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CAPITOLO 1

Dopo l’Introduzione, la vicenda prende avvio con la celebre descrizione del “ramo del
lago di Como, che volge a mezzogiorno”  che, presenta prima lo spazio in cui il romanzo
è ambientato (Il lago, l’Adda, il Resegone, la città di Lecco, la “stradicciola” del apese)
poi il personaggio di un modesto curato di paese, Don Abbondio. Quest’ultimo, che
passeggia serenamente leggendo il suo breviario, incontra ad un bivio due uomini che
stanno aspettando proprio lui. 

Sono i “bravi”, uomini armati al servizio del signorotto locale, Don Rodrigo, che hanno
il compito di gestire l’ordine e tenere sotto controllo il territorio, eseguendo
ovviamente i desideri del loro signore. In questo caso, i bravi sono stati incaricati da
Don Rodrigo di aggiungono il nome di “don Rodrigo”, che gela il sangue al povero curato,
che non può che replicare:

“... Disposto… disposto sempre all’ubbidienza.”


 

Don Abbondio, sconvolto dall’avvenimento (in una breve digressione, Manzoni


illumina la psicologia e lo stile di vita del curato, che ha sempre cercato di tenersi
lontano dai guai sapendo di essere “un vaso di terra cotta costretto a viaggiare in
compagnia di molti vasi di ferro”)  immagina la reazione del giovane Renzo, noto per
arrabbiarsi facilmente se contraddetto, e, giunto a casa, si confida con la
serva Perpetua, nonostante i “bravi” gli abbiano obbligato il silenzio. La donna,
consiglia a Don Abbondio di rivolgersi al Cardinal Borromeo per denunciare le
prepotenze di Don Rodrigo; ma il curato, codardo e spaventatissimo, non accetta il
consiglio e anzi le obbliga il silenzio.
CAPITOLO 2
Il secondo capitolo dei Promessi Sposi si apre con l’incontro tra Don Abbondio e
Renzo, dopo che i Bravi di Don Rodrigo hanno minacciato, nel primo capitolo, il
parroco affinché non permetta a Tramaglino di sposare Lucia.

Riassunto Promessi Sposi, Secondo Capitolo: l’incontro tra Don Abbondio e


Renzo
Don Abbondio trascorre una notte insonne, preoccupato perché presto avrebbe
dovuto affrontare Renzo. Manzoni lo paragona ironicamente al principe di Condè, il
cui riposo però lo porta a una vittoria bellica importante. La mattina puntualmente
arriva, e con essa anche Renzo: questi è descritto come un giovanotto robusto, onesto
anche se un po’ impaziente, orfano e di bassa estrazione sociale, che però ha saputo
procurarsi una certa tranquillità economica con il lavoro di filatore adottato dalla
famiglia. Il ragazzo è vestito a festa, con un bel cappello adornato di piume, e si reca
dal parroco per conoscere l’ora del matrimonio.

È a questo punto che la sua ignoranza viene usata contro di lui. Don Abbondio infatti
cerca di ingannarlo spiegandogli che vi sono impedimenti di natura burocratica, di
cui si dice responsabile; Renzo è dubbioso e un po’ nervoso, ma nonostante tutto si
lascia convincere. Sulla strada per tornare a casa incontra Perpetua: lui vuole saperne
di più, mentre lei non vede l’ora di spiegare a Renzo il vero motivo del rifiuto del
prete, ovvero la minaccia di un misterioso persecutore. Infuriato, il giovane si reca di
corsa da Don Abbondio, e con una certa foga, portando anche la mano al coltello,
costringe il pauroso uomo di Chiesa a vuotare il sacco: al nome di Don
Rodrigo Renzo sbianca, conoscendone la potenza, e fa ritorno a casa con la coda tra
le gambe, ancora visibilmente alterato.

Promessi Sposi, Riassunto Secondo Capitolo: Renzo parla con Lucia


Lungo il sentiero Renzo, dopo aver pensato all’omicidio, si chiede se Lucia non fosse
a conoscenza di questo impedimento e, sempre più arrabbiato, inizia a chiedersi se la
ragazza potesse essere già d’accordo con il signorotto. Tuttavia lo stesso pensiero
della fidanzata lo fa calmare e rabbonire e lo fa tornare alla ragione: deve parlare
con Lucia per spiegarle tutto.

Arrivato a casa della giovane Renzo parla alla promessa sposa. Questa, vestita e
agghindata per la festa, ci viene descritta accuratamente: i suoi lunghi capelli neri
sono raccolti in trecce, indossa una gonna di seta e un corpetto in broccato e al collo
ha una collana modesta. La ragazza è sorpresa, ma una volta arrivata anche la madre
Agnese mostra di essere a conoscenza della passione che Don Rodrigo nutre per
lei. Lucia dunque manda via tutte le donne, che stavano preparando il matrimonio,
adducendo la malattia del parroco come scusa per il rinvio.

Secondo Capitolo Riassunto Promessi Sposi: Don Abbondio e la Perpetua


In effetti Don Abbondio sta molto male, e dopo essersi arrabbiato con Perpetua per
il suo tradimento si mette a letto. La sua casa viene sbarrata, e la serva respinge le
donne della parrocchia confermando l’infermità del prete.

Analisi Promessi Sposi, Secondo Capitolo: la figura di Lucia


Ancora prima di comparire in scena Lucia viene subito denotata da Manzoni come
una figura angelica, piena di grazia, incarnazione della virtù cristiana in un certo
senso. Basta solo il pensiero della sua persona a donare pace al tormentato Renzo –
cosa che accadrà più volte in futuro – e con poche parole la ragazza dimostra di
essere del tutto innocente e avulsa da qualsiasi sospetto. Lucia, molto più
dell’impetuoso Renzo, sarà caratterizzata come il polo positivo del romanzo (lo
vedremo anche nella vicenda dell’Innominato).

CAPITOLO 3
Il terzo capitolo dei Promessi Sposi si apre con Renzo che cerca di capire come mai Don
Rodrigo non vuole che Lucia lo sposi.

