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Capitolo II

– Ragazzi di vita genesi, temi,obbiettivi e lingua:

Ragazzi di vita viene pubblicato nel 1955 in pieno dibattito neorealista, quando lo scrittore sente
l'impegno di cercare, anche con la sperimentazione linguistica, nuovi mezzi di comunicazione che si
oppongono al periodo fascista.
Questo primo romanzo di Pasolini è un romanzo di formazione che segue la vita e le vicende
quotidiane dei ragazzi della borgata di Roma. I protagonisti di quest'opera sono solo interessati alla
sopravvivenza infatti tutte le loro azioni si svolgono a causa della fame, del mancato lavoro, della
mancanza dei soldi e della possibilità di ottenere un ruolo attivo nella società. Agiscono in modo
violento, anche con atti illegali pur di evitare la fame,soddisfare i loro bisogni e cercare di
sopravvivere.
Nè Riccetto, il protagonista e né gli altri ragazzi della borgata sono interessati ad una rivendicazione
della loro vita, in loro non esiste la voglia di cambiare; sono indifferente e rassegnati alla realtà
della loro esistenza povera, affamata e violenta.

2.1 Genesi e trama di Ragazzi di vita

Il romanzo esce nel 1955 ma la prima vera prova del romanzo viene pubblicata sulla rivista
“Paragone”,con il titolo Il Ferrobedò, che diviene poi il primo capitolo del romanzo. Una seconda
anticipazione esce sulla stessa rivista e questa volta il testo affascina l'editore Garzanti che si
impegna a pubblicare l’intero romanzo.
Il processo di elaborazione artistica trova il suo sbocco il 13 aprile del 1955, quando Pasolini invia a
Garzanti il dattiloscritto completo. Ma dopo un iniziale entusiasmo, l’editore si smonta: esige di
sostituire le parole brutte con dei puntini e di attenuare gli episodi più spinti. Nonostante le
difficoltà, esce Ragazzi di vita che suscita subito grande scalpore e viene accolto dalla critica con
pareri opposti a causa delle accuse riguardanti la trattazione della prostituzione maschile.
Il successo di pubblico è immediato proprio perché racconta la verità cruda della società che tutti
cercavano di oscurare.
Il valore dell’opera verrà sancito dal “Premio città di Parma”, che però non vale ad evitargli un
processo con la magistratura romana per l'accusa di mancanza di pudore e oscenità.

La storia si svolge nella Roma del dopoguerra tra le varie borgate; i protagonisti (Riccetto, Alduccio
,Cacciotta ,Piattoletta ,Genesio, Bengalone) sono degli adolescenti appartenenti alla classe sociale
del sottoproletariato urbano che vivono alla giornata, rubando,rivendendo oggetti ritrovati
nell'immondizia come tombini, copertoni, tubi, o dedicandosi ad attività illegali come ,vendità di
sigarette,prostituzione e altro.
Il protagonista è Riccetto, egli dopo aver racimolato del denaro decide di affittarsi una barca per
poter navigare sul Tevere con gli amici. Durante il giro in barca Riccetto vedendo una rondine
annegare nel Tevere si getta per salvarla. Questo episodio segna un profondo atto di altruismo,
generosità che il protagonista non avrà alla fine del romanzo nei confronti di Genesio, che per
imitare il Riccetto, si getterà anche lui nel Tevere, ma morirà annegato.
Raggiunta la maggior età, Riccetto insieme al suo compagno Cacciotta, dopo che i genitori di
entrambi sono morti a causa del crollo di una scuola che ospitava gli sfrattati delle borgate,
continuano a vivere di espedienti: si mettono a vendere delle poltrone ma poi decidono di rubare i
soldi al proprietario usandoli per mangiare, comprare vestiti, e andare al cinema.
Ben presto vengono derubati da alcuni loro amici di malaffare e si ritrovano di nuovo senza soldi.
Un giorno adocchiano una signora sul tram che cammina con la borsa semiaperta così decidono di
seguirla e borseggiare e con i soldi accumulati vanno a mangiare.
Successivamente Riccetto e Amerigo s'imbattono in un vecchio, di nome Antonio, che presenta loro
le figlie le quali sono ragazze sono delle prostitute. Riccetto incomincia ad interessarsi ad una delle
due figlie del proprietario fino al punto di innamorarsi e cambiare vita ma viene accusato di un
crimine che non ha commesso ed è costretto a scontare tre anni di prigione.
Uscito dal carcere, ritornerà nella borgata dove si accorgerà che la situazione familiare dei suoi
compagni è cambiata: la famiglia di Alduccio è formata dal padre che torna sempre ubriaco a casa,
la madre è malata e la sorella è rimasta incinta di un ragazzo che non vuole sposarla e soffre di
disturbi mentali; la madre di Bengalone è affetta da una malattia mentale, e lo stesso Bengalone
morirà di tisi; Piattoletta è un ragazzo deforme,debole che viene sempre deriso e un giorno sarà
attaccato ad un palo della luce e morirà bruciato dalla cattiveria e dall'indifferenza della gente,
infine c'è Genesio, il più piccolo, egli si butterà nel Tevere per imitare Riccetto, ma quest'ultimo
starà a guardare la scena e rimarrà inerme davanti alla morte del piccolo.
Nell'ultima scena del romanzo è evidente la trasformazione sociale e psicologica del protagonista.
Riccetto da personaggio attivo,umile,spinto dai valori giovanili e dai sogni dei ragazzi, che si butta
nel fiume per salvare una rondine al Riccetto adulto, vuoto,piatto che si modella alle regole della
società,a quelle regole che sono state imposte dal mondo individualista della società borghese
rimanendo così indifferente alla morte del compagno.

