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L’Italia e l’Europa nell’età di Carlo V (1494-1559)

§ 1. Gli equilibri politici europei alla fine del Quattrocento: le grandi potenze

Sul finire del XV secolo l’Europa presentava equilibri politici Il Regno di Spagna nasceva con l’unificazione delle due
in fase di progressivo consolidamento. corone di Castiglia e Aragona, avvenuta tramite il
matrimonio di Isabella e Ferdinando (1467).
Era la fase di definitiva maturazione delle grandi monarchie
Il completamento territoriale era stato portato a termine
nazionali, che sarebbero diventate le protagoniste dei
con la conquista del Regno di Granada (1492), ultimo
successivi secoli della storia europea. residuo del dominio musulmano in Spagna.
Le maggiori potenze politiche e militari europee erano la Il Regno di Francia aveva unificato il proprio territorio
Francia e la Spagna: entrambe avevano vittoriosamente con la cacciata degli Inglesi alla fine della Guerra dei
portato a termine l’unificazione del proprio territorio Cent’Anni (1453).
nazionale e si stavano preparando (nel caso della Spagna, Nei due decenni successivi aveva dovuto difendersi dagli
anche grazie alle ricchezze provenienti dalle colonie aggressivi Duchi di Borgogna, che aveva sconfitto
americane) a imporsi sullo scenario europeo con ambizioni definitivamente durante il regno di Luigi XI (1461-83).
egemoniche. Sistemati questi problemi territoriali, le due monarchie
In posizione più defilata appariva, negli ultimi anni del erano pronte a lanciarsi in programmi espansionistici.
Quattrocento, l’Inghilterra dei Tudor, ancora indebolita dalle I primi a fare le spese della loro disponibilità di energie
militari furono i piccoli stati italiani, che si scoprirono
conseguenze della sanguinosa guerra delle Due Rose,
indifesi di fronte agli interessi delle grandi monarchie.
conclusasi solo nel 1485.

Ai confini orientali dell’Europa cristiana cresceva inoltre la potenza dell’Impero Ottomano, di religione musulmana, che
aveva unificato sotto il proprio dominio i territori islamici del Mediterraneo e ampliava il suo dominio nelle regioni cristiane dei
Balcani dell’Europa orientale, dopo aver conquistato ciò che restava dell’Impero Bizantino (1453).
La sua flotta giunse a occupare temporaneamente la città di Otranto (in Puglia) nel 1481, dimostrandosi capace di assumere il
controllo dell’intero Mediterraneo.

Italia e Germania

In una situazione molto diversa, rispetto a quella delle grandi potenze ricordate sopra si trovavano la penisola italiana e la
Germania, che mancavano di una formazione politica capace di realizzare il processo di unificazione territoriale. Di
conseguenza le due regioni si presentavano frammentate in una moltitudine di piccole e medie entità politiche.
La Germania conservava una parvenza di unità nella cornice del Sacro Romano Impero, ma il potere effettivo era nelle mani
dei principi degli stati regionali, diversi dei quali ribadiranno la propria
autonomia aderendo (1530) alla Riforma Protestante.
Ancora più precaria appariva la situazione politica dell’Italia.
Il suo territorio era diviso in numerosi stati, tra i quali ne spiccavano cinque
di maggiore importanza ed estensione:
- il Regno di Napoli, che era il più ampio territorialmente,
- lo Stato Pontificio,
- la Repubblica di Firenze (una “signoria di fatto” sotto il dominio della
famiglia dei Medici),
- la Repubblica oligarchica di Venezia,
- il Ducato di Milano
(vedi nella cartina a fianco il “mosaico” degli stati italiani nel 1494)
I principali Stati regionali italiani avevano dato prova, per tutto il Trecento e
buona parte del Quattrocento, di una insanabile litigiosità, dovuta
soprattutto al tentativo del Ducato di Milano e della Repubblica di Venezia,
di estendere il proprio controllo politico su tutta l’area centro-settentrionale
della penisola.
Una tregua era stata stabilita con la pace di Lodi (1454), che però lasciava
numerose inimicizie e tensioni e non risolveva il problema della debolezza
politico – militare degli Stati regionali.
L’equilibrio che si era mantenuto nella seconda metà del Quattrocento,
venne stravolto a partire dall’ultimo decennio del secolo dall’inserimento della penisola nel conflitto tra Francia e Spagna. Per
le due monarchie, estendere il proprio dominio sulle ricche città italiane significava aprirsi la strada per la supremazia
continentale.
In uno scontro fra contendenti di tale potenza, gli stati italiani erano destinati a perdere la loro indipendenza.

