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KARL RAHNER

DIMENSIONI DELLO SPIRITO


COLLANA DI CLASSICI D E L PENSIERO CRISTIANO MODERNO

DIRETTA DA

VALENTINO GAMBI
PERICOLI
RENATO FERINO
nel cattolicesimo di oggi

35

EDIZIONI PAOLLNE EDIZIONI PAOLLNE


KARL RAHNER
DIMENSIONI DELLO SPIRITO
COLLANA DI CLASSICI D E L PENSIERO CRISTIANO MODERNO

DIRETTA DA

VALENTINO GAMBI PERICOLI


E

RENATO FERINO nel cattolicesimo d i oggi

35

EDIZIONI PAOLLNE EDIZIONI PAOLLNE


Titolo originale del libro
GEFAHREN IM HEUTIGEN KATHOLIZISMUS
Johannes Verlag - Einsiedeln, 1950

PREFAZIONE
Traduzione dal tedesco di E. BALDUCCI

II particolare rischio insito nei pericoli più


gravi sta sempre in questo, che essi non vengono
notati. Così è anche nella Chiesa. Essa è sempre
minacciata dai pericoli, e i più gravi sono sempre
quelli dall'interno: quelli esterni, infatti, divengo-
no minacciosi solo quando e perchè si incontrano
con una debolezza interiore. La promessa che le
porte dell'Inferno non prevarranno contro la Chie-
sa non è la promessa d'una forza e di un'immunità
della Chiesa per noi sempre tangibili, « empiri-
che », ma la promessa della potenza, che è solo di
Dio nella debolezza eternamente minacciata degli
uomini che formano la Chiesa. Quando gli uomini
della Chiesa si sentono sicuri e tranquilli, perchè
alla Chiesa « non può succeder nulla •», allora ap-
pare sempre e subito evidènte che effettivamente
niente succede alla Chiesa, che è nelle mani di Dio,
Imprimatur ma succede agli uomini, che per indolenza o viltà
Alba, 1 Maggio 1951 contavano su ciò. I pericoli della Chiesa sono spesso
Mons. Pasquale Gianolio, Vie. Gen. inosservati : uno spirito del tempo per es., che ovun-
que si insinua spontaneamente, e quindi anche nei
Visto 1515

PROPRIETÀ* R I S E R V A T A - E D I Z I O N I P A O L I N E - A L B A 7
cuori e negli istinti dei buoni cristiani, prima an- che il nemico, combattiamo per la verità di Dio
cora di aver subito il controllo della ragione armata (lo facciamo realmente) e così difendiamo sempre
delle dottrine dogmatiche, uno spirito del tempo anche un poco (senza accorgercene e contro il no-
che, sia pure come un'essenza segreta, è efficace stro volere) il nostro proprio errore, che è di ieri,
anche là dove si protesta contro di esso. (Per esem- contro l'errore di oggi. Sconfitto questo, ci accor-
pio, si combatte contro il razionalismo molto razio- giamo confusi di essere stati servi inutili di Dio.
nalisticamente, poiché, certo, « bisogna combattere Possiamo però consolarci col pensiero che anche
Vavversario con le sue proprie armi »). Tali peri- questa battaglia di piccoli servi e di poveri pecca-
coli possono essere veramente scongiurati soltanto tori nella Chiesa era volontà di Dio, purché almeno
per opera dei Santi e dei Profeti della Chiesa, poi- ci accorgiamo che non già noi salviamo la sua Chie-
ché essi soli vincono, per virtù dello Spirito Santo, sa, ma Lui ci salva in essa.
sempre nuovo e sempre antico, lo spirito di un tem- I tre studi qui riuniti non sono i gridi di un
po nuovo, non i n persuasibilibus humanae sapien- profeta, non hanno la pretesa di denunciare tutti, o
tiae verbis, sed in ostensione spiritus et virtutis. Es- anche soltanto i più importanti pericoli nella Chie-
si scongiurano un tale spirito non già disputando sa di oggi, né di vincere i pericoli estremi e più ve-
contro di esso (benché anche questo sia inevitabile ri con la manifestazione dello Spirito e della poten-
nell'economia della Chiesa), ma portando e testi- za. Sono tre studi apparsi in origine separatamente,
moniando l'antico Spirito Santo della Chiesa in mo- e non si è fatto nemmeno il tentativo di cancellare
do tale, che esso è lo Spirito vivente di domani. le tracce di questa provenienza. Sono saggi di un
(Oh, come sono sempre piccoli e umili e senza pre- professore di teologia, un poco astratti e pedanti,
tese gli inizi, come possono apparire spesso fuori quindi, come è proprio della sua specialità (alme-
moda e antiquati!),. Noialtri, nella lotta contro no al giorno d'oggi). Affrontano il rispettivo tema
questi pericoli, ci serviamo sempre anche delle ar- in maniere diverse: una volta, il pericolo viene e¬
mi dell'umana saggezza, disputiamo, necessaria- saminato sviluppando principi positivi; un'altra
mente, su due fronti, cerchiamo di immunizzarci volta, viene innanzi tutto esposto a posteriori e la
contro certe malattie senza poter uscire fuori dal sua contestazione trattata solo brevemente; la terza
paese in cui queste malattie sono endemiche, com- volta, viene in qualche modo dedotto a priori, e
battiamo con le armi degli avversari, e possiamo non si dice molto di più per combatterlo.
dirci fortunati quando esse non feriscono noi più Tuttavia, sono forse indicati qui tre pericoli,

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strettamente connessi tra loro, siti quali vale la pe-
na di riflettere. Il primo capitolo esamina precisa-
mente la contropartita del pericolo su cui il secon-
do capitolo attira l'attenzione: là, il pericolo che
l'individuo si nasconda dietro la generalità e creda
già compiuto il suo cristianesimo, mentre si limita
CAPITOLO PRIMO
a marciare docilmente e bravamente nella massa
del « popolo della Chiesa»; qui, il pericolo, che
L ' I N D I V I D U O N E L L A CHIESA
nella propria decisione morale ci si senta come un
individuo assolutamente unico e si creda di avere
il diritto di disprezzare il legame con la legge uni-
versale che la Chiesa è e proclama (in quanto legge Chi deve oggi parlare dell'individuo nella
dell'amore e della vera libertà). Il terzo capitolo ap- Chiesa si vede posto dinanzi a un difficile compito.
plica i principi riguardanti il pericolo generale di Si p u ò ancora sperare di poter dire su ciò qualcosa
un falso individualismo al caso particolare della che sia anche « del tutto giusto » : ma si può spe-
dottrina della fede e parla del pericolo che possa rare di dire ciò che è veramente decisivo in que-
diffondersi, in questo campo, un esoterismo il più st'ora presente? Oggi, mentre siamo nella universa-
profondamente contrario all'essenza della fede del- le confusione del conflitto tra un individualismo
la Chiesa e alla sua autorità dottrinale. secolare e un collettivismo che si presenta con la
consapevolezza vittoriosa che l'avvenire gli appar-
tenga, oggi, mentre noi stessi cristiani siamo tanto
divisi interiormente, poiché abbiamo ancora nelle
orecchie i l suono delle nostre proprie parole, con
le quali, a motivo dell'individualismo e del sogget-
tivismo, abbiamo gridato contro l'individuo e i l
suo diritto autonomo, oggi tremiamo dinanzi a un
tempo nuovo, che porta alla tomba questo mondo
da noi così combattuto, e guardiamo indietro con
nostalgia alla nostra felicità, quella che ci era toc-

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cata i n quel mondo che or ora combattevamo come nità. E così avviene che anche la nostra questione
nostro nemico. E tuttavia, mentre occupiamo una partecipa della generale incertezza che domina in
comoda posizione intermedia tra i due mondi e questo campo. I supremi principi, con i loro for-
pronunciamo un polemico « nè — nè » e un sinte- mali « non solo —• ma anche » e « i n parte —- i n
tico « così — come anche », non abbiamo forse la parte », possono essere chiari, anzi lo sono. Questo
torturante sensazione che la nostra ricetta sia mol- fatto è importante e consolante; ma possiamo noi
to teorica? affermare con la stessa chiarezza e sicurezza che l'in-
Non si dica che questa oscurità si riferisce a dividualismo degli u l t i m i secoli — forse già a par-
cose che niente hanno a che fare col nostro tema: tire dal Medioevo — non abbia, salvo restando l'es-
questo non si occupa dell'individuo e della comu- senziale, prodotto i l suo effetto anche nel campo
nità i n generale, ma dell'individuo e della comunità ecclesiale e fra i buoni cristiani fedeli alla Chiesa,
religiosa della Chiesa. Certo, i n questa nostra que- un effetto d'altronde plausibile se non addirittura
stione si p u ò stabilire una più calma conoscenza del legittimo, tenendo conto dell'epoca, ma forse tut-
rapporto teorico che esiste tra l'individuo e la Chie- tavia i n qualche parte superato, forse anche deplo-
sa. Certo, potrebbe per lo meno sembrare che la revole? Possiamo affermare che sappiamo esatta-
difficoltà pratica dell'uomo concreto sia qui soltan- mente che cosa si debba fare per l'equilibrio tra
to unilaterale: la questione dell'individuo religio- l'individuo e l'universale, anche se siamo d'accor-
so e del suo diritto di fronte alla comunità ecclesia- do sui principi teorici? Siamo sicuri che la vita ec-
le, cosicché saremmo ancora i n pieno nello stadio clesiale concreta è stata ed è tale da non infliggere
di un'apologia del sociale di fronte all'individuale. alla pretesa dell'individuo moderno delle costri-
Ma, a guardar meglio, appare tuttavia che l'atmo- zioni che non avevamo i l diritto di imporgli? E fi-
sfera del conflitto generale tra l'individuale e l'u- nalmente: non sperimentiamo, nel presente, un
niversale è quella stessa della nostra particolare fallimento dell'individuo buon cristiano e fedele
questione: se, negli u l t i m i tre secoli, l'individuo alla Chiesa nel dovere d i decisione, che gli è impo-
non voleva saperne della Chiesa, ciò derivava pre- sto come individuo? non lo vediamo vagheggiare
cisamente da quell'atteggiamento fondamentale di ordini della Chiesa i quali, ahimé, o di fatto non
generale individualismo che, dominando l'intera sono stati dati, o non potevano nemmeno essere da-
vita dello spirito, difendeva appassionatamente i l ti, e perciò non dovevano affatto essere eseguiti?
diritto dell'individuo contro le pretese della comu- non siamo i n presenza d i un vile far niente, per-

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ché dall'alto non viene emanato nessun ordine? E nioni teoretiche, nell'audace speranza che anche
ciò non mostra forse che anche nel campo ecclesia- questo sia utile.
le ci troviamo subito di fronte ad una docilità col-
lettivistica e ad una modestia antindividualistica
dell'individuo, che noi, combattendo contro l'in- I. L'INDIVIDUO
dividualismo, non ci attendevamo affatto e che de-
La prima proposizione che deve essere chia-
vono spaventarci? Non v i sono già anche, qua e là,
rita è questa banale verità: l'individuo esiste, e de-
presso uomini credenti e sommamente devoti alla
ve esistere, anche nel campo religioso. Che significa
Chiesa, sintomi di decadenza della religiosità per-
ciò, e perchè è così?
sonale, dell'autoeducazione morale, dell'ascesi, ecc.,
accanto ad una partecipazione estremamente docile
alla vita religiosa della comunità? Non si avverte 1. L'individuo nella prospettiva filosofico-dogma-
forse, perfino all'interno della Chiesa, la necessità tica.
dell'apologia dell'individuo, del suo diritto, e in-
nanzi tutto dei suoi doveri nei confronti di ciò che È impossibile presentare qui una metafisica ed
è semplicemente ecclesiale? Non siamo dunque già, una ontologia dell'individuo, che, del resto, non
anche all'interno della Chiesa, impegnati i n una potrebbero nemmeno essere presentate con la spe-
guerra su due fronti, l'ecclesializzazione dell'indi- ranza d i un consenso generale. Da quando esiste,
viduale e l'individualizzazione dell'ecclesiale? La infatti, una philosophia perennis, essa è discorde
situazione, dunque, non è forse qui così confusa e su tale questione. Si p u ò soltanto accennare a qual-
difficile come nell'abito della realtà profana, tal- che cosa, formulata i n maniera così indeterminata
mente dominata dalla guerra tra l'individuo e la e così anteriore ad una esatta riflessione e sistema-
comunità? D i che specie è qui, nei confronti delle tica filosofica, da potere —- pur denunziando an-
norme eterne, l'imperativo del presente? cora la sua provenienza tomistica —, i n tale for-
I l capitolo seguente non pretende di dare la mulazione, essere sentita come accettabile e soste-
risposta definitiva a tale questione. I l suo tema e la nibile i n ogni filosofia cristiana.
sua intenzione sono più modesti. Esso rimane nel L'« individualità » è un concetto fluido; non
campo teorico, astratto e generale: enuncia delle un concetto che potrebbe rappresentare, nei con-
verità teoretiche, e a volte anche soltanto delle opi- fronti del collettivo, u n contrario autentico ed e-

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sclusivo, ma piuttosto un concetto correlativo del due estremi: a un estremo, l'essere sordamente iso-
collettivo, che insieme a questo suo correlativo si lato, che paga i l prezzo del suo sussistere col più
arricchisce e si impoverisce. T u t t i gli errori in rigido imprigionamento in sè, implicante l'esclu-
questo campo provengono, in definitiva, dal tra- sione d i tutti gli altri esseri, e che, quando esce fuo-
scurare i l carattere analogico e correlativo di questo r i d i sè per agire, perde anche la sua azione e ne
concetto. Contrari che si combattono e si escludo- fa una semplice realtà dell'altro, che la riceve; al-
no hanno origine solo quando un certo grado del- l'altro estremo, quel sublime essere in sè, insostitui-
l'individualità si pone come assoluto e, correlati- bile, che i l supremo mistero della nostra fede ci
vamente, si contrappone a un grado del collettivo insegna, quella individualità che, nella sua insosti-
che appartiene a tutt'altro livello dell'essere. Se tuibilità e unicità, non esclude niente della pienezza
dunque, per esempio, l'individualità sul piano spi- di tutto l'essere, ma include ogni realtà, nella qua-
rituale e personale vuole elevarsi a ideale assoluto le i l più alto grado di sussistenza è, non già limite
dell'individualità ad ogni livello dell'essere e de- che esclude, ma pienezza che tutto contiene, che si
terminare relativamente a sè che cosa ha ancora i l dà interamente e proprio così si possiede nella ma-
diritto di sussistere i n fatto di comunità sul piano niera p i ù intima, nella quale la suprema indivi-
sociale — che è i l concetto correlativo dell'indivi- dualità e la più perfetta comunità non si oppon-
dualità sul piano materiale — allora nasce l'indivi- gono, ma sono la stessa cosa.
dualismo. Ovvero, se l'individualità viene intesa T r a questi due punti estremi dell'individua-
dal punto d i vista materiale e biologico (dato che es- lità, dei quali l'uno indica la « morte » della ma-
sa esiste anche su questo piano), ma poi viene po- teria inanimata, l'altro la T r i n i t à personale del-
sta come assoluto, e perciò come concetto norma- l'infinita divina realtà vivente, sta l'uomo. A l u i
tivo, correlativo della comunità nell'ordine spiri- è imposto d i radicarsi nell'isolamento della mate-
tuale e personale, e questa viene determinata e giu- ria che particolarizza, in cui non v i è nè vera co-
dicata i n conseguenza, allora nasce i l collettivismo. munità, nè vera individualità, perchè al livello
« Individualità » non significa affatto sempre la della materia l'individualità è identità e la co-
stessa cosa; ciò che fa di un essere un individuo, un m u n i t à è somma inanimata degli individui erme-
essere che esiste per sè, insostituibile, non è affatto ticamente chiusi i n sè; al tempo stesso, gli è im-
sempre la stessa cosa. I l senso dell'« individualità » posto di penetrare, attraverso l'individualità libe-
come concetto interiormente variabile oscilla tra ratrice della personalità spirituale, fino alla par-
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2. - Pericoli nel Cattolicesimo..,
tecipazione vitale a quella vita trinitaria ove si rea- ci, perchè, nonostante, anzi, appunto nella, e a
lizza la più alta comunità e la più- radicale indivi- causa della sua unicità e insostituibilità persona-
dualità: la vita del Padre, del Figlio e dello Spi- le e spirituale, egli è aperto alla infinità del rea-
rito. E poiché l'uomo è corpo e spirito e grazia, le i n conoscenza e amore. I n tale apertura d i co-
ed è tutto ciò anche nella sua individualità, nè i l noscenza e d i amore che tutto ammette — dun-
suo essere nè quello della sua individualità si la- que, anche l'altro i n quanto altro — egli può, pur
sciano ricondurre ad una tranquilla formula sta- senza uscire dalla sua individualità, divenire tut-
tica. L'individualità dell'uomo, considerata i n se to; e, inversamente, egli diviene questo tutto so-
stessa, attraverso tutti i gradi dell'essere porta i n lo quando, e nella misura i n cui, diviene spiri-
sè stessa tutta la proteiforme mutevolezza del con- tuale e personale, cioè precisamente l'individuo
cetto di individualità i n generale. sempre unico.
L'uomo è materialmente individuo, cioè, è L'uomo è, inoltre, figlio di Dio. Cioè, se pos-
uno dei tanti individui simili a lui, individuo del- siamo introdurre qui, i n questa ontologia dell'in-
la limitazione, individuo che, propriamente, è ciò dividualità come concetto analogico, anche dei da-
che deve essere, soltanto insieme agli altri che t i teologici: egli è tanto stimato da Dio, creato-
non sono l u i : /'uomo. Egli è talmente individua- re i n quanto individuo supremo, da essere intro-
lizzato che soltanto l'umanità p u ò essere l'uomo; dotto come un altro T u nella comunità della su-
egli è individuo sempre aperto ai molti, numero prema individualità, da divenire, per grazia, i l T u
fra i numeri, così comune da essere volgare e, poi- filiale e amato del Padre e del Figlio unigenito, da
ché è soltanto un numero volgare fra molti, simi- conoscere col Figlio i l Padre come Padre, da strin-
le, indifferente, e perciò solitario. gere i n amoroso abbraccio i l Padre e i l Figlio con
. Ma l'uomo è, al tempo stesso, personalità spi- lo Spirito del Padre e del Figlio, ricevendo così
rituale. Cioè: egli è più che un individuo, che è una individualità i n grazia e i n gloria, che è la
i l caso particolare d i una legge; è p i ù che l'indi- partecipazione soprannaturale alla individualità
vidualizzazione d i un individuo e d i u n omogeneo. trinitaria. I n altri termini: l'individualità (l'« u¬
Egli è realmente individuo autentico, un essere num » della Scolastica) è un concetto trascenden-
realmente unico, insostituibile, che quando, come tale; esso dunque è posto insieme col concetto del-
tale, avanza verso g l i altri, non forma una socie- l'« Essere » e partecipa quindi del suo carattere a¬
tà d i uguali, ma una comunità d i diversi, d i uni- nalogico. Se dunque l'individualità d i u n essere

