Le Ruote Dentate
Le Ruote Dentate
GENERALITÀ
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Ruote Dentate – Prof. Ing. Bartolomeo Trentadue
Si definisce INGRANAGGIO:
• tra due alberi con assi paralleli (ruote cilindriche a denti diritti e a
denti elicoidali),
• tra alberi ad assi concorrenti (ruote coniche sia a denti diritti che
elicoidali).
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• tra alberi ad assi sghembi (ruote a denti elicoidali; ingranaggi conici;
meccanismo vite senza fine ruota elicoidale).
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Inoltre è possibile operare la trasformazione del moto da rotatorio a traslatorio
con il meccanismo pignone/cremagliera (fig. 5).
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CARATTERISTICHE DELLA DENTATURA
• piede del dente, la parte di esso compresa tra la circonferenza interna (detta
anche di fondo o di base) e la circonferenza primitiva;
• passo della dentatura (p), la distanza fra gli assi di due denti consecutivi,
misurata in corrispondenza della circonferenza primitiva; se indichiamo con “
z ” il numero di denti della ruota, il passo della dentatura sarà dato da:
p = p d/ z
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Perché l’ingranamento sia regolare, il passo del pignone deve essere uguale al
passo della ruota
ω1 r2
V1 = ω1r1 = V2 = ω 2 r2 ⇒ =
ω 2 r1
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Con riferimento alla seguente fig. 7, detta Ce la circonferenza esterna (di
diametro de), Ci la circonferenza interna (di diametro di), Cp la circonferenza
primitiva (di diametro d), abbiamo ancora:
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IL MODULO
Il passo, precedentemente definito, è un elemento caratteristico della
dentatura che un tempo veniva utilizzato come riferimento per il
dimensionamento di tutte le altre parti.
Il calcolo delle ruote dentate si basa sul calcolo del modulo individuato il
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LINEA DI INGRANAMENTO
Nella fig. 8 viene rappresentato, in tre fasi successive, il periodo in cui due denti D1
e D2 delle due ruote di un ingranaggio si fanno contatto durante l’ingranamento.
Nella fig. 8 (a) si vedono i due denti nel momento in cui iniziano il contatto nel
punto M, che non appartiene a nessuna delle due primitive, mentre il punto R,
prolungamento del raggio O1M fino alla circonferenza primitiva cp1, è proprio il
punto sulla primitiva in cui inizia il contatto. Quando la primitiva cp1 avrà ruotato
da R a C, il punto di contatto si troverà a coincidere con il punto di tangenza tra le
due primitive fig. 8 (b). Si nota che, nel frattempo, fig. 8 (a) il punto M immaginato
appartenente alla prima ruota si troverà in M´ mentre se lo immaginiamo
appartenente alla seconda ruota si troverà in M´´. Ciò vuol dire che il punto di
contatto sul profilo del dente D1 avrà percorso lo spazio da M´ a C mentre sul
profilo del dente D2 avrà percorso, nello stesso tempo, lo spazio maggiore da M´´ a
C; ossia c’è stato strisciamento tra le superfici dei due denti con conseguenti
problemi di usura. I due denti si faranno l’ultimo contatto nel punto N fig. 8 (c)
mentre sulla circonferenza primitiva cp2, della seconda ruota, il corrispondente
punto sarà S.
Pertanto possiamo definire:
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COSTANZA DEL RAPPORTO DI TRASMISSIONE,
PROFILO AD EVOLVENTE E FORZE SCAMBIATE TRA
I DENTI
• Nelle ruote di frizione il punto di contatto (C) non cambia mai, e quindi
il rapporto di trasmissione si mantiene costante durante il moto,
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L’evolvente viene generata dalle successive posizioni assunte dal punto “A”
di una retta “a” che viene fatta rotolare esternamente ad una circonferenza
(fig. 9b) ed è certamente capace di soddisfare la condizione di
perpendicolarità e di garantire quindi la costanza del rapporto di trasmissione.
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Dalla figura si vede, inoltre, che tale retta contiene il segmento MCN, (linea
di ingranamento), luogo di tutti i punti di contatto, e quindi rappresenta
anche la retta a cui appartiene la forza che si scambiano i denti e, per questo,
viene detta retta d’azione, mentre l’angolo “θ” finisce per essere considerato
una caratteristica della dentatura detto angolo di pressione, normalmente pari
a 20°.
