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L. A.

AMMANN AUTOLIBERAZIONE

PROLOGO ALLA EDIZIONE DEL 1980 Il presente libro diviso in due parti: la prima, intitolata Miglioramento comportamentale tratta i temi di distensione, ginnastica psicofisica e autoconoscenza. La seconda, chiamata Operativa, sviluppa tecniche di catarsi, trasferenza e autotrasferenza; tecniche queste che vanno al di l dell'interesse per il miglioramento di comportamenti, per trasformarsi in strumenti di cambiamento al servizio di una nuova direzione di vita, se tale fosse la necessit dello sperimentatore. La scelta dei temi I tre temi della prima parte possono essere affrontati separatamente ed in un ordine qualsiasi, mentre i temi di Operativa esigono la padronanza di tutti i precedenti. Le possibilit di studio e di lavoro offerte dai temi preliminari sono molte e dipendono dagli interessi particolari. Semplificando, una persona che abbia superato i trentacinque anni, pu sentirsi pi portata verso il lavoro di distensione, mentre una pi giovane pu provare maggior interesse per un'autoconoscenza. Il secondo caso si spiega perch le persone pi giovani possono avere una maggiore urgenza di conoscersi, di organizzarsi internamente e di formulare progetti chiari di vita prima di risolvere problemi di tensione; essi inoltre non considerano le loro tensioni come una fonte di stress, ma le interpretano piuttosto come uno stimolo utile che li spinge a svolgere le loro attivit quotidiane. Numerosi sono i fattori che possono intervenire nella scelta di uno dei lavori proposti. Per questo la prima parte del libro permette di separare i temi. Tuttavia chi desidera far proprio il sistema completo di autoliberazione deve intraprendere un lavoro progressivo che, partendo dai temi pi semplici, conduce a quelli pi complessi; in questo modo gli sar possibile, seguendo la presentazione dei temi proposta del testo, condurre un procedimento conoscitivo e pratico ordinato. Il sistema di autoliberazione E' concepito come una risposta alle necessit pi profonde dell'essere umano, necessit che si riferiscono al superamento della sofferenza. In questa prospettiva, l'autoliberazione uno strumento che permette di superare la sofferenza, modificando comportamenti. Dobbiamo far notare, per, che se abbiamo ottenuto una considerevole semplificazione di questo sistema, grazie a pratiche e a spiegazioni teoriche semplici, il sistema stesso deriva da una complessa filosofia che studia la vita umana con riferimento al senso e alle sue possibilit. Sofferenza e autoliberazione Molta gente pensa di non soffrire; tuttavia riconosce di provare tensione, timore, ansiet, mancanza di comunicazione e di reale contatto con gli altri e mancanza di senso nella vita. Queste difficolt possono essere riassunte nella parola "sofferenza". La dottrina dell'autoliberazione ha come obiettivo il superamento della sofferenza. Superare la sofferenza equivale a raggiungere una crescente soddisfazione con s stessi. Le tre vie della sofferenza Si soffre per aver fallito, per aver perso delle opportunit, degli oggetti, delle persone amate. Si soffre per mancanza di riconoscimento familiare e sociale. Si soffre per la difficolt di ottenere ci che si desidera per s stessi e per gli altri. Si soffre per timore: timore di perdere ci che si ha, timore della solitudine, delle malattie, della vecchiaia e della morte.

Si soffre non solo per le sensazioni negative del momento presente, ma anche a causa di ricordi negativi e a causa di immagini negative proiettate nel futuro. Quindi diciamo che le tre vie della sofferenza sono: la sensazione, la memoria e l'immaginazione nel loro uso distorto. Un sistema di autoliberazione deve tener conto di tutte queste fonti di sofferenza e deve permettere di comprendere e studiare s stessi in modo completo. Non si ottiene nessun risultato valido, invece, se si adottano soluzioni parziali come quelle che ci vengono proposte quotidianamente e che conducono fatalmente alla frustrazione. Teoria e pratica dell'autoliberazione La teoria che affianca le lezioni non vuole ostacolare l'aspetto pratico del lavoro, ma piuttosto ha lo scopo di facilitare la comprensione degli esercizi proposti. Questa parte teorica necessaria in quanto il lavoro di autoliberazione si tratta di un lavoro integrale. Negli ultimi tempi abbiamo assistito alla divulgazione di troppi "sistemi" senza fondamento, le cui proposte erano sostenute unicamente dal parere favorevole di medici amici degli autori o dall'opinione di persone che potevano impressionare il lettore. Lo stesso stato fatto per dare pubblicit a "metodi di felicit" basati su tabelle, di dubbia provenienza, relative al consumo di ossigeno, alla frequenza del battito cardiaco, ecc. Vi sono alcuni sistemi che, oltre a basarsi sull'opinione di terze persone o ad avere il supporto di tabelle e di grafici, utilizzano la seduzione delle parole: parole antiche, parole provenienti da luoghi remoti, parole a volte circonfuse da un'aureola di scientificit. Ve ne sono altri che utilizzano i mezzi tecnici come una panacea. Non stiamo parlando della resurrezione neo-mesmeriana dell'orgone con i suoi conduttori dielettrici e le sue cabine di carica bioenergetica (leggermente pi sofisticati delle casse di Mesmer e del Marchese di Puysgur in voga nel XVIII secolo. Ci riferiamo piuttosto ai trucchi eseguiti con i misuratori della resistenza galvanica della pelle, con gli elettromielografi, con i retroalimentatori elettroencefalografici, ecc. In questo campo la speculazione commerciale andata molto lontano, sfiorando un'irresponsabile leggerezza. Chi non conosce casi pittoreschi come questo: un signore colloca sulle nostre dita gli elettrodi di un apparecchio misuratore e ci fa scoprire le difficolt di cui soffriamo. Quando emerge qualche conflitto, l'ago dell'indicatore si sposta; allora quel signore ci invia uno shock elettrico, oppure ci copre di gratificazioni. Alla fine, ripetendo di continuo questo procedimento inibitorio, "cancella" dalla nostra memoria l'informazione conflittiva... e conclude il trattamento con un sorriso confortante e con qualche ricetta macrobiotica o vegetariana, capace, secondo lui, di compensare lo squilibrio tra gli elettroliti sodio-potassio, squilibrio che si riflette in un disordine simpatico-parasimpatico. Se quel signore, poi, un guru, colorir le sue spiegazioni con il "prana"; se un occultista, parler di medicine parallele o alternative e se laureato in qualcosa, cercher di impressionare i pazienti con le teorie di moda. Dunque, con delle pratiche stravaganti, le persone che hanno bisogno di aiuto vengono sottoposte ad esperimenti di ogni tipo, senza poter comprendere il vero significato di ci che vengono spinte a fare. Rendendoci conto del disorientamento generale esistente in questo campo e osservando il crescente senso di solitudine e di mancanza di riferimenti che le persone sperimentano, pensiamo che dare spiegazioni su questi temi significhi quanto meno mostrare un senso di responsabilit nei confronti dell'intelligenza umana e del nostro prossimo. Per quanto difficile sia il compito di spiegare quali sono i veri problemi di fondo, come li si deve trattare ed in cosa devono consistere i procedimenti da usare, non bisogna lasciarsi sfuggire qualsiasi occasione per

farlo. Sarebbe stato per noi pi facile - e per i nostri lettori pi semplice - se ci fossimo limitati a presentare questo libro come una semplice sequenza di lezioni, senza dare alcuna spiegazione. Non abbiamo per scelto questa strada. N, d'altro canto, ci ha demoralizzato la possibilit certa che in questo modo si limiti il nostro sistema a un numero ridotto di lettori. In ogni caso siamo convinti che il nostro proposito sia genuino, che l'impostazione che noi diamo al tema della liberazione dalla sofferenza sia completa e che le nostre pratiche debbano essere accompagnate da spiegazioni teoriche che chiariscano sia gli obiettivi generali che il senso particolare delle pratiche stesse. La fonte dottrinaria del sistema di autoliberazione Venti anni fa eravamo un piccolo gruppo di studenti e di professionisti che, in America del Sud, ci riunivamo intorno all'insegnamento di Silo. In questo gruppo si distinguevano alcuni psichiatri e dei giovani studenti di Psicologia, Sociologia e Antropologia. In quel periodo la Societ Psicoanalitica era entrata in una una situazione di conflitto che provocava la defezione dei suoi aderenti pi avanzati. Ma, in realt, era il contesto sociale e culturale ad essere entrato in crisi. Nel campo della Psicologia sorgevano nuove correnti: metodi di conoscenza che ormai da tempo stavano dando i loro frutti in Europa, irrompevano come novit nell'America del Sud. E cos i nostri vecchi idoli cadevano ad uno ad uno: gi non ci interessavano pi n il test di Binet n il sistema psicodiagnostico di Rorschach, n Ribot, Wundt, Weber e Fechner... Ormai la Psicologia sperimentale si era trasformata in statistica o in un ramo della neurofisiologia. I gestaltisti erano sbarcati sulle nostre spiagge tanto lontane dai centri del dibattito psicologico. Il lavoro di Wertheimer, Koffka e Khler veniva sintetizzato con il comportamentismo grazie a Tolman e a Kantor. Dietro tutto questo noi intravedevamo una gigantesca metodologia che influiva anche nei campi della Logica e della Gnoseologia e persino in quelli dell'Etica e dell'Estetica. Era il metodo fenomenologico di Husserl che gi da tempo aveva prodotto la critica allo psicologismo ed era diventato metafisica in Heidegger e nella Psicologia dell'Esistenza. Intanto il pantheon psicoanalitico si sfasciava sotto le critiche di Sartre allo schema dell'inconscio, critiche basate proprio sull'applicazione della Fenomenologia. Discutevamo soprattutto uno dei saggi sartriani meno studiati: il magnifico "Idee per una teoria delle emozioni". Erano tempi di grande disordine e di squilibrio: succedeva addirittura che quando alcuni di noi chiedevano informazioni ai colleghi universitari sul metodo fenomenologico e sullo strutturalismo, essi rispondessero con vecchie formule tomiste... E nel frattempo Vogt, Jacobson e Schultz monopolizzavano il campo del lavoro con se stessi con le loro pratiche di rilassamento e di autoipnosi derivate dallo yoga di Patanjali e di vari altri orientali. In questo torrido clima di ideologie e di esperienze Silo era un'oasi. Le sue spiegazioni non riguardavano direttamente il nostro tema, cio la Psicologia. Egli riconduceva ogni problema alla sofferenza, alle sue vie, al modo di esplorare queste vie e alla possibilit di superare la sofferenza stessa. Allora le sue idee ci sembravano vicine a quelle buddiste. In seguito scoprimmo che esse somigliavano anche ad alcuni insegnamenti cristiani e musulmani, e, dunque, ci risultava un po' "mistico". Con il tempo cominciammo a comprendere che il siloismo trattava in realt i problemi di fondo dell'essere umano, gli stessi che erano stati sviluppati dai grandi sistemi di esperienza interna, assai spesso connessi con la filosofia e le religioni. A poco a poco imparammo ad attribuire uno speciale valore a temi che erano senza precedenti nella storia della Psicologia: la funzione dell'immagine nel trasporto delle cariche; la strutturalit della percezione e della rappresentazione; l'importanza dei sensi interni nella produzione, traduzione e deformazione degli impulsi; la distinzione tra livelli e stati di coscienza e la caratterizzazione di entrambi; l'azione del "nucleo d'insogno" nella formazione della condotta; l'azione della protensione nella risposta differita e, ovviamente, il contributo del tutto originale sullo spazio e il tempo di rappresentazione.(1) Quando queste formulazioni teoriche furono tradotte in pratiche ed efficaci tecniche di lavoro su se stessi capimmo di trovarci in presenza di uno dei pi grandi insegnamenti del nostro tempo.

Questo che oggi appare come un sistema di autoliberazione solo un umile contributo a quell'insegnamento. Relazione tra il sistema di autoliberazione e le correnti psicologiche In primo luogo vi sono rapporti di linguaggio. Non ci sembrato, infatti, necessario coniare neologismi per designare fenomeni sui quali esiste in Psicologia un consenso generale: la sensazione, la percezione, l'immagine, ecc., sono termini che vengono ripresi dalla Psicologia tradizionale, pur essendo spiegati in modo nuovo. Non bisogna dimenticare, infine, che il sistema di Autoliberazione, pur accettando la presentazione degli argomenti convenzionali delle varie correnti, si allontana notevolmente da esse per quanto riguarda la metodologia ed il sistema di interpretazione. Questo libro come prodotto di un lavoro di equipe Questo libro il risultato dei contributi di J. J. Pescio, della dottoressa A. Martinez e di E. de Casas, sul tema di catarsi e trasferenza; dell'esperienza di P. Gudjonsson del Sythesis Institute di New York sul tema della distensione; della tesi su Elettroencefalografia e livelli di coscienza della psicologa C. Serfaty del A.T.P. di Caracas; dello studio di P. Deno, di Amsterdam, sulla applicazione dell'espressione corporea nel teatro e nella danza; della sintesi su morfologia simbolica, signica ed allegorica di J. Caballero di Madrid; degli studi sulla simbolica applicata degli architetti G. Huidobro e J. Swindom di Londra; della valida collaborazione del dottor S. Puledda di Roma sul tema dell'autotrasferenza; del preciso lavoro del dottor A. Autorino di Las Palmas che ha curato la compilazione del glossario. Purtroppo, l'esperienza ed il talento di molti altri collaboratori ed amici traspare appena da queste pagine. A loro vadano i nostri ringraziamenti mentre apportiamo gli ultimi ritocchi a questo libro in un luogo vicino a quello che servito da campo di sperimentazione al Professor Khler. L. A. AMMANN Las Palmas de Gran Canaria, 20 febbraio 1979

PROLOGO ALLA PRESENTE EDIZIONE Dieci anni dopo la prima edizione di questo libro, torno su di esso per introdurre alcuni ritocchi. In generale, posso dire che molta gente ha lavorato in modo soddisfacente con questo materiale e che, fino ad oggi, ho ricevuto le maggiori critiche da coloro che non lo hanno letto completamente. Una delle obiezioni, tuttavia, attendibile. Il prefisso "auto" tanto del sistema come del libro che deriva da esso, ha dato motivo di errori, facendo pensare che l'Autoliberazione ha la pretesa di superare condizionamenti e oppressioni, vuole la scoperta del senso della vita e, insomma, la crescita umana come proprio e isolato sforzo personale. Devo chiarire, al contrario, che il valore del sistema di Autoliberazione in funzione di una migliore espressione dell'azione dell'individuo nel mondo sociale. E' puntando a questo obiettivo che il lavoro su s stessi pu avere qualche significato, cos come la qualificazione personale ha senso se migliora le condizioni di lavoro fisico o intellettuale di un insieme. prima di scrivere il libro ho imparato chiaramente che l'azione vera, l'azione non contraddittoria liberatrice, quella che termina in altri e non in s stessi. Dopotutto, l'essere umano essenzialmente aperto al mondo, mondo e non isolamento, storia ed societ. Il beneficio, dunque, che pu offrire il sistema di Autoliberazione sar misurato dal risultato che ottiene nel superamento della sofferenza sociale, dotando gli individui di strumenti che migliorano la loro azione. Devo aggiungere che le spiegazioni circa l' "apparato" dello psichismo e il lavoro dei "centri" (con le loro parti e sub parti), non hanno altra pretesa che quella di inquadrare il sistema di pratiche. Secondo questo punto di vista, bisogna considerare tali spiegazioni come semplici figure didattiche, e non come descrizioni di realt psichiche. Ovviamente, non ho mai creduto che la struttura psicofisica assomigliasse a un artefatto cibernetico, ma ho tentato di rappresentarla cos per raggiungere un'avvicinamento che, spero, non porti a interpretazioni erronee. L.A.AMMANN Cordoba, Argentina, 30 luglio 1990

PRIMA PARTE MIGLIORAMENTO COMPORTAMENTALE

PRATICHE DI RILASSAMENTO Le pratiche di distensione portano ad una diminuzione delle tensioni muscolari esterne, interne e mentali. Di conseguenza alleviano la fatica, permettono un aumento della concentrazione e del rendimento nelle attivit quotidiane. Raccomandazioni 1. Scegliete mezz'ora, possibilmente alla fine della settimana, ed in quella mezz'ora eseguite varie volte una sola lezione. Questo il migliore sistema di lavoro. 2. Raggiungete la conoscenza e la padronanza di una lezione, ripensatela per pochi minuti ogni sera, prima di addormentarvi. Se per caso soffrite di insonnia avete una ragione in pi per farlo. 3. Applicate ci che avete imparato in ciascuna lezione settimanale alle situazioni quotidiane che vi creano angoscia, timore, collera, ansia o malessere in generale (cio tensione). 4. Alla fine delle pratiche vi verr indicata una tecnica unificata di distensione da utilizzare nella vita quotidiana. Tale tecnica non sar per di facile applicazione se non avrete la padronanza di tutto il lavoro. Se, invece, avete seguito passo per passo tutte le altre tecniche, sarete in grado di applicare quella unificata per eliminare le tensioni in qualunque situazione. 5. Quando potrete contare sulla tecnica di distensione insegnatavi nell'ultima lezione, dovrete familiarizzarvi con essa applicandola in differenti situazioni della vita quotidiana. Quando vi accorgerete che tale tecnica agisce automaticamente in qualsiasi situazione tesa, provocando la distensione, si star raggiungendo effettivamente l'obiettivo proposto. Deve arrivare il momento in cui, senza proporselo, si eliminano automaticamente tensioni nell'istante in cui si manifestano. E' necessario insistere in ogni pratica, e specialmente nella tecnica unificata dell'ultima lezione, in quanto la tensione divenuta un'abitudine che non possibile eliminare da un giorno all'altro. I risultati saranno quindi proporzionali alla vostra costanza.

LEZIONE 1 RELAX FISICO ESTERNO Cominciamo a studiare come si pu rilassare il corpo. Prima di iniziare questa pratica - che la base di tutte le altre - necessario conoscere i punti di maggior tensione del corpo. In questo momento quali punti del vostro corpo sono in tensione? Osservate il vostro corpo e scoprite questi punti tesi. Forse il collo? Forse le spalle? Forse alcuni muscoli del petto o dello stomaco? Per rilassare questi punti di tensione permanente dovete cominciare prima di tutto ad osservarli. Osservate ora il vostro petto. Osservate ora il ventre. Osservate la nuca. Osservate anche le spalle. Dove trovate tensioni muscolari non tentate di rilassarle; dovete invece aumentarle. Ossia, tendete ancora di pi i muscoli che sono tesi. Mettete pi forza nel collo, nelle spalle, pi forza nei muscoli del petto, del ventre; dove sentite tensione cominciate ad aumentarla con forza, e - dopo qualche secondo - rilassatela di colpo. Provate una, due, tre volte. Contraete fortemente i punti di tensione e, dopo un breve intervallo, rilassatelo di colpo. Avere imparato. con questo, la forma di distendere i muscoli pi tesi; lo avete imparato facendo il contrario di ci che avreste potuto pensare, e cio tendendoli ancora di pi per poi rilassarli. Quando avrete padronanza di questa tecnica, proseguite sentendo mentalmente, in modo simmetrico, le varie parti del vostro corpo. Cominciate a sentire la vostra testa, il cuoio capelluto, i muscoli facciali, la mandibola,; poi continuate sentendo i due occhi nello stesso tempo, e quindi le due parti del naso; puntate poi la vostra attenzione sulle due labbra, sulle due guance e scendete mentalmente per i due lati del collo, nello stesso tempo. Soffermatevi sulle spalle; poi - a poco a poco - scendete lungo le braccia, gli avambracci, le mani, fino a che tutte queste parti rimangano completamente distese, rilassate. FIGURA 1 (file: figura01.jpg) Tornate alla testa e rifate lo stesso esercizio. Ora per scendete lungo la parte anteriore del corpo, prima per i due muscoli pettorali, poi lungo l'addome. Scendete simmetricamente davanti seguendo due linee immaginarie; arrivate al basso ventre e poi al limite del tronco. Lasciate tutto completamente rilassato. Ora tornate nuovamente indietro. Salite mentalmente alla testa, e cominciate a scendere questa volta lungo la nuca. Scendete seguendo simmetricamente due linee lungo la nuca; discendete contemporaneamente per due linee attraverso le scapole passando poi lungo tutta la schiena; quando arrivate alle ultime parti del tronco continuate per le gambe giungendo, lungo di esse, fino alla punta dei piedi. Al termine di questo esercizio, quando ne avrete la completa padronanza, dovrete sperimentare una buona distensione muscolare esterna.

LEZIONE 2 RELAX FISICO INTERNO Richiamate alla memoria la prima lezione ed eseguite tutti i passaggi indicati ripetendoli il numero di volte necessario a raggiungere la sensazione interna di un buon controllo della tecnica in questione. Sar di aiuto effettuare il relax sempre pi rapidamente senza diminuire la profondit della distensione. E' importante che prima di tutto dominate il relax dei muscoli facciali, del collo e della nuca, e del tronco in generale; mentre di secondaria importanza il relax delle braccia e delle gambe. Di solito si pensa il contrario e questo fa perdere molto tempo. Ricordate: pi importante degli arti sono la testa, il collo e la nuca, il viso e, naturalmente, il tronco in generale. FIGURA 2 (file: figura02.jpg) Tratteremo adesso il relax interno. Prendete di nuovo come riferimento la testa. Ora sentite i vostri occhi, sentite fortemente i globi oculari, i muscoli che circondano gli occhi; poi sentite contemporaneamente i due occhi dall'interno; state sperimentando la sensazione interna e simmetrica di entrambi gli occhi, dirigendo la vostra attenzione verso l'interno di essi, rilassandoli, rilassandoli totalmente. Ora "cadete" all'interno della testa...lasciatevi scivolare all'interno della testa rilassandola completamente; continuate a cadere come dentro ad un tubo verso i polmoni; sentite simmetricamente i polmoni dall'interno, rilassandoli. Poi continuate a scendere internamente attraverso l'addome, rilassando tutte le tensioni interne; distendetele in profondit, dal di dentro, scendendo attraverso il basso ventre, fino all'estremit del tronco e lasciate tutto in perfetto relax. Come potete notare, in questo secondo tipo di relax non si tenuto conto affatto delle braccia e delle gambe. Si parte dagli occhi e si va verso l'interno, poi si scende come se si cadesse, direttamente fino all'estremit inferiore del tronco. Ripetete diverse volte questo esercizio, verificando - al termine di esso - che non siano rimasti ancora dei muscoli esterni in tensione. Anche tutti i muscoli esterni devono trovarsi in perfetta distensione quando avete raggiunto un buon relax interno. Questo il presupposto per poter proseguire con i prossimi esercizi un po' pi complessi.

LEZIONE 3 RELAX MENTALE Mettete in pratica nuovamente gli esercizi della lezione N.2 cercando di non soffermarvi su un punto pi che su un altro. Ripeteteli, cercando di accelerare gli spostamenti interni, senza perdere profondit. Se credete di padroneggiare gli esercizi, preparatevi ad andare avanti. FIGURA 3 (file figura03.jpg) In questa lezione N.3 lavoreremo sul relax mentale. Sentite di nuovo la vostra testa: il cuoio capelluto, pi in basso il cranio; cominciate a sentire il vostro cervello dall'interno. Sentite il vostro cervello come se fosse "teso"; rilassate a poco a poco questa tensione "spostandovi" mentalmente verso l'interno e verso il basso, come se la distensione stesse scendendo. Concentratevi. Fate scendere la tensione come se la parte superiore del vostro cervello diventasse sempre pi morbida, pi leggera. Continuate sempre scendendo, scendendo verso il centro del cervello, poi pi in basso del centro, molto pi in basso, mentre il vostro cervello diventa pi soffice, pi tiepido, simile all'ovatta. Ripetete questo esercizio diverse volte fino a quando vi rendete conto di averne sempre pi padronanza.

LEZIONE 4 ESPERIENZA DI PACE Ripetete diverse volte la lezione precedente, fino a quando riuscirete a raggiungere rapidamente una completa distensione mentale. Ecco un sistema per verificare i vostri progressi: fate alcuni passi nella vostra stanza di lavoro; aprite e chiudete delle porte; prendete piccoli oggetti e poi rimetteteli al loro posto. Ritornate dove eravate prima di effettuare queste operazioni. Osservate se siete riusciti ad effettuare questi gesti con il registro interno di relax mentale, studiato nella lezione precedente. Quando avete padronanza di questo esercizio potete tentare di effettuare esperienze quotidiane pi complesse. A questo punto conoscete il relax fisico esterno, quello fisico interno, e il relax mentale; siete quindi in condizione di applicare questi tipi di relax nella vita quotidiana in modo rapido ed efficace. Fino ad ora avete lavorato soprattutto con i muscoli e con le sensazioni interne. Con questa lezione inizia un lavoro un po' differente: imparerete a guidare le vostre immagini mentali. Sono proprio le immagini ad attivare le vostre tensioni; esse per possono anche attivare delle distensioni. Se, per esempio, immaginate di trovarvi in un incendio, potete avvertire facilmente che i vostri muscoli si tendono; al contrario, man mano che spegnete mentalmente questo incendio, potete notare che la muscolatura esterna si va rilassando, contemporaneamente alla distensione delle vostre sensazioni interne. In questa lezione N.4 cominceremo a familiarizzarci con un'immagine di grande utilit per il resto del lavoro: realizzeremo la "esperienza di pace". Cominciate ad immaginare una sfera trasparente che, scendendo dall'alto, entra nella vostra testa e va a fermarsi nel centro del petto, all'altezza del cuore. Alcune persone all'inizio non riescono a immaginare bene questa sfera; ad ogni modo questo non un grosso inconveniente, poich possibile che esse sperimentino una piacevole sensazione nel petto anche senza l'aiuto dell'immagine sferica. Senza dubbio, per, con il trascorrere del tempo potrete visualizzare con esattezza questa sfera che scende e si ferma al centro del petto. Partendo da questa immagine situata al centro del petto, espandetela lentamente, come se essa crescesse ogni volta di pi fino ai limiti estremi del corpo. Quando la sensazione, che partita dal centro del petto, si estesa a tutto il corpo, raggiungendone i limiti, sopravviene in voi una calda sensazione di pace e di unit interna che lascerete agire da sola. E' importante che questa sensazione si estenda fino ai limiti di tutto il corpo: irradiando dal centro del petto, essa si estende a poco a poco a tutto il corpo fino a trasformarsi in una specie di luminosit interna. Quando questa luminosit arriva fino ai limiti esterni del corpo, la distensione completa. FIGURA 4 (file figura04.jpg) A volte la respirazione si fa pi ampia e accompagna le emozioni positive che via via si presentano: emozioni piacevoli, emozioni ispiratrici. Non prestate attenzione alla respirazione, lasciate soltanto che accompagni le emozioni positive. Altre volte sorgono ricordi ed immagini molto vivide, per la vostra attenzione deve rivolgersi soprattutto al vostro registro di pace crescente. Quando il registro cominciato nel petto si diffuso per tutto il corpo fino ai suoi limiti, avrete appreso la parte pi importante dell'esercizio. Sorger allora l'esperienza di pace. Potete rimanere in tale stato alcuni minuti. Poi, fate retrocedere lentamente la sensazione e l'immagine fino al petto, vicino al cuore. Da l portatela nuovamente alla vostra testa, facendo scomparire la "sfera" che avete utilizzato dall'inizio esercizio. A questo punto l'esperienza di pace terminata.

Ricordate: se non vi siete rilassati completamente e nel modo giusto - come spiegato nelle lezioni precedenti - questa importante esperienza di pace non potr manifestarsi.

LEZIONE 5 IMMAGINI LIBERE Prima di proseguire, vi raccomandiamo di ripetere nuovamente la lezione precedente. Continueremo ora il nostro lavoro occupandoci delle immagini libere. Disponetevi in perfetto relax esterno, interno e mentale. Lasciate quindi scorrere liberamente le immagini che vi si presentano. FIGURA 5 (file: figura05.jpg)
Segnate nelle figure i punti in cui sperimentate una forte tensione

Osservate le immagini della vostra vita quotidiana. Immagini delle vostre relazioni con altre persone, immagini del vostro lavoro, dei vostri amici, dei vostri familiari. Avvertirete che alcune di esse provocano in voi malessere, provocano in voi una particolare tensione muscolare. Tenete conto di queste immagini e, dopo l'esercizio, prendetene accuratamente nota, senza tentare ancora alcun tipo di intervento su di esse. Lasciatele semplicemente passare nella vostra mente e osservate quelle che vi provocano una tensione particolare. Ripetete questo esercizio di immagini libere diverse volte. Ripetetelo e prendete nota, fino a comprendere quali sono le immagini che vi provocano tensioni e in che parte del corpo queste si esprimono con pi forza.

LEZIONE 6 DIREZIONE DELLE IMMAGINI Lavorate come nella lezione precedente. Dopo un buon relax lasciate scorrere liberamente le immagini. Osservate quelle che vi provocano particolare tensione muscolare. Quando qualcuna di queste immagini appare chiaramente, fermatela, visualizzatela bene, e cercate i punti del vostro corpo in cui si prodotta una tensione muscolare. Poi, senza dimenticare questa immagine, ma trattenendola in mente, distendete i muscoli. Rilassateli completamente fino a quando riuscite a visualizzare nuovamente questa stessa immagine, ma senza pi sperimentare alcun tipo di tensione. Provate una, due, tre volte. Lasciate scorrere le vostre immagini. Osservate quelle che vi provocano particolare tensione. Fermatele e cominciate a rilassarvi profondamente, fino a quando queste immagini non vi procurano pi tensione. E' importante ripetere questo esercizio pi volte. e applicatelo - per quanto possibile - nella vita quotidiana e in quei pochi minuti di lavoro che fate la sera prima di andare a dormire. In questa lezione N.6 avete cos imparato a dirigere le vostre immagini.

LEZIONE 7 CONVERSIONE DI IMMAGINI TESE QUOTIDIANE Lavoreremo adesso sulla conversione delle immagini quotidiane. Abbiamo precedentemente spiegato che le immagini possiedono la capacit sia di creare la tensione muscolare che di favorire la distensione. Se avete lavorato nelle lezioni precedenti in modo corretto con le vostre immagini, avrete compreso perfettamente questa verit. Voi conoscete, per esperienza, quali situazioni della vita quotidiana vi creano particolare tensione. Prendetene nota, prima di cominciare questa pratica. Per questo ripercorrete mentalmente tutto ci che fate nella vita di ogni giorno. Esaminate le relazioni che avete con altre persone, nel vostro lavoro, a casa vostra, nella vita sociale, con l'altro sesso, ecc. Ci sono persone che vi creano uno speciale malessere, questo perch tra voi e loro esiste un particolare rapporto che vi crea tensione (per esempio, un rapporto di tipo padre-figlio oppure capo-subordinato oppure maestro-allievo). In diverse situazioni si incontrano varie persone alcune delle quali provocano questa particolare tensione o sensazione sgradevole. Se rivedete mentalmente queste situazioni, potete focalizzare la vostra attenzione su quelle per voi pi fastidiose, per poi far scomparire questi malesseri. Quando avete realizzato al meglio questa revisione, fate un relax profondo e cominciate a ricordare quelle persone e ad immaginare quelle situazioni. Fermate le immagini. Soffermatevi sulle immagini in cui vi vedete in una di quelle situazioni difficili...e cominciate a poco a poco a distendere i muscoli. Per ora aggiungete qualcosa di molto importante, aggiungete nuove immagini che convertano la situazione in positivo. Vi renderete conto di come non sia difficile immaginare che la relazione con quella persona, che vi provocava tensione, sia adesso diversa e decisamente migliore. Osservate i lati positivi di quella persona e trasformate la situazione in un'altra pi soddisfacente. Riflettete sulle situazioni che per voi sono difficili, cercando di scoprire anche in queste alcuni aspetti positivi. Cercate il lato buono delle cose, rendete positive le immagini negative, rendetele gradevoli, aggiungendo ad esse qualcosa di piacevole. Se riuscirete a convertire le immagini riguardanti situazioni e persone che sono per voi fonte di tensione, in qualcosa di positivo e, nello stesso tempo, a rilassare in profondit i muscoli, farete grandi progressi. Ripetete questo esercizio di conversione di immagini quotidiane diverse volte prima di passare alla prossima lezione.

LEZIONE 8 CONVERSIONE DI IMMAGINI TESE BIOGRAFICHE Argomento di questa lezione sar la conversione di immagini biografiche. Cio delle immagini riguardanti persone, situazioni, oggetti, legati a momenti decisivi della vostra vita passata. Dovete cominciare a ripercorrere la vostra vita dalla prima infanzia fino ad oggi. Prendete un quaderno ed annotate ci che ricordate. A partire dalla prima infanzia, annotate diverse situazioni, mettendo in rilievo quelle che per voi sono state particolarmente problematiche. Fate quindi una piccola biografia, cio una piccola storia personale. Scrivendola, ricorderete via via situazione diverse, alcune molto difficili e sgradevoli, altre meno. Partite da quando eravate bambini, continuate con la vostra adolescenza e cos via fino al momento attuale. Vi potrete rendere conto che nel lungo il corso della vostra vita parecchi avvenimenti o situazioni - che non avete compreso o risolto appieno - solo apparentemente appartengono al passato. Ma non cos. In realt le immagini di queste situazioni difficili stanno ancora agendo in voi anche se non ne siete consapevoli. E quando qualcosa ve le fa ricordare, sorgono in voi enormi tensioni. Come potete capire, questa lezione particolarmente importante per la profondit del lavoro che dovete svolgere. Esaminate la vostra vita, cercate nella vostra memoria, riconsiderate le situazioni difficili; facendo cos comprenderete che esse sono per voi una straordinaria fonte di tensioni e di malesseri. Una volta terminata la biografia - in cui avete preso accuratamente nota di tali avvenimenti - siete in condizione di iniziare il lavoro. Ora che siete consapevoli delle situazioni difficili della vostra vita, effettuate un profondo relax, ed evocatele; trasformatele quindi in favorevoli, come stato spiegato nella lezione precedente. Convertite le situazioni difficili della vostra vita in immagini favorevoli, allegre, positive, e nello stesso tempo rilassate completamente i muscoli. Adesso che conoscete questa tecnica, ripetetela una, due, tre o pi volte se necessario. Procedete in questo modo finche quelle situazioni difficili perdono la loro carica negativa e si convertono in immagini positive; in questo modo si produrr in voi una distensione profonda e duratura.

LEZIONE 9 TECNICA UNIFICATA DI DISTENSIONE Questa tecnica da assimilare in modo corretto e profondo, in modo tale da diventare l'unica che applicherete nella vita quotidiana. Ricordate: questa tecnica sar il vostro unico alleato nelle situazioni difficili della vita. Quindi, non dovete affrontare questa lezione finche non avrete l'assoluta certezza di avere assimilato tutto quanto stato spiegato nelle lezioni precedenti. Se cos non fosse, non potreste applicare automaticamente questa tecnica in modo corretto e quindi non otterreste i risultati desiderati. Pertanto consigliabile ripassare nuovamente quanto stato fatto fin qui, studiando le difficolt e introducendo i necessari perfezionamenti. Solo quando avrete una padronanza perfetta delle lezioni precedenti dedicatevi all'apprendimento di questa tecnica completa di distensione. Ricordate la lezione n.4, in cui stata spiegata l'esperienza di pace? Si tratta di questo. Procedete nel modo seguente: stringete fortemente un pugno, contraetene i muscoli, evocate l'esperienza di pace e sciogliete di colpo la tensione della mano, in modo che quando si produce la distensione nella mano, si manifesti anche l'esperienza di pace. E' molto importante che comprendiate bene quanto spiegato. Tendete il pugno evocando l'esperienza e sciogliete di colpo la tensione della mano in modo che, quando distendete la mano, l'esperienza di pace si manifesti pienamente. Per ottenere questo risultato dovete ripetere molte volte l'esercizio fino a quando l'esperienza di pace rimanga associata a questo gesto. Tendete i muscoli mentre evocate l'esperienza, poi distendeteli di colpo appena si produce il registro interno di distensione. Ripetete questa tecnica molte volte; quando l'avrete imparata in modo corretto e sarete in grado di metterla in pratica rapidamente, applicatela nella vita quotidiana. Evitate di ricorrervi inutilmente; fatevi ricorso solo nelle situazioni difficili, cio allorquando rischiate di perdere la calma. Tutte le situazioni difficili creano tensione; quello che vi chiediamo di utilizzare tale tensione per stringere la vostra mano, trasferendola dalla situazione al vostro pugno. In seguito distendete il pugno, rilassatelo, e si manifester la distensione completa. In questo modo riuscirete ad incanalare automaticamente la tensione eccessiva e a distendervi completamente in maniera immediata. Ripensate all'esperienza di pace: utilizzavate come aiuto l'immagine della sfera trasparente che, espandendosi dal centro del petto verso l'esterno, toccava luminosamente i limiti del corpo; facendo cos raggiungevate una distensione profonda. Dunque, se avete registrato la corretta diffusione dell'immagine fino ai limiti estremi del corpo, avete sperimentato una pace profonda. Al punto in cui siamo giunti non necessario immaginare la sfera, che ci ha aiutati nel nostro precedente lavoro. Dobbiamo, invece, di quell'esperienza trattenere in noi la sensazione di espansione dal centro del petto verso i limiti del corpo, ottenendo una profonda distensione, che va dall'interno fino ai muscoli pi esterni. In sintesi, se contraete rapidamente i muscoli della mano, e, nel momento in cui si produce una tensione, evocate l'esperienza di pace nel centro del petto, quando distenderete poi i muscoli della mano, vi rilasserete completamente; la distensione cio passer dal centro del petto alle estremit del corpo e voi otterrete in questo modo un relax completo. Non difficile comprendere questo meccanismo anche se la sua applicazione concreta presenta notevoli difficolt. E' quindi necessario che ripetiate l'esercizio pi volte e in situazioni diverse finche lo avrete assimilato in maniera permanente.

ESERCIZI DI REVISIONE 1. Eseguite rapidamente ed in sequenza il relax esterno, quello interno e quello mentale. Poi ripeteteli cercando unicamente di perfezionare quei passaggi che vi sono risultati difficili. 2. Fate l'esperienza di pace e poi perfezionate unicamente i passaggi che vi sono risultati difficili. 3. Mettete in pratica l'esperienza di pace in situazioni quotidiane (iniziate sempre dalle situazioni pi semplici per arrivare a quelle pi complesse). 4. Riesaminate il vostro lavoro sulle immagini quotidiane che vi provocano tensione, perfezionando ci che vi risultato difficile da mettere in pratica. 5. Riesaminate il vostro lavoro sulle immagini biografiche che vi provocano tensione, perfezionando anche qui ci che vi ha creato difficolt. 6. Mettete in pratica la tecnica unificata di distensione seguendo il metodo di applicarla prima alle situazioni quotidiane pi semplici (ossia meno tese) e poi, gradualmente, alle situazioni quotidiane pi complesse (ossia pi tese).

PRATICHE PSICOFISICHE La ginnastica psicofisica consiste in un insieme di tecniche di autocontrollo e sviluppo integrale che tendono a migliorare il controllo di se stessi nella vita quotidiana e a ristabilire equilibrio tra mente e corpo. E' chiaro che per raggiungere tale equilibrio, da cui dipendono la forza e la salute di un individuo, necessario esercitare nello stesso tempo la mente e il corpo. Le tecniche di psicofisica, a differenza dello sport o della ginnastica convenzionale, non mirano ad aumentare lo sviluppo muscolare o l'agilit del corpo e neppure a modellarlo. Esse sono una serie di esercizi che funzionano da test per individuare quali sono le attivit - fisiche e mentali - di cui si ha un controllo minore. Si tratta di mettere in pratica tutte le tecniche proposte e di determinare quali risultano di pi difficile esecuzione. Una volta fatto questo, necessario esercitarsi su di esse fino a raggiungerne la padronanza. Questo il punto pi importante. RACCOMANDAZIONI 1. Realizzate i lavori insieme ad altre persone 2. Perfezionate le tecniche che avete trovato pi difficili fino a padroneggiarle; affrontatele singolarmente nei momenti opportuni della vita quotidiana. Conoscendo gli esercizi, comprenderete quali possono essere questi momenti. 3. Prendete nota in un quaderno di tutte le vostre osservazioni, lezione per lezione.

LEZIONE 1 POSIZIONI CORPOREE E STATI MENTALI Se avete osservato le posizioni corporee di una persona depressa e quelle di una persona allegra, comprenderete rapidamente la relazione esistente tra posizioni e stati mentali. Qui sta per il punto di massimo interesse: come lo stato mentale porta il corpo a posizioni determinate, cos la posizione corporea induce stati mentali. Abbiamo gi studiato, parlando di Distensione, questo stesso fenomeno da un'altra angolazione. Distinguiamo le posizioni corporee, in due gruppi: 1. statiche, fra cui le pi generali sono: in piedi, seduti, sdraiati; 2. dinamiche, come gli avanzamenti, le retrocessioni, le inclinazioni, i cambiamenti di marcia e i movimenti di transizione. Serie n.1 - Statica corporea A. Mettevi in piedi nella vostra posizione abituale. Immaginate una linea che corra verticalmente dalla vostra testa fino al pavimento. Usando questa linea come riferimento, vi renderete immediatamente conto se la testa in posizione sbagliata, se il petto infossato, se l'addome fuori posto, se tirate in dentro il basso ventre (e quindi i glutei sono fuori della linea). Non cercate di correggere queste cattive posizioni; osservatele semplicemente e memorizzatene bene i particolari. In seguito disegnate nel quaderno la vostra silhouette vista di profilo. Osservate i punti che hanno posizioni sbagliate e cercate di comprendere cosa dovete correggere. Ora fatelo: mettetevi in piedi e correggete tutti i difetti. Noterete che non facile, giacch per anni avete preso delle cattive abitudini nelle vostre posizioni. Quando pensate di aver adottato la posizione corretta, appoggiate, stando in piedi, i talloni e le spalle ad una parete. Osservate e continuate a correggere. B. Sedetevi su una sedia come fate abitualmente. Con l'aiuto della solita linea immaginaria osservate gli errori di posizione; poi correggeteli. Infine, spingete i glutei e le spalle contro la spalliera della sedia. Ripetete diverse volte. C. Sdraiatevi. Distendete i muscoli e osservate quali parti del corpo rimangono in una posizione sbagliata o sono sottoposte a forti tensioni. fate attenzione alla posizione della testa e della schiena. Correggete e ripetete varie volte. Serie n.2 - Dinamica corporea A. Camminate nel vostro modo abituale, osservando gli errori di posizione. Quindi camminate cercando di mantenere la posizione corretta, stabilita nella serie precedente di esercizi. B. Camminate, sedetevi ed alzatevi nuovamente riprendendo a camminare; fate tutto questo nel vostro modo abituale. Ripetete poi le stesse operazioni, questa volta correggendole. C. Mantenendo la posizione giusta, aprite e chiudete una porta. Osservate se vi dimenticate di mantenere le posizioni corrette. Ripetete il movimento diverse volte. D. Camminate. Chinatevi per raccogliere un oggetto dal suolo. Riprendete a camminare. Chinatevi nuovamente per poggiare l'oggetto. Osservate se "uscite" dalle posizioni corrette. Ripetete il movimento diverse volte. E. Camminate e salutate i presenti; conversate brevemente con loro e camminate di nuovo. Osservate in quali momenti abbandonate la posizione corretta. Ripetete diverse volte. Ricominciate la lezione ed effettuate di nuovo quanto proposto nella serie n.1 e n.2. Prendete nota delle vostre osservazioni. Mettetevi d'accordo con gli altri partecipanti per correggere le rispettive posizioni scorrette nel corso delle prossime lezioni. Importante: proponetevi di applicare con costanza nella vita quotidiana quanto avete appreso, fino alla prossima riunione.

LEZIONE 2 LAVORO DEI CENTRI. TIPI UMANI. CENTRO VEGETATIVO Quando in una persona si verificano dei cambiamenti emotivi, all'interno del suo corpo si alterano molte cose, tra le quali la respirazione. Sotto l'influsso di una forte emozione il cuore si agita e la respirazione si accelera; la voce si spezza e cambia di tono. Alcuni stati emotivi sono legati tanto a posizioni corporee, come abbiamo visto nella lezione precedente, quanto a forme respiratorie ben definite. Alcune persone, consapevoli di queste relazioni, riescono a modificare i loro stati d'animo negativi, assumendo posizioni adeguate o cambiando la forma respiratoria. Non bisogna per credere che questi mutamenti si producano istantaneamente; essi si verificano in effetti con un "ritardo" di alcuni minuti... Spieghiamo meglio questo punto. Uno stato emotivo negativo, prodotto da una circostanza qualsiasi, mi porter ad una confusione di idee, ad assumere posizioni scorrette, e ad una respirazione sbagliata; se, secondo quanto spiegato, assumo una posizione corretta lo stato negativo rimarr invariato per un certo tempo; ma mantenendo l'atteggiamento corporeo giusto, potr verificare che dopo pochi minuti il mio stato d'animo comincer a cambiare in positivo. Altrettanto accadr se sono in grado di controllare la respirazione. Come prima cosa importante osservare la forma respiratoria abituale, per poi imparare a modificarla. Si comprender pi avanti che, mettendosi nelle posizioni corporee corrette e adottando un buon sistema respiratorio, le attivit intellettuali, emotive e motorie cominciano a svolgersi in modo equilibrato. Si tratta, senza dubbio, di una grande risorsa che ha bisogno, per, di alcune spiegazioni. Parlando in generale, possiamo dire che le attivit umane sono regolate da centri nervosi e ghiandolari. Distinguiamo tra: A. Centro intellettuale. Regola l'elaborazione delle risposte pensate, la relazione tra i diversi stimoli, la relazione tra i dati e l'apprendimento. B. Centro emotivo. Regola i sentimenti e le emozioni in risposta a fenomeni interni ed esterni. C. Centro motorio. Regola la mobilit dell'individuo e le sue operazioni corporee. D. Centro vegetativo. Regola l'attivit interna del corpo. I centri lavorano a velocit differenti: il pi lento l'intellettuale, il pi veloce il vegetativo. Generalmente un cambiamento nel centro vegetativo modifica il funzionamento degli altri centri, che risponderanno per a questo cambiamento con un certo ritardo. Lo stesso discorso valido per il centro motorio: anche agendo su di esso possibile modificare l'attivit emotiva e intellettuale. Quando parliamo di correzione di posizioni corporee ci basiamo proprio su questo fatto. Quando, invece, parliamo di adottare forme respiratorie adeguate, partiamo dal centro vegetativo, per modificare l'attivit degli altri centri. Ogni persona tende a lavorare di pi con un centro che con gli altri ed per questo che si pu parlare di tipi umani intellettuali, emotivi, motori, vegetativi (o istintivi). Con gli esercizi di psicofisica vogliamo far s che tutti i centri possano esercitarsi. Partendo dal centro vegetativo - lezione per lezione - metteremo gradualmente in moto tutti gli altri. Ogni studente potr, allora, comprendere quali centri controlla meno e impegnarsi a lavorare di pi su di essi. Serie n. 3 - Centro vegetativo. Respirazione completa Sedetevi su di una sedia in posizione corretta. Chiudete gli occhi e rilassate i muscoli il pi possibile. Espirate fino in fondo senza forzature. Quindi rilasciate la pancia in fuori, espandetela e - in questa posizione - cominciate ad inspirare, cercando di avere la sensazione di "riempirla d'aria". Trattenete l'aria per alcuni istanti, poi espelletela. Questa parte dell'esercizio si chiama "respirazione bassa". Quando avrete acquisito padronanza della respirazione bassa eseguitela di nuovo e poi fate rientrare il ventre; in questo modo avrete la sensazione che l'aria salga al petto (sensazione che si accentua dilatando

la cassa toracica e spingendo le spalle all'indietro). Trattenete l'aria per alcuni istanti ed espelletela. Questa parte dell'esercizio si chiama "respirazione media". Dopo aver fatto risalire l'aria dalla pancia al petto fatela salire nuovamente verso la gola (questa operazione si effettua abbassando le spalle e stirando lievemente il collo). Questa parte dell'esercizio si chiama "respirazione alta". Ora eseguite il ciclo completo della espirazione bassa, media e alta con una sola inspirazione, espellendo l'aria viziata alla fine dell'esercizio. Sintetizzando: seduti in posizione corretta chiudete gli occhi e rilassate i muscoli, poi effettuate questa sequenza di operazioni: espulsione dell'aria, dilatazione del ventre, entrata bassa dell'aria, salita verso il centro del petto, salita alla parte alta, espulsione. Inizialmente l'esercizio discontinuo, ma con parecchie ripetizioni possibile raggiungere un ciclo armonico e continuo di entrata e uscita di aria nei tre livelli dei polmoni che, alla fine della pratica, avranno lavorato in modo completo. Fate in modo che la respirazione completa sia ogni volta pi fluida, fino ad eliminare ogni sforzo durante la sua esecuzione. Importante: ripetete diverse volte la respirazione completa. Prendete nota delle difficolt che incontrate e proponetevi di eseguire l'esercizio in alcuni momenti della giornata fino alla prossima lezione. Secondo i risultati ottenuti, potrete utilizzare in futuro questa forma respiratoria sia come semplice esercizio quotidiano, sia quando desiderate equilibrare il vostro stato corporeo e mentale.

LEZIONE 3 CENTRI, PARTI E SUB-PARTI. CENTRO MOTORIO Vediamo come funzionano i diversi aspetti, le diverse "parti" del centro motorio. Prima di tutto per, diamo uno schema generale dei centri, che faciliti la comprensione del nostro sistema. ---------------------------------------------------------------------Centri Parte Parte Parte intellettuale emotiva motoria ---------------------------------------------------------------------Centro Astrazioni Abitudini Immagini intellettuale intellettuali (interessi, curiosit) ---------------------------------------------------------------------Centro emotivo Intuizioni Abitudini Passioni emotive ---------------------------------------------------------------------Centro Precisione nei Abitudini Riflessi motorio movimenti motorie acquisiti ---------------------------------------------------------------------Centro Tendenze Abitudine Riflessi non vegetativo organiche vegetative acquisiti ---------------------------------------------------------------------Abbiamo gi toccato globalmente il centro motorio, correggendo la statica e la dinamica corporea (Serie n.1 e n.2). Con la respirazione completa abbiamo anche lavorato, in generale, sul "tono" vegetativo. Per quanto riguarda questo centro, per, non faremo nessuna altra pratica giacch il suo sistema generale di funzionamento involontario. Sappiamo che possiamo considerare il metabolismo, la ricomposizione organica, il rifiuto di certe sostanze, la crescita, ecc. come funzionamenti non volontari del centro vegetativo. per completare lo schema dei centri diciamo che, cos come ogni centro ha delle "parti", ognuna di queste comprende a volta delle "sub-parti". Daremo un solo esempio, che riguarda il centro intellettuale.

