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Societé des Amis des Noirs

Indirizzo all’Assemblea Nazionale per l’abolizione della Tratta dei Neri


di Jacques-Pierre Brissot, presidente dell’associazione
Stampato il 5 Febbraio 1790

L’umanità, la giustizia e la magnanimità che vi hanno guidato nella riforma dei più radicati
fra gli abusi, lasciano sperare alla Società degli Amici dei Neri che accoglierete
benevolmente i suoi reclami in favore di questa numerosa porzione del genere umano, che
da due secoli è così crudelmente oppressa.
La nostra associazione, vilmente e ingiustamente calunniata, trae la propria missione dallo
spirito di umanità, che l’ha portata a difendere i Neri già all’epoca del trascorso dispotismo.
Agli occhi di questa augusta Assemblea, che ha così spesso rivendicato nei suoi decreti i
diritti dell’uomo, può darsi titolo più rispettabile?
Voi avete dichiarato tali diritti; avete inciso su un monumento immortale che “tutti gli
uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei diritti”; voi avete restituito questi diritti al
popolo francese, al quale il dispotismo li aveva per così lungo tempo sottratti […], voi avete
infranto i legami della feudalità che degradavano ancora una parte dei nostri concittadini;
voi avete annunciato la distruzione di tutte le infamanti distinzioni che i pregiudizi religiosi
e politici avevano introdotto nella grande famiglia del genere umano1.
Gli uomini dei quali noi difendiamo la causa non hanno delle pretese così elevate, sebbene,
cittadini del medesimo Impero e uomini come noi, ne abbiano lo stesso nostro diritto. Noi
non chiediamo che restituiate ai Neri francesi tali diritti politici, che pure soli attestano e
sostengono la dignità dell’uomo; non chiediamo neppure la loro libertà. No: è una calunnia,
senza dubbio fomentata dalla cupidigia degli Armatori, quella che ci ha attribuito tale
progetto e ha sparso tale voce riguardo a noi; con essa si sono voluti sollevare gli animi
1
Il riferimento fatto in questo esordio è alle principali conquiste rivoluzionarie in termini di uguaglianza
umana già decretate dell’Assemblea Nazionale Costituente: a) la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del
Cittadino (26 agosto 1789); b) l’abolizione dei privilegi feudali (4 agosto 1789), c) l’abolizione delle
discriminazioni religiose e la parità di diritti per gli appartenenti a confessioni religiose minoritarie
(protestanti, ebrei) con decreto del 28 gennaio 1790.
[parentesi: occorre dire che la piena emancipazione degli Ebrei sarà perfezionata con un decreto del 27
settembre 1791, ma la sostanza del problema era già stata impostata, conformemente al principio di libertà
religiosa contenuto nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino chiusa parentesi].
Rimaneva la questione degli schiavi neri nelle colonie. Nei confronti della quale c’erano però molte
resistenze e molti interessi immediati che si opponevano. Alla fine della seduta-fiume del 4-5 agosto, nella
quale erano state abolite le servitù feudali, il duca di La Rochefoucauld, esponente degli Amis des Noirs,
aveva affermato che era arrivato il momento di discutere anche l’emancipazione degli schiavi neri, ma il suo
appello era rimasto del tutto inascoltato.
contro di noi e sobillare i piantatori e i loro creditori, il cui interesse è posto in allarme
dall’idea di un affrancamento sia pur graduale degli schiavi. Si sono voluti allarmare tutti i
Francesi, agli occhi dei quali si dipinge la prosperità delle colonie come inseparabile dalla
tratta dei Neri e dall’esistenza perpetua della schiavitù2.
Una simile idea non è mai stata nella nostra mente […] L’affrancamento immediato dei Neri
non sarebbe solamente una scelta fatale per le colonie, ma sarebbe anche un dono funesto
per i Neri stessi, dato lo stato di abiezione e di annullamento nel quale la cupidigia li ha
ridotti. Sarebbe come abbandonare a sé stessi, senza soccorso, degli infanti in culla o degli
esseri mutili ed impotenti3.

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Come sappiamo, gli Amis des Noirs avevano un programma gradualista e non volevano la liberazione
immediata degli schiavi, ma nell’immediato solo l’abolizione della tratta. Non volevano neppure, tanto
meno, la distruzione delle colonie francesi: anzi erano decisamente molto interessati al loro mantenimento ed
alla loro prosperità.
