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Indoeuropeo un termine impiegato in linguistica comparativa per indicare:

se usato come sostantivo, la protolingua preistorica ricostruita all'origine della maggior parte delle lingue antiche e moderne diffusesi in gran parte dell'Europa, dell'altopiano iranico, dell'India e in alcune regioni dell'Anatolia, dell'Asia centrale, fino ai confini della Cina occidentale (e indoeuropeo deriva appunto dalla fusione dei nomi delle due regioni estreme dell'area considerata, cio l'Europa e l'India); se usato come aggettivo, il gruppo linguistico o famiglia che tutte queste lingue comprende.

L'insieme di trib che parlavano questa protolingua viene indicato complessivamente col nome di Indoeuropei. Con il pi raro termine Indoeuropa si intendono di volta in volta:

l'area dell'Eurasia interessata nell'et antica dalla diffusione delle lingue indoeuropee; il panorama linguistico complessivo delle lingue indoeuropee per come sono venute differenziandosi l'una dall'altra nello spazio e nel tempo.

Nella linguistica tedesca viene usato di preferenza il termine Indogermanisch (e indogermanische Sprache), indogermanico ("lingua indogermanica"), creato sempre a partire dalla fusione dei nomi delle due regioni (l'India e la Germania) agli estremi dell'area geografica occupata anticamente dalla famiglia linguistica indoeuropea. Al posto del termine "indoeuropeo" molti studiosi oggi preferiscono servirsi del tecnicismo proto-indoeuropeo per indicare la proto-lingua ricostruita, definendo invece indoeuropee semplicemente le lingue storicamente attestate, che ne derivano. Altri, tuttavia, indicano con proto-indoeuropeo (calco sul tedesco Urindogermanisch) la fase pi arcaica dell'evoluzione della proto-lingua, a cui si arriva per ricostruzione interna, distinguendola dall'indoeuropeo tardo (calco sul tedesco Sptindogermanisch), ricostruito comparando le fonti pi arcaiche delle antiche lingue indoeuropee.
Indice 1 Evoluzione degli studi
o o o o o o o o

2 La popolazione 3 La grammatica ricostruita dell'Indoeuropeo 3.1 Fonologia 3.2 Morfologia 4 Aspetti della ricostruzione non strettamente grammaticali 4.1 Ipotesi sulla metrica della poesia indoeuropea 4.2 Contenuti della poesia indoeuropea: archetipi narrativi 5 Diverse ipotesi sull'origine e sulla relazione con altre lingue 5.1 L'ipotesi dello Sprachbund indoeuropeo 5.2 L'ipotesi critica di Semerano 5.3 Le lingue del Vecchio Mondo nell'ottica delle superfamiglie 5.4 Antiche proposte di famiglie comprendenti l'Indoeuropeo 5.4.1 Teorie quasi-nostratiche

5.4.2 L'Indoeuropeo lingua creola? 5.4.3 Proposte alternative ed eterodosse o 5.5 Conclusioni 6 Bibliografia 7 Voci correlate

8 Collegamenti esterni

Evoluzione degli studi

Sir Willams Jones

Friederich Schlegel

Franz Bopp La scoperta della somiglianza fra le lingue indoeuropee all'origine della linguistica comparativa come scienza intesa nel senso moderno, e basata sul concetto che le lingue mutano nel tempo e nello spazio, secondo regolari leggi di sviluppo fonetico, morfologico e sintattico.
Per approfondire, vedi la voce Linguistica comparativa.

Fu la conquista dell'India da parte dell'Impero britannico a determinare l'incontro di culture destinato ad evidenziare le forti analogie esistenti fra le grammatiche e i lessici delle antiche lingue europee e indiane.

