disfarsi dei corpi senza
dar adito a sospetti.
Una di queste situazioni occorre all'inizio di settembre, nel castello di
Pistyan, localit famosa per i suoi bagni di fanghi curativi, dove
Erzsebet ha invitato un nutrito gruppo di persone importanti. Mentre gli
ospiti trascorrono le giornate sollazzandosi nei fanghi e le notti tra
danze e banchetti, nei sotterranei del castello un gruppo di venti
fanciulle stenta a sopravvivere, ammucchiate nella pi completa oscurit,
senza aver ricevuto un solo boccone da pi di una settimana. Otto di loro
muoiono in quello stesso giorno. Dato che gli invitati passeggiano
ovunque, senza rotta n orari, risulta imprudente disfarsi dei cadaveri
gettandoli nel fossato, o portarli fuori per seppellirli. Quindi Dork,
la vecchia bestia che aiuta Erzsebet, non trova di meglio che metterli
sotto il letto di una delle stanze, avvolti in pellicce. Poich ai primi

di settembre c' ancora caldo, il tanfo diventa presto insopportabile e


finisce per allontanare gli invitati che, ignari, credono che il fetore
provenga dalle pozze di fanghi. A fine serata, quando tutti si congedano,
Erzsebet decide di fare lo stesso e, per non annoiarsi durante il
percorso, chiede che le veng aportato il gruppo di recluse. Riescono a
issare nella carrozza solo una sopravvissuta, la quale morir a poche ore
dalla partenza. Nessuno si occupa pi di questa sventurata, n delle sue
compagne, gettate nel fossato non appena gli ospiti si sono allontanati.
Tra le moribonde rinvenute da Thurz nelle segrete di Csejthe non figura
nessuna delle venticinque figlie di zemans che Erzsebet aveva reclutato
mesi prima con un vile stratagemma. Che ne stato di loro? Due erano
state torturate il giorno stesso del loro arrivo e le altre erano state
incarcerate nel castello di Podolie. Erano sopravvissute solo due
settimane. Durante gli interrogatori che sono seguiti alla scoperta della
stanza degli orrori, i domestici raccontano, a proposito dell'ultima che
era morta, che aveva tutto il corpo crivellato di aghi, senza per che
si vedesse una sola goccia di sangue.
La fine della bestia
la prima volta che Erzsebet osa perpetrare i suoi abusi contro persone
dai nobili natali. Con il passare degli anni la lucentezza della pelle
della contessa si deteriora, senza che i bagni di sangue riescano a
impedire il suo inesorabile declino. Una delle streghe che la
accompagnano afferma di conoscerne la ragione:
Questi bagni risultano inutili perch il sangue appartiene a semplici
contadine, che non si distinguono poi molto dagli animali. L'unico che
funzioner sul tuo corpo sar il sangue blu. Comincerai a notarne gli
effetti entro uno o due mesi.
La strega improvvisa questa folle congettura e immediatamente Erzsebet
sguinzaglia i suoi scagnozzi affinch reclutino pupille di nobili origini
e di sangue adeguato. A pochi giorni dal loro arrivo aveva gi
sacrificato tutte le fanciulle che aveva ingannato, per un totale di
venticinque ragazze. Non aveva mai pi potuto impadronirsi di alcuna
scorta di sangue nobile, poich i genitori di questo primo gruppo di
rapite avevano dato immediatamente l'allarme quando, nonostante le
avessero reclamate, non erano riusciti a riabbracciarle. Quando Thurz e
il suo gruppo trovano a Csejthe delle prove finalmente irrefutabili, la
contessa si trova in un altro castello, in cui si ritirata per
riposarsi dal massacro commesso dopo la festa di Natale. Thurz lascia
una guardia a Csejthe e si precipita ad arrestarla. La trova tranquilla,
fredda, non nega nulla n d alcuna mostra di pentimento. Disse che
faceva parte dei suoi diritti di dama nobile e di alto rango, racconta
un testimone.
Nel calesse che la attende, pronto dietro al castello trovano la
valigetta delle torture, ferri, aghi, pinze e forbici, che porta sempre
con s per infliggere tormenti durante i viaggi.
Erzsebet non riceve dal tribunale una sentenza di condanna al rogo, alla
decapitazione o alla forca, come avrebbe meritato e come di fatto
successe ai complici che tanto l'avevano aiutata. La sua stirpe nobile,
l'intervento dei figli e dei suoi potenti generi, e il desiderio di non
infangare l'immagine dell'Ungheria all'estero la salvano dal fuoco e
persino dal comparire a giudizio. Aiuta anche il fatto che la sua
decapitazione o la sua morte sul rogo non avrebbero procurato al re il

terzo dei beni del condannato che sempre gli spettavano, in quanto dal
momento in cui era rimasta vedova tutto apparteneva al figlio Pl, che a
dispetto della giovane et gi promesso a Judith Forgach, bambina
appartenente a una delle famiglie pi potenti dell'Alta Ungheria.
Sebbene salvata da una morte spettacolare e pubblica, Erzsebet non manca
di ricevere una dura condanna: viene reclusa a vita in una stanza del suo
castello a Csejthe, senza alcuna fonte di calore, senza accompagnatori,
con le finestre murate e un piccolo foro di ventilazione nel muro,
attraverso il quale le viene passato il cibo. Vi entra nel gennaio del
1611. Nella notte del 21 agosto 1614, Erzsebet muore nella sua prigione.
Uno dei testimoni scrive a Thurz in latino:
Erzsebet Bathory, moglie del Magnificente Signor conte Ferencz Nadasdy,
dopo quattro anni di detenzione in una cella del suo castello di Csejthe,
condannata alla prigionia perpetua, comparsa di fronte al Giudice
Supremo. morta al calar della notte, abbandonata da tutti.
Proteggere il buon nome dell'Ungheria fondamentale, in quei tempi di
delicate relazioni politiche con l'Austria, estremamente desiderosa di
trovare motivi per screditare e schiacciare gli ungheresi. La storia e il
processo di Erzsebet Bathory rimangono dunque coperti dal segreto e dal
silenzio. Centosessant'anni pi tardi, l'archivio che contiene gli atti
completi del processo viene scoperto in un cumulo di rovine, ammuffito e
in pessime condizioni. A partire da allora il materiale passa di mano in
mano fino a giungere ai giorni nostri, e gli interessati possono trovarlo
al sicuro negli Archivi Nazionali di Budapest.
Note
1. Il quadro, opera di un artista anonimo, stato esposto nel palazzo
viennese della famiglia Ndasdy-Bthory sin dal XVII secolo. Nell'ultimo
decennio del XX secolo stato rubato e oggi si pu ammirare solo una
copia dell'originale.
2. Il villaggio di Csejthe poggia su una pendice dei monti Carpazi. Oggi
il luogo si chiama Cachtice (Csachtitz) e appartiene alla Slovacchia, ma
nell'antichit la zona era denominata Transilvania, e apparteneva alla
Corona di Ungheria e Boemia. Il maggior patrimonio storico di un luogo
tanto recondito costituito dalle rovine di un castello del secolo XIV,
il cui momento di apogeo si colloca agli inizi del secolo XVII.
3. Rodolfo II, incoronato Imperatore d'Austria nel 1576. L'anno seguente
soffr in una forte crisi di melanconia a causa della quale fugge da
Vienna e si chiude nel suo palazzo di Praga, che a partire da questo
momento diventa la sua residenza permanente. Ed proprio qui che
comincia a mostare un forte interesse per l'astronomia e la magia,
trasformandosi in un insaziabile collezionista di oggetti rari.
4. Cronaca di Jean Le Laboureur, accompagnatore di Mara Gonzaga quando
costei deve attraversare l'Ungheria per unirsi in matrimonio al re di
Polonia (1645).
5. Questo palazzo di trova nella parte pi elegante di Vienna. Prima che
Erzebet e suo marito lo comprassero, era appartenuto all'Ordine del
Templari e fu testimone della crudele mattanza degli stessi quando
caddero in disgrazia.
6. V. Penrose, p. 82.
7. Nobili contadini , cavalieri e baroni 8 A. Pizarnick, p. 312.

VALERIA MESSALINA (22 ca. d.C. - 48 d.C.)


La dea del sesso
Sexus, si lecentia adest, saevus, abitiosus,
potestatis avidus. (Il sesso, se gli si d la possibilit,
[] crudele, ambizioso, avido di potere).
Tacito, Annali.
Nella prima met del I secolo della nostra era, a Roma dilaga
un'inarrestabile decadenza morale che corre in parallelo con la
smodatezza della sua Imperatrice. Ancorata al suo aureo piedistallo,
Valeria Messalina si vanta di un forte desiderio di sperimentare ci che
comunemente non viene concesso alle donne, ma permesso agli uomini,
ovvero potere, sesso, ricatto e lusso. Gi in passato altre donne avevano
osato assaporare tali piaceri, ma la maggior parte lo aveva fatto
sommessamente o segretamente per non incorrere nel rischio di morire
miseramente in esilio.1
La storia qui narrata risale a circa dieci anni dopo la morte di Cristo,
in un periodo in cui le donne conducono una vita insignificante e
confinata, obbligate a non parlare per strada e a comparire unicamente
nel cono d'ombra del padre, del marito, di un fratello o di un figlio. La
nostra protagonista, l'Imperatrice Messalina, infrange per le regole con
l'irrefrenabile volont di esibire pubblicamente il suo virile
predominio. Nonostante sia nata donna, si dedica a mietere trionfi tanto
quanto gli uomini e altrettanto cerca l'ebbrezza dell'idolatria,
dell'unione servile e del timore, sensazioni destinate solo
all'Imperatore. Per sette anni riesce perfettamente a raggiungere i suoi
scopi; tuttavia alla fine la sua reputazione subisce un colpo cos forte
da cui, dopo 2.000 anni, non si ancora affrancata.
Non a caso la nostra lingua utilizza la parola messalina come sinonimo di
prostituta e la psichiatria indica con sindrome di messalina una
patologia riguardante la condotta sessuale femminile. E se questo non
bastasse, alcuni scrittori sfruttano impropriamente la biografia
dell'Imperatrice per dare sapore orgiastico alle loro fantasie,
attribuendole trasgressioni pi aberranti di quelle realmente compiute.
Messalina e Claudio
La biografia di Messalina e di tutta la stirpe imperiale appare intricata
come una matassa, e ci si rende conto piuttosto facilmente del cumulo di
trappole che i membri della famiglia si sono tesi l'un all'altro, nella
spietata lotta al potere. L'epoca stessa caratterizzata da un
monumentale rompicapo di alleanze e tradimenti che non consentono di
abbassare la guardia n fuori n dentro al palazzo.
Di sangue blu - Messalina infatti la pronipote del divinizzato Cesare
Augusto2 - la sua nascita risale a una data che non si riusciti a
definire con esattezza cos come nulla si sa della sua infanzia, ma si
calcola che sia circa venti anni pi giovane di Cristo. L'inchiostro
degli storici comincia a consumarsi per scrivere sul suo conto nel
momento in cui diventa Imperatrice di Roma insieme al suo sposo Claudio,
appartenente alla fastosa dinastia Giulio Claudia.3 Si tratta esattamente
di quel Claudio cui Robert Graves rende tributo nel suo magistrale
romanzo, quel Claudio che afferm che se non fosse nato Imperatore

sarebbe stato meglio nascere idiota, a mo' di giustificazione della fama


attribuitagli dalla sua famiglia.
Appena eletto Imperatore, Claudio dimostra al resto del mondo che,
nonostante sia zoppo, sordo, insicuro e balbuziente, la frenastenia non
gli ha causato gravi danni. Riesce, infatti, a ridare a Roma quella
serenit e quella fiducia perse durante le tirannie dei suoi due
predecessori, Tiberio prima e l'orripilante Caligola dopo. L'erede di
Claudio sar Nerone, unico Imperatore che Roma dichiara nemico pubblico
definendolo distruttore della razza umana, seppur Caligola vantasse
parecchi meriti per concorrere allo stesso titolo.4
Nel bel mezzo di questa palude storica ordita dai suoi due predecessori e
dal suo successore, Claudio appare come l'unico respiro che la citt
sembra darsi per diversi anni, nonostante l'Imperatore non riesca del
tutto ad affrancarsi dal vilipendio. Le ingiurie si sprecano non tanto
contro la sua gestione politica, tuttosommato buona, quanto piuttosto
contro la malattia che colpisce la sua personalit: pare, infatti, che
l'Imperatore renda protagonista di una strana e inquietante leggerezza
riguardo alle due ultime mogli, la prima delle quali Messalina.
Un Imperatore plasmato dalla moglie
Nell'anno 41 Roma resta sorpresa nel ritrovarsi sul trono un maturo e
imprevedibile Imperatore, il quarto della saga imperiale, sconosciuto
alla maggior parte del popolo. A condividere tale stupore lo stesso
designato al trono, Claudio, infatti, manca del bench minimo
addestramento politico e militare per svolgere il ruolo che sembra
piovergli addosso dal cielo. Lo stupore generale s'amplifica se si pensa
che Claudio un uomo con un fisico poco prestante, ha un linguaggio
intermittente, abitudini scioccanti e affetti ridicoli; inoltre non solo
si mostra apertamente affezionato alla sposa Messalina, ma pure, e questo
il peggio, appare a lei sottomesso.
A quel tempo l'amore coniugale gode di poca importanza e non costituisce
n il motivo n il proposito che unisce in matrimonio due persone, la
reciproca comprensione tra marito e moglie qualcosa di piacevole ma non
essenziale. Ma Claudio non ha problemi nel rendere pubblica la reverenza
verso la sua giovanissima moglie. Lo storico Svetonio definisce
quest'atteggiamento amorem flagrantissimum, amore ardente, talmente
ardente che pi non si pu.
L'Imperatore non dissimula il fervore che sua moglie gli suscita n
dentro n fuori dal palazzo. Nella trionfale e clamorosa processione che
si svolge a Roma in occasione della celebrazione della faticosa conquista
di una parte della Britannia, Claudio permette che sua moglie sfili in un
carpetum, una piccola carrozza che veniva utilizzata soltanto dalle sacre
vestali e sacerdotesse. Nella sfilata Messalina decide inoltre di
posizionarsi, privilegio ancor pi scandaloso, dietro l'Imperatore e
dinanzi ai generali che avevano lottato e vinto.
Questo e altri atteggiamenti di Claudio nei riguardi di sua moglie
vengono considerati come una preoccupante stravaganza e alimentano
dicerie che aumentano di giorno in giorno. vero che conquista la
Britannia, migliora l'amministrazione e realizza opere idrauliche ma,
visto da vicino, resta niente pi che argilla nelle mani di Messalina5
ovvero, per usare altre parole, l'Imperatore un tenero agnellino nelle
mani di un orso:

Claudio era talmente succube dell'influenza della moglie che sembrava


essere piuttosto la sua domestica che il suo Imperatore e, a seconda dei
capricci della donna, attribuiva onori, incarichi militari, indulgenze e
castighi, senza rendersi conto di ci che stava realmente facendo.6
Il dominio che Messalina esercita nei confronti del sovrano come il
miele per le api per tutti coloro che vogliono trarre vantaggi personali,
e cio per molti. Aulo Lucio Vitellio, uno dei confidenti di Claudio
nonch spudorato arrampicatore, capisce alla perfezione a cosa conviene
attenersi: prima chiede il permesso di sfilare le scarpe a Messalina, poi
le toglie il sandalo destro, se l'appende al collo e di tanto in tanto
l'avvicina alle labbra per baciarlo con mille cerimonie.
L'Imperatrice si lascia desiderare dagli arrivisti, che manovra con
ipocrisia, senza garbo e con l'unico intento di proteggere la sua
posizione privilegiata. Premia, pubblicamente e senza scrupoli, coloro
che le sono favorevoli, castiga e ricatta chi si oppone ai suoi desideri,
infine emette sentenze di morte contro chiunque osi sfidarla.
Il comportamento dell'Imperatrice distrugge l'immagine femminile
idilliaca che, anni prima, era stata imposta da Cesare Augusto, secondo
cui le madri, le mogli e le figlie dovevano essere caste, pie, laboriose,
frugali, obbedienti, silenziose, fertili e disinteressate alla vita
pubblica.7 Un destino tanto tedioso equivale a una forma di morte lenta e
crudele, cos che pian piano, ed evitando che suo marito si opponga,
passa dalla parte opposta, quella che occupano solitamente gli uomini
potenti. Qui si sente a suo agio tanto che decide di sfruttare al massimo
la situazione, per non rischiare che la sua fortuna termini
all'improvviso. Come molti suoi colleghi, anche lei cede
all'esagerazione, all'agiatezza dei costumi e al diletto dei piaceri
sessuali. Si sente tanto forte e unica da manovrare l'Imperatore
sottomettendolo ad ogni volont.8 Nella Roma dove tutto si sa e niente
si nasconde9, i sudditi, che vedono nella sovrana l'immagine viva della
corruzione, dinanzi a un simile scandalo cominciano a ribellarsi. La
regnante non sembra per disposta a mettere da parte la sua voglia di
giocare con gli affari di Stato per soddisfare i suoi appetiti.10
Il problema, come si vedr pi avanti, che i suoi metodi mancano di
sufficiente destrezza. Non riuscendo nel ruolo di buona stratega
politica, che essendo donna avrebbe significato agire come un serpente
silenzioso e letale, Messalina riesce soltanto a suscitare eccessivo
clamore e a creare crudo risentimento in troppi uomini, che si dimostrano
in fondo pi forti di lei e che finiscono presto per accusarla di essere
una manipolatrice (come infatti era) crudele, (esattamente quanto essi
stessi) e per affibbiarle il titolo di meretrix.
Inizialmente Messalina non fa caso e prosegue con le sue smanie: tutto
ci che le procura piaceri fisici e benefici psicologici.
Una bambina costretta a sposare un vecchio
Tra Claudio e Messalina, cugini alla lontana, c' una notevole differenza
d'et. Si narra che il depravato Caligola, a quel tempo Imperatore per
disgrazia di Roma, a incoraggiare il loro matrimonio. Si dice anche che
Caligola lo fa per tenersi vicino al letto il corpo della giovane
ragazza, e si dice persino che lei lo soddisfi a suo piacimento, sia
prima sia in seguito al suo matrimonio con Claudio. La bestia nera che
insegue e infanga la reputazione di Messalina durante i secoli e che le

attribuisce l'incancellabile fama di ninfomane sembra nascere nel momento


in cui la ragazza perde la verginit.
Ci sono pagine e pagine che raccontano (seppur senza alcuna prova) come
la donna sia stata deflorata nel giorno stesso del suo matrimonio. E, per
aggiungere del piccante della vicenda, pare non sia il novello sposo a
portarsi a casa il premio ma, come alcuni raccontano, uno schiavo che lei
stessa importuna durante i preparativi delle nozze. Altri ancora
sostengono che non si tratta di uno schiavo ma di un vecchio console di
nome Valerio Asiatico a cui lei si era pure offerta e che, come si
legger pi avanti, ordiner di uccidere. Una larga maggioranza di
pseudobiografi, infine, si preoccupa di raccontare che fu lo stesso
Caligola, allora Imperatore, a inaugurarla qualche minuto prima che
potesse farlo lo sposo. Questi autori collocano nell'Impero romano lo ius
primae noctis, diritto di cui beneficeranno, undici secoli dopo, i
sovrani del Medioevo; tuttavia si tratta di un errore cronologico e
culturale dato che, nella Roma Imperiale, la purezza della discendenza
rivestiva un'importanza cruciale.11
Nel I secolo della nostra era, la moralit sessuale confusa, abbonda la
promiscuit ma non consentito giocare con il fuoco quando c' in ballo
il concepimento del primogenito. Qualsiasi sospetto di discendenza
illegittima motivo di ripudio e le leggi romane puniscono severamente
l'adulterio con l'esilio o persino con la condanna a morte. Per di pi, i
biografi che tanto diffamano Messalina riguardo alla perdita della sua
verginit con Caligola, dimostrano di conoscere male i suoi spostamenti:
Caligola era, infatti, lontano dalla Campania all'epoca in cui Messalina
e Claudio convolano a nozze.
In realt nessuno storico affidabile ha riportato i dettagli delle nozze,
per cui non si conosce la data esatta, i termini della negoziazione e
nemmeno viene riportato se Caligola abbia o no avuto a che fare con la
vicenda; cos come nessuno racconta di un precedente matrimonio di
Messalina, improbabile visto che, considerando le abitudini, stava appena
uscendo dalla pubert. Gi nell'anno 33 l'Imperatore Tiberio aveva
costretto le figlie del defunto Germanico12, che all'epoca avevano tra i
tredici e i diciassette anni, a sposarsi perch la loro et non
consentiva di aspettare ancora.13 Qualche decennio pi tardi, lo stesso
Claudio far sposare sua figlia Ottavia con Nerone, alla tenera et di
tredici aprili, et legale a partire da cui una donna romana poteva
sposarsi. Pertanto Messalina ha fra i tredici e i quindici anni quando
sposa il suo lontano cugino Claudio, che invece aveva pi di mezzo secolo
di vita. Claudio aveva gi ripudiato gi due mogli e aveva una figlia di
nome Antonia.
Infame aborto della natura
Al momento delle nozze nessuno sospetta che il futuro sposo possa
succedere al nipote Caligola, anche perch le successioni spettano ai
discendenti e quasi mai agli ascendenti ancor meno se questi sono zii e
non padri. Prima e dopo il matrimonio, lo zio Claudio conduce
un'esistenza economicamente non troppo agiata ma tranquilla. Dedica la
maggior parte del suo tempo a studiare le lingue e la storia, fino a
divenire l'unica persona, a Roma, a conosce re correttamente la lingua
etrusca. Nessuno della sua famiglia sembra rendersi conto, n tanto meno
apprezzare, il suo talento.

Da bambino, Claudio si ammala probabilmente di un'encefalite14 che lo


lascer storpio e balbuziente, motivo per cui la famiglia lo emarginer
per tutta la vita, vergognandosi di lui e considerandolo un idiota che
merita solo di essere maltrattato. Racconta Svetonio che sua madre
Antonia lo chiamava ombra di nome, infame aborto della Natura, e quando
voleva tacciare qualcuno di essere un imbecille diceva pi stupido di
mio figlio Claudio.15
Lo storico racconta di come, da giovane, il povero ragazzo subisca
continui scherzi da parte dei parenti: se arriva in ritardo a tavola,
cosa frequente considerata la sua difficolt a camminare, i famigliari lo
obbligano a girare intorno al tavolo per cercare il posto, gli lanciano
in faccia i noccioli di datteri e di olive e quando, dopo la lauta cena,
si addormenta gli infilano sandali da donna in mano in modo che nel
svegliarsi si strofini la faccia con questi.
La famiglia continua a considerarlo un inetto anche superata la maggiore
et; gli viene infatti imposta una guardia, proprio come se fosse una
donna. Lui stesso si lamenta nei suoi scritti del fatto che gli hanno
piazzato a fianco un barbaro, per fargli sopportare, sotto qualsiasi
pretesto, una miriade di crudelt.16 Lo obbligano inoltre a presiedere a
capo coperto agli spettacoli dei gladiatori quando invece, secondo quanto
narra Quintiliano, soltanto una malattia giustificava l'azione di
coprirsi il capo, le gambe e le orecchie. Oltre a questo lo costringono a
svolgere in clandestinit i comuni riti di passaggio propri di un
principe imperiale; il conferimento della toga virilis si svolge di notte
in Campidoglio, nascosto in una cuccetta e senza essere accompagnato dal
padre e senza il rimbombo degli applausi della gente accalcata nel foro,
com'era invece consuetudine.
Soltanto l'Imperatore Augusto, che sensibile ai bambini della sua
famiglia e si occupa personalmente di insegnar loro a leggere e a
scrivere, obbligandoli a imitare la sua grafia, sembra rendersi conto che
Claudio impara con molta pi prontezza rispetto agli altri e, anni dopo,
confesser a sua moglie Livia:
Ho sentito tuo nipote [Claudio] parlare in pubblico e sono rimasto
stupefatto. Com' possibile che parli in pubblico con tanta chiarezza se
solitamente ha una lingua cos stupida?17
Ma a parte simili dettagli, Augusto non concede a Claudio alcuna dignit
e gli assegner unicamente la sesta parte dell'eredit, collocandolo solo
nella terza categoria degli eredi, quasi tra gli estranei.18
Le sue opinioni non vengono ascoltate e nessuno sembra rendersi conto che
dietro la sua apparente oligofrenia freme una pacata intelligenza.
Durante il periodo in cui Claudio non ha poteri, tutto ci che riguarda
la sua vita passa praticamente inosservato: si parla poco dei suoi due
precedenti matrimoni e quasi nessuno nota la sua giovanissima e
splendente sposa Messalina, n tanto meno la figlia che concepiscono
durante il primo anno di matrimonio, cui assegnano il nome di Ottavia.
Habemus Imperatorem
Le cose cambiano quando, nell'anno 41 d.C., la guardia pretoriana (che
curiosamente incaricata di proteggere l'Imperatore) assassina
pubblicamente Caligola. Gli eccessi di Caligola hanno ormai viziato
l'ambiente romano fino a raggiungere un limite cos insopportabile: o lo
tolgono di mezzo o scoppia un collettivo delirio omicida. I romani sono
talmente stanchi che al momento di ucciderlo sembrano voler eliminare

definitivamente tutti quelli che hanno il suo stesso sangue. Perci


quando Claudio viene a conoscenza dell'assassinio di suo nipote, si
nasconde dietro una tenda ed l che viene ritrovato dalla stessa
guardia pretoriana che qualche attimo prima aveva giustiziato Caligola.
Claudio, abituato sin dall'infanzia a essere maltrattato, si prostra
accettando servilmente la sua imminente morte, ma, con sua sorpresa,
invece di finire sgozzato viene eletto Imperatore.
Caligola, effettivamente, non ha lasciato discendenti maschi n diretti
n indiretti, fatto che risulta miracoloso considerando la sua
incontinenza sessuale, e alla guardia pretoriana non viene in mente
migliore alternativa: Claudio l'unico uomo adulto che rimane della
famiglia Giulia. Cercano in Claudio non un periodo di pace e prudenza di
cui Roma ha bisogno, ma piuttosto qualcuno che impedisca, per lo meno
temporaneamente, che s'instauri la Repubblica. Claudio resta ancora pi
sbalordito scoprendo che il Senato non protesta e che, scegliendolo, Roma
accetta di essere guidata da un essere oscuro, deforme e balbuziente fino
ad allora deriso ogni qualvolta appariva in pubblico.
Come si dice, la fortuna chiama altra fortuna, e alcune settimane dopo
l'inaspettata ascesa al trono, sua moglie Messalina d alla luce
l'agognato maschio. Al bambino sar dato il nome di Germanico, sebbene
pi tardi, a seguito della vittoria in Britannia, il nome verr
sostituito con quello di Britannico. In quanto coniuge di un Imperatore
con un carattere docile, oltre che madre del suo diretto successore,
l'Imperatrice acquisisce una repentina e notevole importanza.
Immediatamente gli arrivisti vedono in lei un ostacolo all'appetitosa
fetta di benefici che si aspettano dall'inesperto Imperatore. Tutte le
attenzioni si concentrano su Messalina, sulle sue origini patrizie, sul
suo passato e su ogni cosa che fa o dice, mentre lei sembra mantenersi,
come meglio pu, sull'aureo e scivoloso piedistallo.
Inizialmente si limita a osservare in silenzio da dietro le quinte, poi
per carpisce subito la cieca e minacciosa fiducia che l'insicuro Claudio
ripone nei liberti19 che lo accompagnano ovunque, ovvero Callisto,
Narciso, Pallante e Polibio. Messalina inizia dal pi debole e pi bello,
Polibio: dopo averlo sedotto, si stanca di lui, se lo toglie di torno e
lo uccide. Gli altri per sono fatti di un'altra pasta sono intelligenti,
forti, coraggiosi e, quando conviene loro, straordinariamente cinici e
fedeli a Claudio. L'Imperatore si fida dei quattro liberti pi di
chiunque, li pretende continuamente accanto e non fa un passo senza di
loro. Ama Narciso come un fratello, il suo pi fedele alleato tanto che
finisce per concedergli libert e potere affinch lo aiuti ad
amministrare il vasto Impero romano. Il fanciullo per, oltre a essere
fedele, ambizioso come Messalina e due predatori che si sfidano sotto
lo stesso tetto costituiscono una grave minaccia sia per i prigionieri
sia per i rivali; le alternative sono: o contendersi fino a che uno dei
due muoia o collaborare e vincere entrambi. Di comune accordo optano per
la seconda scelta e si uniscono in una mafia tirannica che far tremare
Roma.
Tutto fila liscio come l'olio fino a quando non inizia a trovare
fastidioso il fatto che un semplice liberto che un semplice liberto
ostenti il suo stesso e identico potere. Tuttavia, fiduciosa della sua
importanza dinastica e cerimoniale, considerando inoltre che ha dato a
Roma un erede maschio, dimentica la sua condizione di donna e osa
convertire Narciso, che un uomo, in un semplice sbirro, e per

dimostrare chi che comanda davvero decide di farlo pubblicamente. Ma la


questa lotta tra titani dura poco e Messalina perde.
Ricatti, destituzioni e delitti
Prima di giungere al fatale epilogo, l'Imperatrice dedica sette anni a
vendere onori, cariche pubbliche, posti di comando nell'esercito e titoli
di patrizio romano; controlla pure i contratti delle opere pubbliche,
concede favori, li ritira, esilia i rivali difficile da eliminare. Una
volta sancita l'alleanza segreta con Narciso, e dopo aver sottomesso gli
altri liberti ai suoi ordini, il primo passo che compie Messalina
quello di comprarsi un giudice. Il prescelto Silio, magistrato di
grande prestigio a cui offre ingenti quantit di denaro in cambio della
completa gestione delle condanne a morte, che infligge a chi la
infastidisce. Con l'aiuto di Narciso, l'Imperatrice riesce a destituire
un soldato della guardia pretoriana che la minaccia di diffondere i suoi
eccessi e al suo posto colloca Lucio Gaeta, uomo di suo gradimeno, con
cui pare abbia uno scambio di fluidi, che tiene in pugno prendendolo dal
suo punto pi vulnerabile.
Con una memorabile manovra riesce anche a convincere Claudio a far
esiliare Seneca che, da faccendiere ipocrita qual , aveva cominciato a
darle fastidio. Il drammaturgo, oratore e filosofo, nato in Spagna - per
la precisione a Cordoba - agguerrito intrallazzino nonch vile
prestasoldi, gi ai tempi di Caligola aveva dato prova di essere privo di
scrupoli, aspetto che l'aveva portato a un sofferto e indefinito esilio,
nonostante la dedizione dell'Imperatore nei suoi confronti. Ma Seneca,
ignorando la distanza impostagli da Caligola, non cessa di tramare e si
narra risalga a quel tempo la sua celebre massima rivolta all'Imperatore
Colui che crediamo morto, ci ha soltanto preceduto.20
Con queste parole non d un consiglio ma una premonizione certa, quasi un
verdetto; Caligola, infatti, muore assassinato e il filosofo riesce a
ottenere il perdono di Claudio; non soddisfatto, cerca persino di
introdursi nella casa imperiale. Qui questo scapolo incallito scruta il
panorama di donne che popolano il palazzo e avverte che tutte anelano
spietatamente all'Imperatore senza lesinare trappole e tranelli. Forse
risale ad allora la sua frase Chi cerca di avanzare velocemente in un
labirinto ostacolato della sua stessa velocit.21
Un cos azzeccato enunciato sembra rivolto a una donna il cui
comportamento somiglia a quello di un cavallo sboccato. Si tratta di
Giulia Livella, la bella sorella del defunto Caligola e nipote di
Claudio. A quanto pare la ragazza zigzaga di qua e di l per far s che
suo zio Claudio trascorra con lei lunghi momenti sereni, non
preoccupandosi minimamente del fatto che un simile atteggiamento infiamma
l'animo di Messalina. Il filosofo s'inserisce nel cammino di Giulia e,
ritrovandosela lesta e al contempo confusa, finisce per sedurla e
incastrarla in una storia extramatrimoniale.22 Non sappiamo se lo fa per
infastidire il fantasma di Caligola, per accedere direttamente agli
allettanti segreti imperiali o semplicemente perch la ragazza gli piace.
Tuttavia di tutte queste congetture l'ultima pare essere la meno
probabile.
Mentre fa la corte a Giulia, Seneca non lascia comunque in pace Messalina
che a sua volta se la prende con l'altra; i tre finiscono cos per
sprofondare in un triangolo di odio letale. Il filosofo cerca di
contenere l'influenza di Messalina su Claudio. Per raggiungere il suo

scopo elabora una strategia: insegue ovunque l'Imperatrice ricoprendola


di rimproveri che proferisce a voce alta: Impariamo ad aumentare la
continenza, a sfidare l'eccesso, a controllare la gola, a mitigare
l'ira...23, dimostrando cos con quanta chiarezza fosse capace di vedere
gli altrui difetti. Messalina non sopporta che denuncino cos duramente e
cinicamente le sue lacune e comincia a fare la voce grossa con Seneca e
con la sua amante.
Gi in passato Giulia Livilla aveva avuto problemi a causa della sua
bellezza, motivo che aveva altres indotto suo fratello Caligola ad avere
relazioni incestuose con lei. La stessa ragione provoca adesso tensioni
con Messalina. Il limite di tolleranza dell'Imperatrice nei confronti
della bellezza delle altre donne molto basso e, a eccezione delle
schiave, scelte addirittura di persona affinch distraggano Claudio,
Messalina considera la bellezza delle nobili donne una minaccia
inquietante. Giulia Livella, oltre a essere bellissima e ad andare a
letto con Seneca, non nasconde di essere interessata allo zio Claudio24 e
tratta Messalina con totale disprezzo. Non a caso sorella del
precedente Imperatore, discendente diretta del venerato Augusto e quindi
anche della famiglia imperiale; Messalina invece non altro che un ramo
secondario dell'albero genealogico. Giulia Livella crede, insomma, di
avere svariati motivi per considerarsi pi importante dell'Imperatrice.
Messalina non tollera lo smacco e si riappropria di ci che Giulia e
Seneca le hanno messo sul vassoio. Facendo ricorso alla cosiddetta lex
adulteriis, che punisce severamente l'infedelt matrimoniale, riesce a
scacciare la coppia nemica in un veloce e schiacciante giudizio.
Della bella Giulia Livella non si sente pi parlare, la sfortunata muore
qualche mese pi tardi, triste e malata. Seneca per rimane nascosto a
vigilare e aspettare che l'odiata Messalina sparisca dalla scena, cosa
che succeder nel giro di qualche anno per ragioni che conosceremo pi
avanti. Il filosofo sar quindi nuovamente perdonato da Claudio e torner
ancora una volta a palazzo addirittura in veste di tutore di Nerone, il
fanciullo proclamato erede al trono.
Ma torniamo a Messalina. Dopo aver eliminato Seneca e Giulia dalla scena,
una nuova minaccia incombe sul marito dell'esiliata. Marco Vinicio,
umiliato e offeso perch Messalina ha reso pubblica l'infedelt di sua
moglie, cerca vendetta. L'Imperatrice si presenta sdraiata sul letto
disfatto e in una posizione tale da addolcirgli l'umore, lui la rifiuta e
lei lo avvelena. Fa inoltre uccidere il comandante della guardia
pretoriana Giusto Catonio ritenendolo in possesso di troppe informazioni
riguardanti questa torbida storia. In seguito, forse galvanizzata
dall'essersi resa conto di quanto sia facile togliere di mezzo un nemico,
si accanisce contro un bersaglio pi difficile da centrare ed eliminare:
il nuovo marito di sua madre.
L'uomo in questione Appio Silano, un valente comandante della legione
spagnola tornato a Roma per unirsi in matrimonio con la madre
dell'Imperatrice. Sebbene le congetture abbondino, non ci sono prove
affidabili delle ragioni per cui Messalina provi rancore verso il suo
patrigno. La leggenda maligna attribusce alla vicenta ragioni di natura
sentimentale che gli storici non garantiscono, ma tali ragioni coincidono
quasi tutte con il ritratto dell'accaduto: Messalina e Narciso - il
liberto preferito da Claudio - approfittando del fatto che Claudio crede
nel potere premonitore dei sogni, convengono tra loro che al suo
risveglio gli racconteranno, ognuno singolarmente, di aver avuto un
incubo in cui Appio Silano lo assassinava. La notte precedente mandano a

Silano un messaggio confidenziale con cui comunicano che l'Imperatore


desidera affidargli una delicata questione, che l'aspetta alle prime ore
del giorno successivo nella sua camera da letto e che dovr entrare nelle
stanze senza essere visto, ricordandosi di portare con s un'arma corta
per eliminare possibili testimoni inopportuni.
L'ignaro Appio Silano segue tutte le istruzioni alla perfezione giungendo
nella camera di Claudio proprio nel momento in cui Messalina e Narciso
hanno terminato di raccontare i dettagli del loro incubo. L'improvvisa
presenza dell'intruso scatena terrore nell'Imperatore che chiede aiuto
gridando. Appio Silano, confuso, non tenta nemmeno di fuggire. I soldati
trovano la daga nascosta sotto la tunica e Claudio ha cos conferma che
gli di lo hanno avvertito grazie al monito di sua moglie e Narciso. Il
patrigno di Messalina viene giustiziato sul posto, accusato di un crimine
che mai aveva pensato di commettere.
I biografi del tempo scrivono per che l'Imperatore avrebbe potuto usare
tale chimera come pretesto per assassinare un suo potente e potenziale
nemico. Messalina e Narciso creano la farsa, ma non sono i veri
istigatori.25 Questa versione ha effettivamente una sua logica se
pensiamo che Messalina non ha realmente niente da guadagnare lasciando
sua madre vedova per la seconda volta. In ogni modo, a seguito
dell'assassinio del suo patrigno, l'Imperatrice comincia una florida
carriera di attentati e cospirazioni. Inizia, con l'aiuto di Narciso,
ronzare intorno a Claudio affinch questo ripristini l'antica legge,
oramai in disuso, denominata crimen maiestatis, che consentiva di
giustiziare chi veniva sospettato di cospirazione e che prevedeva la
confisca dei beni. Con l'intento di accrescere l'oro delle sue casse,
Messalina presenta una lunga lista di ricchi nobili e inventa che questi
cospirano contro Claudio. L'Imperatore teme di morire assassinato e
qualsiasi insinuazione a proposito gli annebbia la ragione. Di
conseguenza, Silio, il giudice-sbirro, comincia a giudicare e condannare
a morte tutti gli imputati della lista che Messalina redige.
Improvvisamente le case e le ricchezze degli accusati vengono consegnate
all'Imperatrice, che Claudio ricompensa per l'amore, la fedelt e la
solerzia nel proteggerlo.
Tra i complotti che hanno reso celebre l'Imperatrice ve ne uno
particolarmente noto e intricato. La vittima l'eminente e leale Decimo
Valerio Asiatico, due volte console, stimatissimo senatore e valoroso
condottiero che affianc Claudio durante la campagna di Britannia. Il
peccato che Valerio commette rifiutare le offerte erotiche
dell'Imperatrice; sembra infatti che l'uomo sia follemente innamorato
della bella e ricca Poppea Sabina, con cui intrattiene una relazione
adultera e clandestina, essendo entrambi sposati. Il senatore possiede,
inoltre, i meravigliosi e famosi giardini di Lucullo e Messalina li
desidera intensamente cos come affannosamente desidera punire Valerio
per averle negato i suoi favori sessuali.
L'imperatrice ricorre in primis a uno dei liberti di Claudio, gli ordina
di assassinare Valerio. Ma il giovane rifiuta non soltanto perch ammira
particolarmente il senatore ma anche perch Valerio grande amico di
Claudio. A Roma Decimo Valerio Asiatico acclamato da tutti e la
richiesta di Messalina appare al liberto spropositata e impensabile.
Tuttavia, la donna non si perde d'animo e escogita un nuovo stratagemma.
Per attuarlo decide di utilizzare proprio lo smisurato e abbagliante
splendore di cui Valerio gode a Roma, per ritorcerglielo contro. Una
manovra senza dubbio difficile ma cosa perderebbe provando a realizzarla?

Chiede cos al suo sbirro giudice di istituire un processo contro il


nemico e contemporaneamente impartisce ordini a due pedine strategiche:
Lucio Vitello, l'adulatore che porta i sandali della matrona al collo per
baciarli di tanto in tanto e il tutore, da lei stessa incaricato, di suo
figlio Britannico. Ognuno per conto proprio deve dare a Claudio
l'inquietante notizia che in citt corrono dicerie sul suo conto.
Claudio, pusillanime com', cade nella trappola ansioso di sapere di che
cosa si tratta. Le pedine, sfoggiando servile obbedienza alla loro
signora, raccontano all'Imperatore che Valerio Asiatico recluta adepti in
Gallia per ucciderlo e visto che tutti provano grande ammirazione per la
sua persona in poco tempo sono molti coloro che gli hanno giurato
fedelt. Il liberto Narciso, che a quel tempo viene ancora trattato da
Messalina alla pari, avvalla la falsa notizia.
L'Imperatore, senza aspettare un minuto e senza verificare la veridicit
della notizia, manda a cercare il colpevole, che arriva a palazzo senza
avere la minima idea di ci che sta accadendo. Claudio lo conduce quindi
nella sua stanza privata dove Silio, il giudice corrotto, comincia ad
accusarlo formalmente. Se si fosse seguito il normale corso del
procedimento legale, Valerio Asiatico sarebbe stato giudicato dai suoi
colleghi senatori e, a quel punto, la menzogna di Messalina sarebbe stata
scoperta.
Ma al coraggioso senatore non viene data questa possibilit e tutto si
svolge molto velocemente. Valerio si agita come uno che sta rischiando di
affogare, argomenta con maestria dialettica per difendersi... ma gli
viene rifiutata la presenza di testimoni che possano dimostrare la sua
innocenza. Messalina, durante il processo, continua a piangere esibendo
le sue fantastiche doti interpretative ma non interviene quando la
sentenza finale condanna a morte l'accusato. A Decimo Valerio Asiatico
viene concesso l'onorato privilegio di tagliarsi di persona le vene,
proprio l sul posto.
Non appena giace morto, Messalina corre a saldare il conto con Poppea
Sabina, amante del suicida e sua rivale in amore. Irrompe in casa della
donna e la tortura fino a esaurire la sua energia psicologica. Cos
racconta Tacito:
Lei stessa [Messalina] si affretta a spingere Poppea verso la morte:
insieme ad altri la bracca per incitarla, come antidoto alla paura della
prigionia, a darsi volontariamente il colpo di grazia.26
La ragazza, disperata, afferra cos un pugnale, se lo conficca gridando
al vento il nome del suo amato: Valerio. Claudio invece, estraneo alla
fatale aggressione ideata da Messalina contro Poppea, alcuni giorni dopo
invita a cena il marito della suicida e nel vederlo entrare gli chiede
come mai non sia accompagnato da sua moglie.
Il risultato dell'intera vicenda che Messalina, oltre a togliere di
mezzo una donna bellissima che le faceva ombra e un uomo che aveva osato
rifiutarla, si impadronisce dei celebri giardini di Lucullo di propriet
del defunto senatore Decimo Valerio.
Come se non bastasse, nel 47 Messalina si avventa contro il marito della
sua figliastra Antonia, nata da uno dei precedenti matrimoni di Claudio.
Ritiene che Pompeo Magno, questo il nome del giovane, sia rivaleggi per
il posto destinato a suo figlio Britannico, ragion per cui lo fa
assassinare. Spianata la strada, obbliga infine il fratellastro, Sulla
Felice, a sposarsi con la sconsolata Antonia.27
Meretrix

Nonostante la sua naturale tendenza al tradimento e l'indubbia maestria


nel cospirare, il merito pi grande che la storia concede a Messalina
la fama di ninfomane tramandata nei secoli.
Se l'eccessiva libido viene gi segnalata prima del suo matrimonio28, ci
che accade dopo le nozze ben pi morboso. Si racconta che, una volta
salita al trono, Messalina sprofondi in un abisso di capricci erotici che
hanno inizio con Traulo Montano:
Costui era un cavaliere romano di grande modestia e dall'aspetto molto
attraente che, senza volerlo, fu nella stessa notte prima corteggiato e
poi respinto da Messalina; la donna faceva infatti capricci sia per la
passione sia per il disprezzo.29
I biografi che si occupano della sua vita mescolano incontri occasionali
con tremende aberrazioni erotiche. I desideri dell'Imperatrice non
soltanto anelano al piacere dell'atto sessuale ma pure cercano il dolore
sadomasochista, l'esibizionismo, il voyeurismo e il feticismo. La donna
dimostra incapacit di provare amore o piet, irrefrenabile ambizione e
sanguinaria tendenza nel togliere la vita a chiunque non soddisfi i suoi
capricci. Tutto si mischia in un mostruoso e brutale groviglio che fa di
Messalina materia del libro che avete tra le mani.
L'immagine cupa della vita sessuale della donna s'infiamma nel momento in
cui si spegne la stella che l'illumina. Ogni volta che una donna
importante cade dal piedistallo e nella sua vita cominciano a
intravedersi avventure sentimentali illecite e propensione al sesso, gli
esaltati prendono la penna in mano e si mettono a diffondere e
ingigantire dicerie, a spese degli autentici dettagli storici.
Nonostante la forza che spinge la donna romana verso l'adulterio nasca
pi dalla brama di potere e di profitto piuttosto che dal piacere
erotico, chi si caccia in intrighi politici trova nell'offerta sessuale
una formidabile chiave d'accesso, per quanto la promiscuit di Messalina,
a giudicare da ci che riesce a ottenere, possa considerarsi indubbia. Le
ragioni dell'assassinio di Valerio Asiatico e Marco Vinicio vanno cercate
non solo nella brama di guadagno ma pure nell'unica via d'uscita che le
rimane dopo essersi vista rifiutare. L'Imperatrice inizialmente cerca di
ottenere ci che desidera in maniera benevola, e cio attraverso lo
scambio sessuale. Quando per capisce che i due uomini rifiutano questo
tipo di moneta di scambio, non vede altra via d'uscita.
Sebbene non ci siano dati che confermino con certezza contro chi
l'Imperatrice strusci il suo corpo da dea e dove davvero comincino le
forzature storiche, la sua innegabile mancanza di pudore crea comunque
terreno fertile per qualunque calunnia. I rapporti sessuali con i due
patrizi, Vettio Valente e Plauto Laterano, si sono effettivamente
consumati cos come la fatale relazione con Caio Silio, di cui parleremo
alla fine del capitolo.
Tuttavia ci sono occasioni in cui Messalina non ottiene profitti politici
dagli amanti prescelti. il caso di Sabino, un comandante della guardia
germanica condannato a morire nell'arena mentre lotta come gladiatore, e
che Messalina salva solo perch al giovane le piace particolarmente.
Una delle sue bizze sessuali che sortisce pi clamore la relazione con
Mnestere, famoso pantomimo, attore e ballerino a cui Claudio ordina di
soddisfare l'Imperatrice in tutto ci che pretende anche se Claudio ha
tutte le ragioni per credere che sia omosessuale.
La fama di Mnestere emerge durante il regime di Caligola. Si narra che
l'Imperatore si fosse innamorato del suo stesso cognato, marito di sua

sorella Drusilla, e che con loro avesse rapporti sessuali in cui uno
domina l'altro30
(...) Quando [Caligola] dimostrava amore per qualcuno, spingeva la
passione fino alla pazzia. Baciava l'attore Mnestere persino durante gli
spettacoli e se qualcuno causava anche il minimo rumore mentre il
ballerino si esibiva, Caligola lo faceva arrestare per poi frustarlo di
persona.31
Durante il regno di Claudio, l'attore frequenta Valerio Asiatico e pare
esserne l'amante. Scrive Tacito che la casa veniva preparata per gli
incontri con Mnestere e Poppea32, fatto che contribuisce con tali
velleit ad attizzare il fuoco di odio che Messalina nutre verso Valerio
e Poppea. La relazione tra Messalina e l'attore viene riportata, completa
dei dettagli, da Dione Cassio. Lo storico racconta che i senatori,
volendo cancellare la nefasta memoria lasciata da Caligola, decidono di
fondere tutte le monete di bronzo che portano l'effigie dell'Imperatore
ormai defunto. Messalina decide allora di utilizzare questo materiale per
innalzare statue di Mnestere...
(...) a mo' di ringraziamento per essere suo amante. L'imperatrice
s'innamor perdutamente del giovane ma non riuscendo n con le promesse
n con le minacce a persuaderlo ad andare a letto con lei, chiam suo
marito [Claudio] affinch costui obbligasse Mnestere a fare tutto ci
che lei avesse chiesto, facendo credere in questo modo a Claudio che
aveva bisogno di Menestere per tutt'altri motivi!... Ragion per cui
Mnestere disse che era diventato amante di Messalina per ordine
dell'Imperatore.
Utilizz questo metodo con molti altri uomini. Sprofondava nell'adulterio
facendo credere che Claudio fosse a conoscenza e acconsentisse.
[Messalina] allontan Mnestere dal teatro per tenerlo tutto per s (...).
Un giorno, il popolo in fibrillazione gli chiese di ballare una famosa
pantomima, egli si copr il volto con la tenda del sipario e disse: "Non
posso farlo, sono a letto con Oreste" (...). Quando il popolo discuteva
delle ragioni per cui Mnestere avesse smesso di ballare, Claudio si
mostrava sorpreso, si scusava e giurava di non andare a letto con il
ballerino. La gente capiva che l'Imperatore ignorava la verit, com'era
effettivamente, e si rattristava che fosse l'unico non al corrente di ci
che accadeva nel palazzo.33
Indipendentemente dalla sua audacia, che senz'altro la donna dimostr,
molti storiografi criticano la nostra protagonista con spietata
esagerazione.
Dione Cassio, ad esempio, riporta: Messalina si prostituiva: oltre ai
suoi vergognosi atteggiamenti, ai suoi piaceri aveva adibito una stanza
del palazzo [utilizzata a mo' di] lupanare obbligando anche altre nobili
donne a recarvisi.34 Svetonio l'accusa di essere una stupra (chi pratica
atti sessuali illeciti) sul rostrum del foro romano, che era la tribuna
da cui Augusto proclam la legge contro l'adulterio. Anche Plinio il
Vecchio lascia intendere che Messalina arriva a competere con una celebre
prostituta per stabilire chi delle due faccia pi volte l'amore in
ventiquattro ore. Vince l'Imperatrice che consuma venticinque volte.
Dione Cassio racconta inoltre che Messalina solita farsi il bagno nuda
in una fontana pubblica; Giovenale, un secolo dopo, sputa tutta la sua
bile nel dilungarsi con assoluta mancanza di rigore storico in una delle
sue satire indirizzate, per essere ancora pi crudele, a Britannico,
figlio di Messalina:

Osserva chi somiglia agli dei, ascolta cosa ha sopportato Claudio. Di


notte, quando sua moglie sapeva che lui dormiva, preferendo un fienile al
suo letto palatino, l'augusta sgualdrina si nascondeva con mantello e
cappuccio e si faceva accompagnare da una domestica, una soltanto e non
una di pi. Poi, dopo aver nascosto la sua chioma nera sotto una bionda
parrucca, entrava nel (...) lupanare, nella sua stanza vuota - una stanza
di sua propriet! - e l si esibiva nuda, con il seno coperto da una
griglia d'oro, sotto una scritta che le assegnava il falso nome di
"Licisca", esibendo, nobile Britannico, il ventre che ti ha ospitato.
Accoglieva con carezze chi arrivava, chiedeva loro denaro, poi, languida
e supina riceveva i numerosi clienti. (...) Era l'ultima [prostituta] a
chiudere la stanza e ad andare via [da l]. Ancora accesa dalla tensione
irradiata dalla sua vulva, affaticata dai suoi uomini ma non del tutto
soddisfatta, tornava a casa. Tutta ripugnante, con il volto [trucco]
sfatto e imbrattato dal fumo della lampada, consegnava al palazzo
imperiale l'odore del lupanare.35
E le ingiurie non finiscono qui. Oltre a essere promiscua, pare sia anche
masochista. Tra i suoi innumerevoli amanti, predilige chi la bastona; le
piace infatti un gladiatore che si mostra agguerrito, bruto e che le unge
il divino corpo con una lozione che maschera magicamente i postumi delle
bastonate che lui le infligge a ogni scambio di fluidi. Frustate e pomata
si somministrano su richiesta della dama, che sembra arrivi all'orgasmo
quando simultaneamente la desiderano, la maltrattano e la feriscono.
L'individuo untore e aggressore porta il nome di Tetrico.
Particolarmente truce il pretesto che gli pseudobiografi contemporanei
all'Imperatrice utilizzano per dar libero sfogo alle loro devianze. Si
legga come Hugo Mathieu descrive una devianza feticista della nostra
protagonista:
Messalina si recava l ogni mattina.
L'animale [una scrofa che aveva appena partorito] gemeva da tre giorni.
All'altezza del ventre, le avevano legato le mammelle con del filo di
canapa, cos forte che il sangue colava gi per la zampa. Le avevano pure
legato le zampe e riposava, appoggiata di fianco, sui suoi escrementi.
Messalina non poteva sottrarsi ad un simile spettacolo: lei stessa fu
sorpresa dall'attrazione che esercitava sui suoi sensi (...). Non pensava
a Claudio, il suo spirito era fuggito al giorno in cui avevano tagliato
le sei mammelle della scrofa [che le avevano poi servito a tavola
guarnite]. Con le mani strette sui seni, pens a Aadjian [lo schiavo
cuoco e presunto prescelto per un incontro erotico] nel momento in cui
affilava il coltello, poi lo immaginava mentre tagliava continuandola a
guardare da dietro alle sue nere ciglia. Dopo torn ad ascoltare gli
ululati acuti dell'animale. A partire da quel giorno spesso ricordava la
scena meravigliandosi della confusa eccitazione che provava, del suo
respiro pi affannoso...36
Come c' da aspettarsi, una simile immagine stata tracciata da una
mente maschile, Mathieu completa il quadro qualche pagina pi avanti,
dipingendoci l'Imperatrice mentre immagina se stessa con i seni legati e
pronti a essere tagliati, guarniti e serviti per la cena come se fossero
le mammelle della scrofa; una fantasia, che a detta dell'autore, provoca
a Messalina un orgasmo.
Sebbene negli atteggiamenti dell'Imperatrice possano rivelarsi varie
anomalie psicopatiche cos come un feroce istinto alla sopravvivenza,
credo personalmente che Messalina non sia una malata mentale. La sua
biografia non si discosta poi tanto da quella degli altri membri della

famiglia Giulia, che manifestano geniali disposizioni alla politica e


contemporaneamente attitudini degne dei pi miserabili degradi e delle
peggiori crudelt umane, come i lettori potranno ben riscontrare
nell'appendice al presente capitolo.
Messalina non n la prima n l'ultima moglie che utilizza il sesso come
efficace stratagemma, prima di lei ricordiamo Clodia Lesbia, la cui
frenesia erotica supera di gran lunga quella di Messalina; la dissoluta
Giulia, figlia di Cesare Augusto e sposa dell'erede Tiberio; Agrippina
Minore, succeduta a Messalina non appena l'Imperatrice muore, che ha
relazioni incestuose con il fratello Caligola quando costui Imperatore,
per poi tessere i fili e sposarsi con Claudio rimasto vedovo. Una volta
salita al trono Agrippina superer di gran lunga le crudelt attribuite a
Messalina.
Se diversi anni prima, l'Imperatore Augusto aveva promulgato una legge
che condanna l'adulterio solo perch la fedelt della donna - della donna
unicamente - assicurava al maschio la paternit. Per al tempo stesso le
donne, che vengono fatte sposare a tredici anni e condannate a starsene
in silenzio, si servono del sesso come facile espediente per raggiungere
obiettivi e garantirsi la lealt di uomini influenti. Ma allora se le
cose vanno in questo modo e se esistono svariati casi di donne illustri
che si comportano cos, perch il nome di Messalina tra i pi diffamati
della storia?
Probabilmente, l'Imperatrice si distingue agli occhi dei sui detrattori
perch paragonata al timido Claudio. Quest'ultimo viene a sua volta
paragonato ai suoi predecessori Tiberio e Caligola e al terribile
successore Nerone. Questi tre Imperatori sono, infatti, degli esseri
talmente abietti che qualsiasi donna al loro confronto, per quanto
perversa sia, scompare. Di Messalina invece si sentir sempre parlare
perch, rispetto al suo uomo, risulta fin troppo appariscente e potente.
Messalina era una ninfomane?
Anche se indubbio che la nostra protagonista si serva del sesso per
consolidare il suo ruolo, cos come fecero anche tante altre, quel che
incuriosisce che la psichiatria faccia riferimento proprio a lei, al
suo nome e alla sua persona nel denominare sindrome di Messalina la
patologia riferita a una donna che dimostra ardente desiderio sessuale
per qualsiasi uomo influente. La donna affetta dalla sindrome di
Messalina riesce a vivere un rapporto basato sul solo amore, essendo
l'ambizione l'unico carburante della sua libidine.
Il primo punto che occorre chiarire perci che Messalina non una
ninfomane, come sostiene chi ignora l'esatto significato del termine. La
ninfomania una malattia mentale propria delle donne affette da un
incontrollabile bisogno coitale. La ninfomane cerca disperatamente
qualsiasi uomo, senza fare alcuna selezione, che soddisfi la sua
inappagabile libidine. La frenesia sessuale si associa, inoltre, a una
totale perdita di controllo sul corpo. In questo modo l'affetta da
ninfomania finisce per esprimersi arbitrariamente in manifestazioni
grottesche: si getta a terra, sghignazza scomponendosi rozzamente, si
mette a ballare, a saltare e a rompere oggetti, strappa i suoi indumenti
e si attacca energicamente a qualsiasi uomo le passi accanto. La
ninfomane affetta da sessualit indiscriminata, mentre Messalina
discrimina, e anche parecchio, i destinatari dei suoi favori sessuali.
Nel suo caso c' sempre un obiettivo da raggiungere, e il prescelto deve

esattamente assegnarle il ruolo che lei ha in mente; il vizio di


Messalina non animato da mero desiderio orgiastico e, anzi, povero
colui che non la ripaga di ci che lei si aspetta.
Oltre alla sindrome di Messalina, l'Imperatrice presenta chiari tratti
psicopatici: egocentrica, insensibile al dolore altrui, ambiziosa e
irresponsabile. Pi flessibile quando si tratta di ottenere un successo,
adatta immediatamente il suo atteggiamento in funzione dei suoi scopi e
riesce a manipolare abilmente gli altri, persuadendoli delle sue buone
intenzioni. A tal proposito ricordiamo che Claudio la premia per la
fedelt dimostratagli dopo che lei gli consegna la lista dei nomi delle
persone cui applicare la legge sul crimen maiestatis. Come tutti gli
psicopatici, inoltre, Messalina bruta, violenta, incapace di pentirsi,
propensa all'esagerazione e sar proprio quest'ultimo lato del suo
carattere a distruggerla.
L'Imperatrice cade in rovina a causa della sua stessa indomita bramosia
di dimostrare pubblicamente e apertamente il suo potere. Di certo non
prende esempio da Livia, nonna di Claudio e influente governatrice che
agisce per in gran segreto. La strategia di quest'ultima consiste,
infatti, nel condizionare l'Imperatore Augusto a porte chiuse, mentre
dinanzi agli altri appare come lo stereotipo della donna discreta e
amante della casa. Da dietro le quinte Livia fa e disfa il destino di
Roma, senza che gli sguardi si posino mai sulla sua persona. Svolge
perfettamente il ruolo assegnatole da Augusto: passiva, di integra
moralit e totale devozione alla famiglia e alla religione. Suo marito
solito esibirla con orgoglio ai senatori, mentre pettina o tesse la lana
a palazzo, e i visitatori vedono in lei solo una matrona che realizza gli
indumenti per il marito.
Questa l'immagine che Livia proietta all'estero, ma le sue tattiche la
portano a diventare la prima moglie dell'Impero Romano con diritti
amministrativi esclusivi e indipendenti. Si converte in reggente quando
Augusto si assenta, riceve senatori e visite politiche, concede udienze,
prende decisioni, impartisce ordini, fa costruire e amministra edifici
pubblici. Ha un'arguzia tanto efficace che nonostante sembri che non
faccia il bello e il cattivo tempo in realt lei a decidere le
stagioni. Il suo successo raggiunge l'apice quando ascende al trono
Tiberio, il figlio per cui nutre immensa e quasi morbosa devozione, e a
cui in realt non spetterebbe il diritto di successione perch figlio
solo suo.
Durante la vita di Augusto, Livia elimina diversi appartenenti alla sua
famiglia solo perch fanno ombra a Tiberio: Druso, l'altro suo figlio, e
Germanico, suo nipote, muoiono avvelenati per suo volere. Organizza i due
delitti in modo tale da essere scagionata da ogni accusa. Molti storici
riferiscono pure che sia arrivata ad avvelenare il suo Augusto, il giorno
in cui costui, accortosi dei gravi disturbi della personalit di Tiberio,
decide di destituirlo dal titolo di successore. Livia per si difende
abilmente e riesce a far s che l'indagine per questi delitti prenda
altre vie. L'immagine della sua persona conserva un'aurea che eclissa
ogni cosa, per questo riesce in ci che mai nessuna donna era riuscita a
fare: essere divinizzata dopo la morte.
Messalina, invece, si muove sempre pubblicamente e non senza generare
clamori; la sua brama di protagonismo, palesemente riconoscibile, finisce
per distruggere ci su cui seduta e facendola precipitare in
un'agghiacciante tragedia. Messalina eccede pi di ogni altra. Anche
altre donne nella sua posizione avrebbero potuto mirare esattamente a ci

che lei desiderava. tuttavia, agendo ragionevolmente, avrebbero evitato


di agire apertamente contro ci che Roma chiede alle donne, ovvero di non
importunare e di non pensare, proprio ci che il greco Senofonte racconta
a Socrate.
Non aveva ancora compiuto quindici anni quando venne da me37, fino ad
allora aveva vissuto sottomessa ai suoi padri, osservando, ascoltando e
parlando il meno possibile. Quando si present non sapeva molto pi di
adesso, se le si dava la lana la sistemava nella rocca, aveva visto solo
ci che facevano le domestiche. Cosa ci si poteva dunque aspettare? Nel
controllo dei suoi appetiti, oh Socrate, stata sapientemente
addestrata...38
A quell'epoca, come in tante altre, le donne servivano per il
proseguimento della specie e per procurar piacere, niente di pi niente
di meno. Lo stesso Claudio, cos apparentemente devoto alle proprie
mogli, ripudia le prime due senza alcun motivo, come scrive Svetonio, e
acconsente anche al fatale epilogo (che tra poco esamineremo) che
toccher a Messalina, senza darle l'opportunit di spiegarsi o
difendersi.
Un letale adulterio
Nell'autunno dell'anno 48 avviene qualcosa d'inaudito nella casa
imperiale. Cos lo descrive Tacito:
Non dubito che possa sembrare una storia fantastica scrivere che tra gli
uomini siano potute succedere cose tanto audaci.39
L'ardire a cui si riferisce lo storico omincia a vacillare quando
Messalina resta stregata da una pazza e furente frenesia erotica per Caio
Silio, il giovanotto pi gagliardo di Roma40, membro di una famiglia
patrizia e mediocre, aspirante a un posto di senatore che non riuscir a
conquistare. Non si sa con esattezza quando diventa l'amante di
Messalina, ma si narra sia grazie a questa relazione sentimentale che
Caio Silio diventer console e gli verr assegnata una residenza a
palazzo.41 L'Imperatrice non si cura di nascondere questa relazione, come
tra l'altro non aveva fatto con le precedenti, ma in questo caso esibisce
l'amante con un tocco di presunzione e sufficiente sfacciataggine. Cerca
il giovane in casa, trascorre con lui diverse ore, gli si attacca
morbosamente a lui riempiendolo di ricchezze e onori42, gli regala
schiavi, liberti, statue e parte della fortuna imperiale: la vicenda
giugne all'orecchio di tutti, salvo a quello di Claudio che sembra non
accorgersi di niente.
I benefici che Silio ottiene dall'Imperatrice costituiscono per il
giovane un'adeguata ricompensa, al punto da divorziare dalla moglie. Le
sue ambizioni divampano nel momento in cui si rende conto di quanto sia
facile accedere a privilegi e tesori che mai avrebbe pensato di ottenere.
Ed allora che pensa di chiedere Messalina in sposa, credendo che se
Claudio ha accettato di rendere pubblica la relazione, altres
possibile che lei possa obbligarlo ad abbandonare il trono, posto che
naturalmente spera di occupare lui.
Messalina per si mostra reticente, il rischio troppo elevato, e non
vuole svincolarsi dall'Imperatore, che in fin dei conti pu facilmente
manipolare. Se Silio riuscisse ad arrivare al trono, non la ripudierebbe
poi per essere stata un'adultera mentre era sposata con Claudio? Le
donne, non dimentichiamolo, in queste cose sono quelle che rischiano di
perdere maggiormente. Messalina non si fida. Silio allora orchestra un

colpo da maestro: le garantisce che adotter Britannico e le promette che


lei manterr lo stesso e identico potere [in quanto madre dell'erede al
trono], con il presupposto della certezza nel caso si aggrediscano
Claudio, uomo tanto precipitoso nell'adirarsi quanto facile da tradire.43
Con simili parole Silio lascia palesemente intendere, che dovranno
legalizzare la situazione nel momento in cui Claudio verr ammazzato,
cosa che pu avvenire con estrema facilit. Tacito racconta che Messalina
ascolta il discorso piuttosto indifferente, avendo gi tutto quello che
Silio le sta promettendo: sicurezza, potere e possibilit di difendersi
dalle collere di suo marito. Tra le altre cose anche madre dell'erede
al trono, pu spassarsela liberamente tra amori e avventure, in
definitiva non guadagnerebbe nulla sposandosi nuovamente e ancor di meno
pianificando l'assassinio dell'Imperatore. Continua cos a opporsi "non
per amore di suo marito - spiega Tacito - ma per mantenere la sua
posizione".
Alla fine per cede senza che nessuno sappia spiegare il perch, come
anche resta oscuro il motivo per cui non dice a suo marito che vuole
divorziare, ( anche vero che erano gli uomini a Roma a ripudiare le
donne e non il contrario).
Se durante l'Impero romano l'adulterio illecito, inutile parlare di
come venga contemplata la bigamia. Le congetture sono interminabili e non
dato sapere con che argomenti Silio riesca a convincerla e tanto meno
perch Messalina accetti una tanto irragionevole proposta. Il caso vorr
che i due approfittino di un viaggio di Claudio a Ostia per organizzare
un ricevimento di matrimonio ufficiale, con notte di nozze, una
moltitudine di invitati e un'accurata cerimonia. Tacito non nasconde il
suo stupore quando racconta:
[Mai a Roma si era visto] un uomo nominato console stabilire la data e
sposarsi con la moglie di un principe, chiamare i testimoni per
verificare e firmare che si univano per avere figli (...) poi accomodarsi
tra gli invitati, dare baci e abbracci e, per finire consumare la notte
com' abitudine tra moglie e marito. E non camuffo niente per destare
stupore, solo una pura descrizione di ci che hanno visto e lasciato
scritto i nostri antichi.44
Ma il fatto pi sorprendente dell'intera vicenda che, durante la
cerimonia, i due presentano il contratto di matrimonio con in calce la
firma di Claudio. probabile che, dopo tutto, Messalina avesse convinto
l'Imperatore ad approvare una nuova legge che consentisse la poligamia, e
a essere lei la prima persona a usufruirne. Questa legge non varcher mai
le porte del Senato e se Claudio l'abbia mai decretata, l'avr forse
dimenticato il giorno dopo... risaputa la labile memoria
dell'Imperatore. Probabile anche che abbiano semplicemente raccontato a
Messalina che l'assassinio di Claudio era in esecuzione e che lei abbia
voluto velocizzare le nozze e l'adozione di Britannico.
I nobili assecondano lo sposalizio di Messalina e di Silio accorrendo al
festeggiamento ed elargendo continuamente applausi. I liberti di Claudio
assistono alla scena con gli occhi sgranati, l'Imperatore sar anche
assente ma sanno con certezza che ancora vivo. Allo stesso tempo
intravedono nell'impudenza dell'Imperatrice un'opportunit per liberarsi
di lei per sempre, cosa che desiderano ardentemente da tempo e per i
motivi pi disparati.
Callisto, uno di loro, diventato l'amante di Agrippina Minore, sorella
del defunto Caligola e dell'esiliata Giulia (amante di Seneca) nonch
nipote di Claudio. Se in passato Giulia ha voluto guadagnarsi l'affetto

di suo zio Claudio, Agrippina lo desidera ancora di pi, ma


contrariamente a sua sorella che lo dimostr pubblicamente, lei orchestra
in silenzio dietro le quinte, utilizzando anche Callisto, delfino di
Claudio. Per diventare l'amante di Claudio passa dunque prima dal letto
di Callisto e, com' facile immaginare, a entrambi, la mossa di
Messalina, sembra piovere dal cielo.
Dal canto suo, Narciso, da un lato vincolato a Messalina ma dall'altro
pure estremamente fedele a Claudio, vede nella mossa dell'Imperatrice una
minaccia alla sua posizione. Messalina si sposata con Silio a spese di
Narciso, preso alla sprovvista da questo matrimonio. Silio disprezza
Narciso, cos come molti romani, lo detesta per essere un liberto, uno di
classe poco elevata che non pu far altro che sottomettersi per ottenere
favori dall'Imperatore. Narciso sa bene quale sar il suo destino se
Silio continua l'ascesa al potere, quest'ultimo capace di fare
qualsiasi cosa, non a caso riuscito a portare l'agguerrita Messalina
dove lui voleva e questo, senza ombra di dubbio, fa traballare il
piedistallo sul quale lui si trova. Per il suo stesso bene deve avvisare
Claudio di ci che sta succedendo. Si dirige cos a Ostia, dove
l'Imperatore si stabilito da parecchio tempo. L il liberto sceglie due
schiave con cui Claudio intrattiene relazioni sessuali (Tacito le chiama
prostitute) e le convince, non senza difficolt, a togliere
all'Imperatore la benda dagli occhi. Calpurnia e Cleopatra, questi i nomi
delle due donne, interrompono cos la siesta che Claudio solito fare
dopo le sue famose e abbondanti mangiate, dimostrando di sapere scegliere
il momento di maggiore fragilit imperiale. Calpurnia si getta a terra e
grida piangendo: Nupsit Mesalina Silio! [Messalina si sposata con
Silio], la segue Cleopatra che conferma muovendo contritamente la testa.
L'Imperatore, furente, le accusa di mentire e richiama Narciso, il quale,
avendo visto la scena nascosto dietro una tenda, appare come una luce che
tutto illumina. Ha gi bene in mente come riportare la vicenda.
Innanzitutto conferma i fatti, chiede perdono per non avergli confessato
le avventure che Messalina aveva avuto con molti altri amanti e aggiunge
che sarebbe stato disposto a non rivelare quest'ultimo adulterio ma solo
a patto di strappare il contratto matrimoniale e di restituite Messalina
al suo vero signore. Mette fine alle sue parole annunciando, come una
freccia avvelenata:
Il popolo, il Senato e i soldati hanno assistito alle nozze con Silio. Se
non fai qualcosa subito, questo nuovo marito far presto a impadronirsi
di Roma!45
Insomma Narciso gli dice che stato ripudiato proprio come una volgar
donna e che rischia di perdere il trono, visto che l'investitura
imperiale dipende teoricamente dal voto popolare, sebbene l'ultima parola
spetti al Senato.
L'Imperatore si precipita a Roma. Narciso evita che durante il viaggio
venga accompagnato dai due fantocci dell'Imperatrice, Lucio Gaeta, il
comandante della guardia pretoriana e Aullo Lucio Vitellio46, quello dei
sandali al collo, che potrebbero patteggiare per l'Imperatrice e cercare
di stemperare i toni del liberto, deciso a raccontare all'Imperatore
addolorato che Messalina ha ordito la sua morte. Durante il tragitto, il
povero Claudio, distrutto dalla tristezza, chiede in continuazione se
ancora Imperatore in carica, dimostrando in questo modo quanto conosca
bene sua moglie e la forza che costei possiede. Avuta conferma dal
liberto, manda qualcuno a giustiziare tutti i traditori, glissando per
sulle sorti di Messalina.

