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THOMAS HOBBES (1588-1679)

Limportanza storica del pensiero di Hobbes consiste soprattutto in due componenti:


La sua concezione della scienza delluomo. Hobbes forma la sua cultura allepoca della
rivoluzione scientifica, ed ha contatti con Galilei e con Descartes e il circolo di pensatori scientifici
francesi che fanno capo a padre Marin Mersenne. Dalla scienza galileiana e cartesiana trae un
ideale di spiegazione scientifica che ritiene valido per tutti gli oggetti possibili, inclusi lessere
umano, i moventi delle sue azioni e le forme dellorganizzazione politica. Il suo un progetto
ambizioso, ed il primo autore ad averlo perseguito in modo sistematico. Confrontiamolo con i due
maggiori pensatori a cui abbiamo fatto riferimento: Galileo si limita esclusivamente allo studio
della natura. Cartesio inserisce la scienza matematica della natura in una ontologia generale che
include anche il discorso sullessere umano e su Dio, ma la sua soluzione riguardo alluomo
basata sul dualismo fra laspetto corporeo, incluso nella scienza fisica, e laspetto psichico,
distinto da esso e identificato con la sostanza pensante, non spiegabile in termini di materia e di
leggi fisiche.
Hobbes, come Cartesio, mira alla totalit del sapere, ma non accetta la distinzione dellanima dal
corpo e lattribuzione della sostanzialit al pensiero. Qualunque oggetto di scienza, per Hobbes,
deve essere identificato come corpo e considerato sottoposto ad ununica causalit naturale. Perci
anche luomo andr spiegato integralmente e senza residui come una realt corporea e naturale.
Per questo rifiuto di riconoscere lesistenza di una componente spirituale delluomo, e per il rifiuto
di considerare oggetto di possibile conoscenza Dio, la filosofia di Hobbes qualificata come
materialismo.
La sua teoria politica. Vissuto allepoca della prima rivoluzione inglese e della guerra civile che ne
segu, Hobbes il teorico dello Stato assoluto. La sua motivazione per il potere assoluto dello Stato
del tutto laica e razionale, rifiuta di dare ad essa una fondazione teologica (autorit conferita da
Dio), ed basata sullidea di un patto originario col quale gli uomini, guidati dalla capacit di
previsione razionale (che ne costituisce la caratteristica distintiva rispetto agli animali), scelgono
di limitare drasticamente la loro libert naturale per ottenere la sicurezza e la garanzia del
godimento della vita e dei beni. Inserendosi in una tradizione gi esistente (giusnaturalismo e
contrattualismo), Hobbes da una particolare, e influente risposta ad un problema che sar ripreso
da autori successivi.
Vita e contesto politico
Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, sulla costa sudoccidentale dell'Inghilterra, da una
famiglia di modeste condizioni sociali. Il padre un ecclesiastico anglicano di cattivi costumi, che
viene ben presto esautorato dal vescovo, lasciando la famiglia nella miseria; la madre figlia di
contadini. L'intervento di uno zio paterno, titolare di una licenza di commercio, evita al piccolo
Thomas un'infanzia povera, e gli consente di frequentare le scuole. Si fa una buona cultura
letteraria, acquisendo una straordinaria padronanza del latino e del greco. Nel 1608 si iscrive
all'universit di Cambridge. Non conclude gli studi universitari, perch gli viene offerto un posto di
precettore privato presso il potente casato dei Cavendish, conti del Devonshire, ed egli non si lascia
sfuggire l'occasione di procurarsi una regolare fonte di reddito e di porre la sua vita sotto la
protezione aristocratica. D'ora in poi per oltre trent'anni si guadagna da vivere, opera e pensa, come
dipendente dei conti del Devonshire, inizialmente come precettore e infine come segretario ed
amministratore della famiglia.
Nel 1628 pubblica una traduzione dal greco in inglese della Storia della guerra del Peloponneso di
Tucidide.
Il 1628 anche lanno del primo duro scontro fra la monarchia assolutistica di Carlo I Stuart ed il
Parlamento, che da luogo alla presentazione, da parte di questultimo, della Petizione dei diritti e da
lavvio ai 12 anni carichi di tensione nei quali il re rifiuter di convocare il parlamento. Fra le due
parti in contesa, Hobbes a favore della monarchia.
Lopera di Tucidide , infatti, un testo di ispirazione antidemocratica, e la scelta di tradurla rivela

