Sei sulla pagina 1di 21

CORSO DI LINGUISTICA GENERALE (prof. E.

Assenza)

Breve storia della linguistica

Il primo approccio scientifico allo studio delle lingue risale agli inizi del XIX secolo, prima di allora la lingua era stata oggetto o dellempirismo normativo della grammatica e della retorica, o della speculazione filosofica (da Aristotele agli Stoici, dagli scolastici modi significandi alla Grammaire gnrale et raisonne di Port Royal). Agli albori dellOttocento, in seguito al movimento culturale provocato, in Europa, dal Romanticismo, lo studio delle lingue verr orientato allindividuazione di rapporti di somiglianza reciproca e di eventuali legami di parentela genetica, condotta sul confronto sistematico tra le lingue indoeuropee. In effetti, il metodo comparativo aveva gi avuto i suoi antecedenti nelle classificazioni linguistiche del Primo trattato grammaticale islandese (seconda met del XII sec.) che per primo aveva individuato la parentela fra islandese e inglese, e nel I libro del De vulgari eloquentia di Dante (1265-1321) dove viene elaborata una genesi della differenziazione di lingue e dialetti a partire da un idioma unitario: a causa del trascorrere del tempo e della diversa distribuzione dei popoli nello spazio geografico si formano tre famiglie europee: la germanica a nord, la latina a sud, la greca tra Europa e Asia. Il metodo impiegato da Dante quello di assumere come basi comparativa un significato e osservare come questo viene espresso nelle diverse lingue. Il metodo comparativo si era poi sviluppato nel corso dei secc. XVI e XVII (le ricerche di Giusto Scaligero, di Sassetti, di Leibniz, di Stiernhelm e Jger), fino alla svolta data nel 1786 dal giurista e orientalista Sir William Jones con lindividuazione di un rapporto certo di parentela storica tra il sanscrito da un lato e il greco, latino, gotico e celtico dallaltro. Nel sostenere lorigine comune di queste lingue Jones si basa su due prove: letimologia nelle radici dei verbi e la struttura nelle forme della grammatica. La novit introdotta nel XIX secolo, che fornir i presupposti per lautonomia della linguistica, consiste nel fondare il metodo di comparazione tra lingue su criteri prettamente linguistici e basati non soltanto sulle corrispondenze lessicali, ma anche sul controllo sistematico delle strutture interne delle lingue (di elementi fonetici, morfologici, sintattici). Lobiettivo quello di ricostruire, attraverso processi deduttivi, lindoeuropeo. Nel 1808, col saggio Sulla lingua e la sapienza degli indiani, Friedrich Schlegel (1772-1829) definisce questo nuovo indirizzo di studi grammatica comparativa. In pratica il metodo comparativo si fonda sul confronto tra la morfologia flessiva e derivativa del sanscrito e quella delle altre lingue indoeuropee, in particolare latino e greco.

Allo Schlegel, si deve anche lelaborazione di un nuovo metodo di classificazione delle lingue che inaugura la linguistica testuale, o tipologia linguistica. Il criterio tipologico, basato su unindagine di tipo comparativo, mira allindividuazione di un tipo linguistico al quale assegnare una determinata lingua e assume come parametro di base per la determinazione tipologica, le differenze tra le varie lingue del mondo. La nozione di tipo linguistico si lega perci al concetto di variazione possibile. In altre parole il modello di riferimento per lindividuazione delle caratteristiche tipologiche di una data lingua dato da una serie di possibilit teoriche che si combinano tra loro in base a un principio implicazionale che investe tutti i livelli della grammatica di ciascuna lingua storiconaturale (la fonologia e, in misura maggiore, la morfologia e la sintassi). Il primo modello di classificazione tipologica, elaborato da Schlegel, fissa un tripartizione in: lingue isolanti (prive di struttura grammaticale), lingue agglutinanti (o lingue ad affissi) e lingue flessive (dove i tratti morfologici sono affidati alla flessione). In realt il primo modello di classificazione tipologica, cui Schlegel si ispira, risale a Wilhelm von Humboldt, importante studioso che visse a cavallo dei due secoli (1767-1835). Il tema generale che attraversa i suoi scritti linteresse a spiegare la creativit infinita del linguaggio, il suo aspetto creativo. Egli vede nella lingua un prodotto storico che il parlante eredita e, a sua volta, rielabora. La lingua non perci un fenomeno collettivo e fisico, e non un prodotto ( rgon). Essa enrgeia, creazione continua e individuale, espressione, fatto estetico. Lantinomia rgon / enrgeia, espressa da Humboldt nel saggio introduttivo allopera sulla lingua Kawi dellisola di Giava (183640), rivendicava la necessit teorica di ricondurre il linguaggio ai meccanismi creativi che lo producono, e di identificarlo con il sempre rinnovato lavoro dello spirito per rendere il suono articolato [la forma esterna] idoneo ad esprimere il pensiero [forma interna o innere Sprachform]. Dal concetto di innere Sprachform che determina la struttura fonetica, lessicale e grammaticale (in pratica la struttura semantica e grammaticale) di ogni lingua Humboldt elabora la prima tipologia di tripartizione delle lingue in isolante (stadio di semplice riferimento a oggetti), agglutinante (incorporamento di elementi ausiliari forniti di significato), flessivo (variazioni grammaticali della forma delle parole affidate a mutamenti interni della radice, o affissi innestati nella parola s che la sua unit formale risulti rafforzata). Il principio soggiacente al modello di Humboldt e di Schlegel e, in generale, a tutti i primi tentativi di classificazione, consiste nel disporre verticalmente i vari sistemi tipologici, secondo una gerarchia che vede alla base le lingue isolanti e al vertice il tipo flessivo indoeuropeo, considerato il pi evoluto. Anche il criterio tipologico risente perci, almeno alle sue origini, del clima culturale dellepoca, che il romanticismo e il colonialismo avevano improntato a una visione spiccatamente eurocentrica. La data di nascita ufficiale della disciplina viene fissata, per lEuropa, nel 1816, con la pubblicazione del volume di Franz Bopp (1791-1867) Sul sistema di coniugazione del sanscrito comparato con quello del greco, latino, persiano e germanico . (In effetti, i rapporti di parentela genetica tra le lingue indoeuropee erano gi stati individuati, in

ambito germanico, da Rask con uno studio del 1814, che per verr pubblicato soltanto nel 1818 e da Gyarmathi, in campo ugrofinnico). Bopp abbandona i confronti lessicali, poco probanti, di Schlegel e fonda il suo processo di comparazione sulla struttura grammaticale delle lingue indoeuropee. Sostituisce perci alla classificazione tipologica di Schlegel, una classificazione genealogica, considerando affini quelle lingue che si presentano come il prodotto dello svolgimento di un unico idioma originario. Insieme a Rask e Bopp, un ruolo importante nella nascita della linguistica storica scientifica occupato da Grimm (1789-1863). La sua Deutsche Grammatik (Grammatica germanica) salutata come linizio della linguistica germanica: suoi sono i termini ancora attuali di Ablaut gradazione o apofonia vocalica e Umlaut metafonia o mutamento vocalico in dipendenza dal contesto. Nel 1822 Grimm formul la prima fra le leggi fonetiche sulle quali si baser la struttura e il sostegno dellindoeuropeo e di altre famiglie di lingue (si tratta della Lautverschiebung o rotazione consonantica che riguarda il comportamento delle occlusive sorde, aspirate e sonore rispettivamente nel greco, nel gotico e nellantico tedesco. In seguito meglio precisata da Verner in base alla posizione dellaccento). A partire da questo momento, le lingue romanze acquistano unimportanza particolare, in quanto unico gruppo di lingue genealogicamente affini con base conservata (il latino). Sar compito di Friedrich Diez (1794-1876) adattare il metodo storicocomparativo, inaugurato in ambito germanico, alle lingue neolatine. Lo far individuando sei lingue romanze: due a Est (italiano e valacco, alias rumeno), due a Nord-Est (provenzale e francese) e due a Sud-Ovest (spagnolo e portoghese) e compilando due lavori molto importanti, la Grammatica delle lingue romanze (1836-43) e il Dizionario etimologico delle lingue romanze (1854). Per tutto il secondo 800 e fino ai primi decenni del 900, la grammatica comparata, (intesa come il controllo sistematico di elementi fonetici, morfologici, sintattici e lessicali finalizzati alla ricostruzione dellindoeuropeo) costituir il solido paradigma scientifico per tutte le ricerche di linguistica storica e di etimologia. Restando all800, intorno alla met del secolo, gli studi glottologici verranno investiti da un nuovo flusso, quello delle correnti positiviste e naturaliste (in particolare le teorie evoluzioniste di Darwin), che avevano permeato di s il pensiero dellepoca. Movendo dalla considerazione che la capacit di trasformazione delle specie nel tempo, affermata da Darwin, ormai diventata cosa generalmente ammessa per gli organismi linguistici, il tedesco August Schleicher (1821-1868) vedr nelle lingue organismi naturali che, senza essere determinabili dal volere delluomo, sono sorti, cresciuti e sviluppati secondo leggi fisse e poi invecchiano e muoiono (La teoria darwiniana e la linguistica, 1863). Altri con lui, parleranno di vita delle parole (La vie de mots -Dermesteter 1887) e di Life and Growth of Language (Whitney 1876). Anticipando il principio teorico dei neogrammatici, Schleicher (1821-1868) giunger a postulare lesistenza di rigide leggi fonetiche che consentono, procedendo deduttivamente, di ricostruire le fasi dello sviluppo delle lingue a partire dalle loro origini e

