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Fabio Pollachini

LOttavo Cancello
Verit scomode di un medico pianista Estratto Capitoli 1,2,3 www.fabiopollachini.com
fabiopollachini.blogspot.com

Non vero che il ricercatore insegue la verit, la verit che insegue il ricercatore
(Robert Musil)

Salvatore Caminiti

Prefazione
Questo libro tratta di verit ma non un libro-verit. Nella maggior parte dei casi, i cosiddetti libri-verit vanno alla ricerca di una realt celata. Il che comporta quasi sempre un costo molto elevato, sia in termini di risorse che di rischi. La verit, per tale tipo di visione, diviene una sorta di caccia spasmodica a una preda ben nascosta nella propria tana, dopo averne accuratamente occultato le tracce. Catturarla non sar semplice. Ma una volta carpita, si mostrer circoscritta a un orizzonte limitato di realt, legata esclusivamente a valori relativi della natura umana. Esiste invece un'altra verit, universale, la cui caratteristica peculiare quella di manifestarsi autonomamente nelle pi svariate e imprevedibili forme, per far s che venga diffusa e compresa, senza che non sia neppure necessario andarle incontro. Quasi fosse di natura numinosa, pu avere la facolt di mostrarsi anche a chi non la stia espressamente cercando, attraverso una logica non sempre comprensibile razionalmente. In sostanza, come ci narra Alessandro Manzoni, qualcosa di simile accadde ne I Promessi Sposi, grazie alla Provvidenza che, mettendo in luce la verit, chiar infine dilemmi che sembravano irrisolvibili ai pi. Ovviamente Manzoni leg gli interventi soprannaturali a una visione religiosa cristiano-cattolica. Tuttavia anche il lettore laico potr constatare come alcuni avvenimenti determinanti nella storia dellumanit appaiano circondati da un alone impalpabile di sincronicit, apparentemente misteriosa e inspiegabile, che preludono a una svolta risolutiva determinante, appartenente, se cos si pu dire, a una realt non ancora compresa. Basti pensare al tragico tracollo di feroci dittature, apparentemente destinate a durare secoli, alle guarigioni inspiegabili e ai cambiamenti repentini di rotta nella propria vita. Ci si rende conto indirettamente di tale 3

potenzialit di svolta, quando avvertiamo emozioni intense, a volte fino alla commozione, senza che vi sia una motivazione apparentemente logica, nutrendoci di una sensazione simile a quella dellinfinito. Ed quasi certamente questa natura di energia impalpabile e sfuggente che ha permesso allessere umano di salvarsi pi volte dallautodistruzione, percorrendo senza errori fatali il cammino dellevoluzione. Una sensazione vivida che si avverte, ad esempio, quando si leggono Gandhi, Buddha, Cristo, e altre testi di Maestri spirituali. E' innegabile che, come i liberi pensatori, pur non prendendo in considerazione il senso del divino, rimane la percezione sottile ma molto netta della piccola parte di verit che ci data concepire. Questo volume pu costituire, al di l dei fatti narrati, un utile ausilio anche per coloro che si dedicano a un percorso di ricerca interiore. A me personalmente, questa verit si manifestata, in modo apparentemente casuale, un giorno di fine dicembre 2010, attraverso lincontro con il dottor Salvatore Caminiti, (allepoca dei fatti medico del carcere di San Vittore) coinvolto suo malgrado in un affaire giudiziario dalle tinte fosche, e la conoscenza delle vicende e dei personaggi che ne fanno parte Gli avvenimenti hanno avuto luogo in un periodo compreso tra gli anni 40 e 90, e si incrociano con alcuni protagonisti di una parte ancora poco nota della storia recente d'Italia, tra cui quella della realt del mondo carcerario, per molti anni mistificata dalla disinformazione. A trent'anni dagli eventi rimane purtroppo ancora un argomento di attualit, e i problemi strutturali sono rimasti irrisolti. Sembravano vicende dimenticate dal tempo, ridotte a un plico polveroso di carte e di ricordi personali di Salvatore, di cui erano rimasti a conoscenza, e non in modo esauriente, soltanto i suoi familiari e pochi amici intimi. Ebbene, la verit in qualche modo premeva per venire a galla, e la storia ha ripreso vita. Quelle vicende dolorose e per certo versi eroiche, si sono rianimate con 4

rinnovato vigore, spinte dalla necessit di essere conosciute da un pubblico che le ignorava. Non si tratta di un atto di accusa nei confronti di coloro che lo hanno ingiustamente e in malafede condannato, n di un tentativo postumo di contestare l'azione svolta da soggetti e autorit, che, pur avendo avuto a vario titolo, responsabilit dirette o morali nello svolgimento dei fatti, non rappresentano lobiettivo del libro. Il testo si propone piuttosto di mettere in luce i preziosi insegnamenti di umanit, abnegazione, onest intellettuale di Salvatore Caminiti, in modo particolare per quanto concerne l'integrit piscofisica, la dignit, il diritto alla salute di ogni essere umano, e in fondo la modestia e il coraggio da lui lasciati in eredit.