Il titolo Ragazzi di vita rinvia al concetto degli adolescenti già sulla strada della corruzione, della
degradazione in cui i ragazzi sono costretti a vivere. Tra le pagine più significative gli episodi più
importanti sono:
a) l'attacco del romanzo con la descrizione del periodo storico del dopoguerra con la chiusura del
Ferrobedò
b) il crollo delle scuole e la mancata guida delle Istituzioni
c) la morte di Genesio che determina il cambiamento del protagonista

Pasolini descrive un mondo periferico, di borgate in cui lui stesso vive nel 1950, una realtà che vede
con i suoi stessi occhi e così decide di denunciarla visto veniva nascosta dai potenti. E' un mondo
che conosce bene,appare evidente l'intenzione di difendere le borgate che conservano ancora,
secondo l'autore, quell'autenticità del mondo rurale.

2.2 Temi in Ragazzi di vita

Il romanzo,oltre ad avere una funzione di formazione e di denuncia della realtà storica in cui lo
stesso autore vive, presenta temi fondamentali che cercherò di sintetizzare avvalendomi dell'aiuto di
alcuni saggi: Il realismo poetico di Pier Paolo Pasolini: Ragazzi di vita (1983) di Swennen
Myriam; Come leggere ragazzi di vita di Francesco Muzzioli (1975); Pasolini Ragazzi di vita ,
ampliata con l'aggiunta di due scritti di Pasolini “il metodo di lavoro e i parlanti” (1972) e infine
Appunti sulla lingua di Pasolini Prosatore di Luca Serianni (1996).
Un tema che salta agli occhi fin dalla lettura delle prime pagine è quello della fame, quello del
digiuno che diventa il filo rosso di collegamento dall'inizio alla fine del romanzo. Molte volte
leggendo il testo ci accorgiamo che l'autore sottolinea come Bengalone, Alduccio o il Riccetto
stesso,non avessero mangiato per tutto il giorno (e può darsi che forse non mangiassero da parecchi
giorni). In grosso modo gran parte dei capitoli si concentrano sulla ricerca della grana, la ricerca di
denaro per fare una bomba cioè andare a mangiare. Questi ragazzi, così come appare fin dal primo
capitolo, vivono la loro vita per un motivo principale: la sopravvivenza.
Un altro tema è la mancanza di amore, ovvero questi ragazzi non sanno cosa sia l'amore, non
conoscono l'amore passionale, sentimentale ma limitano questa emozione alla semplice esecuzione
di sfogo di un istinto, è un sesso consumato e fine a se stesso anche quello di Ricetto nei confronti
della figlia di Antonio.
Questa condizione naturale è evidente anche nell'analisi di altri temi come quello
dell'emarginazione sociale, i ragazzi non vengono difesi dalle istituzioni statali o dagli organi
scolastici (le scuole servivano come case popolari per aiutare gli sfrattati), questo faceva si che i
ragazzi pur di sopravvivere superassero anche i valori morali della società compiendo atti illegali
(saccheggi, furti, prostituzione) proprio perché non c'era nessuno che li aiutasse o che fungesse da
guida. I ragazzi erano lasciati abbandonati a se stessi e ai loro destini.
Un altro tema è quello della violenza che traspare in tutto il romanzo, l'aggressività, la violenza, la
forza diventa l'unico modo per ottenere i propri diritti, nel disagio giovanile, l'unico modo per
riuscire a mangiare, per ottenere qualcosa, e forse per riuscire a sopravvivere un altro giorno.
Un aspetto importante è quello della cronologia: Pasolini fornisce delle date precise che
contestualizzano le storie dei personaggi dando dei confini esterni precisi ovvero 1946 il primo
capitolo quando si parla della Ferrobedò la fabbrica di binari che verrà chiusa dai fascisti, 1950
quando il Riccetto esce di galera e si troverà una realtà totalmente diversa da quella che ha lasciato.
In questo modo la realtà storica si svolge pari passo con le vicende del romanzo. Il testo è stato
criticato per mancata unità perchè negli otto capitoli non c'è un protagonista principale. In realtà
tutti i ragazzi della borgata diventano protagonisti, sono gli stessi personaggi con nomi delle vie o
piazze,gli episodi descritti a collegare le scene l'una con l'altra.
Importante è la tesi sostenuta dalla studiosa Myriam Swennen nel saggio Il realismo di Pasolini, in
cui afferma che nella prima parte del romanzo l'autore occupa un ruolo dominante quasi come se lui
stesso fosse un personaggio, lo scrittore interviene con commenti, interruzioni, questo traspare
anche perchè lo stile è diverso non ci sono forme romanesche, forme gergali ma l'autore descrive
quello che osserva:

