Sei sulla pagina 1di 91

A.

DADONE

MACCHINE

IDRAULICHE

INTRODUZIONE

Consideriamo un tratto di condotto compreso tra una sezione


1 ed una sezione 2 ed ammettiamo che in tale tratto sia inserita una macchina idraulica che fornisce al Liquido un lavoro L^ ad
unit
di massa che l'attraversa. Se in tale condotto il liquido in moto permanente unidimensionale, il primo principio de^a termodinamica, scrrt
to in forma euleriana e tenendo presente il secondo principio della te
modinamica, permette di affermare che :

ProprUti l e t t e r a r i a riservata
St|>ito in I t a l i a - S I A H P A T R E -iTorino
C o p y r i g h t C . l . U . T . - T o r i n o - G i u g n o 1987

I dijioni

( . I . II. I .

lor

ino

C. so Uuca d e g l i A b r u z z i , 2*. - 10129 T o r i n o t e i .54.21.92

(1)

ove con p si indica la pressione statica; con g la densit del liquido;


con e la sua velocit; con z la quota della sezione corrispondente,rr
surata rispetto ad un asse z verticale con verso positivo nel senso de_l
le quote crescenti; con L il lavoro delle resistenze passive ad unit
w
di massa che fluisce nel condotto.
Nelle turbine si ottiene lavoro dal fluido, anzich fornirgliene; volendo sottolineare ci, si pu mettere in evidenza il lavoro ottenuto (L..)
anzich quello fornito (L.). Evidentemente (L..) ^ = - L,
i ott
i
i ott
i
e di conseguenza la (1 ) da :

V i S . O t t a v i o , 2 0 - 1012<. T o r i n o tei.88.89.08

P -P
HIPHOOUZIOME IOAU O PARZIALE V I E T A T A

2
-

(2)

- 2-

-3 -

Nella (1 ), oltre al lavoro delle resistenze, appaiono :


- il dislivello geodetico (z

Poich in un liquido la densit Q pu essere ritenuta costante^ la (5) permette di affermare che la velocit :

- z );
1

- la differenza delle altezze piezometriche, corrispondente alla differenza (p - p ) delle pressioni statiche ;

- aumenta in un condotto convergente;

- la differenza delle altezze cinetiche, corrispondente .alla _difjerenza

- resta costante in un condotto ad area costante.

2
~2

- si riduce in un condotto divergente;

Per individuare l'andamento della quota piezometrica scrivi*


mo la (1) nel caso di un condotto senza fornitura di lavoro, si ha :

delle energie cinetiche.

E' forse opportuno ricordare cheJ^^o^ujja^djeUa^ltezza geo


detica e di quella giez^prn^rica ^enda-il mstm*-4i*U&&M&Qmei.ricilir^
ai ha quindi :
"**""*
*
"""*
H =z

(3)

La somma della quota


,
prende il nome di carico totale H: si ha quindi
'-'"'i

il

rt'ViHn !*.-. a^^*..,.-

..

cinetica

(6)

Se l'azione delle resistenze passive trascurabile le (5), (6)


permettono di affermare che la quota piezometrica H :
- aumenta in un condotto divergente;
- diminuisce in un condotto convergente;

- non cambia in un condotto a sezione costante.


z-f

Contemporaneamente il carico totale H

(4)

non cambia.

Queste conclusioni sono riportate anche in tabella.


Tenendo presente le (3), (4), la (1) si scrive anche nella forma :

Condotto convergente Condotto "costante" Condotto divergente


(I 1 )

Dalla (I 1 ) deriva che, in assenza di lavoro fornito e di resistenze passive, il carico totalejriinane costante (teorema diBernoulli).

Consideriamo un condotto in cui fluisca un liquido in moto per


manenti) unidimensionale; con riferimento ad una generica sezione del
condotto, la portata di massa G espressa dalla relazione :

aumenta

costante

diminuisce

diminuisce

costante

aumenta

costante

costante

costante

L'azione delle resistenze passive generalmente si esplica :


- riducendo H

G A Q e

(5)

in tutti i casi, in base alla (6);

- riducendo H in un condotto a sezione costante, in base alla (6);


- non modificando, in generale, le altre conclusioni riportate nella tabella.

- 4-

- 5-

Per le turbomacchine motrici od operatrici. come per le turbine a vapore e a gas, possibile tracciare il triangolo delle velocit
assoluta (e*) relativa alla girante (f) e di trascinamento (*) ricordando la relazione vettoriale:

Volendo mettere in evidenza il lavoro ottenuto, l'equazione di


pu essere posto nella forma :

'ott

In particolare, tali triangoli possono essere tracciati all'ingresso (sezione i) ed all'uscita (sezioni 2) da U girante. Alla componente tangenziale (e ) delle velocita'assolute valutate in tali posizioni connessa la coppia (C) dovut"iie forze esercitate dalle pale mobili sul fluido, secondo la relazione :

Con riferimento alle velocit relative e di trascinamento il primo priri


cipip della termodinamica, scritto in forma euleriana e tenendo preaen
te il secondo principio della termodinamica, porta a scrivere :
2
P2

(7)

u2

Con riferimento ad una palettatura fissa, indicando con l'indice 2 le


grandezze in uscita e con l'indice 1 quelle in ingresso, la coppia connessa alle forze applicate dalle pale fisse al fluido ancora espressa
dalla (7).
Dalla (7). tenendo presente che il prodotto Ca/G rappresenta
il lavoro L. fatto dalle pale mobili sul fluido ad unit di massa che at
traverso la girante, si ottiene:
(8)

L. * e x u. * e u
u2

ul

Volendo mettere in evidenza il lavoro ottenuto anzich quello


fornito, la (8) pu essere scritta nl4a frma :
,
"""""""
(8')

Con riferimento al triangolo delle velocit, esprimendo w


w

in funzione di u e e tramite il teorema di Carnet,

possibile

ottenere una relazione che esprima il lavoro fornito B-'ftinziane


velocit assolute, relative e di trascinamento :

delle

(9)
La (9) prende il nome di equazione di Euero.

'2 :
2

+ g<*2-V +

>

2
~ Ul

+ L

=0

(10)

che permette di collegare le variazioni di energia cinetica relativa e di


energia del campo di forze centrifughe alla variazione di quota piezometrica ed al lavoro- delle resistenze passive.
Le macchine idrauliche si possono suddividere in motrici ed
operatrici. Le macchine_mp.trici di cui ci interesseremo sono le turbine ed i motori volumetrici; le macchine idrauliche operatrici o pom
pe si suddividono in turbopompe, pompe a stantuffi, pompe rotative.

' 4

- 7 -

metri_ca nejla_ijcan.te^ nel diffusore e la variazione AH di quota piezo


metrica in tutta la turbina :~

AH'
AH
P A R T E

II

(11)

"

Applicando la (2) tra, monte e valle della turbina, trascurando l'enerjji.i


cinetica in entrata al distributore, si ha :
TURBINE IDRAULICHE

Avr
Applicando^ la (2) jtra lasezione d'ingresso nella girante e quella d'usai
ta dal diffusore, si ha :
1) C l a s s i f i c a z i o n e
Le turbine idrauliche prelevano acqua da un bacino in quota e
la scaricano in un bacino o canale a quota minore del precedente. ^ II
collegamento tra bacino di raccolta e turbina diretto se il dislivello a
disposizione modesto, mentre ottenuto tramite una condotta forzata se tale dislivello elevato.

.....

."-**. -^...v,-

...

, -..:_:.:IWW!f

II gradoi dLreazione pu quindi essere espresso anche

All'estremit di tale collegamento posto il tistribuloredella,


turbina, in cui la variazione di quota piezometrica pu essere trasformata ir) energia cinetica integralmente (turbine ad azione) o soloparzial
mente (turbine a reazione).
y
Nelle turbine,ad azione si ottiene, in tal modo, un getto d'acqua che colpisce le plle della girante, mantenendole in rotazione e tra_
sformando cos l'energia inetica del getto in lavoro. Tali turbine ven_
^0110 anche dette a getto_Uberc( poich, tra l'uscita dal distributore
e
l'ingresso nella girante, il-getto non guidatola un condotto, ma si
muove in un ambiente in cui presente aria a pressione atmosferica .
L'unica turbina ad azione di interesse pratico la turbina>tPej.tonbjii)a
Nelle pale mobili delle turbine a reazione si ha sia la trasfo
inazione della restante energia potenziale in energia cinetica, sia la
trasformazione di quest'ultima in lavoro. La girante delle turbine aiea_
ziune generalmente seguita da un condotto divergente (diffusore), in
cui l'elevata energia cinetica di scarico dalla girante si trasforma, almeno parzialmente, in aumento della quota piezometrica. Le turbine a
reazione di interesse sono le turbine Francis, le turbine ad elica e le
turbine Kapltui.
fi /v f,
Con riferimento ad una turbina priva di perdite, si definisce
di reazione x il rapporto tra la variazione AH' di quota piezp_

nella

forma :

(ir)

X =

Vott

Nelle turbine reali le perdite non sono trascurabili; in tal caso, come definizione del grado di reazione si adatta la (111) e si potr
dire che esso solo un indice del rapporto tra la variazione di quota
piezometrica nella girante e nell'eventuale diffusore e la variazione di
quota piezometrica in tutta la turbina.
Nelle ruote ad azione, il grado di reazione sarebbe nullo se la
energia cinetica in uscita dal distributore si convertisse integralmente in lavoro; poich ci non avviene, ne risulterebbe X< 0; per ovviare a ci si pone convenzionalmente X = O nelle turbine ad azione, con
chiaro riferimento al loro funzionamento ideale.
I campi di funzionamento delle varie turbine sono individuati
in base ad un parametro di cui parleremo in seguito; ciononostante, a
puro titolo indicativo, si pu: dire che il normale campo di
dislivelli
geodetici ( A z ) e di portate in volume (Q) con cui operano le varie tur
bine quello riportato in tabella.

'<-<{, .. M

f.

', A

'

- 9-

- a-

Pelton

200 i- 1750

gs

Francis

20 ; 400

2 -i 150

3 J- 40

7 -i 400

Turbina

4z (m)

Elica e
Kaplan

Se, come accade solitamente, i serbatoi comunicano con l'ambiente,


la_dilferenza tra le pressioni statiche trascurabile, coincidendo con
differenza tra le pressioni aimosferiche; di soluto, inoltre, trascura
bile anche la differenza tra le altezze cinetiche; in tali condizioni dalla (12) si ottiene :

0,5 -i 20

(13)

H
cio la 'caduta disponibile si riduce al solo dislivello geodetico.

Naturalmente i dati della tabella rappresentano il pili usuale


campo di impiego, ma non comprendono tutte le turbine realizzate; ad
esempio possibile incontrare turbine Kaplan che operano con salti
superiori a 40 m, cos come Kaplan con portate superiori ai 400 m3/s.

Non ..tutta La caduta disponibile , utilizzabile nella turbina, a


causa delle perdite di carico, nella condotta forzata o nel collegamento
tra bacino e turbina quando non esista la condotta forzata; si dice caduta netta o utile H la differenza tra la caduta
' ' disponibile
"
;i--i- -e 11.
l'alteztotale Y equivalente alle suddette perdite di carico
(14)

I = H. - Y
u
d
2) C a d u t a ,

Potenza,

Rendimenti

Consideriamo una turbina idrajjjic.a mse.rita_io;>u.njlnia^nto_che__


utilizza un serbatoio, ad aJJ;a.aUQta da cui l'acqua defluisce, attraversan
do la turbina, per portarsi ad un serbatoio pi basso.

Si definisce inoltre rendimento della condotta n il rapporto


tra la caduta utile e quella disponibile
(15)

Indichianio con 1 il pelo libero del serbatoio^ superiore:. e_,_C-Qn.


2 il pelo libero di quello inferiore, (fig. 1).

Non tutta la caduta utile viene trasformata in lavoro, a causa


delle resistenze passive incontrate dal fluido nell'attraversamento del^
la turbina e delle eventuali perdite per energia cinetica non recuperata
allo scarico; se tali perdite equivalgono ad una altezza H , si ha :
~-"

'

" : ' '

""

"

(.^SL.

(16)

= g (Hu-Hw)
g*

:j""l-" nnltr rendimento idraulico,.17


**>*|i(IIMBWi*HIKM*'

Piccai caduta disponibile^Hj la differenza tra i carichi totali


"

"'

""

'"

"'''(^""'Q-

'

''

l*M*|.*w.lr.l

.,

-m

corrispondenti ai peli liberi dei due serbatoi; si ha :

lV_"l-,"<,-

dejla turbina il rapporto :

J .,^J

Hu - Hw

Fig. 1

"

W*1^

"i-"2
2g

(17)

So Indichiamo con L il lavoro corrispondente alle perdite incontrate


dui fluido nell'attraversamento della turbina e teniamo
presente che
......
i r i H
i i^,1j
rii|>[)rn>;nta la variazione di carico totale tra. monte.? valle .della turbi
i i . i . |T la (2) si ottiene :
Jt

(12)

- 10 -

(18)

Volando invece far riferimento alla caduta disponibile, il ha :

Tenendo conto della (15) e della (18), la (17) diventa :

'^gtt

~y ~ T{*-:/
f 7 },.~~*JLi Ja

Ott
nnni,.uiir'-i

.,

(19)

i* ntt

1 "/il

rl

\**r

e si definisce rendimento globale T) dell'impianto il rapporto tra Lila


voro utile ottenuto e la caduta disponibile :

J?

-wrtJllr

'e 't

Non tutta la portata G che attraversa la turbina agisce sulle


pale mobili;una frazione AG, infatti, sfugge attraverso i giochi e quin
di non agisce sulle pale fornendo lavoro; si definisce rendimento volumetrico 7] il rapporto :

'm 'v 'y

fc

\)

Conscguentemente la potenza utile pu essere espressa tramj.


te la relazione :
(27)

G -

AG

(20)

E rendimento totale generalmente, compreso tra O, 85 e O, 90;


la maggior parte delle perdite normalmente di natura idraulica, poich rendimento meccanico e volumetrico sono dell'ordine dello O, 98 *
O, 99 , riducendosi leggermente per turbine di piccola potenza.

La potenza interna pari a

P1 ( G - AG)

8H i

Non tutta la potenza interna utilizzabile a causa della potenza persa per attrito e per azionare gli ausiliari; si definisce rendimento organico T}
il rapporto tra la potenza utile e la potenza interna;

pi

II lavoro utile o t t e n u t o , rapporto .'-.^-t^toei&^j.^'."tra la potenza


utile
e
>

G Che attraversa la turbina, risulta espresso da

0I0PM

(21)

(22)

la

^ott

II rapporto tra il lavoro utile ottenuto e la caduta utile prende


il nome di rendimento totale 7^ della turbina; per la (23) si ha
(24)

3) C u r v e

caratteristiche

Le grandezze che interessano per individuare il comportameli


to di una turbina sono : potenza, portata in massa (G) o in volume (Q),
numero di giri,.. -i ppiBWBg)- rendimento totale.
Occorre osservare che, a causa della loro utilizzazionej.e tur
bine idrauliche devono intendersi come macchine a velocit di rotazio
ne e caduta disponibile costante; il primo diagramma d'interesse rappresenta quindi le curve di parzializzazione, cio le curve di' potenza
utile e rendimento totale al variare della portata che attraversala ma
china (questa variazione "i ottenuta cambiando l'apertura del distributore) in corrispondenza ai valori di progetto della velocit di rotazione e delia caduta utile (si fa riferimento alla caduta utile poich le per
dite nella condotta sono tipiche dell'impianto ma non della turbina).
Da tale diagramma si osserva che potenza utile e rendimento
si annullano prima che la portata si annulli, a causa delle perdite me
tuniche e degli accessori che 15~faircondiz ioni assorbono tutta la. poIIMI/.U interna generata. E1 inoltre cura del costruttore che il rendimen

- 13 -

- 12 -

velocit di fuga; in tali condizioni l'intera potenza interna.


viene assorbita dagli attriti dagli accessori.

sviluppata

Per individuare il comportamento di una turbina al variare del


nujnero di giri occorre conoscere un certo numero di diagrammi dei t_i
p indicato in fig. 3, cias_cxma.corrispondente ad un diverso valore df^
l'apertura Ap del distributore; ad esempio occorrerebbe conosce re i
diaframmi di ^ per diverse aperture A, come indicato in fig. 4.

'

Fig. 2
to toale.sia.massimo per unajjortata pari ali180% circa_diq
sima; in condizioni di progeU^iTl-^SdIi5e5ta~quindi un p inferiore"
al massimo possibile, ma al diminuire del carico si ha un ampio cara
p di regolazioneL con rendi.mentoJ.Qiale.abbastanza.levato.
Il secondo diagramma che interessa conoscere ^ quello di potenza, portata, coppia e r e ndi menta.. .aL. variar e-del numero di giri, in
corrispondenza al valore di progetto della caduta utile e ad apertura
costante del distributore.
Il diagramma del tipo riportato in fig. 3; il valore del nume
ro di giri per cui potenza e rendimento si annullano prende il nome dT

Fig. 4

Su tale pjgno tracciamo una retta orizzontale s corrisponden


te ad un valore( fytj l'iQtersezione di tale retta con le curve dei rendimentiljdividuruna serie di punti, ciascuno_c,a,ra.tteri?zatQ....da una cop_
pia d valori del numero di giri (n) e della portata in volume (Q); l'in
siem di coppie di valori cos individuati ha in comune il valore T^del
rendimento totale. Se riportiamo tali coppie_su_un diagramma (Q - n)
.i._punti,..cosi ottenuti, rica.am.Qjjnajinea di_ugual rendimen
piano; ripetendo tale procedimento con altri valori ^t otteniamo un diagramma collinare, con rendimento massimo in corrispon
dizj._al^j;ojnj!iitajd^^
quindi per la coppia di valori Q0, HO11 dia.^ram.ma collinare, tracciato per un assegnato valore di
-caduta utile, permette di individuare completamente il funzionamento
della turbina : da portata, salto utile e rendimento si ricava la poten-

4) N u m e r o d i g i r i e p o r t a t a

specifici.

A primatista sembrerebbe di non poter dire nulla circa il fun


zionamento di una turbina in corrispondenza ad un valore di caduta utile diverso da quello per cui stato ricavato il diagramma collinare.
Per cercare una correlazione, supponiamo che la turbina fun

Fig. 3

- 15 -

din- rasi non muta.


Dalle (18). (19) s ricava :

n y Lk.:i ott
p dalla (111) :

-X)

Di conseguenza si ha :

Fig. 5
zioni con una nuova caduta utile HU e cerchiamo i valori n" e Q1 di
numero di giri e portata che permettono alla turbina di funzionare
in
condizioni di similitudine fluidodinamica rispetto alle condizioni origj^
narie in cui, utilizzando una caduta utile Hu . ruotava ad un numero di
giri n, smaltendo una portata Q.