Ringraziamenti
Un grazie di cuore a Salvatore Caminiti per la disponibilit e la pazienza dimostrate durante i nostri incontri e a Davide Rota per la preziosa e fattiva collaborazione alla stesura di questo testo.

a Serenella

Nota dell'autore
I nomi di alcuni personaggi menzionati nel testo sono stati sostituiti, in quanto relativi a persone coinvolte e in qualche caso ancora attive, nel sistema politico-giudiziario italiano. In altri casi la sostituzione avvenuta semplicemente per motivi di tutela della privacy. Le vicende e le circostanze descritte, al contrario, non sono state in alcun modo manipolate e corrispondono pertanto alla realt dei fatti.

Capitolo 1
Lincontro
Natale 2010, sembra un Natale come tanti altri, luci, alberi addobbati, regali, cene luculliane, parenti, amici, giochi. Con Serenella sono ospite per qualche giorno a casa di sua sorella, in un paese non lontano da Bellagio. Da un lato montagne non molto elevate, dallaltro, in basso, il lago di Como. Mi ricorda non poco i luoghi dove ora abito, ormai potrei definirmi uomo di lago di adozione. Vivo da un po di tempo in un borgo affacciato sulla riva lombarda del lago Maggiore, detta 'sponda magra'. Il paesaggio prealpino praticamente identico. Fin qui niente di nuovo, le due zone sono molto belle, meritano di essere visitate, e tutto finirebbe l, se non fosse che per me, non so per quale motivo, proprio questa armonia di paesaggio favorisce l'ispirazione, origina nuove sensazioni e, parrebbe incredibile, genera nuovi scenari. Non per nulla, il romanzo precedente ha visto la luce ed stato, se cos si pu dire, battezzato nelle acque del Verbano (forse non una coincidenza il fatto che mi trovo nella terra di autori geniali quali Piero Chiara, Dario Fo, Vittorio Sereni nonch del mio amico scrittore Davide Rota). Tornando al Natale, Serenella, il giorno successivo, mi propone di andare a fare una salutare passeggiata per incontrare i Caminiti, che si trovano lungo il percorso. L per l, evidentemente ancora stordito dellaccesso di cibo e brindisi, non riesco a realizzare, e penso alle cose pi strane. Chiss per quale motivo, mi convinco che i Caminiti siano gli
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eredi di un antico ordine religioso. Forse penso - c un presepe, magari vivente, da vedere. Chiedo delucidazioni I Caminiti? Non ho visto altre chiese nei paraggi, oltre alla parrocchia in centro paese. Ma coshai capito, non ti ricordi di Salvatore Caminiti, quel bravo medico, disponibile con tutti, che suonava meravigliosamente il piano, e la cui vita stata stravolta da un inverosimile caso giudiziario?. Ah adesso ricordo, scusami ma leffetto the day after, dopo le ripetute trasgressioni eno-gastronomiche, piuttosto difficoltoso riprendere la lucidit di tutti i giorni. Ci aspettano, gli abbiamo parlato di te, vuole conoscerti, mi ha confessato spiritosamente che se devi essere il mio compagno, ritiene necessaria la sua approvazione. Va bene andiamo, a quanto pare siete amici da molti anni?. Moltissimi, non ricordo quanti. Ci incamminiamo, giunti davanti alla villa, premo il tasto del campanello, che diffonde uno strano ma gradevole tintinnio acuto. Caminiti apre la porta e ci appare sulla soglia. Serenella si prodiga nelle presentazioni, mentre arriva anche sua moglie Antonella. Salvatore un uomo anziano un po' provato. Avanza leggermente ingobbito, a piccoli passi, strascicando leggermente i piedi. Ci fanno accomodare, i loro sguardi benevoli sono accompagnati da sorrisi spontanei, non di circostanza. Capisco immediatamente di essere stato, sin dal primo istante, bene accolto, prima ancora di aver pronunciato verbo. Mi trovo seduto su un divano in un ampio salone a elle, dove, dietro un biliardo, e un frigorifero vintage rosso con il marchio della Coca-Cola, si scorge un pianoforte verticale. Pur essendo la prima volta che incontro Salvatore e sua moglie, latmosfera si fa subito molto cordiale. Salvatore si siede su una poltrona di fronte a me, mentre Antonella si accomoda vicino a Serenella, che resta leggermen9

