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Cervantes e il suo tempo Miguel Cervantes Saaevedra nasce ad Alcal de Henares, in Nuova Castiglia, nel 154 7, quarto di sette

figli di un modesto medico. Dopo un periodo di studi umanisti ci, nel 1569 a Roma al seguito del cardinale Giulio Acquaviva: Viaggia molto, pr ima in qualit di cortigiano e poi di soldato, ed ha modo di conoscere varie citt i taliane. Questa esperienza in Italia costituisce un momento molto importante anc he per la sua formazione culturale. Nel 1570 si arruola nell esercito, partecipando con entusiasmo alle spedizioni deg li eserciti alleati (Spagna, Repubblica di Venezia e Stato pontificio) contro l Im pero ottomano; combatt da valoroso nella battaglia di Lepanto (1571), poi a Navar ino (1572) e in Tunisia (1573). Durante il viaggio di ritorno in Spagna (da Napo li), nel 1575, fu catturato da corsari turchi e rimase 5 anni prigioniero ad Alg eri. Tornato finalmente in Spagna, passa qui anni difficili: il ritorno, da cui si as pettava riconoscimenti e ricompense per l eroismo dimostrato come soldato e prigio niero cristiano, si rivela in realt segnato dall indifferenza, dalle ristrettezze e conomiche e da molte umiliazioni. Per vivere si impiega come commissario di vett ovagliamento per l Invincibile Armata e poi come riscossore di imposte in varie lo calit dell Andalusia. E in questi anni che comincia a dedicarsi al teatro e pubblica La Galatea (1585), un romanzo pastorale. Ma, dopo la sconfitta dell Invincibile A rmata (1588), la sua vita privata diventa sempre pi difficile. Il fallimento econ omico dei suoi fornitori lo fa condannare, scomunicare e gettare in carcere per ben due volte (1592 e 1597). E forse qui, nel carcere di Siviglia, dove, sempre p er problemi finanziari, lo troviamo ancora una volta nel 1602, che egli abbozza l idea del suo romanzo. Dal 1603 Cervantes e la famiglia furono al seguito della corte, prima a Valladol id e poi (1605) a Madrid. In questo clima pi sereno ed economicamente pi agiato l au tore trascorse gli ultimi anni di vita, impegnato nella stesura e pubblicazione delle sue opere. Mor a Madrid nel 1616. La vita di Cervantes si pu dunque considerare sostanzialmente divisa in due parti . La prima, che corrisponde agli anni giovanili e alla piena maturit, vede lo scr ittore direttamente coinvolto nei principali avvenimenti della storia del suo te mpo, protagonista di fatti straordinari, dalla battaglia di Lepanto alla spedizi one di Navarino, Tunisi e La Goletta; nella seconda, segnata dai duri anni della prigionia di Algeri e dall amarezza per il mancato riconoscimento dei suoi meriti , sempre pi respinto ai margini della storia ufficiale, alle prese con problemi d i ogni tipo. Questa dolorosa storia privata della seconda parte della sua vita gli permette d i vedere in una luce nuova anche gli avvenimenti della prima parte, e gli consen te di cominciare a leggere il suo tempo in una dimensione meno mitica ed esalyan te, e proprio per questo pi acuta e dolorosa. A ci era indotto anche dalla crisi d ella potenza spagnola: gli anni che vanno dal 1598 al 1620 segnano infatti un pe riodo cruciale per la Spagna, in bilico fra grandezza e decadenza , e ora costre tta a confrontare i suoi miti con le sue realt (P. Vilar) La Prima Parte del romanzo fu pubblicata nel 1605, in 52 capitoli con il titolo El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha, compuesto por Miguel de Cervant es de Saaevedra; la Seconda Parte apparve, sempre a Madrid, nel 1615 (Segunda pa rte del ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha) in 74 capitoli. Tra la prim a e la seconda parte trascorrono quindi 10 anni. La spinta a riprendere e a comp letare il romanzo risale probabilmente al 1614, quando usc a Tarragona un Segundo tomo del ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha, a cura di Alonso Fernandez de Avellaneda: una continuazione del Don Chisciotte fatta per ragioni polemiche (di natura soprattutto letteraria). Questa seconda parte serve quindi a Cerva ntes anche come una difesa e un apologia della propria opera: egli tende infatti a caratterizzare il suo don Chisciotte come quello vero , in contrasto esplicito co n quello dell apocrifo.

