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Concetto di illegalità e giustizia nel romanzo

Il concetto di giustizia e di illegalità sono due dei temi portanti dei Promessi Sposi e questo lo si può notare
già dai primi capitoli del romanzo, quando l’innominato manda i suoi bravi a minacciare Don Abbondio di
non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. All’epoca in cui è ambientata l’opera, la giustizia era in mano
ai potenti e ad essere le vittime erano i più deboli ossia i contadini e la gente povera che non poteva fare
niente contro i soprusi di questa gente così potente. Una delle figure che al meglio rappresentano il
concetto di illegalità è quella dell’Innominato.

Introduzione dell’Innominato
La sua figura all’interno del romanzo rimane per tutto il tempo ignota ma è quasi sicuro che il Manzoni si sia
ispirato alla figura di Francesco Bernardino Visconti, un noto bandito vissuto tra il XVI e il XVII secolo e noto
per la sua vita criminale. L’innominato viene presentato come un uomo avanti con l’età, di alta statura,
bruno, con pochi capelli ormai bianchi e il volto rugoso. Egli appare come un bandito feroce e spietato, il
quale accetta incarichi sanguinosi da mandanti prestigiosi e questo non ha fatto altro che aumentare la sua
fama di terrore e di inquietudine.

Fatti illegali dell’innominato


Il personaggio dell’innominato può essere accostato facilmente al concetto di illegalità grazie a tutte le sue
scorribande e ai crimini da lui commessi. Una delle vicende più brutte da lui compiuta è sicuramente il
rapimento di Lucia. Questo incarico gli viene affidato da Don Rodrigo che menzionando il nome di fra
Cristoforo fa immediatamente accettare questo compito all’innominato. Egli però si pente quasi subito di
questa sua scelta perché essendo vicino alla morte, il suo timore è quello di non meritare la redenzione e di
non trovare vie di scampo di fronte al giudizio divino a causa di tutti i peccati che ha commesso.

Dopo questa sua riflessione durata tutta la notte, l’innominato chiede aiuto al Nibbio il quale accetta di
aiutarlo. Lucia, dunque, viene commissionata dalla monaca di Monza, anch’essa complice dell’innominato,
per recarsi al convento dei cappuccini per un affare molto importante. Sulla strada per il convento, Lucia
viene rapita e dopo alcune ore arriva al castello dell’innominato.

Il primo pensiero dell’innominato è quello di spedire subito la ragazza da don Rodrigo per liberarsi dai sensi
di colpa di tutti i suoi crimini. Tuttavia la sua coscienza però lo ferma dal consegnare Lucia, quindi fa
chiamare una vecchia serva per occuparsi della giovane e per darle un po’ di coraggio anche se con scarsi
risultati.

Redenzione Innominato
L’innominato riceve il Nibbio il quale gli confessa di aver provato compassione nel rapire Lucia. Questa
dichiarazione del suo bravo di fiducia non fa altro che metterlo ancora di più in crisi e per questo motivo
vuole sbarazzarsi al più presto della ragazza ma la sua coscienza glielo impedisce ancora una volta
facendogli rimandare il tutto al giorno seguente.

Sempre più in crisi, l’innominato fa visita a Lucia la quale chiede pietà in nome di Dio. Queste parole
toccano nel profondo l’uomo che ordina alla vecchia di prendersi cura della ragazza e di darle da mangiare
mentre lei pronuncia un voto alla Vergine in cui rinuncia a Renzo.

Per tutta la notte l’innominato non fa altro che pensare alle parole di Lucia che hanno dato definitivamente
il via alla sua crisi coscienza. Il mattino seguente decide di liberare Lucia e sentendo il suono delle campane
che annunciano l’arrivo del Cardinal Federigo Borromeo decide di andare da lui per sentirsi dire delle parole
di consolazione. Il cardinale accetta la visita dell’innominato ed egli come sente parlare di perdono divino
scoppia a piangere ed ecco che avviene la conversione del tiranno che si conclude in un abbraccio con il
Cardinale.