Riassunto Promessi Sposi, Terzo Capitolo: Lucia parla a Renzo di Don Rodrigo
Ritroviamo Renzo e Agnese a colloquio con Lucia, la quale finalmente racconta come è
nato l’interesse di Don Rodrigo per lei. Pochi giorni prima, infatti, tornando dalla filanda la
ragazza è stata avvicinata dal signorotto, accompagnato dal nobile conte Attilio.
Importunata con volgarità, la ragazza è riuscita a scappare, ma il giorno successivo
incontra di nuovo il suo persecutore: a quanto pare Don Rodrigo ha scommesso con
Attilio di fare sua Lucia. Questa è poi andata a confidarsi con padre Cristoforo, il quale le
ha consigliato di affrettare le nozze e di non uscire più di casa.

La giovane non ha ne ha fatto parola né con la madre Agnese, per non rattristarla (e per
paura che questa ne parlasse alle comari), né con Renzo, per non farlo arrabbiare. Il
giovane però si infuria alle parole della fidanzata, e minaccia di fare del male a Don
Rodrigo; solo la dolcezza e la lacrime di lei riescono a calmarlo. Lucia propone di
scappare, ma Renzo reputa che una fuga da coppia non sposata sarebbe problematica.

Promessi Sposi, Riassunto Terzo Capitolo: Renzo va dall’Azzecca-garbugli


Agnese, esempio di saggezza popolare, infila quattro capponi tra le braccia del ragazzo
(quale contropartita) e lo invia subito Renzo dall’Azzecca-garbugli, l’avvocato di Lecco
che potrebbe risolvere la questione. Nervoso e irato, Renzo strattona le povere bestie,
che invece di fare fronte comune si beccano tra di loro (esempio di mancanza di
solidarietà tra gli uomini). Giunto a casa del leguleio, polverosa e decadente come è egli
stesso, Renzo viene ricevuto da una serva che prende in consegna i capponi.

Il ragazzo è a disagio, da povero ignorante qual è, e viene intimorito sia dall’ambiente


per lui molto fastoso, che dall’aspetto e dal linguaggio di Azzecca-garbugli (si tratta del
suo soprannome, stai attento). Dovendo spiegare il suo caso, Renzo cade in un equivoco
quando chiede che pena è prevista per chi minaccia un curato al fine di non fare
celebrare un matrimonio. Azzecca-garbugli pensa infatti che il ragazzo sia un bravo e trova
subito una legge – una “grida” – che descrive pene molto severe.

Renzo è soddisfatto, ma il suo atteggiamento viene preso per boria e arroganza


dall’avvocato, che gli prospetta una linea difensiva basata sulla protezione del signore e
le minacce al curato e all’ipotetico sposo. Ma una volta capito l’equivoco, e compresa
l’identità dell’eventuale avversario, ovvero Don Rodrigo, Azzecca-garbugli caccia via di
casa Renzo, all’istante, dopo avergli ridato i capponi.

Terzo Capitolo Riassunto Promessi Sposi: l’entrata in scena di Fra Cristoforo


Nel frattempo a casa di Agnese e Lucia arriva Fra Galdino, un frate cappuccino cercatore
di noci e dell’elemosina per i poveri e il suo convento. Questi racconta il
cosiddetto miracolo delle noci. Tempo fa in un convento della Romagna un proprietario
terriero voleva far abbattere un noce perché infruttuoso, ma un padre santo lo convinse a
risparmiarlo, prospettandogli un raccolto abbondante. Effettivamente la promessa viene
mantenuta, ma l’uomo non può dare la metà ai frati come d’accordo perché nel mentre
era morto. Il figlio, molto diverso da lui, si rifiuta, e per miracolo i frutti si seccano
immediatamente. La voce relativa al miracolo si spande, permettendo una grande messe
di elemosine.

Lucia è molto prodiga (nonostante le successive rimostranze della madre), e dona


parecchie noci a Galdino, chiedendogli di contattare Fra Cristoforo, l’unico in grado di
aiutare tutti loro in questo momento difficile. Renzo ritorna a casa e racconta ancora
irato quanto avvenuto dall’avvocato, minacciando ancora atti violenti. Solo la notizia del
prossimo arrivo di Fra Cristoforo porta un’atmosfera di calma nella casa.

Analisi Capitolo 3 Promessi Sposi: temi fondamentali


Lucia per calmare Renzo introduce un concetto che Manzoni descrive come “ divina
provvidenza”, una della basi teoriche che stanno alla base de I promessi sposi. Secondo
Lucia anche dei poveracci come i due giovani possono essere aiutati dal Signore, se si ha
fede: la grazia di Dio può infatti scendere concretamente sulla terra e aiutare in modo
effettivo i fedeli, sulla base del disegno divino (per quanto imperscrutabile). In pratica
quella di Renzo e Lucia è una storia universale, che esemplifica al meglio il bene che
deriva da una solida fede cristiana, stando allo concezione religiosa dello scrittore.

CAPITOLO 4
Il sole sta ancora sorgendo quando fra Cristoforo esce dal convento di Pescarenico, un piccolo
villaggio di pescatori posto sulla riva sinistra dell’Adda, per recarsi a casa di Lucia. Il
suggestivo paesaggio autunnale non può che dare gioia, guastata però da ogni figura d’uomo
incontrata: l’aspetto ed i gesti di ognuno lasciano trasparire una profonda sofferenza, causata
dalla povertà e dalla carestia di quel tempo, ed il frate cappuccino non può che provare una
profonda tristezza e un crescente presentimento di dover andare a sentire una sciagura.

Per comprendere bene il personaggio è necessario conoscerne la storia.


