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IX POMPE A FLUSSO CONTINUO

Premessa

In via del tutto generale, una macchina operatrice a flusso continuo è costituita da alcuni elementi
fondamentali che, pur con caratteristiche geometriche molto diverse secondo il tipo di macchina e
del servizio a cui è destinata, hanno le funzioni di seguito descritte:
• Distributore: ha la funzione di convogliare il fluido alla girante e di accelerare la corrente
sino a valori ottimali della velocità d'ingresso. Per le pompe, di norma, è assente un
distributore palettato che imprima al fluido una componente tangenziale e, quindi, l’ingresso
è assiale.
• Girante: è costituita da un corpo rotante palettato attraversato dal fluido e che ha la funzione
di trasformare l'energia energia meccanica ricevuta all’asse in energia "fluido dinamica"
(somma, per un liquido, dell'energia di pressione, dell'energia cinetica e dell'energia
potenziale gravitazionale) e di trasferirla al fluido stesso. A seconda della deviazione subita
dal fluido nel piano meridiano durante l'attraversamento della girante, si possono avere:
macchine radiali o centrifughe, per una deviazione rispetto alla direzione assiale di 90°,
macchine a flusso misto per deviazioni minori di 90° e macchine assiali per deviazioni
nulle. In fig. IX-1 sono riportate, rispettivamente, giranti centrifughe (a e b), a flusso misto
(c) e assiali (d).
• Diffusore: ha la funzione di trasformare l'energia cinetica residua del fluido in uscita dalla
girante, che in taluni casi può anche essere considerevole, in energia di pressione. Tale
trasformazione avviene in uno o più condotti fissi, palettati o meno e a sezione di passaggio
crescente nel senso del moto, che sono parte integrante della macchina.

Fig. IX-1
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IX-1) Pompe Centrifughe.

Nella fig. IX-2 è mostrata la sezione longitudinale di una pompa centrifuga monostadio ad asse
orizzontale con girante chiusa montata a sbalzo sull'albero; il fluido perviene alla girante
assialmente, viene deviato di 90° e, quindi, scaricato radialmente.

Fig.IX-2

La girante è costituita da un disco su cui sono disposte una serie di pale che, come già accennato
più sopra, hanno la funzione di guidare il fluido e conferire ad esso il desiderato aumento di
pressione e la voluta accelerazione. Nel caso di giranti chiuse (fig. IX-1 b), è inoltre presente,
affacciato alle pale, un contro-disco che ha la funzione di irrigidire le pale eliminandone le
vibrazioni e di ridurre i trafilamenti di fluido attraverso i giochi. Normalmente, disco, pale e contro-
disco sono realizzati in un'unica fusione. Le giranti aperte sono utilizzate, soprattutto, nelle pompe
assiali e, in parte, in quelle a flusso misto, mentre nelle pompe centrifughe sono comunemente
chiuse. Se, però, la prevalenza che la pompa deve sviluppare non è eccessiva, in particolari impianti
di pompaggio sono utilizzate giranti aperte anche nel caso di pompe centrifughe (fig. IX-1 a), in
quanto questo tipo di giranti consente una migliore accessibilità e, quindi, una migliore lavorazione
della superficie delle pale, con conseguente miglioramento del rendimento, ed il ricoprimento delle
pale con materiali resistenti all'azione di liquidi chimicamente aggressivi.
Nella fig. IX-3 è evidenziata la disposizione delle pale sulla girante che, a seconda dell'angolo
d'uscita β2 e in rapporto al senso di rotazione della girante, sono distinte in: pale rivolte all'indietro
( β 2 < 90° ), pale radiali ( β 2 = 90° ) e pale rivolte in avanti ( β 2 > 90° ).

