Sei sulla pagina 1di 6

La Sardegna alto-medioevale 3

Il regno dei Vandali (476-534)

La Sardegna partecipa all’età delle invasioni barbariche con l’inclusione nel regno dei Vandali.
Ma quella vandalica fu una presenza breve (circa 80 anni) e non direttamente incisiva. Ci furono
alcuni effetti indiretti, ma l’isola non entrò a far parte dell’Occidente romano-germanico. Un
successivo tentativo di occupazione da parte degli Ostrogoti di Totila (552) ai tempi della guerra
greco - gotica e un attacco respinto dei Longobardi (599) sono tutto ciò che possiamo riferire di
quel “contatto mancato”.

I Vandali completarono la conquista dell'Africa con la presa di Cartagine nel 439. Non si
interessarono alla Sardegna se non dal punto di vista strategico e, una volta che se ne garantirono il
controllo militare (a partire almeno dal 476), non interferirono molto nella vita dell'isola. «I Vandali
si sostituirono talvolta ai possessores [ai latifondisti dell’età romana], ma la loro maggiore
preoccupazione fu quella di esigere le imposte in tutte le proprietà. Nelle campagne si mantennero
così inalterati i precedenti sistemi e immutata rimase la società, divisa in liberi e schiavi (…) tutti
dediti all'agricoltura e alla pastorizia con un artigianato limitato» (A. Boscolo).
La Sardegna fu intesa dai Vandali come luogo d’esilio. La Chiesa locale non fu perseguitata, mentre
furono puniti con il confino nell'isola i vescovi cattolici africani nei momenti di più dura
contrapposizione tra cattolici e ariani.
«Nel campo religioso – scrive A. Boscolo – il breve periodo della dominazione vandalica è
caratterizzato da una penetrazione più profonda del cristianesimo, quando, all'epoca di Trasamondo
(496-525), a causa delle controversie fra cattolici e ariani, sorte in Africa, molti vescovi cattolici e
molti monaci furono esiliati a Cagliari. Fra i vescovi vi fu San Fulgenzio: la sua presenza, con
quella degli altri ecclesiastici, giovò a una diffusione della dottrina cattolica in vaste zone dell'isola,
che si mantenne invece pagana nelle zone di montagna, soprattutto nella Barbagia, sino all'epoca
del pontificato di Gregorio Magno (590-604)».
La dominazione vandalica si concluse con la disfatta del loro regno all'epoca delle prime operazioni
di riconquista dell'imperatore Giustiniano. Nel 534 il duca bizantino Cirillo prendeva possesso
dell’isola.

Età bizantina

L'età bizantina nella storia sarda si fa iniziare con la riconquista da parte di Giustiniano. Per i motivi
detti sopra, a quella data si manteneva una continuità sostanziale con la fase romana.
L’amministrazione dell’isola (inclusa nell’esarcato d’Africa) era affidata a due principali autorità,
un praeses, con sede a Cagliari, capo dell’amministrazione civile, e un dux, con sede a Forum
Traiani (Fordongianus), capo dell’amministrazione militare. Il fatto che la sede militare fosse
collocata al centro dell’isola è significativo della perdurante divisione della Sardegna della pianura
e delle coste, romanizzata a urbanizzata, dalla Sardegna centrale, o Barbaria (Barbagia) che
conservava l’indipendenza dalla civiltà romana. La sede militare di Forum Traiani aveva lo scopo di
tenere sotto controllo le popolazioni dell’interno e di bloccare le loro incursioni e razzie verso la
pianura (vedi cartina nella pagine seguente). Sconfitti i Vandali (unica popolazione germanica che
3
avesse sviluppato abilità marinare), le maggiori minacce per la Sardegna romana, all’epoca,
venivano dall’interno, piuttosto che dal mare.
L'invasione dei Longobardi (568), che mutò il volto dell'Italia, non toccò la Sardegna in modo
significativo.