Nel frattempo, quest'ultima e Silio, ignari del loro destino, festeggiano


le nozze con un luculliano banchetto dedicato a Bacco. Ma all'improvviso
uno degli invitati scorge un ciclone di polvere che sta per piombare su
di loro: la furibonda brigata inviata dall'Imperatore arrivata. La
festa si volatilizza. Silio fugge impaurito e si chiude in casa,
evidentemente credeva davvero che l'Imperatore fosse morto. La guardia
pretoriana lo trova e lo uccide, dopo aver giustiziato tutti coloro che
hanno preso parte al matrimonio.
Intanto Messalina crede di potersi salvare dalla carneficina utilizzando
ancora una volta l'amore che Claudio le ha sempre dimostrato. Ha solo
bisogno di restare sola con lui. E l'Imperatrice ha i suoi motivi per
crederlo, visto che l'Imperatore a volte infama la malvagit di sua
moglie mentre altre volte ricorda il suo matrimonio e la tenera et dei
suoi figli.47 Messalina, che come si pu desumere, conosce perfettamente
gli ingranaggi della psicologia del marito, manda avanti i figli Ottavia
e Britannico mentre lei si mette alla ricerca di una vestale che goda di
ottima reputazione, cui chiede di intercedere in suo favore.
Narciso, timoroso della debolezza di Claudio nei confronti di Messalina,
fa allontanare i bambini prima che l'Imperatore possa vederli; non riesce
per a evitare l'incontro dell'Imperatore con la vestale che lo affronta
da sola, mentre Messalina aspetta nei giardini di Lucullo, gli stessi che
qualche tempo prima aveva strappato a Valerio Asiatico.
La vestale chiede all'Imperatore di non condannare la moglie senza prima
averla ascoltata e averle permesso di difendersi. Narciso la interrompe
brutalmente rinfacciandole che farebbe meglio a occuparsi di questioni
religiose piuttosto che intromettersi in faccende che non la riguardano.
Il silenzio che mantenne Claudio fu degno di grande ammirazione,
commenta Tacito; il suo cuore pare infatti commuoversi ed essere sul
punto di perdonare Messalina:
(...) di ritorno a casa scaldato dal vino, ordin di andare a cercare la
disgraziata (pare utilizz proprio questa parola) perch il giorno dopo
potesse difendere la sua causa di persona.48
Chi lo sente proferire tali parole non ha dubbi: la notte si avvicina e
l'Imperatore potr in questo modo ricordarsi del "letto coniugale e
commuoversi profondamente".50 Narciso non pu permettersi un rischio cos
alto e prende in mano direttamente le redini della questione. Ordina a un
tribuno e a un centurione di trovare Messalina e di ucciderla subito,
senza ascoltarla, senza stare a sentire le sue ragioni "con cui pu
raggirarvi".
La incontrano nei giardini di Lucullo in compagnia di sua madre che,
ormai certa del fatale e imminente epilogo, esorta la figlia a morire con
onore. L'Imperatrice, distrutta dal pianto, prova a seguire il consiglio
della progenitrice, impugna un coltello e lo volge verso l'addome, ma la
mano tremante fa s che la punta della daga appena le sfiori la pelle. Il
tribuno l'aiuta allora nel compito centrandole il cuore con una stoccata.
Messalina lascia questo mondo a ventisei anni.
Quando comunicano a Claudio la morte della moglie egli sta pacatamente
cenando. Non domanda niente, non vuole saper niente, desidera solo
mangiare, bere e dimenticare. Nei giorni a seguire non d segni di odio,
d'allegria, di ira o tristezza, n di altro sentimento umano, n quando
vede esultare i detrattori, n quando si presentano tristi e in lacrime i
suoi figli.51 Alcuni giorni dopo ordina di rimuovere dai luoghi pubblici
tutte le statue della defunta.52 Pare dica di non volersi pi sposare,
visto che i matrimoni gli hanno solo causato disgrazie.

Detto e non fatto.


Con il cadavere di Messalina ancora caldo, Agrippina Minore53 va a
occupare il piedistallo rimasto vuoto. Non perde tempo a imporre il suo
universo, fatto di smanie e trasgressioni e di gran lunga pi psicopatico
di quello della sua antesignana. Per prima cosa convince Claudio che
Britannico un figlio illegittimo, in modo che l'Imperatore lo emargini
e nomini erede il figlio nato da un precedente matrimonio di Agrippina.
Questo fanciullo Nerone.Non appena vede esaudita l'incredibile
richiesta, Agrippina avvelena Claudio.

CHI CHI. GLI IMPERATORI DELLA DINASTIA GIULIA.


(I personaggi menzionati in questo capitolo).
Personaggi maschili
Augusto (63 a.C.-14 d.C.). Figlio adottivo di Giulio Cesare, viene
considerato dagli storici moderni come il primo e pi grande Imperatore
romano, anche se nella classificazione tradizionale il patrigno Giulio
Cesare che troneggia in cima alla lista degli Imperatori. Augusto regala
a Roma pace, prosperit e smisurato splendore. A soli venti anni fonda il
pi colossale degli Imperi mai esistiti governandolo con tale abilit che
la sua opera rimane in vita per 4 secoli. La figlia Giulia, nata dal suo
secondo matrimonio, passa alla storia per essere una donna dissoluta e
viziosa. Augusto convola a terze nozze con Livia, che lo conquister e
che amer con ostinata perseveranza. Livia porta a palazzo due figli
avuti da un suo precedente matrimonio: Druso e Tiberio. Il primo padre
di Germanico e di Claudio ma morir prima di Augusto. In casa, Augusto
impone semplicit e moralit. Estremamente amante della famiglia e dei
bambini, egli stesso insegna ai nipoti a leggere, a scrivere e a far di
conto, facendo particolare attenzione che imitino la sua calligrafia.
Obbliga la figlia e le nipoti a imparare i lavori domestici e impedisce
loro di fare o dire qualsiasi cosa dinanzi ad altre persone, anche se
questa mossa gli riesce piuttosto male, visto che sia la figlia Giulia
sia la nipote si daranno poi da fare per macchiare il suo nome con ogni
genere d'infamia, spingendo Augusto a mandarle in esilio.
Alla sua morte, Tiberio eredita il trono del patrigno.
Tiberio (42 a.C.-37 d.C.). figlio di Augusto e figlio prediletto di
Livia che lo obbliga ad abbandonare sua moglie, di cui profondamente
innamorato, e a sposarsi con Giulia, figlia di Augusto, per diventare in
un colpo solo figliastro e genero dell'Imperatore e veder aumentare la
possibilit di ereditare il trono. Si narra che Livia prediliga cos
tanto suo figlio Tiberio da avvelenare l'altro figlio Druso e il nipote
Germanico (entrambi preferiti da Augusto) affinch nessuno ostacoli
l'ascesa al potere del suo preferito. Appena morti il patrigno e il
suocero, Tiberio manda in esilio Agrippina, moglie di Germanico nonch
madre di Caligola, sottraendole ogni genere di sussidio e alimento fino a
farla morire di fame.
Durante il suo regno Cristo viene crocifisso.
Di forte prestanza fisica, Tiberio capace di perforare una mela con un
dito. Il volto coperto di brufoli e piaghe gli d un aspetto grottesco e
ha un odore nauseabondo. Stupiscono i suoi atteggiamenti depressivi
alternati a selvaggi attacchi d'ira. Non risponde a chi gli parla, se non
gli resta altro rimedio parla molto lentamente e ha una gestualit

delicata, salvo quando esplode, infuocato da un'indomita rabbia.


Solitario, malaticcio, crudele e avaro (si addormenta sotto le
intemperie, raccoglie erba da terra e la mangia, si astiene dalle
celebrazioni al pubblico), riesce ad accumulare un'enorme fortuna. Nella
seconda met del suo periodo di reggenza Tiberio affetto da gravi
disturbi di paranoia involutiva che lo spingono ad abbandonare Roma e a
rifugiarsi sull'isola di Capri, dove sviluppa gravi devianze sessuali che
lo portano a orge e perversioni di inaudita sfrenatezza. Svetonio
racconta che qui da vita a lupanari in cui riunisce bambini e bambine che
manda a prendere in tutti i territori dell'Impero per soddisfare i suoi
desideri sessuali. Gli piace vederli copulare sotto gli affreschi
pornografici che decorano l'ambiente. Un insieme di puberi, che Tiberio
chiama pesciolini, lo segue quando l'Imperatore si tuffa nel mare, i
piccoli hanno l'ordine di sbattere l'acqua tra le gambe del pedofilo
imperiale, mordicchiando l'esca che viene loro esibita. In un momento di
sacrificio agli di, Tiberio nota uno dei bambini che prestano servizio
sull'altare, si alza all'improvviso dalla cerimonia e assalta il ragazzo
e suo fratello dietro al tempio. I ragazzi protestano e lui ordina di
spezzare loro le gambe. Un'altra delle sue giovanissime vittime una
bambina che, inorridita dopo essere stata stuprata dall'Imperatore, fugge
spaventata cercando la protezione della famiglia gridando che un uomo
bavoso, peloso, maleodorante e vecchio l'ha internamente distrutta;
appena arrivata a casa la piccola prende un pugnale e si suicida.
Parallelamente ai suoi svaghi sessuali con innocenti creature, Tiberio
sviluppa un timore sproporzionato per la maggior parte degli esseri
umani, che fa uccidere per futili scuse. Detesta i membri della sua
famiglia e passa il resto della sua vita in preda a misantropia, sfiducia
e crudelt. Non passa giorno senza che lui ordini di giustiziare
qualcuno.
Caligola (12 d.C.-41 d.C.). Nipote di Tiberio e figlio di Germanico,
l'uomo pi attraente della dinastia Giulia. Roma lo idolatra e piange
amaramente la sua morte che avviene in battaglia, anche se gli storici
moderni sostengono che le cause siano stati i frequenti attacchi
epilettici. Si narra anche che Tiberio e sua madre Livia possano averlo
avvelenato, Tiberio, infatti, prova una spasmodica gelosia nei suoi
confronti e Livia teme che la popolarit di Germanico eclissi
l'ascensione al trono di suo figlio.
Caligola non eredita il fascino di suo padre Germanico e il suo naso
piatto, l'estrema magrezza, e la calvizie precoce (nonostante abbia il
corpo coperto di peli) svelano l'esistenza di una patologia fisica e
mentale. Caligola rappresenta infatti, insieme a Nerone, uno dei pi
gravi malati mentali che abbia governato l'Impero romano. Sposato quattro
volte, esibisce la sua ultima moglie nuda in pubblico e commette ripetuti
incesti con le sorelle Drusilla, Giulia Livilla e Agrippina Minore (la
donna che sposa Claudio dopo la morte di Messalina).
Ma al di l dei suoi rapporti sessuali, l'Imperatore soffre di una
confusione di genere: non sa bene se sia uomo o donna, e il suo
comportamento totalmente bisessuale.
Si vanta dei suoi amori omosessuali con l'attore Mnestere, con suo
cognato Marco Lepido e con altri. Svetonio lo accusa di aver aperto un
bordello a palazzo in cui matrone si prostituiscono in cambio di denaro.
Il suo pi grande squilibrio si manifesta con la credenza di essere il
dio Giove, il che lo porta a creare intorno alla sua divinit un mondo

fantastico, dilapidando fino all'ultima moneta il tesoro accumulato da


Tiberio.
Caligola ricopre di oro, sete e pietre preziose ogni parte del corpo testa, collo, braccia, mani, gambe ed entrambi i piedi; ha inoltre
l'abitudine di far sciogliere le perle nell'aceto per poterle bere. Fa
disegnare un carro che riproduce tuoni e fulmini, in rappresentanza di
Giove, dio che lui ritiene di essere. Delle sue quattro spose, Cesonia
l'unica capace di darle una figlia, che lui reputa essere figlia di
Giove. A volte cambia identit alla sua divinit e si converte in
Nettuno, il dio del mare; motivo per cui desidera che l'umanit lo ammiri
mentre attraversa le acque o mentre le solca a cavallo. strano che,
nonostante si ritenga dio del mare e per questo attraversi impunemente il
mantello acquatico come se vi volasse sopra, nel suo intimo si celi un
debole istinto alla sopravvivenza. Fa infatti costruire un ponte
galleggiante che attraversa l'immensa baia di Napoli (il ponte
sostenuto da due infinite fila di barche), lo copre poi di seta purpurea
e lo riempie di gemme preziose. Corre sul ponte al galoppo, illuminato
dal riflesso del sole nelle gemme e ornato dell'armatura appartenuta ad
Alessandro Magno. Ordina alla cavalleria di seguirlo, correndo il serio
rischio che la struttura ceda e che l'intera cavalleria vada a fondo.
L'autentico dio Nettuno, l dov'era, ebbe forse compassione, visto che
fortunatamente nessuno anneg.
Durante la guerra di Gallia, appena sbarcati manda i suoi soldati a
raccogliere conchiglie dalla spiaggia invece di dirigersi sul campo di
battaglia. Ha una relazione sessuale e affettiva patologica con sua
sorella maggiore, Drusilla, che dichiara essere sua erede e la cui
morte lo distrugge dal dolore; mostra inoltre una stravagante ammirazione
per il cavallo Incitatus, alla cui salute beve da un calice d'oro e in
onore del quale fa costruire una stalla di marmo e una mangiatoia
d'avorio. Commissiona coperte di fine tessuto color porpora e un collare
di pietre preziose. Il cavallo possiede inoltre casa, mobili, schiavi...
e un titolo di senatore! Gli storici moderni attribuiscono la pazzia
all'epilessia ch'egli eredita da suo padre nonch a una probabile
encefalite. Si sa inoltre che soffre d'insonnia, che non riesce a dormire
per pi di due o tre ore e in quel poco tempo disturbato da tremendi
incubi. Nell'anno 37 affetto da un disturbo schizofrenico i cui sintomi
non cessano fino al giorno in cui la guardia pretoriana lo assassina,
esattamente nell'anno 41, quando Caligola ha solamente ventotto anni.
Claudio (10 a.C.-54 d.C.). Nipote di Tiberio, fratello di Germanico e zio
di Caligola, la sua terza moglie Messalina, pronipote dell'Imperatore
Augusto, con cui Claudio ha due figli: Ottavia e Britannico. La sua
quarta e ultima moglie invece Agrippina Minore, madre di Nerone (nato
da un precedente matrimonio). Dal suo secondo matrimonio Claudio ha una
figlia di nome Antonia, che in seguito si sposer con il fratello di
Messalina.
Nerone (37 d.C.-68 d.C.). Figlio di Agrippina Minore e figliastro di
Claudio. Riesce a strappare il trono al vero erede, Britannico. Si sposa
con Ottavia, la figlia di Claudio e Messalina, che poi uccider per
potersi sposare con Poppea (figlia dell'omonima Poppea, amante di Valerio
Asiatico, che Messalina ossessiona fino a indurla al suicidio). Avvelena
Britannico, suo fratellastro e rivale, e, in seguito a un attacco d'ira,
uccide con un calcio la sua amata Poppea mentre incinta. Il suo
squilibrio mentale di tale ampiezza che il Senato finisce per
dichiararlo nemico pubblico e distruttore della razza umana.

Personaggi femminili
Giulia I (39 a.C.-14 d.C.). Figlia di Augusto, viene educata dalla sua
matrigna Livia con estrema severit. All'et di quattordici anni
costretta a sposare con il cugino Marcello II, di cui due anni dopo
rester vedova. Trascorsi altri due anni, la uniscono nuovamente in
matrimonio a Marco Vipsanio Agrippa, militare rozzo e bruto, che ha
ventidue anni pi di lei e con cui avr, durante i nove anni di
matrimonio, cinque figli. Nuovamente vedova, nello stesso anno in cui
muore Agrippa, la obbligano a sposarsi con Tiberio, figlio di Livia e
figliastro di suo padre.
In quel momento, forse disperata per la triste esistenza che il destino
le ha riservato, decide di suicidarsi lasciandosi lentamente precipitare
in uno stato di perdizione. Si narra che Giulia adori le orge notturne
nonch copulare in gruppo e con sconosciuti vicino alla statua di Marsia,
luogo di ritrovo delle prostitute romane. Le male lingue arrivano ad
accusarla di aver avuto relazioni incestuose con il padre, l'Imperatore
Augusto; invece vero che costui la manda in esilio proibendo a
qualsiasi uomo di avvicinarsi senza sua previa autorizzazione. Il suo
unico e autentico amore fu Sempronio, dongiovanni dell'epoca, che la
sedusse quando era sposata ad Agrippa, e con cui continu la relazione
anche durante il matrimonio con Tiberio. Dei cinque figli che ha con
Agrippa, uno di loro, Gaio, schizofrenico; Agrippa, nato postumo,
ritardato mentale; Agrippina I (madre di Caligola e sposa di Germanico)
talmente isterica che Tiberio la manda in esilio e la lascia morire di
fame, infine Giulia II si mostra dissoluta come sua madre.
Agrippina II, detta Minore (16-59). Bisnipote di Augusto, figlia di
Germanico e di Agrippina I, sorella di Caligola e quarta moglie di
Claudio. All'et di dodici anni viene data in sposa al cugino Domizio da
cui ha un figlio che diventer l'Imperatore Nerone. Si narra che l'uomo,
congratulato per la nascita del bambino, colse subito la premonizione:
"Da me e Agrippina pu nascere solo un mostro".
Diventata vedova, si risposa nell'anno 40 con Crispo Passieno, che in
seguito avvelena per convolare a nozze con Claudio. Violenta e impetuosa,
eredita l'incontinenza sessuale della famiglia Giulia, superando in
depravazione tutte le sue parenti. Viene accusata d'incesto con suo
fratello Caligola, di adulterio con il marito della sorella Drusilla e
con i liberti Callisto e Pallante che la aiutano politicamente. Fa
esiliare e assassinare tutte le donne che possono competere con lei in
talento e in bellezza. Avvelena il marito Claudio con un piatto di
funghi, togliendo a Britannico, figlio dell'Imperatore, il diritto di
successione al trono che verr invece assegnato a suo figlio Nerone. Pare
sia gelosissima delle relazioni amorose intrattiene Nerone ha con le
altre donne e che non desista dinanzi all'incesto, che interrompe solo
per intercessione di Seneca, di cui diventa poi l'amante.
Contrariamente a Messalina, Agrippina II molto stimata a Roma; guida
gli eserciti, riceve ambasciatori, assiste dietro a una tenda alle
sessioni del Senato (non senza il fastidio di Claudio), comanda senza
alcuna difficolt, fa affidamento e sottomette tutti, fa scolpire la sua
effigie sulle monete e firma la corrispondenza ufficiale.
Quando suo figlio Nerone prende il potere, lei lo tiene sotto controllo e
conserva, al suo fianco, il ruolo di Imperatrice. Quando lui s'innamora
follemente di Poppea (altrettanto ambiziosa e straordinariamente bella -

pare avesse bisogno del latte di cinquecento mule per il suo bagno
quotidiano), Agrippina va su tutte le furie e ricopre la nuora di
ingiurie, per poi cambiare tattica e cercare di tenersi stretta Nerone
con lusinghe di vario genere, invitandolo a spassarsela con l'amante a
palazzo. Assassina tutti i difensori di Britannico, e dopo essere stata
rifiutata da suo figlio Nerone tenta di cospirare contro di lui,
indicando il povero Britannico, che prima rimuovono poi reintegrano, come
legittimo erede al trono. Nerone prova a uccidere la madre in diverse
occasioni, fallendo in tre tentativi di avvelenamento e in uno di
annegamento; l'Imperatore la fa, infatti, imbarcare su una nave destinata
ad affondare e quando apprende che la madre si salvata dal naufragio
intenzionale si fa prendere dal panico. Si narra che a partire da quel
momento l'Imperatore comincia a manifestare apertamente gli squilibri
mentali, affiorati gi in passato. Agrippina, dal canto suo, dopo aver
avuto conferma che stato suo figlio Nerone a escogitare l'affondamento
della nave e di conseguenza anche la sua morte, ordina al capitano di
trafiggerle il corpo con un colpo di spada, per precisione le viscere che
avevano generato e ospitato il suo assassino.
Note
1. Alla fine di questo capitolo c' una breve descrizione dei personaggi
che lo popolano.
2. Messalina bisnipote di Ottavia, sorella di Augusto.
3. Anche chiamata famiglia Giulia.
4. Si veda l'appendice a fine capitolo.
5. D. Cassius.
6. Svetonio
7. E Cenerini.
8. E Cenerini. 9.Tacito, XI, 27.
10. Svetonio .
11. Secondo quanto sostenuto da Francesca Cenerini, docente di Storia
antica pressol'Universit di Bologna
12. Si veda l'appendice a fine capitolo.
13 Tacito,VI, 15.
14 Nessuno storico antico menziona con esattezza alla malattia di cui si
tratt. Tuttavia, gli storici moderni, a distanza di secoli, hanno suppsto
che si trattasse di encefalite.
15. Svetonio.
16. Ibid.
17. Ibid.
18. Ibid.
19. Antichi schiavi che, una volta divenuti liberi, continuavano a
prestare servizio presso gli stessi padroni.
20. Seneca, Ep. 63, 16, 3. 21. Seneca, Ep. 44, 7, 9. 22 Giulia Livilla in
questo periodo era gi sposata.
23. Seneca, Dialoghi, 9.9, 2, 5.
24. D. Cassius, 60. 8. 5, 18. 4; Tacito, XIII, 32.
25. B. Levick, pp. 58-59.
26. Annali, XI, 4.
27. D. Cassius, 60. 27. 2-4 y 29. 4-6, 6a; Tacito, Dialoghi, 11. 1-3;
Svetonio, Caligola, 29. 2.
28. Sebbene sia tutto inventato, nessuno storico si occupa di lei fino a
che non sale al trono.

29. Tacito, XI, 36.


30. Svetonio, Caligola, 36.
31. Svetonio, Caligola, 55.
32. Annali, 4.
33. D. Cassius, LX, 22-28.
34. D. Cassius, LXI, 31.
35. Giovenale, Satire, VI, pp. 115-132.
36. H. Mathieu, pp. 20-21 y 41-42.
37. Le donne si sposano a tredici anni.
38. Senofonte, p. 86.
39. Tacito, XI, 27.
40. Tacito, XI, 27.
41. D. Cassius.
42. D. Cassius.
43. D. Cassius. 44 Tacito.
45. D. Cassius, p. 30.
46. Si veda l'appendice a fine capitolo.
47. Tacito, XI, 34.
48. Ibid.
49. Ibid.
50. Ibid..
51. Tutte le statue di Messalina sono andate distrutte, ad eccezione di
una che venne miracolosamente dimenticata e che oggi si trova nella
Galleria degli Uffizi a Firenze.
52. Si veda l'appendice a fine capitolo

Luisa Elisabetta d'Orlans (1701 - 1742)


e la saga dei pazzi
Ha begli occhi, pelle bianca e sottile, naso ben fatto,
bocca molto piccola... ciononostante la persona
pi sgradevole che abbia visto in vita mia
Elisabetta Carlotta di Baviera
(Liselotte o Madame)
nonna di Luisa Elisabetta.
Luisa Elisabetta d'Orlans viene costretta a sposare suo nipote Luigi,
principe delle Asturie e futuro re di Spagna. La principessa lascia la
Francia ancora bambina, e sin dal suo arrivo si lascia andare a
eruttazioni e peti in pubblico, si rifiuta di parlare, presenta una
peculiare tendenza a mangiare dolci di nascosto, nonch rape galleggianti
in grandi quantit di aceto. Inizialmente gli spagnoli attribuiscono le
sue stravaganze a una moda di Versailles, o del Palazzo Reale dove la
piccola stata educata e dove sono in voga comportamenti fin troppo
capricciosi; per questa ragione, nei primi mesi, la nuova arrivata
osservata alla stregua di un'attrazione da circo. Ma con il passare del
tempo, Luisa Elisabetta assume un contegno sempre pi eccentrico, con
persistenti sintomi di instabilit psichica, trascuratezza personale e
mancanza di controllo dei propri impulsi. La confusione aumenta quando la
fanciulla sale al trono; ai sudditi vengono presi dallo sconforto allo
scoprire che la loro regina fa volentieri a meno di indossare biancheria

intima, gironzola seminuda nei giardini di palazzo, mostra una totale


avversione per le calzature, si arrampica sugli alberi con lo scopo
evidente di esporre le sue parti intime alla curiosit di chi la guarda
dal basso, e adora pietanze composte da una abbondante e inconsueta
quantit di ingredienti eterogenei...
Luisa Elisabetta soffre di attacchi di bulimia, e arriva a ingerire
persino la ceralacca delle buste. La sua reputazione tocca il fondo il
giorno in cui, da regina di Spagna, nel bel mezzo di un ricevimento, si
toglie il vestito e si affanna a usarlo per pulire le mattonelle del
pavimento. Non esiste fontana che non risvegli nella moglie del re
un'indomita brama di pulizia: le basta veder scorrere dell'acqua per
precipitarvisi con un panno tra le mani, allo scopo di eliminare macchie
che solo lei vede; talvolta l'affannoso compito di strofinamento si
protrae per ore. Lo zelo dedicato alla pulizia degli indumenti non viene
riservato tuttavia alla propria persona: Luisa Elisabetta continua a
farsi notare anche a causa di una totale mancanza di igiene personale,
che la porta a presentarsi in pubblico sporca, cenciosa e maleodorante.
All'aspetto estetico deplorevole si aggiunge poi uno stato di ubriachezza
quotidiano e una continua incapacit di relazionarsi con le altre
persone.
In seguito a una valanga di critiche, la giovane sovrana tenta di
correggersi, senza mai riuscirvi. Tutto sembra andare per il verso
sbagliato: fa infuriare le prime dame, gli aiutanti e i diplomatici, la
famiglia vive mille perplessit, la giovane esprime stati d'animo e
atteggiamenti in continuo contrasto tra loro, passa dall'affetto allo
sdegno, dalla supplica alla superbi; i suoi sentimenti instabili cambiano
continuamente, nel corso della giornata. Un attimo prima non si stacca
dal marito, quello dopo lo abbandona al suo destino. Ogni sforzo teso a
farle comprendere le conseguenze dei suoi comportamenti risulta inutile,
il ch del tutto normale per le persone che, come lei, soffrono di un
disturbo borderline della personalit. Nel caso di Luisa Elisabetta tale
sindrome deriva dalla degenerazione di una anormalit psichica che ella
non in grado di dominare, nonostante vi si impegni con ogni forza
ogniqualvolta viene rimproverata o punita.
Trovandosi disorientato dalla sua condotta, il marito, re Luigi I di
Spagna, finisce per farla rinchiudere; per quanto lo riguarda, fin dal
principio la convivenza stata caratterizzata dall'anelito di poterla
amare, e da una continua lotta per contenerla; alla fine tutti i suoi
sforzi si rivelano vani, e deve arrendersi all'evidenza. I racconti delle
follie della regina sono sulla bocca di tutti, lo scandalo assume
proporzioni maggiori ogni giorno che passa; critiche, scherni e
pettegolezzi animano le chiacchiere nei salotti, nei capannelli e in ogni
angolo, tanto in Spagna quanto in Francia. La condotta morbosa della
regina, insomma, allieta le conversazioni, grazie a quella unione di
scandalo e patetismo che tanto intrattiene le menti inattive quanto
distrae quelle attive.
Tuttavia, osservando la realt da una prospettiva pi ampia, non si pu
fare a meno di concedere a Luisa Elisabetta la clemenza che merita e che
nella sua vita non ottenne mai. Innanzitutto perch dentro di lei scorre
il pi rapido dei vascelli diretti alla terra della pazzia: endogamia,
carenza affettiva, ambiente educativo incoerente, contorno eccentrico e,
ancor pi grave, una psicosi grave che alcuni parenti vanno trasmettendo
ad altri. A ci si aggiunge il fatto che, ancora bambina, si trova
costretta ad assumere il ruolo di regina.

Da tempi immemorabili gli antenati di Luisa Elisabetta sono soliti


contrarre matrimonio tra loro, i suoi nonni (ramo maschile) sono
fratelli, i suoi genitori sono cugini di primo grado, ogni singola
cellula del suo corpo pu essere considerata cugina di quella che le sta
accanto. L'endogamia perseverante genera dei problemi caratteristici: nel
caso della regina Luisa Elisabetta, inoltre, tali disordini genetici
hanno la costituzione meno indicata per una principessa destinata a
regnare. In Luigi XIV, suo nonno materno, straordinarie virt si
mescolano a un perfezionismo ossessivo e a innegabili sintomi di disturbi
narcisisti. Anche il ramo paterno (padre, nonno e nonna) mostra una
vetrina variopinta in fatto di squilibri; all'elenco non manca nulla:
sconnessione sociale, impulsivit, ipercompensazione narcisista,
intolleranza, crudelt, alcolismo, depravazione sessuale, violazione
delle regole, eccentricit, istrionismo e assenza di empatia. Dall'altra
parte, nemmeno la famiglia politica di Luisa Elisabetta si mostra
scevra di anomalie: Filippo V, allo stesso tempo suo suocero e cugino,
vive in condizione di schiavit a causa di una lunga e grave infermit
mentale. Suo marito e nipote Luigi I di Spagna mostra un profilo
straordinariamente simile a quello del padre; anche costui, se non fosse
morto ancora adolescente, sarebbe stato con ogni probabilit vittime dei
medesimi disturbi. A sua volta, anche il fratello, il futuro re Fernando
VI, condivide aspetti della personalit del padre e del fratello
maggiore.
Assurto al trono, Fernando VI d segni di una grave pazzia, molto simile
a quella del padre, insania che lo porter a morire ricoperto dai propri
escrementi. Con una simile contaminazione genetica estesa su tutti i
fronti, non stupisce il fatto che la povera Luisa Elisabetta nasca con un
cervello incline allo squilibrio.
Questa effimera regina di Spagna, cos come tante altre nella sua
posizione, non avrebbe mai scelto volontariamente il marito che le hanno
imposto, un marito che dopo un anno di matrimonio non ha ancora la minima
idea di che cosa debba fare per farla rimanere incinta. Tantomeno avrebbe
spontaneamente scelto la freddezza con cui l'hanno accolta i suoi
sudditi, tra i quali non riesce a farsi nemmeno un amico. Al suo arrivo
in Spagna, Luisa Elisabetta non null'altro che una bambina affamata di
educazione, affetto e punti di riferimento coerenti che nessun adulto tra
coloro che la circondano, n qui n nella Francia che le ha dato i
natali, ha la generosit di offrirle.
Non si pu comprendere la psicologia di questa regina fugace senza
scandagliare anche quella degli altri membri della sua peculiare
famiglia. Luisa Elisabetta vive nella maledizione dell'influenza della
sua stirpe; si presenta, si rimpossessa di lei allorch si sposa, e si
ritrae nel momento in cui resta vedova. Nel suo corpo non c'
rinnovamento n di sangue, n di informazioni. Per questo motivo, nel
presente capitolo, pi che il suo personale, verr dipinto il ritratto
della sua stirpe familiare; questo giustifica la sua estensione in
confronto agli altri capitoli di questo libro. Tuttavia, cari lettori,
solo indagando la psiche dell'intera famiglia potrete giudicare da voi se
Luisa Elisabetta fosse realmente una lunatica patologica e non, invece,
un semplice specchio della follia generale da cui fu sempre circondata.
Tempi di guerra

La principessa Luisa Elisabetta d'Orlans e Borbone nasce in tempi di


guerra. Suo marito, Luigi I di Borbone e Savoia, re di Spagna,
anch'egli figlio dello stesso conflitto: la guerra di successione al
trono di Spagna, lo scontro che per dodici anni ha annientato noi
spagnoli con il suo fetore di morte, che ci ha spezzato in due e che ci
ha tolto Gibilterra per sempre; la battaglia che culmina nella
deposizione degli austriaci e nella consegna della nostra corona alla
stirpe francese, nelle persone di questi due adolescenti.
L'offensiva si accende alcuni anni prima della nascita dei due futuri
monarchi, quando a met del 1700, per re Carlo II di Asburgo inizia un
doloroso e irreversibile declino fisico:
tanta la sua debolezza - scrive l'ambasciatore francese a Luigi XIV,
suo re - che non riesce a stare fuori dal letto per pi di una o due ore;
il gonfiore non scompare; ha talmente paura di morire che le sue facolt
mentali si sono indebolite al punto che talvolta parla a sproposito.1
Le altre teste coronate si rallegrano nel sapere che il nostro sovrano,
conosciuto come el Hechizado2, si sta consumando, liberando cos un regno
che abbraccia oltre alla Spagna, alcune zone della penisola italiana, i
Paesi Bassi e la generosa sorgente aurifera rappresentata dai territori
americani. Tutti si leccano i baffi al pensiero di una ghiottoneria come
il trono di Spagna, ma per motivi di ereditariet, solo austriaci e
francesi possono sperare di sedervisi.
Gli Asburgo reclamano il diritto di proseguire a governare la Spagna come
hanno fatto fino a quel momento; nella loro pretesa sono appoggiati da
Marianna di Neuburg, l'insopportabile seconda moglie di Carlo II, che
vive nella frustrazione di non aver dato alla luce alcun figlio, cosa in
realt affatto strana se si considera che uomo sciatto avesse per marito.
Allo stesso tempo, anche i Borboni si ritengono padroni della corona che
sta per essere resa disponibile. Il caudillo Luigi XIV, soprannominato Re
Sole, basa la sua richiesta su legami di sangue che in s e per s
rappresentano un vero e proprio guazzabuglio: sua cugina di primo grado,
Maria Luisa d'Orlans, era stata la prima sposa del moribondo. Allo
stesso modo, Filippo IV (padre di Carlo II, il re agonizzante) si era
sposato in prime nozze con una Borbone. Da parte sua, la sorella di
Filippo IV, Anna3, si era unita in matrimonio con Luigi XIII di Francia,
diventando madre proprio del pretendente alla corona, il quale, a sua
volta, si sposa con la cugina di primo grado Maria Teresa4, figlia di
Filippo IV e sorella del re in fin di vita.
Re Luigi XIV di Francia, pertanto, cognato e cugino di primo grado
dell'agonizzante monarca, e allo stesso tempo genero e nipote di primo
grado del proprio antecessore, Filippo IV. Il sovrano francese ritiene
che, a livello genetico, tali legami gli garantiscano un diritto
incontestabile al trono spagnolo. A ci si aggiunge il fatto che il Re
Sole ambisce alla Spagna con appassionato ardore non solo per ragioni
politiche ed economiche, ma anche culturali; sua madre, Anna d'Austria
(sorella di Filippo IV di Spagna), gli aveva fatto conoscere e amare i
nostri giardini, i palazzi, i balli e gli svaghi. Egli sente parlare di
noi spagnoli in modo cos incantevole, che ricrea a Versailles una copia
perfetta del Giardino del Buen Retiro, riproduce in questo giardino gli
spettacoli teatrali che suo zio Filippo era solito offrire al pubblico di
Madrid, ordina che vengano trasportati degli aranci che pianta di fronte
alle proprie finestre, copia la scalinata del palazzo di Carlo V e si
spinge fino ad accettare stoicamente l'obbligo di contrarre matrimonio
con la infanta Maria Teresa, la sua scialba e per nulla attraente cugina

di primo grado. Alla notizia che suo cognato Carlo II sta morendo senza
lasciare figli, Luigi XIV non ha altro desiderio se non quello di
prendere il suo posto, ed essere finalmente padrone di quella Spagna che
fino ad ora ha solo potuto imitare.
L'Austria per non si trova affatto d'accordo. Gli Asburgo puntualizzano
che da molto tempo sopportano il peso della corona spagnola, e
sottolinenoa inoltre il fatto che, sposandosi con il sovrano francese,
l'infanta Maria Teresa aveva rinunciato ai diritti di successione al
trono spagnolo. Il Re Sole, che ha una risposta pronta per ogni
occasione, replica che tale impegno alla rinuncia da considerarsi del
tutto nullo, in quanto includeva come contropartita una ricca dote che
non mai stata ricevuta.
A complicare ancor pi la scena politica, intervengono nella disputa per
la corona spagnola anche i regnanti di Inghilterra, Olanda, Portogallo, e
i Savoia; non sono disposti in alcun modo a permettere che l'Austria o la
Francia annettano la Spagna ai propri regni, ritrovandosi cos
improvvisamente a capo di una potenza mostruosa e invincibile.
L'Imperatore austriaco e il Re Sole decidono quindi di stringere
un'inattesa alleanza contro i rivali; placano la loro furia con la
promessa di non proporsi come regnanti in prima persona, ma impegnandosi
a presentare ognuno la candidatura di un discendente. Si accordano sul
fatto che il successore che verr infine scelto governer la Spagna in
totale indipendenza dai propri paesi d'origine, accettando ingerenze solo
da parte degli stessi spagnoli. I pretendenti pi accreditati sono nipoti
di primo grado del re in fin di vita. Gli austriaci presentano l'arciduca
Carlo, secondogenito dell'Imperatore Leopoldo I e dell'infanta
Margherita5 - sorella di Carlo II -; da parte loro i francesi propongono
il duca d'Angi, secondo nipote di re Luigi XIV e dell'infanta Maria
Teresa - l'altra sorella di Carlo II.
Che sia avvenuto in seguito a intrighi orditi dal clero, o ad acrobazie
politiche compiute da Luigi XIV, o a un'improvvisa illuminazione sul
letto di morte, il fatto che Carlo II, le cui condizioni non lasciano
dubbi sul fatto che non superer l'autunno, prende la decisione pi
importante della sua tetra vita e opta in favore del francese duca
d'Angi, il quale all'epoca ha appena compiuto diciassette anni. Luigi
XIV scoppia di felicit... ma praticamente l'unico a farlo in tutta
Versailles. Il padre del giovane, Monseigneur, riesce a nascondere la
propria delusione solo a prezzo di notevoli sforzi; in quanto erede al
trono di Francia non pu aspirare ad altri privilegi, e d'altra parte suo
padre Luigi XIV, attuale detentore della corona teoricamente ereditabile,
ha davanti a s ancora molti anni di gloria. All'et di trentanove anni,
canuto e stanco, Monseigneur capisce che a questo punto gli farebbe pi
comodo un uovo oggi che una gallina domani; se le cose proseguono come
teme, non potr far altro che rassegnarsi al ruolo di figlio del re e di
padre del re, senza mai arrivare a esserlo lui stesso. Da parte sua, il
duca di Borgogna, primogenito di Monsiegneur e fratello maggiore del
prescelto, condivide i sentimenti di delusione e invidia del genitore, in
quanto anch'egli si vede costretto a rimanere un'opzione di riserva per
la Francia in caso di morte non solo del nonno, ma anche del padre.6
Anche Monsieur, fratello di Luigi XIV, non sembra affatto contento. Si
lamenta del fatto che suo figlio, Filippo d'Orlans, sia molto pi adatto
all'incarico rispetto all'idiota a cui invece stato affidato, per
quanto stretta sia la loro parentela. Filippo d'Orlans effettivamente
consapevole di essere pi intelligente e pi indicato per regnare la

Spagna rispetto al nipote a cui tale premio stato consegnato senza che
avesse fatto assolutamente nulla per meritarlo. Per vincere in qualche
modo la rabbia di cui si ritrova preda, Filippo non trova nulla di meglio
che lasciarsi andare all'ubriachezza e alla depravazione. Nel frattempo
il prescelto duca d'Angi, causa di tutto questo scompiglio, accoglie la
notizia come se non la considerasse n particolarmente buona, n
tantomeno inaspettata, dimostrando ancora una volta lo stesso
atteggiamento indifferente che riserva a quasi tutti gli eventi che
occorrono nella sua triste vita. All'et di diciassette anni non si
sarebbe mai spinto nemmeno a sognare una simile occasione, n una tale
responsabilit, eppure ora che la tiene tra le mani non in grado di
comprenderne chiaramente n i rischi n le conseguenze future.
In Spagna le cose non vanno meglio. La notizia lascia esterrefatta la
regina Marianna, che si era schierata a favore degli austriaci. La
sovrana viene sopraffatta da una collera talmente violenta che Carlo II,
dal suo letto di agonia, si vede costretto a racimolare le poche forze
rimaste per ordinare che venga rinchiusa nelle sue stanze, e che venga
gettata via la chiave. A partire da questo momento il re rifiuta ogni
contatto con lei, che potrebbe in effetti considerarsi un gesto
estremamente magnanimo visto lo stato in cui versa il pover'uomo: sembra
in stato di putrefazione, descrivono i testimoni, di colore
verdognolo, freddo e senza denti, il suo stomaco rovinato, le sue
condizioni sono pessime, a trentanove anni ne dimostra ottanta.
Il 1 novembre del 1700 il re agonizzante lascia il trono di Spagna. Nove
giorni dopo, a Versailles, un inquieto duca d'Angi firma la propria
rinuncia ai diritti di successione in Francia e diventa Filippo V di
Spagna.
Un francese a capo della Spagna
Il giovane Filippo V, di cui ci ritroviamo sudditi dall'oggi al domani,
un adolescente inesperto e mediocre, incapace di farsi rispettare persino
in casa propria, a giudicare da ci che scrivono coloro che lo conoscono
bene:
Non ha mai dato alcun segno di una qualche superiorit intellettuale, n
tantomeno possiede una bench minima immaginazione. Freddo, silenzioso,
triste e cupo; non conosce altro piacere che quello della caccia. Nemico
di ogni occasione pubblica, spaventato persino da se stesso, raramente
deciso, privo di interesse verso le altre persone, solitario e sfuggente
sia per volont che per abitudine. Estremamente vanitoso, non sopporta di
essere contraddetto.7
Del tutto consapevole del bel regalo che ci sta rifilando, Luigi XIV
varca il confine salutandolo con una chiara raccomandazione: Siate un
buon spagnolo!. Detto ci d inizio al cerimoniale d'addio:
L'addio fu accorato - raccontano i testimoni - entrambi i sovrani
piansero nel momento in cui si abbracciarono, e si promisero eterna
alleanza di fronte al loro commosso seguito.8
Il nuovo re lascia la natia Francia tremante di paura, accompagnato da
una schiera di aiutanti che si assumono la responsabilit di portare a
compimento gli ordini che Luigi XVI ha affidato loro per iscritto:
[Il re di Spagna] fa una fatica enorme a decidersi su qualunque
questione; vittima della stessa insicurezza nel decidere quando
svegliarsi, quando ritirarsi a dormire, quando lavorare e quando
riposarsi, cos come quando ha a che fare con affari di maggiore

importanza. Aspetta sempre che qualcuno gli dica come deve comportarsi.
Bisogna aiutarlo a prendere decisioni, e far s che in futurosi abitui a
prenderle autonomamente.9
Il sovrano francese, pertanto, riesce a posare la corona spagnola sul
capo di un individuo che i suoi patriottici contemporanei definiscono
come abulico, solitamente pigro, maldestro, inadeguato al ruolo di re,
niente affatto abituato a pensare con la propria testa, sebbene capace di
esprimersi con propriet di linguaggio quando la lentezza e l'indolenza
gli consentano di parlare. Filippo V giunge in Spagna ignorandone la
lingua e gli usi, portandosi sempre appresso un parrucchiere francese che
svolge anche il ruolo di buffonedi corte. Rifiuta anche di separarsi dal
suo confessore francese e dalla precettrice, anch'ella francese, che lo
accompagna per canticchiargli canzoni francesi perch senza di esse
sarebbe caduto in una grave malattia.
Simili tratti permettono di congetturare l'anomalia che pesa sull'anima
del giovane Filippo fin dalla pi tenera et: si chiama disturbo
dipendente di personalit e prospera in soggetti che finiscono per
dimostrarsi incapaci di prendere qualsiasi decisione. Venendo
generalmente castrata fin dall'infanzia ogni pulsione aggressiva, la
condotta di questi soggetti si dimostra straordinariamente sottomessa,
affamata di protezione e sicurezza. Hanno bisogno di fare costante
affidamento sui consigli dei loro superiori, che seguono ciecamente per
paura di venire abbandonati a se stessi.
Il disturbo dipendente rende la persona incapace di dimostrarsi
all'altezza di qualsiasi responsabilit, subordinando le sue stesse
necessit a quelle di coloro da cui dipende; chi ne soffre vittima di
profondo malessere nel ritrovarsi solo; propenso alla rinuncia e ha
bisogno di un costante contatto intimo con il proprio partner; pone
interamente la propria esistenza nelle mani degli altri ed preda di
forte ansiet se gli viene affidato un ruolo da leader. Come se non
bastasse, allo stesso tempo vessatorio e sottomesso nelle relazioni di
coppia, il suo innamoramento ha pi le caratteristiche di una dipendenza
morbosa, esigendo protezione e unione costante e totalizzante. Ritiene
che tutto gli sia dovuto ed disposto a dedicare tutto all'amore vero.
Il nocciolo del suo pensiero si pu riassumere in una frase: Far per te
tutto ci che mi ordini, purch tu mi protegga e rimanga al mio fianco
per tutto il resto della mia vita.
Esperto della cura emotiva necessaria a un individuo di tal fatta, il Re
Sole non perde occasione per ficcare il naso ovunque possa e pi di
quanto non debba, esercitando incontenibile protagonismo nelle questioni
politiche, economiche e sociali spagnole.
A Madrid, l'8 maggio 1701, Filippo V viene incoronato Re di Spagna a
Madrid. A diciotto anni si comporta come un inetto, incapace di fare
qualcos'altro che non sia eseguire le istruzioni del suo regale nonno.
Luigi XIV decide letteralmente ogni singola mossa che il sovrano deve
compiere, tra cui, che non si innamorasse, n tentasse di sposarsi con
la regina vedova.10 Il Re Sole decide, inoltre, che il fanciullo dovr
evitare di sposarsi con una principessa austriaca, e lo incoraggia invece
a farlo con una francese e, anche in tal caso, deve fare in modo che la
donna non si immischi n in questioni di stato, n nella distribuzione di
grazie e mestieri, essendo ci di grande importanza.
L'adolescenza spinge Filippo V a rompere, per la prima volta in vita sua,
la patologica sottomissione che lo accompagna fin dalla nascita...
sebbene non riesca a trasgredire fino in fondo. Il suo cuore, assetato di

amore, si rivolge non verso la Francia, come pretendeva Luigi XIV, bens
verso casa Savoia; l si trova disponibile una nipote di Monsieur,
l'unico fratello del Re Sole.
La donna per la quale scoccata la freccia di Cupido risponde al nome di
Maria Luisa Gabriella, e ha dodici anni. Filippo si presenta all'incontro
con la sua fidanzata con ansia crescente e ardente impazienza. Dicendo ai
suoi accompagnatori che si sarebbe recato all'appuntamento con anticipo,
il giovane confessa: Preferisco di gran lunga aspettarla che farla
aspettare. Non l'ha ancora neppure vista, ma Filippo gi preda di un
incontenibile desiderio carnale: Far tutto il possibile pur di
averla!, risponde ai sudditi che, vedendolo passare con tanta palpitante
precipitazione, gli augurano una rapida e abbondante discendenza.
Sebbene la prescelta sia nipote del Re Sole, tuttavia allo stesso tempo
figlia di un traditore arruolatosi nella fazione austriaca. Naturalmente
Luigi XIV avrebbe preferito un'altra donna, pi fedele alla Corte di
Apollo di cui a capo, ma Filippo ormai gi caduto ai piedi della sua
innamorata e non sembra per nulla disposto a mettere da parte la sua
passione. Per questa volta il patriarca francese cede, proteggendosi per
dagli imprevisti affidando a una spia il ruolo di prima cameriera della
novella sposa, nel caso costei si rivelasse irrequieta come il padre. La
principessa degli Orsini, questo il nome della spia in questione, ha
sessantanni e accetta senza esitare l'incarico di vigilare con occhio di
falco su ogni singolo movimento, anche il pi insignificante, della
regina-bambina... per poi comunicarlo al Re Sole senza omettere il bench
minimo particolare.
La prima mossa della dama quella di di sostituire con feste colte gli
incontri tra dame spagnole, che le paiono vacui e noiosi. Corneille e
Racine soppiantano Caldern e Lope de Vega; immediatamente gli spagnoli
si stringono in difesa della propria identit e si infuriano contro
questa decisione, senza per ottenere che Versailles destituisca dal suo
ruolo l'impicciona Orsina, come viene spesso chiamata. Al Re Sole non
interessa minimamente il sentimento patriottico degli spagnoli, a
dispetto del fatto che, per calmare gli animi, offra loro un contentino:
impone a Filippo l'uso della golilla, il collare con cui si adornano gli
spagnoli; il giovane costretto ad accettare e a sopportare cos il
dolore montando a cavallo agghindato con questo accessorio escogitato
dal demonio, secondo le sue stesse parole.
Al di l di questo dettaglio, Luigi XIV continua insistentemente a
istruire il re di Spagna su ci che deve fare e su come deve farlo, in
tutte gli ambiti della sua vita. Al fine di mantenere il controllo della
situazione in maniera pi efficace, arriva a ordinare che venga nominato
un francese a capo delle cucine reali. Non ripone la bench minima
fiducia nella disorganizzazione della corte spagnola, nell'incapacit dei
ministri n nella rigida etichetta, che egli considera risibile, triste e
tirannica. N tantomeno ha fiducia nel nipote, nonostante sia sovrano di
Spagna gi da tempo. Su di lui esprime, quindi, la propria opinione per
iscritto:
La sua indole eccellente, ma il timore di agire in modo sbagliato lo
rende indeciso, e bisogna aiutarlo a vincere la timidezza. Tentenna anche
nelle circostanze della minima importanza. (...) Fa una fatica enorme a
decidersi su qualunque questione. Aspetta sempre che qualcuno gli dica
come deve comportarsi.11
Ovviamente, chi glielo dice lui; e lo fa in modo forte e chiaro. In
poche parole, il re ignora il contratto firmato e diventa sempre pi

protagonista nelle questioni spagnole, mentre il giovane nipote si


dimostra sempre pi intimidito di fronte a un ruolo da leader che non ha
il coraggio di assumere.
La reazione europea non si fa attendere. Inghilterra e Austria lanciano
al sovrano francese un serio avvertimento, ma a Luigi XIV non piace
affatto essere redarguito e, senza un attimo di esitazione, riapre la
questione dei diritti di successione di Filippo V alla corona di Francia.
Aveva firmato un patto? Perfetto, e ora lo rompe, non per niente lui
il Re Sole, che tutto illumina e tutto pu... , e se ancora esiste
qualcuno sulla faccia della Terra che non si reso conto di quale
superuomo rifulga in Francia, non deve far altro che osservare la vita
brulicante di Versailles, sua residenza e suo palcoscenico. A quel punto
anche il pi incredulo si render conto di tutto.
La vita a Versailles
Racconta un cronista dell'epoca che, al contemplare l'enormit di
Versailles, l'ambasciatore inglese comment: fuori da ogni umana
proporzione. Il re rispose immediatamente: In realt, fuori dalle sue
proporzioni, non dalla mia.
Se mai esistito un sovrano convinto di essere infinitamente superiore
al resto dei comuni mortali, questo Luigi XIV. Di fatto, rifiuta di
essere chiamato Maest perch questo non farebbe che denotare una parit
con gli altri [re] che invece non esiste. Le innegabili doti
intellettuali del re lo portano a comprendere che la sua megalomania non
deve recare beneficio solo a lui, ma anche alla sua nazione. La Francia
si trasforma in una reclame al mondo su chi ne padre e ne tiene le
redini. Pertanto diviene una vetrina di progresso politico, economico,
sociale e culturale.
Come ogni vittima di un disturbo narcisista-perfezionista di personalit,
Luigi XIV vive immerso nelle fantasie di un successo senza confini e
trascorre le sue giornate dominato dalla brama di potere e dall'ansia di
perseguire bellezza e amore. Il suo lato narcisista lo spinge a essere
pretenzioso, sfruttatore, restio a riconoscere o condividere i sentimenti
e le necessit degli altri, incline alla superbia e all'arroganza, nemico
di ogni critica e di ogni manifestazione di rifiuto. La sua vena
perfezionista lo induce a sorvegliare tutto, a controllare tutto; ogni
aspetto della vita francese sottomessa al suo scrutinio e ai suoi
dettami. Nulla sfugge alle sue ispezioni degne di un'aquila, dalle
questioni religiose al trasloco e alla cura degli alberi, dalle
acconciature delle dame all'uso e abuso del rap, fino ad arrivare alla
corretta esecuzione di un particolare salto nel balletto, che,
sicuramente, solo lui riesce a compiere. Avete letto bene. Il Re Sole si
impegna in quotidiani esercizi alla sbarra, sfoggia polpacci aggraziati e
muscolosi e adora esibirli in stupefacenti balzi. Per lui un gioco da
ragazzi il difficile passo denominato entrechat quatre, che consiste in
un salto verticale con le punte dei piedi rivolte verso il basso e il
ballerino che incrocia quattro volte le gambe con estrema grazia mentre
fluttua nell'aria. Luigi XIV, in un'ostentazione atletica, riesce a
saltare cos in alto che ha il tempo di incrociarle cinque, e addirittura
sei volte, prima di tornare al suolo; battezza la sua prodezza entrechat
royal e la esibisce in qualunque occasione possibile. Come egli stesso
spiega nelle sue memorie, la mia passione dominante senza dubbio
l'amore per la gloria.12

La sua esuberante smania di controllo, per, oltrepassa i confini della


sua nazione e si rovescia anche sulla Spagna. Il re non tralascia nulla e
mette il naso ovunque possa, dal sindacare su ci che mangia o non mangia
la giovane regina Maria Luisa, fino all'ordinare che la precettrice
francese di Filippo V prosegua con le sue ninnananne francesi. Se ha
avuto mai davvero intenzione di permettere che il nipote regnasse in
Spagna con il solo aiuto degli spagnoli, tale buon proposito si sciolto
come la neve al sole. Il Re Sole si autoinveste del compito di illuminare
con i suoi raggi l'inettitudine del genere umano; dall'alto del suo
personale podio, a Versailles, diffida praticamente di ogni altro sulla
faccia della Terra.
Nel 1682, Luigi XIV rimuove da Parigi l'intera corte e il governo e li
trasferisce a Versailles. Disegna il palazzo con l'intento che rispecchi
la sua grandezza, il che significa che l'opulenza, del palazzo e del
giardino, altro non deve essere se non l'immagine della sua propria
magnificenza. L tutti sono potenziali spettatori della fastosa
quotidianit di Sua Divina Maest; quanti pi meriti possiede il
testimone, a tante pi cerimonie private sar ammesso a presenziare. La
gerarchia delle pi rigide. I pi fortunati assistono all'intimit del
re dal momento del lever, ossia dall'istante in cui si alza dal letto, si
veste e si rade; i cortigiani sarebbero pronti a uccidere pur di
porgergli la vestaglia. Durante i pasti vi sono altri spettatori cui
offerto il privilegio di ammirare le maniere del loro sovrano a tavola.
Solo un gruppo dei pi selezionati pu accompagnarlo alla chaise
perce,13 il trono in cui il re si libera degli scarti del suo eccelso
intestino e della sua regale vescica. Uno stupito italiano, invitato a
presenziare a tale ripugnante spettacolo, non riesce a trattenersi ed
esclama: Di quale prestigio gode in questo paese persino la cosa pi
disgustosa che proviene dal re!. Segue il cerimoniale della messa: Luigi
si inginocchia all'altare e si abbandona alla venerazione dei fedeli, che
guardano lui invece che il sacerdote. La gente sembra adorare il re, che
a sua volta adora Dio, spiega lo scrittore Jean de La Bruyre.
Luigi XIV sorveglia attentamente ogni aspetto della vita a Versailles,
tanto la costruzione del palazzo quanto quella del giardino, che vuole
meraviglioso come quello di Filippo IV a Madrid. Le quattrocento
sculture, da lui disseminate nei 17.000 ettari di terreno, danno lavoro a
quattro generazioni di scultori; l'apollineo sovrano sceglie i temi da
scolpire usando come punto di riferimento un libro pubblicato ad Anversa
dal titolo Iconografia di Ripa, le statue rappresentano personaggi
mitologici, stagioni dell'anno e continenti geografici. Oltre a ci, il
re vuole riproduzioni bronzee o marmoree di molte donne nude, e di
bambini, anch'essi nudi, da porre nelle varie fontane.
A Versailles il Re Sole accentra un potere assoluto e l vuole trattenere
il maggior numero possibile di persone. Ottiene che si fermino a vivere
nelle dependance di palazzo pi di quindicimila individui tra familiari,
cortigiani, ufficiali, intendenti, cavallerizzi, maestri di caccia,
sarti, modiste, gioiellieri, damigelle d'onore, autori teatrali,
organizzatori di feste, decoratori, cocchieri, giardinieri, cuochi e
lacch... e tanti altri rappresentanti di svariati mestieri. Per
trattenere i cortigiani e dare lavoro ai suoi dipendenti organizza eventi
durante i quali meglio divertirsi. Ordina la costruzione di
brigantini e navettes in scala e il pubblico viene invitato alle
battaglie acquatiche in miniatura che si svolgono nello stagno; tutti vi
assistono, sebbene la maggioranza preferirebbe essere rimasta a casa,

dato che lo spettacolo impone a tutti i partecipanti di finire la


giornata in acqua, dovesse anche essere pieno inverno. Nel giardino
vengono quotidianamente rappresentate, inoltre, opere teatrali, ameni
svaghi che il sovrano ha plagiato da Filippo IV, il quale era solito
organizzarle nei suoi giardini di palazzo. Incaricati di portare a buon
fine tali prodezze sono i drammaturghi Molire, Racine e Corneille; il
compito di produrre un'opera al giorno li costringe a stabilirsi l,
nonostante le difficolt fisiche, economiche e psicologiche.
Il giardino brulica di attivit, passeggiate, riunioni e feste anche
durante il pi rigido degli inverni. I guardinfanti14 delle dame sono
ricoperti con pelle d'orso, e sotto le gonne spesso pende, nascosta, una
specie di stufetta a carbone, che nei casi meno fortunati trasforma la
nobildonna in una fiaccola vivente. La passeggiata in giardino, sempre
all'imbrunire, un rito obbligatorio; tutti camminano, tranne il re, il
quale sta seduto su una portantina. Adora a tal punto il proprio giardino
che arriva a dare istruzioni su che cosa si debba osservare e in quale
ordine; mentre viene trasportato vigila con attenzione per scoprire chi
tra i suoi accompagnatori stia trasgredendo agli ordini, e stia guardando
questo o quello stagno al posto di questa o quella aiuola, come gli era
stato richiesto in quel preciso momento. L'orchestra suona senza posa ma
i musicisti sono ben nascosti dietro gli arbusti, in quanto la loro vista
risulta sgradevole al re. Inutile dire che nessun brano musicale pu
essere eseguito pi di una volta.
Considerando tale rituale, non stupisce affatto che Madame, sua cognata
(che conosceremo pi approfonditamente in seguito), unica donna che osa
esprimere apertamente il suo rigetto verso l'artificiosit, preferisca
rimanere al palazzo di Fontanebleau o a Saint-Cloud, dove si sente
senz'altro pi a suo agio. Nonostante ci, la dama, Liselotte, dimostra
una grande simpatia per il Re Sole, il quale a sua volta apprezzaalquanto
l'ironia e la sagacia della sposa del suo unico fratello, e addirittura
sorride di fronte ai ritratti epistolari della vita di corte ch'ella
offre ai propri familiari: il sovrano fa mostra di condiscendenza verso
la critica umoristica, sempre che non getti ombra sul suo personale
fulgore. Cos Madame tratteggia uno scorcio di vita a Versailles15:
Se Sua Altezza potesse vedere con i suoi occhi l'attenzione e gli sforzi
con cui le donne qui fanno di tutto per rendersi brutte, sono certa che
Sua Altezza morirebbe dal ridere. Personalmente, non posso seguire i
dettami di siffatte mascherate, dato che ogni giorno le acconciature si
slanciano un po' pi verso l'alto. Penso che alla fine si sar costretti
a fare porte pi alte, altrimenti le dame saranno impossibilitate a
entrare o uscire dalle proprie stanze. (...) Credo che la coda dei suoi
vestiti finir per trasformarsi in un serpente. Non mi stupirebbe affatto
che ci capitasse alla Grancey,16 che gi ha la lingua di una vipera con
la quale morde di frequente.
Il rapporto tra il re e Madame prosegue a gonfie vele tra la cocente
invidia dei cortigiani, in quanto questa donna, quadrata come un dado secondo le sue stesse parole - e perci diametralmente opposta a quelli
che solo aspirano a fissare gli occhi nelle pupille del divino re, si
permette di dirgli in faccia cose che costerebbero la testa a chiunque
altro. Il sovrano non considera la cognata un pericolo per la sua
personale luminosit; l'aspetto fisico della signora diverge dai canoni
del tempo, ha una mente agile e una parlantina spumeggiante, parla a voce
alta, molto alta, e ha una personalit esplosiva, tendente al dispotismo
nei suoi giudizi, spassosa nei suoi commenti, inquisitiva, osservatrice e

con poca o nessuna propensione alla civetteria. Pur non essendo una
rivale che possa far ombra a Luigi XIV, comunque in grado di
intrattenere conversazioni che vanno molto al di l delle solite
superficialit, il che risulta gradito alle orecchie del monarca. Cos
come lui, anch'ella d molta importanza ai dettagli e ha un forte senso
del dovere. Ne consegue che Liselotte e il re sono anime affini: ci le
vale l'affetto e la cortesia di sua maest reale, senza che vi sia alcun
rischio che il rapporto si spinga troppo in l, cosa che a lei non
farebbe affatto piacere. Il genere di rapporto che intercorre tra di loro
perfettamente descritto nella lettera che Madame invia a una delle sue
zie, nella quale descrive ci che successo in seguito a una caduta da
cavallo occorsa durante un'escursione:
(...) Egli [il re] fu il primo ad arrivare, era bianco come un lenzuolo;
e nonostante gli avessi assicurato che non ero ferita, egli non si diede
pace finch non ebbe esaminato personalmente la mia testa da entrambe le
parti, sincerandosi che avessi detto il vero; mi accompagn inoltre in
camera da letto e rimase con me per un certo tempo, nel caso avessi avuto
dei capogiri... devo ammettere che il re mi dimostra i suoi favori ogni
giorno, dato che mi rivolge la parola non appena mi vede e richiede la
mia presenza ogni sabato per condividere il rito della medianoche17 con
lui e con la signora Montespan.18 Questo uno dei motivi per cui ora
sono molto la mode, qualunque cosa io dica o faccia, che sia buono o
inopportuno, mi si ammira al punto che quando decisi di portare al collo
la mia vecchia [stola di] zibellino per combattere il freddo, tutte se ne
fecero una uguale; oggi le [stole di] zibellino si sono trasformate
nell'ultimo grido.19
I venti cambiano improvvisamente quando Liselotte dichiara guerra alle
varie amanti del re, in particolare a quella stessa Madame Montespan con
la quale, fino a poche settimane prima, cenava senza problemi. Il sovrano
riserva alla moglie del fratello una tolleranza inaudita, ma ritiene i
suoi intrattenimenti sessuali una questione intoccabile, tanto che
sarebbe capace di annientare chiunque osasse intromettersi o criticare,
inclusa sua cognata.
Monsieur, Madame e lo sciame di corte
L'unico fratello di re Luigi XIV da tutti chiamato Monsieur, sebbene il
suo vero nome sia Filippo. Cos come il resto dei francesi, Filippo
dipende completamente dal suo sidereo fratello, il Re Sole, divenuto uno
dei pi colossali e longevi narcisisti della storia europea.20 Luigi XIV
riconosce di essere stato guardato con benevolenza dal padre di tutti gli
astri, ragion per cui sovrappone al suo nome quello del sole, suo
mecenate. Cresciuto dalla madre secondo il rigido protocollo della corte
spagnola, il sovrano consapevole di essere intoccabile, divino,
assoluto. Non deve rendere conto a nessuno eccetto che a Dio, suo pari.
Sopprime il sistema feudale e i privilegi che in nobili hanno sui propri
latifondi, proibisce la costruzione, in Francia, di ogni palazzo o
castello, giacch ritiene di essere il solo in possesso di tale diritto.
Fin da quando solo un bambino, Anna d'Austria, sua madre, alimenta la
megalomania del suo primogenito allontanandolo da qualunque cosa possa
mettere in ombra la sua figura; persino Filippo, beniamino della
famiglia, rappresenta una minaccia che necessario estinguere. La regina
non ha dubbi su come ottenere tale risultato: ancor prima dello
svezzamento, gi tratta e veste il figlio minore come una bambina.

