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Freud: le associazioni libere, la regola fondamentale e le resistenze

(da Introduzione alla psicoanalisi, lezioni 1915-17, Lez. 19) Introduzione Nella seguente pagina Freud spiega brevemente in che cosa consiste il metodo delle associazioni libere. Esse sono lo strumento pi importante dellesplorazione dellinconscio, ma richiedono una collaborazione piuttosto impegnativa da parte del paziente (tale impegno ci che richiesto dalla regola fondamentale). La tecnica delle associazioni libere, con la quale Freud sostitu lipnosi, comport la scoperta del fenomeno della resistenza, che nellipnosi rimaneva occultata. In tale modo, la resistenza a manifestare i contenuti della propria coscienza venne intesa da Freud come la manifestazione di un conflitto inconscio interno alla psiche del paziente. Tale comportamento riflette, infatti, la difesa nei confronti del contenuto rimosso. a partire dalla scoperta di questo fenomeno che la psicoanalisi giunge a teorizzare la presenza nella psiche di forze o istanze contrapposte e conflittuali, delineandosi come psicologia dinamica. importante ricordare che il passaggio dallipnosi al metodo delle associazioni libere da considerare come il vero e proprio atto di fondazione della psicoanalisi. Freud ci ricorda che il metodo catartico, mentre scopriva che il sintomo nevrotico era collegato alla dimenticanza di un contenuto patogeno, non dava ancora spazio ad una domanda, semplice ma decisiva: Quale poteva essere la ragione per la quale i pazienti avevano dimenticato tanti fatti della loro vita interiore ed esteriore []? La risposta era la teoria della rimozione, strettamente connessa al nuovo metodo, implicante il lavoro finalizzato al superamento cosciente delle resistenze da parte del paziente:
Losservazione dava a questa domanda una risposta pi che sufficiente. Tutte le cose dimenticate avevano avuto, per un qualche motivo, un carattere penoso per il soggetto, in quanto erano state considerate temibili, dolorose e vergognose per le aspirazioni della sua personalit. Ero indotto, dunque, a concludere che la loro dimenticanza, cio il non essere rimaste nella coscienza, era dovuta precisamente a tali caratteristiche. Per rendere di nuovo cosciente ci che era stato dimenticato, era necessario vincere nel paziente una resistenza mediante una continua opera di esortazione e di incoraggiamento. La fatica variava molto, secondo i casi, crescendo in ragione diretta della profondit della dimenticanza, e costituiva la misura della resistenza del malato. Sorse cos la teoria della rimozione (Freud Autobiografia, pag. 168).

Nel seguente brano, Freud indica tre successivi livelli di quella resistenza del paziente che lanalista deve vincere: la forma iniziale e pi semplice quella del silenzio e del vuoto mentale (non mi viene in mente nulla), o della asserita irrilevanza e futilit del contenuto mentale presente; per lo psicoanalista, dichiarazioni come queste debbono essere invece viste proprio come segnali del fatto che ci si sta avvicinando al nucleo centrale patogeno; ad uno stadio successivo e pi raffinato, la resistenza del paziente pu divenire intellettuale. La difficolt incontrate nellaffrontare il processo psicoanalitico si traduce in dubbi teorici sulla validit di questultimo. La forma pi complessa e difficile da risolvere della resistenza , infine, quella che si manifesta nel transfert. Il brano va letto con attenzione. stato scelto per linteressante sequenza che lo caratterizza, ma forse in esso lo stile espositivo di Freud non al suo meglio. Ad una lettura distratta si potrebbe ricavarne limpressione (sbagliata) che Freud stia presentando la resistenza come una sorta di fastidioso accidente che intralcia un processo conoscitivo che potrebbe, invece, correre in modo pi spedito. Ma in realt (come chiarito anche nelle ultime righe) non cos. Nel momento in cui Freud poneva alla base delledificio teorico della psicoanalisi la nozione della rimozione, comprendeva che il lavoro per vincere le resistenze del paziente non un dettaglio, ma il centro della terapia psicoanalitica. Lo stesso transfert, del quale alla fine del presente brano si evidenziano soprattutto le componenti di difficolt e di pericolosit per lesito della terapia, altrove indicato da Freud come la componente decisiva della guarigione. TESTO [La regola fondamentale il metodo delle associazioni libere] Nella terapia psicoanalitica noi applichiamo la tecnica che vi nota dall'interpretazione dei sogni. Imponiamo all'ammalato di mettersi in uno stato di tranquilla autosservazione, di non darsi pensiero di nulla, e di riferire tutte le percezioni interiori che pu avere in tal modo: sentimenti, pensieri, ricordi, nella successione in cui affiorano in lui. Nello stesso tempo lo mettiamo espressamente in guardia dal cedere a un qualsiasi motivo che possa indurlo a operare una scelta o un'esclusione tra ci che gli passa per la mente, con la scusa che " troppo sgradevole o indiscreto per dirlo", ovvero " irrilevante, non c'entra, oppure non ha senso, non c' bisogno di dirlo".