Fig. IX-3

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Come si può osservare dalla figura, a pari velocità periferica e componente meridiana, si avranno
maggiori velocità assolute allo scarico della girante nel caso di pale rivolte in avanti che non per
pale radiali e pale rivolte all'indietro. A tale maggiore energia cinetica corrisponderà, quantomeno
nel caso di flusso ideale, una maggiore prevalenza fornita dalla pompa. Come sarà mostrato più
avanti, tale conclusione può essere dedotta direttamente dalla (VII-6) che, nel caso di flusso ideale e
ingresso assiale, fornisce la prevalenza fornita da una pompa.
Osserviamo comunque che, per ragioni legate al rendimento della pompa (a maggiori energie
cinetiche corrispondono maggiori perdite di carico) e a possibili condizioni di funzionamento
instabile, le giranti delle pompe vengono realizzate, a parte qualche uso particolare, con pale
fortemente inclinate all'indietro rispetto al senso di rotazione della girante.
All'uscita della girante il fluido deve essere convogliato in un'unica direzione e la sua energia
cinetica residua deve essere trasformata in energia di pressione; tali operazioni vengono realizzate
mediante un diffusore a sezione crescente, palettato e/o a camera libera. La fig. IX-4 presenta
sinteticamente le due possibili soluzioni.

Fig. IX-4

Per evidenti ragioni di semplicità costruttiva e di costo, nelle pompe è molto frequente la soluzione
che prevede l'utilizzo del solo diffusore a camera libera anche se ciò comporta maggiori perdite
idrauliche e, quindi, un minore rendimento. Per la sua caratteristica conformazione, il diffusore a
camera libera è comunemente detto chiocciola o voluta a spirale. Per grandi portate e, quindi, per
grandi sezioni di passaggio, al fine di limitare le perdite dovute agli urti contro le pareti e ai moti
vorticosi, si utilizza comunemente una doppia voluta, riportata schematicamente in fig. IX-5:

Fig. IX-5

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All'aumentare della portata richiesta possono essere utilizzate pompe con giranti doppie che, con
ingombro relativamente contenuto, permettono di elaborare portate doppie di quelle ottenibili da
una girante semplice a pari condizioni operative.

Fig. IX-6

In fig. IX-6 è rappresentata una pompa con girante a doppia aspirazione: il fluido perviene alla
girante mediante due camere anulari ed è scaricato in un unico collettore di scarico a doppia voluta.
Alternativa a questa soluzione è rappresentata dall'utilizzo di due pompe operanti in parallelo che,
rispetto alla precedente, comporta un maggior ingombro ed un maggior costo d'impianto. La scelta
fra le due possibili soluzioni dipenderà dalle condizioni d'esercizio, preferendo, nel caso in cui
queste siano molto variabili, la soluzione di più pompe operanti in parallelo che permette, nelle
diverse condizioni operative, rendimenti più elevati rispetto al caso dell'utilizzo di un'unica pompa.

Fig. IX-7

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In fig IX-7 è rappresentata un pompa centrifuga multipla (multistadio): essa è essenzialmente
costituita da più giranti centrifughe in serie contenute all’interno della stessa cassa e calettate sullo
stesso albero in modo che la stessa portata passi successivamente attraverso le diverse giranti.
All’uscita dal diffusore di ogni singola girante il fluido è convogliato in direzione assiale alla
girante successiva mediante opportuni canali: nel caso comune di n giranti tutte uguali, la
prevalenza totale sarà n volte la prevalenza di ogni singola girante.
Come nel caso precedente, anche in questo caso è possibile una soluzione che preveda più pompe
disposte in serie in alternativa all’utilizzo di una pompa multi-stadio; oltre che da considerazioni di
convenienza economica, la scelta fra le due possibili soluzioni dipenderà, come già osservato, dalle
condizioni di esercizio previste per l’impianto di pompaggio.
Sulle giranti delle pompe centrifughe si esercita una spinta assiale dovuta alla differenza fra la
pressione di mandata, che agisce sulla superficie posteriore del disco, e quella d’aspirazione, che
agisce su quella anteriore del controdisco. Nelle giranti single il bilanciamento della spinta assiale
può essere ottenuto mediante un opportuno proporzionamento delle superfici del disco o mediante
opportuni fori di bilanciamento, mentre nelle pompe multiple il bilanciamento può essere realizzato
con un’opportuna disposizione delle giranti come si può osservare nella fig. IX-8 dove è
rappresentata una pompa a 6 stadi contrapposti.

