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CAPITOLO 9

Il nono capitolo dei Promessi Sposi, così come il decimo, è interamente incentrato sulla figura di Gertrude,
la Monaca di Monza. Dopo essere arrivata nella città lombarda, nella mattina di sabato 11 novembre 1628,
e dopo aver salutato senza troppa affettuosità Renzo in partenza per Milano, Lucia – in compagnia della
madre Agnese – fa il suo ingresso nel Monastero dei Cappuccini e, successivamente, viene accompagnata
dalle suore: è qui che conosce la monaca più autoritaria del Convento, personaggio estremamente
particolare ed interessante. Introdotta come la “Signora” in modo da non svelarne, almeno inizialmente,
l’identità, la Monaca di Monza si fa raccontare da Lucia e Agnese le loro vicissitudini con don Rodrigo. Dopo
aver ascoltato le peripezie delle due donne, Manzoni ci racconta la tormentata storia della Monaca di
Monza. È questo sicuramente il momento più interessante del nono capitolo dei Promessi Sposi. Già il
modo in cui Manzoni ci presenta questo nuovo personaggio è piuttosto indicativo dell’importanza che
assumerà all’interno del romanzo: il suo ritratto è uno dei più conosciuti e dei più amati della letteratura
italiana.

LA MONACA DI MONZA

Per la descrizione della Monaca di Monza, Manzoni utilizza una lingua estremamente raffinata. Interessante
notare come, anche nel ritratto fisico della donna, vi sia una sua forte descrizione introspettiva: ogni piccolo
gesto, smorfia o atteggiamento servono a mostrare chiaramente la complessità dell’anima della Monaca di
Monza, l’atteggiamento contraddittorio di una donna che ha vissuto un’infanzia turbata. È importante
inoltre sapere che il personaggio della Monaca di Monza non è frutto della fantasia del Manzoni, ma è
esistito veramente: stiamo parlando Marianna de Levya, figlia del feudatario della città di Monza, che nel
XVII secolo si rese protagonista di uno scandalo ben conosciuto.

CAPITOLO 10

Il Principe chiede a Gertrude di recarsi in convento il giorno stesso per un colloquio con la badessa, ma la
giovane ottiene di posticipare la visita al giorno successivo. Al convento Gertrude trova una folla di persone
giunte per complimentarsi con lei per la decisione di prendere i voti. All'entrata la badessa le chiede il
motivo della sua visita e lei, d'accordo con il padre, dice di essere lì per chiedere di essere ammessa in
convento. Ritornata a casa, Gertrude trova una serie di amici e parenti giunti per congratularsi per la sua
scelta. Il giorno successivo Gertrude incontra il vicario e, dopo aver ricevuto ulteriori minacce dal padre,
convince il vicario che la decisione di farsi monaca è stata presa autonomamente, senza costrizioni da parte
di nessuno. Il vicario, ormai convinto, si congratula con il Principe. Nei giorni successivi Gertrude continua a
ricevere visite di amici e parenti, e intanto anche le monache del convento decidono per l'ammissione della
giovane. Dopo dodici mesi di noviziato Gertrude diventa monaca e successivamente maestra delle
educande. Si comporta a tratti come una tiranna e a tratti in modo amorevole, ma la sua vita rimane
infelice e monotona. Dopo anni di monotonia, si innamora di Egidio, un giovane scapestrato. I due iniziano
una relazione clandestina ma la temporanea felicità di Gertrude finisce quando, dopo un'accesa discussione
con una conversa, capisce che quest'ultima è a conoscenza del suo segreto. La conversa sparisce di lì a poco
e l'autore precisa che, anche se tutti la credevano fuggita in Olanda, in realtà era stata uccisa da Egidio con
l'aiuto di Gertrude. Dopo circa un anno la monaca di Monza incontra Lucia e Agnese ed è desiderosa di
aiutare la giovane. Durante il colloquio farà molte domande a Lucia, che si trova in imbarazzo e si confida
con la madre. Gertrude ospita per la notte le due, che apprezzano la protezione fornita loro dalla monaca.

la Monaca di Monza ci appare contemporaneamente vittima e carnefice, donna intrappolata in una vita che
non le appartiene e che tenta per questo di vendicarsi con il prossimo. il giudizio che Manzoni le riserva,
divenuto ora negativo. Libera dalle scorrettezze del padre, poiché rinchiusa in monastero, la donna
dovrebbe trovare pace e consolazione nella fede cristiana. E invece la Monaca di Monza continua a
rimuginare sul proprio passato, a covare odio per la propria famiglia e per la propria condizione e a
riversarlo su chiunque incroci il suo cammino, arrivando addirittura a compiere un omicidio.
CAPITOLO 11