Padre Cristoforo era un uomo ormai prossimo ai sessant’anni. L’aspetto umile da frate non
riusciva a nascondere completamente uno spirito inquieto e fiero, che traspariva a volte nel
suo sguardo vivace. Il vero nome del cappuccino era Ludovico ed era figlio di un mercante
divenuto tanto ricco da potersi concedere una nuova vita da signore, spesa nel tentativo
disperato di dimenticare e far dimenticare le sue origini. Cresciuto nobilmente ed abituato a
vivere tra adulatori, Ludovico non era però mai riuscito ad integrarsi con la vera nobiltà. Il
dispiacere per il rifiuto l’avevano spinto, quasi per vendetta, ad operare contro di loro, contro i
loro atti di prepotenza, facendolo diventare così un protettore degli oppressi ed un vendicatore
dei torti. Per fare questo aveva però dovuto inevitabilmente circondarsi di bravi, andando
contro la propria coscienza, che molte volte, disgustata, gli aveva presentato la possibilità di
farsi frate.
Un giorno, una banale disputa con un nobile arrogante su una questione di precedenza finì
con la morte del suo fedele servitore, di nome Cristoforo, per mano del nobile e, dello stesso
nobile per sua mano. Ludovico venne condotto dal popolo in salvo, lontanto dagli sbirri e dai
parenti del nobile in cerca di vendetta, in una chiesa di cappuccini. Lo sconvolgimento per le
due morti ed il credere che la vicenda fosse un segno di Dio, convertirono la sua fantasia di
farsi frate in una profondo desiderio: donò tutti i suoi averi alla famiglia del fedele servitore e
divenne così fra Cristoforo.
Prima di partire per raggiungere il luogo del suo noviziato, fra Cristoforo ottenne di poter
incontrare la famiglia del nobile e chiedere il loro perdono. Il fratello dell’ucciso organizzò una
vera e propria festa per celebrare il proprio orgoglio ripagato, credeva infatti che Ludovico si
fosse fatto frate per paura. Il contegno umile di fra Cristoforo mosse però a commozione tutti i
presenti, convinse tutti che la conversione era sincera, gli fecero ottenere il perdono del fratello
e quasi quasi molto di più.. quasi quasi gli chiedevo scusa io, che m’abbia ammazzato il
fratello penserà l’uomo al termine della giornata. Come simbolo del perdono ottenuto, padre
Cristoforo ricevette in dono dal fratello del nobile un pane, del quale conserverà un pezzo
come ricordo perpetuo del suo peccato.
La nuova condizione di vita non spense la sua volontà innata di difendere gli oppressi, né
l’impeto antico con cui affrontava i problemi di giustizia.

CAPITOLO 5
I presentimenti di padre Cristoforo divengono subito certezza quando
vede Lucia scoppiare in lacrime e aver ascoltato il resoconto degli
avvenimenti fatti da Agnese. Il religioso promette alle donne di non
abbandonarle e medita poi sulla situazione per definire la prossima mossa:
affrontare Don Rodrigo per cercare di persuaderlo dalle sue intenzione o
almeno per riuscire a conoscerle meglio e trovare poi più facilmente un
rimedio. Giunge nel frattempo a casa di Lucia anche Renzo e con innocenza
confessa di aver cercato invano il supporto dei suoi amici per vendicarsi di
Don Rodrigo. Padre Cristoforo lo rimprovera, gli fa promettere di
lasciarsi guidare da lui ed infine saluta tutti e si dirige verso il palazzo del
prepotente.

Il palazzo di Don Rodrigo ed il villaggio abitato dai suoi contadini sono


piene di immagini simbolo della tirannia e della violenza: armi ovunque,
uomini e donne nerboruti, vecchi pronti a digrignare le gengive, urla di
mastini, avvoltoi posti sui due battenti del portone.
Un vecchio servitore, che si mostra subito stupito per la presenza di
padre Cristoforo e spera che possa essere lì per fare del bene, conduce il
religioso nella sala da pranzo, dove si trovano Don Rodrigo, il cugino conte
Attilio, l’avvocato Azzecca-garbugli (prossimo ad essere ubriaco), il
podestà (colui che avrebbe dovuto far rispettare le grida) ed altri due
commensali. Attilio ed il podestà stanno discutendo animatamente una
questione di cavalleria. Padre Cristoforo, pur fermo negli suoi intenti e nel
suo disprezzo per il padrone di casa, non può però fare a meno di provare
soggezione e rispetto ora che si trova alla sua presenza nel suo regno.
Don Rodrigo dal canto suo è seccato e preoccupato dalla presenza del
frate e durante tutto il pranzo non manca di provocarlo. Lo forza di fatto
a bere del vino e ad unirsi così alla sua combricola, e lo nomina poi giudice
della contesa sulla cavallieria, schernendo poi le sue risposte umili
richiamando alla memoria il passato mondano del religioso.
Don Rodrigo, stanco della disputa tra il cugino ed il podestà, rivolge poi il
tema della discussione sulla guerra per la successione al ducato di
Mantova e sulle relative manovre politiche di Spagna, Francia, Germania e
del Papa. Cambia l’argomento ma non cambia il modo di discuterne. Il
conte Attilio ed il podestà riprendono il loro battibecco e don Rodrigo è
infine costretto ad intervenire prima con una occhiataccia al cugino per
farlo tacere, poi proponendo un brindisi così da interrompere gentilmente
anche l’altro ospite.
L’elogio dell’avvocato Azzecca-garbugli al vino ed al pasto offerto da Don
Rodrigo sono l’occasione per cambiare nuovamente il tema della
discussione. Si parla ora di carestia, tutti sono d’accordo nell’attribuire la
colpa ai fornai, ma rimane comunque sempre un punto di discordia: Attilio
vorrebbe impiccarne subito alcuni per dare l’esempio agli altri, il podestà
vorrebbe invece concedere loro un regolare processo.
Infine Don Rodrigo, visto che padre Cristoforo non mostra alcuna
intenzione di volersene andare, decide di affrontare subito la seccatura
per liberarsene: chiede ai suoi il permesso di assentarsi, si dichiara
pronto ad ascoltare il religioso e lo conduce quindi con sé in un’altra
stanza.

Analisi Capitolo 5 Promessi Sposi: temi fondamentali

Manzoni si sofferma in modo particolare sul gruppetto costituito da Don


Rodrigo, il podestà, il conte Attilio e Azzecca-garbugli perché vuole far
capire al lettore in che condizioni versava l’Italia in quel preciso
momento storico: il quartetto, infatti, rappresenta la classe dirigente al
potere nel Paese, che avrebbe dovuto difendere dall’invasione di forze
straniere, aiutando i più deboli e i bisognosi. Come sappiamo, però, le
intenzioni dei quattro sono tutt’altro che benevole nei confronti di Renzo
e Lucia, che rappresentano appieno il popolo. Il discorso si inserisce nella
poetica del “vero manzoniano”, in base alla quale lo scrittore voleva avere
idealmente il vero come oggetto, l’utile come scopo e l’interessante come
mezzo.

CAPITOLO 6
Questo capitolo è molto importante: avviene lo scontro infatti tra Fra
Cristoforo e Don Rodrigo, che non va a buon fine, e viene proposta l’idea
del matrimonio segreto tra Renzo e Lucia per ovviare ai problemi con il
signorotto. Come andrà a finire il piano?