L’accusa di volere l’emancipazione immediata era stata rivolta contro di loro dai sostenitori della
schiavismo: coloni, armatori e mercanti che traevano i loro interessi dalla tratta. Questa è la calunnia dalla
quale Brissot vuole difendere gli Amis des Noirs. L’accusa era quindi di volere la distruzione delle colonie,
che – secondo i loro avversari – non sarebbero potute sopravvivere senza tratta e schiavitù. Gli Amis des
Noirs erano anche accusati di essere degli antipatrioti, in combutta con gli interessi degli Inglesi (gli
arcinemici storici della Francia), che avrebbero voluto la distruzione delle colonie francesi per poter
conquistare le ampie quote di mercato che tali colonie possedevano.
Come si vede, il discorso di Brissot parte decisamente sulla difensiva. Sa bene che gli scopi, pur moderati,
degli Amis des Noirs hanno molti nemici.
Come si vedrà leggendo il seguito del presente discorso, Brissot cerca di isolare, come principale e diretto
avversario, gli armatori, ossia i negrieri. Vorrebbe invece, convincere i coloni, ossia i piantatori schiavisti,
che il progetto di abolizione della tratta e della mitigazione della condizione degli schiavi, e infine della loro
emancipazione graduale, sarà a loro vantaggio. Gli Amis des Noirs non riusciranno, però, in questo tentativo
di persuasione e gli interessi di piantatori schiavisti, di negrieri e di mercanti delle città coinvolte nella tratta
finiranno per formare un blocco compatto, impossibile da dividere. La desiderata abolizione della tratta,
perciò, non verrà decretata dalla Assemblea Nazionale Costituente, e neppure dalla Assemblea Legislativa,
ma solo dalla Convenzione Nazionale, a guida giacobina, su proposta di Grégoire, il 27 luglio 1793, quando
Brissot era stato già messo sotto accusa ed arrestato, assieme al gruppo girondino. Sarà condannato a morte e
ghigliottinato il 31 ottobre dello stesso anno. La guida della Rivoluzione passava di mano, a gruppi che
avevano un programma egualitario molto più radicale e più coerente di quello dei Girondini, e solo in questa
fase poterono essere realizzati, in forme impreviste, quei propositi di emancipazione dei neri a cui pure
Brissot aveva dato un contributo così importante.
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Qui è riassunta in breve l’argomentazione contro la liberazione immediata degli schiavi: vengono dichiarati
incapaci di gestire immediatamente la propria libertà. È evidente che gli abolizionisti non erano preparati ad
un evento come quello che si verificherà: la rivoluzione degli schiavi di Saint-Domingue. Occorre ricordare
che nelle colonie francesi la maggioranza (circa i due terzi) degli schiavi erano nativi africani, ossia schiavi
di prima generazione, adibiti ai lavori più brutali e devastanti e destinati ad una vita breve. La rivolta degli
schiavi veniva vista come una minaccia violenta e devastante contro i piantatori bianchi, e anche contro il
sistema produttivo delle piantagioni, che gli schiavi liberati non sarebbero stati capaci né desiderosi di far
proseguire. Una liberazione degli schiavi, si riteneva, avrebbe scatenato l’anarchia nelle colonie e la loro
distruzione economica.
Non è, perciò, ancora il tempo di chiedere tale libertà; noi chiediamo solamente che si cessi
di massacrare regolarmente, ogni anno, migliaia di Neri, per fare tra di loro centinaia di
prigionieri4; noi chiediamo che si cessi di prostituire e di degradare il nome dei Francesi
nell’autorizzare questi rapimenti, questi atroci assassinii; noi chiediamo in una parola
l’abolizione della tratta e vi supplichiamo di prendere prontamente in considerazione questo
importante argomento.
Occorre, per convincervi di ciò, mettere davanti ai vostri occhi un quadro di questo orribile
commercio? Vi ritrarremo la manovre infami messe in atto dagli armatori, dai capitani e dai
loro agenti, per procurarsi i Neri? Vi ricorderemo quei commerci di carne umana, nei quali,
nel mezzo di un’orgia premeditata o per qualche flacone di liquore inebriante e qualche
miserabile gingillo5, si spinge un Principe a cacciare i propri sudditi come bestie selvagge,
rapirli e venderli? Vi citeremo i processi manovrati dagli Europei, nei quali l’ingiustizia del
Principe condanna tanti innocenti ad una schiavitù dalla quale trarrà frutto la sua avarizia?