Filippo cresce e si sviluppa con abiti e maniere femminili, il che, c'


da supporre, scatena in lui profondi dubbi circa la propria identit
sessuale. Ma nel momento che diventa Monsieur, Filippo non mostra pi
alcuna indecisione in questo senso; perfettamente in grado di
distinguere chi scatena la sua passione sessuale e chi no. A lui
piacciono solo gli uomini. Profumato, ingioiellato, truccato, fresco di
manicure e riccamente abbigliato con sete, merletti e fiocchi, Monsieur
non dissimula le sue maniere femminili ed seguito da uno sciame di
amanti di sesso maschile. Tale particolare enormemente favorevole al
suo regale fratello: Ai governanti giova molto che i propri familiari
siano caratterialmente lontani il pi possibile da lui, commenta in ogni
occasione.21 Il re annulla Monsieur e lo mantiene ai margini della vita
politica, in modo tale che l'unico fratello del sovrano si trova a
ignorare tutto ci che riguarda le questioni di governo e a spaventarsi
come un bambino di fronte alle vicissitudini belliche. Tuttavia viene
fatto estremo affidamento sulle sue opinioni in fatto di questioni
relative a cerimoniali, abbigliamento, decorazione e giardinaggio.
Monsieur si serve della propria innegabile esperienza nella campagna
delle Fiandre, esperienza fatta operando con una passione di cui nessuno
lo avrebbe creduto capace, per trasferire poi a Saint-Cloud alcuni
elementi del mondo bellico che avevano toccato il tasto del suo senso
estetico:
Le dame poterono osservare l'immenso giovamento prodotto dall'esercito.
Faceva posizionare tutte le sedie lungo la stessa linea, fortificava i
saloni con quadri, assi e lastre, collocava specchi in posizioni
strategiche, poneva quattro candelieri attorno ad ogni tavolo e, infine,
disponeva tutti i mobili in un meraviglioso ordine di combattimento.22
Il palazzo di Saint-Cloud, sulla riva della Senna, rappresenta la sua
vera passione, la sua gioia pi preziosa; l che impazzano le feste pi
sfarzose e folli dell'epoca. Se Monsieur non avesse fatto parte in modo
cos diretto della famiglia reale, probabilmente si sarebbe dedicato a
decorare palazzi e giammai si sarebbe sottomesso all'incresciosa
incombenza del matrimonio e della procreazione.Ma il dovere impone che un
suo figlio maschio sia pronto a sedersi sul trono di Francia nel caso in
cui gli eredi del Re Sole dovessero venire a mancare. A tal fine gli
fanno giungere dall'Inghilterra una graziosa principessa, Henrietta.
Giusto il tempo di dare un'occhiata in giro, e Henrietta inizia a
civettare spudoratamente con il cognato, Luigi XIV, senza che egli abbia
nulla in contrario a corrispondere le attenzioni della dolce dama. I
mormorii attorno a loro crescono, pungendo la sposa di Monsieur come
scorpioni; bisogna escogitare uno stratagemma. Nella speranza di
convogliare i pettegolezzi su un'altra vittima, Henrietta sceglie una
delle sue amiche pi affascinanti affinch il re finga di corteggiarla.
Quello che la dama non ha messo in conto che al sovrano francese le
donne piacciono pi di quanto agli orsi piaccia il miele e, a tempo di
record, il re e l'amica si rotolano nello stesso letto e l'infelice
cognata si ritrova tagliata fuori dal gioco. Louise de La Vallire,
questo il nome della giovane amica, sembra una languida gazzella, in
realt ben lontana dall'esserlo. In un battibaleno si tramuta nella
prima favorita ufficiale di Luigi XIV.
Nel frattempo, Henrietta e Monsieur, mandando gi il ribrezzo che provano
reciprocamente, riescono a dare alla luce due figlie. L'amante di
Monsieur, il cavaliere di Lorraine, contrattacca con una massiccia dose
di gelosia e arsenico, e la povera Henrietta si accascia senza vita sulla

terrazza del suo stesso palazzo. Gli storici moderni fanno ricadere la
responsabilit della morte della giovane sul suo fegato, ridotto in uno
stato penoso, ma a quel tempo nessuno dubita del fatto che il perfido
assassino sia l'amante di Monsieur.
L'uso di veleni mortali una moda tra i membri della corte francese. Il
pi delle volte la droga risulta fatale al malcapitato, ma di tanto in
tanto provoca disturbi simili a quelli indotti dalla sifilide, il che
forse peggio di una morte istantanea. Il nome della signora Voisin corre
di bocca in bocca; lei quella che meglio di chiunque altro sa
maneggiare nella clandestinit prodotti in grado di indurre una tremenda
agonia nelle vittime. E non solo. La Voisin offre anche polveri, creme e
messe nere per far innamorare del cliente di turno chiunque lui voglia.23
L'arsenico e l'antimonio vengono filtrati all'interno di clisteri, che
rappresentano un'abitudine igienica molto utilizzata per combattere gli
effetti secondari delle grandiose abbuffate; ugualmente se ne possono
aspergere delle gocce su guanciali o su abiti, mentre l'assassino
congettura il modo per indurre la vittima a portarsi le dita alla bocca
dopo aver toccato il veleno, altrimenti non ha effetto.
La tenebrosa signora Voisin proviene da una classe sociale umile ma,
grazie ai suoi servigi, a corte le persone moleste cadono come mosche.
Per questo, nel momento in cui Henrietta si accascia sul marmo della sua
terrazza, nessuno ha alcun dubbio sulla complicit nel delitto di
Lorraine e dell'avvelenatrice.
Con il campo finalmente sgombro da ostacoli, Lorraine resta solo con
Monsieur e con le sue due figlie: Maria Luisa, di otto anni, e Anna
Maria, che non ne ha ancora compiuto uno. Lorraine, anch'egli di nome
Filippo, un uomo corrotto fino al midollo e, dalla fine del 1660,
incontrastato padrone della mente del fratello del re; Monsieur non si
stanca mai di decantare una virt del suo amante che ai suoi occhi
essenziale: Il parait fait comme on peint les anges (Sembra il ritratto
di un angelo). I due uomini non si separano un attimo, e passano il
tempo in piaceri mal indirizzati, afferma candidamente l'abate di
Cosnac nelle sue memorie. Lorraine e Monsieur si perdono nell'oscurit
dei corridoi e nel folto dei boschi che fiancheggiano il giardino; la
gente li vede continuamente accarezzarsi il viso, le spalle e le
ginocchia con espressione felice. Alle feste di Palazzo Reale, residenza
parigina di Luigi XIV, Monsieur si presenta con generose scollature,
ciondoli e parrucca femminili, lasciando che Filippo Lorraine lo conduca
con grazia durante i minuetti. Entrambi cullano l'illusione di rimanere
insieme fino alla morte, ma il re spezza la gioia di questa inconsueta
coppia con una doppia sferzata: esilia Lorraine in Italia e pretende da
suo fratello un erede maschio. AMonsieur non resta altro da fare che
affrontare la tortura di una nuova moglie.
Stavolta sceglie un esemplare opposto al precedente. La robusta, brutta,
mascolina e tedesca Elisabetta Carlotta (Liselotte) mette piede a
Versailles un anno dopo la tragica scomparsa di colei che l'aveva
preceduta. A diciannove anni Liselotte ha capelli ricci, naso aquilino,
fronte schiacciata, doppio mento, guance cosparse di lentiggini e
couperose. Lei stessa si descrive con onest in una delle sue lettere:
Il grasso mal distribuito, per cui mi sta decisamente male. Ho, se mi
permesso dirlo, un culo orribile e ventre, cosce e spalle enormi. Il
collo e il seno piatti. Se devo essere sincera, sono bruttissima, ma ho
la fortuna di non preoccuparmene.24

La dama tuttavia possiede il dono di un carattere gioviale, intelligente


e per nulla cinico. Dopo un faticoso viaggio da Heidelberg, senza avere
la minima idea dell'aspetto dell'individuo che le toccato in sorte, la
futura sposa si presenta a Metz per tuffarsi all'interno di un complesso
cerimoniale attraverso il quale abiura la religione protestante per
quella cattolica e contrae matrimonio per procura. L'anziano maresciallo
Du Pressis-Praslin occupa sull'altare il posto che dovrebbe essere dello
sposo. A seguire inizia un secondo interminabile viaggio verso Chlon,
dove finalmente incontrer il vero, ancora sconosciuto, marito. La
giovane trascorre un mese riducendo in polvere il passato; ha cambiato
religione, lingua, nazionalit e si sposata con un uomo che non ha mai
visto. facile intuire con che umore vada incontro al proprio destino.
Monsieur, nel frattempo, giunge a Chlon con un morale del tutto diverso;
ovazioni, trombe, fuochi pirotecnici e una moltitudine gioiosa
accompagnano i suoi passi. Il coro cittadino intona inni, il sindaco gli
consegna le chiavi della citt, dalle fontane sgorga vino e il suo
seguito abbigliato in modo straordinario ed esuberante. Monsieur non
sta in s dalla gioia; non solo il giubilo generale gli sembra dei pi
ispiratori, ma in pi porta nel cuore il miglior regalo di nozze: il re
condona al cavaliere Lorraine l'esilio in Italia. All'udire la notizia,
Monsieur si gett ai piedi del sovrano, baciandoglieli con esultanza ed
emozione.25 giunto il momento che Monsieur e Liselotte si vedano di
persona.
L'immagine di Filippo brilla e rifulge in tutto il suo splendore: il
corpo inondato di gioielli, i boccoli della sua parrucca si innalzano
tre palmi sopra la sua testa e da l ricadono come una cascata fino a
met schiena, i fiocchi della pettorina ondeggiano al vento, i fini
polpacci si stagliano sulla cima di alti tacchi, le labbra sono
sottolineate dal rossetto, un neo artificiale e nero campeggia vicino
alla bocca... Monsieur tiene il peso del corpo sulla gamba sinistra, e
poggia lievemente la destra in avanti, abbozzando un leggiadro passo di
danza. Infine la carrozza della sua sposa si ferma davanti a lui.
Liselotte emerge dall'interno con il suo viso carnoso, la sua vita
abbondante e il suo dubbio gusto in fatto di abbigliamento.
Riesce appena a soffocare un grido di fronte a ci che vede. E Monsieur
subisce un contraccolpo simile, sebbene lo esprima diversamente.
Girandosi, si rivolge ai suoi accompagnatori: Oh! Comment pourrai-je
coucher avec elle?26, ossia domanda come si possa pretendere che vada a
letto con quel coso. L, in quel luogo preciso, ha origine quella
sorgente di preoccupazioni e angosce che non lascer mai pi Liselotte
(d'ora in poi Madame): Qui le persone sono flosce e vuote come oche27,
scrive poco dopo il suo arrivo; in un'altra lettera si spiega come segue:
Vorrei gridare. Mamma, vorrei tanto avere pazienza, per favore, fa' che
io sia paziente. ci di cui ho pi bisogno ora.28
Liselotte ha una tendenza al perfezionismo nei dettagli, all'intolleranza
e ad avere un altissimo concetto di s; in pratica, appartiene al modello
di personalit denominato narcisista-perfezionista-aggressivo. Adora la
gloria, l'irreprensibilit e il potere; conferisce un'importanza immensa
ai particolari e non sopporta le approssimazioni. Molto tollerante
riguardo ai difetti propri e dei suoi figli, rigidissima nei confronti
della condotta del resto degli esseri umani. Si rimira allo specchio e,
sebbene consapevole che il suo aspetto contrario a ci che all'epoca
viene considerato bello, si mostra incantata da se stessa. Sminuisce i
propri difetti facendo uso di un sagace senso dell'umorismo. Il suo

narcisismo si manifesta diversamente rispetto al cognato Luigi XIV, in


quanto lei si diverte molto a ridere di se stessa. Madame disdegna la
civetteria, la banalit e gli incontri sociali durante i quali non
permesso cantare; incline all'ira, alla vanit e alla vera e propria
superbia. I suoi ordini devono essere eseguiti alla lettera, tutto deve
essere esattamente al proprio posto, altrimenti la fame di vendetta
inizia a scorrerle nel sangue senza che sia in grado di fare qualcosa per
evitarlo. Solo le scuse del colpevole dissipano il suo malessere.
Madame fedele a chi le vicino, una madre talmente orgogliosa dei
suoi figli da perdere il senso della realt, devota ai propri ideali ed
intransigente con chiunque non li condivida, conservatrice,
estroversa, affabile, acuta, mordace. Concentra il suo affetto su una o
due persone e disprezza chiunque altro. Si sente importante e vuole che
sia evidente, motivo per cui dispensa gesti espansivi che non rispettano
lo spazio psicologico e fisico degli altri. Ha bisogno di essere
costantemente impegnata in qualcosa, il che spiega sessantamila lettere,
una quantit folle29, che scrive dalla Francia.
impaziente, impetuosa, sarcastica, intensa in ogni sua espressione...
Parla a voce molto, ma MOLTO ALTA, fa fatica a restare tranquilla, non ha
peli sulla lingua n paura a rimproverare chi se lo merita, senza fare
molto caso alla categoria cui appartiene il destinatario della sua
critica o alle conseguenze dei suoi commenti. dura e decisa come un
uomo, caratteristica che le procura la fama di essere pi mascolina di
suo marito. Nessun altro genere di personalit sarebbe stato in grado di
sopportare ci che sopporta Madame durante i trent'anni del suo
matrimonio. Monsieur conduce la vita pi frivola che sia dato immaginare,
insiste nel condurla con s a feste in cui lui si diverte infinitamente
ma che lei odia, e la trucca nel vano intento di renderla pi civettuola
e attraente, cosa che per non gli riesce mai. Madame manterr il suo
aspetto da sollevatore di pesi fino ai suoi avanzati sessantanni. I
cortigiani osservano questa strana coppia, lei estremamente sicura di s,
che si dondola sulle gambe, con tutti i suoi chili, lui inquieto e
fragile come una formica.Quando li vedono insieme, Monsieur d loro
l'impressione di essere la moglie di sua moglie.30
Liselotte, che adora gli animali da compagnia, sempre contornata da una
nutrita muta di cani a causa della quale spesso qualche anatra ci lascia
le penne; attribuisce ai suoi animali un'anima immortale, e allo stesso
tempo dubita che gli esseri umani ne posseggano una. Disdegna apertamente
le questioni spirituali; e fondamentalmente non passa alcuna notte
insonne rosa dal rimorso per aver abbandonato la sua religione
protestante per quella cattolica, e anzi approfitta della noiosa
monotonia dei rituali cattolici per schiacciare un pisolino:
Non riesco mai ad ascoltare un sermone senza addormentarmi; [la cerimonia
della messa] come l'oppio per me. Appena arrivata in Francia fui colta
da un terribile catarro che mi tenne sveglia per tre notti. A quel punto
mi ricordai che quando ascolto il prete predicare e le monache cantare mi
addormento; quindi mi recai in un convento dove sapevo che si stava
recitando un sermone, le monache avevano appena iniziato a cantare quando
mi assopii, e continuai a dormire durante tutti i tre quarti d'ora della
cerimonia; dopo mi sentii molto meglio.31
Tanta freddezza verso le questioni soprannaturali perdurer per tutto
l'arco della sua vita. Monsieur le lascia tutta la libert che vuole, a
patto di poter di disporre a suo piacimento dei diamanti ereditati da
lei, per indossarli lui stesso o per regalarli ai suoi amanti. Solo

l'amore per l'equitazione, il collezionismo di medaglioni e la frenesia


che pone nella scrittura di migliaia di lettere sanno consolare l'animo
di Madame durante la lunga permanenza in terra di Francia. Le sue
corrispondenze costituiscono uno dei ritratti pi succulenti e spassosi
di ci che bolle in pentola a corte; notate come descrive in una delle
sue lettere, suo marito e il cognato Luigi XIV:
Non dato immaginare due fratelli pi diversi di Sua Maest e Monsieur,
nonostante entrambi si facciano notare. Il re alto, di pelle
abbronzata, aspetto virile e postura ampollosa e distinta. Il colorito di
Monsieur anch'esso nobile, ma egli di bassa statura e i suoi capelli,
le ciglia e le sopracciglia sono neri fino all'eccesso. Il suo viso
allungato e stretto, il naso grande, la bocca piccola, i denti guasti,
le sue maniere sono pi femminili che maschili e non interessato n ai
cavalli n alla caccia; gli piacciono invece le scommesse, i ricevimenti,
la buona cucina, ballare e vestirsi; in poche parole, tutto ci che piace
a noi donne. Mentre il re ama la caccia, la musica, la danza classica e
il teatro, a mio marito interessano solo le decorazioni e le feste in
maschera. Il re adora fare il galantuomo con le donne, al contrario credo
che mio marito non si sia mai innamorato di nessuna.32
A causa delle preferenze sessuali di Monsieur, l'obbligo di procreare si
tramuta per entrambi in una complessa sfida. Madame racconta a un
confidente che Monsieur deve far ricorso ai poteri divini per essere
all'altezza del compito:
Si portava a letto un rosario pieno di medaglie, al fine di pregare prima
dell'atto, racconta una sua biografa. Una volta Madame ud il tintinnio
delle medaglie da sotto la camicia da notte, e domand di che si
trattasse. Di fronte al rifiuto del marito di dare una spiegazione, ella
accese una candela. Monsieur arrotolava il rosario alle sue parti intime.
Non mi sembra consono, Monsieur, che onoriate la Vergine posando la sua
immagine su parti che la verginit la fanno perdere.33
L'ora di ritirarsi con il coniuge per Madame l'apice di un mondo di
amarezza; lo chiama l'affare, risparmiandosi di aggiungervi l'aggettivo
sporco. Perch se c' una cosa sicura che a Monsieur ripugna il
contatto fisico con la moglie; tanto il disgusto che prova all'idea di
essere circondato, mentre lei dorme, da una delle molli cosce della dama
che la costringe a collocarsi al bordo del letto, con mezzo corpo dentro
e mezzo fuori. Se allungo la gamba e lo tocco accidentalmente mentre
dormo, mi sveglia e mi scuote per mezz'ora, dichiara questa fiera donna
a sua zia Sofia. anche frequente sentirla disturbare la quiete notturna
con il fragore che provoca il suo corpo allo schiantarsi nel sonno contro
il pavimento.
Vista la quantit di ostacoli, ha del miracoloso il fatto che Madame e
Monsieur riescano a procreare tre rampolli, il primo dei quali un
maschietto che muore poco dopo la nascita. In seguito danno alla luce una
bambina e l'agognato figlio maschio, un bambino robusto che chiamano
Filippo, lo smagliante Filippo d'Orlans, il quale, quarantuno anni dopo,
diventer il sovrano di Francia.
Compiuta la missione, Madame e Monsieur si sentono infine liberi di
condurre esistenze indipendenti, liberandosi cos di un gran peso.
Liselotte scrive in una delle sue lettere:
Mi sentii enormemente sollevata quando and a dormire nella sua stanza e
mi lasci tranquilla nella mia; finalmente non cadr pi dal letto e
nessuno avr motivo di rimproverarmi.

Monsieur, da parte sua, divide in tutta libert il suo letto con i propri
amanti, quelli che lei chiama di nascosto nemici, mentre di persona li
incoraggia: Coraggio! Mangialo pure tu il polpettone, che a me tanto non
piace!.34
Se vi qualcosa in cui si nota che Monsieur e Luigi XIV sono fratelli
nel fatto che entrambi condividono lo stesso narcisismo patologico. La
differenza, per, che il duca di Orlans represso, relegato,
costretto a rincorrere i suoi appetiti di gloria dal basso di un ingrato
secondo piano; essendo di natura egolatra e affamata di ammirazione per
lui arduo accettare l'ombra in cui relegato. Come nel fratello, in
Monsieur albergano ambizioni smisurate e un'indole incontenibile;
l'imposizione del re di mantenersi nell'ombra lo spinge a cercare vie
d'uscita alternative, campi diversi in cui risplendere ed essere
idolatrato senza molestare il dio che gli toccato come fratello. La sua
brama di brillare a ogni costo finisce comunque per far traboccare il suo
narcisismo: Monsieur va fuori di s, non tollera critiche, non riconosce
i propri limiti, non frena le esplosioni di grandeur... E se il re fa di
tutto per tenerlo ai suoi piedi, bene, Monsieur decide di trarne il
massimo giovamento calandosi nel ruolo del pi sensazionale dei martiri.
A suo modo, nella sua personale sfera d'azione, sar comunque in grado di
ottenere esclamazioni di ammirazione. Le decorazioni, gli abiti, i
gioielli, tutto viene scelto accuratamente al fine di lasciare il
personale a bocca aperta. Monsieur non resiste ai colori sgargianti, ai
tessuti vistosi, agli ornamenti flamboyant e, soprattutto, a una condotta
tale da calamitare a s ogni sguardo e dar vita a un enorme profluvio di
commenti.
Il marito di Madame adora che si parli di lui, ma nella Francia di Luigi
XIV questo sogno si pu realizzare solo dimostrandosi pi stravagante e
audace del re stesso, suo antagonista in questa competizione. Di
conseguenza, le sue feste non temono rivali; glamour e giochi proibiti
vanno di pari passo; non vi eccentricit a cui possa resistere; al suo
fianco sono benvenuti psicopatici, degenerati, alcolisti, parassiti
sociali, giocatori, donne frivole e scollacciate... In tali raduni Madame
non una convitata, n le interessa esserlo. Gli invitati devono
attenersi a una sola regola comune: adulare Monsieur in ogni circostanza
e in ogni momento.
In uno di questi famosi ricevimenti viene invitato per la prima volta il
colonnello Wallon, che accoglie con gioia tale onore; il poverino non
immaginava nemmeno nel suo peggior incubo cosa lo aspetta. L'illustre
convitato non stato eletto per il suo curriculum militare, bens perch
il suo profilo impreziosito da una pancia di dimensioni monumentali.
Il duca pens che sarebbe stato incantevole mangiare una crpe sul
ventre gonfio del colonnello, racconta un testimone.35
Cos come vuole la regola, l'idea dell'anfitrione accolta con
entusiasmo generale, salvo che dalla vittima, a cui la situazione sembra
ora pi sgradevole di qualunque guerra cui abbia partecipato. L'uomo non
ha altra via d'uscita se non quella di sottomettersi ai capricci del suo
nemico, quindi si corica al suolo e facendo sfoggio di una pazienza degna
di Giobbe, offre il suo addome rotondo come piatto per una crpe fumante.
Monsieur e i suoi accoliti si precipitano a mangiarla direttamente con la
bocca, con le mani dietro alla schiena e i denti che si serrano ora sulla
crpe, ora sulla carne del colonnello. Tutti trovano esilaranti le grida
di dolore lanciate dalla vittima. Al termine della cena, Monsieur e i
suoi compari decidono di concludere in bellezza la serata, in casa di una

celebre cortigiana che dispone di un appartamento molto accogliente. L


scelgono una delle prostitute della casa, la legano al letto e le
affondano un petardo nel posto che ci si pu immaginare, e si divertono
come matti al vedere il piccolo fuoco d'artificio che esce dall'interno
della dama.36 La baldoria si protrae senza sosta fino a buona parte del
giorno seguente.
Liselotte non partecipa mai alle gazzarre organizzate dal marito; fa
fatica persino a sopportare la sua vicinanza; in cambio, per, si
dimostra una madre estremamente amorevole e, particolare curioso, anche
una matrigna esemplare per le due bambine frutto del precedente
matrimonio di Monsieur con la defunta Henrietta. Proprio il giorno del
diciassettesimo compleanno di Maria Luisa, la maggiore, una triste
circostanza getta nello sconforto sia Madame che la sua figliastra: senza
chiedere il suo consenso, in realt senza averla nemmeno avvertita, il re
combina le nozze tra Maria Luisa e Carlo II di Spagna, pi conosciuto in
Spagna come el Hechizado. Purch l'alleanza sia propizia alla Francia, a
Luigi XIV non fa n caldo n freddo che lo sposo sia l'uomo pi
ripugnante che vi sia in circolazione, n gli importa un fico secco
dell'opinione di sua nipote a riguardo.
La povera Maria Luisa non sa una parola di spagnolo, ed sempre stata
segretamente innamorata del cugino Luigi, il Gran Delfino, anch'egli
chiamato Monseigneur,37 unico figlio legittimo di Luigi XIV. L'infelice
determinata a morire piuttosto che accettare una simile beffa del
destino. Madame la abbraccia, piange con lei e le dona uno dei suoi pi
amati cagnolini affinch le tenga compagnia durante la sua permanenza
nell'inferno spagnolo a cui lo zio l'ha destinata. Monsieur combattuto
da sentimenti contrastanti: da una parte in fibrillazione per la sua
nuova e inattesa posizione in Spagna, dall'altra condivide le pene della
sua bambina. Sceglie quindi di gettarsi a capofitto nell'unico passatempo
che gli alleggerisce l'anima: il corredo della sposa. Un testimone
afferma di averlo colto in bonnet de nuit38 mentre si affanna nel reparto
dei gioielli: un mucchietto per se stesso, uno per la moglie e l'ultimo
per sua figlia.
Luigi XIV, il colpevole di tutto ci, d l'addio a sua nipote nello stile
che gli caratteristico: Spero che questo sia un addio definitivo.
Rivederti in Francia sottenderebbe la pi grande delle disgrazie.
Liselotte distrutta al pari della figliastra, e chiede il permesso di
accompagnarla fino a Orlans. L le d l'addio tra grandi abbracci e
fiumi di lacrime.
Il resto del percorso Maria Luisa lo compie senza il conforto di nessun
familiare; pur sentendosi fragile decide di assaporare intensamente gli
ultimi minuti di dolce felicit che le rimangono, e si tuffa in
un'avventura carnale con il conte Saint-Chamand, un giovincello che fa
parte del suo seguito.
Superato il dolore per questa perdita, Madame si dedica a all'equitazione
e alla cura dei suoi due figli, compito nel quale le si deve riconoscere
una buona dose di originalit, dato che, tra le donne di corte, partorire
e disinteressarsi delle proprie creature sono due facce della stessa
medaglia. Nel compito educativo Monsieur d il suo contributo in modo
discreto, il che non toglie che di tanto in tanto prenda l'iniziativa:
In seguito alla cena ci sedemmo tutti e quattro [la coppia e i due figli]
in una stanza. Dopo un lungo silenzio, Monsieur, che non ci ha mai
considerato compagni di conversazione sufficientemente piacevoli, si
lasci andare a un peto lungo e fragoroso. Con estrema tranquillit si

volt quindi verso di me, chiedendomi: Che stato, Madame?. Io mi


voltai verso di lui e ne feci uno di simile volume, e dissi: E' stato
questo, Monsieur. Mio figlio allora disse: Se questo tutto, allora io
mi sento in grado di farlo altrettanto bene che Madame e Monsieur. Ci
detto si produsse anch'egli in uno rumoroso. Al che tutti scoppiammo a
ridere e lasciammo la stanza.39
Le amanti del Re Sole
La questione delle favorite di Luigi XIV non ha precedenti nella storia.
Mentre gli altri sovrani mantengono le proprie relazioni extraconiugali
pi o meno segrete (sebbene spesso fosse un segreto di pulcinella), Luigi
XIV non ritiene per nulla sconveniente presentarsi in pubblico con le sue
amanti, coniando per loro il titolo ufficiale di matresse-en-titre, che
significa, grossomodo, amante in carica, ufficiale, riconosciuta da
tutti, ammessa a palazzo e i cui eventuali figli avuti dal sovrano
sarebbero stati riconosciuti. Luigi XIV non sa resistere a un volto
grazioso.
La promiscuit del Re Sole non ha freni, ma il sovrano non considera le
sue infatuazioni come un insulto morale o religioso, bens come effimero
sfogo, oltretutto benefico alla salute. Occasionali digressioni con donne
di nessuna importanza punteggiano la relazione pi stabile, con l'amante
ufficiale del momento. La favorita agisce da deterrente affettivo per il
monarca, vive a palazzo e tutti le rendono gli stessi omaggi riservati
alla regina. La sposa legittima del Re Sole, l'infanta spagnola Maria
Teresa,40 esce dallo stretto bigottismo della corte spagnola per
ritrovarsi nel bel mezzo dei baccanali francesi; la poverina costretta
a sopportare cose inaudite, come ad esempio che la matresse-en-titre del
momento goda di dependances private a Versailles, ossia nella residenza
ufficiale del re e della corte; che le venga assegnato un nutrito corpo
di servizio e damigelle d'onore personali; che riceva gli onori, i
gioielli e gli abiti di una regina; che viaggi nella stessa carrozza del
sovrano, trascorra le vacanze con lui, prenda posto al suo fianco durante
i ricevimenti e che i suoi figli non solo vengano educati a palazzo, ma
addirittura ricevano titoli onorifici - come quello di principe di sangue
- e diritti di successione. Non proprio quisquilie.
Quando diventa matresse-en-titre, Athnas de Montespan la donna pi
bella dell'intera corte francese. Il re resta senza fiato quando incrocia
i suoi capelli fulvi e leonini, le palpebre carnose che coronano occhi
azzurri come il cielo d'estate, il naso dritto, la dentatura perfetta, la
pelle senza tracce di vaiolo e labbra da cherubino. A queste grazie la
dama aggiunge un lungo collo, spalle strette e una nuca regale che si
affaccia e risplende meravigliosamente dalla generosa scollatura del
vestito. Colei che l'aveva preceduta, Louise de La Vallire, non le
paragonabile in quanto a doti fisiche, nonostante il re, inizialmente, ne
fosse infatuato a tal punto da mantenerla prigioniera nei suoi alloggi
affinch non potesse ricevere nessun altro oltre a lui. Nel 1664 decide
di celebrare la sua innamorata Louise con la festa pi sfarzosa che fosse
mai stata data: balletti, concerti, spettacoli teatrali, danze e fuochi
di artificio si susseguono seguendo il tema I piaceri dell'isola
incantata. Il sovrano in persona si offre come protagonista di un ballo
sul palcoscenico, l'armatura tempestata di lacrime d'argento tintinnanti,
il capo coronato da un casco di piume rosse e le gambe coperte di
broccato d'oro e orpelli diamantati. Louise si limita a lasciarsi

desiderare. Per questa festa in suo onore, lo stesso Molire si affretta


a scrivere un'opera all'altezza dell'evento, Tartufo.
Ma lo splendore degli onori offerti a Louise effimero come i fiori di
un'orchidea, e svanisce nel momento in cui Athnas fa irruzione nella
mente e negli alloggi del sovrano. Diversamente da colei che l'aveva
preceduta, la Montespan conserva fino ai quarantanni uno splendore che
mantiene quotidianamente, con sedute di massaggi di due ore, unguenti,
olii, essenze floreali nonch con i cosmetici pi sofisticati. Ai
cortigiani si scioglie la lingua commentando il suo aspetto da dea, le
movenze feline e lo squisito gusto nell'abbigliamento:
Indossava un vestito ricoperto di pizzo francese, i capelli raccolti in
una sfarzosa cascata di ricci con due di essi, piuttosto lunghi, che
danzavano sulle sue tempie di immacolato candore e si posavano sulle
gote; la capigliatura era decorata con fiocchi di velluto e spille di
diamanti, sul collo sfolgorava la tanto rinomata collana di perle.
Insomma, una bellezza trionfante che le permetteva di sfilare di fronte a
tutti gli ambasciatori.41
Tuttavia, costretta a partecipare alle laute cene del re e, soprattutto,
costretta a mangiare tutto, presto le sue dimensioni superano quelle
imposte dai canoni dell'epoca. Un italiano dal nome Visconti, indovino di
professione ed elemento permanente alla corte del re, racconta della
Montespan che mentre un giorno stava scendendo dalla sua carrozza, ebbi
la sventura di vedere una delle sue gambe, e giuro che solo un suo
polpaccio era largo quanto tutto il mio corpo.42 Ciononostante, il regno
della Montespan dura tredici anni. Chi avrebbe mai creduto che sarebbe
stata infine sostituita da una donna corpulenta, zitella, una beghina per
nulla aggraziata; una traditrice sfiorita dagli anni e che un tempo era
stata sua amica? La dama che riunisce in s tali attributi risponde al
nome di Madame de Maintenon, e per quanto abbia dell'incredibile,
risulta, tra tutte le matresse-en-titre, colei che riesce a soggiogare
il re al di l di quanto sarebbe stato possibile sospettare avendo a che
fare con una personalit narcisista come quella di Luigi XIV.
Sebbene il re non possa vivere senza donne e agisca come un vero e
proprio maestro nell'arte della seduzione, una volta che le dame sono
cadute nella sua rete egli si comporta con loro come il pi intransigente
degli amanti. Luigi XIV detesta la fragilit fisica, le pene, le
schiavit e i disordini fisiologici di cui tutte le donne sembrano
soffrire.
Se una delle sue amanti era gravida [naturalmente, di lui], le veniva
ordinato di nasconderlo; al momento del parto era meglio per lei dare
alla luce il piccolo alla svelta e in silenzio, ripresentandosi nelle
occasioni mondane non appena la creatura fosse uscita dal suo ventre e
dalla sua vista. Perch tanto pallida?, chiese la regina a Louise de
La Vallire [prima matresse-en-titre del re] con estrema crudelt, dato
che ne conosceva perfettamente la ragione. Troppi tubercoli e iris nelle
mie abitazioni, Maest, fu la risposta. (...) Quando [il re] viaggiava
dall'una all'altra delle sue residenze, colmava sempre la sua carrozza di
donne: moglie, amanti, figlie o amiche (...). Tali viaggi erano un
tormento per le accompagnatrici, al di l del prestigio di cui le
ricoprivano. Anche durante la stagione pi fredda i finestrini rimanevano
aperti poich egli non sopportava l'aria stantia. Le dame dovevano
comportarsi con leggiadria, mangiare come dei lupi (il re odiava le
persone frugali) e non avere necessit fisiologiche che obbligassero ad
una sosta. Se per caso soffrivano di un capogiro o di uno svenimento, non

dovevano sperare in nessun tipo di simpatia, perch anzi l'ambiente si


colmava di disprezzo.43
Louise de La Vallire, la signora Montespan e la signora Maintenon, le
amanti ufficiali, si scontrano fino a volersi cavare gli occhi, mentre la
povera regina tenta di proteggersi passando il pi possibile inosservata:
Nel 1673 il re viaggia al confine con Madame Montespan in avanzato stato
di gravidanza, Louise de La Vallire e la regina; tutte sobbalzano nella
stessa carrozza, tanto che i contadini, meravigliati, affermavano di aver
visto passare le tre regine di Francia. Non che fosse un trio
particolarmente allegro: Louise, folle di gelosia, si sente svenire in
ogni momento del viaggio. La regina e il suo piccolo sono fuori dal
gioco. Athnas [la Montespan] ha le doglie a Tournai ed costretta a
riunirsi alla comitiva due giorni dopo.44
Delle tre, La Vallire la pi giovane e passeggera, e di fatto non
arriva mai ad andare a vivere a palazzo, a Versailles. Compongono un trio
di elementi molto diversi tra loro: La Vallire languida e avanza sul
terreno come se non lo toccasse nemmeno; ha la tendenza a farsi notare
per il fatto di svenire con una frequenza impressionante. Da parte sua la
signora Montespan affascinante, leggiadra, disordinata, di buona
salute, crede nella magia nera e nelle arti divinatorie ( cliente della
Voisin, l'avvelenatrice pi nota dell'epoca) e mostra un'eccellente
disposizione nei confronti di questioni sessuali e umoristiche. La
Maintenon, sei anni pi grande della Montespan, seria, molto religiosa,
ordinata, corpulenta e brutta. Sebbene cos poco simili, le tre hanno
qualcosa in comune: nessuna condivide il gusto del re per l'arte, n ha
la sua raffinatezza.
C' un momento in cui Versailles ospita, nello stesso piano, il re, due
sue favorite e la regina. La Montespan e la Maintenon, che inizialmente
sono amiche intime, finiscono per odiarsi a morte; i cortigiani, che in
genere si annoiano tremendamente, si fregano le mani in attesa dello
spettacolo che le due signore offrono ogni volta che si incrociano per i
corridoi di palazzo. La loro amicizia va in frantumi dal momento in cui
la Maintenon, contro ogni pronostico, si guadagna i favori regali. A
partire da quel momento ogni incontro delle due donne provoca pi
scintille di un cortocircuito... divertente osservare il modo in cui
nascondono l'odio reciproco dietro a un velo di cinica cortesia: quando
si incrociano sulla celebre scala della regina di Versailles, una dice
all'altra: Lei scende, Madame? Allora io salir (scendere dalle stanze
del re o salire per dilettarlo).
A Luigi XIV non importa nulla di tutto questo starnazzare; purch
continuino a divertirlo e a soddisfare il suo narcisismo maschilista,
tutto il resto un problema delle litiganti. In questo pollaio, il gallo
non dimentica la gallina pi brutta di tutte: la regina. Con sorpresa di
tutti, egli compie i suoi doveri coniugali e dorme spesso nel letto della
moglie...
(...) sebbene non sempre nel modo in cui lei, con il suo temperamento
spagnolo, gradirebbe. E anche cos, fanno l'amore due volte al mese.
Tutti sanno quando capita, poich la regina il giorno successivo fa la
comunione. Anche a lei fa piacere che si scherzi sull'argomento; si frega
le piccole mani e strizza i piccoli occhi azzurri.45
Come frutto di questi incontri, la regina da alla luce sei creature, di
cui solo una sopravvive. Si tratta di Luigi, il Gran Delfino, detto anche
Monseigneur46, creatura ombrosa alla quale il destino riserver uno stile
di vita scialbo e parco di emozioni. In cambio il re genera con la

Montespan nove rampolli, ne sopravvivono quattro, sani e riconosciuti. Il


primogenito Luigi Augusto, duca di Maine, solo di poco pi giovane del
Gran Delfino erede al trono. curioso il fatto che non appena questo
bimbo viene alla luce, la Montespan lo allontana da s e lo lascia alle
cure della Maintenon, all'epoca ancora sua amica del cuore.
A quel tempo la Maintenon vive in convento, ha trentaquattro anni, pia
e senza famiglia. Inizialmente il re non vede di buon occhio il fatto di
affidarle il suo figlioletto bastardo, poich non gli piace affatto
questa donna, gli pare troppo dura, orgogliosa e bigotta. Nemmeno a lei,
da parte sua, l'idea va a genio: ha di certo un disperato bisogno del
denaro, che le viene offerto in cambio dei suoi servigi come madre
surrogata, ma d moltissima importanza alla sua buona reputazione, e
prendersi cura in incognito del figlio segreto del re rappresenta per lei
un grave peccato che deve essere perdonato dal confessore. Mai sarebbe
passato per la mente della neomamma che il suo regale amante potesse
posare il suo libidinoso sguardo su questa sua amica, cos zitella, cos
religiosa e cos poco affascinante. La Maintenon si prende cura del duca
di Maine con devozione materna, ed egli arriva ad amarla pi della sua
stessa madre. Quando diviene la favorita del re, le due entrano in una
competizione all'ultimo sangue, tanto per la preferenza regale quanto per
l'amore filiale del duca di Maine. In quest'ambito, come in molti altri,
la Maintenon ottiene una vittoria di schiaccianti proporzioni.
Quando il sovrano si arrende e cade ai suoi piedi, la donna ha gi
superato l'et per avere figli, il che tuttavia non le impedisce di
spodestare la Montespan, guadagnarsi l'affetto psicologico e sessuale del
re e, cosa ancor pi sorprendente, conquistare l'amicizia della regina.
La Maintenon l'unica persona di nazionalit francese che tratti la
sovrana nata in Spagna con attenzione e dolcezza; per questo Maria Teresa
ricambia con simpatia, perdonandole anche il fatto di giacere con il suo
sposo.
Le due donne si scambiano visite nei reciproci appartamenti e si
confidano l'un l'altra. La Maintenon molto religiosa, caratteristica
che condivide con la regina, e si preoccupa di ricordare al re di
adempiere ai suoi doveri coniugali con la sua sposa; lui l'ascolta, e da
quel momento la sovrana nota come suo marito sia pi affettuoso e
sollecito sotto le lenzuola; per ringraziarla, regala alla Maintenon un
proprio ritratto incorniciato in avorio e diamanti. Ma il piacere che
Maria Teresa trae da questo rapporto dura solo un anno. Di ritorno da un
lungo viaggio in cui entrambe hanno accompagnato il re, la regina cade
vittima di una violenta indisposizione. Sotto la sua ascella cresce un
ascesso e i medici la salassano e le somministrano pesanti dosi di
purgante. Improvvisamente, i cortigiani casualmente assembrati nella
galleria degli specchi si imbattono, attoniti, nel loro re. La vista
della scena risulta estremamente scioccante: Luigi XIV sta correndo verso
la cappella con la vestaglia al vento e un fiotto di lacrime che gli
inonda il collo. Un'ora dopo sua moglie esala il suo ultimo respiro tra
le braccia della Maintenon, che le d l'addio accarezzandole i capelli e
recitando tutte le preghiere che conosce, vale a dire molte. La sovrana
passa a miglior vita all'et di quarantacinque anni.
Povera donna- dice il re - l'unica volta che mi ha dato problemi!47
Per movimentare ulteriormente l'ambiente di Versailles, Madame, che fino
ad allora risultava estremamente simpatica al re, se ne esce tuonando a
gran voce che la schiera di amanti e figli bastardi che corrono su e gi
per la casa reale rappresenta una nauseante aberrazione. Liselotte scrive

lettere su lettere ai suoi famigliari tedeschi, coprendo di insulti le


favorite del sovrano. Descrive la Montespan come la donna pi maligna e
disperata del mondo. E aggiunge: La cosa peggiore che non posso
parlarne con Monsieur (suo marito), visto che appena dico una parola
corre a riferirla al re.48 In un'altra missiva non dimostra piet nei
confronti di chi gi stato sconfitto, e ritrae il deterioramento fisico
della Montespan:
La sua pelle sembra un foglio di carta dopo che ci hanno giocato dei
bambini, ripiegandolo sino a ridurlo alle sue minime dimensioni; il suo
volto interamente coperto di rughe, il risultato davvero
sconvolgente.49
Ma se la favorita Montespan provoca il suo disdegno, la Maintenon, tanto
pia e benevola, quella che le tira fuori dal cuore pi cianuro:
[Vi racconteranno] quanto sia strega e diabolica questa vecchia
baldracca, e [vi diranno anche] che non colpa mia se mi odia a morte,
dato che ho fatto quanto era in mio potere per andare d'accordo con lei.
Trasforma il re in un bruto, nonostante Sua Maest non sia crudele di sua
natura ... Lo rende anche duro e tirannico, in modo tale che niente pu
smuovere il suo cuore. Non potreste credere n immaginare la perfidia di
questa donna. E fa tutto sotto un'apparenza di piet e umilt.50
Queste missive cos succulente vengono intercettate dal re e consegnate a
colei che vi viene criticata, la quale, ovviamente, si vendica in ogni
modo possibile. La Maintenon ottiene che il re vieti a Madame di mettere
piede a palazzo. Solo per aiutare il figlio Filippo, Liselotte alza
bandiera bianca, china la testa, ingoia l'orgoglio e tenta una
riconciliazione. La consegue dopo non poche difficolt, ma entrambe
manterranno, da allora e per sempre, maniere gelide e distanti.
Il re lascia che tutte le sue donne lo amino contemporaneamente e non d
peso al fatto che tra loro si strappino i capelli. Con i suoi figli,
invece, le cose cambiano: ama quelli avuti con la Montespan pi che
Monseigneur, il Gran Delfino, frutto della sua unione con la regina e che
tanto assomiglia alla madre. Inventa per i suoi illegittimi il titolo di
Figli di Francia, cio principi di sangue con diritti di successione.
probabile che la Maintenon abbia molta voce in capitolo, essendo colei
che li cresce con dedizione materna, sebbene non sia madre naturale di
nessuno di loro, mentre l'educazione dell'unico legittimo affidata a un
freddo e antipedagogico vescovo che, seguace del metodo dell'insegnare a
suon di vergate, danneggia irrimediabilmente la personalit
dell'indifeso Delfino.
Mentre Versailles distilla glamour e abbrutimento morale, la Spagna,
sotto il comando di Filippo V, entra in una guerra velenosa e dura.
Combatti questo odioso vizio
Proprio nel momento in cui Filippo V tenta finalmente di prendere posto
sul suo piedistallo, si ritrova coinvolto in una cruenta battaglia in cui
sia il suo ruolo in Spagna, che la sua stessa vita sono altamente a
rischio. L'arciduca Carlo, che ha poche possibilit di riuscire a
governare nel suo paese d'origine, rinnova la sua aspirazione al trono
spagnolo, spalleggiato da potenze straniere. La guerra, che ha inizio nel
1702, si prolunga per dodici sanguinosi anni. Durante tutto questo
periodo Filippo, come per miracolo, dimentica la sua indole abulica; il
giovane monarca mostra un tale slancio che gli spagnoli finiscono per
indirizzargli tutte le loro simpatie, soprannominandolo el Animoso.51 Il

manifestarsi di improvviso entusiasmo, in un carattere ozioso e asociale


come quello di Filippo tipico delle vittime di psicosi cicloide con
disturbo bipolare, disordine che proietta il soggetto dalla depressione
pi profonda alla pi ardimentosa delle attivit. Il nostro re ne soffre,
al pari di molti nella sua famiglia. Luigi XIV, che fa parte della
fortunata minoranza indenne a questo destino funesto, spinge il nipote a
mantenere la calma:
Nessun altro ti potr dire ci che io ti dir. Sei gi stato testimone
dei disordini nervosi alimentatisi nell'indolenza dei re che ti hanno
preceduto: che il loro esempio ti sia di insegnamento, e che tu sappia
porre rimedio, comportandoti in maniera opposta, agli effetti disastrosi
che la monarchia si ritrovata a dover patire. Perci, preoccupato, ti
raccomando, mentre ti esponi volontariamente ai pericoli della guerra, di
non tralasciare di combattere tale odioso vizio, in modo che ti rimangano
energie sufficienti per dedicarti al tuo dovere.52
Al sovrano francese non passa nemmeno per la mente di attribuire il male
alla scandalosa endogamia esistente tra i membri della sua famiglia; ne
incolpa invece la sfrenatezza sessuale, da lui denominata indolenza. Egli
stesso, sposatosi con una cugina di primo grado verso cui non prova
alcuna attrazione, convinto di essersi attenuto alle regole che ora
raccomanda. E ritiene di essersi sacrificato, in quanto, invece di
svolazzare di fiore in fiore, concentra da sempre la sua libido con
amanti pi o meno stabili che omaggia del suo infinito vigore sessuale e
della sua generosa abilit di fecondazione selettiva. Mentre la regina
Maria Teresa riesce a generare un solo figlio, Louise de La Vallire ne
d alla luce cinque in sette anni, e colei che la sostituisce, Athnas
de Montespan, rimane incinta del re nove volte. Negli ultimi decenni,
forse allo scopo di non continuare a contribuire alla sovrappopolazione
del paese, Luigi sceglie per i suoi sfoghi la non pi fertile Madame de
Maintenon, con la quale finisce per sposarsi. All'et di settantacinque
anni, questa energica donna si lamenta con il suo confessore del fatto
che Luigi pretenda da lei quotidiana soddisfazione fisica, e talora anche
pi volte al giorno.
Ma torniamo al nostro Filippo V, che abbiamo lasciato nel bel mezzo della
guerra. Il caso vuole che, dopo dodici anni di devastanti tensioni e di
morte, l'inattesa scomparsa dell'Imperatore austriaco risolva il
conflitto in corso. Carlo rimane l'unico uomo ancora in vita della sua
stirpe e, in quanto tale, l'unico a poter occupare legittimamente il
trono del paese natale. Improvvisamente il luogo che alimenta
preoccupazioni cambia: non pi la Francia, bens l'impero austriaco.
Per questo Carlo potrebbe impadronirsi di entrambe le corone. Ma
quest'ultimo, stremato, decide che giunto il momento di firmare la
pace; rimane perci nella sua natia Austria e affranca per sempre la
corona di Spagna dalle sue mire.
Nel 1713 Filippo V, libero finalmente di detenere lo scettro di Spagna, e
intenzionato a prevenire futuri malanimi internazionali, rinuncia in modo
definitivo ai suoi diritti di successione al trono francese. In cambio di
ci, la Spagna perde i territori italiani e olandesi, che passano sotto
l'egida dell'impero austriaco; oltre a questo, Minorca e Gibilterra
vengono consegnate all'Inghilterra. In mezzo a tale trambusto,
probabilmente a causa delle forti tensioni sofferte, le difese
immunitarie del re si indeboliscono, ed egli vittima di un morbillo che
lo lascia completamente calvo:

si rese necessario l'uso di una parrucca, proprio nel momento in cui


aveva dato l'addio al suo parrucchiere francese, che lo acconciava in
maniera orrenda. Si present a quel punto un problema agli spagnoli: se i
capelli di cui era costituita la parrucca dovessero essere di uomo o di
donna. Il conte di Benavente, gran ciambellano, si mostrava irremovibile:
esigeva che appartenessero a qualcuno di conosciuto, perch, sosteneva,
attraverso i capelli si potevano fare molti sortilegi, e lui aveva gi
visto grandi disgrazie generate in tal modo.53
All'atto della firma che pone fine alla guerra, il re di Spagna ha infine
superato la sequela di danni estetici provocati dal morbillo sul suo
cranio; pu godersi la dolce tranquillit che la pace dona alla Spagna,
ed libero di dedicarsi a soddisfare la sua illimitata incontinenza
sessuale con la sua sposa.
Mal d'amore
Filippo V si autoconvince che i disordini nervosi di cui soffrono i
membri della sua famiglia rappresentino un castigo divino per la
sfrenatezza sessuale a cui si sono cos intensamente dedicati. Allo scopo
di liberarsi della punizione celeste, sfoga le sue impetuose pulsioni
erotiche esclusivamente sulla regina. Tale atteggiamento, tra l'altro,
piuttosto tipico di soggetti che soffrono di un disturbo di sottomissione
come il suo; il terrore di perdere l'amore vero fa s che l'attaccamento
alla persona amata sia totalizzante tanto nell'offerta quanto nella
domanda affettiva. La sovrana, fortunatamente, lo asseconda, mostrandosi
non solo disposta, ma letteralmente entusiasta; il suo menage coniugale
prosegue diviso tra erotismo e separazioni dovute alla guerra dichiarata
poco dopo le sue nozze.
Durante questo sanguinoso periodo, con il cuore diviso tra suo padre che combatte tra le file nemiche - e suo marito, la regina assume con
abilit il ruolo di governatrice, mentre il suo sposo rischia la vita al
fronte. Sebbene al principio al re piacesse l'idea di combattere in prima
persona, la verit che la sua foga bellica va scemando a causa delle
forzate separazioni dalla moglie, che gli diventano sempre pi odiose:
La regina tiene abbracciato il re dalla mattina alla sera (...).
Piangono entrambi disperatamente (...), racconta Louville, consigliere
di Filippo. Aggiunge anche che nei giorni precedenti la partenza del
sovrano i due non si staccano l'uno dall'altra e si scambiano effusioni
in qualunque minuto del giorno o della notte.
Nel 1702, durante una di queste dolorose separazioni, il re inizia a
manifestare un comportamento molto strano. Gli era gi capitato in
passato, ma ora pi che mai si sente torturato da un'erotomania selvaggia
che gli toglie il sonno, la capacit di concentrazione e a volte
addirittura il respiro. Poich la sua sposa si trova a molti chilometri
di distanza, i suoi accompagnatori, spinti dalle migliori intenzioni, gli
suggeriscono come rimedio un occasionale intrattenimento femminile. Ma
Filippo rifiuta in modo perentorio quella che considera una candidatura
certa all'inferno e si limita a stringere i denti e a concentrarsi su
vari tipi di castit. La pratica della purezza richiede un sacrificio di
tale entit che il poveretto presto vittima di un forte attacco di
vapori, nome con cui all'epoca si fa riferimento alla depressione. Si
lamenta Louville:

La causa del malessere la sua moderazione. Ci sono poche persone che a


diciotto anni soffrono di mali simili; molto spiacevole che la virt
produca effetti cos negativi.54
Il consigliere, pertanto, avverte Versailles delle deplorevoli condizioni
in cui versa Filippo, ed enuncia a Luigi XIV le ragioni che l'hanno
spinto a permettersi di consigliare al malato una terapia sessuale: Se
lo aveste visto da vicino come noi, molto probabilmente avreste pensato
la stessa cosa. Il Re Sole detesta che le persone attorno a lui abbiano
problemi di salute, quindi sminuisce l'importanza dei vapori di cui
soffre il nipote: Preoccupatevene il meno possibile e non fate nulla per
curarli, raccomanda loro. Tuttavia Louville, che testimone degli
intermittenti svenimenti che si aggiungono alla depressione avanzante, si
vede costretto a sottolineare di nuovo la gravit della situazione:
Gli svenimenti lo gettano in una immensa tristezza che a volte gli crea
problemi di respirazione. Mi ha detto che (...) si sente sempre la testa
pesante. Personalmente attribuisco tutto ci alla mancanza di esercizio e
alla mancanza della regina. Questi vapori lo rendono abulico verso tutto,
rattristandogli a tal punto l'anima che niente attira la sua
attenzione.55
Alcune settimane dopo, lo stato del sovrano peggiora, e ancora se ne d
conto a Luigi XIV:
Continua a dire che morir, che sente la testa come se stesse per
scoppiare (...). In poche parole: in una condizione davvero penosa, pi
taciturno di quanto gi non fosse, vorrebbe stare sempre rinchiuso e non
vedere nessuno. Manda continuamente a chiamare padre Daubenton, il suo
medico, o me, perch dice che raccontare quello che sta passando lo
solleva.56
Nel frattempo Filippo perfettamente conscio di dove si trovi la pozione
magica in grado di salvarlo: Sarei davvero felice se mi permetteste di
tornare al fianco della regina, implora suo nonno.
Sebbene in Francia non esista la schiavit, Luigi XIV esercita la sua
autorit in modo tanto assoluto che nessuno dei suoi sudditi, qualunque
sia il suo incarico, pu muoversi senza il suo permesso. Dopo un'infinit
di tentativi, la disperata richiesta di Filippo viene premiata dal
beneplacito del re francese. Non che il cuore di Luigi XIV venga
intenerito dal tono compassionevole del nipote: il fatto che Louville
riuscito ad allarmarlo, raccontandogli che il nipote si trova allo
stremo, che cerca luoghi bui, non parla e pensa solo alla morte, e se non
ha ancora osato togliersi la vita solo per la devozione religiosa che
glielo impedisce: C' il rischio che diventi come Giovanna la Pazza,
minaccia Louville, dando con questa frase la stoccata finale.
Con il permesso ottenuto dalla Francia, Maria Luisa e Filippo volano
l'una nelle braccia dell'altro; sono passati sei mesi dall'ultima volta
in cui si sono incontrati. Questo ci che scrive a Versailles la prima
cameriera, principessa degli Orsini, imposta da Luigi XIV al servizio
della regina Maria Luisa:
I principi cos innamorati delle proprie mogli mi risultano
insopportabili. Ho sempre sostenuto che se si amassero la met di quanto
fanno, n Dio n nessun altro gli chiederebbero di pi.57
Ma il profluvio di passione tra i due sovrani non placa l'inquietudine
degli spagnoli che, per quanto si sforzino di osservare con attenzione,
non vedono la regina arrotondarsi laddove la vita si genera e cresce.
Forse troppo giovane, o forse per l'esaurimento fisico e morale che
la guerra porta con s, fatto sta che non riesce a rimanere incinta.