Nel 1786 l'alto magistrato del Bengala, Sir William Jones (1746-1794), tenne infatti una conferenza in cui avanzava l'ipotesi che il latino, il greco, il celtico, il gotico e il sanscrito scaturissero da una fonte comune che forse non esiste nemmeno pi: nacque cos l'ipotesi di una lingua madre ancestrale di tutte le parlate dell'India e dell'Europa. L'ipotesi di Jones cadde per nell'oblio e l'idea fu riproposta da Friedrich Schlegel (17721829), nel suo libro ber die Sprache und Weisheit der Indier ("Sulla lingua e la saggezza degli Indiani"), nel quale per la prima volta si parla di grammatica comparativa (vergleichende Grammatik). Con Franz Bopp (1791-1867) e il suo storico Konjugationssystem ("Sistema delle coniugazioni"), si giunse a una definitiva formulazione dei principi concreti e sistematici dell' analisi linguistico-comparativa, e all'ingresso del programma enunciato da Jones e Schlegel nell'ambito della linguistica propriamente detta. Tale studio forn, quindi, basi certe all'esistenza della protolingua. A partire dai dati linguistici, si giunse poi a formulare l'ipotesi che i popoli antichi di lingua indoeuropea avessero avuto in passato una patria originaria comune e una comune cultura, poi differenziatasi al suo interno in sguito a dinamiche migratorie. Restava il problema di dare un fondamento storico e archeologico a queste teorie.

La popolazione
Lo studio dell'indoeuropeo come protolingua comune ad un gruppo di popolazioni ha portato ad identificare geograficamente e storicamente anche una "protocultura". Tale studio, infatti, ha portato a delle conseguenze anomale rispetto ad altre ricerche in campo archeologico, in quanto la linguistica era pervenuta a risultati considerevoli che mancavano, per, di sostegno storico e di documenti archeologici. Occorreva, quindi, verificare se queste teorie erano fondate o meno e se la linguistica comparativa fosse pervenuta a dei risultati difficilmente ottenibili attraverso altre strade. Si comprende, quindi, come il problema maggiore fosse proprio quello dell'identificazione dell'Urheimat che possiamo tradurre dal tedesco con "sede originaria". Su questa base era possibile identificare la zona dell'Eurasia da cui erano partite le migrazioni e, quindi, fornire alle ricerche archeologiche e proto-storiche dei dati preziosi per poter risalire anche a prove tangibili sull'esistenza di una "proto-cultura". Oggi la maggior parte degli studiosi tende a collocare l'Urheimat nella zona compresa fra i monti Urali e il Mar Nero, e a indicare nella prima et del bronzo (5000 a.C.) il momento della preistoria europea in cui si definisce l'identit originaria degli Indoeuropei come entit etnica. Parallelamente si anche tentato di giungere all'identificazione di tratti culturali ancestrali comuni a tutte le stirpi indoeuropee (tradizioni mitologiche, religiose etc.).
Per approfondire, vedi la voce indoeuropei.

La grammatica ricostruita dell'Indoeuropeo

Con il confronto tra le lingue di attestazione pi antica e, in mancanza di queste, tra le lingue moderne, si giunge a ricostruire l'ipotetica lingua da cui esse sarebbero derivate. Di questa lingua si ricostruisce ovviamente tutta la grammatica, comprendente un sistema fonologico, morfologico, sintattico, lessicale ecc.