CENTRO INTELLETTUALE ------------------------------------------------------------------------------------------Parte Parte Parte intellettuale emotiva motoria ------------------------------------------------------------------------------------------Selezione dei Selezione degli Selezione delle Selettori dati astratti interessi immagini intellettuali ------------------------------------------------------------------------------------------Mantenimento Mantenimento Mantenimento Adesori del degli interessi delle immagini ragionamento intellettuali ------------------------------------------------------------------------------------------Elevatori Energia nel Intensit Intensit o di energia pensare degli interessi "brillantezza" intellettuali delle immagini ------------------------------------------------------------------------------------------Se, per esempio, immaginando una casa risulta che l'immagine di questa debole, priva di intensit, ci dovuto, secondo il nostro schema, alla mancanza di esercizio nell'elevatore della parte motoria dell'intelletto. Se l'intensit buona ma l'immagine della casa appare e scompare, diciamo che viene a mancare il mantenimento, la conservazione dell'immagine, che si suppone debba rimanere fissa. In questo caso l'adesore della parte motoria dell'intelletto a richiedere allenamento. Se, poi, volendo evocare l'immagine della casa appare un'altra immagine, o meglio, se la casa si confonde con un altro oggetto, possiamo dire che il selettore della parte motoria dell'intelletto non stato sufficientemente esercitato. La correzione di queste carenze dovute in realt a mancanza di allenamento, si effettua ripetendo a intervalli regolari l'esercizio utilizzato come test; con l'obiettivo, per, di far lavorare in modo sostenuto quella parte o subparte carente finch essa acquisti nuove abitudini. Questo schema delle sub-parti pu essere applicato a tutti i centri (con gli adeguamenti opportuni); gli esercizi proposti agiscono per semplicemente al livello di parti. Serie n.4 - Parte motoria del centro motorio A. Fatevi lanciare addosso da una distanza ravvicinata e con poca forza una pallina morbida. Schivatela. Chiedete di ripetere l'operazione con sempre maggiore velocit. Osservate la vostra rapidit e la vostra precisione nello schivarla. Prendete nota del controllo dei vostri riflessi. B. Sedetevi per terra; chiedete a qualcuno di mettersi alle vostre spalle e di battere forte le mani all'improvviso. Rispondete al rumore alzandovi il pi rapidamente possibile. Ripetete. Prendete nota della vostra velocit di risposta. C. Assumete la posizione di partenza di una corsa (chinati, una gamba flessa, l'altra pi indietro, tesa, le mani a terra). Rispondete al colpo di mani del vostro collaboratore, eseguendo il pi rapidamente possibile la partenza (solo questa). Ripetete. Prendete nota della vostra velocit di risposta. D. In piedi, con gli occhi chiusi, portate il piede sinistro davanti al destro in modo che il tallone del primo tocchi la punta del secondo. Ripetete con l'altro piede e cos via in modo da avanzare. Cercate di non equilibrare allargando le braccia. Quando prendete stabilit eseguite l'esercizio in modo progressivamente pi veloce. Dovreste - come minimo - spostarvi di alcuni metri senza aprire gli occhi. Prendete nota delle nostre carenze di equilibrio. Serie n. 5 - Parte emotiva del centro motorio Come si visto prima, qualsiasi persona durante la propria vita ha acquisito cattive abitudini nella statica e nella dinamica corporea. Tuttavia, ripetendo spesso gli esercizi di correzione e sforzandosi di mantenere le nuove posizioni apprese, le abitudini sbagliate possono essere superate in modo soddisfacente. Vedremo ora come si pu lavorare sulle posizioni e sui movimenti acquisiti per abitudine in modo da ottenere una maggiore padronanza, scioltezza e grazia nei movimenti. Questi sono gli esercizi chiamati di "contraddizione motoria".

A. Sedetevi come siete soliti fare. Ora assumete diverse posizioni che non coincidano con quelle abituali. Modificatele, evitando di ripetere le stesse posizioni. Uno espediente efficace quello di imitare altre persone. Prendete nota delle vostre difficolt e perfezionate l'esecuzione dell'esercizio. B. In piedi. Camminate nel vostro modo abituale, poi in un modo totalmente diverso dal vostro. Utilizzate per esempio l'espediente di imitare un vecchio, un marinaio, ecc. Studiate le difficolt che vi si presentano quando vi discostate dalle vostre abitudini di movimento. Prendetene nota e ripetete l'esercizio parecchie volte. C. 1. Sedetevi davanti ad un tavolo con i pugni chiusi e gli indici tesi (appoggiati al tavolo). 2. L'indice sinistro sale e scende verticalmente colpendo il tavolo. 3. L'indice destro si sposta sul tavolo da sinistra a destra e viceversa. 4. I due movimenti perdono la sincronia. In seguito si accelera e si rende pi complesso l'esercizio con colpi doppi o tripli, ecc. D. Seduti, con le mani sulle ginocchia. La mano sinistra va verso il naso; simultaneamente la mano destra va all'orecchio sinistro. Le due mani tornano alle ginocchia; la mano destra al naso e simultaneamente mano sinistra all'orecchio destro, ecc. Ripetete accelerando progressivamente il ritmo. E. In piedi. La mano destra appoggiata sul ventre; la sinistra sulla testa. Mentre muovete la mano destra nel senso delle lancette dell'orologio, la mano sinistra sale e scende sulla testa in direzione perfettamente verticale. Invertite poi il giro della mano destra e continuate come prima. Scambiate quindi la posizione delle mani e procedete. Infine eseguite lo stesso esercizio mentre girate la testa da sinistra a destra e viceversa. F. Su un piede solo. La gamba che resta senza appoggio descrive movimenti circolari mentre entrambe le braccia si sollevano lateralmente fino all'altezza delle spalle e poi ricadono. In seguito si sollevano sempre alla stessa altezza, ma in avanti. Si ripete cambiando gamba, ecc. G. Effettuando l'esercizio precedente, aggiungete movimenti circolari della testa, tentando di mantenere lequilibrio. Quando siete riusciti a dominare questo esercizio, ripetetelo chiudendo gli occhi. Prendete nota delle difficolt trovate in ogni esercizio di questa serie. Ripetete e correggete. Serie n. 6 - Parte intellettuale del centro motorio Questa serie richiede inizialmente molta attenzione, molta precisione nei movimenti. Essa si prefigge l'importante scopo di migliorare l'armonia e il ritmo corporeo negli spostamenti. A. In piedi, con un libro sulla testa, camminate lentamente, mantenendo sempre le posizioni corrette con cui abbiamo lavorato in precedenza. B. Camminate, sedetevi, sempre con il libro in testa. Alzatevi, aumentate la velocit dei movimenti mantenendone inalterata la grazia. C. In piedi, con il libro in testa, girate su voi stessi. Camminate avanti e indietro. Spostatevi lateralmente, alcuni passi a destra e poi a sinistra. Imprimete velocit crescente ai vostri movimenti. Ripetete la serie varie volte. Prendete nota delle vostre difficolt. Importante: questa lezione comprende tre serie di esercizi. Sintetizzate nel vostro quaderno le vostre osservazioni su ogni serie e sugli esercizi che vi risultano pi difficili. Ripetete spesso l'esecuzione di questi ultimi fino alla lezione successiva.

LEZIONE 4 CARATTERISTICHE DEL LAVORO DEI CENTRI. CENTRO EMOTIVO. Nelle lezioni precedenti abbiamo visto alcune caratteristiche generali dei centri; vediamone ora altre, insieme ad alcune questioni riguardanti le relazioni esistenti tra il lavoro dei vari centri. La velocit di risposta dei centri diminuisce con l'aumentare dell'attenzione e viceversa. Inoltre, la velocit di risposta decrescente in senso ascendente. Intendiamo per "senso ascendente" quello che va dal centro vegetativo (pi veloce) al centro intellettuale. Ci vale anche, all'interno, dei diversi centri, per la sequenza che va dalla parte motoria (pi veloce) a quella intellettuale (pi lenta). Secondo questo schema la parte pi lenta nel dare risposte (e che richiede pi attenzione) la parte intellettuale del centro intellettuale e la parte pi veloce la parte motoria del centro vegetativo. Secondo il nostro modello, quando si pone attenzione intellettuale ad una emozione, l'emozione "rallenta"; lo stesso vale per un movimento corporeo. Nella pratica non cos semplice poich, come vedremo pi avanti, sono i centri "inferiori" a determinare di solito il funzionamento di quelli "superiori", e non viceversa. Quindi pi facile modificare emozioni con cambiamenti motori (che fanno parte di un centro inferiore rispetto all'emotivo) che per mezzo dell'intelletto. E' da notare, inoltre, che le emozioni negative bloccano il lavoro del centro intellettuale, mentre quelle positive lo dinamizzano. Vediamo alcuni esempi sulle differenti velocit di risposta dei centri. Una persona attraversa distrattamente la strada, quando una automobile, che avanza velocemente, le frena a pochi centimetri di distanza. Immediatamente la persona fa un balzo di lato, mentre registra contrazioni muscolari pi intense proprio nella parte pi esposta al pericolo, e anche una tensione nel plesso solare. Immediatamente dopo avverte che il cuore si agita e che la respirazione si altera; un brivido percorre la colonna vertebrale, le gambe tremano (residui di alterazione motoria ed emotiva, dovute alla precedente scarica di adrenalina nel sangue). Solo alla fine di questa catena di reazioni, iniziata con il brusco spostamento laterale (risposta motoria) e proseguita con la sensazione di paura (risposta emotiva), la persona considera, con immagini confuse, fitte e veloci, ci che le sarebbe potuto accadere (risposta della parte motoria del centro intellettuale). Tutto il processo si chiude quando la persona prende in considerazione il da farsi in quella situazione (la risposta intellettuale si ormai spostata dalla parte motoria a quella emotiva e poi a quella intellettuale). A questo punto comincia una nuova catena di reazioni, oppure si produce una paralisi totale del soggetto, come se i centri fossero rimasti bloccati, senza carica. Se nel momento precedente all'incidente, il centro sessuale (caso particolare del vegetativo, che raccoglie e distribuisce l'energia a tutti gli altri centri) si fosse trovato mobilizzato in qualche modo, immediatamente sarebbe stato privato della sua energia (consumo della sua carica per super attivit degli altri centri). I centri hanno cicli di carica e scarica disuguali, che per insieme configurano il bioritmo particolare di ogni persona. Questo lo possiamo verificare osservando che nella vita quotidiana esistono ore pi adeguate di altre per l'esercizio di una determinata attivit. Anche in lassi di tempo pi lunghi si pu osservare una certa alternanza dell'attivit massima e di quella minima in tutti i centri. In questo senso si possono seguire ritmi giornalieri, mensili ed anche annuali. Un centro (ed anche una sua parte e sub-parte) pu lavorare in negativo (prendendo energia da un altro) o in positivo (dando energia ad un altro) fino ad arrivare a scaricarsi. Nessun centro lavora separatamente, ma ciascuno lavora collegandosi con gli altri. Pertanto, al non corretto lavoro di un centro corrisponder un cattivo funzionamento degli altri, che si manifester in maniera diversa a seconda che il centro considerato lavori in sovraccarico (l'energia trabocca verso i centri pi vicini) o sia eccessivamente scarico (risucchiando energia dai centri pi vicini) o bloccando il passaggio dell'energia. I centri superiori possono agire sugli inferiori soltanto con le loro parti motorie. Per esempio le idee astratte non possono mobilizzare i centri emotivo o motorio. Invece le immagini possono attivare emozioni, movimenti corporei e produrre a volte modificazioni vegetative.

Passiamo ora a lavorare con il centro emotivo. Serie n. 7 - Parte motoria del centro emotiva Cercheremo ora di comprendere come si mettono in moto piccole "passioni" attraverso determinati stimoli e quindi ricorreremo ad alcuni espedienti per avere il dominio di tali espressioni emotive. A. Mettetevi di fronte a un altro partecipante. Questi spinger leggermente all'indietro il vostro viso appoggiandovi sopra la mano. Noterete che tale movimento genera in voi una lieve sensazione di fastidio che pu trasformarsi in rabbia se l'esercizio viene ripetuto in forma pi violenta. Quando avete raggiunto un certo grado di fastidio, ricominciate l'esercizio, cercando per di "sconnettere", emotivamente la persona che vi sta provocando. Spiegheremo ora il modo migliore di effettuare questa "sconnessione", che applicherete poi in tutta questa serie. Guardate chi vi sta di fronte un po' dall'alto, cercando nel frattempo di tendere i muscoli che muovono indietro le orecchie, fino a giungere al punto in cui l'altro assume per voi le caratteristiche di un semplice "oggetto". Provate di nuovo. Ripetete l'esercizio A, connettendovi emotivamente con l'altro, e sperimentando di nuovo l'emozione sgradevole. Ripetete, sconnettendovi dall'altro. Paragonate i due stati. Si pu accentuare l'effetto della sconnessione assumendo una posizione corporea corretta ed effettuando rapidamente alcune respirazioni complete. Ripetete varie volte l'esercizio fino a raggiungerne un buon controllo. Questo esercizio pu esservi di grande utilit nella vita quotidiana di fronte a situazioni che vi danno fastidio. B. Chiedete agli altri partecipanti di criticarvi pubblicamente (non importa che i loro apprezzamenti siano ingiusti, giacch si tratta di lavorare con le sensazioni di fastidio emotivo che mettono che mettono in moto passioni a volte incontrollate). Sperimentato un po' di fastidio, sconnettete. Ripetete l'esercizio varie volte. C. Salite su una sedia e cantate ai presenti un motivo di moda oppure recitate, o mettetevi in una situazione in cui sperimentate una sensazione di timore o di ridicolo di fronte al vostro pubblico. Sforzatevi di sconnettere. Ripetete varie volte. D. Rivolgetevi a un altro partecipante e chiedetegli di cercare di farvi ridere. Sconnettete. Ripetete varie volte. Si d per scontato che gli esercizi di questa serie vengano praticati con uno spirito di amicizia, tale da escludere qualunque eccesso o grossolaneria. Deve essere chiaro che non si tratta di suscitare forti passioni, ma di lavorare piuttosto sui fastidi emotivi che ne sono la base, acquistando gradualmente padronanza dell'interessante sistema della sconnessione. Lavorate con la sconnessione nella vita quotidiana, fino alla prossima lezione, prendendo nota delle difficolt incontrate. Serie n. 8 - Parte emotiva del centro emotivo Lavoreremo adesso cercando di modificare le abitudini emotive, mediante pratiche di "contraddizione emotiva". A. Conosciamo gi la relazione esistente tra stato d'animo e posizione corporea. lavorate dunque assumendo una posizione di tristezza totale e dite le cose pi allegre che potete concepire. Mantenete questa posizione e cercate di sentire allegria. Ora procedete al contrario, prendendo una posizione allegra e cercando di sperimentare cose tristi. Ripetete e introducete varianti. Prendete nota. B. Sedetevi. Mettete davanti a voi un oggetto che vi sia indifferente. Immaginatelo in relazione con qualcosa di tragico fino a che sperimentate qualche sentimento negativo. Poi, velocemente, immaginate l'oggetto in relazione con qualcosa di comico. Osservate se siete capaci di produrre entrambi gli stati d'animo in successione. Se non vi riuscite, aiutatevi assumendo le posizioni del corpo confacenti ai diversi stati d'animo. Ricordate che esiste un'inerzia di alcuni minuti prima che l'atteggiamento corporeo mobiliti l'emozione corrispondente. Ripetete varie volte, fino a quando non vi sentiate in grado di passare con fluidit dall'ottica tragica a quella comica, riferendovi allo stesso oggetto. Prendete nota. C. Ricordate qualche situazione della vostra vita caratterizzata da un forte sentimento negativo. Sforzatevi di continuare a ricordarla applicandovi l'ottica comica. Aiutatevi con una corretta posizione e con una respirazione completa. Ripetete varie volte. In tutti i casi dovete cercare di sperimentare le stesse emozioni negative che il ricordo di queste situazioni ha fatto sorgere in voi in altri momenti. Solo nel momento in cui

raggiungete questo stato dovete cambiare l'ottica e lavorare fino a quando le emozioni negative perdono carica. Ricordate: nel momento in cui cambiate l'ottica, assumete una posizione corretta e respirate bene. Ripetete varie volte, fino a quando siate certi di poter controllare gli stati negativi. Prendete nota. Lavorate da soli su alcuni sentimenti negativi, legati a certe persone, luoghi, situazioni, ecc., che vi provocano fastidio. Proponetevi di fare questo esercizio almeno una volta al giorno fino alla prossima lezione. Serie n. 9 - Parte intellettuale del centro emotivo Questi esercizi mobilizzano la parte "intuitiva" del centro emotivo; la cosa naturalmente non tanto semplice. Ad ogni modo, alternandovi con gli altri partecipanti, eseguite quanto segue: A. Cercate di intuire in che modo si svolto un periodo della vita di qualcuno dei partecipanti senza averne avuto in precedenza alcuna informazione. Descrivetelo all'interessato e chiedetegli poi quanto il vostro racconto si sia avvicinato alla situazione reale. Ripetete l'esperimento con altri momenti della vita di quella persona oppure con situazioni che essa vi suggerisce. Rifate l'esercizio con altre persone. Se tutti i presenti partecipano a questo esercizio, si potr verificare che ciascuno ha una diversa capacit intuitiva. Inoltre, confrontando la propria capacit con quella degli altri, si potr avere una idea - relativa - della propria attitudine in questo campo. Dopo esservi esercitati e confrontati con gli altri, prendete nota dell'esperienza. B. A turno un partecipante fa da attore mentre gli altri cercano di indovinare che cosa sta interpretando. Potranno essere rappresentati animali, oggetti, personaggi, oppure situazioni, ma senza parlare. Anche in questo esercizio si metter in risalto il potenziale e la differente capacit intuitiva (o il differente allenamento) esistente nelle singole persone. Ripetete e prendete nota. In questa lezione, che comprende tre serie di esercizi, particolarmente importante acquistare il controllo della tecnica di sconnessione. Giunti al termine delle tre serie, sintetizzatene i risultati ottenuti e studiate quali sono le vostre maggiori difficolt. Proponetevi di lavorare con la sconnessione e con l'ottica comicotragica su emozioni negative, almeno fino alla prossima lezione.

LEZIONE 5 CENTRO INTELLETTUALE Serie n. 10 - Parte motoria del centro intellettuale A. Mettete un oggetto davanti a voi. Osservatelo dettagliatamente in tutti i particolari, cercando di memorizzarlo perfettamente. Chiudete gli occhi. Cercate di evocarlo con la maggiore fedelt possibile. Aprite gli occhi e paragonate l'immagine che ricordate con l'oggetto che ora percepite. Correggete gli errori. Chiudete nuovamente gli occhi; cercate ancora di ricordare fedelmente l'oggetto. Poi verificate se l'immagine ha sufficiente forza (intensit, brillantezza), se si mantiene fissa o appare e scompare e, infine, se sempre la stessa o se compaiono altre immagini al posto di quella data. Ripetete varie volte l'esercizio e prendete nota dei vostri difetti nella conformazione delle immagini. Se non riuscite a rappresentare immagini visive questo accade per mancanza di esercizio. In casi limite pu trattarsi di un blocco causato da qualche grave avvenimento accaduto nella vostra vita. Questa specie di "cecit" nella rappresentazione di immagini, pu essere corretta praticando ripetutamente questo esercizio. Se considerate i vostri sogni, vi renderete conto che in essi compaiono immagini visive: siete pertanto in condizione di poter lavorare con esse. Ripetiamo che, con l'esercizio, questo difetto si pu correggere. La mancanza di immagini visive coincide a volte con la sensazione di "mancanza di connessione col mondo". E' quindi molto importante avere il dominio di questa pratica. In ogni modo, oggi si riconosce, in diverse persone, il predominio di un sistema di immagini su di un altro. Cos c' chi fortemente uditivo o tattile o cinestetico, e la sua "cecit" di immagini visive non comporta problemi quotidiani. B. Ponete due oggetti davanti a voi. Lavorate nel modo spiegato nell'esercizio precedente. Successivamente "cancellatene" uno e lasciate nella vostra rappresentazione solo l'altro. Procedete al contrario. Cancellateli entrambi e mantenete brevemente una specie di "mente vuota". Ricominciate l'esercizio introducendo variazioni. Prendete nota. Serie n. 11 - Parte emotiva del centro intellettuale Effettueremo alcuni esercizi con cui si pu evidenziare lo stato del nostro interesse o della nostra adesione intellettuale. Ci sono persone alle quali costa fatica interessarsi di temi intellettuali; altre invece non possono distaccarsene. C', infine, chi rimane attaccato a certi temi in modo ossessivo. A. Prendete un libro. Leggete in silenzio cercando di comprenderlo al massimo. Adesso leggete senza afferrarne il significato, cio come se la vista passasse semplicemente sulle righe. Ripetete di nuovo, ma questa volta con l'aiuto di un altro partecipante. Questi batter le mani con un certo ritmo. Ad una battuta connetterete il significato della lettura; alla battuta seguente continuerete a leggere, ma tentando di sconnettere il significato. Ripetete e prendete nota. B. Effettuate la seguente pratica di "contraddizione intellettuale": due collaboratori si siedono al vostro fianco con un libri ciascuno (i due libri trattano argomenti completamente diversi). Le due persone leggono simultaneamente a voce alta. In questa situazione cercate di prestare attenzione alla lettura che vi interessa meno, sconnettendo la pi interessante. Poi ripetete l'esercizio facendo esattamente il contrario, cio seguendo mentalmente solo la lettura per voi pi interessante. I risultati saranno migliori se un terzo collaboratore batter le mani ogni tanto, indicando cos il cambiamento di direzione dell'attenzione. Ripetete varie volte prendendo nota. C. Fate tutto come nell'esercizio precedente, con la sola differenza che ora cercherete di seguire i due testi contemporaneamente. Una volta terminata la lettura simultanea, cercate di commentare a voce alta tutto quello che ricordate. Vi accorgerete che la vostra attenzione si diretta meccanicamente al tema di maggior interesse per voi. Ripetete nuovamente l'esercizio fino a raggiungere la capacit di prestare attenzione contemporaneamente alle due letture o almeno ora all'una ora all'altra alternativamente, ma con un ritmo che vi permetta, in seguito, di ricostruire i due testi senza che uno prevalga sull'altro. Ripetete varie volte e prendete nota. Serie n. 12 - Parte intellettuale del centro intellettuale Ora attiveremo la parte del centro intellettuale che si occupa delle astrazioni intellettuali e dei meccanismi logici. Il modo migliore per farlo consiste nell'affrontare difficolt apparentemente insolubili. Questo ci permetter di comprendere il nostro modo di dare un ordine ai ragionamenti.

A. Considerate questa aporia classica: "Una freccia lanciata in un dato momento dove o dove non . Essendo impossibile la seconda ipotesi, si deduce che la freccia dove ... pertanto non si muove". Esponete a voce alta agli altri partecipanti il vostro ragionamento. Lasciate che gli altri facciano lo stesso. Non vi preoccupate tanto della soluzione, quanto dell'ordine e precisione dei giudizi e dei ragionamenti. Prendete nota. B. Considerate questo paradosso della logica moderna: "su di un lato di un biglietto c' una proposizione che dice 'la proposizione sull'altro lato vera'; voltando il foglio si legge 'la proposizione sull'altro lato falsa'". Riflettete e rispondete: possibile che entrambe le proposizioni sono false? Possono essere entrambe vere? Oppure una di esse falsa e l'altra vera? Tutto il paradosso falso. tutto il paradosso vero? Non importa la soluzione, l'importante che ne discutiate a voce alta, permettendo anche agli altri di esprimere la loro opinione. Osservate il modo in cui esprimete i vostri giudizi e l'ordine dei vostri ragionamenti. Prendete nota. Importante: questa lezione comprende tre serie di esercizi. Per mezzo di essi dovete tendere soprattutto al perfezionamento del vostro sistema di immagini. Pertanto necessario che vi impegniate a superare le difficolt che avrete incontrato, ripetendo gli esercizi proposti nella serie n.10.

LEZIONE 6 ESERCIZI DI PERFEZIONAMENTO DELL'ATTENZIONE Una buona disposizione all'apprendimento, una buona memoria, una maggiore costanza nei propositi e, inoltre, l'aumento della capacit di cambiamento, dipendono dall'attenzione. La serie di esercizi che presentiamo in questa lezione estremamente importante. Si tratta di esercizi che comportano un grosso lavoro per l'attenzione e utilizzano attivit motorie "pretesto", cio che non hanno importanza in se stesse, ma che permettono di allenare l'attenzione. Gli esercizi pretesto, se non finalizzati al miglioramento dell'attenzione, provocano fatica corporea e fastidi emotivi, in quanto ripetere operazioni materiali da cui non si ottiene alcun beneficio apparente certamente scoraggiante. Essi sono invece altamente significativi se vengono eseguiti al fine di sviluppare l'attenzione. Questa facolt si perfezioner nella misura in cui riuscir a imporsi sulla fatica motoria e sul fastidio emotivo. Facciamo un esempio. se una persona scava una buca profonda per poi richiuderla, compie un lavoro materialmente inutile, che per acquista significato se viene effettuato come esercizio pretesto. Anche lo sport non agonistico e la ginnastica funzionano approssimativamente in questo modo, per quanto in questo caso esistano altri incentivi come per esempio la competizione, il beneficio fisico. Dagli esercizi "pretesto" non si ottiene beneficio apparente, n c l'incentivo della competizione. Visto dal di fuori, chi effettua queste operazioni sembra comportarsi in modo assurdo. Serie n. 13 - Attenzione semplice Nella stanza in cui vi trovate, prendete numerosi oggetti di varia natura e metteteli in un unico posto, uno sopra l'altro, oppure ordinateli nella maniera migliore. Una volta fatto questo, riportateli esattamente al loro posto. Ripetete l'operazione molte volte. Osservate come la ripetitivit e la fatica fiacchino progressivamente il vostro proposito e come, con il passare del tempo, prestiate sempre minore attenzione alla perfetta esecuzione dei movimenti. Questo solo un esempio di esercizio "pretesto". Potremmo utilizzarne altri, come quello della buca menzionato prima. Sar bene avere a disposizione un buon numero di questi esercizi; la loro variet pu aumentare se si lavora all'aria aperta. Prendendo come base un qualunque lavoro "pretesto", passiamo ora all'esercizio specifico dell'attenzione semplice. Si effettuer l'esercizio "pretesto" rispettando al massimo le posizioni corporee corrette apprese in precedenza, mentre l'attenzione sar dedicata esclusivamente al lavoro che viene effettuato. Affinch l'attenzione sia sempre presente, bene evitare i movimenti ritmici o monotoni che faciliterebbero lo spostamento del pensiero su altre cose. Per esempio, segare qualcosa un esercizio "pretesto" monotono e inadeguato. Serie n. 14 - Divisione dell'attenzione Effettuate diversi esercizi "pretesto", mantenendo sempre una perfetta posizione corporea, ma prestando attenzione contemporaneamente a ci che state facendo e alle sensazioni che registrate nella gamba destra. Ripetete, ora, con la gamba sinistra. Poi di nuovo, con la mano destra. Infine, con la mano sinistra. In tutti i casi eseguire sempre lo stesso esercizio "pretesto". Serie n.15 - Attenzione diretta In perfetta posizione corporea effettuate diverse volte lo stesso esercizio "pretesto", cercando di prestare sempre molta attenzione ai movimenti. Per affrontare la maggior fatica e la conseguente diminuzione della facolt attenzionale, dovete dare maggiore direzione all'attenzione. Naturalmente stiamo parlando di sforzi ragionevoli e non eccessivi, cio tali da procurare una sofferenza totalmente negativa.

Ripetete varie volte l'esercizio, cercando di ottenere un sempre maggior controllo sulla direzione della vostra attenzione. Quando la meccanica attenzionale non risponde adeguatamente, riposatevi, poi riprendete di nuovo. Importante: cercate nella vita di ogni giorno di prestare sempre maggiore attenzione alle vostre attivit quotidiane. In questo modo anche le occupazioni di tutti i giorni possono trasformarsi in interessanti esercizi "pretesto" utili per lo sviluppo dell'attenzione. ESERCIZI DI REVISIONE 1. Studiate tutto ci che avete annotato, lezione per lezione. Osservate se le difficolt si ripetono sempre nelle stesse parti dei diversi centri, per esempio nelle parti emotive. 2. Formate, con i quattro centri studiati, uno schema in cui ciascuno di essi appaia diviso nelle sue tre parti. Sintetizzate nello spazio bianco relativo a ciascuna parte, le vostre osservazioni. 3. Tenendo presente lo schema, traete conclusioni sulle vostre difficolt. 4. Considerate il difetto pi grosso scoperto durante tutte le lezioni e proponetevi di lavorarci sopra fino a superarlo. Cercate di fissarvi le scadenze e di stabilire, in base a queste, un certo orario in cui possiate praticare per conto vostro gli stessi esercizi che avete eseguito come test.

PRATICHE DI AUTOCONOSCENZA Le tecniche di autoconoscenza che ora esporremo ci permettono di studiare i nostri aspetti negativi ma, oltre a questo, di individuare quelle qualit positive che dobbiamo rinforzare e sviluppare. Nella maggioranza dei casi le persone non hanno affatto chiaro n i propri aspetti negativi n quelli positivi in quanto, per varie ragioni, non si sono dedicate ad uno studio approfondito di s stesse con un metodo adeguato. L'autoconoscenza uno strumento di fondamentale importanza perch stimola a operare cambiamenti positivi e coscienti. Certamente, questo tipo di lavoro si accompagna a non poche disillusioni, allorch si fanno evidenti molte carenze che magari erano state considerate, fino a quel momento, meriti notevoli. Non si deve credere che per conoscersi, una persona debba mettersi seduta a meditare. Per conoscersi invece necessario studiare s stessi, le proprie reazioni e il proprio comportamento in riferimento a situazioni che, per quanto possibile, facciano parte della vita quotidiana. Pertanto, ben considerare come si svolto il nostro passato, in che situazione attuale viviamo e che cosa desideriamo ottenere in futuro. Sono molte le persone che non saprebbero rispondere seriamente se venissero interrogate su questi tre temi: esse non sanno bene quali sono i fattori che hanno influito sulla loro vita in modo decisivo, non comprendono la situazione in cui vivono e non hanno chiaro che cosa desiderano raggiungere nel futuro. Ci occuperemo ora di questi temi, seguendo un metodo originale, in cui la parte pi importante rimane a carico dello studente. Il suo progresso dipender dalla completa realizzazione degli esercizi che proponiamo. RACCOMANDAZIONI. 1. In questo metodo di autoconoscenza si prevede di non passare da una lezione alla successiva fintanto che quella precedente non sia stata perfettamente compresa e assimilata. 2. Assimilare ciascuna lezione significa eseguire accuratamente gli esercizi proposti e trarre da essi le debite conclusioni. 3. Queste conclusioni dovranno essere elaborate in un quaderno, annotando, lezione per lezione, ogni esercizio, ogni scoperta fatta e ogni progetto formulato per modificare gli aspetti che vengono considerati negativi. 4. Questo auto-esame verr riportato nel quaderno lezione per lezione; in tal modo si potr visualizzare lo sviluppo completo dei progressi realizzati. Inoltre, i risultati di una lezione verranno in seguito rielaborati, paragonandoli a quelli delle lezioni precedenti; infine, dopo aver riordinato i diversi risultati particolari, si far una rielaborazione conclusiva. 5. E' necessario che lavoriate sempre con altre persone, in quanto molti esercizi richiedono il punto di vista di altri partecipanti.

LEZIONE 1 ANALISI DI SITUAZIONE. TENSIONI E CLIMI. Ponetevi la seguente domanda: "In che situazione vivo?" Fatelo, per, in maniera ordinata. Rispondete descrivendo con chiarezza la vostra situazione in funzione di: et; sesso; lavoro; salute; famiglia; amicizia. In ognuno di questi campi chiarite a voi stessi quali sono le tensioni pi sgradevoli che provate. Considerate ora in quali "climi" mentali vivete. Con il termine "climi" intendiamo le sensazioni globali inerenti una situazione, sensazioni che a volte sono decisamente irrazionali: ad esempio, un clima di sfiducia, di violenza, di solitudine, di ingiustizia, di oppressione, di insicurezza, ecc. Dunque, dopo aver descritto con chiarezza la vostra situazione attuale per quanto riguarda l'et, il sesso, il lavoro, ecc., ed aver scoperto le tensioni che agiscono in ciascuno di questi campi, dovete fare altrettanto con i climi. Discutete tutto questo con gli altri partecipanti del gruppo e preparatevi ad eseguire il seguente esercizio: Esercizio n. 1 Tracciate diverse righe nel vostro quaderno e, nei riquadri cos ottenuti, segnate i campi fondamentali della vostra vita che abbiamo considerato prima; a lato di ciascuno di essi fate delle considerazioni molto brevi e precise. Una volta completato il quadro, sintetizzate. Diamo qui sotto un esempio totalmente arbitrario. Et 50 anni. Irritazione nel rendermi conto che la mia energia diminuisce irreversibilmente. Timore di perdere il lavoro attuale. Senso di desolazione quando penso al futuro. Riconciliazione con me stessa considerando l'esperienza che ho acquisito. Frustrazione per non aver sfruttato molte opportunit, ecc. Femminile. Considero spassionatamente il mio matrimonio. Tensione perch vorrei che i miei figli facessero quello che io non ho potuto fare. Clima di necessit di avere un appoggio non ben definito, forse da mio marito, ecc. Ben remunerato. Timore di essere scavalcata dai subalterni. Provo violenza quando i miei meriti non vengono considerati. Clima non ben definito di "porte che si chiudono", ecc. Casa senza intimit a causa degli amici dei miei figli e di mio marito. Necessit di vivere pi lontano dal centro urbano. Sento un clima di soffocamento collegabile al problema dello smog. Provo orrore per linquinamento e la sporcizia ecc. Sono la pi forte della famiglia e questo mi crea tensione perch ho una maggiore responsabilit verso di essa. Inconcepibile senso di colpa per la fragilit degli altri. Timore di una malattia fatale e sentimento non chiaro riguardo all'appoggio che riceverei se mi ammalassi. Ambivalenza, ecc.

Sesso

Lavoro

Famiglia

Salute

Amicizie

Poche, salvo quelle degli altri membri della famiglia, che trovo per lo pi criticabili. Riunioni formali con i membri della ditta. Partecipazione fredda con alcuni conoscenti a funzioni religiose (esempio: matrimoni o funerali). Rifiuto verso le riunioni di compleanno o capodanno. Clima di nostalgia per le amicizie perdute della mia giovinezza, ecc. Irritazione con me stessa per non aver fatto un altro tipo di vita. Tensione per la mancanza di riconoscimento dei miei meriti. Clima di timore per il futuro, di solitudine, di chiusura. Disperazione e confusione di sentimenti di fronte ad una malattia fatale. Soddisfazione per l'esperienza acquisita e per alcune conquiste fatte. Desiderio di superare il risentimento verso molte cose persone del passato. Bisogno di superare il timore per il futuro, che ogni giorno pi grave, ecc.

Sintesi

Dopo aver eseguito questo esercizio, facendo annotazioni precise, traete delle conseguenze dalla situazione descritta e formulate dei propositi validi. Tenete presente che, con il metodo che vi stiamo proponendo, vogliamo portarvi a un'evoluzione della vostra situazione non attraverso una lotta contro i fattori negativi, bens attraverso un ampliamento dei fattori positivi che via via scoprite.

LEZIONE 2 AUTOBIOGRAFIA. Se avete compreso e messo in pratica la lezione N.1 non avrete difficolt a riconoscere che molti aspetti della vostra situazione attuale sono determinati dalla vita passata. La vostra storia personale non una cosa di poca importanza: il passato infatti influisce sul vostro presente, in primo luogo perch la situazione di oggi tale proprio grazie agli avvenimenti precedenti; in secondo luogo, perch il passato agisce direttamente in voi attraverso la vostra memoria. Molte cose del passato continuano ad agire sotto forma di ricordi: molti timori, insicurezze, ecc. sono il risultato di esperienze negative del passato, che continuano ad agire influenzando il momento attuale. Quasi tutte le persone passano da una tappa all'altra della vita; tuttavia vi sono situazioni (spesso molto dolorose) che non sono state comprese ed integrate totalmente, bens accantonate senza essere pi riconsiderate. Sappiamo per che se non si rianalizzano le esperienze passate, che non stato possibile comprendere e integrare, queste continuano ad influenzare il presente, generando climi perturbatori. Anche se non gradevole ricordare certi momenti o situazioni biografiche tristi, si deve per comprendere che bisogna lavorare su questi ricordi, cercando di integrarli alla nostra vita nella sua globalit. Nella coscienza non possono esserci "isole"; tutti i contenuti devono trovarsi in una reciproca e ragionevole comunicazione. Pertanto, vi consigliamo di collegare fra di loro gli elementi del vostro passato che riuscite a ricordare (anche quelli pi sgradevoli), in modo che tali "isole" non rimangano inesplorate, ma vengano incorporate nell'area dell'esperienza utile. Lo studio autobiografico richiede un certo tempo. Proseguendo nell'analisi, potremo verificare che, uno dopo l'altro, sorgono ricordi sepolti da molto tempo. Rimarranno anche alcune lacune che potranno essere completate con l'aiuto di familiari e di amici. Realizzate il vostro lavoro in base al seguente schema: Esercizio n. 2 A. Scrivete nel vostro quaderno un ampio racconto della vostra vita. B. Ordinate poi la sequenza biografica in colonna, anno dopo anno. C. Quindi collocate, in margine ai dati biografici, i tre elementi seguenti che riuscite a ricordare: 1. Incidenti. Considerate incidenti le malattie o le circostanze involontarie che hanno avuto importanza o hanno provocato in voi dei cambiamenti. Si devono considerare incidenti anche i fattori che hanno causato l'abbandono di progetti di una certa importanza. 2. Ripetizioni. Sono situazioni simili che appaiono pi di una volta durante la biografia. Naturalmente esse si evidenziano quando si paragonano anni diversi. 3. Cambiamenti di tappa. Essi si producono quando si passa dalla fanciullezza alla giovent, per esempio, o da questa alla maturit, ecc. Normalmente essi sono caratterizzati da cambiamenti globali nello stile di vita adottato fino a quel momento. A volte vi sono modifiche radicali degli interessi vitali. Ogni persona potr ricordare dei veri "cambiamenti di direzione" in certi momenti della propria vita. Questi cambiamenti possono essere improvvisi o graduali, ed proprio questo che cerchiamo di determinare. D. Realizzate, alla fine, la sintesi biografica, cercando di riassumere tutto il materiale e di estrarne gli aspetti pi significativi. Daremo un piccolo esempio di ci che stato spiegato. In base ad un ampio racconto scritto della propria vita (pi esteso il racconto, meglio ) si organizza il seguente schema, che qui riempiamo con un esempio arbitrario. ANNO ANNO DI VITA AVVENIMENTI ___________________________________________________________ 1940 1 Nascita a .... Non ho ricordi. 1941 2 Cambiamento di casa. Muore mio fratello maggiore. Incidente alla testa.

1942

1943 1944

4 5

Caduta dalle scale. Nasce mia sorella. Mio padre viaggia, ecc. Ripetizione. Fuga, confusione. Non ho altri ricordi. L'uomo sotto l'albero. L'incendio. Mia madre piange. "Il mio vestito non c'". (?) Il treno non arriv. Cambiamento di tappa.

Dopo aver inserito la biografia, fino al momento attuale, in questo quadro, se ne estraggono gli incidenti, le ripetizioni e i cambiamenti di tappa vitale che si sono individuati. A questo punto si in condizione di fare un racconto molto sintetico, considerando unicamente i fattori pi determinanti, gli incidenti, le ripetizioni e cambiamenti di tappa. La sintesi deve essere rielaborata varie volte, fino ad ottenere una struttura coerente, che permetta di comprendere come si formata la situazione in cui viviamo e come si potrebbe sviluppare in futuro se determinate tendenze. che hanno la loro origine nel passato e che permangono nel momento attuale, non vengono modificate.

LEZIONE 3 RUOLI. Non cominciate questa lezione se non avete completato il vostro studio biografico. Considereremo ora i "ruoli" o "personaggi" che dobbiamo rappresentare in differenti circostanze della vita quotidiana. Questi ruoli sono importanti perch permettono di risparmiare energia (essi infatti sono sistemi codificati di comportamento) facilitando l'adattamento all'ambiente sociale. A volte accade per che i ruoli che usiamo siano configurati male; altre volte, che non abbiamo ruoli adeguati per circostanze nuove. Infine pu esserci confusione di ruoli quando assumiamo il comportamento proprio di una situazione in un'altra in cui esso non adeguato. Le persone molto giovani possono contare su pochi ruoli; viceversa le persone pi vecchie possono averne a disposizione un buon repertorio; molti di essi per possono essere configurati male o essere confusi. In ogni caso la correzione dei ruoli esige un lavoro molto intenso, giacch un comportamento pu aver messo forti radici in una persona nel corso del tempo. Dopo aver completato lo studio dei ruoli, sar conveniente che rivediate l'esercizio della lezione N.1, stabilendo relazioni che permettano di aumentare la comprensione della vostra situazione nonch del vostro comportamento in risposta ad essa. Ricordate che il ruolo che una persona pu svolgere, di professore per esempio, di per s stesso non dice molto, a meno che non venga spiegato in che maniera esso sostenuto. Cio, si pu essere un professore buono o cattivo, avere un comportamento dispotico o amabile, essere persuasivo, esigente, compiacente, ecc. E' importante notare che, nonostante i vari ruoli utilizzati nella vita quotidiana, essi possono essere tutti ricondotti ad un certo atteggiamento di base, che spiega in gran parte perch alcuni di essi sono conformati male, o perch altri sono confusi, o perch altri ancora risultano tanto difficili da dominare. Questo punto, che riguarda l'atteggiamento di base, dobbiamo essere in grado di determinarlo alla fine di questo lavoro. Esso costituisce, in un certo senso, la sintesi del lavoro stesso. Esercizio n.3 Presentiamo l'esercizio come esempio affinch lo studente lo possa poi eseguire basandosi sui propri dati. Lavoro. Ruolo di capo energico, ecc.; ruolo di subordinato, portato avanti con cautela, ecc. Famiglia. Ruolo di padre severo, analogo al ruolo di capo sul lavoro, ecc. Amicizie. Ruolo predominante nei confronti di amicizie di "status" inferiore; invece ruolo di consigliere con quelle di "status" pi elevato, ecc. Altro sesso. Ruolo del giovane senza preoccupazioni, ecc. Situazioni nuove. Ruolo dell'osservatore silenzioso, ma critico e spesso mordace. Situazioni difficili. Ruolo di gregario, mai di capo, ecc. Atteggiamento di base. Di falsa sicurezza. Timore di essere interrogato. Spostamento delle domande per mezzo di atteggiamenti di seduzione. L'atteggiamento di base deve essere estratto dalle somiglianze, cio dalle costanti tra i modi di interpretare i vari ruoli. Bisogner anche spiegare in quali casi i ruoli sono configurati male e in quali sono confusi e, inoltre, quali sono le situazioni in cui non abbiamo ruoli di risposta. Infine, bisogner paragonare questo lavoro con l'esercizio n.1, non tralasciando mai di annotare nel quaderno tutte le osservazioni utili.

LEZIONE 4 SCALA DI VALORI. E' importante stabilire la nostra scala personale di valori, perch in questo modo possiamo comprendere che tipi di giudizi di valore formuliamo sulle situazioni che viviamo e che cosa cerchiamo di ottenere in questo sistema di valori. Se, per esempio, il valore pi importante per me fosse "l'amicizia" e quello meno rilevante il "sapere", potrei costruire una scala di valori nella quale "amicizia" e "sapere" si troverebbero agli estremi, mentre gli altri verrebbero ordinati gradualmente tra questi due poli. Esercizio n.4 Esprimete graficamente la vostra scala di valori in cerchi concentrici. Nel pi piccolo (che il pi importante) mettete ci che per voi ha maggior prestigio e nel circolo pi grande ci che ritenete di minor interesse. Esempio: FIGURA 6 (file: figura06.jpg) La scala di valori presentata qui come esempio sar modificata secondo il vostro giudizio personale. Quando siete in dubbio sulla scelta tra due valori, immaginate quale di essi vi causerebbe maggior problema nel caso vi venisse a mancare; questo sar allora il pi importante. Vi raccomandiamo di ripetere questo esercizio pi volte, cambiando l'ordine attribuito ai circoli di valore (o anche inserendone di nuovi) fino ad avere la sensazione di aver fatto una graduatoria veritiera. Una volta concluso l'esercizio, confrontatelo con la vostra "analisi di situazione" (esercizio n.1) e con lo "studio dei ruoli" (esercizio n.3). A questo punto si evidenzieranno delle relazioni: cose tanto distinte in apparenza acquisteranno unit, spiegando molti aspetti della vostra condotta e delle vostre contraddizioni attuali, fornendovi anche una nuova prospettiva da cui potrete partire per sviluppare i vostri aspetti positivi. Cercate di discutere con altri partecipanti le relazioni stabilite.

LEZIONE 5 IMMAGINE DI S. Una cosa l'immagine o l'impressione che si desidera produrre negli altri (e che, in buona misura, in stretta relazione con il nostro modo di interpretare i ruoli) e altra cosa l'impressione, l'immagine che si ha di s stessi. Quest'ultima viene evidenziata dalla domanda: "Che opinione ho di me stesso?". Ricordate: porsi questa domanda non equivale a chiedersi quale impressione si desideri produrre sugli altri. Il modo migliore per focalizzare l'immagine di s consiste nel procedere per eliminazione. Provate, nel corso di questa analisi, ad eliminare qualche vostra facolt, caratteristica o possesso, cercando di capire quale problema vi procurerebbe tale eliminazione. Potrete verificare che l'immagine che si ha di s stessi ha forti cariche compensatorie che servono a darci una certa sicurezza nella vita. L'immagine di s utile per l'autoaffermazione, ma bisogna comprendere che la sua radice, a volte, sta nelle carenze o difetti che compensa. Esercizio n.5 Domandatevi: "Se dovessi perdere qualcuna delle mie facolt, la perdita di quale di esse considererei pi grave?" Forse l'intelligenza o il sapere, la bellezza o la salute, la bont o la sensibilit... Utilizzando il sistema di lavoro gi sperimentato nella lezione precedente, organizzate una scala in cerchi concentrici, collocando nel cerchio pi piccolo l'aspetto per voi pi importante e poi, procedendo verso l'esterno, quelli che rivestono sempre minore rilevanza. Sicuramente bisogner modificare del tutto o parzialmente le facolt che compaiono nell'esempio seguente: FIGURA PAG.66 Una volta eseguito l'esercizio, domandatevi se veramente cercate di perfezionare questi aspetti che tanto apprezzate. Secondo le risposte, avrete modo di valutare se esiste accordo o insoddisfazione con l'immagine che avete di voi stessi. Confrontate questo esercizio con il N.4 e cercate di stabilire delle corrispondenze tra l'immagine di voi e la vostra "scala di valori". Mettete in relazione pi cose possibile e osservate come compensate le vostre mancanze; cercate di discutere tutto questo con le persone che stanno facendo il vostro stesso tipo di analisi. Terminato questo lavoro, scrivete nel vostro quaderno le risoluzioni opportune o i suggerimenti necessari per correggere o migliorare l'immagine di voi.

LEZIONE 6 INSOGNI E NUCLEO D'INSOGNO. Avrete sicuramente notato che nella vita quotidiana ci sono momenti in cui ci sembra di "sognare ad occhi aperti". Quando si ha fame, per esempio, a volte si sogna ad occhi aperti di mangiare certi alimenti. Questo fenomeno si manifesta in genere ogni volta che si hanno necessit o desideri, o quando si verificano alcune circostanze di cui parleremo pi avanti. Chiamiamo "insogni" questi sogni ad occhi aperti. In genere gli insogni servono a compensare carenze o a risolvere difficolt in modo immaginario e permettono cos una momentanea diminuzione delle tensioni moleste. Quando si tratta di difficolt temporanee (cio, per rifarci all'esempio, se la fame che genera l'insogno del cibo momentanea) diciamo che agiscono insogni compensatori secondari, occasionali. Ma se la fame fosse un fatto continuo, cio se la situazione economica ne presentasse quotidianamente la minaccia, gli insogni sul cibo diventerebbero primari. Nei nostri studi ci interessano gli insogni primari, giacch questi tendono ad influenzare molte delle nostre attivit e, contemporaneamente, contribuiscono a scaricare tensioni permanenti. Il modo migliore di individuare gli insogni primari consiste nel fare attenzione alle immagini, alle divagazioni che elaboriamo quando stiamo per addormentarci o risvegliarci, cio che compaiono in quel livello di coscienza noto come "dormiveglia". Queste immagini appaiono anche, e sono di facile individuazione, nel livello di coscienza di "veglia" quando sperimentiamo una sensazione di fatica. L'individuazione degli insogni primari nel livello di coscienza di sonno pi difficile, perch in questo caso le immagini che appaiono come "sogni" sono, a volte, insogni primari, mentre altre volte sono insogni secondari occasionali (compensazioni di sete, di fame, di calore, di cattive posizioni del corpo, ecc.). Vi proponiamo ora alcuni esercizi che permettono di individuare gli insogni primari. Esercizio n.6 Prendete nota delle immagini o degli insogni che si ripetono continuamente nel dormiveglia o nella veglia quando siete stanchi. Esercizio n.7 Collocate ad un metro di distanza da voi una candela accesa. Fate in modo che la stanza sia illuminata solo da questa fonte di luce. Fate riposare la vista sulla fiamma della candela per circa dieci minuti. Prendete nota delle immagini e scrivete poi un breve racconto in base ad esse. Le immagini possono essere o no in connessione tra di loro. Esercizio n. 8 Fondete un pezzo di piombo e buttatelo rapidamente nell'acqua fredda. Il piombo assumer forme capricciose. Collocate l'oggetto cos formato su un tavolo a circa mezzo metro di distanza da voi. Lasciate scorrere lo sguardo su di esso fino a scoprire delle "figure". Prendete nota delle immagini e scrivete un breve racconto in base ad esse. Esercizio n.9 Mettete dei batuffoli di cotone su un panno nero di una ventina di centimetri di lato. Lasciatevi scorrere lo sguardo fino a scoprire delle "figure". Fate una relazione scritta sulla storia che esse vi suggeriscono. Dopo aver eseguito i quattro esercizi, osservate quali sono le immagini che si ripetono. Tali immagini saranno gli insogni primari permanenti. Se non avete ottenuto ripetizioni dovete insistere negli esercizi fino a quando esse appariranno. Gli insogni primari che siete riusciti a individuare debbono essere posti in relazione alla situazione attuale in cui vivete. Bisogner pertanto che vi domandiate che cosa essi stiano compensando. A questo punto paragonate i racconti, le storie che avete scritto (non pi le immagini ripetute). Essi potranno essere differenti, ma evidenzieranno, in ogni caso, un clima mentale comune. Questo clima comune, che coincider sicuramente con il clima mentale in cui vivete abitualmente, sveler il vostro nucleo di insogno.