Mi manca ancora pi di un anno prima di raggiungere l'et che aveva mia


sorella quando concep. - si giustifica di fronte a Luigi XIV che ha
chiesto spiegazioni - (...) del tutto falso ci che si detto sul
fatto che io non abbia il ciclo. Da quando iniziato si presenta
regolarmente, come a ogni donna in buona salute.58
Nel 1707, sei anni dopo questa lettera, gli di premiano l'incredibile,
appassionato e spossante impegno che Filippo e Maria Luisa hanno profuso
nel tentativo di procreare. La coppia riesce infine a generare Luigi, il
primo Borbone spagnolo. L'allegria del Re Sole quasi paragonabile a
quella dei genitori della creatura, che non hanno avuto esitazioni nel
dargli il nome del divino bisnonno affinch continui a risultare ben
chiara la sottomissione che gli prestano. Quattro mesi dopo il gioioso
concepimento, la prima cameriera aveva sollecitato l'urgente invio di una
levatrice, di un ostetrico, di una precettrice e di una balia, tutti di
nazionalit francese. Luigi XIV sconsiglia l'invio di tali figure,
ritenendo che l'invasione di professionisti francesi possa ferire l'amor
proprio degli spagnoli. Il Re Sole insiste sul fatto che si trovi una
nutrice biscaglina, e la cosa essenziale che dia buon latte, non
importa che sia bella o brutta.
In pieno pathos bellico, al parto del primo Borbone spagnolo presenzia,
in pompa magna e mantenendo un decoro adeguato, uno stuolo di testimoni
di sesso maschile: un nunzio e un cardinale, i ministri stranieri, i
presidenti dei diversi Consigli e tre scrivani. Tutti intervengono e,
dopo una minuziosa ispezione delle sottane delle levatrici e delle
domestiche per confermare che nessuna nasconde un neonato per sostituirlo
al principino, prendono parte al giubilo per la nascita del piccino di
sangue blu. Sono quarantasei anni che la Spagna non assiste alla nascita
di un erede maschio. Nonostante lo scarso entusiasmo della regina,
all'idea di dar mostra delle grida, dei dolori e dei fluidi che in genere
accompagnano questo evento, acconsente alla presenza di qualcuno che
possa testimoniare ci che effettivamente sta avvenendo. In seguito, il
neo padre presenta il principe da un balcone del palazzo, ricevendo un
applauso che prorompe dalla folla.
Le lacrime di commozione sono grandi come i festoni, le luminarie, le
luci e tutte le altre manifestazioni di gioia, informa La Gaceta di quel
giorno. Oltre al popolo, anche gli aristocratici e l'esercito dichiarano
aperti i festeggiamenti. L'ambasciatore francese, ad esempio, ordina che
venga installato nella sua residenza un giardino artificiale punteggiato
di fontane da cui zampilli, giorno e notte, vino in abbondanza, affinch
chiunque vi si avvicini possa servirsi a volont.
Dal giorno stesso della sua nascita, il principe riceve il soprannome di
il buon Luigi e suscita invariabilmente grande simpatia, a tutti i ceti
sociali.
L'anno in cui il principe Luigi inizia a parlare, sua madre lascia
intravedere un inesorabile peggioramento della sua salute. nuovamente
incinta e non smette di vomitare, soffrendo di continue febbri che le
infiammano le ghiandole del collo, tanto che le sembra che stiano per
scoppiare. Il principe Manuel nasce con appena un alito di vita. Quando
l'imbalsamatore apr il suo corpo, si trov di fronte a un cuore di
enormi dimensioni e alla mancanza di cervello nel cranio.59 Distrutta,
la regina chiede a Versailles il permesso di recarsi alle terme di
Bagneres, rimedio suggeritole dai medici in considerazione delle
propriet curative di queste acque pirenaiche. Il Re Sole si affretta a
soddisfare la richiesta nel modo pi affettuoso, ma il beneplacito arriva

troppo tardi. La regina Maria Luisa vittima di una violenta tubercolosi


con scrofole; i medici, disorientati, si limitano a rasarle i capelli per
poterle fare impacchi di sangue di piccione sul cuoio capelluto. Filippo
insiste nel dimostrare la devozione che sente per la moglie, non
accantonando i suoi slanci carnali. In conseguenza di ci, la regina
rimane nuovamente incinta di un bambino che viene al mondo nel luglio del
1712 e a cui viene dato il nome Filippo Pietro Gabriele. Dopo il parto,
non recedono n le infezioni, n tantomeno l'ardore del coniuge, il
quale, essendo in buona salute, continua a non voler rinunciare al
proprio diritto di dividere il letto con la malata. La regina aspetta un
altr figlio, tra violenti mal di testa e una debolezza insopportabile:
Invano cercava di nascondere con il belletto il pallore del viso, era
evidente che era ogni giorno pi debilitata e che la sua fine si stava
approssimando. Non usciva pi, non le era nemmeno permesso aprire una
finestra per respirare dell'aria fresca.60
Nel settembre del 1713 nasce Fernando, il terzo principe. La salute della
regina va di male in peggio; costantemente vittima di febbre, tremori,
sudori e nausea... Come provvedimento disperato, i medici le prescrivono
di bere latte materno. Cos scrive, pieno di speranza, il suo medico:
Sua Maest inizia oggi a poppare. Abbiamo a disposizione buone nutrici, e
sembra che trovi il loro latte di suo gusto. Nelle due volte che la
regina ha poppato, avr guadagnato almeno otto once.61
Luigi XIV invia il dottor Elvezio, un olandese famoso in tutta Europa, la
cui prima visita si concentra sul bassoventre della malata, cosa che i
medici spagnoli non si erano ancora permessi di fare per rispetto alla
persona della regina. La diagnosi non lascia spazio a dubbi. Maria Luisa
morir. Nel frattempo Filippo non abbandona n di giorno n di notte
quella che la sua amante e sposa da tredici anni (1701-1714).
Il re non vuole sentir ragioni, reclama il suo diritto a godere dei suoi
ultimi amplessi e deve essere trascinato via a forza dalla moribonda e da
quel letto che, per la prima volta nell'arco della sua vita coniugale,
non sar il teatro delle loro cavalcate: Il sesso annullava tutto il
resto nella sua mente - scrive Saint-Simon. Nemmeno malata, prostrata
dalle scrofole, coperta di piaghe [Maria Luisa] fu graziata per un solo
giorno, n pot avere un letto separato.
La povera agonizzante, che ha potuto godere solo di pochi mesi di pace
dopo la Guerra di Successione, osserva la disperazione del marito e
raccoglie le ultime energie che le restano per dirgli: Sono pronta ad
abbracciare la morte senza paura, ma tu dimostri cos tanta
debolezza....
Poche ore dopo aver espresso un'osservazione tanto lucida, Maria Luisa
Gabriella di Savoia abbandona questo mondo tra le braccia del suo
distrutto sposo. Ha ventisei anni. Dietro di s lascia, oltre a un marito
in lacrime, tre figli molto piccoli: Luigi, il primogenito, ha solo sette
anni, Filippo e Fernando, il futuro Fernando VI, non ne hanno ancora
compiuto uno.
El animoso resta senz'animo
Alla morte di Maria Luisa il sovrano rimane vittima di una seconda crisi
depressiva, episodio patologico che si ripeter altre quattro volte negli
anni a seguire e che fa rientrare Filippo nella categoria delle
personalit psicopatiche che gli alienisti denominano ipomelanconica. La
morte della regina getta il monarca, ossessionato dall'idea di andarsene

con lei, nella pi profonda disperazione. La vita stessa, nel suo


complesso, suscita in lui un'invincibile ripugnanza; n la politica, n
la religione, nemmeno i suoi figli piccoli riescono a dissipare i vapori.
Preoccupatissimi, i congiunti persuadono il malinconico affinch esca a
prendere un po' di aria fresca e si intrattenga nell'unica attivit che
gli risolleva l'animo. Cacciare le far bene, gli suggeriscono. Egli
accondiscende, e si perde nei boschi giorni e notti intere. Nascosto dal
folto della vegetazione, vede passare da lontano la processione che
trasporta verso l'Escorial il feretro con il corpo della regina. SaintSimon racconta che Filippo segue con lo sguardo il gruppo, poi riprende a
cacciare come nulla fosse successo. Se non fosse per il richiamo del
sesso, non gli interesserebbe continuare a vivere nella societ umana.
Potrebbe consolarsi con delle cortigiane se solo il suo fervore religioso
non glielo vietasse. Se il re non aveva mai smesso di essere austero,
taciturno e devoto, ora sembra annegare nella spaventosa vastit del suo
dolore. I principi sono spettatori di come la morte della madre stia
erodendo il loro padre dall'interno; non vuole lavarsi, non sorride,
depresso, sporge appena la testa fuori dai suoi appartamenti... La guerra
che ha definitivamente consolidato la sua posizione sul trono di Spagna
finita da un anno, ma Sua Maest non trova alcuna gioia nella pace ed
del tutto inconsolabile:
Il re si veste come un privato cittadino [senza aiuto] nelle sue stanze,
dove assiste alla messa senza che nessuno lo accompagni (...). Pranza e
cena nella sua stanza, trascorre l'intera giornata con i Principi e viene
servito dalle loro cameriere, senza che nessuna persona esterna possa
entrare.62
Piange a tutte le ore, rifiuta di alzarsi dal letto e di lavarsi, la sola
presenza di un asciugamano bianco lo getta nel panico. Questo colore, il
bianco, emana bagliori luminosi in cui il monarca convinto di vedere
l'anima della defunta regina. Non l'ha abbandonato, vigila su di lui,
il lampo di luce emanato da ogni tessuto chiaro. Questa forma incorporea
suscita il terrore del sovrano; cos inizia a evitare la luce, si sente
al sicuro solo tra i colori scuri. Vedendolo in questo stato nessuno
potrebbe dire che questo uomo tetro, quasi un morto vivente, un tempo sia
stato el Animoso.
Vista la situazione, il destino della Spagna resta nelle mani della
Principessa degli Orsini. La spia che Luigi XIV aveva nominato prima
cameriera della regina Maria Luisa una dama quasi ottuagenaria che gi
mentre la sovrana era ancora in vita adorava dare ordini. Se la regina
comandava il re, la Principessa degli Orsini governava completamente
entrambi. Nulla sfugge al suo olfatto da lupo n al suo sguardo da
aquila. La vecchia sorveglia tutto, sa tutto e tutto riferisce a
Versailles. Venuta a mancare Maria Luisa, la Principessa pu ora
concentrare le sue monumentali energie sul tetro vedovo:
Il re non pu nemmeno alzarsi senza che io gli apra le tende - scrive la
Principessa a una confidente. (...) Sua Maest talmente abituato a me
che a volte ha la bont di svegliarmi due ore prima che io desideri
alzarmi.63
Un'istitutrice che gli canta all'orecchio
Con la morte di Maria Luisa, Madama, come chiamata a corte, raggiunge
un potere incommensurabile. In un fatidico regresso infantile, il re
trasferisce l'immagine e il ricordo della sua giovane precettrice nella

presenza di questa assistente quasi ottuagenaria; assieme al confessore,


l'unica persona a cui il re permette di avvicinarsi. La Principessa non
solo annuncia a Sua Maest l'arrivo di ogni nuovo giorno, ma ha il
privilegio di ritirare il suo orinale, gli porge la vestaglia e le
pantofole, lo aiuta ad alzarsi dal letto, a lavarsi, lo intrattiene
conversando mentre mangia o espleta le sue funzioni corporali, e, gi che
c', si occupa con lui, a quattro mani, di tutte le questioni di stato.
La Principessa degli Orsini mantiene Filippo talmente confinato e
protetto che i mormorii non tardano a diffondersi. In ogni angolo si
sussurra che il re, ventinovenne, progetta di sposarsi con la dama,
settantaduenne. E a quelli che non ci credono si suggerisce di osservare
la residenza reale, e di trarre le proprie conclusioni: perch mai
altrimenti il re avrebbe fatto costruire un passaggio che collega il suo
palazzo con quello della Principessa? Non sono forse gli amanti a fare
questo genere di cose? Ci che gli spagnoli possono testimoniare che
Filippo non esce mai di casa, e solo tale passaggio dimostra la sua
presunta avventura con la principessa. Fioriscono le speculazioni circa
incontri segreti morbosamente erotici tra i due; i pettegolezzi diventano
sempre pi perversi e finiscono per arrivare fino a Versailles, colpendo
profondamente il Re Sole e la sua sposa.
Immediatamente Luigi XIV invia delle spie di sua fiducia affinch gli
raccontino in prima persona ci che sta succedendo. E cos fanno.
Riferiscono che Filippo V ha deposto ogni responsabilit nelle mani della
principessa, che costei si comporta con lui come un'istitutrice, che gli
canta canzoncine all'orecchio, mentre ministri, ambasciatori e segretari
hanno ricevuto ordine di fare capo a lei per ogni questione, poich ogni
cosa che Madama decide o dispone gode della benedizione regale. Mentre la
Principessa degli Orsini governa la Spagna, Filippo V appassisce in un
abisso di infelicit. Sfogarsi con le cortigiane continua a essere per
lui un peccato mortale; il sesso terapeutico solo quando praticato
all'interno del sacro vincolo matrimoniale, perci Sua Maest sopporta
cristianamente i sudori e i violenti dolori di testa che la castit gli
provoca. Madama gli fa compagnia in quei momenti e gli applica impacchi
di acqua fredda sulla fronte. Dopo i figli, la cinegetica (l'arte di
caccia con i cani) la sola via di fuga del sovrano sofferente, che si
perde nei boschi e uccide tutto ci che si muove, come se tentasse cos
di vendicarsi dell'alito vitale di cui altri godono. La politica,
naturalmente, non gli interessa. Assieme a Maria Luisa se ne sono andate
non solo le sue forze, ma anche il suo senno.
Una nuova moglie come medicina
Il re francese chiede resoconti continui alla Principessa degli Orsini ed
esige che si cerchi immediatamente una nuova moglie che aiuti suo nipote
a riappropriarsi dei piaceri della vita e delle redini della sua mente.
La scelta cade sulla parmigiana Elisabetta Farnese, una donna alta e
magra, con una grande bocca, segno di estrema fedelt. Fa anche sfoggio,
le poche volte che sorride, di una dentatura completa e bianca, anche se
questo pregio eclissato da una pelle tormentata dai segni del vaiolo.
Si tratta di difetti molto sgradevoli, che possono avere infauste
conseguenze, scrive la Principessa degli Orsini, acida e timorosa della
rivalit con cui si trova a dover fare i conti. Tuttavia il suo piano non
produce i frutti sperati.

Contro ogni previsione Filippo V, non appena la vede, trascina la sua


nuova compagna fino alla cappella. Traboccante di impazienza intima
chiede all'officiante di affrettare il ritmo della formalit sacramentale
del matrimonio e subito, quasi di corsa, porta la regina in camera, dove
li aspetta, su precisa richiesta del sovrano, un solo piccolo letto. Sono
le sei di pomeriggio. Le tortorelle escono dal loro nido a mezzanotte,
assistono alla messa e immediatamente ritornano a scambiarsi focosit
fino a giorno inoltrato. A partire da allora, secondo Saint-Simon64, in
tutte le loro residenze Filippo e Elisabetta.
Dividono la stessa camera da letto e le stesse stanze per gli stessi usi,
la stessa tavola per fare tutto ci che devono fare. Sono sempre insieme
e fanno le stesse cose. Non si separano mai, e se lo fanno per compiti
brevi, rari e indispensabili. Concedono udienza sempre insieme e, se cos
si pu dire, le loro sedie sono sempre vicine. (...) Dormono nello stesso
letto ed successo che abbiano avuto la febbre contemporaneamente senza
che sia stato possibile convincerli a dormire separati, nemmeno
concedendo loro di porre un letto vicino all'altro.
Le arti amatorie della nuova regina addomesticano immediatamente il
marito; i suoi sensi trovano pace solo con lei e la Principessa degli
Orsini gira loro intorno di continuo per tentare di recuperare
l'attenzione del sovrano. Tutto invano. La regina governa il re. scrivono a Versailles le spie - Di conseguenza ci interessa capire se lei
si lascer governare. Lo fa, ma non dai francesi, bens da un suo
compatriota, l'abate Alberoni, che inizia la sua scalata al potere
compiacendo gli stomaci influenti. Cos si lamentano i francesi:
diventato il cuoco prediletto delle dame di palazzo. Provvede la tavola
della Principessa degli Orsini e quella della regina stessa di succulenti
insaccati italiani e di buon vino di Parma. I piatti di pasta dell'abate
fanno furore; la regina li adora... ammesso a tutte le feste.65
La regina finisce per ammettere l'abate persino nella pi privata delle
sue stanze, secondo le parole dello stesso invitato, il quale poco a
poco, relega la Principessa degli Orsini a un ingrata posizione di
secondo piano.
Ora la Principessa appare al re come una presenza inutile, anzi piuttosto
molesta. Per quanto riguarda la regina Elisabetta, la Orsini si converte
nella sua maggior nemica. La tensione tangibile nell'aria: due vipere
si contendono la stessa preda nella stessa gabbia. Elisabetta morde per
prima, forse perch pi giovane ma soprattutto perch divide il letto
con colui che ha l'ultima parola, il re. L'anziana Principessa, un tempo
cos influente, si vede costretta ad abbandonare la Spagna come una
criminale; di notte, accompagnata da un solo lacch e senza fermarsi un
solo istante a riposarsi in territorio spagnolo. Sul suo sonoro e
umiliante esilio si staglia trionfante il dominio di Elisabetta Farnese.
L'anno dopo l'incoronazione di Elisabetta a Spagna (1715), Filippo V
perde il nonno Luigi XIV, che muore dopo aver superato settantasei
inverni senza praticamente ammalarsi una sola volta, dopo essere
sopravvissuto al suo erede legittimo e al suo nipote pi attempato.
Filippo V si vede privato della guida che ha sostenuto il peso della
politica spagnola. Per un breve periodo si sente alleggerito di una
zavorra, finalmente pu liberarsi dalla dipendenza psicologica verso il
proprio paese natale; invece no. Suo zio Filippo d'Orlans irrompe nella
sua vita.
Filippo D'Orlans

Filippo d'Orlans , tra tutti i familiari, quello in cui pi rivive


l'indole del Re Sole. Oltre ai pregi, condivide anche il suo patologico
narcisismo. Nasce il 2 agosto del 1674 nel palazzo di Saint-Claud, ma la
sua nascita notata a malapena in un mondo dove tutti i cuori e gli
occhi sono rivolti verso il luminoso re parigino e il suo fastoso stile
di vita. L'oroscopo preannuncia per il neonato un futuro da Papa,
divertente vaticinio se si pensa all'atteggiamento della madre nei
confronti della Chiesa. Liselotte, in linea con i tratti caratteristici
della sua personalit, una madre estremamente devota il cui cuore
trabocca di orgoglio al solo contemplare il suo adorato bambino.
Liselotte si incarica personalmente dell'educazione dei suoi figli,
trasmettendo loro la sua ironia, la sua mancanza di rispetto per i valori
predicati dalla Chiesa e una fortissima curiosit verso tutto ci che li
circonda... Successivamente l'educazione del figlio maschio viene posta
nelle mani del contraddittorio cardinale Dubois. Filippo si distingue per
essere uno studente esemplare, ama molto la storia, la geografia,
l'astronomia, la geometria e le lingue straniere; la sua sete di
conoscenza non ha limiti. Il piccolo di casa Orlans adora inoltre la
musica, le arti e la scienza.
Il primogenito di Monsieur e Madame surclassa i suoi cugini, i figli del
re, in quasi ogni campo. Tuttavia Luigi XIV oscura il fulgore del nipote
ignorandolo totalmente, il re si rende infatti conto che il fanciullo ha
doti tali da poter competere col suo personale splendore. Per questo, pur
essendo nipote di primo grado del re e molto pi dotato del resto della
sua famiglia in quasi ogni aspetto, Filippo si ritrova escluso dalle
responsabilit amministrative, militari e politiche che il sovrano
assegna invece ai suoi figli illegittimi. Gli permesso solo di
ricoprire il ruolo di futile cortigiano. Al massimo, di tanto in tanto,
lo si premia con l'autorevole incarico di porgere la camicia al re mentre
si veste. Poi deve correre verso la cappella, dove gli consentito
attendere l'arrivo di Sua Graziosa Maest. In alcune occasioni si
autorizza Filippo a presenziare, sempre restando in piedi, al petit
couvert, ossia al momento in cui il re si porta il cibo alla bocca;
inoltre, massima delle fortune, benvenuto a passeggiare per i giardini
di Versailles, assistere al debott (momento in cui Sua Maest si sfila
gli stivali), alla cena pubblica, al concerto privato di musica e infine
al coucher, l'inestimabile istante in cui il Re Sole si adagia nel letto
e si copre con le lenzuola. Insomma, Filippo d'Orlans vive una grande
frustrazione; la sua natura inquieta e curiosa, adora escogitare,
pensare, giocare a carte e montare a cavallo; va matto per le questioni
finanziarie, le mete difficili, la musica, l'arte e la politica; ma
innanzitutto, la sua psiche richiede uno spazio dove lui possa essere al
centro dell'ammirazione generale.
Il Re Sole, per, impone l'esilio agli animi forti e indipendenti come
quello del nipote. La quotidianit, la mancanza di responsabilit e di
opportunit per risplendere di luce propria sono nemici molto pericolosi
per una personalit affamata di gloria come quella del giovane Orlans.
L'ingabbiamento del suo mastodontico narcisismo lo spinge verso
l'ipercompensazione; fiuta quali sono i luoghi in cui pu ammaliare le
persone, essere il migliore, il pi ammirato. Visto che lo zio gli ha
vietato di brillare nelle aree di sua competenza, Filippo dimostrer
quanto vale nei territori cui il re ha voltato le spalle; in essi cerca
ammirazione, glorificazione e lodi; non ha alcuna intenzione di frenarsi,

anzi disposto a oltrepassare i limiti, vuole avere accesso a qualunque


cosa, godere di qualunque cosa ed essere il fulcro di tutto. Non fa
fatica a trovare un luogo idoneo; nei domini del padre trova la crepa
nella quale infiltrarsi. Si dedica ad abbuffarsi, a ubriacarsi e ad
andare a prostitute, piange la madre in una delle sue celebri lettere;
se gi prima soffriva per i passatempi del marito, ora le nuove attivit
del figlio non fanno che aggiungersi al torrente del suo disgusto.
Il mondo dei bagordi diventa il latifondo di Filippo; la dvergondage si
inchiner ai suoi piedi e i bacchanales saranno il suo pane quotidiano;
qui splender in modo diverso da suo padre, il suo fulgore sar pi
accecante dato che possiede basi intellettuali e charme personale capaci
di relegare Monsieur all'altezza di uno zerbino. Monsieur vecchio,
Filippo bello e pieno di vigore - la miopia un contrattempo privo di
importanza; con il suo straripante glamour ipnotizza allo stesso tempo
uomini e donne; gli omosessuali lo chiamano mignon66, le donne non
desiderano altro che corteggiarlo.
Filippo aveva scoperto i piaceri della carne in giovane et. A tredici
anni mio figlio un uomo in tutto e per tutto. Lo ha istruito una
rispettabile dama, scrive Madame che all'epoca prova un infinito
sollievo perch il figlio non sembra seguire le orme dell'omosessualit
paterna.
La rispettabile precettrice in questione Madame de Vieuville, una
nobile trentenne sposata che ha la cortesia di insegnare al suo imberbe
pupillo ogni genere di astuzia sessuale. A quindici anni, spinto dal
desiderio di esercitare con altre persone le lezioni apprese, Filippo
trascina nella sua camera da letto una bimba di tredici anni, la petite
Lonore, figlia del custode del deposito di mobili di Palazzo Reale.
Filippo si intrattenne nelle delizie del momento, senza pensare al
futuro, e, perci, non tarda a diventare padre.
Il furioso custode si reca a lamentarsi da Liselotte, la quale da parte
sua si dichiara ben felice alla notizia che suo figlio consegna cos bei
regali alle giovani. Madame, la nonna, si prender cura della creatura
per un certo periodo. Le donne trovano Filippo irresistibile e lui non si
prende la briga di resistere alla tentazione. Nessuna d peso alla sua
debole vista; sono ammaliate dallo spirito con cui porta in giro per i
vari saloni i suoi riccioli neri e dal rossore cos perfettamente
diffuso sulle sue gote da sembrare artificiale.67
La madre di Filippo, che quando deve scorgere la pagliuzza nell'occhio
altrui applica la massima severit, a suo figlio arriva a perdonare
tutto, giustificando la gravit della sua pessima condotta:
Qui i giovani sono incredibilmente inclini al libertinaggio e al vizio.
Mentono, ingannano, considerano una disgrazia l'essere onorabili; si
dedicano ad abbuffarsi, ubriacarsi, essere scurrili e ammirare colui che,
tra loro, si distingue per essere il pi maleducato.68
Come se non bastasse, si serve di un acuto senso dell'umorismo quando le
pecche del giovane sono francamente imperdonabili: Le fate hanno
assistito al mio concepimento, donando ciascuna un talento a mio figlio,
che in effetti li possiede tutti. Disgraziatamente era rimasta indietro
una vecchia fata che, arrivando dopo le altre, esclam: Avr tutti i
talenti, salvo quello di saperne fare buon uso. Filippo condivide le
maniere e la sregolatezza dei suoi coetanei, ma allo stesso tempo
appassionato di lettura, di musica e di scienza... materie inutili per
chiunque culli l'illusione di governare, o per lo meno Filippo
attribuisce a questo il motivo del sistematico sprezzo che gli riserva

Sua Maest. Tuttavia il re non cos estraneo alla vita del nipote come
costui crede. Da sublime stratega nell'arte della manipolazione delle
pedine della sua famiglia, Luigi XIV ha gi escogitato un piano di
redenzione per il discolo nipote. Lo costringer a sposare qualcuno
opportunamente scelto. Sua Maest cerca una giovane di natura abulica,
che pensi solo a stare seduta, mangiare e sfornare figli maschi.
Nozze spettacolari e deprimenti
Il re adocchia immediatamente la donna in cui si assommano alla
perfezione tutte queste lodevoli qualit: Franoise Marie, la minore dei
suoi figli illegittimi, nata dalla sua relazione di tredici anni con
Athnas Montespan. La ragazzina ha quattordici anni, pelle, occhi e
collo luminosi, accompagnati per da guanciotte penduleuses e ciglia
inesistenti. L'aspetto della giovane ha una parvenza di deformit, dovuta
all'assetto delle spalle, una pi alta dell'altra. La notizia contraria
Filippo e lascia indifferente la giovane: Non mi interessa che non mi
ami, purch si sposi con me, si limita a commentare.
Per Liselotte, madre di Filippo, la notizia arriva come un fulmine a ciel
sereno. Il suo adorato figlio sar sacrificato e lei non in grado di
fare assolutamente nulla per impedirlo. Fazzoletto alla mano gesticola,
sbuffa e piange in modo incontrollabile aggirandosi nei corridoi di
palazzo; nessuno ha il coraggio di avvicinarsi a lei. Nelle sue memorie
Saint-Simon, amico intimo di Filippo, la paragona a Cerere dopo il ratto
di Proserpina. Intanto lei racconta la sua disgrazia a sua zia:
I miei occhi sono cos appesantiti e gonfi che a malapena riesco a
vedere. (...). Sono cos contrariata che potrei vomitare tutta la
notte.69
Il fatto che Liselotte odia i figli illegittimi del re pi di qualunque
altra cosa al mondo; si trova a dover osservare impotente come il diavolo
andato a seminare zizzania proprio in casa sua. Per la madre di
Filippo, Franoise Marie non solo il frutto dell'adulterio, bens la
figlia di una donna che ritiene un rifiuto, una baldracca70, e, come
ella stessa descrive, mi ribolle il sangue ogni volta che vedo i suoi
bastardi.
Gli animi attorno al Re Sole all'ora di cena non potrebbero essere pi
tesi. Nessuna delle due dame tocca cibo; quelle che la politica render
tra breve madre e figlia hanno in comune solo la perdita di appetito.
Madame considera la futura nuora una persona estremamente malsana, i suoi
occhi hanno un aspetto cos appesantito che ho paura che un giorno di
questi rimarr cieca. Ma soprattutto figlia di un doppio adulterio, e
ancor peggio [ persino figlia] della donna pi malefica e disperata che
esista sulla faccia della Terra. Saint-Simon racconta che, a fine pasto,
Liselotte sbuffa come un ippopotamo; Filippo si mostra ancor pi
disperato della madre in un vano tentativo di guadagnarsi la sua
impietosita protezione. Al momento del dolce il giovane si alza da tavola
e omaggia Madame con una profonda riverenza; ella gli risponde con uno
scarno cenno del capo mentre lascia la sua sedia ed esce dalla sala
pestando sdegnosamente i piedi, mentre il sovrano e gli altri commensali
osservano l'ondeggiare della sua figura mentre si allontana. A quel punto
il futuro sposo si precipita dietro alla furibonda madre, le afferra la
mano e se l'avvicina per baciarla. Liselotte, con la stessa mano, stampa
sul viso del sollecito Filippo un schiaffo tanto forte che l'impatto si
sent da grande distanza, fatto che, dato che era in mezzo alla corte,

fece vergognare oltremodo il povero principe.72 Il re, osservando la


scena dalle retrovie, fa l'impossibile pur di trattenere le risa,
schiacciando il mento in direzione del suo regale pomo d'Adamo; senza per
questo lasciarsi turbare pi di tanto dalle conseguenze della sua
decisione. La notizia della furia di Madame verso il matrimonio combinato
attraversa l'Europa; i suoi parenti germanici si portano la mano al cuore
temendo per il futuro di Liselotte in Francia, ma lei li tranquillizza:
Cerco di esibire il miglior atteggiamento possibile e fingo una
soddisfazione che, onestamente, sono molto lontana dal provare. (...) Per
quanto riguarda la mia futura nuora, credo non avr problemi ad abituarmi
a lei, dato che non ci vedremo cos tanto che io possa esserne
infastidita. Per augurarsi buongiorno e buonanotte ci vuole ben poco
tempo.73
Il 17 febbraio, alle sei di pomeriggio, a Versailles si celebra la firma
del contratto matrimoniale. Filippo risplende in una levita in broccato
d'oro, scarpe e pelliccia ricoperti di diamanti. La sposa agghindata
con un vestito impreziosito da fiori d'oro e neri, e indossa un diadema
tempestato di diamanti e rubini. Alla lettura del contratto fa seguito un
ballo con due orchestre e la processione di centinaia di inservienti
vestiti di azzurro e argento, che porgono vassoi ricolmi di liquori e
frutta. La madre dello sposo, profondamente delusa, non riesce a stare
tranquilla.
Il giorno successivo ha luogo la splendida cerimonia religiosa che SaintSimon definisce allo stesso tempo magnifica e triste. Lo sposo avanza con
un vestito di velluto nero ornato di perle e diamanti che fanno pendant
con la decorazione delle scarpe; la sposa rifulge nel suo abito
riccamente decorato con argento e pizzo spagnolo. Dopo la cerimonia, la
coppia, secondo la tradizione, invitata ad accomodarsi a letto alla
presenza della corte. Giacomo II, il re inglese in esilio che dimora in
Francia dal 1688, colui che porge a Filippo la camicia da notte, mentre
la suocera Liselotte resiste alla repulsione che le suscita la situazione
e si sottomette al compito di offrire la vestaglia alla sposa. La mattina
seguente, mentre ancora a letto, la nuova duchessa d'Orlans viene
felicitata dai cortigiani. Segue un pomposo ballo in cui Filippo si
dimostra un po' pi allegro che nei giorni precedenti, in parte perch si
ora, finalmente, tramutato nientemeno che nel genero del re, e in parte
perch sarebbe una follia affliggersi dopo essersi impossessato della
sostanziosa dote della sposa. Franoise Marie si presentata alle nozze
con due milioni di lires, una rendita annua di 150.000 lires, gioielli
per il valore di 600.000 lires, pi la consegna al marito della cifra di
150.000 lires per i suoi capricci personali, come ringraziamento per aver
acconsentito alle nozze. Stando cos le cose, Filippo antepone
l'interesse e il dovere all'amore, n la sua neosposa pare aver alcun
problema nell'essere trattata alla stregua di una mercanzia.
Fanfaron des vices
Filippo di Orlans trascorre i primi anni di matrimonio nell'illusione
che, ora che divenuto suo genero, Sua Maest gli prester maggior
attenzione. Ma questo non accade. Monsieur, fratello del re e padre di
Filippo, non fa che strapparsi i capelli e gemere: Mio figlio versa in
condizioni peggiori rispetto a qualsiasi altro suo coetaneo in Francia,
protesta di fronte al suo divino fratello. Subisce un vero e proprio
ostracismo, mentre gli altri servono la patria e ottengono promozioni.

L'ozio il padre dei vizi, prosegue il padre, che parla per esperienza
personale. Effettivamente Filippo d'Orlans, vedendosi costretto a
un'esistenza vuota che gli risulta insopportabile, con nessuno che pare
apprezzare la sua immensa curiosit, la sua energia, la sua cultura e
intelligenza, vince la noia sprecando i suoi giorni nella maniera pi
dissoluta e irriverente. Sua madre scrive:
Mi fa tanta pena vedere mio figlio abbandonarsi al dbauche74, alle
cattive compagnie, allo sperpero e all'insensatezza; non che questo mi
sorprenda, visto come l'hanno trattato.75
Non riuscendo ad attirare l'attenzione del Re Sole con le buone, Filippo
d'Orlans escogita ogni genere di stratagemmi per farlo uscire dai
gangheri, cos che, contemporanemente alla sua passione per le scienze,
l'arte e la storia, si dedica a soddisfare i suoi istinti pi bassi. Si
ubriaca, si dimostra ribelle, promiscuo, dipendente dalle donne, dal
tabacco e dalle corse a cavallo: cerca amici tra i libertini, i
repubblicani e tutti coloro che si fanno beffe del re, della religione e
dei buoni costumi. Scrive Madame:
Credo fermamente che la vita selvaggia di mio figlio, che si comporta
come un mascalzone e non si ritira mai prima delle otto di mattina,
finir per essergli fatale. Spesso sembra che l'abbiano appena tirato
fuori da una tomba; sono certa che alla lunga questo lo uccider. (...)
Non manca d'ingegno, non affatto ignorante, e da quando era piccolo gli
interessano cose lodevoli, raccomandabili e degne del suo rango; ma
siccome lo hanno abbandonato al suo libero arbitrio, si lasciato andare
a logiche disgraziate che l'hanno spinto a cercare la compagnia delle
prostitute pi vili. cambiato a tal punto che difficile riconoscerlo,
tanto per il suo aspetto esteriore quanto per il suo temperamento. Da
quando ha iniziato a sprecare la sua vita non trova pi piacere in
niente; anche la musica, che tanto lo appassionava, svanita. Insomma,
si tramutato in una persona insopportabile e temo davvero che, alla
fine, ne morir. (...) Ma suo padre si rifiuta di rimproverarlo.76
Chi lo fa, invece, il re, che monta in collera nello scoprire che la
nuova amante di suo genero, un'attrice di nome Christine Desmares, in
attesa di un bambino quasi contemporaneamente alla sua amata figlia e
sposa di Filippo, la quale ha appena partorito la loro quarta figlia. Non
la prima volta che Filippo fa coincidere relazioni amorose, parti o
gravidanze. Ma, secondo quanto dice Madame, a Franoise Marie, la sposa
cornuta, importa poco delle scappatelle del marito:
La moglie di mio figlio non ama suo marito; purch egli le stia lontano,
lei contenta. In questo senso sono molto compatibili. L'unica cosa che
a lei importa la grandezza dei suoi fratelli e sorelle.77
L'infedelt coniugale di Filippo insaziabile e compulsiva; tra le sue
lodevoli caratteristiche vi il fatto che egli riesce a ricevere
soddisfazione erotica da molte donne contemporaneamente senza che queste
entrino in conflitto tra loro. Mentre intrattiene una relazione con
Mademoiselle Florence, con la quale concepisce un maschio a cui viene
immediatamente affidata una posizione nei ranghi ecclesiastici (allo
stesso tempo sua moglie aspetta il suo secondo figlio; peccato che la
creatura sar ancora una volta una femmina), il duca intraprende un'altra
avventura con l'attrice Christine Desmares, il cui viso angelico ispirer
il pittore Watteau e sar reso immortale da migliaia di bozzetti. Anche
Filippo sente il desiderio di immortalarla abbigliata come Antigone in
una delle sue opere pittoriche. Gli incontri sessuali con tale bellezza
si sovrappongono a quelli con una dama a servizio di sua madre, Marie-

Luise de Sry, che a sua volta resta incinta. Franoise Marie d alla
luce una bambina dietro l'altra, mentre il duca suo marito benedice le
sue amanti con una sfilza di maschi. Madame, che come si sa detesta la
nuora, assiste allo spettacolo con malcelata soddisfazione:
Tra mio figlio e le sue amanti va tutto a meraviglia, senza la minima
rivalit. Mi ricorda quei patriarchi che hanno molte mogli. Mio figlio
assomiglia molto a Re Davide, coraggioso e deciso, ha inclinazione per
la musica, valoroso, acuto, e gli piace andare a letto con pi donne
possibile. Non particolarmente esigente a riguardo; purch siano
allegre, impertinenti e abbiano inclinazione al cibo e alle bevande, egli
le fa sue, senza interessarsi del loro aspetto fisico.78
Tra un'amante e l'altra, Filippo si lancia nelle braccia dell'occulto,
attorniandosi di persone impegnate a comunicare con le anime del
purgatorio e addirittura col diavolo stesso. Filippo, nonostante sia
incredibilmente affascinato dal proibito, continua a pensare quanto
sarebbe pi soddisfacente ricoprire un ruolo di maggior utilit.
Un soffio di speranza tocca il suo cuore e, di conseguenza, quello della
madre, quando l'agonia di Carlo II apre le porte alla possibilit che un
francese occupi il trono di Spagna. Per mesi interi Filippo convinto di
essere il prescelto. Perci lo coglie un disdegno mortale nello scoprire
che il trono va a suo nipote, l'indolente e sottomesso duca d'Angi.
Filippo d'Angi un giovane taciturno e poco passionale, a cui nessuno
aveva fatto caso fino a quel momento, e che mai si era anche lontanamente
sognato di poter avere un simile destino. Filippo d'Orlans consapevole
di essere pi ntelligente, politicamente pi competente e molto pi
adeguato per questo ruolo; il suo malessere e la sua ira lievitano a
vista d'occhio finch il Re Sole non gli affida, per la prima volta in
vita sua, un compito di rilievo: aiutare il neo re Filippo V durante la
Guerra di Secessione. Finalmente gli viene data l'opportunit di
dimostrare il suo valore, la sua abilit strategica; se sar fortunato,
dimostrando quanto pi abile e intelligente, otterr la deposizione del
suo inutile nipote e la corona spagnola.
Ma al termine della guerra il Re Sole non d segni di voler sostituire il
fantoccio cui ha affidato la Spagna, e Filippo d'Orlans deve fare
rientro in una Francia dove nessuno ricorda altri suoi meriti oltre a
quello di essere riuscito ad avere gran successo con la popolazione
femminile spagnola, inclusa addirittura la stessa regina Maria Luisa.
Ignorato e certamente anche denigrato, il duca torna alla solita routine:
si ubriaca, si intrattiene con sgualdrinelle, annega in un mare di orge e
ha un rapporto pessimo con sua moglie, e in questo in perfetta sintonia
con Madame:
Per quanto riguarda la moglie di mio figlio, non pu certo lamentarsi di
me, dato che la tratto bene e con educazione, ma non c' nessuna
possibilit che io possa mai volerle bene, trattandosi della donna pi
antipatica del mondo; il suo aspetto del tutto logorato, il suo viso
orribile, tutto quello che fa risulta sgradevole e oltretutto si crede
bella, si agghinda di continuo e si riempie di mouches.79 (...) Confesso
che mi sfinisce essere costretta a tanti sforzi [con lei].80
La duchessa d'Orlans si vendica a modo suo degli affronti della suocera
e del coniuge, dedicandosi con impegno a infangare quel che resta della
gi malconcia fama di Filippo. In societ volano maldicenze, si sussurra
che il duca trami alle spalle del re, si mormora della sua sete di
potere, del suo affaire con la regina di Spagna, del suo interesse per la
magia nera, del suo patto col diavolo, e si congettura persino che questo

figuro si sia fatto ammaliare dalla sua stessa figlia quattordicenne... A


gettare benzina sul fuoco c' la duchessa in persona, che informa tutti
di come Filippo ritragga nude tutte le sue amanti e abbia invitato la
figlia a partecipare.
Nonostante l'aria che tira, il duca d'Orlans fa ben pochi sforzi per
arginare le costanti provocazioni. In un'occasione in cui il re lo aveva
incaricato di fare l'anfitrione dell'elettore di Baviera, Filippo
accoglie in casa propria l'invitato presentandogli la sua amante di
turno, Madame d'Argenton, come la matresse de la maison, cio la padrona
di casa. La duchessa, umiliata da tale comportamento in casa sua, in
attesa proprio allora del suo settimo figlio; Filippo, dopo tutto, non ha
mai smesso di compiere i suoi doveri coniugali. Il re, scandalizzato,
afferma che suo genero altro non se non un fanfaron des vices
matricolato. Cos il talentuoso duca spreca il suo tempo, tra orge con
amanti, sedute di spiritismo, liti con la moglie e i figli illegittimi
sparsi ovunque. N a loro, n ai sette avuti dalla moglie presta la
bench minima attenzione (tranne che alla figlia maggiore, uguale a lui).
Di tanto in tanto d un'occhiata al subalterno e debole parente che ha
mantenuto il trono di Spagna e, dato che il tempo libero non gli manca,
ordisce piani per impadronirsi della corona che crede gli spetti di
diritto.
Infine un incarico importante
Nel 1713 Luigi XIV compie settantasei anni; le sue innumerevoli grazie
sono da tempo sfumate e il suo stato d'animo piombato in un pozzo di
malinconia. Trascorre la maggior parte del tempo chiuso negli
appartamenti di Madame de Maintenon, l'amante con cui si era segretamente
sposato, circondato da un gruppetto di donne che suonano e danzano. Di
tanto in tanto si unisce a lui qualche anziano maresciallo o qualche
vetusto conte, e si adoperano per riportargli alla mente vecchie glorie
del passato... tutto sotto lo sguardo attento e l'udito fino della
Maintenon; la sua presenza del tutto irrinunciabile per il re.
Occasionalmente riceve anche l'ambasciatrice inglese che, sebbene i due
paesi ancora non abbiano risolto i propri diverbi, benvenuta agli
incontri intimi del re e della sua corpulenta sposa segreta. La duchessa
di Shrewsbury, questo il nome della lady, di sorprendente bellezza, al
punto da potersi ancora permettere di esibire un seno sodo sotto la
scollatura. L'inglese compie l'imprudenza di criticare di fronte al re le
acconciature delle dame francesi, vere e proprie torri di fiocchi, pizzi
e capelli, di quasi un metro di altezza, il che fa s che le dame diano
l'impressione di avere il viso a met del corpo; fortunatamente per lei
il re del tutto d'accordo: sono anni che queste acconciature femminili
lo innervosiscono almeno quanto i conflitti politici.
Proprio durante queste chiacchiere da camera da letto, Luigi XIV decide
che suo nipote Filippo d'Orlans, cos come il suo nipote pi giovane, il
duca di Berry, debbano formalmente rinunciare a qualunque progetto di
usurpazione del trono di Spagna. Berry il fratello minore di Filippo V
e, allo stesso tempo, genero di Filippo d'Orlans81; l'infelice si
sposato con la primogenita di quest'ultimo; la giovane in questione una
zucca vuota che si ubriaca tutte le sere e sottopone quel mentecatto del
marito a umiliazioni costanti. Il Re Sole si disinteressa a les petites
tensions familiales, lasciando che di esse si occupino gli interessati,
ma ha la necessit di rendere sicura la posizione del nipote che ha posto

sul trono di Spagna, ragion per cui impone ai due potenziali usurpatori
un esplicito patto di rinuncia. L'atto si svolge di fronte al Parlamento.
Alle sei e mezza del mattino il cerimoniale ha inizio. Il duca di Berry,
che si reca a parlare in pubblico per la prima volta, a malapena riesce a
reggersi in piedi; tutto il contrario dello zio e suocero Filippo
d'Orlans, che nella carrozza la personificazione stessa della
sicurezza di s. Trombe e clarini accompagnano l'entrata dei due, uno
accanto all'altro, a Palazzo Reale, ove si svolge un opulento banchetto
in onore della ratifica. I testimoni osservano il un duca d'Orlans
porgere elegantemente un fazzoletto al nipote Berry che si dovuto
sedere in preda al panico. A un certo punto la tensione si impossessa
talmente di lui che tutta la corte lo sente piagnucolare: Mi hanno
insegnato solo a cacciare e a giocare a carte. Hanno fatto di me uno
stupido. Non sar mai buono a nulla. Sar lo zimbello del mondo intero.
Di fronte a tale umiliante condotta, Filippo d'Orlans inchioda gli occhi
a terra.
Il duca d'Orlans perde con questo atto tutte le speranze di ottenere un
incarico di una qualche importanza nella vita, i suoi sogni vanno in
frantumi, torna ancora una volta alle sue abitudini, al libertinaggio,
all'essere bersaglio di pettegolezzi, denigrazione e disgusto. Stavolta
l'anziano Luigi XIV lascia che si sfoghi; in realt ha pianificato per
Filippo d'Orlans un futuro che nessuno pu immaginare. Pochi giorni
prima di morire82 lo rende pubblico: essendo sopravvissuto al suo unico
figlio e al nipote primogenito, e poich il pronipote ha solo tre anni,
nomina reggente della monarchia francesere di Francia il duca d'Orlans,
suo nipote, il suo specchio e, nei momenti migliori, la sua fotocopia.
Stai per vedere un re nella tomba e uno nella culla -avverte il nipote
in un'audizione privata. Onora sempre la memoria del primo e abbi cura
degli interessi del secondo.
Poco dopo Luigi XIV d l'addio alla vita in uno stile che non ci si
sarebbe potuti aspettare da nessuno se non da lui. Ordina che il futuro
re, Luigi XV, abbandoni l'ambiente marcio di Versailles e sia trasferito
al palazzo di Vincennes, dove si respira aria pi pura. Ha gi
precauzionalmente fatto sistemare la residenza, che la corte aveva
abbandonato cinquantanni prima, e l riunisce quei cortigiani che negli
anni sono stati insigniti dell'onore di presenziare alle abluzioni
personali del sovrano. A loro si rivolge in questi termini:
Cavalieri, chiedo il vostro perdono per il cattivo esempio che vi ho
dato. Vi ringrazio per il modo in cui mi avete servito e per la fedelt
che sempre mi avete dimostrato. Mi dispiace non aver fatto per voi quanto
mi sarebbe piaciuto, ma le difficolt degli ultimi tempi me lo hanno
impedito. Vi imploro affinch continuiate a servire il mio pronipote
[l'ancora bambino Luigi XV] con la stessa fedelt e diligenza che avete
riservato a me. La creatura potr avere difficolt in futuro; mio nipote
[Filippo d'Orlans] si occuper della reggenza. Seguite i suoi ordini;
spero che si dimostri valido, e che voi possiate assecondarlo nelle sue
decisioni. (...) Addio, signori, credo che ogni tanto sentirete la mia
mancanza.83
Detto ci, si abbandona al suo confessore e a sua moglie. Madame de
Maintenon piange: Perch piangi? - chiede il re, che ancora emette
tiepidi bagliori - hai forse paura che io sia immortale?; ma
immediatamente dopo lui stesso contagiato dal dolore della sua
compagna: Credo che pianger -dichiara C' qualcun altro nella stanza?
Non che mi importi, non credo che qualcuno potrebbe sorprendersi vedendo

come mi sgretolo davanti a te; e a ci aggiunge: Ho sempre sentito dire


che difficile morire, ma a me sembra molto facile. In seguito chiede
scusa a Madame per non essere riuscito a renderla felice. La donna non
risponde. Un istante dopo i raggi del re di tutti gli astri si spengono
per sempre.
Gli appartamenti di Luigi XIV si convertono immediatamente in un tempio
improvvisato; orazioni e musica sacra si innalzano al cielo chiedendo la
salvezza eterna per il defunto sovrano. Mentre la corte in lutto, il
nuovo e luminoso reggente non sta nella pelle dalla felicit. Dopo
quarantacinque anni di vita dissipata, finalmente viene riconosciuto il
suo vero valore, e gli viene addirittura permesso dimostrarlo. Tuttavia,
passato il primo momento di euforia, si rende conto di quanto il suo
posto in Francia sia transitorio ed effimero: il piccolo Luigi XV fatica
a crescere, in quanto la sua salute fragile, ma lo fa comunque. Ostenta
gi il titolo di re seppure non lo eserciti ancora. Che ne sar del duca
d'Orlans una volta che Luigi XV sar maggiorenne? Sara costretto a
tornare per l'ennesima volta alla vacuit di prima? Filippo non sopporta
nemmeno l'idea. Perci ricomincia a pensare alla Spagna; qui lo attende
una possibilit molto pi duratura e sicura. Quando guarda alla nostra
terra, gli piace ci che vede: suo nipote Filippo V una marionetta
nelle mani di sua moglie; dopo un solo anno di matrimonio, la regina
[Elisabetta] governa il re attraverso il meno nobile dei mezzi,
raccontano al nuovo reggente; Dio ha dato a Sua Maest un'attitudine da
subordinato -conferma Louville, che lo conosce da quando era un bambino , anzi, se mi permesso dirlo, da asservito. la regina a
organizzargli la giornata; Filippo V non pu nemmeno cambiare l'ora della
battuta di caccia senza prima inviare un messo a sollecitare il permesso
della sovrana:
Gli sposi si separano cos raramente che il re non si trattiene nemmeno
con il suo confessore pur di non inquietare la suscettibile regina; e se
lei a prolungare la confessione, la manda a chiamare. Se, camminando
assieme, lei rimane due passi indietro, lui si volta e l'aspetta.84
A seguito di questa importante informazione, ve n' un'altra non meno
succulenta, inviata dall'ambasciatore speciale del reggente di Spagna, il
duca di Saint-Simon, suo intimo amico d'infanzia, che descrive la
situazione psicologica del sovrano spagnolo:
Solitario, devoto e divorato dagli scrupoli, di indole pigra e appagato
nel condurre la vita pi triste del mondo, pi monotona, sempre pi
uguale a se stessa, senza mai pensare di cambiarla, n di offrire al
proprio umore malinconico altra distrazione che non sia la caccia con i
cani.85
Ma la notizia che pi allieta il reggente francese quella che annuncia,
nell'ottobre del 1717, il grave disordine mentale del monarca spagnolo.
Il re di Spagna e la sua oscura follia
Il re spagnolo compie, due volte al giorno, il suo dovere coniugale e
altrettante volte si confessa. Fin qui tutto normalmente anomalo. Ma il 4
ottobre 1717, inaspettatamente, prorompe in grida asserendo che un fuoco
devastante lo consuma dall'interno; che mentre montava a cavallo un
raggio fulminante ha trapassato il suo cranio, attraversato il suo corpo
fino a raggiungere il centro stesso del suo organismo, e l ha originato
un fuoco terribile. I medici che lo esaminano non riscontrano alcuna

anomalia nel suo stato di salute, ragion per cui finiscono per
considerare l'ipotesi che soffra di allucinazioni.
Filippo si infuria e afferma che sar la sua morte imminente a dargli
ragione una volta per tutte. In questo stato di tormento si insinuano
violenti incubi che lo spingono ad alzarsi dal letto con la spada in
mano, scagliandosi contro le tende o contro tutto ci che si avvicina,
come ad esempio il sacerdote che gli si accosta per tentare di calmarlo.
Durante questi attacchi selvaggi, il sovrano vittima di cefalee,
perdita di peso, astenia, problemi di concentrazione, amnesia, forte
sfiducia in se stesso e desiderio di morire. Gli sovviene di conseguenza
una nuova, grande, angustia: quella di morire in peccato mortale. Alla
sua ipocondria si aggiunge la certezza che i problemi di cui soffre siano
il castigo divino per la sua condotta peccaminosa. Il terrore di morire
nel peccato lo porta a esigere che il suo confessore si posizioni accanto
al suo letto e che preghi per lui per tutto il tempo in cui dorme. Nelle
fila di coloro che si occupano del re, vengono aggiunti tre rinomati
medici francesi, il che esaspera la regina, preoccupata dallo spionaggio
francese. La sovrana chiede al padre, il duca di Parma, che invii il suo
dottore per assistere il malato.
L'ambasciatore francese, in una dimostrazione di realismo superiore a
quello dei medici, attribuisce il male allo smisurato impeto coniugale
del monarca: Il re visibilmente esaurito a causa dell'uso eccessivo
che fa della regina. letteralmente consumato.
Da alcuni mesi la regina gli aveva imposto un nuovo regime alimentare
che, a giudizio degli ambasciatori e delle spie francesi, per il sovrano
rappresentava un avvelenamento. Spezie, salse piccanti, carne rossa, vino
di Alicante... il tutto condito da carezze dominatrici: questo aveva
posto Filippo in uno stato di trance afrodisiaca continua, a spese della
sua salute fisica e mentale. Il fatto che, secondo quanto riferisce
Alberoni in una delle sue lettere86, il sovrano annega in un pozzo di
nera malinconia e presenta pi di un sintomo di follia. La sua
immaginazione lo porta a credere che la sua morte sia imminente e che gli
sia necessario espiare le colpe sopportando ogni genere di malattie. Il
suo animo prostrato a tal punto che quasi non pu muoversi senza aiuto
e deve essere sollevato da pi persone per poter salire in carrozza o
montare a cavallo.
Non solo Alberoni si intromette nell'intimit della coppia reale, ma
tende anche a divulgare a destra e a manca aneddoti piccanti. Racconta a
orecchie, a molte orecchie pi che ben disposte ad ascoltarlo, che
Filippo V possiede un istinto animalesco con il quale aveva corrotto la
regina (...). Non aveva bisogno d'altro che di una preghiera e delle
cosce di sua moglie. Secondo il cardinale, nel giro di pochi secondi il
re passa dal furore erotico al pentimento, saltando gi dal letto per
inginocchiarsi, in lacrime, davanti ai personaggi rappresentati
sull'arazzo appeso al muro, implorando la loro assoluzione per il peccato
di lussuria appena commesso. In altre occasioni chiama gridando il suo
confessore e, quando questi appare, supplica che lo perdoni,
avventandoglisi al collo e rischiando quasi di strangolarlo. La regina
chiede aiuto e si devono mettere in pi d'uno per riuscire a togliere la
gola del prete terrorizzato dalle mani del re uscito di senno. Solo pochi
minuti di ritardo avrebbero aggiunto, oltre al peccato di lussuria, anche
quello di omicidio. Per questo nessun sacerdote assume con piacere il
ruolo di confessore, fatta eccezione per il gesuita francese Daubeuton,
unica persona che possiede il dono di calmare gli attacchi del monarca.

Gli scatti di follia sono intermittenti, ma nelle fasi acute costringono


il re ad assentarsi dai suoi obblighi ufficiali; in seguito si riprende e
si ripresenta in pubblico apparendo del tutto normale. Gli episodi della
malattia continuarono a riproporsi durante quasi tutto l'anno seguente,
scrive Alberoni, che sottolinea come la regina rimanga con abnegazione al
suo fianco, senza separarsi da lui se non quando deve partorire,
circostanza in cui diventa necessario ricorrere a un sostituto.
Un simile spettacolo accende nell'animo del reggente francese
un'indomabile brama di possedere la Spagna; ma proprio quando tutto
sembra giocare a suo favore, accade che il malato lascia il suo personale
inferno e riprende, come nulla fosse successo, le redini del paese che
governa. Zio e nipote ritornano agli abituali diverbi, la loro reciproca
antipatia sembra incontenibile, finch, improvvisamente, un avvenimento
inaspettato fa s che Filippo d'Orlans cambi le sue mire. La salute del
piccolo Luigi XV si indebolisce, e il duca intravede serie probabilit di
impadronirsi definitivamente del trono francese invece che essere
costretto a limitarsi a un ruolo temporaneo. Ambizioso com', non vuole
precludersi n la possibilit spagnola n quella francese. Che fare? Ai
suoi occhi non v' dubbio. Sebbene la mossa sia estremamente azzardata,
cercher un'alleanza che gli permetta di controllare entrambi i troni
contemporaneamente.
Collaboriamo!, propone a suo nipote Filippo V. Va bene - acconsente il
re di Spagna non senza un certo sollievo - ma come?.
Il patto tra adulti ipoteca la felicit dei bambini
La risposta proviene dagli ambienti clericali. Corre l'anno 1721 quando
il confessore del monarca di Spagna e il cardinale Dubois escogitano la
formula politica e, in un exploit che precorre il moderno marketing, la
promuovono come opera maestra di audacia e di abilit senza paragoni.
La notizia si mantiene segreta finch le due fazioni non hanno negoziato
in modo soddisfacente ognuna delle clausole. Solo a partire da questo
momento si rende pubblica la buona notizia in entrambi i paesi: i bambini
delle rispettive discendenze verranno utilizzati come vincolo tra i due
regni. L'Austria e gli altri paesi rimangono tagliati fuori e prendono
atto attoniti della decisione di far sposare quattro creature, tutte
minorenni e con stretti legami di parentela tra loro.
Il negoziato ha bisogno della dispensa di Roma, in quanto i bambini in
questione hanno tutti gli antenati uniti dallo stesso DNA. Il versante
francese offre agli spagnoli una cugina e un nipote del re87: il piccolo
Luigi XV, aspirante al trono, pronipote del Re Sole, nipote del duca
d'Orlans e nipote di primo grado di Filippo V e una ragazzina di nome
Luisa Elisabetta. la quinta figlia di Filippo di Orlans.
Parallelamente la fazione spagnola offre l'erede al trono, il principe
Luigi, e sul fronte femminile immola l'infanta Maria Anna Vittoria, di
soli tre anni. Il progetto consiste nel farli sposare: francese con
spagnola, spagnolo con francese. Le creature non si conoscono tra loro,
ma appartengono allo stesso albero genealogico e, in pi, tre di loro
portano il nome del loro patriarca universale, Luigi.
Saint-Simon, che da tempo immemorabile amico intimo del duca d'Orlans,
viene inviato in Spagna con l'incarico di osservare con attenzione i
candidati. L'infanta Maria Anna Vittoria, figlia di Filippo V e di
Elisabetta Farnese, si vede costretta a esibire le sue grazie danzerine
davanti all'invitato francese... e questo quando la principessa non ha

ancora compiuto quattro anni. Anche il principe Luigi presente per


essere esaminato dal duca, il quale lo definisce alto e ben formato,
anche se di salute delicata; abile nell'arte della danza e amante della
caccia sopra ogni altra cosa. La spia francese, in vesti
ambasciatoriali, aggiunge al suo rapporto che Luigi ha l'intelligenza di
un bambino, la curiosit di un adolescente e le passioni di un uomo.
Nemmeno la regina scampa al suo sguardo da aquila; egli la descrive cos:
Il viso deturpato, pieno di cicatrici, estremamente sfigurata dal vaiolo,
magra, sebbene possegga un bel collo e belle spalle; elegante e di bella
presenza, parla francese con facilit e propriet, sebbene con un certo
accento italiano; nella sua naturale grazia non v' minima traccia di
ostentazione.88
Ma dell'intera famiglia, chi impressiona maggiormente l'inviato francese
al di l di ogni dubbio Filippo V, che non vedeva da molto tempo. Quel
ragazzo diciottenne che aveva lasciato la Francia per prendere possesso
del trono di Spagna si convertito, agli occhi di Saint-Simon, in un
rudere umano:
Mi impression a tal punto che feci molta fatica a calmarmi. (...)
Incurvato, di statura ridotta, aveva il mento sporgente, camminava
trascinando i piedi, le ginocchia distavano tra loro pi di quindici
pollici, le sue parole erano tanto oscure e la sua espressione tanto
sciocca che rimasi sconcertato. (...) Indossava una parrucca
spelacchiata, che cadeva all'indietro... 9
L'ambasciatore francese, fortunatamente, finisce con il dare la propria
approvazione. L'affare deve presentarsi come una perfetta alleanza
francospagnola; non vi sarebbe nulla di peggio, in questo momento, che
lasciar trasparire interessi personali. Che tuttavia ci sono, eccome.
Filippo d'Orlans culla l'illusione di tramutarsi in re di Francia, idea
nient'affatto peregrina considerando la precaria salute del piccolo Luigi
XV e il fatto che la sua futura moglie ha solo tre anni, il che significa
che le ci vorranno almeno altri dodici anni prima di poter concepire un
rivale. Filippo V, da parte sua, si trova incatenato da una sequela di
crisi depressive che gli tolgono le energie per alzarsi, figuriamoci per
governare. Nella sua mente si fa strada l'idea di abdicare in favore del
primogenito, ragion per cui bisogna trovargli moglie al pi presto.
I principi spagnoli e quelli francesi che si decide di far sposare tra
loro non si sono mai visti in vita loro, mai parlati, nessuno chiede il
loro parere in merito e a nessuno interessa la loro opinione. Firmato il
contratto, si passa subito
all'azione. Immediatamente il principe Luigi manda in Francia il regalo
di fidanzamento che a lui pi piacerebbe ricevere: due fucili da caccia.
C' da immaginarsi l'espressione avvilita che deve aver pervaso il volto
della promessa sposa. Nella residenza del reggente il curioso omaggio non
pare suscitare alcun desiderio di vendetta, anzi, al contrario, l'accordo
di nozze viene festeggiato con un opulento banchetto, con l'offerta di
una superlativa gamma di frutti di ogni genere, confetture e dolci, e
una tale profusione di liquori che, il giorno seguente, si dovettero
gettare dalla finestra i secchi di orzata e limonata avanzati; in tutto,
il festino era costato la cifra di ottantamila lires.90
Nel 1722, l'anno dopo aver stabilito il baratto di bambini, l'infanta
Maria Anna Vittoria viaggia verso la Francia stretta alla sua bambola
piangendo disperatamente: a quattro anni, la piccola non si spiega perch
la allontanino dai suoi genitori e le impongano niente meno che un
marito. Nemmeno il fortunato Luigi XV, undicenne, ha la minima voglia di

sposarsi. Si racconta che il re-bambino si disperi all'atroce notizia del


matrimonio forzato con una bambina tanto piccola e sconosciuta; gli occhi
rossi e gonfi e un'aria sconsolata gli fanno compagnia per giorni
interi. Su, Eccellenza, su! - lo conforta lo zio, il duca di Berry Dobbiamo accettare il nostro destino con l'umore migliore e con la
disposizione d'animo pi coraggiosa. Il piccolo re trova una minima
consolazione solo quando gli assicurano che il matrimonio non prossimo,
dato che si dovr attendere che l'infanta compia l'et adeguata, cio
dodici anni. La prospettiva di nove anni di tregua riesce, infine, a
risollevare il suo animo infantile e gli restituisce la voglia di
riprendere a giocare.
Riconfortato dall'aria distesa che si respira a Versailles, il reggente
scrive al parente e attuale complice, il re Filippo V: Ricevo la pi
grande soddisfazione della mia vita per via del ristabilimento della
fiducia e dell'amicizia con cui Sua Maest mi onora. Mentre cos si
esprime, la quinta dei suoi sette figli sta per essere inviata in Spagna.
All'epoca ha undici anni, si chiama Mademoiselle de Montpensier e
svolazza a destra e a manca senza che nessuno, finora, si sia accorto
della sua esistenza.
Luisa Elisabetta e il principe Luigi
Filippo d'Orlans un padre pi che amorevole con la sua scandalosa
figlia maggiore, la duchessa di Berry, che conduce la stessa vita folle
che ebbe lui, ma al contrario del padre lei dotata di un cervello di
gallina e molto meno produttivo. Nei confronti degli altri sei eredi
legittimi, il duca ostenta la pi totale indifferenza; a mala pena sa a
che numero ammontano. In tale direzione lo affianca la sposa, che se
prima di sposarsi era una donna insulsa e inoffensiva, dopo anni di
matrimonio divenuta indolente, frivola, pettegola che pensa solo al
suo aspetto esteriore, bench di certo non si tratti di una gran
bellezza; si ubriaca tre o quattro volte a settimana e parla come se
avesse sempre la bocca piena di zuppa; indolente, arrogante e
capricciosa, cos la descrive sua suocera, che aggiunge: Filippo [suo
marito] la chiama in faccia Madame Lucifer, e lei ne ride.91 L'attacco
prosegue: Il matrimonio di mio figlio ha del tutto fatto a pezzi la mia
vita e si portato via una volta per sempre la mia allegria naturale.92
Il benessere fisico, mentale e l'educazione di Mademoiselle Montpensier
sono aspetti che i suoi genitori hanno ignorato completamente. La sua
costernata nonna denuncia:
Non ho mai visto bambini educati in modo cos miserabile [come i miei
nipoti]. Un giorno chiesi alla precettrice perch non stava crescendo
quei bambini come aveva fatto con i miei, ed ella mi rispose: con i
vostri figli potevo contare sul vostro appoggio, ma quando ho iniziato a
occuparmi di questi, la madre mi rideva in faccia, assieme ai suoi figli,
ogni volta che presentavo una qualche rimostranza. Perci adesso lascio
che facciano quello che vogliono.93
Alcune settimane dopo la nonna prosegue:
La disastrosa educazione dei miei nipoti una disgrazia per questo
paese. Mia nuora permette che facciano qualsiasi cosa vogliano fino al
compimento dei vent'anni (...) e io non ho intenzione di rovinarmi la
vita tentando di riaggiustare ci che la loro madre ha frantumato.94
La precettrice a cui si riferisce Madame nella sua lettera lascia
l'incarico quando Mademoiselle Montpensier ha cinque anni; sua madre si

sbarazza dell'opprimente fastidio che le arreca la sua educazione e ne


affida la responsabilit, a tempo indeterminato, a un convento di monache
disponibile e dal nome illustre.
L'edificio si trova in una splendida zona controllata da un sindaco
sollecito; il funzionario in questione va in brodo di giuggiole alla
notizia che la figlia dell'uomo pi potente di Francia vivr confinata
nei suoi territori, motivo per cui l'accoglie con pasticcini e gelato.
Incurante della deferenza cui oggetto ovunque, la piccola una bomba a
orologeria che non conosce il significato della parola gratitudine,
ignora cosa sia un limite e che mai prima di allora aveva sentito la
parola obbedienza: la pace di quell'angolino bucolico viene
quotidianamente sconvolta dal momento in cui Mademoiselle vi mette piede.
Il giornaliero terremoto non tarda a produrre i frutti che la piccola
cerca: nel giro di pochi mesi le monache rispediscono la creatura
diabolica a casa sua. La principessa arriva a Palazzo Reale di notte; i
suoi genitori hanno completamente dimenticato la restituzione di questo
pacco che essi stessi hanno procreato: Hlas! [Caspita!] esclamano.
Essendo sul punto di recarsi all'opera, spettacolo cui il reggente
molto affezionato, decidono di unire al gruppo la nuova arrivata.
Sarebbe stato molto pi prudente mandarla subito a letto - scrive una
delle cameriere di palazzo - ma il Teatro dell'Opera vicino a palazzo,
e, inoltre, lo spettacolo parlava di fate.
Fin dal primo giorno in cui Mademoiselle aveva bussato alle porte della
vita era stata considerata solo un fastidioso e inopportuno contrattempo.
Sua madre, che aveva dato alla luce altre quattro figlie femmine prima di
lei (ancora nessun maschio), dovette sopportare quaranta ore di supplizio
per ottenere, alla fine, un risultato detestabile. Scrive la nonna
paterna: La povera creatura stata accolta da tutti molto male, e da me
con pena sincera. Peccato non si sia trattato di un maschietto!.95 Non
esagerato affermare al reggente viene in mente di avere questa figlia
solo nel momento in cui deve cercare un pacco da spedire in Spagna.
Prossima al dodicesimo compleanno, la scelgono come regalo per Luigi, il
primogenito di Filippo V e della sua defunta sposa Maria Luisa di Savoia.
Nel garbuglio del loro albero genealogico, Luisa Elisabetta zia del suo
potenziale marito. Improvvisamente questa ragazzina, di cui nessuno si
era interessato fino ad allora, attira sulla sua piccola figura tutta la
curiosit dei suoi familiari; subito ci si rende conto che la creatura
non ha un nome di battesimo, nessuno si preoccupato di battezzarla n
di organizzare la sua prima comunione; in effetti non si sono curati
nemmeno di insegnarle nulla, non hanno corretto le sue disastrose
abitudini alimentari, la sua condotta, le ore di sonno, le maniere...
cresciuta, si pu dire, come un cagnolino la cui presenza tollerata
alla stregua di un inevitabile rumore di fondo.
Alla notizia del matrimonio, la principessa si vede sottoposta
contemporaneamente a battesimo, comunione e cresima, improvvisamente, con
un vestito qualsiasi e nessuna celebrazione. A me sembra molto strano,
scrive la nonna paterna96, che riveste il ruolo di madrina della
cerimonia. Per conferire al rito la solennit che merita, il ruolo del
padrino affidato al cugino, il piccolo Luigi XV. Dopo l'officio del
sacramento viene inviato in Spagna un ritratto a olio della promessa
sposa, confezionato in tutta fretta facendo pressioni sul pittore
affinch migliori il pi possibile la modella, poich, come gli dicono,
pi importante renderla amabile che essere fedele all'originale.

