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Meditazione e rivoluzioni psicosociali: il Buddhismo

di Sara Myriam Marte

1. Premesse
Non sono una praticante buddhista n un'esperta di Buddhismo. Sono parte del Movimento
Umanista e all'interno di questo mi trovo a praticare varie forme di meditazione e lavori su me
stessa, e a domandarmi come contribuire a un cambiamento positivo nell'ambiente in cui vivo. Da
qui il mio interesse per alcuni momenti storici in cui gli esseri umani hanno realizzato delle
trasformazioni positive del mondo in cui vivevano, e in particolare per il Buddhismo antico. Oggi
vorrei condividere delle inquietudini e alcuni aneddoti che mi hanno colpito e appassionato
facendomi pensare a un antecedente di quello che vorremmo fare oggi come umanisti: un
cambiamento sociale e personale al contempo.
Ho scelto di mettere un punto di vista che guarda alle trasformazioni costruttive che il Buddhismo
ha introdotto nella societ dell'epoca e l'eredit positiva che ha lasciato, piuttosto che a quei limiti
che non stato possibile superare. In un momento storico di crisi come il nostro mi sembra utile
riscattare la nostra capacit, come specie, di rinnovarci e fare passi avanti: per questo ho scelto di
soffermarmi sui passi rivoluzionari nei campi psicologico, sociale e culturale che siamo stati in
grado di fare in un momento di crisi del passato.
Nel definire cosa positivo o costruttivo prender come linea guida ci che ha dato pi dignit e
valore alle persone, alla loro uguaglianza, al rispetto della diversit e della libert di pensiero, al
superamento dei pregiudizi e della violenza. Questi sono i cardini dell'umanesimo universalista
come atteggiamento e, poich ogni persona che studia un fenomeno lo guarda da un particolare
punto di vista, credo sia giusto rendere esplicito il mio.
Credo inoltre in una coscienza umana attiva e nella storia come frutto dell'agire congiunto dei
popoli, e non di singole personalit che influenzano masse passive. Non esistono grandi
insegnamenti senza grandi popoli che li facciano propri e le grandi personalit emergono dai popoli
sintetizzandone le ricerche.

2. Il Buddhismo come fenomeno rivoluzionario dal punto di vista dei modi di


pensare e sentire di una societ
Ecco il contesto in cui ha luogo il nostro racconto.
Siamo circa 2500 anni fa nella vallata dell'Indo-Gange, ed un momento di cambiamento. Prima
d'allora assistevamo a unorganizzazione sociale basata sulle trib: gruppi umani relativamente
piccoli, che si governano attraverso un'assemblea formata dai capifamiglia. I nuclei di queste
societ sono famiglie molto allargate rispetto alle nostre. Dal punto di vista dei rapporti umani,
esiste il senso di appartenenza a una comunit: ci si conosce, c' solidariet. L'economia
un'economia di sussistenza: d quello che serve per vivere e non di pi.
Poi l'agricoltura, con il suo diffondersi, inizia a produrre un surplus che alimenta i commerci e
l'artigianato: sorgono le citt, in cui si concentrano i proprietari terrieri e gli appartenenti a queste