L'individuazione del nucleo d'insogno di grande importanza, in quanto proprio esso che riflette il vostro problema fondamentale. Il nucleo d'insogno il clima mentale di base in cui una persona vive. Esso fa sorgere immagini compensatorie (gli insogni primari) che hanno la funzione di scaricare le tensioni interne pi forti e nello stesso tempo di orientare la condotta nel mondo. Attraverso tali immagini che sorgono per compensarlo, il nucleo d'insogno pu determinare la condotta di una persona per un lungo periodo di tempo. Quando, invece, per superamento di una tappa della vita (passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza o da questa alla maturit, per esempio) o per un incidente o per un cambiamento improvviso della situazione in cui la persona vive, il nucleo d'insogno si modifica, anche gli insogni primari compensatori si modificano; questo, a sua volta, determina un cambiamento profondo di comportamento. Vi sono persone il cui nucleo rimasto decisamente fissato ad una tappa della vita; esse mostrano comportamenti che sono tipici di quella tappa ma che non corrispondono alla loro vera et biologica. Al contrario, quando notiamo in una persona un vistoso cambiamento, un atteggiamento quasi opposto a quello che abitualmente conosciamo, possiamo inferire che un nucleo d'insogno scomparso e che un'altro diverso sorto al suo posto. Di conseguenza cambiato il sistema di insogni primari e pertanto mutata anche la condotta della persona e l'ottica con cui essa mette a fuoco la realt. Lo studio corretto di questa lezione e il lavoro con gli esercizi in essa proposti sono di importanza fondamentale. Molte scoperte che verranno fatte in questa lezione permetteranno di strutturare in modo coerente le conclusioni ottenute nelle lezioni precedenti. Conviene ora spostare di nuovo l'attenzione sulla biografia e cercare di determinare in quali momenti della vita si sono prodotti cambiamenti di nucleo d'insogno che necessariamente si sono poi tradotti in profondi cambiamenti di tappa di vita. REVISIONE Organizzate la seguente scheda: (vedere quadro) E' necessario che le considerazioni scritte sulla scheda siano il pi possibile schiette e precise. Completata convenientemente la scheda, prendete ciascuno dei punti e confrontatelo con i rimanenti nove. Annotate i risultati nel vostro quaderno. Scheda di autoconoscenza --------------------------------------------------------Situazione attuale (sintesi) ............................ Ruoli (atteggiamento di base) ........................... Scala di valori (compensazioni) ......................... Immagine di s (compensazioni) .......................... Insogni primari (compensazioni) ......................... Nucleo d'insogno (compensazioni di base)................. Biografia (incidenti) ................................... Biografia (ripetizioni) ................................. Biografia (cambiamenti di tappa) ........................ Biografia e nucleo (relazioni) .......................... Ora siete in condizione di tentare qualche modifica nelle vostre tendenze e nei progetti a futuro. Per comprendere sinteticamente tutto ci, organizzeremo una seconda scheda che porremo sempre in relazione a quella precedente (vedere quadro). Scheda dei progetti ----------------------------------------------------------Progetti di vita a breve termine .......................... Progetti di vita a medio termine .......................... Progetti di vita a lungo termine .......................... Motivi dei progetti (in relazione con la scheda precedente)

Possibili ragioni di abbandono dei progetti (in base alla scheda precedente) Correzioni o modifiche necessarie dei progetti ............ Osservazioni .............................................. Comprendendo che gli insogni ed i progetti sono compensazioni di carenze, appare evidente che molte persone subiscono alcune delusioni su s stesse. L'autoconoscenza, pur proponendo di focalizzare gli elementi negativi, cerca in primo luogo di rinforzare le qualit interessanti che possono trovarsi come "soffocate" proprio da compensazioni immaginarie. In generale succede che le immagini o i progetti basati su insogni compensatori provocano una certa distensione, per cui l'essere umano si attacca ad esse proprio per questo motivo. Ma la realt va oltre e, man mano che il tempo passa, gli insogni risultano sfasati rispetto alla situazione in cui ci si trova a vivere. Questo genera sofferenza e contraddizione. Un buon lavoro di autoconoscenza non si ferma semplicemente alla comprensione delle carenze fondamentali, ma si spinge fino alla formulazione di propositi di cambiamento.

SECONDA PARTE OPERATIVA

REVISIONE DEI LAVORI PRECEDENTI Nella prima parte riguardante la distensione si lavorato mirando al raggiungimento del relax fisico esterno, interno e mentale. Poi si proseguito nel lavoro utilizzando le immagini, come nel caso dell'esperienza di pace e della conversione delle immagini quotidiane e biografiche che provocano tensione. Nella ginnastica psicofisica il lavoro iniziato con la correzione delle posizioni corporee. Si sono poi effettuate diverse serie di esercizi destinati a mobilizzare i centri vegetativo, motorio, emotivo ed intellettuale, cercando, in ogni caso, di individuare le carenze nei centri stessi e nelle loro parti. Sono stati eseguiti, inoltre, esercizi di perfezionamento dell'attenzione e, come norma generale, si raccomandato di superare i difetti riscontrati ripetendo, fino alla completa assimilazione, quegli esercizi che hanno permesso di metterli in evidenza. Nell'autoconoscenza, prima sono stati studiati la situazione attuale in cui si vive, i ruoli, la scala di valori e l'immagine di s; poi si data particolare importanza alla realizzazione dell'autobiografia, allo studio degli insogni e al lavoro su di essi. Prima di entrare nel difficile tema dell'operativa, raccomandiamo di tornare sugli argomenti gi affrontati e di effettuare una revisione scritta. Tale revisione permetter di dare un ordine a quanto stato compreso e di integrare questo primo livello di lavoro. Revisione 1. Ripetere velocemente le tecniche di distensione in maniera che tutte risultino chiare e si possa disporre di esse a volont. Nel caso in cui una risultasse particolarmente difficile, soffermarsi su di essa e lavorare fino ad assimilarla completamente. 2. Ripetere velocemente le tecniche di ginnastica psicofisica ed osservare se si lavorato bene su di esse. Un buon indicatore sar dato dal fatto di essere riusciti a fare proprie le posizioni corrette e di aver superato il difetto principale rilevato durante il lavoro. Se ci non accade, sar conveniente insistere nei punti in cui necessario, fino al raggiungimento di un livello qualitativo soddisfacente. 3. Prendere la scheda dell'autoconoscenza e paragonarla con quella dei progetti. Riconsiderare i propositi di cambiamento formulati allora. Effettuata la revisione, rispondere in maniera meditata a questa domanda: perch desidero continuare questo tipo di lavoro? Revisione scritta 1. Rispondere con precisione: a) A cosa serve la distensione? b) A cosa serve la ginnastica psicofisica? c) A cosa serve l'autoconoscenza? Consultare le lezioni precedenti per verificare l'esattezza delle risposte. 2. Rispondere alle seguenti domande: a) In quali tecniche il nostro sistema di distensione si differenzia da altri sistemi e perch? b) In cosa si differenzia la nostra ginnastica psicofisica dalla ginnastica convenzionale e dallo sport e perch? c) In cosa si differenzia la nostra autoconoscenza da altri sistemi e perch? 3. Rispondere alle seguenti domande: a) Che tipi di tensioni esistono? b) Dove si registrano le tensioni e in che modo? c) Che funzioni svolgono le immagini? d) Che relazione esiste tra posizioni corporee e stati d'animo? e) Che relazione esiste tra forme respiratorie e stati d'animo? f) Come lavora ciascuno dei centri? g) Come lavora ciascuna parte di ciascun centro? h) Quali sono le interazioni tra le attivit dei centri? i) Perch importante lo sviluppo dell'attenzione? l) In che cosa una tensione si differenzia da un clima? m) Che cos' un ruolo? n) Che cos' un "valore"? o) Che cos' l'immagine di s?

p) Che cosa sono gli insogni e che funzione svolgono? q) Che cosa sono i livelli di coscienza? r) Perch gli avvenimenti biografici condizionano il presente? s) Perch i progetti condizionano il presente? Consultare le lezioni precedenti per verificare l'esattezza delle risposte. INTRODUZIONE ALL'OPERATIVA Effettuata la revisione dei lavori precedenti siamo in grado di cominciare l'operativa. A cosa serve l'operativa? L'operativa, mediante il sistema chiamato "catarsi", serve ad eliminare le "cariche" perturbatrici legate a contenuti che alterano la coscienza. Inoltre, mediante il sistema chiamato "trasferenza", serve ad ordinare il funzionamento psichico. E inoltre, utile per quelle persone che desiderano convertire una situazione particolare della loro vita, riorientando il senso, attraverso il sistema chiamato "autotrasferenza". L'operativa pu essere definita come l'insieme delle tecniche destinate a normalizzare il funzionamento psichico in modo che la coscienza sia messa in condizione di ampliare le sue possibilit. La funzione dell'operativa non terapeutica, perch con essa non si cerca di risolvere i problemi di dissociazione o le anomalie psichiche. Questo campo di lavoro di pertinenza della psichiatria. L'operativa parte dal presupposto che ogni essere umano si trovi interiormente disgregato. Questa disgregazione non si riferisce alle funzioni della coscienza, perch in tal caso si sarebbe in presenza di un fenomeno patologico, che non interessa l'operativa. La disgregazione si riferisce ai contenuti della coscienza (per esempio: fatti passati, la situazione in cui si vive nel presente, progetti, ecc.). Integrare tali contenuti significa dare coerenza al mondo interno e, di conseguenza, alla propria condotta nel mondo. Non coerente, infatti, pensare in una direzione, sentire in un'altra ed agire in un'altra ancora. Per quello che ci succede ogni giorno. Si tratta di fatti comuni, non di fatti patologici, ma non per questo meno dolorosi. Per pensare, sentire ed agire in una stessa direzione, sar necessario, in primo luogo, raggiungere un certo equilibrio tra le cariche possedute dai vari contenuti di coscienza e, in secondo luogo, riorganizzare tali contenuti. In conclusione, tutto il lavoro di operativa punta alla coerenza interna, aprendo nuove possibilit all'evoluzione della mente. RACCOMANDAZIONI 1. Studiare ogni lezione insieme ad altre persone eseguendo gli esercizi "pedagogici" insieme ad esse. 2. Una volta studiata e discussa ciascuna lezione in gruppo, lavorare su di essa con una persona sola. Questo un punto importante: studiare, discutere ed anche realizzare esercizi pedagogici insieme, ma non eseguire mai delle vere e profonde pratiche tra pi di due persone. I due partecipanti avranno il ruolo di "guida" e di "soggetto". 3. I ruoli di guida e di soggetto devono essere alternati in ciascun esercizio, affinch entrambi gli studenti comprendano ed arrivino a dominare in ugual misura le tecniche proposte. 4. Per quanto possibile, le stesse due persone devono lavorare insieme per tutto il corso. 5. E' molto importante che esista affinit e inoltre che entrambi possano contare su una totale discrezione su quanto viene realizzato durante le sedute di lavoro. 6. Non si comincia una nuova lezione fino a quando la precedente non sia stata completamente assimilata. Di conseguenza, a seconda del grado di difficolt della materia trattata, ad ogni lezione corrisponder un numero diverso di sedute di lavoro.

PRATICHE DI CATARSI LEZIONE 1 SONDAGGIO CATARTICO. Quando un contenuto di coscienza (per esempio un'immagine, un ricordo, un'idea) raggiunge una tale intensit o "carica" da emergere dagli altri contenuti, esso tende a scaricarsi, inviando impulsi ai centri corrispondenti, i quali mobilizzano delle attivit corporee nel mondo esterno. A rigore di termini, dunque, ogni attivit implica una scarica, una catarsi di tensione. Consideriamo a questo punto che le normali attivit della vita quotidiana sono in rapporto diretto con il ciclo necessit-soddisfazione della necessit. In questo ciclo, le tensioni interne aumentano nei momenti di necessit e diminuiscono in quelli di soddisfazione; ad un aumento di tensione corrisponde il registro interno di dispiacere e ad una diminuzione di tensione quello di piacere. E' grazie a questo che ogni essere vivente pu muoversi verso le sue fonti di approvvigionamento e retrocedere di fronte ai pericoli, proteggendo cos la sua integrit; e pu, inoltre, orientarsi verso ci che gli permette di riprodurre e di espandere la sua struttura. I due meccanismi qui descritti sono stati denominati fin dall'antichit "istinto di conservazione individuale" e "istinto di conservazione della specie". Il sistema dinamico tensione-dispiacere e distensione-piacere riproduce a livello biologico il sistema fisico generale squilibrio-ristabilimento dell'equilibrio. L'essere umano, tuttavia, possiede un'ampia gamma di attivit che non sembrano essere in rapporto diretto con gli istinti: il riso, il pianto la comunicazione dei propri problemi, l'attivit artistica, quella fisica non agonistica, ecc. Tutte queste, per, sono espressioni catartiche che svolgono un ruolo importante nel ristabilimento dell'equilibrio interno. Per numerosi motivi, diversi canali di scarica catartica in un dato momento possono trovarsi bloccati. In questo caso la tensione accumulata cerca altre vie di sfogo, in modo tale che l'equilibrio si ristabilisca indirettamente. Per se le tensioni accumulate aumentano rispetto alle scariche (dirette o indirette), tutta la struttura comincia ad essere in pericolo: molte malattie sono infatti somatizzazioni o esplosioni interne motivate dal blocco delle vie catartiche esterne. Tensioni eccessive possono esplicarsi anche sotto forma di atti di violenza. Pertanto un adeguato sistema di catarsi di fondamentale importanza per la vita. Esercizio n. 1 La guida chiede al soggetto di raccontare delle barzellette e ne prende nota. Esercizio n. 2 La guida chiede al soggetto di narrare dei fatti storici. Si prende nota. Esercizio n. 3 La guida chiede al soggetto di descrivere alcuni episodi allegri della sua vita. Si prende nota. Esercizio n. 4 La guida chiede al soggetto di descrivere degli episodi tristi della sua vita. Si prende nota. Effettuati i quattro esercizi, si riunisce il materiale raccolto, chiedendo al soggetto di spiegare quali sono, nei diversi racconti, quegli elementi comuni che gli hanno causato: a) tensione muscolare e perch; b) distensione e perch; c) blocco (cio: oblio o dissimulazione o silenzio) e perch; d) cambiamenti nel tono di voce, nella respirazione, oppure nell'atteggiamento corporeo e perch. Realizzato tutto questo, si chiede al soggetto di sintetizzare in poche parole ci che gli provoca tensione e ci che lo distende. Infine, si invita il soggetto ad esprimersi liberamente, commentando quei fatti o quegli insogni che gli permettono di liberare le sue tensioni. A questo punto si sta gi conducendo una prima elementare catarsi.

Secondo lo stile di questo corso, la guida scambier con il soggetto il proprio ruolo. Il numero di sedute necessario a sviluppare questi lavori varier da caso a caso. Ogni seduta non deve durare pi di un'ora.

LEZIONE 2 SONDAGGIO CATARTICO (approfondimento) Nella lezione precedente, guida e soggetto hanno stabilito un primo contatto. Gli esercizi proposti avevano lo scopo di far risaltare le tensioni legate a determinati temi. Si era cercato inoltre di arrivare ad una elementare catarsi, chiedendo al soggetto di esprimersi liberamente, di commentare a suo piacimento fatti o insogni. Procederemo ora con tecniche sempre pi precise, seguendo l'idea di individuare dei problemi (sondaggio) e di scaricare poi le tensioni rilevate. E' importante comprendere bene questo punto: non nostro interesse liberare le cariche che sono in relazione con tensioni occasionali (momentanee) ma quelle legate a tensioni permanenti. Queste ultime, anche se possono avere un'ampia gamma di motivazioni, sono collegate di solito con tre temi centrali: denaro, sesso e immagine di s. Esponiamo qui di seguito un sistema completo di sondaggio catartico, la cui esecuzione non richiede speciali condizioni. La base del sistema la lista delle parole-stimolo. La guida inizia a pronunciare delle parole alle quali il soggetto deve rispondere con altre parole; questo deve avvenire il pi rapidamente possibile e senza razionalizzare, cio per semplice associazione libera d'idee. Esempi di razionalizzazione sono le parole-risposta che definiscono, descrivono o ripetono lo stimolo proposto. In questo senso, se la guida dice "albero" ed il soggetto risponde "pianta", si in presenza di una razionalizzazione di scarsa utilit per il sondaggio. Le parole-stimolo in una prima fase devono essere neutre, devono riferirsi, cio, ad oggetti o ad utensili della vita quotidiana, per esempio: tavolo, sedia, porta, finestra, stanza, cucina, automobile, citt, fabbrica, giocattolo, ecc. In seguito la guida sostituisce alcune parole neutre con altre che sono in relazione ai temi centrali di cui si parlato precedentemente, per esempio: tavolo, soldi, porta, amore, padre, madre, automobile, ridicolo, fabbrica, morte, bambino, ecc. Le parole in relazione con i temi centrali o quelle che compromettono la vita o l'integrit del soggetto (per esempio: morte, malattia, incidente, ecc.) si chiamano "significative", indipendentemente dal fatto che vengano usate come stimolo o come risposta. Facciamo ora alcune raccomandazioni. La guida user un repertorio di parole pulite e garbate. La guida annoter le risposte che ha considerato significative, sia perch in relazione con i temi centrali, sia perch possiedono una forte carica affettiva. Per esempio, annoter come risposta alla parola "sedia", la parola "amante", o certe esclamazioni come "oh", oppure certe costruzioni strane come "non posso", ecc. E' molto importante fare attenzione ai seguenti indicatori: 1. Aumento della tensione muscolare di fronte alla parola-stimolo o nella risposta. 2. Cambiamento del tono di voce. 3. Cambiamento del ritmo respiratorio. 4. Cambiamento della posizione corporea. 5. Eccessiva lentezza nella risposta. 6. Dimenticanza delle parole con cui rispondere allo stimolo. 7. Risposte caricate emotivamente. Il caso di cui al punto 5 coincide quasi sempre con la sostituzione, da parte del soggetto, di una prima parola spontanea con un'altra che non lo . Il caso al punto 6 denota un blocco di immagini. Il caso al punto 7 ha carattere catartico. In successivi esercizi la guida proporr ancora delle parole neutre tra le quali per intercaler parolestimolo, o user come nuovo stimolo quelle risposte del soggetto risultate significative in precedenza. Pi avanti, user come stimolo parole legate a gruppi di due, alle quali anche il soggetto risponder con due parole. Infine, la guida proporr frasi complete, create utilizzando parole significative e chieder a soggetto di rispondere con frasi.

Il sondaggio arriva ad un livello interessante quando la guida parla sempre di meno ed il soggetto sempre di pi, e quando quest'ultimo si dilunga tanto che da un semplice sondaggio si passa ad un racconto caricato emotivamente. Se questo accade, si stanno aprendo delle possibilit catartiche che possono giungere a manifestazioni vistose come il riso, il pianto, l'esplosione di collera, ecc. Esercizio n. 1 La guida elenca una serie di parole-stimolo, alle quali il soggetto risponde. Esercizio n. 2 La guida alterna a parole neutre parole significative correlate ai temi centrali, e/o parole significative che il soggetto ha pronunciato come risposte nell'esercizio precedente. Esercizio n. 3 La guida pronuncia una serie di parole, a due a due, alle quali anche il soggetto risponde con due parole. Esercizio n. 4 La guida pronuncia frasi significative e chiede al soggetto di rispondere con frasi. Esercizio n. 5 La guida pronuncia frasi significative e chiede al soggetto di esprimersi liberamente, senza alcun pregiudizio e senza razionalizzare. Realizzati gli esercizi, la guida collabora con il soggetto nell'interpretazione dei fenomeni significativi, facendo in modo che egli formuli una sintesi coerente dei propri problemi pi importanti. Se al termine del lavoro il soggetto sperimenta un alleggerimento delle proprie tensioni, la catarsi ha avuto luogo. Poich per esistono catarsi di diverso grado di profondit, si suggerisce di effettuare varie sedute allo scopo di migliorare ulteriormente il livello raggiunto. Coerentemente con l'impostazione che si vuol dare a questo tipo di lavoro, entrambi i partecipanti si scambieranno il ruolo alla fine della serie di esercizi. Si osservi che, in base allo schema spiegato, possibile impostare delle tecniche applicabili nella vita quotidiana con persone che manifestano forti tensioni interne e, in generale problemi di comunicazione. Vediamo ora un esempio di sondaggio catartico da applicare nella vita quotidiana con una persona che non conosce questi temi. Sondaggio di retroalimentazione La guida suggerisce al soggetto una lista di parole chiedendogli di rispondere ad ognuna di esse con una parola differente; nel caso in cui la guida usi pi di una parola alla volta, anche la risposta dovr essere di varie parole e, se la guida usa come stimolo delle frasi, anche il soggetto risponder con frasi. La guida chiede al soggetto di rispondere immediatamente, senza inibizioni o razionalizzazioni. La guida inizia enunciando una parola a caso; il soggetto risponde e la guida replica con la stessa parola usata dal soggetto come risposta. Il risultato di questa retroalimentazione della risposta che il soggetto stesso svolge una specie di argomento catartico, fino ad arrivare al punto in cui lui solo a parlare.

LEZIONE 3 CATARSI. SCHEMA DELLA COSCIENZA. CATARSI PROFONDA. In altri capitoli abbiamo visto il funzionamento dei centri di risposta e la funzione che l'immagine svolge nel mobilizzare le attivit umane. Consideriamo ora i seguenti schemi: FIGURA 8 (file: figura08.jpg) FIGURA 9 (file: figura09.jpg) Lo schema I mostra un sistema semplice: gli stimoli arrivano alla coscienza e quest'ultima agisce rispondendo. Lo schema II considera che gli stimoli possono essere sia esterni al corpo sia interni. Gli stimoli sono ricevuti dai sensi come sensazioni e portati alla coscienza come percezioni (cio come sensazioni strutturate). La coscienza agisce creando immagini che portano energia ai centri, i quali organizzano le risposte che, a seconda dei casi, possono essere esterne o interne. Lo schema III pi completo. In esso vengono fatte distinzioni tra i due sistemi di sensi: gli esterni (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) e gli interni (cenestesici: dolore, temperatura, tensione muscolare, ecc.; cinestetici: posizione e movimenti del corpo). Gli stimoli provenienti dall'esterno e dall'interno arrivano alla coscienza come percezioni, imprimendosi contemporaneamente nella memoria. A sua volta la memoria invia stimoli alla coscienza come ricordi. La coscienza produce immagini che agiscono sui centri, i quali, a loro volta, danno risposte esterne (motorie) o interne (vegetative). Ogni risposta data da un centro captata dai sensi interni e dalla coscienza; grazie a questo, si ha cognizione delle operazioni effettuate (retroalimentazione della risposta) che vengono inoltre impresse nella memoria. Questa la base dell'apprendimento, che si perfeziona con la ripetizione delle operazioni. Nella coscienza si producono alterazioni se, per qualche circostanza, si bloccano gli impulsi che dovevano arrivare dai sensi o dai centri di risposta o dalla memoria. Questo succede anche quando gli impulsi che arrivano alla coscienza sono eccessivi. L'intensit degli impulsi che percorrono il circuito variabile: a volte essi sono dotati di un'energia normale (entro le soglie); a volte di un'energia eccessiva (al di sopra delle soglie di tolleranza); a volte di energia nulla (blocco). Se in un centro la risposta si blocca mentre ad esso arrivano impulsi provenienti dalla coscienza, il centro stesso si sovraccarica di energia; come conseguenza, la carica si sposta ad altri centri, producendo risposte sbagliate: per esempio, risposte motorie inibite producono un sovraccarico nel centro vegetativo, che d risposte interne inadeguate, sfocianti spesso in disfunzioni organiche o in somatizzazioni. Lo stesso pu succedere se si bloccano determinate risposte emotive che normalmente dovrebbero manifestarsi con espressioni motorie. La funzione della catarsi quella di rendere possibile lo sblocco, facendo diminuire, cos, i sovraccarichi energetici che mettono in pericolo il circuito. Quando abbiamo lavorato con la ginnastica psicofisica abbiamo constatato che a volte un centro agisce in sostituzione di un altro, e che altre volte una parte ne sostituisce un'altra. Abbiamo anche verificato che il grado di allenamento dei centri diverso nelle singole persone. Per mezzo degli esercizi che abbiamo appreso, abbiamo tentato di mettere in attivit i centri e le parti che presentavano difficolt di funzionamento. La ginnastica psicofisica ha permesso di individuare i problemi che si presentano nelle risposte e di riordinare l'energia dirigendola verso i punti adeguati di scarica. In quest'ultimo caso la funzione catartica del lavoro psicofisico risulta evidente. Adesso dobbiamo chiederci: che cosa fare quando gli impulsi si bloccano prima di arrivare ai centri? Dobbiamo agire o a livello di sensi interni (nel caso di anestesie intracorporee ovvero di perdita della consapevolezza di certe zone del corpo); o a livello di formazione delle immagini (nei casi di assenza, sostituzione o errata ubicazione delle immagini nello spazio di rappresentazione della coscienza). Tutti questi casi saranno trattati nelle lezioni sulle trasferenze.

Nelle lezioni precedenti abbiamo lavorato anche sulla distensione, cercando di diminuire le cariche che, trasformate in sensazioni interne, danno luogo a impulsi dannosi per il buon funzionamento del circuito. Ma chiaro che possono esistere fonti di tensione molto lontane dai punti in cui le tensioni stesse si manifestano. Cos, per esempio, un contenuto di memoria pu manifestarsi come immagine ossessiva che aumenta la tensione emotiva e motoria. In questo caso, la distensione agisce non solo diminuendo le cariche in certi punti corporei, ma anche spostando l'attenzione dall'immagine perturbatrice a immagini controllabili ... Ad ogni modo le cariche spostate richiedono una apertura catartica. Catarsi profonda La catarsi, come tecnica, consigliabile nei casi di inquietudine generale, di ansiet, di incomunicabilit e in presenza di blocchi di qualsiasi genere. A volte sufficiente il sondaggio catartico, altre volte necessario arrivare ad una catarsi profonda. Prima di entrare in tema dobbiamo ricordare che esistono molte forme empiriche di catarsi. Tutte le attivit (come ridere, piangere, correre, gridare, ecc.) dopo le quali si registra una sensazione di sollievo, sono forme di catarsi. Il nostro interesse, per, quello di imparare ad usare tecniche precise (di sondaggio o di catarsi profonda) che portino direttamente ai problemi, problemi che possono essere attuali, biografici, o anche solo immaginari. Dobbiamo imparare ad arrivare ai "nodi" psichici e a liberare le loro cariche nella maniera pi semplice e rapida possibile. Il lavoro di catarsi proposto in questa lezione diviso nei seguenti passi: 1. Esame interno 2. Relax 3. Sviluppo della catarsi 4. Scarica 5. Sintesi Passo 1: si chiede al soggetto di fare un esame interno al fine di individuare quei problemi che gli risultino pi difficili da comunicare. Dopo questa proposta il soggetto viene lasciato da solo per alcuni minuti. Passo 2: la guida si colloca accanto al soggetto, invitandolo ad effettuare un buon relax della muscolatura esterna. Passo 3: la guida utilizza tutte le tecniche del sondaggio catartico, fino ad arrivare al momento in cui il soggetto comincia ad esprimersi liberamente; a quel punto la guida rimane in silenzio. Passo 4: il soggetto arriva a parlare dei problemi che al momento dell'esame interno aveva ritenuto impossibile comunicare. Passo 5: la guida ed il soggetto sintetizzano il lavoro fatto, dando cos coerenza all'intero processo. Raccomandazioni 1. E' conveniente che il luogo di lavoro sia silenzioso ed abbia una luce soffusa. E' importante fare in modo di non essere interrotti da altre persone. 2. I partecipanti devono sedersi uno accanto all'altro, in modo che il soggetto non abbia la sensazione di essere osservato dalla guida. 3. La guida far in modo che le sue espressioni siano precise e amabili, cercando di stabilire una comunicazione affettuosa. La guida non rimproverer o giudicher il soggetto in nessun caso. 4. La guida non menzioner mai il nome del soggetto. 5. La guida prender nota degli indicatori che si presentano. Osservazioni Una delle prime difficolt che si presentano con i soggetti fortemente bloccati la loro affermazione difensiva di non avere problemi che non possono raccontare. A volte anche il soggetto che la fa, sa che tale affermazione falsa. In questo caso, si potr proseguire il lavoro per diverse sedute, avanzando man mano che tra guida e soggetto aumenti la fiducia reciproca.

Tale argomentazione difensiva pu anche essere dettata da una mancanza di fiducia nella tecnica o nella capacit della guida. E' chiaro che pi forte il problema di comunicazione del soggetto, pi duro sar il suo giudizio sulla guida e pi forte la sua tendenza alla razionalizzazione. In molti casi, il soggetto pensa che il rischio sia maggiore dei risultati; a rigore non esiste alcun rischio, anche se, senza dubbio, la catarsi compromette l'immagine di s del soggetto oppure l'immagine con cui egli si presenta agli altri. Pu anche succedere che il soggetto stesso non capisca i propri problemi fondamentali, in quanto il suo sistema di tensione riesce a bloccare i suoi contenuti. In questo caso i problemi maggiori sono spesso nascosti da difficolt di poca importanza. Un'altra possibile fonte di difficolt la tendenza di certi soggetti a fare interpretazioni prima del lavoro catartico, razionalizzando i problemi secondo schemi teorici. Le difficolt menzionate saranno superate se la guida, avendo cura di evitare ogni forma di discussione o di contrasto, chiarir al soggetto la sua situazione. Proprio queste osservazioni che stiamo facendo potranno essere commentate liberamente con il soggetto prima di cominciare il lavoro. Durante la prima fase, cio l'esame interno, il soggetto cercher di stabilire molto chiaramente quali sono i problemi che gli sembrano impossibili o comunque molto difficili da esporre alla guida; oltre a questo, il soggetto dovr aver cura di chiarire a s stesso quali sono i problemi che gli rendono difficile la comunicazione con altre persone. Con il rilassamento esterno si cerca di fare in modo che il soggetto noti ogni problema o difficolt nel momento stesso in cui sorge: infatti essi sono accompagnati da tensioni che il soggetto non noterebbe senza un previo rilassamento della muscolatura esterna. La comparsa delle tensioni servir anche come indicatore per la guida. Inoltre, il relax sar utile per far diminuire gli impulsi secondari che possono retroalimentare il circuito e rinforzare il blocco. Nella fase di sviluppo della catarsi la guida non chiede al soggetto di comunicargli i problemi emersi nell'esame interno, ma utilizza le tecniche del sondaggio catartico. Nella misura in cui avanza nel processo, il soggetto tende a orientarsi verso i problemi previamente fissati nell'esame. A volte succede anche che il soggetto scopra, durante la fase di sviluppo, problemi che vanno oltre quelli fissati nell'esame, comprendendo cos che i primi erano razionalizzazioni o spostamenti dei temi di base. Ma stato grazie ai problemi identificati nell'esame, che il soggetto ha potuto prendere contatto con altri temi di maggior interesse. Numerose e varie sono le difficolt che possono sorgere. Molte di esse verranno analizzate nelle lezioni dedicate alle trasferenze.

PRATICHE DI TRASFERENZA LEZIONE 1 INTRODUZIONE ALLA TRASFERENZA. Nella lezione precedente abbiamo considerato brevemente i casi in cui gli impulsi si bloccano prima di arrivare ai centri di risposta. Nell'anestesia intracorporea, che un blocco di questo tipo, il soggetto non sente, per esempio, tensione nel sesso e manifesta sintomi di impotenza. Un secondo tipo di blocco degli impulsi si d quando una situazione conflittuale viene dimenticata invece di essere integrata o scaricata catarticamente. Un terzo tipo di blocco appare quando il soggetto si trova in uno stato depressivo continuo. In questo stato il soggetto sperimenta tensioni che non possono essere eliminate attraverso il relax o le pratiche catartiche. Questi casi, insieme ad altri pi complessi, ci invitano ad avvicinarci a tecniche pi difficili di lavoro interno, conosciute con il nome di "trasferenze". Le trasferenze hanno lo scopo di produrre un'integrazione di contenuti mentali. Esse, a differenza delle pratiche catartiche, non procedono attraverso la scarica esterna delle tensioni, ma piuttosto spostano, trasferiscono le cariche psichiche da certi contenuti ad altri, con il fine di equilibrare il sistema di ideazione del soggetto, il suo "scenario" mentale. In realt, la coscienza trasferisce continuamente cariche da alcuni contenuti ad altri. Tuttavia, per varie ragioni, pu accadere, a volte, che alcuni contenuti rimangano isolati e si producano pertanto dissociazioni. Dal punto di vista psicologico, la vita umana dovrebbe consistere in una progressiva integrazione di contenuti. In questo senso, la trasferenza come tecnica tende a ristabilire il normale processo di integrazione che si svolge nella coscienza e che in certe occasioni risulta disturbato da dissociazioni accidentali. Cos come esistono espressioni catartiche naturali, esistono anche operazioni trasferenziali naturali, che hanno luogo durante i sogni e gli insogni, attraverso le attivit artistiche, erotiche o religiose. Qui non stiamo definendo queste attivit come trasferenziali, ma stiamo piuttosto spiegando che in esse avvengono delle trasferenze. Nel sonno paradossale, per esempio, (sonno con sogni, con immagini) si producono trasferenze che integrano ed ordinano contenuti; ma queste avvengono mentre la memoria riorganizza i dati ricevuti durante il giorno, mentre vari tipi di tensione si distendono ed il corpo riposa. Quindi il sonno compie numerose funzioni, una delle quali quella trasferenziale. Molti fenomeni catartici, eliminando sovraccarichi energetici, permettono lo svolgimento delle trasferenze. Viceversa vari fenomeni trasferenziali liberano resti di sovraccarichi energetici che possono allora venire espressi catarticamente. Sebbene assolvano funzioni diverse, la catarsi e la trasferenza spesso agiscono in concomitanza. Vedremo pi avanti che, nei casi in cui il soggetto manifesta una tensione eccessiva, sar necessario provocare una scarica catartica prima di iniziare il lavoro trasferenziale. Studieremo anche in quali casi un'abreazione catartica risulta inopportuna perch lascia senza una carica adeguata i contenuti interni che si vogliono integrare. Tensioni e climi. Gli impulsi e le loro trasformazioni Nelle lezioni di autoconoscenza abbiamo fatto una prima distinzione tra tensioni e climi, spiegando che mentre i climi sono sensazioni globali e indefinite, le tensioni sono in rapporto con la muscolatura esterna ed interna e, a volte, con le immagini mentali. Abbiamo anche menzionato vari tipi di climi, come quelli di abbandono, di violenza, di solitudine, di ingiustizia, di oppressione, di insicurezza, ecc. Quando abbiamo studiato le tecniche catartiche, abbiamo dedicato speciale attenzione alle tensioni permanenti, mentre non ci siamo occupati molto delle tensioni occasionali. Analogamente, quando lavoriamo con le tecniche trasferenziali, il nostro interesse posto sui "climi fissati", cio su quei climi permanenti che operano come sottofondo emotivo costante nella vita quotidiana. Essi occupano il campo centrale della nostra coscienza solo in determinate circostanze. I climi non hanno carattere preciso, ma piuttosto un carattere poco determinato e diffuso. Alcuni non sono accompagnati da immagini visive. I climi sorgono da sensazioni cenestesiche interne che sono prodotte o

da disfunzioni organiche o da impulsi provenienti dalla memoria o dalla coscienza. Gli impulsi sono convertiti in immagini cenestesiche che a loro volta agiscono sui centri vegetativo, sessuale ed emotivo. Tali centri inviano risposte interne che producono un nuovo insieme di sensazioni ("retro-alimentazione" degli impulsi). Quando il nuovo insieme di sensazioni viene captato dai sensi interni, esso raggiunge la coscienza in una forma diffusa, proprio come avviene nei casi di disfunzioni organiche. Nella coscienza queste sensazioni cenestesiche diffuse possono venire tradotte in immagini (visive, auditive, ecc.) che corrispondono ai sensi esterni. Dunque, attraverso il meccanismo di traduzione degli impulsi, sia una disfunzione organica che una sovraccarica sessuale o emotiva possono trasformarsi in immagini, spesso di tipo visivo. Per tali immagini relative ai sensi esterni, prodotte in questo modo, sono sempre accompagnate da un clima emotivo diffuso che caratteristico degli impulsi originali provenienti dall'intracorpo. Il fenomeno di traduzione degli impulsi cenestesici in immagini proprie dei sensi esterni aumenta nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa. Infatti, gli impulsi cenestesici, che nella veglia raggiungono la coscienza solo come climi diffusi, nel sonno vengono tradotti in immagini visive intense e nitide. Questo accade perch, quando il livello di coscienza di una persona si abbassa, i suoi sensi esterni, come ad esempio la vista, si sconnettono dal mondo esterno mentre la soglia di percezione dei sensi interni si amplia considerevolmente. Vediamo un esempio. La sensazione risultante da una cattiva posizione di un braccio, che in veglia viene interpretata come "formicolio", nel sogno, pu apparire tradotta in immagini visive in cui appaiono delle formiche che camminano sul braccio stesso. Queste immagini, nel sogno, hanno la funzione di aiutare la persona a correggere la posizione del braccio senza svegliarsi. Esse, per, possono anche dar luogo, per associazione, ad una lunga catena di altre immagini, dalle quali si forma la trama, l'argomento, pi o meno complicato del sogno. Un aumento di acidit nello stomaco pu venire tradotto nell'immagine visiva di un incendio; un problema di tipo respiratorio in un'immagine in cui il dormiente viene seppellito; una disfunzione cardiaca in una frecciata; un eccesso di gas intestinale pu apparire come il volo di un pallone, e una sovraccarica sessuale pu venire tradotta in immagini visive, auditive e tattili relative al sesso opposto. Gli stimoli provenienti dal mondo esterno possono essere semplicemente deformati senza essere necessariamente tradotti da un senso ad un altro. Per esempio, lo squillo del telefono pu diventare, nel sogno, un suono di campane; qualcuno che bussa alla porta pu diventare il vecchio calzolaio che si trova in tante favole; le lenzuola avvolte intorno alle gambe possono diventare una palude piena di ostacoli, che per possiede qualit tattili simili a quelle dello stimolo. Abbiamo, dunque, fatto distinzione tra due differenti tipi di trasformazione degli impulsi: la "traduzione" e la "deformazione". Un altro importante caso di trasformazione degli impulsi quello che chiamiamo "assenza". Questa si manifesta nelle anestesie intracorporee, caratterizzate dalla mancanza di sensazione di membra o di organi o da qualche carenza o difetto in un senso esterno. L'assenza di questi impulsi sensoriali viene sperimentata come clima di "mancanza di identit", di "sconnessione dal mondo", ecc. Nei livelli bassi di coscienza, l'assenza di tali stimoli pu essere compensata da differenti deformazioni o traduzioni, che dipendono dal tipo di catena associativa che meglio compie la funzione di equilibrare lo psichismo. II - Percezione e rappresentazione. Catene associative. Quando percepiamo un oggetto, possono succedere due cose: o lo riconosciamo come gi percepito oppure ci rendiamo conto che si tratta di un oggetto nuovo. Possiamo effettuare questa distinzione grazie al fatto che gli impulsi percettivi vanno sia alla memoria sia alla coscienza e subiscono nella memoria una rapida analisi in cui vengono confrontati con gli impulsi registrati precedentemente. Dopo questa analisi, la memoria invia un segnale completo alla coscienza, la quale "riconosce" o non "riconosce" l'oggetto percepito. Gli impulsi che hanno origine nei sensi (come sensazioni) quando raggiungono la coscienza sono strutturati come percezioni; allo stesso modo i dati forniti dalla memoria vengono strutturati nella coscienza come rappresentazioni. Il grado di accordo tra percezione e rappresentazione permette alla coscienza o di riconoscere lo stimolo come gi percepito o di non riconoscerlo. Quando una persona percepisce un oggetto nuovo per la prima volta, la memoria consegna in ogni modo alla coscienza un'informazione incompleta su di esso, attraverso la quale la coscienza pu definire o

collocare l'oggetto stesso grazie alla sua somiglianza, contiguit o contrasto con classi di oggetti o parti di altri oggetti. In questi casi, il soggetto dir che il nuovo oggetto per certe caratteristiche simile ad un altro, che non pu essere simile ad un altro ancora, ecc. Per ogni percezione esiste una rappresentazione ad essa corrispondente. Le rappresentazioni scattano in sequenze dalla memoria. Chiamiamo "catene associative" queste sequenze di rappresentazioni, questi treni di impulsi mnemonici. Nella coscienza, le catene associative che appaiono in evidenza sono quelle primarie, cio quelle che sono in rapporto diretto con l'oggetto percepito. Tuttavia ne sorgono anche altre che servono al funzionamento dinamico della coscienza stessa. Se non esistesse quest'ultimo tipo di catene associative, la coscienza funzionerebbe solo "fotograficamente", cio solo sulla base del riconoscimento o del nonriconoscimento degli impulsi che le arrivano. In realt, la coscienza lavora con sequenze dinamiche di associazione e non con "fotografie" statiche di ci che arriva ad essa. Supponiamo ora che la memoria sia stimolata da impulsi che arrivano dai sensi interni o cenestesici e che, nello stesso tempo, le giungano altri impulsi provenienti dai sensi esterni. In questo caso, la memoria consegner informazioni alla coscienza che effettuer, attraverso di essa, il riconoscimento dell'ambiente esterno. E' chiaro allora che se il soggetto, mentre sta svolgendo determinate attivit nel mondo, riceve contemporaneamente dall'interno del suo corpo impulsi sgradevoli dovuti per esempio ad una disfunzione vegetativa, egli sperimenter un riconoscimento relativamente "climatizzato" del mondo. Per esempio, una persona con una malattia epatica vede senza piacere anche un quadro molto bello; una irritazione viscerale fa s che la persona configuri l'ambiente esterno come qualcosa di irritante; una contrazione muscolare profonda produce una percezione contratta del mondo. Quindi, risulta chiaro che numerose catene associative che appaiono nella coscienza sono suscitate sia da impulsi esterni che da impulsi interni che stimolano la memoria. Abbiamo detto che le associazioni vengono effettuate o per similitudine o per contiguit o per contrasto. Esaminiamo separatamente ciascun caso. Se qualcuno dice "montagna" ed io associo questa parola con "grattacielo", l'associazione avvenuta per similitudine; se io rispondo neve, essa data per contiguit; se rispondo abisso, per contrasto. Nelle associazioni per similitudine le rappresentazioni si legano a ci che simile; in quelle per contiguit a ci che si trova o si trovato a contatto con l'oggetto in questione, e in quelle per contrasto a ci che si oppone ad esso. Usando queste tre vie associative, la coscienza pu stabilire anche relazioni pi complesse; parliamo delle relazioni di differenziazione, complementazione, e sintesi, per effettuare le quali, tuttavia, necessaria anche l'attivit dei meccanismi di astrazione. Dunque, le vie associative che abbiamo descritto servono sia al lavoro razionale che a quello immaginario della coscienza. Quando il soggetto controlla o dirige volontariamente le sue catene associative, parliamo di "immagini dirette"; quando invece appaiono treni di rappresentazioni senza controllo, parliamo di "immagini libere". Quando ricordo ordinatamente gli oggetti della mia stanza, procedo attraverso la rappresentazione diretta; quando divago o lascio giocare liberamente i meccanismi associativi, procedo attraverso la rappresentazione libera. III - Associazioni e livelli di coscienza Nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, le associazioni dirette diminuiscono e quelle libere aumentano. Il confronto razionale dei dati diventa pi difficile e, in generale, l'attenzione non dirige pi le attivit della coscienza. Di conseguenza, anche le capacit di critica e di autocritica diminuiscono. Quindi, quando il livello di coscienza si abbassa, questi meccanismi che chiamiamo di "reversibilit" tendono a bloccarsi; viceversa, essi tendono a sbloccarsi quando il livello di coscienza si alza. Sono proprio i meccanismi di reversibilit che permettono alla coscienza di dirigere le sue operazioni in un modo pi o meno "volontario". In altre parole, i meccanismi di reversibilit sono in azione quando la coscienza dirige deliberatamente la sua attenzione verso la fonte degli impulsi. Quest'ultimo il caso dell'evocazione (attenzione pi memoria), che si distingue dalla semplice rimemorazione nella quale gli impulsi arrivano alla coscienza dalla memoria senza l'intervento dell'attenzione. Il primo caso di reversibilit conosciuto come appercezione (attenzione pi percezione) che si distingue dalla semplice percezione nella quale i dati arrivano alla coscienza senza che questa si diriga deliberatamente verso la fonte dello stimolo. Le operazioni della coscienza che chiamiamo "razionali" sono proprie del livello di veglia e pertanto sono caratterizzate dal funzionamento dei meccanismi di reversibilit. Al contrario, le operazioni tipicamente