Sesto Capitolo Riassunto Promessi Sposi: lo scontro tra Fra Cristoforo


e Don Rodrigo
Finalmente Padre Cristoforo e Don Rodrigo si sono appartati per
parlare tranquillamente. L’uomo di Chiesa è inizialmente accorto e
ossequioso e cerca di blandire il nobile raccontandogli di alcuni bravi che
stanno minacciando un prete affinché non faccia sposare due giovani e
chiedendogli di intervenire, secondo coscienza e onore. Don Rodrigo
ribatte che della coscienza parlerà in confessione, mentre l’onore è una
faccenda di cui non deve rendere conto. Alla rinnovata preghiera del
prete il nobile perde le staffe e accusa il frate di volergli fare la predica,
alludendo poi a un interesse troppo esplicito dell’anziano verso la ragazza.

Al culmine della sua sfacciataggine Don Rodrigo invita il Padre a


consigliare alla ragazza di chiedergli protezione, che accorderà
volentieri. È ora Fra Cristoforo a perdere le staffe, tornando quasi a
essere il Lodovico di un tempo: prima accusa apertamente l’interlocutore,
e poi afferma che Lucia gode della protezione di Dio, il quale prima o poi
farà ricadere la propria ira su Don Rodrigo. A questo punto il nobile caccia
di casa il Padre, minacciandolo di bastonarlo.

Sull’uscio però il vecchio servitore avvicina il frate: si tratta di un uomo


che aveva lavorato per il padre del signorotto, una persona del tutto
diversa dal padrone di oggi, di cui non approva le decisioni. Per questo
motivo l’anziano rivela al padre di volerlo aiutare fornendogli dettagli del
piano di Don Rodrigo e dandogli appuntamento per l’indomani al convento.

Sesto Capitolo riassunto Promessi Sposi: il piano segreto per far


sposare Renzo e Lucia
Torniamo a casa di Agnese e Lucia: le madre della seconda propone ai
giovani il suo piano, quello di un “matrimonio segreto”. I due dovranno
recarsi da Don Abbondio insieme ad alcuni testimoni, dichiarando di
considerarsi marito e moglie: anche senza la benedizione del parroco,
infatti, secondo la legge dovrebbero essere considerati coniugi. Si tratta
di un sotterfugio non proprio onesto, come ammette la stessa Agnese a
una perplessa Lucia, che non sarebbe mai venuto in mente a Padre
Cristoforo. Renzo accetta invece con entusiasmo e dichiara di voler
chiedere aiuto a suo cugino Tonio.

Questi si trova a casa a mescolare la polenta quando sopraggiunge il


protagonista, che viene invitato a cena insieme alla madre di Tonio, al
fratello, la moglie e i figli, nonostante la scarsità delle vivande. Renzo
però rifiuta, dovendo parlare con Tonio e invitandolo a sua volta in
osteria, per la soddisfazione di tutti che potranno mangiare un boccone in
più.

Nel locale Renzo chiede aiuto a Tonio, sotto il pagamento di un


debito che questi ha contratto con Don Abbondio. Sotto giuramento del
più assoluto silenzio, Renzo rivela tutto il piano del matrimonio a sorpresa:
Tonio accetta e propone come secondo testimone il fedele fratello
Gervaso. I due si salutano dandosi appuntamento al giorno successivo.

Renzo torna da Agnese e Lucia, con questa che è ancora titubante e


afferma che sarebbe meglio affidarsi a Dio invece che macchiarsi di un
inganno. Proprio mentre Renzo tenta di persuaderla, ecco arrivare Fra
Cristoforo, al quale però non viene detto nulla riguardo alle decisioni
prese in queste ultime ore, con Agnese che intima a Lucia il silenzio
assoluto.

Analisi Capitolo 6 Promessi Sposi: temi fondamentali


Nel piano escogitato da Agnese si può cogliere la massima machiavellica
secondo la quale “il fine giustifica i mezzi”. Ricordando anche il colloquio
tra Fra Cristoforo e Don Rodrigo, Manzoni vuole far notare come ogni
personaggio dei Promessi sposi agisca secondo i propri ideali, personali
e per nulla universali, per raggiungere il fine che si è prefissato. Lo
scrittore ovviamente fa capire di essere in disaccordo con una visione
simile della vita, in quanto l’unico a poter determinare davvero la sorte
degli uomini è Dio, secondo le modalità della Divina Provvidenza già
descritte (in qualche modo rispettate unicamente da Lucia).

CAPITOLO 7
Ritroviamo Padre Cristoforo nella casa di Lucia e Agnese, dove è presente anche
Renzo. Il frate racconta com’è andato l’incontro con Don Rodrigo, cioè non bene,
ma promette di avere una possibile soluzione l’indomani. Renzo però, nonostante la
possibilità di un colloquio con Fra Cristoforo, si inalbera e mostra tutto il suo
carattere impetuoso e la grande furia.

Settimo Capitolo riassunto Promessi Sposi: Lucia accetta l’idea del matrimonio
segreto
Una volta salutato il prete il giovane continua a proferire minacce contro Don
Rodrigo, probabilmente anche per indurre Lucia, che vorrebbe affidarsi all’uomo di
Chiesa, ad acconsentire al piano segreto di Agnese. Lucia scoppia a piangere
all’ennesima esclamazione di Renzo che vorrebbe uccidere il signorotto: la ragazza
afferma di non essersi innamorata di un assassino, e alla fine per calmarlo decide di
tentare la carta del “matrimonio a sorpresa”. A questo punto Renzo è soddisfatto e
lascia la casa.

Il giorno dopo il ragazzo evita di presentarsi al colloquio con il frate, per non farsi
scoprire, per cui Agnese decide di inviare al convento il nipote Menico di 12 anni.
Ma la giornata trascorre in modo strano per le due donne: un mendicante, non troppo
male in arnese in realtà, entra in casa chiedendo del pane, ma sopratutto per guardarsi
intorno e osservare l’abitazione. Molti altri strani personaggi passano davanti
all’abitazione, con fare sospetto, almeno finché la processione inusuale non ha fine.

Settimo Capitolo riassunto Promessi Sposi: i bravi minacciano Renzo


Torniamo a Don Rodrigo. Dopo essere stato lasciato da Fra Cristoforo questi è
ancora arrabbiato per l’offesa recatagli dal prete: anzi diremmo stranamente
inquieto, come se stesse meditando qualcosa (alcuni critici parlano di un accenno di
conversione, ma non vi è seguito). Al momento della cena il cugino Attilio lo sferza,
vedendolo preoccupato: perché non paga subito la scommessa, dato che la perderà?

