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Il concetto di sostanza in Cartesio

La sostanza e le altre categorie. Il primatodella sostanza.


Il concetto di sostanza va riportato alla nozione di base che ne diede Aristotele nella sua trattazione delle categorie.
Aristotele identificava otto sommi generi dellessere. Si tratta delle classi pi ampie nelle quali si pu far rientrare
tutto ci che a vario titolo (esiste), e pu venire conosciuto, pensato o detto.
Ricordiamo lelenco aristotelico:
1. sostanza
5. azione
2. qualit
6. passione
3. quantit
7. quando (o tempo)
4. relazione
8. dove (o luogo)
Fra le categorie, la sostanza ha un ruolo privilegiato:
le altre categorie (che complessivamente vengono dette accidenti) indicano le classi di quelle cose che esistono
solo come predicati o attributi, caratteristiche o modi di essere delle sostanze,
le sostanze prime non sono mai predicati o modi di essere di altre cose, ma hanno esistenza propria.
Ad esempio unazione (il cavallo corre) o una qualit (il cavallo veloce) qualcosa di reale ed esistente, ma solo
come attributo (in senso logico: predicato) o caratteristica di una sostanza (in questo caso il cavallo), una sostanza
invece non il predicato di qualcosaltro.
Nellesempio, il correre o la velocit sono attributi, o caratteristiche del cavallo. Ma un cavallo (una sostanza) non
un attributo di nientaltro, (ossia esiste) in un senso pi originario di quello che spetta alla sua azione di correre o
alla sua velocit, o del colore del suo mantello ecc.
Oggetti come un cavallo, un uomo, una sedia, una pietra, una stella, per differenti che siano tra di loro, hanno qualcosa
in comune che li distingue da oggetti come un colore, una passeggiata, un appuntamento, una relazione di parentela, un
accordo musicale, un litigio, unesplosione, un discorso ecc.
Si tratta del loro essere sostanze: la sostanza quindi la cosa nel senso forte della parola.
Aristotele ne distingue lessere da quello degli accidenti indicandolo come essere separato, intendendo con ci
lesistenza in s, laddove gli accidenti esistono in altro (in una sostanza); esistono in quanto esistono le sostanze
che ne sono portatrici.
Cartesio
La sostanza distinta da qualit, attributi e modi
Anche Cartesio definisce la sostanza nel modo fondamentale indicato sopra:
Quando noi concepi am o l a sost anz a, concepi am o una cosa che esi st e in m odo t al e da non aver
bi sogno che di se st essa per esi st ere (I princpi della filosofia, I, 51).
Dichiarare che qualcosa sostanza, significa riconoscerle unesistenza autonoma, una condizione diversa da ci che
qualit, attributo o modo di qualcosaltro.
Una sostanza ci si manifesta attraverso sue qualit, attributi, modi, ma ci che esiste in s e fa da sostrato a tali
qualit, attributi e modi.
In un primo senso il non aver bisogno che di s stessa per esistere indica la condizione di sostanza, distinta da
quella di accidente.
Quando Cartesio assegna alla sostanza pensante (res cogitans, anima) ed alla sostanza estesa (res extensa, corpo) la
caratteristica della sostanzialit, vuole dire che tali due tipi di sostanza vanno intesi come realt indipendenti, che per
esistere non hanno bisogno di altro. In particolare, poi, intende: che non hanno bisogno luno dellaltro.
La res cogitans non ha bisogno, per esistere, della res extensa e, viceversa, la res extensa non ha bisogno della res
cogitans.
La distinzione e lindipendenza reciproca di res cogitans e res extensa
La giustificazione data da Cartesio di tale dualismo delle sostanze basata sulle modalit della conoscenza che ne
abbiamo.
Possiamo, infatti, concepire la nostra mente come soggetto pensante anche a prescindere dallesistenza del nostro
corpo. Le sue caratteristiche si possono concepire chiaramente e distintamente senza dover pensare alle caratteristiche
del corpo, e perfino nel dubbio riguardo alla sua esistenza (ipotesi del sogno).
Anche le caratteristiche del corpo, come res extensa, e tutte le leggi che regolano i rapporti dei corpi, vengono concepite
chiaramente e distintamente senza fare riferimento alla mente ed al pensiero 1.
1

Come gi detto pi volte, Cartesio tira le somme di una concezione meccanicistica della natura, nella quale la
spiegazione dei fenomeni fisici non ha bisogno anzi esclude ogni riferimento ad anime delle cose (si ricordi ad es.
ancora una volta il confronto ampiamente svolto fra luniverso matematico di Galileo e quello vivente e animato di