"irrazionali" del livello di sonno si impongono alla coscienza con tutto il potere suggestivo delle loro immagini; c' assenza delle funzioni critiche a causa del blocco dei meccanismi di reversibilit. Nel livello di coscienza intermedio che chiamiamo di dormiveglia, e che si manifesta quando ci svegliamo o ci addormentiamo o negli stati di fatica, l'attivit dei meccanismi di reversibilit risulta solo parzialmente bloccata. Esistono altri casi importanti in cui l'attivit dei meccanismi di reversibilit diventa parziale: si tratta degli stati alterati di coscienza, come la forte suggestionabilit, l'ipnosi, l'allucinazione, ecc.; questi sono tutti stati alterati, anche se il livello di coscienza del soggetto sempre quello di veglia. Gli stati alterati hanno prodotto non poca confusione nella psicologia classica dalla quale sono stati interpretati in modo assai scorretto; per esempio, tuttora alcuni credono che l'ipnosi sia uno stato speciale di sonno, che le allucinazioni siano semplici simulazioni, ecc. Nello speciale stato alterato che chiamiamo "coscienza emozionata", i meccanismi di reversibilit funzionano solo parzialmente, anche se la coscienza continua ad effettuare le sue altre operazioni secondo le normali necessit del livello di veglia. IV - Lo spazio di rappresentazione Quando percepiamo visivamente un oggetto, lo vediamo collocato in un determinato luogo dello spazio. Dell'oggetto possiamo valutare l'altezza, la larghezza, la lunghezza, ed in generale il volume; possiamo anche decidere se esso pi vicino o pi lontano a noi di altri oggetti. Il fenomeno della percezione visiva molto complesso. Tuttavia possibile affermare che ogni oggetto percepito dotato sia di colore che di estensione; queste due categorie sono inseparabili e formano una struttura. Analogamente, quando si rappresenta visivamente un oggetto, il colore non esiste senza la estensione e viceversa. Per questo fenomeno non esiste differenza tra percezione e rappresentazione. Se, per esempio, immaginiamo di vedere un determinato oggetto attraverso un vetro trasparente, il vetro, anche se trasparente, dovr pur sempre avere una certa caratteristica di colore (una tinta leggermente grigia, una certa diafanit) che permetter di distinguerlo dagli altri oggetti. Se, d'altra parte, immaginiamo una macchia rossa, ad essa potremo dare un'estensione tanto grande da non avvertirne i limiti, o tanto piccola che essa ci apparir appena come un punto. Tuttavia, in entrambi i casi, saremo sempre in grado di determinare la sua estensione, oltre al suo colore. Quando percepiamo un oggetto, questo si sposta o permane in un luogo dato indipendentemente dalle nostre operazioni mentali di osservatori. Lo stesso succede con il colore: i corpi percepiti mantengono o modificano il proprio colore indipendentemente dall'osservatore. Sia l'osservatore che l'oggetto, o entrambi contemporaneamente, possono cambiare posizione; per in ogni caso, l'osservatore percepir questi movimenti come indipendenti dalle sue altre operazioni mentali. Naturalmente, a volte si verificano illusioni, come quando l'osservatore interpreta un proprio spostamento come un movimento dell'oggetto e viceversa. Per in ogni caso queste illusioni non influenzano l'oggetto che esterno alla coscienza. Nel processo di rappresentazione accade qualcosa di molto differente: il colore di un oggetto rappresentato pu essere modificato attraverso operazioni mentali; lo stesso vale per l'estensione dell'oggetto che in rapporto con l'apparente distanza tra l'osservatore e l'oggetto stesso. In casi eccezionali, come quelli di allucinazione, la rappresentazione acquista maggior forza della percezione e inoltre viene collocata nello spazio "esterno" in modo tale che l'oggetto rappresentato viene considerato come percepito. Normalmente gli oggetti percepiti vengono distinti da quelli rappresentati, in primo luogo perch sono indipendenti dalle operazioni mentali dell'osservatore, ed in secondo luogo perch la loro immagine possiede maggior nitidezza ed intensit; tuttavia questa seconda propriet non risulta essere decisiva in tutti i casi. Quando chiudo gli occhi e rappresento un oggetto che prima ho percepito, avverto che esso continua ad essere "esterno" a me, anche se mi rendo conto che la sua immagine dipende da operazioni mentali che avvengono nel mio interno. L'oggetto viene rappresentato in uno spazio simile a quello della percezione; chiaro per, che si tratta di due spazi distinti. Chiamiamo "spazio di rappresentazione" lo spazio in cui gli oggetti vengono rappresentati. E' possibile distinguere i due spazi grazie alla sensazione tattile delle palpebre chiuse e grazie al caratteristico insieme di sensazioni che corrispondono alle operazioni di rappresentazione. Abbiamo detto che quando rappresento un oggetto esso appare collocato al mio "esterno", fuori di me, come se si trattasse di un oggetto percepito; questa un'illusione che sorge perch l'oggetto rappresentato risulta collocato nello strato pi esterno, nella cappa pi periferica dello spazio di rappresentazione. Se ora

sposto l'immagine dell'oggetto verso il centro della mia testa, mi posso rendere conto che questo movimento fa sorgere il limite tra l'apparente spazio "esterno" e lo spazio interno; questo limite spaziale deriva dalla traduzione in immagine visiva del limite tattile delle mie palpebre e del limite della mia cenestesia generale. Lo spazio di rappresentazione tridimensionale come quello di percezione. Tutte le immagini possono essere collocate in esso come oggetti tridimensionali. Secondo la "profondit" o "l'altezza" che le immagini hanno nello spazio di rappresentazione, gli impulsi sono poi inviati a determinati centri di risposta. Vediamo un esempio di questo funzionamento. Posso immaginare la mia mano che si muove verso un oggetto senza sentirla: la immagino cio dal "di fuori"; quando l'immagino in questo modo, la mano non si muove realmente. Se, invece, sento la mia mano dal "di dentro" mentre si sposta, l'immagine relativa a questa sensazione un'immagine cinestetica e non visiva. In questo caso la mano si muove realmente ed io sento i muscoli spostarsi nella direzione immaginata. C' stato movimento perch ho collocato l'immagine adeguata nel preciso livello, nella precisa profondit dello spazio di rappresentazione. Le immagini che corrispondono ai sensi esterni (vista, udito, olfatto, gusto e tatto) non producono l'attivazione del centro motorio; piuttosto esse "tracciano" il cammino lungo il quale avverr lo spostamento del corpo quando questo si muover per azione delle immagini appropriate, che sono quelle che corrispondono ai sensi interni cinestesico e cenestesico. Il corpo si muove solo se le immagini di questi sensi interni sono collocate nel corretto strato di profondit e nel corretto livello verticale dello spazio di rappresentazione, ed inoltre solo se possiedono una "carica" adeguata. Se si sbaglia la profondit, pu non esserci risposta. Se l'altezza scorretta, pu rispondere un'altra parte del corpo invece della mano (per rimanere nel nostro esempio). Infine, se la carica di cui l'immagine dotata non adeguata, la risposta pu essere o troppo debole o troppo forte. Lo spazio di rappresentazione lo "schermo" o "monitor" sul quale la coscienza avverte le sue proprie operazioni; operazioni che, a volte pu dirigere attraverso il suo meccanismo attenzionale. E' chiaro per che tali operazioni possono apparire nello spazio di rappresentazione in modo automatico, senza la partecipazione dell'attenzione. E' importante considerare che in generale gli impulsi provenienti dai sensi interni ed esterni, dalla memoria e dalle operazioni della coscienza stessa, finiscono per essere trasformati in immagini che si collocano in diversi livelli di altezza e di profondit dello spazio di rappresentazione. Da quanto detto sui fenomeni di trasformazione degli impulsi (traduzione, deformazione ed assenza) possibile comprendere che i fenomeni di coscienza ammettono un'enorme capacit combinatoria e che il movimento delle "cariche" e dei contenuti nei diversi livelli dello spazio di rappresentazione permette un grande numero di processi catartici e trasferenziali. Esercizio n. 1 La guida chiede al soggetto di ricordare una scena piacevole della sua vita, e lo sollecita, poi, a differenziare fra le tensioni muscolari e i climi emotivi che sono apparsi. In seguito, la guida chiede al soggetto di rifare un'operazione simile ma con dei ricordi sgradevoli. Il senso dell'esercizio quello di distinguere le tensioni dai climi. Esercizio n. 2 La guida chiede al soggetto di descrivere ordinatamente gli oggetti che gli appaiono quando entra in casa sua e poi all'interno della sua stanza. Quindi, la guida chiede al soggetto di descrivere, secondo libere associazioni, le immagini che gli sorgono quando rappresenta quella stanza facendo soprattutto attenzione a non razionalizzare tali operazioni. Lo scopo dell'esercizio quello di distinguere tra catene associative dirette e catene associative libere. Bisogna specificare, per, che nelle catene dirette il livello di coscienza tende ad essere di veglia e nelle catene libere tende ad essere di dormiveglia. Bisogna discutere, inoltre, il lavoro dei meccanismi di reversibilit in entrambi i casi. Esercizio n. 3

La guida, che ha preso nota delle catene libere dell'esercizio precedente, discute con il soggetto le associazioni per similitudine, contiguit e contrasto. Esercizio n. 4 In questo esercizio, come nei seguenti, il soggetto dovr raccontare ci che gli accade nel momento stesso in cui gli accade. La guida chiede al soggetto di rilassarsi profondamente; quindi di visualizzare un'immagine nella quale veda s stesso, e di immaginare di scendere verso luoghi profondi, utilizzando scale, ascensori, corde, ecc. Quindi gli chiede di ritornare al piano (cio al livello) di partenza e, da l, di salire verso luoghi alti. Infine di ritornare di nuovo al piano medio di partenza. Il soggetto dovr rilevare le razionalizzazioni e le difficolt che sono apparse nelle sue catene libere, durante gli spostamenti attraverso le diverse altezze dello spazio di rappresentazione. Esercizio n. 5 La guida chiede al soggetto di visualizzare un'immagine in cui veda s stesso e di muoversi liberamente nel paesaggio immaginato. Quindi, gli chiede di riprendere la strada che ha utilizzato, fino ad arrivare al punto iniziale. Il soggetto dovr esporre le difficolt che ha incontrato nell'"andare avanti" e nel "tornare indietro" orizzontalmente in un qualunque livello dello spazio di rappresentazione. Esercizio n. 6 La guida chiede al soggetto di visualizzare un'immagine di s stesso, e di contrarla sempre di pi, rimpicciolendosi rispetto agli altri oggetti del paesaggio in cui si trova collocato. Poi gli chiede di immaginare un ritorno alla sua misura iniziale e di crescere sempre di pi, per poi ritornare, alla fine, alle dimensioni normali. Il soggetto dovr raccontare le difficolt incontrate nelle contrazioni e nelle espansioni del suo spazio di rappresentazione. Con questa serie di esercizi si effettuato un primo avvicinamento ai lavori con immagini che saranno propri delle trasferenze.(2)

LEZIONE 2 INTRODUZIONE ALLA TRASFERENZA I - Spazio di rappresentazione e livelli di coscienza Nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, le soglie di percezione dei sensi esterni si restringono e quelle dei sensi interni si ampliano. Come conseguenza di questo, le immagini rappresentate si collocano nella parte pi interna dello spazio di rappresentazione. Inoltre, aumentano i fenomeni di traduzione e di deformazione degli impulsi percettivi e aumenta anche l'effetto suggestivo delle immagini, dato che i meccanismi di reversibilit si bloccano. Nelle immagini del sonno profondo, il soggetto spesso "vede" s stesso partecipare alla scena rappresentata; questo non avviene nella rappresentazione caratteristica del livello di veglia: in veglia il soggetto rappresenta il mondo "fuori di s" e lo osserva a "partire da s". La partecipazione dell'immagine di s alla scena rappresentata non si d solo nei sogni ma anche nei ricordi appartenenti ad un'epoca remota. Una persona adulta di solito "vede" s stessa partecipare alle scene rappresentate quando ricorda i tempi dell'infanzia, o per lo meno, tempi molto lontani dal momento in cui vive. Se invece la persona ricorda una scena avvenuta pochi minuti prima, la rappresenta come esterna a s, vedendola da dentro di s. Quando vede se stesso partecipare alla scena sognata, il soggetto colloca il suo punto di osservazione in un luogo pi interno di quello in cui sono collocate le immagini. Dunque, anche il punto di osservazione diventa pi interno nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa. Facciamo un esempio per illustrare questo curioso fenomeno. Supponiamo che, mentre sono in veglia, ci sia davanti a me un piccolo oggetto che voglio prendere. Chiudo gli occhi e rappresento l'oggetto nella periferia del mio spazio di rappresentazione (la quale apparentemente coincide con lo spazio esterno). Io "vedo" l'oggetto da un punto che collocato approssimativamente nella zona degli occhi. In questa situazione, con gli occhi chiusi, se voglio prenderlo, posso calcolare la distanza per arrivare ad esso e poi allungare il braccio ed aprire le dita. Se invece rappresento l'oggetto "dentro la mia testa", "vedo" l'oggetto da un punto di vista che ora pi interno e che ha una collocazione che riesco a sperimentare come "dietro i miei occhi". In questo secondo caso avrei dei seri problemi se volessi prendere l'oggetto in quanto esso collocato in uno spazio interno non utilizzabile per le operazioni corporee esterne. Analogamente, quando il livello di coscienza si abbassa e le soglie di percezione esterna si restringono, l'attivit corporea cessa. Infatti, le immagini dei sogni si collocano in un luogo dello spazio di rappresentazione pi interno che le immagini ed anche il punto di vista diventa pi profondo. Nel sogno il soggetto pu persino rappresentare s stesso senza che questa n altre immagini possano, a causa della loro collocazione, attivare il movimento del corpo nello spazio esterno. Se le immagini del sogno si collocassero nella parte pi esterna dello spazio di rappresentazione, le immagini visive attiverebbero il centro motorio funzionando da "traccianti" del movimento che verr effettuato attraverso immagini cinestetiche. In questo caso dunque, il soggetto avrebbe il corpo in permanente attivit e al limite potrebbe anche alzarsi e camminare nella direzione tracciata dalle sue immagini "esterne". Questo non avviene proprio per il fatto che le immagini oniriche sono interne. L'unica attivit motoria residua data dal movimento degli occhi che seguono le immagini oniriche. Nei casi di sonno alterato (incubi o sonnambulismo) proprio la collocazione anormale delle immagini che produce i movimenti del corpo nello spazio esterno: il soggetto pu agitarsi, parlare, ridere, ecc., perch la sua connessione con il mondo esterno non annullata (sia per la forte pressione esercitata da certi contenuti o stimoli interni che provocano un "rimbalzo" di livello di coscienza, sia per uno stato eccessivo di allerta verso il mondo esterno). In sintesi diciamo che le immagini si fanno sempre pi interne nello spazio di rappresentazione nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa e viceversa. Nel sogno, sia i ricordi relativi a percezioni effettuate con i sensi esterni sia i ricordi le cui immagini non corrispondono a questi sensi ma sono traduzioni di impulsi captati dai sensi interni, vengono collocati nella parte pi interna, profonda dello spazio di rappresentazione. E' proprio grazie a questa collocazione che la "carica" posseduta da tali immagini si trasferisce all'intracorpo.

Per chiarire meglio questo punto, consideriamo un soggetto che, in un momento della sua vita, abbia percepito una scena sgradevole e che tale scena abbia fatto sorgere in lui una serie di climi e di tensioni sia a livello della muscolatura esterna sia a livello profondo. Anche se la scena si verificata molto tempo addietro, ogni volta che il soggetto la evoca, i climi e le tensioni ad essa corrispondenti diventano attuali. Supponiamo ora che il soggetto dorma. Pu accadere che nel sogno alcune catene associative presentino le immagini di quella scena sgradevole, oppure altre diverse da questa, ma che, come queste, mobilizzano i climi e le tensioni menzionati. Le tensioni interne cos generate vengono captate dai sensi interni (cenestesia) e tradotte in immagini visive che creano una scena spesso strana. Le immagini si sviluppano e cambiano seguendo l'argomento, la trama del racconto onirico; ed proprio attraverso questi sviluppi e cambiamenti che le "cariche" legate alle immagini iniziali passano, si trasferiscono ad altre. Questo trasferimento continua finch le tensioni profonde scompaiono. Pu anche accadere per che alcune immagini o alcuni climi si ripetano continuamente nei sogni del soggetto. Questo fatto indica la presenza di contenuti pi o meno ossessivi, che sono tali perch non hanno potuto trasferire ad altre immagini le loro cariche ed hanno pertanto dissociato il normale processo di trasferimento effettuato dalla coscienza. Un altro caso che si pu verificare quello del soggetto che ha bloccato i propri contenuti sgradevoli e che, pertanto, in veglia non li ricorda. Tuttavia, anche se questo accade, le tensioni profonde permanenti, legate a quei contenuti, continuano ad emettere impulsi che nei sogni vengono tradotti in immagini visive con pi facilit che nella veglia, in quanto nel sonno le soglie dei sensi interni sono pi ampie che nella veglia. Quindi, in questo caso, il soggetto nella veglia consapevole di sperimentare soltanto un clima emotivo diffuso e generale che presente - come una specie di sottofondo - in tutte le sue attivit ma che non pu essere messo in relazione con nessuna immagine visiva. Nel sogno, invece, tale clima in stretto rapporto con specifiche immagini visive che sono la traduzione delle sensazioni cenestesiche relative agli impulsi emessi dalle tensioni profonde. Tali immagini sono il risultato del "tentativo" trasferenziale che la coscienza compie per liberarsi delle tensioni profonde permanenti, muovendo, spostando cariche nell'intracorpo. A questo punto cominciamo a comprendere che la tecnica trasferenziale opera dando direzione ad immagini e a climi con il fine di spostare, di dare mobilit a quelle cariche che per qualche ragione sono rimaste fissate e non hanno potuto essere liberate dal normale processo della coscienza. La tecnica trasferenziale raggiunge il suo obiettivo se sblocca cariche fisse, producendo distensioni e integrazioni equilibrate di contenuti e permettendo, cos, che lo sviluppo interno del soggetto continui. Secondo quanto detto, la tecnica trasferenziale non pu agire nel livello di veglia, tranne - e in forma limitata - nel caso del sondaggio trasferenziale. Non pu neppure agire nel livello di sonno, perch la coscienza, in questo caso, rimane sconnessa, separata dalle situazioni esterne; questo rende impossibile alla guida qualsiasi operazione. E' ovvio allora che la trasferenza guidata dovr essere applicata nel livello di dormiveglia; la sua efficacia sar tanto maggiore quanto minori saranno i fenomeni di razionalizzazione da parte del soggetto, quanto migliori saranno le traduzioni dei suoi impulsi interni e quanto pi intense saranno le sue rappresentazioni. Non vi sar una trasferenza guidata neppure se si usano metodi ipnotici, giacch in questo caso si lavora con immagini indotte dalla guida e non con immagini che sono traduzioni degli impulsi del soggetto. Infine, bisogna dire che un lavoro con associazioni libere e con interpretazioni semplici di queste, produce al massimo effetti catartici; non si tratta di un lavoro proficuo perch non permette di dirigere le immagini, che in definitiva sono quelle che trasportano le cariche e che pertanto possono produrre distensioni e integrazioni. II - Profondit e livelli dello spazio di rappresentazione Nelle lezioni di distensione abbiamo imparato ad utilizzare l'immagine di una sfera che, espandendosi dal centro del petto, arriva fino ai limiti del corpo. Quando si produce tale espansione dell'immagine, contemporaneamente si registra quella distensione profonda che abbiamo chiamato "esperienza di pace". Alcune persone hanno difficolt ad espandere e a contrarre l'immagine della sfera, ma questi inconvenienti sono dovuti a resistenze prodotte da tensioni collocate in diverse profondit dell'intracorpo. Queste tensioni, tradotte in sensazioni cenestesiche, impediscono il controllo dell'immagine proposta.

Ogni immagine interna che si espande o che si contrae, lo fa nello spazio di rappresentazione e, pertanto, influisce con la sua carica su parti dell'intracorpo collocate a diverse profondit. L dove l'immagine si deforma, oppure elude o interrompe il suo percorso, c' un campo di tensione; l dove l'immagine vince una resistenza, si produce una distensione. Aggiungiamo qui che lo spazio di rappresentazione diventa pi oscuro nella misura in cui le immagini si spostano verso il basso e pi chiaro nella misura in cui si spostano verso l'alto. Quest'ultimo fenomeno dovuto al fatto che l'immagine che sale si colloca a livelli dello spazio di rappresentazione sempre pi prossimi ai centri ottici. Nel salire e nel discendere, le immagini possono anche deformarsi o cambiare direzione o arrestarsi; in questi casi si evidenziano campi di tensione presenti in determinati livelli dell'intracorpo. Nei punti in cui l'immagine vince le resistenze che incontra si producono, invece, distensioni. III - Riepilogo degli apparati e degli impulsi Diamo qui sotto uno schema pi completo degli apparati e degli impulsi che collegano tali apparati. Con questo schema riassumiamo molti dei temi spiegati fin qui. Allo scopo di semplificare, non abbiamo riportato nello schema, relativamente all'apparato di coscienza, le vie associative ed astrattive, n il meccanismo attenzionale, n lo schermo - o monitor - delle operazioni della coscienza stessa che abbiamo chiamato spazio di rappresentazione. Inoltre abbiamo indicato le risposte esterne dei centri con una semplice freccia, senza mettere in evidenza le risposte codificate, cio i ruoli di condotta. FIGURA 10 (file: figura10.jpg) Esercizi di revisione La guida chiede al soggetto di effettuare il relax esterno, interno e mentale. Poi gli suggerisce di fare l'esperienza di pace. Finalmente gli chiede di descrivere le difficolt incontrate. Se il soggetto non completamente padrone di qualche operazione, dovr esercitarsi fino ad ottenere i risultati desiderati. Se non riesce a configurare immagini visive, il soggetto dovr lavorare sulla Serie N. 10 della lezione N. 14 della ginnastica psicofisica. La non completa padronanza delle tecniche di relax o le difficolt nella formazione delle immagini visive possono costituire seri impedimenti per il lavoro trasferenziale che cominceremo pi avanti.

LEZIONE 3 INTRODUZIONE ALLA TRASFERENZA. Allegorie, simboli e segni.(3) Abbiamo detto che nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, le immagini si collocano in una cappa sempre pi interna dello spazio di rappresentazione; ora aggiungiamo che, simultaneamente a questo, si modifica il tempo di coscienza. Nella veglia si ha nozione di ci che si ricorda (passato), di ci che si percepisce o si rappresenta in un dato momento (presente) e di ci che si proietta con l'immaginazione in modo diretto o associato (futuro). Nel sonno profondo, invece, le rappresentazioni corrispondenti al presente, al passato e al futuro si mischiano e a volte si sintetizzano in un solo oggetto. Di conseguenza, colui che sogna, assistendo a una rapida sequenza di immagini, ciascuna delle quali pu essere composta di molti elementi, magari appartenenti a tempi differenti, ha la sensazione di provare una grande variet di esperienze. Una scena sognata pu durare pochi secondi, ma la concentrazione delle immagini in essa pu essere tale che il soggetto, per raccontarla, impiega molti minuti. Oltre a questo, pu succedere che il soggetto sperimenti la durata di un sogno, che per un osservatore esterno di molte ore, come se fosse di pochi minuti. E` come se il tempo si fosse contratto. In generale le immagini si formano in base a dati di memoria. Considerate che un paesaggio, per esempio, pu essere ricordato o immaginato; nel secondo caso esso viene composto utilizzando elementi appartenenti a diversi luoghi ricordati. Quando poi in una composizione immaginaria le caratteristiche di vari oggetti vengono sintetizzate o concentrate in un solo oggetto, siamo in presenza di una scena allegorica. Vediamo alcuni esempi. Ricordo una scena che ho realmente visto: degli alberi vicino a un fiume e delle montagne in lontananza. Ora, attraverso l'immaginazione, aggiungo a questo paesaggio altri elementi: un cavallo che beve nel fiume, un serpente attorcigliato intorno ad un albero, un'aquila che vola in alto e una colonna di fumo che si alza da un incendio sulle montagne. Gli elementi che ho aggiunto al primo paesaggio non appartengono ad una sola scena ricordata, ma a molte: ho concentrato, in uno stesso paesaggio, percezioni effettuate in momenti differenti. Nel primo caso ho ricordato qualcosa in maniera diretta, nel secondo ho messo insieme, per associazione, elementi diversi. Ma questi elementi associati possono subire un ulteriore processo di concentrazione e di sintesi, come avviene nell'esempio seguente: in cima alla montagna c' un albero dal quale sgorga dell'acqua che scende formando un fiume; uno strano animale alato, un drago, si muove intorno all'albero lanciando fuoco dalla bocca; ha gambe di cavallo, corpo di serpente e ali d'aquila. Nel primo caso abbiamo presentato un paesaggio ricordato, nel secondo un paesaggio immaginato e nel terzo un paesaggio allegorico. Un'allegoria una concentrazione, in uno stesso oggetto rappresentato, di diverse immagini associate. Essa differente da una semplice associazione di immagini per il fatto che in quest'ultima gli oggetti, pur derivando gli uni dagli altri, non perdono mai la propria identit. Esistono anche rappresentazioni che non derivano da ricordi o da una concentrazione di immagini associate, come per le allegorie, ma che sono prodotte dall'attivit dei meccanismi astrattivi della coscienza (le vie astrattive). Chiamiamo "simboli" queste rappresentazioni. Un simbolo sorge quando da un'immagine vengono tolti tutti gli elementi accessori e di essa vengono mantenute solo le caratteristiche formali pi generali. Per esempio, per estrarre un simbolo dall'immagine visiva di un campo di grano, bisogner eliminare da essa tutti i dettagli; rimarr allora solo la sua forma geometrica (per esempio un rettangolo) che potr essere misurata con precisione. I comuni simboli della geometria sono un caso tipico del lavoro delle vie astrattive della coscienza. Infine, menzioniamo quelle rappresentazioni, anche esse di tipo astrattivo, che compiono delle funzioni assegnate loro per convenzione che chiamiamo "segni": il caso dei numeri, dei segni delle operazioni aritmetiche, delle note musicali, dei simboli chimici, dei segnali del traffico ed in generale di tutti quei simboli che compiono delle specifiche funzioni convenzionali. Tuttavia, non solo i simboli, ma anche gli oggetti del mondo percettivo e le allegorie possono compiere una funzione segnica, se per consuetudine o per convenzione viene assegnato loro un significato definito: per

esempio, un teschio sovrapposto a due tibie incrociate attualmente significa "pericolo"; un drago, che un'allegoria, un tempo significava per gli alchimisti un certo tipo di acido, ecc. Infine, i simboli possono essere utilizzati come segni. Nell'organigramma di un'impresa, per esempio, la direzione pu essere rappresentata da un rettangolo, le diverse categorie del personale da circoli, gli impiegati maschi da triangoli ecc. In una carta geografica, le capitali politiche possono essere rappresentate da stelle, le vie marittime da linee continue, le vie terrestri da linee punteggiate, ecc. Sar molto importante, agli effetti dei nostri lavori di trasferenza, conoscere ed applicare alcuni elementi di Simbolica e di Allegorica. Non ci occuperemo, invece, di studiare i segni. Simbolica Dal punto di vista della trasformazione degli impulsi, i simboli derivano dalla traduzione o dalla deformazione astrattiva degli impulsi stessi. Noi distinguiamo i simboli in due categorie fondamentali: simboli senza "inquadramento" (punto, retta, retta spezzata, curva, incrocio di rette, incrocio di curve, incrocio di rette e curve, spirali, ec.) e simboli con "inquadramento", che si hanno invece quando rette e curve, incontrandosi, formano un circuito chiuso che separa lo spazio esterno da quello interno (quest'ultimo viene chiamato "campo"). Simboli con inquadramento sono: il cerchio, il triangolo, il quadrato, il rombo e, in genere, tutte le forme miste che includono una parte di spazio. Dove rette e/o curve si intersecano, si generano "centri manifesti". I simboli con inquadramento, quelli cio che includono un campo, possiedono sempre un centro tacito che risulta dalla intersezione delle linee immaginarie che uniscono i vertici, o centri manifesti. Per esempio, in un quadrato, il centro tacito risulta dalla intersezione delle diagonali tracciate dai quattro vertici, o centri manifesti generati dall'intersezione dei lati. Un simbolo, quando viene incluso nel campo di un altro, ne diventa uno dei centri manifesti. Alcuni simboli senza inquadramento tendono a spostare la "energia" dell'immagine verso il loro esterno. Questo succede, in generale, con le punte. Altri tendono a spostare l'energia dell'immagine verso il loro interno: il caso dei simboli curvi. Nei simboli con inquadramento, l'energia si concentra nei centri manifesti e in quelli taciti con intensit disuguale. Il punto, siccome non possiede inquadramento, solo un centro manifesto che pu portare l'energia in qualsiasi direzione. Il cerchio, siccome non possiede centri manifesti, concentra tutta l'energia verso il suo centro tacito. FIGURA 11 (file: figura11.jpg) FIGURA 12 (file: figura12.jpg) FIGURA 13 (file: figura13.jpg) Se il soggetto immagina o sogna una scena nella quale incluso, egli stesso sar il centro manifesto pi importante. Se il soggetto si trova collocato fuori del campo, egli sar un centro escluso e l'energia tender a spostarsi verso l'interno del campo. Per esempio, supponiamo che il soggetto sogni un piccolo parco nel quale si trovano alcuni monumenti e un lago; supponiamo anche che egli non possa entrare perch un cane difende l'accesso. In questo simbolo, l'energia tende a spostarsi verso l'interno del campo e, dentro di esso, verso i centri manifesti; inoltre, la presenza dell'impedimento fa sorgere forti tensioni. Esercizi di simbolica. FIGURA 14 (file: figura14.jpg)

Esercizio 1. Ridurre a simbolo la propria stanza di lavoro, studiando i centri manifesti e taciti. Spiegare in quali punti l'energia si accumula e in quali si disperde o si trasferisce. Comprendere quali sono i punti di tensione. Esercizio 2. Ridurre a simbolo i differenti tipi di relazione che possono stabilirsi tra due persone, studiando i centri manifesti e taciti, e i punti in cui l'energia si accumula, si disperde e si trasferisce. Comprendere quali sono i punti di tensione. Esercizio 3. Ridurre a simbolo le relazioni tra cinque persone, distribuendole per affinit o interessi, nel modo seguente: A) Se l'interesse comune, dentro a un cerchio. B) Se ci sono due interessi opposti, nei centri manifesti di una forma geometrica che richiama una mandorla. C) Se ci sono pi di due interessi, nei centri manifesti, nel centro tacito e, a volte, in alcuni centri esclusi della mandorla. D) Utilizzando un triangolo. E) Utilizzando un quadrato. Esercizio 4. Ridurre a simbolo la scena di un sogno, studiando i centri manifesti e taciti, le accumulazioni, le dispersioni e gli spostamenti di energia. Considerare le difficolt e gli impedimenti come punti di tensione; considerare anche i punti di distensione. In generale, comprendere che ogni "resistenza" una tensione, e che ogni superamento di resistenza una distensione. Osservare a che altezza e profondit dello spazio di rappresentazione la scena e le sue resistenze si manifestano. Esercizio 5. Praticare diverse riduzioni a simbolo di una stessa situazione quotidiana, rilevando sempre i centri manifesti e taciti, le accumulazioni, le dispersioni e gli spostamenti di energia. Cercare di localizzare e di comprendere le resistenze e i superamenti delle stesse.

LEZIONE 4 INTRODUZIONE ALLA TRASFERENZA Allegorica In ogni sequenza associativa possiamo distinguere tra le immagini e ci che chiamiamo "argomento" che serve da connessione o linea di unione alle rappresentazioni. Supponiamo il caso di un quadro in cui coesistono differenti soggetti: vediamo sul lato sinistro un campo di frumento e alcuni mietitori; sul fondo, nella parte centrale, una citt nella quale si distingue un complesso industriale. E' una bella giornata di sole; a destra, e quasi in primo piano, ci sono dei bambini che giocano con dei cani vicino ad una casa; una donna li chiama a mangiare battendo su una padella. Il quadro trasmette il senso di pace, di tranquillit che caratteristico del modo di vivere e di lavorare della gente di campagna. Nella scena descritta, le varie immagini, che abbiamo considerato separatamente, si integrano fra di loro creando un argomento. E' chiaro che, se trattiamo o collochiamo gli stessi soggetti ( le stesse singole immagini ) in un altro modo, l'argomento della scena cambia. Supponiamo, per esempio, che ora nel quadro gli stessi bambini stiano picchiando i cani con la padella ; che i lavoratori abbiano abbandonato gli strumenti di lavoro; che la casa sia in rovina; che il cielo abbia un colore sinistro e che il fumo delle fabbriche, in lontananza, somigli ad un incendio. Sebbene i soggetti siano gli stessi, l'argomento della scena notevolmente diverso. In ogni scena costruita attraverso associazioni libere, possiamo distinguere tra temi ( immagini ) e argomento. I temi rilevano il gioco delle tensioni e delle distensioni che si svolge nel farsi strada tra le difficolt, e lavorano catarticamente. L'argomento, invece, rileva il clima, l'atmosfera emotiva, in cui la scena si svolge. Normalmente i temi sono in concordanza con l'argomento. Quando questo accade, comprendendo le funzioni che i vari temi compiono in una data scena, possibile anche comprendere quale la soluzione trasferenziale proposta dall'argomento. Tuttavia esistono casi in cui le immagini non concordano con il clima. Per esempio, supponiamo un soggetto che, sognando un treno che avanza verso di lui a folle velocit, non sperimenti angoscia, ma grande allegria. Questa non-concordanza fra immagini e clima pu verificarsi anche nella vita quotidiana: pu accadere, per esempio, che un soggetto, ricevendo una buona notizia e immaginando la scena che essa gli propone, improvvisamente si senta depresso. Esistono altri casi in cui, sebbene le rappresentazioni cambino, il clima di fondo che il soggetto sperimenta rimane, sempre e inspiegabilmente, lo stesso, senza che il soggetto comprenda i motivi del suddetto clima. E' come se il clima in questione non fosse legato ad immagini (per lo meno visive) e pertanto non potesse essere adeguatamente spostato, trasferito. Se ricordate ci che stato spiegato opportunamente, a suo tempo, riguardo agli insogni primari, secondari e nucleo d'insogno, si comprender che quest'ultimo una specie di clima fisso che non varia con il variare delle percezioni quotidiane e con le rappresentazioni ad esse corrispondenti. Abbiamo anche detto che il nucleo d'insogno determina compensatoriamente le attivit del soggetto nel mondo e genera diversi insogni come "tentativi" trasferenziali che non sono sufficienti a spostare il clima di base. Lavorando con le tecniche trasferenziali, molto spesso incontriamo il nucleo d'insogno, questo clima fissato fondamentale che risulta molto difficile da modificare. Ma incontriamo anche climi profondi che possono essere trasformati utilizzando immagini e procedimenti adeguati. In generale diciamo che per noi di grande interesse ogni immagine ed ogni clima che si ripete al variare delle scene. Se, per esempio, il soggetto ha - in diverse occasioni - sogni di diverso argomento in cui per appare sempre una stessa persona o uno stesso oggetto, diciamo che questo immagini ripetitive sono di grande interesse. Altrettanto importante il caso di un soggetto che sogna scene con temi diversi i quali per hanno in comune lo stesso argomento che rivela la presenza di un clima costante. Aver catturato

un'immagine o un clima ripetitivi significa poter contare su di un importante filo conduttore che ci permetter di dare direzione ai procedimenti trasferenziali. Vediamo ora a quali categorie generali possiamo ricondurre i temi per facilitare il lavoro trasferenziale. Faremo poi la stessa operazione sugli argomenti. Temi A) Contenenti. Sono quegli oggetti che racchiudono, conservano o proteggono altri oggetti. Il contenente maggiore di una data scena pu essere ridotto a simbolo per comprendere l'inquadramento fondamentale delle tensioni presenti nel campo nel quale si svolge la scena. B) Contenuti. Sono gli oggetti, le persone, le situazioni, ecc., che compaiono all'interno di un contenente. I contenuti sono "manifesti" quando la loro immagine appare, sono "taciti" quando la loro immagine non appare esplicitamente ma "si sa" che presente. C) Connettive. Sono quegli elementi che uniscono tra di loro due o pi contenuti o contenenti e contenuti. Distinguiamo tra connettive di "facilitazione", che sono quelle che compiono la loro funzione di collegamento (per esempio: ponti, veicoli, sentieri, scale, comunicazioni segniche di vario tipo, come il gesto, il linguaggio, ecc.) e connettive di "impedimento". Queste ultime sono tali perch non compiono la loro funzione (per esempio: ponti rotti, veicoli impantanati o incontrollabili, sentieri allagati, scale pericolose, linguaggi strani che creano confusione, ecc.). D) Attributi. Sono elementi il cui valore dovuto ad una operazione di trasferimento effettuata attraverso le leggi associative della similitudine, della contiguit e del contrasto. In altre parole, un determinato oggetto acquista una qualit perch richiama, per via associativa, un altro oggetto nel quale tale qualit primaria. Si tratta dunque, di un'operazione di attribuzione. Per esempio, un oggetto pu diventare importante perch stato regalato da un amico; dei vestiti possono acquistare un grande valore perch sono appartenuti ad una determinata persona. In questo caso agli oggetti in questione viene attribuita una certa qualit per trasferimento di tale qualit dalla persona che li possedeva (contiguit). Una simile operazione di trasferimento viene effettuata anche quando un valore o un sistema di valori astratto viene rappresentato allegoricamente: per esempio, la "Giustizia" viene spesso rappresentata come una donna bendata che tiene in mano una bilancia e nell'altra una spada. In questo caso, la benda, la bilancia e la spada diventano attributi della Giustizia, cio ad essi viene trasferito per contiguit un valore astratto. E) Livelli. Le immagini ubicate in diversi piani della stessa scena, determinano livelli (per es.: una collina e una valle), o per le differenti grandezze (gigante - nano), o per le differenti funzioni e ruoli tra di loro (caposubordinato). F) Momenti di processo. Le differenti fasi di sviluppo di un processo possono essere rappresentate da persone di differenti et (per esempio un vecchio, un adolescente, un bimbo); da trasformazioni (una persona si trasforma in un'altra o in un oggetto); da inversioni, che sono un caso particolare delle trasformazioni (per esempio, un rospo repellente si trasforma in un bellissimo principe). G) Caratteristiche tattili, colori, suoni, odori, ecc. Questi elementi debbono sempre essere messi in rapporto con il senso che per primo ha prodotto il segnale che stato poi tradotto o deformato nell'immagine in cui essi compaiono. Per riguardo alle caratteristiche tattili di un oggetto (levigatezza, rugosit, tiepidezza, ecc.) bisogna dire che non sempre esse debbono essere ricondotte direttamente al senso del tatto, perch certe immagini visive, come quelle di punte, lame, oggetti taglienti ecc., producono di per s registri tattili e cenestesici definiti. Questo punto importante ed illustra come gli impulsi provenienti dai sensi esterni vengano continuamente tradotti in registri tattili e cenestesici. Inoltre esso spiega perch qualsiasi visione sgradevole produca concomitantemente registri fisici interni. Se cos non fosse, qualsiasi spettacolo doloroso, per esempio, non avrebbe risonanza negli spettatori. Gli elementi come il fuoco, l'aria, l'acqua, le temperature producono forti registri tattili. Lo stesso vale per i colori. H) Funzioni. Sono varie le funzioni che le immagini possono svolgere. Le fondamentali sono: 1. Difensori: custodiscono o difendono qualcosa; con la loro presenza impediscono l'accesso o il passaggio. Fra i difensori distinguiamo quelli con una funzione chiaramente rivelata, manifesta, da quelli con una funzione coperta, dissimulata (lacci, inganni, seduzioni, che sviano e allontanano dagli obiettivi proposti). 2. Protettori: facilitano l'accesso o il transito verso determinati obiettivi. Esempi di protettori sono le guide e certi oggetti magici o tecnici. 3. Intermediari: sono esseri ai quali necessario ricorrere per ottenere un determinato beneficio (per esempio, personaggi che bisogna pagare o convincere per ottenere di essere trasportati in un certo luogo o per ricevere un determinato attributo). Anche alcune situazioni possono avere una funzione "intermediaria". Si tratta di situazioni - come per esempio stati di sofferenza o di "prova" - attraverso le quali necessario passare per ottenere un beneficio. 4. Centri di potere: sono oggetti o luoghi che possiedono un potere trasformatore (per esempio, l'acqua o il fuoco della immortalit, l'isola della felicit, la pietra filosofale, ecc.). Alla fine di ogni ricerca (nella quale appaiono alcune o tutte le funzioni gi viste) c' un centro di potere, un'immagine che rappresenta il

desiderio idealizzato di distensione piena e duratura. A volte il centro di potere, pur essendo conosciuto, non pu essere raggiunto (in questo caso esso si presenta come un centro manifesto che per circondato da labirinti, o con difensori che impediscono di accedervi). Altre volte, pu succedere che il soggetto si trovi in una continua ricerca di un centro di potere sconosciuto (il centro di potere qui un centro tacito). In questo caso presente nel soggetto un clima diffuso che non legato ad immagini specifiche; la mancanza di queste immagini impedisce il trasferimento del clima. Anche le immagini idealizzate del sesso opposto a quello del soggetto svolgono la stessa funzione; sono cio dei centri di potere. Queste immagini possono apparire come "Lilith" o "Abraxas", o la Grande Madre o il Grande Padre. Siccome gli impulsi sessuali femminili sono pi diffusi, essi sono spesso tradotti in figure di giganti o in grandi ombre; invece quelli maschili, che sono pi concentrati, danno come traduzione figure di danzatrici o di donne sfuggenti dalle vesti morbide e cangianti. Questi temi trasformatori portano spesso a scariche sessuali per mezzo delle quali compiono una funzione catartica. Tuttavia, da un punto di vista trasferenziale, le immagini idealizzate del sesso opposto rivelano il grado di difficolt o di integrazione dei contenuti profondi. Argomenti L'argomento di una scena deriva dalle relazioni che si stabiliscono tra i temi. A volte la mobilit di una sola allegoria (che la somma di temi diversi) pu costituire un argomento. La conoscenza dell'argomento di una scena permette di determinare il clima. E' questa l'operazione pi importante da effettuare sull'argomento. Tuttavia, in alcuni casi, il clima non concorda con l'argomento ed in altri esso non pu essere posto in relazione con immagini visive. Questo succede, come abbiamo visto, anche nella vita quotidiana. Come si vedr pi avanti, quando un clima non accompagnato da immagini visive o non corrisponde all'argomento, bisogner trovare un'immagine che "incastri", che sia coerente con esso, che gli corrisponda, per poter trasferire la carica psichica che esso esprime. Vediamo ora i principali tipi di argomenti: A) Catartici. Sono quelli che producono un alleggerimento di tensioni al soggetto che li sviluppa. Quasi sempre sono in rapporto con il riso, il pianto, il comportamento aggressivo o il sesso (buoni esempi di argomenti catartici si trovano nelle barzellette). Se, sviluppando un argomento catartico, il soggetto non riesce a produrre una scarica di tensioni, in lui rimane un senso di frustrazione per la presenza di una tensione non risolta, tensione che associata ad alcuni temi dell'argomento. Se i temi si ripetono in altri argomenti (per esempio la stessa casa o la stessa persona, per in un contesto diverso), la tensione permanente chiaramente associata. B) Trasferenziali. Sono quelli in cui il soggetto sperimenta una trasformazione, un cambiamento di punto di vista su qualcosa o un cambiamento di "senso", dopo averli sviluppati. Uno stesso argomento (per esempio, la ricerca di qualcosa o fuggire da qualcosa), che si ripeta molte volte senza concludersi in maniera soddisfacente, rivela la presenza di un clima fisso che deve essere lavorato; questo lavoro verr effettuato proponendo in continuazione differenti temi fino a quando si produce la trasferenza di cariche. C) Occasionali. Sono quelli che rivelano la presenza di tensioni o di climi occasionali. La materia prima di cui sono costituiti recente e molto varia. Questi argomenti sono utili sia per sviluppare processi catartici o trasferenziali momentanei, sia per ordinare nella memoria i dati ricevuti di recente. Analisi allegorica 1. Il primo passo dell'analisi di un tema o di un argomento allegorico, consiste nel ridurre a simbolo l'inquadramento, la "cornice" in cui tale tema o argomento si trova collocato. Questo lavoro di riduzione permetter di individuare il sistema pi generale di tensioni, i punti di accumulazione, di dispersione e di trasferimento dell'energia. Esso permetter anche di comprendere le resistenze e le tensioni che vengono superate. 2. Dopo aver effettuato la riduzione a simbolo dell'inquadramento, analizzare i temi e gli argomenti e collocarli nelle categorie definite precedentemente (raggruppamento allegorico). 3. Dopo aver raggruppato i temi e gli argomenti in categorie, definire i climi. Questa definizione dei climi costituisce il riassunto dei due passi precedenti. Interpretazione allegorica Terminato il riassunto allegorico, si passa a interpretarlo. Questo possibile solo se abbiamo a disposizione altri riassunti anteriori e/o posteriori relativi allo stesso tema o argomento. Se manca questa sequenza di riassunti non siamo in grado di comprendere se i fenomeni analizzati sono di tipo catartico, trasferenziale o

occasionale. Ricordate: non ci possibile effettuare l'interpretazione allegorica se non contiamo su una sequenza di varie scene, su un processo che si sviluppa. Dopo l'interpretazione si fa una breve sintesi allegorica. Molte persone spesso commettono il grosso errore di spiegare qualsiasi tema in base ad una chiave interpretativa ormai prestabilita. Per esempio, l'immagine di un uomo che impedisce di entrare in un determinato luogo viene interpretata peregrinamente da tali persone come la drammatizzazione del padre che castiga o come qualche altra cosa di questo genere. Noi invece interpreteremo tale immagine in base alla sua funzione di difensore; per tanto per noi essa riveler semplicemente la presenza di tensioni non risolte che impediscono lo spostamento di energie da un'immagine ad un'altra. Quindi parlare di "interpretazioni", significa per noi esaminare il processo seguito - nel tempo - dai temi e dagli argomenti; processo che ci permette di comprendere la funzione che essi compiono, quali tensioni rivelano, quali climi esprimono e quali difficolt o possibilit essi offrono dal punto di vista della scelta di una delle varie tecniche trasferenziali. Esercizi di allegorica Esercizio n. 1 - Riduzione a simbolo Dato un racconto o una leggenda infantile, ridurre a simbolo l'inquadramento pi ampio in cui essa si svolge, spiegando le accumulazioni, le dispersioni e gli spostamenti di energia. Individuare anche le tensioni e le distensioni. Esercizio n. 2 - Analisi allegorica Analizzare e raggruppare tutti i temi e gli argomenti presenti nel racconto. Esercizio n. 3 - Riassunto allegorico Definire i climi. Esercizio n. 4 - Interpretazione allegorica Spiegare, da un punto di vista catartico e trasferenziale, quali soluzioni (o mancate soluzioni) il racconto presenta. I quattro esercizi proposti sono relativamente facili da eseguire sui miti, i racconti, le leggende, giacch essi solitamente hanno una sorta di processo interno, cio uno svolgimento che, partendo da un inizio, conduce a un "nodo", quindi a una soluzione e un finale. Gli esercizi n. 1, n. 2 e n. 3 possono essere svolti senza difficolt su un sogno o un insogno personali. Invece il n. 4 non effettuabile se non si dispone di una sequenza di sogni o insogni, che permette di comprendere il processo. Esistono tuttavia sogni e insogni nei quali si sviluppa un processo interno simile a quello delle leggende; questo rende possibile l'interpretazione allegorica.

LEZIONE 5 SONDAGGIO TRASFERENZIALE Con le spiegazioni date nelle lezioni precedenti, siamo in condizione di studiare con una certa profondit i simboli e le allegorie nel campo della produzione individuale (sogni, insogni nel dormiveglia e nella veglia) e nel campo della produzione collettiva (racconti, leggende, miti, opere artistiche e religiose, ecc.). Anche i comportamenti individuali o di gruppo possono essere studiati dal punto di vista simbolico e segnico. Nostro scopo utilizzare queste cognizioni come semplici "appoggi" per le tecniche trasferenziali. Ricordiamo che in questo corso di operativa stiamo utilizzando tecniche catartiche per produrre scariche di tensioni che sarebbe impossibile ottenere con altri mezzi e tecniche trasferenziali per sbloccare e, quindi, integrare contenuti psichici. Diamo per scontato che si sappia in quali circostanze si debba operare con una tecnica o con l'altra. I - Indicatori Le razionalizzazioni, gli occultamenti, le dimenticanze e i blocchi in generale, indicano resistenze alla scarica catartica. Vincere queste resistenze, in modo che le tensioni si scarichino verso l'esterno, un problema tecnico. Anche i contenuti fissi oppongono resistenza quando cerchiamo di mobilizzarli e di integrarli al processo della coscienza. Inizialmente gli indicatori di resistenza nella trasferenza sono gli stessi che appaiono quando si opera con le tecniche catartiche; tuttavia ne esistono altri legati strettamente alla configurazione e alla dinamica delle immagini. Per tutta l'operativa (catarsi, trasferenze e autotrasferenze) valido lo stesso principio: individuare e vincere le resistenze. Bisogner, allora, comprendere quali sono gli indicatori delle resistenze e quali quelli del superamento di esse. Nel caso della catarsi essi sono stati sufficientemente studiati; nel caso della trasferenza cominciamo a spiegarli ora. II - Indicatori di resistenze Una delle prime condizioni che dobbiamo stabilire nel processo trasferenziale che il soggetto inizi ad associare liberamente e, se possibile, attraverso immagini visive. Affinch si crei facilmente questa condizione, si dovr cercare di raggiungere il livello di dormiveglia attivo. Il soggetto, lavorando in questo livello di coscienza, descriver le sue scene mentali alla guida che si limiter a indirizzare le immagini. Questo punto richiede una particolare attenzione: la guida non deve suggerire le immagini (nel qual caso trasferirebbe i suoi contenuti al soggetto), ma deve preoccuparsi solo di dirigerle verso diverse profondit e altezze dello spazio di rappresentazione, operando trasformazioni, contrazioni e ampliamenti delle immagini stesse, quando compaiono indicatori di resistenza. Vediamo i principali indicatori: 1. Resistenze di razionalizzazione, occultamento, dimenticanza e blocco. Indicano forti tensioni. In questi casi la guida opera con un sondaggio catartico di retroalimentazione, fino a superare le resistenze; se le difficolt continuano, si dovr effettuare una catarsi profonda. 2. Difficolt negli spostamenti verticali. Si presentano quando il soggetto non pu ascendere verso le "altezze" o discendere verso le "profondit". Il soggetto dovr apprendere ad effettuare tali spostamenti lavorando per ripetizione, mentre la guida gli fornir vari tipi di aiuto sotto forma di connettive allegoriche o di attributi appropriati. Questi aiuti, che la guida utilizzer frequentemente, saranno sempre orientati a vincere le resistenze e saranno il pi possibile in armonia con le scene del soggetto, in modo da evitare le infiltrazioni di contenuti personali della guida. 3. Difficolt negli spostamenti orizzontali. Si presentano quando il soggetto non pu avanzare o retrocedere nella sua scena. In questo caso, sar necessario insistere, fornendo aiuti allegorici. 4. Difficolt nelle espansioni o nelle contrazioni. Si presentano quando il soggetto non pu far "crescere" o "rimpicciolire" la propria immagine o qualche altra immagine proposta da lui stesso come difficile, pericolosa, ecc. La guida dar aiuti allegorici fino a vincere questo tipo di resistenza.