Mentre Luisa Elisabetta posa con grande sofferenza, essendo la piccola di


indole inquieta, le inoculano alcune nozioni base di lettura e scrittura;
tra una seduta di indottrinamento e l'altra il duca si rende conto che la
futura regina di Spagna non ha ancora un nome di battesimo; di corsa
decidono di unire il nome del nonno materno e della nonna paterna, e in
tal modo le attribuiscono il nome di Louise Elisabeth, anche se in
seguito, per evidenti ragioni, decideranno di tradurlo in spagnolo: Luisa
Isabel.
La principessa inizia a sperimentare personalmente, indossandolo lo stile
del futuro che l'attende. Per questo motivo si veste alla spagnola e si
lascia ammirare da tutta la famiglia. Sua nonna, forse perch dopotutto
le fa piacere essere la madrina della - potenziale - regina di Spagna, si
gode lo spettacolo:
Alcuni giorni fa venuta a farmi visita in un vestito spagnolo; le stava
molto meglio dei vestiti francesi. Il tessuto era di broccato verde e
oro; al posto della cuffia splendeva un cappellino nero con una piuma
bianca. Questo accessorio mi pare incantevole e stava benissimo sul capo
di Mademoiselle Montpensier, dato che il suo viso molto largo... Ci
che pi mi sorprende l'aver scoperto in lei un aspetto davvero
spagnolo: molto seria, non sorride mai e parla molto poco.97
In Spagna il contesto in cui si muove il principe Luigi opposto
rispetto a quello della principessa francese. La nascita del primo
Borbone spagnolo avviene in una terra devastata dalla guerra e dalla
canicola di agosto; tuttavia la sua venuta alla luce celebrata in pompa
magna e la creatura accolta con enorme compiacimento popolare. Il
principino non pu essere battezzato fino a che suo padre non abbia fatto
ritorno dalla guerra, il che avviene in novembre. Voil la surprise: al
fianco dell'orgoglioso padre avanza Filippo d'Orlans, che Luigi XIV ha
rivestito del primo incarico importante della sua vita e che ha
combattuto trionfalmente a Lrida contro l'arciduca austriaco. Il duca
d'Orlans viene ricevuto a Madrid come un eroe; gli verr offerto
nientemeno che il ruolo di padrino del principino, mentre la sua fastosa
pelliccia di velluto grigio con broccato in oro e tempestato di diamanti
suscita sospiri di ammirazione tra i presenti. Filippo d'Orlans ha
commissionato l'abito a Parigi: mentre migliaia di spagnoli cadono come
mosche a causa della guerra, la pelliccia attraversa senza incontrare
ostacoli la nazione oppressa da polvere da sparo e morte. Il duca sa
farla risplendere come nessuno, specialmente di fronte alla regina. I
testimoni assicurano che la sovrana trema per l'eccitazione al passaggio
del duca e della sua pelliccia; quando i loro corpi si trovano l'uno
accanto all'altro, egli le rivolge cerimoniosamente lo sguardo e la
omaggia inclinando il capo. Le chiacchiere si diffondono: si dice che la
regina e il duca siano sul punto di intraprendere una relazione.
La Spagna che accoglie la nascita del principino Luigi un paese che
vive sprofondato in credenze oscure: le menti prostrate dalla guerra si
rivolgono a guaritori, indovini o stregoni creduti in grado di dissipare
angoscia e disperazione. I duchi di Alba, ad esempio, sono tra i tanti
che confidano di pi in questi dispensatori di miracoli che nei medici
stessi; quando il figlio Nicola cade vittima di una malattia che lo
riduce in una condizione ai limiti della putrefazione, i duchi fanno
richiesta di reliquie a un convento. Dato che la supplica proviene da
persone di tale importanza, i monaci non trovano di meglio che inviare il
dito di un santo, il loro pi grande tesoro; immediatamente la duchessa
lo polverizza in un mortaio, scioglie la polvere in acqua e irriga da due

diverse parti gli organi interni del malato. Una parte del dito offerta
a Nicola perch la inghiotta, l'altra met gli viene introdotta tramite
un clistere. I duchi, pervasi dalla fede, assistono all'operazione in
ginocchio.
In mezzo a questi usi grotteschi e alla miserie della guerra, il
battesimo dell'Infante splende come una magnifica oasi di gioia; abiti e
gioielli avanzano solennemente tra arazzi e tappeti; l'intero palazzo
stato attentamente adornato, illuminato e tirato a lucido. stata
appositamente costruita una scala balaustrata in argento che colleghi la
cappella con la stanza del neonato. Da essa scende una spettacolare
processione aperta dal cardinale Portocarrero, il quale finanzia tutte le
spese e si fa trasportare su una portantina incastonata con oro e pietre
preziose. Lo segue un corteo di cantori, paggi, uomini di Chiesa e di
corte, oltre a sei Grandi di Spagna. Questi ultimi hanno ricevuto
l'onorevole e importante incarico di portare ognuno un oggetto di
cruciale importanza: una sputacchiera, panni di lino, una piccola
pelliccia, un puntaspilli, un cero e un bacile. Tra loro avanza Filippo
d'Orlans, lo sfolgorante padrino, che desta l'ammirazione generale con
la sua pelliccia di velluto e diamanti. Per ultimo appare il cuscino
broccato in oro dove la madrina, la Principessa degli Orsini, trasferisce
l'Infante. Tutta la nazione vibra durante i tre giorni di festa, balli e
spettacoli teatrali; nella piazza madrilena della Cebada si succedono
corse di oche. Ancora nessuno prevede che, quindici anni dopo, questo
stesso principe che tanta gioia diffonde nel mezzo della guerra, si
convertir nel genero del suo padrino di battesimo.
Nel momento in cui Filippo V e il reggente suo zio combinano l'affare
delle nozze, Luigi ha gi consolidato il suo titolo di Principe delle
Asturie. Al contrario dell'avversione che la notizia delle nozze
combinate suscita nel re-bambino francese, il principe spagnolo pi che
desideroso di incontrare la Mademoiselle che gli inviano i vicini. Non la
conosce, ignora che tono abbia la sua voce, ma catturato dal quadro che
la rappresenta fatto recapitare dai francesi, sebbene, per la fretta, lo
sfondo non sia neppure stato terminato. Oltre all'estetica, che il quadro
riproduce, stato inviato un fascicolo di tono propagandistico che
tratteggia il profilo psicologico della principessa:
Se le Loro Maest Cattoliche sono soddisfatte delle grazie di
Mademoiselle Montpensier per come appaiono nel quadro, sappiano che
queste non sono maggiori di quelle che accompagnano tutte le sue azioni,
data la dolcezza, la solidit e l'apertura del suo spirito. Sono doni
naturali che mostrer ella stessa, poich trover la sua gioia in quella
del Principe delle Asturie a nel desiderio di compiacere le Loro Maest
Cattoliche.98
Con simile biglietto da visita, la regina Elisabetta proclama ai quattro
venti di amare gi questa sposa benedetta come fosse figlia sua; il re,
da parte sua, desidera affrettare il pi possibile l'inserimento nella
sua casa di questa cugina con cui condivide il nonno, dato che Luigi XIV
lo anche di Luisa Elisabetta. Contemporaneamente, il Principe delle
Asturie non riesce a pensare ad altro che non sia la padrona del suo
cuore e futura compagna del suo letto. La trova irresistibile al punto
che chiede che gli appendano il suo ritratto di fronte al letto; vuole
abituarsi alla sua presenza in un luogo cos intimo e gli sembra una
buona idea contemplare la sua incantevole bellezza mentre sopraggiunge il
sonno. Ma i rigori mistici paterni gli negano tale piacevole diletto
solitario. Con la scusa che non si pu negare ai Grandi di Spagna il

piacere di ammirare la futura Principessa delle Asturie,, il dipinto


viene trasportato in un luogo pi pubblico. Anche cos, il ragazzo
pazzo di gioia per la compagna che gli hanno assegnato e si presenta al
matrimonio come chi varca la soglia del Paradiso. Il suo ottimismo
tanto straripante che a malapena prende in considerazione la lettera che,
pochi giorni prima dell'incontro, gli manda la nonna della sposa:
Non si pu dire che Mademoiselle Montpensier sia brutta; ha begli occhi,
pelle bianca e sottile, naso ben fatto anche se un po' troppo magro,
bocca molto piccola. Ma in generale la bambina pi sgradevole che abbia
visto in vita mia. Ogni sua azione, che parli, mangi o beva, fa perdere
la pazienza a chi vi assiste. Certamente n io n lei abbiamo versato
lacrime quando ci siamo dette adieu.99
Rito francese per nozze spagnole
Il viaggio risulta penoso non solo per le sei settimane di trambusto, le
fermate obbligatorie e gli interminabili ricevimenti, ma anche perch la
sposa si ribella all'unica distrazione concessale, cio la lettura di
rapsodie del pi profondo misticismo. Infine, il 19 gennaio, la
comitiva raggiunge Cogollos e la principessa pu distrarsi con le novit;
al suo arrivo i re e il principe delle Asturie si presentano a riceverla
travestiti da persone comuni; non resistono alla tentazione di
contemplare in modo anonimo il bell'aspetto della futura regina di
Spagna, che finora hanno visto solo nel dipinto a olio. Ci che vedono
supera le loro aspettative e quelle di tutti i presenti: le lodi dirette
alla dolcezza e all'innocenza della giovane si diffondono tra gli
astanti.
Ma la mattina seguente si percepisce nella sposa un radicale cambiamento
di atteggiamento. Se fino ad allora era stata obbediente e amabile,
improvvisamente la piccola si mostra cocciuta, di pessimo umore,
sgradevole e muta. Non pronuncia una sola parola mentre un'interminabile
sfilza di visitatori le rende omaggio. I re, il principe, Saint-Simon e
la sua famiglia, i Grandi di Spagna, la nobilt quasi al completo e la
relativa comitiva vengono privati del piacere di sentire la voce di
Mademoiselle; durante i discorsi, Luisa Elisabetta mantiene il silenzio e
lo sguardo fa terra. Dopo questo inaspettato comportamento la conducono a
Lerma, dove i sovrani hanno deciso che si terranno le nozze. Non si
capisce perch la scelta sia caduta su questo luogo, dato che l'unico
palazzo disponibile a Lerma appartiene al duca dell'Infantado, il quale
in continua lite con Filippo V. Comunque al duca non resta altro da fare
che cedere i suoi possedimenti, ma esplicita il suo disappunto rifiutando
di presenziare all'evento e negando di rendere omaggio con mobilio o
paramenti adeguati.
Il 20 gennaio ha luogo la cerimonia nuziale; trombe e ovazioni
accompagnano gli sposi lungo le vie. Il Principe delle Asturie,
slanciato, cammina con passo aggraziato, mentre la sposa, dodicenne,
avanza sdegnosamente e ostentando fatica; nemmeno la collana di gemme
appena donatole dalla regina riesce a far sollevare gli angoli della
bocca della piccola. La cappella che li accoglie disadorna di tappeti e
arazzi, come disposto dal duca dell'Infantado; il freddo fa mancare il
fiato. Saint-Simon, che ostenta il suo ruolo di invitato francese di
maggior rilievo, descrive nelle sue memorie ci che succede:
I re e i principi giunsero con tutta la corte e il re venne annunciato a
gran voce: Aspettate! - strill il cardinale dall'interno, montando in

collera -Non sono ancora pronto!. La comitiva allora si ferm, mentre il


Cardinale100 continuava la sua reprimenda, pi rosso della sua casula e
sempre furioso. (...) Mi permisi di sorridere poich vidi che il Re e la
Regina avanzavano verso l'altare parlando e ridendo; tutta la Corte in
realt rideva con loro.101
In mezzo a questa baldoria solo gli sposi restano seri e genuflessi,
ognuno sul suo inginocchiatoio. Al termine del banchetto nuziale si crea
una polemica tra invitati francesi e spagnoli. Spiega Saint-Simon:
La modestia e la gravit degli spagnoli non permette loro di assistere al
ritiro dei novelli sposi. Alla fine della cena di nozze d'uso fare un
po' di conversazione e in seguito tutti si ritirano a casa propria,
inclusi i parenti pi prossimi, uomini e donne di ogni et. Quindi gli
sposi si svestono, ognuno nella sua stanza, e si ritirano senza
testimoni, come fossero sposati da molti anni.102
Ma tanto all'ambasciatore di Francia quanto agli altri invitati francesi
sembra che senza un'alcova simbolica, compresa di simulazione di unione
matrimoniale, le nozze non siano valide. Il pasticcio servito. Da una
parte Luigi e Luisa Elisabetta non hanno ancora l'et per consumare
sessualmente l'unione che la Chiesa ha ratificato spiritualmente,
dall'altra Filippo V non certo dell'accoglienza che la richiesta
francese potrebbe ricevere tra gli spagnoli. Internamente molto
combattuto, infine acconsente alla grottesca funzione. La regina, il re e
una ressa di cortigiani seguono il cammino dei bambini verso il loro
appartamento; un morboso pizzicore attraversa lo stomaco dei presenti
spagnoli quando le creature si distendono l'una accanto all'altra nel
letto preparato per l'occasione. Un quarto d'ora dopo le tende di velluto
che pendono dal baldacchino si chiudono e pongono fine allo spettacolo.
Il cavaliere di Pze inviato a Versailles con l'incarico di comunicare
senza indugio che il matrimonio stato consumato, compito per il quale
riceve una gratificazione di quindicimila lires.
Tuttavia la notizia falsa. Filippo V non ha perso il suo cristiano
senso del giudizio e colloca due vigilanti tra i tendaggi. Il duca di
Popoli e la duchessa di Montellano hanno l'importante compito di non
togliere gli occhi di dosso ai neosposi, costringendoli a restare supini,
senza sfiorarsi n guardarsi. Quando la sala rimane vuota e i mormorii
degli spettatori sono lontani, l'assistente impone al principe Luigi di
uscire immediatamente dal letto e recarsi in un'altra stanza, ordine che
il neosposo accoglie mettendosi a piangere. Ma sia il duca che il padre
accolgono con indifferenza la fragilit emotiva dello sposo:
A causa dell'et e della debolezza del Principe delle Asturie - scrive
Saint-Simon - egli non abiter con la principessa finch le Loro Maest
Cattoliche non lo ritengano opportuno, il che non succeder almeno per un
anno.103
N il re n l'ambasciatore francese fanno menzione dell'et o della
delicatezza di Luisa Elisabetta.
Il giorno dopo, un'effervescente Madrid accoglie i neo sposi; le vie e le
piazze formicolano di folla elettrizzata, madrileni e forestieri sperano
di riuscire almeno a intravedere la futura regina di Spagna. Vana
speranza: durante il viaggio da Lerma alla principessa si sono infiammati
due gangli del collo costringendola a letto e impedendole di soddisfare
il suo nuovo popolo. L'allarme si spande a macchia d'olio e i testimoni,
facendosi il segno della croce, si domandano: possibile che la vita
indecorosa del reggente abbia contaminato i suoi figli con quella
malattia innominabile?. Oh Signore, Signore!, si sente la regina

sospirare. Il suo sangue pourri! [corrotto], diagnostica, con tono


allarmante, il medico che assiste e salassa la convalescente. Saint-Simon
d fondo a tutte le sue arti persuasorie per placare il temporale; con
calma spiega che sebbene il reggente avesse mantenuto comportamenti tali
da favorire la comparsa del disturbo genitale che gli veniva attribuito,
tuttavia, che lui sapesse, non ne era mai stato realmente colpito. La
risolutezza dell'ambasciatore solleva i sovrani dal sospetto di contagio;
da quel momento la regina assume personalmente il compito di accudire la
nuora, somministrandole il brodo e le altre cose prescritte. Alle sue
spalle, l'ambasciatore francese assolve al suo ruolo di spia e avvisa il
reggente:
Devo avvertirvi che la causa di tanto allarme [per la malattia della
Principessa] risiedeva nella vostra salute e in quella della signora
duchessa di Orlans, che, nel caso in questione, dipende dalla vostra. Ho
dovuto dar loro [ai Re] ogni tipo di rassicurazioni, persino con elogi
verso Vostra Altezza Reale che, mi permetta di dirlo, non sempre si
meritato da questo punto di vista.104
Una volta ristabilitasi la malata, tutta la corte spera di godere,
infine, della dolce piccola. Si trovano, invece, ad aver a che fare con
una capricciosa, testarda, dedita a sciorinare toutes sortes d'enfances
[ogni sorta di capriccio].
Un incubo di bambina
La quotidianit della famiglia reale si divide in due: i re conducono
vita separata dai figli, con continui cambi di residenza tra Aranjuez,
San Lorenzo de El Escorial, Riofro, El Pardo, Madrid e, soprattutto, La
Granja de San Ildefonso, la loro preferita. Nel frattempo i principi
delle Asturie restano a Madrid a occuparsi dei pi piccoli; solo di tanto
in tanto permesso loro visitare i reali genitori. Anche nelle rare
occasioni in cui la famiglia al completo si ritrova a palazzo, i re si
limitano a mangiare e pregare, quasi non rivolgendo la parola ai figli,
sebbene mantengano con essi un curioso fitto scambio di lettere
quotidiane, sempre in francese. Nelle sue missive, il principe Luigi
informa il padre su tutto ci che accade alla sua giovane sposa e ai
fratelli, dedicando lo stesso spazio al dettaglio delle pene familiari e
ai suoi successi nella caccia. Nel rito epistolare, come in molte altre
cose, non vi figlio pi obbediente e diligente; ogni pomeriggio, ogni
singolo pomeriggio, la sua attenta calligrafia si firma con identica
servile ampollosit: Leur fils plus soumis et leur sujet le plus
fidelle [Il vostro figlio pi obbediente e il vostro servo pi fedele].
La quotidianit noiosa e interminabile, non c' quasi nulla
d'interessante da fare. Il principe delle Asturie e suo fratello
Fernando, il futuro re Fernando VI, combattono la noia perdendosi per
giorni interi nel bosco a cacciare, mentre Luisa Elisabetta si distrae
facendo scherzi alle persone che la circondano, senza curarsi troppo n
della pesantezza delle sue burle n del rango delle sue vittime.
Qualunque cosa pur di vincere la noia, per esempio fingere per giorni
interi di essere diventata sordomuta. Le persone a palazzo le rivolgono
domande e lei, semplicemente, non risponde. Saint-Simon viene convocato
per costringere la principessa a desistere da questo gioco, che ha
stancato tutti e non risulta divertente; l'ambasciatore si reca da lei,
convinto che avr successo in quanto si sente autorizzato a imporre
un'educazione alla principessa cos come lo farebbe suo padre, anzi, con

molto pi equilibrio di quanto farebbe lui. Entrando nella stanza, per,


si trova di fronte una bambina solennemente immobile sotto il
baldacchino, le dame da una parte e i Grandi dall'altra, tutti con i
nervi a fior di pelle. L'ambasciatore fa tre inchini in direzione della
bimba e la saluta; lei oppone lo stesso gelido silenzio che ha mantenuto
tutto il giorno. Allora Saint-Simon ricorre a uno stratagemma che gli
pare astuto e infallibile: chiede se la principessa abbia alcun messaggio
per i suoi genitori, i duchi di Orlans, a cui stava scrivendo proprio
nel momento in cui era stato fatto chiamare. Egli stesso racconta il
seguito della scena:
[La principessa] mi guard e si abbandon a un'eruttazione che fece
tremare le pareti. Rimasi confuso dalla sorpresa. Un'altra, rumorosa come
la prima, vi fece seguito. Le chiesi quindi di comportarsi bene, ma non
riuscii a evitare di ridere. Alla mia destra e alla mia sinistra tutti si
portavano le mani alla bocca e tremavano loro le spalle. Una terza
eruttazione, pi forte delle prime due, mand definitivamente in
confusione i presenti. Le risate erano ormai generalizzate, e superavano
ogni limite. Tutti, morendo dal ridere, uscirono da dove poterono, senza
che la Principessa perdesse la sua seriet.105
I re, di fronte a tale comportamento, reagiscono con la condiscendenza
tipica degli adulti di fronte agli errori di un bambino che giunto loro
in stato selvaggio. In fin dei conti, si dicono, la principessa ha solo
dato mostra di eruttazioni, e nemmeno flatulenze, nelle quali la sua
famiglia solita fare a gara. Tolleranti, ammettono addirittura la
bricconata pubblica e vergognosa con cui la nuora sfinisce la prima
cameriera della regina, donna settantenne, sussiegosa e secca, a cui
costa un grande sforzo persino sorridere e accettare che le sorridano. La
contessa di Altamira, titolo ostentato dalla severa dama, si vede
scomparire la gonna nel bel mezzo di un ricevimento, rimanendo in
mutandoni e con le caviglie esposte. Cento paia di occhi osservano il suo
austero ghigno trasformarsi in un'infinita umiliazione, mentre la gonna
giace ai suoi piedi. Resta a lungo attonita, il viso rosso, il mento
sudato e la mente che non riesce a spiegarsi la causa di tale disastro.
La causa la conosce invece bene Luisa Elisabetta: sono giorni che studia
il guardaroba dell'anziana, finch scopre che solo un fine cordoncino
mantiene le voluminose gonne al loro posto. Ora si tratta solo di
attendere il momento pi idoneo per il brillante spettacolo. L'occasione
si presenta il giorno in cui un nutrito gruppo di persone importanti si
affolla nei saloni di palazzo; allora che la futura regina avvicina la
sua esile figura al vetusto posteriore della contessa, in un batter
d'occhio tira con forza il cordoncino e, con la massima tranquillit,
lascia che la legge di gravit si occupi di completare l'opera.
Lo scandalo oltrepassa i confini di Spagna, ma non provoca particolari
conseguenze per la discola. Da una parte i suoi genitori, il reggente e
sua moglie, sono assorbiti dalle loro liti personali e non hanno voglia
di occuparsi di questa figlia, la cui educazione e assistenza hanno messo
nelle mani dei re spagnoli e di Saint-Simon; dall'altra, Filippo V e la
regina Elisabetta chiudono un occhio poich, secondo loro, la povera
nuora non sa ci che fa; in fin dei conti non che la vittima di una
situazione ambientale disastrosa. Sar dura metterla in riga, si dicono,
ma alla fine il frutto acerbo maturer e lascer spazio alla dolcezza che
ci si aspetta. E parlando di dolci, proprio lo zucchero a far impazzire
la ragazzina: pasticcini, biscotti e confetti sono nella sua bocca in
tutte le ore in cui ufficialmente non si dovrebbe mangiare, mentre

durante i pasti ad attrarla sono i sapori piccanti, brodo di granchio e


rape immerse in gran quantit di aceto. Inoltre, qualunque cosa dicano i
suoi assistenti, la principessa delle Asturie non accetta alcun cibo
caldo: zuppa, carne e uova pu mangiarli solo se semi-congelati. Luisa
Elisabetta esige che i piatti che le vengono serviti a tavola siano
precedentemente esposti ai rigori invernali, e trova deliziosa la
temperatura che cos raggiungono. Tutte le pietanze devono essere condite
come mai si era fatto prima nelle cucine di palazzo, l'aceto deve sempre
essere a portata di mano perch possa aggiungerlo a suo piacimento, dato
che non si trova mai d'accordo con i criteri culinari di coloro che le
preparano i pasti. Le avvertenze dei suoi assistenti e le gastriti, cui
soggetta a causa del caos alimentare, lasciano la principessa del tutto
indifferente.
In questo periodo, dopo quasi un anno di matrimonio - siamo nel 1723 - i
principi delle Asturie continuano ad abitare in appartamenti separati a
causa del tassativo divieto di Filippo V, che non permette loro nemmeno
di passeggiare da soli sulla stessa carrozza. I sedici anni di Luigi, con
le loro corrispondenti scariche di testosterone, lo mantengono
nell'inquietudine propria della sua et, ma ogni volta che cerca di
sfiorare la mano di sua moglie si scontra con il cipiglio del duca di
Popoli, suo detestato assistente, che lo segue come fosse la sua ombra.
Il desiderio di avvicinarsi a Luisa Elisabetta pressante tanto quanto
cieca la sua obbedienza agli ordini paterni. Luigi si limita a pregare
che, ogni tanto, lo lascino cenare con la principessa. Il re, forse
perch in una momentanea regressione ricorda che egli stesso aveva solo
pochi mesi pi del figlio quando si era perso tra le braccia della sua
defunta prima moglie, concede infine il suo permesso affinch pranzino o
cenino da soli quando fa loro piacere, e oltretutto, a sorpresa, permette
che esercitino, e si godano, i diritti carnali che gli derivano
dall'essere sposati. Il banchetto che precede la consumazione del
matrimonio si svolge all'Escorial, dove i principi attendono l'arrivo dei
re come i cuccioli aspettano che la mamma li blandisca. Di tutto ci che
succede a seguire, danno conto, per iscritto, le spie francesi:
Il Re entr nella stanza del Principe e lo fece spogliare; la Regina,
dopo aver fatto lo stesso con la principessa, lasciandola sdraiata sul
letto, si rec a chiamare il Principe per poi accompagnarlo per mano,
assistita dal Re, fino all'alcova dove si trovava sua nuora, e,
lasciandoli assieme, le Loro Maest si ritirarono fino al giorno
successivo, quando tornarono dai neosposi. Il Principe era allegro e la
Principessa aveva il volto infervorato.106
Rispondetemi, vi prego
Le delizie della novit, per disgrazia del principe, sono effimere come
un alito di vento. A poche settimane dall'episodio, Luisa Elisabetta si
mostra del tutto indifferente nei confronti del marito tornano a
manifestarsi i sintomi caratteristici del disturbo borderline di cui
soffre: Ignora del tutto l'arte del comportarsi adeguatamente, o meglio,
non trova alcuna soddisfazione nell'esercitarla. Mangia in modo talmente
sudicio da sorprendere e disgustare le Loro Maest, riportano i
testimoni. La piccola inizia a manifestare una tendenza ad alimentarsi in
maniera autodistruttiva, con attacchi di bulimia in cui si rifiuta di
ingerire un solo boccone a tavola e poi di nascosto si ingozza. Mischia
quotidianamente rape e pasticcini, acciughe e cioccolata, acquavite con

uova e peperoni, in una quantit talmente insopportabile per il suo


apparato digestivo che finisce per essere sistematicamente indisposta. Il
principe le si avvicina sollecito, nella speranza che le sue
dimostrazioni di tenerezza possano forse domare la belva. Ma lei gli d
le spalle, sdegnosa... e forse, in certa misura, anche disillusa. Perch
la verit che la poverina ha solo tredici anni, ma venendo da dove
viene, tutti si aspettano che si comporti da maestra d'alcova. In poche
parole, essendo la figlia del reggente, gli spagnoli danno per scontato
che sar lei ad addestrare nelle arti amatorie il suo sposo, di tre anni
pi grande di lei.
Tuttavia Luisa Elisabetta ancora una bambina a cui non interessa
affatto il sesso; preferisce giocare con le cameriere e scorrazzare per
il giardino. Il principe Luigi, da parte sua, sebbene abbia tre anni di
esperienza di vita in pi, e sebbene sia figlio di un drogato del sesso,
ignora completamente quello che si debba fare tra le lenzuola.
Naturalmente il padre lo aveva mantenuto del tutto all'oscuro riguardo a
ci che concerne i bassi istinti, che tante preoccupazioni avevano creato
a lui; probabilmente ricordava che l'indolenza compulsiva si era entrata
in collisione con la salute mentale di vari membri della sua famiglia, e
perci aveva preferito lasciare il principe Luigi nell'ignoranza e nel
candore riguardo ai pensieri impuri e agli atti peccaminosi. In poche
parole, il re non aveva mai avuto una conversazione da uomo a uomo con
suo figlio, non gli aveva mai spiegato cosa fare e come farlo. Il povero
principe, spinto all'azione senza la minima preparazione, non sa che
fare. Timido com', non si permette di chiedere una vera e propria
lezione, ma essendo disperato si decide infine a consultare per iscritto
suo padre. In una prima lettera Filippo V, invece che chiarire i dubbi in
modo esplicito, si toglie dall'imbarazzo rispondendogli che chieda
direttamente a Luisa Elisabetta, giacch di sicuro in Francia non avevano
tralasciato di istruirla in materia. Obbediente Luigi segue il
consiglio... e in seguito, con calligrafia immacolata, comunica in
francese il risultato ottenuto al padre:
(...) Ieri notte ho detto alla principessa ci che Vostra Maest mi ha
consigliato, ed ella mi ha risposto che nemmeno lei sa che cosa si debba
fare, poich non l'avevano informata se non a grandi linee. Perci mi
sono messo sopra di lei, ma non successo niente; vi prego di
rispondermi quanto prima e che mi diciate se devo stare sopra la
principessa per molto tempo e come dobbiamo comportarci, e anche se lo
potr fare questa notte, dato che ella ha una guancia rossa e gonfia. Dio
voglia che non sia nulla di cui preoccuparsi. Rispondetemi, vi prego, pi
rapidamente possibile, poich resto in attesa di risposta.107
Non ci giunta la risposta di Filippo V a un'interrogazione tanto
incalzante. La lettera che il principe invia in seguito d l'idea di
quanto impreciso fosse stato il consiglio ricevuto dal padre:
Ieri notte mi sono messo sopra la principessa, ma non uscito niente dal
mio corpo, quindi vi scrivo per sapere se vi sia ancora qualcosa che
dobbiate dirmi a tal proposito. Spero che la vostra gotta migliori, in
modo che possiate essere rapido nel caso io abbia qualche nuovo dubbio da
sottoporvi.108
L'attacco di gotta di cui vittima Filippo V non si attenua e il
principe continua a navigare in un mare di ignoranza. Ecco un ulteriore
tentativo epistolare:
Vorrei ancora sapere da voi se devo mettermi sopra la principessa pi di
una volta a notte e se devo farlo tutte le notti. Finora non mi sono

permesso di fare nulla a causa del male che grazie a Dio vi sta infine
lasciando. Attendo una vostra risposta.109
Finalmente il re d segno di spiegare qualcosa al figlio circa le
modificazioni genitali che ogni atto sessuale richiede all'uomo;
sorprendente che non gli sia venuto in mente di farlo prima, ma
l'impressione che parlare di sesso lo porti a temere di morire nel
peccato. Il povero principe continua a non capire lo scopo e le regole
dell'alcova, per cui, rassegnato, si prepara a gettare la spugna:
Ieri notte il mio membro divenuto molto ritto, e mi sono messo sopra la
principessa, ma ancora non uscito assolutamente niente. Per il resto ci
amiamo sempre di pi, e cerco di renderla contenta come posso. Desidero
molto vedervi, e spero vi rimettiate presto. Rispondetemi prima
possibile, altrimenti addio fino alla prossima occasione.110
Con questa quarta lettera il principe considera finita la consultazione
sessuale, lasciandoci a bocca asciutta, e con la curiosit di sapere se,
infine, fu in grado di scoprire il tesoro misterioso. Resta il sospetto
che non ottenga mai l'adeguata istruzione, poich Luisa Elisabetta non
mostrer mai segni di gravidanza, n prima della salita al trono del
principe, n tantomeno dopo.
L'orrenda morte del reggente
Mentre in Spagna i principi sono impegnati nella ricerca del nocciolo del
piacere carnale, in Francia il padre di Luisa Elisabetta, che tante volte
il piacere lo aveva conosciuto, soprattutto fuori dal matrimonio, inizia
a subire gli effetti degli eccessi a cui non aveva mai posto alcun freno.
La maggior parte delle notti il reggente intrattiene gli amici offrendo
stravaganti cene nei suoi petit appartements. Come confermano i
pettegolezzi, che giungono fino in Spagna, le donne vi si presentano
nude, la sfrenatezza sessuale si svolge sopra ai tavoli da pranzo e anche
sotto, l'indecenza spropositata oltrepassa le mura di Palazzo Reale e i
commenti tengono banco in ogni incontro di salotto. Sbornie, abbuffate,
blasfemie e smanie pornografiche escono, di bocca in bocca, dalle stanze
di Filippo d'Orlans fino a oltrepassare i confini nazionali; la fama
della sua reggenza raggiunge la peggiore reputazione possibile, si parla
di stupri, dissipatezze e crudelt. Gli invitati comprendono soprani,
ballerine e attrici teatrali, dame dell'alta societ, stranieri
interessanti, prostitute di lusso, minorenni, uomini danarosi e amanti
della lussuria...
Al momento di diramare gli inviti si tiene pi in considerazione il
livello di disinibizione che quello economico; non si d peso n alle
tendenze sessuali n alla data di nascita. Giovani e vecchi partecipano
al gioco con il medesimo livello di coinvolgimento.
Se vi qualcosa di utile in questi baccanali che vi si promuove la
cucina francese. Filippo d'Orlans, autentico gourmet, sperimenta nel suo
laboratorio personale nuove formule che poi trasferisce a tavola. La sua
specialit sono le salse, a base di erbe, spezie e vino; adora inoltre
inventare ricette con il cioccolato, prodotto che consuma quotidianamente
e che fa divenire una moda in tutta Francia. Per il resto, il reggente
dimostra la solita infedelt verso le sue donne e fedelt verso sua
madre, la cui morte, avvenuta un anno prima, getta Filippo nel malessere
pi lacerante.
Madame muore a settantun'anni, con una nomea che le procura il seguente
epitaffio: Qui giace l'ozio, padre di tutti i vizi;111 insomma, i

francesi le attribuiscono la colpa di aver educato in modo del tutto


dissennato questo figlio, la cui reggenza sopportano a fatica. Filippo
d'Orlans non ha mai amato nessuno come sua madre; non riesce a
trattenere le lacrime ogni volta che pensa a lei.
Alla morte di Madame, Filippo si ritrova orfano di sostegno e vittima di
una decadenza sempre pi accentuata. Corre l'anno 1723 quando il
cardinale Duclos scrive:
Tutte le mattine fa i conti con i postumi delle orge della notte
precedente, e sebbene a poco a poco recuperi, i moti del suo spirito sono
deboli: non sopporta pi alcuno sforzo acuto o continuato. Ha bisogno di
piaceri intensi per ritrovare se stesso. (...) Dopo aver provato tutto
senza limiti, ora confessa che non gli piace il vino e che si considera
di nessuna utilit per le donne.112
Giunto a quarant'anni ridotto a un rudere. Apoplettico, cianotico e
gonfio, affronta il trascorrere dei giorni tra le braccia dell'amante di
turno, la fedele Madame Phalaris. Rinchiuso da solo con lei attende,
divertendosi, l'ora di lavoro con il re.113
Il 2 dicembre 1723, giorno in cui nell'alcova non era avvenuto nulla di
nuovo, il duca d'Orlans improvvisamente si sente male, si porta la mano
al petto, trema, non riesce ad articolare parola, respira a fatica e si
accascia tra le braccia della dama. Saint-Simon ci racconta il resto:
Vedendo che [il reggente] aveva perso conoscenza ella usc correndo.
Spaventata in modo inimmaginabile, chiese aiuto con tutte le sue forze.
Raddoppi le grida, e siccome nessuno rispondeva, appoggi come poteva il
capo del povero principe sui bracci di due sedie vicine e corse verso il
grande ufficio e l'anticamera, senza incontrare nessuno. Infine scese nel
patio e nella galleria bassa. Mentre cercava aiuto ripeteva: Ges e
Maria, abbiate piet di me.114
Dopo un'interminabile ora di angoscia, un ristretto gruppo si presenta in
aiuto del reggente; decidono di salassarlo. Non necessario che lo
facciate voi! C' ancora qui la sua amante!, gracchia una delle signore
presenti, facendo sfoggio del peggior veleno che ha dentro. La sventurata
Madame Phalaris ignora l'insulto e scoppia in lacrime. Il reggente non si
riprende e muore pochi minuti dopo senza aver dato l'addio a nessuno. In
seguito accade ci che alcuni definiscono il giusto castigo per il
peccatore. Il Journal del giorno riassume cos:
[Il reggente] era stato aperto come usanza per essere imbalsamato e
perch se ne estraesse il cuore. Durante l'autopsia, uno dei cani danesi
del principe, senza che nessuno abbia fatto in tempo a impedirglielo, si
lanci sopra il cuore e ne divor in attimo tre quarti. Questo sembra
segno di una maledizione, poich simile cane non mai affamato, e una
cosa del genere non era mai successa prima.115
All'epoca nessuno sospetta che il cuore del reggente e di quello dello
zio, il Re Sole, siano accomunati da un destino molto simile. Anche il
motore dell'apparato circolatorio del divino sovrano finir nello stomaco
di un altro essere vivente... sebbene nel suo caso si tratti di un
eccentrico scienziato inglese dalle curiose abitudini alimentari.116 In
Spagna, la morte del reggente coglie la figlia nel mezzo di un'altra
infezione virale. La febbre alta spinge i re a tenere nascosta la notizia
finch la nuora non si sia ripresa del tutto, cosa di cui non si dubita
dato che gi molte volte le sono occorsi malanni alla gola e all'apparato
digerente. Quando, infine, si alza dal letto e scopre ci che successo,
la principessa si scioglie in un pianto cos straziante che si teme in

una fatale ricaduta; la regina Elisabetta si inginocchia al suo fianco e


abbracciandola teneramente prega con lei per varie ore.
Vedendo la scena dall'esterno si potrebbe pensare che il dolore di Luisa
Elisabetta sia probabilmente frutto di una finzione, o di un attacco
d'isteria passeggera; risulta difficile comprendere perch soffra tanto
della perdita di un padre che non si mai occupato di lei. Se la
principessa fosse stata una persona emotivamente equilibrata, la cosa pi
probabile sarebbe stata che la sua reazione fosse intesa ad attirare
l'attenzione... ma non cos. Il danno psichico di cui soffre spiega il
suo comportamento. Luisa Elisabetta davvero triste, si sente
abbandonata e sola, il suo dolore profondo e sincero. Le vittime di un
disturbo della personalit come il suo vivono un devoto attaccamento a
una figura dominante dell'infanzia, senza che diano troppo peso alla
qualit di tale relazione. Certamente Filippo d'Orlans molto lontano
dall'essere stato un esempio, ma resta l'adulto che stato pi vicino a
Luisa Isabella. Non le d un'educazione, ma la porta con s all'opera o a
teatro e, ogni tanto, lascia cadere una carezza sul suo viso... niente a
che vedere con sua moglie. Franoise Marie, madre di Luisa Elisabetta,
odia il fatto di essere sposata a suo marito, vive nel solo tentativo di
non essere infastidita n da lui, n dai figli che gli ha dato, passa le
sue giornate dedicandosi quasi esclusivamente al viavai sociale, ad
agghindarsi, a mangiare dolci e a frequentare i fratelli -tutti gli
illegittimi del Re Sole - disdegnando altezzosamente tutto ci che
riguarda la sua famiglia. I suoi contemporanei raccontano di lei che non
ama nient'altro che il letto e lo specchio, quasi sempre sdraiata, la
donna pi boriosa e accidiosa del mondo. Si alza per andare a messa e per
imbellettarsi, ma appena ha pregato, si adorna come un reliquiario e si
sprofonda nel sof, da dove nessuno pu smuoverla fino all'ora di tornare
a letto.117 L'unico referente emotivo di Luisa Elisabetta pertanto il
padre.
I malati come Luisa Elisabetta mutano drasticamente negli affetti e nelle
opinioni rispetto al prossimo, passando rapidamente dall'odio o
dall'indifferenza all'idealizzazione; a volte questi sbandamenti
affettivi si presentano varie volte nell'arco della stessa giornata e
dipendono fondamentalmente dalla prossimit o lontananza del soggetto che
odiano o ammirano. Il disprezzo coincide con la vicinanza della persona
in questione e l'esaltazione si produce di fronte a qualsiasi cenno di
allontanamento, il che esattamente ci che accade con il duca: la
principessa va in frantumi quando si rende conto di averlo perduto.
I principi delle Asturie salgono al trono
Filippo V non abbandona la regina Elisabetta un solo istante. Si
svegliano alla stessa ora e fanno colazione assieme a letto; il re mangia
latte cagliato poich si tratta di un ricostituente particolarmente
efficace per riprendersi dalla notte anteriore e prepararsi alla
seguente, secondo le parole di Saint-Simon, che si prodiga in
chiacchiere anche su questioni di tale banalit. Al latte cagliato si
aggiunge un beverone dalle presunte propriet afrodisiache, composto di
brodo, latte, due tuorli d'uovo, vino, zucchero, cannella e chiodi di
garofano. Sua Maest lo beve deliziato, aggiunge soddisfatta la spia
francese. Con lo stomaco pieno il re sbriga le sue questioni; i suoi
segretari si posizionano accanto al letto. Intanto la regina, sdraiata
dall'altra parte del letto, si occupa dei suoi lavori e ascolta.

A mezzogiorno ora di alzarsi. Il sovrano si trasferisce nella stanza


contigua per vestirsi da solo; poi viene raggiunto dal suo confessore. In
seguito s'incammina per assistere alla toilette della regina,
accompagnato dal duca d'Arco, il marchese di Santa Croce, i principi, i
loro precettori e precettrici. Tutti, re incluso, restano in piedi
durante l'ora circa per cui si protraggono le abluzioni della regina:
mentre si veste, gli osservatori chiacchierano di argomenti senza
importanza. Tutti i giorni, ogni singolo giorno il rituale si ripete.
Nessuno si mai azzardato a disturbarlo... finch non arriva Luisa
Elisabetta.
Fin quasi dal principio si rifiuta di partecipare alla contemplazione
della suocera. Non le importa nulla di come si pettini, si lavi o si
vesta; non desidera mostrarle sottomissione, preferisce rimanere nella
sua camera a giocare con le cameriere francesi. Quando la costringono a
partecipare con gli altri al rituale mattutino lo fa di malumore, senza
sistemarsi e non si unisce facilmente alla conversazione. Appena gli
altri si distraggono, si siede per terra; di tanto in tanto allieta tutti
con un sonoro peto.
L'armoniosa quotidianit della coppia reale in realt lontana
dall'essere tale. I problemi mentali di Filippo V costringono la regina a
dure prove fisiche; il sovrano alterna momenti di pietosa commozione a
episodi di violenza; lo si pu vedere sprofondato nel letto, avvolto
dalla sua stessa sporcizia, con vestiti vecchi e scuciti, il dito in
bocca e lo sguardo assente. Da simile stato vegetativo esplode, nel
volgere di pochi minuti, in attacchi di ira durante i quali tiranneggia
la regina e la umilia in pubblico. Le crisi di follia si susseguono e non
possibile prevedere quando avverr la successiva. Ormai esige di
vestirsi solo con una specie di veste di burello liso che gli arriva a
mezza gamba e [utilizza] un bastone che gli serve d'appoggio.
tormentato continuamente da un priapismo perpetuo che lo esaurisce e lo
consuma.118 In una di queste crisi si impossessa del re l'idea ossessiva
dell'abdicazione; assicura che la decisione frutto delle serie e
rigorose riflessioni cui si dedicato per quattro anni circa le miserie
della vita, le malattie, le guerre e le rivolte con cui Dio lo ha
castigato per ventidue anni.
Nel 1724 Filippo V sorprende l'intera corte con la notizia. Lascer il
trono, l'insignificanza del mondo e la vanit delle sue grandezze e si
rinchiuder a La Granja con uno sparuto seguito gi da tempo oppresso dal
rigore religioso estremistico imposto dal re. La regina si dichiara
d'accordo. Abbiamo abdicato e ci ritiriamo da questo mondo corrotto,
scrive. Il re ha quarant'anni e la regina trentuno. Luigi, il nuovo
sovrano, appena diciassette.
Al termine dell'adolescenza, Luigi I di Spagna dimostra un carattere
identico a quello del padre quando aveva la sua et: sottomesso,
straordinariamente timido e docile, senza volont, con scarsa agilit
intellettuale e senza alcuna preparazione per regnare. Non ha mai causato
fastidi, non conosce l'arte della discussione, un figlio modello.
Differisce dal padre solo per ci che riguarda le pulsioni sessuali,
castrategli fin da piccolo a causa del fervore religioso del genitore.
Come ci si pu facilmente aspettare da una simile personalit, il giovane
terrorizzato dalla responsabilit che si trova tra le mani; non sa come
farsene carico n psicologicamente n materialmente.
Sebbene squilibrato, il padre consapevole della tana di tigri in cui
sta spingendo il figlio, ma pi interessato al suo personale benessere

che al sacrificio del sangue del suo sangue. Facciano di mio figlio ci
che vogliono, intanto io salver la mia anima, si giustifica.
I nuovi re adolescenti sono stati principi delle Asturie per due anni,
durante i quali non hanno imparato praticamente nulla che possa essere
loro utile per il nuovo incarico. Re Luigi ha diciassette anni e la
regina quindici; continuano a mangiare e dormire insieme, secondo
quanto racconta un diplomatico francese, ma l'unione molto lontana
dall'essere serena. Luisa Elisabetta continua a ignorare totalmente
l'arte di comportarsi bene, non si assoggetta a nessuna regola e non ha
pudore quando si tratta di mostrare la pi completa indifferenza al
principe. Il disturbo borderline di personalit, da tempo annunciato,
scoppia ora in tutta la sua violenza.
La regina pazza
Le vittime di tale infermit hanno seri problemi ad attenersi a ci che
ci si aspetta da loro, si rifiutano di crescere e di conformarsi alle
regole; non controllano la loro ira, il sarcasmo o l'amarezza quando si
presentano improvvisi cambiamenti di programma; n sopportano alcuna
responsabilit. I loro atti sono costantemente tesi alla provocazione;
sono malati impulsivi che richiedono costante attenzione e minacciano
ogni ordine costituito. Per esempio, quando Luisa Elisabetta visita
Filippo V nel suo ritiro di La Granja, scorrazza per il giardino in una
fine camiciola, alla ricerca di una corrente di vento che gliela alzi,
cos da esporre le sue parti intime allo sguardo di chiunque stia
guardando. Filippo V, sfortunatamente, tra questi spettatori: non c'
bisogno di dire che mancamento lo prenda, e come la sua coscienza sia
schiacciata dal peccato, mentre, nella camera attigua, la regina
Elisabetta si batte il petto esclamando: Abbiamo fatto un terribile
acquisto.
Una delle caratteristiche della sindrome psichica di cui soffre Luisa
Elisabetta l'incapacit di star sola, o il terrore di sentirsi
abbandonata dalle persone dalle quali dipende affettivamente; nel caso
della giovane sovrana ci accade alla morte del padre in Francia. In
situazioni di orfanit emotiva questi malati cercano una forma di
ritorsione, commettono atti distruttivi e si sentono in costante
conflitto interiore; mostrano vere difficolt a controllarsi. In linee
generali, questi pazienti non riconoscono i limiti; per esempio, Luisa
Elisabetta viene sorpresa in ripetute occasioni con tre cameriere, tutte
nude, intenta in un gioco conosciuto con il nome volgare di broche-encul, che significa, liberamente tradotto, palo nel culo.119 La
distrazione della discordia consiste nell'aggredirsi con un bastone,
tenendo mani e piedi legati, fino a far ruotare l'avversario per poi
divertirsi assistendo alle difficolt che incontra nel recuperare la
posizione eretta. I testimoni devono tapparsi gli occhi per non vedere le
pudenda della regina mentre si rivolta sul pavimento assieme alle tre
compagne di simil fatta.
Alla morte del duca d'Orlans, Luisa Elisabetta trasferisce il suo
attaccamento psicologico sulle sue cameriere, che giocano nude con lei, e
in alcune occasioni sullo sposo. A volte lo tratta con adorazione, altre
con odio. Il povero Luigi, di conseguenza, fa davvero fatica a
comprenderla e non sa mai cosa pensare:

Sono disperato perch la regina non mi concede la grazia che le chiedo.


La importuner finch non me la conceder, gliela chiedo in nome di Dio,
della Vergine e di Sant'Antonio, ma ella non mi fa caso.120
I malati del disturbo che affligge Luisa Elisabetta, n chi sta loro
vicino riconoscono la ragione che guida i loro atti scriteriati. La
regina va di male in peggio, e se le dico qualcosa si altera con me. Non
so che fare121, si lamenta il giovane re in un comunicato epistolare
diretto al padre. Con le sue provocazioni la regina di Spagna riesce
nell'impresa di far uscire dai gangheri il timido marito. Luigi I cerca
consolazione esponendo la sua disperazione al padre, a cui scrive:
preferirei essere in prigione piuttosto che vivere con una creatura che
non rispetta alcuna convenienza, che non pensa ad altro che a mangiare e
a mostrarsi nuda: non si addice a una regina di Spagna condurre una vita
da cui suo marito non pu allontanarla, poich le aveva parlato di questa
cosa pi di quaranta volte, e lei si prendeva gioco delle sue
osservazioni.122
Tuttavia, nei suoi drastici andirivieni emotivi, Luisa Elisabetta passa
dall'affronto a uno spaventato pentimento, con terribili sensi di colpa e
distruzione dell'autostima; si vede cattiva o profondamente disgraziata,
soprattutto quando intravede la minaccia di un abbandono; ci sono momenti
in cui si aggrappa a chi la rifiuta, stabilendo una relazione di
sottomissione e di dipendenza compulsiva. Ad esempio, il giorno in cui il
re la riprende severamente facendole leggere una lista scritta di tutte
le sue eccentricit e annunciando che la sua pazienza si era esaurita,
lei si getta immediatamente in ginocchio e supplica perdono e aiuto.
Giura di volersi far perdonare, assicura che a partire da quel momento
sar una buona regina. E Luigi I, pi ingenuo di una colomba, le crede:
Comincio questa lettera oggi annunciando a Sua Maest che la regina,
ora, fa tutto ci che desidero faccia, Dio voglia che ci continui,
scrive pieno di speranza a Filippo V.123
Ma come tutti coloro che sono vittima di un disturbo simile, la regina
non cosciente di ci che fa, n del perch lo fa, non controlla le
conseguenze delle sue azioni, l'unica cosa che sa che non pu evitare
di trasgredire costantemente alle regole. Nella pulizia personale,
nell'igiene alimentare o nel decoro dell'abbigliamento trova l'ambito
perfetto per i suoi personali attentati all'ordine. Proprio come
succedeva a suo padre, sebbene per ragioni differenti, Luisa Elisabetta
si getta in pasto allo scandalo.
Gli spagnoli vedono la loro sovrana uscire in corridoio in camicia da
notte, attraversando di corsa le gallerie e i giardini, coperta solo da
una camiciola di tela fine che lascia intravedere le sue forme. Si
presenta di fronte all'intera corte sporca e maleodorante, si rifiuta di
indossare biancheria intima e tenta di provocare il personale esponendo
in modo sibillino le sue nudit. Uno degli aneddoti che pi alimenta la
sua pessima fama si svolge nel giardino di palazzo. La regina indossa
solo la sua sottile sottoveste quando, improvvisamente, decide di
arrampicarsi su una scala a pioli appoggiata al tronco di un melo. Da
lass chiede poi aiuto a gran voce. Uno dei maggiordomi corre in suo
aiuto, trovandosi faccia a faccia con il fondoschiena di Sua Maest. Il
maresciallo Tess invia un rapporto dettagliato in Francia:
Era salita fino alla cima della scala e ci mostrava il fondoschiena, per
non dire altro. Temette di cadere e chiese aiuto; Magny [il maggiordomo]
la aiut a scendere di fronte a tutte le dame, ma, a meno che non fosse
cieco, chiaro che Magny vide ci che cercava di non vedere, e ch'ella

ha l'abitudine di mostrare liberamente. La regina, per giustificare il


suo atteggiamento, lo accus di essere stato insolente.124
Come abituale per questi malati, la regina si spinge da un estremo
all'altro nelle sue relazioni interpersonali, nell'arco di poche ore
passa dall'euforia alla depressione, dalla credulit alla sfiducia
paranoide, dall'amore all'odio, dall'affetto allo sdegno. Le spie
francesi raccontano che la coppia a volte si dimostra felice: Il nostro
amore aumenta di giorno in giorno e io faccio di tutto per soddisfarla,
scrive il candido principe, ma immediatamente, senza preavviso, i due si
trovano a litigare furiosamente. In certe occasioni si perdono in amene
conversazioni, altre volte non si rivolgono la parola e lo sguardo per
giorni:
Quando di mattina ognuno abbandona il letto, dopo sei mesi [in cui hanno
dormito] insieme, il re e la regina non si rivolgono la parola se non
quando si siedono a tavola per mangiare o si alzano. Ognuno si siede
dalla sua parte e la regina non d l'impressione di voler assolutamente
compiacere il re, n ha voglia di parlargli, anzi, al contrario, dimostra
una visibile antipatia. (...) Durante i viaggi, a meno che l'etichetta
non imponga loro di stare l'uno di fronte all'altro, si voltano le spalle
e percorrono il tragitto senza parlarsi. Solo Dio sa come pu finire
tutto ci.125
La regina di Spagna trascina suo marito in un circolo vizioso, che
imprigiona entrambi: Questo povero re davvero disgraziato se questa
signora non cambia del tutto assicura Santa Croce a Filippo V. Vengono
avvisati i parenti francesi, una delle sorelle, monaca, invoca aiuto al
cielo, mentre la duchessa vedova d'Orlans invia all'irrequieta figlia
un'asciutta lettera, ordinandole che si attenga al gusto del suo Reale
sposo come unico mezzo per essere felice.126 In malati come Luisa
Elisabetta anche consueta la dipendenza da sostanze che alterano la
coscienza. La regina di Spagna si rifiuta di toccare cibo a tavola, salvo
poi nascondersi e inghiottire in maniera compulsiva tutto ci che si
trova a portata di mano, che sia commestibile o meno. Irrora la sua
bulimia con vino, birra e acquavite, modificatori dello stato d'animo a
cui si aggrappa quasi quotidianamente. Il personale di palazzo si ormai
assuefatto al vederla ubriaca e ha l'ordine di vigilanza stretta su tutto
ci che ingerisce; viene vista inghiottire, durante un solo pasto, un
minestrone in brodo con verdure, due pezzi di carne da quasi due chili
l'uno, due uova fresche, due piatti di arrosto con insalata e, come degno
finale, quattro tipo diversi di dolci.127I commenti piovono da ogni dove:
Si riempita di rape e di insalata con aceto, non so come fa a non
vomitare, ma si annulla a tal punto nel mangiare che arriva a ingerire la
ceralacca delle buste, comunica il marchese di Santa Croce a Filippo
V.128
Oltre ad amare le abbuffate, Luisa Elisabetta mostra una marcata
propensione alla leggerezza del vestiario; giorno dopo giorno, il re
Luigi scrive al padre in toni che suscitano compassione:
La regina ha indossato robe de chambre e cos ha trascorso il giorno
intero, (...) stata alla tavola delle cameriere, dove temo abbia
mangiato porcherie, e ha poi passeggiato davanti a me e a molti altri
mostrandomi non solo i piedi, ma anche le gambe. (...) Alle nove la
regina era ancora in giardino (...) ho mandato Benito [a cercarla] e mi
ha riferito ch'ella non porta addosso altro che la camicia da notte, come
suo solito.129

La malata trasgredisce senza cosciente intenzione; circa [la sua


condotta] vi sono ogni giorno motivi di grande mortificazione. A tal
proposito le ho gi detto migliaia di cose, ma non vi rimedio, segnala
Santa Croce.. Elisabetta Farnese, invece di dare una mano, getta benzina
sul fuoco di questo incendio adducendo il fatto che si sente in colpa
per essere stata la causa di questo matrimonio; anche suo marito, il
letargico Filippo V, rimpiange ferocemente l'aver importato questo
tormento francese di cui condivide lo stesso sangue.
La voragine psicologica in cui Luisa Elisabetta sprofondata si aggrava
ulteriormente nel giro di poche settimane. Nessuno attorno a lei in
grado di aiutarla; tutti la scrutano, bisbigliano o ridono di lei. Le
chiacchiere circolano, condite da aneddoti piccanti; ogni giorno vi un
misfatto pi eclatante del precedente. Alla nudit in pubblico si
aggiunge, da un giorno all'altro, una nuova bizzarra ossessione per la
pulizia; la Corte vede la sovrana affannarsi a lavare fazzoletti,
cristalli, mattonelle, piastrelle e stoffe di ogni genere. Il delirio di
pulizia la spinge a farsi procurare una vasca da bagno in cui trascorre
ore sfregando panni con macchie inesistenti. Ogni getto d'acqua, ogni
fonte pubblica, scatena in Luisa Elisabetta la frenesia di tramutarsi da
regina in lavandaia. Intercala la singolare ricerca di asepsi tessile con
eccessi di cibo: Dopo la zuppa, la Regina ha mangiato des poulardes
[pollastri, si noti il plurale] e un'insalata di cetrioli e pomodori con
molto aceto.130
Il 2 luglio 1724, il disperato Luigi torna a sfogare con i genitori tutto
lo sconforto che opprime il suo fragile spirito:
Il mio dolore non fa che crescere. (...) Quando ieri sera mi sono recato
a cena [la regina] era talmente allegra che credo fosse ubriaca. (...)
Stamani andata a San Pablo in camicia da notte, ha pranzato e poi
andata a lavare fazzoletti, (...) ha mangiato molte porcherie, si messa
in camicia e in questo modo si affacciata alla grande galleria di
vetro, dove la si vedeva da ogni parte intenta a lavare le piastrelle.131
Raggiuge il culmine del suo squilibrio mentale lo raggiunge durante un
ricevimento pubblico. I sudditi presenti assistono attoniti alla sovrana
che improvvisamente si spoglia, afferra il proprio vestito e si lancia
nella pulizia dei vetri del salone. La vergogna generale e le malignit
attraversano i corridoi, superano i giardini; ormai nessuno ha pi dubbi
sul fatto che la regina abbia perso il senno. Re Luigi, mortificato,
scrive al padre: Di modo che non vedo altro rimedio che rinchiuderla il
pi presto possibile, poich il suo sconvolgimento in continuo
aumento.
Filippo V, che persiste nel suo ritiro nel palazzo de La Granja,
impartisce al figlio ordini drastici:
importante che non la vediate, che non mangiate ne dormiate con lei.
Deve avere contatti solo con persone di somma prudenza e talento (...)
che devono far comprendere alla Regina, vostra moglie, che la sua
stravagante condotta verso Dio, verso di voi e verso se stessa stata la
ragione che ha indotto a prendere nei suoi riguardi la decisione in
questione.132
La reclusione della regina di Spagna viene messa in atto il 4 luglio 1724
e impietosisce l'Europa intera. Si escogita un espediente per farla
uscire a passeggiare alla Casa de Campo, dove le si prepara un pranzo.
Alla fine del banchetto le viene annunciato l'imprigionamento nel
palazzo grande, luogo buio e freddo che la spaventa molto. Luisa
Elisabetta si sente completamente abbandonata, non trattiene le lacrime e

implora di poter tornare al Buen Ritiro, la sua adorata casa. Non capisce
di che cosa la si accusi, danneggia forse qualcuno lavando fazzoletti o
mangiando insalata? Dall'amarezza che prova vomita tutto il pranzo, ma
dai suoi accompagnatori non ottiene in cambio nient'altro che gelo;
nessuno si impietosisce, a nessuno interessa la sua disgrazia.
La giovane regina implora di poter parlare con il sovrano ma le viene
detto che le proibito. Come accade abitualmente, Luisa Elisabetta
singhiozza sconsolatamente e scrive al marito supplicando di perdonarla
per tutte le manchevolezze che giura di voler correggere, sebbene ignori
quali siano esattamente. Completamente incosciente di cosa abbia
contrariato tutti, disposta a tutto pur di scongiurare il terrore che
le provoca la solitudine e il confino. Il pentimento prosegue in svariate
lettere che giungono fino a Filippo V. Il re, impegnato nella preghiera
costante, apprezza le scuse della prigioniera ma afferma che gli
piacerebbe vederla pi afflitta ancora. La regina di Spagna trascorre
tre giorni distrutta dal pianto e annientata dal rimorso, ma re Luigi
vive la separazione come una boccata d'aria fresca; i circa due anni di
convivenza con Luisa Elisabetta hanno incrinato un'allegria che ora sta
iniziando a rinascere: Non ho mai visto il re allegro e rilassato come
dal momento in cui si prodotta la separazione, dichiara l'ambasciatore
francese. Tutti sono certi del fatto che si coricasse con la Regina solo
perch in Spagna si considera sacrilego che l'uomo dorma in un letto
separato.133
Nonostante l'iniziale euforia e la riscoperta della perduta quiete,
certo che l'indole tenera di re Luigi non resta indifferente al dolore
della sposa. Le sue suppliche, lo stato di abbandono in cui sembra
trovarsi, il penoso castigo e la profonda contrizione della prigioniera
commuovono profondamente il cuore del re e lo sprofondano nei sensi di
colpa. Nella sua mente infantile iniziano a farsi strada scene da
cavaliere che salva la principessa sofferente; invia lettere a Filippo V
in cui chiede perdono per lei finch, il giorno 10, lo stronca una
notizia che fa a pezzi tutte le sue fantasticherie: gli viene comunicato
che la moglie ha tentato di uscire in terrazza in camicia da notte e che
costato grande fatica farla rinsavire. La reclusione, pertanto, non
servita a nulla. Luigi subisce uno dei colpi pi dolorosi della sua vita,
mentre l'infelice Luisa Elisabetta, sempre incapace di comprendere quali
oscuri ingranaggi interni la spingano a comportarsi cos, si limita a
supplicare Filippo V ed Elisabetta Farnese di avere piet del suo stato:
Aiutatemi, - implora -aiutatemi a rialzarmi, e non dubitate del fatto
che ve ne sar eternamente riconoscente.134
La morte di re Luigi
L'incarcerazione dura sedici giorni. Alla fine la bont del re non
resiste alle suppliche e ai pianti, e cede alle richieste di piet e alle
soavi promesse d'amore. L'ambasciatore francese dubita che la liberazione
serva a qualcosa:
Vi saranno ulteriori dissapori: il carattere della Regina rispettabile,
ma la sua testa, il suo cuore, la sua condotta e il suo temperamento sono
quattro cose che frequentemente creano problemi.135
Non si sbaglia. La lontananza emotiva tra i sovrani oceanica e
l'atteggiamento della regina provocatorio; il suo aspetto pi
trasandato e sporco di quello di un garzone di taverna, le sue abitudini

alimentari sono criminali, e il suo gusto per la nudit rimasto


intatto.
Il sovrano non ne pu pi e sceglie di spostare altrove il suo sguardo.
Vagabonda per le strade di Madrid in compagnia di occasionali compari e
si perde nei boschi e sulle montagne per cacciare, senza badare alle
estreme temperature in cui si imbatte. Ogni distrazione sembra
insufficiente sebbene si dedichi a tutte con entusiasmo... mentre
tralascia completamente gli impegni politici. Il suo fisico, nonostante
un'apparente delicatezza, sembra forte, ma la ferita emotiva lo erode
internamente pi di quanto si possa sospettare.
Il 15 agosto ha un malore e il medico diagnostica un eccesso alimentare;
questa profezia spaventa la regina, che dall'impressione vomita. Dominata
dalla sua malattia, Luisa Elisabetta muta un'altra volta la sua
disposizione verso il sovrano: passa dall'ignorarlo ad attaccarvisi nel
momento in cui intravede la possibilit di un allontanamento. Sei giorni
dopo il primo mancamento, Luigi I viene contagiato dal vaiolo. I fratelli
minori del re vengono immediatamente trasferiti al palazzo grande,
fuori dalla portata della terribile malattia, mentre la regina esprime
l'inamovibile decisione di restare al fianco del letto del malato.
Filippo V ed Elisabetta Farnese si fregano le mani... con un po' di
fortuna la francese verr contagiata e scomparir una volta per tutte!
Nel corso della malattia la regina ricopre di amore inesauribile il
malato, si dedica alle sue piaghe, alle sue continue febbri... Nonostante
le premure ricevute, il re non migliora; una gamba d sintomi di
cancrena. Lo salassano e ottengono un sangue sporco e avvelenato che
scatena un'orribile agonia. Corre il 31 agosto 1724 quando re Luigi I di
Spagna esala il suo ultimo respiro; ha vissuto diciassette anni e ha
portato la corona per otto mesi. Lascia una vedova di quindici anni.
Luisa Elisabetta, che sino ad ora ha fatto tanta fatica a obbedire agli
spagnoli, si attiene per la prima volta ai loro desideri e si lascia
contagiare dal vaiolo del marito. La malattia dura, le febbri orrende,
il fetore nauseante... Nessuno ha particolare voglia di prendersi cura di
lei, nessuno apprezza le notti bianche che una regina quindicenne aveva
trascorso per vegliare il defunto marito. Non l'abbandonate, chiede
affranta la duchessa di San Pedro all'ambasciatore francese,
dimostrandosi l'unica persona caritatevole. Ha solo voi che la possiate
aiutare, e qualunque sia stata la sua condotta, non vi dimenticate che
francese, della casa dei Borboni, e disgraziata.136
Tuttavia il dolore che gli spagnoli provano per il loro re Luigi non si
prolungher a causa della sua vedova, poich Luisa Elisabetta gode di una
salute molto pi agguerrita di quanto chiunque avesse sospettato; non
da escludere che le eccessive porzioni di insalata ingerite possano avere
giocato un ruolo favorevole. Dopo un periodo trascorso a lottare contro
la stessa infezione che si portata via il suo sposo, la regina vedova
ritorna nel mondo dei vivi; certo, tutta cosparsa di cicatrici e con una
condotta eccentrica come ai tempi della massima insania: Mi sono trovato
di fronte a una persona [dall'aspetto] pi sconvolto, trasandato e
sudicio di quello che avrebbe una sguattera di cabaret, sbraita
l'ambasciatore francese in una delle sue lettere. La domanda sorge
immediata: che ne facciamo adesso di questo rottame? Alcuni propongono,
dando fondo a tutta la propria fantasia, di darla immediatamente in sposa
al cognato Fernando, Principe delle Asturie e attuale erede al trono; il
fanciullo un codardo e si rinchiude nella sua tetraggine senza
articolare parola. Elisabetta Farnese si precipita a salvare il

figliastro da tale enorme sacrificio e propone a Filippo V un'idea


migliore: necessario liberarsi di questo incubo al pi presto, scopo
per cui le spalancano la via del ritorno in Francia, senza trovare alcun
ostacolo; in Spagna, risulta chiaro, nessuno la vuole, nemmeno i suoi
servitori.
Tuttavia nel suo paese natale la presenza della vedova adolescente una
seccatura. Luigi XV, il giovane sovrano francese, negozia dure condizioni
ed esige che Luisa Elisabetta non metta piede a Parigi. Dopo
un'interminabile serie di difficolt, il monarca francese cede il
castello di Vincennes, dove la giovane si stabilisce nel 1725; l la
regina di Spagna trascorre i suoi giorni in balia del disordine mentale
che la governa. Uno dei suoi visitatori proclama che, lungi dal
migliorare in Francia, l'infermit psichica si impadronita
completamente della sua condotta e del suo aspetto:
grassa, nonostante non abbia ancora compiuto diciassette anni;
famelica; mangia con entrambe le mani e gli inservienti che la
accompagnano la trasportano a braccia, lasciandola dondolare come
Pulcinella, con i piedi che non toccano terra, finch non giunge al
salone, dove ella stessa si lascia cadere sul pavimento. (...) Ha i
capelli tagliati a mo' di scolaro.137
Adieu, Luisa Elisabetta, adieu
Poco dopo, Luisa Elisabetta si rinchiude volontariamente in un convento
di clausura nel quale solo il fratello si reca di tanto in tanto a farle
visita. Gli altri cuori, sia spagnoli che francesi, trovano questioni e
persone pi importanti di cui occuparsi. In due occasioni la regina
vedova invia lettere di supplica a Filippo V, senza mai ottenere
risposta. Triste, abbandonata e sola, si aggrappa alla propria pazzia, al
suo paradiso fantastico dove non vigono divieti n per la sua nudit, n
per la sua bulimia, n per l'odore del suo corpo. Per diciassette anni
sopporta il peso del suo delirio, finch in un freddo giorno del 1742
lascia questo mondo, non senza prima aver chiesto che il suo cadavere
venga sepolto senza alcuna pompa.
Luisa Elisabetta giace nella chiesa francese di San Sulpizio. Viene
sepolta all'alba, quasi di nascosto, poich i suoi familiari, incluso il
re di Francia, si rifiutano di renderle gli omaggi che solitamente
spettano a una principessa francese, figuriamoci alla regina vedova di
Spagna. Una volta sotto terra, si dice che nessuno si recher a versare
lacrime o a porre fiori sulla sua lapide. L'eredit che lascia composta
da ricordi tetri, aneddoti piccanti che provocano disprezzo, memorie di
pazzie che provocano ilarit... La sua tragica malattia non ha suscitato
la compassione che avrebbe meritato e la sua memoria alimenta un continuo
e morboso piacere. In Francia si ricorda con sarcasmo che fu degna figlia
di suo padre; in Spagna si sa solo, se mai si seppe davvero qualcosa, che
eruttava in pubblico, che correva nuda per i giardini e che per un breve
ma faticoso lasso di tempo non vi fu altra possibilit se non quella di
sopportarla.
Andandosene dalla Spagna lascia il regno, nuovamente, nelle mani di un
Filippo V ormai tramutato in un rifiuto umano; debole, delirante,
tormentato dalle allucinazioni e dal terrore di morire avvelenato a causa
dei tessuti bianchi, ostile al contatto con le altre persone e con
l'acqua per lavarsi. Straccione, maleodorante e con una barba di mesi,
Filippo V riceve i suoi ambasciatori e si rimette a capo di una Spagna

che ancora non ha dimenticato le nudit di Luisa Elisabetta durante le


sue corse nei giardini di palazzo. La nazione si libera della follia
della sua regina solo per cadere, di nuovo, in quella di Filippo V. I due
condividono buona parte dell'albero genealogico, ma l'attuale monarca
vive indebolito e tormentato da una pazzia infinitamente pi grave di
quella della nuora. Il re tira avanti con i vestiti a brandelli e
permette solo alla regina di avvicinarglisi per rammendare gli strappi;
molto difficile non cedere alla nausea di fronte all'odore che si
diffonde in sua presenza. Lo si sorprende a ululare, cos come a
piangere, cantare, colpire se stesso e la regina. Passa dall'inappetenza
all'ingestione compulsiva di dolci, dall'estrema magrezza all'obesit.
Non pi in grado di scrivere perch sono anni che non si taglia le
unghie delle mani e non pu afferrare la penna; non si alza neppure dal
letto, perch la lunghezza delle unghie dei piedi gli impedisce di
camminare, sebbene a volte non lo faccia in quanto convinto che i suoi
piedi abbiano dimensioni diverse l'uno dall'altro.
Nel 1731 inizia a cercare di sopravvivere senza dormire, modificando ogni
giorno i propri ritmi fisiologici; confonde il giorno con la notte,
pranza alle cinque di mattina, lavora con i propri segretari alla luce
della luna, fa colazione alle tre di pomeriggio, per poi cambiare ordine
il giorno successivo... Ai suoi episodi mistici se ne aggiungono di
violenti; e se ci non bastasse, si sforza di montare i cavalli che
adornano l'arazzo della parete. Nel 1732 si rifugia nel letto,
rifiutandosi di lasciarlo per qualunque ragione. Solo il castrato
Farinelli, grazie agli arpeggi della propria voce, riesce a placare
l'iracondia del sovrano e, di conseguenza, evita anche alla regina
ulteriori traumi; l'ambasciatore inglese ne parla ai suoi in questo modo:
Farinelli deve cantare ogni notte le stesse quattro canzoni, e questo va
avanti da dodici mesi consecutivi. (...) In alcune occasioni il re imita
Farinelli quando la musica gi svanita, emette quindi tali grida e
ululati che bisogna allontanare qualunque potenziale testimone per
evitare che si diffonda la notizia di tali follie. Il re ha avuto uno di
questi attacchi la settimana scorsa; durato da mezzogiorno a mezzanotte
e mezza senza posa.1
Le stesse quattro canzoni di Farinelli sono la ninnananna del re, senza
tregua, per 3.600 notti consecutive. Gi un anno prima della morte di
Luisa Elisabetta in Francia, suo suocero e cugino Filippo V non pi
padrone della sua testa ... E continua a mantenere relazioni sessuali con
la moglie, la regina Elisabetta, due volte al giorno.