Punto sul vivo Don Rodrigo raddoppia la posta in palio e chiama il Griso, il capo dei
suoi bravi: si tratta di un malfattore che dopo essersi macchiato del delitto di un uomo
si è affidato al signorotto, e ora gli è fedelissimo. Il nobile gli ordina dunque
di rapire Lucia e portarla la sera stessa al palazzo: il mendicante e gli altri erano
infatti uomini mandati a fare sopralluoghi sul posto in attesa dell’azione serale.
Nell’ombra il servitore del Don, che ha appuntamento con Fra Cristoforo, ha
ascoltato tutto.

Al tramonto Renzo si ritrova in osteria con Tonio e Gervaso. Ad aspettarlo però vi


sono tre bravi di Don Rodrigo, che lo guardano male e inizialmente gli impediscono
il passaggio. L’oste, al quale il giovane chiede informazioni sul trio, dice di non
saperne nulla, ma avvicinato dagli sgherri è invece molto ciarliero sul conto del
ragazzo. All’uscita dal locale Renzo, Tonio e Gervaso si rendono conto di essere
seguiti.

Lucia è impaurita e spaventata da quello che dovrà fare, ma si lascia condurre dalla
madre, che la scorta alla casa di Don Abbondio davanti alla quale incontrano il
terzetto. Qui si dividono: Renzo, Lucia e Agnese da una parte, nascosti, mentre Tonio
e Gervaso si fanno aprire la porta da Perpetua, con la scusa del debito da saldare.

Analisi Capitolo 7 Promessi Sposi: temi fondamentali


In questo capitolo Manzoni si sofferma su questioni di morale. Ci ricorda infatti come
il piano di Agnese sia un sotterfugio poco onesto, e indica nell’affidarsi di Lucia a
Fra Cristoforo e quindi a Dio il comportamento del vero cristiano. Tuttavia la ragazza
pensa anche al bene di Renzo, e per non farlo finire in prigione o causarne la morte
alla fine cede. Significativa anche la figura dell’oste, un personaggio servile per il
quale il proprio utile viene prima di qualsiasi considerazione morale: nonostante
sappia che qualcosa bolle in pentola si rifiuta di aiutare Renzo, e anzi istintivamente
si mette dalla parte dei bravi di Don Rodrigo, pensando al vantaggio che può trarne.

CAPITOLO 8
Ritorniamo finalmente a occuparci di Don Abbondio, che ritroviamo intento alla
lettura nel vano tentativo di acculturarsi. Il parroco infatti sta leggendo un panegirico
in onore di San Carlo Borromeo, ma non riesce a cogliere i riferimenti del testo
(“Carneade, chi era costui?” è la famosissima frase di questo passaggio che si cita),
quando ecco arrivare Perpetua ad annunciare l’arrivo di Tonio e Gervaso, pronti a
restituire il debito che Don Abbondio è lieto di riscuotere.

Ottavo Capitolo Promessi Sposi: il tentativo di matrimonio a sorpresa di Renzo


e Lucia riassunto
Sulla porta Perpetua incontra Agnese, la quale finge di volerle parlare di due
pretendenti che un tempo avevano corteggiato la serva, attirandola fuori dalla casa.
Nel frattempo Tonio e Gervaso entrano, seguiti di nascosto da Renzo e Lucia. Il
quartetto arriva al primo piano della casa, in silenzio, ma solo Tonio e Gervaso si
fanno vedere dal prete. Il religioso riscuote i soldi, e restituisce la collana della
moglie presa in pegno, con tanto di ricevuta richiesta da Tonio.

A questo punto Renzo e Lucia fanno il loro ingresso, coperti inizialmente dai due
testimoni, che si scostano per fare pronunciare loro la frase fatidica. “Signor curato,
in presenza di questi testimoni, quest’è mia moglie”, riesce a dire Renzo, mentre la
ragazza viene interrotta da Don Abbondio, terrorizzato, il quale è riuscito a lanciare
in testa a Lucia il tappeto dello scrittoio sul quale stava firmando le carte. Don
Abbondio riesce a premere le mani sulla bocca della ragazza, nel frattempo
chiamando Perpetua: nella colluttazione il lume si spegne, lasciando tutti al buio.

Il prete si chiude in una stanza, e Renzo cerca di farlo uscire. A questo punto
Manzoni nota come sia il giovane ad apparire l’oppressore in questo frangente,
nonostante la situazione che conosciamo. Le urla del prete sono udite dal sagrestano
Ambrogio, il quale dopo aver sentito che “c’è gente in casa”, inizia a suonare le
campane in segno di allarme, richiamando gli abitanti del villaggio, che si
precipitano armati verso la chiesa.

Ottavo Capitolo riassunto Promessi Sposi: i bravi tentano di rapire Lucia


Ma facciamo un passo indietro e torniamo a occuparci dei bravi, che sono penetrati
nella casa di Agnese e Lucia, senza però trovarvi nessuno. A un certo punto
però arriva Menico, di ritorno dal convento recando il messaggio di Fra Cristoforo,
ormai tardivo, in merito al proposito di rapimento. I bravi lo trattengono con un
coltello, ma l’improvviso scampanio mette tutti in allarme e rende possibile la fuga
del ragazzino. Anche Agnese e Perpetua hanno sentito prima le grida del parroco e
poi le campane, e la seconda si è precipitata in casa, dalla quale escono Renzo e gli
altri. Mennico sopraggiunge, avvertendo il gruppo del pericolo. La decisione è presto
presa: ci si dirigerà verso i campi in direzione del convento.

Ottavo Capitolo Riassunto Promessi Sposi: Renzo e Lucia si separano


Nel frattempo la folla che si è diretta allarmata verso la chiesa viene rassicurata da
Don Abbondio, il quale afferma che gli intrusi sono fuggiti. Qualcuno però ha visto
degli uomini armati uscire da casa di Agnese, ora vuota, e dunque viene proposto di
lanciarsi all’inseguimento dei presunti rapitori. Altri però sostengono che le due
donne sono in salvo, e quindi la folla si placa. Il giorno dopo il console del paese sarà
avvertito dai bravi: meglio non parlare dell’avvenuto se non vuole noie.