Gli raccomandiamo vivamente di seguire sempre soltanto la superficie della sua coscienza, di tralasciare ogni critica, qualsiasi essa sia, contro ci che trova, e gli confidiamo che il successo del trattamento, ma soprattutto la sua durata, dipende dalla scrupolosit con la quale egli osserver questa regola tecnica fondamentale dell'analisi. Sappiamo [] che proprio quelle associazioni contro le quali si sollevano le perplessit e le obiezioni da noi enumerate, contengono invariabilmente il materiale che conduce alla scoperta dell'inconscio. [Le resistenze] Stabilendo questa regola tecnica fondamentale, otteniamo in primo luogo che essa diventi il bersaglio contro cui si accanisce la resistenza. L'ammalato cerca in tutti i modi di svincolarsi da quanto essa stabilisce. Ora afferma che non gli viene in mente nulla, ora che le idee che si affollano in lui sono talmente numerose che non riesce a coglierne nessuna con precisione. Poi osserviamo con fastidio e stupore che cede ora a questa ora a quella obiezione critica; si tradisce, infatti, per le lunghe pause che intercala fra i suoi discorsi. Dopo, confessa che questa cosa non pu dirla, che se ne vergogna, e lascia che questo motivo prevalga sulla sua promessa. Oppure dice che gli venuto in mente qualcosa, che riguarda per un'altra persona e non lui stesso e che pertanto va escluso dalla comunicazione. Oppure, che ci che gli viene in mente all'istante troppo irrilevante, troppo sciocco e insensato: non possibile che io intendessi farlo addentrare in simili pensieri; e cos prosegue in innumerevoli variazioni, contro le quali non resta che spiegare che "dire tutto" significa realmente "dire tutto". Difficilmente si trova un malato che non faccia il tentativo di riservare per s un qualche settore per impedirne l'accesso alla cura. Un paziente, che non potrei fare a meno di annoverare tra i pi intelligenti, tacque a questo modo per settimane intere una relazione intima e, invitato a rendere conto di questa violazione della regola, che sacra, si difese sostenendo di aver creduto che quella storia fosse una sua faccenda privata. Naturalmente la cura analitica non tollera alcun diritto di asilo di questo genere. Supponiamo che in una citt come Vienna si decretasse in via d'eccezione che nessuno potesse essere arrestato in una certa piazza, come il Hohe Markt, o nella chiesa di Santo Stefano, e si volesse poi catturare un determinato malfattore: l'unico posto ove saremmo sicuri di trovarlo sarebbe quell'asilo. [] [Resistenze intellettuali] Non intendo rendervi partecipi dei modi in cui vanno affrontate queste difficolt tecniche. Basti dire che alla fine, con la risolutezza e la perseveranza, si riesce a far s che la resistenza obbedisca, entro certi limiti, alla regola tecnica fondamentale; e allora essa si riversa su un altro settore. La resistenza si presenta adesso come resistenza intellettuale, combatte argomentando, si impadronisce delle difficolt e delle inverosimiglianze che un ingegno normale, ma non informato, trova nelle dottrine analitiche. [] il paziente disposto a discutere, ci sollecita continuamente a informarlo, a istruirlo, a contraddirlo, a guidarlo in letture che possano approfondire la sua cultura. E' disposto a diventare un seguace della psicoanalisi, a condizione che l'analisi lo risparmi personalmente. Tuttavia noi riconosciamo in questa brama di sapere una resistenza, una deviazione dai nostri compiti specifici, e la respingiamo. [] [Il transfert come modalit della resistenza] Le resistenze intellettuali non sono le peggiori; su di esse si riesce sempre ad avere il sopravvento. Il paziente per, pur rimanendo entro l'ambito dell'analisi, sa anche creare resistenze il cui superamento tra i compiti tecnici pi difficili. Invece di ricordare, egli ripete quegli atteggiamenti e impulsi emotivi della sua vita passata 1 che, tramite il cosiddetto transfert, possono essere impiegati per resistere al medico e alla cura.

