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TP 1008 Cristologia e soteriologia PUG 2012-2013/1

Amaury Begasse de Dhaem, sj


Ad uso esclusivo degli studenti iscritti al corso

QS 2
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Questioni studenti parte III

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RISPOSTA A DUE QUESTIONI DEGLI STUDENTI


1 Si potrebbe chiarire il senso di ousia, ipostasi, persona e natura?
Risposta. Sebbene la storia complessa di questa terminologia non consenta cos facilmente
di giungere a delle idee chiare e distinte a proposito, si possono almeno offrire, in questa
sede, alcuni punti di riferimento. Partir dalluso filosofico greco (1), latino (2) e italiano (3),
per considerare poi luso teologico cristiano (4), mostrando la difficolt della trasposizione
(a), luso trinitario (b) e infine luso cristologico (c). E con questo non intendo minimamente
essere esaustivo.

1.1 Nel vocabolario filosofico greco


Gi nella cultura greca pre-cristiana, questi termini hanno una storia lunga, travagliata e
complessa. Inoltre, i loro significati sincrociano e sintrecciano a vicenda. Qui potr solo
accennare agli elementi essenziali per capirne il nostro uso teologico.

1.1.1 Ousia
Ousia proviene dalla radice einai = essere. Per Aristotele (Metaph. 1017b22-26), ousia si
pu intendere secondo due sensi principali:
1) lultimo sostrato (hupokeimenon, da hupokeisthai = stare sotto) di una cosa. Si tratta
quindi della sostanza concreta, individuale o sinolo, composto di materia e forma. Esempio:
un qualche uomo o un qualche cavallo (Categ. 5,2a). In questo primo senso, ousia
equivalente al senso originario dhupostasis (= ipostasi);
2) la forma (morph) e la specie (eidos) di una cosa. Esempio: luomo o lanimale
(Categ. 5,2a).
Una sola volta, Aristotele chiama il primo senso prot ousia = ousia prima e il secondo
senso deutera ousia = ousia seconda. Ecco il testo:
Ousia, nel senso pi fondamentale, primo e principale della parola ci che n detto di un soggetto, n
in un soggetto, per esempio un qualche uomo o un qualche cavallo. Ma si chiamano ousiai seconde le
specie, nelle quali sono contenute le ousiai prese nel primo senso, e alle specie bisogna aggiungere i generi di
queste specie: per esempio, un qualche uomo contenuto nella specie che luomo, e il genere di questa
specie lanimale. Si definiscono dunque con il nome di seconde queste ultime ousiai come luomo e
lanimale (Categ. 5,2a 11-18).

In questo secondo senso, ousia si avvicina quindi allessenza di una cosa = ci che fa che
una cosa sia ci che = ci in cui una cosa consiste nella sua realt principale e

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permanente, senza la quale non si tratta pi di questo essere = ci che fa che un ente possa
essere considerato come uomo (= animale razionale) distinguendolo da ogni altro essere
che non uomo.
Per riassumere, ousia pu quindi essere inteso o 1) come sinonimo dipostasi/sostanza, o 2)
come sinonimo di specie o genere.

1.1.2 Hupostasis
Hupostasis proviene da huphistanai = stare sotto. Etimologicamente, hupostasis ha quindi
un significato simile a hupokeimenon. Perci, originariamente, indica la sostanza concreta,
cio equivale allousia prima. Nel medio- e neoplatonismo, hupostasis usato
prevalentemente in un contesto pi teologico che ontologico, come la sostanza che procede
(emanazioni) da unaltra sostanza verso cui si converte. Poco a poco, il termine hupostasis
viene a significare latto concreto del sussistere o la persona in s e per s sussistente (il senso
ontologico della persona).

1.1.3 Phusis
Phusis proviene da phuein che vuol dire generare, nascere e conferisce al termine un
significato originariamente dinamico ed esistenziale. Per Aristotele, pu significare lessenza
delle cose che possiedono in s il principio del movimento (Metaph. 1015a12-15). Col tempo,
il vocabolo diviene sempre pi un sinonimo di essenza.

1.1.4 Prospon
Prospon viene da pros = verso, presso e ps = viso, aspetto. Indica la maschera del teatro,
la faccia, il personaggio, infine la persona nellaspetto pi esteriore della sua manifestazione
(il senso fenomenologico della persona).