La sostanzialit di res cogitans e res extensa si basa, quindi, sullindipendenza reciproca della conoscenza che abbiamo
di esse.
Poich Cartesio giunge alla conclusione che dobbiamo riconoscere come reale ci di cui abbiamo una conoscenza
chiara e distinta, la conclusione che
lanima (che ci si manifesta come pensiero, coscienza)
e il corpo (che ci si manifesta come estensione)
sono due realt sostanziali indipendenti.
A questo punto si inserisce, per, una complicazione:
il diverso significato di sostanza in riferimento a Dio ed alle cose create
vero, afferma Cartesio, che possiamo concepire la mente senza riferimento al corpo e viceversa,
ma concepiamo entrambi (mente e corpo) come tali da non avere in s le ragioni della propria esistenza, ossia come tali
da aver ricevuto la propria esistenza da altro.
Riguardo alla mente (al soggetto pensante), Cartesio particolarmente esplicito; la seconda dimostrazione dellesistenza
di Dio basata sullimpossibilit che mi sia dato lessere da me, e mi rivela a me stesso come essere dipendente:
Aggiunsi questaltra riflessione: che, siccome conoscevo alcune perfezioni di cui ero del tutto privo, io non ero il
solo essere che esistesse, ma bisognava, di necessit, che ce ne fosse qualche altro pi perfetto, dal quale io
dipendessi e avessi ricevuto tutto quanto avevo. Poich, se fossi stato solo e indipendente da ogni altro, in modo da
aver avuto da me stesso tutto quel poco per cui partecipavo (mi si permetta di far uso qui, libe ramente, dei termini
scolastici) dellessere perfetto, avrei potuto darmi da me stesso, per la medesima ragione, tutto il di pi che sapevo
mancarmi, ed essere cos io stesso infinito, eterno, immutabile, onnisciente e onnipotente, e avere in fine tutte le
perfezioni che potevo notare in Dio2.
Anche riguardo alla res extensa, non riconosciamo nella sua nozione alcuna caratteristica che ne renda necessaria
lesistenza. Anche lessere dei corpi si rivela perci dipendente da altro.
Quindi, le due sostanze sono solo fino ad un certo punto concepibili indipendentemente. Cartesio giunge, infatti alla
conclusione che nel loro stesso concetto implicito il fatto che la loro esistenza dipende dalla creazione da parte di Dio.
Sar perci solo a Dio che spetta la caratteristica di essere concepibile come ente necessario, ossia tale da avere in s la
causa della propria esistenza, da non poter essere concepito se non come esistente ( questo il contenuto della terza
prova dellesistenza di Dio, o argomento ontologico).
Cartesio deve, perci, riconoscere che la caratteristica di essere sostanza spetta a Dio in modo diverso e pi pieno che
non alle sostanze create (res cogitans e res extensa).
La frase citata sopra, ora acquista un pi complesso significato:
Quando noi concepi am o l a sost anz a, concepi am o una cosa che esi st e in m odo t al e da non aver
bi sogno che di se st essa per esi st ere .
Nel senso pieno, una simile caratterizzazione spetta solo a Dio.
Alle sostanze create spetter in un senso secondario ed indebolito. Esse esistono in s nel senso che non sono come
gi detto sopra qualit, attributi, modi di qualcosaltro; e ancora nel senso che non dipendono luna dallaltra. Ma in
senso assoluto res cogitans e res extensa, per esistere hanno bisogno di altro, ossia dellatto creatore di Dio.
Riportiamo, per concludere, il paragrafo dei Principi da cui tratta la frase:
Per quanto riguarda le cose che noi consideriamo come dotate di qualche esistenza, necessario che le esaminiamo
qui luna dopo laltra, per distinguere quello ch oscuro da quello che evidente nella nozione che abbiamo di
ciascuna. Quando noi concepi am o l a sost anz a, concepi am o una cosa che esi st e in t al m odo da
non aver bi sogno che di se m edesi m a per esi st ere .
Nel che pu esserci delloscurit riguardo al significato di questa espressione: non aver bisogno che di se medesimo;
poi ch, a parl ar propri am ent e, non vha che Di o che si a t al e , e non vha niuna cosa creata che possa
esistere un sol momento senza essere sostenuta e conservata dalla sua potenza.
Giordano Bruno, o in generale lespulsione delle finalit delle cose dalla spiegazione moderna della natura, gi
evidentissima in Galileo).
2
Discorso sul metodo, parte IV. Largomentazione riassunta cos in Abbagnano Fornero Protagonisti e testi della
filosofia, B, 1 pag. 180: Io sono finito e imperfetto, come dimostrato dal fatto che dubito. Ma se fossi la causa di me
stesso mi sarei dato le perfezioni che concepisco e che sono appunto contenute nellidea di Dio. dunque evidente che
non sono creato da me, e non pu avermi creato che Dio, il quale mi ha creato finito pur dandomi lidea dellinfinito.