Aspetti della ricostruzione non strettamente grammaticali


Ipotesi sulla metrica della poesia indoeuropea
Le forme metriche della poesia (in particolare della poesia epica, ma non solo) presso le diverse popolazioni indoeuropee sono naturalmente le pi varie, come c' da aspettarsi. Sembrerebbe dunque impossibile, a prima vista, giungere a ricostruire quale forma abbia mai effettivamente avuto un'ipotetica poesia epica e teogonica indoeuropea. Alcune teorie in merito sono state tuttavia proposte dagli studiosi, e non sembrano affatto prive di elementi persuasivi a loro favore. Le basi di partenza di tali ipotesi sono, ancora una volta, il greco e il vedico (che, ricordiamo, la forma pi arcaica del sanscrito). Il greco e il vedico, unitamente al lituano, ci forniscono gi di per s stessi le basi per la ricostruzione della prosodia dell'indoeuropeo, il quale pare abbia posseduto un accento musicale, assolutamente libero (non libero solo nelle ultime tre sillabe come in greco e in latino, o nelle ultime quattro, come il sanscrito della grammatica di Pini), caratterizzato da tre toni: uno ascendente (acuto), uno discendente (corrispondente al circonflesso del greco), uno grave. Sempre il greco e il vedico ci forniscono un indizio su che tipo di ritmo possa aver impiegato la poesia delle popolazioni che parlavano le varianti diacoriche del tardo indoeuropeo flessivo, all'inizio dell'et del bronzo. Sia la metrica del greco antico, sia la metrica del vedico fondano i loro ritmi sull'alternanza di sillabe lunghe e brevi, non sull'alternanza di sillabe accentate e non accentate. Questa metrica quantitativa comune anche al latino classico (sia l'antichissimo saturnio, sia gli altri metri latini, tutti in vario modo mutuati dal greco, sono quantitativi). Tuttavia il latino pi arcaico (quello del carme saliare e di altri testi tipici della religiosit primeva del mondo romano-italico) e altre lingue indoeuropee (ad esempio il germanico) non hanno una metrica quantitativa, bens una metrica accentativa (basata sull'alternanza di sillabe accentate e non accentate), basata su membri ritmici con numero di accenti fisso, numero di sillabe non accentate variabile, parallelismi, e soprattutto figure di suono (allitterazioni, assonanze, consonanze, quando non vere e proprie rime). La domanda che si pone , chiaramente, quale delle due situazioni rifletta meglio lo statuto originario della poesia indoeuropea, considerando che, a rendere intricato il quadro, interferiscono anche fattori di natura pi astrattamente tipologica, relativi a certe forme di comunicazione poste a met strada fra poesia e formularit magico-rituale. Procedendo con ordine, si dovr argomentare che la metrica del greco e del vedico figlia del sistema tri-tonale dell'accento indoeuropeo originario; la metrica del latino dei secoli settimo e sesto a.C. figlia dell'accento fisso sulla prima sillaba, espiratorio, del latino arcaico, che rappresenta un'innovazione rispetto all'indeuropeo originario. Questo accento fisso, espiratorio o dinamico, sulla prima sillaba, tipico anche del germanico. Dato pertanto che le metriche basate sull'isocolia (parallelismo dei membri ritmici, delle frasi

ritmate) e sull'accento sono figlie di una prosodia non originaria, ma innovativa, devono essere considerate in prima battuta anch'esse non originarie, ma figlie dell'innovazione prosodica tipica del germanico e della fase arcaica dell'italico. Necessaria conseguenza che la metrica originaria dei canti epici indeuropei oralmente tramandati sia stata senz'altro quantitativa. La letteratura greca, sin dall'ottavo-settimo secolo avanti Cristo, mostra un ventaglio di forme metriche estremamente ricco e variegato. Complessivamente, la versificazione quantitativa del greco antico segue due vie: quella dei metri ionici, cos chiamati perch associati per tradizione alla poesia epica, all'elegia al teatro - generi non cantati, ma recitati, caratterizzati da dialetto ionico e attico e associati culturalmente al mondo ionico, Ionia Microasiatica in particolare -, e caratterizzati dalla possibilit di sostituire, all'interno del verso, una sillaba lunga con due sillabe brevi e viceversa due sillabe brevi con una lunga (e questo fa s che i versi ionici non abbiano mai lo stesso numero di sillabe, ma siano caratterizzati da una pronunciata oscillazione sillabica, mentre quello che resta fisso lo spazio ritmico di durata del verso); quella dei metri eolici, tipici della lirica cantata a solo (melica monodica) e collegati culturalmente, e linguisticamente, al mondo eolico Tessaglia, Beozia, isola di Lesbo, Troade in Asia Minore. I versi eolici erano caratterizzati da elementi distintivi totalmente opposti a quelli dei metri ionici: mentre i metri ionici variano per numero di sillabe, i versi eolici si contraddistinguono per un rigoroso isosillabismo; inoltre tipico dei versi eolici l'accostamento, all'interno di ogni singolo verso o membro ritmico, di una parte quantitativamente del tutto libera (in genere le due sillabe iniziali, che possono essere indifferentemente lunghe o brevi) detta base hermanniana accanto a una parte di ritmo quantitativamente definito in modo rigoroso. La metrica vedica e sanscrita, anch'essa quantitativa e anch'essa ricca di forme complesse (come quella greca) mostra essenzialmente versi caratterizzati da isosillabismo, in cui le prime sillabe (in genere le prime quattro) sono quantitativamente libere, mentre la seconda parte del verso scandita da un ritmo estremamente rigoroso sul piano quantitativo. In poche parole, lo stesso fenomeno che si riscontra in greco nei cosiddetti versi eolici. La deduzione che da questi dati empirici si ricava la seguente: i poeti greci di stirpe eolica e i poeti epici indo-arii non ebbero alcun contatto diretto in et storica, n alcuna, sia pur minima, interferenza culturale postulabile fra India e Grecia prima che medi e persiani stabilissero in qualche modo un canale di comunicazione stabile fra il Mediterraneo e la valle dell'Indo. Le chandas vediche e sanscrite sono pi antiche dell'Impero Persiano e Medo. Dunque gli aspetti tipologici che la metrica vedica e quella greca hanno in comune possono essersi trasmessi solo a partire da un archetipo di versificazione originaria, che caratterizzava la lingua madre. Tale versificazione originaria si basava sulla tendenza all'isosillabismo; i versi tardo-indoeuropei isosillabi erano formati da una base ritmica quantitativamente libera di un numero x di sillabe (quattro, probabilmente) a cui si accostava una sequenza ritmicamente meglio definita. La ricostruzione linguistica andata anche oltre, riuscendo a individuare delle formule tipiche di quella che doveva essere la poesia epica degli Indoeuropei. Gli studiosi hanno infatti riscontrato la presenza autonoma e indipendente, tanto nell'epos di Omero che nell'epica indiana antica, di una caratteristica coppia aggettivo + nome: klos phthiton in greco, rvas ksitam in sanscrito: le due locuzioni significano entrambe "gloria immortale", e la loro forma indoeuropea sarebbe *klewos *ndhghwitom. Le due formule, inoltre, sono, quanto a misura metrica e a sequenza di sillabe lunghe e brevi,