Fig. IX-8
La girante doppia rappresenta in fig. IX-6 risulta automaticamente equilibrata per ogni condizione
di funzionamento.

IX-2) Pompe a flusso misto.

All’aumentare della portata e al diminuire della prevalenza richieste, la geometria della girante sarà
modificata, come meglio precisato in seguito, nel senso che lo scarico del liquido non sarà più
puramente radiale ma conico e con effetto di centrifugazione ridotto rispetto alle giranti centrifughe
(fig. IX-1 c). Oltre che per centrifugazione, la prevalenza sarà fornita dalla girante per effetto della
deflessione subita dal fluido nell’attraversamento della stessa e dovuta alla particolare curvatura
delle pale; a causa della loro particolare geometria tali giranti vengono dette anche elicoidali.
All’aumentare della portata elaborata e al diminuire della prevalenza, diminuirà la deviazione del
fluido nel piano meridiano con conseguente minor peso dell'effetto di centrifugazione.
Nelle figg. IX-9 a), b) e c) sono rappresentati tre tipi di giranti a flusso misto con effetto di
centrifugazione decrescente da a) a c): si può osservare come, passando dalla girante di tipo a) a
quella di tipo c), la chiocciola sia montata su di un piano arretrato rispetto allo scarico della girante.

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Fig. IX-9
In fig. IX-10 è mostrata una particolare soluzione che prevede un diffusore palettato centripeto allo
scarico della girante con la funzione di annullare le componenti radiaIe e tangenziale della velocità
del fluido e di convogliare il liquido scaricato in direzione assiale (pompe a vite o a flusso semi-
assiale).

Fig.IX-11
Fig. IX-10

Oltre che aperte, fig. IX-1 c), le giranti delle pompe a flusso misto possono anche essere chiuse
come mostrato fig. IX-11: mentre le prime possono essere utilizzate anche in pompe a flusso
semi-assiale, le giranti chiuse sono utilizzabili solamente con pompe dotate di diffusore a
chiocciola a scarico radiale.

IX-3) Pompe assiali.

Nell’attraversamento delle giranti di pompe assiali, fig. IX-1 d), il fluido non subisce alcuna
centrifugazione, ossia nessuna deviazione nel piano meridiano, ma viene deviato soltanto in senso
tangenziale; allo scarico della girante il fluido è raccolto da un diffusore palettato che ha il compito
di recuperare l’energia cinetica di scarico e di convogliare il fluido in direzione assiale annullando,
con le minori perdite possibili, la componente tangenziale della velocità.
Nella fig. IX-12 è riportata schematicamente una pompa assiale ad asse verticale unitamente ai
particolari del sistema di attacco delle pale al mozzo e ad alcune sezioni di una pala a diverse
distanze dall'asse di rotazione. Dalla figura si possono osservare le pale del diffusore che riportano
il flusso in direzione assiale e lo svergolamento delle pale della girante, rappresentato dal fatto che
le sezioni ottenute a diverse distanze dall'asse di rotazione sono ruotate fra di loro.
La ragione di tale svergolamento deriva dal fatto che all'aumentare della distanza R dall'asse di
rotazione, aumenta la velocità periferica u = ωR e quindi, per una velocità assoluta d'ingresso