L’undicesimo capitolo dei Promessi Sposi porta così a conclusione gli eventi della notte degli imbrogli e, con
essi, di una sezione del romanzo. Ci dà inoltre l’input per i nuovi avvenimenti che si dispiegheranno nel
corso dei capitoli successivi, primo fra tutti quello della rivolta del pane a Milano. Appena giunto in città,
Renzo si trova infatti nel bel mezzo di un tumulto: i cittadini milanesi stanno assaltando i forni e il giovane
Tramaglino ne rimane affascinato. Ma il capitolo 11 dei Promessi Sposi apre anche le porte ai malvagi
progetti di don Rodrigo, che escogita un piano per mettere finalmente fine alla relazione tra Renzo e Lucia
ed allontanare fra Cristoforo. Le vicende dei due protagonisti maschili si svolgono quindi in maniera
parallela, quasi a fronteggiarsi a distanza.

La struttura del capitolo è simmetricamente divisa in due parti, ciascuna delle quali occupata da uno dei
due antagonisti: don Rodrigo nella prima, Renzo nella seconda. Le due parti sono collegate da un intervento
del narratore che, descrivendo i piani di don Rodrigo per far allontanare il rivale, sposta l'attenzione su
quest'ultimo, anticipandoci che Renzo, con il suo comportamento, favorirà gli intrighi del signorotto più di
quanto avrebbe mai potuto fare Azzeccagarbugli. l flashback iniziale ci riporta indietro nella narrazione per
spiegare che cosa è stato dei vari personaggi. Mentre Renzo e le due donne si stanno avvicinando alla riva
destra dell'Adda, i bravi ritornano al palazzotto di don Rodrigo: dunque, è venerdì 10 novembre, notte; il
tempestoso colloquio tra il Griso e il suo padrone chiude la giornata. Sabato 11 novembre, giorno di san
Martino, il bravo è alla ricerca di notizie che gli permettano di capire e giustificare il fallimento della
spedizione notturna. L'interesse del narratore si concentra su don Rodrigo e sui suoi progetti fino alla
mattina del 12 novembre, che vede il signorotto mettere a punto nuove trame e intrighi. L'interruzione, che
consente di passare alle vicende di Renzo, riporta il tempo a sabato 11 novembre (arrivo del giovane a
Milano).

CAPITOLO 12

Il dodicesimo capitolo dei Promessi Sposi è ambientato a Milano durante l’alba del giorno di San Martino,
l’11 novembre 1628. I fatti narrati, però, spaziano dal 1627 al 1628: Manzoni è intenzionato a farci
conoscere i motivi dello scontento alimentare che da due anni attanaglia la città lombarda e che ha portato
ai tumulti e alla rivolta del popolo. Le cause sono da ricercarsi, stando alla ricostruzione storica dell’autore,
alla carestia e alla cattiva gestione della politica: per via della mancanza di materia prima, delle guerre in
corso e della tassazione elevata, il prezzo del pane era aumentato vertiginosamente, creando un diffuso
malcontento nella popolazione, ridotta alla fame. Per tentare di porre rimedio alla situazione, il cancelliere
Antonio Ferrer aveva stabilito un prezzo fisso a cui il pane doveva essere venduto che andava a vantaggio
del popolo, ma non dei fornai che si ritrovavano a pagare cara la farina e a svendere il pane, minacciando di
chiudere bottega. Veniva perciò presa dall’alto la decisione di aumentare nuovamente il prezzo del pane,
surriscaldando gli animi cittadini e dando vita alla rivolta in cui Renzo si trova invischiato nel capitolo 12 dei
Promessi Sposi. Dopo un assalto al Forno delle Grucce, che viene depredato di ogni prodotto, la folla
inferocita si sposta in Piazza Duomo, pronta ad assaltare la casa del vicario di provvisione. Grazie
all’episodio della rivolta del pane, Manzoni può introdurre all’intero del capitolo 12 dei Promessi Sposi il
proprio pensiero politico. Dall’esame dei fatti, si intuisce bene come le cause della carestia si possano
ricercare sì nella natura, ma anche e soprattutto nel cattivo operato dell’uomo: dalla mancanza di politiche
adeguate da parte dei governanti, allo sperperio da parte degli uomini poco lungimiranti.
Il messaggio che l’autore intende dare è che la violenza non si giustifica mai, agire in modi impulsivo è controproducente e la
politica non è ottimale.Secondo l’autore deve esserci una classe politica dirigente rispettosa del benessere dei cittadini e che non
pensa solo a sé stessa per essere più popolare.La folla è irrazionale perché distruggendo i forni non avrà più i mezzi per fare il
pane.Le Autorità sbagliano riservando il cibo solo ai soldati di Mantova e aumentano il prezzo della farina, abbassano il prezzo
del pane così i fornai sono costretti a lavorare 24 ore su 24 in perdita.

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