assolutamente identiche. In tutte le produzioni epiche, le formule fisse servono a facilitare al poeta, che compone oralmente, il compito di improvvisare i suoi versi: questo significa che la formula ricostruita potrebbe gettare anche una luce sulla struttura metrica del verso. Un'altra formula comune a vedico e greco isirenam manas, corrispondente a iern menos "sacra potenza" - dell'eroe - (comune a Omero e ai Veda, nonch ad altri poemi antichi indiani). Inoltre, si presuppone che la formula omerica nykts amolgi faccia riferimento a una fase tardo-indoeuropea: tale formula significa "nella mungitura della notte, nella schiuma del latte della notte", dunque "nel cuore della notte, nel buio notturno" (amolgs < amelgo "mungere", per cui cfr. il latino mulgeo e l'inglese milk). L'espressione non trova spiegazione nella cultura greca; essa tuttavia si comprende se si pensa che nel mondo indoiranico la notte associata a una dea madre giovenca, che d latte (si consideri anche il mito astronomico greco della Via Lattea, ben visibile nel cielo notturno, la quale secondo la leggenda nasce come schizzo di latte delle generose mammelle della dea Era, costretta ad allattare Eracle). Un'altra formula, presa dall'ambito strettamente religioso, riferita probabilmente al supremo dio celeste *Dyeus o *Werunos. In greco e in persiano, il dio supremo, incarnazione del cielo luminoso, chiamato con l'epiteto euryopa (Omero) e vouru-chasani (Avesta). Questa espressione rimanda a una formula arcaicissima, ricostruibile come *Weuru-okw- "dall'ampio occhio, dall'ampia vista" (tipico di un dio celeste il cui occhio il sole). Secondo altri, per, la formula deriverebbe da *weuru-wokw- "dall'ampia voce, tonante", tipica di un dio celeste la cui voce il tuono. Gli studiosi arrivano inoltre a definire tutta una serie di caratteristiche formali dello stile epico comune alle epopee indoeuropee arcaiche: ad esempio la ridondanza di termini accoppiati come "animo e cuore", "cuore e mente", oppure le antitesi, come "ricordo, non dimentico", "per poco, non per molto". Tuttavia, quando si scivola dal terreno delle formule, parzialmente riconoscibile, a quello degli archetipi di stile e narrativi, la situazione si fa incerta, poich molti aspetti comuni alle epiche indoeuropee sono tipici dello stile epico di tutte le letterature. Gli esempi che abbiamo riportato qui si ascrivono tuttavia, con una certa sicurezza, alle forme ipotetiche di una letteratura epica orale tardo-indoeuropea. Un ruolo particolare potrebbe aver avuto inoltre, nella versificazione orale indoeuropea, la presenza di figure di suono (rima, allitterazione ecc.). La poesia germanica e la poesia latina arcaica fanno largo uso dell'allitterazione; tuttavia i parallelismi e l'uso voluto, per quanto libero, di rime anche in testi come i poemi omerici o la Bhagavadgita indicano che l'uso delle figure di suono (che del resto un espediente naturale, in poesia) era diffuso sin dall'inizio.