CHI CHI. PERSONAGGI CITATI IN QUESTO CAPITOLO


Angi, duca di: secondo nipote di Luigi XIV, pi tardi designato dal re
di Spagna con il nome di Filippo V.
Desmares, Christine: amante di Filippo d'Orlans, madre di una delle sue
figlie.
Elisabetta Farnese (1692-1766): seconda moglie di Filippo V, con la quale
egli si sposa pochi mesi dopo essere rimasto vedovo della regina Maria
Luisa. La regina Elisabetta governa con pugno di ferro la Spagna nel
momento in cui la pazzia di Filippo V lo allontanano dalla vita politica.
Filippo, duca d'Orlans, reggente di Francia (1674-1723): figlio di
Monsieur e Madame, unico nipote di primo grado di Luigi XIV e genero del
medesimo una volta sposatosi con la quarta delle sue figlie illegittime

(avuta dalla sua relazione con Madame Montespan). Prima della morte del
padre, pertanto prima di ereditare il titolo di Duca d'Orlans, Filippo
usa il titolo di Duca di Charter. nominato reggente di Francia dal
suocero, il Re Sole, compito che svolge durante il periodo in cui l'erede
Luigi XV ancora non ha raggiunto la maggiore et. Di tutti i membri della
famiglia, Filippo d'Orlans quello che pi somiglia al Re Sole, ma alle
sue varie qualit si aggiungono immensi difetti che gli conferiscono la
fama di essere uno dei pi grandi libertini che la Francia abbia
conosciuto. Combatte con esuberanza e abilit nella Guerra di Successione
al trono di Spagna assieme al nipote Filippo V, al quale sogn sempre di
usurpare la corona spagnola. Si converte infine nel suo consuocero quando
riesce a far sposare la quinta delle sue figlie, Luisa Elisabetta, con
Luigi I, primogenito del sovrano spagnolo.
Florence, Mademoiselle: amante di Filippo d'Orlans e madre di uno dei
suoi figli.
Franoise Marie di Borbone, duchessa d'Orlans (1677-1749): moglie e allo
stesso tempo cugina di primo grado di Filippo d'Orlans; quarta figlia di
Luigi XIV e della sua amante, Madame Montespan. Con Filippo d'Orlans
genera sette figli dei quali si occupa a malapena.
Liselotte: vedasi Madame.
Luigi I, Principe delle Asturie e Re di Spagna (1707-1724): primogenito
di Filippo V e Maria Luisa di Savoia. Pronipote del Re Sole. Re di Spagna
per otto mesi. Disgraziato marito della consanguinea Luisa Elisabetta
d'Orlans.
Luisa Elisabetta d'Orlans, Regina di Spagna (1709-1742): quinta figlia
di Filippo d'Orlans, reggente di Francia. Nipote del Re Sole e allo
stesso tempo nipote di Monsieur, fratello del sovrano francese. Moglie di
suo nipote Luigi I, re di Spagna. Fino al matrimonio Luisa Elisabetta
conosciuta con il nome di Mademoiselle Montpensier. In Spagna si
conquista una generalizzata antipatia a causa di una condotta insolita.
Dopo essere ascesa al trono si manifesta in lei un disturbo mentale che
non la abbandoner pi fino alla morte.
Luigi XIV (1638-1715): anche chiamato Re Sole o Re della Corte di Apollo.
Figlio di Luigi XIII di Francia e della principessa spagnola Anna
d'Austria (sorella di re Filippo V). Sposato con la cugina di primo
grado, l'infanta Maria Teresa, figlia del re spagnolo Filippo IV. Luigi
XIV gestisce il suo regno con mano ferma e completa lucidit fino alla
sua morte, a settantaquattro anni. Durante tutto il periodo ammirato,
temuto e imitato da tutti i sovrani europei dell'epoca. La sua influenza
decisiva nell'incorporazione dei Borboni nella monarchia spagnola. Alla
sua morte il suo corpo, come d'uso, viene imbalsamato, separando gli
organi interni dal resto dei tessuti, come si faceva nell'antico Egitto;
mentre i cuori degli altri monarchi del mondo finiscono in luoghi
illustri, quello del Re Sole finisce nello stomaco di un individuo
inglese dalle eccentriche abitudini gastronomiche. La colpa della
Rivoluzione Francese. Durante questo periodo, infatti, un furioso
agitatore repubblicano irrompe nella cattedrale di Saint Denis, profana
la tomba del celestiale Re e ruba il cuore imbalsamato. L'organo regale
viene venduto a un collezionista inglese, che a sua volta lo rivende al
prelato di Westminster, il quale, a sua volta, lo lascia in eredit al
figlio Frank Buckland, giovane dalle propensioni scientifiche dedicate,
fondamentalmente, agli esperimenti con animali esotici che possano
diventare alimento per gli inglesi. Per un certo periodo il ragazzo si
accontenta di mangiare koala, tartarughe o serpenti, ma presto decide di

ampliare il suo campo di ricerca a qualsiasi elemento masticabile. E qui


entra in gioco il cuore di Luigi XIV. Secondo le cronache del tempo,
Frank Buckland si fa servire l'organo imbalsamato in un piatto: Ho
mangiato molte cose strane in vita mia - lo si sente commentare - ma la
prima volta che pasteggio con il cuore di un re.139
Luigi, Gran Delfino, Monseigneur (1661-1711): unico figlio legittimo di
Luigi XIV e padre del re spagnolo Filippo V. Annullato dal padre, che non
gli permette di intervenire nelle questioni politiche, la sua missione
principale consiste nel cacciare, mangiare, osservare i propri
giardinieri e sposarsi con Maria Anna Cristina di Baviera, donna
spaventosamente brutta (che a lui piace da morire), con la quale genera
tre figli maschi. Luigi XIV stima pi questi nipoti che lo sventurato
Monseigneur, fino al punto di collocare uno di loro sul trono di Spagna,
con il nome di Filippo V. Il povero Monseigneur accetta con rassegnazione
il fatto di essere figlio di un Re, padre di un Re, ma mai re lui stesso.
L'infelice sopporta per mezzo secolo una vita priva di allegria fino a
che la morte lo coglie, infine, quattro anni prima di suo padre. La vita
del Gran Delfino quella di un mero progetto di sovrano che non pot mai
sperimentare, nemmeno da lontano, il peso della corona sulla sua testa.
Luigi XV (1710-1774): pronipote primogenito di Luigi XIV, nipote di primo
grado di Filippo V di Spagna e suo aspirante genero nel momento in cui
viene combinato il suo matrimonio con l'infanta Maria Anna Vittoria,
figlia del sovrano spagnolo e della regina Elisabetta Farnese.
Louise de La Vallire (1644-1710): prima delle amanti ufficiali del Re
Sole, per la quale egli inventa il titolo di matresse-en-titre. Madre di
tre figli, due dei quali vivono abbastanza da essere riconosciuti dal
celestiale padre. Louise viene soppiantata da Madame Montespan, donna
molto pi spigliata e bella. Nel 1674 si ritira in un convento in cui
rester fino alla morte.
Madame (1652-1722): nome con cui tutta la corte francese si riferisce a
Elisabetta Carlotta di Baviera, chiamata anche Liselotte. Madame
cognata di Luigi XIV, seconda moglie di Monsieur, madre di Filippo
d'Orlans e nonna di Luisa Elisabetta.
Maintenon, Madame de (1635-1719): terza amante di Luigi XIV e unica che
riesce a sposarsi con lui, in segreto, dopo che rimasto vedovo
dell'infanta Maria Teresa. Donna molto religiosa e troppo avanti con gli
anni per essere madre quando conosce il re. Nemica di Madame, tra le due
si produrr una serie infinita di contrasti.
Maria Anna Vittoria, o Mariannina: figlia di Filippo V e di Elisabetta
Farnese, che, in seguito a un negoziato politico tra Francia e Spagna,
viene inviata in Francia, a quattro anni, per andare in sposa a Luigi XV,
suo cugino e futuro re. Il matrimonio non celebrato e la corte francese
restituir la piccola scatenando uno scontro politico tra i due paesi.
Maria Luisa Gabriella di Savoia, Regina di Spagna (1688-1714): prima
moglie e allo stesso tempo cugina del re Filippo V di Spagna. Nipote di
Monsieur e, pertanto, nipote di Luigi XIV. Figlia di Vittorio Amedeo di
Savoia, che combatte nelle file austriache durante la Guerra di
Successione al trono spagnolo. Madre di Luigi I, re di Spagna per otto
mesi, e di Fernando VI, che succede al padre e al fratello Luigi al
trono. Il suo matrimonio con Filippo V passa alla storia per l'ardore
amatorio che i coniugi dimostrano l'uno all'altro. Il re cade in una
grave depressione quando Maria Luisa scompare, all'et di ventisei anni.
Maria Teresa, infanta di Spagna e Regina di Francia (1638-1683): figlia
di Filippo IV di Spagna e moglie di Luigi XIV di Francia, il Re Sole. Non

si sent mai benaccetta dai sudditi, parla appena il francese e


l'educazione ricevuta all'austera e religiosa corte spagnola si oppone
diametralmente a ci che trova alla Corte di Apollo, dove bellezza,
eleganza, frivolezza e classe sono considerate qualit indispensabili.
L'infanta Maria Teresa ha con il Re Sole un solo figlio che, secondo i
testimoni, ha ereditato tutto da lei e nulla dal sidereo padre. Si tratta
di Luigi, chiamato anche Monseigneur o Gran Delfino.
Monseigneur: vedasi Luigi, Gran Delfino.
Monsieur (1640-1701): soprannome dato a Filippo, duca d'Orlans padre.
Monsieur l'unico fratello di Luigi XIV. Sposato in prime nozze con
Henrietta, una delle sorelle del Re d'Inghilterra, che muore avvelenata
nel 1670. Da questo matrimonio nascono due figlie. Maria Luisa, la
primogenita, sposa il re spagnolo Carlo II el Hechizado; questo
matrimonio non genera alcun erede alla corona spagnola. La seconda
figlia, Anna Maria, sposa Vittorio Amedeo di Savoia. Da questo matrimonio
nascono due figlie, la seconda delle quali, Maria Luisa, sposa Filippo V,
re di Spagna. La maggiore, Maria Adelaide, si unisce in matrimonio con il
nipote primogenito del Re Sole, il duca di Borgogna. Ne nasce Luigi XV.
Montespan, Athnas (1641-1710): amante ufficiale di Luigi XIV per
tredici anni; acclamata come una delle maggiori bellezze dell'epoca.
Ottiene che il Re Sole riconosca i figli nati nel corso della loro lunga
relazione, la quarta dei quali, Franoise Marie, sposa Filippo d'Orlans,
unico nipote di primo grado del re.
Montpensier, Mademoiselle: vedasi Luisa Elisabetta di Orlans.
Orsini, Principessa degli (1642-1722): di nome Anne Marie de la
Tremoulle, amica intima di Madame de Maintenon, la terza amante del re e
alla fine anche sua moglie. Confidente di Luigi XIV, da lui collocata nel
ruolo di prima cameriera alla corte di Filippo V di Spagna. Quando
Filippo V sale al trono spagnolo, la Principessa degli Orsini diventa la
sua principale consigliera politica, e in pratica, governa la Spagna in
sua vece quando il sovrano spagnolo cade vittima di una crisi depressiva
dopo essere rimasto vedovo.
Phalaris, Madame: amante di Filippo d'Orlans, tra le cui braccia il
reggente muore.
Reggente: vedasi Filippo d'Orlans.
Saint-Simon, duca di (1675-1755): politico e storiografo, amico intimo di
Filippo d'Orlans. Ambasciatore di Francia in Spagna quando Luisa
Elisabetta sposa il Principe delle Asturie. Alla morte del reggente si
ritira dalla vita politica e si dedica alla stesura delle sue celebri
Memorie, che raccolgono minuziosi dettagli della vita francese durante la
reggenza di Luigi XIV e di Filippo d'Orlans.
Note
1. Lettera citata dal dottor Cabans, pp. 19-20.
2. Lo stregato.
3. Anna d'Austria sorella del monarca spagnolo Filippo IV, moglie del
re francese Luigi XIII e madre di Luigi XIV.
4. L'infanta Maria Teresa figlia di Filippo IV e della prima moglie,
Isabella di Borbone; di conseguenza anche sorellastra di Carlo II e
cugina di primo grado di suo marito, Luigi XIV di Francia.
5. L'infanta Margherita, madre dell'arciduca Carlo, sorella minore del
re Carlo II. Velzquez la ritrasse al centro della sua opera Las Meninas
(Le damigelle di Corte).

6. Sia Monseigneur che il duca di Borgogna sembrano vaticinare il futuro:


Luigi XIV sopravviver a entrambi.
7. Duca di Saint-Simon, vol. XVII, p. 312.
8. Dr. Cabans, p. 37.
9. Dr. Cabans, pp. 50-51.
10. Marianna di Neuburg ha al momento ventinove anni.
11. Dr. Cabans, p.47.
12. M. Farquhar, p. 35.
13. Sedia con un foro, precursore dell'attuale ritirata.
14. Intelaiatura di stecche di vimini che dava alla gonna una forma a
campana. Era usato esclusivamente dalle nobildonne.
15. Lettera indirizzata alla principessa Sofia di Baviera, scritta a
Fontainebleau l'8 ottobre 1688.
16. Governante in casa degli Orlans e accompagnatrice femminile del
cavaliere di Lorraine, niente meno che l'amante ufficiale di Monsieur,
marito omosessuale dell'autrice della presente lettera.
17. Festa privata notturna a cui solo pochi eletti avevano il privilegio
di poter presenziare.
18. Amante ufficiale del re.
19. Lettera scritta a Versailles il 4 novembre 1677.
20. Luigi XIV resta lucidamente al potere fino a settantasei anni,
sopravvivendo al suo primogenito erede, che muore all'et di
cinquant'anni, e al primo nipote, che lo fa a trenta. Il trono passa al
suo pronipote, ancora bambino, e il ruolo di reggente viene affidato al
primogenito di Monsieur.
21. C. Pevitt, p. 13.
22. Abate di Cosnac, p. 231.
23. Madame Montespan, una delle amanto pi importanti del re, cliente
abituale della Voisin. Attraverso messe nere e afrodisiaci vari
somministrati dall'avvelenatrice, si dedica a prolungare l'amore del
sovrano.
24. Lettera scritta a Marly, 19 febbraio 1705.
25. C. Pevitt, p. 130.
26. C. Pevitt, p. 11.
27. Saint Germain, 5 febbraio 1672.
28. Versailles, 23 novembre 1672.
29. E. Herman, p. 4.
30. C. Pevitt, p. 15.
31. Saint-Cloud, 19 marzo 1963.
32. Parigi, 9 gennaio 1716. lettera a Carolina del Galles.
33. C. Previtt, p. 16.
34. A. Forster, p. XVIII.
35. J. A. Dulaure, p. 45.
36. J. A. Dulaure, p. 311.
37. Si veda l'appendice finale a questo capitolo.
38. Berretto da notte.
39. Lettera scritta a Versailles l'1 gennaio 1963.
40. Figlia di Filippo IV e nipote di Anna d'Austria, la regina madre.
41. E. Herman, p. 54.
42. E. Herman, p. 46.
43. N. Mitford, p. 54.
44. N. Mitford, p. 41.
45. N. Mitford, p. 107.
46. Si veda l'appendice finale a questo capitolo.

47. N. Mitford, p. 108.


48. Lettera alla principessa Sofia, datata Saint-Cloud, 14 aprile 1688.
49. Lettera alla principessa Sofia, datata Versailles, 29 dicembre 1701.
50. Fontainebleau, 10 ottobre 1693.
51. Il coraggioso.
52. Luigi XIV fa riferimento in particolare a Carlo II.
53. Dr. Cabans, pp. 86-87.
54. Dr. Cabans, p. 110.
55. Dr. Cabans, p. 111.
56. Lettera di Louville a Luigi XIV, citata dal Dr. Cabans, p. 115.
57. Dr. Cabans, p. 127.
58. Dr. Cabans, pp. 122-123.
59. Dr. Cabans, p. 128.
60. Dr. Cabans, p. 133.
61. Dr. Cabans, p. 134.
62. Citazione da C. Gonzlez Driga, p. 289.
63. Lettera citata dal Dr. Cabans, pp. 92-93.
64. Duca di Saint-Simon, vol. XVII, p. 366.
65. Dr. Cabans, p. 152.
66. Squisitezza.
67. Citazione da P. de la Motte.
68. Lettera scritta a Versaills il 2 agosto 1686.
69. Lettera scritta a Versailles il 10 gennaio 1692.
70. Lettera alla duchessa Sofia, datata 14 aprile 1688.
71. Saint-Cloud, 14 aprile 1688.
72. Duca di Saint-Simon, vol. XVII, p. 475.
73. Lettera
74. Libertinaggio.
75. Versailles, 16 marzo 1698.
76. Lettera scritta a Versailles il 12 gennaio 1698.
77. Gli altri figli illegittimi di Luigi XIV.
78. Lettera scritta a Marly il 14 aprile 1712.
79. In francese nell'originale tedesco. Si riferisce ai vari cosmetici
che fanno parte dell'arsenale di bellezza della moquette.
80. Saint-Cloud, 7 agosto 1692.
81. Si veda l'appendice finale a questo capitolo.
82. Luigi XIV muore nel 1715; come d'uso all'epoca, il suo cadavere viene
aperto per estrarre le viscere e il cuore. Nell'appendice si d conto del
curioso destino toccato a quest'organo.
83. Documento trascritto da N. Mitford, p. 241.
84. Dr. Cabans, p. 167.
85. Duca di Saint-Simon, vol. XVIII, p. 210.
86. Citata dal Dr. Cabans, pp. 169-170.
87. Si veda l'appendice finale a questo capitolo.
88. Duca di Saint-Simon, vol XVIII, p. 271.
89. Duca di Saint-Simon, vol XVIII, p. 315.
90. Citazione dal Dr. Cabans, p. 186.
91. C. Previtt, p. 48.
92. Parigi, 31 marzo 1718.
93. Parigi, 9 dicembre 1717.
94. Saint-Cloud, 25 settembre 1720.
95. Versailles, 12 dicembre 1709.
96. Saint-Cloud, 23 ottobre 1721.
97. Saint-Cloud, 6 novembre 1721.

98. Cardinale Dubois a Filippo V. Lettera citata dal Conte di Pimodan, p.


35.
99. Saint-Cloud, 6 dicembre 1721.
100. Si riferisce al cardinale Borgia, che offici la cerimonia.
101. Duca di Saint-Simon, vol. XIX, cap. 5, p. 62.
102. Duca di Saint-Simon, vol. XIX, cap. 5, p. 62.
103. Duca di Saint-Simon, Memorie, vol. XIX, cap. 5, p. 63.
104. Papiers indits de Saint-Simon, lettera citata dal Dr. Cabans,
p.197.
105. Duca di Saint-Simon, vol. XIX, cap. 5, p. 70.
106. A. Danvila, p. 79.
107. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 184.
108. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 185.
109. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 186.
110. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 187.
111. La declinazione dell'intera frase in spagnolo femminile, il che
rende meglio il parallelo ociosidad-madre-Madame. [NdT]
112. Cardinale C. Duclos, p. 143.
113. Luigi XV.
114. Duca di Saint-Simon, vol. XIX, cap. 6.
115. G. Breton, p. 78
116. Si veda l'appendice finale a questo capitolo.
117. G. Breton, p. 74. 118 Dr. Cabans, p. 176.
119. Dr. Cabans cita il maresciallo Tess, p. 221.
120. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 189.
121. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 188.
122. A. Danvila, p. 118.
123. Archivio Storico Nazionale, fasc. n 2542, n. 190.
124. Citazione dal Dr. Cabans, p. 215.
125. Maresciallo Tess a Morville, vol. 335, f. 145, 6 luglio 1724.
126. A. Danvila, p. 137.
127. A. Danvila, p. 162.
128. Lettera originale del Marchese di Santa Croce, trascritta da A.
Danvila, p. 123.
129. Archivio Storico Nazionale, fasc. 2635, 1 luglio 1724.
130. Archivio Storico Nazionale, fasc. 2685, 3 luglio 1724.
131. Dr. Cabans, p. 226.
132. Lettera di Filippo V a Luigi I, trascritta dal Dr. Cabans, p. 226.
133. Maresciallo Tess a Morville, f. 191, 6 luglio 1724.
134. Archivio Storico Nazionale, lettera di Luisa Elisabetta ai re, fasc.
2489, 18 luglio 1724.
135. Maresciallo di Tess, citato da A. Danvila, p. 137.
136. A. Danvila, p. 146.
137. Testo di Lord Percival citato da A. Danvila, p. 166.
138. J. A. Vallejo-Ngera, Locos egregios, p. 163.
139. M. Farquhar, p. 272.

PIETRO IL GRANDE (1672 - 1725)


Il genio che tortur suo figlio

II mio primo incontro con Pietro il Grande avvenne a Londra. Avevo circa
quattordici anni quando mi scontrai con la sua spettacolare presenza e il
suo sguardo al contempo ironico e intelligente. Mi aveva talmente
stregata che nemmeno la sua capigliatura riusc a sconvolgermi. Lessi il
cartellino che accompagnava il quadro: Pietro il Grande. Dipinto da Sir
Geoffrey Kneller durante il viaggio di Pietro il Grande in Inghilterra.
1697.
A quel tempo non sapevo niente della Russia, cos irraggiungibile,
nascosta dietro la sua cortina di ferreo comunismo; la sola cosa che mi
venne in mente contemplando il dipinto a olio fu che la fisionomia e
l'atteggiamento dell'uomo ritratto non somigliavano per niente a quelle
dei pochi russi che avevo visto e immaginato. In seguito venni a sapere
che Pietro era stato il governante pi carismatico e intelligente, il
miglior amante, l'uomo pi devoto che la Russia avesse mai avuto. Persino
durante il periodo marxista si continu a encomiare la sua memoria e a
venerare la sua eroica figura. A partire da quel momento volli sapere
tutto su di lui: anch'io, come il suo popolo, ne ero rimasta soggiogata.
Inserire Pietro il Grande in questo libro di personaggi eccentrici o
pazzi pu esser considerato un iniquo tributo a un vecchio amore. Vi
accorgerete di come, al momento di tuffarmi in questa biografia, sia
stata catturata dalle sue titaniche e indiscutibili virt per poi per
scoprire quanto poco mi sarebbe convenuto averlo come compagno. Per
rendergli giustizia, racconter che il lato oscuro della sua personalit
ebbe radici antiche e che le esperienze traumatiche della sua infanzia
crivellarono la sua psicologia scalfendola con inguaribili coltellate.
Nonostante tutto, Pietro riusc a essere grande tra i grandi. .. la
maggior parte delle volte.
Il gigante addormentato
Un'ombra incombe sul Palazzo d'Inverno. Non circola aria, se Pietro il
Grande muore, tutto morir e per la Russia non vi sar n consolazione n
futuro. Il pianto invade le strade e le case come il crepitio di mille
cristalli rotti. Anche senza vita, Pietro incarna la maestosit di un
gigante addormentato. Giace con le mani incrociate, all'apparenza
tranquillo, libero dal suo tic convulso e contrito che da tempo
immemorabile gli schiacciava la parte sinistra del volto, il braccio e la
gamba. Il labbro inferiore sensuale, cos come sempre fu il suo viso.
rasato poich tempo addietro aveva deciso di rompere la tradizione e
obbligare tutti gli uomini a radersi la barba a pena di multa o di
espulsione, dimostrando totale indifferenza nei confronti dei Vecchi
Credenti ortodossi che lo avrebbero mandato al cielo o accusato di
profanare la somiglianza al Messia.
Lascia questo mondo impetuosamente, come sempre aveva agito per tutta la
sua vita. Al culmine del suo potere, all'apice della sua abbagliante
fama, Pietro decide d'immergersi nella corrente gelata del fiume Neva.
Fuori dall'acqua, il vento di gennaio sferzante, nel suo corpo il
sangue fatica a scorrere e la pelle diventa bluastra. Un gruppo di
marinai sta per naufragare, lo Zar non ci pensa due volte: si tuffa per
salvarli e nessuno pensa a distoglierlo dal suo intento e a condurlo in
una zona pi sicura. Ma Pietro cos, coraggioso, risoluto, giovevole,
innamorato della Russia e dei russi.
Se la gelida temperatura per Pietro non aveva mai costituito un problema,
ora inaspettatamente viene colto da una febbre mortale che si somma a una

vecchia infezione venerea, a una cirrosi causata da eccessi etilici, a


un'infezione alla vescica, ai calcoli renali, alle cancrene... Nessuno di
questi mali era riuscito a corrompere il suo magnifico aspetto, niente lo
aveva fatto allontanare dai suoi doveri di sovrano e dal suo essere
incessantemente in fermento. La pleurite che il Neva gli regala tende
per fin troppo la corda della sua salute e lo Zar termina la sua
esistenza spegnendosi la mattina del 28 gennaio 1725, dopo giorni di
tenace lotta contro il delirio e il dolore.
La Russia rovescia per le strade il suo pianto, il suo dispiacere. Pietro
ha governato per quarantatre anni (1682-1725) con intelligenza, maestria
e audacia, diventando il colosso della sua nazione e superando la memoria
d'Ivan il Terribile a cui per indole e destino sembra ispirarsi. Il culto
del suo nome supera secoli e orientamenti politici, persino durante il
periodo comunista il Grande ha meritato un ricordo immenso tanto quanto
il suo appellativo. Alto quasi due metri e dotato di una forza fisica
tale da permettergli di piegare in due le monete d'argento, servendosi
delle sole dita, e di estrarre denti cariati a qualsiasi persona gli si
trovi vicino. Questo Sansone d'energia e audacia fa s che, agli inizi
del XVIII secolo, la Russia raggiunga il maggior progresso mai
conosciuto. Graffiandola appena le toglie la sua caratteristica muffa
provinciale strappandola a un lungo letargo e aprendola alla cultura e ai
costumi europei. La dota inoltre di un'amministrazione, di una polizia e
di un esercito degni della pi avanzata potenza. Sulle paludi della costa
del golfo di Finlandia, su un terreno di fango e acqua, costruisce San
Pietroburgo, sotto la direzione tecnica di architetti francesi e
italiani, consegnando al mondo una meravigliosa capitale, esuberante,
ricolma di meraviglie, che possibile ammirare ancora oggi in tutta la
sua magnificenza.
Gli eventi non gli resero certamente la vita facile e nemmeno le
circostanze favorirono del tutto la sua ascesa al trono.
Un'infanzia difficile
Quattordicesimo figlio e unico maschio tra i discendenti nati dal secondo
del fecondo padre Alessio, Pietro trova nei suoi tredici fratellastri un
branco di nemici.
Lo Zar Alessio muore quando Pietro ha solo quattro anni ma il padre ha
gi provveduto a incutere nel figlio un timore patologico nei confronti
della sua stessa persona. Non si sa molto di come Alessio abbia trattato
gli altri figli ma certo che l'indifeso Pietro fu il bersaglio di un
infinito e ingiustificato odio: il padre lo colpiva vilmente senza che
lui avesse modo di difendersi e, come se non bastasse, al minimo pretesto
lo prendeva per capelli e lo gettava per terra. I fratellastri maggiori,
poich odiavano la seconda moglie del padre nonch madre di Pietro,
fomentavano tali atrocit.
Alla morte dello Zar Alessio, il potere passa al figlio maggiore Fdor
III, che ha solo quattordici primavere e che muore dopo sei anni. Costui,
sebbene si fosse sposato due volte, lascia la Russia senza un erede e,
quindi, spetta al secondo discendente maschio della sequela di figli di
Alessio. Si tratta di Ivan V, che all'epoca ha quindici anni. Il ragazzo
non a caso sfoggia l'appellativo Il semplice: le sue condizioni fisiche e
mentali sono tanto deplorevoli che, dopo tante peripezie, il governo
decide di assegnare il trono sia a Ivan sia a Pietro, che al tempo aveva
solo nove anni.

I due occupano troni gemelli e hanno corona e scettro identici. Se il


piccolo Pietro svolge il suo nuovo incarico con entusiasmo e interesse,
Ivan arranca e richiede ogni genere di sostegno. Lo scenario che ne
deriva al contempo buffo e patetico. Se da una parte c' un bambino che
s'inorgoglisce giocando a fare lo Zar, dall'altra c' un adolescente
assonnato che sembra non interessarsi a niente. Nel frattempo, dalla
retroguardia, Sofia, la sorella maggiore, resta vigile.
La crudele sorella
Con venticinque aprili alle spalle, Sofia rappresenta in realt colei che
tiene le redini della Russia. Donna drogata di potere, fa s che sulle
monete risplenda il suo profilo piuttosto che quello dei due giovani Zar.
Le donne devono a Sofia l'abolizione della condanna alla sepoltura viva
per i casi di omicidio, motivo per cui le si tributa enorme gratitudine.
La reggente incoraggia inoltre la costruzione dei primi edifici in
pietra, chiamando in Russia i migliori architetti e artigiani europei. Il
problema per Pietro che Sofia mantiene una relazione esageratamente
ostile con la seconda moglie del padre, che sin dall'inizio tratta come
usurpatrice e rivale. Qualsiasi cosa faccia riferimento a Natalia, la
madre di Pietro, diventa oggetto di un cupo risentimento. Ma se Sofia con
quest'ultima deve in qualche modo agire con cautela, nei confronti del
bambino indifeso pu impunemente sputare veleno, affliggendo la vita del
giovane durante i sette anni in cui Pietro sar al potere.
Sofia concentra le sue energie nel duplice tentativo di spedire il
fratellastro e la rispettiva madre nell'oltretomba, l'unico luogo da cui
non potranno tornare. Finch Pietro continuer a presiedere, i russi non
prenderanno mai sul serio Ivan, il vero fratello di Sofia. Quest'ultima,
invece, desidera pi di qualunque cosa al mondo che proprio Ivan ad avere
la meglio, non tanto per devozione fraterna ma pi che altro perch
l'esaltazione di Ivan coinciderebbe con l'apologia di se stessa, visto
che il giovane solo un inetto che si pu comandare con la stessa
disinvoltura con cui ci si rivolge a una bambola di pezza.
Ivan, completamente estraneo ai sotterfugi della sorella, appare come un
incapace che non fa altro che ciondolarsi sul letto tutto il giorno; non
riesce neppure a camminare senza che altri lo aiutino. Ciononostante,
Sofia si fa in quattro per cercargli una moglie in grado di dargli un
erede. L'orgogliosa Praskov'ja Saltykova (1664-1724) spunta, boriosa
d'ambizione, sulla scena del palazzo. Priva di scrupoli, Praskov'ja
sembra non disdegnare lo stolto che ha per marito e governa la casa con
frenesia, come se ne fosse la proprietaria, particolare che le causer
non pochi scontri con l'agguerrita cognata. Tuttavia, le va riconosciuto
il merito di aver partorito cinque creature, in appararenza risultati
dalla relazione con Ivan. Dei cinque figli, solo le tre bambine
riusciarenno a sopravvivere: Ekaterina, Anna e la piccola Praskov'ja,
tonta come il padre.
All'epoca nessuno sospetta che le intenzioni di Sofia daranno i loro
frutti in futuro. Malgrado fallisca nel suo intento di trasformare Ivan
in un essere umano dignitoso e di dare alla Russia un erede maschio,
trentasette anni pi tardi avr modo di rallegrarsi quando la
secondogenita, Anna Ivanovna, diventer Zarina di tutte le Russie.
Se durante l'infanzia Pietro subisce frequenti aggressioni, ci che gli
accade durante l'adolescenza ancor pi triste e complesso. In varie
occasioni, con l'intento di destituirlo, la sorellastra gli somministra

veleno e, malgrado non riesca a mandarlo all'aldil, riesce a procurargli


infinite sofferenze. A partire da questo momento Pietro si ammala
sistematicamente e i continui sobbalzi emotivi indeboliscono le sue gi
anomale condizioni, facendogli accusare continua stanchezza, ulcere,
problemi ai reni e febbri persistenti. Il pericolo che rappresenta Sofia
di tale portata che il giovane Pietro passa notti insonni e ,se pure
riesce a dormire, non viene mai abbandonato da incubi terrificanti.
A partire da questo momento non vorr pi dormire da solo.
Nell'agosto del 1689, a diciassette anni, ha la prima crisi nervosa, che
cela, come tutte le nevrosi, una fortissima angoscia. Il meccanismo di
difesa diventa la fuga: si nasconde in un monastero recondito e l,
atterrito dal panico, lotta contro se stesso per tenersi lontano dalla
pazzia, dalla morte e dal nulla. Al tempo ignora ci che comincer a
scoprire pian piano: non tanto lontano comincia a sollevarsi un'eco in
suo favore, i russi iniziano a confrontare il carisma e l'intelligenza di
Pietro con le doti dei suoi due fratellastri. Quasi inconsapevolmente il
giovane recluso ha lasciato un'impronta da cui germoglia un seme fatto di
sostegno e simpatia verso la sua persona. Un gruppo sempre pi numeroso
di ufficiali si schiera a suo favore e, a dispetto di ogni pronostico, lo
fa pure Ivan, che per la prima volta mostra segni di ragionevolezza. Con
il passare dei mesi, il favore nei confronti di Pietro aumenta
progressivamente e Sofia costretta a rinchiudersi in un convento, da
cui non uscir mai pi. Ormai sollevati dalla minaccia di Sofia, Ivan V e
Pietro condividono il trono fino al 1696, anno in cui il primo muore
lasciando solo Pietro, che pur avendo all'epoca ventiquattro anni gi
dotato di una notevole esperienza.
Uno Zar di ventiquattro anni
A partire da questo momento, Pietro il Grande governer la sua nazione
per vent'anni. Impartisce ordini, prende decisioni politiche e procede
cos rapidamente che i suoi accompagnatori sudano sette camicie per
riuscire a stargli dietro. Pietro mischia orgoglio a pacatezza,
trasformando coloro che gli stanno vicino in un mero rumore di fondo.
Utilizza tutte le sue energie affinch la Russia si svegli; quello che fa
e che dice emana un'aura che non lascia nessuno indifferente.
Viaggia pi di ogni suo predecessore e si avventura in Inghilterra,
Germania, Francia e Olanda dove apprende con incredibile voracit ogni
cosa che si trovi alla sua portata. Impara perfettamente il tedesco e
l'olandese e lascia tutti stupefatti. Tutti tranne il re di Francia,
Luigi XIV che, fregiandosi dell'appellativo di Re Sole, non accetta che
nessuno gli faccia ombra. Nel vedere Pietro, Luigi XIV viene colto da
gelosia e assume inevitabilmente un atteggiamento ostile. La cognata del
re di Francia, sposa dell'unico fratello, lascia testimonianza in una
delle sue lettere - ne scrive pi di venti al giorno - dell'impronta che
lo Zar lascia durante la sua visita in Francia:
Settembre 1697. Se [lo Zar] si trovasse in tempi difficili, mai morirebbe
di fame, dimostra infatti di avere abilit in quattordici distinte forme
di artigianato. Il nostro grande uomo [si riferisce al Re Sole, Luigi
XIV] lo sbeffeggia perch lavora con un armatore olandese aiutandolo di
persona nella costruzione delle navi. Ma quando ha saputo come navigano i
galeoni che ha costruito, l'ha perdonato e ha smesso di pensare che lo
Zar perda tempo in futilit senza senso.1
Alcuni anni dopo aggiunge:

(...) Oggi ho ricevuto l'importante visita del mio eroe, lo Zar. Lo


considero molto amabile, nel senso in cui si soliti utilizzare la
parola amabile per definire qualcuno, ossia quando ci sembra informale e
non dimostra avere pose affettate. straordinariamente intelligente e,
sebbene parli tedesco tentennando, ci che dice di gran interesse e si
lascia intendere benissimo. educato con tutti e qui estremamente ben
voluto.2
La sfida della Chiesa
Durante il viaggio, nell'accostare il volto degli europei a quello dei
suoi sudditi, Pietro scopre quanto gli faccia ribrezzo la peluria
facciale dei suoi compatrioti. Appena rientrato decide di europeizzare
il viso dei russi senza farsi intimorire dalla presunta ecatombe di
critiche e maldicenze che scaturiranno.
Per lunghi secoli questa parvenza stata per i russi simbolo di
devozione religiosa: attraverso la barba gli uomini diventavano specchio
del Messia, modello vivente del Salvatore. Dopo il suo viaggio in Europa,
Pietro si convince che la criniera sul viso dei suoi compatrioti
costituisce un retaggio preistorico e, con l'audacia che in tutto lo
contraddistingue, si dimostra sordo alle richieste generali in voga dai
tempi di Ivan il Terribile, la cui bocca profer le seguenti e precise
parole:
Radersi la barba un peccato che il sangue di tutti i martiri mai potr
ammettere. Radersi sfidare l'immagine dell'uomo creta di Dio.3
I russi, timorosi dell'Essere Supremo, coltiveranno la barba per il resto
della loro vita, lasciando che cresca secondo il loro arbitrio ed
evitando di raderla o acconciarla. Pietro contempla quella scura coda che
spunta dal viso, in molti lunga fino all'ombelico, come se fosse qualcosa
di ripugnante, che dimostra mancanza d'igiene e di senso estetico.
Comincia cos, a ripulire la faccia degli invitati servendosi di una
lametta, in una delle sale del palazzo a lui riservate, lasciando loro il
viso imberbe per la prima volta dall'infanzia. Tutti ammutoliscono dallo
spavento e dalla paura, ma protestare comporterebbe vedersi tagliare mano
e orecchie.
Alcuni giorni dopo, in tutto il paese, circola un decreto che vieta
fermamente di portare la barba. La nuova legge incarica i soldati di
radere tutti i peli del volto, a qualsiasi barbuto incontrino per strada,
senza fare distinzioni di classe, a meno che non si tratti di un ministro
di Dio o di una persona particolarmente devota che, per evitare di
radersi, dovr versare una tassa. Chi riceve l'indulto dovr portare un
medaglione di bronzo ben visibile, che viene assegnato previo pagamento
della relativa tassa. Resta tuttavia una cattiva idea avvicinarsi allo
Zar con la faccia puntellata di peli, pur esibendo il medaglione, poich,
secondo la cronaca di un testimone oculare, coloro che l'hanno fattose ne
sono poi amaramente pentiti. Sembra che Pietro non resista a strappare
la barba dalla radice con talmente tanta forza da sradicare anche la
pelle.
Il chirurgo amatoriale
In Francia lo Zar non fa molto caso al fascino che esercita sulla maggior
parte delle donne. Si concentra piuttosto sulle scienze, sulle arti,
sull'architettura e sull'ingegneria di Versailles e del suo opulento

giardino. Ad Amsterdam, acquista due collezioni private di straordinaria


rarit. Una di queste la raccolta, realizzata in quaranta anni da un
prestigioso medico di nome Ruysch, di 1.300 fossili di animali, piante ed
embrioni in perfetto stato di conservazione. Pietro la esamina molto
minuziosamente fino a che decide di comprarla offrendo un'ingente somma
di denaro, per poi spedirla via nave a San Pietroburgo con la massima
cautela.4
Malgrado le attenzioni dello Zar, pare che la prudenza non sia stata per
sufficiente e, stando a certe dicerie, i marinai lasciarono che alcuni
campioni andassero persi bevendosi il liquido alcolico dei flaconi in cui
gli stessi campioni galleggiavano. L'altra collezione che Pietro compra
appartiene a Seba, un naturalista che raccoglie qualsiasi tipo di animale
terrestre o marino che abbia solcato le Indie Orientali o Occidentali. A
San Pietroburgo arrivano cos uccelli, rettili, pesci e insetti,
accompagnati da quattro volumi intitolati Sebae Thessaurus Naturae & Co.
contenenti disegni e incisioni della fauna e della flora di esotica
provenienza. Lo Zar, estasiato dalla saggezza di questi ricercatori,
incarica Xsel, un pittore di corte, di realizzare due ritratti che li
rappresentino che poi fa appendere nelle sue stanze private dove li
contempla con espressione di gratitudine.5 Due o tre volte a settimana,
sempre all'alba, studia le due collezioni nella magnifica Accademia delle
Scienze di San Pietroburgo, luogo in cui decide di destinarli affinch
possano essere ben conservate. Qui, totalmente affascinato dai tesori che
lui stesso ha finanziato, lo Zar perde la nozione del tempo. In una di
queste giornate di particolare estasi, dato che aveva fissato un
appuntamento lo stesso giorno con l'ambasciatore viennese, Pietro decide
di incontrarlo presso l'Accademia.
- Non sarebbe pi adeguato che v'incontriate nel vostro Palazzo
d'Estate?, pare abbia suggerito, sconcertato, il primo cancelliere.
- No - risponde sferzante Pietro - Vienna lo manda per vedere me, non per
fare il turista nei miei palazzi. Qui pu benissimo dirmi ci che il suo
paese gli ha ordinato di dirmi.6
Qualche minuto pi tardi, l'ambasciatore viennese, distrutto dal freddo e
dal sonno, attraversa la sala del museo in cui lo Zar, con una lente in
mano, sta scrutando il contenuto di una vetrina. Sono le cinque del
mattino.
La passione che Pietro dimostra per le scienze cos forte che esige
venga avvisato dell'inizio di ogni operazione chirurgica,
indipendentemente dal luogo e dall'ora. Non spreca mai un'occasione,
osserva ogni cosa e s'informa su tutto fino a quando, pian piano, passa
dall'esser testimone all'operare con le sue stesse mani, cercando
qualsiasi tipo di sfida medica che sia di suo gusto. Un giorno viene a
sapere di un foruncolo di dimensioni gigantesche che sta facendo
disperare la signora Borst, sposa di un ricco commerciante olandese.
Nessuno fino ad allora ha osato toccare la donna nel tentativo di
sradicarle il tormento; costei teme infatti che all'eventuale medico
possa sfuggire il bisturi in zone pi delicate e dichiara di preferire il
dolore e restare sdraiata piuttosto che seduta e morta.
Pietro irrompe allora nella stanza da letto della malata con i suoi due
metri di altezza e la valigetta chirurgica in mano.
La dolorante, confusa dalla presenza dello Zar in persona accanto al suo
letto, accetta di mostragli il suo deretano fustigato dal monumentale
ascesso. A chi era fuori ad aspettare, i testimoni raccontano della
grande eleganza e destrezza con cui il sovrano padroneggia gli strumenti

medici. Il giorno dopo la signora Borst si arma di tutta la speranza e,


per la prima volta dopo tanto tempo, prova a sedersi. Un testimone
descrive il seguito di dottori e personaggi di corte che giungono con
l'intento di verificare la riuscita dell'intervento, tutti fanno
pronostici mentre si sprecano frasi d'ammirazioni verso lo Zar, nel
frattempo la paziente si limita a trattenere il respiro.
Purtroppo viene a mancare il risultato glorioso che avrebbe promosso
Pietro: la signora Borst muore infatti settantadue ore dopo a causa di
una spiacevole complicanza postoperatoria. Lo Zar consola lo sposo
finanziando un funerale in pompa magna che lui stesso presiede.
Malgrado il terribile imprevisto, Pietro continua a non temere le
opportunit scientifiche, e siccome queste possono presentarsi in
qualsiasi momento, si reca ovunque portando con s due valigette, una con
gli strumenti matematici e l'altra con il materiale chirurgico. La
devozione scientifica, sebbene lodevole, infastidisce alcuni dei suoi
sudditi che, probabilmente, avrebbero preferito un sovrano comune invece
di colui che per grazia hanno ricevuto: con un comune Zar si sa come
regolarsi, ma quello attuale fa di tutto per complicarsi la vita in
terreni che non sono di competenza della politica. Pietro, infatti, esige
che tutti si dimostrino interessati alla medicina e povero colui che si
azzarda a mostrarsi reticente!
Un giorno, durante una lezione di anatomia in Olanda, il sovrano russo
sente il rumore di un conato, nel momento in cui si sta sezionando un
cadavere. Furioso per la dimostrazione di debolezza, costringe i presenti
ad avvicinarsi al corpo, chinarsi su di esso e dargli un morso. Come si
gi notato, non si limita soltanto alla teoria ma egli stesso passa alla
pratica appena pu. Presso l'Accademia delle Scienze, oltre alle
collezioni che acquista, vengono messi in esposizione fila e fila di
denti sani, che egli stesso ha il piacere di estrarre, minuziosamente
catalogati. Oltre alle dentature, lo Zar affascinato da altri attributi
umani che conserva attentamente allineati in soluzioni di formalina:
peni, lingue, cadaveri di neonati malformati, lo scheletro di un gigante
e un'infinit di corpi di nani che si fa mandare dai confini pi remoti
della terra.
Durante le sue spedizioni formative, sia in Russia sia in Europa, Pietro
preferisce giungere in incognito in modo da poter esplorare e imparare,
evitando distrazioni cerimoniali o di protocollo, pretesa alquanto
utopica considerato il suo aspetto fisico. Anche senza sapere di chi si
tratta, le donne europee e pure alcuni uomini restano a fissarlo a bocca
aperta; alcuni non possono esimersi dal seguirlo come il ferro con la
calamita. Lo Zar se li toglie di torno a suon di schiaffi.
Il lato oscuro
Nonostante i successi politici e umani elevino Pietro alla categoria di
superuomo, parallelamente alla sua incommensurabile, splendida e
coraggiosa fama, freme sotto la sua personalit un istinto schizoide che
lo indurr a torturare il figlio fino a ucciderlo.
Le esperienze traumatiche dell'infanzia e della giovent scalfiscono
irrimediabilmente il suo equilibrio emozionale, facendo s che nel suo
carattere convivano tratti antitetici, che la sua ragione e la sua
volont non riescono a domare. Con la definitiva salita al trono, le sue
turbe non scompaiono, si mantengono latenti e pronte a riaffiorare in
qualsiasi momento. Per questo motivo, nello stesso periodo, decider di

non voler pi dormire da solo. Alla sola idea di restare solo al buio,
diviene preda di tremende crisi di panico che lo inducono ad
accovacciarsi in posizione fetale e ad avere sintomi d'involuzione alla
prima infanzia. Tutte le notti Pietro ha bisogno di un'altra persona che
gli infonda calore e sicurezza sotto le coperte e se non trova nessuna
donna disponibile obbliga la prima persona che gli capita, sia questa un
ufficiale dell'esercito, un camerista o un domestico, a mettersi a letto
con lui e ad abbracciarlo. Questo anomalo comportamento, frutto
dell'angoscia nevrotica, fa s che venga ritenuto omosessuale; tuttavia,
non si tratta di desiderio erotico, il trauma affettivo che lo spinge a
scegliere i propri compagni di letto.
Gli shock emotivi subiti in tenera et accentuano i lati peggiori del suo
temperamento, facendolo drammaticamente oscillare tra due poli opposti:
euforia e indifferenza, terrore e dispotismo, sensibilit e blocco
affettivo. Pietro a volte si mostra coraggioso e risoluto, altre
pusillanime; pare, ad esempio, che ogniqualvolta veda gli insetti, in
particolare gli scarafaggi neri, svenga. Manifesta forte repulsione per
l'acqua e solo vedendola comincia a tremare. Tuttavia, grazie alla sua
indomabile volont, imparer a controllare la sua talassofobia passando
dal totale rigetto a un amore tanto forte da rifiutarsi di dormire a
terra quando si trova vicino a un porto. Ironia della sorte, sar l'acqua
a ucciderlo.
Le esperienze dolorose dell'infanzia indeboliscono, inoltre, la sua
capacit d'adattamento, provocandogli crisi paranoiche, mancanza di
empatia e impulsivi attacchi di collera, a cui cercher di trovare
rimedio con rozzi sberleffi, con blasfemie e potenti sbornie. Si
allontana da ci che non riesce a controllare e dato che qualsiasi cosa
faccia la fa in grande, come recita il suo appellativo, anche le sue
impudenze e i suoi errori acquisiscono un carattere superlativo. Pietro
schiaffeggia ufficiali e nobili per futili motivi e infligge un penoso
martirio a chi ha il compito di svegliarlo. Non appena aperti gli occhi,
infatti, il suo spirito sembra infuocarsi selvaggiamente come quando, in
giovinezza, lo svegliavano in malo modo con spiacevoli maniere.
Se per strada viene avvicinato da curiosi e ammiratori, Pietro se ne
sbarazza prendendoli a pugni. In pi di un'occasione attacca con la spada
i commensali delle feste che lui stesso organizza, altre volte si
comporta con crudele brutalit. Per esempio, il giorno in cui
l'ammiraglio Golovine, uno dei suoi prediletti, rifiuta un'insalata a cui
avevano aggiunto aceto, Pietro lo castiga svuotandogli direttamente in
bocca, con le sue stesse mani, un'intera bottiglia del suddetto liquido.
Obbliga alcune ragazze che passeggiano tranquillamente per il viale a
fermarsi e a bere la porzione di acquavite di uno dei suoi granatieri.
Accompagna questi orrori con manie ossessive, come quelle di costringere
anziani decrepiti a esibirsi per le strade innevate mascherati da
saltimbanchi.
Indulgenza etilica
A causa dei suoi eccessi Pietro si procura l'inimicizia di boiardi,
domestici e nobili; si guadagna l'astio dei patriarchi della Chiesa
radicale ortodossa, ai cui costumi ancestrali si oppone tentando di
occidentalizzarli. Come ricompensa per il suo zelo di riforma viene
fregiato dell'appellativo di Anticristo e per contraccambiarli Pietro si

diletta a organizzare crudeli parodie religiose, costringendo quasi tutta


la corte a prendervi parte.
La sovranit di Pietro corre parallela al sanguinoso conflitto con una
Chiesa vetusta che non accetta di cambiare e che gode d'immenso potere
tra il popolo e in alcune sezioni della nobilt, nonostante quest'ultima
tenga segretamente nascosta la propria adesione. In Russia lo Zar tenta
di mitigare l'onnipotenza dei rappresentanti di Dio, sbeffeggiandoli e
organizzando truci spettacoli con l'intento di caricaturizzare riti e
cerimonie e affidando i ruoli da protagonista a persone fisicamente
malformate che fanno le veci dei sacerdoti. Sedicenti fedeli vagano nudi
al seguito di prostitute, anche queste senza veli, e la vodka scorre fino
a far evaporare la coscienza di tutti i presenti.
La straordinaria indulgenza che Pietro dimostra nei confronti dell'alcol,
fa s che diversi dignitari stranieri, piuttosto che ringraziarlo per la
festa organizzata, ritornino nei rispettivi paesi desiderando sparlarne.
Come ironicamente testimonia l'ambasciatore olandese a San Pietroburgo:
[Nel giugno del 1715], finalmente arrivati a Cronstot [Kronstadt], fummo
invitati a Peterhof, la casa di villeggiatura dello Zar, ubicata sulla
costa dell'Ingria, dove arrivammo aiutati dal buon vento e
cerimoniosamente accolti con il solito passatempo di quel luogo; durante
la cena fummo alla merc del vino Tokay, Sua Maest bevve pi del solito,
bevemmo tanto che riuscivamo appena ad alzarci da tavola e, come se non
bastasse, fummo obbligati a svuotare completamente altri bicchieri pieni
fino all'orlo di liquore, servito direttamente dalle mani della Zarina.
Dopo di che perdemmo definitivamente i sensi. In questo stato ci
trascinammo a dormire, alcuni in giardino, altri nel bosco e i restanti
direttamente per terra. Alle quattro del pomeriggio fummo svegliati e
nuovamente invitati a rientrare in casa, qui lo Zar ci dette un'ascia e
ci ordin di seguirlo. Ci condusse in un bosco di robusti alberi in cui
tracci un sentiero lungo cento passi che arrivava direttamente al mare:
dovevamo aprirlo disboscando gli alberi. [Lo Zar] cominci a lavorare
trepidante, e sebbene noialtri (sette oltre Sua Maest) trovassimo
curioso che quel duro e mal pagato lavoro venisse eseguito da persone non
ancora del tutto lucide, realizzammo arditamente quel disboscamento
guidati da lui, tre ore pi tardi quasi tutti i vapori dell'alcol
sembravano essersi volatilizzati. Nessuno si fece male, eccetto uno dei
ministri, che ricevette addosso un albero che stava tagliando con impeto,
subendo le conseguenti ammaccature. Lo Zar volle ringraziarci par la
fatica profusa e i dolori annessi, premiandoci con una cena in cui ci
vennero nuovamente offerte dosi di liquore che ci spedirono
inconsciamente al letto. Ma dopo appena un'ora e mezzo di sonno la Zar ci
ordin di svegliarci e ci condusse, volere o nolere, nelle stanze del
principe della Circassia, che era a letto con sua moglie, dove nuovamente
ci obblig a bere vino e liquore fino alle quattro del mattino. Il giorno
dopo nessuno di noi ricordava come fosse riuscito a tornare a letto. Alle
otto di mattina fummo svegliati un'ennesima volta per fare colazione, ma
invece di offrirci come prevedevamo, caff o t, ci dette il benvenuto
con enormi tazze di brandy, dopo fummo mandati a prendere aria in cima ad
una collina vicina al palazzo. Dopo aver passeggiato un'ora per boschi e
dopo esserci rinfrescati con acqua freddissima, ci avviammo verso la
quarta cerimonia di bevute a tavola...7
Secondo me, caduto molto in basso

Come molti narcisisti, Pietro ha serie difficolt nelle relazioni


interpersonali, pur manifestando spiccate capacit nell'esercitare
fascino sulle masse. I suoi disturbi della personalit somigliano, sotto
certi aspetti, a quelli di Ivan il Terribile, che gi da piccolo si
divertiva a gettare i suoi animali domestici dalla torre del Cremino e si
dilettava a vedere il suo cane mangiare vivo il principe Shuisky. Quando
poi divenne adulto decise di cavare gli occhi agli architetti della
cattedrale di San Basilio, affinch non potessero costruire in futuro
qualcosa di pi bello.
Sebbene a Pietro non vengano attribuite azioni tanto efferate e
frequenti, pur vero che, come Ivan il Terribile, il Grande esordisce
spesso con imprevedibile e ingiustificata violenza. Nel 1703, sospettando
che Anna Mons, sua amante da tredici anni, fosse andata al letto con
l'ambasciatore svedese, la fa imprigionare con trenta suoi amici e le
toglie tutte le mansioni e i terreni a Mosca, che aveva cominciato a
regalarle dalla fine del 1690. Ama anche la visione del sangue e
assistere di persona al suo spargimento; si rallegra partecipando a
spettacoli di torture ed esecuzioni; fa decapitare la sua amante, la
contessa Maria Pavlovna Hamilton, accusata d'infanticidio (a quei tempi
considerato in Russia una colpa minore), e non soltanto assiste al suo
supplizio, ma sotto al patibolo bacia la sventurata e l'esorta a pregare,
in segno di pentimento per la peccaminosa condotta. Quando la testa di
Maria rotola, lui la prende per i capelli e spiega pacatamente agli
assistenti quali sono gli organi che l'ascia ha sezionato; poi bacia il
viso, si fa il segno della croce e lo lascia cadere per terra; ordina
infine che la immergano nella formalina perch vuole trovarle un posto
nella sua collezione privata di campioni.
Durante il suo celebre viaggio in Europa, Pietro sfoggia un'educazione
impeccabile e al contempo un'imprevedibile rozzezza. La cognata del Re
Sole, che in alcune sue lettere tanto elogiava lo Zar definendolo mio
eroe, i ravvede totalmente quando viene a sapere della scena che lei
stessa descrive in una delle lettere che spedisce a un suo parente:
Saint Cloud, 23, novembre 1721. (...) L'ultima prodezza dello Zar mi fa
venire in mente una commedia italiana in cui l'Arlecchino si traveste da
principe in un'udienza.(...) Ad un certo punto, Arlecchino s'avventa
contro l'Imperatore e lo fa cadere su un mucchio di persone.
esattamente ci che ha fatto lo Zar. Quando giunto il suo ambasciatore
imperiale, lo Zar era maestosamente seduto su di un trono d'argento
dietro un tavolo dorato. Quando l'udienza terminata, proprio quando
l'Imperatore stava per arrivare alla porta d'uscita, lo Zar gli saltato
addosso, facendolo spaventare a morte. Questo ci che io chiamo
un'"arlecchinata". davvero triste che questo monarca si conceda a tali
stranezze, considerate le buone qualit che possiede. Secondo me,
caduto molto in basso.8
Vanno aggiunte, inoltre, altre stravaganze che si librano come foglie al
vento per corridoi e feste dell'alta societ. Ovunque si racconta che
Pietro ha abbandonato improvvisamente una chiesa per assistere a un'orgia
e che quando il cerimoniere di Brandeburgo si presenta per ricevere gli
ordini dallo Zar, questo gli toglie la parrucca, gli sceglie una donna e
l'obbliga a possederla in pubblico, dinanzi a molti testimoni ammutoliti
dalla tensione che tale scena scatena.
All'indomani dell'episodio, lo Zar manda a chiamare una donna che aveva
visto attraversare la strada e, rivolgendosi a lei con veemenza, le
strappa l'orologio che l'attonita donna porta appeso al collo, se ne

appropria per poi, senza proferir parola, andar via come se nulla fosse
accaduto, ignorando il provvisorio svenimento della povera sventurata.
Al cospetto della principessa elettrice della Sassonia (che pare essere
una delle donne pi belle e spirituali dell'epoca), lo Zar di Russia si
comporta peggio di un grezzo ruffiano. Questo atteggiamento che, da un
punto di vista psicologico deve considerarsi provocato da un'estrema
compensazione della timidezza, si sviluppa durante la sua infanzia e, in
quanto meccanismo di difesa, fa precipitare la sua disturbata tendenza
narcisista. Durante i pasti serviti in presenza di questa donna cos
bella, Pietro dimentica di utilizzare il tovagliolo, si pulisce la bocca
sporca d'unto con la manica della giubba, maneggia audacemente i
coltelli, rutta, scoreggia e costringe tutti e restar seduti a tavola per
quattro ore per continuare a bere. La pericolosa minaccia dei coltelli
sembra essere una costante dei pasti che vengono offerti in suo onore,
non tanto perch lo Zar ne ignora il loro corretto utilizzo, ma per la
sua voglia d'intimidire i commensali che l'osservano. In una di queste
occasioni la regina di Prussia, temendo di restare sfregiata, tenta di
alzarsi, ma lo Zar l'afferra violentemente per il braccio, la donna
reagisce gridando dal dolore.
Caterina [la Zarina] non ha le ossa cos delicate, risponde Pietro
sarcasticamente e senza chiedere scusa.
L'estrema indulgenza verso l'alcol fa s che le apparizioni di Pietro
finiscano per mettere a soqquadro gli ambienti che lo ospitano. Lo
scrittore inglese John Evelyn sfortunato nello scoprire questo lato
dello Zar troppo tardi. Il povero innocente affitta la sua elegante
dimora a Pietro e al suo entourage per ritrovarsela, tre mesi pi tardi,
con vetri rotti, quadri distrutti, mobilio trasformato in legna da ardere
e letti, cuscini e materassi sbrindellati. Il giardino, gioiello pi
prezioso di Evelyn, diventa una vera e propria palude come se un
esercito con scarpe di ferro l'avesse trivellato. I vicini raccontano di
aver visto lo Zar completamente ubriaco farsi trascinare su un carretto
per le aiuole accuratamente seminate di fiori.
Scherzi grotteschi
Il lato oscuro di questo colossale sovrano causa di attacchi isterici e
di crisi epilettiche. Il suo principale meccanismo di difesa (che ha gi
sviluppato durante la prima adolescenza) consiste nello svagarsi ridendo
di gente indifesa e deforme. Fino all'ultimo dei suoi giorni si diletta
contemplando nani e ritardati che, obbligati a indossare abiti
eccessivamente grandi e pacchiani, vengono poi trascinati su qualsiasi
oggetto che scivoli - tappeti, slitte o piccole carrozze - costretti ad
abbaiare, a nitrire, a ragliare, a cantare e infine a scoreggiare, cosa
che pare faccia particolarmente divertire lo Zar.
Non vi banchetto in cui non Pietro ordina a un nano di sbucare da una
torta, cosa che lo fa sbellicare dal ridere. Nel 1710, due giorni dopo le
nozze della nipote, organizza il matrimonio tra due dei suoi nani con
identica cerimonia. L'ambasciatore olandese ancora una volte ci rende
un'avvincente testimonianza della scena:
Un nano bassissimo camminava in testa al corteo, svolgendo il ruolo di
maresciallo (...) guida e maestro della cerimonia. Dietro di lui c'erano
la sposa e lo sposo, impeccabilmente vestiti. A seguire c'era lo Zar e i
suoi ministri, principi, boiardi, ufficiali e i restanti, per ultimi

sfilavano i nani in coppie di entrambi i sessi. Erano in tutto


settantadue.
Lo Zar, in segno di rispetto, teneva il velo della sposa, come da
tradizione russa. Quando la cerimonia ebbe fine, il gruppo si diresse
verso il palazzo del principe Menshilkov (...). Diversi tavolini erano
sistemati al centro dell'anticamera per gli sposi e gli altri nani,
vestiti splendidamente secondo i costumi della moda tedesca (...). Dopo
cena, i nani ballarono in stile russo fino alle undici di notte. Si pu
ben immaginare come lo Zar e il resto della sua compagnia si divertirono
con le birbonate, la mimica e gli strani atteggiamenti dei pigmei, per la
maggior parte cos estremamente bassi che solo a vederli veniva da ridere
(...). Quando il divertimento termin, la nuova coppia venne trasportata
presso la casa dello Zar e invitata a dormire nelle sue stanze.9
I suoi scherzi, come prevedibile tenendo conto del suo carattere, fanno
divertire generalmente solo lui. Ad esempio, fa suonare le campane a
mezzanotte per segnalare un incendio e quando i cittadini impauriti
arrivano sul presunto luogo del sinistro, trovano solamente i soldati
che, intorno a un fal si sganasciano dalle risa gridando loro
Ingenui!. Durante il viaggio in Olanda, apprende l'arte dell'estrarre i
denti da un persona che lo fa in strada e, malgrado ricorra a tali
abilit spesso con intento benevolo, altre volte lo fa per puro diletto,
scegliendo i suoi ufficiali come cavie. Tanto si diverte a toglier denti
che, quando questi temono di esser per qualche motivo castigati, fingono
un mal di denti e accettano l'estrazione in modo da placare le ire dello
Zar. Preferiscono questo tormento a quello che sicuramente il sovrano
avrebbe comunque in serbo per loro.
Anche Pietro si diverte escogitando scontri fittizi, ma crudeli, tra gli
stallieri e trova pure molto piacevole sperimentare materiale esplosivo.
Considerando che ha il terrore della solitudine, Pietro ordina sempre a
qualcuno di accompagnarlo tenendolo per mano, senza preoccuparsi
minimamente n della volont del prescelto n dei pericoli a cui questo
viene obbligatoriamente esposto, n infine degli incidenti che lo Zar
stesso provoca con i suoi temerari esperimenti. Uno dei pi celebri
quello che mette in pratica con il figlio della sua preferita del
momento: il ragazzo si smembra completamente e trova la morte nel momento
in cui i fuochi d'artificio gli esplodono in mano. Tuttavia, Pietro,
incapace di apprendere dall'esperienza, continua instancabile e divertito
nei suoi esperimenti a base di polvere da sparo.
Leggendo la biografia dello Zar facile notare come, durante tutta la
sua esistenza, tenda a disfarsi del fastidio e della frustrazione
attraverso la continua ricerca di pericoli, a volte inutili, che gli
consentano di fare la parte dell'eroe. Li minimizza chiamandoli scherzi
e siccome gli scherzi acquistano consistenza soltanto quando ci sono
spettatori e vittime, Pietro attrae nel suo circo privato chi gli
vicino, voglia o meno costui parteciparvi. Allo stesso modo d libero
sfogo al suo lato narcisista e mitiga al contempo la sua incapacit di
star solo; pu anche essere che questo suo modo di comportarsi sia in
realt una scusa per riuscire a tormentare qualcuno con l'intento poi di
salvarlo, tratto pure tipico dei narcisisti.
La penna dell'inviato olandese che prima descriveva l'ebbra visita a
Peterhof, continua a raccontare questo genere d'avventure, apparentemente
spiritose, cui Pietro pare dedicarsi appassionatamente. In questo caso,
invece di metter fine all'episodio con una serie di comatose sbornie di
gruppo - passatempo piuttosto singolare - gli si presente l'ennesima

opportunit d'oro per prolungare la distrazione. Ricordiamo che gli


ospiti si trovano sulla costa dell'Ingria, a circa trecento chilometri
via mare dal porto pi vicino. Avevano mangiato e consumavano il quarto
svenimento etilico del giorno, quando all'improvviso si alza un ventaccio
cos forte che correvamo il rischio di alzarci da terra racconta
l'olandese. Lo Zar considera una noia mortale proteggere il vacillante
gruppo all'interno del suo palazzo, dove non c' altro da fare che
attendere la fine della sbornia. Alcuni spettatori inconsapevoli sembrano
non aiutarlo ad alimentare il suo narcisismo e nemmeno saziano la sua
fame d'ammirazione e affetto, cos Pietro escogita nuove possibilit per
accrescere la sua immagine nell'ambiente ostile e, ignorando lo stato
deplorevole degli invitati, li conduce laddove l'alcol pu
contemporaneamente divertire, essere pericoloso ed evaporare: la sua
imbarcazione.
Il singolare stile letterario dell'ambasciatore olandese ben testimonia
ci che avviene.
Ci condusse a bordo di una grande barca. La Zarina, e le sue dame si
sistemarono nella cabina, mentre lo Zar rimase con noi in coperta
raccontando barzellette e assicurandoci, come se non fosse consapevole
del forte vento che soffiava, che saremmo giunti in quattro ore al porto
di Kronstadt. Dopo aver cercato di orzare per pi di due ore, scoppi una
tempesta. Lo Zar cominci a giocare con il timone.
Nel bel mezzo del pericolo dimostr di avere, oltre a immensa destrezza
nel guidare la nave, anche una straordinaria forza fisica e molto humour.
La Zarina si trovava all'interno di una cabina inondata dall'acqua, e
venne fatta sistemare su panchine sopraelevate; con le onde che battevano
contro la nave e la pioggia incessante che cadeva dal cielo. In siffatto
stato di pericolo, egli dimostr di avere grande prontezza.
In poco tempo tornammo tutti sobri, tormentati dalla sola idea della
morte a noi vicina, cosa che ci costrinse a pentirci dei nostri peccati,
a pensare al cielo e a prepararci al fatale epilogo, con l'unica
consolazione di morire con una cos nobile compagnia.
Lo Zar decise che quattro boiardi [nobili] del suo seguito e i domestici
venissero gettati a mare con il salvagente: era infatti necessario
alleggerire il peso. La gabarra, costruita e equipaggiata di marinai
esperti, dopo sette ore passate a orzare, arriv finalmente al porto di
Kronstadt. L lo Zar si conged con tali parole: Buona notte signori, lo
scherzo andato fin troppo oltre. Il giorno dopo si ammal accusando
febbre alta. Noi, dal nostro canto, completamente bagnati dopo aver
passato tante ore inzuppati dall'acqua, cercammo un alloggio sull'isola,
ma non riuscendo a trovare n vestiti n un letto e con i nostri bagagli
dispersi in mezzo al mare, decidemmo di accendere un fuoco, ci spogliammo
e ci avvolgemmo in ruvide coperte da slitta forniteci da alcuni
contadini. Trascorremmo la notte in tali condizioni, facendo morali e
riflettendo sulla miseria e la pazzia della vita umana.10
Queste esibizioni circensi dinanzi al pericolo raggiungono pi o meno lo
scopo prefissato: gli spettatori finiscono per contemplare lo Zar con un
sentimento a met tra l'ammirazione e il timore.
Sintomi di pazzia
Man mano che lo Zar diventa adulto, diventa sempre pi palese che il suo
cervello ha qualche rotella fuori posto. Il ministro prussiano informa il
suo re scrivendo:

Non ci sono spiegazioni sufficientemente chiare affich Sua Maest


comprenda l'instabilit e la negligenza con cui qui vengono trattati gli
affari pi importanti.11
L'instabilit cui il ministro si riferisce da imputarsi esclusivamente
al fenomeno delle crescenti crisi epilettiche, degli svenimenti etilici,
delle perdite di coscienza e infine degli scatti di violenza di Pietro,
cos frequenti, ingiustificati e indomiti da compromettere, con il
passare del tempo, la splendida fama che si abilmente conquistato con
tanto sacrificio. Ma lo Zar sembra comportarsi in modo sempre pi
inquietante e, con il passare degli anni, la distanza tra una crisi e
l'altra sembra accorciarsi sempre pi.
In talune occasioni, gli attacchi di violenza sono seguiti da crisi
epilettiche e, non conoscendo all'epoca la vera origine di simili
malattie, Pietro viene tacciato di essere il custode di una malefica
pazzia. I patriarchi della vecchia Chiesa ortodossa approfittano
naturalmente dell'occasione per avvalorare la tesi che cercano
accanitamente di accreditare: lo Zar l'Anticristo.
Oggi conosciamo lo stretto legame tra alcolismo, epilessia, gravi
disturbi dello stato d'animo e terribili crisi d'irritabilit,
aggressivit, instabilit psicomotoria e obnubilazione. Considerando che
quattro tra pi grandi condottieri della storia - Alessandro Magno, Carlo
V e Napoleone, oltre a Pietro - hanno sofferto di crisi convulsive, si
pu pensare che esista una relazione tra genio militare ed epilessia;
relazione che diventa ancor pi evidente se si analizza il carattere di
questi individui, inclini agli eccessi alcolici e a un'istintiva
violenza. Stranamente, la loro irritabilit sembra andare di pari passo
con un desiderio di riforma e miglioramento del paese che governano,
spesso dominato da una tirannia che essi stessi hanno instaurato.
Mai sapremo se Pietro soffre di crisi epilettiche e attacchi di violenza
perch beve come un dannato o se beve piuttosto per fuggire dalla
violenza interna che non riesce a domare, o infine se tutto questo
causato da un'autentica lesione neurologica congenita.
Tuttavia, il caso vuole che le sue manifestazioni cliniche siano
strettamente legate le une alle altre, diventando pressoch inseparabili.
Ad esempio, la maggioranza dei suoi attacchi d'ira, spesso arbitrari e
sempre repentini, gli spengono la ragione e lo inducono a lunghe perdite
di conoscenza. Solo Caterina, la sua preferita, riesce a restituirgli
compostezza e lucidit; nel suo grembo Pietro ritorna fresco e vispo,
dimenticando i motivi della crisi. La donna non teme le sue iraconde
sortite e invece di fuggire riesce a calmarlo con provvidenziali carezze,
ragion per cui Pietro finir per sposarla.
Nemmeno Caterina per immune dalla crudelt dello Zar. In un'occasione,
credendo che costei che lo tradisca con William Mons, fratello di
un'altra delle sue preferite, Pietro ordina di giustiziare l'uomo senza
nemmeno verificare la veridicit delle sue congetture. Fa poi sistemare
la testa decapitata del morto nella stanza da letto di Caterina, giusto
per ricordarle quanto non le convenga farlo ingelosire. Caterina risponde
dimostrando quanto infondati siano i commenti che circolano sul suo
conto: Allo Zar piacciono le donne con molta carne e poca luce.
La sua pazienza e le sue abilit fanno s che, alla morte di Pietro,
Caterina erediti il trono, diventando la prima Imperatrice di Russia.
Quando Pietro conosce Caterina, lei, figlia di contadini della Livonia,
si guadagna la vita prostituendosi. Ancora adolescente gi gironzola
negli accampamenti dell'esercito passando da un amante all'altro; la sua

destrezza nell'arte del piacere tale da permetterle una scalata che la


condurr a raggiungere il letto dello Zar in persona. Pietro la sposa non
per le sue doti comunicative - visto che era praticamente incolta e
appena masticava il russo - ma perch Caterina, oltre a possedere
succulente carni, vanta un coraggio impressionante: infatti l'unica
capace di trasformare il violento in eruzione in un bell'addormentato, il
che costituisce un'eccezionale prodezza, dato che lo Zar, per quasi tutta
la sua vita, di dimostra costantemente refrattario alla tenerezza.
Le atrocit con cui il padre e la sorellastra condizionarono la vita di
Pietro, conducono il Grande a diventare un alessitimico, una persona
incapace di esprimere le proprie emozioni. Le percosse subite dal padre e
il veleno somministrato regolarmente dalla sorella spingono lo Zar verso
la sindrome di Tourette, disturbo neurologico che induce a movimenti
involontari, ripetitivi e bruschi. La sindrome colpisce Pietro nella
parte sinistra del corpo causando il continuo movimento del braccio e
della gamba, per poi trasmettersi al volto che s'irrigidisce
convulsamente fino a limitargli la vista e la pronuncia della parole.
Le pozioni velenose di Sofia sono l'origine delle forti febbri che Pietro
spesso accusa e dell'encefalite che l'aveva quasi ucciso e che, da quel
che si dice, avrebbe potuto intaccare la parte del cervello atta a
gestire i comportamenti. Forse da ascrivere proprio a questo il germe
del disturbo della personalit che lo spinge a ubriacarsi continuamente,
ad abusare di persone innocenti e a placare i suoi fastidi con nani,
persone disabili o deformi.
Non si pu dire che lo Zar abbia voluto imitare consapevolmente la
brutalit del padre, che, ironia della sorte, sfoggiava il soprannome Il
Pacifico. Senz'altro per non riusc mai a liberarsi dei traumi che gli
avevano irrimediabilmente indebolito il carattere. Le spiacevoli
esperienze giovanili e l'ostilit riservatagli dalla sua famiglia
plasmano una personalit che alterna grandi virt, e mostruosi difetti.
Pietro al contempo coraggioso e paranoico, avventuriero e ossessivo,
castigatore e fobico, superstizioso e trasgressivo; quest'ultimo lato del
suo carattere trova riscontro nella sua devozione per la blasfemia e
l'oscenit, si accanisce, infatti, in particolar modo contro i Vecchi
Credenti, di cui cui vuole disonorare a tutti costi l'immagine.
Effettivamente lo Zar scisso tra la superstizione (crede di dover
ringraziare soltanto Dio per la sua fortuna nelle battaglie) e la
necessit di non sentirsi controllato da niente e da nessuno, nemmeno
dall'Essere Supremo, messa ben in evidenza dalla sua dipendenza da ogni
genere di oscenit e scherzi blasfemi. Desidera con tanto ardore deridere
le cerimonie religiose della vecchia Chiesa russa la quale arriva persino
a ideare un sinodo che, in linea con i suoi pi rozzi atteggiamenti,
definisce come uno dei pi pazzi, pi ubriachi e pi buffoni. Crea
anche le regole di questo nuovo ordine basando il primo comandamento
sull' ubriacarsi tutti i giorni e non andare mai a letto sobri.
Organizza, inoltre, l'evento di modo che la vodka faccia le veci
dell'acqua benedetta e i membri pi numerosi siano nani, gobbi e altri
individui di raccapricciante costituzione. Giunto il periodo della
Quaresima, i membri del sinodo, che hanno nomi osceni, sfilano con
cappotti a rovescio su asini e buoi e, fatto che allo Zar sembra
fondamentale, il suono delle trombe viene sostituito con scoregge tra le
pi rumorose e pestilenziali possibili. In caso di neve, portano in giro
per la citt il loro singolare stato d'ebbrezza su slitte che trascinano
oche, maiali, e finanche esseri umani con deformazioni fisiche e mentali.

Questo ebbro sinodo comporta cerimonie di smisurata volgarit. Nel 1721,


ad esempio, Pietro viene a sapere dell'esistenza di una tale Papessa
Giovanna e in pochi secondi colloca l'allettante donna sul trono del
patriarca, a quel tempo occupato, da un ottuagenario bottegaio.
Immediatamente lo Zar fa sposare l'anziano con una povera e giovane
vedova cacciata forzatamente di casa. La cerimonia celebrata da un
personaggio cieco e sordo e nei posti a sedere degli sposi vengono fatti
strategici buchi per poter spiare le parti pi intime della coppia.
Pietro e i suoi sbirri, stesi per terra, si dilettano spiando dai
suddetti buchi. A un certo momento, lo Zar introduce le dita in uno dei
fori e afferra con forza i genitali di Buturlin, lo sposo sofferente.
Poi, pazzo di goia, grida Habet foramen! Habet (Ha un orifizio! Ce
l'ha!)12
Durante l'orgia svoltasi dopo il matrimonio, coloro che si autoeleggono
cardinali dell'ordine cominciano a bere fiumi di vodka, ogni mezz'ora,
allo scopo di preservare nella memoria quella piacevole serata. Nel
frattempo lo Zar insegue un cestino di uova portato da una ragazza
seminuda che chiama badessa. I cardinali baciano i seni della ragazza
prima di prendere un uovo dal cestino e darlo a Pietro, che se lo rompe
in testa simulando un singolare battesimo.
Per ringraziarlo della festa di nozze, Pietro esime lo sconfortato sposo
Buturlin dal suo lavoro di bottega affidandogli una missione a Mosca e
un'altra a San Pietroburgo.
Si discusso molto se questa dissacrante beffa nei confronti dei vecchi
riti religiosi sia stata frutto della patologia dello Zar o una pura
strategia per placare l'immenso potere che all'epoca veniva ostentato
dall'atavico clero, che in Russia godeva dell'immenso appoggio del
popolo. Gi suo padre, lo Zar Alessio, aveva riformato i testi sacri,
imposto un nuovo modo di farsi il segno della croce con due dita invece
che tre e instaurato un rituale un po' pi moderno e occidentale,
provocando un fiume di sangue. Diversi credenti dichiararono che i nuovi
libri e riti costituivano una tentazione diabolica e difesero le vecchie
tradizioni continuando a farsi il segno della croce con le tre dita, a
leggere clandestinamente le vecchie versioni dei testi sacri e a
organizzare segretamente cerimonie, nelle stalle o nei sottani delle loro
case, seguendo il vecchio stile. Questi accaniti seguaci del passato, che
si autodefiniscono Vecchi Credenti, tengono in vita una chiesa diversa da
quella ufficiale, pi ancestrale, fanatica e pericolosa che gode della
grande devozione del popolo, sebbene anche molte famiglie nobili
aderiscano segretamente a questa dottrina. Tutti restano stregati dai
sedicenti poteri sanatori e profetici dei loro patriarchi e rappresentano
un immenso e robusto gruppo che si oppone con ferrea ostinazione alla
riforma che lo Zar tenta di attuare.
L'arrivo al trono di Pietro il Grande non apporta molti cambiamenti. Il
nuovo Zar continua l'opera di suo padre rafforzandola e distruggendo
l'antico patriarcato: sbeffeggia apertamente i riti, nomina un
procuratore di sua fiducia destinato agli affari ecclesiastici. La
reazione non si fa aspettare e Pietro ha la prova che il potere dei
radicali religiosi di molto superiore a quanto sospettava. Il popolo e
una parte della nobilt lo equipara al potere di cui lo stesso Zar gode,
il che lascia supporre una sfida e una minaccia da non sottovalutare.
Forse per questo si prende gioco delle loro cerimonie in modo
inverosimile con l'intento di sminuire la fama, ridurne le adesioni e
persuadere almeno la sua corte di quanto questi fossero ridicoli. Ma,

come vedremo pi avanti, Pietro non avr successo nel raggiungere tale
obiettivo: persino suo figlio finir per simpatizzare con i Vecchi
Credenti fino a pensare addirittura di rinchiudersi in uno dei loro
monasteri per fare propria la presunta saggezza profetica e salvifica di
chi li abita. La forza di questo ancestrale ordine religioso talmente
imbattibile che finisce per travolgere Pietro e i suoi crudeli sberleffi,
proseguendo il proprio percorso nella calndestinit, attirando sia la
gente comune sia l'aristocrazia, fino a regalare improvvisamente al mondo
un incolto contadino dal nome di Rasputin. Le sue fanatiche e pericolose
idee si nutrono della dottrina, gi abbastanza deviante, di quest'ordine
di cui tenace discepolo; non a caso egli continua a farsi il segno
della croce con tre dita invece di due, cos come illustrano le
fotografie che di lui si conservano.
Lo Zar che tortura suo figlio fino a ucciderlo
La continua predisposizione di Pietro il Grande alla bottiglia e alle
buffonate va di pari passo con i maltrattamenti verso coloro che, a suo
parere, dovrebbero essere in grado di imitarlo alla perfezione e che
invece falliscono. Quando, nel 1687, sospetta una cospirazione in cui
coinvolta anche la sorellastra Sofia, Pietro decide risolutamente che a
questi traditori vengano tagliate immediatamente braccia e gambe, facendo
attenzione che restino coscienti fino alla fine, e versando il sangue sul
cospiratore numero uno, Ivn Miloslavsky, che dovr morire per ultimo.
Pietro si diletta con un simile spettacolo, contempla imperturbabile lo
smembramento fisico dei suoi presunti nemici e gode soprattutto nel
vedere come le loro mogli e i loro figli si lacerino nel pianto. La
sorellastra viene risparmiata dalla carneficina per un soffio, ma Pietro
le toglie radicalmente ogni altra possibilit di orchestrare manovre
contro di lui rafforzando la vigilanza nella prigione, camuffata da
convento, dove rinchiusa.
Tre anni pi tardi, la Russia assiste allo spettacolo dello Zar che
seziona con un'ascia le teste di un sedizioso gruppo. Il problema non
se il gruppo stesse realmente cospirando o meno (non ci sarebbe niente di
anomalo tenendo conto delle abitudini dell'epoca). Il punto che spesso
Pietro cade vittima di attacchi paranoici e scorge nemici laddove non ci
sono, ignorando totalmente le opinioni dei suoi consiglieri riguardo
all'innocenza dei giustiziati. Quando si tratta di perseguire coloro che
destano sospetti lo Zar non fa eccezione alcuna, nemmeno quando si tratta
del suo unico figlio maschio. Pietro
lo tortura, infatti, fino a ucciderlo, ed in questo cos macabro evento
che si manifestano ancor pi palesemente le sue tendenze psicopatiche.
Il figlio, di nome Alessio come suo nonno, aveva una personalit
diametralmente opposta a quella di Pietro. Nato dal suo primo matrimonio
con l'imperatrice Eudoxia (che lo Zar si toglier di torno facendola
rinchiudere in un convento), lo zarevic Alessio cresce con una sua forma
peculiare di astuzia. un giocatore, ribelle e totalmente disinteressato
agli affari militari. Il ragazzo sembra insomma rappresentare tutto ci
che lo Zar detesta: come il personaggio del Vangelo che s'affanna a
nascondere tutti i suoi talenti, commenter disperatamente Pietro del
suo discendente.
Forse ci che pi fomenta le sue ire che Alessio non dimostra alcun
interesse nello sviluppare quelle predisposizioni che avrebbero potuto
fare di lui un degno erede al gran trono di Russia; al contrario il

ragazzo sembra parecchio propenso a fraternizzare con i radicali


ortodossi, accaniti nemici del padre e sembra pure simpatizzare per
l'antico Consiglio, che lo Zar aveva cercato di riformare. Allo stesso
tempo vagabonda, presta scarsissima attenzione alla sposa grassottella
che gli hanno imposto, la principessa tedesca Charlotte Brunswick, e
invece si perde in giochi amorosi con una domestica finlandese di nome
Afrosina: a lei devoto e si dimostra, nei limiti del possibile, fedele.
Pietro, che ha un continuo bisogno di essere ammirato, osserva con
crescente rabbia suo figlio che incontra e resta affascinato da quelli
che Pietro considera nemici. L'astio che pervade lo Zar e che si mescola
all'indomita tendenza all'ira, lo spinge a imporre ad Alessio lo stesso
trattamento che a lui era stato dolorosamente riservato dal suo
progenitore: lo picchia, lo getta per terra tirandolo per i capelli,
facendogli continue e impressionati minacce lo trasforma in un ragazzo
intimorito, insicuro e astioso. I commenti che fa pubblicamente riguardo
al figlio - come se avessi un membro andato in cancrena- non fanno
altro che rafforzare l'ira del ragazzo.
Quando il padre gli ordina di dimostrare le sue abilit guerriere,
Alessio, temendo l'ira dello Zar e che la sua stessa inettitudine verso
ci che si supponeva dovesse gi aver appreso, per evitarlo vuole
spararsi alla mano destra. Ma all'ultimo momento forse privo di
sufficiente coraggio o forse incapace di mirare bene, al posto di farsi
saltare la mano si provoca una terribile bruciatura.
Ancor pi infastidito dalla mancanza di responsabilit del ragazzo
riguardo a suoi doveri, lo Zar scrive al figlio una pungente missiva:
Ricordo la tua ostinata e inferma natura, quante volte ti ho rimproverato
e per quanto tempo ti ho tolto la parola. Ma niente di tutto questo
servito, niente ti ha fatto cambiare. Sono soltanto riuscito a perder
tempo e a parlare al vento. Non fai il bench minimo sforzo, e tutta la
tua felicit consiste nel restare in casa senza far niente. Molte delle
cose di cui dovresti vergognarti (e che altrove avrebbero fatto di te un
miserabile) sembrano darti il massimo dei piaceri, come fai a non vedere
le nefaste conseguenze che tutto ci causa non solo a te a ma anche
all'intera nazione.13
Pietro conclude la lettera minacciando il figlio di diseredarlo se non
decide di far qualcosa per cambiare atteggiamento. Con sua sorpresa,
Alessio sembra accettare l'idea con gioia e sollievo:
Se sua Maest mi priva della successione al trono di Russia a causa della
mia inettitudine, chiedo sia fatta la volont del mio Signore. Supplico
inoltre che tale decisione venga subito presa visto che non mi sento
portato per gli affari di governo.14
Lo Zar, disperato, tenta una nuova manovra ancor pi provocante: forse
Alessio non sa davvero che farsene del trono, per il suo affetto per
Afrosina sicuramente profondo. Pietro gli propone cos un ultimatum:
Preparati a governare o a entrare in monastero. A te la decisione.
Il ragazzo finalmente reagisce, ma lo fa scappando dalla Russia. Sembra
che prima di fuggire fosse stato opportunamente avvisato che una volta
scappato non ci sarebbe stata possibilit di ritornare. Pare che gli
avessero consigliato: Ricorda, nel caso lo Zar mandasse qualcuno per
convincerti a tornare, non farci caso. Se dovessi tornare, decider di
farti decapitare in pubblico.15
Nel 1716, malgrado le buone intenzioni del consigliere, Alessio fugge
travestito da sottufficiale. difficile determinare se questa fuga
evidenzi la modestia della sua intelligenza o, al contrario, la sua

infinita audacia, visto che decide di rifugiarsi a Vienna nelle braccia


del cognato, l'Imperatore Carlo VI, cosa alquanto comprensibile e pure
ragionevole, se solo non venisse accompagnato dall'amante Afrosina. Il
gesto rappresenta un diretto affronto alla memoria della moglie,
all'epoca da poco deceduta, e indirettamente all'Asburgico che gli d
riparo, fratello della cornuta. Alessio, credendo che la stupidit
dell'Imperatore superi la sua, maschera Afrosina da paggio, con l'intento
di nasconderla. Come era prevedibile, l'escamotage non ha molto successo
e per questa ragione, appena arrivato a Vienna, costretto a fuggire a
Napoli.
Pietro rimane senza parole quando si rende conto che suo figlio lo ha
abbanodonato. Vede in questa fuga non solo un tradimento del suo sangue,
che di per s costituisce gi un grosso dolore, ma vi scorge anche un
gesto che potrebbe far scatenare un'onda sovversiva. Teme, in definitiva,
che tutti i suoi detrattori utilizzino l'esempio di Alessio per
disprezzarlo come sovrano. La reazione non si fa aspettare e dispiega una
fitta rete di spionaggio per scovare il ragazzo, e finiranno per
localizzarlo a Napoli. I testimoni raccontano che Alessio, al momento di
esser scoperto, scoppia in lacrime e singhiozzi e non si riprende fino a
quando legge la lettera che gli consegnano firmata da suo padre:
Figlio mio,
La tua disobbedienza e il disprezzo che hai dimostrato riguardo ai miei
ordini sono oramai noti a tutti. N le mie parole n i miei rimproveri
sono serviti a farti seguire le mie istruzioni; avendomi deluso quando
pensasti di non succedere [al trono] e non mantenendo le promesse che
facesti, con la tua fuga hai portato la tua disobbedienza all'apice, il
che ti identifica come un traditore sotto protezione straniera. Questo
rappresenta qualcosa di finora inaudito, sia all'interno della nostra
famiglia sia tra individui che meritano un po' di considerazione. Quanto
male e che profondo dolore hai causato a tuo padre e quanta vergogna hai
seminato nel tuo paese! Ti scrivo per l'ultima volta affinch tu faccia
ci che i signori Tolstoj e Rumjantsov [coloro che hanno ritrovato
Alessio] ti diranno, facendo la mia volont. Se avessi timore di me, ti
garantisco e giuro su Dio e sul suo verdetto finale, che non ti
castigher. Se accetti la mia volont obbedendo alla mia persona e
decidessi di tornare, prometto di amarti pi di sempre. Se invece
rifiutassi, in qualit di padre e in base al potere conferitomi da Dio,
ti maledir eternamente, e in quanto tuo sovrano ti dichiarer traditore
assicurandoti il vero trattamento che spetta a chi agisce come te,
sperando che Dio mi assista prendendo nelle sue mani questa causa. A
partire da questo momento ricorda che non ti obbligo a far niente.
D'altronde che bisogno avrei di condizionare la tua scelta? Se avessi
voluto forzarti, ho forse poco potere per farlo?, solo devo impartire
ordini per far s che mi si obbedisca.16
Alessio non solo riceve in questo modo la notizia di un'amnistia per la
sua fuga, ma anche il permesso di rinunciare al trono, sposare Afrosina e
vivere in campagna. L'infelice crede di essere finalmente compreso,
comincia a scorgere soddisfatto il futuro che crede di meritare... e
ritorna al suo paese. Nella cerimonia pubblica al Cremino, lo zarevic
prodigo si prostra ai piedi del padre, rinuncia ai diritti al trono a
favore del proprio figlio appena nato, ammette i suoi peccati e chiede
clemenza. Spera di poter scomparire per sempre con Afrosina.
Ma, sebbene Pietro lo perdoni pubblicamente, non pu fare a meno di
aggredirlo con ogni genere di paranoia riguardante la sua fuga. Sospetta

che Alessio abbia organizzato un movimento nemico all'estero e che la sua


vita e il suo potere siano in pericolo. Ritrattando la promessa
d'immunit inizialmente fatta, rivendica al figlio i nomi di tutti quelli
che l'hanno aiutato a fuggire o che erano al corrente della sua
intenzione. Un forte scandalo segue la confessione di Alessio: alcuni tra
i nominati vengono decapitati in pubblico, ad altri viene tagliata la
lingua o vengono rotte loro le ossa a colpi di martello, e la maggior
parte viene atrocemente torturata nella pubblica piazza.
Alessio in un primo momento viene risparmiato da una tale carneficina.
Ma, i germi della paranoia minano il cervello e il buon giudizio di
Pietro, oramai convinto che Alessio trami un colpo da maestro contro di
lui. Ha per bisogno che lo zarevic confessi e, per raggiungere tale
obiettivo, ricorre a un sistema di tortura lento e infallibile: una
grossa frusta, provvista di tre nodi, che nel colpire squarcia la pelle
del torturato. La massima resistenza a simile metodo di venticinque
frustate, una cifra pi elevata porta inevitabilmente alla morte.
Il primo giorno d'interrogatorio Alessio riceve venticinque colpi di
frusta, ma non d nuove informazioni. Scoprendo che il figlio ha parlato
di lui con l'Imperatore d'Austria, Pietro lo fa frustare quindici altre
volte. Alessio finisce allora per confessare che aveva dichiarato al suo
sacerdote di odiare suo padre e di desiderare la sua morte.
Morir alcuni giorni dopo a causa delle frustate ordinate dal padre, il
quale firmer orgoglioso il certificato di morte, senza dare il bench
minimo segnale di lutto o di pentimento.
Pietro muore sette anni dopo il figlio. I testimoni non raccontano se il
sentimento di colpa per aver tolto la vita al sangue del suo sangue abbia
condizionato il suo equilibrio, ma raccontano che il suo atteggiamento e
la sua gagliardia nel governare non vennero minimamente compromessi. E
Pietro ha una tale energia da ritenere precipitoso e inutile pianificare
la sua successione. Inaspettatamente le fredde acque della Neva
sommergeranno il Grande nel terribile e definitivo calvario. Il 28
gennaio del 1725, in seguito a una febbre atroce, dolori e deliri di ogni
genere, lo Zar chiede una scrivania e tutto tremante lascia scritto Date
tutto a....
Un rantolo selvaggio sopraggiunge. Il cervello dell'agonizzante resta
inerte e oscuro... come il nome del beneficiario.
Note
1. E.C., Duchesse d'Orlans, pp. 102-103.
2. E.C., Duchesse d'Orlans, pp. 102-103.
3. H.Troyat, p. 42.
4. P. Bushkovitch, p. 64. 5.P. Bushkovitch, p. 66.
6. J. Staelin, pp. 92.
7. Traduzione del passaggio che include F.C.Weber, pp. 92-93.
8. E.C., Duchesse d'Orlans, pp. 271-272.
9. F.C. Weber, pp. 67-68.
10. F.C. Weber, pp. 93-95.
11. F.C. Weber, pp. 93-95.
12. J. Staelin, p. 201.
13. M. Farquhar, p. 116.
14. H. Troyat, p. 201.
15. H. Troyat, p. 202.
16. H. Troyat, pp. 117-118.

CARLOTTA, Imperatrice del Messico (1840 - 1927)


La schizofrenica che dorm col Papa
Ancora oggi in Messico capita di ascoltare pettegolezzi, alcuni dei quali
francamente curiosi, sull'Imperatrice pi sorprendente e carismatica che
la storia ricordi. Ne riportiamo alcuni:
Carlotta perse la testa durante un suo viaggio nello Yucatan, in cui
mangi frutta avvelenata con succo di toloache1, che assunto in dosi
elevate conduce alla pazzia.
Ci che le caus la perdita di giudizio non fu tanto la frutta ma la
lettura. Leggeva di continuo e in molte lingue simultaneamente.
Scriveva inoltre senza sosta. Negli Archivi Nazionali sono conservati
pi di 8.000 documenti scritti di suo pugno. Questo gi era uno strano
sintomo di un atteggiamento compulsivo patologico.
Carlotta preferiva gli affari di governo a suo marito. Si narra che,
quando faceva le veci del reggente, le cose venivano realizzate e
funzionavano davvero.
Carlotta e suo marito vennero intenzionalmente avvelenati. Qui nessuno
li voleva.
La biografia di Carlotta appare burrascosa e al tempo stesso romantica,
come i drammi letterari dell'epoca di cui protagonista. La fama per
non le concede la stessa gloria di sua cognata: Sissi. Questo nonostante
sia dotata di un'intelligenza e di esperienze di vita di gran lunga pi
interessanti di quelle dell'Imperatrice d'Austria, oltre a possedere
fermezza e senso di responsabilit molto pi elevati.
Sotto molti aspetti Carlotta appare una donna emancipata e trasgressiva,
anticipatrice dei tempie pi simile alle attuali donne in carriera.
Rattrista il fatto che quelle poche volte in cui viene ricordata, lo
solo perch fu cognata di Elisabetta (Sissi) e che divent completamente
pazza dopo la fucilazione del marito in Messico. Il suo ruolo esemplare,
che fino a prima di ammalarsi fu importante e di grande vigore, ha
lasciato nella nostra memoria solo poche tracce. Eppure anche nel mezzo
di una tremenda marea nera, con la mente prigioniera e straziata, ancora
capita d'intravedere i segni del suo prestigio intellettuale e personale.
Ma Sissi, con il passare dei secoli, a restare la prediletta; solo il
suo nome sortisce interesse e una scintilla di buon umore; al confronto
Carlotta appare un fruscio sordo e insignificante.
Valutino i lettori come la fama a volte non rende giustizia: mentre
l'Imperatrice d'Austria concentra le sue energie nel farsi pi bella
possibile e nell'esimersi da tutti i suoi doveri, con la scusa di
malattie psicosomatiche e attivit sportive, Carlotta svolge il compito
che ci si aspetta da una sovrana responsabile, lucida, carismatica e
tenace. Sissi bardata ed ebbra di egolatria e tratta sua cognata, di
tre anni pi giovane, con assoluto disprezzo, considerandola un'odiosa e
spregevole rivale e chiudendole, con la massima facilit, la porta in
faccia ogni volta che ha bisogno di sostegno, ogni volta in cui si
trovain balia di un vortice di eventi catastrofici. Bisogna anche dire
che Carlotta ha grosse guance ed di bassa statura, mentre Elisabetta ha
un fisico mozzafiato, e forse proprio grazie al suo aspetto che riesce

a conquistare la gente; tuttavia il pendolo del mio favore oscilla


palesemente verso il fascino personale della prima.
Non a caso, fra tutti i personaggi descritti in questo libro, Carlotta
quella che desta in me pi ammirazione e tenerezza. La sua vita un
viaggio tra spine e rovi, e qualche rose sparsa, per giunta effimere. Ma
lei dimostra grande coraggio e supera gli ostacoli, fino a che non
esaurisce le forze. Si ritira allora in disparte, a suo modo fuggendo, e
questa fuga durer sessantadue anni. Credo che la sua disgrazia abbia
inizio quando Napoleone III la proclama Imperatrice di un paese in
guerra. Un luogo in cui n lei n suo marito sono mai stati in precedenza
e dove, come se non bastasse, si parla una lingua che non conoscono.
Carlotta belga e suo marito austriaco e il trono assegnato loro
dall'Imperatore francese il Messico. Appresa la notizia, la prima cosa
che Charlotte - questo in realt il suo vero nome - fa tradurre il suo
nome in spagnolo; a partire da questo momento firmer tutti i suoi
scritti con il nome spagnolo di Carlota.
In Messico solo uno sparuto gruppo di persone sta veramente aspettando il
ritorno di Carlotta e Massimiliano. E con il passare del tempo anche la
fedelt di questi pochi adepti comincer a sciogliersi come neve al sole,
immagine che ben esemplifica la situazione politica di questo paese
durante la seconda met del XIX secolo. Dopo solo tre anni il loro titolo
di Imperatori verr convertito in quello di traditori: nessuno porger
loro il minimo sostegno o rifugio e i due verranno abbandonati al loro
destino: Massimiliano morir fucilato a mille chilometri dall'Austria
natale che l'aveva visto bambino e ragazzo, Carlotta verr invece
risparmiata, ma verr fatto di tutto per trasformare la sua vita in un
inferno.
Nonostante la sua tenacia, Carlotta non riuscir a evitare momenti
terribili: dovr vedersela con le gelosie dei cognati Francesco Giuseppe
e Sissi, che la spingeranno da un luogo all'altro al solo scopo di
tenerla lontana, fino a negarle il ritorno a casa quando ne avr bisogno;
prima affronter il tedioso esilio nella gabbia d'oro di Miramare, poi
l'ambizione di Napoleone III che promettendo un falso sostegno, la
spedir in Messico; infine il crudele flagello dell'abbandono, il rifiuto
da parte di coloro che credeva fratelli e amici... Tutto questo far
alterare l'equilibrio di Carlotta, la scaraventer nel disinteresse e
nell'alienazione e le far concepire idee stravaganti e allucinazioni
morbose e paranoiche. Sono dunque gli eventi tragici (n la
lettoscrittura compulsiva n il veleno del toloache) a causarle una
malattia che si prolungher per 62 anni. Durante questo periodo di
trambusti, lei pensa, sente e desidera, sebbene in modo insolito e
delirante, suscitando, nei vicini e negli estranei, timore e scandalo.
Prima di sprofondare nell'alienazione mentale, Carlotta cerca di
resistere, lotta con tutte le sue forze per preservare la sua
personalit, come un pesce fuor d'acqua che combatte per mantenersi in
vita.
La principessa, arciduchessa e infine Imperatrice, in passato cos
incredibilmente colta, brillante e capace, una volta esaurite le sue
risorse personali e la sua energia, finisce per rifugiarsi in
un'irreversibile pazzia. A volte, tra una stravaganza e l'altra, lascia
scorgere le uniche caratteristiche che mai l'abbandonano del tutto:
dolcezza e intelligenza. Per questo la cognata Henriette, moglie di suo
fratello Leopoldo II e sua tutrice durante la malattia, scrivendo a una
sua vecchia istitutrice, la contessa di Hulst, afferma:

Non pu immaginare, cara contessa, tutta la tenerezza che questa vedova


capace di infondere.
Forse per lo stesso motivo la sua nipotina, la principessa Stephanie,
scriver nel diario: Oggi mi hanno costretta a far visita a mia zia
Carlotta. Non ho avuto paura.
Una bambina con volont virile
Il 7 giugno del 1840, alle prime ore del mattino, a Laeken rimbombano
ventuno colpi di cannone per annunciare ai sudditi di Leopoldo I, re del
Belgio, la nascita della principessa Marie Charlotte, Amelie, Auguste,
Victoire, Clementine, Leopoldine di Sassonia-Coburgo-Gotha e d'Orlans,
figlia del secondo matrimonio del re belga con Maria Luisa d'Orlans.
Raccontano le male lingue che Leopoldo non si mai ripreso dalla morte
della sua prima moglie, la principessa Charlotte, aspirante al trono di
Gran Bretagna, di cui era follemente innamorato e che perde presto e
malamente a causa di complicazioni durante il parto del primogenito.
L'allora principe conserva la sua inconsolabile sofferenza per
centonovantadue mesi fino a quando viene proclamato re del Belgio e
obbligato a mettere da parte le romanticherie. Quello che,
fondamentalmente, ci si aspetta da lui che procrei nuovi discendenti. A
tal fine Leopoldo sceglie Maria Luisa d'Orlans, di ventidue anni pi
giovane e figlia del re di Francia Luigi Filippo.
La nuova consorte si rivela una donna d'infinita bont; non solo accetta
che Leopoldo rimanga legato alla sua prima moglie, ma tollera anche una
torrida avventura con un'attrice che somigliava inverosimilmente alla
defunta principessa Charlotte. Maria Luisa, oltre a sopportare
stoicamente i precedenti, accetta pure che alla nuova nata diano lo
stesso nome della defunta.
La piccola Charlotte l'unica bambina tra due fratelli maschi e viene al
mondo bella, bruna e dotata di una spasmodica intelligenza. A due anni e
mezzo2 stupisce i genitori imparando a leggere da sola, sfoggiando parole
complicate e una grammatica corretta: Si esprime come se fosse una
persona adulta, con i pi bei giri di parole, racconta Maria Luisa, la
madre orgogliosa, in una delle lettere che manda alla nonna della
bambina.
Il padre e i fratelli adorano Charlotte e le dimostrano profonda
tenerezza, soprattutto quando dieci anni pi tardi perderanno la madre.
Leopoldo, che non si fa alcun problema nel gridare ai quattro venti che
la mia piccola Charlotte il fiore del mio cuore, si porta dietro la
figlia ovunque e non c' cerimonia ufficiale, n evento in cui non ci sia
la piccola con il progenitore a cui somiglia cos tanto che si direbbe
la sua miniatura.3 Anche la nonna mitiga il dramma del lutto con
l'affetto per la nipote. Mai ci sar una orrenda matrigna a spezzare
l'incanto di questa famiglia unita e idilliaca. Charlotte non smetter
mai di scrivere a sua nonna con immacolata calligrafia francese e con
profusione d'affetto: Ma bien aime Grand Maman, je t'embrasse avec tout
mon coeur. [Mia amata nonna, ti bacio con tutto il mio cuore].
L'infanzia e la prima adolescenza di Charlotte trascorrono cos, placide
e quiete. Durante questo periodo, malgrado la bambina cresca
particolarmente capace, riceve un'educazione da cui traggono vantaggio
soprattutto i maschi. Capisce di storia, politica, letteratura,
filosofia, pittura e musica; si appassiona al nuoto, all'equitazione,
alle lingue, e oltre al francese, sua lingua madre, parla, scrive e legge

perfettamente in inglese, tedesco e italiano. A quel tempo non conosce


ancora lo spagnolo, che imparer alcuni anni dopo per imbarcarsi
nell'avventura messicana. I suoi biografi, forti dei commenti di chi la
conobbe di persona, sono d'accordo nel rimarcare che possiede una ferma
volont, quasi virile. Inoltre, va aggiunto, perch importante per
capire la sua condotta futura, che Charlotte, accompagnando assiduamente
il padre a tutti i consigli e a tutte le cerimonie, finisce per
apprendere l'arte di governare.
Il principe azzurro
La giovinezza della principessa belga viene scombussolata quando sua
cugina, la regina Vittoria d'Inghilterra, s'intromette nella sua vita da
fiaba assegnandole un marito. Tua figlia merita una corona, sentenzia
l'austera Vittoria allo zio Leopoldo, dando per scontato che, in mancanza
della progenitrice, la decisione venisse accolta senza batter ciglio. Il
prescelto Pietro V di Portogallo.4 Sarebbe una grande benedizione che
il Portogallo avesse una regina amabile e ben educata, visto che sinora
ne stato privato, scrive Vittoria in una lettera a Leopoldo e con,
persuasiva impudenza, aggiunge: Se la affidi a questo principe e non a
uno degli innumerevoli arciduchi che vanno in giro per il mondo, sono
sicura che potrai essere davvero tranquillo riguardo la felicit di
Charlotte.5
La regina inglese ignora visibilmente che la bambina a quindici anni
legge gi Plutarco, capisce di politica, esercita sul padre una forte
influenza e sfoggia un temperamento forte e idee molto chiare. I
portoghesi non son altro che orangotanghi senza risorse, scrive la
giovane alla sua istitutrice, la contessa di Hult. Charlotte rifiuta
categoricamente di unirsi al primo sconosciuto, la cui lingua, tra
l'altro, una delle poche che non si cimentata a imparare.
La regina Vittoria deve, per il momento, mettere da parte il suo
suggerimento, la sua intercessione sar per decisiva qualche mese pi
tardi.
Otto mesi dopo, infatti, esattamente il 26 di maggio del 1856, per il
palazzo di Laeken si accinge a passeggiare la rappresentazione vivente
del principe azzurro, la cui visita mette in subbuglio lo spirito di
Charlotte.
L'arciduca Massimiliano di Asburgo incaricato, all'epoca, di girare
l'Europa comandato, o meglio telecomandato, da suo fratello l'Imperatore
Francesco Giuseppe d'Austria. reduce da un viaggio fatto a Gerusalemme,
sulla costa orientale del Mediterraneo e all'esotica isola di Madeira.
Massimiliano un uomo di ventiquattro anni, biondo, occhi azzurri e
labbra sensuali, allegro, frivolo e amante dei piaceri mondani,
lusinghiero e, nel caso non bastasse, con un sorriso che fa sciogliere le
dame.
Nel diario dell'arciduca, gli insoliti paradisi visitati agitano la
fantasia e scatenano un desiderio byroniano:
Madeira, 6 luglio del 1852.
Gli occhi appena aperti, ho sentito il suono della dolce melodia del
nostro inno portarmi a riflettere sui miei ventun'anni. (...)
Apparentemente l'arrivo della maggiore et generer pochi cambiamenti
nella mia vita e, come prima, rester mio padrone e maestro, e come prima
pure il fisico continuer a non essere affetto dai divieti imposti ai pi
piccoli. Se ci fosse un segno premonitore che rivelasse cosa riserva

questo mio giorno di compleanno, credo che vedrebbe la mia vita


divertente e brillante, sebbene non ricordo di aver mai passato un giorno
di compleanno pi allegro e incantevole. Questa mattina, alla buon'ora,
con un gruppo di amici ci siamo allontanati dalla nave e abbiamo passato
il giorno con divertimenti che i marinai hanno comunemente ben
garantiti...6
Malata d'amore
Appena arrivato in Belgio, Massimiliano comincia a sfoderare per il
palazzo di Laeken il suo monologo di avventure da far invidia a quelle di
un cacciatore di tesori. Adora essere al centro dell'attenzione e tra i
fan ce n' una in particolare: la principessa Charlotte, figlia
dell'anfitrione, che ha sedici aprili e il cuore sospirante e schiacciato
dal pi puro degli innamoramenti. L'Apollo dei suoi sogni si lascia
idolatrare, ma in compenso non ha nessuna intenzione di corrisponderle
l'amore. Il suo cuore appartiene a un'altra donna. La rivale Maria
Amelia di Braganza, figlia del defunto Don Pietro, Imperatore del
Brasile. La conosce nel 1852 durante uno scalo a Lisbona e la stessa
notte scrive nel suo diario: una distinta principessa, garbata come se
ne vedono poche. Talmente distinta che non riesce a togliersela dalla
testa e finisce per chiederle la mano. Tuttavia, la felice futura sposa
vittima della peggiore delle sorti, che la conduce a morte poco prima
delle nozze a Madeira, dove si era recata per cercare di curarsi da
un'improvvisa tubercolosi. Massimiliano piange sconsolato per anni e
anni. Nel 1859, ad esempio, torna a visitare Funchal e giunge dilaniato
dal dolore presso la casa in cui lei, circa sette anni prima, era morta.
Scrive nel suo diario:
Era una creatura perfetto ed ha lasciato questo mondo ingrato come un
puro angelo di luce, per tornare al cielo, la sua vera patria. (...) Sono
sprofondato per lungo tempo in un abisso di pensieri di tristezza e di
lutto.
Massimiliano non riuscir mai a riprendersi da questa passione rimasta
inappagata; e molto tempo dopo, il giorno prima di essere fucilato,
mander una lettera a sua madre, l'arciduchessa Sofia, in cui scriver:
Un amico vi porter, cara madre, oltre a queste righe un mio ricordo per
voi, l'anello che ho messo tutti i giorni e i capelli della beata Amelia
di Braganza.
Ma siamo nel 1856, a Laeken, quando ancora l'elegante Massimilano
conserva con amore il ricordo della sua ragazza defunta e disdegna la
folgorante cascata di sguardi adolescenti con cui Charlotte lo inonda
dalle sue adolescenti pupille. Il soggiorno si conclude e Massimiliano
parte con la stessa noncuranza con cui era arrivato. L'innamorata smette
di parlare e di mangiare, non vuole alzarsi dal letto e se lascia che la
pettinino e la vestano, lo accetta come un automa. L'amore non
corrisposto intacca la sua autostima e causa uno scompenso chimico nel
suo cervello: Charlotte cade in depressione. Il padre orchestra allora
una manovra per trovare al pi presto una soluzione al disturbo psichico
della sua amata figlia e scrive una lettera alla regina Vittoria
d'Inghilterra, in cui commenta:
L'arciduca Massimiliano ha concluso la sua visita senza lasciare
intendere le intenzioni che alcuni dicono avesse nei confronti di mia
figlia Charlotte. Non mi dispiace n mi preoccupa. Avrei gi dimenticato
l'esistenza di questo giovane principe se non fosse che mia figlia mi

affligge e mi commuove. Charlotte una ragazza sensibile e sembra


essersi innamorata dell'Asburgico con romanzata frenesia. (...) Mi
inquieta sapere che lei soffre per qualcuno che non ha voluto o non ha
saputo notarla.
La regina Vittoria immediatamente le risponde: La societ austriaca
libertina e manca di valori. Da notare la risposta secca e risentita con
cui la sovrana britannica si vendica del disprezzo provato nei confronti
del suo raccomandato portoghese.
Non tutto oro quel che luccica
Sessanta giorni dopo la lettera inviata da Leopoldo, Massimiliano si
presenta precipitosamente a Laeken per chiedere al re del Belgio la mano
della principessa Charlotte. Dall'Inghilterra Vittoria pianifica le cose
affinch mai la giovane possa sospettare che la proposta del principe sia
stata disposta dalle alte sfere, n sapere della ricompensa che verr a
lui corrisposta per il servizio prestato: ovviamente ci che motiva
Massimiliano, oltre alla ragazza, la succulenta transazione
commerciale. Leopoldo , infatti, uno degli uomini pi ricchi dell'epoca
e offre una dote tale da finanziare al pretendente la costruzione
dell'enorme castello di Miramare, vicino Trieste. La somma viene invece
utilizzata da Massimiliano per comprare l'isola di Lacroma, nel mar
Adriatico, in cui pensa trascorrere l'estate. Per di pi, Leopoldo
convince l'Imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, fratello di
Massimiliano, a nominare la nuova coppia vicer del Lombardo-Veneto,
regione che a quel tempo apparteneva alla Corona austriaca.
Carlotta, presa dal suo intontimento adolescenziale, arriva a credere di
essere riuscita a conquistare realmente il cuore di Massimiliano durante
la sua ultima e fugace visita e, alla notizia che il giovane ha chiesto
la sua mano, la ragazza palesa tutta la sua contentezza svenendo.
Intanto, il futuro sposo si giustifica in una lettera agli occhi del
fratello in questi termini:
bassa e io sono alto, e questo va bene. bruna e io sono biondo, ed
pure accettabile. molto intelligente, e questo mi torna scomodo, ma
credo di poter risolvere.7
Il 27 luglio del 1857 si sposano nella cattedrale di Santa Gudula.
Charlotte ha diciassette anni e Massimiliano venticinque. Partono subito
per Venezia e Milano per adempiere ai loro doveri di vicer.
L'accoglienza degli italiani non facilita il soggiorno, ma la sposa ha
occhi solo per la citt veneta e per suo marito e sembra non accorgersi
delle antipatie che suscita, pertanto manda a Bruxelles lettere dense di
profonda ammirazione. Ma dopo poco si toglie la benda dagli occhi e
scopre la vera dimensione del suo nuovo compagno: un uomo incline a far
sue e ripetere senza riflettere le idee altrui, che si perde in nullit
insignificanti e che non ha ben chiaro il concetto d'importante e di
superfluo e che, infine, attribuisce alla parola testardaggine il
significato di diligenza.
Si segue solo l'uomo capace di comandare!" - recita una delle sue frasi
favorite, a cui una delle biografe a lui contemporanee aggiunge - Quando
ci accorgemmo del suo modo di comandare, non ci stupimmo che nessuno lo
seguisse.8 Pare inoltre che l'idealizzato Adone non abbia alcuna
intenzione di abbandonare i passatempi che tanto lo distraevano prima
delle nozze, comincia ad assentarsi di continuo per affari di governo
che, stranamente, si trasformano in bordelli e feste a sfondo sessuale.

La giovane sposa sopporta il tradimento con dignit ma compie enormi


sforzi per fingere che la loro unione sia dolce e armoniosa come una
meringa, fino al giorno in cui, secondo i racconti di chi le vicino,
Massimiliano le trasmette una malattia venerea che contrae in Brasile,
dov'era stato in viaggio.
A partire da questo momento i coniugi smettono di dormire nella stessa
stanza. Si mormora che sia questa circostanza il motivo per cui la coppia
non avr mai figli, nonostante, a ben vedere, le stanze da letto separate
siano in Europa una remota consuetudine rimasta in voga nell'alta societ
fino al XIX secolo. Dalle lettere conservate dalle dame di corte,
sappiamo che Charlotte supplica Dio con quotidiano e drammatico fervore
affinch le faccia il dono della maternit. A oggi ancora non sappiamo
per la vera causa dell'infertilit, anche se la voce diffusa, seppur
priva di solide fondamenta, sostiene che la malattia brasiliana abbia
reso Massimiliano impotente (anche se dai rapporti extramatrimoniali pare
nascano non si sa quanti figli illegittimi).
Nemmeno Carlotta viene risparmiata: secondo taluni anche lei sterile,
secondo altri ha figli da relazioni extraconiugali. L'assurdit pi
inaudita afferma che il generale francese Maxime Weygand figlio di
Massimiliano e di una messicana, mentre un'altra voce riferisce sia
figlio di Carlotta e del colonnello belga Van der Smissen. Al generale
Maxime sembra andare bene la discendenza che gli attribuiscono, per
quanto lontana dalla verit. Il giovane , infatti, figlio illegittimo di
un ricco commerciante marsigliese e di una francese priva di lignaggio,
motivo per cui egli sfoggia con orgoglio la presunta bastardaggine
sovrana.
Ad ogni modo, la differenza di temperamenti, di attitudini e interessi
tra i due coniugi fa presagire un inevitabile allontanamento nella loro
vita privata; cos com' possibile che le infedelt di Massimiliano
abbiano in parte contribuito a creare questa situazione, secondo quanto
racconta il suo segretario Blasio9, che alla morte dell'Imperatore fa
soldi con una succulenta e fin troppo pettegola biografia del suo antico
signore. A un certo momento, Blasio chiede al maggiordomo della coppia
perch Charlotte dormisse separata da suo marito:
(...) Grill mi rifer che l [a Miramare] erano molto innamorati e
stavano sempre insieme ma pi tardi, durante un viaggio a Vienna,
successe qualcosa che distrusse per sempre l'unione coniugale. Da quel
momento, agli occhi altrui restarono sposi innamorati e affettuosi ma
nell'intimit gi non vi era pi affetto e confidenza e da allora anche
Grill pot accorgersi della loro separazione.
Alcune dicerie sostengono che la causa fu una prostituta viennese malata
di sifilide, ma chi era a lui pi vicino, assicura che a Vienna
Massimiliano rest in realt stregato dal fascino di Vicki, figlia della
regina d'Inghilterra e moglie del principe erede al trono di Prussia.
Egli stesso lo confessa in una lettera. Nel lamentarsi dell'atmosfera
algida e vacua, all'improvviso se ne esce con:
L'unica cosa che mi rende felice rivedere Vicky e forse anche Alfredo
[il fratello di Vicki]. Meno gradevole invece dovermi riunire l con
una moltitudine di principini di tutta la Germania.10
Cinque giorni pi tardi aggiunge:
Rivedere Vicki stata un'enorme felicit, ancora pi incantevole ed
equilibrata, oltre che essere bella e fresca, cos spontanea e cos
allegra. La sua presenza, tra tanti estranei, mi ha fatto un gran bene.
Due giorni dopo continua a scrivere:

Gran parte della serata di ieri l'ho passata piacevolmente con la cara
Vicki nel suo bel palazzo.
Giudichino i lettori se Carlotta e Massimiliano diano o meno pretesti al
loro maggiordomo perch egli possa supporre repentini allontanamenti.
Io e te possiamo far tutto
La separazione fisica di cui tanto si parla sembra comunque non
compromettere il tono delle lettere che i due si scambiano continuamente,
n tanto meno altera la solida squadra che la coppia forma. Carlotta
resta con forza accanto al marito e, nonostante sia otto anni pi piccola
di lui, non smetter mai di consigliarlo con saggezza e fermezza, qualit
da cui lui finisce per dipendere e che non smette di elogiare.
Nei suoi atti si ritrova spesso la formula Io e te siamo la maggioranza
e insieme possiamo far tutto. Alcuni esperti attribuiscono un senso
profondo alla loro solida unione segnalando che, in realt, Carlotta e
Massimiliano sono complementari e hanno immensamente bisogno l'una
dell'altro. Carlotta si serve dell'inconsistenza e della romanticheria
del marito per dare libero sfogo alle sue abilit di governo; la donna
dotata per fare veramente molto di pi che ricamare, leggere o accogliere
gli ospiti. E Massimiliano, dal canto suo, ha bisogno di una persona
intelligente, coraggiosa e disinteressata che gli indichi i passi da
compiere, cos come lui stesso scriver in una lettera del 2 aprile del
1860 in cui evidenzia ci che avrebbe voluto gridare:
Ho tanta nostalgia di te, mio amato angelo, da non poterla descrivere.
Sono triste e malinconico ed ho voglia di piangere come un bambino, mi
sento inutile, solo e abbandonato... Con la speranza di volare nuovamente
tra le tue braccia al pi presto possibile, nei miei pensieri ti
abbraccio.
E hanno ragione coloro che spiegano il vincolo che lega questa coppia in
termini di complementariet, visto che Carlotta mai si lamenta di suo
marito, nessuno la sente mai parlare dei suoi difetti, n di persona n
per iscritto. Persino durante gli anni in cui sar affetta da pazzia,
mantiene sempre un silenzio tombale riguardo al lato deprecabile di
Massimiliano.
Nelle lettere e nei resoconti scritti dai due giovani, si nota come
l'Imperatrice, pur dotata di capacit analitiche e pratiche che sfrutta
per consigliare argutamente il marito, fa s che dal di fuori sembri lui
artefice e lei subordinata. Lo sostiene sempre psicologicamente e non
risparmia espressioni di lodevole orgoglio: Il racconto del tuo viaggio
mi riempie di tanta ammirazione da considerarti un angelo.
Carlotta partecipa attivamente a questioni di carattere politico rompendo
gli schemi imposti alle donne nel XIX secolo, nonostante cerchi di
dissimularlo e di farsi considerare meno importante di Massimiliano. Le
sue buone intenzioni, tuttavia, non sempre generarono i frutti sperati.
Scrive a sua nonna:
Molte persone mi considerano ambiziosa perch questo l'impulso pi
comune, ma io so benissimo che non mi appartiene. Sento il bisogno di
agire e di amare, tutto qui.11
Non deve stupire se con il passare del tempo Massimiliano arriva a
stimare profondamente la moglie. Sebbene sia difficile ignorare gli
svaghi sessuali che si concede con altre donne, egli ama Carlotta con
devozione e con la fiducia di un figlio; ha bisogno di lei e, durante le
sue assenze, mai smetter di coprirla di lettere tenere e sdolcinate:

31 dicembre del 1860


Amatissimo angelo,
Sono appena felicemente arrivato, tutti dormono ancora e sfrutto questo
momento di libert per scriverti almeno alcune righe, a te, vita mia e
mia
unica felicit, per dirti quanto stato difficile allontanarmi da te
ancora
una volta, sebbene, se Dio voglia, sia per pochissimo tempo...12
[Nel telegramma precedente] non ho potuto dirti ci che sente il mio
povero cuore, come prega per te, angelo mio, e quanto triste starti
lontano, mia attrazione e mio unico centro. Questa notte ho avuto
continuamente voglia di piangere e sono stato triste e malinconico come
non mi capitava da molto tempo. Dalla mia stanza involontariamente sarei
corso verso le porte della stanza in cui eri l'ultima volta. Non riesco a
stare bene qui se non sei con me...13
Amatissimo angelo, ancora una volta provo dolore ad allontanarmi da te;
dolore a stare senza di te, vita mia. Fortunatamente il viaggio non
durer molto e spero di tornare presto al tuo fianco...14
Carlotta, in risposta e come sempre, va al sodo:
Mio tesoro intimamente amato.
Sono passati oramai tanti giorni senza che io sappia di te, ma spero vada
tutto bene. Le notizie che arrivano dal nord sono degne di attenzione.
Sarebbe meglio che tornassi in queste province verso la fine
dell'autunno...
Durante l'incarico di viceregina del Lombardo-Veneto, Carlotta non
soltanto riesce a guadagnarsi poco a poco, grazie alle sue doti
personali, la benevolenza degli italiani, ma pure dispensa consigli a
Massimiliano in affari di governo con chiaroveggenza e destrezza,
conquistandosi una considerevole popolarit. Francesco Giuseppe e Sissi,
dall'Austria, cominciano a ingelosirsi fino a esonerare Massimiliano dal
comando dell'esercito austriaco. Poco dopo scoppia la guerra che porta
all'indipendenza delle regioni italiane dalla Corona Austriaca e nel 1859
Massimiliano e Carlotta sono costretti a fuggire. Il loro viceregno dura
due anni.
Sorpresa in esilio
La coppia si rifugia nel castello di Miramare, vicino Trieste. Non vi
racconter dettagliatamente cosa accade qui, sono sufficienti alcune
parole della protagonista per farsi un'idea: Qui non succede niente e
come ieri non sono potuta uscire, ho letto in continuazione fino ad avere
gli occhi rossi", scrive Carlotta nel suo diario il 22 aprile del 1865.
La noia cos plumbea che i due coniugi decidono di tornare in Austria
per incontrare Francesco Giuseppe, e verificare se questo pu cambiare il
loro destino, trovando loro qualcosa da fare. Ma i familiari, invece di
dimostrare loro affetto, sostegno e pensare a proposte, li snobbano. Di
ritorno a Miramare, Carlotta sprofonda nuovamente nel limbo della
depressione.
Cos passano quattro interminabili anni d'infinito tedio fino al giorno
in cui, inaspettatamente, ricevono la visita di tre membri del partito
conservatore messicano. Portano una lettera che annuncia a moglie e
marito, che restano esterrefatti, che sono stati proposti come Imperatori
del Messico. Il paese in questione una bomba a orologeria e
Massimiliano, dando prova di buonsenso, rifiuta l'offerta. Ma Carlotta

vede in questa occasione l'apertura della gabbia in cui si ritrova


rinchiusa da quattro anni e, nella sua immaginazione, lo splendore della
corona imperiale luccica come una luce liberatrice. Con le sue persuasive
- e innumerevoli - doti di comando, convince Massimiliano e ottiene il
sostegno dalla sua famiglia in Belgio a cui spiega la causa della scelta,
scrivendo: Siamo troppo giovani per non fare niente. Non riceve alcuna
congratulazione n manifestazione di gioia dai contendenti austriaci.
Il fratello Francesco Giuseppe, ancor pi pazzo di gelosia, informa
Massimiliano che, accettando la corona imperiale messicana, dovr
rinunciare ai suoi diritti di successione in Austria. Massimiliano
continua a essere scettico. L'idea effettivamente assurda: lui, cos
biondo, cos pallido, abituato sin dall'infanzia al dolce brusio del
Danubio, al ritmo dei valzer e al sapore delle paste del Demel16, dovr
ora trasformarsi in un agguerrito messicano dallo stomaco a prova di
peperoncini. La maggior parte degli strateghi politici dell'epoca
condivide le sue titubanze e ritiene sia un'assurdit avventurarsi e
stabilirsi non in un impero quanto in semplice regno di un remoto paese
che non altro che un pullulare di conflitti e di lotte civili. Dopo
mesi di tentennamenti, e dopo la promessa scritta da parte messicana che
il paese aspetta gli Imperatori con giubilo e speranza...
...con immensa allegria la informiamo, in riferimento alla sua nomina di
reggente dell'Impero, che l'appoggio iniziale dei nobili ora ratificato
dall'adesione di un'ampia maggioranza della gente del nostro paese che va
ad aggiungersi alle autorit municipali e alle corporazioni dei
cittadini. Constatiamo che la sua proclamazione si trasformata, per
l'importanza morale e per la forza che contiene, in un autentico
plebiscito...
...e Napoleone III influenza la volubilit di Massimiliano utilizzando
escamotages psicologici secondo cui non si pu defraudare il popolo
messicano a causa d'insignificanti disaccordi familiari, facendo s che
alla fine Massimiliano accetti.
La reazione di Napoleone III non si fa aspettare. Immediatamente scrive:
Potete esser certi che non vi mancher il mio sostegno nel portare a
termine questa missione che cos coraggiosamente state per
intraprendere.17 Sua moglie, la spagnola Eugenia de Montijo regala
inoltre a Carlotta magnifica porcellana di Svres su cui brilla l'oro di
una corona imperiale con le iniziali M.I.M. Anche Don Ignacio Aguilar y
Marocho, uno dei tre mandatari messicani, gioisce nell'apprendere la
notizia. Consapevole del fatto che il risultato positivo dipende in
realt da Carlotta, scrive ai suoi vicini messicani:
L'arciduchessa appartiene a quel tipo di persone che non possibile
descrivere; possiede grazia e simpatia, ovvero quell'aspetto morale che
non dato al pittore trasferire su tela, n al fotografo su carta.
Immaginate una giovane alta, snella, piena di salute e di vita, che
trasuda contentezza e benessere, elegantissima, ma vestita in modo
modesto; fronte pura e scoperta, radiosi occhi a mandorla vivi come
quelli dei messicani, bocca piccola e graziosa, fresche e carnose labbra,
denti bianchi e minuti, petto ritto, corpo garbato in cui competono
disinvoltura e maest dei movimenti; fisionomia intelligente e
spirituale, aspetto pacifico, affettuoso e ridanciano, sotto cui si
nasconde qualcosa di grave e decoroso che merita rispetto. Immaginate
tutto questo e molto pi, e avrete l'immagine perfetta della principessa
Carlotta.18