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si determina come concetto analogico secondo la caso particolare. E lo stesso vale per ogni forma di
potenza di essere dell'essere considerato, la poten- coesistenza di esseri molteplici, che è coordinata,
za di essere dell'uomo che ha ricevuto i l dono del- rispettivamente, a questi tre gradi dell'individua-
la grazia e della beatitudine p u ò essere adeguata- lità: società, che corrisponde alla individualità ma-
mente determinata solo attraverso la grazia increa- teriale biologica; comunità, che è coordinata, come
ta, cioè attraverso la comunicazione, di grazia ma correlativo, alla individualità spirituale personale;
reale, del Dio trinitario in quanto tale, nella sua unità in Cristo (come possiamo dire basandoci su
propria realtà, all'uomo; allora, l'individualità su- Gal. 3, 28), che è i l correlativo della individualità
prema dell'uomo (quella che gli dà la determina- teologica. Ciascuno di questi tre gradi porta sempre
zione ultima) è tale che al suo principio interior- in sè i segni che gli vengono dalla sua relazione con
mente determinante appartiene l'individualità gli altri (verso l'alto e verso i l basso). Perciò, per
trinitaria delle tre Persone divine. Egli partecipa esempio, la società non è gregge, ma, benché onto-
per grazia alla inesprimibile individualità di Dio, logicamente situata nel campo della individualità
che è la perfetta comunità consistente nella iden- materiale e biologica e della molteplicità numeri-
tità della realtà posseduta. ca, p u ò tuttavia essere realizzata soltanto attraver-
Queste affermazioni triplicemente graduate so l'azione spirituale e personale dell'uomo. La co-
sull'individualità dell'uomo devono tuttavia essere munità spirituale e personale degli uomini non è
vedute i n quella reciproca appartenenza eé uni- davvero un'angelica « gerarchia celeste », ma ha bi-
tà che ha i l suo fondamento nell'unità della real- sogno, per essere se stessa, del mezzo, che appar-
tà umana. Ciascuna d i quelle affermazioni è vera tiene al campo materiale e biologico e perciò an-
solo se viene enunciata e intesa nell'unità con le che, i n parte, alla società.
altre. Ciascuno d i questi tre gradi di realtà e d i Se individualità e appartenenza ai molti
unità si realizza, a causa dell'unità dell'essere u¬ non sono concetti contrari, ma complementari, al-
mano, solo nella reciproca comunione e nel con- lora i l vero problema non è sapere se l'uomo è
certo di tutti e tre; ciascuno porta nell'uomo i l individuo o membro d i una molteplicità, nè con-
segno degli altri. L'uomo è caso particolare della siste propriamente nel fatto che l'individualità u¬
specie anche quando attualizza la personalità spi- mana stessa, e quindi anche la sua appartenenza
rituale, ed è personalità spirituale solo in consi- come membro ad una moltitudine, sono dei con-
derazione della sua appartenenza alla specie come cetti dai molteplici gradi e che rientrano sotto

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questi gradi solo analogicamente. La vera proble- volta sola i n questo tempo unico, limitato da
matica consiste piuttosto nel preciso equilibrio e un autentico principio e da un'autentica fine in-
nella reciproca relazione tra l'individualità d i un teriore, realizza la sua eterna validità. Nel cristia-
grado e la molteplicità di u n altro grado della real- nesimo ciascuno p u ò chiamare l'unico infinito Dio
tà umana strutturata per piani diversi. Che cosa si i l « suo » Dio, che chiama ciascuno per nome,
intende con ciò apparirà i n Un caso concreto, quan- che, nonostante la sua infinità, agisce i n maniera
do parleremo del rapporto tra la Chiesa come so- libera, unica, imprevedibile, che, i n definitiva e
cietà e l'individuo come essere spirituale, perso- in ciò che è decisivo, non agisce secondo norme
nale e dotato di grazia. universali, ma concede a ciascuna sua creatura, i n
quel dialogo sempre unico che noi chiamiamo
elezione di grazia, un amore assolutamente unico,
2. L'individuo considerato dal punto di vista reli-
gioso. valido solo per ogni individuo : a cui ciascuno nel-
la sua cella chiusa deve innalzare preghiere co-
I l cristianesimo conosce l'individuo nel suo me al suo Dio; che si comunica a ciascun uomo
atteggiamento religioso, anzi lo ha per primo ve- con assoluta immediatezza nella grazia, nonostan-
ramente scoperto. Solo i l cristianesimo, infatti, co- te, o meglio a causa della mediazione di ogni gra-
nosce questa verità: che serve all'uomo, se con- zia attraverso i l Cristo mediatore e la sua Chiesa,
quista tutto i l mondo, ma patisce danno nella sua i l cui senso è appunto questo, di rendere possibile
anima? L'antica metafisica classica considerava l'accesso immediato di ciascun individuo a Dio,
propriamente valido ed eterno solo l'universale e e non d i porsi come « mediazione » nel senso caro
l'eternamente identico, e valutava tutto ciò che è ai neoplatonici e all'Areopagita che ponevano tra
individuale solo come limitazione dell'essere uni- l'anima e Dio una serie di gradi. Quando S. Paolo
versale e perciò anche g l i dèi, laddove i l paga- dice : « Egli m i ha amato e ha dato se stesso per
nesimo l i pensò più profondamente, poteva ve- me », quando Pascal fa dire al Signore: « Ho ver-
derli solo come immagini cieche d i norme univer- sato quella goccia d i sangue per te », quando i l
sali e quindi, i n ultima analisi, soggetti alla 8 \ X Y ) motivo dominante di Newman è : « Dio e me stes-
e all' sl(Jia(;[jiv7) impersonali. I l cristianesimo inve- so », questa comune certezza cristiana ha per og-
ce conosce l'individuo, che ha, i n quanto tale, getto l'individuo e i l suo eterno significato.
un destino unico, eternamente valido, che una

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3. L'individuo dal punto di vista dell'etica e della viduale che tocca l'individuo, obbligandolo, in
teologia morale. quanto unicamente sua, e che tuttavia non p u ò es-
sere considerata come semplice caso particolare, co-
Se la struttura ontologica di un essere è la me semplice applicazione individuale di un uni-
norma obiettiva prestabilita del suo agire, appar- versale, dedotta dalle norme universali della mora-
tiene allora anche al dovere morale dell'uomo es- lità. Esiste dunque una sfera « privata » della vi-
sere e divenire, con libera decisione, quell'indivi- ta morale e religiosa, di cui non solo di fatto non si
duo che egli è. Se dunque l'uomo, come essere spi- curano la legalità universale e i corrispondenti or-
rituale e personale e costituito in immediata comu- gani legislativi e d i controllo, ma che è fondamen-
nità d'amore col Dio trinitario, è realmente indi- talmente inaccessibile ad una tale legalità e ai suoi
viduo anche nel senso che a l u i appartiene una ori- organi. Non perciò questa sfera privata è minima-
ginalità assolutamente unica, insostituibile, e non mente la sfera dell'arbitrio privato e della licen-
mai un caso particolare di una regola generale, e za. Essa è chiaramente soggetta al santo volere di
se questa unicità spirituale e personale, benché Dio che la rende obbligante, a quel volere, appun-
non afferrabile attraverso norme, leggi e regole ge- to, che vuole precisamente la insostituibile ed uni-
nerali, è tuttavia sottoposta, come ogni altro esse- ca originalità dell'uomo individuale. Questa ori-
re, alla volontà d i Dio che la obbliga — volontà ginalità che non è soltanto un fatto, ma anche un
che qui non va dal generale al particolare come principio che l'uomo deve realizzare liberamente,
caso del generale, ma immediatamente dall'Io d i e perciò non p u ò essere oggetto soltanto del volere
Dio al T u sempre unico dell'uomo — allora v i è di Dio i n quanto creatore, ma p u ò essere e, come
una sfera individuale della morale e della religio- vera realtà esistenziale, deve essere anche oggetto
ne, una sfera di doveri e di compiti morali e reli- della sua volontà i n quanto principio d i obbliga-
giosi, che, senza potersi porre i n contraddizione zione morale. V i è perciò nell'uomo anche un orga-
con le leggi generali della moralità, tuttavia le tra- no che riconosce questa moralità individuale come
scende, e non p u ò essere raggiunta da norme for- norma obbligatoria. Se lo chiamiamo coscienza, al-
mulabili i n termini generali. Certo, non p u ò e lora dobbiamo distinguere tra due funzioni della
non deve esserci un'etica individuale, i n cui l'indi- coscienza : quella che trasmette alla conoscenza sog-
viduo e i l suo diritto si erigano contro le norme gettiva dell'uomo le norme generali dell'etica e del-
universali della moralità; ma v i è una morale indi- la teologia morale e le applica al suo caso, e quella

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attraverso la quale l'individuo ode la chiamata sem- II. L'INDIVIDUO N E L L A CHIESA
pre unica di Dio diretta a l u i solo, non mai intera-
mente derivabile da norme generali. Deve perciò 1. La Chiesa.
esservi una « tecnica », o meglio una' T S ^ V Y ] , Se vogliamo determinare più precisamente
un'arte nel senso degli antichi, di percepire questi i l rapporto di questo individuo con la Chiesa, bi-
imperativi dell'etica strettamente individuale, ed sogna innanzi tutto dire qualcosa sull'essenza del-
essa deve essere chiaramente distinta dalla « teo- la Chiesa, i n quanto ciò importa per i l nostro pro-
ria », dalla ÈTtKJTYjjxv], dalla filosofia e teologia mo- blema. La Chiesa è la comunità interiore dei reden-
rale che prescrivono norme universalmente valide. ti, u n i t i nel Cristo Gesù, ed è, al tempo stesso, una
E, se cerchiamo per essa un nome tradizionale, do- società visibile, giuridicamente organizzata e istitui-
vrebbe chiamarsi così : l'arte carismatica del « di- ta. Le due realtà della Chiesa non devono essere né
scernimento degli spiriti ». Nozione, questa, che separate né identificate. Se noi vedessimo nella
negli ultimi secoli è stata per lo più mal compresa, Chiesa solo l'unione di grazia — metempirica —
poiché i l « discernimento » è stato, espressamente dei redenti, allora arriveremmo al concetto eretica
o con implicita evidenza, limitato alla capacità del- di una Chiesa soltanto invisibile di predestinati;
l'applicazione casistica delle norme teoretiche al ca- se vedessimo i n essa solo la società giuridicamente
so particolare. Invece, nella sua sostanza autentica, organizzata, l'« istituto della salvezza», questo sa-
esso è qualcosa d i totalmente diverso, è la capacità rebbe un nestorianesimo ecclesiologico, per dirla
d i intendere la chiamata unica d i Dio all'individuo con Leone X I I I , un naturalismo ecclesiologico, co-
unico i n quanto tale, nella confusione polifona dei me dice Pio X I I . Ma tanto queste due realtà appar-
diversi impulsi che assediano l'uomo, g l i « spiri- tengono all'intero essere dell'unica Chiesa, tanto
t i ». La conclusione che deriva da tutto quel che si l'una è, i n qualunque modo, l'aspetto visibile, sa-
è detto apparirà subito, non appena ci porremo la cramentale e simbolico dell'altra, altrettanto tut-
questione del rapporto tra l'individuo così determi- tavia esse, non coincidono adeguatamente e non
nato e la Chiesa. possono essere strettamente concepite come due
aspetti di un'unica e medesima cosa, che possano
andare sempre soltanto insieme. Poiché — per ci-
tare solo qualcosa di assolutamente incontestabile
— qualcuno, i n determinate circostanze, p u ò ap-

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partenere alla comunità di grazia dei redenti nel, Dopo quanto si è già detto, l'autentica pro-
Cristo, senza essere membro della Chiesa visibile, blematica relativa all'individuo e alla Chiesa p u ò
giuridicamente organizzata, i n quanto tale. E — i l ora consistere solo nel rapporto tra l'uomo come in-
caso è addirittura un dogma incontestabile — qual- dividuo spirituale e personale e la Chiesa come
cuno p u ò essere apparentemente membro della so- società giuridicamente organizzata. D i questo do-
cietà visibile della Chiesa, eppure essere separato, vremo parlare, d'ora i n poi. Che ciò che v i è nel-
a causa del peccato mortale, dalla comunità d i gra- l'uomo di più personale, di più unico e di più in-
zia di tutti nel Cristo, e ciò fino al rifiuto (solamen- sostituibile non sia un aspetto di un individuali-
te) interiore della fede. Così, comunità di grazia e smo disgregatore, ma parte viva di quella grande
società giuridica, nonostante tutta la loro recipro- comunità di innumerevoli persone spirituali uni-
ca coordinazione e comune appartenenza al con- che e parte viva dell'unità di grazia nel Cristo, que-
cetto pieno della Chiesa, sono realtà diverse; ciò sto è evidente, dopo quanto si è già detto, e non
deriva dal fatto che esse si collocano su piani socio- intendiamo ulteriormente accentuarlo. Ouando
logici del tutto differenti e sono formate in manie- dunque i n seguito parleremo della Chiesa, inten-
ra diversa l'una dall'altra. Perciò anche i l rapporto deremo parlare sempre e soltanto della Chiesa co-
tra l'individuo e la comunità o la società della me ordinamento giuridico e gerarchico, della Chie-
Chiesa deve essere determinato i n maniera intera- sa che, attraverso leggi, comandamenti, prescrizioni
mente diversa. generali ecc. guida e sorregge l'uomo nella sua at-
La Chiesa come comunità di grazia si colloca tività d i salvezza. Quando parliamo di individuo,
sul piano della individualità spirituale e persona- intendiamo parlare dell'uomo non già come caso
le, elevata dalla grazia, come suo concetto correla- isolato della specie uomo, ma nella sua individua-
tivo; la Chiesa come società giuridicamente costi- lità sovraspecifica, come persona spirituale assolu-
tuita appartiene come correlativo dell'individuo, tamente unica.
in quanto questo infine, per la sua parte materiale
e biologica, è membro univoco di una molteplici-
2. L'individuo nella Chiesa.
tà di esseri simili, e, perciò, p u ò e deve essere onto-
logicamente e moralmente soggetto d i semplici leg- Dopo quanto si è detto, i l principio essenziale
gi, di un'autorità esercitantesi dall'esterno, di- di cui q u i si tratta è ora, si p u ò sperare, chiarito : v i
un'influenza coattiva, ecc. è i n ogni uomo una zona personale, una originali-

28. 29
tà elevata dalla grazia, e quindi anche una sfera autorità sociale e del suo governo, che sono lascia-
del privato (come anche possiamo, forse, chiamar- te all'individuo, benché siano in sè accessibili ad
la), che nel suo fondo non è, direttamente i n quan- una regolamentazione sociale, anche se ciò fosse
to tale, toccata dalla Chiesa, e non p u ò nè deve tecnicamente difficile fino alla impossibilità prati-
essere toccata. Non che questa sfera non sia anch'es- ca. Ma questo costituisce una sfera del « privato
sa cristiana, cioè conforme al Cristo e informata del basso », come forse potremmo dire. Questa non
dalla grazia. A l contrario; Non che questa sfera deve essere confusa con la sfera del « privato del-
sia una sfera dell'arbitrio privato e della libertà l'alto o dell'interno », che fondamentalmente ed
dalla legge morale emanante da Dio, non che su essenzialmente non è toccata direttamente dalla
questa sfera non possano essere formulate anche organizzazione sociale della Chiesa. Non v i è, per
leggi formali, così come, d'altra parte, possono (e esempio, nessuna regola su quanto incenso debba
purtroppo anche devono) essere enunciate proposi- essere posto nel turibolo; non vi è nessuna regola
zioni generali, formali e analogiche su ogni origi- su che cosa l'individuo debba dire al suo Dio nella
nalità unica (fino alle tre Persone divine, che noi sua cella. Ma questa mancanza di una legge è, nei
«addizioniamo»). Non che la Chiesa i n quanto due casi, di natura specificamente diversa. I l termi-
legge e diritto non possa toccare l'uomo, attraver- ne « sfera » deve essere messo al riparo dai malin-
so l'unità del suo essere e la conseguente interpe- tesi anche sotto un altro punto di vista: poiché si
netrazione dei suoi gradi d i essere, i n modo tale da tratta, nella nostra analisi ontologica, di gradi me-
toccare indirettamente anche la sua originalità spi- tafisici d i essere dell'uomo, che i n quanto tali si
rituale e personale, la sua « sfera privata ». Ma v i distinguono concettualmente, non realmente (ben-
è una sfera dell'autenticamente privato all'interno ché abbiano i n parte i l loro fondamento anche
della Chiesa, nel senso che essa come tale, nella nella distinzione reale di corpo e anima), la sfera
sua materiale concretezza, non è direttamente toc- privata, naturalmente, non è, i n sé, necessariamen-
cata dalla Chiesa come società promulgatrice d i te, un campo chiaramente e realmente delimitabile
leggi. Questa sfera del privato è, come si è detto, (più o meno i l campo degli « atti puramente in-
qualcosa di natura fondamentale, essenziale. I n teriori »), che fin dall'inizio sarebbe distinto mate-
ogni società organizzata v i sono cose, maniere d i rialmente e positivamente, i n maniera tangibile,
agire dei suoi membri, ecc., che di fatto, a causa dalla sfera del sociale nell'uomo. Ma, poiché l'uomo
della loro insignificanza, non sono oggetto della è anche una originalità spirituale e personale san-