Contenuti della poesia indoeuropea: archetipi narrativi


Da quanto abbiamo detto sulle formule pi ricorrenti della poesia indoeuropea, "gloria immortale" e "sacra potenza", si pu dedurre una constatazione abbastanza semplice: la societ tardo-indoeuropea kurganica esprimeva una poesia di carattere epico, che gi riconosceva, come suo valore primario, la ricerca della gloria in quanto unica possibile forma di eternit concessa all'uomo. Ne consegue che il poeta, fra gli indoeuropei, aveva probabilmente un ruolo particolare. Ne rendono testimonianza il ruolo che agli aedi attribuisce la poesia omerica, cos come l'articolata complessit di figure di poeti conosciute dal mondo indo-ario. Sul piano delle tematiche dell'ipotetica poesia indoeuropea, verosimile l'idea che in essa fossero gi presenti alcuni nuclei narrativi ricorrenti delle epiche indoeuropee storicamente note, e alcuni miti cosmogonici che gli indoeuropei, come del resto i semiti e altre popolazioni dell'Eurasia, avevano ereditato dalle pi antiche culture del neolitico sin

dall'epoca dell'invenzione e dell'assimilazione delle tecnologie legate alla pratica dell'agricoltura. Temi come il ritirarsi dell'eroe offeso, che reca disgrazia alla comunit, o il ritorno dell'eroe, che ristabilisce una situazione di equilibrio, o archetipi narrativi come il compianto dell'amico dell'eroe (che si ritrovano per altro anche in epiche non indoeuropee) devono risalire a una fase molto remota.

Diverse ipotesi sull'origine e sulla relazione con altre lingue


Sebbene la teoria esposta sia generalmente accettata nella comunit scientifica, da pi parti ed in pi momenti sono state avanzate critiche o riformulazioni in contesti pi vasti della teoria dell'Indoeuropeo.

L'ipotesi dello Sprachbund indoeuropeo


Possiamo ricordare il suggerimento di Vittore Pisani, secondo il quale l'ultima fase della comunit indoeuropea deve essere interpretata come sprachbund, in cui si distingue chiaramente la componente fondamentale del "protosanscrito". Sebbene un simile punto di vista abbia aspetti di plausibilit, si comprende bene che questa proposta non fa che spostare la questione dall'Indoeuropeo al "protosanscrito" (secondo Pisani). In tale prospettiva alcune somiglianze tra le lingue indoeuropee si potrebbero in parte spiegare anche come contatti secondari, ossia condivisioni di tratti linguistici tra lingue geograficamente vicine. chiaro che in tal caso alcuni dei tratti che normalmente si fanno risalire ad un proto-indoeuropeo potrebbero invece risultare miraggi di ricostruzione, essendosi diffusi in alcune lingue dello sprachbund in un'epoca in cui queste erano differenziate e separate. Naturalmente questa interpretazione pu spiegare alcuni aspetti, ma risulta essenzialmente limitata dalla semplice constatazione che normalmente solo il lessico viene scambiato con una certa facilit, mentre pi difficilmente lo stesso accade con gli elementi morfologici. Oggi l'ipotesi dello Sprachbund abbandonata dalla pi parte degli studiosi, i quali sono convinti che l'indoeuropeo, specie nelle fasi pi tarde, si presentasse come un diasistema, cio un insieme di dialetti caratterizzati da intellegibilit reciproca, ma ricco di varianti locali (un po' come i dialetti delle varie aree linguistiche neolatine). In realt, come si vedr, abbastanza accettato, ed in un certo senso quasi ovvio, che esistano somiglianze e parentele tra i differenti phyla linguistici del pianeta, ma queste non hanno tutte lo stesso peso e riconoscibilit, anche da un punto di vista quantitativo, poich non hanno naturalmente la stessa antichit. Cos, se pure Semerano ha veramente colto somiglianze tra Indoeuropeo ed altre famiglie linguistiche, quali il Sumero o la famiglia afro-asiatica ( lingue semitiche), non si pu in nessun modo negare che queste siano "del secondo ordine" (o se si preferisce, pi remote) nei confronti delle somiglianze che sussistono internamente tra le lingue della famiglia indoeuropea, oppure quelle della famiglia semitica.