Gregorio Magno (590-604) e la Sardegna

Durante il pontificato di Gregorio Magno la Sardegna fu


oggetto di una particolare tutela, amministrazione ed
evangelizzazione da parte ecclesiastica su impulso del
pontefice. Le molte lettere che egli dedicò a personaggi e
problemi sardi sono, inoltre, la documentazione più ricca
che possediamo sulla Sardegna tardo-antica.
Fra le iniziative di Gregorio Magno spicca
l’evangelizzazione della Sardegna interna, come risulta da
una lettera che il papa inviò a Ospitone, capo (dux) dei
Barbaricini, già convertito al cristianesimo, con la quale
gli chiedeva di accogliere i missionari che avrebbero
cristianizzato il suo popolo, che fino ad allora praticava
una religione pagana naturalistica e animistica (“vivono
come bestie insensate, non conoscono il vero Dio e
adorano legni e pietre”). Con la mediazione del papa,
Ospitone siglò un accordo col duca bizantino Zabarda
(594) e da allora iniziò il lungo processo di integrazione
delle due componenti della popolazione isolana.

Durante l’età bizantina, a più riprese, dalla documentazione disponibile emerge la lamentela contro
il pesante carico fiscale imposto dall’Impero, che doveva alimentare un grande apparato burocratico
e militare, e contro la corruzione di numerosi funzionari, che erano spinti a rifarsi, in modo leciti e
illeciti, sugli amministrati del costo del suffragium, ossia della spesa affrontata per l’acquisto della
carica. All’epoca di Gregorio Magno il fenomeno è ben documentato e proseguì nel VII secolo.
Sempre nello stesso periodo, e ancora per circa un secolo, rimase comunque abbastanza fiorente la
vita delle città.
“Karales (Cagliari) era allora la città più importante della Sardegna come centro religioso, culturale
ed economico. Un’iscrizione della fine del VI secolo ritrovata a Donori attesta, attraverso le tariffe
sull'entrata delle merci a Karales, un commercio ancora vivace ed una certa circolazione monetaria
interna. Il porto continuava ad essere uno scalo di un certo rilievo nelle rotte mercantili
mediterranee ed aveva un ufficio doganale che controllava il movimento delle navi sottoposte ad
una tassa, l'archontíkion, dal nome dell'ufficiale che la riscuoteva. Nella città vi era una
considerevole comunità ebraica, probabilmente legata ai commerci, e non mancavano genti di
diverse provenienze.
Altri centri urbani notevoli erano Phausiané (Olbia), Turris (Porto Torres), Senafer (da identificare
3
con l'abbandonata Cornus), Tharros, Sulci (Sant'Antioco). Tutte queste città costiere sarde
mantennero una certa vitalità fino all'inizio dell'VIII secolo”1.

L’età oscura

Successivamente all’epistolario di Gregorio Magno, la documentazione sulla situazione e le vicende


sarde si va diradando, fino a tutto il X secolo. Tutto ciò che possediamo sono le menzioni
sporadiche, da parte di cronisti occidentali, bizantini e arabi, di alcuni eventi di particolare
importanza, alcuni documenti (tra cui un piccolo gruppo di lettere dei papi del IX secolo alle
autorità sarde), alcune iscrizioni e le fonti archeologiche.
Per questo motivo gli storici hanno dovuto lavorare su questo periodo procedendo in modo
ipotetico, per analogia e per ricostruzione a partire dalle caratteristiche di epoche successive.