(28)
H

Per la similitudine fluidodinamica e facendo riferimento


stessa turbina, si ottiene :

La similitudine fluidodinamica implica triangoli delle velocit


simili. Nelle due condizioni non muta il grado di reazione, infatti per
la ( 8') si ha :

(Li)

C ul

ul

ott

C u2

U2

Ul

Ul

alla

(29)

La portata in volume proporzionale ad una sezione ed alla corrispondente velocit di passaggio; si ha pertanto :

> quindi per la (111) :


Cul

Cu2

U2

Ul

Ul

Ul

Cul

Cu2

U2

Ul

Ul

Ul

M
r)

Iu

Q
costante

Se anche le perdite idrauliche Lw nella turbina si possono ritenere pr


porzionajl ad u.
(come usvwiinente accade, salvo l'influenza del cam
blamente del numero di Reynolds), in base alla (19) risulta che ^ v nei

(30)

Le (29), (30) permettono di determinare il valore di n1 e di Q 1 ;


esse inoltre permettono di utilizzare, per il tracciamento del diagramma collinare, risultati, di prove effettuate con valori di caduta.utile div e r s i da quello per cui il diagramma stesso tracciato; infatti determin.ito 1], p>r valori n 1 . Q 1 , H u ' si risale alla coppia Q, n, corrili pendente al salto utile 'Hy, cui competer un rendimento pari ad ^ t
se t i pui - > ritener.- che T]m ed ??v non variano nelle due diverse cori

-18 -

- 17 -

dizioni. Viceversa, noto il diagramma collinare per la caduta utile Hu.


se , ne ricavano i diagrammi collinari per qualsiasi caduta utile HU*.
Consideriamo ora due turbine geometricamente simili :
la
prima funzionante con la caduta gf la portata Q, il numero di giri n
e dotata di un diametro Di la seconda funzionante con una caduta utile
Hj." e dotata di un diametro D". Cerchiamo i valori di portata Q^' e
numero di giri n" della seconda turbina, per_jsui le due macchine s
trovano a funzionare in condizioni di similitudine fluidodinamica.
La costanza di *JV e la, relazione (28), ottenute in base alla
sola ipotesi di similitudine fluidodinamica, continuano a sussistere; co r_
rispor.aentemente si ricava":""

D
D"

ve smaltire) una turbina geometricamente simile all'originili!, dotata


di.un diametro di 1 metro e funzionante con una caduta utile di 1 metro, affinch sia rispettata la similitudine fluidodinamica con le condizioni di funzionamento della turbina originale.
E' prassi usuale tracciare il diagramma collinare con riferimento al numero specifico di giri ed alla portata specifica , con ci in
dividuando il comportamento di tutta una classe di turbine geometricamente simili tra loro. Vi da osservare che, per l'influenza del numero di Reynolds, per la non unidimensionalit del moto, e per la variazione di fjfn ed '}v con le dimensioni della turbina, il rendimento
totale cambia leggermente ma senza influire sensibilmente sull'andamento della "collina" dei rendimenti. In particolare si
manterranno
praticamente inalterate le condizioni di massimo rendimento.

(31)
5) N u m e r o di g i r i e a r a 11 e r i s t i e o - s e e It a d e Ila t u r b i n a

.91
Q

D"*

(32)

D2

Le (31). (32) permettono di effettuare prove in laboratorio su


turbine di dimensioni pi modeste e di estrapolarne i risultati, in particolare i valori del rendimento," "ffif turbina originale.
E,' poi usuale far ricorso ad una ruota di riferimento con diametro D" pari ad un metro e funzionante coiTuna caduta H^' = Im; i
corrispondenti valori di n" e Q" prendono il nome di numero specifico
di giri (ns) e portata specifica (Qs) e si esprimono con le formule :

n D

(33)

(34)

Si potrebbe pensare di caratterizzare ogni classe di turbine ,


geometricamente simili tra loro, tramite il numero specifico di giri
n^* , corrispondente al funzionamento in condizioni di massimo rendi"mento.
In tal modo, valutato il numero specifico di giri che corrispon_
de alle condizioni di progetto, si avrebbe una chiara indicazione sul tipo di turbina da scegliere per ottenere rendimenti elevati.

Sfortunatamente Ja determinazione del numero specifico di giri richiede la conoscenza del diametro della girante, che non genera^
mente noto a priori in sede di progetto. In tale sede sono, viceversa,Te
U&40 generalmente assegnati la caduta utile, la potenza, il numero di giri;
quindi opportuno cercare una correlazione tra classi di turbine, tra lo
ro geometricamente simili, ed un parametro che ne caratterizzi il furi
zionatnento, in condizioni di massimo rendimento, facendo ricorso so_l_
tanto a caduta utile, potenza e numero di giri.
Consideriamo due turbine geometricamente simili e funzionar!
ti in condizioni di similitudine fluidodinamica; per quanto gi visto
il
numero di giri a cui esse ruotano e la portata che smaltiscono devono soddisfare le relazioni (31), (32). Il r appo rto tra le potenze da es_
iic i-rogate, per La (32) , risulta espresso, da :

dtvtt le grandezze D ed H devono essere espresse in metri, essen\c state omesse nelle formule le corrispondenti quantit di riferimento D" ed Hu".
H numero specifico di giri, e la portata specifica, hanno dunque il significato di numero di giri a cui deve ruotare (e portata che de

P "
u

C15)

- 18 -

- 19 -

pt>r la uguaglianza del rendimento nelle due condizioni di funzionamento. Confrontandola (31) conia (35) si ha che il rapporto del loronu
mero di giri pu essere espresso nella forma :

chiaramente ne - 1 giro/min. Quanto ad (n c ) , facendo riferimento


a
al sistema MKS (il risultato naturalmente non dipende dal sistema di
misura adottato, purch corrente), si ha :

5/4

n
n

A/732

(36)

= 5,16 10

60

vw

Se facciamo riferimento ad una ruota che eroghi una potenza


di un cavallo funzionando con una caduta utile di un metro, ilcorrispon
dente valore del numero di giri prende il nome eli numero di giri caraT
trs
teristico
nc e risulta esprsso da"":

[V-15/4

(37)

I u.

pertanto (n c )

pari a 5,15

10

-3

-3

volte il numero che esprime

in giri/min.
A dispetto degli indiscutibili vantaggi derivanti dall'uso di un
numero adimensionato, nella pratica prevalente l'uso di n c , piuttosto che di (n c ) . Pertanto in seguito, parlando di numero di giri caa
ratteristico, faremo sempre riferimento ad nc, salvo diverse indicazioni.

in cui la potenza utile dovr essere espressa in cavalli ed il salto utile


in metri, avendo omesso nella formula le corrispondenti quantit di~rT
ferimento Pu" ed H u ".

Possiamo ora stabilire una corrispondenza tra classi di turbj_


ne geometricamente simili tra loro ed il numero di giri caratteristico
n* , corrispondente al loro funzionamento in condizioni di massimo
rendimento.; tale corrispondenza utile in sede di progetto come elemento di guida nella sce.Ma del tipo di turbina da adottare.

Il numero di giri caraneristico ha il significato di. riumero di


giri a cui deve ruotare una turbina, geometricamente simile all'originale, per erogare la potenza utile di un cavallo funzionando con la caciu
ta utile di 1 metro.

I vari tipi di turbine risultano cos classificati in base al numero di giri"caraftefi"stc di massimo rendimento, secondo la corrispondenza indicativa riportata nella tabella.

Se nc un parametro che caratterizza tutta una classe di turbine geometricamente simili tra loro, la caratterizza anche il seguente parametro :
_
O)

HU)

(37'

ottenuto dalla (37) moltiplicando per l/^ Q g ~5/2


' ~ in modo da ottenere
un parametro adimensionato, purch le grandezze siano misurate in un
sistema di unit coerenti; (nc) chiamato anch'esso numero di giri
caraneristico.
a
.-_
Cerchiamo il legame intercorrente tra il numero adimensionato (nc) a d Li numero che esprime nc in giri/min; a tal fine consi
doriamo una turbina ideale che, lavorando sotto il salto di 1 m e ruotando ad 1 giro/min, eroghi una potenza d 1CV; per tale turbina

Turbina
.Pelton
Francis lenta

n* [giri/ min]
5 - 60

"(nc)a
0,026 > 0,31

60 ;- 100

0,31

;-

0.52

Francis normale

100 -T 200

0,52

1,03

Francis veloce

200 r 450

1,03

;-

2,3

Elica e Kaplan

450 1000

2,3

i-

5,2

Cerchiamo ora la corrispondenza tra ns, nc,Qs; per la (27)


la potenza utile pu- essere espressa cos'i :

- 20 -

(P u') CV

735

Nel distributore l'acqua, sfruttando l'intero salto utile a disposi.


zione, viene accelerata sino ad una velocit
con tale velocit .col

Q Hu

pisce la pala circa alla sua mezzeria, tangenzialmente alla circonferenza detta cerchio dei getti. La pala devia la corrente e la corrispoi
dente variazione di quantit di moto imprime una forza alla pala, .che
in tal modo mantenuta in rotazione; le pale sono portate da un disco J
calettato su un albero. rotante_che trasmette coppia, e quindi eroga p
tenza ad un utilizzatore. Il numero dei distributori o boccagli pu variare da 1 sino ad un massimo generalmente non superiore a 4.

e quindi :
n Vp7 _J*k

5/4

735

n D
JT

l__

V D2

(38)

In base alla (38)

sul diagramma collinare, tracciato con rife_

rimento alla portata specifica ed al numero specifico di giri, possibile tracciare le linee a numero di giri caratteristico costante.

6) T u r b i n a

- 21 -

Pelton

6.1.) Descrizione della macchina.


Dal bacino di prelievo l'acqua viene avviata alla turbina tramite una condotta forzata, al termine della quale posto un distributore
del tipo di fig. 6.

Il boccaglio munito di spina centrale (ajfo Doble dal nome del


suo inventore); questa configurazione permette di rendere minime
le
perdite per attrito e di ottenere un getto con distribuzione di velocit il
pi possibile costante in ogni punto di una sua sezione; in tal modo
il
getto si presenta compatto e cristallino, senza zone vorticose in periferia, e_ pu essere.. meglio utilizzato sulla pala, che raggiunge mantenendo un diametro d praticamente costante lungo il tragitto tra bocca
glio e pala.
La pala della Pelton a forma di doppio cucchiaio; in mezzeria
essa presenta uno sgigolo vivo, che ripartisce tra i due cucchiai il g_e
to incdente; questo si adagia sulla paia e ne fuoriesce dopo aver subito una deviazione pari a (180 - /? ). Una vista della pala, insieme a
due sezioni della stessa, riportata in fig. 7; in tale figura si nota an
che la presenza del taglio E, che praticato con due scopi : permei -

a \. 6

Fig. 7

- 22 -

tere al getto di lavorare pi a lungo su una pala quando essa nella p


sizione migliore per riceverlo, senza essere disturbato dall'arrivo
della pala seguente; permettere al getto di incontrare sempre bordi ta_
glienti, evitando cos la presenza di spruzzi d'acqua che urtando incon
trollatamente le altre pale potrebbero frenarle, con un dannoso effetto
di riduzione della potenza erogabile.
La superficie interna dei cucchiai deve essere accuratamente
lavorata, cos da ridurre al minimo le perdite per attrito tra vena flu
da e pala.

'

E 1 ora possibile tracciare il triangolo delle velocit in entrata,


tenendo presente che u concorde in direzione e verso con c^, potch nella teoria unidimensionale, a cui facciamo ricorso, si suppone
che la pala sia disposta sempre in posizione ortogonale rispetto alla d_i
rezione del getto., La velocit relativa W2 sar deviata, rispetto a Wj,
di (180 - ) ; tale angolo fi viene introdotto affinch l'acqua lasci la
pala con una componente di velocit diretta secondo l'asse della ruota;
in tal modo la portata d'acqua viene allontanata dalla traiettoria della
pala successiva e si evita cos un urto tra acqua e dorso di tale pala,
che condurrebbe ad un dannoso effetto di frenamento della girante.

6 . 2 . ) Triangoli delle velocit.


Come abbiamo gi visto, la.Qaduta disponibile non cpmgleta mente utilizzabile, a causa, delle perdite di carico nella condotta forzata; al fine di ridurre queste ultime, la condotta presenta diametri suf
ficientemente elevati, cos da mantenere bassa la velocit dell'acqua e
quindi le perdite. Al termine della condotta, la sezione convergente
del boccaglio provvede ad accelerare la corrente sino al valore cT~che
essa possiede nel getto. Per valutare e, scriviamo la (1) trajil pelo
libero del serbatoio di monte (sezioner) ed una qualsiasi sezione del
getto; si ha :
Pl

"

Fig. 8

Dalla (10), essendo p = p ; z


w =w

li
2

--~.- :

(39)

(40)

g <Hd-Y)

II valore di velocit c\, ottenibile tramite la (40), presuppone


un'evoluzione senza perdite nel distributore; per tener conto di queste
ultime usuale (analogamente a quanto visto per le turbine a vapore) in
trodurro un coefficiente <p di riduzione della velocit ( 9 > < 1 ) , per il
quale occorre moltipllcare il valore c'^ fornito dalla (40) al fine di ot
tenere l'effettiva velocit e. di efflusso
dal boccaglio. Tenendo pre_
sente ci, dalla (40) si ha :
_____

9 V2

g Hu

\3 -

; u

ne risulterebbe

=u
i.

&

se non ci fosse attrito tra acqua e pala mobile ;; per tener conto
.....

*^^I-

,-:,-"'

di tale perdita, usuale introdurre un coefficiente y di riduzione della velocit relativa, e scrivere quindi :

ove Y rappresenta (vedi 14) le perdite di carico nella condotta forzata. In generale co trascurabile e si pu identificare la quota z__
a cui si trova il getto con la quota a cui si trova Jl pelo libero del ger^
batoio di scarico dell'acqua; inoltre, in generale,/
In
tali
condizioni la (39), tenuto conto delle (13), (14), da"?

V-w.
1

(42)

Quanto ai valori numerici si pu ritenere che <p varf da 0,95 a


0,98 a seconda dei casi, mentre v pu variare da O, 90 a O, 97; l'ele_
vato valore di -ip dipende dal particolare tipo di boccaglio adottato,men
tre V dipender principalmente dal grado di finltura della superficie in
terna del cucchiaio.
6. 3. ) Rendimento idraulico, coppia, potenza.
Per valutare il lavoro ottenuto occorre tener presente che sulla
pala esercita un momento sia il getto d'acqua, che viene deviato dalla
palli, sia l'aria che riempie l'ambiente in cui la pala si muove e tende
quindi a frenarla.
Per LI momento trascuriamo tale azione frenante; dalla (8') ai
ha quindi :
;<

' u (e
ul - C u2 }

- 25-

- 24 -

Analogamente al caso d'elle turbine a vapore, in condizioni di


massimo rendimento idraulico i triangoli delle velocit presentano una
c_ rivolta in avanti; sono cio nelle condizini rappresentate in fig. 3.

e, tenendo presente la fig. 8 e la (42) :


u

-u

<

(1+

(43)

Per le (18), (19), il rendimento idraulico 1J

risulta dato da :

,-- s>*A

(Li)Qtt

u (G I - u) (1 + Vcos/? )

= 2 SP ~ (1 + v cos ) (1 - )

= 0 , 5 ; tale massimo pari a :


2

cny ) max = -T
2 (i -1
II diagramma di

tapeTiferica u; quindi a costante^ caduta^ utile ed apertura del distributore, la portata_non dipende^da u/Cj, Conseguentemente la potenza
ir.te_nia, in base alla (21), presenter un aumento analogo a quello di
^Y, a parte la piccola influenza di *7V .

77 G D
'v

P.
(44)

E' facile constatare che la (44) rappresenta una curva parabolica, che da valori nulli per
' 0; 1, mentre presenta un massimo

gura 9.

Per determinare l'andamento della coppia agente _ sull'albero,


basta ricordare che la potenza interna pu essere espressa come prodotto della coppia per la velocit angolare; tenendo presente la (44) si
ha quindi :

quindi

per

La portata dipende dall'apertura del distributore e dalla veloc_i


t c ; quest'ultima funzione solo di, L^ e d g> , non della velocj.

(45)

i riportato a tratto continuo in fi-

C =

2 u/D

(1 +

) G (1 -

(46)

ove D il diametro del cerchio dei getti.


Dalla (46) risulta che la coppia varia linearmente col rapporto
^- , il diagramma della coppia in funzione di u / c j riportato in fiu/c,
gura 9 a tratto continuo. La coppia di spunto dunque doppia della co
pia a regime", se si adotta come condizione di progetto quella in cui
u/c = 1/2 , cos da mettersi nella situazione in cui il rendimento idra_u
lieo massimo; di conseguenza anche la velocit di fuga doppia
di
quella di progetto.
Quanto sopra ottenuto vale, purch risultino trascurabili le pe
dite per attrito tra girante ed ftria racchiusa nella camera in cui essa
ruota, e purch le condizioni di funzionamento si avvicinino al modello
unidimensionale utilizzato (quest'ultima condizione richiede che il ra
porro tra diametro del cerchio dei getti e diametro del getto sia sufficiuntemente elevato).
Molto spesso le due condizioni citate non si verificano; in tale
uno occorre modificare parzialmente le conclusioni a cui siamo pervenuti. riconoscendo che le due cause suddette danno luogo ad una ridii
.ini n- <]l]v del rendimento idraulico.
Cominciamo a considerare il caso in cui la pala sia
investita
r t t o mentre si trova nella posizione A del cerchio dei getti, ann e l l a posizione B di tangenza tra asse del getto e cerchio del
Il triangolo delle velocit all'ingresso della pala si modifica coni r i | toriato ili flg. 10; il diverso valore della velocit relativa e la <U
-.1.1 -in i nti[l t ;iir;r/iorHs del trianiiolo delle velocit in uscita, generalmon

- 27 -

- 26 -

te accompagnata da un incremento di C2 e delle perdite nella girante


(a causa dell'incremento delle velocit relative), lasciano intuire come ci si p.ossa.-atte.ndere. una riduzione del_rendimento idraulico.
Per quanto riguarda l'attrito e la ventilazione dell'aria presente nella camera in cui ruota la pala, si pu ritenere che tali effetti, co
me gi per le turbine a vapore ad azione parzializzate, diano luogo ad
una riduzione del rendimento idraulico proporzionale al cubo del rapporto U / C j .
Complessivamente
te causano una riduzione

li . 5 . ) N u m e r o di ^iri c i i r a t t f r i s t i c o .
In base alla ( 2 7 ) , la potenza utile data da :

Tenendo presente che, se i il numero dei getti,

<1 e (^ rl

petti va monte il diametro e la velocit del getto, la portata si pu


u p r i m c r r con la formula :

on unidimensionalit e le perdite suddetdel rendimento idraulico, che


risulta

crescente al crescere di u/c corrispondentemente il rendimento, idraulico si riduce ed il suo massimo si sposta verso valori minori di
u/c.
Un andamento indicativo di tale nuova curva del rendimento ri
portato a tratti in fig. 9. Il massimo di tale curva si trova generalmen
te posto a valori di u/o, compresi tra O, 45 e O, 48, mentre ?],. si an
nulla per valori di
prossimi a O, 9.
cl
i
La velocit di fuga risulta quindi pari a circa 1,9 volte la velocit di progetto, se tale condizione coincide con quella di massimo reri
dimento idraulico.
La portata continua a non dipendere dal numero di giri.e quindi
la potenza interna presenter ancora un andamento analogo a quello del
rendimento idraulico. Per quanto riguarda la coppia, la riduzione di
T),.,
e quindi di (Li)Ott , comporta
una sua"-.""
riduzione in base alla (46);
?
"~
essa presenter quindi l'andamento riportato a tratti in fig. 9.