30 31
tifìcata dalla grazia, deve essergli concessa, anche ancor più da vicino, con qualche citazione di fat-
nel campo dell'agire umano totale, una sfera del t i concreti, di dargli un contenuto positivo e una
privato come spazio della sua concreta attualizza- intuitività e mettere così i n luce i l suo significato
zione e della sua possibilità di manifestarsi. I n pratico, pastorale.
altre parole: poiché l'uomo ha nel suo essere mol- I n primo luogo, qualche citazione indicante
teplici componenti essenziali d i ordine metafisico, che la Chiesa conosce e rispetta i l principio cita-
che devono venire alla manifestazione e alla realiz- to. La Chiesa, per esempio, i n verità si attribuisce
zazione, nel campo del suo agire, che è sempre uno, una sovranità giuridica, e persino penale, sugli in-
unitario e totale, i principi dell'agire corrispon- dividui: ma essa non si è mai arrogata i l diritto
denti a queste componenti essenziali, e i loro or- di giudicare definitivamente l'ultima condizione
gani, devono reciprocamente, e per quanto è pos- morale dell'uomo dinanzi a Dio. Ciò viene, eviden-
sibile, farsi posto per potere esprimersi tutti. Non temente, non solo dal fatto che la cosa sarebbe pra-
ci si p u ò dunque attendere che determinate azio- ticamente difficile, ma da una questione di princi-
n i concrete dell'uomo, che sono sempre di tutto pio : non v i è nella Chiesa nessun « giudizio uma-
l'uomo, possano essere fissate; dal che dovrebbe no » con cui l'uomo potrebbe essere giudicato de-
essere chiaro, a priori, che esse non possono essere finitivamente (I Cor., 4, 5). V i è nella teologia mo-
toccate da una regolamentazione della Chiesa co- rale la celebre e fino ad oggi non risolta controver-
me società. E tuttavia è giusto i l principio che de- sia, se la Chiesa come tale possa direttamente co-
vono esservi azioni nelle quali si manifesti concre- mandare atti interiori. Comunque sia decisa anche
tamente i l fatto essenziale della originalità spiri- in via d i principio — per noi, dopo quel che si è
tuale vivificata dalla grazia e dell'autolimitazione detto, ciò è i n sè indifferente —, essa mostra i n
della Chiesa come società. Perciò possono e deb- ogni caso che nella teologia morale è vivo i l sen-
bono esservi azioni che devono divenire l'espres- timento instintivo che non è comunque affatto evi-
sione dell'originalità personale cristiana, benché dente che la Chiesa possa avere la pretesa a u n di-
esse, i n sé, siano anche accessibili ad una regola- ritto di regolare e comandare i n ogni dimensione e
mentazione ecclesiastica. Come si è detto: se le aspetto dell'uomo. Si potrebbe inoltre pensare al
spiegazioni date fino ad ora erano giuste, la prova fatto che la Chiesa si rifiuta i l diritto d i agire, con
fondamentale di questo principio è già i n sé ac- la costrizione, sui non battezzati nel guidarli al bat-
quisita. Si tratta dunque soltanto d i verificarlo tesimo e all'adozione della fede, e domandarsi qua-

32 33
3. - Pericoli nel Cattolicesimo..,
l i conseguenze fondamentali dovrebbero derivarne abbia i l diritto di esercitare uno statalismo e collet-
nella sua condotta verso i battezzati. La differenza tivismo professionale ecclesiale obbligatorio, che d i
tra queste due classi, infatti, non è certo tale che per sè assegni a ciascuno la propria funzione eccle-
non sia assolutamente possibile trarre da ciò alcu- siale obbligatoria, per esempio quella del sacer-
na conclusione per la posizione dei battezzati r i - dozio, dell'ausiliario parrocchiale, di consigliere ec-
spetto alla Chiesa, dal momento che la Chiesa di- clesiastico? o che ogni e ciascuna vita di preghiera
rige senza dubbio anche ai non battezzati un ap- debba essere concretamente regolata, per misura e
pello che obbliga nel nome d i Dio. Dobbiamo in- contenuto, dalla Chiesa, anche se questa ne avesse
fine accennare al fatto seguente: una grande parte la possibilità? Porre queste e simili domande si-
della vita cristiana dei fedeli si svolge innanzi tut- gnifica però già, di sicuro, rispondervi negativa-
to, per lo meno di fatto, al d i fuori della vita pro- mente, secondo una istintiva coscienza religiosa.
priamente ufficiale e giuridica della Chiesa e della Ma significa anche: deve esservi nella Chiesa una
sua regolamentazione. V i è, per lo meno di fatto, zona privata, che fondamentalmente e essenzial-
una vita religiosa privata: quello che i l cristiano mente non p u ò essere rivendicata e messa i n atto
pensa, legge, e come prega, quale vocazione reli- dalla Chiesa come società. Non si dica che con ciò
giosa sceglie, quale via verso la perfezione cristia- si batte solo su un principio mai contestato. Siamo
na intraprende, ecc., è affidato al suo giudizio per- proprio sicuri di non dimenticarcene mai nell'a-
sonale. gire pratico, finché esso non è anche teoricamente
Per i l cristiano i n generale l'estensione dei suoi messo i n rilievo con sufficiente chiarezza?
doveri religiosi di socialità ecclesiale è molto mode- Ma eccoci, finalmente, al nostro compito vero
sta : messa domenicale, digiuni prescritti dalla Chie- e proprio: al tentativo di dare al principio astratto
sa, obbligo pasquale, ecc. E' questa soltanto una contenuto positivo e intuitività e mostrare così
situazione d i fatto? Si manifesta q u i soltanto la i l suo significato pratico pastorale.
« sfera del privato del basso », come abbiamo prima
chiamata? Ovvero si manifesta una situazione fon-
IH. CONSEGUENZE E APPLICAZIONI
damentale, cioè che anche nel campo religioso deve
esservi una tale autentica e originaria sfera del pri-
Se consideriamo la sfera religiosa privata come
vato dell'alto? Senza dubbio è quest'ultima l'ipo-
i l campo concreto i n cui deve dispiegarsi e manife-
tesi vera. O si potrebbe, forse, pensare che la Chiesa
starsi l'originalità spirituale personale, nonché so-
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35
prannaturale, dell'uomo, allora appare da sè di è semplicemente una constatazione negativa nei
che cosa dobbiamo tener conto quando parliamo confronti della Chiesa. Quando diciamo : la Chiesa
dell'individuo nella Chiesa. non p u ò e non vuole, come lascia intendere la leg-
genda del Grande Inquisitore di Dostojevskij, to-
1. Nella misura i n cui l'individuo ha una o¬ gliere all'individuo i l peso e i l compito del suo do-
riginalità spirituale e personale, gli spetta anche ver essere individuo, ciò importa quindi un im-
il diritto e il dovere di una decisione che, nel suo perativo per l'individuo; i l quale, dunque, non ha
contenuto concreto, non p u ò essere regolata diret- i l diritto di nascondersi sempre e dappertutto die-
tamente dalla Chiesa. Abbiamo già parlato del si- tro a consegne ecclesiastiche. Egli non è sempre e
gnificato e del dovere d i un'etica individuale, d i \ dappertutto sicuro nella sua coscienza, solo perchè
una funzione individuale della coscienza, di una tali consegne non esistono. Non è già senz'altro giu-
funzione attraverso la quale l'individuo non è sot- stificato dinanzi a Dio quando lo è dinanzi alle leggi
toposto all'universale, ma egli stesso viene preso co- esprimibili i n concetti umani astratti. Egli deve,
me tale nella sua autentica individualità, irriduci- di là dai comandamenti proclamati dalla Chiesa,
bile a quella d i un semplice caso particolare, nella ancora domandarsi: Signore, che vuoi T u che io
misura i n cui questa significa un compito ed una faccia? Deve sapere che la teologia e la casistica mo-
possibilità morale. Bisogna poi ancora aggiungere rale, benché entrambe così necessarie, non possono
espressamente che quest'etica individuale non può sostituire i l dono del discernimento degli spiriti
essere direttamente regolata dalla Chiesa. I n ve- nel senso sopra indicato; v i deve essere in l u i e per
rità, la Chiesa può predicare un'etica individuale di l u i una vita religiosa fondamentale privata, della
carattere formale: divieni ciò che sei; compi la preghiera, della decisione morale. Colui che si ser-
volontà di Dio che è posta nella tua situazione in- ve della comunità ecclesiale liturgica come di una
dividuale, ecc.; ma quale sia i n concreto la legge se- evasione da se stesso, è un collettivista ecclesiale, ap-
condo la quale io sia precisamente chiamato in partiene a quei candidi uomini del gregge dipinti
ciascun caso, essa non p u ò dirmelo. La Chiesa dice nel « Grande Inquisitore », che si credono salvi
naturalmente : sii individuo dinanzi a Dio. Ma non quando sono liberati da se stessi — invece che a se
p u ò dire all'uomo precisamente — e q u i tutto di- stessi — per i l fatto che la Chiesa toglie loro i l peso
pende dalla precisione — che cosa egli è e che cosa dell'iniziativa e della decisione.
deve fare per essere questo individuo. Questa non l Se noi siamo oggi sotto i l segno del collettivi-

36 37
smo, i l pericolo vero non è tanto i l collettivismo che i l laico doveva ormai uscir di tutela. Se con
imposto dall'esterno, ma i l collettivismo interiore, ciò si intendeva che l'individualista debba poter
la stanchezza e la viltà dei cuori che si lasciano vo- fare ciò che g l i piace, se con questo si brandiva
lentieri alleggerire della decisione. Quando, a vol- un risentimento contro molte norme — troppo
te, constatiamo con sorpresa una grande docilità concretamente formulate — della legge morale di-
degli uomini verso la Chiesa, le sue prescrizioni, vina ed ecclesiastica, se con questo slogan ci si vo-
la direzione del prete, del direttore spirituale dei leva sottrarre ad una incomoda chiarezza e uni-
giovani, ecc., almeno fra g l i uomini che vivono so- vocità della casistica morale, anche quando questa
ciologicamente ancora nel campo della Chiesa, non era molto chiaramente e inequivocabilmente pos-
dovremmo così facilmente rallegrarcene; ciò p u ò sibile, allora tutto ciò era arbitrio e disordine.
anche significare un collettivismo dei cuori, una Quando norme universali sono possibili, non si
docilità che non è forza credente e convinzione v i - può invocare contro di esse la coscienza individua-
vente personalmente scelta, ma debolezza del cuo- le. Quando una prescrizione medica d'aborto o
re che, abbattuto e disperato, si lascia trascinare l'abuso del matrimonio possono essere universal-
da qualsiasi altro; i n questo caso, accidentalmente, mente riconosciuti come moralmente illeciti e so-
dal prete, perchè, per ragioni molto sociologiche no dichiarati illeciti dalla Chiesa, non v i è, i n con-
(per esempio, tradizione familiare, risentimento trario, alcun appello alla coscienza individuale, fin-
politico, ecc.) questi, per caso, gli è più vicino. ché con questo si intende una coscienza oggettiva-
Ma possono essere realmente conquistati a Dio mente giusta; è giusto che quelle norme universali
solo cuori valorosi. Per esempio, i l sensibile venir siano d i continuo ripetute all'individuo, affinchè
meno del ringraziamento individuale dopo la co- egli v i si attenga esattamente. Ma all'interno di ciò
munione non è forse, anch'esso, u n segno di col- che è astrattamente lecito e moralmente possibile
lettivizzazione dei cuori, che si sentono subito sof- v i è un campo d i compiti e doveri individuali: i v i
focare spiritualmente, quando sono lasciati soli è anche i l campo della vera maturità del laico.
dal punto di vista religioso? Se uno dovesse non Per esempio, una determinata forma o intensità
saper p i ù assolutamente che farsene d i una silen- d i devozione mariana può, secondo le circostanze,
ziosa messa privata, questo parimenti dovrebbe non essere posta come dovere universale, e tutta-
essere ritenuto un segno del genere. via essere u n compito e un dovere per un indivi-
Qualche anno fa, è stato detto a più riprese duo davanti al suo Dio e alla sua coscienza. A una

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Giovanna d'Arco incombeva un dovere di combat- Spirito Santo, ciò comporta propriamente non so-
tere i n abiti maschili per i l suo re e per la sua lo una preghiera che i teologi morali possano es-
patria, senza che, e prima che, ciò le fosse detto sere da L u i illuminati, affinchè applichino ade-
dalla Chiesa. E la principale difficoltà nel suo pro- guatamente le giuste norme giustamente al caso
cesso di canonizzazione fu non già d i stabilire se concreto i n discussione — i l che certo è già un
ella fu sempre praticamente e teoricamente abba- compito difficile e che ha bisogno di preghiera — t

stanza obbediente alle prescrizioni della Chiesa, ma anche che Egli oltre a ciò ci dica che cosa
ma se ella, anche durante i l suo processo, venne vuole da noi nel campo di ciò che è possibile se-
mai meno a questo individuale dovere. C'è oggi condo la teologia morale. Perchè molto spesso
effettivamente i l pericolo d i un collettivismo ec- (teoricamente, anche se non sempre praticamen-
clesiale, non propriamente i n quanto la Chiesa te) rimangono, all'interno di questo campo, molte
voglia oltrepassare i suoi confini, bensì i n quanto cose possibili, e allora una di esse p u ò essere volu-
l'individuo non vuol più perseverare e sopportare ta da Dio, e i l mancare a quest'unica possibilità,
se stesso e si getta fra le braccia della Chiesa; non in anche all'interno del campo delle molteplici pos-
quanto la Chiesa voglia degli schiavi, ma i n quan- sibilità teoriche, p u ò avere le più gravi conse-
to gli uomini liberi vogliono divenire schiavi. guenze. Quando i n futuro g l i uomini si doman-
Naturalmente, non è possibile, nel quadro di deranno se noi cristiani, se la Chiesa concreta i n
queste brevi riflessioni di principio, dire precisa- questo nostro tempo ha fatto ciò che era giusto,
mente come si possano i n concreto riconoscere certo non si potrà provare contro di noi che nel-
questi imperativi di un'etica individuale. Ma una l'insieme abbiamo agito in maniera teologicamen- \
cosa dovrebbe innanzi tutto essere chiara, dopo te immorale, ma forse non sarà tanto facile darci |
quanto si è detto prima sull'essenza dell'individuo: testimonianza che abbiamo fatto la volontà di Dio.
un tale imperativo individuale non p u ò essere Va da sè che, riconoscendo l'esistenza di un'autenti-
considerato assente solo perchè e i n quanto non ca volontà particolare d i Dio per ciascun individuo,
si lascia risolvere senza residuo nelle leggi univer- non ci si debba tuttavia immaginare che la cono-
sali aventi un contenuto determinato. Questa è scenza d i essa avvenga i n maniera straordinaria, se-
un'evidenza contro la quale i n pratica si pecca condo una specie di rivelazione, come, per esem-
mille volte. Se noi i n una cosa importante dobbia- pio, per le missioni che ricevettero una Giovanna
mo, oltre ai teologi morali, interrogare anche lo d'Arco, una Caterina da Siena, una Bernardetta

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Soubirous, ecc. Come questa chiamata si realizza nere l'illuminazione celeste, compagno di preghie-
in casi più normali, come più precisamente fun- ra, che col suo discepolo implora la conoscenza
ziona questo istinto spirituale individuale, come del volere di Dio e non si immagina di conoscerla
esso è sorretto dalla guida dello Spirito Santo per già i n ogni caso, solo perchè ha appreso seriamen-
mezzo dei suoi doni, come p u ò essere controllato te la teologia morale; dovrebbe essere l'organo
attraverso l'« arte » del discernimento degli spi- che reagisce i n maniera più sensibile alla spinta
r i t i , come, per esempio, un tale appello indivi- di Dio, dovrebbe avere i l coraggio di portare in-
duale all'imitazione del Cristo si svolge ulterior- sieme i l peso della decisione, i n breve, dovrebbe
mente per mezzo della Scrittura, per mezzo della essere precisamente un più illuminato « padre spi-
contemplazione della vita d i Gesù, — e così la rituale » ( i l che, naturalmente, non si[ diviene
vita di Gesù diviene per noi ben più che un sem- semplicemente col darsene l'aria).
plice caso esemplare di norme evidenti indipen-
dentemente da essa: — dire qualcosa d i appro- 2. Nella misura i n cui l'individuo possiede
priato su tutto ciò è, dato i l nostro intento, impos- una originalità di grazia, i l suo agire non è solo
sibile. Su un punto solo, i n questo insieme, si p u ò decisione personale, soggetta alla volontà sempre
attirare l'attenzione : tanto la conoscenza delle pro- originale d i Dio, ma è esso stesso un dono della
prie norme e decisioni individuali è cosa persona- grazia di Dio. I l che peraltro non significa soltan-
le d i ciascun individuo, altrettanto è i n tal modo to un agire elevato dalla grazia, fornito di un di-
non già escluso, ma ammesso che l'uno possa e namismo verso la partecipazione alla vita eterna
debba aiutare l'altro i n questa conoscenza. Con- di Dio, ma anche, senza alcun dubbio, un agire
cretamente: i l direttore spirituale o i l confessore carismatico. Ciascuno ha i l proprio carisma, i l pro-
è, o nel caso particolare dovrebbe essere, più che prio dono, la propria chiamata, dice S. Paolo. Con
i l semplice teologo morale, esperto della vita. Cer- questo, non dobbiamo attenderci sempre qualcosa
to, egli deve essere teologo morale, poiché tale di palpabilmente straordinario e meraviglioso. An-
qualità è acquisibile con la buona volontà, e Dio, che praticamente, non potremmo chiaramente di-
i n generale, non viene i n soccorso della nostra stinguere l'aspetto carismatico da quel che v i è d i
pigrizia e della nostra ignoranza con carismi ce- spirituale e personale nell'individuo, che i n sè ap-
lesti; ma egli dovrebbe, propriamente, essere partiene ancora alla sfera naturale, benché operi
qualcosa d i p i ù : compagno nella lotta per otte- anche nella sfera religiosa. Perciò, i n realtà, ab-