mente pi distante. Esordisce informandolo della nostra passione comune per la musica pop-jazz e della mia grande competenza, in realt non cos approfondita. Un po imbarazzato cerco di minimizzare. Chiedo a Salvatore dei generi e degli interpreti da lui preferiti. Tutto sembra scorrere tranquillamente, ben presto tuttavia il discorso si sposta, quasi automaticamente, sul suo passato. Non desidero ridurre la conversazione a due parlando solo brani, artisti e generi musicali. Mi ritornano alla mente quei vaghi cenni delle vicende sulle false accuse per le quali aveva dovuto pagare duramente. Nonostante la frammentariet dei dati a mia conoscenza, me li ritrovo gi cos radicati nei miei pensieri che non posso fare a meno in qualche modo di cominciare a porgli delle domande. La mia non semplice curiosit, sento che molto di pi. A sua volta Salvatore, come se si fosse gi instaurato tra di noi un rapporto di empatia, si predispone a rispondere prima ancora che gli venga formulata la domanda. In proposito a quelle circostanze, che risultano difficili da spiegare con linearit, ci ritroviamo a parlare delle sue vicissitudini come se fossimo in confidenza da tempo immemorabile. Ulteriormente spronato da Serenella, Salvatore inizia a raccontare. Antonella ascolta in silenzio; forse si aspetta di venire a conoscenza di qualcosa di nuovo, mai narrato prima. In una ventina di minuti riesce a condensare i fatti principali della sua vita, accaduti tra gli anni 40 e 90. Un breve ma efficace excursus che suscita in tutti noi un susseguirsi di emozioni e sentimenti, tanto da spingermi a dire: Ci potresti scrivere un libro... Un libro? Non ci ho mai pensato, non so scrivere risponde. Insisto Ma dai, non vero, se vuoi, puoi scriverlo benissimo. Non fa per me scrivere, lasciamo a ciascuno il proprio mestiere.
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Mi rendo conto come Salvatore sia una persona modesta. Lo osservo. La sua postura manifesta una stanchezza non solo fisica, ma proveniente da un passato che chiede non pi una giustizia fondata sulle leggi dell'uomo, ma un risarcimento morale. Scruto il suo volto. Sono i lineamenti consumati di un vecchio saggio, in possesso di verit da tramandare, ma di cui quasi certamente non ha piena consapevolezza. Indugio un attimo e penso che quel racconto breve ma illuminante non pu restare lettera morta. Mi rendo conto che sarebbe di fondamentale importanza. Si fonde con la storia recente dItalia e racchiude in s valori universali da trasmettere. Pertanto non merita di finire nel dimenticatoio, anzi avverto che questa verit vuole emergere con tutta la propria spinta propulsiva. Propongo quindi, esprimendola come una battuta: Allora te lo scrivo io il libro! e, notandolo per niente stupito aggiungo: Sei disposto a dedicarmi tutto il tempo necessario per gli incontri?. Salvatore, con una lieve smorfia di soddisfazione, come se questo fosse un momento atteso da tempo, risponde deciso: Certamente, ma avrai anche bisogno di carte, articoli, atti processuali e via discorrendo, tutto materiale che conservo accuratamente in un cassetto. Va bene, quando cominciamo? domando entusiasta, tra il serio e il faceto. Quando vuoi, dopo le vacanze di Natale. Trascorso qualche giorno realizzo che probabilmente non si trattato di una semplice coincidenza, chiss. Forse una parte di Salvatore chiedeva da anni di ritornare alla luce, ed possibile che io abbia favorito questa opportunit. E cos mi ritrovo a Milano in un tiepido pomeriggio di gennaio pronto a iniziare quello che si tradurr in una serie di lunghe, stimolanti conversazioni con Salvatore, nella sua casa di citt. Pensando allincontro tanto desiderato, mi accorgo tuttavia di

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aver perso lautocontrollo. Sono catturato dallemozione, temo di non essere allaltezza del compito. Nonostante il sole in fronte e il riscaldamento dellauto le mie mani non riescono a scaldarsi, il volante continua a sembrarmi troppo freddo. Avverto brividi lungo la schiena, dallo specchietto retrovisore mi accorgo di essere impallidito. Mi immagino impacciato, balbettante. Non sono un giornalista, non sono pratico di interviste, servizi o cose simili. Malgrado ci mi rendo conto che sarebbe controproducente presentarmi allappuntamento in preda all'ansia. Cerco pertanto di distrarmi, ascolto dallautoradio musica ad alto volume, mi metto a canticchiare. Ma penso al clima amichevole, alla modestia e giovialit del personaggio che incontrer, finch giunge fortunatamente una forza interiore, un raggio di consapevolezza, che mi rasserena e mi fa superare quel momento di impaccio. Ho come la sensazione di essere un bambino condotto per mano da una creatura, sconosciuta ma allo stesso tempo tranquillizzante, verso una meta inesplorata. Mi sento meglio, trovo pure da parcheggiare lauto senza difficolt sotto labitazione di Salvatore, cosa che, visto il traffico, mi stupisce alquanto. Mi accoglie Antonella, cerca subito di mettermi a mio agio, salutandomi con un caloroso abbraccio. Mi conduce nel salone, dove c Salvatore, che mi attende sorridente. Ci salutiamo e ci abbracciamo. Mi fa accomodare su una poltrona. Ora mi sento effettivamente a mio agio. Salvatore si alza, mi chiede di aspettarlo qualche minuto e si reca nel suo studio. Mentre attendo, non posso fare a meno di notare un pianoforte a mezza coda Steinway in un angolo del salone. Nel medesimo istante Antonella mi porta un caff espresso dal profumo invitante.

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Poco dopo Salvatore ritorna con un plico di ritagli di giornale, lettere e documenti.