di individuarne larchetipo. Descriver dunque i processi di formazione delle lingue a partire dal loro archetipo come rapporti di gemmazione da un unico tronco comune, e per poterli rappresentare elaborer il modello dellalbero genealogico (Stammbaumtheorie 1856-57). Ma gi nel 1868, Gaston Paris (1835-1903) opponendosi a Schleicher avvertiva che tutte queste parole (organismo, nascita, crescita, sviluppo, vecchiaia, morte) non sono applicabili se non alla vita animale e che lo sviluppo del linguaggio non ha cause in s stesso, ma piuttosto nelluomo, allinterno delle leggi fisiologiche e psicologiche della natura umana. In seguito, nel 1887, Paris avrebbe precisato: lespansione e la scomparsa delle lingue non dipende minimamente dalla loro costituzione organica, bens dalla qualit e dal successo degli uomini che le parlano, vale a dire da circostanze puramente storiche ed esterne (concetto condiviso dai Neogrammatici). Circa un decennio dopo (1872) la formulazione del modello dendrologico, un allievo dello Schleicher, Jhoannes Schmidt (1843-1901), osserver come le lingue non si dividono nettamente a un dato punto nel tempo, corrispondente a una linea divisoria dellalbero; il processo di suddivisione ha inizio a livello sub dialettale e avanza per divergenze dialettali crescenti finch giustificato cominciare a parlare di due o pi lingue distinte (Robins: 2004). Invalidando cos le singole suddivisioni della Stammbaumtheorie, Schmidt forn a questa un supplemento con la sua Wallentheorie o teoria delle onde: le innovazioni linguistiche si propagano come onde irradiantisi da centri dotati di particolare potere, che si allontanano progressivamente da questi punti e si intersecano spesso reciprocamente. La teoria delle onde supera il limite principale dello schema ad albero, che non riusciva a dare ragione di certe affinit fra lingue geograficamente molto lontane fra loro. Ad esso si sostituisce adesso limmagine di aree di continuit geografica (in et preistorica) e il criterio temporale viene completato con la considerazione spaziale nella ricostruzione e nellinterpretazione storica dei fatti linguistici. Inoltre il procedimento ricostruttivo della grammatica comparata trascurava del tutto le vicende intermedie che avrebbero potuto spiegare le eccezioni alle regole, soprattutto fonetiche, caratterizzanti le singole fasi. Dal momento che lobiettivo della ricostruzione era stabilire regole assolute, le fasi ricostruite risultavano irrealisticamente unitarie ed epurate da ogni traccia di variabilit interna o di interferenza esterna. Accanto al concetto di prestigio culturale che consente a un sistema linguistico di diventare egemonico rispetto agli altri, la teoria di Schmidt introduce una concezione di tipo stratigrafico dellarea linguistica, che risulta cos caratterizzata dalla sovrapposizione di ondate innovative via via succedutesi. Un fronte di critiche ancora pi compatto, rispetto a quello provocato dalle teorie dello Schleicher, si schierer, qualche anno dopo, contro i Neogrammatici della Scuola di Lipsia. I neogrammatici si batterono al pari di Schleicher per fare della linguistica una scienza dura, ma mentre il primo si era ispirato alla biologia, questi ultimi presero a modello le scienze fisiche esatte di natura inanimata (geologia e fisica). Nellarticolo che pu essere considerato il manifesto della scuola, elaborato nel 1878 da Brugmann e Osthoff essi affermeranno il principio dellineccepibilit delle leggi fonetiche, mitigato dal fattore psicologico dellanalogia. In tale articolo si dichiara che tutti i mutamenti di

suono, in quanto meccanici, avvengono in uno stesso dialetto ed entro un dato periodo di tempo secondo leggi che non ammettono eccezioni, e lo stesso suono nello stesso ambiente si svilupper sempre nello stesso modo. Le leggi fonetiche agiscono pertanto per cieca necessit, indipendentemente dalla volont dellindividuo. In pratica, mentre nel programma della Scuola elaborato da Brugmann e Osthoff si insiste sul fattore psicologico, in seguito i neogrammatici punteranno lattenzione precipuamente sulle leggi fonetiche, ricorrendo allanalogia come a un ultimo rifugio. (Eppure ricordiamo che cera gi stato chi, come Wilhelm Humboldt (1767-1835), aveva visto nella lingua un prodotto storico che il parlante eredita e, a sua volta, rielabora). Alla base della teoria neogrammatica stava la considerazione che lesistenza della linguistica comparativa e storica come scienza poggiava sulla premessa della regolarit del mutamento di suono: se si ammettono deviazioni facoltative, casuali, senza alcun nesso reciproco, si finisce in sostanza per affermare che loggetto dellindagine, la lingua, non accessibile allanalisi scientifica (A. Leskien 1876). Due campi che i neogrammatici ritennero importanti per questa nuova impostazione furono la fonetica descrittiva, data limportanza che essi attribuirono alle lingue vive e allinadeguatezza della letteratura delle lingue morte nellinformare sulla loro reale pronuncia, e la dialettologia che assunsero come un campo vitale per lindagine scientifica in quanto i dialetti rappresentavano lultimo stadio nella differenziazione della famiglia indoeuropea. Ma gli attacchi pi energici ai principi dei neogrammatici giunsero proprio dai dialettologi vale a dire dagli specialisti di quella branca di studi fondata su lingue e dialetti vivi che i neogrammatici avevano incoraggiato). In particolare dallambiente italoromanzo (che per eccellenza si occupava di dialetti vivi) dei cosiddetti preascoliani. Essi, infatti, pongono la tipologia delle lingue in relazione con le vicende storiche in cui le lingue stesse sono state coinvolte. Di grande interesse sono i contributi di Carlo Cattaneo (che elabora il concetto di sostrato come risultante della mescolanza tra lingue dominanti e lingue assoggettate e che legge negli assetti linguistici attuali del territorio i risultati di contatti e conflitti di lingue e culture) e di Bernardino Biondelli (che al concetto controverso di confine linguistico sostituisce quello di zona e ricerca gli effetti dei sostrati non solo nei suoni e nelle parole ma anche nel sistema concettuale delle lingue). Successivamente, le due lettere glottologiche di Graziadio Isaia Ascoli (1882 e 1886) e lopuscoletto di Schuchardt, Intorno alle leggi fonetiche. Contro i neogrammatici (1885), negheranno recisamente che le norme linguistiche possano avere unapplicazione generale e assoluta come le leggi fisiche: due fattori imprescindibili, il tempo e lo spazio, ne limitano lazione. Anche la visione monolitica della lingua subisce, per mano di Schuchardt, un durissimo colpo, dal momento che lo studioso giunger a negare persino il concetto stesso di dialetto, considerato il fatto che allinterno di una stessa comunit linguistica vivono infinite variet individuali dipendenti dallet, dal sesso, dalla condizione sociale. Alle osservazioni di Schuchardt si accorderanno altre autorevoli voci, come quelle di Louis Gauchat (1866-1942) che nel 1903 pubblica un saggio dal titolo significativo Ci