Da una parte il cielo era tutto schiarito, e vi brillavano certe stellucce umide,sperdute nella sua
grandezza...

poi successivamente cerca di rappresentare la sua visione dalla prospettiva dei personaggi arrivando
così ad un' analisi più profonda delle motivazioni e delle interiorità dei protagonisti. Ora sono i
personaggi stessi a parlare,che si servono di immagini,similitudini, metafore, senza interventi dello
scrittore, sembra quasi che i personaggi del sottoproletariato ripropongano l'immagine dei vinti
verghiani:
la barba nera come il carbone sulle mascelle bianche per la giacchetta e due occhi del povero
cristo...
Con la sua faccia cattiva,tonda come un uovo, il Ciccione partì...

Sono i ragazzi di vita a dare unità al testo e con le loro azioni collegano le scene tra loro.
Inoltre la studiosa individua nel testo il tema dei colori. I colori svolgono un ruolo di sintagmi
descrittivi come il grigio e il bianco che indicano lo stato di miseria e sporcizia dell'ambiente del
sottoproletariato:
Il Riccetto e Marcello si sedettero sotto il sole su un prato, nero e spelato a guardare gli Apai che
fregavano la gente

Questa era piena di un'ombra grigia e fiacca, sopra gli scoglietti neri,coperti di due dita di grasso..

un altro colore è il bianco che indica uno stato di innocenza e purezza:

Nadia si accostò con un sorriso, con una luce bianca bianca che s'incollava sui muri e sui piccoli
busti lungo l'aiuole..

Il Borghetto Prenestino era formato da tante case piccole come dadi o come pollai bianche come
quelle degli arabi...

Questa caratteristica dei colori è un tema fondamentale che apparirà non solo nel romanzo ma sarà
ripreso anche nel film Accattone, diretto dallo stesso Pasolini rappresentato dalle immagini e dalle
rappresentazioni scenografiche del film.