Renzo, Lucia e Agnese arrivano al convento, dove li attende Fra Cristoforo con Fra
Fazio, laico sagrestano: questi protesta per l’intrusione di due donne a tarda notte, ma
il Padre lo zittisce con la frase “Omnia munda mundis” (ovvero “tutto è puro per i
puri”). All’uomo non viene rivelato il piano e l’esito del matrimonio segreto, ma in
ogni caso questi sa che il villaggio non è più un luogo sicuro per i tre, e
quindi consiglia di fuggire. Le donne potranno trovare rifugio al convento di Monza,
mentre Renzo potrà andare a Milano, presso il convento di Porta Orientale. Il Padre
congeda tutti con una preghiera a Dio, sia a protezione degli oppressi, sia affinché
illumini Don Rodrigo con la sua grazia.

Capitolo 8 Promessi Sposi Addio ai Monti


I tre trovano il barcaiolo che li trasporterà dall’altra parte del lago, mentre guardano
in silenzio il panorama e tutto ciò che stanno lasciando. In particolare Lucia è
commossa, e dentro di sé pronuncia il famoso “Addio ai monti” (con parole alte
prestatele da Manzoni), un saluto a malincuore alle montagne e al paese nel quale
avrebbe voluto vivere, se non fosse stato per la prepotenza di Don Rodrigo.

Analisi Capitolo 8 Promessi Sposi: temi fondamentali


Il capitolo si regge su contrasti molto forti: da una parte il silenzio della notte, la
tensione del piano segreto e l’agguato dei bravi; dall’altra i forti rumori delle grida di
Don Abbondio e delle campane che suonano in segno di pericolo, con la luce
dell’alba a rischiarare tutto. Anche in termini religiosi c’è un confronto esplicito tra
la fede forte e sicura di Fra Cristoforo, addirittura disposto a chiedere pietà per il suo
nemico, e quella più dolce e sottomessa di Lucia, la quale si rifugia in Dio nelle
difficoltà.

CAPITOLO 9
All’inizio del capitolo 9 de I Promessi Sposi, ritroviamo Agnese, Lucia e Renzo, i quali
sono stati portati a Monza prima dal barcaiolo e poi dal conduttore di un calesse. Arrivati
in una locanda il trio decide di separarsi seguendo le istruzioni di Padre Cristoforo:
Renzo partirà di nuovo alla volta di Milano, mentre Agnese e Lucia si dirigono al
convento dei padri cappuccini.

Qui ad aspettarle c’è il padre guardiano, che legge la lettera di Fra Cristoforo nella quale
viene spiegata la vicenda. Il frate capisce che solo la “ Signora”, ovvero la monaca di
Monza, potrà essere loro d’aiuto. Questa è una giovane molto potente, figlia di
un’importante famiglia, che nel convento viene rispettata come se fosse la badessa.

Riassunto Promessi Sposi: il capitolo sulla Monaca di Monza


Agnese e Lucia vengono dunque portate al convento e qui, dentro il parlatorio, la
ragazza incontra la sua possibile protettrice. Manzoni descrive Gertrude, la Signora, con
uno stile molto duro: di 25 anni, bella ma ormai sfiorita, con tratti a volte morbosi; il suo
sguardo tradisce un dolore nascosto, ma i suoi occhi lasciano intravedere curiosità,
affetto, e ogni tanto persino dei lampi di risentimento.
Agnese vorrebbe raccontare tutta la storia di Renzo, Lucia e Don Rodrigo, ma il padre
guardiano fornisce solo un quadro generico a Gertrude, parlando di un persecutore
odioso. Lucia viene invitata a parlare, ma presa dall’imbarazzo balbetta; Agnese
interviene, ma dovrà essere la ragazza a raccontare le sue vicissitudini. Gertrude,
ascoltata la storia, acconsente a proteggere le due, e inizia sin da subito ad avvicinare
Lucia con discorsi poco consoni per una religiosa.

Manzoni però preferisce narrare la storia della monaca di Monza. Figlia di un principe di
Milano, è stata destinata sin da bambina alla vita monacale perché il padre non voleva
dividere il patrimonio famigliare, destinandolo tutto al primogenito. Tutto nella sua
infanzia viene ordinato in modo tale da renderle piacevole il pensiero del convento, dai
giocattoli ai vezzeggiativi religiosi.

A sei anni viene inviata come educanda in monastero, e qui inizia a capire che il suo
desiderio sarebbe quello di condurre una vita da laica. Per far ciò però deve disubbidire
al principe padre, descritto come un uomo duro, austero, severo e desideroso di
primeggiare: in fondo il ritratto speculare della figlia. Gertrude decide dunque
di scrivergli una lettera, ma questa viene accolta con gran collera.

Tornata a casa per un mese, in attesa di prendere i voti definitivi, Gertrude viene trattata
con freddezza assoluta a causa del suo proposito di diniego. Nessuno le rivolge parola, se
non un paggio verso il quale inizia a infatuarsi, quasi per riconoscenza. Un giorno un
bigliettino amoroso scritto al giovane viene intercettato dal padre, che rimprovera
duramente la figlia e la fa rinchiudere in una camera. Isolata, sorvegliata da un’odiosa
cameriera, infelice per l’odio che le riserva la famiglia, Gertrude inizia a pensare che la
vita monacale potrebbe costituire un rimedio al suo errore, e un modo per farsi
perdonare, e dunque si arrende alla volontà del principe.

Analisi Capitolo 9 Promessi Sposi: temi fondamentali


Come vedremo anche nel prossimo capitolo, la storia della monaca di Monza è quella
tipica di un romanzo d’avventura come andavano di moda all’epoca. Tuttavia al narratore
– e cioè a Manzoni – non interessa soffermarsi sui risvolti licenziosi o scandalosi della
vicenda, oppure sugli intrighi o ancora sul patetico romantico: ciò che preme sempre e
comunque a chi scrive è il messaggio morale, in questo caso concentrato sui mali che
produceva ai tempi l’onore nobiliare e le costrizioni alle quali portava.
CAPITOLO 10
Il capitolo riprende la storia di Gertrude, la Monaca di Monza, da dove l’avevamo
lasciata. Il principe padre ha ricevuto la lettera in cui la figlia gli chiede perdono e
dunque la fa chiamare. Il nobile plagia senza troppe difficoltà la ragazza, ormai piegata dal
senso di colpa e dall’incertezza, e le strappa la decisione di entrare in convento. Gertrude
viene allora vezzeggiata per il resto della giornata dalla famiglia, pettinata, acconciata,
ricevuta a pranzo con gran messe di complimenti; portata a spasso in carrozza a Milano,
al suo ritorno deve ricevere la visita di parenti e amici di famiglia che le tributano tutti
gli onori.