sono confini dialettali? e dellabate Pierre Rousselot che osserver la mancanza di ununit linguistica assoluta anche allinterno di una stessa famiglia. Persino dal suo stesso entourage, la Scuola di Lipsia ricever attacchi. Lo scacco maggiore che i neogrammatici subiscono sar, infatti, il frutto di un autogol: una nuova disciplina, quella geolinguistica che proprio allambiente neogrammatico inferir i suoi colpi pi duri, nascer da un paradosso teorico della Scuola. Lorigine della geolinguistica come metodo speciale di indagine coincide, infatti, con linaugurazione degli atlanti linguistici e cio con la prima rappresentazione cartografica dei fenomeni linguistici e con lo studio e le conclusioni che dallesame di essa sono state tratte1. Il paradosso sta nel fatto che il primo atlante linguistico viene programmato proprio da un neogrammatico, George Wenker (1852-1911), che movendo da unimpostazione precipuamente meccanica della fenomenologia linguistica, decide di raccogliere, con un questionario fonetico (impartito per corrispondenza!), gli esiti della seconda rotazione consonantica tedesca e di riportarli su carta per tracciare i confini tra i dialetti alto- e bassotedeschi. Gi nelle prime carte, per, gli esiti si sfrangiano, si distribuiscono sul territorio in modo disomogeneo, oscillano da parola a parola consentendo, tuttal pi, di tracciare qualche fascio di isoglosse2. Lesperimento di Wenker si rivela un fallimento ma apre le porte alla geografia linguistica (o geolinguistica), che nellatlante linguistico individua il proprio strumento euristico e che riceve autonomia scientifica nel momento stesso in cui losservazione dei dati cartografati consente di formulare principi linguistici nuovi e rivoluzionari. Il padre ufficiale della geolinguistica Jules Gilliron (1854-1926) che, insieme ai suoi allievi, realizza lAtlante Linguistico Francese (ALF). La pubblicazione dei fascicoli dellAtlante dur dal 1902 al 1912 formando 12 grandi volumi in folio e tutti i romanisti riconobbero la portata monumentale dellopera, solo pochi, per, ne intravidero il carattere rivoluzionario. Una rivoluzione che Terracini definir copernicana perch fissa, per la prima volta in modo sistematico, i rapporti di correlazione tra variabilit interna e variabilit esterna alla lingua. La possibilit, cio, di leggere nel dato geografico lindizio o la traccia di un episodio riguardante comunque la storia della cultura: il principio di coerenza geografica,
1

A seconda del carattere del fenomeno rappresentato, si pu costruire una carta fonetica o fonologica, che mostra le varie realizzazioni di un fono in una determinata area e consente, cos, lo studio dellevoluzione o dei mutamenti che hanno subito, nel tempo, i suoni; oppure una carta lessicale, che mostra la distribuzione dei vari tipi lessicali (lessotipi) usati in un determinato territorio per esprimere un dato concetto o per designare un oggetto, trascurandone, del tutto o in parte, le singole varianti fonetiche; o ancora una carta linguistica che, allobiettivo della carta lessicale aggiunge anche la registrazione delle varianti fonetiche e morfologiche di un lessotipo, con una trascrizione fonetica rigorosa. Questultimo tipo di carta, che quello preferito degli atlanti linguistici, offre molteplici informazioni e consente pi applicazioni di ricerca, vale a dire studi fonetici e fonologici, lessicali, morfologici, sintattici e semantici insieme. 2 Isoglossa = linea immaginaria che su una carta linguistica collega tutti i punti e delimita le aree aventi in comune il medesimo uso o fenomeno linguistico (che pu essere una particolarit fonetica, morfologica, sintattica o lessicale). Tale linea viene perci a separare due aree contigue che divergono nei rispetti di uno o pi fenomeni linguistici. A seconda che si tratti di fenomeni fonetici, morfologici o lessicali si parla pi frequentemente di isofona, isomorfa, isolessi.

in forza del quale si giustifica un punto isolato in quanto avanguardia o retroguardia di ci che accade in aree adiacenti; il principio stratigrafico applicato nella ricostruzione e ricomposizione di aree lessicali unitarie sulla base dei relitti conservati in punti laterali; il riconoscimento del carattere dinamico della lingua; il concetto di vitalit, ossia lidea che la lingua, coinvolta in un conflitto di aree, si ammali e da s organizzi le terapie atte a risolvere patologie quali la collisione omonimica e lipertrofia semantica, lopacit del significante o lerosione del corpo della parola3. I tre primi bersagli, raggiunti precocemente dallo stesso Gilliron, appaiono nellintroduzione al suo lavoro sulla terminologia dellape (Gnalogie des mots indiquant labeille, Parigi, 1918): - dallindividuazione di un punto da cui irradia una forma riconosciuta come pi recente rispetto ad altra, possibile risalire al riconoscimento del carattere individuale dellinnovazione. La causa dellinnovazione pu essere data allinterno dellindividuo dallesigenza di intensificazione espressiva. - linnovazione anzich solo allinterno dellindividuo, pu essere determinata da cause esterne a lui (collisione omonimica, ipertrofia semantica; logoramento fonetico). - le innovazioni non irradiano a macchia dolio (Schmidt), ma sono ora favorite da itinerari preferenziali consueti, ora ostacolate da barriere geografiche o politiche, ecclesiastiche o amministrative. In quegli stessi anni, tra la fine dell800 e i primi del 900, in opposizione al positivismo (e quindi ancora una volta alla neogrammatica) si sviluppano, sempre in ambito romanzo, due importanti indirizzi: - il movimento Wrter und Sachen (Parole e cose) che trov il suo principale organo nella rivista, fondata da R. Meringer e Meyer-Lbke: Wrter und Sachen (19091937 e 1938-1944). Questo indirizzo propugna lo studio accoppiato della storia degli oggetti insieme alla storia della parole e dichiara pericolosa e vuota di senso lindagine etimologica affidata al puro materiale linguistico. - la scuola idealistica ed estetica di Karl Vossler, che molto deve alle geniali intuizioni di Humboldt e alla filosofia di Benedetto Croce (1902). Lidealismo pone in evidenza limportanza del singolo parlante nellorigine e nella diffusione dei mutamenti linguistici. Ogni mutamento linguistica ha origine con innovazioni nella parlata abituale dellindividuo, e quelle che danno origine ad alterazioni permanenti nella lingua vi
3

Gilliron applica, per la prima volta su larga scala, i concetti di omofonia e di etimologia popolare, traendo esempio proprio dalla semplice disposizione geografica delle forme. Omofonia: G. osserva, per esempio, che, per esprimere il concetto di segare, i dialetti della Francia meridionale e sud-orientale presentano cinque forme diverse: 1) serr; 2) rsega; 3) reseg; 4) seg; 5) seit. Larea di serr si trova in quattro regioni separate luna dallaltra nella Francia meridionale, mentre le altre voci occupano zone compatte. La disposizione di queste quattro aree sulla carta fa supporre che serr occupasse un tempo unarea pi vasta e continua: i termini serro sega e sar segatura, etimologicamente affini al verbo serr, si trovano anche nelle aree che presentano uno degli altri quattro tipi succitati; la perdita di serr nel senso di segare dovuta, in queste zone, allomofonia di un altro verbo serr che ha il senso chiudere. Lanalisi della carta fermer chiudere dellALF dimostra che le continuazioni di serr chiudere si trovano in quelle regioni dove manca serr segare. Un esempio di etimologia popolare: il francese fumier letamaio una continuazione del latino *fimarium; la forma pi antica era, in francese, femier. Il mutamento e > u potrebbe essere dovuto, nellinterpretazione di G., alletimologia popolare che riconnette fumier con fume (per il fumo che emana dai letamai).

riescono perch vengono imitate da altri parlanti e cos si diffondono. Ma gli idealisti diedero eccessivo rilievo allelemento letterario ed estetico nellevoluzione delle lingue in un campo che per la maggior parte dei parlanti semplicemente unattivit sociale non meditata. In Italia, Matteo Bartoli (1873-1946), di formazione mittleeuropea e forte della frequentazione con Gilliron, innester alle teorie idealistiche di ispirazione crociana e vossleriana, le applicazioni della geografia linguistica gillironiana. Ne nascer una nuova linguistica spaziale, o neolinguistica, tesa a stabilire un rapporto cronologico tra diverse fasi linguistiche coesistenti e concorrenti in area romanza e indoeuropea sulla base della loro distribuzione areale. La neolinguistica (1925) teorizzata attraverso una serie di norme areali (dellarea isolata, dellaria centrale e delle aree laterali, dellarea pi vasta e delle aree di pi recente romanizzazione) 4 alle quali il Bartoli accorder, forse, uneccessiva centralit finendo col cadere, a sua volta, nel meccanicismo. Il risultato migliore si avr con Benvenuto Terracini (1886-1968), formatosi insieme al Bartoli, ma con una propria personalit di studioso. Dal contatto con la Scuola di Alti Studi di Parigi, con Gilliron e Meillet, tra la fine del XIX e i primi del XX secolo, Terracini ricava i vettori principali dei suoi interessi linguistici: la lingua in atto e laspetto dinamico dei punti linguistici saranno i capisaldi delle sue teorie. Da Gilliron, Terracini coglie lattenzione che il linguista deve avere a contemperare le esigenze di sistematizzazione e ordinamento con il sentimento dei parlanti (nellinterim c stato anche Croce e lIdealismo). Il fenomeno-lingua la costante dialettica tra lattivit del parlante/individuo, punta di diamante del mutamento linguistico, e loperazione di conservazione della comunit; la risultante della dialettica tra punto e area. Per questa ragione, Terracini visto come il padre della sociolinguistica. Per quanto infatti non abbia mai usato il termine sociolinguistica, pur vero che a partire da lui linteresse al rapporto lingua/societ sar una costante. A partire dal primo ventennio del 900, anche la linguistica francese aveva rivolto la sua attenzione agli aspetti sociali del linguaggio. La scuola di Bral e dei suoi collaboratori, tra i quali Saussure e Meillet, investir la procedura comparativa fino al quel momento basata sul confronto tra lingue diverse per estrarne leggi generali del linguaggio di un nuovo mandato: fare la histoire des langues. Come afferma Meillet, se non c comparazione non c storia e giacch il metodo comparativo lunico che permette di fare la storia delle lingue, ne consegue che finch una lingua isolata essa risulta dnue dhistoire.