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Fig IX-12


v= costante, diminuisce l'angolo di flusso β1 f ; volendo contenere le perdite d'incidenza
S
all'ingresso girante, dovrà, perciò, variare allo stesso modo l'angolo geometrico d'attacco β1g , in
modo che il bordo d'attacco sia sempre pressoché tangente, nel moto relativo, alla velocità del
liquido.
Lo svergolamento delle pale è di norma determinato imponendo all'ingresso e all'uscita delle pale
ed in diverse sezioni tipiche le seguenti condizioni:
- Proporzionalità tra velocità periferica e raggio di rotazione u = ωR
- Equazione di continuità per flussi assiali di fluidi incomprimibili v sin α = cost
- Flusso a vortice libero Rv t = Rv cosα = cost
Le tre condizioni sopra esposte permettono la definizione dei triangoli di velocità in ogni sezione
tipica della pala, ad es. al mozzo, al diametro medio e all'apice. Vogliamo far notare che la
condizione di vortice libero corrisponde a quella di lavoro euleriano costante lungo la pala; dalla
relazione del lavoro euleriano si ottiene infatti:
le = u2v 2 cosα 2 − u1v1 cosα1 = ω ( R2v 2 t − R1v1t ) = cost
nell'ipotesi di vortice libero.

Fig IX-13

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Nell'installazione ad asse diagonale riportata nella fig IX-13, è evidenziato il meccanismo che
permette di variare l'angolo di calettamento delle pale al variare della portata elaborata a velocità di
rotazione costante, al fine di evitare la caduta di rendimento della pompa. In tali condizioni, infatti,
al variare della portata, si ha, in corrispondenza di una data sezione, una variazione dell'angolo di
flusso β1 f , con un'incidenza che può raggiungere valori molto elevati in dipendenza dalla portata
erogata: si provvede, quindi, alla variazione dell'angolo geometrico d'attacco β1g mediante
variazione dell'angolo di calettamento.
Dalle figg IX-12 e IX-13 si può, inoltre osservare il ridotto numero delle pale delle pompe assiali
(di norma da tre a cinque) al fine di diminuire la superficie lambita dal fluido e contenere in tal
modo le dissipazioni per attrito; tale soluzione è, d'altro canto, consentita dal fatto che la deviazione
subita dal fluido è relativamente ridotta rispetto ad altri tipi di pompe, ad es. le pompe centrifughe,
e, quindi, è meno necessario che il flusso sia delimitato da canali stretti.

IX-4) Pompe speciali.

Sotto questa denominazione ricade una gran gamma di pompe destinate a quelle applicazioni per le
quali le pompe descritte in precedenza, adatte ad operare a livello del suolo e ad elaborare liquidi
puri, risultano essere inaffidabili e che differiscono da queste ultime per alcuni particolari
costruttivi che le rendono adatte alle diverse esigenze. In via puramente esemplificativa, possono
essere distinte in: pompe per il pompaggio di liquidi molto freddi o molto caldi, di fanghi, di liquidi
impuri o corrosivi, pompe autoadescanti, pompe sommerse, ecc….
Poiché i principi di funzionamento su cui queste macchine sono basate sono gli stessi già esposti
nei paragrafi precedenti, ci limiteremo ad illustrare sinteticamente qualche esempio particolare in

Fig. IX-14
cui siano evidenziati alcuni particolari costruttivi, quale quelli riportati in fig. IX-14 a) e b) in cui si
possono osservare gli ampi canali di passaggio della girante atti ad evitare l'eventuale strozzamento
provocato dalla presenza d'impurità solide di dimensioni macroscopiche.