2.3 Gli obbiettivi del romanzo

L'intento primario dello scrittore è quello di muovere una severa critica alla società contemporanea
che permette di crescere i ragazzi delle periferie come dei selvaggi e delinquenti, governati
dall'istinto di sopravvivenza. E' una rappresentazione della realtà concreta della società,del degrado
sociale a cui i personaggi e i cittadini del tempo sono costretti a vivere. I personaggi del romanzo
non si rendono conto di essere le vittime del potere, accerchiati dalla morsa delle periferie che li
respinge come dei rifiuti umani. I pischelli fungono da rappresentazioni di un mondo complesso e
Pasolini riflette in ogni ragazzo un aspetto della propria personalità, facendo emergere ad uno ad
uno i personaggi in favore prima di uno di loro Riccetto con le sue paure e la sua trasformazione
morale e poi successivamente spostando la narrazione su tutti gli altri. Pasolini rappresenta tre ruoli
all interno della società: il bambino, il ragazzo,e l'adulto. Questa crescita si evince dalla
maturazione psicologica e sociale dei ragazzi della borgata.

Lo scopo del testo è quello di presentare un romanzo di formazione, i tre ruoli


(bambino,ragazzo,adulto) espressi prima nel romanzo ricoprono le fasi di un passaggio dei
personaggi in particolare di Riccetto. Il Riccetto, da ragazzo delle borgate, povero, sofferente si
avvicina al mondo borghese individualista e capitalista e lo accetta a discapito anche della vita del
suo compagno Genesio. Infatti indicativo è l'episodio della scena iniziale del romanzo,in cui
Riccetto salverà la vita ad un piccione che stava annegando nelle acque del Tevere, spinto dagli
ideali giovanili e dall'umanità fino alla trasformazione del Riccetto che vedrà morire Genesio nelle
acque del Tevere e non interverrà per salvarlo. E' un cambiamento radicale che si può sintetizzare
con il passaggio dall'età eroica all'età prosaica e immorale (Pasolini, Lettere 1942-1954). E' un
cambiamento del personaggio che non vuole mettersi più nei guai e decide di essere indifferente di
fronte alla morte dell'amico così come la società è indifferente con loro.
Il libro più che come un romanzo si presenta come un’analisi sociale della condizione in cui vivono
i ragazzi delle borgate di Roma. Evidente è la denuncia della situazione di miseria in cui è lasciata
vivere una parte della popolazione.

Ciò che accomuna questi ragazzi è la ricerca del denaro, ma ogni volta che riescono ad ottenere la
grana vengono regolarmente derubati di tutto. Il meccanismo del racconto è basato sul rapporto tra
rubare-essere derubato, da cui scatta il desiderio di un recupero per pareggiare la perdita.
Nonostante la loro condizione tra i ragazzi esiste una solidarietà e un aiuto reciproco per poter
sopravvivere ed è proprio questo l'obbiettivo del testo, non solo di denunciare questa parte della
realtà oscurata da tutti ma è quello di far riprendere le borgate da questa condizione di povertà cosi'
come i ragazzi di vita cercano di uscire fuori dalla condizione di miseria. Emerge l’ambizione di
uscire dal loro mondo e la determinazione a lottare nella vita con tutti i mezzi. Molto probabilmente
Pasolini sperava che il romanzo nato come denuncia di questa realtà spingesse le borgate a reagire e
ottenere così i propri diritti.

In realtà questa denuncia alla società non fu vista di buon occhi dalle istituzioni politiche a tal punto
che il romanzo Ragazzi di vita fu accusato di oscenità, mancanza di pudore, per aver affrontato il
tema della prostituzione maschile molto discusso in quei tempi. Il libro fu soggetto alla censura.
Ufficialmente non è la condanna al modello borghese che offende ma bensì le descrizioni spinte, le
scene crude e la lingua utilizzata nei dialoghi. Il fatto di essersi adattato alle richieste dell'editore ha
portato Pasolini a tagliare e modificare il testo, nonostante questo, la critica continuava a gridare
allo scandalo.

2.4 Lingua in Ragazzi di Vita


Quasi tutta la trama del romanzo si svolge nelle borgate e nel centro della città (sull'Aniene, le
piazze di Roma), la narrazione di Pasolini segue i personaggi come una macchina da presa proprio
per sottolineare l'emblema del realismo nel romanzo. Ricordiamo il saggio Pier Pasolo Pasolini di
Bazzocchi che riguardo al romanzo affermava:

Dunque la struttura di un romanzo di formazione,con aggiunto il problema politico della società


che reagisce al vitalismo di questi ragazzi cresciuti come selvaggi in epoca fascista, produce un
racconto di otto capitoli legati dalla continuità dei luoghi e dei personaggi che passano da un furto
all'altro spinti dalla necessità di sopravvivenza.