Norma dellarea isolata: larea isolata conserva la fase linguistica pi antica; norma dellaria centrale e delle aree laterali: laria centrale presenta la fase seriore rispetto alle aree laterali; norma dellarea pi vasta: larea pi vasta presenta la fase anteriore rispetto a unarea meno estesa; norma delle aree di pi recente romanizzazione: le aree di pi recente romanizzazione (rispetto allItalia) presentano la fase anteriore. La fase scomparsa di norma pi antica di quella sopravvissuta.

La ricostruzione passer attraverso il confronto tra e il passaggio da uno stato di lingua ad altri stati di essa (ora ricostruiti ora attestati), sottoponendo il processo comparativo ad una interpretazione rigorosamente sistematica. Per dare un fondamento teorico alla sua linguistica storico-comparativa Meillet parte dallassioma saussuriano dellarbitrariet del segno linguistico, il quale riceve il suo valore in virt di una tradizione. Ciascuna di queste tradizioni pu essere ricondotta a una origine comune (Ursprache), attraverso lanalisi delle concordanze fra le diverse lingue: se tali concordanze non sono motivabili come prestiti, esse dimostrano lesistenza di una origine monogenetica. Va da s che, siccome ciascun fatto linguistico fa parte di un insieme dove tout se tient, il confronto tra stati non potr mai essere di tipo atomistico ma dovr essere condotto con il massimo rigore sistematico (si anticipa, cos, il principio della diacronia strutturalista elaborato, circa un decennio dopo, dal Circolo di Praga). Ma il carattere dominante delle teorie linguistiche di Meillet consiste in quello che si pu chiamare il suo sociologismo. Gi Breal, opponendosi al fondamentalismo neogrammatico, aveva ricercato le ragioni del mutamento linguistico nelle cause intellettuali, nel passato di un popolo e nel suo sviluppo originale. Meillet ne completer il pensiero giungendo ad affermare che nelle lingue esiste un elemento che, nelle sue modificazioni, provoca continue variazioni, a volte improvvise, a volte lente, ma mai del tutto interrotte: la struttura della societ. Il linguaggio perci essenzialmente un fatto sociale e il principale compito della linguistica generale deve consistere nel determinare a quale struttura sociale corrisponde una data struttura linguistica (Linguistique historique et linguistique gnrale, 1921: 16-18). Precedendo dunque i futuri orientamenti della sociolinguistica, Meillet punter lattenzione sullanalisi dettagliata dei legami tra ambienti, classi o strati sociali, da un lato, e variet sociali della lingua dallaltro; sui fattori tecnici, economici e sociologici della creazione del lessico e sulle vicissitudini che le parole attraversano nel passaggio da un ambiente sociale a un altro, vale a dire il fenomeno dei prestiti sociali. Se un appunto si pu muovere a Meillet, quello di aver posto attenzione esclusiva ai fattori esterni del solo cambio linguistico, trascurando la dinamica interna al funzionamento delle lingue e di non essere giunto a chiarire i legami basilari tra linguaggio e societ, volendo considerare soltanto lazione del motore sociale sulla lingua e non anche viceversa. Nel complesso, aldil delle differenze teoriche caratterizzanti, i movimenti linguistici fin qui descritti possono essere ricondotti alletichetta unica di STORICISMO e allopinione condivisa che non appena si vada al di l della semplice enunciazione di singoli fatti, non appena si cerchi di afferrare la loro interconnessione, di capire i fenomeni, si entra nel dominio della storia, per quanto magari in modo inconsapevole. Lavvio di una nuova era nella storia delle teorie linguistiche, la nascita di una linguistica rinnovata (Benveniste), opera della scuola ginevrina di Saussure. Con il 1916, data di pubblicazione del Cours de linguistique gnrale, si suole segnare la nascita di questo nuovo movimento, comunemente definito strutturalismo.

La teoria saussuriana, che molto deve alla sociologia di Durkheim e alla psicologia collettiva di Tarde, si fonda principalmente su una serie di distinzioni, e fosse o non fosse per la mania dicotomica che gli stata attribuita, proprio lo studioso ad affermare che il linguaggio riconducibile a cinque o sei distinzioni o paia di cose. Innanzitutto, carica di importanti conseguenze, la dicotomia tra linguistica diacronica e linguistica sincronica che attacca la tesi dei neogrammatici secondo cui la linguistica, nella misura in cui scientifica ed esplicativa, deve essere necessariamente storica. In contrapposizione a tale concezione, Saussure afferma che la descrizione sincronica di una lingua pu essere ugualmente scientifica ed esplicativa. La descrizione sincronica differisce da quella diacronica, o storica, per il fatto che strutturale invece che causale. Invece di seguire levoluzione storica di specifiche forme o significati, la spiegazione sincronica dimostra come tutte le forme e i significati, in un punto preciso del tempo, sono strettamente interrelati in un particolare sistema linguistico. importante precisare che Saussure, opponendosi ai neogrammatici, non negava affatto la validit della spiegazione storica; quello che egli intendeva dire era che la spiegazione sincronica e quella diacronica sono complementari e che la seconda dipende logicamente dalla prima. Tra le altre importanti dicotomie della lingua, individuate da Saussure, vanno ricordate: - lopposizione tra tutte le istituzioni sociali e la semiologia, ossia tra tutto ci che le istituzioni sociali hanno in comune e quello che i sistemi di segni hanno di specifico; - la distinzione tra il linguaggio in generale e ogni singola lingua nella sua specificit e, allinterno di ciascuna lingua, la dicotomia tra langue e parole, ovvero tra sistema linguistico e comportamento linguistico: langue , linsieme di unit e regole che fanno parte del sistema appartenente a tutta la collettivit dei parlanti e parole il fatto individuale, realizzazione variabile in ogni parlante. Ci che bisogna sottolineare lastrattezza della concezione saussuriana del sistema linguistico. Una lingua (langue), dice Saussure, forma, non sostanza; struttura ed indipendente dal mezzo fisico in cui si realizza. Pertanto, la lingua un sistema a due livelli di rapporti, sintagmatici e associativi (o paradigmatici). Da qui lulteriore opposizione tra: - serie associative in absentia (classi di unit disponibili nella memoria e costituenti ciascuna un asse paradigmatico) e serie di successioni in praesentia nella catena (asse sintagmatico). Ma ci sono altri aspetti peculiari dello strutturalismo saussuriano. Uno di questi rappresentato dallaffermazione secondo cui la linguistica ha per unico e vero oggetto la lingua considerata in s stessa e per s stessa, nel senso che un sistema linguistico una struttura che pu essere analizzata a prescindere non solo dalle forze storiche che la hanno determinata ma anche dalla matrice sociale in cui opera e dal processo psicologico attraverso il quale viene appresa e diventa fruibile nel comportamento linguistico. Questa famosa citazione dallultima frase del Cours, che in realt pare sia stata aggiunta dai curatori, stata utilizzata spesso per giustificare il principio dellAUTONOMIA della