1.2 Nel vocabolario filosofico latino


La complessit del campo semantico greco si raddoppia con la sua traduzione latina. In un
primo tempo, come testimoniano vari padri latini, si adott una traduzione letterale ed
etimologica di questi termini. In questa prospettiva, si traduceva:
- ousia per essentia (stessa radice: essere);
- hupo-stasis per sub-stantia (stessa radice: stare sotto);
- phusis per natura (stessa radice phuein = nasci: nascere, generare)

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- prospon per persona (stessa radice greca, tramite letrusco, e stessi significati:
maschera, faccia, personaggio, persona).
Tuttavia, luso latino ha subito unevoluzione progressiva:
- lousia prima stata tradotta substantia;
- lousia seconda stata tradotta species o genus;
- la hupostasis stata tradotta subsistentia,
- la natura diventata sempre pi sinonimo di essentia;
- la persona, definita da Boezio naturae rationalis individua substantia = la sostanza
individuale di natura razionale1, divenuta una determinazione della subsistentia.

1.3 Nel vocabolario filosofico italiano


La terminologia filosofica italiana ha seguito levoluzione del termine latino:
- ousia prima tradotto sostanza;
- ousia seconda tradotto specie o genere;
- hupostasis traslitterato ipostasi o tradotto sussistenza;
- phusis tradotto natura = essenza;
- prospon tradotto persona.

1.4 Nella teologia cristiana


1.4.1 Difficolt della trasposizione
Due fattori almeno hanno reso difficile la trasposizione di questi termini greci nella
teologica cristiana.
1) La storia complessa di queste parole spiega le confusioni che abbiamo incontrato in vari
Concili o autori, sia in teologia trinitaria fino a Costantinopoli I, sia in cristologia fino a
Calcedonia:
- ousia = hupostasis nellanatematismo di Nicea I; vuol dire che il Concilio intendeva
verosimilmente ousia nel senso ousia prima, sinonimo dipostasi;
- natura = persona = ipostasi in alcuni scritti di Cirillo, per cui dice una natura del Verbo
incarnato mentre vuol dire unipostasi o persona;

BOEZIO, De duabus naturis et una persona Christi, cap 3.

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- ipostasi = persona = natura in alcuni scritti di Nestorio e di Cirillo, per cui dicono due
ipostasi o due persone mentre vogliono dire due nature.
2) In Dio, essere, sostanza, essenza e natura sono semplici, concreti e tuttuno. Non
crediamo in una sola divinit o essenza o natura divina (termini astratti), della quale Padre,
Figlio e Spirito Santo sarebbero come tre individui della stessa specie Dio o tre specie
dello stesso genere Dio. Crediamo invece in un solo Dio, Padre onnipotente, termine
concreto, pensato a partire dal Padre, lui stesso fonte e origine di tutta la divinit, fons ipse et
origo est totius divinitatis2 (principio della monarchia del Padre, secondo i Padri sia greci che
latini).

1.4.2 Nella teologia trinitaria


I termini, originariamente confusi, si sono poco a poco specializzati, raggruppati in due
coppie, la prima per significare in Dio lunit, la seconda per indicare in Dio la distinzione:
- ousia e phusis sono stati usati per esprimere ci che comune alle tre persone divine,
cio per significare lunit. Lequivalenza tra ousia e phusis stata affermata nella Lettera
sinodale del 382 che segue Costantinopoli I: la sostanza (ousia) o natura (phusis) e la
divinit (theots); nella lettera di Leone Magno a Giuliano di Cos del 449, DZ 297: nella
divinit della Trinit di una sola e medesima natura con il Padre e con lo Spirito Santo (in
deitate Trinitatis cum Patre e Spiritu Sancto unius eiusdemque naturae); e dal Canone 1 di
Costantinopoli II, dove natura viene persino al primo posto: Chi non confessa che il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo hanno una sola natura (phusis) o sostanza (ousia) [] sia anatema.
- hupostasis e prospon sono stati usati per esprimere ci che proprio a ciascuna delle tre
persone, ossia per indicare il loro modo proprio di sussistere (tropos ts uparxes, secondo
lespressione di Basilio di Cesarea) nellunica sostanza divina, come Padre, Figlio o Spirito
Santo. Lequivalenza tra hupostasis e prospon stata affermata nella Lettera sinodale del
382 che segue Costantinopoli I: in tre perfettissime ipostasi, cio in tre persone perfette e
dal Canone 1 di Costantinopoli II: Chi non confessa [] una sola divinit in tre ipostasi,
cio persone [] sia anatema.
In teologia trinitaria, si quindi imposta la formula: una natura o ousia in tre ipostasi o
persone.
2

Professione di fede del XI Sinodo di Toledo, DZ 525; cfr. AGOSTINO, De Trinitate, IV, 29: la deit a per
principio il Padre, deitatis principium Pater est.