Don Chisciotte Parte prima Un povero hidalgo (signorotto di campagna), conosciuto come Quijada o Quesada, s i lascia talmente assorbire dalla lettura dei romanzi cavallereschi (di cui disc ute con il parroco e con il barbiere Nicolas) da impazzire e decidere di partire alla ventura, facendosi cavaliere errante per la gloria sua e del paese. La folli a porta il gentiluomo a ritenere che: a) tutto ci che ha letto nei libri di caval leria sia veritiero e realmente accaduto; b) sia possibile nel suo tempo ripeter e queste esperienze e andare errando per il mondo riparando i torti e acquistand o onore. Ribattezzato il suo vecchio cavallo con il nome di Ronzinante, preso per s il nom e di Don Chisciotte, sceglie la sua dama. Aldonza Lorenzo, una vicina contadina di bell'aspetto, diventa cos, nella fantasia del sognatore mancego, la dama Dulcin ea del Toboso. Arrivato in un'osteria che scambia per un castello, viene armato cavaliere dall'oste. Gli inizi dell'avventura sono infausti: alla prima impresa (in cui Don Chisciotte, per salvare un garzone negligente dalle botte del suo pa drone, finisce per farlo pestare ancora di pi) ne segue una seconda, che vede il cavaliere malmenato dai mercanti che si rifiutavano di rendere omaggio a Dulcine a. Ritornato a casa, curato dai familiari, mentre il parroco e il barbiere fanno una cernita tra i suoi libri, buttando nel fuoco i pi pericolosi. Appena guarito, Don Chisciotte riparte, avendo al fianco uno scudiero, Sancio Panza, che lo seg ue con il suo asinello. Ricominciano le avventure, che ripetono tutte un eguale s truttura: don Chisciotte trasfigura la realt secondo i suoi amati modelli e allor ch violentemente disilluso attribuisce le disastrose discordanze all intervento di un incantatore nemico. Partono per avventure ma incontrano puntualmente solo gu ai: il cavaliere lotta contro i mulini a vento, scambiati per giganti; attacca u na carrozza che porta una dama (che lui crede una principessa da liberare) mette ndo in fuga dei frati e ferendo uno scudiero; ma la coppia ha la peggio contro u n gruppo di mulattieri che li attacca e li pesta a sangue. In un'altra osteria s cambiata per castello, gli amori della serva Maritones e di un mulattiere geloso sono la causa di un nuovo pestaggio, da cui escono malconci. Altre botte piovono sul cavaliere nello scontro con due greggi, scambiate per due eserciti nemici. Le peripezie proseguono con Don Chisciotte che attacca di notte un corteo funebr e e storpia uno studente; veglia una notte intera fronteggiando i misteriosi rum ori di una fabbrica e si appropria della bacinella di un barbiere creduta un elmo leggendario; e ancora, libera un gruppo di galeotti, che infine lo derubano. Il cavaliere si ritira in penitenza sulle montagne della Serra Morena; Sancio ritor na a casa, portando un messaggio per Dulcinea. Lo scudiero incontra all'osteria d i Maritones il barbiere e il parroco; con l'aiuto della bella Dorotea (gi nota pe rch protagonista di una storia d'amore narrata in precedenza), che si finge princi pessa di Micomicona e lo supplica di darle aiuto contro un terribile gigante che ha usurpato il suo regno, gli amici persuadono il cavaliere a lasciare le monta gne. Dopo altre avventure che finiscono con pestaggi, Don Chisciotte viene legato e p ortato a casa. Nel viaggio verso casa sostano di nuovo alla locanda, dove, don Chisciotte sosti ene, da sonnambulo, un eroica zuffa con degli otri di vino rosso da lui scambiati per il gigante nemico di Micomicona. Intanto i personaggi di una storia introdott a in precedenza da racconti secondari (Dorotea, don Fernando, Cardenio e Lucilla ) entrano direttamente nella storia del cavaliere e sono intrattenuti nella loca nda dal racconto Del prigioniero, narrato da uno spagnolo catturato dai Turchi a Lepanto: una storia che ricorda molto da vicino la vicenda autobiografica della prigionia di Cervantes ad Algeri. Parte seconda Don Chisciotte d segni di ravvedimento e gli amici riconoscono la saggezza di qua lche sua affermazione. L'intervento del baccelliere [laureato] Sanson Carrasco, che sopraggiunge da Barcellona entusiasta delle imprese appena stampate del cava