(411)
ricordando la (41), si ha :

2<f
La potenza utile P U< nel sistema M. K. S., misurata in W.
m.-n.re occorre valutarla in CV per introdurla nella formula del nume
ro di giri caratteristico; si ha quindi :

(p
(

.2
2

735

,2 3
d e.

(49)

ricordando che e = 1000 Kg m /m 3 ed avendo assunto <f = 0. 97.


Dalla ( 4 1 ) si ha poi :

6. 4) Massimo salto utilizzabile.


In base alla (40) si ha :

(50)

2
H
u

2g

2 g

fi?

da cui si deduce che PL^ cresce al crescere della velocit

(47)

Sostituendo le (49), (50) nella (37) e tenendo presente che


periferica

(H.
u Le massime velocit periferiche raggiungibili sono dell'ordine di
100 m/3. Posto allora u = 1 0 0 m / s ; u/c = O, 46 ; y = O, 97 , si ricava :

I ottime :
5/4

(H )
~ 2.400 m
u max
dal che si vede come le turbine Pelton siano macchine adatte per
cadute.

-"- (giri/min)

alte

- 211 -

da cui :
550

u
~c7

supini generalmente 11 valore 50, anche se non mancano esempi


con
rapporto D/d superiore a 100 (sperimentalmente si constata che i rut\i pi

J n .;
D * 't ' '

(51)
30).

In base alla (45), con 9> = O, 97, V = O, 95, 3 = 1 0 , si ha


t\; tenendo conto della riduzione di rendimento idraulico ^y
e della (24), si pu ritenere T\, pari a circa O, 87; assumendo
U/GI

inoltre

= O, 46 , dalla (51) si ha ;
n

(52)

* 236 D

a
Casi normali possono ritenersi quelli con -rr

- 29 -

Valutato dunque tale rapporto, si controlla che esso superi


il
valore minimo e, se necessario per soddisfare tale condizione, ai aumenta il numero dei getti sino ad un massimo di 4 (possibilmente ci si
lim ita ad uno o due getti, eventualmente ripartendo la portata tra due
turbine montate sullo stesso albero).
Una volta valutato il diametro del getto, la parte restante del
proporzionamento della pala Viene effettuata utilizzando le seguenti re_
lazioni (per il significato delle grandezze si veda la fig. 7) :

B = ( 2 , 8 <- 3 , 2 ) d

1/8 (anche se nella pratica esistono turbine "con d/D che scende al
di
sotto di 1/100 o raggiunge il valore 1/6); corrispondentemente . i pu;
variare da uno(valore che assume per piccoli diametri del getto e quin
'di bassi rapporti d / D ) ad un massimo di quattro.

A = ( 2 , 4 i- 2 , 8 ) d

compreso tra 1/50

C = ( 0 , 8 0 ; 0,90) d
E = ( 1 , 1 ;- 1.2) d
a =20 r 30

Tenendo presente questo campo di valori normali di/i


deduce che, praticamente, per le ruote Pelton n_ varia da\ 5 a 60 gi^j
. /
.
_ ^^
~
~~ ^
-X
L
i ri/min.

0 = 10

i-

20

6. 6. ) Dimensionamento d massima.
Noti salto disponibile, portata e numero di giri_della macchina, per il dimensionamento si procede cos : in base alla portata ed al
diametro della condotta si ricava la velocit dell'acqua nella condotta
e quindi, nota anche la sua lunghezza, si ricavano le perdite di carico
della condotta forzata; a questo punto si pu valutare la caduta
utile
con la (14). Assunto un valore di <p si ricava c-^, tramite la (41),men
tre fissato u/c, se ne ricava u, e quindi il diametro D del cerchio
dei getti, avendo fissato il numero di giri della macchina.
Per determinare il diametro del getto, si suppone dapprima che
la macchina abbia un solo distributore e si ricava il diametro d del
getto tramite la (48).
A questo punto si valuta il rapportoj D/d:) chiaro che le dimen
sioni della pala dipendono dal diametro del getto, mentre' la distanzate
pala ed asse di rotazione dipende da D; quindi intuitivo che, per ragione costruttrive, il rapporto D/d non pu scendere al di sotto di un
valore minimo, usualmente posto pari ad 8. Nessuna ragione impedisce invece di aumentare a piacimento tale rapporto; in pratica non si

II numero n delle pale normalmente fornito dalla formula em


pirica n = 15 + ^ , .
E 1 da notare che un angolo a diverso da zero implica una brusca deviazione della corrente all'ingresso della pala; esso per
non
comporta apprezzabili riduzioni del rendimento idraulico. Il valore di
(i influisce invce sul rendimento; infatti, a pari t. ed u/c , valori
di j3 pi elevati comportano una pi elevata energia cinetica allo scari
co e quindi una pi elevata perdita corrispondente.
A titolo conclusivo si pu osservare che, in base a quanto esp
-sto :
- cadute grandi e portate piccole comportano turbine con giranti
grande diametro e piccole pale;

di

- cadute basse e portate elevate richiedono ruote di piccolo diametro,


con pi distributori, e con grandi pale.
Quanto alla disposizione, le ruote sono generalmente ad
asso
orizzontale. Costruttivamente la ruota usualmente fusa in acciaio co
mune od inossidabile, ovvero fucinata, e ricavata per lavorazione se le
pale sono riportate e non di pezzo con il disco della ruota; le pale possono essere fuse col disco, montate una per una, ovvero montate
a
gruppi.

V"
-30-

6. 7. ) Regolazione - Curve caratteristiche.


La regolazione della turbina Pelton si effettua spostando assia_l
mente l'ago Dotale; in tal modo si varia l'area della sezione di' passaggio dell'acqua e, non variandone in prima approssimazione la velocit,
si cambia la portata proporzionalmente all'area.
In prima approssimazione, il rendimento idraulico tende a man
tenersi costante al variare della portata ( e ci risulta abbastanza vero
per un'ampia zona di valori della portata). In seconda approssimazione,
occorre tener conto della variazione d. g> 'e v'!e della maggiore influen
za delle perdite per ventilazione al diminuire della portata, e quindi del
la potenza, P_er quanto riguarda il distributore
, la corrispondente
potenza perduta tende a mantenersi inalterata, al variare della portata,
ma riferita ad una potenza variabile del getto da luogo a valori di rpcalanti con la portata. Per quanto riguarda f> , il ragionamento precedente pu essere ripetuto, ma se ne aggiunge un altro: se la portata ere
sce i filetti risultano mediamente guidati meno bene; l'angolo cinematico ^2
Q . tende a crescere
e quindi cresce
e e le corrispondenti perd_i
......-- --- -~ -
te per energia cinetica di scarico; si arguisce come -y possa presentii
re un massimo (se si addebita l'aggravio di perdite per energia cinetica di scarico a V ). Inoltre O t] cresce al diminuire della portata,
poich la potenza persa per effetto ventilante non muta mentre riducen
dosi la portata si riduce la potenza della macchina.
Le considerazioni svolte spiegano l'andamento di K\e appare in fig. 11 : f) ..diminuisce al di qua ed al di l del massimo,ma pre_
senta una zona di rendimenti elevati abbastanza ampia per la scarsa in
fluenza delle variazioni di <p , v e 07] nell'intorno dei massimo.
I

l,.i potenza u t i l e , proporzionale al r e m l i m e n t o loia li IM| a l l a por


l a l a , varia come indicato in fig. 11. Da un certo n u m o n i >n curvi! <li-l
i i|io di HI;. I), ottenute con diversi valori di portata,o p o s t i l l i l e e v i r a r
re i l i l i a i ' . r a m t n a collinare della turbina considerata, gonera I im-nli- i 1 . 1 .
i l a l o c o n r i f e r i m e n t o alla portata e d al n u m e r o d i g i r i s p c c i l ' i e i . ! > : . . < .
r i ' . n l l a ' l e i i i p riportato in Cip. 5 o si >;ui:;tifica tenendo p r i v i m i iU' mii-r.se/.ioiu di tale diagramma con le linee Q =Q 0 ed n ' n o
p i - a i i r a i n c n i c rappresentate dai diagrammi di rendimento riportati rl i p c M i . i v a i i i c n t . e nelle figg. 9, 11. Il rendimento massimo del diagrnm ma c o l l i n a r e intorno a 0,90.

7) T u r b i n a

Francis

7 . 1 . ) Descrizione della turbina.


IL primo elemento dell'impianto di una turbina Francis la con
i l o i l a l'orzata che porta l'acqua dal serbatoio alla macchina; al termine
i l i - I l a condotta si incontra la voluta che provvede a distribuire l'acqua
a i v a r i ujjeLli distributori; la sezione della voluta diminuisce gradualn i . - n i i- poich la portata ridotta di una certa frazione da ognunp degli
u r c i l i d i s t r i b u t o r i . Nel distributore l'acqua incontra sezioni decrescer!
il.
trasformando di conseguenza parte della sua energia di pressio,I H - i n e n e r g i a cinetica. Nella girante l'acqua viene^ deviai^ dalle
pale
i n o l i i l i su cui esercita una certa forza, generando quindi potenza; con_
li-mporanearnente l'acqua completa la trasformazione della sua energ i a ' l i pressione in energia cinetica, dato che anche la girante present i 'ie'/.ioni ili area decrescente. Dalla girante l'acqua passa
generalm e n t e in un tubo diffusore, dove una parte dell'energia cinetica di sca
rleo A l a l i a turbina viene recuperata; la necessit di tale recupero
si
.pici:a considerando che questo tipo di macchina lavora con cadute rel a t i v a m e n i e piccole (anche dell'ordine di qualche decina di metri), quin
i l i l ' e n e r g i a cinetica di scarico pu rappresentare una frazione non tra_
' i c i i r a l i l l e i l i - I l a caduta utile a disposizione.
Applicando l'equazione ( I 1 ) tra il pelo libero del serbatoio
[ i r e - , , i ed il pelo Libero del canale di scarico, e ricordando la (12),
lui :

(LL) ott = g
ov I . r a p p r e s e n t a il lavoro delle resistenze passive nella
f i n / a l a , nel I ' ini crno ili-Ila turbina e nel diffusore.

di
al

(5:t)
condotta

- 32 -

- 33 -

ni hanno di fatto nel carnpo delle turbine Kaplon, non nel campo
F r a n c i s ) ; pi usuale e il caso di turbine disposte tra il poL<j Ubero di-i
l u e serbatoi. Gii schemi di principio di tali impianti sono riportati La
Ti,;. 13.

turbina a slfon
(di(tutor diritto)

turbina sommersa
fdiffuor curvo]

turbina norma!
Ji!tuor diritto)

Fig. 13

I ,c considerazioni che seguono limitano un po' la possibilit


t l l i 4 | i u r r la turbina in posizione indipendente dai due serbatoi.

diffusore

di

Applichiamo la (1) tra la sezione di uscita dalla girante della


i n i i .i 11.1 tn LI pelo Libero v del canale di scarico; trascurando la velor l l nella sezione v, indicando con L^ le perdite nel diffusore e con
p l.i p r i ' t u i l o r i R atmosferica, si ha :
Fig. 12

La (53) permette di affermare che il lavoro ottenuto dipende_dal_-_.


' l'insieme delle perdite, mentre teoricamente indipendente dalla_jx>sizione della turbina rispetto ai peli liberi dei serbatoi. Per tale motivo
f";*-^ ai hanno esempi di turbine sommerse, cio disposte al di sotto del pelo
\&-'^ libero del canale di scarico/7insieme ad esempi di turbine .a,sifone,cio
"disposte al di sopra del pelo libero del serbatoio di presa (tali
esempi

<

III

I*.,

Il

- 3-I -

- 35 -

Questa equazione mette in evidenza come nel diffusore l'energia cinetica di acarico dalla turbina si trasformi in energia di pressio_
ne; trascurando le perdite, tale equazione mette anche in risalto che al_
lo scarico dalla turbina la pressione sempre inferiore a quella,_atmo
sferica se (z - z ) 0.

7. 2) Caduta nella macchina.


Tra il bacino di prelievo e l'ingresso nel distribuitone, a p p i l < .in
do la (1)) ed
ed indicando con m il pelo libero del serbatolo (ovi* < <) )
in

e con O l'ingresso nel distributore, potremo scrivere :

Questo fatto limita alquanto il campo di valori che pu assurrie


re (z - z ); infatti supponiamo per semplicit che l'energia cinetica
di scarico, anzich essere recuperata, venga, dissipata e sia pari ad
L
; ne risulta :
.
"
"~
.-*
p, - Po
I

= g (H
- H ) -g
m
o

(5-0

Tra ingresso ed uscita dal distributore si ha


Ammettendo che p possa scendere sino al valore zero (chiaramente la pressione non potr diventare negativa), da tale relazione
si ottiene :
(55)

(z. - z )=
Hi O, 33 metri
2
v massimo "V^_y^
La posizione della turbina rispetto al canale di scarico
quindi limitata almeno da tale condizione.

sar

In pratica, la presenza diunJgjnjJBajysgticp {superiore in valore ad L


, altrimenti non conviene usare un diffusore) e la cavitazione limitano ulteriormente l'altezza massima a cui pu essere disp
sta una turbina sopra il pelo libero del canale di scarico. Tornando al
la turbina, essa pu essere ad asse orizzontale o_verticale;uJLlannessic>
ne. trattandosi di turbina a reazione, evidentemente totale. In questa'turbina si ha, inoltre, ^una spinta assiale, risultante delle
azioni
statiche, dovute alla differenza di pressione tra monte e valle (dirette
secondo il verso del moto dell'acqua) e delle azioni dinamiche, dovute
nlla componente secondo l'r sse della macchina della variazione diquan
tit di moto (dirette in vert>o opposto al moto dell'acqua); la spinta com
ple.ssiva generalmente diretta secondo il verso del moto dell'acqua.
Uno degli accorgimenti per ridurre tale spinta consiste nel praticare
alcuni fori g (vedi fig. 12), che mettono in collegamento la zona abas;
sa pressione con la zona compresa tra ruota e coperchio
superiore.
(E 1 da ricordare che nelle ruote Pelton ad asse orizzontale la spintaas_
siale nulla, grazie all'accorgimento di separare in due parti il getto
ripartendolo cosi equamente tra i due cucchiai e non ottenendone
per
conseguenza variazioni assiali di quantit di moto - in questa turbinala
zione statica delle pressioni ovviamente nulla-).

oppure, introducendo il solite coefficiente <p di riduzione della velocit


e rispetto al caso privo di perdite, si pu scrivere :

(HO-HI)

(56)

Tra monte e valle della girante, applicando la (10), si ha :

(57)

ovvero, introducendo il solito coefficiente V di riduzione della veloc_i


tu relativa :

(58)

Tra monte e valle del diffusore, supponendo nulla la velocit di


carico dallo stesso ed indicando con v il pelo libero del canale di sca
rico, in base alla (i) possiamo scrivere :

- 36 -

2
2

ha :

-37 -

(59)

we

Sommando le (54), (55). (57), (59) e tenendo presente la (91) , si


2
(L)

(Li) o

tt"2

2-' ^
2

= g (H

-H)-(gY

,
wd

wg

we

(60)

Riconoscendo in (H - H ) la caduta disponibile e confrontanm


v "'~
K~--""'
do la (53) con la (60), si ha :
I| L w = L.
+L
+ L we^
wd
wg

Fig. 13 bis

(61)

;H

La(60), tenendo presente la (3&), da anche :


(Li)ott
n .. = g H - ( L . + L
u
wd wg +L we)

la velocit periferica. Nel caso di fig. 12 essi risultano del tipo riportato in fig. 1 4.
(62)

La (62) mette in evidenza che (L)

u^ < u
differisce dal termine g Tl^ non

solo per il lavoro delle resistenze passive nella girante e nel distribu
tore, ma anche per le perdite nel diffusore.
In base alle (54) .- (59) possibile tracciare la linea delle quote
pitr/.ometriche, che risulta del tipo indicato in fig. 13 bis.

7 . 3 . ) Triangoli delle velocit. Coefficiente di velocit.


Nelle turbine Francis i triangoli delle velocit hanno aspetti di
versi a seconda del numero di giri caratteristico della macchina (come vedremo meglio in seguito). Inoltre in alcuni tipi di turbine Francis
lo sviluppo della pala grande rispetto al diametro medio e crrlspori
dentemente il comportamento della turbina non unidimensionale; per
ragioni di semplicit ci limiteremo ad uno studio unidimensionale della macchina, analizzando il comportamento del fluido in corrisponderi
za ad un filetto medio di corrente. I triangoli di velocit li tracceremo,
In entrata ed in uscita, nel piano tangente al filetto medio e contenente

[n tale figura si osserva


chepoich la macchina centri-

peta. Si noti, inoltre, che il triangolo


delle velocit in ingresso giace, praticamente in un piano normale all'asse
di rotazione, mentre quello in uscita
Iliace in piani variamente inclinati, in
dipendenza dal valore di nr .
Fig. 14
U. lavoro ottenuto pu essere
espresso tramite le (8'), (9 1 ), indican
do con 1 la sezione di ingresso e con 2 la sezione di uscita. La (9')
spiega perch le turbine siano centripete, infatti, a parit di velocit
(e quindi anche di perdite), esse danno lavori maggiori e quindi preseli
lano rendimenti migliori.
Il rendimento idraulico pari a :

7]

'y

,
1

ul,

u2

\y

(63)

-38 -

Le condizioni di massimo rendimento si realizzano quando e


non ha componenti tangenziali, poich ci facilita il progetto del diffusore e ne aumenta il rendimento; in tali condizioc

U l C ul

(64)

Anzich ricorrere ?lla determinazione del valore di u /e

che corri-

sponde al funzionamento con massimo rendimento idraulico, quindi con


c_ assiale, si preferisce introdurre il coefficiente di velocit perife-

Sembrerebbe un circolo vizioso, p Le lift La r.nnoru i-n/.a i l i K r i chiede che aia noto fly, ma non lo poich in qui-uto Upo ili u i a r r l i i n n
il rendimento idraulico in condizioni di progotto non v n r i ; i r i m i l i ) , M mi
tando praticamente compreso tra 0,85 e 0,92.
La (66) permette dunque di valutare il coefficiente di
periferica di massimo rendimento idraulico una volta aaaujjn.iL L
^ e presunto, in base all'esperienza, il valore di ^Jy .