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1.4.3 Nella cristologia


Anche qui, a partire dalla definizione di fede di Calcedonia, i termini si sono specializzati,
raggruppati in due coppie, la prima per significare lunit di Cristo, la seconda per indicare la
distinzione in Cristo, ma in modo rovesciato rispetto alla teologia trinitaria:
- hupostasis e prospon sono stati usati per esprimere lunit del soggetto sussistente o
sostrato ontologico: Ges Cristo, Figlio di Dio, Signore, Verbo incarnato.
- ousia e phusis sono stati usati per indicare la distinzione e dualit nellunico soggetto
sussistente, cio lappartenenza di Ges Cristo alla divinit e allumanit.
In cristologia, si quindi imposta la formula: unipostasi o persona in due nature. Sebbene
linizio della definizione di Calcedonia abbia detto del Figlio incarnato che della stessa
sostanza (ousia) di Dio e della stessa sostanza (ousia) di noi, si evita tuttavia di dire
unipostasi o persona in due ousiai per evitare di far pensare a due ipostasi o sostanze
concrete, e di cadere cos nuovamente nel dualismo cristologico nestoriano.

2 ortodossa la traduzione di homoousios come della stessa natura?


Questione: La traduzione liturgica francese del Simbolo di Nicea-Costantinopoli ha
tradotto homoousios come della stessa natura e non della stessa sostanza, in accordo
con la traduzione liturgica italiana. Questa traduzione francese non potrebbe essere
considerata eterodossa?
Risposta. Bisogna distinguere il livello teologico-dogmatico da quello dellopportunit
pastorale di una scelta di traduzione.

2.1 Punto di vista teologico-dogmatico


La risposta deriva immediatamente da quella data alla questione precedente. Come appena
detto, in teologia trinitaria da Costantinopoli I in poi ousia = sostanza e phusis = natura sono
stati ritenuti equivalenti per indicare lunit divina e questa equivalenza affermata dal
canone 1 di Costantinopoli II. Quindi, affermare una sola natura = affermare una sola
sostanza. Perci, dal punto di vista dogmatico, dire della stessa natura, bench sia una
traduzione meno letterale di homoousios, tanto ortodosso quanto dire della stessa
sostanza, purch luno come laltro sintendano nel senso teologico sopra indicato. Qui, sia
ousia che phusis devono essere compresi nel senso della prot ousia, non della deutera ousia

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(non si tratta n di una specie, n di un genere Dio) e, giacch si tratta di Dio, secondo il
principio dellanalogia.

2.2 Punto di vista pastorale


Invece, si pu legittimamente dibattere sullopportunit di utilizzare in una traduzione
liturgica in lingua vernacolare una parola di uso comune (natura) o una parola che uscita
dalluso comune (sostanza). Ogni scelta ha il suo pregio e comporta il suo rischio.
1) Scegliere una parola delluso comune (natura) ha il vantaggio di rendere il linguaggio
del Simbolo di fede pi accessibile al semplice fedele il quale, a partire dal senso comune che
conosce, potr far leva sullanalogia applicandolo a Dio. Tuttavia si corre il rischio che il
fedele non faccia questa trasposizione analogica e lo applichi a Dio solo secondo il senso
comune.
2) Scegliere una parola uscita dalluso comune (sostanza) ha il vantaggio di attirare
lattenzione del fedele su un termine riservato a Dio, diverso dalluso comune. Tuttavia si
rischia che il vocabolo rimanga semplicemente oscuro e inintelligibile e che la trasposizione
analogica sia impossibile, in mancanza di un punto di riferimento nelluso comune.
3) Una terza opzione, che quella della nuova traduzione del missale inglese, sarebbe stata
di ricorrere alla parola consustanziale, traslitterazione del latino consubstantialis che
traduce il greco homoousios. Purtroppo, oltre ad essere un termine teologico ancora pi
tecnico, questa traduzione latina non la migliore. Difatti, il prefisso con esprime lunione
o la relazione, ma non lidentit che sta indicata nel prefisso greco homo- = lo stesso. La
traduzione della stessa [natura o sostanza] rende meglio e pi fedelmente il senso del
termine niceno.
Valutando in modo diverso, in due contesti differenti, i vantaggi e gli svantaggi delle due
prime possibilit, la traduzione francese ha scelto la prima opzione, litaliana la seconda. Non
mi sembra comunque che questa differenza abbia generato una fede trinitaria diversa tra i
fedeli francesi e quelli italiani.