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biamo praticamente parlato anche d i questo ele- riamente quello i n cui stanno i pastori ufficialmen-
mento carismatico, i n ciò che precede. Bisogna tut- te costituiti. Fanciulli, giovinette, i poveri di spi-
tavia parlarne ancora espressamente, i n breve, per- rito possono, anche nel Nuovo Testamento, dive-
chè esso chiarisce i l nostro tema per una via diver- nire veggenti, profeti, possono essi stessi innanzi
sa e così immediatamente evidente nella Bibbia. tutto, come illuminati da Dio, ricevere un nuovo
I l carismatico, nella Chiesa, è l'originalità sopran- essere e una nuova vita cristiana e, i n conseguen-
naturale dell'individuo nella Chiesa, i l diritto di za, anche una missione nei confronti della Chiesa
grazia dell'individuo nella e per la Chiesa. Nella del loro tempo. E la Chiesa ufficiale e noi, uomini
Chiesa non v i è soltanto l'aspetto istituzionale, uni- nella Chiesa, peccheremmo se non volessimo ascol-
versale e permanente, non v i è soltanto grazia e tare questo messaggio, se volessimo sempre costrin-
spinta all'azione attraverso l'aspetto istituzionale gere questi messaggi, impulsi, missioni e carismi
dei sacramenti, dei comandamenti, della guida e alla severa, rigida alternativa, di essere già cono-
della dottrina ufficiali. Dio non abdica nella Chiesa sciuti da lungo tempo o d i essere falsi. E' strano:
a favore della Chiesa e del tranquillo andamento quelli che diverrebbero volentieri dei carismatici
della sua amministrazione. Anche oggi i l suo Santo spesso si appellano subito al dogmatico, all'antico,
Spirito opera direttamente nella Chiesa e soffia an- mentre dovrebbero lasciarsi dire dagli autentici
che su individualità storicamente sempre nuove, carismatici nella Chiesa qualcosa che per loro è sco-
senza che la direzione d i questa azione possa essere modo, o contrario alle loro abitudini mentali, ecc.
chiaramente predeterminata a partire dalla legge La devozione al Cuore di Gesù, così come Marghe-
della Chiesa. Quanto poco la Chiesa è semplice- rita Maria Alacoque l'annunziò, era, malgrado
mente di carismatici che operano liberamente, al- i l parere d i Richsàtter e di Hugo Rahner, « nuo-
trettanto, come sottolinea anche l'Enciclica d i Pio va » nel vero senso della parola, e tuttavia giusta:
X I I , i l carismatico ne fa parte, ed è i n essa, se così essa veniva incontro, nella storia della redenzione,
possiamo dire, un elemento d i inquietudine dina- ad una situazione che nella sua concretezza non
mica — anche se non di sovvertimento rivoluzio- era sempre esistita per l'avanti. Come nelle cose
nario — essenzialmente inserito nelle sue fonda- grandi così è anche nelle piccole; e non dobbiamo
menta. I l punto i n cui lo Spirito di Dio, i n quanto dimenticare la raccomandazione degli Esercizi d i S.
esso è questa santa inquietudine che tutto rinnova, Ignazio al maestro degli esercizi che è, i n qualche
penetra nella Chiesa, non è detto che sia necessa- modo, i l rappresentante della Chiesa: « Che egli

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lasci trattare direttamente i l Creatore con la sua mente cristiana, eppure autenticamente privata.
creatura e la creatura col suo Creatore » (annota- Ed è qualcosa che non solo è, ma deve essere. Ed
tio 15 a). Dovunque un simile « trattare diretta- è una realtà che non deve essere sostituita n è sop-
mente » — che S. Ignazio tuttavia considera come piantata da un'organizzazione giuridica di natura
un esempio del tutto normale — del Signore con ecclesiale, per quanto utile e necessaria questa sia.
l'uomo individuale si manifesta e chiama a qual- V i sono così nella Chiesa certi movimenti, « libe-
che cosa, abbiamo l'inizio d i u n autentico carisma, r i aggruppamenti », cioè spinte vitali, agenti sulla
per quanto modesto, tranquillo e normale esso società eppure non sostenute dall'organizzazione
possa apparire. ufficiale, che partono dall'individuo. Perciò v i sono
sempre stati nella Chiesa dei carismatici non uffi-
3. Una terza cosa — anch'essa i n parte già ciali, che esercitavano la cura delle anime, i profeti
toccata — resta ancora da dire di questa sfera re- della Didaché, i monaci spirituali dell'antica Chie-
ligiosa privata nella Chiesa: qualcosa delle rela- sa greca, un S. Benedetto e un S. Francesco, nessu-
zioni sociali interferenti con questa sfera, se così no dei quali era prete. T a l i uomini non potevano
possiamo chiamare ciò che intendiamo spiegare (1). influire con autorità, per mandato della Chiesa,
La sfera privata infatti non è un distretto isolato, sugli altri membri della Chiesa; ma dove un tale
che praticamente non verrebbe minimamente i n carismatico vive ed opera nel quadro ecclesiale,
contatto col sociale. La vita privata dell'individuo e dove dei cristiani, che sentono i n l u i lo Spirito,
p u ò e deve influire anche sugli altri. V i è, e v i de- gli si aprono volentieri, non devono elevarglisi
ve essere, anche una sfera delle relazioni recipro- contro i n u t i l i ostacoli, per zelo non illuminato, o
che dei cristiani tra loro, che, i n quanto tale, anco- per invidia, o per quell'istinto burocratico che non
ra non fa parte dell'organizzazione sociale della sopporta nulla che non sia ufficialmente organiz-
Chiesa. Là dove due cristiani pregano insieme, là zato. Diversamente avremmo uno statalismo eccle-
dove uno edifica l'altro con una parola ispirata siastico, dimentico del fatto che anche la Chiesa è
dallo Spirito, lo riconforta con la forza dello Spiri- per gli uomini e non gli uomini per la Chiesa e che
to Santo, ecc., i v i è all'opera una vita autentica- tutte le forme d i organizzazione e ordinamento uf-
ficiale nella Chiesa, anche quando sono necessarie e
(1) Cfr. per ciò che segue: K A R L RAHNER, Friedliche Erwàgun- di diritto divino, hanno tuttavia carattere sussidia-
gen iiber das Pfarrprinzip, i n : Zeitschrijt fùr Rath. Theologie 70 rio e devono non già assorbire la vita religiosa p r i -
(1948) pp. 169-198.

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vata della comunità, ma promuoverla, convalidarla tempo stesso la più comprensiva di tutto. Perciò
e completarla. tutti questi individui unici formano la comunità
Se sottolineiamo così la possibilità e i l dirit- dei santi, l'eterno regno dell'amore di Dio, che è,
to del carismatico laico e della sua influenza socia- al tempo stesso, l'Uno e i l Tutto. E i v i ciascuno
le, non vogliamo tuttavia dir niente contro l'idea- è precisamente se stesso, perchè comprende tutti
le della Chiesa latina, che di continuo si affatica, in sè. Poiché l'amore unisce, mentre dà libertà
secondo le sue forze, per avere dei carismatici uffi- e distinzione. Questo è ancora i l tempo della Chie-
ciali, o dei ministri carismatici, per dirla sempli- sa: ma i n lei è già all'opera l'eone futuro dell'amo-
cemente: i l prete santo. A l contrario: quando au- re che rende liberi ed unisce. Per questo la Chiesa
torità ufficiale e carisma personale coincidono i n visibile rende l'individuo libero e l'individuo con-
una sola persona, grazie a un caso fortunato, che quista la sua libera individualità offrendo se stesso
non p u ò essere prodotto per forza, ma p u ò essere incessantemente nella Chiesa, con amore umile
favorito, quando sorge i l santo gerarca (non è cer- e fedele.
to un caso che i l Confessore Pontefice abbia una
messa propria, poiché u n tale evento felice deve
essere particolarmente celebrato), quando la nuova
tempesta d i Pentecoste scuote direttamente la Chie-
sa ufficiale, allora si realizza un « optimum » nel-
l'equilibrio tra i l ministero e lo Spirito, tra indi-
viduo dotato d i grazia e organizzazione sociale del-
la Chiesa.
U n giorno i l Regno di Dio sarà compiuto.
Allora v i saranno soltanto individui con un volto
;

e un destino unico che l'amore tutto personale d i


Dio ha disposto per l'individuo. E questi destini
unici saranno eterni, poiché sempre essi sono stati
qualcosa di più che delle esatte applicazioni parti-
colari dell'universale. Ma gli individui sono indi-
vidui amanti, e l'amore è la cosa più unica e al

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4. - Pericoli nel Cattolicesimo..
CAPITOLO SECONDO

L ' A P P E L L O A L L A COSCIENZA

ETICA D E L L A SITUAZIONE
E MISTICA D E L PECCATO

La coscienza appartiene senza dubbio all'« e¬


terno nell'uomo », alle cose che, i n un certo senso,
sono nell'uomo l'assoluta e suprema istanza. T u t -
tavia, la teoria sulla coscienza e, sotto l'influenza
di questa teoria, la coscienza stessa sono i n una
particolare dipendenza dalla situazione spirituale
in cui un uomo ascolta i l richiamo e i l giudizio
della propria coscienza. D i questo si deve adesso
trattare. E si deve trattare innanzitutto d i alcune
sorprendenti tendenze che oggi cercano d i preva-
lere, anche fra i cattolici, nell'interpretazione del-
la natura e della funzione della coscienza, tendenze
che scaturiscono dalla situazione spirituale gene-
rale del nostro tempo e minacciano la dottrina
cristiana della coscienza; i n secondo luogo, si de-
ve opporre a questa interpretazione la retta idea

51
della coscienza cristiana. Per quanto riguarda la noscersi che ad attuarsi. La mostruosa, planetaria
descrizione di queste tendenze, non p u ò qui trat- complessità, complicazione ed indecifrabilità del-
tarsi di nomi rappresentativi, nè di citazioni, nè la vita economica e sociale, la differenziazione psi-
di un'esposizione completa, nè della questione se chica degli uomini divenuta maggiore, la minaccia
tali tendenze, là dove si presentano, sono sem- che incombe sull'esistenza psichica a causa della fa-
pre del tutto consapevoli della loro vera natu- me, della guerra e delle catastrofi economiche, la
ra, e se si presentano sistematiche ed esplicite co- costante possibilità di invasioni profonde nell'am-
me stiamo per esporle. Sarà abbastanza, se ci riu- bito privato dell'individuo, perfino del più insigni-
scirà d i chiamare col vero nome molte cose che ficante e del più sconosciuto, da parte d i forze sta-
appaiono dappertutto come pericolo anonimo. tali, sociali e politiche, l'eccesso di popolazione, la
crisi degli alloggi, la generale permeabilità all'in-
fluenza di una « opinione pubblica » rapidamente
mutevole e operante con la pressione di una propa-
I ganda che penetra dappertutto, l'allentarsi e i l dis-
solversi dei saldi e stabili legami che legano gli in-
Le due tendenze che vogliamo mettere i n rilie- dividui alla famiglia, alla razza, alla tradizione del-
vo si potrebbero forse riportare a questa formula : la patria, alla classe e alla professione, la mobilità
etica estrema della situazione e mistica del pecca- e la nomadizzazione dell'uomo, la possibilità d i so-
to. Cerchiamo di chiarire l'origine e la natura di stenere e propagare illimitatamente qualunque o¬
ciò che intendiamo con simili espressioni. pinione e qualunque punto di vista ovunque e di-
nanzi a chiunque, la sovreccitazione psichica pro-
vocata dal raffinamento dell'attività ricreativa, che
1. La tendenza di un'etica estrema della situazione.
offre all'uomo una possibilità sempre pronta di e¬
N o i viviamo senza dubbio in tempi « estre- vasione da se stesso — queste e molte altre circo-
m i » anche nel campo della moralità. E cioè : i stanze oscurano e rendono difficili all'uomo, al più
rapporti e le situazioni i n cui l'uomo d'oggi deve alto grado, la conoscenza e l'adempimento del retto
condurre la sua vita morale sono tali, che i l retto agire morale.
comportamento morale è, i n misura assai più va- I n tempi passati, le situazioni erano più sem-
sta che in altri tempi, ugualmente difficile a rico- plici e più chiare. Come si dovesse agire rettamen-

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te era i n larga misura chiaro e facile a vedere, era confessione politica p u ò essere un rischio di vita e
stato già innumerevoli volte sperimentato, portato di morte. Anche l'uomo semplice, oggi, che ha gi-
ad esempio e, da norma morale, si era tradotto nel rato dappertutto e ha veduto paesi stranieri e co-
generale costume della società. La vita era tale che stumi diversi, si trova sotto l'impressione di una
i l retto agire morale era anche, i n gran parte, l'agi- grande variabilità delle forme e delle norme d i vi-
re più ragionevole i n base alle norme dell'utile, ta, sotto l'impressione di una relatività, estesa i n
del successo, della prudenza della vita, e l'indivi- modo sconcertante, dei princìpi religiosi, della mo-
duo era, i n tal modo, quanto alla sua conoscenza e ralità e dei costumi riguardanti la vita economica,
al suo personale contributo morale, ampiamente sociale, sessuale, politica, ecc.
alleggerito nel suo agire (per lo meno i n ciò che Forse si è anche, inconsapevolmente, sotto l'in-
concerne l'aspetto materiale d i questo). fluenza d i un sentimento i n un certo senso prote-
Ciò che prima era u n estremo caso limite della stante, contrasta con l'idea che un'etica d i norme
situazione morale, che solo raramente si verificava, materiali possa considerarsi veramente cristiana, e
è ormai divenuto, al giorno d'oggi, quasi i l caso con l'idea che, accanto alla (o nella) fede fiduciosa
« normale » : v i sono solo poche cose su cui tutti nel perdono di Dio, altri atteggiamenti e azio-
siamo concordi; si sostengono e si offrono i n qual- n i dell'uomo, di contenuto determinato, possano
che modo alla scelta d i ognuno le più aberranti e avere u n significato decisivo per la salvezza e per
contraddittorie opinioni sul retto agire normale. la giustificazione dinanzi a Dio. Si pensa, espressa-
Si sa « statisticamente » quanto poco i l comporta- mente o involontariamente, nello stile di una filo-
mento effettivo degli uomini corrisponda abitual- sofia esistenzialista portata all'estremo : là dove è
mente alle norme ufficialmente proclamate. I l ret- spirito, persona, libertà, i v i non è alcuna « essen-
to agire morale porta, anche troppo facilmente, za », alcuna natura universale dell'uomo e delle
a svantaggi economici che arrivano fino alla lotta sue azioni, che, anteriormente alla sua libera deci-
per l'esistenza. È diventato pericoloso confessare la sione, possa determinare la rettitudine o la mali-
propria fede. I l p i ù normale matrimonio fa sor- zia delle sue azioni; non v i è dunque nemmeno
gere anche troppo spesso, pur senza cattiva volon- alcuna norma universale e universalmente obbli-
tà, conflitti morali della peggiore specie : la minac- gatoria, v i è soltanto l'individuo sempre irriduci-
cia per la stabilità del matrimonio monogamico bile, che non è i n alcun modo « caso particolare »
indissolubile, i l problema del numero dei figli. Una d i un universale e che solo l u i p u ò sapere, nella

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decisione della sua più personale libertà, come mente, teoricamente ed esplicitamente o nella con-
deve agire e se ha agito rettamente. Oggi più facil- dotta pratica — la ritirata. Si « evita i l nemico »,
mente e più spesso che « nei buoni tempi antichi » cioè si cerca una soluzione che escluda a priori i l
si p u ò avere l'impressione di trovarsi d i fronte a caso di conflitto e risolva tutto in una sola volta
conflitti di coscienza teoricamente insolubili: di e per sempre, ci si vuol convincere che tutte le dif-
fronte al dovere di confessare la propria fede e al ficoltà finora incontrate sono problemi apparenti.
dover prendersi cura dei beni terreni della fami- Si batte in ritirata verso l'« intenzione » : si rinun-
glia; di fronte al dovere di non uccidere i l bambi- cia all'esigenza d i una determinata maniera d'agi-
no i n gestazione e al dovere di salvare la vita della re, d i un'azione o di un'opera materialmente deter-
madre; di fronte al dovere di non infrangere i l minata. Non ciò che tu fai è importante, ma uni-
matrimonio e al diritto, sentito quasi come dovere, camente l'intenzione con cui lo fai: se questa è
di non seppellire le proprie possibilità personali buona, tutto i l resto è indifferente dinanzi alla co-
di espansione; di fronte al dovere d i contenere la vi- scienza e dinanzi a Dio. Se, per esempio, si è nel-
ta sessuale unicamente nel matrimonio e al preteso l'« amore », allora tutto è i n ordine, col che si sup-
diritto a tale vita, anche quando u n matrimonio pone, tacitamente o espressamente, che questo
appaia impossibile per determinate circostanze. « amore » possa, più o meno, realizzarsi in ogni
I n una tale situazione, divenuta cronica e ge- azione, e l'azione dunque non possa i n alcun modo
nerale, che si compone di tutti i momenti indica- fornire un criterio per stabilire se si è effettiva-
ti, si presenta ora i l pericolo di un corto circuito: mente nell'amore. Si batte i n ritirata verso la « co-
ci si vuole attenere fermamente alla dignità obbli- scienza » : si rinuncia a chiarire una situazione
gatoria della morale, al verdetto assoluto della co- morale difficile, a illuminarla con le norme uni-
scienza, si vuole — almeno fra i cristiani — non versali della legge di natura, obbligatoria sempre
lasciarsi andare facilmente al relativismo e allo e per tutti, e della rivelazione cristiana e a deter-
scetticismo morale; ma si dispera, tuttavia, — e¬ minare i n tal modo che cosa si debba fare, q u i e
spressamente o senza confessarselo •— di poter an- adesso, come l'unica cosa positivamente giusta e
cora chiarire e dominare queste situazioni insu- voluta da Dio. Si riducono le esigenze positive d i
perabili e complicate con delle norme morali chia- natura morale contenute nella rivelazione cristia-
re, universalmente valide e (almeno teoricamen- na ad un dovere puramente formale della fedeltà
te) giustificabili. Si comincia così — consapevol- e del coraggio verso la propria coscienza. Si dice