Ecco perch si ha ragione nella scuola 3 di dire che il nome di sostanza non univoco4 riguardo a Dio ed alle
creature, cio che non v nessun significato di questa parola, che noi concepiamo distintamente, che convenga
nello stesso senso a lui e a loro; ma poich tra le cose create alcune sono di tale natura da non potere esistere senza
alcune altre, noi le distinguiamo da quelle che non hanno bisogno che del concorso ordinario di Dio, chiamando
queste, sostanze, e quelle, qualit o attributi di queste sostanze. (I Princpi della Filosofia, I, 51)
La critica di Spinoza alla nozione cartesiana di sostanza
Questa diversa attribuzione del titolo di sostanza a Dio ed alle cose create, che Cartesio sostiene, dar luogo alla
fondamentale critica svolta contro la sua filosofia da Spinoza.
Questultimo accuser Cartesio di incoerenza, e sosterr che sostanza si pu definire solamente Dio.
Come facile capire, la coerenza richiesta da Spinoza su questo punto aveva delle conseguenze molto impegnative.
Se solo Dio sostanza, allora quelle che Cartesio considerava sostanze create non lo sono.
Spinoza giunger alla conclusione che pensiero ed estensione sono attributi dellunica sostanza divina, sue
manifestazioni e non realt dotate di un qualunque grado di indipendenza da essa.
Ci equivaleva a negare il concetto stesso di creazione (Dio secondo Spinoza non crea nulla che sia altro da s), ed
affermare che non c nessunal t ra cosa che Di o , e che Dio si manifesta nel pensiero e nellestensione infiniti.
Era un esito pant ei st i co e, dal punto di vista delle religioni monoteistiche (il Giudaismo, dal quale Spinoza proveniva,
ed il Cristianesimo), decisamente et erodosso .
Spinoza riteneva che quello fosse lesito coerente del razionalismo, ossia della fiducia nella capacit della ragione di
rivelare lessere.
Se, infatti, la ragione conosce lessere in s, lunica cosa che possiamo veramente conoscere sar quella sostanza della
quale abbiamo uni dea adeguat a , ossia che conosciamo senza dover rinviare ad altro come sua causa, ma che
riconosciamo come causa di s.
Un oggetto, invece, nella cui nozione sia presente lidea di una causa esterna (come, secondo Cartesio sono la res
cogitans e la res extensa) non mai veramente conosciuto.
Conoscere le cose, perci, secondo Spinoza, significa riportarle come sue manifestazioni (attributi e modi) allunica
sostanza ci cui abbiamo piena conoscenza: lunica, infinita ed autosufficiente Sostanza divina.
Un ultimo chiarimento.
Qualcuno potr essere rimasto perplesso dal confrontare gli esempi aristotelici fatti nel paragrafo introduttivo con le
nozioni cartesiane di res cogitans e res extensa.
Quando Aristotele parlava di sostanze intendeva cose come uomini, animali, piante, stelle, pietre ecc., il mondo di
Cartesio invece drasticamente semplificato. Il mondo fisico, in particolare, perde tutta sua la antica ricchezza (si
pensi soltanto, per fare un esempio, alla immensa variet delle specie animali) per ridursi ad una sola sostanza (o tipo
di sostanza che dir si voglia): la corporeit, ridotta alla nozione di estensione (res extensa).
Ovviamente, ci era pienamente intenzionale; si tratta del diversissimo concetto delloggettivit che Cartesio elabora,
nel contesto e sulla scia della rivoluzione scientifica e della formazione del modello meccanicistico della natura.
Quello di Aristotele era un mondo qualitativo, nel quale le cose erano differenziate in innumerevoli essenze distinte.
Al dominio della qualit Galileo, Cartesio e i loro contemporanei sostituiscono quello della quantit: loggettivit dei
fenomeni naturali coincide con ci che di essi determinabile in termini quantitativi; solo la riconduzione dei fenomeni
naturali a leggi matematiche ha, per la fisica moderna, un vero valore di spiegazione.
Per Cartesio, nella variet di aspetti con cui i corpi ci si presentano, solo le caratteristiche geometriche e meccaniche
(estensione e movimento nello spazio) sono pensabili in modo chiaro e distinto, e perci possono essere riconosciute
come oggettive (spettanti realmente alla cosa).
Le nozioni di sostanza estesa e sostanza pensante, in conclusione, sono infatti adoperate da Cartesio anche per
isolare gli aspetti chiaramente e distintamente pensabile delle cose, per riconoscerne la natura fondamentale e le
caratteristiche ultimative, che la ragione scopre come loro essenza.

3
4

nella scuola: nella filosofia scolastica tradizionale, di ispirazione aristotelico-tomistica.


univoco: come spiegato pi avanti, vuol dire dotato dello stesso significato