Riassunto Decimo Capitolo Promessi Sposi: Gertrude entra in convento


Il giorno dopo Gertrude viene condotta al convento, non prima che il padre si
raccomandi di apparire naturale e risoluta, per non dare adito a scandali. Ad accoglierla
la donna trova la madre badessa, le monache, le converse e le altre educande: iniziano
così una serie di domande sulla sua vocazione. Dapprima incerta, Gertrude cede allo
sguardo del padre e spegne ogni impeto di ribellione. La badessa si congratula e le dà il
benvenuto, anche se in privato ammonisce il principe: meglio che non abbia costretto la
figlia, altrimenti incorrerà nella scomunica.

Gertrude viene riportata a casa, dove è atteso il vicario delle monache che la esaminerà. Il
padre le chiede ancora una volta di non commettere errori, ricordandole il suo peccato
(ovvero il bigliettino destinato al paggio). Gertrude vorrebbe confidarsi con il vicario,
ma questi pur potendole negare l’ingresso in convento non potrebbe proteggerla dal
padre: per questo continua a mentire e infine convince il prete della bontà della sua
chiamata a Dio.

Dopo altri giorni di visite, ricevimenti e spettacoli, Gertrude continua a non trovare il
coraggio di ribellarsi, e quindi, dopo 12 mesi di noviziato, viene il momento
di pronunciare i voti e diventare monaca. Manzoni nota come la vita religiosa potrebbe
esserle di conforto, se infine l’accettasse con rassegnazione, ma la ragazza detesta il
velo, la vita che dovrà condurre e tutte le consorelle, non trovando molto soddisfazione
nelle lodi che le tributano tutti in monastero. Diventata maestra delle educande, Gertrude
alterna momenti di grande odio verso di queste, alcune delle quali destinate al mondo
laico, o ne diventa la confidente e complice, quasi a farsi beffe del suo ruolo.

Riassunto Promessi Sposi decimo capitolo: l’amante di Getrude


Passano gli anni, e Gertrude fa la conoscenza di Egidio, un giovane nobile scapestrato e
circondato da bravi: questi vive in una casa che è attigua al quartiere riservato alla
donna, e i due iniziano a conversare da una finestrella. Inizia così una relazione
clandestina, della quale molte delle consorelle si accorgono ma di cui non fanno parola,
almeno fino a quando una di queste, trattata in malo modo da Gertrude, afferma di
conoscere la verità. La “Signora” è molto turbata dall’accaduto, ma poco dopo la
conversa scompare, molto probabilmente uccisa da Egidio con la complicità di Gertrude,
nonostante venga fatto credere che sia scappata.

I Promessi Sposi, capitolo sulla Monaca di Monza: Lucia parla a Gertrude di Don
Rodrigo
Agnese e Lucia arrivano al convento un anno dopo questi eventi. Lucia nel suo colloquio
con la monaca di Monza viene tempestata di domande su Don Rodrigo e il suo rapporto
con il signorotto, come se Gertrude non potesse accettare che un’altra donna potesse
avere un atteggiamento diverso dal suo. Lucia è in imbarazzo, e confida ciò alla madre
una volta libera: questa la risponde che tutti i Signori sono un po’ strani, e quindi di non
farci troppo caso. Gertrude in ogni caso desidera davvero proteggere le due, e le fa
alloggiare in alcune stanze liberatesi da poco.

Analisi Capitolo 10 Promessi Sposi: temi fondamentali


Alessandro Manzoni ci presenta Gertrude come una donna che sicuramente è piagata da
una certa debolezza d’animo, ma che sopratutto è vittima della seduzione, degli uomini e
della vita. Il suo obiettivo è quello di instillare un sentimento di pena nel lettore per la sua
sorte di perenne ostaggio dei desideri di altri uomini che esercitano potere sulle sua
esistenza. Egidio è un malfattore, ma anche il principe padre viene accusato dallo
scrittore di mancare di intelligenza, in quanto non si avvede dell’infelicità della figlia,
preferendo attenersi a una regola e a una consuetudine anche se non sono adatte alla
donna.
CAPITOLO 11
All’inizio del capitolo undicesimo, ci ritroviamo nel palazzo di Don Rodrigo, al quale
fanno ritorno Griso e i bravi dopo la notte del tentato rapimento di Lucia. Il signorotto è
nervoso, non conoscendo l’esito della spedizione, ma pregusta la vittoria della
scommessa. Quando il Griso gli riporta il fallimento monta il sospetto della presenza di
una spia a palazzo; Don Rodrigo ordina quindi di inviare alcuni uomini in paese per
minacciare il console e scoprire cosa sia realmente accaduto.

Riassunto Undicesimo Capitolo Promessi Sposi: Don Rodrigo scopre della fuga di
Renzo e Lucia
Il mattino dopo Don Rodrigo incontra il conte Attilio, il quale ha vinto la scommessa.
Tuttavia questi rimprovera anche il cugino per non aver fatto bastonare Fra Cristoforo
quando poteva, visto che c’è il suo zampino dietro quanto avvenuto. Sarà il conte zio del
Consiglio Segreto di Milano a pensare alla vendetta, convengono i due mentre fanno
colazione.

In paese nel frattempo molte persone hanno iniziato a parlare, e in pratica tutti i
protagonisti secondari della vicenda riferiscono con dovizia di particolari ai bravi della
notte del matrimonio a sorpresa: Perpetua, Gervaso, Tonio e i genitori di Menico
confidano tutto nonostante sappiano con chi stanno trattando. Griso allora fa il suo
resoconto piuttosto fedele alla realtà a Don Rodrigo, il quale si inalbera per la fuga di
Renzo e Lucia con l’aiuto di Fra Cristoforo.

Manzoni nota come i segreti passino di bocca in bocca tra amici, ed è così che Griso
viene a sapere della presenza di Agnese e Lucia a Monza e di Renzo a Milano. Il bravo
viene inviato a Monza, per trovare altre informazioni, ma questo è titubante, perché in
città, dove non ha protezione, c’è una taglia sulla sua testa. Don Rodrigo ne rimprovera
la codardia, e lo rassicura dicendogli che verrà accompagnato da altri due uomini e
ricordandogli che la sua fama arriva anche a Monza.
Riassunto Promessi Sposi capitolo undici: Renzo arriva a Milano
Ma torniamo a Renzo, il quale sta percorrendo la strada che da Monza porta a Milano in
preda a pensieri foschi rischiarati solo dal ricordo della preghiera di Fra Cristoforo.
Durante il percorso incontra un viandante distinto al quale chiede la direzione: questi
gentilmente lo dirige alla Porta Orientale, e Renzo rimane sorpreso dalla cortesia del
signore.