lorientamento politico di Hobbes, ispirato alle idee ed agli interessi del mondo aristocratico inglese
del suo tempo, al quale egli si sente legato da un vincolo di appartenenza, anche se non come nobile
ma come agente e protetto di un nobile. E l'aristocrazia tradizionalista inglese dell'epoca favorisce
l'assolutismo monarchico allo scopo di puntellare il proprio predominio sociale incrinato dal grande
sviluppo dell'affarismo borghese. Perci, Hobbes, in linea con tale aristocrazia, si mostra ostile ad
ogni limitazione dei poteri dello Stato monarchico, di cui sostiene il diritto incondizionato al
prelievo tributario e il carattere assoluto dell'autorit sovrana.
L'orientamento di Hobbes a favore dell'assolutismo monarchico si nutre tuttavia anche di altre
esperienze. Nella sua Autobiografia egli racconta di essere nato "gemello della paura", perch la
madre lo aveva partorito prematuramente a causa della stressante paura provocatale dalle notizie di
una possibile imminente invasione spagnola della costa inglese dove viveva. Poi conosce
nuovamente la paura quando lo zio rischia di perdere quei guadagni che consentivano un relativo
benessere alla sua famiglia. Le notizie delle guerre di religione che insanguinavano e impoverivano
l'Europa continentale1 gli avevano messo infine la paura dei disordini militari, politici e religiosi,
contro i quali egli non vede altro rimedio che un totale accentramento di tutti i poteri in uno Stato
monarchico assoluto, garante, con il suo assolutismo, della pace e della tranquillit collettive.
Tra il 1634 e il 1637 viaggia in Italia e in Francia in qualit di precettore del giovane conte di
Devonshire, e pu conoscere Galilei, che allepoca era confinato ad Arcetri, e entrare nel giro delle
discussioni dei cartesiani parigini facenti capo a padre Mersenne. Questi contatti influenzano il suo
orientamento culturale, facendogli accettare il modello meccanicistico della scienza proprio di
Galilei e di Cartesio.
Nel 1640, arroventandosi il conflitto tra la monarchia degli Stuart ed il parlamento, e diventando
prevedibile una guerra civile, Hobbes sceglie la via dell'esilio.
Per undici anni, dal 1640 al 1651, dimora a Parigi, dove mantiene relazioni di amicizia e di dialogo
teorico con i filosofi e gli scienziati cartesiani della citt, scrive libri, e, durante il periodo della
guerra civile inglese, fa il precettore del principe ereditario d'Inghilterra Carlo Stuart, mandato dal
padre al sicuro in Francia.
Nel 1651 Cromwell gli consente di tornare in patria. Alla restaurazione degli Stuart, poi, nel 1660,
Carlo Stuart, diventato ora re Carlo II, gli assegna una buona pensione, consentendogli cos di
dedicarsi esclusivamente allo studio, senza essere distratto da preoccupazioni economiche. Gli
ultimi anni della vita di Hobbes sono tuttavia tutt'altro che tranquilli, per le accuse di eresia che gli
vengono fatte. Paradossalmente per lui, strenuo difensore dell'assolutismo monarchico, viene
attaccato proprio dagli ambienti aristocratici sostenitori di tale assolutismo, che diffidano
dell'irreligiosit del suo pensiero. Muore ultranovantenne, nel 1679.
Opere principali
Hobbes progettava la redazione di un sistema filosofico in tre parti che avrebbero dovuto riguardare
quelli che per lui erano i principali ambiti del sapere: la fisica, ossia lo studio dei corpi in generale,
lantropologia, ossia lo studio scientifico di quello specifico ente corporeo che luomo, e infine la
politica, ossia lo studio di quel corpo artificiale che lo Stato. Le tre opere non apparvero, per,
nellordine previsto.
Nel 1642, spinto dallurgenza di intervenire nel dibattito politico, che lui seguiva dal volontario
esilio francese, pubblic il trattato politico De Cive. Ancora dedicata alla politica la sua opera
maggiore: il Leviatano, pubblicato nel 1651. Il De Corpore e il De Homine, che completano il
sistema, apparvero rispettivamente nel 1655 e nel 1658.
Ricordiamo la guerra dei TrentAnni (1618-1648), che vide lo scontro tra diversi stati (le monarchie che
intervennero contro il progetto imperiale: Danimarca, Svezia e Francia) o a difesa di esso (Spagna). Si tratt
di una guerra per il predominio europeo, ma ebbe anche i tratti della guerra di religione e della guerra civile
tra diverse fazioni allinterno dellImpero. Una tipica guerra civile condotta sotto le bandiere di contrapposte
confessioni religiose cera stata in Francia nel periodo 1562-1589 (guerre di religione). La guerra civile ed il
disfacimento dello Stato sono il peggior male contro il quale la teoria politica di Hobbes vuole fornire la
cura.
1

