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PROLOGO

Lautore si dice infastidito dalluso inopportuno della parola felicit, in particolare nella
pubblicit e in quei libri vorrebbero dare ricette gi pronte per la felicit. La verit
che la felicit ci sfuggente. Il suo grande paradosso che essa allo stesso tempo
indomabile e addomesticabile, ha a che fare tanto con il destino o la fortuna quanto
con una componente razionale e volontaria. Unaltra difficolt deriva dal carattere
relativo della felicit cio essa varia a seconda delle culture, degli individui e per
ciascuno a seconda delle fasi della vita. Alle volte essa viene identificata con ci che
non abbiamo: es. per un malato la felicit sar la salute. A questo si aggiunge una
dimensione soggettiva: lartista felice nellesercizio della sua arte ecc. Anche le leggi
della vita biologica e del funzionamento dellorganismo umano hanno un forte impatto
su di essa. Etimologie del termine: in greco eudaimonia cio avere un buon
daimon, diremo oggi avere un angelo custode; in francese bonheur che viene dal
latino buon augurio o buona fortuna. In inglese happyness che deriva dalla radice
islandese happ fortuna. Questo dimostra che la fortuna gioca un ruolo molto
importante ma non solo lei, anche luso della ragione e della volont sono
fondamentali per accrescere la nostra capacit di essere felici. In questo la filosofia
insegna a pensare bene per cercare di vivere meglio, essa ha anche un aspetto pratico
e pu incarnarsi in esercizi psicospirituali. Pierre Hadot ha mostrato che La filosofia
antica intendeva formare degli uomini. Quello che in questo libro si vuole
intraprendere un viaggio filosofico che va da Buddha a Schopenhauer passando per
Aristotele, Chuang-tzu, Epicuro, Epitteto, Montaigne , Spinoza. Bisogna anche partire
dal presupposto che la ricerca della felicit rientra anche nella dichiarazione
dindipendenza americana (1776) come diritto inalienabile dellessere umano. Cit.
Essere stupido, egoista e godere di buona salute: ecco le condizioni per essere felice
ma se manca la prima tutto perduto scriveva Gustave Flaubert in Lettres Louis
Colette. Cit. fatta dal saggista Pascal Bruckner, autore di una critica della ricerca
moderna della felicit: amo troppo la vita per voler essere solo felice.
1) AMARE LA VITA CHE SI CONDUCE
molto pi facile rispondere alla domanda che cosa mi rende felice, piuttosto che
che cos la felicit. Innanzi tutto non solo o non sempre la ricerca di ci che
piacevole o la fuga da ci che spiacevole. La vita ci insegna che abbiamo in noi
stessi i freni che intralciano la realizzazione delle nostre aspirazioni profonde: paure,
dubbi, orgoglio, ignoranza, voglie, pulsioni. Mentre aspiriamo a essere felici
constatiamo che la felicit qualcosa dinafferrabile, complesso. Per questo la
comunit scientifica non usa il termine felicit ma benessere soggettivo cercando di
valutarlo tramite lindice di soddisfazione della vita delle persone incluse nei sondaggi.
Studi scientifici permettono di cogliere il piacere che uno stimolo cerebrale semplice
mentre non riescono a misurare la felicit che uno stimolo complesso. Quindi la felicit
non unemozione passeggera ma uno stato che va visto nella sua globalit e lungo
una certa durata. La felicit un sentimento umano legato alla coscienza di s: per
essere felici bisogna avere coscienza del proprio benessere, del dono che
rappresentano i momenti buoni dellesistenza. Studi psicologici hanno dimostrato che
siamo pi coscienti degli eventi negativi che di quelli positivi che ci sopraggiungono.
Questo fatto probabilmente legato al principio della psicologia evolutiva secondo cui
per sopravvivere pi importante individuare e memorizzare un pericolo piuttosto che

un evento positivo. Invece assaporando il nostro benessere si rafforza in noi un


sentimento di pienezza, siamo felici di essere felici.
2) NEL GIARDINO DEI PIACERI CON ARISTOTELE ED EPICURO
C un excursus sulla vita di Aristotele. Egli nelletica Nicomanchea sottolinea che la
felicit la scegliamo sempre per se stessa e mai in vista di altro. E soprattutto nella
riflessione sul piacere che i filosofi greci investono per lelaborazione della nozione di
felicit: una vita felice innanzitutto una vita che porta piacere. La ricerca del piacere
innata nellessere umano e gioca un ruolo essenziale nella nostra vita biologica,
psicologica, affettiva o intellettuale. Da Darwin in poi i biologi sottolineano
limportanza del ruolo adattivo del piacere: i meccanismi che sono legati ad esso
sarebbero stati selezionati e conservati per il ruolo centrale che avevano
nellevoluzione. M i piaceri sono effimeri, fugaci, non possono essere la sola guida di
una vita. Aristotele sostiene che i piaceri non sono solo quelli del corpo ma ce ne sono
di altri e pi importanti: lamicizia, lamore , la conoscenza, e ne conclude che il
piacere pi grande sta nellesperienza della contemplazione, fonte della felicit pi
perfetta. Il contemplativo ha per bisogno anche della prosperit esteriore, occorre
che il corpo sia in salute che riceva cibo e cura allora il segreto di una vita felice sta
nella ricerca del massimo del piacere col massimo della ragione. E questa infatti che
permette di ordinare i piacere e condurre unesistenza virtuosa essendo la virt il
giusto mezzo tra due estremi opposti. La virt si acquisisce grazie allintermediazione
della ragione e si fortifica con la pratica. Aristotele afferma cos che la felicit richiede
virt perfetta. Epicuro formula unetica della felicit fondata sul piacere. Innanzitutto
egli sottolinea la necessit di eliminare tutti i timori inutili tramite il tetrafarmaco.
Epicuro parte dalla costatazione che la nostra infelicit deriva dalla nostra permanente
insoddisfazione. Segue la distinzione delle tipologie dei desideri, naturali e necessari,
naturali e non necessari, non naturali e non necessari e spiega che basta soddisfare i
primi per essere felici, i secondi possono essere perseguiti anche se sarebbe meglio
rinunciarvi, gli ultimi sono da evitare; quello che il contadino filosofo Pierre Rabhi
chiama la sobriet felice. Il filosofo raccomanda unetica della moderazione, la virt
suprema la phronesis (prudenza) che permette un giusto discernimento di piaceri e
dolori. La felicit epicurea latarassia che significa pace assoluta dellanima. Uno dei
piaceri pi importanti anche per Epicuro lamicizia. Quindi essenziale un giusto
equilibrio dei piaceri, che si raggiunge attraverso esercizi corporei, unalimentazione
misurata e unattenzione al respiro: le scuole di saggezza dellantichit proponevano ai
loro allievi esercizi psicocorporei simili alle pratiche orientali tipo yoga, tai-chi.
Schopenhauer affermava che almeno i nove decimi della nostra felicit sono dovuti
alla salute []un mendicante pi felice di un re malato. Interviene lautore che
scrive di aver constatato lui stesso i benefici di una semplice passeggiata nei boschi o
in montagna. Il nostro corpo si distende e si rigenera a contatto con la terra e lo spirito
coglie subito i frutti di questo benessere (ovviamente ci vale anche al contrario). In
Aristotele e in Epicuro lhedon e leudaimonia convergono. Questo stretto legame
stato confermato da molti studiosi che mostrano come tutte le esperienza che ci
procurano piacere abbiamo come effetto un riequilibrio delle secrezioni ormonali e dei
neurotrasmettitori del cervello, cosa che favorisce la stabilit del nostro umore e il
nostro benessere soggettivo.
3) DARE SENSO ALLA PROPRIA VITA