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§ 2. L’Italia come teatro delle guerre per l’egemonia europea – Francia e Spagna alla conquista della penisola

1494/95 - Scende in campo la Francia: l’impresa italiana di Carlo VIII


Come già accennato sopra, l’Italia era molto vulnerabile anche per la litigiosità dei suoi sovrani, che non perdevano occasione,
pur di indebolire l’avversario di turno, per sollecitare l’intervento di una potenza straniera.
Fu il duca di Milano Ludovico Sforza, detto “il Moro” (1494-99), che cercò di risolvere il proprio conflitto con il Re di Napoli
Fernando I, consigliando al Re di Francia di intraprendere la conquista di quel vasto dominio (comprendente l’intera Italia
meridionale), sul quale i re francesi vantavano antiche pretese dinastiche.
Il sovrano francese Carlo VIII di Valois (1483-98) non si lasciò sfuggire l’occasione: attraverso accurate trattative
diplomatiche preparò una spedizione. Nel 1494 egli scese in Italia con un esercito (dotato, tra l’altro, di una fornitura di
artiglieria di dimensioni mai viste in Italia) che da solo bastò a intimorire i sovrani italiani.
Giunto a Napoli quasi senza incontrare resistenza, nel 1495 il sovrano francese vi entrò da trionfatore.
Dovette però ritornare precipitosamente sui suoi passi alla notizia della costituzione di una Lega militare antifrancese
capeggiata da Venezia e da quello stesso Ludovico il Moro, che pure lo aveva chiamato in Italia. Alla Lega avevano aderito
anche il Papa Alessandro VI, l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo e il Re di Spagna Ferdinando il Cattolico.
Carlo VIII si scontrò con gli eserciti della Lega a Fornovo, nel 1495, in una battaglia di esito incerto. Ciò permise al legittimo
sovrano Ferdinando I di rientrare a Napoli; Carlo VIII, però, poté tranquillamente fare ritorno in patria.
Il suo tentativo aveva aperto la strada ad altri simili: l’Italia aveva dato prova di essere estremamente lacerata al suo interno; i
suoi sovrani erano infidi, litigiosi e incapaci di una politica di ampio respiro.
Per scacciare i Francesi dall’Italia, inoltre, si inserirono nel conflitto almeno due altre potenze europee (Spagna e Impero). Era
l’inizio di conflitti che avrebbero visto i destini degli stati italiani decidersi in massima parte fuori dalla penisola.

