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L’impero di Carlo V

1. Ritratto di Carlo V (1605)


1. Carlo re di Spagna e imperatore di Germania

La scena internazionale della prima metà del Cinquecento fu dominata dalla figura di Carlo V.
Sua madre era la principessa spagnola Giovanna di Trastamara detta la Pazza, unica figlia di
Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia (i sovrani spagnoli che finanziarono la spedizione di
Colombo, vedi fotocopie precedenti); suo padre era Filippo d’Asburgo detto il Bello, figlio
dell’imperatore tedesco Massimiliano.

Gli Asburgo erano una famiglia nobile originaria della Germania meridionale, poi
insediata in Austria con il titolo di duca. A partire dal XIII secolo diversi membri
della casata furono eletti imperatori, e grazie a un’astuta politica matrimoniale
riuscirono a espandere il proprio dominio anche sull’Ungheria, sui Paesi Bassi e sulla
Spagna (e da lì sulle colonie in America, Africa e Asia).

Quando nel 1506 morì Filippo il Bello, il piccolo Carlo ereditò i Paesi Bassi, il Lussemburgo e la
Franca Contea (una regione al confine tra Francia e Svizzera), oltre al titolo di duca di Borgogna,
un’altra regione che però apparteneva di fatto al regno di Francia. E quando nel 1516 morì il nonno
materno Ferdinando, il ragazzo ereditò anche le corone di Aragona e di Castiglia, i regni di Napoli,
di Sicilia e di Sardegna, le colonie spagnole in Sud America.

1. Albero genealogico di Carlo V

Fino ad allora Carlo era stato cresciuto nelle Fiandre (regione corrispondente all’attuale Belgio),
quindi non sapeva nulla della Spagna, della sua lingua e della sua cultura. Di conseguenza nel 1517
decise di compiere il suo primo viaggio in Spagna per prendere possesso delle terre ereditate dal
nonno materno e conoscere i suoi sudditi.
Subito dovesse scontrarsi con la diffidenza delle Cortes, che temevano di perdere i loro privilegi;
per evitare un conflitto, Carlo promise di:
- non nominare vescovi stranieri in Spagna
- lasciare invariate le tasse
- non introdurre a corte lingue diverse dallo spagnolo
Cortes = assemblee rappresentative dei regni iberici, simili al Parlamento inglese e
agli Stati generali francesi. Inizialmente ne facevano parte solo rappresentanti del
clero e della nobiltà, ma dal XII secolo furono aperte anche a rappresentanti delle
città. Non decidevano le leggi, ma avevano il potere di votare e di imporre le tasse.

Nel 1519 morì anche il nonno paterno, Massimiliano, e Carlo ereditò il ducato d’Austria.
Il titolo di imperatore, però, non poteva essere trasmesso ereditariamente: erano i sette principi
elettori a scegliere il nuovo sovrano.

Principe elettore = membro del collegio elettorale che a partire dal XIII secolo
sceglieva il nuovo sovrano del Sacro Romano Impero. Tre di loro erano ecclesiastici:
l’arcivescovo di Magonza, l’arcivescovo di Colonia e l’arcivescovo di Treviri. Gli
altri quattro erano sovrani laici: il conte palatino del Reno, il margravio del
Brandeburgo, il duca di Sassonia e il re di Boemia. I principi elettorali avevano anche
il ruolo di consiglieri dell’imperatore.

La candidatura di Carlo V era ostacolata dal papa Leone X, che lo riteneva già troppo potente e non
voleva acquisisse ulteriori terre: per questo appoggiava la candidatura di Federico il Saggio,
principe di Sassonia (quello che più avanti proteggerà Lutero, vedi fotocopie sulla Riforma).
Per farsi eleggere, Carlo non esitò a comprare i voti dagli elettori, chiedendo un ingente prestino ai
potenti banchieri di Anversa: così il 28 giugno 1519 fu eletto all’unanimità imperatore del Sacro
Romano Impero.

2. I possedimenti di Carlo V nel 1519, quando fu eletto imperatore

Mentre si trovava in Germania per occuparsi dell’elezione, Carlo aveva lasciato il governo della
Spagna nelle mani del suo precettore Adriano di Utrecht (futuro papa col nome di Adriano VI),
ma la scelta non piacque ai sudditi, così nel 1520 scoppiò la rivolta dei comuneros (gli abitanti dei
Comuni, ossia delle città castigliane). La loro protesta coinvolgeva più aspetti:
- la difesa dei privilegi fiscali rispetto all’impero
- il mantenimento dell’autonomia delle città
- la protezione dell’economia locale contro lo sfruttamento dei nobili
La rivolta arrivò a caricarsi di valenze religiose, perché portò soprattutto a Valencia alla caccia e
allo sterminio di ebrei e musulmani.
Tuttavia nel 1521 le milizie imperiali riuscirono a soffocare la rivolta. Carlo tentò di preservare la
pace fissando la propria corte a Valladolid, in Spagna, ma ben presto fu costretto a lasciare di nuovo
il paese: stavano infatti iniziando per lui le lunghe guerre che lo avrebbero opposto da un lato alla
Francia, dall’altro ai principi protestanti.