liere, d nuovamente il via alle vicende.(in questa conversazione Cervantes d notizi a della diffusione del suo romanzo, facendo abilmente del primo libro materia ro manzesca per la continuazione). Sancio partecipa con entusiasmo, impaziente di p rendere possesso del governatorato di un'isola, come gli ha assicurato il padron e. Carrasco propone di partire per Saragozza, dove si tengono le giostre; tutti accettano con entusiasmo. Il laureato intende preparare un'imboscata al cavalier e, sconfiggerlo a duello e costringerlo a rientrare a casa. Tutto va secondo il progetto, ma Carrasco vinto e Don Chisciotte prosegue il suo viaggio; per smasch erare l'impostura della continuazione apocrifa della sua storia (quella realmente pubblicata a firma del "falsario" Avellaneda), che vede il cavaliere e il suo s cudiero diretti proprio a Saragozza, i due deviano per Barcellona. L'incontro con una duchessa, che riconosce nella coppia i due protagonisti della prima parte d el romanzo gi pubblicata, d il via a una serie di beffe estremamente elaborate, me sse in scena dalla duchessa e dal marito, che ospitano Sancio e Don Chisciotte c ompiacendo ogni sua bizzarria. In una di queste finzioni Sancio viene investito d el titolo di governatore dell'isola di Barattaria (in realt un villaggio aragonese ); isolato in un palazzo, assistito dalle lettere fitte di consigli di Don Chisc iotte, Sancio dimostra buone attitudini al governo e doti di ingegno e sapienza, anche se non pu sfuggire a una bastonatura finale a opera dei servi, che si fingo no invasori esterni: dopo dieci giorni si convince ad abbandonare il governo, co n amare riflessioni sugli oneri e la vanit del potere. Don Chisciotte intanto de ve tenere a bada le avances di cui fatto oggetto (per burla) dalle dame. Ripreso il cammino, a Barcellona (ambiente molto diverso da quello delle quiete strade manceghe, sfondo di tutta la Prima parte: ora la grande citt portuale con il suo fervore e la sua animazione a circondare e sconcertare i due ) Don Chisciotte d eve sostenere un duello con il Cavaliere della Bianca Luna (Carrasco, di nuovo); a far scattare la sfida la provocazione del laureato sulla dubbia bellezza di Du lcinea: questa volta per Don Chisciotte sconfitto e soccombe. Rientrato, secondo i patti, al paese, dopo aver sognato una vita pastorale ed essere stato travolto da una mandria di porci, rinsavisce improvvisamente, si congeda dagli amici, si ammala e muore sotto il nuovo nome di Alonso Quijano, detto "il buono". I caratteri del Don Chisciotte Genere romanzo in prosa che recupera in una sorta di mixage vari generi della tradizion e: la letteratura cavalleresca, il genere idillico-bucolico, il romance (componi mento epico-lirico di origine popolare), la narrazione picaresca, il saggio. Argomento le avventure ridicole e umilianti di un povero hidalgo che si lasciato talmente assorbire dalla lettura dei romanzi cavallereschi da impazzire e decidere di part ire alla ventura. Fonti la fonte principale il racconto burlesco anonimo Entrems de los romances (1588-15 91), da cui tratta la storia nelle sue linee essenziali; frequenti sono i richiam i, parodistici o seri, ad altre opere.