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(nelle situazioni dure e difficili d i una decisione non è mediazione di una legge, ma punto di ori-
d i coscienza): questo ciascuno lo deve risolvere gine di una sentenza sempre unica, valida soltanto
con la propria coscienza; i n questo caso tu stesso per me, ora, i n questa situazione, sentenza la cui
devi sapere che cosa si debba fare; là si deve, i n giustizia perciò non p u ò essere contestata i n base
base solo alla situazione concreta, da caso assolu- al fatto che essa sta in contraddizione con le nor-
tamente singolo, decidere che cosa sia in questo me universali della legge morale cristiana, che la
momento precisamente i l giusto che la coscienza Chiesa proclama universalmente obbligatoria. Una
indica ad una persona. La coscienza particolare tale etica della situazione non conosce alcuna nor-
non si regola più i n base all'oggettiva struttura ma d i contenuto propriamente detta, universal-
essenziale della cosa, i n base alle norme morali e ai mente obbligatoria, teoricamente giustificabile,
comandamenti di Dio, ma, i n qualche modo, i n proveniente dall'esterno. I l rifiuto di una tale con-
base a se stessa. La coscienza non è più la voce e cezione appare a questa etica estrema della situa-
i l mezzo di una norma obbligatoria, sulla quale zione come una ricaduta i n un legalismo antico-te-
un'intesa oggettiva tra g l i uomini è teoricamente stamentario, come una confusione tra la fede che
possibile, ma, per così dire, è essa stessa i l legi- ama e la moralità regolata dall'esterno, come una
slatore, che pronuncia la sua sentenza sempre ori- negazione della libertà dei figli di Dio, come una
ginale, inappellabile e impenetrabile, valida sol- sorpassata metafisica delle essenze, che conta su una
tanto i n questo caso. essenza dell'uomo ben determinata, persistente at-
I l modo di concepire i l funzionamento della traverso tutti i mutamenti storici, mentre l'uomo
coscienza, i n questa esasperata etica della situazio- non è che un'esistenza indeterminata, che si forma
ne, è vario. Non importa se (nella misura i n cui ta- da sè creandosi i n libertà, sempre del tutto nuova.
le questione per lo più vicn posta) i l funzionamento Una buona parte (non tutta!) dell'avversione dif- 1
della coscienza viene concepito secondo la filoso- fusa, oggi, anche fra i cattolici, contro la casistica j
fìa esistenziale, come i l coraggio d i una libertà della teologia morale, è un sintomo di una impli- j
:
sempre originale, o se, più religiosamente, viene cita etica della situazione : non si dovrebbe e non
concepito come una specie d i originale ispirazio- si potrebbe tentare di chiarire teoricamente i l caso
ne dall'alto (fino ad uno pseudo-misticismo) : tale particolare attraverso la sua riduzione a principi
diversità non cambia ciò che v i è d i comune i n generali: la coscienza potrebbe e dovrebbe deci-
tali etiche della situazione estrema: la coscienza dere da se stessa, da sola, nel caso particolare, dove

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sia i l giusto e dove no. Quando un confessore per una certa specie d i mistica del peccato. Questo
indolenza, ignoranza o timore di un conflitto con atteggiamento può, i n gnerale, esistere ancora al-
un penitente, evita di chiarire, alla luce dei prin- lo stato latente e implicito, ma è senza dubbio pre-
cipi della morale cristiana, i casi di coscienza, senza sente. Per mistica del peccato si intende questo:
dubbio spesso difficili e complicati, del penitente, l'uomo d'oggi, nelle situazioni complicate e pe-
e si contenta piuttosto, i n quasi tutti i casi diffici- santi, sperimenta anche troppo facilmente e troppo
l i , di dire semplicemente: questo devi risolverlo spesso, i n sè e negli altri, la colpa e la mancanza
tu con la tua coscienza, agisci come t i ispira la tua morale, i fallimenti della propria buona volontà
coscienza; e quando un cristiano evita di confron- di conoscere e fare i l bene. Egli sa (con ragione)
tare se stesso e i l suo comportamento concreto con che anche i n questa situazione di colpa la miseri-
la dottrina morale della Chiesa, quando egli non cordia di Dio ancora lo circonda e lo chiama al
vuole più prendere conoscenza di tale dottrina co- pentimento e alla fede nella grazia del Redentore;
me obbligatoria anche per l u i nella sua situazio- egli sa che i l Redentore è venuto a chiamare non
ne, perchè teme che questa dottrina possa sconfes- già quelli che farisaicamente si ritengono giusti,
sare i l suo agire, e invece dichiara : che ha la co- ma i peccatori che si battono i l petto esclamando:
scienza tranquilla, che prende questo sulla sua co- Signore, abbi misericordia di me peccatore; sa,
scienza, che in questo la Chiesa parla troppo i n con ragione, che, se diciamo d i non essere pecca-
generale e in maniera troppo burocratica, che essa tori, inganniamo noi stessi, e la verità e l'amore di
e i suoi concreti rappresentanti non avrebbero al- Dio non sono con noi. E, oggi molto più che mai,
cuna idea della realtà e avrebbero troppo « buon i l cristiano vero e serio sente che, se Dio volesse
gioco » a parlare — i n tali casi è praticamente e giudicarci secondo la sua giustizia, nemmeno uno
inconsapevolmente i n atto un'etica della situazio- su mille potrebbe sussistere dinanzi a L u i . E allo-
ne come l'abbiamo descritta. ra si è vicini a pensare, scrivere e agire così: noi
siamo ormai peccatori, restiamo tali, non potrem-
mo veramente, nemmeno come redenti, osservare
2. La tendenza di una mistica del peccato.
i comandamenti di Dio; ma appunto per questo
U n secondo pericolo per la coscienza cristia- siamo i veri cristiani, coloro che sanno di peccare,
na nel tempo attuale è — se possiamo designare lo confessano, e per tal via offrono alla misericor-
ciò che intendiamo con un'espressione concisa — dia e alla sovrabbondante grazia di Dio l'occasione

60 61
di manifestarsi e di compiersi. Non importa, dun- grazia di Dio, che sola rende i l cristiano veramen-
que, evitare i l peccato, ma soltanto far sì, con la te cristiano a redento, non potrebbe assolutamen-
fede, che esso sia contenuto dalla grazia di Dio. te essere. È i l pericolo già formulato da S. Paolo:
Nasce così l'atteggiamento d i chi, quasi istintiva- « Dobbiamo noi forse persistere nel peccato, affin-
mente, pensa che l'onestà e i l combattimento leale chè in tal modo la grazia sovrabbondi? » (Rom.
per evitare i l peccato siano, i n definitiva, neces- 6, 1). A questo punto, non è lontano, ed è anche
sariamente ipocrisia e autogiustificazione farisaica; logico, i l passo verso la dottrina, almeno esoteri-
che la vera e unica possibilità del cristiano sia non camente conosciuta, della redenzione universale,
già i l vivere nella provata fedeltà ai comandamen- dottrina che pretende d i sapere che tutti e ciascu-
t i di Dio, ma solo e unicamente i l naufragio nella no sono effettivamente salvi. E neppure è lontano
colpa e nella mancanza, e che soltanto in tale per- i l passo verso la convinzione che la più sublime e
dizione Dio potrebbe essere realmente di fronte a « soprannaturale » maniera di cooperare alla re-
noi: l'incomprensibilmente misericordioso, contro denzione del Cristo sia quella di partecipare alla
ogni diritto e ogni aspettativa. Quando nei roman- colpa del mondo, divenendo umilmente colpevoli
zi cristiani d i oggi viene descritto i l cristiano, que- con gli altri. I n breve, è i l pericolo che i l naufra-
sti appare quasi soltanto niente altro che colui go, colui che è d i fatto sempre e di nuovo colpe-
che è divenuto colpevole, i l fallito, i l naufrago vole, l'instabile e i l fallito venga idealizzato e in-
che si è infranto a contatto della vita, che non si nalzato come il tipo, come l'unico vero tipo, del
solleva più i n una vera conversione, non comin- cristiano; e che ciò che anche umanamente è sano,
cia p i ù una nuova vita e non porta più degni frut- fermo e armonioso, ordinato ed equilibrato, sia
t i di penitenza, che non domanda: « Fratelli, che svalutato come qualcosa senza importanza per la
dobbiamo noi fare? » (Atti, % 37). U n cristiano vera esistenza cristiana. È i l pericolo che come uni-
siffatto resta nella sua sconfitta umanamente privo co punto i n cui la grazia di Dio si manifesti venga
di speranze nella sua vita, avvolto da una grazia d i considerato quello i n cui l'uomo — dal punto d i
Dio che non lo trasforma, ma solo, come dall'ester- vista umano — naufraga; è i l pericolo che la gra-
no, lo circonda, pur lasciandolo immutato, e lo zia sia vista solo come perdono, e non anche come
salva. Questo è i l pericolo: che i l peccato, i n quan- salvezza, redenzione e salvaguardia; che rinasca, i n
to compiuto, sia dichiarato momento interiore ne- forma nuova, l'antico errore gnostico, che i l Dio
cessario dell'esistenza cristiana, senza i l quale la della redenzione non sia insieme anche i l Dio della

62
creazione e del suo ordinamento, ma che la terra 1. Sull'etica della situazione.
e la carne siano essenzialmente perdute e precisa-
mente e solamente quando esse si mostrino perdu- Innazitutto, è ovvio: l'uomo deve seguire la
te fino i n fondo la grazia venga dall'alto, restando propria coscienza. Poiché la coscienza è la p i ù di-
in alto. Ecco che cosa intendiamo quando diciamo retta, e i n quanto tale non mai trascurabile, me-
che v i è i l pericolo che una segreta mistica del diazione del comandamento morale. Anche se la
peccato perverta i l retto atteggiamento e la retta coscienza d i fatto si ingannasse e questo errore non
formazione della coscienza, i l pericolo d i una mor- fosse concretamente superabile, bisognerebbe ob-
bosa mistica del peccato. bedirle, poiché essa per natura è tale che non se
ne p u ò disporre a piacere, nè la si p u ò sostituire,
nè eludere. Anche nell'obbedienza ad una coscien-
za che sia, senza colpa, i n errore, l'uomo realizza
II
la sua obbedienza a Dio e i l suo omaggio verso i l
bene. Ma è ugualmente ovvio che la coscienza non
Che si p u ò dire, ora, d i questi due pericoli
è un'istanza operante automaticamente e infalli-
per la coscienza cristiana d i oggi? N o i tentiamo
bilmente, che essa, al contrario, p u ò errare, che
di opporre ad essi semplicemente la dottrina cat-
è difficile distinguere la sua voce — quella della
tolica. Non si tratta dunque d i un tentativo d i
reale coscienza — dalla voce della precipitazione,
prendere una particolare posizione su quei con-
della passione, del capriccio, dell'egoismo, o d i
creti problemi d i coscienza, coi quali, a titolo d i
una ingenuità morale che non vede le distinzioni
indicazione e di esempio, abbiamo cercato d i illu-
più sottili e le conseguenze a lunga portata. L'uo-
strare le cose dette fin qui. La risposta, spesso diffi-
mo ha quindi i l dovere d i conformare, secondo le
cile e certo sempre da completare e migliorare, a
proprie forze, la sua coscienza alle norme oggettive
questi particolari problemi positivi d i coscienza,
del mondo morale, d i formarsi, d i farsi istruire,
deve essere cercata e data altrove. Q u i si tratta solo
di tenersi pronto ed aperto (come è difficile, spes-
dei principi, e quindi, necessariamente, d i nozio-
so!) all'insegnamento attraverso la parola d i Dio,
ni generali.
i l magistero della Chiesa e, i n generale, d i ogni au-
torità regolare nel quadro delle rispettive compe-
tenze.

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5. - Pericoli nel Cattolicesimo...
E' giusto che v i sia una « coscienza » con la è stata concessa i n misura sufficiente, debba essere
quale l'uomo percepisca che cosa egli precisamen- sollecitata e incoraggiata, se non si vuole che si
te, i n quanto individuo non determinato ed unico, debbano lamentare gravi danni per la comunità e
debba fare (1). E cioè: poiché, e in quanto l'indi- per la Chiesa stessa. Ma questa promozione della
viduo è non solo caso particolare della natura u¬ coscienza cristiana non consiste i n una emancipa-
mana universale (ciò che egli anche è), ma altresì zione, i n un rifiuto delle norme universali procla-
un essere unico e insostituibile, egli ha, proprio per mate dal Vangelo e dalla Chiesa, nel far ricorso ad
questo e in questa misura, anche una missione e una situazione unica èd alla propria coscienza, ma
una vocazione che non possono essergli trasmesse nella facoltà autonoma di applicare queste norme
chiaramente attraverso norme e comandamenti ge- ad una situazione concreta, senza aver bisogno i n
nerali, ma rivelate attraverso una determinata fun- ogni caso di un nuovo soccorso pedagogico, nella
zione individuale della coscienza. Poiché v i è l'in- facoltà di scorgere doveri e compiti cristiani anche
dividuo, v i è un'etica individuale e una, corrispon- nei casi i n cui le proclamate norme universali, per
dente funzione della coscienza. Ma poiché questo la loro astrazione e generalità, offrono solo diffi-
individuo, sempre presente nell'uomo, non soppri- cilmente, o per nulla affatto, ai custodi ufficiali del-
me l'universale nell'uomo, ma si colloca all'inter- la Chiesa la possibilità di indicare come esse deb-
no dell'universale umano voluto da Dio come tale, bano essere concretamente realizzate hic et nunc.
vi è un'etica individuale solo all'interno di un'e- Ma, se v i è un'etica individuale nel quadro d i
tica normativa universale (e così è realmente sen- un'etica universale, se l'uscir di tutela della co-
za alcun dubbio, cosa che troppo spesso si misco- scienza è un ideale verso i l quale tendere, non v i
nosce), v i sono imperativi morali autentici eppure è tuttavia nessuna legittima etica della situazione,
individuali solo all'interno del campo della mo- nel senso prima indicato.
ralità cristiana universale, fuori del quale essi non Innanzi tutto, è ovvio per la coscienza religio-
devono mai condurci. sa cristiana, quale essa si è chiaramente e definiti-
E' giusto che v i sia e v i debba essere una pro- vamente espressa precisamente al tempo della R i -
mozione della coscienza cristiana dell'individuo e, forma, che la moralità deve avere i l suo posto es-
ovviamente, anche del laico e che, là dov'essa non senzialmente all'interno del cristianesimo e della
religione. L'osservanza dei comandamenti è non
(1) Cfr. €ap. I: L'individuo nella Chiesa p. 11 e ss. soltanto di ordine etico, ma è parte essenziale del

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cristianesimo stesso i n quanto tale, e non è sempli- cessarlo — lo si suppone spesso tacitamente per
cemente un materiale i n fin dei conti indifferente, le norme morali — che la norma morale proclama-
nel quale tutt'al più si manifesti la disposizione ta dalla Chiesa trovi l'approvazione (anche solo
della fede. Ma proprio a una teoria del genere ar- teorica) del mondo non credente. Quando real-
riva un'etica della situazione « credente », portata mente l'intera Chiesa, d i fatto, nel suo insegna-
fino alle estreme conseguenze. mento quotidiano e dappertutto nel mondo, pro-
D i p i ù : la Chiesa proclama i comandamenti clama una norma morale come comandamento di-
per divina autorità, precisamente come per le al- vino, essa viene preservata dall'errore per l'assi-
tre « verità di fede », o attraverso i l suo magistero stenza dello Spirito Santo, e perciò questo coman-
« ordinario », o con un atto del suo magistero damento è effettivamente un ordine della volontà
« straordinario », i n decisioni papali ex cathedra di Dio e obbliga i n coscienza chi è fedele alla Chie-
e i n decisioni conciliari. Ma, come si è detto, anche sa, anche prima che una definizione solenne lo
attraverso i l suo magistero ordinario, cioè attra- stabilisca ancora una volta espressamente.
verso la proclamazione che si svolge normalmente, Una norma morale è, per sua natura, univer-
nell'insegnamento, nella predicazione e nelle d i - sale, e appunto per questo pretende di regolare i l
verse istruzioni dei fedeli. Questa forma, trattan- caso individuale. Quando essa, dunque, rettamen-
dosi precisamente d i norme morali, sarà, per la te compresa, concepita e interpretata (cioè, com-
natura stessa della cosa, la forma abituale, mentre presa come deve essere interpretata secondo l'inter-
la decisione attraverso le definizioni conciliari e pretazione del magistero, non secondo i l benepla-
papali sarà l'eccezione rara; ma essa obbliga i fe- cito privato dell'individuo), considera un caso in-
deli i n coscienza esattamente come la proclamazio- dividuale e lo comprende sotto d i sè, allora questo
ne nella sua forma straordinaria. Non è dunque caso, i n quanto caso individuale, è anche effetti-
affatto vero che solo quelle norme per le quali vamente raggiunto da questa legge nella sua con-
esiste una proclamazione solenne (e che d'altron- creta originalità e posto sotto i l giogo di questa leg-
de possono essere interamente contestate nel « mon- ge. Quando per esempio, la Chiesa proclama che
do ») obblighino i l cristiano ad una adesione d i ogni interruzione diretta d i una gravidanza è moral-
fede, i n quanto rivelate da Dio, e ad un adempi- mente proibita, che nessun matrimonio sacramen-
mento obbediente, i n quanto norma obbligatoria tale contratto e consumato tra due battezzati pos-
del suo agire. Evidentemente, è ancor meno ne- sa essere sciolto quanto al legame, allora si consi-