Tra i molti altri scritti di Hobbes importante ricordare almeno le brevi Obiezioni alle Meditazioni
metafisiche di Cartesio, che apparvero, assieme alle risposte di Cartesio, nel 1641.
Lideale della scienza
Il primo aspetto importante da evidenziare nel pensiero di Hobbes la sua concezione dello scopo e
delle possibilit della filosofia.
Come abbiamo gi detto sopra, Hobbes vive allepoca della rivoluzione scientifica, entra in contatto
con Galileo, con Mersenne, con Gassendi e anche con Cartesio2 ed aggiornato su gran parte della
produzione scientifica del suo tempo. Nel successo della scienza matematica della natura vede il
fondamento del nuovo modo di fare filosofia. Detto in altre parole: Hobbes persuaso che il modo
di spiegare i fenomeni naturali proprio della nuova scienza matematica della natura abbia
definitivamente spazzato via i modelli di spiegazione e di ragionamento propri delle precedenti
teorie fisiche e metafisiche, e in particolare di quella aristotelica. E perci che lintroduzione delle
cause meccaniche dei fenomeni (spiegare tutto ci che accade in natura come movimento nello
spazio di parti di materia omogenea secondo leggi costanti e determinabili matematicamente)
sostituisca definitivamente le precedenti concezioni della causalit, e in particolare il finalismo
proprio della fisica aristotelica e la ricerca (anche questa tipica dellaristotelismo) di essenze
differenziate qualitativamente delle cose.
Il suo ideale di sapere ha perci molto in comune con quello di Cartesio3:
per entrambi la matematica un modello di conoscenza;
per entrambi la fisica va rifondata attraverso una riduzione delle caratteristiche oggettive dei
corpi a quelle sole che possono essere determinate quantitativamente: estensione, forma
spaziale, movimento (in altre parole entrambi fanno proprio il modello meccanicistico di
spiegazione del mondo fisico);
per entrambi gli esseri viventi, incluso luomo, vanno spiegati con principi di tipo meccanico (la
biologia deve essere riportata alla fisica);
per entrambi, infine, il sapere mette luomo in grado di operare a proprio vantaggio sulla natura.
Ma ci sono anche molte differenze:
Hobbes non ritiene che la fisica abbia bisogno di una fondazione metafisica;
non considera n valido n necessario il processo di fondazione del sapere attraverso un dubbio
metodico radicale;
non ritiene possibile un discorso filosofico (ossia scientifico) su Dio;
non ritiene valida la distinzione cartesiana dellanima dal corpo e afferma che lunico tipo di
oggetti che la filosofia pu prendere in considerazione sono i corpi.
Per chiarire meglio i rapporti fra Hobbes e Cartesio vedi Appendice 1: le obiezioni di Hobbes e
le risposte di Cartesio
La definizione della filosofia: conoscere il modo in cui si producono tutte le cose
Hobbes definisce la filosofia come la conoscenza, acquisita con il ragionamento, che va dal modo
in cui una cosa si genera alle propriet della cosa o da queste propriet a qualche possibile modo in
cui la cosa si generi; e che ha per fine di produrre, nei limiti in cui la materia e la forza umana lo
permettono, effetti che siano richiesti dalla vita umana (De corpore, I 2).
In questa definizione abbiamo la perfetta espressione di quella adesione al modello meccanicistico
Sebbene i rapporti fra i due non siano stati cordiali.
Occorre precisare che Hobbes, sebbene pi anziano di Cartesio, arriv pi tardi ad interessarsi alla
matematica ed alle scienze della natura, e in questi settori non ebbe il ruolo creativo (pensiamo solo
allinvenzione della geometria analitica) e linfluenza di Cartesio. I suoi interessi principali erano di ordine
politico, e nel campo scientifico naturalistico fu in confronto solo un dilettante ben informato. Ci non
toglie che quel modello di sapere fosse il suo punto di riferimento e che ne avesse compreso bene le
procedure di fondo e lenorme importanza culturale.
2
3

di spiegazione di cui dicevamo sopra.