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La componente radiale, non è responsabile del moto e costituisce una
sollecitazione sull’albero su cui sono calettate le ruote, è data da:
Nella fig. 11 riportiamo le forze radiale e tangenziale che insistono sul dente e
le sollecitazioni che esse provocano sia sull’albero che sui supporti.
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INTERFERENZA E MINIMO NUMERO DI DENTI
Nella costruzione delle ruote dentate, non si può scendere sotto un certo
numero di denti senza comprometterne il corretto funzionamento.
In primo luogo si evidenzia che per poter avere tutto il profilo del dente ad
evolvente occorre che la circonferenza deferente sia all’interno della
circonferenza di fondo o, al massimo, coincidente con essa.
Bisogna limitare il minimo numero di denti per non correre il rischio di far
lavorare la testa dei denti della ruota maggiore sul tratto rettilineo dei denti
della ruota minore, avendo interferenza, Fig. 12.
Perché ciò non accada è indispensabile non scendere sotto un valore minimo
per il numero di denti del pignone che si dimostra essere funzione del
rapporto d’ingranaggio e dell’angolo di pressione secondo la seguente
relazione:
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RUOTE A DENTI ELICOIDALI
Le ruote a denti diritti, a causa della brusca variazione dei carichi quando si
passa da una coppia di denti in presa alla successiva, sono fonti di
vibrazioni, urti e rumorosità sempre più evidenti all’aumentare della
velocità.
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Una simile procedura costruttiva è però onerosa, mentre risulta più semplice
costruire ruote dentate con un numero infinito di gradini, come potrebbero
essere appunto pensate le ruote a denti elicoidali (fig. 14) che, oltretutto,
consentono di ottenere:
A causa di ciò, abbiamo due componenti della forza che si scambiano i denti:
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Nei casi in cui tale componente assiale è grande la si equilibra annullandola
con l’uso delle ruote bielicoidali (fig. 15).
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dove:
• Dp :diametro della circonferenza primitiva
• p : passo frontale ossia la distanza tra due denti consecutivi misurata
sulla circonferenza primitiva:
•
• Z: numero di denti
• Pn: passo normale ossia la distanza tra due denti consecutivi misurata
nella direzione normale ai denti:
•
• Pa: passo assiale ossia la distanza tra due denti consecutivi misurata
nella direzione dell’asse della ruota:
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RUOTE CONICHE
Tali ruote possono avere dentatura diritta o a denti elicoidali secondo le
necessità.
Con riferimento alla fig. 17, in cui abbiamo rappresentato i coni primitivi di
diametro “dp1” e “dp2” di due ruote coniche i cui alberi concorrono nello
stesso punto con un angolo “γ”, sappiamo che il rapporto di trasmissione lo
possiamo esprimere con uno dei seguenti rapporti tra velocità angolari,
numero di giri, numero di denti o diametri primitivi:
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quindi possiamo anche dire che il rapporto di trasmissione è pari al rapporto
tra i seni degli angoli di semi apertura dei due coni primitivi:
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Fig. 19 – Forze scambiate tra i denti in un ingranaggio conico
La forza totale che si scambiano due denti in presa, indicata con “P” nella fig.
19 a, produce due componenti:
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RENDIMENTO DELLE RUOTE DENTATE
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ROTISMI
• rotismi ordinari, in cui tutti gli alberi sono fissi nella loro posizione
pur potendo ruotare sul proprio asse
• rotismi epicicloidali, in cui almeno uno degli alberi è mobile nel senso
che oltre a poter ruotare intorno al proprio asse varia la sua posizione
nel tempo e nello spazio.
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Fig. 20 – Rotismo ordinario
In definitiva :
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Resistenza Ruote dentate
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Resistenza a Flex. – Formula di Lewis
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M (coppia)
m=K3
λσ
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Resistenza alla Fatica e all’usura Superficiale
Le superfici dei denti a contatto sono soggette ad usura superficiale dovuta alle
tensioni di contatto variabili nel tempo e allo strisciamento mutuo.
• Abrasione, dovuta a:
o presenza di particelle di materiale
estraneo;
o Vaiolatura, dovuta:
o fatica superficiale per tensioni di contatto (Hertz)
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