Essere felici significa imparare a scegliere i propri piaceri, la propria strada, a stilare
una gerarchia di priorit e questo ci possibile grazie allesercizio della ragione. Siamo
noi a dare una direzione, un senso alla nostra vita. Un senso non metafisico ma
concreto attraverso limpegno e le relazioni affettive. Come il piacere, il senso appare
essenziale alla felicit. Piacere e senso sono collocati da alcuni sociologi come le due
ragioni del benessere soggettivo perch il tasso di piacere e il senso che si da alla
propria vita tendono a convergere nello stesso individuo felice. Raggiungere o meno i
propri obiettivi non essenziale, per essere felici conta pi il percorso che lobiettivo:
la felicit viene camminando.
4) VOLTAIRE E LIMBECILLE FELICE
Abbiamo bisogno di essere saggi e lucidi per essere felici? Voltaire ha posto la
questione servendosi di un racconto: Storia di un buon bramino, la storia di un
saggio indiano molto lucido e sapiente che infelice perch non riesce a trovare
risposte soddisfacenti a questioni metafisiche che continua a porsi; accanto a lui vive
una bigotta che non si era mai posta tali temi e non aveva mai riflettuto sulla sua vita
che comunque sembrava la pi felice fra le donne. Alla domanda: non si vergogna di
essere infelice mentre vicino alla sua porta c un vecchio automa che non pensa a
niente e vive contento? Il saggio rispose: ha ragione, mi son detto cento volte che
sarei felice se fossi stupido come la mia vicina eppure non vorrei una tale felicit. Il
problema dellimbecille felice che nuota nella felicit finch vive nellignoranza;
inoltre negare il pensiero, la conoscenza, significa bandire una parte essenziale della
nostra umanit. L a felicit illusoria non cinteressa anche perch precaria, la ragione
ci permette di fondare la felicit sulla verit non sullillusione. Lautore poi prova a
dare una definizione della felicit:la felicit la coscienza di uno stato di
soddisfazione globale e durevole in unesistenza dotata di senso, fondata sulla verit e
il fine della saggezza il cercare di renderla pi profonda e permanente possibile.
5) OGNI ESSERE UMANO AUSPICA DI ESSERE FELICE?
Chi in effetti non desidera essere felice? Scriveva Platone nellEutidemo. Ma
questaspirazione alla felicit non vuol dire che tutti la cerchino. Si pu aspirare alla
felicit in modo consapevole oppure senza volerlo, infatti sufficiente che non si
mettano in gioco i mezzi necessari per arrivare alla felicit. Ma si pu anche
deliberatamente rinunciare alla felicit, essa non rappresenta per tutti il valore
supremo. Il filosofo Alain scriveva impossibile essere felici non lo si vuole, bisogna
quindi volere la propria felicit e costruirla.
6) LA FELICITA NON E DI QUESTO MONDO: SOCRATE, GESU, KANT
Si pu rinunciare al perseguimento della felicit ponendo un valore etico al di sopra di
essa la libert, la giustizia..- o una morale cio delle regole di comportamento giuste,
questo era il pensiero dImmanuel Kant fai ci che ti rende degno di essere felice. Di
fatto ricerche contemporanee mostrano che la consapevolezza di condurre una vita
morale e religiosa improntata alla rettitudine un indice importante di felicit. Kant
precisa per che un dovere per luomo essere il pi felice possibile perch questo gli
evita di soccombere alla tentazione dinfrangere tali doveri (Kant Fondazione della
metafisica dei costumi). Ribalta cos la problematica greca secondo cui letica al
servizio della felicit: per lui la felicit che al servizio della morale. Ai suoi occhi la

felicit non esiste sulla terra, si pu sperare di raggiungerla solo dopo la morte come
ricompensa accordata da un Dio a coloro che hanno saputo condurre unesistenza
morale giusta. Questa convinzione, mutatis mutandum circolava gi nella Grecia
antica in cui la vita beata era promessa nei campi elisi agli eroi e agli uomini virtuosi.
Allideale della saggezza si preferisce quello della santit. La morte di Ges e quella di
Socrate ne danno unottima dimostrazione, la loro fine ha delle analogie, entrambi
hanno sacrificato la propria vita in nome di una verit o di un valore pi elevato della
felicit terrestre.
7) DELLARTE DI ESSERE SE STESSI
Essere felici significa innanzitutto soddisfare i bisogni e le aspirazioni del nostro
essere, ciascuno deve svilupparsi nellatmosfera che gli si addice. Nessuno pu essere
felice andando controcorrente rispetto alla propria natura profonda. E essenziale
imparare a conoscersi cio riconoscere le proprie debolezze, i propri limiti,
leducazione e la cultura sono cose preziose in questo senso perch cinculcano la
necessit del limite, della legge, del rispetto degli altri. Lo psicologo Carl Jung lo
chiama processo dindividuazione che si realizza spesso intorno alla quarantina,
quando facciamo un primo bilancio della nostra vita. Cit. La felicit pi grande la
personalit scrive Goethe (divano occidentale-orientale). Non sono tanto gli eventi a
contare quanto la maniera di viverli.
8) SCHOPENHAUER: LA FELICITA SRTA NELLA NOSTRA SENSIBILITA
Per il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer la nostra sensibilit (diremmo oggi il nostro
patrimonio genetico) determina la nostra attitudine alla felicit o allinfelicit. Bisogna
come prima cosa avere un temperamento felice: gi Platone aveva operato una
distinzione fra temperamenti scorbutici, duskolos, che non godono degli eventi che
sono loro favorevoli e si irritano di quelli che sono loro sfavorevoli e i temperamenti
allegri, eukolos, che al contrario, godono degli eventi favorevoli e non si irritano per
quelli sfavorevoli. Nel linguaggi odi oggi diremmo che ci sono persone che vedono il
bicchiere mezzo pieno e altre che lo vedono mezzo vuoto. La nostra felicit dipende
da ci che siamo, dalla nostra individualit che si pu migliorare o no ma non si pu
cambiare, un babbeo rimarr sempre un babbeo. Il filosofo di Danzica distingue fra: ci
che siamo (personalit, forza intelligenza, volont, bellezza); ci che abbiamo (averi e
propriet); e ci che rappresentiamo (posizione sociale, fama, gloria)e afferma che alla
maggior parte delle persone gli ultimi due punti sembrano i pi importanti e questo
costituisce un errore perch una felicit del genere si fonda sullavere e sullapparire
mentre invece per Schopenhauer deve fondarsi sul primo punto ossia sullessere. Poi
c una riflessione critica dellautore che dice di trovarsi daccordo con Schopenhauer
riguardo il legame fra felicit, sensibilit e personalit mentre si discosta per quanto
riguarda limpossibilit di modificare il proprio mondo interiore e quindi lo sguardo che
si ha su di s e sul mondo che invece sarebbe possibile tramite esercizi psicologici e
spirituali. Negli ultimi anni, in particolare negli Stati uniti sono stati pubblicati molti
studi sociologici sulla felicit che hanno dimostrato ci che si detto finora. La
dottoressa Sonja Lyubomirsky, che dirige il dipartimento di Psicologia delluniversit
della California, a Riverside, afferma che si pu ritenere che circa il 50% dellattitudine
alla felicit dipenda dalla sensibilit dellindividuo (determinanti genetiche), il 10% dal
contesto di vita e dalle condizioni esterne, il 40% dai suoi sforzi personali.