nuove categorie di lavoratori. Le citt sono circondate dalle campagne coltivate, in parte mischiate
con esse; ancora intorno ci sono le foreste e i boschi, le terre non ancora utilizzate, selvatiche. Col
commercio aumentano le comunicazioni sia all'interno del subcontinente che con altre aree
geografiche e culture: l'India commercia con la Persia, la Grecia, Roma, e a est la Cina. C'
circolazione di idee e di visioni del mondo differenti.
Nascono dei veri e propri stati, spesso in guerra tra loro per espandersi. Appaiono le figure dei
sovrani assoluti: le assemblee tribali cedono progressivamente il posto alle monarchie. C' pi
ricchezza ma nelle citt gli individui hanno perso quelle relazioni di solidariet che li sostenevano
nelle trib. Il tessuto di relazioni sociali rispetto a prima disgregato: le persone vivono un
anonimato sociale del tutto nuovo. C' anzi un irrigidimento delle differenze: dalle categorie
presenti nel periodo vedico come varna (colori) nascono le vere e proprie caste, separate tra loro
da rigide regole endogamiche. E' forte l'emarginazione verso le popolazioni aborigene locali,
relegate ai lavori pi umili, praticamente prive di diritti e il solo contatto con le quali considerato
una forma di contaminazione: ha origine cos il gruppo dei senza casta.
La religione dal suo canto in forte crisi. Sta vivendo un momento di esteriorizzazione in cui i
picchi di poesia e profondit presenti nei Veda hanno ceduto il passo a un ritualismo esasperato. Il
rituale, in particolare il sacrificio, visto come una sorta di strumento magico con cui assoggettare
le forze cosmiche e gli stessi dei. La sua corretta esecuzione l'unica cosa che pu garantire
prosperit in questa vita e in quelle future. I protagonisti dei rituali sono i sacerdoti, i brahmani. I
destinatari delle fortune (o sfortune, nel caso di un sacrificio non eseguito correttamente) sono i
signori benestanti che pagano per realizzarli. Pi i rituali sono complessi e costosi (spesso cruenti,
con l'uccisione di molti animali), pi sono considerati efficaci. Gran parte delle attivit quotidiane,
come il contatto con qualunque forma di sporcizia, con gli animali, con i senza casta, o lo stesso
ciclo mestruale o la nascita, sono viste come contaminanti e richiedono complesse purificazioni
affinch non producano cattivi frutti nel presente e una cattiva rinascita. Si radica il sentimento
che il benessere e la felicit in questa vita e in quelle future siano raggiungibili solo da chi
benestante: la gran parte della popolazione, che non pu permettersi di pagare i sacerdoti per i
costosi sacrifici, vede davanti a s un susseguirsi di vite segnate da indigenza e sofferenze. Le
donne dal canto loro partecipano ai momenti religiosi fondamentalmente come mogli dei
capofamiglia, ma non hanno alcun ruolo attivo. L'istruzione, che essenzialmente istruzione
religiosa ed impartita dai brahmani, solo per gli uomini e di casta elevata.
D'altra parte nelle citt vive una classe media relativamente libera da oppressione che partecipa di
comunicazione e scambi culturali tra strati sociali e tra diversi popoli.
In questo contesto, in cui la religione ridotta ad azioni esteriori non pu pi dissetare lo spirito
umano, nasce una ricerca spirituale intensissima e variegata. Molti personaggi lasciano le citt e si
rifugiano nella natura, cio nelle foreste, fondando scuole di pensiero o vivendo da soli o in piccoli
gruppi come asceti erranti.
Il principe Siddharta Gotama, il futuro Buddha, lascia il suo palazzo alla ricerca di risposte a un
problema in particolare, quello della sofferenza: cerca un modo per liberare s e gli altri esseri
umani dal fatto di soffrire. Sperimenta le scuole spirituali pi affermate del momento, imparando
molto, ma senza rimanerne soddisfatto. Tenta la via della mortificazione del corpo, ma capisce che
questa strada lo indebolisce e non produce nessun frutto. Sceglie cos quello che chiamer il
cammino medio, coltivando uno stile di vita che d salute al corpo, aiutando cos le pratiche
meditative, ma non cerca i piaceri n gli eccessi. Da qui in poi si dedica alla meditazione cercando
al proprio interno le risposte di cui ha bisogno. La tradizione vuole che le raggiunga una notte sotto
un albero di Pippala, trovando l'illuminazione e nuove comprensioni. Da qui in poi per
quarant'anni si dedicher a insegnare un cammino per liberarsi dalla sofferenza.