Ma quello che non sa è che tutti i nobili in quel momento si mostrano gentili con i
popolani in quanto è in atto la rivolta del pane. Renzo infatti entra nella porta senza che i
gabellieri gli chiedano nulla: la strada è deserta, la città pare disabitata e per terra ci sono
lunghe strisce bianche, quasi di neve ma in realtà di farina, e per terra alcune forme di
pane. A Renzo Milano appare come il paese della cuccagna, vista la carestia che
imperversa, e così raccoglie tre panini.

Renzo poi incontra per strada una famiglia, composta da padre, madre e un figlioletto.
Gli adulti reggono della farina in gran quantità, mentre il ragazzo porta dei pani; alcuni
nuovi arrivati si avvicinano e chiedono loro dove si prende il pane. Renzo finalmente
capisce che è in atto una rivolta popolare che si è concretizzata nell’assalto ai forni della
città: la cosa gli fa piacere da una parte, trovandosi dalla parte della gente semplice, ma
decide di tenersi fuori per non mettersi nei guai.

Infine Renzo giunge al convento, ma qui il frate portinaio gli chiede di poter avere la
lettera destinata a padre Bonaventura. Il giovane rifiuta, e allora gli viene risposto che
dovrà attendere il ritorno del religioso in chiesa. Renzo, preso dalla curiosità, decide di
ammazzare il tempo andando a vedere da vicino il tumulto.

Analisi Capitolo 11 Promessi Sposi: temi fondamentali


In questo capitolo Manzoni fa sentire sempre di più la sua voce, togliendosi la maschera
dell’Anonimo. Infatti dapprima ci mostra con un certo stile pungente come molti
personaggi siano diversi da quanto apparivano prima (si pensi al timoroso Don Rodrigo,
o agli abitanti del paese, non proprio solidali con i promessi sposi), e poi ci descrive
Milano in modo soggettivo, ovvero attraverso gli occhi di Renzo. Questi viene
presentato per la prima volta in maniera apertamente negativa: il ragazzo si fa infatti
irretire dalla città di Milano, dove c’è appena stata la sommossa popolare per il pane,
verso la quale prova istintiva simpatia.

Manzoni si fa anche protagonista attraverso la metafora dei porcellini d’India, che lo


vede nei panni di un pastore che li deve riportare alla stalla, allo stesso modo in cui lo
scrittore deve tirare le fila dei personaggi per riportarli sulla linea narrativa della storia
che sta raccontando.
CAPITOLO 12
Il capitolo si apre con una lunga digressione storica nella quale viene spiegata l’origine
della carestia, dovuta a un anno di raccolto scarso e una successiva annata in cui il cattivo
tempo, le tasse troppo alte e la guerra tra Mantova e Monferrato hanno contribuito ad
aggravare la situazione. Ciò porta naturalmente al rincaro del grano e del pane, che però
viene visto erroneamente dal popolo e dai nobili come frutto dell’opera degli
accaparratori che ne comprerebbero in quantità molto alte per rivenderlo a caro prezzo.

Assalto ai forni Promessi Sposi: il riassunto


Sotto accusa sono dunque i fornai e i proprietari terrieri, e dunque il popolo chiede a
gran voce provvedimenti come un prezzo fisso: ad ascoltarlo è il gran cancelliere spagnolo
Antonio Ferrer, sostituto del governatore don Gonzalo, il quale acconsente a ribassare il
prezzo. I fornai dunque protestano, anche perché in questo modo il grano è destinato a
finire subito, ma la furia del popolo convince Ferrer a non desistere.

Il governatore Don Gonzalo viene avvertito della cosa, e decide di riportare il prezzo a


quanto stabilito dalle leggi di mercato. Il popolo si infuria, e l’11 novembre del 1628,
giorno di san Martino, dà l’assalto ai forni. Celebre è l’episodio del forno delle Grucce,
che viene difeso da una squadra del capitano di giustizia, il quale tenta di far ragionare il
popolo. Due ragazzi muoiono negli scontri che seguono, ormai la violenza dilaga.

Ad assistere alla scena c’è proprio Renzo, il quale vede il forno razziato (altri locali
simili si difendono come possono oppure distribuiscono volontariamente il pane): alcuni
popolani iniziano ad accusare il vicario di Provvisione, addetto all’approvvigionamento
della città, mentre altri difendono il gran cancelliere Ferrer. Renzo nota che molte
persone stanno portando via pezzi di mobilio, e li segue, incuriosito. Lungo la strada che
costeggia il Duomo è stato acceso un gran falò, alimentato dal legname, attorno al quale i
rivoltosi fanno festa e protestano a viva voce.

Manzoni nota insieme a Renzo che la distruzione dei forni non è una risposta sensata alla
carestia, ma la folla non capisce, e si dirige prima verso un forno nei pressi del Cordusio,
protetto da un gruppo di persone armate, e poi verso la casa del vicario di Provvisione,
per linciare il funzionario.

Analisi Capitolo 12 Promessi Sposi: temi fondamentali


In questo capitolo alquanto eccentrico emerge l’anima da romanzo storico de I Promessi
Sposi. In particolar modo, spiegando com’è nata la rivolta del pane e l’assalto ai forni di
Milano, il Manzoni esegue un ritratto del popolo italiano, che viene descritto come
vittima delle divisioni in vari Stati e non appartenente a un’unica nazione. In questo
senso è dunque più facile da dominare, anche da parte di popolazioni straniere.

Inoltre lo scrittore spiega la sua concezione del popolo, che si può dividere in tre anime:
quella romantica, secondo la quale il popolo è sempre innocente, anche quando ci sono
alcuni elementi violenti; quella illuministica, nella quale viene spiegato che la colpa
dell’aumento del pane è frutto della legge della domanda dell’offerta, dunque la rivolta è
frutto dell’ignoranza, del popolo ma sopratutto dei potenti; e quella cristiana, secondo la
quale questo mancato funzionamento della mente è assimilabile all’assenza di coscienza
dei ricchi e potenti, i quali sfruttano il popolo meno istruito per assoggettarlo al loro
volere.

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