9) IL DENARO FA LA FELICITA?
E nota lapostrofe di Jules Renard se il denaro non fa la felicit, dammelo. Tuttavia
ricerche sociologiche hanno dimostrato che il denaro non un elemento determinante
per la felicit degli individui: nel 1974 un economista americano Richard Easterlin ha
pubblicato un articolo in cui sottolineava che nel suo paese, seppure tra il 1945 e il
1970 il reddito medio per abitante avesse avuto una crescita straordinaria del 60%, la
proporzione delle persone che si dichiaravano molto felici non era assolutamente
variata (40%). Poi si potrebbe pensare che persone in paesi pi ricchi siano pi felici
rispetto ad altre che vivono in paesi pi poveri mentre non assolutamente cos: il
tasso di soddisfazione negli Stati uniti o in Svezia il medesimo che in Messico o in
Ghana mentre il reddito per abitante in questi paesi diverso in proporzione di 1 a 10.
Un altro fenomeno interessante che emerge da delle inchieste il fatto che il giudizio
che noi abbiamo della nostra situazione influenzato dal confronto con quella degli
altri che ci vivono intorno. Si paragonano sempre i nostri averi con quelli degli altri.
Questo un approccio alla felicit che bisogna evitare, come insegnava Seneca, non
sar mai felice chi si lascia tormentare dalla maggiore felicit altrui(Lira). Egli infatti
collocava il denaro fra le cose preferibili. Considerava che unabbondanza eccessiva di
beni non solo non fosse necessaria alla felicit ma avrebbe potuto perfino nuocerle a
causa delle preoccupazioni inerenti alla ricchezza: tempo impiegato per gestirli, paura
di essere derubati, gelosia verso di essi. I sondaggi dopinione rivelano un paradosso
interessante: alla domanda: quali sono le cose che le sembrano pi importanti per
essere felice? I primi fattori non sono lagio o il denaro ma la famiglia, la salute, il
lavoro, lamicizia. Mentre invece alla domanda: quali sono le cose che le piacerebbe
avere per essere pi felice oggi? la risposta della maggior parte delle persone
intervistate il denaro. (anche prima della salute). Una spiegazione di tale
fenomeno che noi aspiriamo sempre a qualcosa che non abbiamo, ci anche a causa
del martellamento pubblicitario e lo spettacolo della ricchezza altrui che finiscono per
acutizzare i nostri appetiti materiali pi del dovuto. Unaltra ragione il periodo
dincertezza che stiamo vivendo: quasi nessuno oggi al riparo dal rischio di
disoccupazione e precariet, il bisogno di denaro si fa sentire come una sicurezza in
pi.
10) IL CERVELLO DELLE EMOZIONI
Ricerche scientifiche hanno fatto emergere la straordinaria chimica del cervello che
influisce direttamente sul nostro benessere: alcune molecole prodotte dallencefalo
giocano un ruolo fondamentale per il nostro equilibrio emotivo. Ogni lobo del cd
cervello riceve dal sistema nervoso degli stimoli elettrici che poi il cervello converte in
messaggi chimici ed da questa trasformazione che dipende la nostra armonia
cerebrale. Il neurobiologo Eric Braverman ha utilizzato il test BEAM (BRAIN ELECTRICAL
ACTIVITY MAP) per studiare il funzionamento del cervello; questa tecnica permette di
esaminare se il cervello ha un equilibrio o uno squilibrio di dopamina, acetilcolina,
GABA (acido gamma-amminobutirrico) e serotonina. L a dopamina corrisponde
allenergia e alla motivazione, lacetilcolina aiuta la creativit e la memoria, il gaba
rilassante e porta stabilit dellumore, la serotonina legata alla gioia di vivere e al
senso di soddisfazione. Per braveria questi 4 neurotrasmettitori del cervello esercitano
un ruolo fondamentale sui nostri comportamenti. Il cervello poi subisce linfluenza
degli ormoni, sostanza che le ghiandole secernono: fra questi ormoni c lossitocina,

sintetizzata dallipotalamo prodotta durante lorgasmo, il parto e lallattamento.