5. Difficolt nelle trasformazioni. Si presentano quando il soggetto non pu modificare i suoi abiti o il suo aspetto, oppure i ruoli, le et, i livelli, ecc. che compaiono nella scena; inoltre quando non pu operare inversioni di immagini, trasformando quelle che creano climi negativi in immagini positive. La guida utilizzer aiuti allegorici. 6. Difficolt nel fare aderire un clima a un'immagine. La guida dovr chiedere al soggetto di cercare immagini finch il clima "aderisca" ad una scena ricordata o inventata. La difficolt sar superata soltanto quando il soggetto sperimenter la reale corrispondenza fra clima e immagine. In altre parole, se il registro interno che emerge da questa operazione risulta artificioso, bisogner continuare il lavoro fino ad ottenere una "adesione" veramente sentita dal soggetto. 7. Difficolt nel dissociare l'immagine dal clima. La guida suggerir lo spostamento del clima ad altre immagini, finch quella originale perda la sua forza emotiva. 8. Irruzione catartica nel processo trasferenziale. Quando questa irruzione si manifesta, la guida lascer che il soggetto si esprima liberamente, ma sospender il processo trasferenziale finch il soggetto sia nuovamente in condizioni di seguire le direzioni che essa propone. Questo caso differente da quello in cui alcune espressioni catartiche accompagnano la trasferenza, senza per interrompere il processo di direzione portato avanti dalla guida. 9. Eccesso di velocit negli spostamenti. Il soggetto passa da una scena all'altra, oppure si sposta da un'immagine all'altra cos velocemente da non riuscire a percepire completamente di che cosa tratta ciascuna scena o immagine; in questo modo la descrizione viene ostacolata. Bisogner rallentare il processo, chiedendo al soggetto di collocare a grande distanza tra di loro gli oggetti che vede, in modo che il "percorso" che deve compiere, spostandosi da uno all'altro, lo costringa ad un rallentamento. Un'altra possibile richiesta da fare al soggetto quella di fornire molti dettagli su ogni oggetto che gli si presenta. 10. Rimbalzo in altezza. In una salita o discesa il soggetto comincia improvvisamente a raccontare scene che corrispondono al piano opposto a quello in cui dovrebbe trovarsi. La guida dovr riprendere il processo dal punto in cui avvenuto il rimbalzo e utilizzare degli aiuti allegorici nel momento in cui esso si pu presentare di nuovo. 11. Rimbalzo di livello. Capita quando, per la spinta di contenuti oppressivi, per uno spavento o per altri fattori accidentali, il soggetto continua il suo processo con uno stile di descrizione marcatamente pi razionale o anche quando il soggetto blocca la sequenza di immagini. La guida dovr sospendere il lavoro e riprenderlo in seguito. 12. Difficolt nella visualizzazione delle immagini. In questo caso la guida intraprende ugualmente il lavoro. Il soggetto cercher di conformare le immagini in sedute successive e gli esercizi che effettuer per suo conto abbrevieranno i tempi. Dopo aver passato in rassegna gli indicatori principali e il modo di trattarli, siamo in grado di comprendere perch la conoscenza dei simboli e delle allegorie possa essere di grande aiuto per la guida. Se la guida propone aiuti non razionali, ma aiuti allegorici appropriati, il processo si svilupper evitando i rimbalzi di livello, che si avrebbero se il soggetto passasse bruscamente ad un sistema di ideazione critico o autocritico. Ripetiamo che lo studio dei simboli e delle allegorie ha, nel campo delle trasferenze, un ruolo principalmente ausiliario, pi che interpretativo, come accade invece in altri campi. Esercizio di sondaggio trasferenziale di resistenze La guida chiede al soggetto di raccontare una barzelletta. Quindi gli chiede di rappresentare se stesso come un personaggio centrale della barzelletta (o come uno dei personaggi), procedendo per salite e discese, avanzamenti e indietreggiamenti, espansioni (ingrandimenti di immagini) e contrazioni (riduzioni di immagini ). In tutti i casi, sar necessario che il soggetto racconti tutto quello che accade nelle scene e che si dilunghi soprattutto nella descrizione dei climi che le accompagnano. La guida prender nota di ogni indicatore di resistenza che appare. In questo esercizio la guida non cercher di vincere nessuna delle resistenze osservate. Finito il sondaggio, soggetto e guida discuteranno il significato delle resistenze incontrate, tentando di metterle in rapporto con comportamenti quotidiani o con fatti biografici. Si potr anche tentare una semplice riduzione a simbolo degli inquadramenti generali in cui le scene si sono sviluppate e una breve sintesi dei temi e degli argomenti. Quindi la guida e il soggetto si scambieranno i ruoli.

LEZIONE 6 SONDAGGIO TRASFERENZIALE Le tre tecniche principali di trasferenza, sono: quella dei livelli, quella delle trasformazioni e quella delle espansioni. I - Tecnica dei livelli Applicando questa tecnica, ci si sposta verticalmente tra i differenti livelli dello spazio di rappresentazione. Questi livelli spaziali non devono essere confusi con i livelli di coscienza. Infatti, nel ogno, per esempio, chi dorme pu "salire" o "scendere" nel suo spazio interno, senza per questo svegliarsi. Quando si opera con questa tecnica, la guida inizia il lavoro suggerendo al soggetto di rappresentare se stesso in un piano che potremmo chiamare "medio". Questo piano corrisponde pi o meno alla percezione della veglia. Quando il soggetto ha visualizzato se stesso, la guida gli suggerisce di scendere. A questo punto pu sorgere la prima difficolt, poich deve essere il soggetto a scoprire come farlo. La guida, che conosce gli indicatori di resistenza e le loro soluzioni, interverr ogni volta che appaiono delle difficolt. Una regola generale della trasferenza che si deve vincere ciascuna resistenza perch si produca uno spostamento di cariche. In generale si deve fare in modo che il soggetto affronti la difficolt che si presenta, sempre che abbia la possibilit di vincerla. Infatti, se una resistenza risultasse pi forte del soggetto, questi terminerebbe la trasferenza con una frustrazione che aumenterebbe, in seguito, la resistenza stessa. Nella trasferenza si parla di "persuasione" delle resistenze, intendendo indicare, con questo, che le resistenze devono essere affrontate direttamente solo se non sono pi forti del soggetto. Nel caso contrario la guida deve intervenire sostenendo la scena con alcuni mezzi allegorici o, a volte, invitando il soggetto a cercare una via pi facile per arrivare nuovamente alla resistenza, ma da un punto a lui pi favorevole. Seguendo l'idea della persuasione della resistenza, senz'altro preferibile che la guida suggerisca la riconciliazione con un difensore che impedisce aggressivamente un'entrata, piuttosto che una lotta violenta. Un altro mezzo di questo tipo da usare in simili casi, quello di pagare o compiere un baratto allegorico, per persuadere il difensore che rende difficile l'accesso: nelle discese, per esempio, appaiono frequentemente degli esseri strani che la guida pu convertire in alleati, affinch il soggetto possa continuare i suoi spostamenti. Quasi sempre, nella misura in cui si discende, lo spazio di rappresentazione si fa pi oscuro; questo fenomeno segue il sistema di associazione tra spazio e luminosit proprio della veglia e della esperienza quotidiana; infatti nelle profondit, sia terrestre che marina, regna l'oscurit. Il contrario vale per la direzione ascendente, giacch in alto c' il sole, il cielo limpido (magari al di l delle nuvole di un temporale), ecc. Esiste per un altro fenomeno che coincide con la percezione del mondo esterno, senza per questo esserne dipendente. Infatti, in generale succede che nella misura in cui il soggetto scende nel suo spazio, allontanandosi dai suoi centri ottici, la scena si oscura e nello "schermo" appaiono rappresentazioni tradotte o deformate dell'intracorpo, per esempio: caverne con animali, come rappresentazione della bocca, della lingua e dei denti; tubi di caduta, come allegorizzazioni dell'esofago; globi o esseri alati che si muovono ritmicamente, come rappresentazioni dei polmoni; barriere che allegorizzano il diaframma; esseri tentacolari, labirinti e corridoi che allegorizzano diverse parti dell'apparato digestivo; caverne calde o asfissianti, a volte illuminate da deboli fuochi, come deformazioni e traduzioni di registri cenestesici sessuali; materiali viscidi, fangosi, umidi come rappresentazioni di umori, di fluidi corporei. Man mano che il soggetto sale, lo spazio si schiarisce, mentre la respirazione si fa pi alta, e registri polmonari si traducono in immagini di nuovi essere alati, questa volta luminosi, come angeli, uccelli, ecc. Esiste una certa profondit limite, al di l della quale non possibile scendere e dove tutto si oscura. Nelle parti alte, al di sopra del cielo illuminato, del sole e delle stelle, succede lo stesso fenomeno: raggiunto quel limite tutto si oscura. L'oscuramento finale sia nelle salite sia nelle discese coincide con i limiti del proprio corpo. Certamente questi limiti sono difficili da toccare in quanto si producono frequenti rimbalzi che permettono la continuazione delle scene. Nella tecnica dei livelli non si deve confondere la luce che dipende da una determinata fonte (luci sotterranee, fuochi vulcanici, citt illuminate sotto l'acqua, ecc., oppure il sole, la luna, le stelle, e citt della luce, gli oggetti cristallini e radianti, ecc.) con l'illuminazione generale dello spazio che rivela il livello della rappresentazione.

Sintetizzando la tecnica dei livelli, diciamo: si inizia nel piano medio, si scende fino ai limiti accettabili di visualizzazione e mobilit delle immagini, poi si risale, facendo lo stesso percorso fino ad arrivare al piano medio. Da l si ascende fino a limiti anch'essi accettabili e, quindi, si discende facendo lo stesso cammino, fino a giungere di nuovo al piano medio. Il processo inizia e si conclude sempre nel piano medio; alla fine si toglie il soggetto dalle sue scene pi o meno irrazionali e lo si riconduce ad un sistema di rappresentazione quotidiano, dove le associazioni libere cedono il passo alle razionalizzazioni che la guida suggerisce. Si pretende che la sensazione di "uscita" dal processo trasferenziale sia graduale e che il soggetto si senta riconfortato. In nessun caso si deve suggerire l'uscita in modo brusco o da un piano diverso da quello medio. II - Tecnica delle trasformazioni Con questa tecnica si lavora nel piano medio di rappresentazione. Come al solito, il soggetto rappresenta se stesso. La guida lo invita a spostarsi in "avanti": come se il soggetto si vedesse mentre cammina in una qualunque scena che egli ha proposto all'inizio del lavoro. Quando la scena acquista la "scioltezza" tipica dei processi di associazione libera, la guida comincia a proporre dei cambiamenti nei vestiti del soggetto, poi cambiamenti nelle diverse immagini che vanno apparendo, fino ad individuare qualche resistenza. E' necessario superare adeguatamente ogni resistenza che si presenta. A volte accade che le resistenze non si presentino nelle trasformazioni, ma che si incontrino, invece, nel passaggio da un ambiente ad un altro, nell'uscire da un recinto o nell'entrare in esso, ecc. Tutte queste resistenze devono essere vinte per mezzo di opportuni aiuti allegorici, oppure trasformando alcune immagini in altre. Il lavoro continua, poi, fino a ritornare al punto iniziale; quindi, procedendo con gradualit e delicatezza, si toglie il soggetto dal suo stato facendogli razionalizzare la scena. III - Tecnica delle espansioni Questa tecnica viene adoperata tanto nel livello verticale (tecnica dei livelli), quanto in quello orizzontale (tecnica delle trasformazioni), ogni volta che nei temi o negli argomenti si producono chiusure, ostacoli o incompatibilit per questioni di grandezza, tra le immagini del soggetto e quella di un oggetto attraverso il quale egli vuole passare (corridoi che si stringono, buchi della serratura, scalini troppo alti, ecc.). Esiste anche il caso di sproporzione fra l'immagine del soggetto e quella di oggetti che egli desidera far passare all'interno di se stesso (per esempio: un frutto che si desidera mangiare appare troppo grande o troppo piccolo). Si possono produrre inoltre difficolt di rapporto tra diversi esseri, sempre per questioni di grandezza (giganti e nani), o sproporzioni nella figura del soggetto (testa smisurata e membra molto sottili), ecc. Quando si presentano questi tipi di difficolt la guida suggerisce espansioni o contrazioni delle immagini in questione, finch la scena non riacquista proporzione. A volte necessario utilizzare aiuti, sostegni allegorici, per facilitare l'integrazione delle immagini in un argomento dato. Quando applicare ciascuna delle tecniche? In generale la guida inizia il lavoro utilizzando la tecnica dei livelli; man mano che questa si sviluppa appariranno delle resistenze inerenti agli spostamenti orizzontali o alla grandezza delle immagini. Pertanto, le tecniche di trasformazione e di espansione verranno utilizzate all'interno della tecnica generale dei livelli, nel momento in cui vengono individuate le resistenze corrispondenti. Solo nel caso in cui nelle sedute precedenti sia apparso chiaro che il problema fondamentale del soggetto riguarda le resistenze nelle trasformazioni, o nelle espansioni, si proceder direttamente con queste tecniche prescindendo dagli spostamenti attraverso i livelli verticali. Esercizi di sondaggio e di spostamento trasferenziale La guida chiede al soggetto di raccontare una barzelletta. Lo sollecita poi a rappresentare se stesso come un personaggio principale della barzelletta (o come uno qualunque dei personaggi, secondo il caso), e

procede secondo la tecnica dei livelli. Ogni volta che trova una resistenza, la guida aiuter il soggetto a vincerla e user, secondo i casi, tecniche di trasformazione o di espansione. E' necessario che il soggetto racconti tutto quello che gli va succedendo nelle scene e che si soffermi a descrivere i climi che le accompagnano. Terminato il sondaggio e il superamento delle resistenze, il soggetto e la guida discuteranno il significato delle resistenze incontrate e le difficolt avute per superarle, e cercheranno di metterle entrambe in relazione con comportamenti quotidiani, o con fatti biografici. Si potr inoltre tentare una riduzione a simbolo semplice degli inquadramenti generali in cui si sono svolte le scene e una breve sintesi dei temi e degli argomenti. Poi guida e soggetto si scambieranno i ruoli. Il sondaggio trasferenziale una pratica che non richiede n grande preparazione n requisiti particolari. Pu essere applicato anche a livello di veglia, sempre che il soggetto possa collocarsi in uno stato di non razionalizzazione, nel quale le associazioni fluiscano liberamente. Possiamo concludere dicendo che con due soli procedimenti, quello del sondaggio catartico di retroalimentazione e quello del sondaggio trasferenziale, una guida esperta pu condurre il soggetto a scariche o a trasferimenti di una certa profondit secondo il caso. Tutto ci potr essere realizzato anche con soggetti che non abbiano alcuna preparazione in questi temi. Ma, per intraprendere processi catartici e trasferenziali pi profondi, il soggetto avr bisogno di un bagaglio di informazioni simile a quello della guida.

LEZIONE 7 TRASFERENZA DI IMMAGINI Con i sondaggi trasferenziali (come con i sondaggi catartici), si pu lavorare in numerose situazioni della vita quotidiana, senza che il soggetto abbia bisogno di speciali conoscenze. Quando si vogliono realizzare trasferenze profonde la cosa cambia, in quanto il soggetto deve conoscere sufficientemente questi temi. Infatti ogni seduta trasferenziale profonda si chiude con una discussione in veglia tra la guida e il soggetto, in cui quest'ultimo che in definitiva interpreta e ordina il proprio processo. La discussione in veglia esige speciali conoscenze da parte del soggetto, perch altrimenti le interpretazioni della guida finirebbero per essere delle proiezioni dei suoi contenuti. Ma oltre alla discussione, importante il fenomeno ad essa posteriore, detto elaborazione post-trasferenziale, durante il quale il soggetto integra veramente i contenuti mobilizzati nel lavoro precedente. In questa elaborazione il soggetto deve poter disporre, senza l'aiuto della guida, di mezzi propri. In quali casi si ricorre alla trasferenza profonda? Quando interessa comprendere meccanismi complessi di coscienza. Quando si desidera superare problemi biografici che continuano a perturbare, senza risolversi, la situazione presente in cui si vive. Quando si vogliono provocare spostamenti e integrazioni piuttosto importanti. In quali casi non si ricorre alla trasferenza profonda? Quando il soggetto mostra sintomi di dissociazione psichica. Quando il soggetto considera il lavoro come un sistema terapeutico. Quando il soggetto pretende di risolvere problemi che dovrebbero essere superati con l'esercizio di pratiche pi semplici, studiate nei tre corsi preliminari. Quando il soggetto si trova nella situazione di poter risolvere i suoi problemi catarticamente. Passi della seduta trasferenziale 1. Preparazione. Dopo che il soggetto ha chiarito qual l'interesse per cui desidera intraprendere un processo trasferenziale, la guida prender nota delle mancanze organiche e sensoriali del soggetto e le terr sempre presenti come possibili produttrici di segnali. In un ambiente adeguato, guida e soggetto si siedono comodamente una al lato dell'altro. E' necessario che l'illuminazione sia tenue e possibilmente diffusa. Si chieder al soggetto di fare un relax completo e profondo. 2.Entrata. Si chieder al soggetto di proporre un fatto biografico, un sogno, o un'immagine interessante per lui. Partendo dall'immagine proposta, lo si condurr a sperimentare la sensazione di "caduta" (propria dell'entrare nel sogno) al fine di eliminare le razionalizzazioni e accedere al dormiveglia associativo attivo. 3. Sviluppo. La guida suggerir le direzioni opportune, partendo sempre dal piano medio e in base alle immagini proposte dal soggetto. Dove appaiono delle resistenze, la guida aiuter a vincerle nel modo gi studiato; durante lo sviluppo si adopereranno le tre tecniche, quella dei livelli, quella delle trasformazioni e quella delle espansioni. La guida prender nota delle resistenze che nella seduta non sono state vinte in maniera soddisfacente, e di quelle che, pur appartenendo sotto forme diverse nelle differenti scene, mostrano una stessa origine. 4. Uscita. Dopo aver ripercorso tutti i cammini opportuni ed essere ritornati al punto iniziale, la guida cercher di far sorgere nel soggetto un clima di riconciliazione con se stesso e per questo far ricorso a immagini gradevoli. A partire da questo momento, la guida comincer a introdurre progressivamente razionalizzazioni fino a che il soggetto abbia recuperato il suo abituale livello di veglia. 5. Discussione in veglia. Quando il soggetto si ripreso inizier la discussione in veglia sulla base del materiale raccolto. Il soggetto dovr riconsiderare tutto il lavoro effettuato, riassumendo le difficolt e le resistenze incontrate, e i superamenti effettuati. La guida far inoltre notare i punti dimenticati. Il soggetto e la guida effettueranno una riduzione a simbolo degli inquadramenti delle scene e raggrupperanno nelle categorie gi studiate i temi e gli argomenti cercando di arrivare ad una sintesi interpretativa. Il risultato di questa sintesi sar migliore dopo varie sedute trasferenziali, quando si avr a disposizione sufficiente materiale relativo a tutto il processo. In ogni modo sar conveniente effettuare una sintesi al termine di ciascuna seduta.

6. Elaborazione post-trasferenziale. Terminata la seduta e stabilita la data della prossima, il soggetto, in questo intervallo, rester senza guida. Pertanto, sar conveniente che egli tenga conto dei sogni notturni, degli insogni quotidiani, dei cambiamenti di punto di vista sulla sua problematica interna, e dei cambiamenti di condotta. Sar anche conveniente che ponga per iscritto le sue osservazioni e le porti, come materiale complementare, nelle sedute successive. 7. Conclusione del processo trasferenziale. Non si pu fissare il numero delle sedute che sono necessarie per portare a termine un processo. Esso dipender dal tipo di interesse manifestato all'inizio dal soggetto. In ogni modo, il termine di un processo sar evidente quando nell'elaborazione post-trasferenziale il soggetto sperimenti registri di comprensione e un "incastro" di contenuti, fino a quel momento non integrati. Un indicatore decisivo sar il cambiamento di condotta in una situazione concreta che si desiderava superare. Osservazioni In questa forma di trasferenza, i temi concordano con gli argomenti. Questo facilita le cose, giacch mentre i temi di una scena si modificano, si producono anche trasformazioni dei climi che hanno caratteristiche negative. Succede, a volte, che un clima non possa essere spostato perch la resistenza molto forte. Si proceder allora gradualmente, partendo dal tema fortemente associato alla carica negativa, verso un tema prossimo, in modo che il secondo prenda i connotati climatici del primo; per esempio: appare un parente del soggetto vestito in un certo modo e con un determinato atteggiamento in una scena sgradevole. Se la resistenza alla trasformazione di questa immagine fosse molto grande, bisogner far partecipare alla scena un'altra persona e conferirle gli attributi della prima, affinch il clima si trasferisca in essa. Dalla seconda si passer ad una terza, ecc... Ricordiamo qui ci che abbiamo detto precedentemente sulla "persuasione" delle resistenze. La guida non promuover mai l'irruzione immediata di immagini che il soggetto sperimenta come pericolose. Guider il soggetto verso le resistenze con prudenza e senza violenza. Non lascer il soggetto disarmato di fronte ad immagini che non pu sostenere. Eluder lo scontro diretto, preferendo la persuasione (o la ritirata), se il clima si facesse angosciante. Quando comprende che non si pu risolvere una difficolt, la guida ne prender nota e rimander il trattamento alle sedute successive. Esercizi di trasferenza di immagini Prima di iniziare, si raccomanda di rileggere gli esercizi sul sondaggio trasferenziale delle resistenze e sul sondaggio e sullo spostamento trasferenziale. Si effettuer una pratica pedagogica, nella quale uno dei presenti assumer il ruolo di guida e un altro quello di soggetto. Il resto dei partecipanti prender nota. La discussione e la sintesi finale saranno fatte dall'insieme. Realizzata la pratica, gli interessati potranno iniziare per proprio conto (e solo in coppia) un processo trasferenziale di varie sedute. Guida e soggetto si scambieranno i loro ruoli in modo che il dominio delle tecniche sia equilibrato da ambedue le parti.

LEZIONE 8 TRASFERENZA DI CLIMI Come ricorderete, alcune lezioni di distensione sono state dedicate alla conversione delle immagini quotidiane e biografiche che provocano tensione. Si trattava di un obiettivo adeguato a quel livello di lavoro ma, entro certi limiti, in esso erano gi delineati i procedimenti trasferenziali, dato che cercavamo di dissociare da certe immagini i climi negativi ad esse legati ed inoltre di rendere positive le emozioni. Quando parliamo di trasferenza di climi ci riferiamo ad una particolare forma di lavoro che necessario adottare quando un soggetto non pu dissociare un'immagine da un clima o quando non pu trasferire un clima ad altri contenuti o quando il clima non pu essere reso positivo perch non collegato a temi o argomenti visualizzabili. Se un soggetto sperimenta un clima negativo legato a temi biografici, quotidiani o anche immaginari, sar relativamente facile spostare la carica del clima, che risulta chiaramente associata, utilizzando la trasferenza di immagini. Ma come agire quando qualcuno sperimenta un clima di depressione, di timore, di insicurezza o in generale d'angoscia? Come operare quando non presente una fobia riferita ad oggetti precisi o un'immagine ossessiva definita o una compulsione verso oggetti e fatti certi, ma piuttosto una sfiducia profonda, generale e diffusa? Rispondiamo a queste domande dicendo che siamo in presenza di climi senza immagini visuali (poich, senza dubbio, stanno operando immagini cenestesiche, cinestetiche e dei diversi sensi esterni), e che siamo in condizioni di trasferire, modificare e integrare, unicamente se riusciamo ad associarli a immagini scelte prima. Questo il compito che si intraprende nelle trasferenze di climi. Requisiti. Se si trattasse di un soggetto che sperimenta un clima pesante (non occasionale), negativo e diffuso, prima di dare inizio alle sedute trasferenziali sar importante conoscere l'eventuale esistenza di difetti organici che possano condizionarlo in modo generale (per esempio disfunzioni ghiandolari, circolatorie, ecc.). Sono molti i casi in cui il difetto che produce quel particolare clima chiaramente fisico e per nulla psichico. Il trattamento medico, correggendo il problema, pu risolvere la difficolt. I problemi fisici producono sia impulsi diffusi come quelli menzionati sopra, sia immagini che nelle trasferenze normali appaiono nei vari livelli dello spazio di rappresentazione; tali immagini subiscono vari tipi di deformazione a seconda del livello, tuttavia si trovano collocate sempre nello stesso "luogo" (per esempio, sempre davanti a sinistra). Quantunque una difficolt fisica non possa essere corretta con mezzi trasferenziali, il soggetto pu giungere a ridimensionare il problema che essa comporta e a focalizzarlo in modo nuovo ed infine ad integrarlo nel caso in cui non ci fosse una soluzione medica. E' quindi importante (come abbiamo gi ricordato in altri casi) che il soggetto, sottoposto alla pressione di questi climi diffusi e indeterminati, ricorra per prima cosa all'esame medico. E' inoltre importante che egli determini con precisione il periodo della sua vita in cui tale problema iniziato (per questo potr ricorrere al materiale autobiografico in precedenza prodotto). Una volta individuata l'origine del problema, la guida potr orientarsi meglio nel processo. Infine, occorre sapere se il soggetto non pu associare i suoi climi ad immagini visive per il fatto che di solito non le produce. Anche in questo caso si potr dare inizio alle trasferenze di climi, per il soggetto porter avanti per conto proprio le pratiche a suo tempo raccomandate per correggere il difetto. Trattamento dei climi senza immagini visive Passo 1. Preparazione. Come nella trasferenza di immagini. Passo 2. Entrata. Come nella trasferenza di immagini, con la differenza che si cerca il clima che si desidera fare aderire. Successivamente si chiede al soggetto di cercare situazioni biografiche o fittizie in cui il clima "si incastri" adeguatamente e senza la sensazione di artificiosit. Poi il soggetto far in modo di "incastrare" il clima con altre immagini, cercando sempre il legame ottimale.

Un'intera seduta potr essere occupata da questo lavoro, senza che si ottengano dei buoni risultati. In tal caso, nelle sedute successive, si realizzeranno di nuovo la preparazione e l'entrata fino a che non si otterr un buon "incastro". Indipendentemente dal numero di sedute impiegate, quando l'incastro stato raggiunto, si chieder al soggetto di perfezionare le immagini fino a che il clima sveli tutta la sua forza suggestiva. Non si andr avanti finch il clima non rimarr strettamente legato a temi e argomenti precisi. La tappa di associazione del clima alle immagini sar completata quando il soggetto, concentrandosi sulla scena, otterr registri "veri" del clima in questione. Spesso, ripetendo il tentativo di adeguare le immagini al clima diffuso, pu accadere che il soggetto ricordi la scena che realmente ha segnato l'inizio del problema. In questo caso si lavora portando avanti i passi della trasferenza di immagini. Ottenuto "l'incastro" e una forte associazione, si pu proseguire con i passi successivi che sono gli stessi della trasferenza di immagini. Osservazioni Continuando a lavorare con un clima rinforzandone il registro, il soggetto pu scatenare una abreazione catartica che abbassa il potenziale necessario per associare tale clima ad una tale immagine. Quando questo succede, si lascia che la scarica si produca completamente, ma si sospende poi la seduta. E' chiaro che cos si otterr un alleggerimento delle tensioni; per sar anche necessario, nel corso del dialogo con il soggetto, trarre le debite conseguenze di questo fatto, in modo da comprendere meglio il fenomeno prodotto. E' importante che la guida venga a conoscenza di alcuni dati biografici del soggetto e, possibilmente, del materiale che riguarda i suoi insogni, sogni e allegorizzazioni; in questo modo la guida potr orientarsi con maggiore facilit. A volte il clima diffuso confuso con tensioni permanenti, diverse da quelle che lo hanno originato e che tuttavia impediscono al soggetto di entrare nel livello di dormiveglia attivo necessario per la trasferenza. In considerazione di questa possibilit, si pu tentare un sondaggio catartico di retroalimentazione. Pu ad esempio succedere che una volta prodotta una catarsi, il clima cessi di agire o che si manifesti con delle immagini che effettivamente gli corrispondono, immagini che normalmente venivano frenate dal sistema di tensioni permanenti. Esercizio di trasferenza di climi Si realizzer una pratica pedagogica con qualcuno dei partecipanti che presenta un clima diffuso, anche di non grande importanza, adatto ad un lavoro di "incastro" e di associazione con immagini. Il lavoro successivo tra due persone dipender dalla esistenza o meno di un clima senza immagini, negativo e di importanza decisiva. Quindi, non si operer in modo artificioso con soggetti i cui climi siano riferibili ad immagini definite. Esercizio di trasferenza negativa Un lavoro molto utile, che le persone interessate possono realizzare, consiste nell'associare un clima inibitorio all'immagine di un abitudine nociva (uso di tabacco, alcool, ecc.). All'inizio la guida svilupper il processo fino al punto in cui il soggetto ottenga una buona immagine di se stesso mentre compie l'atto nocivo abituale. Immediatamente dopo si evocher un'immagine che produce il clima inibitorio (per esempio, qualcosa di ripugnante), facendola entrare nella scena precedente. Si avr cura di porre in relazione, nel modo pi stretto possibile, le immagini che ora configurano questa scena complessa. Successivamente si lavorer per produrre lo spostamento del clima inibitorio ed il suo "incastro" con l'immagine della abitudine nociva. Sar necessario ripetere questo lavoro per diverse sedute, fino al punto in cui, evocando l'immagine della abitudine nociva, sorga strettamente associato ad essa, anche il clima inibitorio. Per accelerare il processo di "incastro" e di associazione, il soggetto potr ripetere questo lavoro da solo, pi volte al giorno, fino alla seduta successiva. Se effettua questa esercizi personali gli basteranno due o tre sedute per ottenere la trasferenza negativa.

Quando, evocando l'abitudine nociva, il soggetto sperimenta il forte clima inibitorio, la guida lo solleciter ad abbandonare, a partire da quel momento e definitivamente, tale abitudine. Questa tecnica dar eccellenti risultati se: 1. Il soggetto ha delle buone e chiare ragioni per tentare di abbandonare l'abitudine. 2. Abbandonare l'abitudine per lui una buona questione di vitale importanza. 3. La proposta definitiva, cio non si tratta di un abbandono graduale, scaglionato nel tempo o con un margine di dubbio. Sar opportuno nella seduta di trasferenza negativa, rispettare i passi N.1 e N.2 di tutte le trasferenze profonde.

LEZIONE 9 ELABORAZIONE POST-TRASFERENZIALE In altre lezioni abbiamo commentato i passi relativi all'elaborazione post-trasferenziale e alla conclusione del processo trasferenziale, prendendo in esame determinati indicatori. Questi erano il cambiamento del punto di vista da cui il soggetto osservava i suoi problemi, la modificazione positiva della condotta in situazioni concrete ed i registri di comprensione e di "incastro" di contenuti precedentemente non integrati. Esistono molti altri indicatori dell'esito positivo di un processo trasferenziale; tuttavia essi dovranno essere sempre in funzione del proposito iniziale del soggetto. Se l'interesse espresso inizialmente dal soggetto era quello di acquisire esperienza nelle tecniche o conoscenze migliori sulle attivit della coscienza, evidente che difficilmente si produrr in lui un cambiamento di condotta come conseguenza del lavoro trasferenziale. Altrettanto pu dirsi del caso in cui il soggetto, che si diceva interessato a sbloccare e a trasferire un determinato clima, si aspetti invece conseguenze che non aveva formulato alla guida; in questo caso chiaro che la guida rimane estranea a quelle aspettative e non pu condurre il processo in maniera adeguata. Ci nonostante sar bene chiarire che la guida viene orientata tanto dagli interessi formulati dal soggetto quanto dagli indicatori di resistenza e che, pertanto, possono produrre delle scariche e degli spostamenti non previsti che possono anche arrivare a modificare il piano iniziale. L'elaborazione post-trasferenziale pu, allo stesso modo della seduta trasferenziale, produrre un'integrazione e un riordinamento a catena; solo che, in questo caso, il processo pu continuare a svolgersi per un certo tempo dopo la fine del lavoro guidato. In questo periodo il soggetto sperimenter che "qualcosa" continua a cambiare in lui. A volte dei contenuti fissati a periodi lontani della vita non vengono integrati durante le sedute, ma nel corso del processo post-trasferenziale. Consideriamo, per esempio, un caso di questo tipo: una persona adulta in cui sono riconoscibili dei tratti psicologici infantili molto marcati ha terminato un processo trasferenziale in cui si sono prodotte alcune modificazioni piuttosto importanti, ma nessun cambiamento per quanto riguarda i tratti infantili. Ma ecco che a poco a poco cominciamo ad osservare che questa persona va perdendo alcune di quelle caratteristiche e che al loro posto sorgono ruoli sempre pi maturi, propri della sua et. Questo un caso che si verifica frequentemente, anche a distanza di tempo dal termine delle sedute. Un fenomeno curioso pu verificarsi nel momento in cui, per azione del processo post-trasferenziale, si accelera l'esaurimento del nucleo d'insogno; in questo caso, l'energia legata ad esso prende un'altra direzione e nel soggetto si verifica un cambiamento radicale. Questo sar comunque positivo, in quanto si avviato su una linea di sviluppo progressiva, di integrazione di contenuti. RACCOMANDAZIONI Rileggere tutte le lezioni riferite alle trasferenze ed effettuare gli esercizi che non sono stati realizzati correttamente.

PRATICHE DI AUTOTRASFERENZA REVISIONE DEI LAVORI PRECEDENTI. Rispondere, preferibilmente per iscritto, alle seguenti domande: 1. A cosa serve l'operativa? 2. Quali sono i grandi sistemi usati nell'operativa e quale funzione compie ciascuno di essi? 3. Qual' la finalit dell'operativa? 4. Qual' la forma pi adeguata per studiare e praticare l'operativa? 5. Quali tipi empirici di catarsi potete citare? 6. A che cosa servono le catarsi empiriche? 7. Perch in certe occasioni il lavoro di distensione non sufficiente e bisogna utilizzare la catarsi? 8. In cosa consiste la tecnica del sondaggio catartico? 9. Quali sono i principali indicatori che accompagnano una parola-stimolo o una risposta significativa? 10. In quale momento del sondaggio si possono osservare le prime manifestazioni catartiche? 11. In che cosa consiste il sondaggio catartico di retro-alimentazione? 12. Come possono bloccarsi gli impulsi? 13. Quali sono i passi del sondaggio catartico? 14. Quali sono i passi della catarsi profonda e in quali aspetti si differenziano da quelli del sondaggio catartico? 15. In quali casi si raccomanda la tecnica della catarsi profonda? 16. Che problemi si presentano con frequenza nel lavoro di catarsi profonda? 17. Che conseguenze ha il fatto che gli impulsi si blocchino prima di arrivare ai centri di risposta? 18. In che cosa si differenzia la catarsi dalla trasferenza? 19. Quali casi di trasferenza empirica potete citare? 20. In base ai vostri ultimi studi, in che cosa si differenziano le tensioni dai climi? 21. Come si differenziano fra di loro le traduzioni, le deformazioni e l'assenza di impulsi? 22. Che differenza c' tra percezione e rappresentazione? 23. Che cosa sono le catene associative e che tipi di associazioni esistono? 24. Che relazioni esistono tra livelli di coscienza, catene associative libere e catene associative dirette? 25. Che differenze possiamo osservare tra spazio di percezione e spazio di rappresentazione, tenendo come riferimento gli oggetti che si collocano in essi? 26. Che modificazioni subiscono gli impulsi nello spazio di rappresentazione al variare del livello di coscienza? 27. Quali sono le differenze tra profondit e livelli dello spazio di rappresentazione, e che modifiche generali si osservano nell'immagine quando la sua collocazione cambia o in livello o in profondit? 28. Potete disegnare e spiegare lo schema generale degli apparati e degli impulsi? 29. Data una scena, in che cosa si differenziano le immagini ricordate da quelle immaginate e da quelle allegorizzate? 30. In che cosa si differenziano le allegorie dai simboli e dai segni? 31. Dal punto di vista della trasformazione degli impulsi, come si generano i simboli? 32. Come possono essere raggruppati i simboli? 33. Potete dare un esempio di sequenza simbolica nella quale si osservino la concentrazione, la dispersione, lo spostamento e la fissazione di una tensione? 34. Quando possibile affermare che in una sequenza simbolica si verifica una distensione? 35. Qual' la differenza tra un tema e un argomento? 36. Che tipi generali di temi esistono nella nostra classificazione? 37. Che tipi generali di argomenti esistono nella nostra classificazione? 38. Quali sono le differenze tra: riduzione a simbolo, analisi allegorica, riassunto allegorico ed interpretazione allegorica? 39. A cosa serve la simbolica? 40. A cosa serve l'allegorica? 41. Usando come riferimento le resistenze, quali sono i principi generali che guidano la catarsi e la trasferenza? 42. Quali sono i principali indicatori di resistenza nei processi trasferenziali? 43. Quali sono le tre tecniche principali della trasferenza e quali caratteristiche hanno? 44. Quando deve essere applicata ciascuna delle tecniche? 45. In cosa consiste il sondaggio trasferenziale? 46. Qual' la differenza tra sondaggio trasferenziale e trasferenza profonda? 47. In quali casi si ricorre alla trasferenza profonda? 48. In quali casi non si ricorre alla trasferenza profonda? 49. Quali sono i passi della seduta trasferenziale e quali caratteristiche hanno? 50. In che cosa si differenzia la trasferenza di immagini dalla trasferenza di climi?

51. Quali requisiti devono esistere per poter lavorare con la trasferenza di climi? 52. Come devono essere trattati i climi privi di immagini visive? 53. In cosa consiste la trasferenza negativa? 54. Come opera l'elaborazione post-trasferenziale?

LEZIONE 1 DIFFERENZA TRA TRASFERENZA E AUTOTRASFERENZA L'autotrasferenza non richiede la collaborazione di una guida esterna. La funzione della guida compiuta da un'immagine appositamente conformata, che serve a condurre gli spostamenti. Chiameremo "guida interna" questa immagine. L'autotrasferenza utilizza inoltre temi e argomenti fissi. In essa non c', ovviamente, discussione vigilica. Infine, nell'autotrasferenza possibile lavorare con uno stesso argomento a diverse profondit. Introduzione all'autotrasferenza A cosa serve l'autotrasferenza? In primo luogo serve, come la trasferenza, a dare coerenza ai fenomeni psichici, integrando contenuti. La sua utilit maggiore risiede nella capacit di produrre conversioni di senso rispetto ad una situazione particolare o alla situazione generale in cui una persona vive. Nei processi autotrasferenziali, poich utilizziamo temi e argomenti fissi, gli indicatori principali di resistenza sono dati dai difetti nella costruzione delle scene o dalle difficolt nell'incastro fra scene e clima o dalle difficolt di conversione di climi. Studiamo questi punti pi da vicino. Supponiamo che l'operatore abbia come interesse la "riconciliazione"; egli crea allora una scena mentale e colloca in essa diverse persone con le quali ha rapporti di ostilit, di inimicizia; quindi cerca di trasferire le cariche in modo da raggiungere, al termine del lavoro, lo scopo prefissato. Senza dubbio, nello sviluppo del lavoro appariranno numerosi registri di resistenza, per risulter chiaro se l'"incastro" stato raggiunto o se necessario continuare a lavorare per ottenere i registri adeguati. Poich l'interesse stato fissato con precisione (produrre la riconciliazione), l'operatore sapr quali sono le correzioni da apportare e gli risulteranno evidenti i difetti nel montaggio scenico che non hanno reso possibile un buon incastro e la conversione successiva. Raccomandazioni 1. Studiare ciascuna lezione assieme ad altre persone e lavorare poi con gli esercizi proposti. 2. Dopo la pratica i presenti si scambiano i propri punti di vista in modo da arricchire le proprie tecniche. 3. Prendere nota di ci che si fatto. 4. Approfondire la pratica nei giorni successivi. 5. Aggiungere osservazioni quando sorgono registri post-trasferenziali nei sogni o nella vita quotidiana. Elementi autotrasferenziali I - La condizione autotrasferenziale 1. Precisazione dell'interesse. Se si desidera produrre una conversione di senso in una determinata situazione, bisogner cominciare a definirla chiaramente. Non si tratter, certamente, di una situazione che possa essere modificata per mezzo delle tecniche minori (studiate precedentemente). Le situazioni che ci interessano si possono riferire a nodi biografici non superati, oppure a problemi attuali o a problemi proiettati nel futuro. Nelle presenti lezioni vengono considerati alcuni argomenti di conversione adatti a modificare situazioni mentali negative che agiscono in diversi tempi di coscienza. 2. Adeguamento dell'ambito di lavoro. Questo punto si riferisce non solo ai requisiti esterni (stanza silenziosa, ecc.), ma anche all'"ambito" fisico e mentale dell'operatore. E' opportuno iniziare ogni lavoro autotrasferenziale con un buon rilassamento interno, dopo il quale si effettua l'esperienza di pace. II - I temi

1. La guida interna. I credenti di diverse confessioni spesso invocano nelle loro preghiere grandi personalit dei loro credi, come profeti e santi; alcuni lo fanno con immagini auditive, altri con immagini visive, ecc. Altre persone si trovano, a volte, in una specie di dialogo interno con i propri genitori gi morti, o con persone care o rispettate. A queste "guide" chiedono consiglio nelle situazioni particolarmente difficili. A volte, semplicemente espongono loro dei problemi; e questo un modo di ordinare meglio le proprie idee e sentimenti. Alcuni ricevono "risposte" o "indizi" durante il dialogo con la propria guida. Altri li ricevono nel sonno attraverso allegorie. Non mancano coloro che ricevono "messaggi" quando si svegliano o in momenti inaspettati. Inoltre si invocano guide-protettrici in momenti di disorientamento, di solitudine o di pericolo. Molti modi empirici che le persone usano per mettersi in rapporto con guide interne, hanno la loro origine in traduzioni auditive del registro cenestesico del parlare. Per illustrare questo fatto basta fare il seguente esperimento: ditevi mentalmente "adesso salgo sul tetto" e osservate che nel vostro apparato fonico si producono automaticamente dei movimenti. Poi "salite" sul tetto appoggiandovi per ad immagini visive. E' chiaro che, in questo secondo caso, il movimento corrisponder ai globi oculari. Se realizzando altre operazioni simili basate su immagini visive prestate attenzione all'apparato fonico, riscontrerete a volte, in esso, dei movimenti automatici; questo perch sono sorte "furtivamente" immagini auditive, meglio ancora, possiamo dire che quelle visive si sono tradotte. Le verbalizzazioni appaiono quotidianamente, e si registrano come conversazioni interne, ritmi, cantilene, ecc., che accompagnano le operazioni effettuate nel mondo esterno. Tuttavia non stiamo parlando qui di casi patologici come quelli di verbigerazione allucinatoria. Tornando al problema della guida interna, diciamo che non ha grande importanza il tipo di immagine che si scelga per rappresentarla. In qualsiasi caso, essa dovr compiere un vero incastro con climi di protezione (forza, sapienza, rettitudine, ecc.). Qualsiasi immagine (non solo quelle visive) pu dare il registro della "presenza" della guida. Sar sufficiente un registro di presenza giacch la guida servir per dare direzione ai movimenti mentali verso gli altri temi che dovranno essere visualizzati. La guida dovr essere unica e sar associata a un particolare tipo di chiamata o invocazione. A loro volta, le indicazioni della guida potranno essere registrate attraverso qualsiasi sistema di immagine. 2. Il limite. E' un'allegorizzazione del livello di lavoro a partire dal quale si effettua l'entrata nel processo autotrasferenziale. Pu essere rappresentato come una porta, una scalinata, una soglia, una linea divisoria, ecc. Le resistenze per razionalizzazione o altre tensioni e blocchi si rifletteranno in cattive configurazioni del limite, in difensori che impediscono il passaggio, ecc. E' importante che il limite sia sempre lo stesso e che si abbia di esso una rappresentazione molto vivida nell'insieme e nei dettagli. 3. I cammini. Le direzioni di ascesa, discesa e avanzamento orizzontale devono essere allegorizzate sempre nello stesso modo, affinch non si subiscano deviazioni per azione delle resistenze. I tre cammini si aprono nel momento in cui il limite viene oltrepassato. Essi sono le connettive, i collegamenti direzionali che portano ai recinti dei diversi livelli. 4. I recinti. Devono, anch'essi, essere sempre gli stessi e corrispondere nella loro conformazione e nelle loro caratteristiche, al livello nel quale si trovano collocati. E' importante che i recinti siano definiti nelle tre dimensioni e che l'operatore possa sentirsi incluso in essi. 5. I paesaggi. Il paesaggio del cammino orizzontale pu essere quello di una spiaggia, un'oasi, una valle fertile, ecc.

Il paesaggio del cammino discendente pu essere quello di un abisso, quello delle profondit marine, ecc. Non raccomandabile lavorare con paesaggi selvaggi giacch essi presentano numerose resistenze per la loro stessa conformazione. Tali temi sono usati nelle autotrasferenze in cui si desidera, precisamente, far sorgere resistenze che cos possono essere studiate in modo particolareggiato. 6. I personaggi. A differenza dei temi precedenti, non necessario averne un repertorio fisso (vedremo pi avanti alcune eccezioni), giacch nei diversi argomenti bisogner collocare i personaggi che siano in rapporto con l'interesse prefissato. 7. La citt nascosta. E' una buona allegorizzazione dello spazio pi interno dell'operatore. La citt nascosta si incontra alla fine del cammino ascendente. Sopra di essa "non c' niente". Possiede luce propria (o meglio, luce proiettata dal suo interiore che il centro di potere), questa luce non dipende da illuminazioni artificiali o esterne naturali (sole, luna, stelle). La citt nascosta pu trovarsi sulla mitologica "vetta del mondo" o fluttuare oltre i corpi celesti. In ogni caso e in primo luogo, pu essere considerata come una traduzione dei limiti della testa dell'operatore, all'interno della quale si registrano numerose sensazioni cenestesiche che, allegorizzate, danno luogo a costruzioni estremamente complesse. La citt nascosta stata anche rappresentata in certe tradizioni come la "corona" o come lo "scrigno" che custodisce la perla o il grande gioiello, ecc. (queste ultime sono allegorizzazioni del centro di potere). Se, effettivamente, si visualizza la citt nascosta e non una sua replica intermedia, si osserva che al di sopra di essa c' l'oscurit totale che corrisponde ai limiti superiori dello spazio di rappresentazione. Nei recinti della citt nascosta si custodiscono le grandi aspirazioni, gli ideali e le speranze che spingono l'essere umano alla ricerca della distensione totale (pace, calma, felicit, ecc.). Esiste una controparte della citt nascosta ed la citt sotterranea. Al di sotto di essa, "non c' niente". Questa citt pu trovarsi collocata negli abissi pi profondi della terra o dell'acqua. Possiede anch'essa un'illuminazione propria. Al di l di essa c' l'oscurit totale che corrisponde ai limiti inferiori dello spazio di rappresentazione. Della citt sotterranea esistono numerose repliche intermedie in diversi livelli discendenti; nessuna di queste per ha le caratteristiche di punto finale degli spostamenti verticali. Nei recinti della citt sotterranea si conservano (e l si devono risolvere) le frustrazioni e i conflitti biografici. Nel centro di essa c' il fuoco purificatore, ma soprattutto Lei (o Lui) che sintetizzano in immagini, impulsi provenienti dal sesso, fissazioni biografiche e compensazioni delle situazioni che il soggetto vive. L'operatore visualizzer le citt alla fine dei cammini corrispondenti, perfezionando le immagini in pratiche successive e dando ad esse l'impronta della propria creativit. Per quanto riguarda il cammino di mezzo, troviamo alla fine di esso la citt della vita corrente, nella quale l'operatore sviluppa le proprie attivit quotidiane. Nei suoi differenti recinti, si devono collocare le scene della situazione attuale sulle quali si desidera lavorare. 8. Il centro di potere. Si trova nel recinto centrale della citt nascosta. E' la Luce, la Forza ed il Senso. La "Luce" non rappresentata nella stessa maniera della luce percepita e poi ricordata. E' la Luce "pi interna, pura e profonda", in quanto ha significato psicologico e non in rapporto con il fenomeno luminoso esterno. La Luce si pu "mettere in comunicazione" con l'operatore, in un contatto per nulla convenzionale. Dopo che si realizzato il contatto con la Luce (non con luci intermedie), appare il fenomeno dell'illuminazione dello spazio di rappresentazione. Esso d all'operatore la nozione di aver trasceso i limiti dell'oscurit totale. Tale cambiamento nell'economia della coscienza continua ancora per qualche tempo dopo l'esperienza e influenza in modo curioso anche la percezione esterna.

Il centro di potere una traduzione del registro di "se stesso", ovvero di ci che c' di pi essenziale nell'essere umano. Tale centro non , sicuramente, l'"io" psicologico (che consideriamo, pedagogicamente, una specie di comando dei meccanismi di reversibilit ed il risultato della somma degli impulsi percettivi e di memoria). Il centro di potere si trova abitualmente coperto dalle attivit meccaniche dell'io psicologico. Precedentemente, studiando la tecnica dei livelli, stato detto: "...esiste una certa profondit limite, al di l della quale non possibile scendere... l tutto si oscura. Nelle parti alte, al di sopra del cielo illuminato, del sole e delle stelle, succede lo stesso fenomeno: raggiunto quel limite tutto si oscura. L'oscuramento finale, sia nelle salite sia nelle discese, coincide con i limiti del proprio corpo. Certamente questi limiti sono difficili da toccare, in quanto si producono frequenti rimbalzi che permettono la continuazione delle scene". "Nella tecnica dei livelli non si deve confondere la luce che dipende da una determinate fonte (luci sotterranee, fuochi vulcanici, citt illuminate sotto l'acqua, ecc. Oppure: il sole, la luna, le stelle, le citt della luce, gli oggetti cristallini o radianti, ecc.) con l'illuminazione generale dello spazio, che quella che rivela il livello della rappresentazione". Come eccezione a quanto spiegato fin qui, si deve considerare, come ipotesi, il caso posteriore a quello dell'oscurit limite (sia in discesa sia in ascesa), in cui lo spazio di rappresentazione diventa "luminoso". Tale eccezione non stata constatata nei processi trasferenziali, ma un caso conosciuto dai mistici di diverse epoche e regioni. Si avuta notizia di questo fenomeno anche per testimonianza di persone che si sono trovate in punto di morte, o che sono "ritornate" dalla morte stessa, dopo che ne era stato dichiarato il decesso clinico. Se queste affermazioni non sono semplici fandonie, esse stanno denunciando un fatto psicologico interessante che si dovrebbe esplorare e, forse, l'autotrasferenza lo strumento adeguato per far progredire questa indagine. 9. Lei o Lui. Sono temi importanti giacch allegorizzano la "donna ideale" o "l'uomo ideale", e corrispondono all'immagine del sesso opposto a quello dell'operatore. Tali temi si definiranno studiando il recinto centrale della citt sotterranea. Il lavoro con il tema di Lei (o Lui) importante dal punto di vista della definizione dell'immagine complementare dell'operatore. Non raccomandabile tentare di visualizzare artificiosamente tali personaggi; meglio rappresentare il recinto che loro corrisponde e limitarsi ad aspettare la loro comparsa. Ovviamente essi si definiranno nella misura in cui si approfondisce il lavoro. Osservazioni In questa lezione stata spiegata brevemente la condizione trasferenziale. Abbiamo anche considerato i principali temi. Nella prossima lezione tratteremo gli argomenti. In autotrasferenza possiamo seguire i seguenti passi di processo: entrata, sviluppo, uscita ed elaborazione post-trasferenziale. Diamo qui sotto l'esercizio fondamentale di entrata. Esercizio di entrata nel processo autotrasferenziale L'operatore effettua un relax interno profondo. Immediatamente, o nel momento che gli sembra adeguato, l'operatore effettua l'entrata autotrasferenziale ricorrendo a qualsiasi procedimento per configurare la "guida" interna. Posteriormente, far apparire il limite, o l'"entrata" e, continuando, i tre "cammini". L'operatore dovr ripetere questo esercizio fino ad ottenere delle buone rappresentazioni dei temi proposti (guida, limite, cammini). Sar conveniente studiare tutte le resistenze che si presentano, per poterle superare nelle ripetizioni dell'esercizio. Dopo aver praticato l'esercizio varie volte, ci sar un dialogo con gli altri partecipanti, al fine di migliorare la propria tecnica.