Conoscere qualcosa non significa cogliere una sua essenza (il che cosa), ma conoscere il modo
(il come, il modo in cui si genera) del suo funzionamento. La nostra mente non ha possibilit
(n abbiamo interesse) a conoscere diversamente da cos. Tutto il nostro ragionare sulle cose,
quando non vuoto e illusorio, avviene in questo modo. Presunti altri modi di conoscere afferma
pi volte Hobbes sono privi di significato., fanno uso di parole senza senso, parole a cui non
corrispondono vere realt conosciute.
Sapere come le cose si generano significa inoltre, in linea di principio (nei limiti in cui la materia
e la forza umana lo permettono), essere in grado di riprodurre le condizioni di generazione delle
cose, e perci padroneggiarle a proprio vantaggio. Sapere come determinate cause producono
determinati effetti significa sapere come agire sulle cause per produrre gli effetti desiderati. Perci
lideale scientifico sostenuto da Hobbes quello di un sapere che pu fare da base ad una pratica
tecnica. Per Hobbes, tanto sappiamo quanto sappiamo operare.
Per fermare meglio questa nozione si vedano i due paragrafi riportati in Appendice 2, tratti dal
De Corpore.
Si osservi, per finire, che questo tipo di conoscenza (conoscenza del come si generano le cose,
che mette in grado di prevedere e operare su di esse) definito da Hobbes come filosofia. Da ci
evidente che Hobbes non considera la filosofia come qualcosa di distinto dalle scienze. La
filosofia, per lui, non si aggiunge alle singole scienze (matematica, fisica, scienza delluomo,
politica), n come completamento, n come giustificazione o fondazione del loro operare, ma
consiste nellinsieme di esse. Il massimo dellautonomia che Hobbes sembra riconoscere alla
filosofia la riflessione sul metodo delle scienze 4, ma i suoi contenuti si esauriscono tutti nei
contenuti di esse.
Oggetto della scienza sono i corpi: il materialismo di Hobbes
Una volta che abbiamo fissato il concetto di scienza (o, che lo stesso, di filosofia) sostenuto da
Hobbes, siamo in grado di capire in che cosa consista il suo materialismo.
Poich la scienza e la ragione umana hanno come ambito il modo in cui le cose si generano e le
propriet delle cose generate, nel senso detto sopra, il solo oggetto che potranno riconoscere sono le
cose soggette a generazione. Queste sono i corpi. Hobbes fa propria la definizione che di corpo
davano gli Stoici: tutto ci che pu agire o subire unazione. La spiegazione causale si applica
solo ai corpi; la modificazione reciproca, e linterazione pu avvenire solo tra corpi. Perci si deve
escludere dall'ambito della scienza (e della filosofia) la teologia giacch non si pu certo addurre la
causa generatrice di Dio; e si deve escludere anche da essa la dottrina degli angeli e in generale
delle cose incorporee, di cui non si d generazione. Queste esclusioni sono fondate sul principio che
dove non c' generazione, non c' neppure filosofia (De corp., 1, 8).
Ecco quindi che tutto ci di cui possiamo sapere, tutto ci che possiamo conoscere non altro che
corpo.
Ci si pu chiedere se Hobbes intenda affermare che solo i corpi sono conoscibili dalluomo, ma non
escludere che esistano realt incorporee (e allora il suo sarebbe un materialismo metodologico).
Oppure se sostenga che i corpi, in quanto sono le uniche cose conoscibili sono anche le uniche reali
(e in tal caso il suo materialismo sarebbe ontologico). Non del tutto chiaro quale sia la risposta
definitiva a questa domanda, e gli interpreti del suo pensiero hanno vedute differenti.
Anche Cartesio dava una grande importanza alla riflessione sul metodo del sapere scientifico, ma a
differenza di Hobbes poneva il problema filosofico di giustificare, su basi metafisiche, la capacit che il
nostro sapere metodicamente condotto ha di conoscere la realt. Per Hobbes il problema, impostato in questi
termini, non sussiste, non lo prende seriamente in considerazione. Si pu dire che la capacit di spiegazione
dei fenomeni che spetta al discorso razionale, per Hobbes, giustifica da s la propria validit, senza bisogno
di fondarsi (come invece per Descartes) su un discorso che ne cerchi i fondamenti ultimi nella relazione fra
mente, mondo fisico e Dio.
Possiamo dire che da questo lato Hobbes pi vicino allo spirito tipico dello scienziato (di Galileo) che non
a quello del filosofo (Cartesio), e ritenga i successi della spiegazione scientifica giustificati semplicemente
dalla capacit di previsione dei fenomeni che ci permettono.
4

Hobbes non fece mai professione di ateismo: pur considerando che allepoca era molto rischioso
proclamarsi atei, non da escludere che fosse sincero. Ma in ogni caso la messa fuori gioco
dellidea di Dio dallambito della conoscenza si distingue a stento da una vera e propria negazione.
Spinte fuori dalla scena della spiegazione, le cose immateriali come se non esistano.
In molte sue pagine, Hobbes arriva anche alla dichiarazione esplicita della sola esistenza dei corpi:
sostiene che la parola incorporeo priva di significato, e che anche quando viene riferita a Dio
non esprime nulla se non lintenzione di onorarlo con un attributo onorifico che allontani da lui la
grossolanit dei corpi visibili. Nella polemica con il vescovo Bramhall, giunger a dire che asserire
che Dio incorporeo equivale ad asserire che non esiste affatto.
Riguardo ad una componente spirituale (non materiale) dellessere umano abbiamo gi visto (vedi
appendice sulle obiezioni a Cartesio) che la riteneva infondata e inutile: per spiegare la vera realt
delluomo secondo lui sufficiente il solo corpo.
Secondo la concezione hobbesiana, quindi, la filosofia conoscenza dei corpi materiali, e si articola
in tante scienze quanti sono i tipi dei vari corpi materiali. Il fondamento di ogni scienza sta
nell'ordine meccanico proprio dell'ambito fisico di cui si occupa.
I corpi materiali si dividono in corpi naturali, dati cio direttamente dalla Natura e suddivisi a loro
volta in corpi fisici e corpi umani, e in corpi artificiali, costruiti cio dalle azioni e dai pensieri,
peraltro anch'essi materiali, degli uomini. A questa tripartizione dei corpi corrisponde secondo
Hobbes la tripartizione della filosofia che d luogo alla scienza universale della realt. La filosofia
si occupa infatti
in primo luogo dei corpi naturali fisici, ed scienza fisica,
in secondo luogo dei corpi naturali umani, ed allora scienza antropologica,
ed infine dei corpi artificiali5, ed scienza politica.
Non necessario studiare in specifico la parte sulla fisica, che una delle tante versioni del
meccanicismo. Passiamo direttamente allantropologia hobbesiana.
Le motivazioni del comportamento umano6
Nel trattare in specifico dellessere umano, e applicando ad esso la spiegazione causale, Hobbes interessato
soprattutto alle motivazioni dei suoi comportamenti. Che cosa produce i comportamenti umani? Qual la
molla che suscita lazione umana?
Poich esclude che si possano conoscere le essenze dei diversi enti, Hobbes esclude che alluomo si
possano attribuire delle finalit essenziali, o la tendenza al raggiungimento di uno scopo della vita, di un
bene oggettivo da realizzare, di una perfezione da raggiungere o di una felicit ultima.
Quello che stato cercato dai filosofi come il sommo bene, il bene che una volta raggiunto non lascia
pi nullaltro da desiderare, secondo Hobbes non esiste, una delle tante nozioni senza significato che
sono state escogitate dai filosofi.
Parlare del bene per luomo secondo Hobbes equivale a parlare di ci che motiva, volta per volta, le
singole azioni umane. E luomo, volta per volta, motivato ad agire dalla volont di raggiungere un oggetto
o una condizione che lo gratifichi, che oggetto di desiderio perch produce piacere. Oppure a sfuggire
dalloggetto di avversione, che tale perch produce dolore.
Perch Hobbes parla dello Stato e delle forme di associazione umana come di corpi artificiali? perch si
tratta di realt corporee e il cui funzionamento pu essere compreso tramite leggi analoghe a quelle che in
fisica regolano le interazioni dei corpi.
Perch non include tra i corpi artificiali le vere e proprie macchine materiali che vengono costruite
dalluomo? Perch il funzionamento di una macchina non richiede per essere spiegato leggi diverse da quelle
che regolano le interazioni dei corpi esistenti in natura. Concependo il mondo fisico come una macchina, il
meccanicismo abolisce la distinzione fra oggetti fisici materiali che si trovano in natura e quelli costruiti
dalluomo.
Mentre invece, nella costruzione dello Stato luomo produce qualcosa che non si da in natura, ma solo
prodotto della ragione umana.
6
Se questa parte della presente esposizione risulta difficile o insoddisfacente la si pu sostituire con
lesposizione del libro di testo alle pagg. 262-263, che sar comunque bene tenere presenti.
5