1499/1516 - I Francesi a Milano e gli Spagnoli a Napoli


Obiettivo delle successive invasioni militari dell’Italia sarebbero diventati il Ducato di Milano e nuovamente il Regno di
Napoli. La fama di ricchezza economica di questi Stati, unitamente alla debolezza delle loro dinastie regnanti, la cui autorità era
sottoposta a continue contestazioni, ne faceva la preda ambita di Francia e Spagna.
La calata del nuovo re di Francia Luigi XII (1498-1515) condusse nel 1499 alla conquista francese di Milano.
Un ulteriore tentativo francese di espansione nella direzione di Napoli venne invece bloccato nella battaglia di Cerignola del
1502: qui le armate spagnole di Ferdinando il Cattolico, che considerava Napoli un tassello fondamentale del suo disegno di
espansione nel Mediterraneo, sbaragliarono le truppe francesi.
La successiva vittoria spagnola del Garigliano (1503) assegnò il Regno di Napoli (ossia l’intera Italia meridionale) alla
Corona di Spagna, che già possedeva Sicilia e Sardegna. In quelle regioni, il dominio spagnolo era destinato a durare
ininterrottamente per circa due secoli (fino all’inizio del XVIII secolo).
La contesa ora si concentrava su Milano.
Tra il 1509 ed il 1512, il papa Giulio II (della Rovere) promosse un’alleanza antifrancese (alla quale aderì nuovamente
l’Imperatore Massimiliano) che riuscì per breve tempo a cacciare i Francesi da Milano, riportando sul trono gli Sforza (1512).
Si trattava però di una restaurazione effimera: il controllo di Milano stava infatti particolarmente a cuore al nuovo sovrano
francese Francesco I (1515-47), che nel 1515, a Marignano, sconfisse le truppe milanesi, rientrando in possesso del Ducato.
Il successivo trattato di Noyon (1516), stipulato da Francesco I con il nuovo re di Spagna Carlo V d’Asburgo (1516-56),
assegnava stabilmente Napoli alla Spagna in cambio del riconoscimento della dominazione francese a Milano. Tale accordo
non avrebbe scongiurato lo scoppio di nuovi conflitti e segnava di fatto la fine dell’indipendenza politica della penisola italiana.