Il realismo emerge nella mescolanza di dialetto nei dialoghi fra ragazzi delle borgate e delle scene
narrate in lingua standard. Questa dicotomia tra italiano standard e dialetto rendeva l'immagine più
realistica. Il linguista Bazzochi sostiene che il realismo nelle pagine del romanzo emerge attraverso
il potere narrativo e le scelte linguistiche:

le azioni si assommano in una serie ripetitiva di episodi vissuti in gruppo e


raccontati con un linguaggio infarcito di espressioni dialettali, spesso incastrate
dentro la forma del discorso libero indiretto di origine verghiana e gaddiana. Il
che produce quell‘oscillare tra effetti ―naturalistici‖ e ―letterari‖ che la critica
ha di volta in volta riscontrato nel romanzo, con l‘alternanza di una lingua
ricercata nelle descrizioni (specialmente in quelle del cielo, testimone ―alto‖ di
un‘epica ―bassa‖) e di un gergo dialettale nei dialoghi»

Il bilinguismo del romanzo è evidente dall'inizio alla fine del testo. Un esempio
è la scena in cui Bengalone e Alduccio si trovano in un bordello,e incontrano la
padrona mentre cercano di entrare nelle stanze senza essere visti. Come si
evidenzia nel dialogo la padrona credeva di essere migliore degli altri, di un
ceto sociale più alto e perciò decideva di parlare, delle volte, in italiano. Ma per
sgridare i ragazzi usò il linguaggio della sua città, la parlata dialettale. La scena
continua con:

A signò, fece conciliante il Begalone,se semo sbajati.


La signora risponde: Sbajati un c....

Oppure un altro esempio è quando Alduccio ritorna a casa e parla con la madre
che lo sta sgridando perchè non porta mai nessun soldo a casa. Nel dialogo
evidente è la mescolanza dei diversi strati della lingua. Attraverso la loro
parlata riusciamo ad entrare nella loro vita, nella loro realtà.
Il dialogo serve a illustrare il fatto che questa gente è reale con dei problemi
seri e veri di cui si lamentano. Pasolini non vuole mescolare le due lingue, ma
l‘italiano e il dialetto servono per mettere più in evidenza il mondo del
sottoproletariato romano, mette a fuoco i problemi delle borgate: la povertà,
l‘assassinio, la prostituzione, il furto, e soprattutto la fame e la noia di questi
ragazzi che passano le loro giornate sulla riva dell‘Aniene e le loro notte per i
vicoli di Roma.

Il dialetto non esce dal dialogo, tranne qualche parola, e non entra nella
narrazione, rimane all‘interno del dialogo. Le battute tra i ragazzi, rimangono
prevalentemente in romanesco. Tutto ciò serve a inquadrare meglio, anzi a
separare, le due realtà di Roma: quella delle borgate,ormai lacerata e distrutta
e quella del centro rappresentata dalla politica fascista come la bella Roma.
Come ha ben delineato la Jewell nel suo saggio Narrativa e scritti di Pier Paolo
Pasolini, il dialetto prevale nelle vita dei ragazzi, perché è la lingua che meglio
esprime la loro vita, la loro conoscenza del mondo che li circonda.
L'autrice sottolinea anche il fatto che i ragazzi di queste borgate sono
totalmente isolati dal resto del mondo e che non c‘è mai un‘interazione con
qualcuno del mondo che esiste fuori della borgata. Per cui non c‘è una
mescolanza di parlate presente nel romanzo.