2. Le guerre contro la Francia

Nonostante fosse già signore di un impero enorme, Carlo V aveva altri due obiettivi:
- rientrare in possesso della Borgogna, una regione francese di cui era formalmente duca per
eredità della nonna paterna, ma che di fatto era sotto il controllo del re di Francia
- impadronirsi del ducato di Milano, anch’esso in mano francese, per facilitare le
comunicazioni tra la parte tedesca e quella spagnola dei possedimenti asburgici

D’altro canto, il re di Francia Francesco I era consapevole della minaccia imperiale e si sentiva
accerchiato, perché nel 1510 la zia di Carlo, Caterina d’Aragona, aveva sposato il re inglese Enrico
VIII (matrimonio che poi sarà annullato dando origine allo scisma anglicano, vedi fotocopie sulla
Riforma). Quando nel 1522 divenne papa Adriano di Utrecht col nome di Adriano VI,
l’accerchiamento si fece completo.

Un conflitto con la Francia era dunque inevitabile: dal 1521 al 1559 si alternarono guerre e tregue.
Il principale teatro di battaglia fu ancora una volta l’Italia, divisa in deboli Stati regionali incapaci di
unificare la penisola; per questo motivo, anche queste vengono incluse nell’elenco delle guerre
d’Italia insieme alle campagne di Carlo VIII nel 1494-1495 e di Luigi XIII nel 1499-1504 (vedi
fotocopie sull’Italia dopo la pace di Lodi).

1) Guerra del 1521-1526: Carlo V invase e occupò il ducato di Milano, che fu consegnato
all’ultimo duca della dinastia Sforza, Francesco II. L’esercito francese fu sbaragliato nella
battaglia di Pavia e lo stesso re fu fatto prigioniero; Carlo lo costrinse a firmare la pace di
Madrid, con cui riconosceva all’impero Milano e la Borgogna.
2) Guerra della Lega di Cognac del 1526-1530: il nuovo papa Clemente VIII, preoccupato
dalla potenza asburgica, diede vita a un’alleanza antispagnola di cui facevano parte la
Francia, Milano, Venezia, Firenze e Genova, chiamata Lega di Cognac. Carlo V reagì
inviando in Italia un esercito di 18mila mercenari, la maggior parte dei quali erano i
famigerati lanzichenecchi: quando arrivarono a Roma, la misero a ferro e fuoco per giorni,
massacrando la popolazione, stuprando, profanando persino le chiese. Secondo molti
studiosi, questo sacco di Roma del 1527 segnò la fine del Rinascimento.

Lanzichenecchi = dal tedesco Landsknecht, “servitori della terra”, erano mercenari di


fanteria reclutati inizialmente nel sud della Germania e nel Tirolo. Combattevano
armati di picche lunghe 3 o 4 metri, oppure con alabarde e archibugi (primitivi fucili).
3. Lanzichenecchi con i loro caratteristici costumi

Sempre nel 1527, a Firenze scoppiò una rivolta popolare che portò a una nuova cacciata dei
Medici. Carlo V giunse a un accordo con la Francia nel 1529 con la pace di Cambrai, che gli
riconosceva ancora il ducato di Milano ma non la Borgogna, tornata ai francesi; poi si
riappacificò col papa e nel 1530 aiutò i Medici a tornare a Firenze.
3) Guerra del 1535-1538: Francesco II, duca di Milano, morì nel 1535 senza figli. Carlo V
invase subito Milano e la annetté ai domini spagnoli; Francesco I di Francia reagì occupando
la Savoia e alleandosi con uno dei nemici dell’impero, gli Ottomani (vedi più avanti).
Questa volta il conflitto si concluse con la mediazione del papa e l’ennesimo riconoscimento
della sovranità asburgica su Milano, mentre alla Francia rimase la Savoia. Inoltre l’alleanza
franco-ottomana fu la prima alleanza tra una nazione cattolica e un impero musulmano e per
questo all’epoca venne definita scandalosa ed empia da molti cattolici.
4) Guerra del 1542-1546: le solite pretese della Francia su Milano e di Carlo V sulla
Borgogna diedero vita a questo nuovo conflitto che si combatté in varie parti d’Europa
coinvolgendo anche gli Ottomani dalla parte dei francesi e l’Inghilterra dalla parte degli
spagnoli. Carlo V e Francesco I giunsero a un accordo già nel 1544 con la pace di Crépy,
con cui Carlo rinunciò definitivamente alla Borgogna ma mantenne Milano. La guerra tra
Francia e Inghilterra continuò invece fino al 1546 con il trattato di Ardres.
5) Guerra del 1551-1559: dopo la morte di Francesco I nel 1547, il suo successore Enrico II
riprese le ostilità, puntando all’espansione verso est. In Italia, la repubblica di Siena stanca
di essere controllata dalla guarnigione imperiale si ribellò a Carlo V, mentre gli Ottomani
aiutarono i Francesi nell’invasione della Corsica, all’epoca dominio genovese. Questo
conflitto sarà portato a termine dal figlio di Carlo, Filippo.