Il dominio dell'esercizio di entrata fondamentale perch in futuro si comincer sempre con esso, qualsiasi processo.

LEZIONE 2 DIFFERENTI TIPI DI SVILUPPO AUTOTRASFERENZIALE I - Autotrasferenze empiriche Esistono numerosi argomenti empirici, come quelli che si sviluppano nei sogni, negli insogni, nell'arte e nelle religioni. Se si volesse portare all'estremo il punto di vista psicologico, si potrebbe dire che ogni essere umano il personaggio centrale di un dramma - che la sua vita - che si sviluppa tra continui incidenti. Egli incarna diversi ruoli, che per esprimono uno stesso atteggiamento di base, il quale pu svilupparsi e trasformarsi, oppure rimanere fissato a un determinato periodo della vita senza ottenere coerenza. Ogni attivit che l'essere umano svolge nel mondo accompagnata da una rappresentazione interna. Pertanto non sono indifferenti le azioni esterne, giacch alcune di esse produrranno registri disintegratori ed altre registri di unit interna o, se si preferisce, di coerenza. Quindi, nel fare quotidiano, ci sono numerosi elementi di tipo autotrasferenziale (cos come ve ne sono di tipo catartico). Da questa angolatura, dunque comprensibile che il soggetto compia atti dai quali non si aspetta risultati esterni, ma che hanno in s valore autotrasferenziale. E' possibile, allora, l'atto di amore senza speculazioni sui risultati che da esso si possono ottenere: possibile l'amore per una persona, per una causa, per l'umanit, ecc. Saranno argomenti autotrasferenziali empirici, quelle azioni, con le loro corrispondenti rappresentazioni interne, che nel loro sviluppo facciano sorgere nel soggetto registri di unit, e gli diano inoltre una sensazione di progresso, di "crescita" interiore. Questi registri sono molto importanti perch permettono di distinguere le attivit catartiche o distensive da altre trasferenziali. II - L'autotrasferenza empirica nelle religioni I credenti delle varie religioni possono seguire da soli i temi e gli argomenti proposti nei loro sistemi di orazione o di meditazione, leggendone le formule o imparandole a memoria. Chi prega pu anche ripetere a voce alta ci che viene detto da un'altra persona. Vediamo un caso di orazione nel quale compaiono diversi argomenti che hanno uno stesso personaggio o tema centrale (in questo caso si tratta di Ges). Questa orazione, oltre ad essere una dichiarazione di fede, possiede tutti i requisiti di un processo autotrasferenziale, che si effettua seguendo un direttore di orazione, o recitandolo a memoria, da soli o in gruppo, a voce alta o in silenzio. Si tratta di un frammento del Credo di Nicea: "...Nacque da Maria Vergine. Pat sotto Ponzio Pilato. Fu crocefisso, mor e fu sepolto. Discese agli inferni. Il terzo giorno resuscit tra i morti. Sal ai cieli. Siede alla destra di Dio Padre onnipotente. Di l verr a giudicare i vivi e i morti...ecc." E' importante che l'atteggiamento di colui che prega sia di raccoglimento e che egli senta e visualizzi, per quanto gli possibile, i movimenti verticali che la guida, in questo caso Ges, effettua attraverso i tre livelli dello spazio di rappresentazione (piano medio, inferno, cielo). Ges il tema centrale e anche la guida che subisce un processo di trasformazione. L'atteggiamento di raccoglimento permette al credente di fondersi con Ges e di sperimentare, attraverso immagini, un processo mentale di trasferimento di cariche emotive. Se si abbandonasse pienamente alla sua orazione, il credente avrebbe senza dubbio l'opportunit di mettere in relazione le scene della vita, della passione, della morte e della resurrezione di Ges (argomenti), con il ricordo dei peccati che egli stesso ha commesso; potrebbe ricapitolarli, patendo la sofferenza che essi hanno prodotto ad altre persone ed immaginare un giusto e meritato castigo; potrebbe pentirsi e formulare propositi di cambiamento e, infine, svegliare in s la speranza per il cielo dei giusti, in accordo alla sua fede cristiana. Nell'esempio dato possibile osservare una gamma molto vasta di possibilit autotrasferenziali che si aprono a chi prega. Nelle grandi religioni possiamo trovare altri modelli di processi autotrasferenziali, che i credenti mettono in pratica durante le loro cerimonie religiose o nell'esercizio delle loro preghiere. Esistono inoltre altri procedimenti capaci di attivare piccoli processi autotrasferenziali; essi tuttavia sono privi degli argomenti normalmente richiesti in autotrasferenza. Di solito sono presentazioni statiche che hanno

qualche modificazione solo nel grado di profondit del contatto con se stessi, che il praticante possa raggiungere. Ci riferiamo ai casi di mantras (parole sacre ripetute) e di yantras (immagini visive e simboli sacri utilizzati per la concentrazione). Esistono anche alcune invocazioni brevi, utilizzate in varie situazioni, che non arrivano ad essere argomenti autotrasferenziali e che sono, piuttosto, una specie di "richiesta" alla guida o alla divinit per ottenere dei benefici. Esempio: "O Signore, salvami da ogni pericolo..."; la persona che fa un'invocazione di questo tipo si sente accompagnata e dotata di una forza maggiore per affrontare le difficolt. Diciamo infine che anche alcuni gesti o atteggiamenti corporei compiono le funzioni di invocazione, contatto, ringraziamento, ecc. E' chiaro che queste operazioni non possono essere considerate autotrasferenziali; a meno che vengano inquadrate tra i sistemi di entrata nel processo. Una cerimonia religiosa che includa orazioni, gesti, canti, sacramenti, ecc., offre una gamma completa di procedimenti al credente che veramente si compenetra in essa. Inoltre, il devoto pu ripetere l'intera cerimonia varie volte, raggiungendo cos diverse profondit autotrasferenziali oppure pu interessarsi di un aspetto particolare di essa, secondo le necessit che si trova ad avere.

III - Il processo autotrasferenziale Prima di cominciare un lavoro autotrasferenziale, bisogner fissare l'interesse. In base ad esso l'operatore sapr come strutturare l'argomento e con quali temi integrare le scene; sapr, inoltre, in quale livello dello spazio di rappresentazione e in quale tipo di recinto svilupper i suoi lavori. Supponiamo che l'operatore abbia bisogno di risolvere alcuni nodi biografici molto importanti; egli sa che si tratta di immagini e di climi che condizionano molti dei suoi atteggiamenti attuali, e che hanno, inequivocabilmente, la loro origine nel passato. In questo caso evidente che l'operatore dovr spostare gli argomenti seguendo il cammino discendente, che lo porter al recinto adeguato. Il suo interesse potr essere diretto, per esempio, al superamento di situazioni di fallimento che compromettono seriamente la sua immagine di s. Sar imprescindibile, in ogni modo, che egli definisca con precisione tali fallimenti, che potranno riguardare questioni di lavoro, di relazione, ecc. Se il nostro operatore chiarisce bene il suo interesse, la costruzione scenica comincer con la ripetizione della situazione dalla quale il problema iniziato. Pertanto, l'argomento sar in parte la ripetizione di fatti gi accaduti; ma solo in parte, perch l'operatore potr far ricorso a numerose allegorizzazioni che gli permetteranno di trasferire cariche oppressive, di integrare contenuti, ottenendo quella separazione tra clima e contenuti che si era proposto di raggiungere. Diamo ora un esempio di lavori autotrasferenziali dove l'interesse posto nella "riconciliazione" con il proprio passato. Siccome questo lavoro pu riguardare numerose situazioni, l'operatore dovr costruire vari argomenti che gli permettano di approfondirne alcune in maniera preferenziale. Nello stesso esempio potremo osservare la trattazione del tema di Lei (o Lui), senza per pretendere di ottenere definizioni precise. Potremo anche osservare il trattamento allegorico delle scene nelle quali l'operatore collocher i propri temi. Per una migliore comprensione dovremo frammentare il processo. Il ricorso a paesaggi selvaggi per creare resistenza non deve disorientare, perch la tensione cos ottenuta si scaricher nel momento in cui si giunge a destinazione. Tutto il processo inquadrato in una sorta di "giudizio finale", nel quale l'operatore effettua una revisione della propria vita. L'uscita dal processo allegorizzata dal ritrovamento dei passi iniziali, ed avviene, in ogni caso, in un clima positivo. 1. "... Ora che sei morto e sei disceso fino alla soglia del mondo delle ombre, ascoltando il suono delle bilance, ti dirai: stanno pesando le mie viscere. E sar vero, perch pesare le tue viscere pesare le tue azioni." 2. "Le viscere basse stanno nel fuoco infernale. I custodi del fuoco si mostrano sempre attivi, mentre Lei o Lui (a seconda che tu sia uomo o donna) si delineano con mosse furtive o sorgono all'improvviso per scomparire allo stesso modo."

3. "... Per prima cosa pagherai i custodi. Poi entrerai nel fuoco e ricorderai le sofferenze che hai causato nella catena dell'amore." 4. "Chiederai perdono a coloro che hai maltrattato e uscirai purificato unicamente quando ti sarai riconciliato..." 5. "Allora chiama col suo nome Lei o Lui, a seconda della tua condizione, e chiedi che ti permetta di vedere il suo volto. Se accoglie la tua richiesta, ascolta il suo consiglio soave come brezza lontana." 6. "... Ringrazia con tutto il cuore e parti seguendo la torcia della tua guida." 7. "La guida attraverser passaggi oscuri e arriver con te in una stanza dove sono in attesa le ombre di coloro a cui nella tua esistenza hai fatto violenza. Essi, tutti, si trovano nello stesso stato sofferente in cui quel giorno li hai lasciati." 8. "... Chiedi loro perdono, riconciliati e baciali ad uno ad uno prima di partire." 9. "Segui la guida, che sa bene come condurti ai tuoi luoghi di naufragio, ai luoghi delle cose irreparabilmente appassite." "Oh mondo delle grandi perdite, dove sorrisi e incanti e speranze sono il tuo peso e il tuo fallimento!" "Contempla la tua lunga catena di fallimenti..." 10. "Chiedi alla guida che illumini lentamente tutte quelle illusioni..." 11. "Riconciliati con te stesso, perdona te stesso e ridi. Allora vedrai come, dal corno dei sogni, sorge un uragano che porta verso il nulla la polvere dei tuoi illusori fallimenti." 12. "Segui la tua guida anche nel bosco oscuro e freddo. Gli uccelli di malaugurio sfiorano la tua testa. Nelle paludi, lacci serpentini ti sommergono." 13. "Fa' che la tua guida ti porti fino alla grotta oscura." "Non puoi pi avanzare ormai, a meno che non paghi il tuo prezzo alle forme ostili che difendono l'entrata." 14. "... Se, alla fine, riesci a penetrare l, chiedi alla guida che illumini a sinistra e a destra. Pregala di illuminare i grandi corpi di marmo di coloro che non hai potuto perdonare..." 15. "... Perdonali ad uno ad uno, e quando il tuo sentimento sar vero, le statue si tramuteranno in esseri umani che ti sorrideranno e tenderanno verso di te le braccia in un inno di ringraziamento." 16. "... Segui la guida fuori della grotta e non guardare indietro per nessun motivo." 17. "... Paga la tua guida e ritorna qui, dove si pesano le azioni dei morti." 18. "... Ascolta la bilancia che si inclina in tuo favore: il tuo passato ti perdonato!" 19. "... Possiedi troppo per pretendere di pi, per ora... Se la tua ambizione ti portasse pi lontano, potrebbe succederti di non tornare alla regione dei vivi." "Possiedi troppo con la purificazione del tuo passato." 20. "... Io ti dico ora: svegliati ed esci fuori da quel mondo!" Esercizi di sviluppo del processo autotrasferenziale (discesa) Effettuata l'entrata secondo il sistema conosciuto, l'operatore potr seguire il cammino discendente fino a trovare il recinto adeguato per lavorare su qualche scena biografica, basandosi su alcuni dei frammenti citati nella presente lezione. E' importante che prima di iniziare il lavoro l'interesse venga precisamente fissato, in modo che gli argomenti che vengono a comporsi siano funzionali ad esso. Gli argomenti, a loro volta, devono avere una base biografica (almeno in questo esercizio) e dei temi ad essi corrispondenti. Se si trattasse di un clima senza immagini, l'operatore effettuer ugualmente l'entrata: scender fino a qualche recinto sotterraneo e chieder alla guida di illuminare il luogo fino a che emergano dei temi (allegorizzati o no) sui quali potr subito lavorare. Nel sistema autotrasferenziale, questo un procedimento interessante per produrre un incastro tra clima e immagini. All'inizio sar pi conveniente lavorare su un argomento solo e approfondirlo in pratiche successive, anzich fare uno sviluppo ampio. A "seduta" finita, si scambieranno i punti di vista con le altre persone.

LEZIONE 3 LE DIREZIONI AUTOTRASFERENZIALI I - Struttura generale del sistema autotrasferenziale Abbiamo considerato sufficientemente le differenze tra trasferenza e autotrasferenza. Sono stati visti anche i principali indicatori di resistenza che, in principio, erano validi per entrambi i sistemi. E' stato osservato, inoltre, che nel caso dell'autotrasferenza gli indicatori specifici di resistenza si trovano nei problemi di montaggio scenico, nell'inadeguato incastro tra immagini e climi e nelle difficolt di operare la conversione nella direzione proposta dall'interesse iniziale. Abbiamo studiato che precisare l'interesse e adeguare opportunamente l'ambito, sono condizioni basilari dell'autotrasferenza. Abbiamo passato in rassegna i temi principali (guida interna, limite, cammini, recinti, paesaggi, personaggi, la citt nascosta, il centro di potere e Lei o Lui). Abbiamo considerato gli argomenti relativi ai tre tempi di coscienza ed abbiamo collocato i conflitti biografici nei recinti bassi, quelli attuali nel piano medio e le aspirazioni e gli ideali da raggiungere nei livelli alti. Dobbiamo adesso aggiungere che anche i conflitti interni che si producono quando si immagina il futuro (timore di perdere qualcosa, timore della solitudine, delle malattie e della morte) devono essere collocati nei livelli alti, strutturando gli argomenti in base al modo in cui il conflitto viene immaginato. L'operatore dovr organizzare le scene in modo che lo/gli argomento/i possano trasformarsi positivamente secondo l'interesse fissato. Pertanto non si dovr penetrare nella citt nascosta se previamente non stato trasformato l'argomento conflittuale; sar preferibile, piuttosto, accedere ai recinti molto periferici della citt, nei quali si abbia la possibilit di operare le conversioni opportune. Inoltre abbiamo differenziato l'entrata dallo sviluppo, e incidentalmente abbiamo parlato dell'uscita come ritrovamento dei passi iniziali, per con il clima finale di esperienza positiva. Infine abbiamo esaminato vari tipi di sviluppo autotrasferenziale correlati, attraverso le rappresentazioni che le accompagnano, alle attivit che l'essere umano esercita nel mondo. Abbiamo citato come tipi di autotrasferenze empiriche il caso del sogno, dell'insogno e delle produzioni artistiche e religiose. Tutto il lavoro autotrasferenziale stato visto come un approfondimento della conversione di senso rispetto a una situazione generale nella quale il soggetto vive. Abbiamo compreso che possibile effettuare questo approfondimento perch si utilizzano temi ed argomenti fissi. E' chiaro, dunque, che mentre i processi catartici e trasferenziali sono diretti verso le resistenze che si incontrano con il fine di superarle a poco a poco, nel caso dell'autotrasferenza, la direzione del processo data dall'interesse di raggiungere una conversione e di perfezionare il montaggio scenico dei temi e degli argomenti. II - Alcune digressioni sugli stati alterati di coscienza Nell'operativa si visto che, nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, si bloccano i meccanismi di reversibilit. Si considerato anche il caso in cui, per un determinato livello, il funzionamento di questi meccanismi diventa parziale. Potremmo raggruppare sotto la designazione di "stati alterati di coscienza", fenomeni come l'ipnosi ed in generale gli stati di coscienza emozionata, oltre a quelli nettamente patologici. La designazione di "stati alterati" equivoca, perch, se in alcuni casi essa si riferisce a fenomeni che superano il controllo dell'io, e spingono il soggetto ad agire all'esterno (per esempio emozione violenta), in altri casi, la parzializzazione della reversibilit porta il soggetto al suo interno (chiusura in se stessi, per esempio). Altrettanto pu succedere con l'innamoramento, l'ispirazione artistica, l'estasi mistica. Ma perch abbiamo delle resistenze nel porre in relazione l'innamoramento o l'ispirazione artistica con alterazioni della coscienza? Sicuramente perch il concetto di "alterazione" associato all'idea di anormalit e in qualche misura con quella di malattia. Non ci sembra ragionevole attribuire i due ultimi fenomeni menzionati al campo dell'alterazione, giacch ci appaiono positivi, integratori e francamente superiori. Ci sembra che essi siano a favore dell'economia psichica e non a detrimento di essa. In che modo potremo allora definire i fenomeni che trascendono la meccanica dell'io psicologico, come quelli di fusione con "se stessi", propri del contatto con il centro di potere?

Dal punto di vista della reversibilit essi possono apparire come fenomeni di alterazione, per dal punto di vista dell'interesse dell'operatore, l'abbandono della meccanica abituale dell'io a favore del "se stesso" appare come un atto voluto, in qualche modo diretto e che ha come risultato finale una enorme positivizzazione dell'economia psichica. Questi particolari stati "alterati" possono correttamente essere considerati come fenomeni superiori di coscienza. Facciamo distinzione tra l'estasi artistica e religiosa, il rapimento e il riconoscimento superiore. I fenomeni di estasi spesso hanno delle concomitanze motorie che portano il soggetto ad assumere certe posizioni automatiche (casi di mudras spontanei) o a una certa agitazione deambulatoria; il che li avvicina esteriormente ai fenomeni istero-epilettici o ai sintomi motori propri degli stati bassi, "crepuscolari", di coscienza. Il trance frenetico tipico di alcune religioni primitive o alcune espressioni minori come la "scrittura automatica" delle sedute spiritiche hanno alcune somiglianze con casi patologici, per sembra eccessivo assimilarli completamente ad essi. Il rapimento ha una preponderante connotazione emotiva, che lo fa avvicinare al fenomeno dell'innamoramento; senza che possiamo confondere l'uno con l'altro. Il riconoscimento l'esperienza superiore capace di modificare il senso della propria vita e la prospettiva della realt. E' il fenomeno di conversione per eccellenza. Risulta pi che eccessivo legare il "samadhi" o il "nirvana" buddista all'autismo schizofrenico, o a certe crisi di delirio mistico. Le digressioni precedenti, nonostante ci abbiano allontanato dal filo della nostra esposizione, sono state necessarie perch ci sono servite a far chiarezza su alcuni pregiudizi che si sono radicati nell'uomo occidentale, tanto manipolato da certe correnti psicologiche, che non sono affatto coerenti nella giustificazione dei loro schemi. III - Piani medio ed alto nel lavoro autotrasferenziale 1. Quando il processo autotrasferenziale segue il cammino medio, l'operatore attraversa un paesaggio pi o meno usuale, attualizzando dati dalla sua memoria recente. Alla fine del cammino, si trova la citt nella quale si sviluppano le attivit quotidiane. L possono essere visualizzati i recinti che serviranno per l'opportuna collocazione delle scene. Come al solito, l'interesse di conversione di senso dovr essere ben definito. Gli argomenti corrisponderanno alla situazione che si vuole modificare e i temi potranno essere pi o meno allegorizzati a seconda del caso e a seconda della disposizione dell'operatore. Evidentemente si deve raggiungere una concordanza adeguata tra immagini e climi, in modo da poter poi trasferire i climi negativi da alcuni temi ad altri, fino ad ottenere la modificazione dell'argomento secondo l'interesse proposto. Lo studio delle resistenze, particolarmente di quelle attinenti ai difetti nel montaggio scenico o alla concordanza tra immagini e climi, permetter all'operatore di perfezionare il suo lavoro e di approfondire il suo processo autotrasferenziale. Qui dobbiamo riconsiderare ci che abbiamo detto precedentemente. Non il caso di cercare di risolvere dei problemi con tecniche autotrasferenziali quando esistono altre tecniche minori che possono dare buoni risultati. La preparazione dovr rispettare le condizioni gi conosciute. All'inizio si far l'invocazione alla guida, poi si svilupper il processo e alla fine si effettuer l'uscita ritrovando i passi iniziali, per in un clima positivo e di unit interna. Si studier poi ci che si realizzato, per migliorare le tecniche in lavori successivi. 2. Quando il processo segue il cammino ascendente, l'operatore attraversa un paesaggio che diventa sempre meno familiare nella misura in cui avanza verso la citt nascosta. All'interno della citt si trovano le aspirazioni che muovono l'operatore e i suoi insogni pi radicati, tra i quali risalta il nucleo. Se l'interesse dell'operatore fosse quello di modificare una determinata aspirazione, o un determinato insogno, egli dovr prima di tutto definirlo correttamente, calandosi nell'argomento e realizzando in esso i suoi desideri; comincer poi a spostare l'argomento secondo l'interesse proposto. E' importante che l'operatore realizzi i suoi desideri nell'argomento iniziale. Pertanto, non dovr solo ottenere una buona visualizzazione scenica, ma dovr anche produrre una concordanza con il clima corrispondente. Senza di questo, non potr trasferire le cariche climatiche nella direzione proposta dal suo interesse. E' evidente che, come in qualsiasi altro lavoro autotrasferenziale, il montaggio scenico e la concordanza potranno essere perfezionati ed approfonditi con la ripetizione del lavoro. Un problema che appare frequentemente quello dei conflitti che la visione del proprio futuro comporta. Per prima cosa occorre lavorare sui timori relativi a situazioni future. Pertanto, prima di entrare nella citt che racchiude le proprie aspirazioni, sembra raccomandabile mettere da parte i timori sopra menzionati, lavorando su di essi in recinti precedenti, con le argomentazioni opportune. Questa sorta di "purificazione" prima dell'entrata nella citt, di grande aiuto; essa permette una certa libert interna nel lavoro di modificazione di determinati insogni o aspirazioni che, come sappiamo, compensano le situazioni nelle quali il soggetto vive. Si lavora prima con i timori relativi al futuro, in modo che le aspirazioni o gli insogni compensatori mettano in risalto le loro motivazioni e non si convertano in nodi

di resistenza difficili da maneggiare. Diamo qui di seguito una sequenza attraverso il cammino ascendente, che pu servire da esempio.(4) " Per il cammino interno puoi andare oscurato o luminoso. Fai attenzione alle due vie che si aprono davanti a te. Se lasci che il tuo essere si lanci verso regioni oscure, il tuo corpo vince la battaglia e domina. Allora spunteranno sensazioni ed apparenze di spiriti, di forze, di ricordi. Per quella via si discende sempre pi. L si trovano lOdio, la Vendetta, lEstraneit, il Possesso, la Gelosia e il Desiderio di Rimanere. Se discendi ancora di pi, ti invaderanno la Frustrazione, il Risentimento e tutti i sogni ed i desideri che hanno provocato rovina e morte allumanit. Se spingi il tuo essere in direzione luminosa, troverai resistenza e fatica ad ogni passo. Questa fatica nellascesa ha dei colpevoli. La tua vita pesa, i tuoi ricordi pesano, le tue azioni precedenti impediscono lascesa. Questa scalata difficile a causa del tuo corpo, che tende a dominare. Nei passi dellascesa si trovano regioni strane, dai colori puri e dai suoni sconosciuti. Non sfuggire la purificazione che agisce come il fuoco e terrorizza con i suoi fantasmi. Rifiuta lo spavento e lo scoramento. Rifiuta il desiderio di fuggire verso regioni basse e oscure. Rifiuta lattaccamento ai ricordi. Rimani in libert interiore, indifferente alle distrazioni del paesaggio e risoluto nellascesa. La luce pura splende chiara sulle cime delle alte catene montuose e le acque dai mille colori scendono tra melodie non riconoscibili verso altopiani e prati cristallini. Non temere la pressione della luce che ti allontana dal suo centro ogni volta con pi forza. Assorbila come se fosse un liquido od un vento, perch certamente in essa c la vita. Quando nella grande catena montuosa troverai la citt nascosta, dovrai conoscerne lentrata. Ma questo lo saprai nel momento in cui la tua vita sar trasformata. Le sue enormi mura sono scritte in figure, sono scritte in colori, sono sentite. In questa citt si custodisce ci che stato fatto e ci che c da fare... Ma al tuo occhio interno opaco il trasparente. S, i muri ti sono impenetrabili! Prendi la Forza dalla citt nascosta. Ritorna al mondo della vita densa, con la fronte e le mani luminose." Esercizi di processo autotrasferenziale (piano medio e ascesa) 1. Fissare l'interesse su un conflitto attuale che si desidera superare. Effettuare l'entrata, lo sviluppo e l'uscita. Prendere nota delle resistenze, e particolarmente delle difficolt nel montaggio scenico e nella concordanza. Discutere le tecniche con altre persone. Ripetere nei giorni successivi. 2. Fissare l'interesse su un insogno che d una direzione non desiderabile alla vita. Precisare nell'interesse quale cambiamento si desidera produrre. Successivamente effettuare l'entrata, lo sviluppo e l'uscita. Prendere nota delle resistenze. Discutere le tecniche con altre persone. Ripetere nei giorni successivi. 3. Fissare l'interesse sui timori per il futuro. Precisare nell'interesse quali cambiamenti si desidera produrre. Effettuare poi l'entrata, lo sviluppo e l'uscita. Prendere nota delle resistenze. Discutere con altri. Ripetere. Sar conveniente lavorare un solo argomento per ogni esercizio.

LEZIONE 4 ELABORAZIONE POST-TRASFERENZIALE Nelle lezioni precedenti abbiamo passato in rivista il processo prendendo i tre cammini separatamente. Abbiamo visto che ogni percorso presentava le sue peculiarit e variazioni. Cos nel cammino discendente il trattamento dei conflitti biografici era di natura differente da quello della definizione del tema di Lei o Lui. Fin dall'inizio era chiaro che gli interessi nei due casi erano diversi. Altrettanto accadeva nel cammino ascendente, nel quale il lavoro sui timori per il futuro era distinto dalle operazioni effettuate sulle speranze o sugli insogni considerati, per qualche motivo, indesiderabili. (Se questo punto risultasse oscuro, si pensi al caso di una persona motivata da un insogno di dominio che comprenda come esso sia negativo per il suo sviluppo). Nel cammino medio, in principio, non si presentano tante alternative. Innanzi tutto diciamo che il lavoro in un livello comporta una modificazione nel modo in cui gli altri livelli vengono osservati e focalizzati. La cosa non potrebbe essere diversa, a causa della strutturalit dei processi mentali. Pertanto, iniziando a lavorare su un insogno per lui indesiderabile, l'operatore pu avvertire, dopo un po' di tempo, che esso la compensazione di una serie di frustrazioni biografiche. Nei lavori successivi a questa scoperta, l'operatore prender la linea discendente e cercher di sciogliere il nodo dei conflitti passati registrati come frustrazioni. Alla fine arriver a comprendere che molti dei suoi problemi attuali hanno a che vedere con quell'insogno, che lo porta a forzare le situazioni. Allora l'operatore tenter di lavorare nel cammino medio al fine di cambiare la prospettiva con cui osserva le situazioni attuali, ecc. Potremmo immaginare altre situazioni, ma in tutti i casi troveremmo influenze reciproche fra i livelli. A questo punto sorge la domanda: da dove cominciare? Rispondiamo che l'operatore pu iniziare da qualunque punto, perch il processo stesso lo porter a coinvolgere tutti gli altri man mano che approfondisce il lavoro. Ma c' un'altra risposta: un ottimo metodo per realizzare un processo integrale consiste nel seguire sempre lo stesso ordine di percorrenza dei tre livelli, utilizzando qualche procedimento del tipo dell'orazione (ricordare l'esempio del Credo di Nicea). Inoltre opportuno che l'operatore utilizzi sempre le stesse formule, anche quando introduce delle variazioni sceniche in accordo con le sue necessit. E' bene poi che approfondisca sempre di pi il suo processo anche senza introdurre variazioni sceniche. Questo, secondo il nostro parere, il miglior modo di procedere. Nelle prime tappe di questo lavoro sar necessario fare le cose un po' per volta, per ottenere una pur minima esperienza per ogni tipo di percorso. In seguito l'operatore avr bisogno di ricorrere ai procedimenti sopra menzionati. Supponiamo ora che l'operatore abbia un po' di pratica del processo nei tre livelli. Subito gli appariranno delle difficolt pratiche: pu portare avanti un processo di integrazione crescente senza limiti di tempo? Pu mettere in pratica regolarmente un piano di lavoro di questo tipo? Pu mettersi sempre a lavorare in solitudine nell'ambiente in cui vive? Sembra dunque che portare avanti questo tipo di lavoro in modo continuativo comporti varie difficolt. Tuttavia, se fosse devoto a qualche religione, l'operatore potrebbe continuare a svolgere le sue pratiche abituali, arricchendole del senso nuovo che il sistema autotrasferenziale gli fornisce. Se, invece, fosse una persona non religiosa, dovrebbe orientare la sua vita verso qualcosa che va pi in l dei suoi interessi individuali immediati, verso qualcosa che andr a beneficio dei suoi simili e della societ in cui vive. Insomma, la conoscenza e le pratiche primarie del sistema autotrasferenziale saranno utili se si potranno applicare alla vita pratica, dotandola di un senso nuovo e trascendente. La post-trasferenza In una seduta autotrasferenziale, si pu produrre uno spostamento di cariche, una integrazione di contenuti e, pertanto, una conversione di senso rispetto a una data situazione. E' possibile, per, che ci accada dopo la seduta; questo fatto rientra nel caso spiegato nell'elaborazione post-trasferenziale.

Pu anche accadere che il processo post-trasferenziale porti l'operatore oltre il suo proponimento iniziale e scateni una serie di conversioni nel livello di lavoro utilizzato. E quindi si pu dare il caso che l'elaborazione sviluppatasi in una direzione determinata coinvolga poi tutte le altre, relativamente a quei contenuti che sono in rapporto con la situazione che inizialmente si voleva convertire. Senza dubbio, l'elaborazione pi importante quella che riguarda la conversione della situazione generale nella quale l'operatore vive. Tuttavia, le elaborazioni post-trasferenziali di questo tipo non saranno tanto frequenti, cos come non sar facile arrivare direttamente al centro di potere, se non attraverso approssimazioni crescenti. E' chiaro che nel presente corso non stato presentato uno svolgimento particolareggiato del tema della conversione per contatto con il centro di potere; piuttosto ne sono stati dati i riferimenti pi generali. Aggiungiamo, ad ogni modo, che l'operatore dovrebbe intraprendere questo lavoro solo dopo aver ottenuto dei risultati soddisfacenti in altri processi autotrasferenziali. Esercizio di processo autotrasferenziale completo Fissare l'interesse su un conflitto attuale che si desidera superare. Comprendere poi gli insogni compensatori che derivano da quel conflitto. Svolgere il processo autotrasferenziale effettuando l'entrata, lo sviluppo e l'uscita, seguendo questo ordine di spostamenti: 1. Effettuata l'entrata, prendere il cammino discendente. Nel recinto adeguato, convertire il senso dell'avvenimento biografico che alla base del conflitto; risalire al punto iniziale (passando il limite, posto nuovamente di fronte ai tre cammini). 2. Prendere il cammino ascendente fino a raggiungere il recinto nel quale sia possibile lavorare sul compimento dell'insogno compensatorio; ritornare al punto iniziale. 3. Prendere il cammino medio fino ad arrivare al recinto nel quale verr convertito il senso del conflitto attuale; ritornare al punto iniziale ed uscire con un clima positivo. Effettuato l'esercizio, si discuter con gli altri partecipanti il lavoro realizzato. Sar conveniente prendere nota delle resistenze incontrate. Nei giorni successivi si cercher di migliorare la pratica tenendo conto delle elaborazioni post-trasferenziali che si siano prodotte.

EPILOGO Sicuramente il lettore avr trovato, in questo libro, risposta a numerosi problemi personali e, quindi, conter su una maggiore conoscenza di se stesso e delle sue possibilit per il futuro. Questo il momento di considerare alcuni argomenti che, complessivamente, possono migliorare la comprensione del nostro sistema. 1. Il punto di appoggio nelle difficolt quotidiane. In primo luogo, vorrei far risaltare che si possono aver fatto notevoli progressi in laboratorio, nel lavoro effettuato per apprendere e perfezionare le tecniche. Per l'importanza di questi risultati deve essere verificata fuori dai momenti di studio, nell'agitata vita quotidiana. Ed l dove la situazione stessa impedisce di applicare le tecniche! Il paradosso evidente: il nostro soggetto dotato di una buona comprensione, possiede un importante bagaglio di tecniche di autocontrollo, per al momento di affrontare una situazione critica, non pu applicare le sue risorse. Si potr dire che si tratta della dimenticanza di ci che stato appreso, ma si continua a non risolvere il problema. Dobbiamo, quindi, considerare questo punto. Quando qualcuno entra in una situazione quotidiana conflittuale, viene "coinvolto" da tensioni e climi; viene "assorbito" dall'oggetto che ha di fronte e, a partire da quel momento, non sar in condizioni di disporre delle tecniche che ha imparato per applicarle proprio in quel tipo di situazioni, a meno che le abbia "registrate" correttamente e con molto esercizio previo. Ma non tutti coloro che praticano il sistema di Autoliberazione lo fanno cos ordinatamente da essere perfettamente preparati. Nella pratica succede che si sono studiati alcuni punti del sistema, esercitandosi velocemente, cio senza soffermarsi eccessivamente per averne una padronanza perfetta. In tal caso, ci si dovrebbe abilitare, minimamente, ad una risposta di appoggio alla situazione conflittuale, in modo tale che permetta di porre una piccola "distanza" tra l'oggetto problema e il soggetto; tra le tensioni e i climi opprimenti e colui che li soffre. Di questi appoggi si parlato varie volte in questo libro, ma, data l'importanza del tema, necessario sottolinearlo nuovamente. Se le tue pratiche non sono state realizzate adeguatamente, lascia da parte l'appoggio muscolare di qualche punto del corpo, o la coscienza del posto in cui ti trovi di fronte all'oggetto, o la tua posizione corporea. Prendi in considerazione semplicemente la tua respirazione. Quando ti trovi in una situazione difficile, una delle prime cose che scopri che la tua respirazione si altera. Approfitta di questo fenomeno per trasformarla in respirazione bassa., diaframmatica... e questo tutto. A partire da l potrai disporre delle differenti tecniche che conosci. Ma riconsideriamo il tema. Supponiamo che tu senta che ti stai alterando prima di trovarti in situazione: sorveglia allora la tua respirazione e trasformala in respirazione bassa. Immaginiamo, ora, che tu sia stato sorpreso dalla situazione, che non abbia avuto tempo per prepararti: la tua respirazione, a un tratto, si fa alta e oppressiva, di questo ti rendi conto. Non lasciare che succeda, respira verso il basso. Adesso non riesci ad addormentarti. In questa situazione disponi di numerose tecniche per far fronte al problema, ma non le utilizzi, perch sei preso dalle tue preoccupazioni: controlla la tua respirazione, rendila bassa. Ti senti osservato da altri e sai come prendere distanza da ci che ti opprime, ma non puoi applicare le tue conoscenze: fa' attenzione alla tua respirazione e rendila bassa. In altre parole, tu puoi conoscere e aver lavorato su numerose tecniche, per in una situazione opprimente te ne dimentichi ed come se non potessi contare su alcun mezzo di difesa. Gli avvenimenti ti vengono addosso e, a partire da quel momento, non disponi di te stesso. E` chiaro che se potessi mettere distanza tra te e il fattore di oppressione, potresti poi applicare le tue conoscenze. Questo il nostro problema. Non stiamo suggerendoti di fare attenzione alla respirazione mentre svolgi le tue attivit quotidiane, ma solamente nelle situazioni di oppressione e potrai farlo grazie al fatto che essa si altera e d il segnale necessario per fartene rendere conto. Se verifichi questo fatto nella pratica e cerchi di normalizzare la respirazione facendola diventare bassa, starai registrando un punto di appoggio. Questo ci che ti permetter di mettere la distanza di cui hai bisogno tra te e l'oggetto che ti assorbe; tra te e le improvvise tensioni o climi che emergono come risposta meccanica alle tue sollecitazioni interne. Quello che accade dopo dipende dalle tue conoscenze e a questo riguardo non possiamo dire niente, ma che tu non possa disporre delle tue ampie risorse perch te ne dimentichi, veramente imperdonabile. Concludiamo questo tema sottolineando che c' bisogno di un punto di appoggio per mettere distanza tra s e un oggetto conflittuale, tra s e tensioni e climi opprimenti. Esistono numerosi appoggi per farlo, per, poich la respirazione un sistema misto, involontario e volontario, modificandosi essa in correlazione con un'alterazione di coscienza, si ha un registro che permette di prenderlo come appoggio per operare nella

modificazione della situazione. Questa modificazione avviene quando si cerca di controllare l'inspirazione e l'espirazione facendo la respirazione bassa. Allora accade che, mettendosi nella disposizione di controllo di questo meccanismo corporeo, si produce una "distanza" tra il soggetto e l'oggetto opprimente, cosa che rende possibile disporre di risorse che, in altro modo, verrebbero scavalcate e, quindi, rese inapplicabili nella situazione concreta. L'essere umano in situazione e non come soggettivit isolata. In secondo luogo, vorrei far risaltare alcuni punti che riguardano specificamente l'Autoconoscenza ma che, inoltre, permettono di comprendere tutto il sistema di Autoliberazione da una prospettiva pi ampia di quella considerata fin qui. A. Paesaggio di formazione E' stata studiata l'autobiografia, mettendo un poco di ordine nei ricordi significativi di numerosi fatti accaduti nella propria vita. Sono stati considerati gli incidenti, le ripetizioni e le deviazioni di progetti avvenuti in differenti momenti. Ebbene, siamo nati in un'epoca nella quale esistevano veicoli, edifici e oggetti in generale, propri di quel momento; esistevano anche vestiti e apparecchi dei quali disponevamo quasi quotidianamente. Era un mondo di oggetti tangibili che si and modificando nella misura in cui passarono gli anni. Gettando uno sguardo a giornali e riviste, fotografie, film e video che attestino ci, comprendiamo come cambiato il nostro mondo in questi anni. Qualunque cittadino pu disporre di una formidabile documentazione per riportarsi alla decade o all'anno che gli interessa. Confrontando, scopriamo che molti oggetti che costituirono parte del nostro ambiente infantile, ormai non esistono. Altri sono stati tanto modificati che ci risultano irriconoscibili. Infine, sono stati prodotti nuovi oggetti, dei quali non c'erano antecedenti in quell'epoca. Basta ricordare i giocattoli che usavamo e confrontarli con quelli dei bambini di oggi, per capire il cambiamento del mondo prodottosi tra due generazioni. Ma riconosciamo anche che cambiato il mondo degli oggetti intangibili: i valori, le motivazioni sociali, le relazioni interpersonali, ecc. Nella nostra infanzia, nella nostra tappa di formazione, la famiglia funzionava in un modo diverso da quello attuale; anche l'amicizia, la coppia, il cameratismo. Gli strati sociali avevano una definizione diversa. Quello che si doveva fare e quello che non si doveva fare (vale a dire, le regole dell'epoca), gli ideali personali e di gruppo da raggiungere sono cambiati considerevolmente. In altre parole: gli oggetti tangibili e intangibili che costituirono il nostro paesaggio di formazione si sono modificati. Per succede che in questo mondo che cambiato, mondo nel quale opera un paesaggio di formazione diverso per le nuove generazioni, ci troviamo a operare in base a oggetti intangibili che non funzionano pi adeguatamente. Il paesaggio di formazione agisce attraverso di noi come condotta, come un modo di essere e di muoverci tra le persone e le cose. Questo paesaggio anche un tono affettivo generale, una "sensibilit" di epoca che non concorda con la sensibilit dell'epoca presente. La generazione che oggi si trova al potere (economico, politico, sociale, scientifico, artistico, ecc.) si formata in un paesaggio diverso da quello attuale. Tuttavia agisce in esso e impone il suo punto di vista e il suo comportamento come "trascinamento" di un'altra epoca. Le conseguenze della non concordanza generazionale sono, oggi, in evidenza. Si potr argomentare che la dialettica generazionale ha sempre operato e che questo, precisamente, ci che dinamizza la storia umana. Certamente questo il nostro punto di vista. Per qui ci che stiamo mettendo in risalto che la velocit del cambiamento si sta accelerando ogni volta di pi e che siamo in presenza di un ritmo di vita molto diverso da quello che si sosteneva in altre epoche. Basta guardare il progresso tecnologico e l'impatto delle comunicazioni nel processo di mondializzazione, per comprendere che nella nostra corta vita avvenuta un'accelerazione che supera secoli completi di un altro momento storico. Cos ci troviamo col tema del paesaggio di formazione e con questo momento in cui ci tocca agire. Accorgersene sembra importante in questo processo di adattamento crescente di cui abbiamo bisogno; lavorarlo pare un compito urgente; condividere con altri queste riflessioni sembra vitale per la salute mentale di tutti. Riconsideriamo, dunque, il nostro precedente studio autobiografico e vediamo adesso il paesaggio nel quale ci siamo formati. Non il paesaggio di quell'epoca in generale, ma il paesaggio del nostro ambiente

immediato. In questo modo stiamo ampliando il punto di vista di un'autobiografia un po' soggettiva, per trasformarla in un'autobiografia situazionale in cui l'"io" personale, in verit, una struttura col mondo nel quale esiste. B. Il proprio "sguardo" e quello degli altri, come determinanti della condotta nel paesaggio di formazione. Sono numerosi i fattori che hanno agito in noi per produrre un comportamento personale nel corso del tempo, una codificazione in base alla quale diamo risposte e ci adeguiamo rispetto all'ambiente. Lo studio dei circoli di personalit e prestigio ci ha permesso di avvicinarci a questa idea. Se abbiamo studiato la nostra biografia da un punto di vista situazionale, avremo verificato che di fronte al nostro ambiente di formazione agivamo in esso con modi caratteristici. Di fronte ai valori stabiliti, ci scagliavamo contro di essi, o li accettavamo, o ci ripiegavamo su noi stessi. Cos andavamo formando le nostre condotte nel mondo di relazione, ma esistevano, inoltre, riaccomodamenti continui. Guardavamo quel mondo e guardavamo le altre persone, mentre agivamo. Riconsideravamo la nostra azione, proponendoci nuove condotte, nuovi accomodamenti. Allo stesso tempo eravamo "guardati" da altri che ci incoraggiavano o ci biasimavano. Certamente, esisteva uno "sguardo" istituzionale proprio del sistema legale; anche uno "sguardo" proprio delle convenzioni e dei costumi. Per alcuni esisteva anche uno "sguardo" pi complesso. Uno sguardo esterno, che per ci scrutava non solo nel nostro comportamento esterno, ma nelle nostre intenzioni pi profonde. Era lo sguardo di Dio. Per altri era lo sguardo della loro "coscienza", intendendola come una disposizione morale del pensiero e della condotta. Il proprio sguardo sul mondo e gli sguardi altrui su s stessi agivano, dunque, come riaccomodamenti della condotta e, grazie a tutto ci, si and formando un comportamento. Oggi contiamo gi su un enorme sistema di codici coniato nella nostra tappa di formazione. La nostra condotta risponde ad esso e si applica a un mondo che, tuttavia, cambiato. C. Il "trascinamento" delle condotte del paesaggio di formazione nel momento attuale. Numerose condotte formano parte del nostro comportamento tipico attuale. Possiamo intendere queste condotte come "tattiche" che utilizziamo per muoverci nel mondo. Molte di queste tattiche sono risultate adeguate fino ad ora, per ce ne sono altre che riconosciamo come inoperanti e persino come generatrici di conflitti. Conviene discutere brevemente questo punto. Perch dovrei continuare ad applicare tattiche che riconosco inefficaci o controproducenti? Perch mi sento scavalcato da queste condotte che operano automaticamente? Ricorreremo a un termine che prendiamo in prestito dalla Psicologia classica, per riferirci a queste forze interne che ci obbligano ad agire nonostante noi stessi, o ci inibiscono all'azione quando vogliamo realizzarla. Il termine che useremo "compulsione". Sappiamo di numerose compulsioni che agiscono in noi. Il sistema di Autoliberazione , in gran misura, uno strumento di superamento delle compulsioni controproducenti, di modo che abbiamo lavorato pi che sufficientemente su questo particolare. Per ora di applicare uno sguardo situazionale e comprendere che, a parte i fattori soggettivi che agiscono come tensioni, climi, immagini, ecc., esistono condotte registrate e codificate gi nella nostra tappa di formazione, che in quelle epoche risultarono pi o meno efficaci, ma che oggi non funzionano pi adeguatamente. Dobbiamo esaminare tutto questo dalle radici e rinnovarci di fronte alle esigenze dei nuovi tempi. D. Proposta di una autoconoscenza situazionale. Riprendi i lavori autobiografici e apri un nuovo capitolo nel quale svilupperai la situazione in cui ti trovasti a vivere nella tua infanzia e poi nella tua adolescenza. Non ti preoccupare di perfezionismi. Ricostruisci il tuo paesaggio di formazione a grandi linee, ponendo enfasi non negli oggetti tangibili di quell'epoca, ma in quelli non tangibili. Osserva la tua struttura familiare, i valori che vi dominavano: ci che era ben visto e ci che era disapprovato. Osserva le gerarchie e i ruoli stabiliti. Non criticare nulla, cerca di non giudicare ...., semplicemente descrivi. Descrivi ora gli oggetti non tangibili che esistevano nella relazione con i tuoi amici. Non giudicare. Descrivi ci che di non tangibile operava nella tua scuola, nella relazione con l'altro sesso, e nell'ambito sociale nel quale ti trovavi ad agire. Non giudicare.

Una volta descritto ci che abbiamo raccomandato, cerca di sintetizzare come era il paesaggio, aiutandoti con le mode, le costruzioni, strumenti, veicoli ecc., fornendo un supporto oggettuale al tuo paesaggio di formazione. Non giudicare. Per ultimo, cerca di recuperare "la sensibilit", il tono affettivo generale dei momenti pi importanti del tuo paesaggio di formazione. Pu essere che la musica, gli eroi del momento, i vestiti desiderati, gli idoli del mondo degli affari, della politica, della cinematografia, dello sport, ti servano come riferimento per captare il tono affettivo che come trasfondo operava nel mondo circostante. Non giudicare. Passa ora ad esaminare come "guardavi" tutto quello, e come eri "guardato" dai membri di quel mondo. Ricorda il modo con cui giudicavi tutto quello e il modo con cui reagivi. Non lo giudicare dal tuo "oggi", fallo da quell'epoca. Com'era il tuo scontro, la tua fuga, il tuo ripiegamento, il tuo accordo? Se rispondi a questo, lo starai facendo riferendoti alle condotte che si andarono formando in te in quell'epoca. Descrivi in che modo giudicavi ed eri giudicato e con che ruoli agivi in quel paesaggio. Per non ti dire ora se quello stava bene o male. Semplicemente descrivi. Siamo ora in grado di comprendere come quelle condotte e quel tono affettivo generale siano giunti fin qui, fino ad oggi. Studia poi il "trascinamento" da quelle epoche in materia di azione e di sensibilit. Non devi disorientarti per la modifica dei tuoi comportamenti, poich molti di questi conservano la stessa struttura, anche se sono diventati notevolmente pi sofisticati nel corso del tempo. Comprendi che molte "tattiche" sono andate migliorando, per altre sono rimaste fisse, senza adattamento crescente. Studia la relazione di queste condotte fisse, di queste "tattiche", con il tipo di sensibilit di quell'epoca. Verifica se intimamente sei disposto ad abbandonare quella sensibilit che, ovviamente, corrisponde a un sistema di valori che tu mantieni. Giungiamo ad un momento di profonda meditazione. Non ti stiamo suggerendo di abbandonare i valori e la sensibilit della tua tappa di formazione. Stiamo parlando di una cosa differente; di comprendere come tutto quello opera nel momento attuale. Sei tu che devi decidere, e non ti mancano strumenti per produrre i cambiamenti che tu ritieni necessari. Per ora, le modificazioni che tu opererai saranno strutturali e situazionali, non pi semplicemente soggettive, perch tu stai discutendo la relazione globale con il mondo in cui vivi. Abbiamo caratterizzato il lavoro precedente non come una pratica in pi, ma come una meditazione sulla propria vita. Dal contesto di quanto esposto si deduce che non stiamo cercando di modificare alcune tattiche indesiderabili, ma di esporre davanti ai propri occhi la verit della relazione personale con il mondo. Senza dubbio, a questo punto si in condizione di comprendere le radici di molte compulsioni associate a condotte iniziate nel paesaggio di formazione. Per la modificazione di condotte legate a valori e ad una determinata sensibilit difficilmente si potr effettuare senza toccare la struttura di relazione globale con il mondo nel quale si vive attualmente. Compreso il problema si dovr decidere, se non si desidera un cambio strutturale del comportamento, quali sono le tattiche da modificare perch si considerano inadeguate. Questa ultima pretesa si potr soddisfare mediante la applicazione di diverse tecniche che abbiamo studiato a suo tempo. Per cosa si pu ottenere se non si disposti a dei cambiamenti strutturali? Quanto meno otterremo dei vantaggi nell'ampliare la conoscenza su noi stessi e su ci che riguarda la necessit di cambiamenti radicali, la situazione nella quale ci tocca vivere in questo momento quella che ci decider in una o nell'altra direzione. D'altra parte le situazioni cambiano, ed il futuro porr, forse, richieste che attualmente non sentiamo sufficientemente. E. La pianificazione del futuro affrontata da un punto di vista integrale. Quando parliamo di pianificazione, ci stiamo riferendo a questioni del massimo interesse per la direzione della nostra vita. Esistono molte tecniche di pianificazione che vanno da un diagramma di flusso per la elaborazione di un programma di calcolo, fino alla strategia da sviluppare in una impresa, nella vita politica, sociale o culturale. Per non considereremo questi casi, ma quelli che si riferiscono all'orientamento della vita. In questo campo c' abbastanza confusione. Cos, per esempio, una coppia pianifica il proprio futuro: aspira ad una vita piena di comprensione e di accordo, vuole realizzare una esistenza condivisa e definitiva. Poich questi pianificatori sono gente pratica, non trascurano di mettere in conto questioni di entrate, spese, ecc.. Dopo cinque anni verificano che la pianificazione era risultata adeguata. Le entrate sono risultate alte ed hanno ottenuto molti oggetti che prima desideravano avere. Tutto il tangibile risultato persino meglio del previsto. Nulla nel loro sano giudizio indicherebbe un fallimento di pianificazione. Per chiaro che bisogner verificare se gli intangibili che erano la base del piano da sviluppare si ottennero pienamente.