Questo polipeptide influisce positivamente per esempio nel dare fiducia agli atri,
facilit lempatia, la generosit, riduce lo stress e lansia.
11) DELLARTE DI ESSERE ATTENTI E DI SOGNARE
Cit. mente si aspetta di vivere la vita passa- Seneca, Lettere a Lucilio. La nostra
felicit nutrita dalla qualit dellattenzione che portiamo a ci che facciamo: i saggi
stoici ed epicurei affermavano che listante ci fa toccare leternit; esami scientifici
attestano la validit della loro teoria: le persone che dimostrano un notevole
benessere soggettivo passando da unattivit allaltra restando attente a quello che
fanno, cos si potuto stabilire un legame fra benessere-concentrazione-attenzione. Ai
pazienti colpiti da problemi depressivi sono state proposte terapie volte a insegnare
loro a vivere facendo attenzione al momento presente. Una di queste la meditazione
detta piena coscienza ispirata ai fondamenti della meditazione buddhista: una
meditazione silenziosa che permette di fissare lattenzione con continuit, calmare la
ronda incessante dei pensieri, calmare la mente, ricaricarsi interiormente.. Cos ogni
momento del quotidiano pu diventare fonte di felicit. Non si deve per cadere
nelleccesso inverso di bandire ogni forma di vagabondaggio della mente, per essere
equilibrata essa ha anche bisogno di vagare, fantasticare, ridurre lattenzione. Molto
spesso proprio in uno stato di quiete mentale, di rilassamento che emergono
allimprovviso soluzioni ai nostri problemi, le intuizioni. Nelle culture tradizionali una
forma di questa quiete la trance sciamanica, ci che i greci e i romani vivevano
attraverso i riti diniziazione. Oggi si ricorre allipnosi come terapia su stati alterati
della coscienza. Il vagabondare nella mente pu rendere infelici quando va a
sollecitare ricordi negativi ma procura una rara felicit quando recupera i momenti
felici. L a felicit si nutre della coscienza di essere felici. Anche Platone quando nel
Filebo ricorda i piaceri dellanimo insiste sul ruolo della memoria e sottolinea in
particolare la felicit che dispensano i ricordi dei piaceri corporei e dallaltra parte
lanticipazione di quelli a venire.
12) SIAMO QUELLO CHE PENSIAMO
Cit Come sarei felice se fossi felice Woody Allen. Un vecchio dibattito filosofico poi
rilanciato dalla psicologia moderna incentrato sulla questione del legame fra i nostri
affetti e i nostri pensieri. I primi condizionano i secondi viceversa. Gli antichi hanno in
generale sostenuto il primato del pensiero sullemozione siamo ci che pensiamo
afferma Buddha. Lautore non pensa sia un reale problema: esiste uninterazione
permanete degli affetti e dei pensieri i quali si condizionano a vicenda. Siccome un
giorno mi sono fatto mordere, allora ho paura dei cani mia madre mi ha detto che i
cani sono pericolosi e ci mi fa essere bloccato dalla paura quando ne vedo uno che
viene verso di me. Ci che importa il fatto di poter agire sulle emozioni come di
poter agire sui propri pensieri. Il lavoro sui pensieri e sulle emozioni non soltanto
curativo ma anche preventivo, lattenzione alla vita interiore nutrita nellintrospezione
permette di sentire sempre in anticipo ci che si muove in noi e quindi di reagire prima
che il pensiero o lemozione arrivino a perturbarci. Questo uno dei contributi
importanti della meditazione. I nostri pensieri e le nostre emozioni determinano il
nostro rapporto con il mondo.
13) IL TEMPO DI UNA VITA

Cit. ah che gioia questo lavoro che nessuno riesce a portare a termine: vivere
Christian Bobin. Gli studiosi hanno analizzato i diversi parametri del benessere
soggettivo facendo notare che esiste in ogni individuo un punto fisso della felicit. Si
trover al di sotto del suo punto fisso quando sopraggiunge una situazione difficile e al
di sopra quando vivr unesperienza positiva. Tutto il lavoro su di s, la ricerca della
saggezza consistono proprio nel poter elevare il proprio punto fisso di soddisfazione
affinch la felicit sia sempre pi intensa, profonda e stabile. La maggior parte delle
persone condividono un indice di soddisfazione che varia in rapporto allet in modo
abbastanza simile. Esiste un effetto dellet: lindice di soddisfazione globale della vita
non smette di abbassarsi dai 20anni alla 50ina, mentre dai 50 anni subisce un sottile
incremento fino a verso i 70 per poi conoscere una nuova fase di declino.
14) SI PUO ESSERE FELICI SENZA GLI ALTRI?
Cit. Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere anche se possedesse tutti gli altri
beni.- Aristotele, etica Nicomachea 8. Studi sociologici contemporanei mostrano che
lamore, lamicizia, il legame affettivo costituiscono alcuni dei principali pilastri della
felicit. Aristotele e Epicuro lo sapevano gi. Aristotele non distingue lamore
coniugale dallamicizia: per lui quello che unisce gli sposi come gli amici e fa la loro
felicit uno stesso sentimento implicando identit e reciprocit. Identit perch
riconosco nellaltro un altro me stesso con cui condivido aspirazioni, gusti, interressi,
valori. Diogene Laerzio riferisce che quando si domandava ad Aristotele cosera un
amico, lui di solito rispondeva: unanima sola che abita in due corpi. Reciprocit
perch lamore per farci rifiorire ha bisogno di essere condiviso. Lautore ne aggiunge
una terza, pi implicita in Aristotele, lalterit perch ci che ci tocca nellaltro la sua
differenza radicale, irriducibile, ci che in lui c di unico, il suo specifico viso.
Apprezziamo la singolarit ma anche la libert del nostro amico. I pensatori moderni a
partire da Thomas Hobbes sostenevano che luomo fosse visceralmente egoista e
agisca solo nel proprio interesse. Questi autori per ignorano una legge universale del
cuore umano e cio che lavorando alla felicit degli altri si fa del bene anche a se
stessi. Studi scientifici infatti dimostrano uno stretto legame fra felicit e altruismo, le
persone pi felice sono le pi aperte agli altri. Questo il circolo virtuoso della vita: pi
si aiutano gli altri, pi si felici, pi si felici e pi si ha voglia di aiutare gli altri.
15) IL CONTAGIO DELLA FELICITA
Si pu essere felici in un mondo infelice? A questa domanda lautore risponde senza
esitazione si, cento volte si, perch la felicit contagiosa, molti studi scientifici lo
confermano,pi siamo felici pi rendiamo felici le persone che ci circondano. Nicholas
Christakis, professore di sociologia allUniversit di Harvard autore di uno studio
durato 20 anni su circa 5000 individui. Questo studio ha confermato che la felicit un
fenomeno collettivo e ha precisato anche che ogni amico felice aumenta del 9% la
nostra probabilit di essere felici mentre ogni amico infelice fa cadere il nostro capitale
di felicit del 7%. Questo contagio possiamo sperimentarlo tutti semplicemente
andando al cinema o guardando la televisione o comunque attraverso i media. Eppure
alcune persone sono disturbate dalla felicit altrui, si sentono in una situazione di
rivalit. Il buddhismo spiega che questo spirito di rivalit un veleno che rende la
felicit dipendente dagli altri in una spirale negativa (felice quando gli altri falliscono e
viceversa). Una delle chiavi della serenit consiste nel non fare pi confronti, nel