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clera effettivamente ogni caso individuale, essen- allora non si p u ò più comprendere facilmente co-
do del tutto indifferente come d'altra parte esso me un cristiano credente possa tuttavia logicamen-
sia e venga sperimentato nelle circostanze concrete. te e i n buona fede pervenire all'opinone che nella
Non v i è, in tali casi, alcuna « morale della si- sua situazione i l « caso » sia normalmente diver-
tuazione » nella quale, — sempre secondo le cir- so da come lo giudica la legge generale. Se almeno
costanze, che naturalmente ciascuno è tentato di egli ammettesse, i n tali casi, di peccare per umana
ritenere, nel proprio caso, particolari ed eccezio- debolezza e impotenza, contro la legge, che tuttavia
nali, — si debba innanzitutto ricercare ancora una riconosce come obbligatoria, sarebbe più facile
volta se, in questo preciso caso, la coscienza — con aiutarlo. Ma sono i n errore e in pericolo quelli
tutto i l « riconoscimento » della legge generale, che credono di poter dimostrare a se stessi, nel
per tutti gli altri casi, cioè, fuori che questo — non loro caso particolare, la loro offesa alla legge come
potrebbe ritenere per giusto, con oggettivo dirit- anche oggettivamente giustificata mediante l'ap-
to, qualcosa d'altro. Una morale della situazione, pello alla loro situazione, con sottili cavilli teorici,
conseguente fino i n fondo, dovrebbe metter capo o invocando la loro « coscienza », o anche una
a u n nominalismo etico e metafisico, nel quale illuminazione divina particolare. Ciò p u ò servi-
l'universale non p u ò mai raggiungere i l concreto re solo a ingannare loro stessi; essi tengono a vile
in modo da contenerlo i n sè. Naturalmente, ci sa- la verità di Dio.
rà spesso una coscienza che si inganna anche sen- Se l'uomo ha una buona volta appreso (nel-
za colpa, che crede, per qualche speciale ragione l'età della psicanalisi questa esperienza si dovreb-
e circostanza, d i potere e dovere agire diversamen- be ritenere molto diffusa; purtroppo non è così)
te da come, a sua insaputa, effettivamente coman- come facilmente e raffinatamente l'uomo inganna
da la norma proclamata attraverso la Chiesa. Ma se stesso, con quanta rapidità gli appare anche le-
la coscienza cristiana, se non vuol degenerare i n gittimo ciò che egli desidera, quanto spesso sono
una soggettività privata, ha i l dovere d i orientar- occultate e deformate le norme supreme i n base
si secondo le norme oggettive. E quando i l cri- alle quali egli effettivamente tutto giudica e va-
stiano sa che queste norme oggettive si trovano luta, quanto spesso ci appaiono « evidenti » cose
nella dottrina della Chiesa e sa che anche preci- che non sono altro che tesi di carattere problema-
samente i l suo proprio caso è considerato dalla leg- tico, allora egli diviene più prudente nell'invoca-
ge (poiché ogni caso del genere è considerato), re la « buona coscienza ». E chi ha letto i p r i m i

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capitoli della Epistola ai Romani d i S. Paolo, chi ritenere come quasi ovvio che la sua esistenza cri-
ha letto come Dio pronuncia i l suo giudizio sugli stiana debba u n giorno costringerlo ad una situa-
ebrei e sui pagani senza dubbio molto « per bene » zione i n cui tutto sarà sacrificato o la sua anima
(dove sono gli uomini che non si ritengono molto sarà perduta; che non dipende dal beneplacito
per bene?), quegli dovrebbe notare con reale spa- dell'uomo evitare sempre una situazione « eroica »
vento che la « buona coscienza » delle persone per — allora sarebbero veramente più rari i cristiani
bene, che sanno così presto che cosa Dio esige da che pensano che la loro situazione ha bisogno d i
loro e che cosa « naturalmente » non p u ò esigere un regolamento che si allontani dalla legge che
da noi, troppo facilmente è soltanto la semplice la Chiesa proclama come divina. Allora sarebbero
punizione e la semplice espressione della loro col- anche p i ù rari i confessori e i direttori d i coscien-
pevolezza cieca, e appunto per questo responsabi- za che, per timore d i annunciare agli uomini l'ine-
le. Essa non è nient'altro che i l mutismo della sorabilità della legge divina, si sottraggono a que-
loro vera coscienza e l'imperturbato a solo del lo- sto dovere, suggerendo agli altri di seguire la pro-
ro cuore che, secondo la Scrittura, è malvagio fin pria coscienza, come se g l i altri non avessero pre-
dalla giovinezza. Se, d i fronte a una decisione d i cisamente domandato, e non dovessero domanda-
coscienza, i l cristiano, nello spirito d i vera pre- re, quale fra le molte voci del loro intimo, sia la
ghiera, considerasse nel suo cuore che i l mondo vera voce d i Dio, come se ciò non dovesse essere
è posto sotto la croce, dalla quale pende Dio stesso, deciso secondo la legge d i Dio per bocca della sua
inchiodato e trafitto; che i l comandamento d i Dio Chiesa, come se la vera coscienza potesse parlare
p u ò esigere come conseguenza anche la morte del- anche senza essere istruita da Dio e dalla fede, che
l'uomo; che non viiè,jnulla al mondo i n fatto viene attraverso l'udito.
di amarezza, di tragicità, d i disperazione, che sia Colui che ha appreso — ed è una grazia d i
un prezzo troppo elevato per T'eterna promessa d i Dio! — a dubitare dell'uomo, che è sempre men-
'Dio; che non è lecito far nulla d i male per arri- zognero (pmnis homo mendax), e a ritener tale
vare al bene; «che è .errore ed eresia del moderno anche se stesso, non dichiarerà più tanto facilmen-
eudemonismo i l credere che ciò che è moralmente te: questo lo decido io con la mia coscienza; que-
giusto non possa condurre l'uètnmàd un destino tra- sto lo dicono i preti che parlano come burocrati.
gico/senza via d'uscita terrena;:jse si considerasse Si deve risolvere la cosa con la propria coscienza,
nel proprio cuore che i l cristiano deve véramente o piuttosto -— i n termini'più precisi e più onesti —

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con Dio? E non parla Egli nel modo più intelli- legge, i n un amore supremamente personale, allo-
gibile — precisamente nei casi oscuri e diffici- ra la legge è « abolita » nell'intima legge del cuo-
l i — con la sua propria parola, per bocca della sua re, nella legge del Cristo, i n virtù della cui forza
Chiesa, così che quando la decisione della coscien- viene liberamente compiuto, e p u ò essere libera-
za coincide con questa voce si p u ò avere la sicu- mente compiuto, ciò che questa legge comanda e
rezza di ascoltare veramente la voce della coscien- ciò che i n essa è divenuto necessità interiore e l i -
za e non quella della propria colpevole illusione? bera possibilità. Ma, per essere liberi così, si deve
I preti non parlano da burocrati quando si atten- possedere realmente questo Spirito. E questo Spi-
gono alla dottrina della Chiesa, ma annunciano rito si p u ò perdere; l'uomo mendace p u ò ingan-
la parola d i Dio. È davvero così sorprendente che narsi circa i l possesso d i questo Spirito. Ma non lo
questa parola (che è d i Dio) sia così « poco reali- si possiede se non si osservano i comandamenti di
stica » e così « poco adatta ai tempi », dal momen- Dio, benché essi si possano osservare solo per vir-
to che la realtà è nel male e i tempi sono malvagi tù d i questo Santo Spirito, nel quale la volontà e
e i l cristiano deve impegnarsi per Dio fino all'ef- la potenza d i Dio sono una sola cosa, nel quale sola-
fusione del sangue, contro la « realtà » e contro i l mente la libertà cristiana è vera libertà. Colui che
« tempo »? esalta la libertà dei figli d i Dio, e alla domanda:
Ma dov'è, allora, la libertà dei figli d i Dio? dobbiamo noi distruggere la legge? deve risponde-
Non siamo forse d i nuovo sotto i l dominio della re, con S. Paolo : Lungi sia da noi, al contrario, noi
lettera, che uccide, e che è la potenza del peccato confermiamo la legge (Rom. 3, 31) deve conosce-
(cfr. I Cor. 15, 56)? E non vale la parola: Ama e re e vivere questa parola: Colui che adempie la
fa ciò che vuoi? È vero: quando lo Spirito del legge vivrà (Gal. 3, 12), e: Coloro che adempiono
Signore guida l'uomo giustificandolo, glorifican- la legge saranno giustificati dinanzi a Dio (Rom.
dolo e divinizzandolo, allora l'uomo non è più 2, 13). La legge è finita, poiché essa è annullata non
sotto la legge, è libero dalla legge, che si presenta già nell'arbitrio umano, ma nella potenza dello Spi-
all'uomo dall'esterno, come semplice lettera che rito Santo. E' possibile riconoscere questa trasforma-
obbliga e rivela l'impotenza propria dell'uomo zione nella legge precisamente da questo: che la
debole e asservito al peccato; quando lo Spirito legge è stata adempiuta. E i l peccatore stesso, che
dirige fortemente e potentemente l'intimo dell'uo- corre verso la grazia del Cristo e v i trova salvezza
mo e lo unisce direttamente a Dio, sopra ogni e giustificazione, soltanto allora, nella sua meta-

74 li
noia corre verso i l Cristo, quando confessa di es- to ciò che un uomo veramente amante di Dio p u ò
sere divenuto colpevole precisamente per questo, fare?
che la grazia, che g l i avrebbe reso possibile la vo- Per concludere: i comandamenti d i Dio ven-
lontà e l'adempimento, è rimasta, per sua propria gono veramente e unicamente per bocca della
colpa, inefficace, quando è realmente pronto a r i - Chiesa ed esigono la vera obbedienza indipenden-
cevere anche i l fare da colui che perdona i l non temente dalla loro chiarezza (possibile o, nel caso
fatto, perchè « chi dice che i comandamenti divi- soggettivo, non possibile), poiché sono espressio-
ni sono inadempibili anche per gli uomini giusti- ne del volere del Dio amante, che ha parlato at-
ficati e stabiliti nella grazia, sia anatema » (Tri- traverso Gesù Cristo Nostro Signore — espressio-
dent. sess. 6, can. 18). ne della volontà che vale anche per i figli d i Dio
giustificati e santificati dalla grazia nella libertà
Anche ai liberi figli di Dio è detta questa pa-
dello Spirito Santo. La fede che giustifica dinanzi
rola (nell'eterna libertà di Dio non sarà più neces- a Dio è la fede dell'amore che fa la volontà di Dio.
sario che sia detta loro; ma per i l momento essi de-
vono lasciarsela dire ancora, poiché sono i n perico-
lo di confondere la loro vera libertà coi desideri 2. Sulla mistica del peccato.
della carne) : Non v i illudete : né impudichi, n é i¬
dolatri, né adulteri, né effeminati, n é corruttori d i Dobbiamo ora fare alcune osservazioni su
fanciulli, né ladri, né avidi, né ubriaconi, né be- quella che abbiamo prima chiamata mistica del
stemmiatori, né ladroni avranno parte nel Regno d i peccato.
Dio ( I Cor. 6, 9-10). Si p u ò fare « tutto », se si ha È innanzi tutto evidente per i cristiani che
l'amore: ma non si ha l'amore, se si fanno tali cose. i l cristianesimo è la salvezza, anche di quelli che
Ma non v i sono oggi molti « buoni » cristiani che, sono caduti i n colpa dinanzi a Dio, non fosse che
invocando la libertà del cristiano, vogliono, con sot- per i l fatto che, al d i fuori della grazia preser-
tigliezza disonesta, realizzare nella loro vita mora- vante o redimente dal peccato nessun uomo è
le un'alleanza tra giustizia e empietà, luce e tene- effettivamente mai stato o sarà mai senza colpa.
bre, Cristo e Belial, che fanno di tutto e poi vo- Dovunque, e tutte le volte che, un uomo, dal pro-
gliono ancora amare, invece di amare veramen- fondo abisso della sua colpa leva lo sguardo nella
te ( i l che è la suprema rinuncia) per poi fare tut- fede, è nel pentimento e nella grazia, desidera ar-

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dentemente la salvezza e la raggiunge nel Cristo inevitabile e che la tale colpa non è realmente pe-
Gesù, vi è più gioia i n cielo per questo peccatore ricolosa per la salvezza, purché peccando si perse-
che per novantanove giusti che credono d i non veri nella fiducia nel perdono divino, una tale co-
aver bisogno della penitenza. È evidente che la scienza non è la voce del Dio della grazia, ma la
salvezza è più vicina al cuore infranto — sia pure voce della propria illusione che, i n ultima anali-
infranto per sua propria colpa — e umile che al si, cerca solo un compromesso a buon mercato tra
sedicente giusto, con la sua rispettabilità da pic- il peccato dell'uomo e la santità d i Dio. L'espres-
colo borghese, che spesso è solo l'ingannevole fac- sione della « felice colpa » p u ò pronunziarla solo
ciata dinanzi alla corruzióne interiore. È evidente e unicamente colui che ha vinto la colpa con la
che la grazia d i Dio conosce e p u ò seguire, per la grazia d i Dio. I l fatto che Dio possa scrivere dirit-
redenzione e la salvezza degli uomini, vie segrete to su linee torte non dà alla creatura nessun dirit-
e per noi incomprensibili, che non sono le nostre to d i tracciare linee torte nel libro della propria
e che ad occhi umani possono apparire lontane da vita. U n tale atto, che osa fare del peccato un mo-
Dio. La sua grazia sorpassa la nostra comprensio- mento di sviluppo, progettato e calcolato i n anti-
ne e non ci deve rendere nessun conto. Egli ob- cipo, della propria vita, è la più spaventosa hybris
bliga noi, ma non Se stesso, alle vie che ci ha in- della creatura che vuole farsi giuoco della miseri-
dicate. cordia d i Dio e si arroga i l punto di vista stesso d i
Ma è vero anche questo: colui che onesta- Dio nel calcolo della vita umana, è orgoglio e
mente dice : io ho peccato, deve anche dire : voglio accecamento a cui Dio minaccia d i rispondere non
alzarmi e andare dal padre mio. Nel Regno d i Dio con la sua grazia ma col suo giudizio. Appunto
non v i è alleanza tra luce e le tenebre, tra Dio e i l perchè i l peccato p u ò essere commesso non solo nel
peccato. E' una verità d i fede definitiva che la gra- campo diretto ed esplicito della fede e della con-
zia d i Dio rende possibile al giustificato l'osservan- fidenza, ma anche sul terreno della morale i n sen-
za dei comandamenti d i Dio, d i modo che, se egli so stretto, sul terreno dei comandamenti, e perchè
cade tuttavia nella colpa, cade pur potendo evitar- i l peccato, considerato dal punto di vista della crea-
lo ed è egli stesso la causa veramente responsabile, tura, è sempre senza via d'uscita e irreparabile, ap-
colpevole, d i questa caduta. Una coscienza, dun- punto per questo l'uomo non ha mai i l diritto d i
que, che volesse confortare l'uomo peccatore col precipitarsi « da credente » nell'abisso senza usci-
pensiero che divenire peccatore è propriamente ta del peccato, semplicemente perchè spera, secon-

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do l u i , d i trovarsi sotto i l perdono e di non poter noi e nel mondo. Ciò che è sano, ciò che è moral-
cader fuori della grazia di Dio anche peccando. mente armonioso, ben formato e disposto, ciò che
Quando l'uomo, che ha peccato, è toccato dalla in apparenza è perfezione puramente umana, tut-
grazia d i Dio, ciò è sempre una manifestazione te queste cose sono anche (e persino quando non
nuova e gratuita di questa grazia, che non si lascia lo si sa) manifestazioni della grazia e della vita di-
introdurre astutamente i n un calcolo fatto i n an- vina che ci sono imposte e richieste, perchè i l Ver-
ticipo, prima del peccato. È strano come q u i i se- bo si è fatto carne non già per redimerci dalla car-
guaci della esistenziale mistica del peccato vadano ne, lasciando, al tempo stesso, precipitare questa
improvvisamente a finire i n una metafisica delle nella corruzione del peccato, ma per redimere la
essenze, dove essa non è affatto al suo posto, quan- carne. Che questa redenzione sia opera di Dio è
do cioè l'eventuale miracolo della grazia del per- una verità che non viene messa in pericolo dal fat-
dono viene improvvisamente trasformato i n un to che essa si realizza e deve realizzarsi anche per
elemento essenziale sempre disponibile dell'esisten- opera nostra, poiché la nostra azione è essa stessa
za umana, su cui si possa contare a priori. effetto della sua grazia.
Quando — specialmente nel moderno roman- Siamo tutti minacciati, oggi, dal pericolo del-
zo cattolico — ci viene descritto come la grazia lo sfacelo nel campo culturale, spirituale e morale.
raggiunge anche l'uomo perduto, dobbiamo leg- Ma anche se tali disfatte ci colpiscono, noi voglia-
gere ciò con riconoscenza, come un'eco del Van- mo tuttavia riconoscere che Dio è più grande del-
gelo, ma dobbiamo anche, al tempo stesso, armar- la nostra rovina e afferrarci con la fede, nella ca-:
ci e difenderci contro i l fraintendimento d i questa duta, alla sua azione salvatrice. Non vogliamo, pec-
eco, come se l'esistenza cristiana fosse racchiusa caminosamente e morbosamente insieme, fare, in
unicamente e interamente i n questa salvezza. No, anticipo, della nostra rovina possibile i l perno di
essa è sempre di p i ù : è una nuova vita (anche un sistema posto come l'unico sistema cristiano.
quando rimane a disposizione d i questa vita sol- Se una tale rovina ci colpisce, ci colpisce per i l no-
tanto la breve fine dell'esistenza terrena), è santi- stro bene e per la nostra salvezza, sempre ancora
ficazione del mondo, opera nata dalla fede e dal- possibili solo se ci colpisce mentre lottiamo contro
la grazia, fecondità nello Spirito Santo, sforzo sem- di essa. E perciò noi vogliamo — non i n virtù di
pre rinnovato (poiché p u ò anche sempre nuova- un ingenuo ottimismo mondano, ma i n virtù
mente fallire) per far trionfare i l Regno d i Dio i n di una cristiana obbedienza verso i l nostro com-
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6. - Pericoli nel Cattolicesimo...
pito e del coraggio e della speranza che ven-
gono dalla grazia di Dio — anche in questa
epoca, sempre più crepuscolare, dell'Occidente,
esaltare ciò che è sano, sperabile e salutare e pro-
porcelo come la meta del nostro sforzo, a cui noi
dobbiamo tendere, disponga Dio di noi come vuo-
le, poiché la sua disposizione non è davvero come CAPITOLO TERZO
la nostra, di creature. Chi è così disposto, celebra
la potenza e la magnificenza della grazia più di UNA METAMORFOSI DELL'ERESIA

chi, come ipnotizzato, guarda fisso alla possibile


rovina (interiore ed esterna) e crede di poterla
sopportare solo perchè vuole vederla come un'astu- È in S. Paolo l'affermazione che è necessario
zia della grazia vittoriosa. La vera esaltazione del- che v i siano scissioni, eresie. Checché S. Paolo pos-
la sola gratia non ha bisogno dell'inno di una sa avere più precisamente inteso con l'eresia di cui
mistica del peccato. parla, la parola, nella storia della Chiesa, è sem-
pre stata intesa anche nel senso d i ciò che oggi
noi intendiamo per eresia: i l pervertimento della
parola d i Dio, annunciata dalla Chiesa, i n un erro-
re umano, per opera di un cristiano che erige i l
proprio gusto e la propria misura a regola della
parola di Dio, adattata questa a sè, invece che sè a
questa, e oppone così i l suo proprio cristianesimo
a quello della .Chiesa. La « necessità » di cui parla
S. Paolo proviene naturalmente dalla libertà del-
l'uomo soggetta al peccato, ed è colpa, o errore,
o entrambe le cose. Ma che questa eresia — con-
tenuta dalla potenza e dalla grazia di Dio, tanto
più grandi — si produca, e debba prodursi, preci-
samente questo è, per i l cristiano istruito dalla pa-