Vi citeremo le guerre sanguinose nelle quali, per pagare dei debiti imposti artificiosamente,
quei Principi sono costretti a sorprendere e a mettere in catene i loro pacifici vicini?6 Vi
sentireste rivoltare, se esponessimo al vostro sguardo tutte le circostanze di quell’atroce
brigantaggio; se vi raccontassimo, per esempio, che sorprendendo i Neri nelle loro capanne
gli inumani cacciatori strappano spesso dalle loro braccia i loro bambini, che abbandonano
alla morte per fame, perché le loro braccia troppo deboli sarebbero inutili e costose ai loro
carnefici. Gli uomini che speculano su questo brigantaggio, che lo ordinano e che ne
vivono, si possono ancora dire esseri umani?
Il problema economico della redditività delle colonie, dopo l’abolizione della schiavitù, o quello dello
sviluppo economico della ex colonia indipendente, sarà presente a tutti i liberatori degli schiavi che nelle fasi
successive prenderanno la guida di Saint-Domingue/Haiti: i commissari Sonthonax e Polverel e lo stesso
Toussaint Louverture. Una volta abolita la schiavitù e introdotto il lavoro salariato o la partecipazione degli
ex schiavi (ora trasformati in cultivateurs) ad una quota del prodotto delle piantagioni, conserveranno diverse
forme di lavoro coatto, come pure faranno i primi governanti neri della Haiti libera e sovrana (Jean-Jacques
Dessalines e Henri Christophe).
4
Gli schiavi, come è noto, venivano acquistati in Africa da signori locali (principi, li chiama Brissot) e
mercanti locali che ne facevano razzia allo scopo di venderli ai mercanti bianchi. Quali siano le cifre di
quanti morivano in queste operazioni di cattura è incalcolabile. Qui, come si vede, Brissot calca la mano
parlando di migliaia di morti per centinaia di catturati. Forse esagerava stragi che ci sono comunque ignote,
e che comunque ci furono e furono sanguinose.
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Allusione, anche qui esagerata retoricamente, ma nella sostanza riferita ad un fatto reale (vedi appunti dello
scorso anno sullo schiavismo), alle merci di scarso valore con cui venivano acquistati gli schiavi ed allo
“scambio ineguale” in cui consisteva il commercio negriero.
6
Queste due ultime frasi fanno riferimento a due pratiche proprie dell’acquisto di schiavi: i falsi processi coi
quali venivano condannati molti degli uomini destinati ad essere venduti come schiavi (con la scusa che
erano già prigionieri per crimini commessi) e il ricatto che i mercanti europei effettuavano sui sovrani a capi
africani tramite l’indebitamento.
Se, dopo questo, vi portaste in quelle prigioni galleggianti, in quelle cloache, il cui spazio è
misurato dall’avarizia, nelle quali vengono ammassati gli uni sugli altri quegli infelici
Africani! Quali sentimenti dolorosi provereste a tale spaventosa vista! Rappresentatevi
questi sventurati, furiosi per essere stati strappati alla loro patria e ai loro figli che non
rivedranno mai più, che credono di essere nelle mani di antropofagi e destinati al macello,
ammucchiati nelle strette stive, nelle quali l’aria infetta ed il calore soffocante vengono
aumentati da un sole divorante, incatenati a due a due, condannati dalle catene e dalla
ristrettezza al supplizio terribile di un’immobilità interrotta solo durante le tempeste dal
tormento ancora più crudele che dà loro il rollare della nave. Rappresentatevi questi
prigionieri violentemente schiacciati gli uni contro gli altri, lacerati dallo sfregamento delle
catene, soffocati, nelle giornate piovose,dall’aria ferma, che invece d’aria respirano
esalazioni putride, rosi dalle infezioni, che chiamano per sé la morte che colpisce i loro
compagni e talvolta la trovano, benevola, solo nel veleno che somministra loro il calcolo
della cupidigia.
Chi può contemplare questo spettacolo senza rabbrividire d’orrore, senza sentirsi rivoltare
nel vedere degli uomini trattare con tanta inumanità i loro simili?
Vi si dirà che questo quadro è immaginazione romanzesca. Non lo crediate: questa
immagine dei fatti, attestata dagli stessi capitani delle navi negriere, è ancora al di sotto
della realtà […].