Gli stimoli umani, infatti, possono essere di piacere o di dolore. Uno stimolo piacevole produce appetito
verso ci che lo suscita mentre uno stimolo doloroso produce avversione.
Ma che cosa che determina il carattere piacevole o doloroso di uno stimolo? Secondo Hobbes il suo
favorire o meno la conservazione dell'organismo.
L'individualit umana formata dunque, secondo la concezione antropologica di Hobbes, da un meccanismo
regolato dalla necessit di autoconservazione del suo organismo vivente. Il corpo dell'uomo registra infatti,
attraverso il piacere ed il dolore, ci che favorisce o minaccia la propria conservazione, e queste registrazioni
producono, come loro effetti meccanici, moti rispettivamente di appetito e di avversione, i quali determinano
a loro volta meccanicamente corrispondenti volizioni. Ci che l'uomo vuole o non vuole quindi soltanto un
risultato meccanico di un impulso esclusivamente egoistico di autoconservazione insito nell'organizzazione
fisica del suo corpo.
Ci che luomo vuole, quello per lui il bene. Ci che buono, perci non tale per una qualche sua
caratteristica intrinseca, ma solo perch soddisfa un mio desiderio, o placa un mio dolore e una mia paura. Se
mi sento in pericolo per le minacce contro di me di un altro individuo, allora la sua morte (per es. nel caso
che io lo uccida) sar un bene per me, mentre per lui sar un male. Questo esempio mostra chiaramente
che, intendendo luomo e il bene in questi termini il bene che fa da movente alle nostre azioni da intendere
sempre in senso soggettivo, o parlando in senso morale egoistico, e mai come universale.
Unaltra conseguenza: Poich luomo non pu che volere la propria autoconservazione, e non pu che
sfuggire la propria distruzione, sar sempre attratto da ci che gli procura piacere suscita in lui il desiderio,
cos come sar sempre respinto da ci che gli procura dolore o paura e suscita in lui avversione.
Per questo motivo i desideri e le paure, intesi come moventi dellazione, non possono essere aboliti
dalluomo nel quale si manifestano, che obbedir loro. Non possono essere cancellati con un presunto atto di
volont. Lunica cosa che pu contrastare un desiderio o una paura unaltra passione (desiderio o paura) pi
forte. Per tale motivo ci che luomo finir per fare, in ciascuna determinata situazione, sar il risultato
(quasi la somma algebrica, o la somma vettoriale) degli impulsi di attrazione e di repulsione che gli
provengono dalle cose.
Non perci possibile volere ci che non vogliamo, o non volere ci che vogliamo. Secondo Hobbes, la
libert umana come possibilit di scelta tra alternative diverse non esiste.
Con libert si deve intendere solo la condizione nella quale un individuo pu ottenere senza impedimenti ci
che vuole. Ma il volere non oggetto di scelta. In altre parole non esiste secondo Hobbes il libero
arbitrio, inteso nel senso di scelta fra due diversi possibili orientamenti della volont. In altre parole: in ogni
circostanza, ci che faremo non sar il risultato di una scelta tra diverse possibilit: la scelta sar solo
apparente, perch prevarr lazione per la quale spingono i desideri o le avversioni pi forti.
Con questa tesi, il comportamento umano riportato ad una vera e propria meccanica psicofisica, ed inteso
in linea di principio come prevedibile scientificamente, come qualunque altro fenomeno naturale 7.
Per un chiarimento ulteriore sul concetto di libero arbitrio e della sua negazione, vedi appendice 3