Le lingue del Vecchio Mondo nell'ottica delle superfamiglie

Si deve ricordare uno studio apprezzabile da un punto di vista archeologico e cronologico che si basa sulle parentele tra le famiglie linguistiche del Vecchio Mondo, portato avanti dalle teorie rivali della superfamiglia Nostratica e della superfamiglia Eurasiatica. Nella prospettiva di tali teorie, l'Indoeuropeo (forse insieme all'Ugrofinnico) si sarebbe staccato dal corpo principale della superfamiglia (Nostratica o Euroasiatica, a seconda della teoria) in un momento che alcune teorie fanno risalire alla fine del Neolitico (Renfrew), altre invece al Paleolitico superiore, probabilmente prima della glaciazione Wurm (Mario Alinei, Franco Cavazza e assertori delle teorie della continuit paleolitica). Alla remota fase del distacco dal nostratico (o dall'eurasiatico), qualunque datazione si proponga per essa, si dovrebbero far risalire le pi antiche e genuine somiglianze tra Indoeuropeo, nella sua interezza, e le famiglie sorelle, non escludendo naturalmente fenomeni successivi di convergenza linguistica (quali i prestiti). Nell'ottica di alcune di queste ipotesi, quindi, viene in parte ridiscussa l'ipotesi dell'Urheimat cos come delineata finora.

Antiche proposte di famiglie comprendenti l'Indoeuropeo


Pu essere utile, al fine di cercare di comprendere la complessit del problema delle somiglianze tra Indoeuropeo e altre famiglie linguistiche, avere una panoramica delle ipotesi, pi o meno ragionevoli, proposte in letteratura. Teorie quasi-nostratiche Sempre nella prospettiva della superfamiglia preistorica, non si pu non osservare che l'Ugro-Finnico , tra le altre famiglie linguistiche, quella che sembra presentare il maggior numero di somiglianze sistematiche con l'Indoeuropeo: di qui l'ipotesi dell'Indo-uralico di Collinder e Pedersen, antesignana del Nostratico. Si vuole ricordare anche il tentativo di Pedersen, Meriggi e Heilmann con l'ipotesi dell'Indo-Semita, dove la macro-famiglia verrebbe formata dall'Indoeuropeo e dal solo ramo semitico dell'Afro-asiatico. Tentativi simili furono proposti precedentemente da Mller (appoggiandosi anche all'ipotetica presenza delle laringali), Cuny, e indipendentemente da Ascoli. L'Indoeuropeo lingua creola? In qualche modo affine alla proposta dell'Indo-Uralico (e non del tutto incompatibile con essa), la proposta del doppio strato per l'antico Indoeuropeo, con la quale si proponeva l'Indoeuropeo come frutto di una antica creolizzazione tra una lingua ugrofinnica e una lingua di tipo Caucasico Settentrionale, il che spiegherebbe, tra l'altro, l'apparente ergativit dell'antico Indoeuropeo (ipotesi di Uhlenbeck, 1935). Un'ipotesi affine stata recentemente riproposta da F. Kortlandt. Analoghe proposte furono avanzate anche da Trubeckoj e Tovar, che considerarono la possibilit di includervi anche contributi semitici.
Per approfondire, vedi la voce doppio strato dell'indoeuropeo.

Conclusioni
Come si pu notare, le teorie sull'origine dell'indoeuropeo e sulla sua ricostruzione ed evoluzione costituiscono un capitolo assai complesso della storia degli studi linguistici. L'inventario fonetico e i paradigmi qui presentati, conformi come sono a una ricostruzione tradizionale e "neogrammatica" in parte riveduta e ampliata, non riscuotono essi stessi un consenso unanime presso tutti i linguisti. Di fronte a questo mare magnum di ipotesi e constatazioni di somiglianze pi o meno fondate, si capisce facilmente come, in linguistica, ci sia stata la volont di perfezionare l'armamentario analitico, cercando anche di utilizzare strumenti il pi possibile quantitativi e non sempre qualitativamente validi allo scopo di poter costruire, e discutere, finalmente teorie veramente sensate.

Bibliografia

Enrico Campanile; Comrie Bernard, Watkins Calvert, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei, Il Mulino, 2005. Vittore Pisani Le lingue indoeuropee, 3a ed. Paideia, 1979. Colin Renfrew Archeologia e linguaggio, 2a ed. Laterza, 1999. Oswald Szemernyi Introduzione alla linguistica indoeuropea, Milano, Unicopli. Michael Meier-Brgger Indo-European Linguistics, Berlin/New York, de Gruyter, 2003. Francisco Villar Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997. Paolo Milizia Le lingue indoeuropee, Carrocci, 2002.