1525/30 – Anche Milano passa alla Spagna. Definitivo predominio spagnolo sull’Italia
Lo scontro tra Francia e Spagna, però, era tutt’altro che concluso.
In Re di Spagna Carlo V d’Asburgo, venne eletto pochi anni dopo (1519) anche Imperatore del Sacro Romano Impero.
Il Ducato di Milano era strategicamente importante per entrambi i contendenti: per Carlo V era il tratto d’unione tra i suoi
domini Spagnoli (mediterranei) e quelli centro-europei ( vedi nel paragrafo successivo le indicazioni sull’impero di Carlo V).
Per tale stesso motivo, Francesco I temeva un accerchiamento soffocante per la Francia da parte dei territori spagnoli e
imperiali, e non intendeva cedere al suo avversario.
Lo scontro decisivo si ebbe nel 1525, con la battaglia di Pavia, nella quale l’esercito francese venne sconfitto da parte delle
truppe spagnole e imperiali di Carlo V e lo stesso re di Francia venne fatto prigioniero e costretto a rinunciare ad ogni pretesa
sul Ducato di Milano, che ora passava sotto il controllo del suo avversario.
Il possesso di entrambi i territori contesi proiettava ormai il dominio spagnolo su tutti (o quasi tutti) gli altri stati, formalmente
autonomi, della penisola. Ciò che accadde nei cinque anni successivi ribadì lo strapotere di Carlo V.
Riassumiamolo brevemente, in modo da collocare in sequenza cronologica alcuni altri eventi fortemente emblematici della
nuova situazione italiana.
L’eccessivo potere della Spagna preoccupò il Papa Clemente VII (Giulio De’ Medici), che avviò trattative segrete con la
Francia in funzione antispagnola (Lega di Cognac, 1526). Venuto a conoscenza del piano Carlo V non trattenne la sua ira.
Nonostante fosse sinceramente convinto di essere una sorta di “alleato naturale” del Papa, e prendesse molto sul serio (come
vedremo) il proprio ruolo di difensore della Chiesa e della fede cattolica, Carlo V punì duramente il voltafaccia del Papa.
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Inviò in Italia un esercito di 12.000 mercenari tedeschi al proprio servizio, i “lanzichenecchi” (=servi di campagna), influenzati
dalla propaganda protestante e ferocemente antiromani e anticattolici.
Nel 1527 i lanzichenecchi occuparono Roma, compiendo ogni sorta di violenze (si tratta del “sacco di Roma”, un avvenimento
profondamente traumatico). Il Papa si rifugiò, sotto assedio a Castel Sant’Angelo, e qualche mese dopo riuscì a fuggire dalla
città. Era dal tempo dell’invasione dei Goti di Alarico (410) che Roma non subiva una simile devastazione.
Carlo V prese tempo prima di richiamare le truppe, in parte per difficoltà finanziarie (mancavano i fondi per il pagamento dei
lanzichenecchi, che perciò si scatenavano con il saccheggio, fuori dal controllo dell’Imperatore), ma in parte perché
l’avvertimento a Clemente VII ed agli stati italiani, tentati di cambiare alleanze, rimanesse memorabile.
L’assedio fu tolto solo dopo dieci mesi (febbraio 1528).
Clemente VII sancì l’alleanza definitiva con Carlo V incoronandolo nella cattedrale di Bologna nel 1530. Era una cerimonia
superflua, perché la corona imperiale di cui Carlo V era titolare era considerata legittima anche senza l’intervento del Papa, ma
aveva il senso di ribadire il predominio spagnolo e imperiale sull’Italia.
Carlo V gratificò Clemente VII ripristinando a Firenze il dominio della famiglia de’ Medici (alla quale il Papa apparteneva).
Infatti i Fiorentini, in seguiti alle difficoltà che il Papa aveva subito durante il sacco di Roma, si erano ribellati ai Medici ed
avevano proclamato la Repubblica.
Questa volta, però, i Medici tornavano al potere a Firenze non più come signori “di fatto” (quali erano stati fino ad allora), ma
come Duchi, con un titolo dato loro appositamente dall’Imperatore. Anche quest’ultimo evento è significativo della dipendenza
degli stati italiani dalla potenza spagnola e imperiale.
Padrona in Lombardia e in tutto il meridione e alleata strettamente con il Papato, la Spagna di Carlo V (e dei suoi successori)
poteva contare sulla sottomissione degli altri stati italiani.
Le uniche eccezioni importanti saranno quella della Repubblica di Venezia, che continuerà ad avere una sua politica autonoma,
e del Ducato di Savoia (che però si poteva considerare italiano solo in piccola misura): la sua posizione di confine tra la Francia
e i possedimenti spagnoli in Lombardia permetterà a quest’ultimo di giocare abilmente le sue alleanze tra i due contendenti
senza legarsi in modo definitivo né all’uno né all’altro.
Occorre precisare che le vicende sopra ricordate, che furono fatali per la libertà degli stati italiani, sono solo una fase dello
scontro tra Carlo V e Francesco I. Sconfitto definitivamente sul fronte italiano, il sovrano francese non smise però di
combattere in altri territori contro il grande avversario, alleandosi con tutti i nemici di quest’ultimo, e riuscendo infine a
salvaguardare l’autonomia e il ruolo di potenza del Regno di Francia.

§ 3. Carlo V: Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero

Nel paragrafo precedente abbiamo parlato di Carlo V d’Asburgo, titolare allo stesso tempo della corona di Spagna e di quella
del Sacro Romano Impero. Si tratta ora di chiarirci le idee sulla straordinaria concentrazione di potere che si era accumulata
nelle mani di questo sovrano e che ne fece il protagonista di quasi quarant’anni di storia europea.
A questo scopo si osservi anzitutto la tabella che indica le eredità che gli derivavano dai suoi antenati: i Re di Spagna (da parte
materna) e la famiglia imperiale degli Asburgo (da parte paterna).
Regno d’Aragona Regno di Castiglia Corona Imperiale Paesi Bassi
Regno di Napoli Domini americani della (Sacro Romano Impero) Lussemburgo
Sicilia Corona di Spagna Domini della Casa d’Asburgo Franca Contea
Sardegna e d’Austria

Ferdinando II d’Aragona Isabella di Castiglia Massimiliano I d’Asburgo Maria di Borgogna