3. Le guerre contro gli Ottomani

Carlo V dovette affrontare anche altre due grandi minacce, oltre alla Francia: l’impero ottomano nel
Mediterraneo e nei Balcani, i principi protestanti nel cuore stesso della Germania. Questi ultimi li
abbiamo già visti parlando della Riforma luterana: appoggiarono Lutero nella sua predicazione,
costituirono un’alleanza militare chiamata Lega di Smalcalda e alla fine riusciranno a vedersi
riconosciuto il diritto di praticare la loro religione.

Quanto agli Ottomani, abbiamo già trattato della loro espansione nei territori del vecchio impero
bizantino, culminata nel 1453 con la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II (vedi
fotocopie sugli Stati nazionali).
Negli anni seguenti gli Ottomani, dopo un periodo di guerra civile, si erano ulteriormente espansi:
nel 1517 il sultano Selim I aveva sottomesso i Mamelucchi, la dinastia al potere in Egitto,
conquistando anche La Mecca e Medina, le due città sante della religione musulmana.
Nel 1520 era diventato sultano il figlio di Selim, Solimano, il cui regno fu così glorioso che
tradizionalmente è noto come Solimano il Magnifico. Nel 1521 conquistò Belgrado in Serbia, nel
1522 prese l’isola di Rodi e scacciò l’ordine di cavalieri che lo abitava, che si trasferì a Malta e che
tuttora è noto come cavalieri di Malta. A quel punto, gli Ottomani poterono mirare ancora oltre,
verso il cuore dell’Europa.

Nel 1526 l’armata ottomana guidata da Solimano stesso invase l’Ungheria. Carlo V era ancora
impegnato nella guerra contro i Francesi per il ducato di Milano, così solo il re di Boemia e
Ungheria Luigi II Jagellone gli andò incontro, ma fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Mohacs.

4. Miniatura ottomana che raffigura la battaglia di Mohacs

La morte di Luigi lasciava vacanti i troni di Boemia e di Ungheria, che subito furono rivendicati da
Ferdinando d’Asburgo, fratello minore di Carlo V e parente del re defunto; ma mentre fu facile
farsi incoronare in Boemia, in Ungheria (occupata da Solimano) Ferdinando incontrò l’opposizione
di Giovanni Zapolya, governatore di Transilvania appoggiato dai nobili del posto e da Solimano
stesso, che voleva fare dell’Ungheria un regno-fantoccio.
Giovanni fu facilmente sconfitto da Ferdinando, ma si affrettò a chiedere aiuto proprio al sultano
ottomano: una nuova grande armata marciò fino a Vienna e la cinse d’assedio nel 1529. L’eroica
resistenza degli assediati e la minaccia del rigido inverno austriaco costrinsero però il sultano a
ritirarsi dopo qualche mese.
La situazione in Ungheria fu risolta solo nel 1533 dividendo il paese in tre regioni:
- la parte più grande in mano agli Ottomani
- la Transilvania governata dalla famiglia Zapolya (di fatto vassalla degli Ottomani)
- le regioni occidentali (la cosiddetta Ungheria Reale) in mano a Ferdinando d’Asburgo come
re d’Ungheria

Il conflitto tra Carlo e Solimano si spostò dunque a sud, nel Mediterraneo, dove gli Ottomani
ricorrevano a pirati e corsari (come il temutissimo Khayr al-Din, detto Barbarossa) per controllare
le rotte commerciali, attaccando i convogli navali spagnoli e occupando le città costiere del
Nordafrica (Algeri, Tunisi, Tripoli ecc.).
Carlo V tentò di dar vita a una vera e propria crociata antiturca nel Mediterraneo e nel 1541 guidò
personalmente una grandiosa spedizione navale contro Algeri, principale roccaforte dei pirati
ottomani; al suo fianco c’era nientemeno che Hernan Cortés, l’uomo che aveva conquistato
l’intero impero azteco in Messico (vedi fotocopie sull’età delle scoperte geografiche). Tuttavia
questa grande spedizione si concluse in un fallimento: le tempeste affondarono molte navi e le forze
superstiti furono insufficienti per prendere Algeri.