liberarsi dallo spirito di rivalit, ed il migliore antidoto per arrivarci godere della
felicit altrui.
16) FELICITA INDIVIDUALE E FELICITA COLLETTIVA
La ricerca della felicit su questa terra una ricerca universale antecedente lepoca
moderna. La ricerca moderna di un perfezionamento attraverso il lavoro su di s ha
certo sostituito la ricerca cristiana della santit attraverso lascetismo e la grazia ma si
rifatta anche, dopo 2 millenni di cristianesimo, alla ricerca della saggezza degli
antichi e quella dOriente. Se esiste una differenza fra le ricerche contemporanee della
felicit e quelle degli antichi, essa la separazione del bene individuale dal bene
comune. Per i saggi dellantichit infatti come per la saggezza orientale la felicit della
vita solitaria non esiste perch larmonia della politica concepita dai greci come
superiore allequilibrio individuale, . Si felici partecipando in modo attivo al bene
della polis. I filosofi del 18 secolo e i fondatori delle nostre prime repubbliche
condividevano pienamente questo punto di vista. La felicit individuale promessa dai
cantori del lumi e presente nella Dichiarazione dIndipendenza americana sinscrive
nel progetto pi ampio di una felicit collettiva. I consumi di massa e la rivoluzione dei
costumi di fine anni 60 hanno segnato una svolta profonda: si assiste a unestensione
accelerata delle libert individuali nel quadro di una societ in preda a un consumismo
esacerbato. Sempre pi preoccupati di se stessi e della soddisfazione dei propri
desideri, gli individui dedicano la maggior parte dei propri sforzi ad accrescere il
proprio confort materiale. Legocentrismo, lindifferenza verso gli altri sono diventati,
per molti la norma, la parola dordine dopo di me il diluvio.Tuttavia a partire da una
decina danni si assiste a un cambiamento: il progresso e la democratizzazione dello
sviluppo personale, delle spiritualit orientali o della filosofia come saggezza, la
comparsa dei forum sociali, la diffusione della coscienza ecologica, lirruzione di
numerose iniziative di solidariet in scala planetaria Tutti questi fattori sono
rivelatori del bisogno di ridare senso sia alla propria vita personale, attraverso un
lavoro su di s, sia alla vita comune attraverso una riappropriazione di grandi ideali
collettivi.
17) LA RICERCA DELLA FELICITA PUO RENDERE INFELICI?
Lossessione della felicit pu diventare un ostacolo alla felicit. Anzitutto perch la
nostra societ consumistica fa brillare ai nostri occhi molte false promesse di felicit
legate al consumo di oggetti, allaspetto fisico, alla riuscita sociale. Recentemente
alcuni studi americani hanno messo in evidenza il fatto che linfelicit risulta spesso
dal fatto che ci fissati su degli obiettivi troppo elevati che non si riesce a
raggiungere. E pur vero che la storia intera fatta di sogni e di utopie messe in piedi
dagli individui e dalle societ. E perch gli uomini hanno auspicato una vita migliore e
hanno fatto di tutto per realizzarla che si sono prodotti i grandi progressi dellumanit.
Tutta larte della felicit consiste allora nel non fissarsi obiettivi troppo elevati,
irraggiungibili. E bene suddividerli in sotto-obiettivi, raggiungerli per gradi,
perseverare senza impazienza, con cuore e mente sempre aperti.
18) DAL DESIDERIO ALLA NOIA: LA FELICITA IMPOSSIBILE
Lobiettivo della selezione naturale la sopravvivenza della specie, non la felicit degli
individui. Per adattarci e sopravvivere abbiamo sviluppato 3 capacit che possono

costituire altrettanti ostacoli alla felicit individuale: lassuefazione, che una qualit
adattiva che permette di sopportare qualcosa di faticoso e ripetitivo. Essa presenta
tuttavia 2 inconvenienti e cio che ci si pu abituare a una certa infelicit e quindi non
cercare pi di essere felici, oppure, al contrario, ci si pu abituare al benessere e non
avere pi coscienza della propria felicit;il fatto che per rispondere meglio ai pericoli,
si sempre pi consapevoli degli eventi negativi che di quelli positivi; infine,
linsoddisfazione ci fa cercare sempre qualcosa di meglio o qualcosa di pi. Finch
loggetto del nostro desiderio lontano ci sembra superiore a tutto il resto; appena
nostro desideriamo altro e la stessa sete di vita ci tiene sempre col fiato sospeso fa
giustamente osservare Lucrezio nel De rerum natura. Lessere umano un perpetuo
insoddisfatto. Si pu quindi identificare la felicit come la soddisfazione di tutte le
nostre inclinazioni, sia in estensione, vale a dire in molteplicit, sia in intensit, vale a
dire di grado, sia in protensione, vale a dire in termini di durata Kant, critica della
Ragion pura. Ma una tale felicit non pu chiaramente esistere e Kant conclude
logicamente che la felicit sulla terra inaccessibile. Schopenhauer condivide lo
scetticismo kantiano riguardo la vita terrestre ma non crede in una beata vita eterna
nelaldil. Ne segue un pessimismo pi radicale perch quando tutti i nostri desideri
sono soddisfati, anche nella moderazione, si diventa indifferenti, subentra allora la
noia: la vita dunque oscilla, come un pendolo, da destra a sinistra, dalla sofferenza
alla noia- Schopenhauer, il mondo come volont e rappresentazione. Afferma
Schopenhauer, con lesperienza smettiamo di cercare la felicit e i piaceri e ci
preoccupiamo solo di sfuggire per quanto possibile alla sofferenza e al dolore- larte
di essere felici. Ma tale concezione non tiene affatto conto della capacit del nostro
spirito di abbandonare queste modalit per farci invece desiderare ci che . In
questo la straordinaria sfida della saggezza, sia orientale che occidentale.
19) IL SORRISO DI BUDDHA E DI EPITTETO
Che sia in India o in Grecia, un certo numero di saggi afferma di aver trovato una via
duscita al problema in cui si trova luomo quando cerca di adattare il mondo ai suoi
desideri: ribaltando la situazione, il saggio cerca di adattare i suoi desideri al mondo.
Piuttosto che voler cambiare il mondo, il saggio concentra i suoi sforzi ne cambiare se
stesso. Lostacolo alla felicit non la realt ma la rappresentazione che noi ne
abbuiamo. La strada proposta dal buddhismo e dallo stoicismo intende concentrarsi
sulla fonte del problema proponendo di eliminare la sete, lattaccamento. Si parla dello
stoicismo La prima idea fondamentale di filosofia stoica che il mondo uno e pu
essere concepito come un grande corpo vivo che risponde alle stesse leggi naturali ed
popolato di corrispondenze (connessioni). L seconda idea che il mondo razionale:
il logos divino lo attraversa da parte a parte e ogni essere umano partecipa, attraverso
il suo personale logos, al logos universale. La terza idea che esiste una legge di
necessit immutabile, universale che fissa il destino di tutti gli individui. Lultima idea
cruciale afferma la bont del mondo: tutto ci che succede realizza ci che meglio
per tutti gli esseri. Deriva da tale concezione del mondo che la felicit delluomo
risiede nellaccettazione di ci che , in una forma di adesione allordine cosmico.
Epitteto vissuto a Roma nel 1 secolo d.C , ex schiavo, zoppo, diventato filosofo,
umilmente vestito, viveva in una catapecchia miserrima e insegnava il distacco a
uomini e donne di ogni condizione. Fond una scuola, decise di non scrivere nulla ma il
suo discepolo Arriano ha riportato il suo insegnamento nelle Diatribe, che condenser
anche in un piccolo Manuale contenente la quintessenza del pensiero stoico.