Narratori il racconto affidato a pi voci narranti, nessuna delle quali onnisciente, che inte rvengono spesso nella vicenda: il narratore principale, che si presenta come il "curatore" di un romanzo arabo venuto in suo possesso; l'autore del manoscritto su cui, nella finzione, si basa la vicenda; il traduttore, anch'esso fittizio, del manoscritto dall'arabo al castigl

iano; Avellaneda, l'autore reale di una continuazione della prima parte del Don Chisci otte. Personaggi principali al protagonista Don Chisciotte si affianca lo scudiero Sancio Panza, che ne rappr esenta in un certo senso l'antitesi: il primo idealista e intriso di cultura lib resca, il secondo un contadino incolto dotato di grande buonsenso "popolare" e re alismo; sul finire della storia i caratteri dei due personaggi si trasformano e tendono a influenzarsi a vicenda. Struttura sulla vicenda principale si innestano numerose digressioni: racconti secondari inseriti nella narrazione principale secondo la tecnica del r acconto "a schidionata"; incursioni dei narratori nella storia; commento o approfondimento dei temi trattati, principalmente a opera del protago nista. Focalizzazion

il racconto spesso svolto dalla prospettiva dei personaggi e dei diversi narrator i: si ha per conseguenza una continua variazione dei punti di vista da cui le vic ende sono osservate, nessuno dei quali risulta obiettivo. Linguaggio linguaggio si modella sui personaggi e sulle situazioniLa struttura del romanzo, il sistema dei generi e la poetica La struttura del romanzo, come ha rilevato Victor Sklovskij segue uno schema "a schidionata" (spiedo), cio l'andamento della vicenda principale, condotta in ordin e cronologico, viene interrotto dall'inserzione di vari episodi o novelle second arie che non necessariamente sono collegati alla storia dominante, con la conseg uenza di costruire una struttura narrativa seriale e aperta. Tendenzialmente gli inserti narrativi contrastano con la storia principale per il grado di realt che essi presentano, perch molte di queste novelle raffigurano l a societ ai vari livelli ed entrano in conflitto con il mondo ideale ed utopistic o del cavaliere errante: le novelle di argomento amoroso, per esempio, che inter calano la vicenda di Don Chisciotte e Dulcinea, mettono in scena situazioni real i e una dimensione umana e passionale del sentimento, in opposizione all'amore a stratto, immaginario, letterario dell'hidalgo per la contadina. La variet fornita da una simile struttura, che giustappone e associa materiali na rrativi diversi, rivela la grande possibilit espressiva del genere romanzo e la r agione della sua scelta da parte di Cervantes. Nel capitolo 47 del I libro, infa tti, l'autore attraverso le parole del canonico espone la sua poetica affermando che i tra tanti difetti dei romanzi cavallereschi vi era anche qualche pregio com e l'argomento che offrivano perch un buon ingegno vi si potesse rivelare, perch la sciavano in ogni direzione campo libero, dove senza impacci avrebbe potuto corre r la penna, descrivendo naufragi, inganni, scontri e battaglie [e che] il tipo stesso, cos libero di questa scrittura permette all'autore di mostrarvisi epico, lirico, tragico, comico, con tutti quei pregi che racchiudono in s le dol cissime e squisite discipline della poesia e dell'oratoria; poich di fatti l'epic a pu benissimo scriversi cos in prosa che in versi. Il romanzo, quindi, scelto perch permette grande libert espressiva, eterogeneit dei materiali, molteplicit dei generi. Nel Don Chisciotte, infatti, troviamo un'ampi a variet di registri, da quello avventuroso all'elegiaco, dall'epico al picaresco e una grande disponibilit a rielaborare e contaminare generi: si ha, cos, il roman