In particolare, la funzione $ che appare nella espressioni di K''1


diagrammata in fig. 15 per l'usuale campo di valori di n^ (15 i- IO 1 1 )' 1
(S (60 1-1.30).

rica e cercarne l'espressione nelle condizioni di massimo rendimento


idraulico. Per definizione :
(65)

K =

Cerchiamo ora di esprimere K in funzione di a

e fi ; dal_

la fig. 14, applicando il teorema dei seni , si ha :

sin

sin ^

cx

D'altronde, essendo e

'ul
u- cos a

07

= O:

U l. C ul

cos

n e H
v * u

Fig.

cos

Poich a e
quindi :

15

praticamente variano insieme con

continuit

dai valori minimi ai massimi, tenendo presente il campo di valori di


n , se ne deduce che il coefficiente di velocit periferica pratica-

ci

2 cos

mente compreso tra O, 55 e O, 90. -

sin
(66)

7. 4. ) Ci rado di reazione.
U grado di reazione definito dalla (111) che, per la (63),
Mcri.ua ;inche nella forma :

pu

- 41 -

- 40 -

n H
V

11

2g

(67)
'

0.8

Applichiamo il teorema dei seni alla fig. 1 4; si ha

^=130

04

sin
A3

Dalla (64) si ha (si ipotizza dunque ,

0.2

sin j? 1 cos a^

'y S Hu

sin ( fl. -r a,)

O.1

Ul
O
10

20

40

30

Sostituendo nella (67) si ricava l'espressione del grado di rea


zione in condizioni di massimo rendimento idraulico :

u.

sin

= 12 sin

Fig. 16
jj

sin ( /?

( /?. - o.)

sin 0

- a )
7.5.) Numero di giri caratteristico.

cos a

sin
=1-

2 sin (

(68)

cos a

La (37) da l'espressione generale del numero di giri caratteristico; intendiamo ora esprimerlo in funzione di alcune grandezze carat
teristiche della turbina Francis.
Esprimendo n
min e risulter :

Dalla (68) si deduce che il grado di reazione dipende solo, -dal


la geometria della macchina; esso ( quindi lo stessa per macchioe, di
dimensioni diverse, purch simili e funzionanti in condizione di similitudine fluidodinamica.
n diagramma del grado di reazione riportato in fig. 16; da
tale diagramma si nota come il grado di reazione sia praticamente inferiore a O, 6 nel canpo di valori usualmente adottati per gli angoli a
Si nota inoltre che per

=60

ed a

= 3 0 il grado di

rea-

in giri/min, anche n andr espresso in giri/

60
(69)

se con O intendiamo il diametro della girante nella sezione di


so. Indicando con B l'altezza assiale del distributore si ha poi :
B D e sin

zione si annulla; di fatto il grado di reazione si annulla sempre per


S = 2 a , infatti la (68) da Z = O. In tali condizioni la
turbina
presenta un comportamento ad azione e prende il nome di turbina limite; si tratta di un tipo di turbina in disuso.

La potenza data dalla (23); se si adotta il sistema MKS

(70)

43 -

- 42 60 <

risulta espresso in W, mentre nella (37) occorre introdurla misurata in CV; consegu.entem.ente :

Si visto sopra che, per aumentare n , occorra ln<:nimcMi.i


e
re a e K ; ci richiede che al crescere di n aumenti anche // ,
1
e
' I
come appare dalla fig. 15; corrispondentemente, mentre il triangolo
delle velocit in uscita sempre rettangolo con e assiale, quello Iti

(P >
Af'i!

Sostituendo le (69), (71) nella (37) si ha :


60 u

1J, gQ

n < 45
e -*

(72)

entrata muta al crescere di n . Tre situazioni caratteristiche sono M


e
portate in fig. 17 e sono indicative di una turbina Francis Lenta ( T I . ) ,
normale (TN), veloce (TV) (con riferimento al numero di giri
ristico).

1 nc

- Xi

D'altronde valgono le (64), (65); sostituendole nella (72) si ha :


2
1 '2
't g 8 (2g) ' "
735Jt

TL
'y

i0!^

u e cos a

da cui, assegnando ad _ Qf ed 77 i valoi_m ediamente.. .pi,, .-... probabili


I = O, 90;
= O, 33), si ottiene :

Fig. 17
(73)

g a-,

La (73) mette in evidenza chej!er,aunientare il numero di giri


caratteristico occorre aumentare K o B/D o O. , ovvero tutt~~~fre
contemporaneamente, eoa e in pratica avviene: pertanto n

minimo si

otterr in corrispondenza ai valori minimi di tali parametri,


n massimo si avr per i loro valori pi elevati.
Il valore minimo di
si ha per

= 60

il minimo di B/D
simo di

15 , il minimo di K per

ed o pari a circa O, 88, il massimo di B/D

=40

si ha per =130

fissato intorno

a = 15 i- 20,

= 60 i- 70

per una turbina lenta;

= 2 5 ;- 30,

= 90

per una turbina normale;

o
o
=35 i- 40 ,

^ =120 i-130 per una turbina veloce.

=15

viene praticamente fissato nel valore 0,04;il mas_


a

mentre

ed pari a circa O, 62 (vedi la (66) con 7) =0, 9),

40 , il massimo di K per

Naturalmente la situazione rappresentata in fig. 17 ha carattere qualitativo; sempre a titolo orientativo si pu dire che :

O, 5

per ragioni costruttive. Sostituendo tali valori nella (73) si ottiene,per


una turbina Francia :

Sempre a titolo indicativo, in base alla fig. 16, si pu dire che il grado di reazione intorno a O, 3 per una turbina lenta, intorno a O, 4 per
una turbina normale, ed intorno a O, 5 per una turbina veloce. Questi?
indicazioni di massima sono riassunte nella tabella seguente :

- 44 -

7.

VC1

60,
^70

0,3

< cos a

60J-130

90

0,4

= cos o

= 200

0,5

>cos a., 350J-450

1
Turbina lenta

15,20

Turbina normale

25i-300

Turbina veloce

35;- 40 120^130

Dalla fig. 17 facile dedurre che al crescere del numero di g


ri caratteristico diminuisce la deviazione ( $ "J^ fi )"~^?ffi."""l2prr5HtB~
nelle pale mobili.; corrispondentemente, al crescere di n , le pale

si

evolvono dal tipo a forte curvatura a quello a piccola curvatura.Jyedi fi


gura 18).

TL

Fig. 19

Fig, 18
II numero di giri caratteristico ha una marcata influenza amiche
sul profilo della girante in un piano,contenente l'asse di rotazione. Per
renderci conto di ci dobbiamo tener.presente che, in linea di massima, si desidera che l'area della sezione circolare di scarico sia quasi
uguale a quella di uscita dal distributore; indicando con D il diametro della sezione circolare di scarico, occorre quindi soddisfare la re_
lazione :
n
4

D.

(74)

Ne consegue che, per bassi n , essendo B/D piccolo deve essere D < D , mentre per elevati n , essendo B/D

'f "

'

O, 5, occorre che D
3

IH

"

f~~"

paria

circa

**

^^t^H*****'*^^*'*^*^

veloci

Il profilo indicato in fig. 19 b a tratto continuo nasce dalle esigenze precedentemente esposte e daUa preoccupazione di mantenere un
piccolo gioco radiale tra pale fisse e mobili; purtroppo una pala mobi
le di questo tipo presenta' uno sviluppo eccessivo, con ci aumentando
troppo le perdite.per attrito tra acqua e pala; diventa inoltre .impossi bile realizzare un rapporto D /D superiore all'unit, e il massimo
di n risulta limitato a valori aggirantisi sui 200 giri/min. Succesc
sivamente si scoperto che lasciare un maggiore gioco radiale tra pa_
le fisse e mobili non riduce il rendimento, anzi lo migliora, anche per
la concomitante riduzione di perdite per attrito dovuta al minor sviluppo che, in tal modo, assume la pala; inoltre, un profilo del tipo tratte^
giato in fig. 19 b consente valori di D ,/D superiori ali1 unit, e per;

superi od uguagli, quanto meno, D .


'

lente assumono il profilo indicato in tale figura, mentre quelle


tendono al profilo tratteggiato.

Ne conseguono i profili riportati in fig. 19; di fatto le

turbine

mette quindi di giungere con n


ri/min.

a valori massimi pari a circa

450 ^

- 46 -

-47 -

In conclusione, al cre'scere di n

il profilo della pala mobile,

in un piano passante per l'asse, cambiajjassandp con continuit, dalla


forma rappresentata in fig. 19 a (propria di valori di n inferiori a
e
1OO) alla formajratteggiata in fig. 19 b (propria di valori di n superiori a 300).
c
In fig. 20 riportato l'andamento di altre grandezze che cambiano al variare del numero di giri caratteristico; in essa son rioortati :
- il rendimento idraulico, compreso nel campo di valori gi visto e da
intendersi valido per condizioni di massimo rendimento "(e
= 0);"
- il numero z deUe pale mobili, che passa da 20 a 10 al crescere di
n , in maniera pressocch lineare (i valori suddetti sono indicativi,
con possibili variazioni di qualche decina per cento);
- il salto utile massimo, che diminuisce rapidamente al crescere
n ;

il rapporto e

/ lg II ,

indicativo delle perditi pr

< im-ii

ca di scarico, se non la si recupera; ai osserva cornu tal.- I n p p u r t o


arrivi sino a 0,35, indicando perdite d entit inammissibili-, n, d e riva la necessi'. di recuperare l'energia cinetica di scarico, i* i|iir
sia esigenza tanto pi sentita quanto pi elevato o il valori- .IH n u mero di giri caratteristico. Questo recupero si realizza no i. n\\i tato diffusore, che potr essere omesso solo per le turbine l r n i i - ; n n i
tre sar utile nelle normali ed indispensabile in quelle veloci.
- il rapporto n f /n tra numero di giri di fuga e numero di giri di m.i ,
simo rendimento idraulico, crescente con n ; tale diagramma discretamente interpolato dalla formula seguente (dovuta a Thomann),
che da valori leggermente in eccesso :
n.

di

(0,01 n )2
e

(75)

5 + (O , 01 n )2
II diagramma che appare in fig. 20 corrisponde alla formula di
Thomann.

7. (I. ) Dimensionamento di massima.


Per effettuare un dimensionamento di massima occorre rlcono
IOTI' che, al crescere di n , il comportamento della turbina tende a
icoMlurui sempre pi,da un funzionamento in condizioni unidimensional i . Occorrerebbe dunque far ricorso a teorie pluridimensionali, ricono
ii i-lido, in particolare, che la pala della girante deve assumere un corri
l>hc;ito profilo tridimensionale e che gli angoli costruttivi variano pas
umido dalla radice alla punta della girante.
~~
Noi

omettiamo questo studio.

l'r il dimensionamento del profilo della, palettatura in un piano


u a s t i i l c , Cohen suggerisce di utilizzare le curve che appaiono in fig. 21
chi' forniscono l'andamento dei principali parametri al variare di n
e
(con K si indica il rapporto u / 1
valutato nella sezione cor
r i s p o n d e n t e agli indici).
0.05
O

100

200

300

400

450

Utilizzando tali curve, il dimensionamento di massima ahb.i.i.m/.a rapido: noto H scelta la condotta e quindi valutata Y. al deUu-mma H^. in base alla fig. 21 si calcola u nei punti indicati In fl({u

Fig. 20

- 4 -

- 49 -

ta. e

'75

e questo valore utile per il calcolo del diffusore (se la

turbi-

Ct

na ben progettata e , in tale sezione, assiale). Costruttivamente


M

il distributore potr essere fatto in acciaio fuso o fucinato, in ghisa o


in acciaio inossidabile; generalmente il numero di pale fisse sar un
multiplo di 4 compreso tra 8 e 24, e non dovr coincidere col numero di pale della girante, o con questo numero aumentato di una unit,
onde evitare l'instaurarsi di regimi pulsanti per la portata.
Per la costruzione della ruota girante si ricorre a ghisa norma_
le o ad alta resistenza per cadute utili non eccessive (inferiori a 60 m),
diversamente si pu far uso di bronzo (adatto per resistereagli attacchi
chimici), di acciaio fuso (adatto per resistere all'azione abrasiva delia sabbia), di acciaio inossidabile (adatto per resistere ai danneggiamenti conseguenti a fenomeni di cavitazione).

J 7. 7. ) Regolazione.
La regolazione delia-turbina. Francis si effettua variando la po
tata che attraversa la .macchina; ci si ottiene cambiando l'inclinazio^""
ne delle pale fisse e mutando, di conseguenza la sezione di passaggio,
fin tal modo si cambia il valore d a.] e quindi dell'angolo cinematico

80

10O

200

300

400

,1 corrispondentemente
e costruttivi di fli non
..
.

i valori
. cinematici
....
coincidono pi, ed alle perdite sin qui considerate occorre aggiungere
quelle per deviare la corrente prima che entri nelle pale mobili; queste perdite sono tanto pi elevate quanto pi forte la variazione della
portata rispetto alle condizioni di massimo rendimento. In conseguen-

Fig. 21

ra, valutando n"~\n base-alla (37). Noti n ed u, si valutano i diame


tri D1 , D ., D

e D .; poi, in base alla fig. 21, si calcolano^ B e

D . Si ora in grado di tracciare il BrpfUo__assiale della pala. La de


3

'

terminazione degli angoli /j.,

' " """ ' " '' *-'-"

'"""

, viene omessa essendo la pala

svergolata; per tale valutazione occorrono metodi di studio


pluridimensionali o il ricorso all'esperienza. In generale, comunque, prima
di realizzare una turbina si ricorrer a prove su modelli in scala ridotta.

Par terminare, in base al diametro D

ed alla portata si valu_


Fig. 22

- 50 -

lAl
za di ci la regolazione accompagnata da una riduzione di rendimen to idraulico; mentre per le turbine lente questa diminuzione inizialmente piccola, per le turbine veloci subito forte (vedi fig. 22).
La
portata di massimo rendimento scelta intorno al 75% dla^massima
per una turbina lenta e sale all'85%^90% per una turbina veloce, onde e
vitare che un'eccessiva riduzione del rendimento comporti rendimenti
idraulici in condizioni di progetto troppo bassi.
H diagramma collinare del tipo riportato in fig. 5; su di esso
appaiono per anche altre linee (quelle a tratto pieno in fig. 23),.cprrispondenti ad una prefissata apertura del distributore, espressa in pe_r
centuale della apertura massima; tali linee hanno generalmente andamento calante al crescere di ns. Per spiegare qualitativamente questo
andamento, supponiamo che la macchina sia priva di perdite; in base al
le (60), (62) si ha :

- 51 -

senza di perdite non altera qualitativamente il risultato cui ni ft giunti.


In fig. 23 si nota che il massimo del rendimento si hit jn?r apt>r
ture pari a circa il 75% di quella di progetto; ci corrisponde a quunto
gi visto nella fig. 22, che sostanzialmente rappresenta l'andamento
del rendimento in corrispondenza al numero specifico di giri di massimo rendimento.
In base al diagramma collinare, noti H

ed il diametro

della

macchina reale possibile determinare l'andamento della potenza


in
funzione del numero di giri, per valori prefissati dell'apertura del distributore. Se ne. ottiene un diagramma del tipo riportato in fig. 24; in
tale figura le linee a tratto continuo corrispondono ad apertura prefissata, mentre quelle a tratto discontinuo sono a rendimento costante.

(76)

Pu

Se la macchina lavora sotto una caduta utile prefissata, l'aumen


to di n implica un aumento.di (u.2 - u 2 ) / 2 e richiede una
corrispondente
riduzione dellemmm**~*imma
altre velocit
e quindi
della portata. La *pre"'
i l
. .
^
r

1001

Q, '

100%

creso

Fig. 24

Per ogni apertura la potenza presenta un massimo; a destra ed


a sinistra di tale "massimo la potenza si riduce, principalmente per il
diminuire del rendimento idraulico a causa delle perdite per deviare la
corrente prima che entri nelle pale mobili, (a rigore il massimo non
coincide col punto di massimo rendimento idraulico, poich al variare
di n cambia anche la portata, ad apertura costante del distributore).
Fig. 23

Viceversa, riducendo l'apertura del distributore, a numero di

- 52 -

- 53 -

giri costante, la potenza diminuisce principalmente per il calare della


portata che attraversa la macchina.
Per operare la variazione di sezione di passaggio .del distributore si adottano opportuni sistemi di comando; nelle figg. 25, 26 ne so
no schematizzati due.

8) T u r b i n e

E l i c a .e

Kaplan

8.1.) Descrizione della macchina.


Quando la caduta diventa bassa e la portata elevata, la velocit
di rotazione di una turbina Francis diviene piccola. A titolo di esempio consideriamo il caso in cui si disponga di un salto utile di 10 metri
e di una portata sufficientemente elevata per realizzare una macchina
con una potenza di 25, 000 CV; ammettiamo di utilizzare una turbina
Francis con numero di giri caratteristico il pi elevato possibile, pari
cio a 450 giri/min. In base alla (37) si ricava :
i n = 50 giri/min

Fig. 25

Con riferimento alla fig. 25, la rotazione di A intorno al perno


fisso F fa ruotare la corrispondente pala; la rotazione di A si trasmettea__J3jL,..tramite il tirante $, causando la.rotazione della corrispondente pala, e cos d'i seguitol In tal modo varia la lunghezza D E
e quindi la sezione di passaggio.

chiuda

Si tratta dunque di velocit angolari molto modeste; esse ponf;o_


no problemi costruttivi e di spesa nella realizzazione dell' alternatore
trascinato^ dalla turbina. Si pu ovviare a ci inserendo tra turbina e
alternatore un moltiplicatore,rinunciando cos all'accoppiamento diretto^ Un'altra soluzione alternativa consiste nel ripartire il flusso d'a
qua tra pi turbine, riducendo in tal modo la potenza di ciascuna ed ai
mentandone quinria velocit angolare. Si tratta comunque di soluzioni di ripiego, connesse i basso valore del numero di giri carattersti_
co; una soluzione pi logica si ottiene ricorrendo a macchine con nume_
ro di giri caratteristico pi elevato, ottenibili spingendo al limite
il
procedimento adottato per aumentare il numero di giri caratteristico
delle Francis; si giunge cos a turbine che utilizzano una palettatura rro
bile puramente assiale, mntre'la""palettatura fissa presenta andamento radiale.

Fig. 26

Con rifeumento alla fig. 26, la rotazione dell'anello di cornando A A causa la rotazione di C intorno al perno fisso D, grazie al
tirante BB; la rotazione di C causa la rotazione della corrispondente
paletta, solidale con C. Cos per le altre pale.

Fig. 27

- 54 -

Gli impianti utilizzanti'turbine Kaplan sono normalmente privi


di condotte forzate (come d'ltronde-le Trancisf veloci), ed il bacino di
prelievo collegato direttamente con la caduta della turbina, se questa
c' (alte cadute), o con una camera che circonda il distributore; da, questa l'acqua passa nel distributore, che a pale con inclinazione variabile, per ragioni di regolazione cme le Francis; lo spazio libero fra
distributore e girante permette all'acqua di compiere una deviazine di
90 prima di giungere alla girante, che ha l'aspetto di una ruota assia_
le con poche pale (da 3 ad 8). Dato il forte sviluppo radiale^ la pala
svergolata e presenta quindi l'aspetto tipico di un'elica. Le pale mobi
li possono essere ad inclinazione variabile (turbine Kaplan), per permettere buoni rendimenti anche ai carichi parziali, come vedremo in
seguito, o ad inclinazione fissa (turbine ad elica). La girante sempre seguita da un diffusore, date le basse cadute utili in gioco.