Il Buddha si pone in contrasto con molti elementi della societ in cui vive. I suoi discorsi,
contenuti nel Canone Pali, sono pieni di questi punti di vista che non hanno nulla a che fare con
quelli comunemente accettati, anche se il dissenso non mai espresso con dialettica diretta. Alcuni
mi hanno colpito particolarmente.
Innanzitutto, in contrasto con l'esteriorit di quella societ, il Buddha porta lo sguardo
sull'esperienza interna degli esseri umani. Non si fa mai menzione, nei suoi discorsi, a forze
cosmiche da piegare n a divinit da ingraziarsi. Gli dei sono lontani, e anzi a volte sono oggetto di
una certa compassione, perch la condizione dell'uomo che si liberato definitivamente grazie
all'esperienza nel Nirvana considerata di molto preferibile a quella delle divinit. L'oggetto di
studio invece il funzionamento della mente, che viene osservata con attenzione, descrivendo
processi e stati. Siamo veramente di fronte a una psicologia di tipo descrittivo (non interpretativo).
Viene descritto un cammino con il quale ci si pu liberare dalla sofferenza, conquistando serenit e
benessere in questa vita, e che contemporaneamente crea le migliori condizioni possibili per il
dopo questa vita. E questo cammino passa per la meditazione, per la comprensione dei
meccanismi della propria mente, e per un comportamento assolutamente etico, che aiuta gli altri.
Cos siamo di fronte a un sistema di idee che ha l'uomo al centro ed assolutamente coerente: ci
che crea benessere vero lo crea per s e per altri, per il presente e per il futuro.
La scala di valori viene totalmente riformulata, e il vissuto umano ne diventa il fulcro. Contaminanti
non sono pi i contatti con cose o persone considerate impure, ma gli stati d'animo negativi,
sofferenti. Alla parola karma, che significa azione ma era usata all'epoca dai brahmani soprattutto
per indicare il rituale, viene attribuito un significato totalmente nuovo: "E' l'intenzione che io
chiamo karma 1", dice il Buddha. Cos il karma diviene mentale, e i suoi effetti passano per la
condizione mentale dell'agente2. Ci si purifica attraverso la pratica della meditazione, che produce
stati interni sereni e lucidi, e attraverso l'azione morale, che rasserena chi la compie. Il sacrificio
come rituale esteriore viene cos sostituito dalla pratica e dall'etica. Ci che conta la liberazione,
non valori esterni. Nulla al di sopra del benessere profondo degli esseri umani.
E se cos, non ci sono a priori differenze di valore tra gli uomini. Il modello a cui aspirare, il vero
brahmano, l'uomo retto che fa del bene a s e agli altri. La nascita in una casta o un'altra non ha
pi alcun valore. Chi pieno di ira, pieno di astio, e parla male degli altri... chi in questo modo
uccide esseri viventi, senza compassione... Chi distrugge ed assedia villaggi e citt ed noto come
un oppressore costui un fuoricasta3. Nel Majima Nikaya leggiamo invece: Forse solo un
sacerdote pu sviluppare un animo compassionavole, libero da odio e rancore, e un guerriero o un
borghese o un servo no?4 Un esempio che ricorre dei discorsi del Buddha quello dei diversi
fuochi. A quel tempo si usava paragonare le quattro caste a quattro differenti alberi: sala, teck,
mango e ficus. Il Buddha chiede: sono forse diversi quattro fuochi accesi dal legno di questi alberi,
o tutti sono caldi e splendenti e utili? In molti discorsi il fuoco usato come metafora dello
sviluppo spirituale e del comportamento etico, che formano un'unica struttura.
Lo stesso destino tocca alle differenze di genere. Nel Canone Pali, la questione dell'ammissione
delle donne nella comunit monastica presenta qualche controversia, ed esposta in un racconto
assolutamente affascinante. Si narra che il Buddha, avvertito che la morte di suo padre fosse
vicina, tornasse nella sua citt di origine, Kapilavastu, per vederlo. Qui egli porta conforto a tutta la
1
2
3
4