linguistica (e cio della sua indipendenza da altre discipline) e il principio secondo cui ogni sistema linguistico unico e va descritto nei suoi propri termini. A questo punto, sembrerebbe emergere una certa contraddizione tra il punto di vista di Saussure (ammesso che sia stato davvero il suo punto di vista) secondo cui il sistema linguistico deve essere studiato facendo astrazione dalla societ in cui opera, e lopinione (questa certamente di Saussure) che le lingue sono dei fatti sociali; ma la contraddizione soltanto apparente. Dicendo che i sistemi linguistici sono dei fatti sociali, Saussure affermava pi cose nello stesso tempo: che sono diversi dagli oggetti materiali, per quanto non meno reali; che sono esterni allindividuo e lo assoggettano alla loro forza vincolante; che sono sistemi di valore mantenuti dalla convenzione sociale. Pi in particolare, la sua opinione era che si trattasse di sistemi semiotici il cui significato (signifi) associato in modo arbitrario al significante ( signifiant). Questo il famoso principio dellarbitrariet del segno linguistico ( arbitraire du signe): la lingua una convenzione, e la natura del segno sul quale si conviene indifferente. Il rapporto tra significato e realt extralinguistica designata non sussiste affatto: il significato allinterno del segno, parte di esso, laspetto concettuale cui si connatura una forma fonica materiale. I significati non possono esistere indipendentemente dalle forme cui sono associati e viceversa; essi sono il prodotto delle relazioni semantiche esistenti tra una data parola e le altre dello stesso sistema linguistico. Analogamente il signifiant di una parola la sua forma fonologica, risulta dalla rete di opposizioni e di equivalenze che un particolare sistema linguistico impone al continuum sonoro. Il valore del segno determinato in negativo dallopposizione con tutti gli altri segni del sistema. Prova ne sia, che quando due termini si confondono per alterazione fonetica, le idee tenderanno a confondersi del pari, per poco che si prestino a ci. Dunque nella lingua un concetto una qualit della sostanza fonica, cos come una determinata sonorit una qualit del concetto e questa relazione affatto necessaria: il significante, costituendo laspetto materiale del significato, non pu che possederne gli stessi tratti distintivi e, come osserva Benveniste, questa consustanzialit del significante e del significato assicura lunit strutturale del segno linguistico. In altre parole, il segno non una forma dotata di significato: unentit composta che risulta dallimposizione della struttura su due tipi di sostanza attraverso i rapporti combinatori e contrastivi del sistema linguistico. Limmagine complessiva di lingua che emerge dal Cours quella di un monosistema costituito da elementi connessi tra di loro, ossia da una rete di puri valori relazionali (la langue). Per spiegare il funzionamento di tale sistema necessario identificare il modello astratto soggiacente, separando via via i tratti pertinenti da quelli non pertinenti per i singoli aspetti che si considerano. Questa nozione a fondamento dello strutturalismo europeo di ispirazione saussuriana, i cui sviluppi non tardarono a manifestarsi presso le Scuole di Praga e di Copenaghen. A parte il gruppo saussuriano di Ginevra, nel decennio successivo alla sua pubblicazione, il Cours ebbe scarso peso in Francia, nonostante la portata delle sue teorie.

Fu forse proprio per merito dei praghesi, come ha osservato De Mauro, che esso torn a circolare come testo teorico fondamentale. Il Circolo di Praga, costituitosi negli anni Trenta, vanta senzaltro unoriginalit e unautonomia proprie (rifiutando, ad esempio, la rigidit della distinzione tra linguistica sincronica e diacronica e la tesi dellomogeneit del sistema linguistico), ma presenta molti punti di contatto coi principi di Saussure, primo fra tutti la concezione della lingua come sistema. In ambito praghese matura un movimento particolare allinterno dello strutturalismo, il funzionalismo, caratterizzato dalla convinzione che la struttura fonologica, grammaticale e sintattica delle lingue sia determinata dalle funzioni a cui esse devono assolvere nella societ in cui operano. Figure di spicco del movimento praghese, sono quelle di Jakobson e Trubeckoj, ai quali si deve lelaborazione della teoria fonologica. La fonologia , secondo la definizione di Trubeckoj, una fonetica funzionale. La sua unit minima di analisi lunit fonologica che, allinterno di una data lingua, non pu essere analizzata in unit fonologiche ancora pi piccole e successive il fonema ed anchesso un concetto essenzialmente funzionale. Il suo carattere funzionale dovuto al fatto che esso entra a far parte di almeno una opposizione fonologica, vale a dire ogni opposizione fonica di due suoni che, in una data lingua, permette di differenziare dei significati intellettuali. Allo scopo di identificare i singoli fonemi, Trubeckoj realizza dei modelli per la classificazione delle opposizioni fonologiche: bilaterali o multilaterali, proporzionali o isolate, privative, graduali, equipollenti. Diventa cos possibile definire il fonema come un insieme di tratti fonologici pertinenti che lo oppongono a tutti gli altri, il che coincide a dimostrare scientificamente lintuizione saussuriana secondo la quale nella lingua ci sono solo differenze. Ma quando Trubeckoj passa ad estendere la sua analisi alla fonologia diacronica risulta chiaro, per quel tempo, lattacco a Saussure, che sembrava limitare il concetto di sistema allanalisi sincronica, riservando alla diacronia losservazione di fatti isolati. Anche Jakobson, pioniere insieme a Trubeckoj della fonologia diacronica, dichiara inconcepibile porre una barriera tra il metodo sincronico e il metodo diacronico alla maniera di Saussure (per quanto questo, come stato in seguito dimostrato, non fosse esattamente nelle intenzioni del linguista ginevrino) e afferma che lo studio sincronico non soltanto non esclude le nozioni di sistema e di funzione, ma al contrario deve ritenersi incompleto qualora si trascurino queste nozioni (Change, 3: 23-4). Se la lingua un sistema o tout se tient, il passaggio da uno stato di lingua a un altro non pu avvenire per mezzo di mutamenti isolati e decontestualizzati. Dal momento che un sistema fonologico non si compone di una mera lista di singoli fonemi, ma bens un tutto organico ascritto a una struttura regolata da leggi proprie, la fonologia diacronica non pu limitarsi allanalisi di singoli fonemi perdendone di vista liter evolutivo nel suo complesso e, per poterlo spiegare, non pu prescindere da una concezione teleologica che renda conto della logica interna al mutamento fonologico. Nel campo della fonologia, Martinet con tutta probabilit il continuatore pi attento delle teorie di Trubeckoj, che completer in pi punti: riprendendo concetti come

quello di arcifonema e neutralizzazione, oppure ridefinendo quando e come analizzare un fonema come unico oppure come composto da due fonemi, o ancora puntualizzando alcune questioni relative alla morfonologia (sua la teoria della doppia articolazione). Unaltro contribuito importante della Scuola di Praga, giunge dalla grammatica funzionale, teoria grammaticale basata su una concezione pragmatica della lingua come forma dinterazione sociale applicata ai suoi molteplici contesti duso. Al di l dellambito fonologico, i linguisti della Scuola di Praga sottolineano, in pratica, la MULITFUNZIONALIT della lingua e limportanza delle funzioni espressiva, sociale e comunicativa in opposizione, o in aggiunta, alla sua funzione descrittiva. In ambiente praghese, la teoria funzionalista (che a partire dagli anni 60 riceve un proprio statuto teorico-metodologico) si lega, in particolare, al nome di Jakobson. Il linguistica, prendendo spunto dalla Sprachtheorie di Bhler sugli atti di comunicazione (1934), individua sei funzioni a seconda che il focus della comunicazione sia spostato sul contesto (f. referenziale), sullemittente (f. emotiva), sul destinatario (f. conativa), sul contatto (f. fatica), sul messaggio (f. poetica) o sul codice (f. metalinguistica). La teoria funzionalista di Jakobson riscosse un grande successo di pubblico giacch essa dava limpressione di poter descrivere esaurientemente tutte le possibili applicazioni di una lingua. In realt, come ha ben osservato De Mauro, questi principi funzionali peccano di una certa generalizzazione in quanto qualsiasi schema delle funzioni attivate dal linguaggio rischia di risultare forzatamente riduttivo. Le sei funzioni jakobsoniane sembrerebbero pi che altro da ascrivere unicamente alla funzione della comunicazione, come usi particolari del linguaggio che possono occorrere o meno in ogni situazione comunicativa. In seguito altri autori Halliday (1973 e 1975), Brown-Yule (1986), Nuyts (1989) tenteranno, dopo Jakobson, altre classificazioni in prospettiva funzionalista, tenendo tuttavia presente che nella realt, le varie funzioni, pur con differenze gerarchiche, non occorrono isolatamente ma tendono bens a intersecarsi lun laltra. In Danimarca, sempre nella prima met del XX secolo, prende sviluppo la Scuola di Copenaghen che, in un certo senso, rappresenta unemanazione delle teorie saussuriane e praghesi. Essa si caratterizza principalmente per il carattere teorico e astratto e per linteresse accordato agli aspetti formali e logici, tanto da essere definita unalgebra del linguaggio. Gli esponenti pi rappresentativi sono Brndal e Hjelmeslev. Insieme elaborano una nuova teoria descrittiva, la fonematica, che presentano nel 1935 in occasione del II Convegno internazionale delle Scienze fonetiche e, nel 1938, fondano la rivista Acta linguistica, il cui sottotitolo Rivista strutturale di Linguistica internazionale segna a battesimo la definizione ufficiale di Strutturalismo. Particolarmente attratto dalla Logica di Carnap e della scuola di Vienna, Hjelmeslev enuncia, nel 1936, i nuovi principi della glossematica, presentati come la continuazione e conclusione in forma rigorosamente scientifica delle idee contenute nel Cours. In accordo con Saussure, Hjelmeslev vede come unico e vero oggetto della linguistica lo studio della lingua in s e per s (principio di immanenza), considera la lingua una forma e non una sostanza ( Cours: 157) e, ancora come Saussure, reputa la