- 55 quale che sia il filetto considerato. La (77) implica l'esistenza <1L un


vortice libero nel canale tra distributore e girante, quindi in purtieoU
re all'ingresso nella girante.
L'esistenza di un vortice libero comporta l'esistenza di u n i .un
p radiale di pressioni e un elemento di filetto di corrente dovr easere in equilibrio sotto l'effetto combinato del campo radiale di prensioni e della forza centrifuga dovuta alla sua componente tangenziali- di
velocit. Considerando un elemento di filetto di corrente, questo
getto alle seguenti forze nella direzione radiale :
- forza ,agent,e_ sull^.f^SSiS.^B :
' p r d #_j__1
ove 1 indica l'altezza unitaria del tronco di filetto considerato;

Il calcolo delle cadute nella macchina pu essere effettuato utilizzando le formule gi viste per e'lu'rbine Francis, con l'unica awe
tenza che la girante assiale e quindi u = u,.
'2V
In particolare, quindi, i'nSamento'dlle quote piezometriche ri
mane inalterato e rappresentato da un diagramma analogo a quello di
fig. 13 bis.
Le turbine Kaplan sono normalmente.ad.asse verticale.
8.2.)

Triangoli delle velocit.


Se e , velocita assoluta all'uscita dal distributore, forma con

la direzione periferica un angolo

a,, vuoi dire che in tale posizione

l'acqua dotata di una velocit con componente radiale pari a e , sin a


e con componente periferica pari a e cos o,; viceversa ali1 ingresso
nella girante l'acqua dotata di una componente di velocit assiale e di
una periferica, avendo subito una deviazione di 90 nel tratto non pale_t
tato tra distributore e girante.
Intendiamo ora studiare il moto dell'acqua in tale tratto di condotto. Se trascuriamo l'attrito tra i vari filetti di corrente, si dovr
avere la conservazione del momento della quantit di moto, per ogni fi
letto; questo implica la costanza del prodotto e . r in tutte le posizioni occupate dal filetto considerato. In particolare quindi tale prodo_t
to dovr uguagliare il termine e sin a , . r , che rappresenta
il
momento della quantit di moto del filetto all'uscita daldistributore;poi
che tale quantit uguale per tutti i filetti di corrente, si potr scrive_
re :
sin o J ."T7T
(77)

Fig. 28
forza agente sulla^ f aca_DC, :
) ( r -i- dr )

' - (p

componente radiale della^forza agente..jSJJlla,.faccia AJD (GB)


'I

p dr sin

dtf
2

- forza centrifuga :
<1 r -

"-

- 57 -

\a ( 8 3 ) implica la costanza della compon

- 56 -

L'equilibrio delle forze nella direzione radiale porta a scrivere :

p r - (P

dr) (r + dr) + p d r + QC
.'V '? -J^f ,.

it .. ^f

dr=0
, ,ocj! ^/ : p

da cui :

cita in tutti i punti di una sezione normale all'asse di rotazione, quindi


in particolare nella sezione di ingresso nella girante. Se la palHU rno
bile svergolata in modo che anche in uscita si abbia un vortice libero, la distribuzione del lavoro ottenuto costante ai vari raggi; applicando la (1) e tenendo presente tale costanza, si pu nuovamente dirno
strare che anche in uscita la componente assiale della velocit non varia tra punti di una sezione normale all'asse di rotazione. Siamo ora
in grado di tracciare i triangoli di velocitj|j,vari raggi (fig. 29).

(78)

dove il simbolo di derivata parziale dipende dalla variazione della pre


sione con la quota. Integrando la (78) tra due punti A B alla stessa q.uo_
ta, tenendo presente la (77), si ottiene :

(79)

Trascurando le variazioni di quota geodetica (tenerne conto com


plica i ragionamenti, ma non altera i risultati), applichiamo^^ (1) ad
un filtt-ehe passir-per il punto A :
t
. - ,,jj
, ,*.

2
(80)

Applichiamo quindi la (1) ad un filetto che passi' per B :


*

"d

Fig. 29

2
B

(81)
E1 da notare che la componente e

praticamente nulla o qua

sij^jJSja,jpaggi. Il campo di moto chiaramente non unidimensionale,


tuttavia l'esistenza di un~wHic_libero (e quindi la costanza di (L.)

Confrontando le (80), (81) si ha :

ai vari raggi) e la costanza dellacmponente_ assiale di velocit


permettonj3jdjjapj>nc^
in .molte considerazioni.
Assegnati e

___

__, a

ed <V

e volendo determinare- a, ( r ) e e, ( r ).

~~

basta_utilizzare_la (77) e l'equazione di continuit della portata, che po

Confrontando le (79), (82) si ottiene

ta a_scjrive.re :
(83)
( c a>B

L:

rdB cdsin

(84)

- 59 -

- 58 -

Dalle (77), (84) si ottiene :


(86)

K - 5 - ( l - ~- ) t g ^

(85)
e

utilizzando per

TJ ed ij

i valori gi introdotti nel caso della t u r b i -

na Pranci..d,-ijadicando con 1 l'altezza radiale della pala.

mentre le componenti assiale e periferica di e. si ricavano, rispetti-

L'angolo.....a

in punta alla pala si pu ritenere variabile da (il)


1
'"

i
.i
un
a 75 , crescente con n , mentre normalmente compreso tra

vamente, dalle (84), (77) (nelle (84), (85) D,----D.,


Deindicano il dia i---. ^ i c O ' quello interno e.. quello esterno, mentre B rappreseli
ta l'altezza del distributore ) .

0,2 e 0 , 3 2 , ed anch'esso crescente con n . Introducendo tali


nHa~("86) si ottiene :"
~~

Sfruttando l'osservazione fatta sulla teoria unidimensionale, il


rendimento idraulico potr essere espresso tramite la (64), riferita al
raggio medio (se si trascura la piccola componente di velocit periferica in uscita). Il grado di reazione sar espresso.ancora dalla (68)
(in via di approssimazione poich si trascura e ); per la (67), ere-

valori

1000

In fig. 30 riportato l'andamento di alcune grandezze in

IXw

scendo e dalla punta alla radice della paletta, il grado di reazione


cresce dalla radice alla punta. Nella sezione di mezzo, per gli elevati
valori che assume l'angolo j , il grado di reazione risulta in generale superiore a O, 6 (vedi fig. 16).
Il coefficiente di velocit periferica normalmente definito con
riferimento alla sezione di punta della pala mobile; la (66) continua a
valere (in via approssimata, poich a rigore e 4 o ) con riferimento
agli angoli in punta alla pala; per gli elevati valori di 5 e per i vaio
ri di a non molto lontani dai 90 , il coefficiente di velocit periferico risulta elevato (vedi fig. 15) e generalmente compreso tra 1,4 e
2, 5, crescente al crescere del numero di giri caratteristico.
8.3.) Numero di giri caratteristica.
0X1

Adottando il procedimento gi usato per la turbina Francis, riferendo la (69) alle condizioni in punta alla pala, esprimendo.la.pojrta.ta
in ingresso alla girante tramite lajreLazipne :

Uff I (D - I ) e, sin
*
1

ove gli indici 1 si riferiscono alle condizioni in punta alla pala, si ottiene :

450

KJOO

-61 -

- 60 -

ne di n ; si notano :

re

- il rendimento idraulico in condizioni di massimo rendimento;

re al valore di e
in un punto della palettatura (trascurando e ); si
s^
IL!
u*
calcola poi la componente assiale in base alla portata ed alle dimenai^
ni geometriche; e cos noto a in una sezione e, per la (85), anche lo

- il nuniejra. delle pale ( z );


- il salto utile massimo, rapidamente calante al crescere di n ;
- il gi citato coefficiente di velocit periferica, valutato in punta alla
pala;
2
- il rapporto e /2 g H , che con i suoi elevati valori indice della in
dispens abilit del. diffusore, a meno che si intenda operare con bassi
rendimenti idraulici.
! f
Per concludere, si osservi che anche il rapporto i
! tra il
numero di giri di fuga e quello di massimo rendimento dipende da n ,
e pu giungere sino a 2, 5 ; 3.

TJ

angolo

in base allr. fig. 30,'quindi calcolare (L.)

e-da esso risali-

o ,. Applicando la (85) si ottiene a1 (r) e quindi, dal triango

lo delle velocit in ingresso, anche ff ( r); l'angolo

p ( r) pu

en.s<^

re determinato, approssimativamente, dal triangolo delle velocit in


uscita, supponendo e = O e conoscendo gi la componente
assiale
della velocit, uguale a quella in entrata.
. Le pale sono normalmente realizzate in acciaio fuso od inossidabile; solo per piccole ruote possono essere in bronz.o.

8.5.) Regolazione, curve caratteristiche.


8. 4. ) Dimensionamento di massima.
Noti i dati di progetto si calcola n

e quindi da fig. 30 si

de-

terminano K e z . Da K ed n si valuta il diametro esterno (D {


"t '- '

('

quindi B ed 1 tramite i diagrammi riportati in fig.' 31.

La regolazione della portata viene effettuata agendo sull'inclinazione del distributore e quindi, variandone l'area di passaggio (come gi visto per le Francis).
Gi nelle Francis si era osservato che al variare della "portata,
il rendimento tende a decadere tanto pi rapidamente quanto pi n

^"*=^*a***llll*''M'*M>MMl^MMi^qMyK*^^^gP^^jnff

elevato; questa riduzione veniva giustificata in base alle perdite conjSesse c8n la necessit di deviare la corrente all'ingresso nelle pale rmj
bili, dato che l'angolo 5 cinematico non coincideva pi con l'angolo

unii
o?
08

450

600

800

1000

'/m.,

Fig. 31
Per una valutazione degli angoli della palettatura si pu stinia-

o.*

ojs
. 32

oja

- 62 -

- 63 -

costruttivo. La tendenza ad avere curve di rendimento


ma^ -i

_>ii_Lj^tj|B__i)ujaaMMiiia**Brai<MMflf**'"*a*"'**"

rapida-

mente calanti al diminuire deUa._portata si a.c,ceBtua Pette turfoink.a,d,, e.


lica (che idealmente discendono dalle Francis e presentano un valore
di n pi elevato); questo le rende macchine regolabili ma a prezzo di
forti riduzioni del rendimento.

e quelle a calettamento costante delle pali- mobili, In l i m - r m i . t p - r t u r u


costante del distributori; sono quotate in percentuali; i J r U ' a y u r t u r t * rispetto al valore massimo; quelle a calettamento costante d c l l n |.ilr u n i
bili sono quotate in variazione dell'angolo di calettamento r i i q x - i i n .ni
una condizione di riferimento.

Nelle turbine Kaplan ancheJ.e^ pale mobili sono regolabili; in tal


modo, ai carichi parziali, si pu sempre ottenere la coincidenza
tra
valori cinematici- e costruttivi dell'angolo
5 , almeno al raggio medio; cos le perdite per deviare la corrente all'ingresso nelle pale sva
niscono o quasi. E1 come se, per ogni valore di portata, si avesse a
disposizione una nuova turbina ad elica, adatta alle nuove condizioni di
funzionamento; la curva del rendimento, inviluppo
delle curve di
rendimento delle varie turbine"H elica idealmente ottenibili variando
contemporaneamente l'inclinazione, delle .pale ..fisse e mobili, ha un jin^
damento pianeggiante per un ampio camjjp disvalori della portata; praticamente si pu ritenere che il rendimento si mantenga a valori supe_
riori a O, 9 per portate variabili dal 40% al_100% deLxalor,e, diprogetto.
Naturalmente esiste un limite alla possibilit di variazione del caletta_
mento delle pale mobili, al di sotto del quale il rendimento incomincia
al decadere rapidamente anche nelle turbine Kaplan. Tale rendimento
ancora pari a O, 8 per portate pari al 20% di quella di progetto; quindi le Kaplan permettono ampi campi di regplazione con rendimento ele_
vati.
La pre_senaa_dL.un ..meccamsmp adatto aUa-regolazione_d,el,ca lettamentq delle pale mobili (alloggiato all'interno del mozzo centrale)
rende la turbina Kaplan pi costosa di quella ad elica;-"'quest'ultima ve
niva quindi preferita, in passato, quando si aveva a che .fare..g.ojtt- impianti dotati di pi turbine, cos da poter effettuare la regolazione mediante esclusione d qualche turbina, mantenendo le altre in un campo
di valori della portata cui corrispondano rendimenti abbastanza eleva ti. Ai vantaggi del minor costo la turbina ad elica assommava anche
una maggior sicurezza di funzionamento, connessa con la sua maggior
semplicit. Oggigiorno, la tendenza a turbine con elevate potenze unitarie (e quindi la riduzione sino ad una del numero di turbine da impie_
gare) e la maggior sicurezza di funzionamento ottenuta fanno preferire
la turbina Kaplan a quella ad elica, praticamente in tutti i casi; inoltre
lo svantaggio del maggior costo trascurabile, quando si osservi che
la spesa per la turbina una piccola frazione del costo dell' impianto,
essenzialmente connesso con le immani opere fisse neeessarie per ,.Jo
sfruttamento delle risorse idriche a disposizione.

Fig. 33
L'auaieiUo_di__.S_ nel verso indicato in fig. 33 si spiega facen_
do riferimento alla fig. 34 : se la velocit angolare cresce, ad aperta-

Il diagramma collinare del tipo riportato in fig. 5; su di e


so (fig. 33) appaiono anche le linee ad apertura fissa del distributore
Fig.

34

-64 -

- 65 -

ra del distributore (e quindi a ,) fissa, la poi-tata cala; per la (85) a ,


non cambia, mentre la riduzione di portata riduce e ; il triangolo del
le velocit diventa quello tratteggiato in fig. 34 e conseguentemente 5
cresce.

9) P r o t e z i o n e

contro

il

colpo

- rapida rotazione del tegolo per intercettare il getto;


- spostamento lento, quanto basta per evitare il colpo d'ariete, dell'ago Doble sino a raggiungere la nuova posizione di lavoro (sino a
dere il distributore se il carico stato escluso);
- lento risollevamento del tegolo per lasciar libero passaggio al getto
che ha assunto la nuova configurazione.

d'ariete

Nelle turbine idrauliche si possono manifestare brusche variazioni di carico,.{cio di potenza assorbita dall'utilizzatore} per esempio a causa del distacco dell'alternatore dalla rete in seguito a crto
circuito. Se in. tali condizioni non. _si provvedess.e,a ridurre .o.escludere, a seconda dei casi, l'alimentazione di acqua alla girantei,/questa au_
menterebbe la sua velocit angolare e tenderebbe....^ portarsi .in velocit
di fuga (se il carico stato completamente escluso); proporzionalmente
al quadrato della velocit angolare)aumenterebbero le sollecitazioni "
centrifughe, Faggiungerid''lirniti non accettabili.

Nelle turbine a reazione non possibile far ricorso al tegolo,


non essendoci un getto libero; in tali casi si ricorre ad una valvola di
scarico sincrono, cio ad una valvola che si apra rapidamente e sincro^
na con la rapida chiusura del distributore della turbina; in tal modo ne_l
la condotta forzata non si ha una brusca variazione di energia cinetica
dell'acqua e non .s.maa,if,es,ta,,il,..cioIpQ d'ariete.

Occorre dunque ,ridur.re Q.-annullare la,portata, d'acqua che, .arri


va alla girante con la stessa.rapidit, .CQn..c,u.i,,il.,carico variato. Si po_
Irebbe pensare-di sopperire a. questa esigenza mediante i normali dispositivi di regolazione delle turbine; ci comporterebbe, pec, variazioni di velocit dell'acqua nella condotta.forzata,troppo rapide,
che
provocherebbero il colpo d'ariete, con, grave pericolo per
l'integrit
della condotta.
Occorre dunque provvedere a questa regolazione di
con organi diversi.

Fig. 36

sicurezza

Nel caso delle turbine Pelton, tale organo .,.il tegolo (fig. 35),
elemento che, ruotando rapidamente intorno ad A, in grado di ietercettare il getto che fuoriesce dal distributore, annullando cos la portata d'acqua che arriva alla girante. In caso di brusca riduzione del
carico si ha quindi la. seguente successione di eventi.

Tale valvola, che deve permettere il deflusso di tutta la portata, scarica quest'ultima nel canale di scarico ed pilotata da un servocomando sincrono con quello che chiude rapidamente il distributore.
Naturalmente, alla fase di apertura rapida ne segue una di chiu^
sura sufficientemente lenta, per evitare il colpo d'ariete.

10) Dif f us ore


Al par. 7.1. stato messo in evidenza che la pressione allosca
rico dalla turbina inferiore a quella atmosferica se la turbina a quo
ta pi elevata del pelo libero del canale di scarico.
Il primo problema da risolvere quindi la determinazione dell'altezza massima zs a cui pu essre posta la turbina rispetto al p
Fig. 35

lo libro <11 canale di scarico.

- G7

A tal uopo occorre osservare che se la pressione a cui si trova l'acqua scende al di sotto della tensione di vapore p ,
corrisponi m^***^*"*"'"

1,67 1

n - 10.74

(ai)

dente alla sua temperatura, l'acqua evapora sviluppando bolle di vapore; si ha il fenomeno chiamato cavitazione che causa di forti riduzip_
ni del rendimento e di gravi danneggia m enti della macchina.

in cui n

va espresso in giri/min.

Tenendo conto delle (89), (90), la (88) diventa

Occorre dunque garantire che in. nessun punto, dell'impianto la


pressione scenda sotto il vapore p ; sembrerebbe che il punto a pres_
sione minima corrisponda all'uscita dalla turbina ed ingresso nel diffu
sore, ma in realt sull'estradosso delle pale della girante, in prossimit della sezione di uscita, si possono avere pressioni inferiori a p ",
a causa di velocit Ipcalmentejji elevate. Indicando tale differenza di
pressione con A p, per evitare la cavitazione occorre garantire l disuguaglianza :

oH

(92)

Dunque, per valutare la massima altezza z s a cui pu esaere posta la sezione di scarico dalla turbina rispetto al pelo libero del
"canale di scarico, si procede cos :
, - si valuta n ;
\_

_^~i.w*., C

!- sjjfa^jjJa-jB -dalla (91);


(87)

Ricordando che la (1) applicata tra l'ingresso e l'uscita dal diffusore porta a scrivere :

i - si valuta

dalla (92).