Anche il linguista Enrico Testa nel saggio La lingua dei romanzi di Pasolini
sottolinea come nel romanzo Ragazzi di vita sia presente in maniera marcata la
divaricazione tra parola dialettale dei personaggi e la parola letteraria espressa
dall'autore nella narrazione, diversamente dal romanzo successivo Una vita
violenta in cui questo dualismo tra italiano e dialetto viene superato. Nel primo
romanzo Pasolini cerca di rappresentare per quanto possibile le radici del
codice letterario della borgata. Molti autori hanno accusato Pasolini
sull'attendibilità del romanesco usato dal punto di vista grafico, fonetico e
morfosintattico. In realtà l'autore evita espressioni auliche e dotte ma punta
alla rappresentazione effettiva del parlato come l'uso degli effetti di musicalità
raggiunti nel testo con aggettivi,strutture correlative,anafore,assonanze e
allitterazioni, onomatopee.. con lo scopo di proiettare,quasi con una certa
rappresentazione musicale, la parlata locale.
Appare fondamentale il carattere espressivo dell'oralità dei personaggi che non
fa altro che sottolineare l'espressione del parlato. Anche lo stesso Pasolini in
Ragazzi di vita Einaudi aggiunta di due saggi “Il metodo di lavoro” e “ i
parlanti” (1975) arriva ad affermare che il suo realismo è un atto d'amore (la
stessa cosa fu affermata anche da Gianfranco Contini un'imperterrita
dichiarazione d'amore nei confronti dei suoi personaggi) .
Per Pasolini la polemica contro l'estetismo novecentesco implica una presa di
posizione politica contro la borghesia fascista e democristiana che ne è stata
l'ambiente e il fondo culturale. L'autore afferma che per lui non esiste un
metodo di lavoro, il suo metodo è solo stilistico. A questo si possono
aggiungere ulteriori dati, caratteri che possono suggerire l'idea di un metodo
applicato, una formula. Il motivo di usare la lingua dei parlanti delle periferie
romane Pasolini lo spiega nel saggio il metodo di lavoro. Oltre ad affermare che
non è la prima volta che usa il dialetto, basta ricordare le poesie di Casarsa,
l'autore usa il dialetto per rispecchiare il dato realistico del testo e perchè in
Italia mancava ancora una lingua assoluta, una lingua unitaria, nonostante
fossero passati molti anni dall'unificazione del territorio.
Come lui stessa afferma questa scelta del dialetto nasce dall'esigenza di difesa
delle parlate locali.
Questo rapporto tra oralità e scrittura nel testo sia per l'uso del dialetto non
solo quello romano ma anche quello specifico delle borgate dei personaggi
serve per dare l'idea al lettore del contesto sociale e storico in cui avviene la
scena. I ragazzi agiscono usando tutti uno stesso tipo di frasario, permettendo cosi al lettore di
capire e interpretare con facilità le vere intenzioni del personaggi. Un esempio è nel primo capitolo
durante la gita in barca sul Tevere quando Riccetto esclamò:

“Mo fate a cazzotti “filolsofò il Riccetto

Per facilitare la comprensione del linguaggio e probabilmente sottolineare l'oralità, oltre all'uso di
segnali fatici, avverbi locativi, nel testo c'è la presenza di un glossario messo direttamente
dall'autore in appendice per aiutare i lettori alla comprensione di parole e proverbi romani.

Le tracce di oralità sono evidenti anche nella sintassi con l'uso di frasi breve, interruzioni,
esitazioni,e stile indiretto libero . Gli avvenimenti vengono raccontati cosi come passano nella
mente dei personaggi, così come sottolinea Elena Porciani nel saggio Oralità letteraria e scrittura
narrativa una prospettiva teorico- metodologica. La studiosa afferma che gli autori del tempo non
prediligono più una sintassi equilibrata, che dia l'idea di armonia, compostezza ma emerge il
fenomeno dello storytelling che consiste nel fatto che non è più il narratore a spiegare e introdurre il
lettore sulla scena ma sono gli stessi personaggi con dialoghi e azioni a parlare. C'è una
decostruzione della progettualità testuale, in cui si preferiscono costruzioni sintattiche semplici
unite da congiunzioni coordinanti ,i periodi parattatici ,e non più periodi ipotattici con uso eccessivo
di subordinate che talvolta facevano perdere anche il filo del discorso.

Tracce di oralità sono presenti anche nei soprannomi dei personaggi invece di usare i loro nomi,
questo capita raramente di solito quando sono in presenza di forze dell'ordine, ma in molti casi
usano dei nominativi,sopranomi che sottolineano quello stato di degrado, squallore, povertà e
miseria di cui fanno parte.
Con questo possiamo affermare che la novità del romanzo sta proprio nella lingua, Pasolini parla di
una società di sottoproletariato e per descrivere questo mondo, e i personaggi descritti si adatta al
loro linguaggio, la novità non sta nel contenuto, di descrizione della condizione delle borgate e
nemmeno nel aver riprodotto il parlato delle borgate romane ma nel aver prodotto un linguaggio
nuovo.