Questa frase che abbiamo sottolineato cruciale. Stiamo passando alla tematica del transfert. Fino ad ora poteva sembrare che la terapia psicoanalitica fosse finalizzata al ricordo di un evento, o comunque di condizioni passate, che fungono da causa della malattia. Ora, per, si realizza qualcosa che costringe il terapeuta a prendere atto del fatto (inevitabile, e in fondo gi saputo) che la nevrosi agisce nel presente. Ora il paziente non ricorda, ma traspone nei propri comportamenti (interni alla situazione analitica, vale a dire: nel proprio atteggiamento nei confronti dellanalista) la ripetizione inconsapevole di quel passato, ossia uno schema di comportamento che si , per cos dire, cristallizzato nelle modalit patogene del suo passato rapporto con le figure fondamentali della sua infanzia (in genere i genitori). Il rapporto fra medico e paziente non crea pi un tranquillo e distaccato punto di osservazione dal quale si possa considerare la malattia come un fatto circoscrivibile, ma diviene il luogo nel quale si produce una particolare metamorfosi del contenuto patologico. La malattia (in una sua nuova variante) ora ricreata allinterno della coppia paziente-analista. Si tratta della cosiddetta nevrosi di transfert, talvolta definita come una sorta di malattia artificiale. Il suo realizzarsi allinterno del rapporto analitico produce il compito pi difficile per il medico, ma allo stesso tempo riconduce la malattia dentro il contesto che questultimo pu elaborare in forma controllata. Altrove Freud dice che solo questa presenza della malattia dentro il rapporto analitico pu portare alla risoluzione ed alla guarigione, perch la malattia come un nemico, che non pu essere distrutto in assenza o in effigie.

Se si tratta di un uomo, di solito egli attinge questo materiale dai rapporti col padre, al cui posto fa subentrare il medico, e in tal modo riesce a fabbricarsi delle resistenze dalla propria aspirazione all'indipendenza personale e intellettuale, dalla propria ambizione (che trov il suo primo traguardo nell'uguagliare il padre o nel superarlo), dalla propria riluttanza ad addossarsi una seconda volta nella vita l'onere della gratitudine. Cos, si riceve a tratti l'impressione che nel malato l'intenzione di mettere il medico dalla parte del torto, di fargli percepire la sua impotenza, di trionfare su di lui, abbia completamente sostituito ogni migliore intenzione di mettere fine alla malattia. Le donne sanno sfruttare magistralmente ai fini della resistenza una traslazione affettuosa, di tonalit erotica, sul medico. Se questa inclinazione raggiunge una certa intensit, si spegne ogni interesse per la situazione attuale della cura, viene meno ogni obbligo da esse assunto nell'intraprenderla, e l'immancabile gelosia e irritazione per il rifiuto inevitabile, anche se avanzato con ogni riguardo da parte del medico, sono destinate a guastare l'accordo personale con lui e a eliminare una delle pi potenti forze propulsive dell'analisi. Le resistenze di questo tipo non debbono venir condannate unilateralmente. Esse contengono tanta parte del materiale pi importante del passato dell'ammalato, e lo riproducono in modo talmente convincente che diventano uno fra i migliori sostegni dell'analisi, se un'abile tecnica sa dar loro il giusto indirizzo. Nondimeno, rimane degno di nota che questo materiale a tutta prima si pone sempre al servizio della resistenza e mostra anzitutto la sua facciata ostile al trattamento. Si pu anche dire che, per opporsi ai mutamenti da noi richiesti, vengono mobilitate particolarit del carattere, atteggiamenti dell'Io. Apprendiamo qui come queste particolarit del carattere si siano configurate in rapporto alle condizioni che hanno determinato la nevrosi e in reazione alle esigenze da essa poste; e si discernono tratti di questo carattere che altrimenti non potrebbero manifestarsi, o almeno non lo potrebbero in questa misura, e che si possono definire tratti latenti. Non dovete neanche farvi l'idea che noi scorgiamo nel manifestarsi di queste resistenze un'imprevista minaccia per l'influsso esercitato dall'analisi. No, noi sappiamo che queste resistenze devono venire alla luce; siamo scontenti solo se non riusciamo a suscitarle in forma abbastanza distinta e non possiamo chiarirle all'ammalato. Anzi, comprendiamo alla fin fine che il superamento di queste resistenze la funzione essenziale dell'analisi ed l'unica parte del nostro lavoro che ci d la sicurezza di essere riusciti a ottenere nel malato qualche risultato.