Controllarsi e sopportare le avversit distinguendo ci che dipende da noi su cui si pu


lavorare, da ci di fronte a cui si impotenti. Epitteto si avvale di 2 esempi per
spiegare meglio questa filosofia: quello del carretto a cui attaccato un cane, se
lanimale far resistenza sar comunque obbligato a seguire il carretto tirato dal
cavallo che pi forte di lui e soffrir terribilmente dei suoi sforzi, ma se accetta la
situazione, sposer il movimento e la velocit del carretto e arriver a destinazione
senza fatica ne sofferenza. Lo stesso succede allessere umano la cui volont deve far
tuttuno con la necessit del destino. Non ci dato scegliere ci che dipende da noi (il
nostro corpo, i beni esteriori, gli onori) ma ci dato di acconsentire al reale e di
cambiare ci che dipende da noi(opinioni, desideri, avversioni). La saggezza pensa
che il desiderio colpisca lanima e la sottometta: una passione dellanima. Al
desiderio gli stoici sostituiscono la volont controllata dalla ragione che trasforma i
nostri desideri ciechi in movimenti volontarie riflessivi. I due obiettivi individuati dalla
saggezza stoica sono lataraxia (tranquillit dellanimo) e lautarkeia (la libert
interiore). Per raggiungerle gli stoici praticavano degli esercizi spirituali, il pi noto dei
quali lattenzione (prosoch): unattenzione che si ha ad ogni istante, che permette
di adottare lattitudine appropriata appena sopravviene un evento esterno o
unemozione. Un altro esercizio importante lanticipazione degli eventi disturbanti
la praemeditatio malorum, di cui parla Cicerone,- che consiste nel rappresentarsi
qualche evento spiacevole che possibile avvenga per sdrammatizzare in anticipo la
situazione attraverso la riflessione e prepararsi ad avere lattitudine pi appropriata
se il detto evento dovesse prodursi. Gli stoici preconizzano anche lesame di coscienza
quotidiano, in particolare per misurare i progressi compiuti di giorno in giorno, e la
meditazione. Un discorso quasi analogo venne elaborato quasi un secolo prima da
una forma di saggezza che nasceva in India: il buddhismo. Siddhartha Gautama
vissuto nel 6 secolo a.C. verso i 30 anni fece 4 incontri che cambiarono la sua vita:
incroci un malato, un vecchio, un morto e un asceta. Allimprovviso cap che il dolore
il bagaglio comune di tutta lumanit e che nessuno poteva evitarlo. E cos che part
alla ricerca di una strada spirituale che potesse permettergli di sfuggire a questa
condizione di sofferenza. Dopo avere errato per 5 anni nelle foreste, si sedette ai piedi
di un fico sacro ed entr in uno stato di meditazione profonda, fu allora che, secondo
la tradizione buddhista, raggiunse il Risveglio: una piena comprensione della natura
delle cose uno stato di liberazione interiore. Poi and al parco delle gazzelle, vicino
Benares, dove trov 5 suoi vecchi amici ai quali consegn un lungo insegnamento il
Discorso della messa in movimento della ruota del dharma che esprime la
quintessenza della sua dottrina. Questa dottrina si riassume in 4 frasi lapidarie (le 4
nobili verit) costruite a partire dalla parola dhukka, che si traduce con sofferenza, da
intendere come infelicit duratura legata alla fragilit interiore. Lorigine del dhukka
la sete, nel senso di desiderio/attaccamento. Esiste un modo per sopprimere questa
sete che il nobile cammino Ottuplo, o cammino degli 8 elementi giusti. L 1 verit
che la sofferenza onnipresente, la nascita sofferenza cos anche la morte, la
vecchiaia. Ci significa che non si pu piegare il mondo ai nostri desideri. Questa
constatazione un primo passo sulla Via. La 2 verit una diagnosi della causa della
sofferenza: il Buddha dice che il desiderio, la sete, lattaccamento che incatena
lessere al samsara, il circolo incessante di morti e rinascite, esso stesso tributato
alla legge universale di causalit che regge il mondo, il karma. La 3 verit afferma
che la guarigione possibile. La 4 offre il rimedio: il cammino ottuplo che conduce
alla fine della sofferenza ovvero al nirvana (stato di felicit assoluta legata

allestinzione della sete e alla conoscenza della natura delle cose). Le sue 8
componenti sono: la comprensione giusta, lazione giusta, il mezzo giusto per condurre
la propria esistenza, lo sforzo giusto, lattenzione giusta. Questi 8 elementi
corrispondono a 3 discipline: la condotta etica, la disciplina mentale e la saggezza. E
importante imparare bene cosa il S. Il Buddha lo ha definito come una
combinazione molto nobile di 5 aggregati: corpo, sensazioni, percezione, formazioni
dello spirito (emozioni, pulsioni e volont) e infine quello della coscienza. Ora lattivit
del nostro ego viene colpita attraverso questi strati per darci lillusione di unidentit
stabile. La pratica buddhista mira esattamente a farci abbandonare questa illusione,
ad abbandonare lego accedendo cos alla contemplazione della natura ultima dello
spirito e a una felicit5 permanente. Il termine felicit nella tradizione buddhista
sukha , parola sanscrita che indica pace e armonia profonda dello spirito. Queste 2
filosofie hanno fondato lidea di uomo universale, al di l delle culture e portato al
mondo una visione sociale profondamente sovversiva. Il Buddhismo ha logicamente
rifiutato il sistema delle caste pagando il prezzo di essere bandito dallIndia; quanto
allo stoicismo, proclamando luguaglianza ontologica di tutti gli esseri umani, in
quanto portatori dello stesso logos divino ha preparato allegualitarismo come
alluniversalismo cristiano. Queste forme di saggezza cinsegnano a liberarci dal
desiderio.
20) IL RISO DI MONTAIGNE E DI CHUANG-TZU
Cit. il riso di colui che ha la felicit senza perch.- Chuang-tzu. Un'altra strada per
arrivare alla felicit quella che prende in conto il carattere buono e naturale della
maggior parte dei desideri umani, la strada dei piaceri moderati, sostenuta da
Aristotele ed Epicuro. I piaceri sono buoni in s ma bisogna tenerli sotto controllo
attraverso la ragione. Allora il bene supremo, la felicit, pu essere assimilato a uno
stato di piacere stabile. Uno scrittore e pensatore francese del 16 secolo, Michel de
Montaigne, traccer un percorso di saggezza felice, modesta, conforme alla natura di
ognuno, che trova uneco sorprendente presso i saggi cinesi taoisti, in particolare
Chuang-tzu, fondatore del taoismo filosofico con Lao-tze. Questa saggezza si potrebbe
riassumere cos: niente pi prezioso della vita e, per essere felici, basta imparare ad
amare la vita e a goderne con misura e flessibilit, secondo la propria natura.
Montaigne cerca di evitare i problemi, le polemiche inutili, le situazioni delicate, le
complicazioni. Si sforza di non pensare a ci che lo disturba ma di godere dei minimi
piaceri della vita. Montaigne alla ricerca di una saggezza a sua misura, conforme alla
sua natura. Infatti egli sostiene che ogni indivisuo deve poter trovare da se la strada
diretta alla felicit che si conf a lui, in funzione di ci che . Bisogna giudicare e
vivere secondo la via dellintelligenza. Due secoli prima di Kant, Montaigne mette a
morte la metafisica. Ogni cosa percepita in funzione del punto di vista di colui che la
guarda o la sperimenta. Cerchiamo la nostra felicit proiettandoci nel mondo esterno e
materiale, mentre possiamo trovarla solamente in noi stessi, nella soddisfazione
profonda data dai semp0lici piaceri delle nostra vita che, per la maggior parte, non
costano nulla: una passeggiata a cavallo, una degustazione di un piatto saporito,
scambi amicali Ci che importante dunque conoscere se stessi, la propria natura.
La sua filosofia emerge da ci che sente, da ci che vede e prova in se stesso. Per
quanto riguarda la sua concezione delleducazione, egli preferisce una testa bene
fatta cio piuttosto che la quantit di sapere, privilegia la qualit del giudizio.
Bisogna sentire la gioia ma sopprimere il pi possibile la tristezza Montaigne,