In materia di priorit il primario era la vita in coppia, piena di comprensione e di affetto; gli oggetti tangibili erano il secondario, necessario per ottenere quel risultato nella pratica. Se le cose furono cos, il piano vitale ebbe esito, se le priorit si invertirono o il termine pi importante scomparve dalla scena, la pianificazione si concluse in un fallimento. Questo il caso di una pianificazione di vita di una certa importanza, nella quale gli elementi intangibili si devono tenere in conto. Non succede lo stesso con un diagramma di flusso, n con una strategia imprenditoriale. Infine, a nessuno succederebbe di pianificare la propria vita in uno stato offuscato o alterato, cio in uno stato di compulsione interna evidente. Portando l'esempio al grottesco, diciamo che tutti comprendono che certe pianificazioni possono risultare pi o meno bene anche in stato di ubriachezza, per non sembra il livello di coscienza pi adeguato agli effetti di proiezioni ragionevoli a medio e lungo termine. In altre parole: in una pianificazione adeguata sar conveniente comprendere "da dove" la si fa, qual' la direzione mentale che traccia il cammino del piano. Come non domandarsi se una pianificazione dettata dalle stesse compulsioni che fino a questo momento hanno guidato numerosi errori nell'azione? Concludiamo con la pianificazione della vita da un punto di vista integrale: devono essere chiaramente esposte le priorit; si deve distinguere fra tangibile e intangibile da ottenere; si fisseranno termini e indicatori intermedi e, inoltre, converr chiarire qual' la direzione mentale dalla quale si lancia il progetto, osservando se si tratta di una compulsione o di un calcolo ragionevole, indirizzato al conseguimento dell'obiettivo.

NOTE 1 Si veda il saggio Psicologia dell'immagine in Contributi al pensiero in Silo, Opere Complete Volume I, Multimage, Torino, 2000 2 Per una migliore comprensione del lavoro con le immagini si veda Esperienze guidate in Silo, Opere Complete Volume I, Multimage, Torino, 2000 3 Per una comprensione pi completa dei temi seguenti si veda J. Caballero, Morfologia: simblica, alegrica y signica, Antares 1996 (II edizione rivista dell'originale del 1981) 4 Capitolo XIV de Lo sguardo interno, in Umanizzare la terra in Silo, Opere Complete Volume I, Multimage, Torino, 2000

GLOSSARIO ALLEGORIA. Immagine dinamica prodotta dal canale associativo della coscienza, avente caratteristiche moltiplicative, addizionative, associative, trasformative. Le allegorie sono narrazioni trasformate in immagini in cui molti elementi diversi si unificano oppure si moltiplicano per allusione e in cui, inoltre, i concetti astratti si concretizzano. L'allegorico fortemente legato a situazioni particolari, cio varia al variare delle condizioni della mente individuale o collettiva che le produce. La mente individuale si esprime allegoricamente attraverso racconti, sogni, opere d'arte, misteri, manifestazioni patologiche, ecc; quella collettiva attraverso racconti, opere d'arte, folklore, miti, religioni, ecc. ALLEGORIA, clima e sistema di ideazione della. Il clima, cio la componente emotiva di un'allegoria, non dipende dalla rappresentazione. Anche il clima parte del sistema di ideazione dell'allegoria ed esso che rivela qual il significato dell'allegoria per la coscienza. Quindi, se il clima e le immagini non concordano, il clima il fattore pi importante per determinare il significato dell'allegoria. Questa non rispetta il tempo lineare n la strutturazione dello spazio caratteristici del livello di veglia. ALLEGORIA, funzioni della. Un'allegoria sorge: A) Per compensare la difficolt di comprendere totalmente una situazione. B) Per agire su una situazione reale in modo indiretto. C) Per trasferire - in quanto sistema di immagini - cariche dalla coscienza ai centri di risposta, producendo cos scariche di tensioni presenti nello psichismo (riso, pianto, rapporti sessuali, comportamente aggressivo, ecc). ALLEGORIA, composizione della. Troviamo contenenti, contenuti, connettive di facilitazione o di impedimento, attributi manifesti o taciti, livelli, caratteristiche tattili, elementi, momenti di processo, trasformazioni ed inversioni. ALLEGORIA, leggi associative della. A) La similitudine guida la mente quando essa cerca ci che somiglia a un determinato oggetto. B) La contiguit quando cerca ci che proprio di un determinato oggetto o ci che sta, stato o star in contatto con esso. C) Il contrasto quando essa cerca ci che si oppone o ci che in contraddizione con l'oggetto dato. ALLEGORIA, regole di interpretazione della. Costituiscono un sistema di lavoro che permette di comprendere il significato e la funzione delle allegorie nell'economia generale dello psichismo. Il lavoro di interpretazione ha le seguenti finalit pratiche: produrre una scarica di tensioni una volta che sia stata compresa la funzione di un'allegoria; comprendere le illusioni attraverso la loro espressione allegorica ed operare su di esse; in generale, eliminare la sofferenza. ALLUCINAZIONE. Errore della coscienza che si produce quando appaiono rappresentazioni che, pur non essendo pervenute per via sensoriale, sono percepite fuori della coscienza e sperimentate come reali situazioni nel mondo, dotate di tutte le caratteristiche della percezione sensoriale. La coscienza proietta impulsi, immagini, sull'apparato di ricezione - cio sui sensi - che li interpreta erroneamente e li restituisce alla coscienza come fenomeni appartenenti al mondo esterno. In questo senso i fenomeni del sogno e del dormiveglia attivo sono di tipo allucinatorio. Le allucinazioni vengono configurate dalla coscienza in base a dati di memoria. Nel livello di veglia esse appaiono in momenti di grande affaticamento, in occasione di certe malattie, nei casi di debolezza fisica, di pericolo di morte e di coscienza emozionata; tutte situazioni, queste, in cui la coscienza perde la facolt di spostarsi nel tempo e nello spazio. Nei casi di allucinazione lo spazio di rappresentazione che si modifica, ed proprio per questa modificazione che il soggetto confonde ci che avviene all'interno di tale spazio con ci che proviene dal mondo esterno. AMNESIA. Errore del lavoro della memoria (V.) che si produce quando l'evocazione di un dato risulta bloccata perch non si ha il registro di tale sensazione, giacch la sensazione del registro che corrisponde a questa frangia di memoria stata influenzata da un altro tipo di sensazioni (per es. quelle dolorose che, rifiutate da tutta la struttura psichica, trascinano con s tutto ci che le accompagna. (V. Oblio). A volte, questi dati che non si possono evocare si esprimono nei livelli non vigilici. E' dunque il meccanismo del dolore nell'impressione di un dato, ci che prima o poi ne determina la scomparsa: tutto ci che stato impresso con dolore o viene dimenticato o viene evocato di nuovo nella coscienza, ma con i contenuti laterali trasformati. Esistono diversi tipi di amnesia, tra i quali si distinguono gli anterogradi, i retrogradi e i retroanterogradi, tutti con riferimento a un fatto dato. APPARATI. Consideriamo apparati la struttura dei sensi, quella della memoria e quella della coscienza con i suoi diversi livelli di lavoro. Gli apparati funzionano in modo integrato e sono collegati da un sistema di impulsi i quali sono deformati, tradotti o trasformati in maniera diversa a seconda dell'ambito in cui si trovano.

APPERCEZIONE. Attivit della coscienza caratterizzata dalla partecipazione dell'attenzione alla percezione sensoriale. La coscienza agisce sui sensi perch vadano in un'altra direzione. Quindi l'attivit del sensi viene stimolata non solo dai fenomeni che ad essi arrivano, ma anche dalla coscienza. APPRENDIMENTO. Processo di registro, elaborazione e trasmissione di dati. Esso si basa su questa sequenza di eventi: un impulso percettivo si sdoppia e viaggia verso la coscienza e la memoria; quindi la memoria lo analizza e lo confronta con dati precedenti. Quando la percezione e la rappresentazione coincidono, si in presenza di un atto di riconoscimento. Se invece non esistono in memoria dati relativi al fenomeno percepito, il primo dato - di tale fenomeno - che si presenta viene messo in correlazione con altri dati della memoria che si approssimano ad esso. Le immagini che si formano alla conclusione dell'una o dell'altra sequenza mettono in moto i centri di risposta. Le risposte cos prodotte vengono captate dai sensi interni ed inviate a loro volta alla coscienza e alla memoria (meccanismo di retroalimentazione della risposta). Con questi nuovi dati si ripete la sequenza descritta; in questo modo la coscienza pu dare direzione alle nuove risposte dei centri, distinguendo tra quelle adeguate e quelle non adeguate (sistema "esatto-errato"). L'apprendimento non dunque un processo passivo, ma un processo attivo al massimo che presuppone una messa in moto dei centri di risposta. ASSOCIAZIONE. Meccanismo della coscienza che permette di stabilire relazioni tra oggetti della coscienza stessa attraverso le vie della similitudine, della contiguit e del contrasto. (V. immaginazione). ASTRAZIONE. Meccanismo della coscienza che, a partire da criteri di funzionalit degli oggetti, permette di formare i concetti. La capacit di astrazione della coscienza aumenta nel livello di veglia e diminuisce nei livelli inferiori. Caratteristiche proprie del funzionamento del meccanismo di astrazione sono: l'indebolimento delle immagini e l'apparizione di certe categorie logiche difficilmente rappresentabili con immagini. ATTENZIONE. Meccanismo della coscienza che permette di osservare i fenomeni interni ed esterni. Diciamo che quando uno stimolo supera una determinata soglia, esso suscita l'interesse della coscienza e rimane in un campo centrale verso il quale l'attenzione si dirige. Quindi l'attenzione funziona per interessi, cio per stimoli che in qualche modo agiscono sulla coscienza producendo un registro. Il campo centrale di attenzione in cui si colloca lo stimolo che risveglia l'interesse viene denominato campo di presenza. Questo campo in rapporto con la percezione. Tutti gli oggetti che non appaiono strettamente legati a quello centrale diventano gradualmente pi sfumati, ad essi viene dedicata sempre minore attenzione. L'oggetto centrale sempre legato da rapporti associativi ad altri oggetti non presenti, ma compresenti. Chiamiamo questo fenomeno attenzionale campo di compresenza. Questo campo in rapporto con la memoria. Nell'evocazione, l'attenzione pu essere spostata dal campo di presenza a quello di compresenza. Questo spostamento possibile perch si avuto il registro sia dell'oggetto presente sia quello degli oggetti compresenti. Il campo di compresenza permette di strutturare i nuovi dati. Diciamo in sintesi che quando si presta attenzione a un oggetto ci che evidente diventa presente, mentre ci che non evidente opera in modo compresente. Questo succede sempre nella coscienza quando essa percepisce qualcosa; pertanto possibile affermare che la coscienza struttura sempre pi di quanto percepisce, cio aggiunge sempre altri dati a quelli direttamente osservati. Il meccanismo della compresenza esiste anche nel funzionamento dei livelli di coscienza: in veglia possono operare insogni (V.) in modo compresente e nel sogno pu esserci tavolta compresenza di fenomeni vigilici. E' per questo che esistono diversi stati all'interno di ciascun livello di coscienza. (V. Coscienza, livelli di) ATTENZIONE DIRETTA. Forma di attenzione percettiva in cui l'attivit del pensiero legata a registri di distensione. ATTENZIONE TESA. Forma di attenzione in cui l'attivit del pensiero legata a tensioni corporee di carattere muscolare, che non sono necessarie al processo attenzionale. AUTOCONOSCENZA, pratiche di. Permettono di comprendere quali sono gli aspetti negativi di noi stessi che debbono essere modificati e quali gli aspetti positivi che debbono essere rinforzati. In questo sistema di pratiche, per conoscerci, necessario studiare noi stessi riferendoci, per quanto possibile, a situazioni della vita quotidiana. E' necessario considerare che cosa ci successo nel passato, qual la situazione attuale in cui viviamo e che cosa desideriamo ottenere nel futuro. L'autoconoscenza non si ferma a una semplice analisi, ma spinge a formulare dei propositi di cambiamento, utilizzando una corretta elaborazione di progetti. AUTOTRASFERENZA. Tecnica che si conclude con il registro di cambiamento di senso. Essa non richiede la presenza di una guida esterna, in quanto l'operatore segue un processo ordinato, compreso ed appreso

in precedenza, nel quale egli avanza nella misura in cui ottiene gli indicatori e i registri dell'effettivo compimento di un passo. Il maggiore inconveniente di questa tecnica sta nel fatto che, mancando una guida esterna, l'operatore cerca di eludere le resistenze che appaiono nel processo, invece di vincerle e superarle. BIOGRAFIA. Storia personale (V. Comportamento, fattori che intervengono nel). BIORITMI. Cicli e ritmi appaiono in ogni essere vivente. Tutte le attivit umane seguono cicli. Per esempio, nelle attivit vegetative riconosciamo: A) Cicli corti (come respirazione, circolazione, digestione). B) Cicli giornalieri (sistema alternante sonno-veglia). C) Cicli mensili (come quello mestruale). D) Cicli lunghi (le diverse et della vita: fanciullezza, giovent, maturit ecc.). Ciascun centro possiede un proprio ciclo e ritmo. La struttura umana, a sua volta, ha un ciclo e un ritmo generale. Questi sono differenti da centro a centro, ma interdipendenti; pertanto alla variazione del ciclo o del ritmo di un centro corrispondono variazioni nei cicli o nei ritmi degli altri centri; queste variazioni, anche se sono di entit differente, sono tali da produrre un sistema generale di compensazioni. Questo sistema di compensazioni l'indicatore dell'equilibrio che la struttura totale dei centri capace di mantenere con il passare del tempo, nonostante le variazioni nei singoli centri. I bioritmi sono presenti, oltre che nell'attivit dei centri, anche nel funzionamento dei livelli di coscienza e in generale nel comportamento. BIOTIPO O TIPO UMANO. La predisposizione naturale a sviluppare un'attivit pi intensa in un particolare centro il criterio che utilizziamo per distinguere i diversi tipi umani. Tale predisposizione viene individuata attraverso la velocit di risposta agli stimoli e la direzione dell'energia. Distinguiamo cos quattro biotipi fondamentali, che manifestano comportamenti caratteristici: il vegetativo, il motorio, l'emotivo e l'intellettuale. Possiamo individuare anche sub-tipi, se consideriamo la predisposizione a lavorare di pi in una parte di un centro. L'educazione e la pratica possono far sviluppare centri, parti e sub-parti, facendo variare il biotipo di base. CATARSI. Tecnica di scarica di tensioni interne e/o contenuti oppressivi, i quali vengono portati all'esterno attraverso i centri di risposta. Le tecniche catartiche, insieme a quelle trasferenziali, costituiscono la parte del sistema di autoliberazione denominata operativa. CATARSI, applicazione della. La catarsi si applica: A) Come tecnica preparatoria che pone il soggetto in condizione di affrontare i lavori di trasferenza. B) Quando il soggetto si trova in una situazione di inquietudine generale o di angoscia. C) Quando il soggetto ha problemi di relazione. D) Quando, durante una trasferenza, il soggetto si pone in un atteggiamento appunto catartico; in questo caso, se necessario, si abbandona il proposito iniziale di effettuare la trasferenza. CATARSI, passi principali della. A) Il soggetto effettua un esame interno - della durata di pochi minuti - che gli permette di individuare quali temi avrebbe resistenza a raccontare alla guida. B) Il soggetto effettua un rilassamento esterno. C) La guida enuncia parole a caso tra le quali intercala parole che hanno attinenza con i tre temi centrali (sesso, denaro, immagine di s) e alle quali il soggetto risponde a caso. D) La guida determina le "parole chiave" attraverso le reazioni significative del soggetto (ritardi, tensioni, blocchi, tentennamenti). E) La guida enuncia due o tre parole-chiave alle quali anche il soggetto risponde con due o pi parole; quindi, passa a pronunciare "frasi-chiave" alle quali il soggetto risponde con frasi; infine chiede con amabilit al soggetto di esprimersi liberamente. A questo punto la guida partecipa sempre meno al dialogo. F) La catarsi si conclude quando si manifestano evidenti scariche di tensione (pianto, riso, ecc) o in mancanza di esse - quando il soggetto lo desidera. CATARTICO, sondaggio di retroalimentazione. Serve ad individuare i problemi del soggetto e pu essere effettuato in una qualunque situazione quotidiana. Il soggetto risponde alle parole enunciate dalla guida, tra le quali sono intercalate parole-chiave che gli provocano commozione. La guida poi ri-inietta nel soggetto le parole con cui questi ha risposto, cio le utilizza come nuove parole-stimolo, fino a quando il soggetto comincia a parlare dei suoi temi. Il lavoro si conclude con una catarsi. Questa tecnica non richiede condizioni ambientali particolari. CENTRI. 1. Astrazione o sintesi concettuale che si riferisce alle diverse attivit possibili dell'essere umano; in essa viene inglobato il lavoro di differenti punti fisici, a volte molto distanti tra loro. 2. Apparati che controllano l'uscita di risposte verso il mondo. Questi centri appaiono come specializzazioni di risposte di relazione.

CENTRI, cicli e ritmi dei. I centri possiedono una particolare attivit interna che indipendente dagli stimoli in arrivo. Infatti, anche se gli stimoli in arrivo esercitano una certa influenza sul funzionamento dei centri, questi riprendono subito dopo il loro ritmo normale di attivit (V. Bioritmo). CENTRI, disfunzioni dei. Sorgono quando le risposte non sono organizzate tra loro, ma i centri rivolgono la loro attivit in direzioni contrastanti. In poche parole: "Nella contraddizione si pensa, si sente e si agisce in direzioni diverse." CENTRI, energia dei. Chiamiamo energia nervosa l'energia che corrisponde all'attivit dei centri e che circola tra di essi. Il livello di tale energia fisso; pertanto, se l'attivit di alcuni centri aumenta, quella degli altri - specie di quelli contigui - diminisce. Quando la circolazione dell'energia si blocca in un centro, appaiono disfunzioni nel resto della struttura dei centri. Non si deve confondere la mancanza di energia o il blocco di un centro con la mancanza di addestramento. E' importante considerare anche che un centro pu svolgere una funzione catartica nei confronti di un altro contiguo, bloccato o sovraccarico; questo intervento facilita la scarica delle tensioni. Quando fuzniona in negativo, un centro fa diminuire la carica di quelli contigui per "suzione"; viceversa, una forte carica positiva in un centro pu "traboccare" in quelli contigui e produrre anche in essi un sovraccarico. Tanto l'attivit negativa che un sovraccarico si riflettono nell'economia energetica di tutti gli altri centri, dei quali determinano alla fine la scarica. Il centro vegetativo fornisce energia a tutti gli altri: il corpo che d energia ai centri. Il centro sessuale il collettore dell'energia e il suo funzionamento influenza quello di tutti gli altri. CENTRI, parti e sub-parti. In termini astratti possiamo dividere ogni centro in tre parti: una intellettuale, una emotiva e una motoria. Tali parti corrispondono, nell'ordine, ad attivit semrpe meno volontarie del centro; le parti involontarie rispondono pi velocemente delle altre e, quando si sovraccaricano, influenzano in modo determinante il funzionamento di tutto il centro. Ciascuna parte, a sua volta, pu essere divisa in tre subparti che corrispondono rispettivamente ad un lavoro di: selezione o confusione, adesione o rifiuto; tensione o rilassamento. CENTRI, registro dell'attivit dei. Le attivit dei centri vengono registrate in alcuni punti del corpo, punti che per non sono i centri. Il registro del centro vegetativo corporeo, interno e diffuso; quello del centro sessuale viene sperimentato nel centro sessuale; quello del centro motorio nel plesso solare; quello del centro emotivo nel plesso cardiaco (zona respiratoria); quello del centro intellettuale nella testa. Quando effettuano le risposte, i centri emettono segnali che vengono captati dai sensi interni; il registro di questi segnali va sia alla memoria che alla coscienza. Questo feed-back permette la regolazione delle risposte. CENTRI DI RISPOSTA. Sintesi concettuale che si riferisce ad un meccanismo dello psichismo che d risposta al mondo della sensazione. Le risposte sono la manifestazione delle attivit dei centri nell'ambiente esterno e/o interno. In base al tipo di risposta distinguiamo i seguenti centri: Centro intellettuale: regola l'elaborazione delle risposte pensate, le relazioni tra i diversi stimoli, le relazioni tra i dati e l'apprendimento. Invia ordini agli altri centri, con esclusione delle parti involontarie di essi e del centro vegetativo. Funziona in base ai meccanismi di astrazione, classificazione, associazione, ecc. Opera selezionando immagini o confondendole e possiede una gamma di attivit che si estende dalla produzione di astrazioni fino all'immaginazione volontaria (diretta) e involontaria (divagatoria). Le immagini possono essere simboliche, segniche o allegoriche. Quando vengono date risposte intellettuali a una situazione che richiede un altro tipo di risposte, questo crea confusione in tutta la struttura psicofisica e quindi nel comportamento. Centro emotivo: regola i sentimenti e le emozioni che sono le sue risposte a fenomeni interni ed esterni. La sua attivit produce modificazioni in quella degli altri centri, anche nelle loro parti involontarie, come l'azione del centro vegetativo. Le risposte del centro emotivo sono sintetiche e strettamente legate alle situazioni, alle circostanze e vengono elaborate attraverso un sistema di adesione-rifiuto. Attraverso le emozioni il soggetto pu sperimentare la capacit dello psichismo di avvicinarsi al piacere e di allontanarsi dal dolore senza che il corpo si muova; in altre parole, le emozioni possono produrre una sorta di spostamento psichico. Le risposte eccessive del centro emotivo alterano la sincronizzazione tra le attivit dei centri: si producono in essi blocchi parizali che influiscono sul comportamento.. Centro motorio: permette il movimento del corpo nello spazio e regola le abitudini del movimento. Funziona attraverso tensioni e distensioni. Questo centro, come tutti gli altri, d le sue risposte solo quando possiede un livello adeguato di carica. Centro sessuale: regola le attivit sessuali, che sono le sue risposte a stimoli esterni ed interni ed invia agli altri centri segnali che sono di carattere involontario. Possiede tuttavia, in minima parte, anche caratteristiche volontarie. E' il principale collettore e distributore di energia; opera per concentrazione e diffusione alternate, cio ha la capacit di mobilizzare l'energia localizzandola in un punto o diffondendola. E' la specializzazione pi immediata del centro vegetativo. La tensione nel centro sessuale e la distribuzione

di energia da esso agli altri centri produce forti registri cenestesici. La diminuzione della tensione si produce per: 1. Una scarica propria del centro sessuale. 2. Una scarica attraverso gli altri centri. 3. Una trasmissione alla coscienza di segnali che essa converte in immagini. Il centro sessuale pu raccogliere tensioni del corpo e degli altri centri; questi segnali cenestesici possono a loro volta mettere in moto un sistema di risposte nel centro sessuale stesso. Centro vegetativo: regola l'attivit interna del corpo, dando risposte che tendono ad equilibrare ogni squilibrio che si produce. Invia segnali agli altri centri perch si mettano in attivit per soddisfare le sue necessit; opera cercando di evitare il dolore e di far continuare il piacere. Usando un altro punto di vista diciamo che il centro vegetativo la base dello psichismo e che in esso si attivano gli istinti di conservazione individuale e di specie; questi istinti sono "eccitati" da segnali di dolore o di piacere e si mobilizzano per difendere o espandere la struttura totale. Non esiste registro degli istinti; esiste invece un registro di determinati segnali i quali rivelano che una parte o la totalit della struttura psicofisica risulta compromessa. (Quelli che chiamiamo istinti non sono dunque degli apparati ma delle attivit). Il centro vegetativo si mobilizza per mezzo di immagini cenestesiche che vengono generate dallo stato di sonno o di fatica, dalla sensazione di fame, dal riflesso del sesso, ecc. Il registro di tali immagini cenestesiche aumenta in caso di malattia o in caso di mancanza di dati forniti dai sensi esterni. Le risposte del centro vegetativo liberano deteminati livelli di energia che mettono in moto punti opportuni del'intracorpo, compensando in questo modo i segnali che sono stati captati come sensazioni cenestesiche. Le attivit del centro vegetativo eludono quasi totalmente i meccanismi di coscienza, per sono captate dai sensi interni, i cui segnali, quando arrivano alla coscienza, vengono trasformati in immagini che possono attivare le parti involontarie degli altri centri. In sintesi: A) I centri non sono in alcun modo separati, ma conformano una struttura dinamica: le loro attivit sono concomitanti - e questo pu essere registrato - e tra di essi circola un'enegia che, provvisoriamente, chiamiamo nervosa. B) Tutti i centri danno registri specifici della propria attivit secondo due possibili vie: l'una automatica, attraverso i sensi interni (risposte del centro vegetativo e risposte involontarie del centro motorio e del centro emotivo); l'altra, che utilizza la connessione dei centri con la coscienza (risposte del centro intellettuale e risposte volontarie dei centri motorio ed emotivo). CENTRI, velocit dei. La velocit con cui i differenti centri rispondono agli stimoli dell'ambiente aumenta a partire dal centro intellettuale, che il pi lento; seguono il centro emotivo e quello motorio; il sessuale e il vegetativo sono i pi rapidi. La velocit di risposta dunque inversamente proporzionale alla complessit del centro. CLIMA. Stato d'animo, situazione emotiva diffusa che pervade qualunque operazione effettuata dal soggetto. Un clima pu essere occasionale, cio legato ad una determinata circostanza, o fisso. Un clima fisso impedisce la comparsa di altri climi pi adeguati alle circostanze che si presentano e in questo modo perturba il funzionamento di tutta la struttura psichica. Inoltre il clima fisso permane anche quando la coscienza cambia il suo livello di lavoro; in questo modo esso restringe la libert operativa della coscienza. CLIMA, caratteristiche del. A) Il clima sfugge a un controllo volontario. B) Il clima fisso permane nel soggetto anche dopo la scomparsa della circostanza che lo aveva motivato e si "trascina" oltre che nel tempo, anche nei diversi livelli di coscienza. C) Il clima viene registrato e tradotto in modo diffuso e generalizzato perch deriva da impulsi cenestesici che non sono localizzati in un unico punto del corpo. D) Il meccanismo di traduzione degli impulsi a volte produce immagini che sono adeguate al clima; in questo caso diciamo che esiste corrispondenza tra clima e immagine (o tema). E) A volte, invece, i climi non sono accompagnati da immagini visualizzabili, ma vengono registrati senza di esse; tuttavia anche in questo caso presente un'immagine cenestesica, che per collocata in modo diffuso e generalizzato nello spazio di rappresentazione. Queste immagini, che sorgono dal clima, agiscono comunque sui centri di risposta, specialmente su quelli istintivi, perturbandone l'attivit. CLIMA, origine del. Il clima pu avere origine: A) Nei sensi interni. B) Nella memoria, la cui attivit mette in moto registri interni. C) Nella coscienza, soprattutto quando essa opera attraverso l'immaginazione. In alcuni casi gli impulsi provenienti dai sensi interni vengono associati con quelli provenienti dai sensi esterni o dalla memoria; in altri casi la catena di eventi che produce il clima inizia quando gli impulsi esterni mobilizzano registri interni; entrambi questi eventi vengono impressi simultaneamente nella memoria; in altri casi ancora gli impulsi provenienti dai sensi esterni o da quelli interni o dalla memoria vengono associati ad elementi immaginari. In tutti questi casi risulta evidente un incatenamento che non semplicemente lineare, ma strutturale, tra sensi, memoria e coscienza. COMPORTAMENTO. Struttura che ingloba: a) il registro della sensazione e b) la risposta alla sensazione. Questa struttura si manifesta attraverso l'attivit dei centri di risposta. Il comportamento varia in funzione del livello di coscienza, ossia dello stato o momento di processo in cui la struttura psichica si trova; il livello di

coscienza modula l'intensit del registro della sensazione e l'intensit e/o velocit della risposta. Includiamo nell'espressione "registro della sensazione" il registro dell'immagine che si forma e il relativo intervento della memoria. COMPORTAMENTO, errori del. A) Comportamento chiuso, quando lo psichismo nega il mondo oggettuale. B) Comportamento alterato, quando esso nega il mondo interno. C) Comportamento rituale, che una disfunzione del rapporto tra psichismo e mondo: agli oggetti viene negata la loro qualit oggettuale, che viene convertita in qualit psichica e, di conseguenza, il corpo viene sostituito nel rapporto con il mondo da operazioni esclusivamente psichiche. Questo atteggiamento, che inefficace nel rapporto con il mondo degli oggetti, pu essere efficace nel rapporto con altri psichismi e produrre una condotta adeguata. E' questo il caso della coscienza magica o emozionata nella quale l'elemento rituale ha appunto una grande importanza. COMPORTAMENTO, fattori che intervengono nel. Le differenti velocit di reazione e i differenti tipi di risposta agli stimoli possono essere spiegati attraverso i meccanismi di funzionamento dei centri, con i loro cicli e i loro ritmi. Anche i livelli di coscienza esercitano una grande influenza su tutto il comportamento. Gli insogni e il nucleo d'insogno agiscono come forze inibitrici o mobilizzatrici del comportamento, indirizzando le aspirazioni, gli ideali e le illusioni, che cambiano a ogni cambiamento di et, di "tappa" della vita. Ma sul comportamento intervengono anche fattori di tipo sociale e ambientale, come pure la natura e la caratteristica degli stimoli. Inoltre la biografia o memoria che lo psichismo possiede sia degli stimoli e delle risposte precedenti sia dei livelli di coscienza relativi a queste ultime, esercita una forte pressione sul comportamento. In questo senso la memoria un sistema sempre "vigente" di stimoli che agisce dal passato con un'intensit pari a quella degli stimoli presenti. I dati di memoria, esplicitamente evocati o no, esercitano fatalmente un'influenza sulla struttura psichica in ogni istante in cui essa riceve stimoli ed elabora risposte. Cos pure i ruoli (V.) agiscono in ogni istante, anche quando la situazione esterna diversa da quella che li ha formati. Infatti, nel ruolo corrispondente ad una determinata situazione filtrano sempre numerose componenti di ruoli che corrispondono ad altre situazioni: proprio per questa dinamica e questa influenza reciproca che possiamo parlare di una vera struttura di ruoli. Da quanto detto risulta che tutti i fattori che intervengono nel comportamento interagiscono in forma dinamica e strutturale; cio i centri di risposta, i livelli e la biografia formano una struttura indivisibile in cui la modificazione di un fattore fa variare l'insieme. COMPORTAMENTO, funzione del. E' quella di preservare l'integrit dell'individuo che cerca di soddisfare le proprie necessit, orientandosi per mezzo dei registri di dolore e di piacere. La mancata soddisfazione di una necessit provoca dolore, che viene registrato come aumento di tensione. In realt, bene precisare che ci che determina il comportamento non sono le necessit, ma i registri di dolore e di piacere. Studiando la funzione del comportamento da un altro punto di vista, diciamo che la coscienza tende a compensare il mondo in modo strutturale e per far questo essa organizza un sistema di risposte che in generale chiamiamo comportamento o condotta. Le risposte possono essere reattive o differite a seconda del tempo che impiegano a manifestarsi all'esterno. Le risposte possono anche essere interne, cio non uscire dal corpo ma agire direttamente su di esso. Precisiamo che la condotta compensatoria pu essere messa in atto perch nella coscienza sorta in precedenza un'immagine che ha posto in attivit i centri. Esaminando il caso del nucleo d'insogno (V.), in cui non si possiede un'immagine, osserviamo che ci che sorge nella coscienza ed agisce sui centri un'immagine compensatoria del nucleo e non il nucleo stesso. COMPORTAMENTO, limiti del. Sono dati sia dai limiti delle possibilit dello psichismo che da quelli delle possibilit del corpo. COMPORTAMENTO, valutazione del. La valutazione pu essere fatta: A) In base ad un punto di vista esterno, determinando se il comportamento segue o no una linea evolutiva, cio una linea di adattamento crescente. B) In base a un punto di vista interno, determinando se esso produce un'integrazione o una disintegrazione crescente. Il registro dell'integrazione quello di equilibrio interno, di non contraddizione, di accordo con se stessi, di armonia nel lavoro dei centri. Dal punto di vista dell'adattamento crescente, i comportamenti pi validi sono quelli che permettono il maggior numero di opzioni di risposta. Questa possibilit di scelta, infatti, consente un risparmio di energia che potr essere utilizzata per nuovi passi di adattamento. Un cambiamento di condotta viene valutato come significativo quando un'istanza psichica si esaurisce, quando cio i contenuti vigenti in essa, con i loro temi ed argomenti caratteristici, si logorano fino ad estinguersi. Allora lo psichismo si orienta verso una nuova istanza e d cos una nuova risposta articolata al mondo.

COMUNICAZIONE TRA PERSONE. E' resa possibile dall'uso di un qualche sistema segnico che funziona grazie alla somiglianza che esiste tra le codificazioni dei registri interni che le persone possiedono (V. segno, segnica, significato). CONTENUTI MENTALI. Oggetti della coscienza, forme che la coscienza organizza per rispondere al mondo. La materia prima con cui vengono elaborati quella della rappresentazione: essi cio sono nel senso pi ampio delle immagini, che operano nello spazio di rappresentazione. C' corrispondenza tra la forma in cui un contenuto di coscienza viene organizzato e la sua collocazione nello spazio di rappresentazione. I contenuti, quando si trovano nel loro livello di formazione, hanno un significato importante per il coordinatore; quando invece passano ad altri livelli a causa di fenomeni di inerzia o di trascinamento, diventano fattori di rumore; in questo caso, infatti, sono accompagnati da toni, tensioni e climi che possono non concordare con essi e che spesso non sono direttamente percepiti dalla coscienza, soprattutto quando si tratta di immagini di tipo cenestesico. COMPRENSENZA, campo di (V. Attenzione). COSCIENZA. 1. Chiamiamo coscienza il registro effettuato dall'apparato che coordina e struttura sensazioni, immagini e ricordi. Data la dinamica delle operazioni che registra, questo apparato esso stesso in continua dinamica; tuttavia la sua costituzione deve essere tale da conferirgli anche una certa unit ed identit. L'essere umano non nasce con questo apparato gi costituito, piuttosto esso si costituisce a poco a poco e nella misura in cui si organizza la sensazione globale del corpo. Questo apparato di registro di sensazioni, immagini e ricordi si trova nel corpo ed vincolato alle sensazioni del corpo. In certi casi esso viene identificato con l'io (V.); tale identificazione avviene man mano che le sensazioni del corpo si sommano e si codificano all'interno di un campo di memoria. Se usiamo questo punto di vista diciamo che non si nasce con un io, ma che questo si sviluppa e si articola per accumulazione di esperienze. Non c' io senza sensazione, immagine o ricordo. Anche quando l'io percepisce se stesso, utilizza queste tre vie, sia che esse forniscano informazioni vere che illusorie. 2. Chiamiamo coscienza il sistema di coordinamento e di registro dello psichismo umano. Precisiamo che ci riferiamo allo stesso apparato anche quando, secondo le funzioni che esso compie, utilizziamo denominazioni diverse: infatti, se coordina, lo chiamiamo coordinatore, se registra registratore. Non consideriamo cosciente alcuna operazione dello psichismo nella quale non siano presenti funzioni di coordinamento. COSCIENZA, disfunzioni della. A) Disfunzioni nel rapporto tra coscienza e sensi: 1. Incapacit di mettere in rapporto dati provenienti da vie sensoriali diverse. 2. Confusione derivante dall'attribuire ad un senso i dati provenienti da un altro. B) Disfunzione nel rapporto tra coscienza e memoria: alcuni tipi di oblio e di blocco. COSCIENZA, livelli di. Sono le differenti forme di funzionamento del circuito coscienza-sensi-memoriacentri. I livelli di coscienza possono essere distinti in base al tipo di operazioni che vengono effettuate e al registro di esse. Senza tali operazioni -contenuti- non esiste registro dei livelli di coscienza. Questi compiono la funzione di compensare e strutturare tutta l'informazione in arrivo per ristabilire l'energia psichica. Distinguiamo vari livelli di coscienza: Il livello di sonno profondo caratterizzato da operazioni minime dei sensi esterni, la cui soglia si innalza tanto che solo una piccola parte dell'informazione proveniente dal mondo esterno riesce a superarla. Vi predomina invece l'attivit del senso cenestesico i cui impulsi sono tradotti e trasformati attraverso i meccanismi associativi che producono le immagini oniriche dotate di grande potere suggestivo. Rispetto alla veglia si modifica il tempo psicologico e lo spazio; anche la struttura atto-oggetto risulta diversa, nel senso che i due componenti possono essere privi di quella corrispondenza che normalmente si stabilisce in veglia. Lo stesso vale per il rapporto tra climi e situazioni che si rendono indipendenti gli uni dalle altre; cio le cariche emotive che accompagnano le rappresentazioni si separano dagli oggetti ai quali sono legati nella veglia. Scompaiono inoltre i meccanismi critici ed autocritici, la cui attivit invece aumenta quando il livello di coscienza sale. Distinguiamo il livello di sonno profondo con immagini da quello senza immagini. Nel livello di dormiveglia aumenta l'attivit dei sensi esterni, anche se la loro informazione non viene completamente strutturata, in quanto sono presenti interferenze dovute agli insogni e alle sensazioni interne. Il potere suggestivo delle immagini diminuisce, mentre riappaiono debolmente i meccanismi autocritici. Distinguiamo lo stato di dormiveglia passivo, dal quale si passa facilmente al sonno e che caratterizzato da un sistema di distensione interna, dallo stato di dormiveglia attivo, dal quale si passa facilmente alla veglia. Quest'ultimo stato, a sua volta, pu essere alterato (in esso si trova la base delle tensioni e dei climi), oppure calmo e attento. Lo stato di dormiveglia attivo alterato il pi indicato per individuare i climi e le tensioni vigiliche. Nel livello di veglia i sensi esterni apportano la massima quantit di informazione, regolano per inibizione i sensi interni e rendono possibile alla coscienza di dirigersi verso il mondo per svolgere la sua attivit di compensazione degli stimoli in arrivo. Diminuisce la suggestione esercitata dai contenuti infravigilici, mentre

si intensifica il funzionamento dei meccanismi di critica e di autocritica, di astrazione e di reversibilit, che intervengono sempre di pi nei compiti di coordinamento e di registro. Distinguiamo lo stato di veglia passiva da quello di veglia attiva; ciascuno di questi pu essere, a sua volta, attento oppure alterato. Quando si passa da un livello di coscienza a un altro, si manifestano fenomeni di inerzia (V.) e di trasferimento di contenuti ed inoltre si modificano il tempo di coscienza, lo spazio di rappresentazione e il modo in cui il soggetto colloca se stesso nello spazio di rappresentazione. COSCIENZA, livelli di. Rapporti. Ciascun livello di coscienza pu produre alterazioni negli altri. Distinguiamo in questo rapporto di reciproca alterazione quattro fattori: 1. Inerzia: ciascun livello ha la tendenza a prolungare la sua attivit anche dopo aver terminato il proprio ciclo e nonostante che i contenuti si vadano spostando verso un altro livello. Il fenomeno dell'inerzia fa s che il passaggio da un livello all'altro sia graduale. 2. Rumore: si d quando, per inerzia, climi, tensioni e contenuti propri di un livello inferiore passano ad uno superiore; in questo essi agiscono come interferenze, come rumore di fondo. 3. Rimbalzo: sebbene ciascun livello cerchi di mantenere la propria attivit per inerzia, talvolta i meccanismi propri di un livello si introducono tra i meccanismi propri di un altro. Questo provoca un effetto rimbalzo: tutta la costellazione dei contenuti del livello invaso si introduce, a sua volta, nel livello invasore. 4. Trascinamento (V.). COSCIENZA, meccanismi della. A) Reversibilit (V.). B) Intenzionalit e tempi di coscienza (V.). C) Attenzione (V.). D) Astrazione (V.). E) Associazione (V.). Questi meccanismi - ad eccezione di quello associativo - si esprimono e funzionano con pi efficacia nel livello di veglia, di cui sono la caratteristica fondamentale. Nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, il funzionamento di tali meccanismi diminuisce e diventa meno efficace. Al contrario, il campo di lavoro del meccanismo di associazione si trova, di preferenza, nei livelli di sonno e di dormiveglia. COSCIENZA, vie associative e astrattive della. Parliamo di vie associative quando la coscienza struttura le rappresentazioni in base alla similitudine, alla contiguit e al contrasto. Parliamo di vie astrattive quando essa invece riduce i fenomeni alle loro caratteristiche essenziali, fenomeni che possono appartenere sia al mondo esterno che a quello interno. DISTENSIONE, pratiche di. Portano a una diminuzione delle tensioni muscolari esterne, interne e mentali. Di conseguenza facilitano un aumento della capacit di concentrazione e permettono un maggiore rendimento nelle attivit quotidiane. DOLORE. Il registro di uno stimolo spiacevole viene chiamato genericamente dolore; esso corrisponde sempre a un aumento di tensione. Quando la fonte di questo registro ha una localizzazione precisa nel corpo, parliamo di dolore in senso stretto; il dolore viene registrato attraverso la via della sensazione (V.). Quando invece tale registro ha la sua radice nella mente e giunge per la via dell'immaginazione o per la via del ricordo, parliamo di sofferenza (V.). Tuttavia, in ultima istanza, sia la radice del dolore che quella dell sofferenza si trovano nel corpo, in quanto abbiamo sempre un registro fisico o sensazione anche della memoria e dell'immaginazione. Da questo punto di vista, tanto il dolore che la sofferenza sono riducibili, come ogni impulso, alla sensazione. Il dolore legato strutturalmente al rifiuto del dolore, cio l'apparizione di uno stimolo doloroso fa mettere in moto un meccanismo che tende a rifiutare tale stimolo. Il dolore giunto attraverso la via della sensazione si registra quando lo stimolo supera il limite di tolleranza del senso che lo percepisce (V. Amnesia; V. Impulsi, trasformazione e traduzione degli.) DOLORE, tempo del. Il tempo del dolore "l'istante", perch lo stimolo doloroso fa reagire la struttura psicofisica, che lo percepisce in modo tale che essa invia una risposta tendente a modificare, il pi presto possibile, lo stimolo stesso e a prevenire, cos, l'aumento di tensione. Al contrario, quando lo stimolo piacevole, la risposta della struttura tende a farlo permanere. In quanto alla misura temporale esterna dello stimolo doloroso, la psicologia sperimentale ha dato notevoli apporti. Questa messa a fuoco esula senza dubbio dal nostro campo di studio. DOLORE, vie del. Il dolore in generale sorge per le vie della sensazione, dell'immaginazione e del ricordo. Esistono sensazioni illusorie, immagini illusorie e ricordi illusori. Queste sono le vie illusorie della sofferenza (V. Sensazione, immagine, ricordo, illusione). Riconosciamo che queste stesse vie intervengono in ogni operazione della mente e nella costituzione stessa dell'io. Tuttavia il dolore o la sofferenza illusoria possiedono registri reali per la coscienza; nel campo di questi registri che la trasferenza (V.) trova la sua migliore applicazione. EVOCAZIONE. Atto intenzionale della coscienza sulla memoria. Quando evoca, la coscienza cerca dati gi impressi in una determinata frangia di ricordi (V. Reversibilit). Questi dati risultano organizzati, ordinati

nella memoria in base allo stato globale della struttura psichica nel momento dell'impressione. Infatti i dati in questione sono stati impressi insieme a quelli relativi agli altri sensi che erano in azione e quelli relativi al livello di lavoro della struttura psichica (climi, toni affettivi, emozioni). Nell'evocazione, quindi, appare sia il dato cercato che l'insieme dei dati che ad esso sono collegati. La chiave per indirizzare la ricerca nella memoria data proprio dal clima o stato emotivo con cui i dati sono stati impressi; le immagini delle situazioni cercate non vengono identificate per se stesse, ma piuttosto tramite lo stato globale della struttura psichica nel momento dell'impressione. Pertanto, quando evoca, la coscienza conduce una ricerca tra i differenti stati interni finch identifica il clima generale che esisteva nel momento dell'impressione; si tratta di una ricerca basata su sensazioni interne. Quando l'immagine cercata finalmente appare (V. Spazio di rappresentazione, funzione dello), essa pu effettuare vari tipi di operazioni: provocare una scarica di tensioni, mobilizzare i muscoli o un apparato perch si mette a lavorare con questa immagine, con operazioni intellettuali o muovendo emozioni ecc. (V. Immagine, funzione della; V. Riconoscimento). La struttura dei tempi di coscienza distinta secondo il modo in cui nell'evocazione si ordini il trascorrere del tempo. Questa strutturazione varia secondo il livello di lavoro, giacch questo ordinamento risulta pi efficace se realizzato in veglia. EVOCAZIONE, gradi della. Distinguiamo differenti gradi di evocazione che dipendono dall'intensit con cui un dato stato registrato ed impresso. Esiste una soglia di memoria che corrisponde alla soglia di percezione; un dato che si trova al di sotto di essa (subliminale) non viene registrato dalla coscienza ma viene per impresso nella memoria insieme allo stato particolare in cui la struttura psichica si trovava al momento dell'impressione. A partire da questa soglia, al di sotto della quale non pu esserci evocazione, il grado dell'evocazione stessa aumenta all'aumentare dell'intensit e della frequenza con cui un dato stato impresso. L'evocazione raggiunge il suo massimo grado nel ricordo automatico in cui c' un riconoscimento veloce del dato evocato: questo il caso del linguaggio (V. Memoria, leggi di impressione nella.) FORMA. A) Si chiama forma in generale la strutturazione che la coscienza effettua con gli impulsi. B) Le forme sono ambiti di registro interno che permettono di strutturare i fenomeni. C) Quando gli impulsi sono gi stati tradotti dalle vie astrattive o associative della coscienza possiamo identificare quasi esattamente le forme con le immagini. D) Nel momento di processo precedente a questo, vengono chiamate forme le strutture di percezione. La percezione relativa ad un senso si struttura in una forma che le caratteristica. Ma proprio come ogni senso possiede la sua forma di strutturare i dati, cos la coscienza struttura l'informazione apportata dai sensi in una forma, caratteristica che corrisponde alle vie di percezione usate; pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda dei canali di sensazione usati, della prospettiva con cui l'oggetto si presentato, del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione del livello che in attivit (cio ogni livello di coscienza pone un proprio ambito formale, struttura i dati in una forma caratteristica). E) La coscienza articola i dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma legata ad un determinato registro interno che viene codificato nella memoria. Quando l'oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. E' in questo modo che l'oggetto acquista significato (V. Segno; V. Significato). F) Uno stimolo si converte in una forma quando la coscienza, lavorando in un determinato livello, lo struttura. G) Uno stesso stimolo pu essere tradotto in differenti forme - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimento dell'oggetto a cui si riferiscono - perch hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perch compiono la stessa funzione, cio attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione. IMMAGINAZIONE. A) Attivit della coscienza in cui opera il meccanismo associativo. (V.). Distinguiamo tra immaginazione libera, in cui il meccanismo associativo opera liberamente, producendo immagini che si impongono alla coscienza specialmente nei livelli di sonno e di dormiveglia - e immaginazione diretta, in cui le immagini vengono associate secondo un piano ordinato proposto dalla coscienza con l'interesse di dare forma a qualcosa di ancora inesistente. Si tratta di un fenomeno diverso dal ricordo diretto. B) Funzione della coscienza che opera con dati di memoria trasformandoli in immagini e proiettandoli nel futuro. IMMAGINE. Chiamiamo immagine la rappresentazione, organizzata e conformata dalla coscienza, delle sensazioni o percezioni che provengono (V. Sensazione) o sono pervenute (V. Memoria) dal mondo esterno o interno. Esistono immagini visive, tattili, olfattive, auditive, gustative, cenestesiche e cinestetiche (V. Forma). Le immagini sono il risultato integrato delle operazioni di trasformazione degli impulsi. Ogni impulso che arriva alla coscienza viene trasformato in un'immagine. Questa immagine, a sua volta, l'insieme degli impulsi che la coscienza invia ai centri per attivare risposte.