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rola profetica di Dio, non solo una sorpresa acci- i l suo paese non siano per caso incapaci di produr-
dentale, della quale ci si potrebbe aspettare che re più alcuna eresia perchè nel loro più profondo,
un giorno avesse definitivamente termine, poiché nonostante tutta la legalità dell'ortodossia, sono
non dovrebbe affatto esistere, ma qualcosa di cui divenuti così indifferenti alla verità divina da non
i l cristiano già sa che, come i l peccato, la colpa, provare più affatto i l bisogno di eludere l'inesora-
la miseria e la disperazione, accompagnerà la vita bile rigore della rivelazione mettendo al suo posto
degli uomini e la storia del Regno d i Dio sino similoro umano.
alla fine dei tempi. « È necessario », dunque, che Se dunque è necessario che v i siano delle ere-
vi siano eresie, poiché esse sono più che semplici sie, se devono essercene « sempre per me » e oggi,
conseguenze d i una libertà arbitraria, poiché fan- dove sono allora le eresie dalle quali preservare la
no anche parte di quelle cose oscure che « è neces- mente e i l cuore? Sotto quale forma dobbiamo
sario » che v i siano, affinchè nessun uomo, e quin- attenderle oggi? Come si presenteranno esse pre-
di nemmeno la verità dell'uomo, possa gloriarsi cisamente oggi, per avere la speranza d i sedurre
dinanzi a Dio. gli uomini d i oggi? Si potrebbe, certo, pensare che
I l cristiano dunque non si meraviglierà se a questa domanda sia presto risposto! I l mondo,
incontra delle eresie. Anzi, egli se le attenderà, le nel quale i cristiani vivono ormai come un gregge
considererà come una tentazione inevitabile, sia di pecore confuse e perseguitate, è ancora pieno
pure la più alta, sublime, e perciò « necessaria » di errori che contrastano con la verità di Dio qua-
tentazione, nella quale realmente le tenebre pren- le è apparsa nel Cristo Gesù. Questi errori, pro-
dono le vesti di un angelo di luce. E se i l cristiano clamati gravemente e con sicurezza in tutti i gior-
non incontra eresia alcuna che possa realmente ten- nali, gridati da tutti gli oratori, abbelliti nelle ope-
tarlo come solo le più profonde seduzioni possono re dei poeti, messi i n pratica nelle azioni del mon-
incantare un uomo, egli non considererà una tale do che, come sempre, poggia sul male, sono l'atmo-
pace dello spirito come qualcosa d i ovvio, ma si sfera spirituale in cui noi respiriamo e viviamo
domanderà con sgomento se non siano forse dive- tutti i giorni. Non si ha davvero bisogno, oggigior-
nuti gli occhi del suo spirito così ciechi e i l suo no, come cristiani, d i cercare a lungo le eresie,
cuore così insensibile alla distinzione tra i l vero quando le si vogliono trovare, perchè esse « de-
e i l falso, che egli non sia più affatto capace di r i - vono » esserci. Queste risposte sono giuste, ma non
conoscere l'eresia come tale, o se i l suo tempo e descrivono tutta l'intera situazione del cristianesi-

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mo di fronte all'eresia di oggi. Infatti, gli errori d i vista formale, dove parla i l messaggio del Cristo
che queste risposte hanno d i mira non hanno più e della sua Chiesa, come in questo tempo moder-
affatto, al giorno d'oggi, la pretesa d i essere verità no, in cui la Chiesa (innanzitutto e definitivamen-
cristiana, interpretazione autentica di una rivelazio- te nel Concilio Vaticano) ha portato la consape-
ne d i Dio affidata alla Chiesa: si presentano aper- volezza della propria autorità dottrinale alla più
tamente e onestamente come non cristiani, non rigorosa e definitiva espressione.
attribuiscono assolutamente alcuna importanza al Così, gli errori, a cui si riferiscono le risposte
fatto d i essere ritenuti verità della Chiesa. Contro criticate, propriamente non sono affatto eresie nè
di essi, dunque, i l cristiano che ascolta la Chiesa ha errori cristiani: sono chiaramente « al d i fuori »,
un compito facile. Certo, capiterà anche a l u i mille non possono più davvero avere la pretesa, e costi-
volte, nella vita pratica nell'agire quotidiano, di vi- tuire la tentazione, di essere considerati come l'au-
vere p i ù del fallace spirito del mondo che della ve- tentica interpretazione della verità cristiana. Pos-
rità della Chiesa. Ma quando si preoccupa della sono, è vero — e, naturalmente, in grande misu-
realtà che deve stare dinanzi al suo spirito come la ra — rappresentare per i cristiani una tentazione
sua verità, quando ricerca principi formulati dei di uscir fuori dal mondo della verità cristiana ed
quali dovrebbe vivere, allora è per l u i sempre vera- ecclesiale e di fondare la propria esistenza spiri-
mente facile distinguere gli errori del mondo, che tuale al d i fuori del cristianesimo ecclesiale. Ma
non pretendono affatto di essere cristiani, dal mes- considerare e sostenere tali errori come verità cri-
saggio del Vangelo. M a i — almeno, così sembra — stiane ed ecclesiali, oggi, all'opposto che i n tempi
è stato facile come oggi scorgere la linea netta di passati, non è più possibile per dei cristiani che
demarcazione necessaria tra ciò che è mondo e ciò vivano nella Chiesa. Cioè (per ripetere la stessa
che è cristianesimo, purché solo si voglia, i n gene- cosa in altro modo): l'eresia, nella sua forza passa-
rale, essere fondamentalmente e indiscutibilmen- ta, che noi ancora riteniamo, erroneamente, come
te cristiani appartenenti alla Chiesa. Poiché, come l'unica e naturale forma d i ogni eresia, non ha più,
si è detto, l'attuale mondo dello spirito non ha per i l cristiano di oggi, la stessa virulenza e la
affatto la pretesa di rappresentare, sempre e dap- stessa forza di seduzione di altri tempi.
pertutto, solo i l messaggio del Vangelo, e per i l Certo, anche i l cristiano dei secoli passati do-
cristiano non è davvero mai stato così fondamen- veva sapere che la verità del Cristo e i l Vangelo
talmente e chiaramente determinabile, dal punto sono affidati alla Chiesa, che questa è la custode

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e l'interprete autorevole della parola di Dio. Ma ma questo fatto stesso è una verità di fede che, r i -
dove e come questa Chiesa parli e dove e come essa conosciuta come tale, fa parte a priori della fede
possa essere chiaramente riconoscibile come tale, del cristiano cattolico, ciò che non si dava in tem-
questo in tempi passati non era tanto chiaro come pi passati di oggi. Poiché dunque, a differenza dei
ora. Per esempio, poteva forse ogni cattolico, al tempi passati della Chiesa, i l principio formale del-
tempo della lotta contro l'arianesimo, (così come la fede come tale è divenuto parte dell'oggetto del-
oggi), stabilire per mezzo d i un principio chiaro, la fede riflessa, i l cristiano cattolico si trova i n una
pratico, di facile uso e per di più universalmente situazione diversa dal passato: se egli, i n qualche
riconosciuto come rivelato, dove parlava l'autentica questione venuta i n discussione, osasse opporre la
Chiesa cattolica? Per i l teologo di oggi è ancora dif- sua propria opinione ad una dottrina definitiva
ficile provare l'ecumenicità i n un concilio d i tempi della sede romana, dovrebbe nello stesso istante
passati altrimenti che attraverso l'approvazione del confessare di porsi i n contrasto anche con una veri-
Papa, altrimenti, cioè, che con l'aiuto di un princi- tà di fede che egli stesso ha già riconosciuto come
pio che i n passato, certo, era già oggettivamente pre- sua propria fede, e precisamente che non solo la
sente e attivo, ma che tuttavia non faceva ancora vera Chiesa i n generale (della quale non si p u ò
parte delle proposizioni di fede espressamente e dire così facilmente dove essa sia), ma la sede ro-
rigorosamente formulate e come tali universalmen- mana è i l giudice che decide che cosa debba vale-
te riconosciute. Così avveniva, e poteva avvenire, re come interpretazione autentica della rivelazione
che da una parte ortodossia ed eresia si presenta- e che cosa no. Con la sua opinione, dunque, un
vano entrambe con la pretesa di essere la Chiesa tale cristiano cattolico si collocherebbe nello stes-
del Cristo, e che, dall'altra, i l cristiano, dinanzi so istante, secondo i suoi propri precedenti prin-
a questa duplice pretesa, non possedeva con la stes- cipi e i n maniera chiaramente constatabile, al d i
sa chiarezza di oggi, come verità cristiana ormai fuori della Chiesa, che egli stesso anteriormente ha
indiscutibile, i l principio formale i n base a cui riconosciuta come l'unica vera Chiesa del Cristo.
avrebbe potuto distinguere a priori la legittimità Egli dunque oggi non p u ò mettersi a sostenere
o illegittimità di tali pretese. Oggi è diverso. Non una opinione erronea come verità giustificata al-
soltanto i l magistero della vera Chiesa è (come l'interno della Chiesa che, nella sua visibile realtà
effettivamente è sempre stato) presente i n maniera concreta, egli stesso ha riconosciuta come l'unica
obbligatoria nelle parole del Vescovo di Roma, vera Chiesa del Cristo e della sua verità.

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Non v i è dunque p i ù eresia nella Chiesa? È to della fede, così che i n base ad esso si potesse de-
forse adesso l'eresia possibile ancora solo al d i fuo- cidere subito chiaramente dove precisamente fosse
r i della Chiesa, dal momento che da una parte la collocato i l confine della Chiesa. Oggi, invece, un'e-
vera Chiesa del Cristo, i n quanto custode della ve- resia aperta (cioè, formulata i n proposizioni chia-
rità, denuncerà subito come tale una nascente ere- re e non equivoche) d i un cristiano cattolico, non
sia e, d'altra parte, per i l cristiano d'oggi, anche appena la sede romana protesta, è subito e senza
senza un Concilio Ecumenico o un altro votum equivoco smascherata come i n contrasto con la dot-
universale della Chiesa, è indiscutibilmente certo trina della Chiesa, e anzi i n base ai principi stes-
a priori dove è e agisce questa vera Chiesa? Ovve- si, espressamente confessati, di questo cristiano;
ro v i sono tuttavia, ancora oggi, delle eresie anche essa deve dunque sparire o uscir fuori dalla Chie-
nella Chiesa, poiché, ancora una volta, la minaccia sa, nel qual caso però viene, rinnegata da questo
e la tentazione del cristiano attraverso l'eresia fan- cristiano una dottrina da l u i stesso precedentemen-
no parte degli elementi esistenziali necessari della te riconosciuta come verità della sua propria fede.
vita cristiana nel mondo? Se dunque oggi deve ancora poter esservi eresia
Ammettiamo per un momento — se pure, nella Chiesa, essa deve aver mutato la sua forma
provvisoriamente, solo sotto forma d i un'esperien- aperta e svelata i n una velata e nascosta: essa deve
za mentale — che « sia necessario » che v i siano (se esiste) essere divenuta i n qualche modo critto-
eresie anche nella Chiesa. Allora, dopo quanto si gama. I l male dell'eresia, se vuole mantenersi, deve
è detto, è chiaro a priori che questa eresia deve trasformarsi da male aperto localizzabile, afferra-
necessariamente assumere una forma diversa da bile e designabile attraverso l'opposizione esplici-
quella che le era propria i n passato. I n passato, ta del sì e del no, i n una malattia, i n qualche modo
infatti, essa aveva una forma svelata, aperta, e po- latente, anonima, della forza vitale spirituale, così
teva avere questa forma anche nella Chiesa (laddo- da divenire « insidiosa ».
ve « Chiesa » naturalmente significa non già l'es- Se innanzitutto spingiamo ancora oltre que-
senza oggettiva d i questa realtà, ma la sfera effet- sto esperimento mentale a priori e ci domandiamo
tiva d i ciò che poteva essere considerato come tale che aspetto abbia questa latente eresia (se esiste)
realtà dagli uomini d i quel dato tempo), poiché più da vicino, dobbiamo ancora una volta riflet-
i l principio formale della fede non era a disposizio- tere sul motivo per cui essa non p u ò più essere
ne con assoluta chiarezza come u n esplicito ogget- aperta. Questo motivo consiste nel fatto che l'ere-

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sia aperta verrebbe subito a urtarsi contro quella ra pubblica, quindi l'espressione di sè i n libri,
forma del magistero che, all'opposto di un Con- in una dottrina ufficiale, ecc., e rifugiandosi nella
cilio ecumenico, è sempre i n condizioni d i reagi- sfera privata, esoterica, riservata solo ai dotti e ai
re rapidamente e senza equivoci, agli occhi di tut- saggi; d'altra parte, essa si mantiene nel vago, nel-
ta la Chiesa, cioè con l'autorità dottrinale della l'approssimativo, nell'atmosfera, evitando un'arti-
sede romana) facendo questa ormai parte degli og- colazione concettuale, una formulazione i n tesi e
getti di fede già prima espressamente confessati da dottrine, e, accanto a questo atteggiamento fonda-
colui che è sul punto di insegnare e difendere que- mentale, esprimendosi tutt'al più i n problemati-
sta eresia. I l carattere velato e nascosto di un'ere- che, i n « saggi », i n indicazioni di difficoltà e di
sia crittogama indica dunque una forma di questa problemi non risolti (ma intendendo realmente
eresia tale che sarà praticamente più o meno inaf- molto di più), si destreggia in modo da passare sot-
ferrabile dall'autorità dottrinale del Papa. Ma la to silenzio e trascurare le verità che le si oppon-
funzione di un tale magistero suppone che l'eresia gono. Se vogliamo ridurre questi due metodi ad
contro la quale esso reagisce si formuli e si arti- una formulazione ancor più breve ed efficace, si
coli in quella dimensione a cui questo magistero potrebbe dire: l'eresia nella Chiesa (quando esi-<
stesso appartiene, cioè la dimensione largamente ste) deve e p u ò , al giorno d'oggi, diventare laten-
pubblica; questa funzione suppone che la formu- te e mantenersi così all'interno della Chiesa, attra-
lazione dell'eresia si presenti i n proposizioni fa- verso la fuga dalla sfera pubblica della Chiesa e
cilmente afferrabili e maneggevoli, i n una formu- attraverso una indifferenza teorètica ed esistenzia-
lazione che, sottratta alla zona dell'istintivo, del le nei confronti delle verità di fede che le si op-
semplice comportamento e delle disposizioni, ap- pongono.
partenga alla dimensione delle formule riflesse e Prima di ulteriormente domandarci se que-
concettuali. Quando queste condizioni supposte sta nuova (1) forma dell'eresia nella Chiesa, così
non si verificano, i l magistero cade i n qualche mo- aprioristicamente costruita e formulata, esista real-
do nel vuoto, poiché gli manca la sola forma appro-
priata del suo oggetto. La mimetizzazione dell'ere- (1) Nuova, naturalmente, solo i n senso relativo. Non si deve
sia latente deve avere, perciò, principalmente due certo negare che potevano esistere, in qualche misura, fenomeni
analoghi, per motivi diversi, anche in passato. L a novità è nel fat-
metodi: da una parte, essa si sottrae all'urto col
to che questa forma d i eresia è tipica di oggi. E questo per le ra-
magistero, evitando, per quanto è possibile, la sfe- gioni che andiamo svolgendo.

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mente, sono ancora necessarie alcune ulteriori os- non solo in quanto è una disobbedienza della vo-
servazioni sulla sua essenza, in modo da prevenire lontà, della libertà, ma, indipendentemente da ta-
malintesi. Se si è trattato dei metodi di mimetiz- le questione di colpa nella volontà, anche i n quan-
zazione dell'eresia nella Chiesa, non per questo si to denota una mancanza di verità e d i realtà nella
deve pensare soltanto, e nemmeno i n prima linea, conoscenza. L'uomo che è nell'errore, infatti, non
ad una eresia cosciente, che si traveste in mala fe- afferra la verità essenziale. Ma questa verità è la
de ed è quindi una colpa per i suoi rappresentan- sua salvezza, perciò l'errore è sostanzialmente pe-
ti. Certo, la « contumacia » fa parte del concetto ricoloso per l'esistenza, e non fa differenza se l'er-
canonico dell'eresia, poiché solo per questo essa rore non coglie la verità essenziale malgrado la
p u ò esser colpa e oggetto di sanzioni ecclesiastiche. buona volontà o a causa della cattiva volontà (1).
Ma per la nostra riflessione questo è, per i l mo- E non che una eresia, nel largo senso qui inteso,
mento, indifferente. Poiché là dove si dà effet- non possa coesistere nello stesso uomo con una
tivamente un errore che è i n contrasto con la rive- fondamentale e decisiva volontà di ortodossia. Poi-
lazione divina, là dove si dànno concezioni tortuo- che è un fatto che lo spirito dell'uomo, che vive
se e interpretazioni della dottrina della fede deri- e contiene sempre più di quanto si traduce nella
vanti da u n atteggiamento spirituale non cristiano,
là dove l'uomo nell'attuazione pratica della vita (1) Questa pericolosità per la salvezza dell'errore di fede come
non vive secondo la verità, anzi, in pratica, non si tale è quasi del tutto dileguata dalla coscienza dell'uomo moderno.
L'errore in materia d i fede gli appare ancora come una minaccia
incontra p i ù affatto con essa, nè amichevolmente nè per la salvezza tutt'al più in quanto espressione della malvagità del
ostilmente, i v i si verifica un'eresia nel senso che suo volere, che non appartiene propriamente al piano della cono-
intendiamo qui, un'eresia per lo meno nel senso scenza della verità come tale, ma al piano di iuna moralità, ohe
in sè non è identica alla verità. Se la convinzione del cristianesimo
materiale, dovendosi però notare che anche que- antico del pericolo per la salvezza presentato dall'errore (essendo
st'eresia materiale, nel nostro caso, non p u ò muo- indifferente se questo si presenta a priori come colpa o come « sem-
plice » errore) è giusta per il motivo indicato, e se deve tuttavia
versi sul piano delle proposizioni esplicitamente esservi il fenomeno dell'errore noni colpevole, che non distrugge
formulate, ma solo sul piano di un atteggiamento la salvezza, le due affermazioni possono essere conciliate solo di-
cendo che anche in questo errore, e accanto ad esso, ciò che è deci-
e d i una disposizione, di un sentimento vitale non sivo nella realtà salutare viene raggiunto, in questo caso, in qual-
concettualizzato d i un a priori irriflesso, largamen- che modo anche conoscitivamente, e che, inversamente, là dove
non si dà questo caso, deve essere necessariamente presente an-
te diffuso su tutto i l pensare e l'agire. È da nota- che una colpa. Non è assolutamente possibile che ogni errore (esi-
re inoltre che l'eresia è pericolosa per la salvezza stenziale) possa essere senza colpa.