zo pastorale (episodio di Marcello e Crisostomo, 1, 14), il picaresco (l'avventu ra dei galeotti, 1, 22), i romanzi moreschi dell'epoca (storia dello schiavo, 1, 39-41), la novella italiana (la novella dell'Incauto Sperimentatore, I, 33-35), lo stile oratorio (discorso dell'et dell'oro davanti ai caproni, I,11, che senza rispondergli una sola parola, sbalorditi e incantati, lo stettero a sentire), il dibattito medievale tra chierico e cavaliere (dialogo sulle armi e lettere, I, 3 7 o II, 32), l'epistola d'amore (lettera di Lucinda a Cardenio, I, 27 o quella d i Camilla ad Anselmo, I, 34). Cervantes sottopone questi generi a parodia nel ri spetto di quanto afferma nel Prologo, cio di fare in modo che nel romanzo il mali nconico inclini al riso, il gaio lo sia ancora di pi. L'effetto finale di tale pluristilismo quello di fornire un'immagine della realt poliedrica, composta da un complesso gioco di apparenze e realt, di punti di vista in incessante mutamento, ma anche interessante notare come formalmente questa op erazione di rovesciamento critico dei modelli conduca alla fondazione a sua volt a di un nuovo genere letterario, il romanzo: come sostiene appunto Joan Ramon Re sina in un recente studio su Cervantes: il Don Chisciotte un formidabile centone della letteratura di intrattenimento |... | che per cambia tutte queste forme in una forma nuova. Il tipo di libro che prima di ogni altro oggetto di discussione e parodia quello di cavalleria. Questo genere di romanzi narra le nobili avventure di un eroe, il cavaliere errante, eccelso per forza, abilit nell'uso delle armi, generosit, cora ggio, sempre pronto a difendere i deboli, gli oppressi in nome di un alto senso della giustizia; innamorato di una dama alla quale devotamente offre i suoi serv igi e dedica le sue imprese; la sua sete di avventure lo porta a vagare solitari o per le strade del mondo e a combattere sempre vittorioso contro ogni tipo di av versario: malvagi, mostri, incantesimi, interi eserciti. Cervantes nel Prologo afferma che il romanzo tutta una invettiva contro i libri di cavalleria e che | non mira ad altro che a distruggere l'autorit e il favore che [essi | hanno nel m ondo e fra il volgo: il Don Chisciotte nasce, quindi, come critica a un genere m olto letto, che aveva tanti appassionati cultori di ogni livello sociale e cultu rale. La polemica dello scrittore fondata su una serie di considerazioni, sul fa tto cio che tali romanzi sono falsi, che non seguono la categoria aristotelica de lla verosimiglianza, che gli autori sono persone oziose e superficiali, che hann o letto pochi libri e il loro stile artificioso, argomenti che convergono con qu elli dei moralisti, critici e autori della Spagna del secolo XVI nel ricusare il genere. Pertanto andr chiarito che il Don Chisciotte non vuole essere una demist ificazione ironica della mitologia cavalleresca e una satira corrosiva della cav alleria intesa come insieme di valori e nobili ideali, perch oramai anacronistici nel confronto con la realt contemporanea elementare e materialista, ma vuole esse re una critica a un genere letterario specifico con il suo repertorio di assurdi t, fantasie, incongruenze. Come afferma Martin de Riquer, ci che fa Cervantes cent rare la cavalleria nella sua realt e separare con la parodia, l'ironia e il sarca smo, la cavalleria letteraria |... ] che con la sua favolosa esagerazione finiva per sminuire e minimizzare l'autentico eroismo. Cervantes, quindi, ha come obiett ivo la caricatura dell'eroismo presente in quella letteratura per evitare la con fusione tra eroe vero ed eroe di fantasia: don Chisciotte non un cavaliere lette rario, ma un cavaliere reale, un uomo la cui lettura di tanti libri di cavalleria ha fatto perdere il