Durante questa età oscura maturano, in modi che è impossibile ricostruire con precisione, le
caratteristiche con le quali la Sardegna emergerà nuovamente alla luce di una storia documentata
nell’XI secolo. Queste caratteristiche sono in parte comuni all’intera storia dell’Occidente
medioevale, con proprie specifiche accentuazioni, in parte peculiari.
Un elenco dei punti più essenziali:
 La Sardegna partecipa a quella fase di “rottura dell’unità mediterranea” che è dovuta
all’espansionismo arabo nel corso dei secoli successivi al VII, con la conquista musulmana del
Nordafrica e della penisola iberica.
 Conosce i fenomeni di ruralizzazione (fine della distinzione città/campagna) e chiusura
dell’economia. In particolare si riscontra l’arretramento degli insediamenti rispetto alle coste e
la decadenza dei centri urbani. L’economia diviene orientata alla sussistenza locale. Permane la
prevalenza del latifondo e il ristretto gruppo delle famiglie dei grandi proprietari si consolida
come élite chiusa. In Sardegna le particolari condizioni di insularità fanno tardare i fenomeni di
rinascita economica, ponendo l’economia sarda in condizione di netta inferiorità e subalternità
rispetto a quelle delle città marinare italiane, con le quali stabilirà contatti nel corso del sec. XI
e successivi.
 Come accennato sopra, si assiste anche ad una omogeneizzazione della civiltà sviluppata nel
territorio isolano: nell’età giudicale è scomparso il confine fra “Romania” e “Barbaria”, ossia la
netta separazione fra i territori costieri e pianeggianti della Sardegna colonizzati prima dai
Cartaginesi e poi dai Romani e l’interno, nel quale si era ristretta la precedente civiltà autoctona.
 In modo del tutto proprio e peculiare la Sardegna sviluppa delle istituzioni politiche originali e
distinte rispetto a quelle di tipo feudo-vassallatico dell’Occidente carolingio. Sono quelle che
emergeranno nell’XI secolo come i quattro “giudicati”: degli Stati monarchici, reciprocamente
autonomi, ma simili nella forma istituzionale, che si suddividono il territorio dell’isola.
Le domande che si pongono riguardo alla loro origine sono principalmente due: Quando e come
acquisirono l’indipendenza rispetto a Bisanzio? Quando e come avvenne la divisione dell’isola
nei quattro giudicati? Per nessuna delle due domande abbiamo delle risposte precise. La

1
Laura Galoppini, La Sardegna giudicale e catalano – aragonese, in AA. VV. Storia della Sardegna, a cura
di M. Brigaglia, Soter, Villanova Monteleone, 1995, pagg. 138 – 139.
massima parte degli storici ritiene plausibile che ci sia stata una progressiva autonomia
3
dall’Impero a partire da magistrature bizantine, acquisite e occupate in pianta stabile e rese
ereditarie da una o più famiglie predominanti dell’élite terriera locale.

Incursioni arabe e inizio dell’autonomia da Bisanzio

L’allentamento dei rapporti con Bisanzio avvenne in concomitanza con l’espansione araba nel
Mediterraneo. Una data importante è il 698, anno in cui il califfato omayyade conquistò Cartagine,
inglobando tutta la parte continentale dell’Esarcato d’Africa. La Sardegna rimase come frammento
isolato della provincia bizantina, nel mezzo del Mediterraneo occidentale. A pochi anni dopo risale
la prima incursione nota, a scopo di razzia, di navi arabe sulle coste sarde: nel 705 ci fu un assalto,
probabilmente all’isola di S. Antioco.
Lungo tutta la prima metà dell’VIII secolo abbiamo notizia di altri assalti. Particolarmente
importante fu quello del 753, in seguito alla quale venne imposto ai Sardi il pagamento della giziah,
la tassa che dovevano i dhimmi, ossia i seguaci delle religioni monoteiste, come comunità religiose
“protette”, in territorio islamico.
Non sappiamo quanto tale condizione sia durata. Nel decennio seguente l’impero bizantino
organizzò una flotta abbastanza efficiente, ma le notizie successive sembrano provare una difesa
territoriale nella quale la Sardegna fu sempre più isolata. In seguito alla ripresa delle incursioni
all’inizio del IX secolo abbiamo notizia di contatti di sardi con l’impero carolingio in funzione di
difesa marittima.2
È soprattutto con l'intensificarsi della presenza araba nel mediterraneo occidentale, a causa della
conquista della Sicilia (iniziata nell’827), che marca la frattura fra le due parti occidentale e
orientale del Mediterraneo, che i contatti con Bisanzio dovettero diradarsi; probabilmente nei secoli
IX e X venne a maturazione l'autonomia politica che troveremo propria della Sardegna giudicale.

L’impresa di Mujahid e l’arrivo di pisani e genovesi

La vicenda delle incursioni arabe ha una svolta all’inizio dell’XI secolo.