Vi si dirà che i paesi abitati dai Neri sono luoghi squallidi e sterili, che i loro abitanti sono
antropofagi, sempre in guerra tra di loro; queste menzogne sono smentite dagli stessi
negrieri, poiché essi dicono – d’altro lato – che quei paesi sono ricchi di un’immensa
popolazione, che si rinnova rapidamente. Come accordare quest’ultima caratteristica con la
sterilità e l’antropofagia? E quand’anche fosse: la sterilità di un paese è forse un motivo per
autorizzare la schiavitù?
Vi si dirà che questo commercio è in atto da lungo tempo. Ma una lunga abitudine legittima
forse, per prescrizione, il brigantaggio?
Vi si dirà che sulla tratta sono fondate delle grandi proprietà, che grandi capitali vi sono stati
investiti, sotto protezione delle legge che la permetteva, e che abolirla equivale a rovinare
dei commercianti che lavorano in buona fede. Ma che peso può avere l’oro di quei
commercianti, messo sulla bilancia contro il sangue di migliaia di uomini, che ogni anno
viene versato? Di che peso può essere un simile calcolo agli occhi di un’Assemblea che
mette la giustizia e i diritti dell’uomo al di sopra di ogni ricchezza? Non ci può essere
nessun guadagno o nessuna proprietà che possa legittimare l’assassinio premeditato e
mercanteggiato di milioni di uomini.
Non crediate neppure, d’altra parte, a chi vi fa un quadro di perdite esagerate che
deriveranno dall’abolizione! Se vi degnerete di ascoltarci, vi proveremo che il piccolo
numero di vascelli che sono destinati a questa barbarica tratta si potrà ben più
fruttuosamente destinare ad altri commerci, su quelle stesse coste d’Africa o su altri mari,
commerci che si apriranno quando non ci sarà più a incatenarli il cattivo genio della
fiscalità.
Vi si dirà che l’abolizione della tratta inferirà un colpo funesto alla marina, alle entrate
pubbliche, alle colonie, al commercio. Noi vi dimostreremo che quel commercio porta ogni
anno alla tomba la metà dei marinai che vi sono addetti e colpisce l’altra metà con una
cancrena fisica e morale, infettando con il suo male tutti gli altri traffici.
Noi vi dimostreremo che la tratta è un fardello pesante per il bilancio pubblico, che per
sostenerla lo Stato è obbligato a mantenere con grandi spese delle teste di ponte in Africa,
che deve inoltre versare dei premi annuali di circa due milioni e mezzo di lire 7, e che questa
spesa è tre volte funesta: anzitutto perché serve ad alimentare un commercio di sangue, i
secondo luogo perché proviene dalle tasse estorte sui frutti del lavoro degli abitanti indigenti
delle nostre campagne, e infine perché la gran parte del premio viene versata nelle mani di
armatori inglesi, ai quali i francesi che investono in questo traffico non si vergognano di fare
da prestanome, per eludere l’intenzione del governo.
Vi dimostreremo che la tratta non è affatto un commercio vantaggioso per la Francia, che
essa è sempre in lotta contro gli svantaggi che le sono peculiari, per cui non potrebbe

7
Il riferimento è ai premi dello Stato francese, coi quali veniva incoraggiata la tratta schiavistica. Già nel
1717 un decreto regio permetteva di porti francesi di “fare libero commercio dei negri” e riduceva alla metà
le tasse sulle importazioni di prodotti coloniali (come lo zucchero e altri). Si dovevano però versare 20 lire
per ogni schiavo venduto. Tale tassa venne successivamente ridotta e infine abolita nel 1768.
Nel 1784 vennero introdotti dei premi di incoraggiamento, in proporzione al tonnellaggio delle merci
caricate per essere scambiate con gli schiavi (40 lire a barile), e di 160 o 200 lire (livres) per ogni schiavo
venduto (cfr. Eric Saugera La Traite des Noirs en 30 questions, Geste Editions, §5)
Come sempre, i dati riportati in moneta sono abbastanza illeggibili, se non sappiamo quale fosse il valore ed
il potere d’acquisto della moneta di allora. Ci basti però sapere che di complessivi 3,8 milioni di lire
assegnati dallo Stato per sovvenzionare le manifatture ed i commerci, 2,4, ossia poco meno di due terzi,
erano inghiottiti dal commercio negriero (cfr. Frédéric Regent “Slavery and the Colonies”, in AA. VV. A
Companion to the French Revolution, Blackwell, 2013, pag. 397)
I premi vennero aboliti dsalla Convenzione Nazionale con decreto del 27 Luglio 1793, perfezionato il 19
Settembre successivo. L’abolizione dei premi equivalse ad una abolizione “di fatto” della tratta.