sostanza il suono e il senso non importante in s. Trasferisce poi le dicotomie saussuriane di signifiant ~ signifi sui due piani dellespressione e del contenuto, ciascuno dotato di una sostanza e di una forma; riformula lopposizione langue ~ parole in quella di schema e testo (o uso) e trasforma i due assi danalisi, paradigmatico e sintagmatico, in funzione aut (o sistema) e funzione in (o processo). Allinterno del sistema, i rapporti paradigmatici vengono tradotti in correlazioni e quelli sintagmatici, in relazioni. Chiamer, ancora, funzione ogni relazione intercorsa tra termini (o unit linguistiche) e questi ultimi, funtivi. Giacch inoltre, i fonemi sono vuoti di sostanza fonica, Hjelmeslev li rinomina cenemi (la fonematica, di conseguenza, cenematica), mentre i morfemi, o monemi, in quanto dotati di significato autonomo, diventano pleremi. Nel complesso, il linguista danese, sembra forse indugiare eccessivamente in questioni di definizione (ben 108 neologismi elencati alla fine dei suoi Prolegomena to a Theory of Language), trascurando troppo il concetto di sostanza fonica (il che gli procurer successivamente le critiche di Martinet) e insistendo sulla forma del contenuto, nello sforzo di dimostrare, nonostante la mancata corrispondenza biunivoca, condizioni di isomorfismo tra il piano dellespressione e il piano del significato, anchesso risultante dalla doppia articolazione in pleremi e in cenemi. Ma lo sforzo principale di Hjelmeslev, destinato comunque a restare inatteso, fu quello di voler trasformare la glossematica in una sorta di algebra in grado di formalizzare lanalisi descrittiva di tutte le lingue partendo dal presupposto che tutte le lingue condividono leggi strutturali universali. In America, la linguistica strutturale trova i suoi rappresentanti di spicco nelle figure di Sapir e di Bloomfield. Essa si caratterizza per lattenzione precipua accordata alla sincronia, giacch assume come oggetto privilegiato di osservazione, lingue come ad esempio quelle amerindie del tutto prive di documentazione scritta e di attestazioni storiche. allinterno di questo particolare campo di osservazione che Sapir elabora la prima classificazione tipologica di un gruppo di lingue, indipendentemente dal criterio genealogico. (segnando una tappa importante nella storia della linguistica del 900.) Le lingue amerindie, per la loro eterogeneit culturale e per limpossibilit di essere raggruppate in famiglie secondo un criterio genetico, ponevano di necessit il ricorso ad altri modelli di classificazione. Sapir abbandona dunque le tradizionali classificazioni della grammatica comparata, basate il pi delle volte su semplici criteri di corrispondenza morfologica e introduce una griglia molto complessa, che tiene conto della natura dei concetti espressi da una lingua (concreti, derivati, relazionali concreti, relazionali puri) e del grado di complessit dei meccanismi di formazione delle parole e della morfologia. Fin dal 1921, anno in cui pubblica Language, Sapir mostra inoltre una chiara consapevolezza dellopposizione tra fonetica e fonologia e individua al di l del sistema fonetico oggettivo, specifico di ogni lingua e descrivibile solo mediante una rigida analisi fonetica un sistema pi limitato, interno o ideale, le cui unit designer in seguito (1925) sound-patterns. In risposta alla concezione maccanicistica della lingua, Sapir sottolinea laspetto psicologico del fonema e la forma linguistica sulle funzioni ad essa legate.

Anche levoluzione linguistica viene vista come un percorso strettamente connesso ai fattori psicologici e alla storia delluomo. Abbandonati i rigidi criteri delle leggi fonetiche che spiegano levoluzione come la risultante di pressioni interne al sistema sulla lingua, Sapir introduce il concetto di drift (tendenza linguistica) in stretta relazione con le variazioni individuali. Levoluzione segue un suo cammino ben preciso e le variazioni in grado di modificarla sono unicamente quelle che si muovono lungo la sua stessa direzione (proprio come, in una baia, soltanto le onde che avanzano in un certo senso segnalano la marea che sale). In altre parole levoluzione di una lingua costituita da una selezione inconscia delle variazioni individuali, che tendono tutte verso un dato punto, selezione attuata involontariamente da parte dei parlanti. La direzione presa dallevoluzione pu essere dedotta, in generale, dalla storia della lingua. Con queste interessanti affermazioni, Sapir concilia lesperienza individuale, incomunicabile nella sua totalit, con la comunicazione sociale e afferma la sua visione sociologica del linguaggio come prodotto culturale e non come funzione biologica. Il rapporto tra lingua e cultura, inteso come conoscenza del mondo, alla base di unaltra teoria, nota come ipotesi Sapir-Whorf, che pone la lingua come prius delliter cognitivo delluomo. Lipotesi, gi formulata circa un secolo prima da Humboldt e ampiamente esposta da Whorf, vede nel linguaggio il principale fattore di condizionamento delle idee e dellattivit sociale e, al contempo, il mezzo privilegiato per esprimerle. Non dunque semplicemente uno strumento di comunicazione o di riflessione, ma il passepartout per accedere allintelligenza del mondo, giacch il mondo reale , in gran parte, fondato inconsciamente sulle abitudini linguistiche del gruppo. [...] Se vediamo, sentiamo e percepiamo in un certo modo, questo dovuto, in larga misura, alle abitudini linguistiche della nostra comunit che favoriscono certe nostre scelte nellinterpretazione (Linguistique: 134-35). Di segno opposto al mentalismo di stampo humboldtiano sostenuto da Sapir, e da questi a sua volta attaccato per il suo descrittivismo antimentalistico, Bloomfield rappresenta la seconda figura di spicco della linguistica americana della prima met del 900. Lantimentalismo bloomfieldiano rappresenta uno sviluppo estremo del positivismo e del descrittivismo di cui si compone laltro fronte del pensiero linguistico dellepoca (quello che Marx ed Engels definiranno materialismo meccanicistico, o volgare). Le teorie di Bloomfield, concentrate in Language (opera pi volte rimaneggiata dallautore), mirano a circoscrivere lanalisi linguistica ai soli fatti osservabili per renderla il pi scientifica possibile. Il linguista dovr rifiutare qualsiasi terminologia teleologica o animistica e tralasciare qualsiasi processo non fisico (pensiero, concetto, immagine, atto di volont) che preceda leffettiva emissione di un segnale linguistico. Perci la sua teoria fonologica (che tuttavia tradisce un debito nei confronti di Saussure, di Sapir e di Trubeckoj), rifiuta lidea di fonema come concetto costruito, come somma di tratti pertinenti frutto di una selezione allinterno di tutte le possibili realizzazioni foniche di un dato sistema linguistico. Pur mantenendo il procedimento della commutazione e della scomposizione in tratti distintivi elaborato dalla scuola praghese,