Saggi. Per accrescere la gioia e attenuare la tristezza devono darsi 2 condizioni:


imparare a conoscere se stessi e regolare il proprio giudizio per distinguere ci che
meglio per s senza per questo far toro agli altri. Bisogna avere coscienza della propria
felicit, di prendesi il tempo di apprezzarla, di goderne il pi intensamente possibile. E
importante la qualit dellattenzione che dobbiamo avere verso ciascuna delle nostre
esperienze, quando ballo, ballo, quando dormo, dormo. Montaigne ha perso 5 delle
sue 6 figlie, se non senza rimpianto, almeno senza dolore, afferma senza batter
ciglio, perch pensa che i lutti facciano parte dellordine naturale delle cose e quindi
non serve a niente addolorarsi. Questa la ragione per cui condanna ogni idea di
sacrificio e si rifiuta di condividere la sofferenza altrui. C gi tanta sofferenza cos per
aggiungere alla propria quella degli altri. Aiutare gli altri si ma non a scapito proprio.
Circa 2000 anni prima in Cina nata e si sviluppata una corrente filosofica, il
taoismo. Allorigine di questa corrente 2 personaggi: Lao-tze e Chuang-tzu. Chuangtzu, come Montaigne manifesta una grande diffidenza verso coloro che intendono
cambiare il mondo con lazione politica, importante invece conoscersi e trasformare
se stessi che voler trasformare il mondo e la societ. Mentre Confucio propone una
strada rituale rispettosa della tradizione che incoraggia limpegno politico al fine di
creare un uomo e una societ virtuosi, Lao-tze e Chuang-tzu propongono una strada
radicalmente contraria: quella del ritiro dalle cose del mondo, del perfezionamento
individuale guidato dallosservazione della natura, seguendo la propria natura. La
parola Tao abbastanza vicino al concetto buddhista del dharma e significa strada,
cammino2, ma designa anche il principio fondamentale, la fonte, lorigine del mondo,
ci che ordina luniverso e mantiene larmonia cosmica. Il Tao sfugge alla
comprensione, no n c un termine che possa contenerlo. Il tao ha anche in se lidea di
scorrimento, di flusso permanente della vita cosmica collegata a 2 forze, lo ying e lo
yang. Lo yang esprime la dimensione maschile, attiva che sorge, separa, organizza,
conquista. Lo ying il principio femminile passivo che accoglie, unisce, placa. Lo yang
luce, fuoco, sole, giorno. Lo ying ombra, freddo, luna, notte. Queste sono 2 polarit
complementari e indissociabili, non sono in contrasto. Ogni vita scorre si manifesta e
scorre in modo dinamico attraverso questa dialettica di ying e yang. Il taoismo rifiuta
ogni forma di conoscenza sistematica: la sua filosofia segnata dal marchio dello
scetticismo. Conviene tornare allosservazione, alla prova diretta su di se,
allesperienza, alla posizione di chi si mette umilmente in ascolto della vita, della
melodia segretadelluniverso che ci lega al mondo attraverso il cuore e lintuizione.
Da qui lattenzione di Chuang-tzu verso gli artigiani che esercitano il loro mestiere con
precisione ed efficacia senza fare uso del pensiero: la mano fa ci che lintelletto non
pu dire. Bisogna imparare a vivere no attraverso lapprendimento di un sapere
teorico ma attraverso lesperienza concreta, lallenamento del corpo e dello spirito,
per acquisire una saggezza pratica. Qui il cuore dellinsegnamento della dottrina
taoista: il non-agire: saggezza dellaccoglienza, della ricettivit, dellabbandono, della
fluidit, del non volere. Non si tratta di passivit, ma di abbandonare la presa. Non
bisogna forzare le cose ma accompagnarle. Chuang-tzu usa lesempio del nuotatore
che non va avanti solo grazie alla sua volont, alla forza delle onde o alla sua corrente
ma perch ne accompagna il flusso. Sono i pregiudizi intellettuali e tutte le espressioni
del nostro ego la paura, lapprensione, il desiderio di riuscire, i paragoni che ci
rendono infelici e perturbano la fluidit della nostra vita. La saggezza del non-agire
conduce al distacco cio a una profonda accettazione della vita e delle sue leggi:
nascita, crescita, sviluppo e morte. Se il saggio non ha paura della morte perch la