Carlotta felicissima, come pure coloro che la spingono verso questa


nuova avventura. Massimiliano invece, come lasciano intendere le pagine
del suo diario, mortificato: Fosse per me, se venisse qualcuno ad
annunciarmi che il progetto saltato, mi chiuderei nella mia alcova e mi
metterei a saltare di gioia.
Si ammala cos gravemente che sono costretti a posticipare la partenza.
Durante la convalescenza, Carlotta sostituisce il marito in ogni
ricevimento e corteo, riprendendosi quel ruolo per cui era stata
realmente educata e che sa ricoprire egregiamente. Quando sta con il
marito malato, quest'ultimo geme e supplica di non parlargli del Messico.
Il 14 aprile del 1864, giorno in cui finalmente s'imbarcano alla volta
della nuova destinazione, si scoraggia definitivamente, si chiude in
cabina e scoppia in lacrime.
Una deserta e muta accoglienza
Il 28 di maggio, dopo una difficile traversata in cui non mancano
tempeste e assalti di pirati, i nuovi Imperatori arrivano nel porto di
Veracruz. Carlotta si intanto affrettata a imparare lo spagnolo.
Contrariamente a ci che si aspettavano ed era stato loro promesso, Loro
Maest Imperiali attraversano un porto muto e deserto. Nessuno giunto
ad accoglierli. Nell'attraversare le strade applaude solo una minuscola
banda ingaggiata dall'esercito francese. Nella capitale trovano una pi
rumorosa accoglienza... anche questa frutto di un ingaggio.
Il Palazzo Nazionale, dove dovrebbero vivere, un'enorme casa fatiscente
e inabitabile; Carlotta e suo marito devono cos optare per un
trasferimento improvissato al castello di Chapultepec, che pure si trova
in deplorevole stato. Da una tavola da biliardo ricavano il letto, mentre
i gentiluomini austriaci, le dame italiane dell'Imperatrice, gli ussari
ungheresi e il resto del seguito cercano un angolo senza scarafaggi dove
poter passare la notte.
Il giorno dopo cominciano a imbastire la loro immagine di autentici
Imperatori. La ristrutturazione del castello si converte in una frenetica
corsa a ostacoli. La prima azione del nuovo Imperatore consiste nel
sostituire il nome della residenza in Miravalle, in ricordo di Miramare,
una leggerezza che non fa che incrementare il rancore del popolo
messicano: la parola Chapultepec, infatti, ha derivazione azteca e quasi
sacra. Massimiliano non si era disturbato di saperlo n di capire quanto
le tradizioni fossero importanti per i nuovi sudditi. Intenzionati a
colmare l'offesa, il 7 giugno, dieci giorni dopo il loro arrivo, i nuovi
Imperatori cercano di conquistarsi le simpatie festeggiando con la gente
comune il ventiquattresimo compleanno dell'Imperatrice. Non hanno altra
scelta che organizzare la festa in strada, visto che nessun edificio si
trova in condizioni tali da ospitare l'evento.
Alle sette della sera, venne organizzato uno sfarzoso ballo nella piazza
del mercato che venne sistemata per l'occasione. Riusc tutto in maniera
brillante e magica. Il percorso di Loro Maest dal palazzo fino al luogo
destinato al ballo venne adornato con un tappeto di fiori; gli angoli
della piazza erano stati riccamente decorati con piramidi di piante e
addobbi colorati. Niente rovin l'allegria della celebrazione. Alle
dodici e mezza, gli Imperatori rientrarono.19
Ma il giubilo non dura a lungo. Il paese sfiancato dalla guerra cos
come le tasche dell'Imperatore. Massimiliano non ha ricevuto nemmeno un
centesimo di ci che era stato pattuito; chi deve versare denaro si esime

adducendo scuse vaghe, e tutte le spese sostenute fino a quel momento


sono state a carico del conto privato degli Imperatori. Carlotta si arma
di coraggio e, a dimostrazione dell'incommensurabile devozione nei
confronti del marito e dell'accordo politico che li unisce, vende gli
splendidi gioielli ereditati da sua madre per poter sostenere le spese
che prevede il loro status imperiale. Malgrado niente sembra andare come
previsto e malgrado i coniugi gi intravedano i primi segni della truffa,
Massimiliano continua ad agire con diligenza esemplare tentando di
addentrarsi nella cultura, nella politica e nell'identit nazionale del
Messico. Ma i suoi sforzi titanici non soddisfano nessuno, come Carlotta
racconta nel suo diario:
Da quando siamo arrivati solo qualche giorno passato in tranquillit.
Nessuno contento di noi. I conservatori, che prima ci hanno appoggiato
[di arrivare], trovano adesso Massimiliano piuttosto liberale e i
liberali intanto lo chiamano tiranno, e sono passati in massa dalla parte
di Jurez. I francesi causano quotidiani fastidi, credendo che
l'Imperatore porti avanti una politica fin troppo nazionalista e non
tenga conto degli interessi della Francia. Anche il nunzio arrabbiato
con noi e minaccia una rottura con la Santa Sede se non diamo immediata
soddisfazione alle pretese del clero messicano, a nostro avviso
spropositate. I signori Estrada, Almonte e tanti altri, che a Miramare ci
hanno entusiasmato con questo paese, non solo non ci hanno accompagnato,
dimostrando di preferire la piacevole vita europea a questa baraonda, ma
pure ritengono che aver loro restituito le terre che la Repubblica aveva
confiscato sia poca cosa, e rivendicano ora copiosi indennizzi per far
fronte ai danni che la rivoluzione ha causato ai loro poderi. Se
Massimiliano soddisfacesse le richieste di questi incontentabili
potentati, in pochi mesi porteremmo il paese alla rovina. E come se non
bastasse, la guerra continua! Ci avevano promesso che al nostro arrivo
avremmo trovato la pace, ma niente pi lontano dalla realt, [...] le
guerriglie aumentano di giorno in giorno e stanno devastando il paese.20
Massimiliano si assenta di continuo nel disperato tentativo di
approfondire la sua conoscenza del paese e della gente, specialmente
delle donne. Durante un'escursione, desta presumibilmente l'attenzione in
una certa Guadalupe Martnez, che conosce a un ballo, e in seguito quella
di Concepcin Sedano y Leguizano, moglie del giardiniere della residenza
di campagna di Olindo. Concepcin mette al mondo un bambino che alcuni
anni dopo dichiarer di essere discendente di Massimiliano. Ma non
esistono prove sufficienti a dimostrarlo.
Comunque, gi da parecchi anni Carlotta dorme in un'altra stanza dato che
il rapporto con Massimiliano si ormai trasformato in una sorta di
fraterna alleanza, in una vera squadra, un solido binomio che li vede
aver bisogno l'uno dell'altro, rispettarsi e proteggersi. E siccome non
hanno figli, fanno affidamento l'uno sull'altro. Per questo motivo,
quando l'Imperatore si avventura in giro per il paese, Carlotta assume in
tutta tranquillit il ruolo di reggente. I cronisti del tempo dichiarano
che quando lei a comandare, le cose funzionano. Eppure, taluni non
vedono di buon occhio che sia una donna a impartire gli ordini:
Carlotta interveniva nelle riunioni del consiglio dei ministri e quando
redargu il monarchico Francisco de Paula y Arrangoiz, sfortunatamente in
tutte le trattative pubbliche. Inoltre, durante l'assenza di
Massimiliano, la risoluta sovrana si dimostrava abbastanza autoritari;
non lasciava infatti che le questioni venissero discusse ma premeva

affinch venissero approvate direttamente dal consiglio dei ministri, che


lei presiedeva.21
Oltre a rappresentare Massimiliano e a collaborarvi abilmente nella
piattaforma politica, Carlotta ha pure le energie e la sensibilit per
questioni di carattere sociale e culturale, ergendosi cos ad autentica
madre del popolo. L'Imperatrice scrive in uno spagnolo perfetto:
Mi farebbe piacere, signor Prefetto, che i poveri di questa localit
[Puebla] potessero condividere i piaceri che io stessa ho sperimentato
tra a voi. Le mando settemila dollari del mio denaro personale affinch
lo investiate nella ristrutturazione della Casa della Carit, il cui
stato decadente mi ha causato ieri grande tristezza, e per far s che i
pi sfortunati possano beneficiare di un tetto sotto cui alloggiare.
Signor Prefetto promettete voi, ai miei concittadini di Puebla, che hanno
e sempre avranno tutto il mio affetto.22
Con l'intento di aiutare i poveri, istituisce la cosiddetta Giunta di
Protezione, destinata alle classi pi bisognose e fonda il Colegio
Carlota, affinch le giovani messicane abbiano accesso a un'istruzione
superiore.
L'abbandono di Napoleone III
Malgrado le loro buone intenzioni, gli Imperatori, che ormai vivono in un
campo minato, vengono difesi solo dall'esercito francese. Nel 1866, due
anni dopo il loro arrivo, Napoleone III non mantiene le promesse e ritira
le truppe dal paese, abbandonando la causa di Massimiliano. E, visto che
le brutte notizie non arrivano mai da sole, poco dopo muore anche il
padre di Carlotta, l'unico e incondizionato alleato che possiede al
mondo. Di conseguenza, il suo stato d'animo ne risente in modo grave.
L'imperatrice inizia a sbraitare, comincia a soffrire d'insonnia e chiari
segni di psicosi cominciano ad affiorare in lei: parla poco, dimagrisce,
perde il suo bell'aspetto giovanile e appare indomitamente nervosa. Come
gi accaduto, resuscita come una fenice e torna a brillare con lucida
autorevolezza appena si rende conto che Massimiliano sta pensando di
abdicare. Carlotta pensa allora a una sferzante arringa epistolare, che
ben mette in evidenza il suo carattere spinoso e l'opinione che ha del
suo volubile marito.
Carlo X [di Francia] e mio nonno [Luigi Filippo di Francia] nell'abdicare
si confessarono colpevoli dinanzi a loro stessi; non possiamo ripetere lo
stesso errore (...). Abdicare condannare se stessi, sottoscrivere un
certificato d'incapacit; concepibile solo se causato da vecchiaia o
compiuto dai poveri di spirito, non affatto il modo di agire di un
principe di trentaquattro anni, pieno di vita e con un avvenire davanti.
La sovranit il pi sacro dei doveri esistenti e non si abbandona il
trono come si lascia un luogo accerchiato dalla polizia. Se si accetta il
destino di una nazione, si accettano anche i suoi rischi e pericoli, e
mai la si deve abbandonare... Sebbene ci venga concesso giocare con i
singoli individui, per nessuna ragione dobbiamo farlo con le nazioni e
ancor meno concederci di farle capitolare, perch alla fine Dio chiede
per loro vendetta.23
Detto fatto. Massimiliano decide di restare, suo malgrado, facendo fronte
alle difficolt politiche mentre l'Imperatrice umilia il suo monumentale
orgoglio e decide di imbarcarsi alla volta della Francia per affrontare
faccia faccia con Napoleone III e chiedere i rinforzi al cognato
Francesco Giuseppe. Contemporaneamente pensa di recuperare l'eredit

lasciatale dal padre, che corrisponde a dieci milioni di franchi e che


utilizzer per migliorare la catastrofica situazione in cui versa
Massimiliano: Andr in Belgio a ritirare la mia fortuna e metterla nelle
mani di mio marito, affinch lui ne faccia buon uso per portare la pace
in Messico, lascia scritto alla signora Almonte. Poi sale a bordo e si
rinchiude nella sua cabina per tutta la durata della traversata, ovvero
per quattro settimane.
Una richiesa di aiuto che nessuno soddisfa
L'Imperatrice del Messico, sola e disperata, non esce dalla cabina
nemmeno quando la nave si ferma due giorni a L'Avana. Il giorno 8 agosto
del 1866 arriva finalmente nella localit francese di Saint Nazaire e,
sebbene avesse inviato un telegramma a Napoleone con cui avvisava del suo
arrivo, al porto non trova nessuno ad aspettarla. Un testimone oculare
racconta:
Il Prefetto non aveva ricevuto l'ordine di dare il Benvenuto
all'Imperatrice. Nessuno l'aspettava e niente era stato disposto per
l'arrivo, nemmeno una bandiera. Non venne trovata nessuna bandiera
messicana perch nessuno ne possedeva una. Un abitante di Saint Nazaire
che era stato in viaggio in Per, prest la bandiera peruviana.(...) Solo
il sindaco os accoglierla, tardivamente e in malo modo, allo sbarco. Non
conoscendo il protocollo diplomatico, barbugli all'Imperatrice una gran
infinit di scuse e giustificazioni.24
Il nuovo affronto costituisce un ennesimo colpo al suo gi sfibrato
sistema nervoso. Per non perdere lo scopo del viaggio intrapreso,
scrivendo a Napoleone, se la cava cos: Visto che V.M. non pu venire da
me, verr io da V.M., inviata la lettera, sale sul treno con la sua
dama, la signora Barrios, comandandola da una parte all'altra, vai e
digli, vai e guarda, mentre per tutto il vagone la si sente urlare
Perch questo treno non va pi veloce? Ordinate al macchinista di
accelerare la corsa. Lo esige l'Imperatrice del Messico!. La signora
Barrios nota nel comportamento chiari sintomi di disturbi nervosi e,
appena Carlotta la lascia libera, ordina di portare tisane al tiglio.
Nella stazione parigina di Saint Lazaire lo sgarbo subito nell'omonima
localit di sbarco si ripete: n un ramo di fiori, n un misero tappeto
rosso, niente di niente. La figlia e sorella dei re del Belgio, nipote di
un re di Francia, cognata dell'Imperatore d'Austria, cugina della regina
d'Inghilterra e Imperatrice voluta da Napoleone - che ora l'abbandona percorre la stazione come un comune viaggiatore, attraversa Parigi su
un'automobile noleggiata ed costretta ad alloggiare in hotel, piuttosto
che essere ospitata nel palazzo di corte.
Appena giunta al Grand Hotel, dove si registra con il nome di Duchessa di
Guadalupe, senza nemmeno riposarsi un minuto manda un uomo del suo
seguito25 a richiedere con urgenza un colloquio con Napoleone. Ma
l'Imperatore francese inventa scuse: pare sia malato ma l'Imperatrice
Eugenia avr per molto piacere di incontrare Carlotta il giorno
seguente, sebbene non nel palazzo di Saint-Cloud - dove Napoleone
trascorre l'estate - ma nello stesso Hotel. Eugenia de Montijo rende
visita, come promesso, alle due del pomeriggio e l'incontro ha luogo
nella stanza di Carlotta. L'intento dell'Imperatrice di Francia
posticipare il faccia a faccia con Napoleone. In realt, l'Imperatore
francese intende partire per recarsi ai bagni di Chlons: se Eugenia
riesce a portar a termine il suo piano, egli riuscir almeno per il

momento a evitare l'incontro con Carlotta. Ma la tenate Carlotta non si


lascia facilmente ingannare e nemmeno le sue gravi turbe nervose la
dissuadono minimamente dal raggiungere l'obiettivo prefissato. Quando
l'Imperatrice Eugenia ribadisce che Napoleone indisposto, Carlotta
sembra lanciare saette e dichiara che, se non vi sono alternative, si
sieder a parlargli al bordo del letto. Irremovibile nella sua decisione,
saluta la sua interlocutrice con la ferma determinazione di presentarsi
l'indomani a palazzo. Poi scrive a Massimiliano la cronaca dell'incontro
appena conclusosi:
10 di agosto del 1866. (...) Ci che mi ha sorpresa rendermi conto di
sapere pi io della Cina che costoro del Messico (...). Mi parso di
vedere che l'Imperatrice ha perso molto della sua giovinezza e della sua
forza(...). Il trono di Francia fa rapidamente invecchiare coloro che lo
occupano.26
Eugenia di Montijo
Descrivere Eugenia de Montijo in questi termini non nasconde nulla di
particolare o patologico, come alcuni invece avranno commentato. Riesco a
capire perfettamente il comportamento di Carlotta. A dire la verit, la
Montijo cambiata molto dal giorno in cui stata proclamata
Imperatrice. Un giorno del 1840, quando non ancora sposata, da Madrid
aveva scritto che (...) non abbiamo amiche, le ragazze madrilene sono
cos stupide che parlano soltanto di moda o, per cambiare argomento,
parlano male l'una dell'altra.27
In occasione del fidanzamento con Napoleone III, rifiut il collier di
brillanti che il Comune di Parigi aveva accettato di comprare per
seicentomila franchi dell'epoca, chiedendo che tale cifra venisse
investita in opere caritatevoli. Con il passare del tempo la donna per
diventa smodatamente vanitosa, arrogante e ossessionata da vestiti e da
scarpe. Due volte all'anno sostituisce l'intero contenuto dei suoi
armadi, incendiando il guardaroba precedente affinch nessuno utilizzi
ci che appartenuto a un'Imperatrice e che solo un'Imperatrice pu
sfoggiare; ci sono giorni in cui arriva a cambiarsi d'abito sette volte.
Gli invitati giungono al ballo pronosticando sui vestiti che Eugenia
sfogger, visto che molto spesso la si vede fare il suo ingresso con un
abito, ballare con un altro e salutare con un altro ancora.
Eugenia introduce in Francia la moda degli stivali con il tacco alto, i
colori pastellati e le gonne di crinolina e, ovviamente, non utilizza mai
lo stesso paio di scarpe pi di una volta. L'Imperatrice adora sia gli
accessori sia i vestiti. Adorna in modo esagerato le stanze del palazzo,
lasciando appena un po' di spazio per muoversi, e spera che gli invitati
si sprechino in elogi al suo buon gusto. Gi prima di sposarsi, Eugenia
venerava la figura di Maria Antonietta, non a caso tutto ci che
appartenuto alla fatidica regina di Francia trova una sua collocazione
nelle camere di Eugenia: bambole, miniature, specchi, merletti e mobili
colmano i luoghi in cui l'Imperatrice vive e, proprio come Maria
Antonietta, riesce solo in piccola parte a mettere un freno ai suoi
capricci, lasciando che la sua enorme intelligenza venga spesso eclissata
da un'incontrollabile arroganza, che esattamente ci che percepisce
Carlotta. In Eugenia scorge solo l'immagine della meschinit e solo un
po' di empatia, giusto un dettaglio di solidariet e un'unica parola di
conforto e speranza. La sovrana francese non ha nemmeno la cortesia di
offrire un'automobile che accompagni Carlotta a palazzo.

Il rinfresco avvelenato e altri deliri


Con la risolutezza che la contraddistingue, l'Imperatrice del Messico non
si arrende e si presenta con un'auto noleggiata a Saint-Cloud,
accompagnata dalla sua dama d'onore, entrambe vestite di nero a causa del
lutto che Carlotta porta per l'avvenuta morte del padre. La guardia
esterna non la lascia entrare, reputando i suoi abiti impropri per
qualcuno che pretende far visita a Napoleone. La donna si impunta con
tanta tenacia e autorevolezza che alla fine la lasciano passare. Si
precipita nei giardini del palazzo, cogliendo l'Imperatore alla
sprovvista, totalmente impreparato e costringendolo, nel vedere
l'iraconda saetta avvicinarsi, ad abbozzare un invito a entrare a
palazzo. Qui ha luogo un colloquio alquanto burrascoso, a cui partecipa
anche Eugenia. Non ci sono testimoni, sono solo loro tre; eppure le
congetture a danno di Carlotta gi abbondano da allora e continuano a
dilagare.
Si racconta che Carlotta di adiri particolarmente nell'udire le scuse di
Napoleone riguardo al suo ritiro dal Messico che, a detta
dell'Imperatore, sono dipese non da lui ma dai suoi ministri. Eugenia,
visibilmente nervosa, chiede un'aranciata per cercare di tranquillizzare
l'invitata, ma Carlotta nel vedere il bicchiere esplode accusando gli
Imperatori di volerla avvelenare. In seguito sviene e il resto della
scena, secondo la fantasia popolare, descrive Eugenia piangere calde
lacrime mentre cerca di allentare il corsetto e togliere gli stivaletti
alla svenuta e con le sue belle mani imperiali frizionare le caviglie
dell'Imperatrice del Messico con acqua di colonia. Tutte ciance. La dama
che porta la bevanda nella stanza conferma che, effettivamente, in un
primo momento Carlotta ha protestato trovando l'interruzione inopportuna,
ma in seguito ha preso il bicchiere per bere. Nessun tipo di esplosione,
nessuno svenimento n accuse di tentato assassinio.
In psichiatria si designa con illusione dell'indulto quel meccanismo di
mitigazione interna che avvertono i colpevoli quando nutrono la speranza
di esser perdonati poco prima di essere giustiziati. Carlotta abbraccia
con frenesia l'illusione dell'indulto, proprio come fanno i condannati a
morte, e mai abbandona la speranza di riuscire a ottenere l'appoggio
della Francia a Massimiliano. Dimostra talmente tanto vigore nell'impresa
e trasuda una cos forte l'illusione dell'indulto, che il colloquio
termina con Napoleone che promette di tentare di convincere i suoi
ministri affinch sostengano economicamente e militarmente l'Imperatore
del Messico. Carlotta, insomma, continua a fare la voce grossa durante
l'intricatissimo incontro fino a quando il suo rivale smette di opporle
resistenza. Ho fatto tutto ci che era umanamente possibile, ho dato un
ultimatum all'Imperatore, scriver pi tardi a Massimiliano.
Durante i giorni a seguire, Carlotta va e viene da palazzo continuando a
illudersi, ignara di come tutti quelli che la osservano la stanno
dissimulatamente beffeggiando. Scrive il caustico Mrime:28
Di tanto in tanto abbiamo la fortuna di vedere l'Imperatrice del Messico.
una donna di casa che assomiglia come una goccia d'acqua a Luigi
Filippo [fratello di Carlotta]. Possiede dame d'onore dagli occhi
brillanti, colorito come il pane di segale e aspetto da orangotango. E
noi che speravamo vedere uri di Maometto! A quanto pare, Sua Maest
venuta a chiedere denaro e soldati, ma io penso che le faranno solo una
festa, sebbene lei nemmeno abbia l'aspetto di potersi divertire.29

Il 21 agosto, dopo giorni di indomabile tensione, Napoleone conferma a


Carlotta di non poter fare niente per Massimiliano n per il Messico. Non
potr mandare n soldati n denaro. La notizia provoca nella donna un
profondo e violento shock, il colpo di grazia che fa definitivamente
crollare il gi fragile equilibrio mentale. Lo palesa nella lettera che
il giorno 22 scrive a Massimiliano e in cui parla di Napoleone:
Per me il diavolo in persona, durante il nostro ultimo incontro di ieri
aveva un'espressione come se gli si fossero rizzati i capelli, era
orribile e questa era d'altronde l'espressione del suo spirito.(...) Non
ti ha mai amato, dal principio fino alla fine, perch lui non ama n pu
amare, ti ha stregato come un serpente, le sue lacrime erano false cos
come le sue parole, ogni sua azione un inganno. Credo che dovrai
liberarti al pi presto dalle sue grinfie. Ignorando la sua indola di
perdente, appare incantevole, un piacevolissimo Mefistofele...30
Questo solo un frammento di una lettera lunghissima, ricolma di idee
sconnesse e di allusioni all'apocalisse e alla reincarnazione del diavolo
che, secondo Carlotta, Napoleone. Storici ed esperti di psicologia
scorgono qui il segno patognomico della follia di Carlotta. Con questa
espressione cos altisonante la medicina definisce l'inequivocabile
sintomo dell'esistenza di una malattia. probabile che nell'intera
lettera, appunto interminabile, si scorgano concetti che cozzano un po'
tra di loro, ma personalmente credo che Carlotta, pur enfatizzando, non
sia poi cos fuorviante nell'immagine che percepisce di Napoleone in
questi momenti di estrema difficolt.
L'Imperatore francese e le sue malefatte
Effettivamente Napoleone III, sia nella sua vita pubblica sia in quella
privata, ben lontano da essere una figura caritatevole. Gli avevano
anche diagnosticato un'incontenibile dipendenza dal sesso. Nonostante
fosse nato settimino e fosse stato bagnato nel vino, maldestro
provvedimento per rimediare alla sua fragilit, da adulto cade preda di
sfrenati istinti. Della sua voracit sessuale si serv appunto l'astuta
Eugenia de Montijo per sposarlo. Bellezza fisica a parte, fu l'unica che
us la sua indiscutibile intelligenza per dirgli: Maest, la chiave
della mia stanza la consegna il vicario all'uomo che mi sposa.
Tutta Parigi, al tempo, commentava che Napoleone fosse divenuto
Imperatore per elezione, Eugenia Imperatrice per erezione. Dopo aver
gustato il frutto proibito, Napoleone III torna al consueto vizio
ricominciando le proprie spedizioni sessuali nelle sale da ballo,
fiutando feromoni nei corridoi del palazzo come una volpe a caccia di
galline. Fino al 1860, vicino alla cinquantina, il testosterone imperiale
continua a fremere come negli anni della giovinezza in un usa e getta
incurante dei sentimenti delle prede. Una di queste, la marchesa TaiseChtenoy, lascia un vivace racconto: dopo un ballo alle Tuileries, la
dama soccombe alle lusinghe imperiali concedendo un appuntamento a
mezzanotte. L'Imperatore si presenta all'ora stabilita nelle stanze della
prescelta con un pigiama in seta di colore malva che gli dava un aspetto
piuttosto ridicolo. In seguito soggetto a uno sforzo fisico durante cui
respira cos affannosamente da sciogliere la cera che gli modella e
mantiene attaccata la punta dei baffi, facendoli cadere, per giungere
infine ad un rozzo finale che mi lascia impassibile e insoddisfatta.31
Scrive inoltre Jules de Goncourt, giornalista e presunto amico della
famiglia imperiale, che quando una donna viene invitata a un

appuntamento alle Tuileries, l'Imperatore prima la sveste in una stanza


poi si sposta in un'altra in cui, anche lui oramai nudo, l'aspetta. [Il
ciambellano] incaricato, impartisce istruzioni alla donna nel seguente
modo: 'Pu baciare Sua Maest ovunque, salvo sul viso'.32
Viva resta anche la testimonianza dell'inconsolabile moglie di un
ufficiale in difficolt che chiede udienza a Napoleone per ottenere
clemenza per il marito. In pochi minuti viene vista uscire
frettolosamente dalla sala. Presa da incontenibili gemiti, la sfortunata
racconta di aver appena cominciato a parlare quando l'Imperatore l'ha di
colpo trascinata verso un luogo oscuro: Successe talmente in fretta che
anche i pi fermi principi caddero rovinosamente.33, racconta
giustificandosi la povera donna.
L'erotomania colpisce l'Imperatore fino a comprometterne capacit di
giudizio. Si racconta che durante una notte senza luna, incamminandosi
clandestinamente verso una stanza buia s'imbatte in un essere voluminoso
che dorme avvolto in una pomposa camicia da notte; la mano imperiale
scivola cautamente sotto il tessuto finendo per massaggiare una gamba
rigonfia e imbottita in calze di seta. Il grido del vescovo di Nancy
rompe il silenzio. La gamba sua.
Giudicate voi, cari lettori, se la morale vittoriana e romantica di
Carlotta abbia o meno buoni motivi per reputare Napoleone una figura
orripilante. Non solo l'Imperatore la umilia per poi nascondersi sotto la
gonna di Eugenia, ma la sua condotta morale macchia la sua casta
reputazione con dettagli che dilagano presto e inesorabilmente negli
angoli di Parigi. altres vero che tali dettagli erano ben noti a
Carlotta anche prima di accettare l'incarico d'Imperatrice del Messico ma
al tempo non sembr che le importassero pi di tanto. In ogni modo, la
mia opinione si allontana un po' da quella di altri critici e storici: il
segno patognomico del disequilibrio mentale di Carlotta non consiste nel
descrivere Napoleone come un essere infernale ma si delinea nel suo
febbrile delirio epistolare con cui insiste nel convincere Massimiliano a
non lasciare il trono del Messico e soprattutto nel farlo utilizzando
insinuazioni deliranti: appena l'inferno si dileguer, sar interesse di
Francia e di tutta Europa fare del Messico un grande impero, che creeremo
noi due.34
Una notte nelle stanze del Papa
A partire da questo momento, nelle lettere che Carlotta invia a
Massimiliano si comincia a scorgere un'incoerenza tipicamente
schizofrenica che per sembra non riconoscersi nelle lettere da lei
indirizzate ad altre persone.
Dopo il trauma del 21 agosto, Carlotta si rifugia presso Miramare e qui,
per la prima volta dal suo ritorno in Europa, riesce a tranquillizzarsi.
Pare che riceva inaspettatamente tutti gli onori degni dell'alta
gerarchia cui appartiene e cos trascorre alcuni giorni libera da delirii
di grandezza, salvo quando scrive a Massimiliano (e non ad altri).
Tramite lettera gli spiega che lasciare la Francia stata una
benedizione e che solo adesso si capir davvero chi vale: Se abdicassi,
la nazione messicana cesserebbe di esistere (...). Nessuno all'infuori di
te pu guidare il popolo messicano. Ma dopo aver ricevuto cattive
notizie dal Messico, si precipita a Roma. Ha bisogno che il Papa in
persona faccia pressione sui principi cattolici affinch appoggino
Massimiliano. Durante il viaggio si manifestano serie turbe mentali,

un'esagerata alterazione nervosa e una suscettibilit che i testimoni


definiscono ridicola".
Il 27 settembre entra per la prima volta in Vaticano. Sua Santit osserva
sbigottito Carlotta che si agita convulsamente e rigurgita una caterva di
parole mischiate tra loro in cinque lingue diverse. All'improvviso dice
di aver paura, sostiene che Napoleone ed Eugenia l'hanno avvelenata e,
senza perder tempo, si mette quattro dita in bocca con l'intento di
vomitare la sostanza tossica. Quando il Papa invoca l'intervento delle
persone al seguito di Carlotta, lei lo trattiene e a bassa voce gli
racconta che accompagnata dagli sbirri del Mefistofele di Parigi i
quali hanno ricevuto ordine di ucciderla alla prima occasione propizia.
Con enorme difficolt riescono a ricondurla all'Hotel. Nel tragitto
Carlotta chiede di scendere in Piazza della Pilotta, dove si sporge dal
bordo della splendida e ornamentale fontana per bere da una delle
cannelle: altres convinta che bicchieri, piatti e posate contengano
veleno. Nell'Hotel rifiuta il cibo, timorosa che ogni alimento contenga
sostanze tossiche letali; si fida solo di un ciambellano di Sua Santit a
cui chiede di uscire immediatamente a comprare caldarroste: Le voglio
con la buccia. Ho fame. I mie desideri sono un ordine!, sbraita; e nel
vederle le divora rapacemente. Non vuole dormire perch teme che
sopraggiungano per ucciderla nel sonno, motivo per cui passa la notte sul
balcone, seduta su di una poltrona.
La mattina seguente, di buon ora si fa condurre nuovamente in Vaticano,
alle cui porte si mette a gridare generando un tale trambusto che alla
fine riesce a ottenere che Pio IX la riceva nella sua stanza privata. Il
Papa ha appena finito di fare colazione e sul vassoio che ha ancora
davanti vi sono degli avanzi su cui Carlotta si avventa, beve la
cioccolata calda e divora senza masticare tutte le briosche. Pio IX,
spaventato e allo stesso tempo impietosito, cerca invano di calmarla. Ma
rimane terrificato quando lei si inginocchia ai suoi piedi, dicendogli
che non lascer pi il Vaticano perch l'unico posto sicuro. Il Papa,
con compassione, le consente di passare la giornata nel palazzo. Al
momento del pranzo, Carlotta passa il tempo a cambiare sistematicamente i
suoi piatti con quelli del Papa, convinta che i suoi siano avvelentati.
Quando sopraggiunge la notte, la donna rifiuta di andarsene, si mostra
irremovibile e comincia a dire spropositi con tanta collera che non viene
trovato altro rimedio che allestirle un letto nella biblioteca. Cos
Carlotta diventa l'unica donna ad aver legalmente dormito nelle stanze
della Santa Sede. Il giorno seguente provano a estrometterla dicendole
che in un convento aspettano una sua visita. Inizialmente Carlotta ci
crede, ma un attimo dopo scopre il tranello e, in un attacco di collera,
getta per terra ogni oggetto che trova a portata di mano. Riescono infine
a condurla al convento, con la speranza che venga contagiata dalla pace
del luogo, ma invece di calmarsi, si allontana improvvisamente dagli
accompagnatori per seguire la scia di odori che fuoriesce dalla cucina e
l, totalmente annebbiata e prima che qualcuno reagisca, alza il
coperchio della pentola in ebollizione, immerge il braccio fino al
gomito, estrae un pezzo di carne fumante e cerca di portarselo alla
bocca. L'intenso dolore e le atroci ustioni le fanno perdere coscienza.
Torna in s mentre sull'automobile che la sta conducendo all'ospedale
in cui verr curata. Nel tragitto che la riporta all'hotel, completamente
frastornata, urla dal finestrino. Chiede aiuto affinch la salvino dal
patibolo.

La tirannia della demenza


Nell'hotel, l'Imperatrice del Messico va e viene dalla reception e dai
corridoi deserti, visto che tutti gli impiegati si sono nascosti per non
alimentare il delirio di persecuzione della malata. Una volta entrata
nella sua stanza sembra fidarsi solamente della sua camerista, Mathilde
Doblinger, che si vede costretta a cucinare in pentola, su fornellino a
carbone, polli vivi, considerando come Carlotta accetti di mangiare
esclusivamente ci che viene preparato in sua presenza e da mani di cui
lei si fida, che sono solo due. facile immaginare cosa fu costretta a
sperimentare l'elegante Matilde, dovendo uccidere, spennare, sbudellare e
ridurre in pezzi gli animali, oltre che condirli e servirli nella stanza
di un hotel. Carlotta rifiuta, inoltre, di mangiare frutta e pane, che
pure considera intossicati, e accetta unicamente di bere acqua attinta
dalle cannelle delle ornamentali fontane pubbliche. Blasio, colui che fu
segretario di Massimiliano, viene richiamato affinch lei possa dettargli
gli assurdi decreti con cui prende le distanze da chi non le ispira pi
fiducia. Mentre Blasio esegue gli ordini, osserva:
L'Imperatrice percorreva la stanza da un lato all'altro, apparentemente
tranquilla. Di tanto in tanto alzavo lo sguardo per osservare la sua
fisionomia. Mio Dio, quanti cambiamenti aveva subito in pochi giorni a
causa di tante emozioni e sofferenze! Il viso era contrito e magro, gli
zigomi rossi e prominenti; le pupille dilatate e, quanto al suo sguardo,
era incapace di fissare un punto fermo. (...) Mi fermai a osservare
l'aspetto della stanza della malata: in fondo uno sfarzoso letto lasciava
immaginare che nessuno vi avesse dormito per diverse notti. (...) Vi era
inoltre un armadio e una toeletta con oggetti di argento, alcune sedie e
un tavolo su cui era stato riposto il piccolo forno con cui Matilde
preparava gli alimenti dell'augusta malata. Ai piedi del tavolo erano
stati legati alcuni polli vivi. Sul mobile, un paniere e una brocca
d'acqua che l'Imperatrice aveva fatto riempire da una fontana pubblica.
(...) Io stesso ho visto di persona la sovrana far fermare la sua
automobile di fronte ad una fontana monumentale, scendere e riempire la
brocca, poi risalire tranquillamente sull'automobile e tornare all'hotel
senza guardare e parlare a nessuno.35
Il giorno in cui fa chiamare Blasio, fermamente convinta che la sua vita
sia sul punto di cadere nelle mani dei suoi avvelenatori, Carlotta scrive
una drammatica nota a Massimiliano, in cui manifesta tutta la sua
convinzione di dover essere presto assassinata:
Tesoro intensamente amato.
Ti saluto, Dio mi chiama. Ti ringrazio per la felicit che mi hai saputo
sempre dare.
Che Dio ti benedica e ti faccia conquistare gloria eterna. La tua fedele
Carlotta.36
I medici che la visitano a Roma dichiarano ci che tutti sospettano:
l'Imperatrice del Messico soffre di una grave malattia nervosa e urge
informare i suoi fratelli.
Il 7 ottobre, Luigi Filippo giunge a Roma con l'intento di condurla a
Miramare, cosa che riuscir a fare solo due giorni dopo il suo arrivo.
Carlotta conversa con il fratello, il duca delle Fiandre, abbastanza
tranquillamente, fino a quando affrontano l'argomento Messico e lei perde
completamente la ragione: comincia a lanciare blasfemie e insulti al Papa
e non demorde con le sue incoerenti e grandiose allusioni a Massimiliano
definendolo maestro della terra e sovrano dell'universo. Temendo che le

crisi paranoiche aumentino, si decide che durante il viaggio Carlotta


venga accompagnata da un'unica persona. Tuttavia, la donna viene
improvvisamente raggiunta da un lampo di lucidit e si stupisce della
mancanza di ufficiali che le rendano onori.
Il viaggio trascorre tranquillo e senza attacchi psicotici fino a quando,
giunta a destinazione, Carlotta scopre di essere sotto stretta vigilanza
e decide che anche suo fratello un suddito di Lucifero. Luigi Filippo
scrive a suo zio, il duca di Nemours, riportandogli il quadro della
terribile malattia: [Mia sorella mostra] un irrefrenabile desiderio di
essere la sovrana di qualsiasi cosa in qualsiasi dove, aggiungendo per,
Fortunatamente, durante questo isolamento, appare pi calma, ammette di
essere malata a che ha bisogno di cure. Per curarla fanno chiamare gli
strizzacervelli pi prestigiosi dell'epoca, i dottori Reidel e Jilek, che
le diagnosticano una grave mania di persecuzione37 consigliando di
tenerla lontana da ogni individuo e da ogni tipo di conversazione che
possa intaccare la sua mente spingendola verso idee fisse. Carlotta ha
appena compiuto venticinque anni.
Il mio cadavere venga sepolto con quello di mia moglie
Massimiliano viene a sapere dello stato della moglie solo il 18 ottobre,
quando riceve in Messico un telegramma in cui si legge:
S. M. l'Imperatrice Carlotta stata colpita il 4 di ottobre a Roma, da
una grave congestione celebrale. L'augusta principessa si trasferita a
Miramare.
Con il suo consigliere pi fedele indisposto e con la tensione politica
in stato di crisi, Massimiliano vede la terra aprirsi sotto i suoi piedi.
Il giorno dopo aver letto il telegramma decide di abbandonare il trono
del Messico e progetta di fuggire da Veracruz. Diffonde cos la notizia
che Carlotta sta rientrando e che lui vuole accoglierla di persona. Ma la
sua menzogna non ha molto successo: l'ira dei nobili messicani esplode e
Massimiliano vede dileguarsi gli unici alleati del paese che da quasi tre
anni cerca di governare. Napoleone, dalla Francia, sostiene la sua
volont di abdicare comprendendo come la vita di Massimiliano sia in
serio pericolo, e non vuole sentirsi responsabile. Da parte della sua
famiglia, l'Imperatore del Messico non ottiene appoggio. Sua madre,
l'arciduchessa Sofia, gli scrive una brutale lettera con cui gli nega
ogni tipo d'aiuto e l'avverte che Francesco Giuseppe, adirato per le
manifestazioni di giubilo che Massimiliano raccoglie a ogni suo passo,
vieta a suo fratello di tornare in territorio austriaco, nel caso gli
fosse mai venuto in mente di rifugiarsi l. Aggiunge pure che non pu
tornare in Europa perch verrebbe considerato un ridicolo codardo e
diventerebbe lo zimbello di tutti, per cui vale piuttosto la pena farsi
seppellire sotto le rovine del Messico. Se si pensa a come questa madre
sia capace di chiudere la porta in faccia al figlio in difficolt, si
capisce anche perch sua nuora, Sissi, si ribelli tanto a questa vipera e
quanto sia ammirevole, da parte dell'Imperatrice d'Austria, non aver mai
denunciato la bassezza di un simile individuo.
Nel frattempo, il caro fratello Francesco Giuseppe, che tanto pretende da
Massimiliano riguardo al mantenimento dell'onore, pare s'intrattenga,
abbandonando gli algidi marmi del suo palazzo, sorseggiando ammiccanti
caff con Katharina Schratt, attrice comica, di venti anni pi giovane di
lui e, da quel che si racconta, dal fisico non molto prestante ma dotata
di spiccato senso dell'umorismo. infatti l'unica capace di far ridere

l'Imperatore d'Austria con le sue straordinarie doti nel raccontare


piccoli aneddoti, secondo quanto viene riportato dall'ambasciatore
tedesco dell'epoca.Katharina diletta cos tanto il funereo temperamento
di Francesco Giuseppe, che costui arriva a descrivere i loro incontri
come unici raggi di sole nella mia lugubre vita. Lei, in cambio, gli
regala uno specchietto su cui sono state incise dolci parole Ritratto di
colui che io soltanto amo. L'Imperatrice Sissi, non a caso in bilico sul
filo di un disequilibrio mentale, fa finta di niente. Non ha voglia di
occuparsi del marito perch questo le toglierebbe tempo per dedicarsi
alla sua persona e ai suoi demoni. , infatti, proprio lei a scegliere
Katharina affinch intrattenga l'Imperatore, senza che le importi
minimamente che sia sposata; li spinge uno verso l'altro con tale
maestria fino a farli innamorare.
L'Imperatore si toglie di torno il molesto marito di Katharina
offrendogli un'allettante missione diplomatica a diversi chilometri di
distanza. Katharina, finalmente libera, conforma le sue grazie
all'Imperatore ormai schiavo del gioco. Fa periodicamente visita al
casin di Montecarlo, dove perde ingenti somme di denaro che poi vengono
ripagate dda Francesco Giuseppe. In un'occasione arriva a impegnare
persino il biglietto di ritorno a Vienna, a seguito di una perdita di
duecento mila franchi, una cifra assurda che ancora una volta Francesco
Giuseppe deve risarcire. Questa volta, per, l'Imperatore va su tutte le
furie e invia il denaro con una lettera colma di rimproveri. Al termine
del XIX secolo, i governi vigilano rigorosamente su ci che i monarchi
sperperano spinti dai loro capricci amorosi, vietando che queste spese
vengano finanziate con denaro pubblico. Ma l'Imperatore d'Austria
escogita uno stratagemma per eludere il controllo: assegna al marito
tradito di Katharina uno stipendio milionario e raggiunge il duplice
obiettivo di avere un 'amante raggiante e, allo stesso tempo, il marito
placato.
In questo modo Francesco Giuseppe perde tempo e denaro; la stessa osa poi
dare lezioni di onore e senso di responsabilit a un fratello che si
ritrova una bomba tra le mani legate. Per di pi, Massimiliano ha anche
perso la meravigliosa consolazione, il giusto orientamento e la serenit
che Carlotta gli ha sempre garantito: ha perso quindi tutto ci che l'ha
sempre sostenuto. Provato dall'inquietudine, o forse dal risentimento,
Massimiliano cessa di scrivere a sua moglie le lettere che giornalmente
le inviava quando si trovavano lontani. Forse in fondo comprende che la
malattia ha trasformato Carlotta e che per adesso obbligato a
considerarla un dolce e lontano ricordo. Nelle poche lettere che invia
non risparmia il fiume di solite parole smielate, come vita mia,
svengo per la nostalgia che ho di te, non avr ore felici fino a
quando non potr stare di nuovo con te... ma le notizie che d sono
delle pi prosaiche: commenta il clima e il suo stato di salute omettendo
qualsiasi riferimento alla situazione incredibilmente intricata in cui si
ritrova.
Il 14 giugno Massimiliano viene condannato alla fucilazione, senza che
Benito Jurez soddisfi le sue richieste d'indulto ed esilio. Il giorno
prima, in maniera crudele e devastante, raccontano all'Imperatore che
Carlotta deceduta, non dandogli nessuna possibilit di verificare la
falsa notizia. Il sovrano, annientato dal dolore ma nel contempo pacato,
manda una nota all'incaricato agli affari in Austria:
Ho appena saputo che la mia povera moglie stata liberata dalla sua
sofferenza. Questa notizia, per quanto laceri il mio cuore, costituisce

per me, d'altro canto, un'indicibile consolazione. Ora mi rimasto un


solo desiderio terreno, che il mio cadavere venga sepolto accanto a
quello della mia povera sposa, incarico che assegno a voi, mio caro
barone, in quanto rappresentante dell'Austria.
A questo celebre scritto se ne aggiunge un altro che indirizza al
prefetto di Miramare:
(...) Questa notizia ha lacerato il mio cuore, ma sicuramente l'ardente
desiderio e la speranza di riunirmi alla donna che amavo e stimavo pi di
tutti al mondo attenuano il mio dolore e con pi pace rispetto a prima
aspetto la morte, che non pi ci separer ma ci ricongiunger.
Il 19 giugno del 1867, trentasette mesi dopo il suo arrivo in Messico,
gli spari del plotone crivellano Massimiliano. Prima di morire,
l'Imperatore pronuncia queste ultime parole:
Non sono venuto in Messico spinto dall'ambizione. Sono venuto per
realizzare l'impresa di coloro che desideravano la pace nel paese. Chiedo
perdono a tutti e chiedo a tutti di perdonarmi. Spero che il mio sangue
versato sia per il beneficio di questo paese. Viva il Messico. Viva
l'indipendenza.40
Massimiliano ha appena compiuto trentacinque anni.
Un finale pazzo e penoso
Nessun particolare di una simile disgrazia viene comunicato a Carlotta,
che continua a essere rinchiusa a Miramare e a scrivere centinaia di
lettere sconnesse, progettando improbabili piani relativi a una
Sant'Alleanza mirante ad annientare l'Angelo cattivo. Di tanto in
tanto, nei suoi atteggiamenti, compaiono reminiscenze del suo periodo di
salute. In quei momenti la schizofrenia pare non averla mai conosciuta.
Per lunghe settimane Carlotta passeggia per i giardini e nei dintorni con
nobile forza, parla affettuosamente con i bambini e i conoscenti che
incontra, mostra tranquillit e ragionevolezza, tanto che chi la vede
crede sia del tutto assennata e che la follia sia solo una fantasia, una
vile calunnia orchestrata da Francesco Giuseppe e da Napoleone per
tenerla rinchiusa e lontana da Massimiliano. Alcuni servitori di palazzo
arrivano a credere che la storia del veleno sia vera, sospettando gli uni
degli altri. Si crede persino che gli strizzacervelli siano stati
corrotti e che la loro diagnosi sia stata solo uno stratagemma per tenere
rinchiusa la povera sovrana.
Ma dietro la quiete si nasconde una nuova tempesta. I suoi fratelli
decidono, infatti, di trasferirla in Belgio allo scopo di offrirle
attenzioni e una sorveglianza pi famigliare e affettuosa di quella che,
per ragioni logistiche, possono darle a Trieste. Tra l'altro hanno anche
scoperto che determinate persone, come il conte di Bombelles (che in
passato era stato maestro d'equitazione di Carlotta) e il generale Uraga,
sfruttano vampirescamente l'appetitosa economia della malata. Henriette,
sposa di Leopoldo II e quindi sovrana del Belgio, accoglie Carlotta a
Laeken sprecandosi in tenerezza e umanit. Cos si esprime in un lettera
che invia alla contessa di Hulst (vecchia istitutrice):
La nostra amata bambina, continuo a considerarla ancora una bambina, per
il momento sta, Dio sia lodato, meglio di quel che si sperava. Le notti
passano tranquille, ha un buon appetito e due volte al giorno usciamo a
passeggiare (...). Da che ambiente barbaro ed empio si dovuta
riscattare la povera Carlotta! Non ci credereste mai, considerando che
dubito ci sia nella storia altro simile caso di donna giovane e

abbandonata come la sfortunata Imperatrice. L'ho sostenuto gi a Parigi e


adesso lo ripeto: Carlotta non mi lascer pi, mio dovere prestarle
attenzione e curarla.41
Anche il visconte Conway invier all'istitutrice questa lettera:
Tre quarti del tempo l'Imperatrice si mostra sana. Parla e agisce come
voi e come me, ma in altri momenti, comincia a divagare e il suo povero
raziocinio comincia a dissolversi. Non mai violenta e sembra felice di
stare con noi e di aver lasciato Miramare. Alcuni terrori per la
sovrastano, come quello di essere trascinata forzatamente nella vecchia
residenza che ha appena abbandonato. (...) Non avverto ancora il bisogno
di raccontarle del triste epilogo del marito. (...) Nemmeno capita che
parliamo del Messico. Qui vede solo la regina [la moglie di suo fratello
Leopoldo II], i medici e i domestici. (...) Dobbiamo tastare il terreno
prima di ideare la forma migliore per accoglierla. Se il suo stato si
mantiene come quello attuale, probabilmente invecchier assieme alla
famiglia reale, e dovremo sistemare una zona del palazzo. Ma questo
rimanga tra noi, un grande segreto.42
Ma Carlotta comincia ad attaccare il fratello Leopoldo, considerandolo un
altro re, tra i tanti uomini indegni, che hanno tradito l'unico sovrano
legittimo dell'universo che appunto Massimiliano. Fonda le accuse
basandosi su alcuni aspetti della condotta del fratello, come, ad
esempio, le passeggiate a cielo aperto che fa con la sua amante di
diciassette anni, Caroline de la Croix, che ovviamente ha ricevuto
l'ordine di fissare lo sguardo a terra e di dire che la nipote degli
aiutanti del re nel caso le chiedano qualcosa. Occorre allora trasferire
al pi presto Carlotta. Viene internata nel castello di Tervueren,
attorniata da una corte di infermiere e medici mascherati da dame e
gentiluomini. Il piano in un primo momento funziona; la donna ritrova
l'interesse per la letteratura, la storia e la musica, interpreta a
memoria lunghissimi pezzi al pianoforte senza sbagliare una nota.
Scompare pure il lugubre e tedioso incubo del veleno. Confidando nel
miglioramento, la famiglia le confessa il tragico epilogo di
Massimiliano. Il 14 gennaio 1868 la regina Henriette scrive:
Le abbiamo detto tutto. Ha pianto a lungo tra le mie braccia e le sue
prima parole sono state Ah, se solo potessi fare la pace con il cielo e
confessarmi! Povera bambina! Ma nel bel mezzo della notte mi ha mandato
a chiamare per dirmi che non vuole pi confessarsi.43
Carlotta ora crede che a morire sia stato Napoleone e non suo marito.
Nell'aprile del 1868 pensa di organizzare una festa che commemori
l'anniversario della sua proclamazione, ma si sente replicare che, dalla
morte di Massimiliano, non sono consentiti festeggiamenti. Insiste allora
nel dire che egli ancora vivo e governa il paese, rifiutandosi
categoricamente di abbandonare l'idea della celebrazione. Qualche giorno
dopo suo fratello Leopoldo va a farle visita. Lei si prepara a riceverlo
con tutti gli onori, ma appena lo vede scendere dall'automobile comincia
a fuggire impaurita e a gridare che un bandito sopraggiunto per
avvelenarla; qualche secondo dopo la trovano mentre distrugge vasi,
lampade e altri attrezzi con un bastone... fino a che si ritrova dinanzi
a un ritratto di Massimiliano. Allora s'inginocchia e si calma.
All'epoca ha anche l'idea delirante di avere avuto due figli, in Messico,
uccisi poi dal veleno somministrato da Napoleone.
Torna a scrivere centinaia di lettere a Napoleone III, identificandolo a
volte come reincarnazione del demonio altre volte come divino dominatore
che salver l'umanit. Ma ci che pi colpisce che indirizza circa

trecento lettere a Loysel, il francese ch'era stato capo di gabinetto


militare di Massimiliano, credendolo, nella sua, immaginazione, il suo
defunto sposo. In lui proietta folli scene erotiche e, di tanto in tanto,
finisce con identificarsi con quest'uomo fino ad acquisirne l'identit,
riferendosi a se stessa in termini maschili e firmando le lettere come
Ch. Loysel. Nonostante il suo evidente delirio, la grafia accurata e lo
stile perfetto.
Carlotta rimane a Tervueren fino alle cinque del mattino del 3 marzo del
1879, quando una disattenzione nella stanza adibita a stireria provoca un
incendio nell'edificio e le infermiere, entrando nelle sue stanze, la
trovano comodamente seduta sul letto a vedere le imposte della finestra
bruciare. totalmente ipnotizzata da tale spettacolo. Con gran fatica
riescono a condurla fuori. Da l continua ad ammirare ci che denomina
splendide fiamme. Subito si accorge di aver dimenticato le sue lettere
e vuole salire a recuperarle, i tutori la trattengono, ma la donna
comincia a rotolarsi a terra, a piangere e a sostenere che l'Imperatore
la sta aspettando nella sala del trono. Visto che la scenata isterica non
le fa ottenere ci che desidera, schianta il candelabro contro una
vetrata, si strappa il vestito con le unghie, comincia a tirarsi i
capelli e cade preda di un attacco che richiede fatalmente l'uso di una
camicia di forza. Si calma soltanto quando arriva sua cognata Henriette,
che la slega.
In seguito all'incendio che distrugge il castello, Carlotta si
trasferisce nel castello di Bouchout, dove rimane per lunghi anni
alternando periodi di saggezza ad altri di attacchi schizofrenici che
manifesta frantumando ogni cosa le finisca tra le mani: libri, quadri,
mobili e utensili vari. Tratta per sempre con smodato affetto gli
oggetti e le fotografie che riguardano Massimiliano, e come tutto ci che
glielo ricorda. La sventurata parla di se stessa in terza persona,
persino durante le sue crisi conserva garbo e dignit e quando perde la
ragione reagisce immediatamente ad alcune parole magiche che il suo
personale sanitario usa sistematicamente: Signora, fra tutte le
Imperatrici che ho conosciuto, voi siete l'unica a fare questo. Spesso
la si sente parlare da sola, dicendo frasi come: Non si preoccupi se si
comincia a vaneggiare, signore... s signore, vecchia, stupida e
pazza... la pazzia rimane viva... signore, voi siete in casa di una
pazza.44
Nonostante sia gi anziaa, la malata continua ad avere cura di s, cambia
personalmente i suoi vestiti da notte con altri pi adeguati, si pettina
e si adorna con cappelli e fiocchi abbinati agli abiti, accosta
mirabilmente le scarpe ed molto sensibile agli apprezzamente che
vengono fatti alla sua bella immagine. Ricorda con invidiabile precisione
date di compleanni e anniversari e tiene appassionate conversazioni in
perfetto francese, inglese, tedesco, italiano e spagnolo, a volte con
interlocutori immaginari con cui scherza e ride. In questi monologhi, in
cui parla di se stessa in terza persona, solo in rarissime occasioni e
sempre en passant denigra Massimiliano e il Messico: Signore, vi avranno
gi detto che marito ha avuto, un marito Imperatore o re... un gran
matrimonio, signore. E dopo la pazzia. La pazzia si costruisce con gli
eventi!.45
E per un atroce gioco del destino, questa pazzia sar la compagna tiranna
di un oscuro e interminabile periodo. Vittima dell'alienazione,
sopravvive a diverse generazioni, al tramonto del secolo che la vede
nascere e alla Prima Guerra Mondiale. Infine, nel 1927, a ottantasette

anni, una polmonite se la porta via per sempre. Nessuno si sinora mai
preoccupato di soddisfare l'ultima volont di Massimiliano, e i suoi
resti riposano ancora a mille chilometri dalla donna che pi l'am.
Note
1. Anche denominata mela del diavolo o erba dei pazzi. Il suo nome
Datura stramonium.
2. Contessa H. de Reinach Foussemagne, p. 8.
3. Contessa H. de Reinach Foussemagne, p. 18.
4 Pietro V di Portogallo, che da parte di padre appartiene alla famiglia
di Sassonia Coburgo-Gotha, cugino di secondo grado di Carlotta. Muore a
venticinque anni.
5. Lettera della regina Vittoria al re Leopoldo, 19 settembre 1856.
6. Trascrizione del cronista J. S.C.Abbott.
7. Citato da J. Haslip.
8. Contessa H. de Reinach Foussemagne, p. 65.
9. J. L. Blasio, p. 34.
10. Lettera datata 2 gennaio 1861.
11. Carlotta a Mara Amalia, Miramare, 31 gennaio 1864. Citato da
M.Kerckvoorde.
12. Lettera da Vienna, citata da K. Ratz, p. 68.
13. Ibid. p. 77.
14. Ibid. p. 79.
15. K. Ratz, p. 122.
16. Famoso dolce viennese.
17. Lettera di Napoleone, marzo 1864.
18. Testo trascritto da J. S.C.Abbot, p. 671.
19. J. S.C.Abbot, p. 673.
20. Transcrito por F. J. Echalecu y Canino, pp. 13-14.
21. S. Igler.
22. J. S.C.Abbot, p. 673.
23. K. Ratz, p. 223.
24. Contessa H. de Reinach Foussemagne, p. 288.
25. Il conte di Bombelles, che pi tardi si approfitter di Carlotta come
fa un avvoltoio sulle carcasse.
26. J. Iturriaga de la Fuente, p. 371.
27. Citato dal marchese Villa Urrutia.
28. Nobile della corte imperiale francese
29. Citato dalla contessa H. de Reinach Foussemagne, pp. 298-299.
30. K. Ratz, p. 319.
31. C. Vento, Les Grandes Dames d aujourdhui, Parigi, 1886, p. 241.
32. Citato dal J. Bierman.
33. E. Herman, p. 25.
34. K. Ratz, pp. 319-321.
35. La contessa H. Reinach Foussemagne cita il testamento scritto da
Blasio, p. 323.
36. Lettera datata 1 ottobre 1866, citata da K. Ratz, p. 335.
37. Facsimile riprodotto in M. Kerckvoorde, p. 210.
38. Contessa H. de Reinach Foussemagne, p. 339.
39. Contessa H. de Reinach Foussemagne, p. 339.
40. J. S.C. Abbot, p. 681.
41. Citato dalla contessa H. de Reinach-Foussemagne, p. 357.
42. Ibid., p. 358.

43. Ibid., pp. 360-361.


44. Ibid., pp. 377-380.
45. Ibid., p. 380.

Bibliografia
RASPUTN E ALESSANDRA
Farquhar, Michael, A Treasury of Royal Scandals, Penguin Books, New York,
2001.
Gilliard, Pierre, Le tragique destin de Nicolas II et de sa famille,
Payot, Parigi, 1938.
King, Greg, The last Empress, Birch Lane Press Book, Carol Publishing
Group, New York, 1994 (trad. it. L' ultima zarina: vita e morte di
Alessandra Fdorovna, Mondadori, Milano, 1997).
Kotsiubinski, Alexander e Danil, Rasputn, El diario secreto, Melusina,
Barcellona, 2005.
Massie, Robert K., Nicholas and Alexandra, Dell Publishing, New York,
1967 (trad. it. Nicola e Alessandra, G. Casini, Roma, 1969).
Radzinsky, Eduard, Los archivos secretos de Rasputn, Ares y Mares,
Barcellona, 2003.
Romaa, Jos Miguel, La Rusia de Rasputn, Mundo Conocido, Irn, 1999.
Troyat, Henri, Raspoutine, Flammarion, Parigi, 1996 (trad. it. Rasputin,
Mondadori, Milano, 1998).
ERZSEBET BATHORY
Alexander, Gemma, The mammoth book of heroic and outrageous women,
Carroll&Graf
Publishers, New York, 1999.
Jones, Richard Glyn, The mammoth book of Women who kill, Carroll& Graf
Publishers,
New York, 2002.
Penrose, Valentine. Erzsbet Bthory, La Comtesse Sanglante, Mercure de
France, Paris,
1962 (trad. it. La contessa sanguinaria, Sugar, Milano, 1966).
Pizarnick,Alejandra, La condesa sangrienta, Lpez Crespo Editorial,
Buenos Aires, 1971.
Women around the world and through ages, Atomium Books, 1990.
VALERIA MESSALINA
Nota: gli storici moderni mettono in dubbio l'affidabilit di alcuni
avvenimenti dell'antichit qui riportati. Tacito e Svetonio hanno scritto
molti anni dopo ci che accaduto e, inoltre, risaputa la loro natura
antimperialista e la loro posizione filo-repubblicana. Quando a Cassio,
gli eruditi concordano nel considerarlo poco rigoroso e troppo amante
dello scandalo. Ciononostante, la forza del suo stile e il confronto con
quanto scritto da claudio stesso nelle sue memorie ci obbligano ad
ammettere come reale molto di ci che viene narrato nei suoi resoconti.

Baldson, J.P.V.D., Roman Women, their History and Habits, The Bodley
Head, Londra, 1974.
Cassius, Dio, Roman History, vol VII, Harvard University Press, Boston,
1924.
Cenerini, Francesca, La donna romana, Il Mulino, Bologna, 2002.
Graves, Robert, Claudio el dios y su esposa Mesalina, Alianza Editorial,
Madrid, 1978 (romanzo).
Senofonte, Morceaux choisis, Librairie Hachette, Parigi, 1878.
Giovenale, Sixteen satires,VI e X,Viking Penguin, New York, 1987.
Levick, B., Claudius, Yale University Press, New Heaven, 1990.
Mathieu, Hugo, Mesalina, emperatriz y cortesana, Luis de Caralt,
Barcellona, 1963 (romanzo).
Quintana, M. J., Cesarinas, Pablo Franch Editor, Barcellona, 1898.
Seneca, Aforismos de oro, Edicomunicacin, Barcellona, 1987.
Svetonio, Los doce Csares.Vida de Claudio, Globus, Madrid, 1995.
Tacito, Anales del Imperio romano, Sarpe, Madrid, 1985.
LUISA ELISABETTA D'ORLENS
Archivo Histrico Nacional del Estado, legajos 2489-2685.
Brton, Guy, Histrias de amor de la Historia de Francia, Bruguera,
Ediciones, Barcellona, 1960.
Cabans,Doctor, El mal hereditario en la Historia, Mercurio, Madrid,1927.
Cosnac, Daniel, abad de, Mmoires, J. Renouard, Parigi, 1852.
Dnvila,Alfonso, Luis I y Luisa Isabel de Orlans. Un reinado relmpago,
Alderabn
Ediciones, Madrid, 1997.
Duclos, Charles, Mmoires secrets su les rgnes Louis XIV et Louis XV,
Buisson, Parigi, 1829.
Dulaure, Jacques Antoine, Singularits historiques, Baudouin Frres,
Parigi, 1825.
Elisabeth Charlotte, Duchesse d'Orleans (1652-1722), A Woman's Life in
the Court of the
Sun King, John Hopkins University Press, Londra, 1958.
Farquhar, Michael, A Treasury of Royal Scandals, Penguin Books, New York,
2001.
Fisas, Carlos, Historias de las reinas de Espaa. La Casa de Borbn,
Planeta, Barcellona, 1992.
Forster, Elborg, A Woman's life in the Court of the Sun King, John
Hopkins University Press, Londra, 1958.
Gonzlez Driga, Las reinas de Espaa, Bitcora, Madrid, 1989.
Herman,Eleanor, Sex with Kings, Penguin Books, New York, 2002.
Martnez Shaw, Carlos, Felipe V, Alianza Editorial, Madrid, 2001.
Mitford, Nancy, The Sun King, Penguin Books, Londra, 1966.
Motte, P. de la, La vie de Philippe d'Orlans, Parigi, 1736.
Pevitt, Christine, The Man who would be King.The Life of Philippe
d'Orlans, Regent of France,William Morrow, New York, 1997.
Pimodan, Comte de, Louise Elisabeth D'Orlans, reine d'Espagne, PlonNourrit y Cie. Imprimeurs diteurs, 1923.
Saint-Simon, Louis de Rouvroy, Duq de, Mmoires, 19 vols.,La Pliade,
Parigi, 1983-88
Tess, mariscal, Affaires trangres, vol. 335, julio de 1724.
Vallejo-Ngera, Juan Antonio, Locos egregios, Dossat, Madrid, 1977

PIETRO IL GRANDE
Bushkovitch, Paul, Peter the Great, Cambridge University Press,
Cambridge, 2001.
Elisabeth Charlotte, Dchese d'Orlans, Letters of Liselotte von der
Platz, 1652-1722, riscrittura di Elborg Forster, John Hopkins University
Press, Baltimora-Londra, 1984.
Farquhar, Michael, A Treasury of Royal Scandals, Penguin Books, New York,
2001.
Massie, Robert K., Peter the Great and his son Alexei, Random House, New
York, 1986.
Staelin, Jakob, Original Anecdotes of Peter the Great,Arno Press, New
York, 1970.
Troyat,Henri, Pierre le Grand, Club Franais du Livre, Parigi, 1979.
Weber, Frderich Christian, The present State of Russia,v ol. 1, Frank
Cass, Londra, 1968.
CARLOTTA, IMPERATRICE DEL MESSICO
Abbott, John S.C., Maximilian of Messico, Harper's New Monthly
Magazine, ottobre 1868.
Bierman, John, Napolen III and his Carnival Empire, Saint Martn Press,
New York, 1988.
Blasio, Jos Luis, Maximiliano ntimo. El Emperador y su corte.Memorias
de un secretario particular, UNAM, Messico, 1996.
Corti, Egon Cesar Conte, Maximiliano y Carlota, Fondo de Cultura
Econmica, Messico, 1944.
Echalecu y Canino, Francisco, Psicopatografa de la Princesa Carlota de
Sajonia-Coburgo-Gotta, Associazione Spagnola di Scrittori Medici, Madrid,
1950.
Herman,E., Sex with Kings,Bound, William Morrow, New York, 2004.
Igler, Susanne, Carlota de Messico, Planeta de Agostini, Messico, 2002.
Iturriaga de la Fuente, Jos N., Escritos mexicanos de Carlota de
Blgica, Banco de Messico, Messico, 1992.
Kerckvoorde, Mia, Charlotte, Parigi, 1990.
Ratz, Konrad, Correspondencia indita entre Maximiliano y Carlota, Fondo
di Cultura Economica, Messico, 2003.
Reinach Foussemagne, Condesa H., Charlotte de Belgique. mpratrice du
Mexique, Plon-Nourrit Imprimeurs-diteurs, Parigi, 1925.

Finito di stampare nel mese di ottobre 2006 presso la Tipografia Genesi


di Citt di Castello (Pg).