Fig. IX-15

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In fig. IX-15 è rappresentata una pompa auto-adescante, in grado di aspirare tutta l'aria contenuta
nel condotto d'aspirazione e di creare, quindi, una depressione capace di sollevare il liquido dal
serbatoio d'aspirazione.
Nel primo schema la pompa è in quiete, il fondo è riempito di liquido ed il condotto d'aspirazione è
pieno d'aria.
Successivamente, la girante è posta in rotazione, provocando, in tal modo una depressione
all'ingresso ed una compressione alla periferia: l'acqua contenuta nel fondo è così in parte aspirata e
spinta nel condotto di mandata (da dove ricadrà nella pompa a causa dell'assenza di continuità della
vena fluida) ed in parte spruzzata contro la girante attraverso un piccolo orifizio.
Il getto che si è in tal modo formato trascina con sé una certa quantità d'aria che è centrifugata e
inviata alla mandata, rimanendo inglobata nella fase liquida sotto forma di bolle che, per effetto
della spinta idrostatica, fluiranno verso l'alto nel condotto di mandata.
L'eliminazione di parte dell'aria dalla cassa della pompa e dal condotto d'aspirazione provocherà
l'afflusso di altra aria che sarà a sua volta eliminata, arrivando, alla fine, all'aspirazione del solo
liquido.
Come si può osservare dal terzo schema, a questo punto la valvola di fondo si chiude, impedendo
così l'alimentazione del getto e permettendo alla pompa di funzionare come una normale pompa
centrifuga.
Anche se con diversi principi di funzionamento, analoga funzione auto-adescante svolge la pompa
ad anello liquido rappresentata in fig. IX-16.
Come si può osservare dalla figura, l'elemento rotante è
costituito da un tamburo dotato di pale radiali e montato
eccentricamente rispetto alla cassa circolare, contenente
quest'ultima due porte, una d'ingresso ed una d'uscita,
ricavate sulle superfici frontali. E' una pompa adatta al
pompaggio di liquidi, ovviamente non miscelabili col
liquido di tenuta e più leggeri di esso, di gas o di miscele
liquido solido. Il principio di funzionamento è quello già
descritto per le pompe volumetriche rotative; in questo
particolare caso, la variazione di volume è resa possibile Fig.IX-16
dall'eccentricità di calettamento del rotore rispetto alla
cassa.
Per ciò che concerne le pompe sommerse, possiamo in generale dire che sono utilizzate quando
l'altezza d'aspirazione è superiore all'altezza d'aspirazione massima della pompa (6÷7 m nel
migliore dei casi) e che trovano applicazione in svariati campi: servizi d'acquedotto, di miniera,
estrazione di prodotti petroliferi, prosciugamento d'ambienti, ecc…. .
Il tipo di soluzione adottata dipenderà dal particolare servizio cui la pompa è dedicata, dalla
profondità e dalle dimensioni del bacino d'aspirazione; in questa sede, ci limiteremo a trattare
brevemente delle pompe utilizzate nei pozzi di trivellazione, siano questi per l'estrazione di prodotti
petroliferi o per il pompaggio d'acqua.
In generale, si tratta di pompe a flusso continuo multistadio, dalle centrifughe alle assiali, a giranti
aperte o chiuse, il cui diametro dipende dal diametro del pozzo, dipendente, a sua volta, dalla
portata da erogare: si va da pozzi di 75 mm di diametro per portate dell'ordine di 1÷2 m3/h a pozzi
di 625 mm di diametro ed oltre per portate superiori a 2000 m3/h. Il numero di stadi della pompa è
determinato dal diametro della girante dalla profondità del pozzo, potendo variare, a seconda delle
condizioni specificate, da uno o due stadi sino a oltre trecento. In fig. IX-17, è riportata, a titolo
d'esempio, la sezione di una pompa sommersa a flusso misto e giranti chiuse unitamente alle
caratteristiche interne di una pompa per pozzi da 8'' (200 mm) in cui sono evidenziati i concetti più
sopra esposti.

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Fig. IX-17

In fig. IX-18 a) e b) sono mostrate due soluzioni possibili per ciò che riguarda l'accoppiamento
motore-pompa: nella prima il motore è emerso e la pompa sommersa, nella seconda, invece, motore
e pompa sono ambedue immersi nel liquido da pompare.
I vantaggi offerti dalla soluzione a) consistono nella possibilità di poter utilizzare motori
tradizionali, elettrici o a combustione interna, e quindi relativamente economici e di non presentare
particolari difficoltà per la manutenzione o la sostituzione del motore. Lo svantaggio essenziale
consiste nella necessità di un albero di rotazione (in genere posto all'interno della tubazione di
mandata) lungo quanto è la profondità del pozzo che trasmetta il moto alla girante. Tale
configurazione non è in genere praticabile per profondità superiori ai 30÷ 40 m a causa
dell'eccessiva lunghezza che verrebbe avere l'asse motore.
La seconda configurazione impone per contro l'adozione di motori elettrici speciali, e quindi
costosi, sia per quanto riguarda la geometria del motore imposta dalle dimensioni del pozzo (sono
motori di norma molto sviluppati longitudinalmente) e sia per ciò che concerne la protezione del
motore dall'ambiente circostante.
Per le operazioni di manutenzione o di sostituzione del motore sarà necessaria, inoltre, l'estrazione
dal pozzo di tutto il gruppo motore-pompa. Nonostante questi svantaggi, questa seconda soluzione
è imposta, per i motivi più sopra detti, per pozzi profondi.