Voci correlate

Indoeuropei Fonologia dell'Indoeuropeo Morfologia dell'Indoeuropeo Elenco di radici indoeuropee Lingue indoeuropee Elenco delle lingue Famiglie linguistiche Linguistica Eurial

Collegamenti esterni

Gerhard Kbler - Indogermanisches Wrterbuch (Vorwort - Indogermanische Grammatik)

Lingue indoeuropee

Elenco di radici indoeuropee


El ellenico; la latino; en inglese; de tedesco; lt lituano; ru russo; wal gallese; sa sanscrito; hy armeno; hit ittito; cel celtico; xto tocario; per persiano; got gotico; pl polacco, osc osco-umbro;

nozione di radice
Nella linguistica comparativa la nozione di radice indica una forma ricostruita alla quale possibile ricondurre parole affini in lingue diverse appartenti alla medesima famiglia linguistica. Nei vocabolari etimologici sono spesso precedute da un asterisco (p. es: (ind. *dhe)) proprio per indicare che non vi sono testimonianze storiche di queste forme, ma si tratta di ricostruzioni.

Esempi di radici indoeuropee


significato (approssimato) campo

radice

esempi di parole derivate

*agro

el (agrs), la ager, en acre, de. Acker la barba, lt barzd, ru boroda, en beard, de. Bart, wal. brathu (pungere) de Verbot (divieto), en to forbid, sa bodhati (egli si sveglia, egli capisce) Buddha (= l'illuminato, il risvegliato) la divinus e deus , hit tiuna, germanico *tiu (divinit germanica della luce, da cui en Tuesday = maried), sanscr. deva greco the(w)os (anche Zeus di questa radice: deriva infatti da Djeus)

*bhares

punta / setola / barba

*bheudh

fare attenzione; attirare l'attenzione

*diw

Dio, divino, lucente

*dom-, *dm-o-

casa

sa dam-as, el dmos, la domus, ru dom

*dwer-

porta

hy dur, ru dver, sa dvaras, sq der, non dyrr, en door, cel doro, el thra, lt durys, la foris, fores, de Tr, ga doras, xto twere de essen, en to eat, la edere en to call, to yell, non kalla (-> forse anche dede "schellen", risuonare) la genu, el (gony = ginocchio, angolo; cfr. Poligono), hit gienu, sanscr. janu , de Knie, en knee la hortus, en garden, wal. garth, nhd. Garten, ru orod (citt, indicava inizialmente l'area circondata dalle mura) la. cognoscere, el , en to know, de kennen de gras (erba), la gra(s)men, el grstis (foraggio), eng. grass la vita, de Quecke, keck, Quecksilber, erquicken engl. quick la astrum, hit ittar, el (stron), eng. star, per. sitareh, de Stern, de Haupt, la caput, sv. "huvud" altel klino (inclinare, pendere - en ladder, de Leiter (scala a pioli) ae man-us, de Mann, en man, lt mones, ru mu, sa manu el mtron (misura) la metiri (misurare), de messen

*ed

mangiare, mordere

*gal

gridare, chiamare

*genu

ginocchio

*ghort

recinto, orto

*gno *gras *gwi-

sapere, conoscere erba vivente

*hster

stella

*kaput

testa

*klei

appoggiare

*mnu*me(d)

persona misurare

(misurare), Ma (misura) , lit. metas (tempo, misura) goh naht, vedico nkt, hit neku ("cala la notte, l'imbrunire") el nyx, la nox, lingue iraniche antiche. nocht, wal. nos, lit. nakts, slv. noc, ndl. nacht, en night, isl. ntt, sanscr. nish la plenus, de Feld (campo) antico tedesco fiur, el (pyr), en fire, antico francese fior, hitt. pahhur de Vieh (bestiame), la pecus, en to fart, la pedere, de furzen, gr. (perdix = pernice riferito al verso dell'uccello) el]] hals, wal. hl , la sal , got salt, isl. salt, en salt, de Salz lit. sakyti, 'antico russo sociti (mostrare), isl. segja, engl. to say, de sagen (dire), la tonare, hit tethima, antico vedico tany, en thunder vedico udn, el (hydor), la unda, osc utur, hit watar, antico de wazzar, pl woda, ru. (Wodka), ga uisce lng werra (guerra, cfr. fr antico werre, en war), en worse (peggiore), de wirren (confondere), Wurst (goh wurst = miscela) Video (la "vedo"), de Wissen (sapere) (ant. ted. wissan = aver visto), el - "immagine"), srp vid (vista'), sa vid sapere Yoga (sa yoga relazione yuj unire ), la iugum , el (zeugos), hit ikn, en the yoke, de das Joch