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Capitolo 2
Dagli anni 40 agli anni 60
Il padre di Salvatore
Prima di tutto ti voglio spiegare perch ti ho portato questi documenti. - comincia a raccontare - Mio padre era del 900, si chiamava Santi, anche lui medico durante la seconda guerra mondiale. Nel 42 fu richiamato al servizio militare. In quanto ultraquarantenne venne considerato vecchio, per cui destinato, in qualit di ufficiale medico, a Milano, presso il carcere di San Vittore. Conservo tra laltro un ritaglio di giornale, eccolo. E' un articolo di Indro Montanelli relativo alla propria detenzione. Parla di un medico che lo cur dopo le percosse ricevute dalle SS e fece in modo di sottrarlo all'isolamento e consentirgli un regime carcerario meno duro. Ritengo con certezza che si riferisse proprio a mio padre, visto che allora era lunico medico presente nel carcere. In pieno periodo bellico quindi era lui che curava i detenuti e di conseguenza i partigiani della Brigata Garibaldi, della quale egli stesso fece parte, catturati dai tedeschi e dai repubblichini. Non solo cercava di curarli nel migliore dei modi, con le scarse risorse a disposizione in quel periodo, ma si prodigava in tutti modi per far loro evitare un trattamento o un destino peggiori. Terminata la guerra, per i meriti riconosciuti nel proprio lavoro, venne contattato dal Ministero di Grazia e Giustizia, dove gli proposero di creare e gestire il nuovo centro clinico allinterno
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Corriere della Sera 22/07/2005. Lettera in cui Montanelli menziona il medico del carcere di San Vittore

del carcere. Mio padre accett ed esercit fino alla sua morte, avvenuta nel 1969, il ruolo il direttore sanitario nonch chirurgo ufficiale della struttura, insieme a un equipe di altri medici. Per la sue competenze professionali divenne nel contempo anche presidente allospedale Fatebenefratelli di Milano. Sei di origine siciliana, giusto? S, mio padre era messinese. Un Caminiti nel 1819 fond Santa Teresa di Riva, vicino a Catania, in pratica non c
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nessuno pi terrone di me! Ho fatto una ricerca in internet, dove ho trovato la storia dei miei antenati. C anche un libro su un certo Angelo Caminiti, che si ribell contro un comune di montagna che dominava su quelli circostanti. Allora i comuni erano arroccati sulla sommit dei colli, per poter avvistare e proteggersi dalle invasioni via mare di barbari e pirati. Sulla battigia non cerano case. Quando si cominci a costruire sul litorale, i suddetti Signori dei comuni, pretesero le tasse sui terreni e gli immobili a mare, applicando gli stessi criteri imposti nei borghi arroccati sulle alture. Angelo Caminiti fu il primo a ribellarsi. Cambi le regole e ottenne molte concessioni, tra cui lautonomia amministrativa di diverse localit. Mia nonna materna invece era una contessa De Leiva, casata famosa per la monaca di Monza. Antonio de Leyva, generalissimo dellarmata di Carlo V, nel 1550 dalla Spagna venne in Italia. Era al comando di una zona del Nord che comprendeva Milano e Monza. Spos una Marino, appartenente alla casata che edific Palazzo Marino, attuale sede del Comune di Milano, tanto per intenderci. Ebbe due figli, un maschio e una femmina. Il maschio scomparve ancor giovane, mentre la femmina divenne la celebre monaca di Monza. Francamente non credo di essere suo discendente, in quanto lei ebbe una bambina, che mor allet di 5-6 anni. In proposito venne realizzata, dallo scrittore Mario Mazzucchelli, una ricerca presso larchivio dellArcivescovado di Milano 50 anni fa. Vi sono riportati tutti i documenti relativi al processo risalenti al 1590, e descritte persino le torture a lei inflitte, con particolari a dir poco raccapriccianti.
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Quando la madre della Monaca di Monza mor, il generale de Leyva torn in Spagna e si spos nuovamente con una donna iberica, da cui ebbe quattro figli. Due di questi tornarono in Italia con il mandato di governare Monza e Cusano Milanino. E probabile che la mia famiglia derivi da questo ramo. I loro discendenti vissero per lungo tempo a Trieste, dove il cognome della casata perse la y greca. Ma, tornando a mio pap, ricordo che nel 1946 si scaten una rivolta dei detenuti allinterno del carcere. Per tre giorni i rivoltosi rimasero rinchiusi con alcuni ostaggi, e vi furono dei morti. In quei momenti concitati mio padre pot entrare nel penitenziario. I carcerati ribelli si fidavano solo di lui. Mi raccontava che i reclusi erano esasperati dalle condizioni disumane in cui stavano ammassati in celle fatiscenti. Grazie al suo impegno e al suo coraggio mio pap divenne in quei momenti cruenti lunico canale di comunicazione con lesterno. Milano fu avvolta in unatmosfera cupa. I tre giorni della rivolta dellaprile 1946 vennero chiamati Pasqua di sangue. Le richieste dei detenuti non furono accolte, prevalse la linea dura e le autorit decisero di intervenire con un blitz di esercito e polizia, talmente schiacciante da costringere i rivoltosi alla resa. Finisco di sorseggiare il caff. Come immaginavo, il racconto si fa avvincente sin dalle prime battute. Non ero al corrente di quella sanguinosa rivolta. Quindi mi riprometto di effettuare ricerche in proposito. Da una verifica successiva allincontro, riesco a reperire agevolmente su internet articoli, informazioni e un video di un vecchio cinegiornale dellIstituto Luce
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sull'episodio. Lo visiono. Mi rendo subito conto della scandalosa manipolazione della notizia, volutamente falsata per nascondere il vero motivo della rivolta, ossia le disastrose condizioni in cui si trovava il carcere di San Vittore nei mesi successivi al secondo conflitto mondiale. Vi erano reclusi, letteralmente stipati, il triplo dei detenuti previsti, in una struttura invivibile, seriamente danneggiata dalla guerra finita da poco. Mi consola il fatto di essere riuscito a reperire un gran numero di articoli che rivelano con maggiore obiettivit e veridicit i fatti accaduti, nonch la storia e la personalit dei principali personaggi coinvolti. Ignoravo inoltre che persino lo scrittore Bevilacqua avesse scritto un romanzo ispirato a quella sommossa.