giudizio e ritenere verit storiche le vicende raccontate in essi. Don Chisciotte e Sancio Panza Alonso Quesada , come si detto, un uomo intossicato a tal punto dalla lettura del le vicende dei romanzi che confonde la vita con la letteratura e di conseguenza si muove come un eroe dei suoi libri, adattando ogni situazione reale mediocre e prosaica alla sua alta fantasia letteraria. Vestito come un cavaliere della Rec onquista, un arcaismo vivente, don Chisciotte si muove in un mondo e in un tempo avversi: buono, saggio, acuto, sottile parlatore, l'hidalgo vive con infantile e commovente sincerit la sua generosa illusione che, nell'impatto serrato con la q uotidianit, gli provoca derisione, bastonature e disinganno. Ma la malinconia che caratterizza il cavaliere dalla Triste Figura non dato solo dal disincanto del m ondo, dallo scontro tra illusione e realt o tra lui e gli altri, ma anche dal cont

rasto, come afferma Riquer tra le sue idee di se stesso a confronto con la realt. Questo lo si nota nelle avventure che avvengono in Catalogna, nella parte final e del romanzo (con i banditi catalani e Rocco Guinart, nella guerra contro i Tur chi, nell'ultimo duello con il cavaliere della Bianca Luna), che, a differenza d i quelle prese a prestito dai romanzi, sono avventure vere nelle quali il protago nista si rivela in tutta la sua piccola e debole dimensione di uomo: l, come sost iene Riquer, vediamo con autentica pena che tutto l'ardire cavalleresco di Don C hisciotte si sgretola e annichilisce \ ...\ a quel punto la sua follia non fa pi ridere. Per tutta la prima uscita don Chisciotte viaggia da solo e la sua ricchi ssima interiorit emerge da lunghi soliloqui, ma dal capitolo 7 ha un compagno all e sue avventure, Sancio Panza, un contadino del suo paese, uomo dabbene (se ques to titolo pu essere dato a chi povero) ma con pochissimo sale in zucca (I, 7). Co n l'entrata in scena di questo scudiero ignorante e un po' tonto il dialogo divi ene il fulcro narrativo caratterizzante del romanzo, principale strumento di anal isi e interpretazione. Nelle lunghissime conversazioni che i due intessono su og ni argomento o a commento delle avventure che soffrono, si scontrano due visioni della vita, due personalit, due culture, due linguaggi diversi: al colto e folle idealista hidalgo don Chisciotte viene contrapposto il contadino Sancio, materi alista, concreto, realista, furbo con quella saggezza maturata nell'esperienza di un vita dura; uno alto, magro cavalca un cavallo, l'altro grasso lo segue su un asino; uno ha un linguaggio forbito, di antica ricercata eleganza, l'altro parl a con proverbi popolari e fa errori lessicali; uno crede, l'altro dubita. Ma la loro opposizione rivela qualcosa di pi complesso e profondo: come stato pi volte s ottolineato dalla critica, la dialettica tra don Chisciotte e Sancio il modo per sottoporre ogni accadimento sempre all'analisi di due punti di vista differenti e in antitesi, come a dire che il mondo ha perso la sua unit e univocit tradizion ali e che ogni realt pu essere conosciuta da pi punti di vista. Leo Spitzer, in uno suo importante studio su Cervantes (Prospettivismo nel "Don Quijote", in Cinque saggi di ispanistca, Giappichelli, Torino, 1962), sostiene che i due personaggi discutono su parole, frasi senza mai giungere ad alcuna ferma conclusione rivela ndo l'attitudine relativista di Cervantes che investe anche altri fenomeni prese nti nel romanzo come la pluralit dei nomi dei personaggi (ad esempio il protagonis ta possiede vari nomi come Quixada, Quesada, Quixana Quijote, Alonso Quijano), i giochi linguistici e gli errori di Sancio a significare ancora una volta i molt eplici aspetti della realt e la perdita di una verit assoluta. La