In generale sar ojg^,Ebi^-iOie.,^.,yaIflU^ll^iu z

pruden-

zialmente inferipri a quelli calcolati in tal modo.

la (87) comporta la disuguaglianza :

'*.'
gzg<

''a' 1V

^|P
P _

2
C2

we

(88)

E 1 poi usuale porre :

- L

we

(89)

Rilievi sperimentali
* .
. , statistici
dovuti a Booger
., e Moodv
-... * hanno
permesso di tracciare un diagramma del valore minimo ammissibile
per il parametro :

(90)

in funzione del numero di giri caratteristico; tale diagramma ben ap_


prossirnato dalla formula :

E.1 da_ nota re che in base alle (91), (92) ^JOSsibile determinare
il salto utile massimo in funzione di n e di z . Normalmente
z
...
. . ........ ..... . . ,
.
non eTiegatiyo, per permettere alla turbina di essere ispezionata in ca
so di necessit; corrispondentemente, assumendo come valore minimo
z = 0 , si hanno i diagrammi del salto utile massimo che pu essere
. , ^.- ' .
sfruttato in una turbina, se non si vuole correre il rischio che essa ca
da in cavitazione. Le curve di (H )
riportate .nelle figg.20,30 so
u max
no state ottenute con tale criterio, assumendo per valori di o un p
pi bassi di quelli forniti dalla (91) ed accettando anche "z
leggermente negativi. Per, qxianto riguarda l'andamento del profilo da assegnare al diffusore, questi dovr presentare al flusso aree . crescenti
(vedi Parte I), quindi avr un andamento di tipo conico; per evitare U
distacco della vena dalle pareti del condotto, la semiapertura di tale
cono "non supera, generalmente, i,5 r 6.
Il diffusore potr essere diritto (fig. 37) o curvo (fig. 38), quan
do la disposizione di fig. 37 non permetta un sufficiente sviluppo del
condotto, ovvero quando la turbina sia sommersa.
- >e.""<,' tq~

- 68 -

PARTE

III

TURBOPOMPE

Fig. 37

1) P r e v a l e n za , P o t e n z a ,

Rendimento

Consideriamo-una pompa che aspiri da un serbatoio v e mandi in un serbatoio m' pi elevato. Ad ogni unit di massa di fluido che
attraversa la macchina si fornisce al fluido un lavoro L.; a causa deli
le perdite nell'interno della pompa, la variazione di carico totale tra
la bocca di mandata e quella di aspirazione inferiore ad L. (vedi fl')).

Fig. 38

-fi)
Fig. 39

Tale variazione di carico totale prende il nome di prevalenza manomptrica H , e per la (4) risulta espressa da :

2g

(93)

- 70 -

- 71 -

Perla ( I 1 ) si ha :

pendendo solo dal lavoro L., l'altezza di aspirazione llmit;it.;i ilall'tin_

L. = g H +

(94)

Il rapporto tra prevalenza manometrica e lavoro fornito,espre


so in metri di colonna di fluido compresso, prende il nome di
rendimento idraulico 17 ^ :

ti

L.

possibilit di avere pressioni negative alla bocca di aspirazioni 1 i l i - I l a


pompa; analogamente a quanto visto per il diffusore delle turbini- Idrriu
liche, l'altezza di aspirazione deve essere inferiore a 10,30 m t ' t r i (le ,
considerazioni sulla cavitazione che svolgeremo in seguito L i t r i U < > r a n no ulteriormente tale altezza). Per mandare la portata G, la pompa &
attraversata da una portata G + ...A G; ove A G rappresenta la portata
che sfugge attraverso i giochi; si definisce rendimento volume.tr i e o ?)
della pompa il rapporto :

(95)

_G
A causa delle perdite nei condotti, la variazione di carico totale tra il
serbatoio di monte e quello di valle inferiore alla prevalenza manometrica; tale variazione di carico totale prende il nome di prevalenza
totale H . Applicando la ( I 1 ) tra le sezioni 2 ed m e tra le sezioni v
ed 1 e tenendo presente la (93), si ha :

2
H =H -H
,
t
m
v = ( z

, .
- z )+
v

Pm

= H - Y
u

" Pv
g

" v
2g

+ AG

[ V"

(99)

..... . , - . La potenza interna fornita al fluido sar pari a

C P = (G + A G) L. = * G L. =
7
v
v

TI
'y

G g H

(100)

=
P_er fornire al fluido la potenza P., il motore che comanda

(96)

se con Y si indica la .perdita di carico totale nei condotti di aspirazio


ne e mandata.

pompa dovr erogare una potenza

la

superiore^ a caus^ della poteni

za persa per attritp_nei supporti e per comandare eventuali ausiliari;


~tr3finu3<^
della pompa il rapporto :
M""* '**" '""'' "
^
.--Ji.injiLjiwnmrainum-jiin-',... Q
4

(101;

Il rapporto tra la prevalenza totale e quella manometrica prende il nome di rendimento dei condotti ? :

WMMHMMBM

Conscguentemente la potenza assorbita sar espressa da :

(97)

~H

P
Se il serbatoio di monte e quello di valle sono a pressioneatmosferica ed in essi trascurabile l'energia cinetica, la prevalenza totale coincide con la prevalenza, gepde,tica, H , pari alla differenza .tra le
quote dei due serbatoi; quest'ultima poi somma dell'altezza di aspirazione e di quella di mandata (vedi fig. 39) :

= z +
g
a

z
p

(98)

Mentre l'altezza di mandata pu assumere valori qualsiasi, di-

=
a

^ G L. =
GgH

V
i
^^

o 1
'v
'o 7,
'vr ^
'y

G g H (102)
'o 'v 'y 'e

Si definisce rendimento totale della pompa


tre rendimenti :
--******)*^*w

'o

TJ^ il

prodotto dei

(103)

mentre si definisce rendimento globale dell'impianto i\^ il

prodotto

- 73 -

- 72 -

dei quattro rendimenti :


g

t]

(104)

indicando col doppio apice le grandezze all'uscita dalla girante.Nel ca


so di una macchina reale, il grado di reazione definito dalla (106) i
solo un indice d'il rapporto tra la variazione di quota
piezometrica
nella girante e quella nell'intera turbina.
Le turbopompe ai suddividono in :

Per le (102) s- (104) la potenza utile si scrive anche come segue:

g-

(105)

II rendimento totale pu raggiungere valori di poco inferiori a


O, 9, mentre il rendimento meccanico quasi unitario (O, 98 ;- O, 99).

2) D e s c r i z i o n e

Classificazione

L'elemento principale di una turbopompa l girante, in cui le


forze scambiate tra fluido ed elemento mobile fari" s che il fluido riceva un lavoro L., ad unit di massa che fluisce nella macchina.
i.,..
In base alla (1) , applicata tra monte e valle della girante, si ri
conosce che il lavoro fornito, una volta detratte le perdite perresisten
ze passive, si 'trasforma parzialmente in aumento della quota piezome_
trica e parzialmente in aumento dell'energia cinetica. La girante se_
guita da un condotto fisso di area crescente in cui la velocit del fluido
si riduce; in tal modo l'energia cinetica viene trasformata in ulteriore
aumento della quota piezometrica; il diffusore pu essere palettate
o
meno.
Il diffusore delle pompe radiali seguito da una voluta a spirale la quale ha la funzione di collettore del fluido in uscita.
La pompa completata da una cassa esterna che racchiude gli
elementi predetti; tale cassa attraversata dall'albero, che trasmette
il moto alla girante e che montato sui relativi supporti portanti e di
spinta.
Con riferimento ad una macchina priva di perdite, si definisce
grado di reazione il rapporto tra la variazione di quota piezometrica
nella girante e quella nell'intera turbina (definizione analoga al caso del
le turbine idrauliche); dalla (10) e dalla (93), nell'ipotesi che la veloci.
t nel condotto di mandata sia uguale a quella nel condotto di aspirazi
ne, si ricava :
'

- u" 2 )
(106)

- pompe radiali, sempre centrifughe;


- pompe a flusso misto;
- pompe assiali, ad elica.
Le turbopompe si presentano sia sotto la forma di stadio singo
lo sia come pompe a pi. stadi (pompe multicellulari); in quest'ultimo
caso, peraltro frequente, occorre studiare attentamente i condotti che
collegano l'uscita da una girante all'ingresso della successiva; in particolare, in questo caso sempre presente un diffusore palettato, nonch un predistributore (lo schema non differisce sostanzialmente
da
quello di un compressore pluristadio).
Nel campo delle turbopompe centrifughe poi possibile incon~
trare giranti a doppio ingresso, quando le portate da smaltire sono elevate (lo schema di tali giranti non differisce sostanzialmente da quel
lo delle analoghe giranti per turbocompressori).

3) C u r v e

caratteristiche

Le curve caratteristiche fornite dalle ditte costruttrici individuano l'andamento della prevalenza manometrica, del rendimento della
pompa e della potenza assorbita in funzione della portata a velocit di
rotazione costante.
Tracciando il diagramma della prevalenza manometrica in funzione della portata, per diversi valori del numero di giri, e riportando su tale piano le linee a rendimento della pompa costante, si ottiene
il diagramma collinare, analogo all'omonimo diagramma per le turbine idrauliche; esso permette di individuare l'andamento della potenza,
della prevalenza e del rendimento in funzione della portata, per diversi valori della velocit angolare.

4) N u m e r o

di

giri

caratteristico

L'espressione (37) definisce il numero di giri caratteristico rm


che per le pompe; tale eHpri;Hont ha l'inconveniente di mettere in vi

- 75 -

- 74 -

denza la potenza assorbita, mentre nel campo delle pompe la portata


in massa o in volume (Q) una grandezza caratteristica ben pi utile
della potenza; tenendo presente la (105) si ha :
Q H
n =n
e

avendo supposto *l

~3,65

(107)

"cte^min*

Pompa

w*

(H )
u max
(m)

radiale lenta

.60 t- 100

0,3 s- 0,5

200 ;- 120

radiale normale

OO i- 200

0, 5 J- 1

120 - 40

radiale veloce

200 > 350

1 -

a flusso misto

300 ; 500

1,5:- 2, 6

20 i-

10

assiale ad elica

450 i- 1300

2,3 ;- 6, 7

14 ;-

1,8

40 * 17

= 1 (il numero di giri carattefistico un parame-

tro indicativo della macchina, quindi le differenze derivanti da q non


P
unitali sono trascurabili rispetto alle funzioni di tale parametro).
La scomodit dovuta alla presenza nella (107) del coefficiente
numerico 3, 65 ha indotto molti autori a definire il numero di giricarat
teristico in base alla (107), ma trascurando il termine numerico. Si ha
cos un nuovo numero di giri caratteristico, che si assomma al precedente ed al pi corretto numero di giri caratteristico adimensionato
(n^) a . definito dalla (37'). Se a quanto sopra si aggiunge chetalora tale grandezza chiamata numero di giri specifico, si comprende
come in questo campo manchino assolutamente una dizione ed una definizione unificate; avendo a che fare con questa grandezza sar quindi
opportuno analizzarne preventivamente la definizione adottata.
Per coerenza con quanto fatto nel campo delle turbine, intenderemo come numero di giri caratteristico quello definito,dalla (37) o,
in forma pressocch equivalente dalla,(107).

5) P o m p e

Centrifughe

5.1.') Generalit.
Vista in sezione, una pompa centrifuga monostadio o pluristadio molto simile ad un compressore centrifugo; in particolare sono
sempre presenti, oltre alla girante, un diffusore palettate o meno ed
una valuta a spirale per convogliare il liquido uscente dal diffusore nel_
la condotta di mandata.
* La ragione per cui le pompe radiali sono sempre centrifughe
la stessa per cui i coniprsso^rradiai sono sempre centrifughi ed
da ricercarsi nelle minori velocit necessaria per ottenere la stessa
prevalenza. Infatti dalla (LO) applicata tra monte e valle della girante
sTricava'che, a parit di vel'ocit e quindi di perdite nella girante, l'aii
mento di quota piezpmetrica maggiore in una ruota centrifuga (u > u )
I i

Anche nel campo delle pompe, il numero di giri caratteristico


mantiene il significato di parametro in grado di individuare le condizio
ni di funzionamento con rendimento massimo, cos da permettere una
correlazione tra famiglie di pompe geometricamente simili e valori di
tale parametro; come nel caso delle turbine, tale corrispondenza utile in sede di progetto come guida alla scelta di una pompa che,per gli
assegnati valori di n, Q, H , permetta di raggiungere i valori pi elevati del rendimento.
I possibili tipi di pompe risultano quindi classificati in base al
campo di valori di n in cui essi operano secondo lo schema qualitativo riportato nella
tabella; in essa appare anche l'indicazione orieri
tativa della massima prevalenza raggiungibile con ciascun tipo di pompa.
I valori riportati nella tabella hanno, naturalmente, valore indi
cativo.

P"^^^^^"""""""i*W*Ww**iw^JwMMMM***w..

"

che in. una centripeta (u < u ); quindi se il lavoro fornito lo stesso


v

. ,2

i^**iw^^^^^^^^^^^^^^iw-

bisogner riconvertire una maggior aliquota di energia cinetica inene


gi di pressione nel diffusore, poich la prevalenza da ottenere la
sreBS3^SaTTirTT7ra"nl5o"a^
' ' ); " ci implica maggor velocit nel diffusore e .quindi maggiori perdite per attrito.
I triangoli di velocit di una turbopompa centrifuga sono del tipo riportato in fig. 40.
II lavoro fornito, in base alla (8), dato da :
L. =u
i
Nel caso pi usuale, in cui e

- U

1 ul

(10H)

- O (come succede quasi sem-

(j ~e, perch di solito non ci sono altre palettature prima della, girantw).

- 76 -

77 -

Ve diminuire. La costanza di e

e l'andamento di e
r
u
noltre aumenti di e"; se i\o i non muta,in base alla (109) al lui cho 11
grado di reazione diminuisce.
'
Dunque, al diminuire di /J " si riduce il grado di riazi<iiii<.i|ii
Hto implica che la velocit dell'acqua nel diffusore tende a crisMi-i-n-, in
i ri-mentando le perdite in tale sede; contemporaneamente la devia/.Ioni- dell'acqua nella girante cresce e questo pu portare a distacchi dol
la vi'na dalla paia mobile. Queste ragioni spiegano gli elevati valori dallo
untolo 0 " che si incontrano nelle pompe centrifughe. Detti angoli MO
rio normalmente compresi tra 130 e 165, mentre a " risulta genera^
mento compresso tra 10 e 40.
Con valori di 0" cos elevati , il grado di reazione tende all'unita, quindi nel diffusore occorre recuperare poca energia cinetica
questo elemento pu essere non palettate.

Fig. 40
la (108) diventa r
L.

u" e "
u

(108')

In tali condizioni, indicando con a l'angolo formato tra la direziono periferica e la velocit e in un punto a distanza r dall'asse di
r<>iay.ioiu',per la conservazione del momento della quantit di moto nel
o si pu scrivere :

II grado di reazione, in base alle (106), (95), (9), pu essere


spresso come segue :

(110)

untili r<- In conservazione della portata in massa (o in volume) porta

,,2
A

L. Z* -i

r e cos a = r e cos a

r 1 c sin a = r" 1" e" sin o "

(199)

L.

rrlvrtt :

(111)

vi- I indica la dimensione assiale del diffusore.


Consideriamo ora una serie di palettature con lo stesso profilo
in un piano passante per l'asse di rotazione; se supponiamo e costan

Si- questo a pareti piane parallele, dalle (110), (111) si ricava


a

te, ne risulta che c^" per le varie palettature non muta. Vediamo co
me muta jl triangolo delle velocit in uscita, al diminuire di jj ", se
vogliamo mantenere costante il lavoro fornito; osservando la fig 40
dalla (1081) si ha :
L. = e " (e
1

- w" cos tt ")


H

Pertanto al calare di /? ", a partire da valori prossimi a 180,


cresce w" . cos /? " (w " = e " costante) e, per la costanza di L., ne
deriva che anche e " deve crescere; per la (1081) si ha poi che u" de_

a "

(112)

Malli* (111) :
e
c"

r
r

(113)

La (113) afferma che la velocit, in un diffusore non palettate e


n [HI fi-i I piane parallele, diminuisce in maniera inversamente propor/. I umili n i raggio. Quando il grado di reazione sia inferiore, e quindi
l'mim-jjia cinetica da recuperare 3ia elevata, in base alla (113) le dim i ' M N l i i n l del d i f f u s o r i - |>ot re libero risultare eccessive; in tal caao 6 op_
|ti>riimii l u i - 1-lcorao ad un (liffuMure palettate, introducendo in tal modo
uni nuovi ned- di pordltfr p*r attrito.

- 79

- 78 -

Le palette del diffusore permettono di ottenere angoli o superiori ad a "; se il diffusore a pareti piane parallele, dalla (111) si ri
cava :
r" sin a
r sin a

corrispondente al diagramma di fig. 41.


Il diagramma di f " f ( V ) , analogamente al caso dal compra sori. del tipo riportato in fig. 42.

(114)

Confrontando le (113), (114) si riscontra che le palette del diffusore permettono di realizzare lo stesso rapporto c/c" con rapporti
r"/r inferiori al caso del diffusore non palettate, e quindi con dimensioni di ingombro minori (le considerazioni qui svolte sono analoghe a
quelle che consigliano l'uso di un diffusore palettate o meno nel caso
dei compressori centrifughi).

P"

craac*

5.2.) Teoria unidimensionale.


Analogamente al caso dei compressori, introduciamo i seguenti parametri adimensionali :

Fig. 41

- coefficiente di pressione :
Li

(115)

u"2/2
- coefficiente di perdita
(116)
2/2
- coefficiente di portata :
(117)

9.

Fig. 42

Considerando le (1081), (115) si ha :


e "
* = 2 -$-

Per il rendimento idraulico, dalle (94), (95), (115), (116)sl lui:

quindi, in base ai triangoli di velocit riportati in fig. 40, si ricava :


V 2 [i +

pcotg fl "J

(118)

L,
i

(111)

- 80 -

81

sono riportati in fig. 43.

I diagrammi di (V - )

Da tale figura ai osserva come, al crescere di ]J ", il massimo


delle curve si aposti verso valori minori di y , sino quasi a svanire
completamente.

cresce

ri, la portata cresce proporzionalmente ad n, mentri) Lu


|>ruvuluif/u
risulta proporzionalo ad n~.
Le curve a <p - (tostanti;, nel piano (H , Q), sono qutn<ll i l r l l i parabole ad asse verticale e coincidono con linee di rendimento M r u u
costante^ Grazie a questa propriet, discretamente v o r l f l r i i l u .il
meno in un certo campo di valori di portata e prevalenza, <*> p o H i i i h i l i '
tracciare il diagramma collinare della pompa che risulta del tipo rappresentato in fig. 44. Da tale figura si osserva che, mentre portata iprevalenza rispettano abbastanza bene la propriet prima enunciala, licurve di isorendmento si scostano dall'andamento parabolico; ci do
vuto principalmente al fatto che su tale diagramma vengono riportati; U.
curve di ugual rendimento della pompa, non quelle di isorendimento idrauiico, e rendimento meccanico e volumetrico variano, al variare
del numero di giri, anche se <p rimane costante.

cresca

Fig. 43

5. 3. ) Curve caratteristiche.
Dalle (94). (115), (116) si h a :
L

,:.,.,*,

2g

-K<-C)n'

(120)
Fig. 44

mentre la portata, espressa con riferimento alle condizioni in


dalla girante, data da :

uscita

!~

(121)

q> n

A fissato numero di giri, la curva della prevalenza manometri


ca in funzione della portata in volume quindi praticamente la curva di
( V - C ) * f W . A prefissato valore di y , al variare del numero d gi-

Numericamente, in queste turbopompe si pu ritenere che il ri_n


dimento idraulico sia compreso tra O, 70 e O, 93 mentre il rendimento
volumetrico varia da 0., 92 a O, 99 assumendo i valori pi elevati nel ca
so di pompe a doppio ingresso (analoghe ai corrispondenti tipi di comp rn as u re ) ,
1 c o s t r u t t o r i n o r m a l m e n t e danno le curve di prevalenza

mano-

- 82 -

metrica, potenza assorbita e rendimento della pompa in funzione della


portata volumetrica, a numero di giri costante (fig. 45); la potenza risulta prevalentemente crescente all'ammontare della portata. Ci e_
videntemente dovuto al fatto che l'aumento di Q e la riduzione di 77
prevalgono sulla riduzione di H , al crescere della portata.
"_.