Nibbedhika Sutta, Anguttara Nikaya 6.63


R. Gombrich, Il Pensiero del Buddha, 2012
Vasala Sutta, Sutta Nipata 1.7
Esukari Sutta, Majjhima Nikaya 96

famiglia, impartendo insegnamenti come faceva ovunque andasse, e assiste alla morte serena del
padre. Dopo un certo tempo la madre del Buddha, la regina Gotami, si reca da lui e gli chiede di
ricevere l'ordinazione come monaca. Ma il Buddha risponde che non ancora tempo di accogliere
le donne nel Sangha, e quindi rifiuta. Quindi parte per la citt di Vesali. Ma la regina Gotami doveva
avere un bel temperamento. Infatti, dopo essersi consultata con quella che era stata la moglie del
Buddha, raduna le donne di Kapilavastu desiderose come lei di ricevere l'ordinazione, e tutte
indossano l'abito tipico dei monaci, si radono il capo come loro, e si avviano a piedi fino alla dimora
del Buddha. L, ad avvistarle per primo Ananda, discepolo del Buddha e suo cugino. Ananda
promette di intercedere per loro e va dal Buddha, domandadogli: Signore, possibile per una
donna ottenere I frutti supremi della vita spirituale? Certamente, risponde il Buddha. E Ananda
svela delle cinquanta donne in attesa della sua risposta.
Ho trovato questa storia interessante per la luce che getta sulla tenacia delle antiche monache, ma
oggi, grazie all'analisi delle fonti, sappiamo che non autentica. La verit invece che il Buddha
accolse da subito le donne nella sua comunit, e ce lo svela la testimonianza della monaca
Bhadda5. Questa nei suoi versi racconta come avvenne la sua ordinazione: il Buddha,
semplicemente, le disse Vieni, Bhadda, e cos lei fu ordinata. Ora, questa formula fu realmente
usata per accogliere i primi monaci: la formula di ordinazione pi antica, che venne presto
trasformata in quella dei Tre Rifugi, usata tuttora. L'uso di questa breve frase ci svela che Bhadda fu
tra le prime persone ad essere accolte dal Buddha nel Sangha.
Fin dalle origini quindi il Buddha costruisce la propria comunit, sia di monaci che di seguaci laici,
con persone di tutte le caste (e fuori casta, ovviamente), e con uomini e donne. Questo ha
conseguenze enormi, perch in quell'epoca l'istruzione passava unicamente attraverso la religione.
Da questo momento in poi, nelle comunit buddhiste le donne potranno studiare e discutere di
filosofia; persone di qualunque origine e di ambo i sessi daranno il loro contributo al sapere. Lo
sviluppo spirituale sar offerto a tutti e l'immagine della felicit, svincolata dai beni materiali e
associata con forza ad atteggiamenti praticabili da chiunque, ne diventa alla portata.
Nel Canone Pali ci sono molti episodi che, autentici o meno, testimoniano un'assoluta volont di
non-discriminazione. Uno che ho trovato molto toccante racconta la conversione del temuto
brigante Angulimalo. Questi era, dice il racconto, non solo un predone ma un assassino spietato,
tanto che il suo soprannome significa "collana di dita" e allude proprio all'uso di fare una collana
con le dita delle proprie vittime. Il Buddha, incontrandolo, ha con lui un colloquio appassionato:
alla fine il criminale gli chiede di ricevere l'ordinazione, il che significava entrare a far parte della
comunit dei monaci e vivere con loro, a fianco del Buddha stesso. E questi, senza esitazioni, lo
accoglie. La storia continua mostrandoci la conversione interiore di Angulimalo, che sceglie una
vita frugale persino per un monaco e sopporta le vendette dei passanti che, riconoscendolo, gli
lanciano pietre e oggetti, per poi andare con la testa rotta a cercare consolazione dal Buddha...fino
al momento in cui l'ex brigante raggiunge l'illuminazione.
Questa storia ci porta a un valore simbolo del Buddhismo: la nonviolenza, nelle sue diverse
sfumature, che comprendono il non nuocere ad altri, la sensibilit ai sentimenti altrui, il rispetto
per le altrui credenze, la coltivazione della concordia. La nonviolenza vissuta come una necessit
interiore, la via di una mente che non accetta di essere turbata, che rifiuta l'astio e le meschinit
perch la allontanano dalla sua meta, la liberazione. Non si tratta solo di evitare azioni che
danneggino altri. Si tratta di mantenere uno stato d'animo tranquillo e ben disposto in qualunque
5 Therigatha (canti delle monache), 5.9

circostanza. Nel celebre discorso del Paragone della sega 6, il Buddha ricorda ai monaci che le
persone potranno parlare con loro in civile o villano, amorevole o maligno, sensato o insensato, e
che come impossibile pensare di svuotare il Gange della sua acqua, cos non si possono eliminare
le azioni altrui che ci sono sgradite. Allora esorta I monaci, di fronte a qualunque comportamento,
a non esserne turbati, a non lasciarsi sfuggire cattive parole e a restare amichevoli e
compassionevoli, senza segreta malizia. Addirittura arriva a dire che anche se dei briganti li
ferissero con una sega loro dovrebbero conservarsi privi di rancore. Non siamo di fronte al
semplice evitare di nuocere, reprimendo la rabbia: non l'imposizione di un comportamento, ma
la coltivazione di uno stato interno positivo per chi lo sperimenta, non doloroso, a dispetto dei
comportamenti altrui.
E' quindi una nonviolenza interna oltre che esterna, determinata, forte, intelligente. E lascer
un'eredit enorme nella cultura del subcontinente. Sar, due secoli e mezzo dopo, il principio
ispiratore di Asoka, l'imperatore buddhista che rifiut la guerra, protesse tutte le religioni, coltiv
una politica di welfare ante litteram. Sar assorbita dall'Induismo e rimarr come patrimonio anche
quando il Buddhismo scomparir dall'India.