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Fig. IX-18

Per l'estrazione d'acqua o prodotti petroliferi e per portate relativamente modeste (inferiori a 8÷10
m3/h), in alternativa ai sistemi sopra esposti si possono utilizzare pompe volumetriche alternative
azionate da motori emersi anche per grandi profondità.

IX-5) Curva caratteristiche interne. Accoppiamenti.

Richiamando definizioni precedentemente date, ricordiamo che s'intende per curva o equazione
caratteristica (interna o esterna) la relazione, grafica o analitica, che lega fra di loro le variazioni di
portata alle variazioni di prevalenza (fornita dalla pompa o richiesta dall'impianto).
Le curve caratteristiche interne delle pompe sono ricavate sperimentalmente o dedotte per via
analitica utilizzando correlazioni più o meno complesse nelle quali non ci addentreremo dati i
limiti della presente trattazione. Ci si limiterà, perciò, ad una trattazione, in parte quantitativa ed in
parte qualitativa, che giustifichi l'andamento di tali curve. Dalla relazione IV-3:
hm = he − y i (IX-1)
possiamo osservare che la prevalenza di una pompa può essere vista come il lavoro euleriano,
definito anche prevalenza teorica o ideale, meno le perdite interne alla pompa. D'altra parte, per una
macchina mono-stadio ad ingresso assiale, ricordando la VII-6 e facendo riferimento alla fig. IX-
19, si potrà scrivere:
1 1
he = u2v 2 cosα 2 = u2 ( u2 − w 2 cos β 2 ) (IX-2)
g g
Ed esprimendo la portata erogata dalla pompa come:
V˙ = S2v m 2 = ξ 2πD2b2 w 2 sin β 2 (IX-3)
dove ξ 2 è un coefficiente che tiene conto dell'ingombro delle pale allo scarico della girante, si
ricava:

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w2 = (IX-4)
ξ 2πD2b2 sin β 2
e sostituendo la IX-4 nella IX-2, si ottiene infine:
1  V˙  1  V˙ 
he = u2  u2 − cot β 2  = u2  u2 − cot β 2  (IX-5)
g  ξ 2πD2b2  g  S2 
che fornisce la relazione richiesta.

Fig. IX-19
Nelle ipotesi di flusso mono-dimensionale e che, in tutto il campo di funzionamento della
macchina, l'ingresso si mantenga sempre assiale e sia β 2 f = β 2 g = β 2 = cost , la IX-5 rappresenta, per
una velocità di rotazione costante, una relazione lineare il cui andamento, crescente, costante o
decrescente in dipendenza dal valore di β 2 , è riportato, per tre valori diversi dell'angolo, in fig IX-
20 a).

Fig IX-20
In fig. IX-20 a) è riportato anche l'andamento delle perdite all'interno della macchina che, in via
qualitativa, possiamo distinguere in:

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- Perdite distribuite nel distributore, in girante e nel diffusore; in forma semplificata possono
v2
essere espresse dalla relazione Yid = ∑ k i i , dove k i è, in prima approssimazione, una
2g
costante dipendente dal coefficiente d'attrito nelle diverse sezioni e dalla geometria delle stesse
e v i è la velocità del fluido nelle corrispondenti sezioni. Sotto le ipotesi semplificative fatte,
l'andamento delle perdite distribuite è, quindi, parabolico ed esse si annullano per portata
erogata dalla pompa nulla.
- Perdite localizzate che possono essere ulteriormente suddivise in:
 Perdite d'imbocco e per incidenza all'ingresso girante
 Perdite per diffusione allo scarico girante
 Perdite per urto nel diffusore
Tali perdite possono essere espresse dalla relazione semplificata Yil = Yil min + ∑ k i' (V˙ − V˙0 )
2