In questi appunti manca la fondamentale parte sulla dottrina


politica di Hobbes.
Occorre studiarla dal libro di testo, alle pagg. 264-269

Appendice 1: le obiezioni di Hobbes alle Meditazioni di Cartesio


La differenza tra le idee dei due filosofi evidente nelle brevi obiezioni che Hobbes rivolse alle Meditazioni

Se i comportamenti umani sono meno prevedibili delle traiettorie e delle carambole delle palle da biliardo,
secondo Hobbes, ci dovuto semplicemente al fatto che sulle azioni umane agiscono cause pi complesse
di quelle che producono la traiettoria e gli urti delle palle da biliardo. Ma se si prescinde dalla maggior e o
minore complessit, il modello di spiegazione non cambia, cos come non diversa lappartenenza ad una
natura meccanicamente regolata.
7

metafisiche cartesiane, e nella replica piuttosto infastidita che ricevette dal filosofo francese.
Hobbes obiettava in particolare contro largomentazione cartesiana del passaggio da cogito ergo sum
(ovviamente e banalmente corretto) a ego sum res cogitans, ossia alla sostanzialit del pensiero, inteso come
mente (o anima) incorporea.
Secondo Hobbes, il pensiero la cui esistenza evidente a se stesso (cogito ergo sum) solo l'atto puntuale, qui e
ora, del pensare, che non pu venire assunto come sostanza senza cambiarne arbitrariamente il significato da
quello di un atto a quello di una statica permanenza. Dal fatto che io penso, e che non posso dubitare di esistere
mentre sto pensando, non posso cio correttamente dedurre, come fa Cartesio, che sono un essere la cui sostanza
il pensiero, perch quel mio pensiero per il quale non posso dubitare di esistere l'atto di cui ora sono cosciente e
attraverso cui so di esistere in questo momento, e non una presunta caratteristica permanente della mia esistenza
dalla nascita alla morte, non, cio, una sostanza. Trasformare il pensiero da atto in sostanza, dire cio che siccome
quando penso esisto allora sono pensiero, tanto incongruente, fa notare Hobbes, quanto affermare che siccome
quando passeggio esisto allora sono una passeggiata.
Hobbes prosegue la propria obiezione con una netta affermazione di materialismo, affermando che i soggetti
delle azioni, ossia le sostanze possono essere intese solo come delle entit corporee.
Ma a questo punto i due pensatori hanno davvero poco da dirsi. La replica di Cartesio pressoch scontata: si
limita a rimarcare unaltra volta che tra gli atti corporei (che possono verificarsi solo in un soggetto corporeo:
grandezza, figura e movimento) e quelli mentali (pensiero, percezione, coscienza ecc.) vi una radicale differenza
di genere, e che questi ultimi non possono essere intesi come fatti corporei8.
Un dialogo fra sordi, che ripetono le proprie rispettive tesi.
qui evidente che la tesi di Hobbes implica lattribuzione al corpo della capacit di pensare. Tutto lambito delle
attivit della mente (coscienza, percezione, pensiero ecc.) per Hobbes non altro che manifestazione di quei
particolari organismi fisici che sono i corpi umani (e per le attivit di livello inferiore anche animali). Come
Hobbes intendesse la relazione tra le modificazioni corporee e gli atti coscienti sarebbe difficile da dire, anche
perch le sua affermazioni in proposito sono talvolta incerte e oscillanti. In ogni caso il suo programma di ricerca
prevede proprio la riduzione di tutto ci che mentale ad effetto, o epifenomeno 9, di stati di quella particolare
materia che un corpo umano.
Appendice 2: due paragrafi dal De Corpore (I, 1, 6-7) sul valore pratico del sapere
In questi due paragrafi dal De corpore, Hobbes evidenzia il valore pratico della conoscenza scientifica, che per
lui coincide con la filosofia. La conoscenza delle cause delle cose permette di conoscere il modo in cui si
producono gli effetti e ci mette in grado di agire in modo tecnicamente efficiente sulla realt.
Hobbes considera privo di valore un sapere che non abbia una possibile applicazione pratica, una utilit: il fine
della scienza la potenza e la capacit di permettere un lavoro concreto.
Si noti come il modo di operare umano fatto consistere nella applicazione di corpi a corpi, ossia nel
programmare, una volta che se ne conoscono le leggi, le interazioni meccaniche delle parti di materia.
6. Il fine o scopo della filosofia che possiamo servirci della previsione degli effetti per i nostri vantaggi
o che, attraverso lapplicazione dei corpi ai corpi, con lingegnosit umana si producano, per quanto lo
consentano la capacit umana e la materia delle cose, per gli usi della vita degli uomini, effetti simili a
quelli concepiti con la mente.
Infatti, non ritengo che sia ricompensa di un cos grande lavoro come quello che si deve dedicare alla
filosofia il fatto che uno, superata la difficolt delle cose dubbie o scoperta la verit di cose molto
nascoste, ne goda in silenzio ed abbia aria di trionfo [] Il fine della scienza la potenza; il fine del