5. L’impero ottomano alla morte di Solimano il Magnifico nel 1566; in verde scuro i territori
annessi direttamente all’impero, in verde più chiaro gli Stati vassalli
4. Gli ultimi anni e la pace di Cateau-Cambrésis

Amareggiato dai mancati successi sugli Ottomani, stanco delle continue guerre con la Francia,
incapace di schiacciare definitivamente la ribellione protestante in Germania, Carlo V si rendeva
ormai conto che il suo sogno di fondare una monarchia universale in Europa era ormai
irrealizzabile.

Per buona parte del Medioevo il papato e l’impero avevano costituiti i due poteri
universali dell’Europa cristiana, le due massime autorità in campo religioso e politico
(basti pensare alla teoria dei “due soli” di Dante Alighieri). Non erano mancati
nemmeno tentativi dell’uno di imporsi sull’altro: si pensi alla lotta per le investiture o
allo scontro tra i pontefici e Federico II di Svevia.
Tuttavia, a partire dal XIII-XIV secolo questi due poteri universali erano entrati in
crisi ed erano emersi nuovi soggetti politici, gli Stati nazionali, governati da re che
non si ritenevano più subordinati al papa o all’imperatore: la Francia, l’Inghilterra, la
Spagna ecc. Anche in questo caso vi furono scontri piuttosto accesi, come quello tra
Filippo IV il Bello di Francia e papa Bonifacio VIII (vedi fotocopie sul Trecento).
Carlo V, ritrovatosi a governare sia sulla Spagna sia sulla Germania, fu l’ultimo
sovrano che cercò di ridare al Sacro Romano Impero il proprio ruolo di guida
universale dell’Occidente, ma il suo tentativo fallì perché il mondo era cambiato:
l’Europa era ormai divisa politicamente in Stati che non avevano alcun interesse a
sottomettersi all’impero, e dal punto di vista religioso erano nate nuove Chiese
protestanti (luterana, calvinista, anglicana ecc.) che non riconoscevano più nel papa, e
men che meno nell’imperatore, la loro autorità suprema.

Nel 1555 Carlo V firmò con i principi protestanti della Germania la pace di Augusta, che stabiliva il
principio del cuius regio, eius religio (dal latino, “di chi è la regione, di lui sia la religione”):
ognuno doveva praticare la religione del proprio governante, quindi i sudditi dei principi cattolici
dovevano aderire al cattolicesimo, i sudditi dei principi protestanti al protestantesimo.
Con questa pace, di fatto Carlo riconosceva la sconfitta e l’impossibilità di riportare i luterani nella
Chiesa cattolica, ma nel contempo assicurava almeno un sessantennio di pace, perché le tensioni
religiosi esploderanno nuovamente solo nel 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni.

Nel 1556, il vecchio e malfermo imperatore decise di abdicare, ossia di rinunciare al trono in favore
dei suoi eredi, a cui già da anni aveva assegnato il governo di determinate provincie. Rendendosi
conto che l’impero da lui governato era troppo vasto per una sola persona, lo divise in due parti:
- al figlio Filippo II andarono la Spagna, le colonie americane, i Paesi Bassi, il ducato di
Milano, i regni di Napoli, di Sicilia e di Sardegna: territori molto diversi tra loro e
geograficamente sparpagliati, su cui sarà difficile mantenere il controllo
- al fratello minore Ferdinando I, già re di Boemia e di Ungheria, lasciò il titolo di
imperatore e l’Austria

Carlo V si ritirò poi a vivere nel convento spagnolo di San Jeronimo di Yuste e lì morì due anni
dopo l’abdicazione, nel 1558.
Ma come già detto, la guerra con la Francia non cessò con la sua abdicazione e solo nel 1559 si
arrivò a una conclusione definitiva delle ostilità tra Filippo II di Spagna ed Enrico II di Francia, la
pace di Cateau-Cambrésis, che sancì definitivamente il dominio spagnolo sull’Italia: Milano,
Napoli, Sardegna e Sicilia erano possedimenti della corona di Spagna, ma anche gli altri Stati
italiani ufficialmente indipendenti erano di fatto soggetti all’autorità spagnola. In tutta la penisola,
solo la repubblica di Venezia e lo Stato della Chiesa erano di fatto liberi.
6. La spartizione dell’impero: in rosso i territori di Filippo II, in verde quelli di Ferdinando I