Link http://provinciadiroma.archivioluce.com/provinciaroma/scheda/video/IL5000008818/2/Cronaca-nera-Rivolta-al-S-Vittore-diMilano.html

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Articolo di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 11/11/2003

Peccato che in nessuna delle ricerche da me attuate compaia la figura di Caminiti-padre, che in realt ebbe un ruolo importante di mediazione, al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue. Pensando alle ricerche da effettuare, dopo qualche istante di astrazione, riprendo a concentrarmi sul racconto di Salvatore. In qualche modo San Vittore era diventato un po come casa mia - riprende -. Sentivo a tavola i discorsi di mio padre che parlava a mia madre vuoi di quello che era successo dietro le sbarre, o dei personaggi finiti sui giornali per fatti delittuosi e con i quali mio padre dialogava di persona. Ah, dimenticavo di dirti che nel medesimo periodo in cui fu incarcerato Montanelli, pap ebbe modo di conoscere anche il giovanissimo partigiano Mike Bongiorno, suo compagno di cella, scampato alla fucilazione della Gestapo solo perch aveva il passaporto americano.
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Alla radio italiana in USA, rubrica di cucina Da: La versione di Mike di Mike Bongiorno ed. Mondadori

Nel 46 mio padre fu tra i soci fondatori della clinica Santa Rita, allinizio una struttura molto piccola, dotata di soli 5 posti letto. Quanti soci erano, e qual era il ruolo di tuo padre?. Gli altri soci erano 43 medici. Mio padre deteneva il maggior numero di azioni, il 20 percento. Quindi, scusa se sono indiscreto, visto che oggi la clinica occupa in pratica un intero isolato, immagino abbia portato molti profitti negli anni in cui continuava ad espandersi?. Non cos, anzi lopposto, anche se vero che nel corso degli
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anni continuava a ingrandirsi. Mi ricordo che con mio padre andavamo a vedere le ville da inglobare nella struttura. Come sai, le vie Ampere e Jommelli si trovano in una zona residenziale ricca di splendide residenze, giardini ed edifici di pochi piani. Tutti gli utili in realt venivano reinvestiti per ampliamenti e ammodernamenti, come ad esempio lacquisizione della confinante piccola casa di cura Sanatrix, dove fu ricoverato lex presidente della repubblica Segni. Tant che la societ si trov oberata di debiti e nel 1976 si decise di venderla. Io non volevo, desideravo che comunque continuasse a operare con un management costituito da soli medici: la consideravo la formula pi idonea. Credevo in un possibile ripianamento dei debiti, ma con il 20 percento di quote ereditate insieme ai miei fratelli da nostro padre, non potevo oppormi alla decisione. Fu svenduta per pochi soldi, a un prezzo praticamente fallimentare, a un personaggio strano, commerciante di rottami, il quale a sua volta la rivendette nel 1982 al notaio Francesco Pipitone. Cos, come vedi, le dimensioni della Santa Rita oggi, ridenominata Istituto Clinico Citt Studi, sembrano soffocare le case circostanti. E' il risultato della gestione Pipitone, che ha enormemente aumentato la volumetria dellospedale. Il che ha creato non poche proteste da parte degli abitanti della zona, che considerano la struttura un complesso sproporzionato tale da congestionare lintera area. E riguardo ai recenti fatti, alla cosiddetta clinica degli orrori? Non ho pi rapporti con la Santa Rita da oltre vent'anni ma mi dispiace che questi fatti abbiano infangato, per colpa di pochi, il nome, la professionalit e il sacrifico di tanti anni di lavoro di
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personale medico altamente specializzato. Ti devo illustrare diversi dettagli a proposito di queste vicende. Se vuoi possiamo farlo durante un prossimo incontro. Ora risulterebbe troppo lungo e fuorviante. Ok Ma riprendiamo il discorso di mio padre. Per me sentire parlare di quello che accadeva in carcere era diventata unabitudine, mio pap trattava bene i detenuti. Non solo, quando uscivano dal penitenziario, venivano a farsi visitare gratuitamente nel suo studio. Si vede che era una persona migliore di me, molto dolce, estremamente buono. Su questultima frase rimango un po perplesso: come mai Salvatore si sminuisce cos tanto rispetto alla figura di suo padre? Eppure tutti quelli che lo conoscono parlano sempre in modo molto positivo di lui, sia sotto laspetto professionale che umano. Modestia o non completa coscienza dei ruoli sociali ricoperti in passato? Non riesco a darmi una risposta convincente. Salvatore continua a parlare, per cui non mi rimane altro che riprendere a seguirlo con attenzione. Mi ricordo prosegue - di avere conosciuto personaggi come il famoso pugile che aveva ucciso a Villa dEste una vecchia signora straniera, per portarle via i gioielli. Quel fatto allora mi impression molto. E qui la storia si fa interessante, perch in seguito a questo caso a mio padre successe un casino. Ma come, anche tuo padre ebbe dei guai? Chiedo sorridendo. S, devessere un vizio di famiglia. Accenna una breve risata. A quel pugile dal fisico molto robusto fu comminato, credo, lergastolo, per una rapina conclusa tragicamente con luccisione della donna. Dopo quindici anni di detenzione a un certo punto manifest disturbi intestinali e fu operato
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allinterno del carcere. Mio padre gli apr laddome. Lo vide invaso di noduli di ogni genere e riconobbe la conformazione tipica delle metastasi. Gli fu prelevato un nodulo e analizzato: era un tumore. Lavvocato del detenuto, di conseguenza, present istanza di grazia, perch un recluso alla stadio terminale di una malattia, pu ottenerla per legge. Trascorsero sei mesi, un anno, ma il pugile non moriva. Qualcuno cominci a sospettare della diagnosi, e intervenne la magistratura. Si fecero accertamenti e risult che lomicida era guarito. Ogni tanto pu capitare. Le difese immunitarie di quelluomo erano riuscite a sconfiggere il male. Dopo ventanni stava benone e mio padre venne indagato e rischi di subire un processo per presunta falsificazione di diagnosi. Era spaventatissimo, ma per fortuna esistevano le carte con tutti i referti e gli esami istologici, per cui non ebbe ulteriori complicazioni in relazione a questa vicenda. Anche perch, se non sbaglio, la scienza contempla una certa percentuale di guarigioni spontanee. Intervengo io, da profano. S per cera sempre un sospetto dal punto di vista della Procura, capisci Un giorno, di pomeriggio, mio padre mi port con lui in carcere. Da allora cominciai a conoscere i detenuti, ma a parte unesigua minoranza, come il direttore e gli esperti in materia, nessuno si rendeva conto del fatto che, quando si parlava, per esempio, di Luciano Liggio, il grande capo della mafia, si pensava chiss a chi. Invece era uno come te, comprendi? Quando parlava, quando rideva, quando scherzava, era identico a te. La gente si chiedeva e si chiede anche ora come sono i detenuti: uguali a noi, anche se hanno agito contro la legge.
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Mentre accadeva tutto questo, proseguivo gli studi di medicina. Mi laureai, poco dopo la cerimonia di consegna dei diplomi mio padre mi propose -Vuoi lavorare anche tu a San Vittore? Se ti va, cominci come medico di guardia.- Senza indugio, gli risposi di s.