Vedi due brevi passi dalle Obiezioni di Hobbes e dalle Risposte di Cartesio nel libro di testo a pag. 170.
Con epifenomeno si intende un determinato fenomeno percepibile o comunque riconoscibile, che ne
manifesta un pi fondamentale. Per es. la temperatura di un corpo che esprime lo stato di agitazione (energia
cinetica) delle sue molecole, oppure laltezza di un suono che esprime la frequenza delle vibrazioni dellaria.
Il pensiero o la percezione coscienti, secondo il modello di spiegazione hobbesiano, sono la manifestazione
soggettiva di processi fisici che avvengono nellorganismo.
8

teorema (che, per i geometri, la ricerca della propriet) sono i problemi, cio larte del costruire: ogni
speculazione, insomma, stata istituita per unazione o per un lavoro concreto.
Il paragrafo seguente amplia il discorso: anzitutto, partendo dalla tesi che lintelligenza naturale diffusa allo
stesso modo in tutti gli uomini (tesi sostenuta anche da Cartesio) paragona i diversi livelli di sviluppo tecnico
delle diverse popolazioni del mondo e le fa risalire alla pratica della filosofia(ossia di unindagine metodica della
natura).
Nel secondo capoverso passa dalla applicazione dello studio scientifico della natura a quello della societ e della
politica (filosofia morale e civile). Meno vistosa nei suoi benefici dice Hobbes la filosofia morale e civile
mostra la sua importanza con le catastrofi che derivano dalla sua mancanza, e in particolare con quel male
estremo che la condizione guerra, e soprattutto di guerra civile.
Anche la filosofia morale e civile (ossia la scienza politica) indicata da Hobbes, secondo il modello di tutte le
scienze possibili, come una conoscenza delle cause: le cause delle guerre e della pace.
Nessuno vuole la guerra, ma le guerre scoppiano, perch gli uomini non ne conoscono le cause e non sono in
grado di prevedere gli effetti delle proprie azioni. Una scienza politica, invece, come conoscenza delle cause che
agiscono in quei particolari corpi che sono le societ umane, li render capaci di sapere in che modo si pu
garantire la pace.
7. Quanto grande, poi, sia lutilit della filosofia, in primo luogo della fisica e della geometria,
ottimamente lo comprenderemo quando avremo elencato quelli che ora sono i principali vantaggi del
genere umano e se avremo fatto un confronto tra le istituzioni di coloro che godono di quei vantaggi e le
istituzioni di coloro che ne sono privi. I pi grandi vantaggi del genere umano sono le arti, soprattutto
larte di misurare sia i corpi che i loro moti, larte di muovere corpi pesantissimi, larte di costruire, larte
di navigare, di fabbricare strumenti per ogni uso, larte di calcolare i moti celesti, gli aspetti delle stelle o
le parti del tempo, larte di raffigurare la superficie della terra: quanti beni siano, da queste arti, derivati
agli uomini pi facile intenderlo che dirlo. Di queste arti godono quasi tutte le popolazioni dellEuropa,
parecchie popolazioni dellAsia, alcune popolazioni dellAfrica; ma le popolazioni americane e quelle pi
vicine alluno e allaltro polo ne sono del tutto prive. Perch? Forse quelle popolazioni sono pi
intelligenti di queste? Forse tutti gli uomini non hanno anime dello stesso genere, e le facolt dellanima
non sono uguali? Che cosa, dunque, gli uni posseggono e gli altri no, se non la filosofia? Causa di tutti
questi benefici , dunque, la filosofia.
Ma lutilit della filosofia morale e civile si deve misurare non tanto dai vantaggi che derivano dalla
conoscenza di essa quanto dalle calamit in cui incorriamo per lignoranza di essa. Inoltre, tutte le
calamit che possono evitarsi con lintervento attivo delluomo nascono dalla guerra, in particolar modo
dalla guerra civile: da questa, infatti, derivano stragi, desolazione, mancanza di tutte le cose. E la causa di
ci non nel fatto che gli uomini vogliano queste cose, giacch non c volont se non del bene, almeno
apparente; n dal fatto che non sappiano che queste cose sono male: chi non sente, infatti, che le stragi e
la povert sono un male e che sono nocive? La causa della guerra civile , dunque, che si ignorano le
cause delle guerre e della pace e che pochissimi sono quelli che hanno imparato i loro doveri, per i quali
la pace si fortifica e si conserva, cio la vera regola del vivere. La filosofia morale, ora, proprio la
conoscenza di questa regola. Perch, dunque, non lhanno imparata, se non per il fatto che, finora, non
stata tramandata da alcuno con metodo chiaro ed esatto? [...]
Appendice 3: Il concetto di libero arbitrio
Con libero arbitrio si intende la capacit delluomo di scegliere quale azione compiere, a seconda della propria
volont, fra due (o pi) opzioni possibili. Le opzioni possono anche essere solo due fare o non fare una
determinata cosa (questa precisamente la formulazione che d Cartesio). In ogni modo i sostenitori del libero
arbitrio sostengono che nel caso di scelte significative lindividuo si trova come di fronte ad un bivio: quale strada
sceglier dipende in modo decisivo da un atto, detto volontario, o libero. Di solito in questa concezione
anche implicato che lindividuo sia perci responsabile di ci che fa: compie unazione che avrebbe potuto non
compiere, o viceversa non compie unazione che avrebbe potuto compiere. Lesito della scelta dipende
esclusivamente da lui: entrambe le possibilit erano aperte e percorribili.