dove k i' è approssimativamente una costante dipendente, come per le perdite distribuite, dal
coefficiente di perdita e dalla geometria delle diverse sezioni. Le perdite localizzate presentano,
quindi, un minimo per una portata erogata dalla pompa V˙ = V˙0 per la quale gli angoli di flusso
sono in accordo con gli angoli geometrici costruttivi
- Perdite totali, somma delle perdite distribuite e di quelle localizzate. Anch'esse presentano un
minimo in corrispondenza della portata di massimo rendimento della pompa (portata di
progetto).
Sottraendo la curva delle perdite totali a quella della caratteristica interna ideale si otterrà la
caratteristica interna reale di una pompa il cui andamento, per diversi angoli di scarico dalla girante,
è riportato qualitativamente in fig. IX-20 b). Come si può osservare dalla figura, un andamento
costantemente decrescente della prevalenza all'aumentare della portata è possibile solo con angoli
di scarico dalla girante minori di 90° (di norma, β 2 < 40° ÷ 45° ), mentre per angoli di scarico
maggiori la caratteristica interna presenta un massimo. Quest'ultima soluzione è, se possibile, in
genere evitata in quanto, come sarà mostrato più avanti, la zona alla sinistra del massimo è una
zona di possibile funzionamento instabile della macchina. Dalla fig. IX-3 si può, inoltre, osservare
che, a pari dimensioni della girante, pari velocità di rotazione e pari portata erogata, la velocità del
fluido in uscita dalla girante è maggiore all'aumentare dell'angolo di scarico: a fronte di una
maggior prevalenza fornita al fluido, all'aumentare di β 2 saranno, quindi, maggiori le perdite
interne e di conseguenza minore il rendimento idraulico della macchina.
Per ragioni la cui utilità sarà illustrata in seguito, due o più pompe possono essere accoppiate in
serie o in parallelo. Nell'accoppiamento in parallelo, fig IX-21, le pompe erogano ciascuna la
portata che le compete ma, poiché devono essere uguali le pressioni totali ai nodi nei due diversi
rami del circuito, forniscono al fluido la stessa prevalenza: la caratteristica interna di un
accoppiamento in parallelo sarà ottenuta, pertanto, sommando le portate a pari prevalenza.
Nella figura IX-21 a) è riportata la caratteristica interna di un accoppiamento in parallelo di due
pompe uguali ottenuta raddoppiando la portata erogata da una singola pompa a pari prevalenza,
mentre nel caso dell'accoppiamento di due pompe diverse, fig. IX-21 b), la caratteristica è stata
ottenuta sommando le singole portate alla stessa prevalenza. Nell'esempio riportato in figura, si fa
notare come per portate inferiori a V˙ * non sia possibile il funzionamento in parallelo delle due
pompe in quanto la pompa 1 non è in grado di fornire la prevalenza sufficiente.
Nel caso di due o più pompe in serie, fig. IX-21 c), le prevalenze si sommano a pari portata. In tal
caso, infatti, ciascuna pompa elabora la portata che le compete, ma la portata non può che essere
identica. In fig. IX-21 d) è infine mostrato un accoppiamento misto serie-parallelo di quattro pompe
uguali.
In definitiva e dal punto di vista delle pompe, ciascuna pompa seguita a funzionare seguendo la
propria caratteristica interna, unica condizione di compatibilità fra hm e V̇ per quella pompa,

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Fig. IX-21
mentre dal punto di vista dell'impianto l'accoppiamento si presenta con la sua caratteristica globale,
come fosse, cioè, una singola pompa con la caratteristica dell'accoppiamento.
Trattando della regolazione, si vedrà più avanti come la possibilità di regolare ciascuna pompa
indipendentemente o di escludere una o più pompe dal circuito, fornisca una maggior elasticità
operativa rispetto all'utilizzo di una singola pompa.

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