Milano. Agitazione di detenuti nel carcere di San Vittore. Passanti. Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (MI)

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Capitolo 3
Gli inizi della carriera
Era il 1963, da quellanno diventai medico di guardia nel carcere di via Filangieri. Ero di turno dalle due alle cinque del pomeriggio. Lo stipendio, se non sbaglio, si aggirava sulle quarantamila lire al mese. Non era molto, per era interessante perch, come medico di guardia, nelle tre ore in cui curavo i detenuti, nessuno mi avrebbe denunciato per gli eventuali errori, come per esempio suturare un taglio al dito, pur non essendo certi del buon esito delloperazione. Da allora appresi sul campo la pratica della chirurgia e la mia carriera nel carcere prosegu. Qualche tempo pi tardi fui trasferito al reparto di chirurgia, dove mio padre operava insieme ad altri colleghi. Qualche anno dopo pap venne a mancare, e mi assegnarono al reparto femminile. Quando tuo padre mor era ancora in piena attivit? chiedo. S. Mor improvvisamente, in soli due giorni, di leucemia acuta, tanto che dovetti spuntare (nda, togliere i punti di sutura) io gli ammalati che aveva operato la settimana precedente. La leucemia una malattia che non si sa da dove venga. Aveva 69 anni, poteva andare avanti ancora, va be (attimo di commozione). Dicevo del reparto femminile. Ci rimasi, come responsabile, per due anni. Per cui mi capit anche di far nascere qualche bambino. Io non avevo mai eseguito direttamente un parto, ma la teoria ti serve, eccome comincia a sorridere con laria di un vecchio maestro divertito. Tiri di qua, tiri di l, e i bambini vengono al mondo.
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Il carcere di San Vittore (ViviMilano)