considera parte dei ritmi naturali della vita. E cos che manifesta di fronte alla morte
dei suoi cari un distacco che rischia di scioccare le persone a lui prossime (come
Montaigne). Il saggio autentico libero e gioioso, danza col mondo, immortale. La
sua gioia deriva dal fatto che ha rinunciato a tutto ci che lo separa dal soffio e
dallarmonia del Tao. E rinunciando al suo ego che diventa pienamente se stesso.
Questi sono i paradossi della saggezza taoista: dimenticando se stessi che ci si
trova, rifiutandosi di agire che si esercita la propria influenza, tornando bambini che si
accede alla saggezza, accettando la propria debolezza che si diventa forti, guardando
la Terra che si scopre il Cielo, amando pienamente la vita che si pu accettare
serenamente la morte.
21) LA GIOIA DI SPINOZA E DI M ANANDAMA
Baruch de Spinoza sceglie la lingua latina per comporre unopera volta alla
beatitudine, alla felicit suprema. Cagionevole di salute, fa fatica a finir3e la sua
grande opera, lEthica more geometrico demonstrata, un autentico trattato sulla
felicit che si prefigge di procurare la salvezza, ovvero la beatitudine e la libert
suprema in questo mondo con i soli sforzi della ragione. Tutto il suo sistema che inizia
definendo il Dio-Natura, si concentra poi a definire lessere umano al fine di fondare
unetica-saggezza, ovvero una strada che conduca luomo alla beatitudine e alla
libert incondizionata. Uno degli aspetti pi moderni del suo pensiero, che hanno
attirato lattenzione di molti biologie neurologi, riguarda il posto centrale occupato
dagli affetti che noi oggi chiameremmo emozioni, sentimenti e desideri. Ben prima
di Schopenhauer e Freud, Spinoza aveva capito che lessere umano mosso
fondamentalmente dai suoi affetti ed il viaggio verso la libert e la felicit inizia
proprio con un esplorazione in profondit dei nostri desideri e delle nostre emozioni. La
libert non sta nella nostra volont sempre influenzata da una causa esterna.
Sottoposto a una legge universale di causalit, luomo pu emanciparsi dalla sua
dipendenza interiore solo con laiuto della ragione, dopo un lungo lavoro di conoscenza
si s che gli permette di non essere pi mosso inconsciamente dai suoi affetti. Luomo
non nasce libero, lo diventa. Letica ambisce a dotarlo di un metodo per accedere a
questa libert gioiosa. Ogni organismo si sforza senza sosta di arrivare a una
perfezione sempre maggiore. Poich continuamente incontra dei corpi esterni che lo
affettano o che lui affetta, quando questa affezione aumenta le sue capacit di azione
ne risulta un sentimento di gioia. Al contrario, il passaggio a una minore perfezione, la
diminuzione della potenza di agire, suscitano un sentimento di tristezza. Gioia e
tristezza sono allora le due affezioni fondamentali di ogni essere sensibile. Tutti i nostri
affetti sono il frutto della nostra natura specifica. Come Montaigne, anche Spinoza
sostiene che ognuno deve imparare a conoscersi per scoprire ci che lo rende felice o
infelice, cosa aumenta la sua gioia e cosa diminuisce la sua tristezza. Spinoza
distingue 3 generi di conoscenza: lopinione e limmaginazione rappresentano il primo
tipo che ci mantiene nella condizione di servit. Secondo tipo: la ragione universale,
che permette di discernere, distinguere, fare ordine nei nostri affetti. Il terzo tipo
lintuizione che permette di cogliere la relazione fra una cosa finita e una infinita,
grazie ad essa possiamo avere coscienza delladeguazione fra il nostro mondo intero,
ordinato dalla ragione, e la totalit dellEssere, fra il cosmo e il cosmo interiore, fra noi
e Dio. Questa percezione intuitiva ci procura la pi grande felicit, la gioia pi perfetta
poich ci fa entrare in risonanza con luniverso intero. Dato che la ragione non pu da
sola, bastare ad intraprendere questo cammino di liberazione ma le serve unenergia,

un motore, Spinoza lo vede nel desiderio. Il desiderio infatti il motore che rende
luomo capace di sollevarsi da una gioia imperfetta a una gioia sempre pi perfetta, il
desiderio lessenza delluomo. Invece che soffocarlo, bisogna orientarlo verso un
obiettivo sempre pi adeguato e giusto. Il miglior modo di combattere una desiderio
cattivo metterlo in concorrenza con un desiderio pi potente. Spinoza ci dice anche
che la felicit non dipende solo dalleliminare pensieri e emozioni perturbatrici, ma
anche dalla maniera in cui arriveremo a sviluppare pensieri ed emozioni positivi,
bisogna impegnarsi a galvanizzare le forze legate alla vita, bisogna nutrire la gioia.
Questo il fondamento della corrente contemporanea della psicologia positiva. In
questo cammino, gradualmente ad ogni progresso si accompagner una gioia nuova,
pi grande fino ad arrivare alla beatitudine, alla libert superiore, coincidenza al
proprio essere con Dio, vale a dire, la natura. Analogie con letica spinoziana si
possono rintracciare nella filosofia ind, in particolare quella che deriva dalla corrente
Advaita Vedanta, la strada della non-dualit. Non-dualit e quindi unit fra Dio e
mondo : infatti entrambi partecipano della stessa sostanza: tutto in Dio come Dio
in tutto. Esiste unidentificazione fra il divino impersonale, il brahman, e il s
individuale immortale, latman. Il saggio diventa un liberato vivente quando esce da
ogni dualismo. La liberazione frutto di una presa di coscienza intellettuale e intuitiva
(terzo tipo di conoscenza spinoziana). Da qui deriva la pura felicit per gli ind. M
Anandamay una donna ind che rappresenta la corrente indiana contemporanea
della non-dualit. Lautore racconta che quando aveva 15 anni, un giorno,
passeggiando per una via di Parigi si sofferm per diversi minuti davanti alla vetrina di
una libreria. Aveva attratto la sua attenzione la copertina di un libro illustrato con la
foto di M Anandamay, il suo viso sembrava incarnare la felicit assoluta di coloro che
sono liberi gi in vita, che hanno perfettamente realizzato il loro S. Tutti gli aspetti di
un essere umano realizzato, dal sorriso luminoso di un bambino, allimmensa seriet di
un saggio, si esprimono in lei.
EPILOGO
La felicit e linfelicit sono dentro di noi. Un uomo infelice sar infelice ovunque, un
uomo che ha trovato la propria felicit in s stesso sar felice ovunque. Al pessimismo
di Kant, Schopenhauer, Freud che affermano che una felicit completa e duratura
impossibile a causa della natura insaziabile del desiderio umano, i saggi di Oriente e
Occidente rispondono che tale felicit possibile a condizione di non cercare pi di
adeguare di adeguare il mondo ai propri desideri. La saggezza cinsegna a desiderare
ed amare ci che . Cinsegna a dire si alla vita. Una definizione di felicit pu essere
amare la vita in quanto tale. Non bisogna confondere linfelicit con la sofferenza. La
sofferenza ineluttabile, non linfelicit. Si pu essere stabilmente felici facendo
esperienza della sofferenza, la quale, a condizione che sia passeggera non ci rende
necessariamente infelici. Limportante non esserne mai schiacciati. Linfelicit deriva
dalla percezione che abbiamo della sofferenza. Il sentimento dinfelicit un prodotto
dello spirito. Lo spirito pu dare senso alla sofferenza, trasmutarla: una donna pu
soffrire fisicamente dei dolori del parto ne sentire la pienezza della felicit al pensiero
che sta mettendo al mondo il suo bambino. Grazie allo spirito lessere umano pu
cambiare il modo percepire il mondo e trarre uninalterabile gioia da questo lavoro di
trasformazione interiore. Ci che i filosofi greci chiamano askesis (ascesi) in senso
etimologico un esercizio, un allenamento dello spirito. Cos seguendo i saggi greci,
quelli buddhisti, Spinoza si pu cercare di liberarsi dalla schiavit dei nostri affetti,

attraverso un paziente lavoro su di s. Si pu anche sulla scia di Motaigne e Chuangtzu, cercare anche di vivere in modo giusto, con flessibilit e distacco per gustare la
gioia di essere. Lesercizio dello spirito consiste perci nelleliminare tutto ci che
dentro di noi rappresenta un ostacolo alla gioia di vivere. La conoscenza filosofica,
intesa come esercizio spirituale permette la liberazione della gioia sepolta nel cuore di
ognuno. Come il sole non smette di brillare al di sopra delle nuvole, cos lamore, la
gioia, la pace sono sempre in fondo a noi.