*nokt

notte, tramonto

*pel

piatto, piano

*pehwr

fuoco

*peku

averi, ricchezza

*perd

peto

*sal

Sale

*sekw

dire

*ten *uden, *wod

tuono

acqua

*wers

mescolare, confondere

*wid

vedere

*yeug

giogo

*lew-

separare

greco lyo (io sciolgo) latino arcaico seluere (dissolvere) inglese loose greco strati (esercito) latino sterno (distendere) sanscrito strt (esteso) greco onoma latino nomen antico inglese nome greco anr sabino mar (cfr. aggettivo Nero, "uomo forte", da cui Nerone) latino vir sanscrito nar greco patr latino pater inglese father tedesco vater gotico fadar sanscrito pit greco meter latino mater inglese mother latino frater inglese brother latino arcaico sosor inglese sister greco thygater sanscrito duhita inglese daughter latino cor greco ker e kardia inglese heart greco eos latino aurora greco lykos latino lupus sanscrito vrka gotico wulfs latino cervus greco elafos inglese deer latino mus greco mys inglese mouse tedesco maus latino canis greco kyon inglese hount

*strt-

esteso

*nm

nome

*ner

uomo

*pter

padre

*mter *bhrter *swesor

madre fratello sorella

*dughater figlia *ker(d)*ausos *wlkwos *kerwos *mus *kwon cuore aurora lupo cervo topo cane

*heg*gwen *ey*ghostis *smeg*pelw*sem *duwo *trejes *gen *deh*dik-

condurre venire andare straniero grande molto uno due tre generare dare mostrare

greco ago latino ago (entrambi "io conduco") greco baino latino venio latino ire greco emi latino hostis (nemico) inglese guest (ospite) greco megas latino magnus inglese big greco polys (molto) latino plus (di pi) greco (eis, arc. ens) inglese one, latino unus greco inglese two, latino duo latino treis inglese three latino genero greco ghighnomai latino do greco didomi latino dico (dire) greco dike (giustizia) latino oculus inglese ow greco ofthalmos (tutti e tre "occhio"); greco opteuo (vedere) greco trecho inglese run

*hekw-

vedere

*drom*wek*tk-

correre

emissione della voce latino vox greco (w)eipo produrre greco tikto (io produco) sanscrito takman (discendente)

*newos *segh*dhwen*dhu*steh*kr*lath*leg*likw

nuovo avere morte esalare stabilire piangere nascondere raccogliere lasciare

latino novus inglese new tedesco neu greco neos greco (s)echo inglese have got greco thanatos inglese death greco thyo latino suffio (profumare) greco istemi latino stare inglese stay latino lacrimo greco klaio e dakryo inglese cry greco lanthano (sto nascosto) latino latenter (di nascosto) greco leghein latino legere greco leipo latino linquo greco mneme (memoria) inglese mind (mente) e remember (ricordare) latino mens inglese watch latino video greco (w)eidos (aspetto) greco orao latino vereor (rispettare)

*men-

movimento mentale

*wid*wer-

vedere vedere

Bibliografia

Friedrich Kluge: Etymologisches Wrterbuch der deutschen Sprache. Berlino - New York 2002. J. P. Mallory und Douglas Q. Adams: Encyclopedia of Indo-European Culture. Fitzroy Dearborn, Londra - Chicago 1997. Julius Pokorny: Indogermanisches Etymologisches Wrterbuch. Francke, Bern - Monaco di Baviera 1959.

Calvert Watkins: The American Heritage Dictionary of Indo-European Roots. Houghton Mifflin, Boston - New York 2000. Harald Wiese: Eine Zeitreise zu den Ursprngen unserer Sprache. Wie die Indogermanistik unsere Wrter erklrt. Logos Verlag, Berlino 2007,