Gli armatori francesi, inoltre, come Brissot fa notare alcune righe più avanti, facevano spesso da prestanome
per i meglio attrezzati armatori inglesi, per cui una larga parte di questi sussidi statali andavano ad
imprenditori stranieri.
sussistere senza quel considerevole premio contributivo da parte dello Stato, tanto che
l’Inghilterra non ne concede alcuno simile ai propri armatori. Vi proveremo che la necessità
di accordare questo premio prova incontestabilmente quanto questo commercio sia
rovinoso, che gli armatori francesi convengono essi stessi sull’impossibilità di sostenere la
tratta francese senza questo aiuto e che malgrado questo premio, essi preferiscono
accordarsi con gli armatori inglesi, piuttosto che correre rischi, di tal modo che la tratta
francese non è in realtà che un pretesto per rubare allo Stato, a profitto degli stranieri.
Vi dimostreremo che la tratta è stata in tutti i tempi un affare rovinoso, che dieci compagnie
hanno inghiottito in essa dei capitali immensi, che l’attuale Compagnia del Senegal sarebbe
già fallita senza i monopoli che detiene e senza i profitti che ha ottenuto dalla gomma e da
altri prodotti dell’Africa, che – spostando l’attenzione sull’acquisto di questi prodotti – si
aprirebbero degli sbocchi di mercato ben più vantaggiosi per le nostre manifatture.
Per quel che riguarda i coloni, vi dimostreremo che, se essi hanno bisogno di reclutare i Neri
dall’Africa allo scopo di mantenere il livello di popolazione delle colonie, ciò avviene
perché opprimono i Neri con eccessivo lavoro, frustate e fame; se li trattassero con umanità,
da buoni padri di famiglia, essi si accrescerebbero, e la loro popolazione aumenterebbe le
coltivazioni e la prosperità delle colonie. L’esperienza di molti anni di numerosi piantatori
inglesi e francesi attesta, infatti, che l’umanità nel trattamento accresce la popolazione, e che
la popolazione nativa dispensa da nuovi reclutamenti ed arricchisce il padrone mentre
migliora le condizioni dello schiavo. Ciò che finora si fa in solo venti fattorie, potrebbe
essere attuato in cinquecento e infine in tutte le “isole dello zucchero”8.
Vi dimostreremo che l’abolizione della tratta sarà vantaggiosa per i coloni, perché il suo
primo effetto sarà quello di modificare il presente stato di cose, costringendo i padroni a
trattare bene ed a nutrire bene i propri schiavi, a favorire la crescita della loro popolazione,
ad aiutare il loro lavoro fornendoli di bestiame e di attrezzi che moltiplicheranno il lavoro
nell’atto stesso in cui lo faciliteranno, e che questi Neri, meglio assecondati nelle loro
fatiche, faranno di più e meglio, e di conseguenza produrranno di più […]
Vi dimostreremo che l’abolizione della tratta sarà vantaggiosa per i coloni, perché – non
dovendo più acquistare dei neri, non saranno più costretti a contrarre dei debiti enormi
presso gli armatori ed i capitalisti d’Europa, che li costringono, sulla base di essi, a
proseguire il pernicioso reclutamento degli schiavi […]

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Per blandire i piantatori schiavisti, Brissot fa riferimento all’esperienza di un piccolo gruppo di piantatori
che avevano deciso di non servirsi più della tratta, ma di allevare gli schiavi nelle loro piantagioni, e auspica
che il loro esempio di produttività ed efficienza si diffonda, ma si trattava di una ristretta minoranza.
Vi dimostreremo che l’abolizione sarà vantaggiosa per le stesse nostre manifatture, poiché,
nel nuovo ordine di cose nel quale i piantatori tratteranno meglio i loro schiavi,
l’accrescimento della popolazione avrà come conseguenza un maggiore consumo delle
nostre derrate […] Questo consumo si accrescerà ancora di più quando gli schiavi potranno
disporre del proprio lavoro, pervenire a qualche agio ed alla libertà, adotteranno i nostri
gusti e le nostre abitudini e potranno destinare una parte dei frutti del loro lavoro
all’acquisto di merci europee.