Ah dimenticavo. Vorrei raccontarti un episodio curioso avvenuto quando ero ancora in chirurgia. Il reparto maschile era diviso da quello femminile da una porta. Chirurgia e reparto femminile erano gestiti di fatto dalle suore, quelle coi cappelloni, che aiutavano a operare e a preparare i ferri. Cerano due suore, avranno avuto sui 55 anni: minute e non particolarmente attraenti. Mio padre, in qualit di primario, operava in carcere una volta la settimana, e io fungevo da assistente agli interventi e visitavo i malati quotidianamente. Un giorno mi ferm il medico analista, che si occupava degli esami di laboratorio e che lavorava anche alla clinica Santa Rita. Un tipo molto meticoloso e bigotto. Pensava di restare
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eternamente celibe, poi ebbe la fortuna di incontrare una donna colta, che spos, a da cui ebbe due figli. Mi prese in disparte, confidandomi preoccupato Sai Salvatore, non so come dirtelo. Ho lesito delle analisi delle urine di suor Giovanna sono piene di spermatozoi O Madonna! mi sono detto tra me e me. Io ero solo un assistente, per cui decisi di aspettare un po a dirlo a mio padre, perch se lavesse saputo sarebbe stato obbligato a fare una denuncia in qualit di direttore sanitario. Chiss che casino sarebbe successo a quel tempo. Dopo due o tre giorni pensai che sarebbe stato meglio parlare direttamente alla suora, considerato che la vedevo tutti i giorni ed ero in un rapporto di confidenza con lei. Oltretutto le suore mi coccolavano. Allora soffrivo di nevralgia al trigemino. Mi lasciavano in infermeria per 2 o tre ore... brave persone. Quindi presi il coraggio a quattro mani e la convocai.- Suor Giovanna senta, ho visto il suo esame di laboratorio, c qualcosa che non va.La Sorella assunse unespressione preoccupata. Avr pensato a chiss quale malattia. Con un certo imbarazzo cercai di illustrarle con tatto e discrezione il problema -Sa- le dissi, quasi mormorando - hanno trovato degli spermatozoi nelle sue urineQuesta stette zitta un momento, poi si riprese e si mise a ridere No dottore, questo lesame delle urine di mia sorella, che ho richiesto a nome mio- Accettai la sua versione dei fatti e non dissi niente a nessuno. La riferii solo allanalista e la cosa fin l. Sono trascorsi circa quarantanni da allora. Mi ricordo che questa suora era originaria di un paesino del Piemonte, nei
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pressi di Borgosesia, dove, combinazione, io passavo con lauto piuttosto spesso. Salivo verso il paese di cui era originario mio suocero e venni a sapere che la sorella della suora abitava da quelle parti. La religiosa mi aveva chiesto di andare a trovarla. Infatti mi ricordo che una volta io e Antonella ci fermammo a casa loro e andammo a salutarle. Detto per inciso, la sorella della monaca non ebbe mai figli. E ancora oggi mi chiedo: se un esame delle urine lo si porta fin dal Piemonte a San Vittore, lecito nutrire qualche sospetto?. Effettivamente non ha molto senso dico io. La suora non brillava certo per il suo fascino, ripeto, ma sai, considerando oltretutto la mentalit maschilista dellepoca, in carcere, con qualche detenuto non so se la storia sia interessante da riportare, comunque si tratta di un episodio curioso. Cos si potr anche capire a quali dubbi e scelte vada incontro un povero medico nellambito della propria professione. C chi la vede in un modo e chi in un altro. Lanalista, quel moralista, quasi piangeva. Non riusciva a darsi pace al solo dubbio che la suora fosse stata capace di macchiarsi di una simile azione peccaminosa. Sorridiamo E io che pensavo alle conseguenze a mio padre che avrebbe dovuto denunciare il fatto. Anche se, conoscendo la sua benevolenza, si sarebbe impegnato per sistemare le cose ed evitare ogni inutile clamore. Alla fine, nel prendere talune decisioni, conta molto il fattore simpatia. Non ne abbiamo ancora parlato. Ho incontrato persone simpatiche o antipatiche. Per esempio ebbi modo di conoscere un uomo che trovavo affabile. Solo successivamente seppi che si trattava del boss mafioso Luciano Liggio.
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Zamparelli, che fu questore a Napoli e capo della Squadra Mobile di Milano negli anni 50, famoso per avere fatto arrestare i componenti della banda di via Osoppo, mi rivel dellesistenza di prove certe relative a ben 13 omicidi compiuti da Liggio, e di molti altri delitti di cui mancavano ancora riscontri definitivi. Io Liggio lo conobbi bene. Contrariamente a quanto si possa pensare, era una persona piacevole. Parlavo abitualmente con lui cos come sto parlando con te. Cosa vuoi che ti dica, pi o meno tutti abbiamo personalit sfaccettate. Quindi puoi capire come ci sia anche un conflitto interiore nellanimo di un medico che opera dietro le sbarre. Io comunque ho curato chiunque ne avesse bisogno, che fosse cittadino libero o detenuto, ladro o mafioso, simpatico o meno. Sempre negli anni 70, per i misteri della burocrazia statale, che non faceva alcun distinguo tra le varie specializzazioni mediche, fui trasferito senza preavviso al reparto medicina di San Vittore, in qualit di internista. Io ero specializzato in chirurgia, pi che in medicina. Il dirigente medico, che era una brava persona, comprese il problema e mi volle come suo assistente. Mi rimisi a studiare medicina. Con la morte di mio padre avevo quasi abbandonato la chirurgia. Avevo la sensazione di essere diventato un chirurgo mediocre. Ero partito bene, lavorando con mio pap per cinque anni, ma era come se operassi da 10, grazie ai suoi consigli pratici. Per, con la sua scomparsa, non trovai un collega che proseguisse sulla sua linea. Mi fermai, smisi di perfezionarmi, e compresi che, senza esercitarsi con assiduit era inevitabile perdere progressivamente dimestichezza. A causa di ci ebbe fine la mia carriera di chirurgo.
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Daltronde ero arrivato a operare da solo la colecisti e lo stomaco, ma non altri organi. Conosco i miei limiti, al di l dei quali non sono mai andato. Come dicevo, mi stavo interessando sempre di pi all internistica, in cui occorre un po di genio, di intuizione. E necessario vedere, immaginare tutto dallesterno, utilizzando gli scarsi referti a disposizione. Mentre la chirurgia si pu definire pi propriamente tecnica. Hai tutto sotto gli occhi, pi facile. Invece in internistica devi fare la diagnosi guardandoti in faccia cos - mi fissa con sguardo clinico per vedere se hai qualcosa di strano. Feci un paio di errori allinizio della mia carriera, per inesperienza. Ero appena laureato. Per fortuna non provocai danni irreparabili. Mi era capitato di visitare una povera donnina meridionale, me la ricorder sempre. Abitava in via Pacini. Suo marito venne da me dicendomi -Mia moglie non sta bene, ha febbre alta.- Andai da lei, la visitai da cima a fondo, non riscontrai nulla di anomalo, ma, trovandosi in un ambiente al pian terreno, piuttosto buio, non le controllai il colore degli occhi. Dopo qualche giorno arriv suo marito dicendomi Dottore, mia moglie sta morendo-Come sta morendo?- Domandai. Allora lui rispose Ha unepatite fulminante, ma non si preoccupi, lei non ne responsabile. Mi hanno detto che in ogni caso, non cera niente da fare.Ora, dopo quellerrore, la prima cosa che guardo in una persona sono gli occhi perch nella sintomatologia contano molto. Poi mi ricordo di un giovane studente che mi aveva chiamato. Non stava bene, non avevo notato il suo pallore. Aveva unemorragia interna, ma non manifestava alcun
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disturbo. Venne ricoverato in ospedale e si salv. San Vittore era tranquillo, basti dire che lunica auto parcheggiata davanti al portone era la mia. Parliamo degli anni 65-68, e qui conobbi la prima parte dei detenuti. Non cera una grande delinquenza, eccezion fatta per i membri della celebre banda di via Osoppo, arrestati nel 58. Per il resto erano solo ladri e piccoli truffatori. Probabilmente saprai che da quel colpo fu tratto il soggetto della pellicola Laudace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loi, uscito un anno dopo il successo del celebre film I soliti ignoti.