(1452 – 1516) (1451 – 1504) (1459 – 1519) (1547 – 1482)

Giovanna la Pazza Filippo il Bello


(1479 – 1555) (1478 – 1506)

Carlo V d’Asburgo
(1500 – 1558)
Per visualizzare in una cartina questi domini vedi il manuale di Storia GSV pag. 376 (vecchia edizione pag. 82).
Come già detto sopra, Carlo d’Asburgo salì al trono di Spagna nel 1516, alla morte del nonno materno Ferdinando d’Aragona.
Alla morte di Massimiliano I d’Asburgo (1519), aggiunse ai propri domini quelli che gli derivavano da parte paterna, e venne
eletto (in seguito al pagamento di ingenti somme ai sette Principi Elettori) Imperatore del Sacro Romano Impero (o “Impero
Romano Germanico”).
L’enorme disponibilità di risorse nelle mani del giovane re e imperatore era – in sostanza – il risultato della politica
matrimoniale delle due case regnanti di Spagna e d’Austria; era perciò qualcosa di accuratamente previsto. Costituiva, però,

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anche una novità inaudita: era da secoli, dall’epoca di Carlo Magno, che non appariva un unico potere politico che potesse
progettare di unificare sotto un ordine stabile e pacifico tutti i popoli della Cristianità occidentale.
L’Imperatore e i suoi consiglieri credettero inizialmente nella possibilità di tale progetto, dotato di un profondo senso politico-
religioso.
Ma le difficoltà da affrontare erano enormi.
Il progetto imperiale di Carlo V, anziché alla desiderata stabilità, portò ad una costante lotta contro tre avversari principali:
A. La monarchia francese. Durante il regno di Francesco I (regnavit 1515 – 47) e poi di suo figlio Enrico II (1547 – 59), la
Francia, la più forte tra le monarchie antagoniste della Spagna, oppose un’ostinata resistenza al monopolio del potere
imperiale.
Abbiamo già detto, nelle grandi linee, dello scontro per il predominio in Italia, ma la lotta proseguì nei decenni successivi,
con rari momenti di distensione, siglati con trattati di pace. Oggetto del contendere diverranno i territori di confine tra
Germania, Paesi Bassi e Francia, ma in sostanza il problema era nella volontà della Francia di non arrendersi alla situazione
di “accerchiamento” da parte dei territori spagnoli ed imperiali a cui era costretta, e nella sua volontà di conservare lo stato
di grande potenza nazionale1.
Alla lunga i sovrani francesi riuscirono nel loro intento. Le ostilità si chiusero con la pace di Cateau-Cambresis (1559),
siglata da Filippo II di Spagna e da Enrico II di Francia, eredi dei due grandi contendenti.
Il risultato del conflitto confermò che l’Europa Occidentale era destinata a rimanere un’insieme di stati indipendenti,
tra i quali non poteva emergere un’unica potenza imperiale2.
B. L’Impero Ottomano. La lotta contro le potenze islamiche era una costante delle vicende dei regni cristiani occidentali, dai
tempo della grande espansione islamica nel mediterraneo (VIII secolo) e delle crociate (XII-XIII secolo). Nel corso del
Cinquecento il tradizionale nemico orientale appariva, però, dotato di una forza militare eccezionale. I Turchi Ottomani,
sotto la guida dell’Imperatore Solimano il Magnifico (regnavit 1520-66), avevano conquistato numerosi territori
dell’Europa centro-meridionale: gran parte dell’Ungheria (1526), giungendo – ma senza successo – perfino a porre sotto
assedio Vienna (1529).
Per mare gli Ottomani erano divenuti predominanti nel Mediterraneo orientale e nel settore occidentale scatenarono una
martellante “guerra di corsa” contro le coste della Spagna, dell’Italia e delle isole.
Carlo V dovette dedicare grandi energie a respingere e contrattaccare tale minaccia alle coste (per es. tramite spedizioni e
conquiste di avamposti in Nordafrica), a discapito di altri aspetti del suo progetto imperiale.
C. La Germania e la diffusione del Protestantesimo. Nel momento stesso in cui Carlo V e i suoi consiglieri e ideologi
elaboravano il progetto di una rinnovata autorità imperiale sui territori del vecchio Sacro Romano Impero (comprendente
l’intera Germania, oltre ad altri territori dell’Europa centrale), era in pieno svolgimento la predicazione di Martin Lutero e
la diffusione della sua ribellione alla Chiesa Cattolica 3.
Carlo V si oppose da subito alla riforma luterana, tentando di reprimerla, ma con poco successo. Infatti diversi dei Principi
tedeschi aderirono alle idee di Lutero e nel 1530 siglarono, nella Dieta di Augusta, una professione di fede (Confessio
Augustana), che dava una base teologica e politica stabile al distacco dalla Chiesa Cattolica.
Essi intraprendevano una lotta sia contro la Chiesa di Roma, sia contro l’Imperatore, rivendicando ampie autonomie da
quest’ultimo. Un anno dopo si unirono in una lega militare (Lega di Smalcalda, 1531). L’Imperatore aveva, invece, dalla
propria parte un altro gruppo di Principi, rimasti fedeli al cattolicesimo, guidati dal Duca di Baviera.