IMMAGINE, funzione della. A) Attivare i centri di risposta per allontanare la struttura psicofisica dagli stimoli dolorosi e per avvicinarla a quelli piacevoli. L'attivazione dei centri pu essere dovuta anche ad immagini prodotte dalla memoria e non solo dalle sensazioni; in questo caso sono i dati di memoria - piacevoli o spiacevoli - che mettono in moto l'immaginazione, la quale attiva i centri. B-1) Trasportare gli impulsi ai centri di risposta; quando sorge, un'immagine tende ad attivare una risposta grazie al meccanismo della tonicit muscolare (V.); invece quando sorge un'astrazione non necessariamente si attiva una risposta. Pertanto diciamo che l'immagine porta cariche psichiche a livello somatico, che essa funziona da connessione, da ponte tra le diverse attivit psichiche, trasportando cariche da un punto all'altro. L'immagine trasferisce impulsi che possono essere tensioni, irritazioni, dati di percezione, dati di memoria. In sintesi i diversi impulsi vengono tradotti in immagini, che si spostano verso i centri, i quali muovono il corpo. B-2) Scaricare tensioni attraverso la rappresentazione utilizzando lo stesso meccanismo - descritto precedentemente - di avvicinamento al piacere e di allontanamento dal dolore; solo che in questo caso il piacere e il dolore si riferiscono alle attivit della mente. In questo senso, l'evocazione di sensazioni piacevoli serve all'economia dello psichismo. Questa viene chiamata "funzione catartica dell'immagine". B-3) L'immagine pu svolgere una funzione trasferenziale quando si separa dal campo di impulsi da cui ha avuto origine. C) Ogni impulso proveniente dai sensi o dalla memoria suscita un'immagine nell'apparato di registro. L'immagine che accompagna la percezione mette in moto una risposta allo stimolo iniziale. Quindi non la percezione ad attivare una risposta, ma l'immagine suscitata dalla percezione. Non lo stimolo che muove i muscoli, ma l'immagine che agisce sui sistemi muscolari esterno ed interno facendo s che si attivino numerosi fenomeni fisiologici. Usando questo punto di vista, diciamo che l'immagine ha la funzione di restituire, apportare, devolvere energia al mondo esterno dal quale arrivano le sensazioni. IMMAGINE DEL MONDO. E' configurata dai campi di presenza e compresenza (V. Presenza e compresenza, campi di.). IMPULSI. Chiamiamo impulsi i segnali che arrivano alla coscienza dall'apparato dei sensi o da quello della memoria e che la coscienza traduce in immagini, attraverso le vie astrattive o associative. Gli impulsi subiscono numerose trasformazioni e traduzioni anche prima di essere trasformati in immagini. IMPULSI, trasformazione e traduzione degli. Gli impulsi possono essere trasformati e tradotti anche prima di arrivare alla coscienza. Queste operazioni vengono effettuate in base: A) Allo stato precedente dei sensi. B) Al modo in cui la memoria ha elaborato l'impulso: la memoria pu averlo strutturato insieme a dati oggettuali e/o registri interni che si trovano associati ad esso in una delle sue frange, immediata, mediata, antica. Gli impulsi possono essere trasformati e tradotti dopo essere arrivati alla coscienza in diversi modi: A) Come nel caso in cui impulsi auditivi o cenestesici vengono tradotti in immagini visive. B) Come quando un impulso percettivo, proveniente da un senso, viene strutturato nella coscienza insieme a dati percettivi forniti dagli altri sensi, a dati di memoria, a dati immaginari, a vari registri interni incluso quello che la coscienza ha della propria attivit. C) Attraverso l'elaborazione che le vie astrattive o associative effettuano sull'impulso, trasformandolo in immagini caratteristiche (simboli, allegorie, segni) che dipendono dal livello di coscienza che in azione. Le operazioni di trasformazione e traduzione degli impulsi sono in stretto rapporto con i seguenti fattori: A) Con il dolore. Infatti gli impulsi sensoriali che producono dolore vengono in genere immediatamente trasformati e tradotti in modo illusorio - cio deformati - e subiscono poi nuove deformazioni quando vengono evocati. Tali impulsi si trasformano quindi in immagini che non corrispondono agli stimoli iniziali e che attivano risposte che ancora meno corrispondono a tali stimoli. Tutto questo produce un aumento del registro psicologico della sofferenza. B) Con la sofferenza. Infatti gli impulsi iniziali che la producono vengono in genere deformati e trasformati quando vengono rappresentati o, ancora prima, nella memoria. Quindi sia la sensazione di dolore sia quella di sofferenza vengono trasformate o tradotte ad opera dell'immaginazione o della memoria. Da questo deriva che molte sofferenze esistono solo nelle immagini. Il nostro interesse sta nel comprendere in che modo gli impulsi si associano e si strutturano per poter operare trasformazioni dirette verso la liberazione dalla sofferenza. IMPULSI, trasformazione degli. In senso specifico parliamo di trasformazione degli impulsi quando gli impulsi, strutturati, articolati in un'immagine, prendono altre configurazioni nello spazio di rappresentazione; come se l'immagine acquistasse vita e dinamica propria. INSOGNI. Nel livello di veglia appaiono numerose immagini, idee e pensieri estranei all'idea o al pensiero che si sta sviluppando in un dato momento. Chiamiamo insogni queste immagini. Esse sono formalizzazioni di stimoli provenienti da altri livelli di coscienza, dall'ambiente esterno o dal corpo, che esercitano un'azione, una pressione nel livello di veglia. Gli insogni sono instabili e mutevoli e costituiscono l'ostacolo maggiore al lavoro con l'attenzione. Esistono insogni occasionali che scompaiono rapidamente e che chiamiamo secondari, che danno risposte compensatorie agli stimoli provenienti sia dall'ambiente esterno sia da quello

interno, i quali producono tensioni - interne - dolorose; la loro funzione proprio quella di scaricare tali tensioni. Questi insogni secondari girano intorno a un clima emotivo particolare, che si pu osservare come costante e che denota un nucleo di grande fissit, che chiamiamo Nucleo d'Insogno (V.). L'osservazione e lo studio degli insogni che appaiono nei diversi livelli di coscienza permettono di individuare il nucleo d'insogno. INSOGNO, nucleo di. E' possibile osservare in ogni persona che gli insogni - nonostante la loro variabilit possiedono uno stesso clima emotivo costante. Questi insogni talvolta appaiono anche nelle fantasticherie del dormiveglia e nei sogni, denotando sempre un nucleo fisso di divagazione, che orienta le tendenze anche se il soggetto non lo avverte. Questo nucleo fisso si manifester come immagine e questa immagine avr la capacit di orientare il corpo e le attivit in una direzione. Questo nucleo d'insogno orienta le tendenze della vita umana in una direzione che non avvertita dalla coscienza. Il nucleo d'insogno pu evolversi o rimanere fissato a una tappa vitale, dando luogo a ripetizioni di attivit o di atteggiamenti di fronte a un mondo che va cambiando. Il nucleo d'insogno viene sperimentato come "clima mentale", come "stato", con connotazioni fortemente emotive, ma non pu essere visualizzato: di esso si possiede dunque un registro ma non un'immagine; tuttavia esso motiva la produzione di numerose immagini compensatorie che guidano la condotta del soggetto. Il cambiamento del nucleo si manifesta con il sorgere di un'immagine fissa - un archetipo - che gli corrisponde esattamente; per mezzo di essa, la tensione del nucleo si orienta verso la scarica. L'immagine in generale ha infatti la funzione di scaricare tensioni; diciamo dunque che - in modo apparentemente paradossale - il nucleo d'insogno perde efficacia quando sorge l'archetipo che gli corrisponde. La funzione dell'immagine quella di terminare di scaricare tensioni; quindi questo clima di grande fissit sta trasportando le sue cariche verso la periferia. Il nucleo d'insogno pu cambiare per: A) Cambiamento di et, tappa vitale (passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza ecc). Infatti in una determinata et della vita, il soggetto possiede un caratteristico sistema di tensioni a cui corrisponde un nucleo. Passando a un'altra et, i cambiamenti fisiologici modificano tale sistema di tensioni; sorge allora un nuovo insieme di climi emotivi, cio un nuovo nucleo. B) Incidenti o shocks capaci di determinare un cambiamento nel sistema di tensioni interne. Varia cos il nucleo cambiando i climi e di conseguenza le immagini secondarie. In questo caso il comportamento del soggetto subisce repentinamente notevoli cammbiamenti. Dunque quando un nucleo si logora e ne appare un altro, la condotta cambia in modo significativo. Sulla base di queste conoscenze, l'autoliberazione tende proprio verso la modificazione del sistema di tensioni interne. facendo variare gli insogni secondari e provocando un cambiamento nell'atteggiamento di fronte al mondo. Le tensioni interne che generano il nucleo d'insogno sono correlate con il funzionamento del centro vegetativo. Da questo deriva che eventuali tecniche destinate a produrre cambiamenti di nucleo d'insogno non potrebbero essere applicate nel livello di veglia in modo volontario a partire dal centro intellettuale (V. Centri di risposta). INTENZIONALITA'. Meccanismo fondamentale della coscienza. La coscienza mantiene la sua strutturalit proprio attraverso questo meccanismo che lega "atti" con "oggetti". Il legame tra un atto di coscienza e il suo corrispondente oggetto non permanente; esistono pertanto atti alla ricerca di oggetti e questo d alla coscienza la sua dinamica caratteristica. L'intenzionalit sempre diretta verso il futuro; questo fenomeno viene registrato come tensione di ricerca, anche quando tale ricerca volta verso avvenimenti passati. L'ordinamento di tempi realizzato in questo gioco intenzionalit-evocazione pi efficace se realizzato nel livello di veglia. INTERESSE. (V. Attenzione). IO. Chiamiamo io l'entit che osserva i meccanismi e le operazioni della coscienza nel loro continuo sviluppo. Nel livello di veglia questa osservazione viene effettuata come "da dentro"; nel sogno, invece, viene effettuata come "da fuori". In entrambi i casi, l'io appare separato, non incluso nelle operazioni che osserva. Quindi, proprio per questi registri interni non legittimo identificare l'io con la coscienza n con le sue funzioni. (V. Coscienza). I limiti dell'io corrispondono ai limiti delle sensazioni del corpo, specialmente del tatto esterno. ISTINTI DI CONSERVAZIONE INDIVIDUALE E DELLA SPECIE. (V. Centri di risposta, Centro vegetativo). LUCE, registro della. Esperienza che di solito accompagna i processi di trasferenza o autotrasferenza: l'energia che si libera perch determinati problemi sono stati risolti, determina un registro cenestesico che si traduce come luce e aumento di chiarezza nello spazio di rappresentazione. MEMORIA. Funzione dello psichismo che regola i tempi e immagazzina i registri o sensazioni, generati dagli stimoli esterni ed interni, codificandoli, ordinandoli in base allo stato della struttura psichica nel momento

dell'impressione (V. Evocazione). La memoria paragona ogni nuova sensazione con sensazioni precedenti. (V. Comportamento, fattori che intervengono nella.) Le sensazioni immagazzinate possono essere proiettate sia nel presente che nel futuro. Di entrambe queste operazioni - attualizzazione o ricordo e proiezione o immaginazione - si ha sensazione. L'attivit della memoria legata in modo strutturale a quella dei sensi, a quella dell'apparato di registro e al livello di coscienza. MEMORIA, errori della. A) Falso riconoscimento che si verifica quando un dato nuovo non messo correttamente in relazione con un dato precedente; oppure quando un oggetto, che viene riconosciuto, suscita l'immagine di una situazione che appare come gi vissuta, anche se non stata vissuta (paramnesia). B) Ricordo equivoco: si verifica quando un dato di memoria che non appare nella coscienza viene sostituito da un altro. C) Amensia, che viene registrata come impossibilit di evocare un dato o una sequenza di dati. Esistono differenti tipi di amnesia (V.). D) Scambio di un ricordo contiguo con quello centrale. E) Ipermnesia, che un ampliamento anormale della memoria; in genere implica una maggiore affluenza di dati antichi che sostituiscono quelli pi recenti. MEMORIA, frange di. Distinguiamo tre frange: A) Memoria antica: il substrato o base formato dalle prime impressioni ovvero dai toni affettivi o registri interni delle operazioni che hanno accompagnato l'arrivo dei dati per la via sensoriale. Su questa base si struttura a poco a poco tutto il sistema attraverso il quale i nuovi dati verranno messi in relazione. B) memoria mediata: costituita dalle impressioni che continuano ad accumularsi durante la vita. C) Memoria immediata: si riferisce ai dati pi recenti che quotidianamente vengono confrontati ed ordinati. Grazie all'esistenza di queste frange, la coscienza pu collocarsi non solo nel tempo ma anche nello spazio, in quanto lo spazio mentale vincolato ai tempi di coscienza i quali, a loro volta, sono dati da fenomeni di memoria. Se cos non fosse la coscienza perderebbe la sua strutturalit e l'io registrerebbe la propria disintegrazione. Esiste anche un tipo di memoria "situazionale" cos detto perch l'oggetto si imprime attraverso il suo contesto, la sua situazione e viene anche evocato attraverso di esso, cio localizzando prima il contesto e poi l'oggetto. MEMORIA, funzione della. A) Imprimere, ritenere, strutturare ed ordinare i dati dei sensi e della coscienza. L'impressione dei dati viene effettuata principalmente nel livello di veglia, mentre il loro ordinamento soprattutto durante il sonno. B) Somministrare dati alla coscienza (V. Evocazione). C) Dare alla struttura psichica la sensazione d'identit nel trascorrere del tempo (V. Memoria, frange di.) D) Fornire alla coscienza i riferimenti necessari perch essa possa collocare i fenomeni nel tempo. MEMORIA, impressione nella. Si imprimono contemporaneamente e strutturalmente i dati provenienti dai sensi, quelli relativi all'attivit della coscienza, quelli relativi al livello di lavoro di tutta la struttura psichica e quelli relativi al funzionamento dei centri (V. Evocazione). MEMORIA, leggi d'impressione nella. L'impressione migliore quando: A) Lo stimolo forte. B) I dati relativi ad uno stesso fenomeno entrano simultaneamente attraverso vari sensi. C) Uno stesso dato viene presentato in maniere diverse. D) Lo stimolo ripetuto. E) Il dato in un contesto. F) Il dato nettamente privo di contesto. G) Non c' rumore di fondo, per cui il segnale pi nitido. H) non vi sono altri stimoli: allora l'impressione del primo stimolo che arriva forte. I) La memoria non fornisce dati alla coscienza nel momento di impressione. L) Non c' saturazione per reiterazione o per blocco. M) La coscienza pone attenzione al dato (appercezione). MONDO, attivit nel. Si esercitano fondamentalmente per soddisfare necessit fisiche. Molte attivit umane sono in rapporto con scariche di tensione dirette verso il mondo. Altre, invece, si spiegano con trasferimenti interni di cariche psichiche, con nuove configurazioni dei propri contenuti che la mente effettua quando si applica nel mondo. Il primo caso quello della catarsi empirica nell'azione, il secondo quello dell'autotrasferenza empirica attraverso l'azione. MONDO o AMBIENTE ESTERNO. Ci che situato al di l del tatto interno. Le sue manifestazioni luminose, odorose, auditive, gustative e tattili vengono denominate stimoli; quando questi agiscono sui sensi esterni, si configurano le sensazioni. MONDO o AMBIENTE INTERNO. Ci che situato al di qua del tatto esterno. Le sue manifestazioni caloriche, chimiche, di pressione, di tensione, di tattilit, di posizione ecc. vengono chiamate stimoli; quando questi agiscono sui sensi interni, si configurano le sensazioni interne. Esiste anche sensazione interna dell'attivit della memoria e dell'immaginazione. MORTE. Osserviamo che il fenomeno della morte suscita forti registri istintivi, vincolati cio ai livelli di coscienza pi bassi. Tutte le valutazioni e le considerazioni che vengono fatte sulla morte dipendono: A)

Dalla difficolt psicologica di rappresentare se stessi morti e quindi senza registro. B) Dalla paura del dolore che sorge quando si considera il modo in cui verranno trattati i resti mortali. In entrambi questi casi, quando si suppone che i registri non cessino con la morte, si genera un sistema di immagini illusorie che procurano dolore e sofferenza. Il registro fisico della paura della morte esclusivamente un prodotto dell'immaginazione, che elabora in modo allucinatorio ci che succede quando si muore. Immaginare che dopo la morte si continuer ad avere registri di attivit fonte di sofferenza. La sofferenza causata dal tema della morte anche in rapporto con il registro di possesso; in questo caso si tratta del possesso di se stessi, del proprio corpo. Il registro di possesso genera tensione e quindi sofferenza. In alcuni casi, l'idea che la morte produrr una distensione completa e una perdita definitiva di tutto - intese come perdita totale dei registri di tensione e come disintegrazione dell'io - genera il desiderio di permanenza. Ma anche in questi casi, alla base di tale idea c' il possesso, che genera sofferenza. Lo stesso accade quando si considera la morte degli altri (V. Sofferenza). NUCLEO D'INSOGNO. (V. Insogno, nucleo di.) OBLIO. E` l'impossibilit di portare alla coscienza dati gi impressi. E` dovuto ad un blocco della reminiscenza (V.) che impedisce la ricomparsa dell'informazione. A volte l'oblio include non solo un determinato dato, ma l'intera situazione in cui questo stato impresso: tutto ci che potrebbe suscitare il clima correlato a tale situazione rimane cancellato; addirittura vengono cancellate intere frange di memoria. Esistono anche delle forme funzionali di oblio che impediscono la continua comparsa di ricordi; esse operano grazie a meccanismi di interregolazione che inibiscono un'apparato mentre ne sta funzionando un altro (V. Amnesia). Cancellare qualcosa dalla memoria per solo una possibilit teorica perch sperimentalmente dimostrabile che situazioni vissute e completamente dimenticate possono essere recuperate. Esistono pessimi sistemi di "cancellatura" che, per effetto chimico o elettrico, riescono a bloccare alcuni contenuti e ad inibire le risposte dei centri senza nessuna integrazione. OPERATIVA, conseguenze pratiche immediate della. A) Normalizzazione della coscienza ed in particolare del livello di veglia attraverso leliminazione o guarigione della sofferenza. Questa eliminazione si realizza quando si comprendono i meccanismi dillusione che generano la sofferenza stessa. Per far questo, necessario far cessare anche se provvisoriamente i registri dolorosi. Questultimo lobiettivo pratico immediato delloperativa, che permette di progredire nella comprensione, ottenendo registri vivi del superamento della sofferenza. Cos, questa normalizzazione il passo pi importante nella comprensione del problema, e questo il primo passo verso lautoliberazione. B) Loperativa permette di comprendere meglio il proprio processo personale diretto verso lautoliberazione e, oltre essa, verso lampliamento e lo sviluppo della coscienza. C) Loperativa permette di comprendere fenomeni psichici individuali e collettivi, che sono la manifestazione di tensioni e di climi legati alla sofferenza distruttiva e che conducono in una direzione opposta a quella della mente e della vita. Per comprendere tali fenomeni, necessario considerare quei registri interni che risultano universalmente validi in ragione del fatto che la struttura fisica e psichica di tutti gli esseri umani simile. Questi registri universali riguardano: 1. Le caratteristiche dilluminazione dello spazio di rappresentazione in dormiveglia e sogno. Come norma generale, le parti alte di tale spazio risultano sempre chiare e quelle basse sempre oscure. 2. La conformazione dello spazio di rappresentazione in dormiveglia e sogno. I contenuti che appaiono nel dormiveglia e nel sogno sono collocati nella cappa pi interna dello spazio di rappresentazione che li circonda e li avvolge. Questi fenomeni sembrano essere osservati dal fondo di tale spazio. 3. Determinati luoghi, esseri e fenomeni che si presentano nel dormiveglia e nel sogno come categorie generali in tutti gli esseri umani. Le caratteristiche proprie dello spazio di rappresentazione nel sogno e nel dormiveglia in certe occasioni invadono la veglia: il mondo viene percepito, allora, allinterno di uno spazio di rappresentazione che, in realt, corrisponde al sonno o al dormiveglia. In quelle occasioni, anche i luoghi, gli esseri e i fenomeni caratteristici degli altri due livelli irrompono nella veglia in modo illusorio o talvolta addirittura allucinatorio. Questo fatto molto importante perch sono essi che, nel rapporto del soggetto con gli oggetti esterni, orientano le scelte, procurano e modulano la sensazione di gusto o di disgusto, spingono verso il possesso o il rifiuto. Questi esseri, entit e paesaggi interni, li abbiamo chiamati insogni ed il nucleo climatico permanente attorno a cui essi ruotano, nucleo di insogno (V.). OPERATIVA, tecniche di. Esse sono: il sondaggio catartico e il sondaggio trasferenziale, che hanno carattere preparatorio; la catarsi e la trasferenza, che hanno carattere specifico. OPERATIVA, teoria generale della. Si riferisce ad operazioni che possono modificare, convertire o riorientare il comportamento.

PERCEZIONE. A) Semplice registro del dato sensoriale. B) Il dato che arriva al senso viene registrato come variazione del tono di attivit del senso stesso; ma oltre a questo, il dato viene configurato e strutturato dal senso. Pertanto, la percezione il registro del dato a cui si somma lattivit del senso il quale si trova in una dinamica continua. In sintesi, si tratta di una struttura formata da: dato + attivit del senso che astrae e organizza il dato. C) Strutturazione di sensazioni effettuate: da un senso; da vari sensi, dallattivit della memoria e/o dalla coscienza insieme al senso, ai vari sensi e alla memoria. PERCEZIONE, leggi della. A) Legge delle soglie: se la coscienza desidera precisare un registro di percezione relativo ad un determinato senso e, contemporaneamente, esiste un rumore di fondo proveniente da quello stesso senso o da altri sensi o dalla memoria o dallimmaginazione o dalla coscienza in generale, allora necessario che gli apparati in cui esiste tale rumore restringano le loro soglie, riducano le loro frange, oppure che l'intensit dello stimolo aumenti. Tuttavia lo stimolo non deve superare il limite massimo di tolleranza, perch altrimenti si produce saturazione o blocco del senso. In generale le soglie dei sensi variano al variare dei livelli di coscienza: infatti, nel sonno e nel dormiveglia le soglie del sistema dei sensi esterni si restringono mentre quelle del sistema dei sensi interni si ampliano; il contrario avviene in veglia. B) Legge di diminuizione del registro dello stimolo costante per adattamento di soglia: quando presente uno stimolo costante la soglia di percezione si adatta ad esso, cos che lo stimolo si trova collocato nel limite di percezione ed il senso pu continuare ad operare, registrando altri stimoli. PIACERE. Il registro di uno stimolo piacevole definito, in modo generico, piacere. Esso in relazione con la diminuzione della tensione e con il registro della distensione. (V. Dolore). PIACERE, tempo del. (V. Dolore, tempo del). POSSESSO. (Vedere Sofferenza). A) La sofferenza nel rapporto con il timore: il timore delle malattie, della solitudine, della morte; il timore in rapporto con il ricordo, con la sensazione e con limmaginazione. A sua volta, tutta questa struttura in s in intimo e fondamentale rapporto con il possesso: possesso di s stessi, degli oggetti, delle altre persone. Si soffre anche per il fatto di non avere qualcosa, per il timore di perdere qualcosa che si ha o perch non si riesce ad ottenere qualcosa che si desidera; anche questi tipi di sofferenza hanno la loro radice nel possesso. B) Il registro del possesso in rapporto con la tensione; anzi la tensione ne lindicatore. PRESENZA E COMPRESENZA, campi di. (V. Attenzione). PSICHISMO. Sistema integrato e dinamicamente interregolato formato da sensi, memoria, coordinatore, livelli e centri. PSICHISMO, interregolazione dello. Se una funzione o un fattore si modifica, si modificano anche tutte le altre in quanto tutte agiscono strutturalmente. Per esempio, lappercezione inibisce levocazione, la memoria inibisce la percezione. Il funzionamento dei sensi esterni frena lentrata di stimoli interni e viceversa. La discesa al sonno blocca i meccanismi di reversibilit e libera quelli di associazione; nellascesa alla veglia, il funzionamento dei meccanismi critici inibisce quello dei meccanismi associativi. Questo esiste anche tra gli stessi sensi esterni: quando la frangia della vista si amplia, quelle del tatto, dellolfatto, delludito, ecc. si restringono. PSICHISMO, rumore nel sistema di autoregolazione dello. Vi sono rumori che si originano per interferenza di impulsi nel circuito di informazione o in quello di decisione. Essi rendono confusa linformazione che arriva ad uno o a tutti gli apparati e ai centri: per esempio, linformazione che arriva dai sensi esterni permeata, tinta dallo stato in cui si trova lintera struttura in quel momento (climi, tensioni, ecc.). Il rumore suole provocare un aumento delle tensioni che, a sua volta, quando superano la soglia di tolleranza dei sensi interni (o esterni, se si tratta dellaumento della tensione muscolare esterna puntuale), interferiscono nei canali informativi, vengono registrate come dolore mentale. Climi e trascinamenti quando arrivano alla coscienza, producono lemissione di immagini che risultano inadeguate, perch la coscienza non dispone di parametri adeguati per ordinare una tale miscela di informazioni. PSICOFISICA, ginnastica. Permette di raggiungere un maggior controllo di se stessi nella vita quotidiana. E un sistema di pratiche di controllo di se stessi e di sviluppo integrale. Tende a ristabilire un equilibrio tra mente e corpo. I lavori di psicofisica non hanno lobiettivo di aumentare lo sviluppo muscolare e la resistenza o lagilit del corpo a differenza dello sport e della ginnastica. Gli esercizi permettono al praticante, attraverso un sistema di tests, di comprendere i suoi punti di minor controllo e di cominciare un lavoro coerente per perfezionare il suo comportamento.

RAPPRESENTAZIONE. Ogni fenomeno di memoria che tocca il campo di presenza della coscienza. Differisce dal dato di memoria che agisce subliminalmente in compresenza; anche, senza nessun dubbio, differente dalla percezione (V.). REGISTRO. Esperienza della sensazione prodotta dagli stimoli captati dai sensi interni ed esterni; includiamo negli stimoli i ricordi e limmaginazione. RELAX. Insieme di tecniche che permettono di distendere la muscolatura esterna ed interna e le tensioni mentali. Il elax, abbassando le tensioni e facilitando il riposo, rende possibile una normalizzazione in senso generale del livello di veglia e laccesso alle pratiche catartiche e trasferenziali. Le tecniche di relax richiedono esercizi preliminari che permettono di distinguere una specifica tensione puntuale dal sistema di tensioni non necessarie che si sviluppano insieme ad essa. RELAX, passi del. A) Assumere la posizione corporea migliore permessa dalla situazione esterna, eliminando le tensioni non necessarie. B) Evitare di addormentarsi, ricorrendo per questo ad una posizione di equilibrio instabile, lavorando sui sistemi di tensioni in modo simmetrico, in base alle sequenze: viso, testa, collo, membra e torace in generale. C) Ripassare mentalmente per gli stessi punti. D) Approfondire il lavoro toccando i punti pi interni: fare attenzione al registro cenestetico degli occhi, della testa e del tronco. F) Sperimentare, appoggiandosi a registri, sensazioni sempre pi interne di mormidezza, di caduta, ecc. REMINISCENZA. Atomo teorico di memoria. Ci che si registra quello che si riceve in memoria; processa e ordina i dati sensoriali e, inoltre, lo stato generale della struttura che percepisce. Di conseguenza non si ricordano elementi isolati di contesti mnemici. (V. Evocazione). REVERSIBILITA. Meccanismo fondamentale della coscienza che definiamo come la facolt della coscienza di dirigersi, per mezzo dellattenzione, alle sue fonti di informazione. Cos nel caso dei sensi abbiamo lappercezione (V.) e nel caso della memoria levocazione (V.). Pu esistere, inoltre, lappercezione nellevocazione. Il suo funzionamento direttamente relazionato con il livello di lavoro della coscienza, in maniera che quando si ascende aumenta il lavoro della coscienza e viceversa. Esistono inoltre fenomeni di blocco della reversibilit o parzializzazione della stessa, anche in piena veglia. RICONOSCIMENTO. Si produce nel momento in cui si riceve un dato e viene comparato con i dati anteriori, appare come gi registrato. (V. Oblio). RICORDO. A) Chiamiamo ricordo il contenuto di coscienza che, non venendo dai sensi, arriva alla coscienza stessa. (V. Evocazione). B) Attualizzazione di unimmagine nella coscienza (V.) che proviene dal passato, dai sensi esterni e interni. RISPOSTA. Viene denominata risposta lazione che si esprime verso il mondo della sensazione (V. Comportamento, valutazione del; V. Ruoli). RISPOSTA DIFFERITA. Si distingue dalla risposta riflessa perch in essa intervengono circuiti di coordinamento, perch pu essere canalizzata verso centri differenti e perch risulta ritardata rispetto allo stimolo. RISPOSTA RIFLESSA O RIFLESSO. Segnale che va direttamente dal senso al centro eludendo la coscienza; in questo tipo di risposta non interviene alcuna immagine, che se fosse, invece, presente, si proietterebbe sullo schermo di rappresentazione, agendo, da l, sui centri. RUOLI. Sono abitudini fisse, codificate, di comportamento che una persona conforma nella misura in cui affronta i diversi ambienti in cui si trova a vivere (V. Comportamento, fattori che intervengono nel. V. Risposta). I ruoli hanno a che vedere con il mondo di rappresentazione esterno dellimmagine di s stessi. RUOLI, errori nei. A) Selezione di ruoli. B) Fissazione: applicazione di un ruolo vecchio ad un ambiente mutato. In entrambi i casi si origina una condotta non adeguata allo stimolo. RUOLI, funzione dei. La funzione dei ruoli quella di far risparmiare energia al soggetto, riducendo al minimo le resistenze che questi incontra nellambiente. I ruoli si codificano per apprendimento attraverso il sistema esatto-errato. Essi danno luogo a risposte tipiche o atipiche, a seconda che si adattino o meno alle situazioni o a ci che viene considerato normale. Si produce in questo modo un adattamento crescente o

decrescente. Il nucleo dinsogno attraverso le immagini che genera d una risposta compensatoria globale sia alle esigenze dellambiente sia alle carenze fondamentali del sistema di ruoli. SEGNICA. Funzione compiuta da una qualunque percezione oggettuale che sia stata precedentemente codificata. SEGNO. Simbolo o allegoria che svolge la funzione di codificare i registri interni (V. Comunicazione tra persone). SENSAZIONE. A) Vedere Registro. B) Atomo teorico della percezione. C) Chiamiamo sensazione ci che viene registrato quando si capta uno stimolo proveniente dallambiente esterno o interno (incluso le immagini e i ricordi), stimolo che fa variare il tono di lavoro del senso che percepisce. Da questo deriva che nella coscienza non pu esistere alcun fenomeno che non sia stato prima captato dai sensi; anche i contenuti di memoria, lattivit della coscienza e quella dei centri vengono registrate dai sensi interni. Per la coscienza esiste solo ci che si manifesta ad essa e questo vale anche quando la coscienza si manifesta a se stessa; anche questa manifestazione, come tutte le altre, deve essere registrata, cio corrispondere ad una sensazione. D) Ci a cui ogni impulso si riduce (V. Dolore). SENSI. Apparati o funzioni dello psichismo che registrano stimoli provenienti dallambiente esterno e da quello interno al corpo (sensi esterni ed interni, rispettivamente). I vari sensi sono in continua attivit operano simultaneamente mantenendo una relazione strutturale sia tra di loro sia con gli apparati di memoria e di registro. SENSI, caratteristiche comuni dei. A) Attivit di registro degli stimoli. B) Attivit di astrazione di alcune caratteristiche del dato e di strutturazione e configurazione dei dati tra di loro. C) Attivit permanente di ricerca degli stimoli. D) Tutti i sensi possiedono una sorta di rudimentale memoria, ossia uninerzia nella percezione: la percezione continua anche quando lo stimolo cessato. E) Operano allinterno di frange di percezione con un tono che loro proprio e che deve essere alterato dallo stimolo. F) Possiedono una soglia minima e un limite massimo di tolleranza, che sono entrambi mobili; quando lo stimolo non supera la soglia, non c percezione, quando esso sorpassa il limite di tolleranza viene registrato come dolore. G) Traducono gli stimoli in un sistema omogeneo di impulsi. H) I loro terminali o organi possono avere localizzazioni precise o diffuse che sono sempre collegate con lapparato di coordinamento. I) Sono collegati con lapparato di memoria generale dellorganismo. L) Producono registri caratteristici per variazione del tono che loro proprio. M) Possono commettere errori nella percezione del dato (V. Percezione, leggi della). N) La loro attivit pu essere diretta o influenzata dalla coscienza (V. Reversibilit, Appercezione, Allucinazione). SENSI, classificazione dei. A) Sensi fisici: vista, udito. B) Sensi chimici: gusto, olfatto e cenestesica. C) Sensi meccanici: tatto esterno cenestesica parzailmente, in quanto tatto interno, e Cinestetica. D) Esterni e interni, come pi ampia classificazione. In quanto ai sensori detentori di pressione (baroricettori) e della temperatura (termoricettori), della salinit e della alcalinit, ecc., possono essere classificati allinterno dei sensi interni e in particolare della cenestesica. Daltra parte sensi come locchio che ricevono limpatto della luce prima di trasmettere limpulso nervoso, effettuano una grande quantit di operazioni chimiche, cosa che succede anche con altri sensi. Cosicch i sensi appaiono alla luce delle nuove investigazioni come misti. SENSI, errore dei. Sono dovuti a: A) Un blocco del senso per saturazione o per eccessiva intensit dello stimolo. B) Un difetto organico del senso (miopia, sordit, ecc.). C) Alla creazione artificiale della sensazione o della percezione mediante condizioni meccaniche, chimiche o una interpretazione del dato. SENSI, funzione dei. E quella di ricevere dati e di somministrarli alla coscienza e alla memoria; tali dati verranno poi organizzati in forme diverse a secondo delle attivit e del livello di lavoro che lorganismo ha in quel momento. SENSI INTERNI. Sono: A) Cenestesico, che fornisce i dati relativi alla pressione, alla temperatura, allumidit, allacidit, allalcalinit, alla tensione, alla distensione, ecc. e in genere a tutte le sensazioni che provengono dallintracorpo. Esso inoltre capta: lattivit dei centri (per esempio, le emozioni, le operazioni intellettuali, ecc.) il livello di lavoro della struttura utilizzando come indicatori il sogno, la stanchezza, ecc.; il lavoro della memoria ed il lavoro e lattivit dellapparato di registro. B) Cinestetico, che fornisce dati relativi al movimento, alla posizione, allequilibrio e allo squilibrio del corpo.

SIGNIFICATO SIGNIFICAZIONE. E il registro interno di corrispondenza tra: A) la percezione di un oggetto che agisce come segno e B) il registro interno, precedentemente codificato come forma, della percezione delloggetto in questione. SIMBOLO. Immagine con caratteristiche fisse, riduttiva, priva di ogni qualit secondaria, che sorge dal canale astrattivo, che sintetizza o astrae ci che c di pi essenziale tra tutte le caratteristiche presenti. Quando il simbolo svolge la funzione di codificare i registri, lo chiamiamo segno (V.). SOFFERENZA. V. Dolore. A) La sua radice si trova nella mente cos come quella del dolore si trova nel corpo, tuttavia se la mente dipende dal corpo corretto dire che anche la sofferenza mentale deriva dal corpo. B) Gli impedimenti alla normalizzazione, allampliamento e allo sviluppo della coscienza sicuramente hanno come base la sofferenza. C) La sofferenza non pu soluzionarsi grazie ad una semplice rivalorizzazione o rivalutazione di persone, fatti o situazioni, a meno che questa non abbia prodotto unattitudine mentale e una condotta differente rispetto al problema in questione. SPAZIO DI RAPPRESENTAZIONE. Specie di schermo mentale su cui vengono proiettate le immagini derivanti dagli stimoli sensoriali, da quelli della memoria e da quelli prodotti dallattivit immaginativa della coscienza. In s, oltre a servire come schermo di proiezione, esso formato dallinsieme delle rappresentazioni interne delle sensazioni cenestesiche; pertanto corrisponde esattamente ai segnali provenienti dal corpo fisico e viene registrato come sommatoria di essi, come una specie di secondo corpo costituito da rappresentazioni interne. Lo spazio di rappresentazione oltre a possedere altezza e larghezza, possiede anche volume (profondit). E proprio in base alla profondit di collocazione dellimmagine che possibile discriminare un fenomeno interno da uno esterno; in questultimo caso si produce lillusione che la rappresentazione (che necessariamente interna) sia esterna come il fenomeno rappresentato. Nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, aumentano le dimensioni e quindi il volume dello spazio di rappresentazione e questo avviene in concomitanza con laumento dei registri dellintracorpo. Invece, nella misura in cui il livello di coscienza si avvicina alla veglia, lo spazio di rappresentazione tende ad appiattirsi. Pi in generale diciamo che esso assume caratteristiche distinte in funzione del livello di coscienza che in attivit. Anche lo spazio di rappresentazione sottomesso ai bioritmi che regolano lintera struttura umana. Non esiste uno spazio di rappresentazione vuoto, cio senza contenuti; infatti grazie alle rappresentazioni che si ha sensazione di esso. SPAZIO DI RAPPRESENTAZIONE, funzioni dello. La rappresentazione interna dello spazio mentale, che corrisponde alla traduzione di immagini visive delle sensazioni interne del corpo, permette le connessioni tra le produzioni della coscienza ed il corpo stesso. Questa connessione necessaria perch il corpo possa muoversi coerentemente in una data direzione. Infatti un qualunque sistema di impulsi proveniente dai sensi, dalla memoria o dallimmaginazione, quando raggiunge lo spazio di rappresentazione, viene trasformato in unimmagine che si colloca ad una certa altezza e ad una certa profondit di tale spazio; questa immagine agisce poi sui centri ed il tipo di centro messo in azione e quindi il tipo di risposta dipende proprio dalla collocazione dellimmagine nello spazio di rappresentazione. STATI INTERNI. Sono fenomeni di coscienza che influiscono sulla situazione propria di ogni livello, tingendolo di certe caratteristiche corrispondenti alle esperienze che si mobilizzano e che corrispondono a contenuti degli altri livelli. Cos, nel livello di sonno, distinguiamo uno stato passivo e uno stato attivo; in quello di dormiveglia, ugualmente uno stato passivo ed uno attivo; in quello di veglia distinguiamo ancora uno stato attivo ed uno passivo, ciascuno dei quali pu essere attento o alterato. (V. Coscienza, livelli di). Lo stato attivo o passivo di un dato livello dipende dallintensit energetica - o tono del livello stesso. Un errore che viene spesso commesso quello di confondere gli stati interni con i livelli di coscienza. TENSIONI. Chiamiamo tensioni le contrazioni dei sistemi muscolari pi o meno profonde. Queste tensioni non sempre hanno un vincolo diretto con lo psichismo, poich il rilassamento muscolare non sempre accompagna il rilassamento mentale. Da un punto di vista psicologico, diciamo che le tensioni psichiche sono in rapporto con aspettative eccessive che spingono lo psichismo alla ricerca, alla speranza di qualcosa, in esse sempre presente un sottofondo di tipo possessivo, mentre le relazioni si producono quando sorge un atteggiamento psicologico di non possesso o di disposizione a dare (accompagnata dal registro di lasciarsi andare). interessante poter individuare il registro delle tensioni, piuttosto che cercare la loro causa cos come importante individuare le dissociazioni delle tensioni non necessarie che accompagnano la tensione in un determinato momento. Dividiamo: tensioni esterne, che possono essere occasionali o permanenti; tensioni interne o di tipo muscolare profondo o in generale di irritazione viscerale. Queste ultime sono accompagnate da unimportante componente emotiva e pertanto le chiamiamo climi

(V.), e possono, o non, coesistere con le tensioni esterne. In occasioni causano al lasciarsi andare, fenomeni mnemonici che fanno sorgere il registro che corrisponde al clima. TONICITA MUSCOLARE. Tendenza dei sistemi muscolari a spostare il corpo verso il luogo in cui stata collocata unimmagine (V. Immagine, funzione della.). Per es., immaginare un oggetto collocato verso destra significa predisporre i muscoli esterni in quella direzione. Le immagini visive hanno il carattere di traccianti della tonicit, che poi posta in azione quando sorgono le immagini cinestetiche con la carica e la collocazione adeguate. TONO. Le operazioni di ciascun livello di lavoro possono essere effettuate con maggiore o minore intensit o tono. TRASCINAMENTO. Il fenomeno del trascinamento si d quando contenuti di rappresentazione, climi o tensioni propri di un livello si trasferiscono in un altro livello ed in esso permangono per un certo tempo. Un fenomeno di trascinamento si trasforma in una vera fissazione se la sua permanenza diventa stabile nei vari livelli di coscienza. TRASFERENZA. A) Tecnica che, insieme ala catarsi e allautotrasferenza, configura il sistema delloperativa. B) Tecnica che agisce nel campo della rappresentazione interna scaricando tensioni di uno dei contenuti e portando le sue cariche fino ad altri. Opera nel livello di dormiveglia attivo guidate da una guida. TRASFERENZA, requisiti previ della. Si richiede: A) confidenza reciproca tra soggetto e guida; B) perizia tecnica; C) eliminazione di stimoli sensoriali; D) che non esista nel soggetto lidea che la sua situazione sar danneggiata; E) che sono soggetto e guida intervengono nel lavoro; F) cambiamento di guida in caso di ambivalenza affettiva o dipendenza psichica; G) posizione fisica adeguata, la guida si colloca al limite della compresenza visiva del soggetto; H) informazione sullo stato dei sensi del soggetto e sulle deficienze organiche interne; I) una sessione di contatto per effettuare un sondaggio trasfereziale e per questioni biografiche; J) padronanza adeguata della tecnica di relax da parte del soggetto. TRASFERENZA, entrata nella. Il soggetto propone le immagini di un sogno o un avvenimento biografico o un insogno per lui significativi. TRASFERENZA, sviluppo e uscita dalla. Quando il soggetto si vede presente nella scena (a livello di rappresentazione) questa viene sviluppata secondo la tecnica dei livelli, delle trasformazioni e delle espansioni, il soggetto racconta ci che gli succede senza razionalizzare o bloccare le scene. Nella tecnica dei livelli si parte dal piano medio, si discende e si risale ripercorrendo lo stesso cammino per il quale si era discesi; poi si torna al piano medio e lo si riconosce e si comincia a salire e si ritorna quindi al piano medio rifacendo il percorso seguito nellascesa (tutto il percorso attraverso gli stati interni viene effettuato nel livello di dormiveglia). La tecnica delle trasformazioni consiste in questo: il soggetto trasforma limmagine iniziale o quella di se stesso ogni volta che questa operazione risulta opportuna; poi fa il percorso inverso, tornando allimmagine iniziale. Nella tecnica delle espansioni si opera espandendo alcune sensazioni cenestesiche in modo opportuno; quindi si ritorna allo stato iniziale contraendo tali sensazioni. In tutti e tre i casi, quando si terminano le operazioni, il soggetto deve trovarsi in uno stato interno buono, di riconciliazione con se stesso. TRASFERENZA, indicatori di resistenza nella. Sono indicatori la mancanza di immagini, leccessiva razionalizzazione vigilica, linsistenza in un atteggiamento catartico, i rimbalzi, la fissazione di immagini, lo spostamento eccessivamente veloce delle immagini, il rifiuto di uscire da un determinato stato, latteggiamento di chiusura. Queste difficolt, che possono sorgere nella pratica trasferenziale, sono i migliori indicatori, che permettono alla guida di scegliere la tecnica appropriata, lavorando nella direzione opposta alla resistenza che indica il blocco e che la traduzione in immagine di un clima. Tutto questo deve essere fatto senza forzature e senza scontri diretti, cercando di persuadere i contenuti che oppongono resistenza e di produrre una riconciliazione con essi, mostrando che possono essere integrati in un sistema controllabile. TRASFERENZA, modi di operare nella. Prestare attenzione al clima: si cerca di produrre, di indurre o di far recuperare dal soggetto il clima fissato, elevando il suo potenziale. Quando questa operazione stata compiuta (il che osservabile attraverso le concomitanze fisiche) si cerca di far aderire il clima ad unimmagine opportuna, suggerita dalla guida, capace di renderlo pi intenso o di rinforzarlo; quindi si sostituisce la prima immagine con unaltra simile o contigua. Si produce cos uno spostamento della carica aderita alla prima immagine, spostandola sulla seconda (di trasferimento in trasferimento) fino ad arrivare a verificare che la prima immagine ha perduto potenziale e il clima incomincia a distaccarsi. Prestando

attenzione alle immagini: si opera con la tecnica dei livelli, delle trasformazioni e delle espansioni; si parte dal piano medio, si discende, si ascende e si ritorna al punto iniziale. TRASFERENZA, passi successivi alla. A) Discussione nel livello di veglia tra soggetto e guida; ricostruzione da parte del soggetto di quanto successo durante la trasferenza con laiuto mnemonico e sequenziale della guida. B) Interpretazione da parte del soggetto del significato delle proprie allegorizzazioni, la guida si preoccupa solo di rilevare gli eccessi interpretativi. C) Sintesi scritta in cui il soggetto espone brevemente i problemi, le resistenze e le difficolt che gli si sono presentati, i climi che li hanno accompagnati ed i registri fisici corrispondenti ad essi. D) Se la trasferenza stata efficace, nel soggetto inizia, sia nel livello di veglia che in quelli di sonno e di dormiveglia, un processo interno automatico di riordinamento di dati e di integrazione di contenuti; prima di effettuare nuove trasferenze il soggetto dovr attendere la conclusione di questo processo di rielaborazione e di integrazione post-trasferenziale. TRASFERENZA, sistema di valutazione della. Il modo migliore per valutare i risultati di un processo trasferenziale, nel quale si attaccato e superato un problema, consiste nel verificare se il soggetto sperimenta o no un sensibile cambiamento di condotta in tutto ci che in relazione con il problema affrontato. Quando si manifesta, questo cambiamento pu essere pi o meno intenso, a seconda che la trasferenza abbia coinciso o no con un momento vita, significativo per il soggetto. Il registro interno di cambiamento si produce nella fase post-trasferenziale, quando il soggetto avverte che i sistemi di ideazione e di immaginazione del dormiveglia, del sonno e persino della veglia, si sono modificati in modo considerevole. Il lavoro trasferenziale ha dunque che dipende dal momento di processo vitale del soggetto e si esaurisce quando appaiono gli indicatori opportuni; in ogni caso il lavoro deve procedere sempre attraverso la comprensione di tutti i fenomeni che si presentano e lintegrazione dei contenuti. TRASFERENZIALE, sondaggio. Tecnica breve e veloce che opera nel livello di veglia e che si pu usare in una qualunque situazione quotidiana per determinare le resistenze di un soggetto. La guida parte da un racconto, da una barzelletta o da un sogno proposti dal soggetto, sceglie poi un personaggio di queste storie e propone al soggetto di realizzare delle trasformazioni, spostamenti, di far aderire o staccare dalle scene immaginate un determinato clima, ecc., osservando la facilit o la difficolt. In alcune occasioni il soggetto pu interpretare il ruolo di qualcuno dei personaggi di tali storie, effettuando gli spostamenti caratteristici del processo trasferenziale. UNITA INTERNA. Si sperimenta il registro di unit interna quando i centri lavorano armonicamente. Quando invece la loro attivit segue direzioni divergenti sorge il registro di contraddizione interna. Si pu esprimere con una frase: Pensare, sentire ed agire nella stessa direzione. La disfunzione delle attivit dei centri, lopposizione tra di esse provoca dolore interno, aumento della tensione interna.

INDICE Prologo all''edizione del 1980 Prologo alla presente edizione PRIMA PARTE. MIGLIORAMENTO COMPORTAMENTALE PRATICHE DI RILASSAMENTO Raccomandazioni Lezione 1. Relax fisico esterno Lezione 2. Relax fisico interno Lezione 3. Relax mentale Lezione 4. Esperienza di pace Lezione 5. Immagini libere Lezione 6. Direzione delle immagini Lezione 7. Conversione di immagini tese quotidiane Lezione 8. Conversione di immagini tese biografiche Lezione 9. Tecnica unificata di rilassamento Revisione PRATICHE PSICOFISICHE Raccomandazioni Lezione 1. Posizione corporale e stati mentali Lezione 2. Lavoro dei centri. Tipi umani. Centro vegetativo Lezione 3. Centri. Parti e sub parti. Centro motorio Lezione 4. Caratteristiche del lavoro dei centri. Centro emotivo Lezione 5. Centro intellettuale Lezione 6. Perfezionamento attenzionale Revisione PRATICHE DI AUTOCONOSCENZA Raccomandazioni Lezione 1. Analisi di situazione. Tensioni e climi Lezione 2. Autobiografia Lezione 3. Ruoli Lezione 4. Circoli di prestigio Lezione 5. Immagine di s Lezione 6. Insogno e nucleo di insogno Revisione SECONDA PARTE. OPERATIVA Revisione di lavori precedenti Introduzione all'operativa Raccomandazioni PRATICHE DI CATARSI Lezione 1. Sondaggio catartico Lezione 2. Sondaggio catartico (approfondimento) Lezione 3. Catarsi. Schema della coscienza. Catarsi profonda PRATICHE DI TRASFERENZA Lezione 1. Introduzione alla trasferenza. I. Tensioni e climi. Gli impulsi e le loro trasformazioni. II. Percezione e rappresentazione. Catene associative. III. Associazioni e livelli di coscienza. IV. Spazio di rappresentazione Lezione 2. Introduzione alla trasferenza. I. Spazio di rappresentazione e livelli di coscienza. II. Profondit e livelli dello spazio di rappresentazione. III. Revisione di apparati e impulsi. Esercizi di revisione Lezione 3. Introduzione alla trasferenza. Allegorie, simboli e segni. Esercizi di simbolica

Lezione 4. Introduzione alla trasferenza. Allegorica. Temi. Argomenti. Analisi allegorica. Interpretazione allegorica. Esercizi di allegorica Lezione 5. Sondaggio trasferenziale. I. Indicatori. II. Indicatori di resistenza. Esercizio di sondaggio trasferenziale di resistenza Lezione 6. Sondaggio trasferenziale. I. tecnica di livelli. II. Tecnica di trasformismi. III. Tecnica di espansione. Esercizi di sondaggio e spostamento trasferenziale Lezione 7. Trasferenza di immagini. Passi della sessione trasferenziale. Osservazioni. Esercizi di trasferenza di immagini. Lezione 8. Trasferenza di climi. Trattamento dei climi senza immagini visuali. Esercizio di trasferenza di climi. Esercizio di trasferenza negativa Lezione 9. Elaborazione post trasferenziale PRATICHE DI AUTOTRASFERENZA Revisione dei lavori precedenti Lezione 1. Differenza fra trasferenza e autotrasferenza. Introduzione all'autotrasferenza. Raccomandazioni. Elemento autotrasferenziale. I. La condizione autotrasferenziale. I temi. Esercizio di entrata nel processo autotrasferenziale. Lezione 2. Differenti tipi di sviluppo autotrasferenziale. I. Autotrasferenze empiriche. II. L'autotrasferenza empirica nelle religioni. III. Il processo autotrasferenziale. Esercizio di sviluppo del processo autotrasferenziale (discesa) Lezione 3. Le direzioni autotrasferenziali. I. Struttura generale del sistema autotrasferenziale. II. Alcune digressioni sugli stati alterati di coscienza. III. I piani medio e alto nel lavoro autotrasferenziale. Esercizi di processo autotrasferenziale (piano medio e ascesa). Lezione 4. Elaborazione post trasferenziale. EPILOGO GLOSSARIO