83 -

impianto in cui montata la pompa, in funzione della portulu. N o m i . i l


mente la prevalenza richiesta somma di un termino couturi!' (prcvn
lenza geodetica Hg o variazione di quota piezometrica HC '/>
u n Inuna differenza di pressione tra serbatoio di aspirazione < di m u m l i i l a )
e di uno crescente circa col quadrato della portata (prevaU-ir/.ii . I n i . i m i
ca H_, dovuta alle varie cause di perdita per attrito, per c a m b i a m e l i
ti di sezione o direzione, eie...., e ad eventuali richieste di u u m r n i o
della energia cinetica); il prevalere di uno dei due termini sull'altro d_l
pende dal servizio a cui viene adibita la pompa.
L'intersezione tra la caratteristica interna della pompa e la ca
ratteristica esterna del circuito determina il punto di funzionamento (A
nel caso di fig. 46). Per le pompe presentanti un tratto di caratteritiU
ca ascendente al crescere della portata, possibile il verificarsi, in
certe condizioni, di fenomeni di pompaggio; inoltre tutte le pompe po
sono andare soggette a fenomeni di stallo rotante (vedi "compressori di
gas").

5.5.)

Numero di giri caratteristico.

Analogamente al caso delle turbine, introduciamo il coefficiente di velocit periferica :

Fig. 45

(122)

K=
5. 4. ) Punto di funzionamento.

>

Per determinare il punto di funzionamento della pompa occorre


conoscere la caratteristica esterna, cio la prevalenza richiesta dallo

Cerchiamo di correlare K ad o" e p"; con considerazioni


trigonometriche sulla fig. 40 si ricava :
i

fi

f 1 " TTT
Se e

non ha componente periferica, dalle (108*), (95) si ha :


L.
u

gH

e quindi :

(123)
Fig. 46

- 84 -

Il diagramma di # = f ( a", 0") riportato in fig. 47; in base


a tale diagramma ed assumendo ? = O, 80 si ha che K pu
variare
tra O, 83 e 1,56, crescendo all'aumentare di a"

e di fl".

<* =40

130

re K, l"/d" ed a", singolarmente o contemporanerunont; ricordando i limiti gi visti per a" e K e tenendo presente che l"/'l" varia
tra 0,04 e circa 0 , 2 5 , dalla (126) si ricava che n varia tra 60 <- circa
350.
In particolare, l'aumento di n accompagnato da aumenti del
rapporto l"/d"; quindi, al variare di n , muta il profilo della girante in un piano passante per l'asse di rotazione, e si hanno i profili
fig. 48.

di

16 ( T I 65-

. 14(T

lnta

Fig. 47

In base alla (122), sapendo che K dell'ordine dell'unit e che


u" al massimo giunge a valori dell'ordine di 60 m/s, poi facile rica_
vare che la massima prevalenza dell'ordine di 200 metri. Ricordando poi le (107), (122), unitamente alle relazioni seguenti :

pompa nonna!

pompa vloc*

Fig. 48
La variazione di n influisce anche sulla forma della caratteri
stica H = f < Q ) e P = f ( } - ) ; infatti l'aumento di n accompagnato
da un aumento di K e questo ottenuto aumentando anche ]J U ; in base
alle (120), (221) ed alla fig. 43 ci comporta che al crescere di n la

si ricava :

I"
K -Tir tg a'
d

(126)

carati eristica H = ( Q ) presenti tratti ascendenti, che tendono mano


u
a mano a sparire sino ad ottenere caratteristiche completamente
discendenti. Per quanto riguarda la potenza utile, espressa dalla (105),
al crescere di n essa incomincia s. presentare tratti a pendenza ne^u
j poich La rapida diminuzione di H prevale sull'aumento
di
portata e sulla riduzione di ij . Un confronto qualitativo tra gli anda

analoga alla (73) ottenuta nel caso delle turbine Francis.


Dalla (126) ai ricava che, per aumentare n , occorre aumenta_

menti di H e P in funzione di Q, al variare di n , riportato nl u


u
e

- 87 -

-86 -

- in base a d./d" si valuta d.;

le figg. 49, 50.

* in base alla portata ad i" e d" si valuta e ".


Con considerazioni trigonometriche sul triangolo delle velocit in eri
trata si ha poi :

(127)

u" =c r "
tg a

La (127) lega tra loro a" e 0"; una seconda relazione tra =<" e
p" la (123); da queste due equazioni si ricavano <^ " e fi ".

i/U
1

Fig. 49

nc-70

150
2SO

I/lo

Fig. 50
60

100

200

300

350

5. 6. ) Dimensionamento di massima.
Determinato

n in base alle condizioni di progetto, si tratta di


e
determinare d", d., 1" (vedi fig. 48) nonch gli angoli a", 0". Cohen
suggerisce l'adozione delle curve di fig. 51 come guida al dimensionamento; in tali condizioni :
- in base a K ai determina u" e quindi d". noto il numero di giri, n;
- Ln baite ad l"/d" i valuta i";

Fig. 51
Vi infine da osservare che in Ingresso, la pala sar
L a t a f e e non di tipo puramente radiale o con. raggio costante in entrati) polche La velocit periferica ai vari raggi muta e si vogliono vidi
r<* p e r d i t e per "urto" in entrata. Quanto al numero delle pale doilu nJ.

- 88 -

- 89 -

rante esso varia da 6 a 12, crescendo all'aumentare delle dimensioni


della ruota; quelle del diffusore dovranno invece essere in numero diverso sia da quello delle pale mobili sia da quest'ultimo ridotto di una
unit.
I materiali impiegati per le giranti di piccola e media grandezza sono : bronzo (resiste meglio all'usura), ghisa (per
sollecitazioni
modeste), acciaio fuso (per sollecitazioni maggiori); per giranti di dimensioni pi elevate si usano acciai poco o non legati ed acciai inossidabili.

Quanto ai materiali impiegati per la costruzione dulia Kit-unto,


essi si identificano con quelli gi visti per le pompe centrifughe. .

6) P o m p e

flusso

misto

Per numeri di giri caratteristici compresi tra 300 e 500 si in


una zona di transizione da pompe di tipo radiale a pompe di tipo assiale; in tale campo sono parzialmente ancora utilizzabili pompe centrifu
ghe ovvero, in parte, si pu far gi ricorso a pompe assiali. La soluzione pi logica consiste per nell'uso di pompe a flusso intermedio tra
il radiale e l'assiale : le pompe a flusso misto, dette anche semiassia_
li o coniche; la sezione longitudinale di una pompa di tale tipo schematicamente rappresentata in fig. 52.

7) P o m p e

Assiali

Analogamente al caso delle turbine, le pompe assiali nascono


dall'esigenza d smaltire elevate portate con velocit di rotazioni non
troppo piccole e quindi diametri non troppo elevati. Supponiamo che si
debba ottenere una prevalenza manometrica di 2 metri con una portata
di 9 m^/s , utilizzando una pompa centrifuga; ricordando che il valore
massimo di n per pompe radiali 350, in base alla (107) si ricava :
n = 54 giri/min
Adottando K = l , 3 , come suggerito dalla fig. 51, si ricava :
u" = 8,14 m/s
e di conseguenza la girante dovrebbe presentare un diametro d" di ci
ca 3 metri, chiaramente elevato, mentre tra motore di comando e pom
pa occorrerebbe inserire un riduttore.
Analogamente al caso delle turbine, il problema si risolve ricorrendo a pompe assiali, che permettono di realizzare valori pi ele_
vati di n e quindi richiedono diametri di ingombro inferiori; unoschii
ma di pompa assiale riportato nella fig. 53, in cui si nota, oltre alla
girante, il diffusore.

Fig. 52

Le curve caratteristiche di prevalenza e potenza assorbite, sviluppando ulteriormente la tendenza gi manifestatasi nel campo delle
pompe centrifughe, mostrano andamenti calanti ali* aumentare della p r_
tata, con zone intermedie ad andamento quasi pianeggiante.
Per il dimensionamento di massima si possono estendere ulteriormente le curve riportate nella fig. 51.

Fig. 53

- 90 -

- 91 -

dj lo

Analogamente al caso delle turbine si hanno pompe ad elica (pa


le a passo fisso) e pompe Kaplan (pale a passo variabile).
Date le basse prevalenze ottenibili in uno stadio, quando occo
rono elevate prevalenze si ricorre a pompe multistadio, riunendo pi
elementi del tipo in fig. 53 ed assegnando ad ogni diffusore anche
il
compito di raddrizzatore per lo stadio seguente.

alenali, come nel c.-iso dei compressori assiali (cui


.semplicit, tali studi).

ameteremo, per

Per pompe ad elica, le curve della prevalenza, manometricaedel^


la potenza assorbita in funzione della portata, presentano il caratteri
stico andamento calante al crescere della portata, mettendo in evidenza elevate coppie a portata nulla.

I triangoli delle velocit hanno l'aspetto tipico di quelli a bassa


deviazione e sono, ad esempio, del tipo di fig. 54; quelli riportati in fi
gura si riferiscono, ad esempio, alla sezione media; dato lo sviluppo
radiale delle pale, passando dal mozzo alla punta varia u e, se e
comunque assiale, l'angolo
; corrispondentemente viene fatto
va_
riare anche
e la pala presenta il caratteristico aspetto svergolato

hy

lleAci1

" fcivoffluv
'..vl
%*so. lev. eotrV>

J. f\\& ''i''' I

auY,

con angoli jj al mozzo inferiori a quelli in punta alla pala.

Fig. 55
[n fig. 56 sono rappresentati i triangoli delle velocit che si han
no ni ridursi dlia portata a velocit angolare costante.
Da tale figura si osserva l'incremento di *
Fig. 54

II lavoro da fornire dato dalla (8), che si semplifica, qualora


sia assiale, come segue :
L. = u e
i
u2

In pratica angoli cinematici e costruttivi non coincidono, dato il


basso numero di pale mobili normalmente utilizzate; inoltre la correli
te fortemente non unidimensionale; per tali ragioni occorre far ricor_
ao, per uno .studio pi approfondito, a teorie bidimensionali o tridimen

e la riduzione di

al diminuire della portata; ci comporta l'insorgere di

perdite

IUT "ccpssiva deviazione all'ingresso della girante e del diffusore, e


i j i h ' s t M perdite spiegano la forte riduzione del rendimento della pompa,
i - I n 1 .si [Manifesta in fig. 55 al diminuire della portata.
IV r ridurre tali perdite ed avere quindi rendimenti pi elevati
.11 t , i r u In parziali, occorre far ricorso a pompe di tipo Kaplan, con pn
l e - mollili ;L calettamento variabile; corrispondentemente al ridursi del
t;il;i i triangoli delie velocit si modificano come indicato ruslla
In
l i : - ; . 7. (tali triangoli sono ottenuti tenendo presente che la deviazione
t r i l l i correnti; nelle [mie mobili non varia cambiando il calettamcn-

- 92 -

- 93 -

to della pala). Confrontando le figg. 56, 57 si osserva che il cambiamento di calettamento delle pale mobili riduce anche le perdite all'ingresso del diffusore, poich riduce la diminuzione dell'angolo a
ai
calare della portata.
-*

(fig. 58); su tale piano sono poi riportate le curve di isorendlmento <itl
la pompa (per spiegare il verso di variazione dell'angolo 0
bu.sta rT
cordare che, al ridursi della portata, il triangolo delle velocit in entrata si modifica come in fig. 56 e quindi /8 cresce).
crasca

Fig. 58

Fig. 56

La riduzione delle perdite all'ingresso della girante e del d i f f u sore comporta un rendimento della pompa, che si riduce ai carichi par
ziali, ma pi lentamente che per le pompe ad elica; ci comporta che
la curva della potenza assorbita tenda ad appiattirsi fino a presentare
andamenti di potenza crescenti con la portata^
Ricorrendo al solito procedimento possibile ottenere la
^uente espressione del numero di giri caratteristico :

=725

(128)

lormulrnente identica alla (86), valida per turbine ad elica e Kaplan.


4

Fig. 57

Nella (128) si indica con K il coefficiente di velocit periferi r:i riferita alla velocit periferica alla punta della pala, mentre con 1
r d si indicano altezza e diametro esterno della pala,
e
Tenendo presente che 1/d e K si possono ritenere variabil i , r i s p e t t i v a m e n t e - , nei campi O, 2 '- 'O, 36 e 1, 8 :- 3,2, mentre a

II diagramma della prevalenza manometrica in funzione


della
portata presenta una curva per ogni valore dell'angolo di calettamento

p i n i rihTHTo compreso trii HO e 75 , ne risulta :

- 94 -

500

<

n <
e

1200

cio praticamente il campo di variazione di n


pe. Per il dimensionamento, calcolato n

per questo tipo di pom

in base ai dati di progetto,

si pu utilizzare la fig. 59 per calcolare il diametro esterno e l'altezza della pala della girante. Il numero di pale mobili normalmente
compreso tra 2 e 6, assumendo i valori minori per i pi elevati vaio
ri di n , mentre il diffusore raddrizzatore ha un numero di pale generalmente compreso tra 3 e ?)

rnholica (la caratterlatica esterna); se in condizioni di | > r < > K H t . i m e ra in zona l i r e n d i m e n t o . - l e v a t o , questo tende quindi a i n i u i l . - i i . - n u p.-r
un ampio campo di t'urr/.ionamento. Un simile metodo di r c i j o l i r / . i n r n - .
possibile solo se la pompa comandata da un motore e l e t t r i c o :i corr e n t e contnua ( s c a r s a m e n t e impiegato) o da un motore ;i comburi! urne
m u r i - r i a (generalmente impiegato solo in assenza di una rete li d l u t . r i bu-zione elettrica, come nel caso di pozzi isolati in campagna).
In generale il comando delle pompe affidato a motori elettrici in corrente alternata trifase, quindi a motori con velocit non regolabile; in tale caso, salvo l'inserzione di dispositivi complessi e in g
no re non impiegati, la regolazione della pompa a numero di giri varia
b i l e non attuabile.
Un secondo metodo consiste nello strozzare la mandata mediati
le una valvola posta sul corrispondente condotto; in tal modo la cardite
ristica del circuito esterno si modifica passando dalia curva calla cur
va e1 (fig. 0) ed il punto di funzionamento passa da B a B';con que,
sto sistema dir regolazione il rendimento della pompa tende a decadere,
pi o meno rapidamente.

C1

0,15
500

700

9OO

1100

1300

Fig. 59
Fig. SO
8) R e g-ola z i o n e
La regolazione di una pompa necessaria per mutare le condizioni di funzionamento, quanto lo richieda un cambiamento nelle
esigenze del servizio che la pompa deve prestare.
Il metodo pi semplice consiste nel variare il numero di giri del
la pompa muovendosi cosi sul piano H - Q lungo una curva circa pa-

Ricordando L'andamento della potenza assorbita in funzione della p o r t a t a (figg. 45, 55) si conclude che questo sistema di regolazioni*
m i n pt'i-Hcnta problemi nel caso delle pompe centrifughe, mentre dwv
> ; ; . - l ' i - i m p u p a l o coti molta cautela nel campo delle pompe assiali t|
> l l i i . - i M i m i s i n , in cui si corre il rischio di sovraccaricare il
motori'
.lei i r K - M , ;i (Mii si richiede di erogare una potenza maggiore.

- 97 -

Nel campo delle pompe assiali a pale regolabili (la variazione


di calettamento normalmente effettuata da fermo) la regolazione ef
fettuata variando detto calettamento; in genere una simile regolazione
permette di conservare buoni rendimenti in un ampio campo di portate (vedi fig. 61); inoltre la riduzione di potenza assorbita, al diminuire della portata, evita di sovraccaricare il motore.

che provvedono a ripompure nel bacino di monte una aliquota notvvolo


dell'acqua che alimenta le turbine, assorbendo potenza <:lu- pn.-mo.io ru^
giungere decine di M W. Altri notevoli esempi di i m p i < - j ; < > .soni) le pom
pe per acquedotti, le pompe di alimentazione delle caldaie degli
pianti a vapore, le pompe per installazione ausiliarie di bordo.

im-

Il campo di variabilit della portata va da frazioni di litro ai .se


condo sino a decine di m ^ / s t mentre la prevalenza pu variare
dal
metro sino a parecchie centinaia di metri (pompe multistadio).
Le turbopompe non sono utilizzate solo per acqua, ma
anche
per pompare altri liquidi; ed anche liquidi con residui solidi, a titolo
I L esempio si ricordano gli impianti di estrazione e di trasporto
del
pt.'trolio, le pompe impiegate in campo chimico, le pompe per servizi
igienico-sanitari (acque di fogna ed acque di scarico di lavorazioni industriali); in questi casi, molto spesso il problema si rivela di tipo te
nologico, connesso cio con la scelta di materiali adatti a resistere al
l'usura ed alla corrosione.

Avviamento

Fig. 61
Quando si abbia un impianto di pompaggio dotato di pi unit, si
pu provvedere alla regolazione escludendo qualche gruppo e mantenen
do quindi inalterato il rendimento delle altre unit.

9) I m p i e g o
Le turbopompe hanno numerosi vantaggi sugli altri tipi di pom
pe (comando diretto, costruzione meno costosa, sicurezza di funziona
mento, grande regolabilit senza ricorrere a motori di comando a velocit variabile, etc... ), che ne hanno favorito lo sviluppo e l'afferrasi
zione in numerosi campi d'impiego.
Nel campo delle turbopompe idrauliche si va dagli impianti di
irrigazione e di bonifica sino alle notevoli realizzazioni impiegate negli impianti di accumulazione, connessi con le centrali idroelettriche,

L'avviamento di una turbopompa richiede alcune attenzioni; innanzitutto occorre adescare la pompa, cio riempire di liquido la condotta di aspirazione e la girante; questa operazione pu essere compiu
tli :
viTsando acqua dall'esterno attraverso un foro, munito di tappo, pra
t u r a t o nella cassa della pompa; naturalmente questa operazione
richiede l'esistenza d una valvola di non ritorno posta a l l a base della
t- e indotta di aspirazione;
- aspirando aria dalla pompa in modo da creare una depressione e ric Marnare l'acqua dal pozzo di aspirazine; naturalmente ci richiede
l'esistenza di una valvola di strozzamento posta sulla mandata e chi
sa durante tale operazione f la valvola gi citata parlando 'della reIjolaaione della pompa).
Ulteriori attenzioni occorre porre, all'avviamento, al tipo
di
<-a ratteristica della pompa impiegata; uifain. ':*-. rarr-cs, centrifughe pr>-i i Mil ano, a portata nulla, una potenza inferiore a quella ai p-ro^etto <
c|uliid l ' a v v i a m e n t o viene effettuato a valvola di strozzamento
. tiiiiHii
IHT a u s i l i - l i m i urui rninor potenza, e tale valvola viene aperta solo iiduv
v 1,'imi'iito avvenuto. Le pompe assiali ed a flusso misto presentano, u
^urtata, nulla, una potenza superiore a. quella di progetto, quindi 11 loi u mrvf r u m - i i t o :i WKTU.' u valvola di strozzamento aperta (in quentt pom

- 98 -

- 99 -

pe tale valvola spesso assente, se non utilizzata per la regolazione)

vista la rapida distruzione del vetro, materiale chimicanmnto Inerte ,


in presenza di cavitazione.