1
Tale situazione è evidente osservando la cartina, già ricordata sopra, alla pag. 82 del manuale.
Nel corso della sua lotta contro Carlo V, Francesco I si alleò con gli altri nemici dell’Imperatore: con l’Impero Ottomano di
Solimano il Magnifico (era inaudito, all’epoca, che un re cristiano si alleasse con i musulmani per far guerra ad un’altra potenza
cristiana) e con i principi protestanti tedeschi. Avvenne così che Francesco I e poi Enrico II si trovassero alleati con i Protestanti
nella guerra contro Carlo V, mentre allo stesso tempo usavano tutti i mezzi repressivi per impedire la diffusione del
protestantesimo nel loro regno.
2
Come vedremo, a circa un secolo di distanza, il progetto imperiale di Carlo V conoscerà una sorta di rinascita ad opera
dell’Imperatore asburgico Ferdinando II, dando luogo alla Guerra dei Trent’Anni (1618-48). Ancora una volta la Francia sarà
antagonista, e ancora una volta, definitivamente, il “sogno” imperiale si mostrerà impossibile.
3
Ricordiamo alcune date significative:
- 1517 – Lutero pubblica le 95 tesi.
- 1520 – Il Papa Leone X, con la bolla Exurge Domine condanna le dottrine di Lutero e invita il monaco ribelle
all’obbedienza, pena la scomunica. Lutero brucia pubblicamente il documento papale.
- 1521 – Il Papa scomunica Lutero. Carlo V convoca Lutero alla dieta imperiale di Worms, per dargli un’ultima possibilità di
sottomettersi al decreto del Papa. Lutero, di fronte all’Imperatore, afferma di non voler ripudiare le proprie idee e Carlo V
lo dichiara bandito dall’Impero, decretandone la condanna a morte come eretico scomunicato. La condanna non può essere
eseguita subito, perché Lutero ha un salvacondotto. Avviene il famoso episodio del “falso rapimento”, in seguito al quale il
principe elettore di Sassonia Federico il Savio, a dispetto della condanna imperiale, dà segretamate rifugio a Lutero, mentre
le idee dela Riforma dilagano in Germania.
- 1530 Risolti i problemi della Guerra dei Cavalieri e della Guerra dei Contadini (1521/25), un gruppo di Principi tedeschi
aderisce pienamente alla Riforma di Lutero e nella Dieta di Augusta sottoscrive una professione di fede riformata.
Per le date successive ritorna al testo principale.
4
La Germania era ormai divisa in due parti: una cattolica e l’altra protestante.
Carlo V tentò più volte di convincere teologi delle due confessioni rivali a discutere per superare le loro divergenze
dottrinali. Ciò che lui voleva evitare era un impero diviso dal punto di vista religioso. Ma anche questi tentativi di
conciliazione furono tardivi ed inutili.
Alla prova di forza contro i Protestanti arrivò molto tardi. Nel 1547 li sconfisse nella battaglia di Mühlberg, ma il
protestantesimo era così radicato in ampie regioni della Germania che non si poteva sopprimerlo con la forza, e si impose
un compromesso.
Le forze militari dei Protestanti erano, inoltre, tutt’altro che annientate, tanto è vero che l’esercito del principe Maurizio di
Sassonia riuscirà a mettere in serie difficoltà, presso Innsbruck, l’esercito imperiale comandato dallo stesso Carlo V (1555).
In cambio di un riconoscimento formale della sua autorità da parte dei Principi protestanti, Carlo V dovette siglare la Pace
di Augusta (1555), che riconosceva la presenza della confessione protestante dentro i confini dell’Impero, concedendo ai
Principi di scegliere se aderire al Cattolicesimo o al Protestantesimo; i sudditi, invece, avrebbero dovuto adeguarsi alla
religione scelta dal principe, l’unica alternativa, nel caso in cui non fossero stati disposti a seguirla, era quella di emigrare
(cuius regio eius et religio4).