BLOOMFIELD preferisce definire i fonemi in base alla loro distribuzione nella catena del discorso, salvo poi ad estendere la commutazione a tutti e due i livelli del significante, per poter isolare le unit minime o morfemi. Cos facendo, d adito allequivoco di dover operare soltanto a livello formale escludendo il livello semantico: i suoi diretti successori, i distribuzionalisti, pur mantenendo il tipo di analisi del maestro, ne ridurranno, infatti, la complessit teorica non uscendo mai dal piano delle forme, classificate secondo le posizioni reciproche, indipendentemente dai significati. Eppure Bloomfield aveva aperto il IX capitolo di Language, intitolato Il significato, asserendo che lo studio dei suoni del discorso, qualora avvenga senza tener conto dei loro significati, una pura astrazione (p. 132). Anche in ambito sintattico Bloomfield cercher di individuare nellordine dei morfemi, nellintonazione, nellalternanza fonetica, nella selezione le eventuali possibilit universali di costruire il senso della frase a partire dai suoi morfemi. E anche in ambito sintattico i suoi eredi ne ridimensioneranno i criteri di analisi, privilegiando il procedimento sintattico fondato sullordine, ossia sulla mera distribuzione delle unit, indipendentemente dal senso. In realt, Bloomfield si era semplicemente limitato ad affermare, in base alle conoscenze dellepoca, che la semantica il punto debole dello studio della lingua e si era sforzato di elaborare un metodo di analisi dei signifis per quanto possibile autonomo dalla conoscenza scientifica del mondo in generale e dunque fondato su procedimenti puramente linguistici. Lo dimostra la sua celebre definizione comportamentistica del significato di una forma linguistica (la situazione in cui il parlante la enuncia e la risposta che essa provoca nellascoltatore) e la proposta di applicare allanalisi semantica della frase, il modello dei tratti semanticamente distintivi, modello che concentra lattenzione esclusivamente sugli aspetti individuali dei significati. Il perpetuarsi degli equivoci dei post-bloomfieldiani, far s che per un intero 25ennio (gli anni tra il 1930 e il 1955) gli indirizzi di scuola americana escludano categoricamente la semantica da ogni tipo di analisi linguistica. Dalle ceneri dal distribuzionalismo bloomfieldiano, a partire dal 1955 e sempre in America, nasce un nuovo movimento capitanato da Noam Chomsky. Chomsky risponde in modo critico a tutta la linguistica distribuzionalista successiva a Sapir, da Bloomfield a Hockett, alla quale dar la definizione di linguistica tassonomica (includendovi anche la Scuola di Praga, ad esclusione di Jakobson). La critica che Chomskj rivolge alla linguistica tassonomica quella di limitare lobiettivo a una mera classificazione gerarchica delle unit linguistiche (in particolare quelle fonologiche), senza fornire una spiegazione di come i dati vengano cos organizzati. Il limite dellanalisi tassonomica consisterebbe dunque nel limitarsi a procedure di scoperta (prova di distribuzione e di commutazione) che assicurerebbero soltanto unosservazione adeguata della teoria e non ladeguatezza descrittiva (ossia la capacit di predire anche le forme linguistiche che non occorrono ma sono possibili) n quella esplicativa (e cio la capacit di dimostrare le propriet universali ed essenziali del linguaggio). Compiti che si proporr la linguistica generativa.

Sulla formazione di Chomsky incidono, con molta probabilit, la fonologia antidistribuzionalistica di Jakobson (che prende in ampia considerazione la semantica) e le suggestioni intellettuali del Massachussets Institute of Tecnology (MIT), che il linguista frequenta a partire dal 1954. Nel MIT coabitano la teoria dellinformazione, la logica, la matematica, la psicologia, la cibernetica e, last but not the list, la traduzione automatica. A partire dal 1957, anno in cui pubblica Syntactic Structures, Chomsky diventa il portavoce ufficiale di una nuova linguistica americana ribelle alla tirannia bloomfieldiana delle precedenti generazioni. Due anni dopo, nella recensione al libro di Skinner, Verbal Behavior, sferza un attacco molto forte al comportamentismo ed espone le basi della sua teoria. Contro gli strutturalisti behavioristi, che spiegano lacquisizione linguistica su base comportamentista, Chomsky oppone lipotesi dellinnatismo. Alla base dellipotesi stanno due tipi di problemi. Primo problema: Perch anche le persone pi stupide riescono a parlare, mentre le scimmie pi intelligenti non vi riescono? ( Formal Analysis: 277) e, come possibile che un bambino impari la sua lingua in tempi cos brevi, senza un insegnamento esplicito, in base a unesperienza personale parzialmente diversa da quella di tutti gli altri appartenenti alla comunit linguistica, e tuttavia attraversando stadi di acquisizione analoghi e giungendo alle stesse intuizioni linguistiche? Secondo problema: come spiegare lattitudine del parlante a produrre, comprendere e giudicare grammaticalmente accettabili, un numero infinito di frasi della propria lingua? Chomsky individua la soluzione nella conoscenza implicita (competenza) che il parlante adulto ha della propria lingua materna (chiaramente un parlante ideale che conosce perfettamente la propria lingua in una comunit parlante omogenea) e nella grammatica, formulata come un sistema formale costituito da regole ricorsive applicabili ad infinitum cos da consentire un uso infinito partendo da un insieme finito di elementi. Col concetto di competenza, il cui correlato concreto la performance (la materializzazione della langue nella parole), Chomsky trasforma la nozione saussuriana di langue come concetto astratto, in sistema interiorizzato in ogni parlante, fornendo con ci una risposta allimperante antimentalismo bloomfieldiano, che escludeva categoricamente la possibilit di unastrazione qualsiasi nel cervello contemporaneamente a unoperazione linguistica. Per quanto riguarda le grammatiche di ciascuna lingua naturale, esse si compongono di propriet universali che le rendono biologicamente possibili: tali propriet si ritrovano allinterno di una grammatica universale e astratta che contiene tutti gli aspetti intrinseci al linguaggio. Giacch questi aspetti (universali e astratti) della lingua, non possono giungere al parlante attraverso le modalit dellapprendimento linguistico spontaneo, non possono che essere innati, parte del patrimonio biologico della specie umana. Peraltro, vista leccezionalit dei tempi e dei modi dellapprendimento, di gran lunga pi plausibile che una grammatica si acquisisca con la semplice differenziazione di uno schema fisso innato, piuttosto che con lacquisizione di dati, sequenze, collegamenti e nuove associazioni di idee ( evidente lattacco a Skinner!).

Il bambino disporrebbe, dunque, fin dalla nascita di un meccanismo congenito (built-in) di acquisizione linguistica, il Language Acquisition Device (LAD), che gli consente di scegliere, tra tutte le grammatiche teoricamente possibili, quella compatibile coi dati della propria esperienza linguistica. E, dal momento che nessun individuo nasce predisposto ad apprendere una lingua in particolare, questo schema fisso innato non pu che corrispondere alla grammatica universale. Per individuare gli universali linguistici, basta procedere riducendo lenorme numero di strutture superficiali specifiche di ciascuna lingua, a un nucleo condiviso di strutture profonde (categorie, funzioni, regole). Queste ultime si esprimono nella semantica (universali sostanziali) e nel modello trasformazionale, comprendente forme e regole comuni a tutte le lingue (universali formali). La prima formulazione del modello risale agli anni 1955-57 e verr in seguito ridefinita nella cosiddetta teoria standard (1965). Il modello elaborato da Chomsky comprende due tipi di regole: le regole di struttura sintagmatica e le regole trasformazionali. Le prime, riscrivono i simboli categoriali e introducono gli elementi lessicali (es: F SN + SV; SN Art + N; Art il, ecc.), dando luogo alla struttura profonda di una frase, che rappresenta il contenuto semantico degli enunciati con simboli astratti. Questi simboli descrivono le relazioni semantiche fondamentali tra gli elementi del fenomeno extralinguistico, la cui rappresentazione linguistica sar costituita dallenunciato. Da ci deriva lidea che queste strutture profonde siano quasi universali. Il secondo ordine di regole comprende pi funzioni: annullamento, sostituzione, permutazione, addizione, creazione di frasi complesse a partire da un numero ristretto di frasi nucleari (kennel sentences). Questultima funzione non agisce sulle frasi nucleari astratte, ma sui loro indicatori sintagmatici astratti (interpreta cio, sotto forma di componente fonetica, gli indicatori sintagmatici astratti prodotti dalla componente sintattica). Le regole trasformazionali, applicate in modo ciclico, producono la struttura superficiale di una frase. In altre parole, la struttura superficiale riguarda lorganizzazione superficiale della frase in quanto fenomeno fisico. Una struttura profonda perci convertibile in struttura superficiale tramite una serie di operazioni formali che possiamo chiamare trasformazioni grammaticali5. Tra il 1975 e il 1977, la teoria sintattica di Chomsky si evolve nella teoria standard estesa, che riconosce lapporto semantico anche della struttura superficiale (dunque le trasformazioni cambiano il significato), postula lesistenza di una struttura superficiale pi astratta (struttura-S) rispetto alla concreta realizzazione fonetica della frase, e condensa le regole di riscrittura sintagmatica e le trasformazioni nella teoria Xbarra e in una serie di principi (di conservazione della struttura, di aggiunzione, di soggiacenza, ecc.). Quanto finora esposto della teoria chomskiana, rende conto degli aspetti universali del linguaggio. Ma lorientamento universalistico non pu prescindere dalla considerazione
5