scomparsa di un senso univoco della realt e la permanenza del mutamento, dell'instabilit e della d uplicit in ogni evento le riscontriamo proprio nell'evoluzione del rapporto tra d on Chisciotte e Sancio Panza che mette in crisi ogni definitiva schematizzazione : se, infatti, nella prima parte Sancio Panza si affanna a cercare di correggere don Chisciotte e di mostrargli la realt delle cose dietro le fantasie, successiv amente ne assume i meccanismi di pensiero, come rivela quando cerca di convincere il suo padrone che le tre contadine incontrate per via sono Dulcinea accompagnat a da due nobili dame, mentre don Chisciotte insiste a dire Io non vedo altro, se non tre contadine su tre asini (1, 10). I ruoli sembrano quindi invertirsi e in effetti a un certo punto della storia i due compagni si assimilano l'uno all'alt ro; don Chisciotte a un certo punto si "sancizza" e Sancio si "chisciottizza" e questo perch anche lo scudiero alla fine preda di un'illusione in cui crede intim amente: il governatorato di un'isola che non c', infatti, come il sogno di valori cavallereschi del suo padrone, il quale, alla fine, lo descriver affettuosamente come un buffo scudiero che dubita di tutto, e crede tutto-, quando penso che st ia per toccare il fondo della stupidaggine, ha delle uscite cos intelligenti che l o innalzano al cielo (II, 34). La moderna follia di don Chisciotte Come abbiamo detto, la follia di don Chisciotte deriva dalla passione esclusiva per i libri di cavalleria che lo ha portato a identificarsi a tal punto nel mond o che in essi si rappresenta da confondere la vita con la letteratura; l'adesione del protagonista al mondo spirituale di nobili ideali, virt e sentimenti che egli ha trovato nelle pagine di questi libri lo ha spinto al di l di un semplice rifu gio nel sogno o nella compensazione fantastica a una realt grigia, piatta e prosa ica, ma lo ha condotto, ormai cinquantenne, a cercare nel mondo ci che aveva inco

ntrato nei libri: mulini, locande, greggi divengono ai suoi occhi giganti, caste lli, eserciti. La realt viene negata e trasfigurata attraverso questa operazione d i immaginazione: ma lo scontro tra vicenda reale e "riscrittura" dei libri caval lereschi destina don Chisciotte alla sconfitta anche se da lui spesso non ricono sciuta o rifiutata come opera di maghi malvagi. Il personaggio, quindi, resta sos peso tra comicit e tragedia, tra il ridicolo e il sublime, tra la follia e la sagg ezza. Cesare Segre afferma che la storia di don Chisciotte altro non che un conf ronto tra il romanzo da scrivere e quello effettivamente scritto con i fatti, ci o il fallimento, in questo senso allora nel cavaliere vi sarebbe un volontarismo d ella pazzia, cio non sarebbe stato colpito da una involontaria fatale malattia, m a sarebbe in lui una volont di credere come sola possibilit di dare senso alla vita . Diversa la posizione del grande filologo e critico tedesco Erich Auerbach per il quale in Don Chisciotte non va ricercato niente di tragico o di problematico: l a pazzia del protagonista ha origini e rimane tutta letteraria, ed ha come conseg uenze il tono gaio, la critica della societ, la parodia, il gioco, il ritmo della narrazione, le situazioni e la forza del dialogo. Per Auerbach necessario abban donare la romantica dialettica follia-saggezza per poter afferrare nell'esatta m isura le intenzioni dell'autore: la saggezza di Don Chisciotte non quella di un pazzo; l'intelligenza, la nobilt, la costumatezza e la dignit d'un uomo prudente ed equilibrato; egli non n demoniaco n paradossale, non tormentato dal dubbio e dalla contraddizione, dal sentirsi sen za patria in questo mondo, anzi sempre uguale e ponderato. da E. Au erbach, Mimesis, II, Einaudi,Torino, 1956