Dalla Spagna omayyade proviene l’assalto di Mujahid, principe (wali) di Denia (presso Valencia),
che tentò, con un’impresa militare in grande stile, la conquista dell’isola.
Mujahid era un liberto del califfo di Cordova al-Mansur (938 – 1002), che lo aveva adottato ed
educato. Intelligente, colto e ambizioso, Mujahid progettava di proseguire la politica espansionistica
di al-Mansur, volgendola verso il Mediterraneo. In un certo senso era una politica “fuori tempo”,
perché era iniziata una controffensiva cristiana per la conquista e il controllo dello spazio del
Mediterraneo occidentale, guidata soprattutto dalle repubbliche marinare di Pisa e di Genova.
Nel 1015 Mujahid, che già si era assicurato il possesso delle Baleari, prese d’assalto la Sardegna,
con evidente scopo di conquista permanente, con una flotta di più di 100 navi, un reparto di 1000
cavalieri e un numero indeterminato di soldati appiedati. Inflisse una sconfitta alle truppe sarde,

2
Nell’815, secondo quanto racconta Eginardo (il famoso autore della Vita Karoli, biografia di Carlo Magno),
un delegazione di sardi (“legati sardorum de Carali civitate”) si recò presso Ludovico il Pio per chiedere
aiuto militare. Nell’829 il conte Bonifacio (il feudatario carolingio preposto alla difesa della Toscana e alla
difesa navale del Tirreno) passò in Sardegna con una flotta diretta ad una spedizione verso l’Africa.
guidate da un capo che i cronisti arabi chiamano Malut, probabilmente il giudice di Cagliari, che
3
morì nella battaglia.
L’occupazione della Sardegna suscitò allarme presso il papa Benedetto VIII e presso Pisa e Genova,
una seconda spedizione di rinforzo di Mujahid si scontrò con una flotta pisana e genovese che lo
costrinse alla ritirata.
Riportiamo la notizia come riferita dallo storico arabo Ibn-al-Atîr: «nell'anno 406 [1015] Mujahid
al-Amiri da Denia, di cui era signore, assalì per mare la Sardegna con 120 navi. La conquistò,
facendo grandi stragi e catturando donne e bambini. Avuta notizia di ciò, i re dei Rum 3 fecero
alleanza contro di lui e partirono dal continente con un potente esercito. Si scontrarono e i
Musulmani furono sconfitti e cacciati dall'isola di Sardegna; furono anche catturate alcune loro navi
e fatti prigionieri il fratello di Mujahid e il figlio Ali Ibn Mujahid. Quindi Mujahid tornò con i
superstiti a Denia. Dopo questo [avvenimento], [l'isola] non subì altre incursioni»4.
È da questo momento che la Sardegna, che appare avere ormai acquisito una definitiva autonomia
rispetto a Bisanzio, entra nell’orbita delle repubbliche marinare italiane e intensifica i suoi rapporti
col papato.

CRONOLOGIA

[età vandalica]

456-66 Si congettura che in questi anni sia avvenuta una prima occupazione della Sardegna da parte dei
Vandali, ma non ci sono notizie sicure.
461-468 E' Papa il sardo Ilario.
468 I Vandali sono sconfitti da una flotta romana guidata da Marcellino.
476 Trattato col quale gli Imperatori d'Oriente e d'Occidente riconoscono il possesso dell'isola da parte dei
Vandali.
498-514 E' Papa il sardo Simmaco.
507 Giungono in Sardegna gli ecclesiastici africani esiliati dal re vandalo Trasamondo, forse in numero di
centoventi. Tra loro Feliciano, vescovo di Cartagine, e Fulgenzio, vescovo di Ruspe. Quest'ultimo è uno
dei maggiori intellettuali dell'epoca, giunto all'episcopato da esperienze monastiche, fonda presso Cagliari
il primo monastero di cui abbiamo notizia in Sardegna. Il vescovo di Ippona porta con sé le reliquie di S.
Agostino. Gli ecclesiastici africani rimarranno in Sardegna fino alla morte di Trasamondo (523).
533 L'imperatore Giustiniano inizia la sua politica di riconquista mandando in Africa un esercito, comandato
da Belisario, per abbattere il regno dei Vandali.
534 Il duca bizantino Cirillo sconfigge i Vandali in Sardegna.

[prima età bizantina]

552 Brevissima occupazione da parte degli Ostrogoti di Totila.


565-578 A Giustiniano succede Giustino II. Politica fiscale più mite.