Per fare un esempio, le frasi Mario ha comprato un libro molto interessante e Il libro che ha comprato Mario molto interessante, sono strutture superficiali assai differenti, derivabili dalle stesse strutture profonde.

della variazione linguistica: le lingue differiscono tra di loro, e anche in maniera sostanziale. La teoria linguistica di Chomsky si trova perci a dover spiegare, non solo gli aspetti universali del linguaggio, ma anche la variazione linguistica. In un primo momento, la differenza fra le lingue veniva attribuita allesistenza, accanto alle regole universali, di regole peculiari a ciascun sistema linguistico, ma a partire dalla fine degli anni 70, gli studi condotti su lingue diverse dallinglese, hanno condotto a una concezione innovativa della grammatica universale che viene a configurarsi come un sistema di principi (che rappresentano quanto di invariante vi tra le lingue e che sono perci universali) e parametri (che sono responsabili della variazione linguistica). Si tratta del modello Government and Binding, o teoria della reggenza e del legamento, presentato da Chomsky nel 1981. Il modello GB, si caratterizza per il livello di astrattezza e generalit attribuito ai principi, che non facendo pi riferimento a costruzioni o regole particolari, possono essere applicati a un numero elevato di strutture. Per fare un esempio, il passaggio da una forma attiva a una forma passiva non si realizzer tramite lapplicazione di una regola precisa, ma attraverso lapplicazione di principi distinti appartenenti a diversi moduli della grammatica (la teoria tematica, la teoria del caso, la regola trasformazionale del movimento sintattico, ecc.) che operano nelle frasi passive, ma non solo. Una frase sar ben formata se non viola nessuno dei vari principi della grammatica che dettano le condizioni di buona formazione delle frasi. Per tornare allesempio, la regola del passivo cesser di essere un concetto primitivo per essere semplicemente considerata tra le strutture che non violano nessun principio della grammatica. Un livello cos spinto di astrazione fa s che anche piccole differenze nel modo in cui i principi vengono applicati alle varie lingue producano variazioni linguistiche sostanziali. I principi della grammatica, in quanto universali, sono innati, ma giacch anche i parametri si configurano nella grammatica universale, anche lambito di variazione delle lingue pu essere spiegato come la conseguenza di una necessit biologica. Posto il modello GB, lacquisizione linguistica da parte del bambino non consister pi nella selezione di una tra le infinite grammatiche possibili ma nel fissare i parametri, ossia i fattori di variazione compatibili con una data esperienza di lingua. Movendo dal modello GB, si sono sviluppati, in parallelo, altri modelli generativi, quali la grammatica lessico-funzionale (LFG: Lexical Functional Grammar); la grammatica relazionale (RG: Relational Grammar); la grammatica a struttura sintagmatica generalizzata (GPSG: Generalized Phrase Structure Grammar). A partire dagli anni 50, assistiamo allo sviluppo di altri indirizzi di analisi linguistica: - linguistica cibernetica o teoria dellinformazione: teoria quantitativa della trasmissione dellinformazione che applica la cibernetica alla comunicazione, partendo dallipotesi che il passaggio da uno stato di ignoranza a quello di conoscenza completa avviene progressivamente, attraverso una serie di passi discreti che riducono il grado di

approssimazione e di indeterminazione. La teoria dellinformazione trasforma la misura dellentropia e dellinformazione in funzioni logaritmiche della probabilit e della frequenza. - linguistica statistica o linguistica quantitativa: sorta in ambito strutturale, estende i metodi della statistica alla manipolazione, valutazione e verifica di ipotesi relative alle qualit quantitative della lingua. La distinzione tra popolazione (che indica la totalit delluniverso fenomenico) e campione (che un sottoinsieme osservabile), consente di estrapolare le propriet della popolazione dalle propriet di uno o pi campioni. Allinterno del campione, la distribuzione degli eventi si discosta dal valore totale della probabilit e la misurazione statistica di tali scarti (calcolo della dispersione, ecc.) pu rivelare la correlazione tra il dato quantitativo e una data propriet del linguaggio). Alla linguistica statistica si affianca la Linguistica computazionale che studia il linguaggio con lausilio dei calcolatori. Negli anni 70, si delineano nuovi approcci allanalisi del linguaggio: tra questi, hanno acquistato unimportanza speciale la Pragmatica e la Sociolinguistica. La Pragmatica, avviata da Wunderlich e Mass, studia i rapporti dei segni coi loro utenti (secondo una definizione gi elaborata da Morris nel 1946) e assume per oggetto le modalit dellinterazione comunicativa e le condizioni di buona riuscita degli atti linguistici. Dal punto di vista metodologico, la pragmatica si serve della teoria degli atti linguistici (Austin 1962 e Searle 1969), dellanalisi del discorso (in particolare quella di scuola francese rivolta allesame dei rapporti tra il parlante e il processo di produzione del testo, e fra il discorso e i suoi destinatari), dellanalisi conversazionale (Grice 1975, Sperber e Wilson 1986), della linguistica scopistica (evoluzione delle teorie di filosofi come Davidson, Putnam, Grice, che affronta, con una impostazione storica e pragmatica, lo studio dei valori di verit e del significato) e della linguistica cognitiva. La linguistica cognitiva volta alla ricostruzione della rete di conoscenze che fa da presupposto a ogni enunciato e alla canalizzazione delle modalit con cui le reti di conoscenze si modificano, nel corso dellinterazione comunicativa, in seguito alla mutue manipolazione degli interlocutori. La disciplina risale alle teorizzazioni di Miller, Galanter e Pribram (1960) e, negli anni 80, perviene alla formalizzazione degli scopi intesi come rappresentazioni mentali (Castelfranchi e Parisi 1980). A differenza dei precedenti approcci pragmatici, pur interessandosi agli stessi fenomeni, la linguistica cognitiva si prefissa un obiettivo diverso, che quello di elaborare un modello della mente umana. Essa assume come strumento di verifica della teoria, la simulazione dellattivit cognitiva mediante computer (intelligenza artificiale e reti neurali). Sempre negli anni 70, nellambito della linguistica tedesca, nasce la Textlinguistik, in Italia Linguistica testuale, che attende allo studio dei tipi di testo, scritti e orali, e delle operazioni cui vengono sottoposti. In quegli stessi anni, nasce la Sociolinguistica. Essa supera due postulati dominanti nelle ultime teorie della linguistica: la visione monolitica della lingua intesa come meccanismo regolato da un sistema compatto di relazioni logico-grammaticali indipendenti

da ogni fattore esterno, e lassunto chomskiano del parlante ideale, che conosce e impiega perfettamente la propria lingua madre, senza variazioni e senza intoppi, nei vari contesti internazionali, e che sua volta inserito in una comunit linguistica omogenea. La sociolinguistica non si occupa del sistema astratto, in altre parole della langue (compito affidato alla Sociologia del linguaggio), ma della parole, e di come essa varia nelle effettive realizzazioni linguistiche, ad opera di parlanti reali, condizionati da molteplici fattori, quali il background socio-culturale, il contesto sociale attuale, la situazione comunicativa, ecc.. Lo studio delle cause sottese alla variazione linguistica allinterno di una comunit, di un gruppo, o di ciascun parlante abbinato allanalisi della co-varianza tra lingua e fattori sociali. La sociolinguistica introduce perci tra i parametri classici della variazione linguistica lo spazio e il tempo la dimensione sociale nei suoi principali aspetti: la variabile diastratica (status, istruzione, et, sesso, social network, ecc.) e la variabile diafasica, legata ai vari contesti situazionali nei quali, di volta in volta, avviene linterazione linguistica. Sotto questo aspetto evidente il debito nei confronti di quanti, nel passato, avevano gi superato la finzione dellomogeneit linguistica: i dialettologi, i geolinguisti, il movimento Wrter und Sachen, Terracini e lo stesso Saussure che, nel definire il concetto dellarbitrariet del segno, aveva fatto ricorso alle teorie sociologiche di Durkheim. In conclusione, rivolgendo uno sguardo sinottico alla storia delle teorie linguistiche, queste ci appaiono disposte lungo un continuum epistemologico, allinterno del quale ogni teoria costituisce una reazione, sia essa di sviluppo o di rottura, rispetto alle precedenti. In altre parole, un insieme di principi dove, come accade nella lingua, tout se tient.