3. L'origine del cambiamento.


Come successo che qualcuno, immerso in un mondo con i suoi valori e le sue credenze, abbia
introdotto prima in s stesso e poi nella societ qualcosa di realmente nuovo e positivo? Come
stato possibile che un insieme di persone uscisse dai condizionamenti della cultura in cui erano
nate e cresciute iniziando a sentire gli altri come pi simili a s, a vivere un'uguaglianza che non era
parte della propria educazione, a comunicare una fiducia nell'uomo illimitata in un'epoca di
pessimismo e chiusura?
Quale esperienza interna ha ispirato questi cambiamenti?
E' difficile dirlo e non ne ho la pretesa. Tuttavia ci sono degli elementi che, nel buddhismo antico,
mi sono saltati agli occhi.
Il primo una ricerca che, a priori, punta al superamento della sofferenza propria e altrui. Ogni
esperienza, meditativa o no, viene ricondotta a questo scopo, e assume il proprio significato in
base a questo. Non lo stesso scoprire tecniche meditative che danno splendide emozioni e usarle
per arricchirsi o al contrario usarle per superare i desideri che mi incatenano. Nel primo caso
continuer a vedere le altre persone come qualcosa da usare; nel secondo conquister un po' pi
di libert e non avr bisogno di usare nessuno, cosa che un primo passo in un cammino verso la
capacit di essere solidali.
Il secondo una costante ricerca della lucidit. Nei testi si insiste molto su questo punto: la
pratiche sulla lucidit sono considerate esercizi da praticare quotidianamente, sia per I monaci che
per I laici. La retta presenza mentale uno dei punti dell'ottuplice sentiero, che riassume il
percorso per la liberazione. Questo esercizio a rendersi conto di s stessi e di tutto ci che
intorno ha sicuramente aiutato a non dare per buono tutto quello che veniva dal trasfondo
culturale in cui si era immersi, aumentando la capacit di critica e di riconoscimento di convinzioni
radicate ma false, illusorie.
Inoltre, la conoscenza dei propri meccanismi mentali, la riflessione sulle proprie emozioni e in
6 Kakacpama sutta, Majjhima Nikaya 21

generale sui propri vissuti, hanno forse permesso di riconoscere quei meccanismi comuni a tutti gli
esseri umani che ci rendono tanto simili, dando vita a quel senso di uguaglianza e compassione di
cui abbiamo parlato.
Ovviamente, nulla posso dire dell'esperienza spirituale degli antichi buddhisti in s, ma le scritture
mi convincono che essa abbia giocato un ruolo essenziale, dando significato alla vita e aprendo il
futuro.

4. Infine, non sempre ci sono le condizioni perch possa esserci un cambiamento radicale nel
trasfondo di una societ. Come abbiamo visto, allepoca del Buddha cerano alcuni elementi
particolari: una comunicazione tra luoghi e strati sociali mai avuta prima, la crisi di un sistema di
credenze e valori che non poteva pi dissetare lo spirito umano, una ribellione a una situazione di
asfissia non solo sociale ma anche culturale e spirituale, unintensa ricerca nel campo psicologicospirituale (una ricerca di felicit e libert, in sintesi) che rispondeva a una nuova sensibilit ancora
in boccio ma bisognosa di risposte.
Sono convinta che oggi ci siano molte caratteristiche in comune con quellepoca in cui un
cambiamento cos importante e positivo sbocci. C un aumento delle comunicazioni mai avuto
prima su scala planetaria. C sicuramente una grande crisi nei sistemi di valori, mentre quelli che
sopravvivono si mostrano asfissianti, come il mito del denaro; e c una grande ricerca spirituale
che si manifesta nei modi pi vari. Ma soprattutto credo che ci sia una sensibilit nuova che cerca il
modo di manifestarsi.

Bibliografia

Fonti pali
Canone Pali, Tipitaka, trad. all'inglese di aa.vv. , www.accesstoinsight.org/tipitaka
Canone Pali, Sutta Pitaka, trad. all'italiano di Enzo Alfano, www.sutta.it
R. Gnoli (a cura di), La Rivelazione del Buddha - I Testi antichi, Mondadori 2001
Autori

P. Cornu, Dizionario del Buddhismo, Mondadori 2003


F. Garcia, Humanism in India, Foundation for Humanization 2014
R. Gombrich, Il Pensiero del Buddha, Adelphi 2012
V. Jha, Caste, Untouchability and Social Justice: Early North Indian Perspective, Social
Scientist, Vol. 25, 1997
S. Piano, Lineamenti di Storia culturale dell'India antica, Libreria Stampatori 2004
W. Rahula, L'Insegnamento del Buddha, Paramita 1984
Silo, Discorsi, Multimage 1998
Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha, Ubaldini 1992
M. Torri, Storia dell'India, Laterza 2010