§ 4. L’abdicazione di Carlo V

Soprattutto i problemi incontrati da Carlo V in Germania rendono evidente come il sogno di un Impero universale sulla
Cristianità, che governasse in pace e in pieno accordo con l’autorità spirituale del Papa era irrealizzabile.
Nel 1556, a 56 anni, Carlo V si sentiva vecchio e stanco.
Scelse di abdicare e di ritirarsi a vivere i suoi ultimi anni presso un monastero (Yuste) da lui stesso fondato, dove morirà pochi
anni dopo (1558).
Non volle neppure lasciare uniti i suoi domini, ma li divise tra due eredi: il fratello Ferdinando e il figlio Filippo.
A quest’ultimo lasciò il Regno di Spagna, a Ferdinando ed alla sua discendenza “restituì” i domini centro-europei (Austria,
Tirolo, Stiria, Corinzia ecc.) appartenuti tradizionalmente alla casa d’Asburgo, oltre alla prerogativa di accedere al titolo di
Imperatore.

a Filippo II, re di Spagna a Ferdinando I, Imperatore


(regnavit 1556-98) (regnavit 1556-64)
domini della Corona di Spagna, domini della casa di domini della casa d’Asburgo
inclusi domini italiani, e colonie Borgogna nei Paesi Bassi nell’Europa centrale
spagnole in America accesso al titolo imperiale

Si era reso conto dell’enorme difficoltà di affidare ad un solo uomo gli impegni di un dominio così vasto come quello che lu i
aveva posseduto in vita.

Occorre però precisare che, nonostante questa divisione,


- i domini del Regno di Spagna che Filippo II ereditò dal proprio padre erano comunque immensi, e il potenziale militare che
permettevano era tale da fare di tale regno, ancora per mezzo secolo e oltre, la maggiore potenza dell’epoca;
- le due casate degli Asburgo di Spagna e degli Asburgo d’Austria manterranno una stretta alleanza ancora per lungo tempo,
e saranno di nuovo impegnate assieme, all’epoca della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), in un progetto di restaurazione
imperiale e cattolica nell’Europa centrale. Sembrerà di assistere, cento anni dopo, alla rinascita del sogno imperiale di
Carlo V, ma sarà di nuovo un fallimento.

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Letteralmente: ciascuno dovrà avere la religione della sua “regione”, ossia del principato in cui abita. Il principio ammetteva
la legittimità del protestantesimo, ma ribadiva che ogni stato deve avere la propria confessione religiosa ufficiale, e che i sudditi
sono obbligati a seguirla.
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