Rapina di via Osoppo, 1958 31

Non cera ancora la criminalit organizzata? No. Si trattava sempre di gesti individuali, giusto? S, per fammi pensare, il delitto Fenaroli avvenne dopo, se non sbaglio. E questa situazione relativamente tranquilla perdur fino al termine degli anni 60. Poi allinizio dei 70 ebbe origine il fenomeno delle brigate rosse. Con questultima frase termina il mio primo incontro con Salvatore. Mi sento soddisfatto del lavoro svolto, trattandosi del primo approccio, e sono felice di avergli fatto una buona impressione. Con lesperienza odierna si pu dire che lo sento non solo come una persona cordiale ma anche come un amico. Ora non ho pi incertezze o paure, tutti i miei sforzi si concentreranno nella ricerca di trasmettere al lettore, nel modo migliore possibile, il patrimonio di umanit, insegnamenti e valori, che le sue vicende personali ci possono trasmettere. Forse Salvatore non lo sa, ma il suo punto di osservazione stato unico, si potrebbe dire privilegiato. Appare come una visione in grado di completare le tessere mancanti di un mosaico, consentendoci di meglio comprendere, senza giustificare, la logica oscura che aveva mosso la mano degli autori dei pi atroci delitti di quegli anni. Indagando nellanimo umano, mentre prestava le sue cure con umilt e spirito altruistico ai reclusi, inconsapevolmente ha chiarito taluni aspetti non correttamente interpretati della storia recente del nostro Paese. Dopo lincontro odierno, sono convinto che egli, pi di chiunque altro, grazie al suo impegno, sia venuto a conoscenza

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di talune verit, senza necessariamente cercarle, molto pi autentiche di quelle che si trovano nei libri di storia. Alcuni giorni dopo, passeggiando lungo la spiaggetta poco distante da casa, osservo la superficie del lago, quasi uno specchio. Si direbbe che, se non fosse per le piccole increspature appena percettibili e il lieve sciabordio di minuscole onde che lambiscono la riva ghiaiosa, lacqua non sembrerebbe cos fluida come la conosciamo. In alcuni momenti la totale assenza di vento crea questo effetto di apparente staticit. L' odore dell'acqua e quasi di luce che ha sempre il vento al mio paese Sono le parole che mi vengono in mente, dal romanzo Ti sento Giuditta, di Piero Chiara. Nella simbologia del racconto il vento quindi non porta con s soltanto gli odori della vita e degli avvenimenti, come la fragranza del pane appena sfornato nel paese dellaltra sponda del lago, ma soprattutto portatore del profumo della luce, ovvero della consapevolezza. Afferro un sasso piatto e rosa dalla battigia, lo scaglio con vigore sulla superficie del lago. La pietra saltella diverse volte prima di affondare. Ora lacqua si mossa. E' bastato un solo sasso per smuovere acque immobili solo all'apparenza. e mi domando se quanto mi accingo a scrivere sar la "pietra scagliata" in grado di far riemergere e dare nuovo slancio a vicende rimaste chiuse nel cassetto per decenni. In ogni caso, grazie all'originale punto di vista che Salvatore ha messo a disposizione nell'esporre dati e vicende non si tratter di un "buco nell'acqua".

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Lago Maggiore, sponda Magra

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