Chi nega il libero arbitrio, invece, ritiene che tali dilemmi siano apparenti, e non reali. Noi agiamo sempre sotto la
spinta di motivazioni di cui non abbiamo il controllo. Apparentemente in ciascuna circostanza ci si danno pi
possibilit, ma in realt quella che sceglieremo dipende da una serie di cause di cui non siamo consapevoli: perci
lesito della situazione era gi predeterminato, noi faremo quella tra le due azioni (es. scappare o combattere,
soccorre la persona in difficolt o passare dritti) che le circostanze, oppure il temperamento di cui siamo dotati
senza averlo scelto, o comunque della cause indipendenti dalla nostra volont, hanno fissato gi in anticipo. La
scelta che si realizza lunico esito necessario, mentre quella che nno si realizza era solo apparentemente
possibile, in realt dato tutto linsieme delle cause in gioco, era impossibile che si realizzasse.
Il rifiuto del libero arbitrio detto perci anche determinismo o fatalismo.
Gi nellantichit il problema era stato discusso: per es. Democrito aveva una concezione deterministica degli
eventi: tutto ci che accade accade per necessit, e nulla sarebbe potuto accadere diversamente da come
accaduto. Sappiamo che Epicuro, nel riprendere la fisica atomistica di Democrito, fu avverso al fatalismo di
Democrito, che faceva pensare che luomo non fosse padrone del proprio destino e perci fosse impossibile
scegliere la virt e la felicit e farsene un programma di vita. Epicuro ritenne di aver confutato il fatalismo di
Democrito con la propria dottrina del clinamen, ossia dello scarto immotivato degli atomi rispetto alla loro
precedente traiettoria. Sia che quella di Epicuro fosse una buona o una cattiva argomentazione, certo che con
essa egli riteneva di poter salvaguardare la possibilit che lindividuo possa fare le proprie scelte senza essere
costretto dallinsieme di cause gi in atto.
Il dilemma tra determinismo e libero arbitrio tipicamente espresso dalle opposte tesi in proposito che vennero
sostenute da Cartesio (per il libero arbitrio) e da Hobbes (per il determinismo).
Sopra abbiamo detto che la tesi del libero arbitrio legata a quella della responsabilit degli atti. Nessuno di noi
ritiene moralmente responsabile per es. un computer del proprio malfunzionamento, perch riteniamo che se un
computer si impalla ci dovuto ad un insieme di cause fisiche e riteniamo che non esista una volont della
macchina di smettere di funzionare mentre avrebbe potuto continuare a farlo. Se anche di un essere umano
pensassimo che ci che ha fatto non sia alla portata della sua volont, ma dipenda da cause indipendenti da lui,
non avremmo motivo di fargliene carico morale. Perci, inoltre, distinguiamo tra le cose che ci capitano
involontariamente (per es. cose come contrarre una malattia, russare durante il sonno, essere scelti a caso per un
controllo della Guardia di Finanza ecc.) e le cose che, invece, facciamo volontariamente.
Nel caso delle azioni volontarie riteniamo che la persona sia responsabile di ci che ha fatto. In tal caso
sottinteso che avrebbe potuto fare diversamente.
Sembra, perci, che i sostenitori del determinismo non possano giustificare i rimproveri e meno ancora le
punizioni che vengono inflitte a chi ha dei comportamenti dannosi. Perch hanno semplicemente fatto ci che non
potevano non fare. Ma la filosofia di Hobbes da una grande importanza alla funzione repressiva dellautorit nel
reprimere le azioni contrarie alla legge. La spiegazione di questa apparente contraddizione semplice: per Hobbes
la forza dello Stato, nel produrre la paura della punizione la inserisce tra le cause delle azioni, e perci modifica il
comportamento e le scelte degli individui, che nello scegliere fra diversi comportamenti saranno condizionati da
tale paura, e perci le loro azioni ne saranno modificate. Le punizioni hanno perci lo scopo di prevenire la
trasgressione.