3
“Rum”: i “Romani”. L’identificazione qui data dallo storico arabo è inevitabilmente approssimativa. Ibn-al-
Atîr (1160 – 1233), vissuto tra Mosul e Baghdad, è il maggiore storico arabo del suo tempo. Per la
ricostruzione di fatti remoti nel tempo e nello spazio si serviva, ovviamente, di cronache preesistenti. È a lui
che dobbiamo le notizie più attendibili sul medioevo arabo.
4
Riportato in Laura Galoppini, La Sardegna giudicale e catalano – aragonese, cit, pag. 148
590-604 Pontificato di Gregorio Magno. Suo interesse missionario nei confronti della Sardegna. Lettera ad
3
Ospitone per la conversione dei Barbaricini.
594 Pace tra Bizantini e Barbaricini.
599 Viene respinto un attacco longobardo alle coste del Cagliaritano.
603 L'inviato papale Vitale è incaricato dai possessores sardi di recarsi presso l'Imperatore Foca per chiedere
una diminuzione del carico fiscale.
642 Inizio della conquista araba dell'Africa bizantina.
669-673 Attacco e assedio arabo di Bisanzio.
698 La conquista di Cartagine è una data decisiva dell'occupazione dell'Africa nord-occidentale da parte
delle forze califfato omayyade e dell'islamizzazione di quella regione.

[le incursioni arabe]

705 Prima incursione araba documentata (isola di S. Antioco), inviata dal califfo Abd-el-Aziz (egiziano).
709 Incursione ordinata dall'emiro Musâ.
711 Importante incursione araba sulla Sardegna, contemporanea della conquista della penisola iberica.
Sebbene fallita da più punti di vista, questa incursione è rappresentativa di un decisivo balzo in avanti
dell'espansionismo islamico.
733, 736 Altri attacchi arabi.
753 In seguito ad un attacco, secondo un'attendibile fonte araba (Ibn-al-Atîr), viene imposto ai Sardi il
pagamento della giziah.
760 L'imperatore Costantino V prepara una flotta, abbastanza efficiente, per difendere il Tirreno
dall'espansione araba e dalle scorrerie.
807 Tentativo di incursione degli Arabi di Spagna (probabilmente presso le coste di Oristano), che però viene
bloccato, con gravi perdite fra gli invasori (il fatto è narrato nella Cronaca di Saxo e dovette avere una
certa risonanza fuori dell'isola). Questo tentativo segue un periodo di circa cinquant'anni sul quale non
abbiamo notizia di incursioni.
810-812 Un altro tentativo dalla Spagna fallisce, mentre - nell'812 - un'incursione si limita a toccare la
Corsica. Nello stesso periodo si preparava anche un attacco alla Sardegna da parte degli Arabi africani,
che non giunse a termine perché la flotta fu dispersa da una tempesta.
815 Ambasciata di sardi ("legati sardorum de Carali civitate") presso Ludovico il Pio, che richiedono
assistenza militare (il fatto è narrato negli Annali di Eginardo).
816 Saccheggio di Cagliari, la flotta viene però dispersa al ritorno da una tempesta.
821 Altra incursione.
827 Gli Arabi iniziano l'occupazione della Sicilia; questo evento è probabilmente rilevante nel segnare una
tappa della separazione della Sardegna da Bisanzio.
829 Passaggio in Sardegna del conte Bonifacio (il feudatario carolingio preposto alla Toscana e alla difesa
navale nel Tirreno) diretto verso le coste africane.
934 A quest'anno risale un'incursione proveniente dall'Africa; si trattò di un fatto di una certa gravità; la
cronaca di Ibn-al-Atîr, che è la fonte della notizia, parla di una grande strage di abitanti e di distruzione di
navi effettuata in Sardegna da una flotta diretta a saccheggiare Genova.
947 Trattato di pace tra Impero bizantino e Califfato omayyade di Spagna.
1015-16 Tentativo di conquista dell'isola da parte di Mujiahid di Denia. L'intervento di Pisa e Genova apre le
porte della Sardegna alle due repubbliche marinare. Riprendono intensità anche i contatti con la Chiesa
romana.
1065 A quest'anno risale la donazione di due chiese al monastero di Montecassino da parte del giudice di
Torres Barisone di Lacon-Gunale. Si tratta del più antico scritto pervenutoci della Sardegna giudicale. Da
questa data in avanti le nostre conoscenze sono sempre meglio documentate.