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sua coscienza riflessa, p u ò essere sospinto simul- Allora sono possibili torsioni e restrizioni, che si
taneamente da molti « spiriti ». possono mantenere per un certo tempo indissolu-
Più ancora: non è che l'eresia i n questione bilmente legate alla verità rivelata, creduta e in-
possa essere presente solo negli uomini della Chie- segnata. Allora i l « dosaggio » esistenziale delle ve-
sa discente. Essa p u ò esistere i n tutti gli uomini rità insegnate (per esprimere così una buona vol-
della Chiesa. Se siamo tutti peccatori, se dunque ta ciò che intendiamo) p u ò anche i n qualche modo
ostinazione, orgoglio, pigrizia spirituale e indif- riflettere l'individualità peccatrice dei responsa-
ferenza esercitano in tutti noi, i n qualche misura, b i l i del magistero, anche se niente viene insegna-
i l loro disordine, e se tale spirito profano (appar- to d i positivamente falso. Allora la verità del Van-
tenente innanzitutto al campo del comportamen- gelo, a causa della durezza d i cuore e della indif-
to morale) ha i l suo riverbero anche sulla conoscen- ferenza dei docenti, p u ò essere annunciata i n un
za dell'uomo, e quindi sulla sua dottrina, biso- modo tale da non poter essere spiritualmente rea-
gna attendersi a priori che esso possa avere questo lizzata e personalmente assimilata nella misura ne-
effetto anche sui membri della Chiesa docente. cessaria dagli uomini discenti d i un determinato
Certo, lo Spirito d i Verità promesso alla Chiesa tempo. Chi vorrebbe contestare a priori che v i so-
preserverà sempre i responsabili del magistero dal no stati dei tempi (e forse anche i l nostro) i n cui,
pericolo d i imporre come verità d i fede un erro- almeno nel senso della mancanza d i una appropria-
re, i n maniera tale che obblighi definitivamente zione vivente della verità, v i è stato errore nella
la coscienza degli uomini d i tutta la Chiesa. Ed è Chiesa docente e i n questo senso « eresia »? Chi
anche evidente che i l soccorso dello Spirito, molto (se crede alla verità della a Chiesa dei peccatori »)
al d i là d i questa misura, è, con sovrabbondante vorrebbe negare che anche la luce del Vangelo —
pienezza, a disposizione del magistero ufficiale del- non solo l'amore — nella lampada terrena della
la Chiesa nelle sue proclamazioni. Ma dov'è r i - Chiesa non sempre e non i n tutti i tempi brilla co-
strettezza dello spirito, egoismo dei cuori, là dove sì chiaramente come Dio esigerebbe dalla sua Chie-
vive la prepotenza degli uomini, dove ha influen- sa docente? Nel domandarci se oggi nella Chie-
za lo spirito d i polemica e la rivalità d i scuole — e sa esiste effettivamente la forma dell'eresia crit-
ciò è possibile anche nella Chiesa docente —, al- togama che abbiamo scoperta aprioristicamente al-
lora la verità e la conoscenza, e quindi la dottrina, l'inizio delle nostre riflessioni, e se esiste più che
non possono essere come devono e vogliono essere. in passato, quando l'eresia poteva più facilmente

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7. - Pericoli nel Cattolicesimo...
avere anche nella Chiesa (almeno per un certo come eretici anche per i l fatto d i essere messi al-
tempo) la forma aperta, alludiamo all'eresia nel l'indice dal magistero ecclesiastico — ma che sono
senso più largo, di modo che la parola includa anche, senza dubbio, i l riflesso di un atteggiamento
anche tutte quelle condizioni d i spirito che nasco- e d i una dottrina che p u ò essere designata come
no, come premesse o come conseguenze, quando eresia crittogama, tanto più che i suoi autori da
l'uomo non si sforza con tutto i l cuore e con tutte una parte riconoscono l'opposizione della loro con-
le forze per rimanere nella verità d i Dio. cezione alla dottrina della Chiesa, dall'altra però
V i è ora effettivamente nella Chiesa quell'ere- non vogliono lasciarsi cacciar fuori dalla Chiesa (1)
sia crittogama, intesa i n questo p i ù vasto senso, per opera dell'autorità ecclesiastica, e appunto per-
che prima abbiamo postulata a priori perchè è ciò scelgono la tattica dell'anonimato.
necessario che v i siano delle eresie e perchè è ne- Ma questa varietà, la più massiccia, dell'ere-
cessario che v i siano anche nella Chiesa, dal mo- sia crittogama, che si manifesta per la prima volta
mento che questa Chiesa è sempre una Chiesa di con tangibile evidenza nella storia del moderni-
uomini peccatori? N o i pensiamo: c'è. I n Benedet- smo, non è nè l'unica e la più importante, nè la
to X V si trova, i n un passo dell'Enciclica Spiritus più pericolosa. Molto più frequente (anche se dif-
Paraclitus, la constatazione che v i sono persone, e ficile da afferrare) è l'atteggiamento della diffiden-
per di più anche fra i docenti delle scienze sacre,
che combattono nell'intimo proposizioni del ma- (1) Oltrepassa il quadro di questo saggio rispondere alla
questione del perchè dei cristiani, che sono consapevoli dell'op-
gistero ecclesiastico (Dz 2186). Questa occulta op- posizione delle loro concezioni alla dottrina della Chiesa ufficiale,
pugnano, che Benedetto X V constata come effet- vogliano tuttavia rimanere nella Chiesa. A l motivo già indicato
pr questo, che cioè essi si metterebbero così in contrasto anche con
tivamente verificatasi nella Chiesa al tempo nostro, una proposizione di fede già da loro stessi riconosciuta, quella
è solo la forma p i ù massiccia dell'eresia crittoga- della vera Chiesa e del suo magistero, si aggiungono certo an-
che . altre ragioni : in contrasto coi tempi d i un individualismo
ma di cui parliamo. Essa senza dubbio al giorno e d i un liberalismo coscienti di sè, l'uomo d'oggi non ha p i ù tan-
d'oggi non è ancora estinta. Si pensi, per esempio, ta fiducia nella propria opinione, non è p i ù così convinto che si
ai l i b r i pubblicati da Mensching e Mulert prima possa facilmente fondare una nuova comunità religiosa senza per-
dersi nello spirito di setta e in sogni senza uscita. Quando si pro-
dell'ultima guerra su un <c Cattolicesimo riforma- va questo sentimento, senza tuttavia realizzare la fede incondizio-
to », che senza dubbio contengono aperte eresie nata nella Chiesa, si arriva — dopo l'epoca del modernismo — ai
tentativi d i edificare la propria piccola cappella all'interno della
(aperte, se facciamo astrazione dall'anonimato dei grande Chiesa, di formare una setta esoterica all'interno della
reali autori) — e perciò poterono essere indicati grande comunità.

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za e del risentimento contro i l magistero ecclesia- volte nei nostri paesi i l predicatore per persone
stico, quel sentimento molto diffuso di essere stret- colte parla ancora al suo uditorio delle pene tem-
tamente e sospettosamente controllati, nella ricer- porali del peccato, dell'indulgenza, degli angeli,
ca e nell'insegnamento, da parte del magistero del digiuno, del diavolo (tutt'al p i ù parlerà del
ecclesiastico, l'opinione che si possa « non dire « demoniaco » nell'uomo), del purgatorio, della
quello che si pensa » (e che ci si ritiene giustifi- preghiera per le povere anime, e d i altre simili
cati d i pensare con « buona » coscienza). Non si cose fuori moda? E quando si raccomanda la « l i -
può forse trovare qua e là l'affermazione che si bertà interiore » d i « continuare a vivere positi-
possa (almeno tra buoni amici) dire più d i quel vamente nella Chiesa e d i trattare i l tribunale
che si scrive? Ovvero si ha l'impressione d i doversi della confessione come d i fatto incompetente, fin
rallegrare che questa o quella cosa sia detta dai tanto che esso amministra i l sacramento della pe-
teologi protestanti fuori della Chiesa e d i dover nitenza al servizio d i u n molochismo della leg-
leggere tali cose presso d i loro, poiché non si po- ge », (1) la pratica d i una tale eresia crittogama
trebbe dirle da noi senza pericolo. Si p u ò avere ha già ritrovato la propria teoria formale, cioè la
qualche volta l'impressione che l'opinione teore- raccomandazione espressa d i vivere l'eresia i n ma-
tica di un teologo si nasconda dietro le forme della niera latente.
sua ricerca storica, per farsi così intendere, senza Ma v i è ancora un'altra forma d i quest'ere-
divenire tangibile. N o n v i è forse qua e là una sia crittogama, ed essa p u ò , per uno strano para-
specie d i dottrina esoterica, che viene trasmessa dosso, colpire precisamente quelli che sono p i ù
soltanto a voce? Non v i è forse l'eresia non formu- fieri dell'inalterata ortodossia delle loro vedute e
lata, che evita le tesi precise, che lavora con sem- delle loro dottrine che durano da antica data:
plici omissioni e prospettive unilaterali e salta bru- l'eresia sotto la forma dell'indifferenza. La verità
scamente, per così dire, dal falso atteggiamento di Dio è sempre la stessa, permanente e defini-
teorico alla pratica? N o n si d à forse qualcosa del va; essa viene proclamata per mezzo del magistero
genere, per esempio, quando si evita accuratamen- della Chiesa: dove e quando tale magistero ha
te la parola inferno, quando non si parla più, o enunciato la verità affidatale dal Cristo i n una
tutt'al più se ne parla i n maniera incerta e riser- forma che tocca obbligatoriamente la coscienza dei
vata, se non si p u ò fare altrimenti, dei consigli
evangelici, dei voti e della vita religiosa? Quante ( 1 ) Così in E R N E S T M I C H E L , Die Ehe (Struttgart, 1949), p. 128.

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fedeli, allora questa verità i n tale forma è vera e deve, con tutta l'originalità del suo essere, ascol-
valida per tutti i tempi, e la predicazione e la teo- tare sempre nuovamente i l messaggio d i Dio. E
logia si riporteranno sempre a queste formulazioni poiché non già i l messaggio da ascoltare, ma solo i l
della verità rivelata formatesi nel corso della sto- messaggio ascoltato p u ò essere la fede dell'uomo,
ria della Chiesa, con la sicura certezza che real- e poiché la verità della rivelazione p u ò e vuole a¬
mente i n queste formulazioni è stata rettamente vere la sua esistenza terrena non già i n un in-sè d i
enunciata la verità i n questione (sebbene ogni for- valori eterni, ma solo i n ciò che viene effettivamen-
mulazione delle verità d i fede, i n quanto realizza- te creduto, appunto per questo la pura, eterna-
ta i n parole umane, non sia mai adeguata all'ogget- mente immutabile verità del Vangelo, nella con-
to d i cui tratta e, almeno teoricamente, possa es- creta effettuazione della sua conoscenza e del suo
sere sostituita da un'altra, ancora migliore e p i ù riconoscimento i n ogni tempo, deve portare i n sè
comprensiva), allora si ha una formulazione intel- i l segno d i questo tempo. Se non lo fa, o non lo fa
lettuale concettuale, non i l semplice riflesso secon- abbastanza, non diviene per questo più eterna e
dario di un'esperienza d i fede che i n sè sarebbe più universalmente valida, ma piuttosto porta
arazionale (come pensa l'errata interpretazione semplicemente i n sé lo stile, divenuto abitudine,
modernista del fattore intellettuale nella fede). Ma dello spirito d i u n tempo passato, che, a motivo
non perciò questa verità d i Dio i n parole umane della sua antichità e della sua notorietà, viene fal-
è stata data per muoversi, i n proposizioni stampa- samente considerato come l'espressione della vali-
te, d i eterna monotonia, attraverso i manuali del- dità eternamente identica della verità evangelica.
la dogmatica. Deve, al contrario, incontrare i n ma- Questo irrigidimento della forma i n cui la verità
niera viva l'uomo concreto, penetrare nel suo spi- del Vangelo viene enunciata, è allora d i nuovo
rito, nel suo cuore, trasformandosi i n carne e san- nient'altro che i l pericoloso sintomo d i una indiffe-
gue, e portare l'uomo alla verità. Ma per questo renza per la verità del Vangelo, d i cui un'epoca
è necessaria una appropriazione sempre rinnovata, soffre, lo sappia o no; è un sintomo della mancanza
di questa verità da parte dell'uomo. Egli, così co- di forza d i trasformazione e di capacità d i assimi-
m'è d i volta i n volta, secondo i l suo tempo, le sue lazione esistenziale d i cui soffrono tali puri « tra-
esperienze, i l suo destino, la sua situazione spiri- dizionalisti ». Chi vorrebbe dubitare che esiste an-
tuale, che non è solo quella del cristianesimo eccle- che nel nostro tempo questa forma dell'eresia, i n
siale, ma anche quella del suo tempo i n generale, cui la morta ortodossia è solo effetto eoi espressione

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di una interiore indifferenza per la verità, indiffe- che non le convengono, contro l'eresia dell'indiffe-
renza per cui si lascia sussistere qualche cosa per- renza e di uno sterile integrismo teologico. I l ma-
chè essa, in fondo, è così indifferente che si teme gistero vive oggi perfino, inevitabilmente, nella
anche lo sforzo di rimuoverla o d i confutarla? tentazione di aumentare la difficoltà, per lo stesso
Chi pensa che tutto questo sia stato detto af- motivo, senza dubbio, che produce questa meta-
finchè si vada ora a fiutare eresie dappertutto e a morfosi dell'eresia. Sapendo, cioè, oggi (special-
dar la caccia a eretici nascosti, ha frainteso i l senso mente dopo i l Concilio Vaticano) che la sua autori-
di ciò che intendiamo. L'indicazione dei segni di tà è riconosciuta essa stessa come oggetto di fede
un'effettiva presenza di tale eresia crittogama do- nella maniera p i ù formale, i l magistero può, più
veva essere solo una verifica a posteriori della tesi che i n passato, cadere nella tentazione d i reprime-
aprioristica che debba esservi oggi una tale me- re correnti eretiche di pensiero semplicemente con
tamorfosi dell'eresia. Chi vuol trarre conseguenze la sua autorità formale, senza preoccuparsi che es-
pratiche da questa speculazione teologica deve te- se siano superate anche dall'interno. Nasce così la
mere questo pericolo innanzi tutto per se stesso e tentazione d i combattere l'eresia i n certo modo
cercare di evitarlo. Infatti, nel senso che q u i si è per via semplicemente amministrativa (col mette-
dato all'eresia, non si è ancora del tutto protetti re all'indice, col respingere le dottrine sospette,
contro di essa dalla semplice buona volontà di esse- ecc.), invece che anche per via della dottrina uffi-
re ortodossi e obbedienti al magistero. ciale (cioè attraverso una formulazione positiva
Da quanto si è detto risulta evidente che i l della vera dottrina, tale che l'errore sia veramente
magistero ecclesiastico p u ò intraprendere relati- « soppresso »), d i comandare calma e silenzio, sen-
vamente ben poco, coi mezzi usati finora, contro za dire o far dire anche la parola positivamente
questo pericolo di un'eresia crittogama. P u ò pro- giusta, e dirla o farla dire i n modo tale che essa
clamare la verità, portare esso stesso delle tenden- non soltanto sia vera, ma anche penetri nell'in-
ze eretiche alla formulazione concettuale (come è telligenza e nel cuore degli uomini. Come si è det-
avvenuto per la prima volta nell'Enciclica di Pio X to, è una tentazione non invincibile, ma è pre-
contro i l modernismo) e condannarle poi sotto sente ( i l che non vuol dire: attuata) e fa anche
questa forma. Ma p u ò fare ben poco contro l'eresia parte della situazione della metamorfosi dell'ere-
muta, è i n gran parte senza risorse contro l'eresia sia, poiché questo pericolo deriva dalle stesse cause
che enuncia solo proposizioni giuste e tace quelle che producono questa metamorfosi. Per esempio,

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non si è forse taciuto troppo a lungo su molte que-
stioni della teologia biblica, al tempo del moder-
nismo?
I n ogni caso, oggi è inevitabile i l pericolo, più
grave che i n passato, che, quando tesi od opinioni
teologiche troppo presto apparse sospette o pre-
mature, sono ufficialmente represse, l'eresia non
venga uccisa, ma solo si tramuti nella sua nuova
forma e divenga così per la prima volta veramente INDICE
« resistente » alle misure del magistero ecclesiasti-
co. Poiché, così ci sembra, l'evoluzione della Chie-
sa e della conoscenza della sua formale autorità
dottrinale come d i un oggetto d i fede « deve » far
nascere nella Chiesa una forma dell'eresia che non
si conosceva prima i n tale misura.

106
I N D I C E

Prefazione . pag. 7

CAPITOLO PRIMO: L'individuo nella Chiesa » 11

I. L'individuo » 15

II. L'individuo nella Chiesa » 27

III. Conseguenze e applicazioni » 35

CAPITOLO SECONDO: L'appello alla coscienza » 51

Etica della situazione e mistica del peccato » 51

CAPITOLO TERZO: Una metamorfosi dell'eresia » 83

Finito di stampare nella Pia Società San Paolo


ALBA - Aprile 1961