11) I n s t a l l a z i o n e

Un'altra spiegazione dell'erosione dovuta alla cavitazione H u p pone che le elevale pressioni locali, generate dalla condensazione del
le bolle di vapore, portino ad elevate temperature locali e che l'erosione sia dovuta all'azione combinata delle alte pressioni e delle alte
temperature; tale ipotesi pare avvalorata dal fatto che l'acciaio inossj.
dabile, materiale che presenta buona resistenza ad alta temperatura,
resiste bene all'erosione da cavitazione.
La cavitazione appare dunque come fenomeno da evitare se si
vuole che le pompe presentino una lunga vita; per pompe da usare saltuariamente l'erosione da cavitazione meno importante, ma occorre
comunque evitare elevati livelli di cavitazione onde impedire fenomeni
eccessivi di vibrazione della macchina, che potrebbero danneggiarla ae
'riamente. In tutti i casi bisogna comunque tener presente che la cavitazione accompagnata da un decadimento delle prestazioni che la mac
china in grado di fornire (vedi in seguito).

Per l'installazione delle turbopompe, essendo le tubazioni di i


spirazione e mandata di diametro maggiore delle bocche di aspirazione
e mandata, occorre inserire tratti conici di raccordo; per la condotta
di aspirazione si pu scegliere direttamente un diametro circa doppio
della bocca della'pompa, essendo la lunghezza di tale tratto limitata,
mentre per quella di mandata occorre scegliere il diametro in base al
le perdite di carico ammissibili in tale tratto.
La lunghezza della condotta di aspirazione generalmente linai
tata dalla necessit di installare la pompa in posizione non troppo elevata rispetto al pelo libero del serbatoio di aspirazione; infatti, aumen
tando tale altezza, diminuisce la pressione alla bocca della pompa
e
quando questa uguaglia la tensione di vapore del liquido, corrispondente alla sua temperatura, il liquido evapora sviluppando bolle di vapore
(lo stesso fenomeno si pu verificare alla bocca di scarico delle turbine, come gi visto).
La cavitazione provoca fenomeni di erosione delle suprfici
che si trovano nella zona in cui sono presenti bolle di vapore.
Le cause di tale fenomeno di erosione non sono completamente
chiarite; una possibile spiegazione la seguente : le bolle di
vapore
sviluppate dal liquido vengono da esso trascinate e giungono cos in z
ne di pressioni pi elevate; qui condensano istantaneamente, provocando urti tra il liquido che circondava la bolla, a causa del minor volume che il vapore occupa condensandosi, o tra il liquido e la parete se
la bolla si trovava in corrispondenza ad essa.

Per evitare la cavitazione alla bocca di aspirazione della pom~


pa la pressione p1 in tale sezione deve essere superiore alla tenso
ne di vapore p
del liquido, corrispondente alla sua temperatura,
cio
> P.,
Un'analisi dettagliata del funzionamento di una pompa mette In
evidenza che il punto di pressione minima non si trova alla bocca di aspirazione. ma sull'estradosso della pala, in posizione prossima alla

In tal modo si producono pressioni istantanee di alcune centinaia di atmosfere, che non basterebbero da sole a danneggiare le pare
ti, se si trattasse di un carico statico; si tratta invece di un carico di
namico ad applicazione molto rapida, che inoltre presenta le caratteri
stiche di un carico di fatica, a causa del ripetersi ritmico di tali sollecitazioni; entrambe le caratteristiche favoriscono il ridursi dei cari
chi sopportabili dai materiali delle pareti. Se a queste considerazioni
si aggiunge che, all'inizio della cavitazione, le suprfici delle pareti
appaiono martellate e solo successivamente si nota la presenza d av a r i e nel materiale, si comprende come il meccanismo precedentemente esposto sia senz'altro fondamentale per spiegare l'erosione d
vuta alla cavitazione.
Altre spiegazioni fanno appello a fenomeni di erosione chimica
del materiale; questo per non appare un meccanismo fondamentale ,

l'Mg. 62

- 100 -

- 101 -

bocca di aspirazione; se/\ la riduzione di pressione tra tale punto e la bocca di aspirazione, non si avr cavitazione in nessun punto
della macchina se garantita la diseguaglianza :

sente un pelo libero cui far riferimento, ma un manometro posto alla


bocca della pompa fornisca la differenza di pressione statica
p tra
*

(128)

P1 -

Pv
~"

In generale si pu scrivere :

Analogamente al caso dei diffusore delle turbine e poi

(131)
usuale

porre :

(129)
se si tiene presente che tale A p e necessario per accelerare la corrente, nel moto relativo alla pala, prima di poterla comprimere.
Per una pompa che aspiri da un serbatoio con pelo libero alla
atmosfera (fig. 62), per le (1), (129), la (128) pu essere espressa nej..
la forma :

l'ambiente e tale posizione, la (128) pu essere posta nella forma :

(132)

quindi h

rappresenta l'altezza, necessaria per accelerare la corrente

sino alla velocit e e per sopperire all'ulteriore accelerazione, che


avviene all'interno della girante, tra ingresso nella pala epuntodipres

1
2

-L

wa

v
Q

Sione minima.

(130)

Tenendo presente la (132), le (130), (131) diventano :

ove L
indica il lavoro delle resistenze passive nella condotta di awa
gpirazione.
La (130) permette di affermare che per ridurre il pericolo
cavitazione occorre :

di

Pa-pv

wa
-

o;
r. .'

- diminuire z , cio il dislivello tra bocca di aspirazione e pelo libero

p
* -p
*

> h

(130-)

i- > h
2g
o

(131')

Zl-

del serbatoio omonimo;


- ridurre e , quindi ridurre la portata o aumentare le dimensioni del
la pompa;
- ridurre L

, cio ricorrere a tubi con diametro maggiore per

la

Le quantit che appaiono a sinistra del segno di disuguaglianza


nelle (130'), (131'} rappresentano la differenza tra la pressione totale
alla bocca di aspirazione e la tensione di vapore; tale quantit prende
il nome anglosassone di "net positive suctionhead" (NPSH) e, introducendo tale grandezza, le (1301), (131') possono essere poste nella for-

condotta di aspirazione ed evitare, per quanto possibile, la presenza


di gomiti nel condotto;
- studiare accuratamente il profilo della pala all'ingresso, in modo da
ridurre A ;
- ridurre, ove possibile, la temperatura del liquido aspirato.
v

Qualora la pompa funzioni in un circuito chiuso e quindi sia

as-

If P S H > h

(133)

quindi h rappresenta il valore minimo di NPSH compatibile con un


funzionamento privo di fenomeni di cavitazione.
la.

La disuguaglianza (133) implica che la pressione totale aJL


b o c c a , d i a s p i r a z i o n e , d i m i n u i t a della t e n s i o n e d i

- 102 -

- 103 -

vapore, sia sufficiente per acc-elerare il fluido sino alla velocit e

per provvedere all'ulteriore accelerazione all'interno della girante, s_i


no al punto di pressione minima; condizione questa che,
soddisfatta,
garantisce evidentemente contro il pericolo di cavitazione.
Confrontando le (1301), (131!), (133) si ha :

NPSH =

- -

(134)

con riferimento al pelo libero del serbatoio di aspirazione, ovvero :

NPSH

p - p
a
v
g Q

con riferimento all'indicazione /\


ca della pompa.

i,c'

2g

(135)

di un manometro posto alla boc-

Quando il costruttore dia il valore minimo ammissibile per


NPSH, cio h , in base alle (133), (134) ed ai dati di progetto, possibile valutare la massima altezza z.. a cui pu essere posta la pom-

Fig. 63

pa rispetto al pelo libero del serbatoio di aspirazione.


Sin qui si supposto che la bocca della pompa sia orizzontale o
con diametro trascurabile rispetto a z., se verticale; se la
bocca
della pompa verticale ed il suo diametro non trascurabile rispetto
a z , le considerazioni precedenti si applicano al punto pi alto della
bocca di aspirazione, cio al punto in cui regna la minima pressione
statica.
Vediamo ora l'influenza della cavitazione sulle prestazioni della pompa: si consideri una pompa che, in assenza di cavitazione, presenta la caratteristica a tratto continuo in fig. 63 e la si installi ad una quota sufficientemente elevata; la sua caratteristica muta come indicato a tratti e punti, denunciando l'instaurarsi della cavitazione per
portate superiori a Q . Consideriamo ora una pompa che funzioni sem

JSPSH
Fig. 64

A.

pre con la stessa portata e velocit e variamone la quota di installazi


ne z , in modo da variarne l'NPSH; si avr un ij
costante per
NPSH > h , cio in condizioni di non cavitazione, mentre >j
decao
y
dr con l'instaurarsi della, cavitazione. E1 da notare che in alcuni casi
il rendimento idraulico, prima di decadere, mostra un certo incremento; questo si spiega con la formazione di sottili strati di vapore a

parete che riducono gli attriti, in condizioni di cavitazione agli stadi iniziali, mentre il successivo decadimento dovuto alla presenza di boi
le di vapore che influenzano il flusso, deviando la corrente dalle dirczini prestabilite in sede di progetto e quindi facendo decadere il rendimento idraulico.
Vediamo ora se sia possibile correlare il carico minimo ammissibile h alla bocca li una pompa con quello di un'altra pompa g3O

- 105 -

- 104 -

metricamente simile all'originale e funzionante in condizioni di similitudine con questa; la similitudine geometrica e quella fluidodinamica
impongono la costanza dei rapporti tra le velocit in ingresso, per cui:

/C JL

"

ui

Vui

~V

(136)

,"2
V -

~ u

(137)

Dalle (136), (137) consegue la costanza del rapporto fa /H , che


prende il nome di parametro di Thoma ( a ) :
h
(13S)

H
La (138) permette di valutare h

per macchine tra loro

geo-

metricamente simili e fxinzionanti in condizione di similitudine ..


Il parametro di Thoma cambia solo mutando classe di macchine o condizioni di similitudine; poich solo di queste quantit funzione anche il numero di giri caratteristico, ne deriva che o solo funzione di n .
e
Sperimentalmente si riscontra che :

-Vc 4 / 3

11DS >

-3
ove alla costante 1, si pu assegnare un valore intorno a O, 2 . 10
per n ' misurato in giri/min e per turbopompe ad un solo ingresso di
normale costruzione.

Sostituendo la (139) nella (107), si ottiene :

3,65

Dato l'enorme vantaggio di lavorare con numero adimensionali,


alcuni autori propongono il numero di giri caratteristico S della cacL

vitazione adimensionato, definito come segue :

D'altronde, in condizioni di similitudine geometrica e fluidodinamica, si ha che V e Q sono costanti e quindi :

H =L. - L
u
i
w

ove al parametro S H da 11 nome di numero di giri c u r i U t i T i n U r o del


la cavitazione che, in base alla (140), dovrebbe trovaral noli 1 Intorno di
167. Di fatto S varia tra 150 e 200, naturalmente misurando n In ^
ri/1', Q in m ^ / s ed h in metri.

(140)

S =
a

<Q VQ
(gh o ) 3 / 4

(141)

Tale numero adimensionato nell'interno di 3 come facile


cavare in base alle (140), (141).
Dalle (140), (141) possibile ricavare h

rj.

prefissate le condi-

zioni di progetto e quindi, in base alle (133), (134), scegliere il dislivello tra bocca di aspirazione della pompa e pelo libero del serbatoio
di aspirazione, necessario affinch la pompa non caviti.
Per turbopompe inserite in circuiti chiusi, valutato h ,' pos-

sibile controllare che sia rispettata la (133) e, in caso contrario, intervenire sui parametri di progetto in modo da soddisfare tale relazione.

- 107 -

PARTE

MACCHINE

QUARTA

VOLUMETRICHE

.
1 ) Int roduz ione '
L'elemento fondamentale delle macchine volumetriche un organo mobile, sul quale si esercitano azioni di tipo statico ottenendo la_
voro dal fluido o fornendogliene.
Le velocit del fluido nella macchina sono modeste, e l'azione'
i l i una macchina volumetrica si manifesta soltanto sotto forma di varia
zioni-di pressione (non di quantit di moto, come nelle turbomacchine).
Il movimento dell'organo mobile crea camere a volume variabi
le in cui -viene racchiusa una certa quantit di fluido che , in tal modo,
spostato verso un ambiente a pressione differente.
L'ammissione ed il deflusso del fluido da tali camere sono regolali da valvole automatiche o comandate quando la macchina non aia
nutodstributrice, cio non scopra alternativamente opportune luci di
immissione e deflusso durante il moto dell'elemento mobile.
Si. distinguono macchine operatrici (pompe) e motrici (motori);
un'altra distinzione connessa con la forma dell'elemento mobile e con
il suo movimento: se si tratta, di uno stantuffo animato da moto alterno
si parla di macchine alternative a stantuffo, se si tratta di elementido_
Ulti d moto rotatorio si parla di macchine rotative.
Le pompe a stantuffo e rotative sfruttano gli stessi principi di
funz i on amento degli omonimi compressori, mentre'i motori a stantuffo
e rotativi rappresentano mnc: chine duali delle pompe omonime, di cui
adottano lo steaao principio .li funzionamento, invertendo per il verso
dei moto.

- 108 -

2) P o m p e

stantuffo

2 . 1 . ) Schemi e generalit.
Lo schema della pi semplice pompa a stantuffo riportato in
fig. 65; il volume variabile necessario al funzionamento della pompa
creato dal moto alterno dello stantuffo: durante la corsa verso destra
la depressione creatasi nel cilindro fa aprire la valvola automatica di
aspirazione (A) e richiama liquido nella camera che risulta a volume
crescente; durante la corsa verso sinistra il volume della camera siri
duce gradualmente e contemporaneamente cresce la pressione che vi
regna.il che provoca la chiusura della valvola di aspirazione e l'apertu
ra della valvola automatica di mandata (M), con trasferimento allamaji
data di parte della massa di liquido presente in camera. In tal
modo
si ha trasferimento di una certa massa di liquido dall'aspirazione ( z o na a bassa pressione) alla mandata (zona ad alta pressione).
Lo stantuffo di fig. 65 di tipo tuffante, cio massiccio; naturalmente esso pu essere anche del tipo gi visto nei compressori alternativi (stantuffo aderente), cio pi esile e portato da un'asta di co-

- 109 In fig. 66 rappresentata una pompa a stantuffo aderente con valvole automa
tiche di mandata ricavate nello stesso stan
tuffo; il funzionamento il seguente : nella
corsa di discesa dello stantuffo la sovrapressione che si crea nella camera A chi
de la valvola di aspirazione e apre quelle
di mandata, cos che l'acqua passa
dalla
camera A alla B; durante la corsa di risalita dello stantuffo l'acqua contenuta in B
viene inviata nella condotta di mandata,men
tre la depressione creatasi nella camera
A chiude le valvole di mandata ed apre quel
le di aspirazione, risucchiando acqua dal
condotto di aspirazione. In questa pompa
le fasi di aspirazione e mandata sono contemporanee ad avvengono durante la corsa
di risalita dello stantuffo; in questa sola fa_
se, praticamente, si fornisce lavoro alla
pompa e quindi l'asta della pompa sollecitata solo a trazione e di conseguenza pu
essere molto lunga.
E* la caratteristica pompa dei pozzi profondi in miniera, con cilindro sempre verticale e dotata inoltre di un filtro e
di una valvola di non ritorno all'inizio del
condotto di aspirazione.

Fig. 66

E' anche la caratteristica pompa delle fontanelle con comando


a mano mediante una leva, .ed in tal caso praticamente priva delconuotto di mandata.

Fig. 65

mando; con lo stantuffo tuffante possibile realizzare le tenute


sulla
parte fissa, con l'indiscutibile vantaggio di poterle registrare anche a
macchina in moto, mentre con lo stantuffo aderente le tenute son. poste alla periferia dello stantuffo stesso. Per quanto riguarda il tipo di
tenute, la pompa a stantuffo aderente utilizzabile solo con acque lira
pide e per modeste prevalenze (20 i- 30 metri), mentre quella a stantuffo tuffante utilizzabile in tutti gli altri casi, specie per prevalenze
elevate.

In fig. 67 rappresentata una pompa a membrana, il cui funzionamento analogo a quello della pompa di fig. 65, salvo la sostituzione dello stantuffo con una membrana deformabile (in cuoio o gomma).
E' una pompa generalmente azionata a mano, adatta a Basse prevalenze ( < L5 metri) ed utilizzata per pompare liquidi torbidi, sabbio
si o fangosi.
In fig. 68 rappresentata una pompa semirotativa , del tipo im
piegato Ln campagna per sollevare a mano l'acqua dai pozzi poco profondi; in tale pompa la parte F fissa mentre il braccio ZZ si muove di moto oscillatorio; le valvole sono automatiche. Durante la corsa
in senso orario la. sovrappressione che si crea nella camera B chiudo
V
ed apre V , mentre lu 11>prensione che nasce in A chiude V ed
4
2
apre V
al Ila in tal motjo impipili Ione nella camera A e mandata dal
1'

- 110 -

- Ili -

I r.-i.sformaliilc a doppio e f f e t t o e quella ci fig. 67 normalmente impie


nata a semplice effetto, quella di fig. 65 pu essere trasformata in una pompa a doppio effetto, ponendo una seconda camera sul lato destro
dello stantuffo.
Se la pompa non a comando manuale, il moto alterno dello
s t a n t u f f o ottenuto tramite un meccanismo a biella e manovella, come nei compressori a stantuffo. Se si trascura l'allungamento finito
della biella ed il manovellismo centrato, il moto dello stantuffo un
moto armonico semplice e la sua velocit v pari alla proiezione
della velocit del bottone di manovella sulla direzione del moto
dello
stantuffo; si ha quindi

(o E sin #

i = fu t
perci :

Fig. .67

= d E sin co. t

la camera B in C; poich la camera C ha volume costante, tale tra_


vaso comporta un invio di acqua nella condotta di mandata. Durante la
corsa in senso antiorario il funzionamento analogo ma "simmetrico".
Mentre la pompa di fig. 68 a doppio effetto (cio in un
ciclo
della pompa si hanno due fasi di aspirazione e mandata), quelle di fig.
65, 66, 67 sono a semplice effetto. Mentre la pompa di fig. 66 non

Fig. 69

Inoltre deve essere 2R = c , quindi :

(a -^
2

sin O) t

(142)

ove tu indica la velocit angolare di rotazione della manovella (praticamente costante) e e la corsa dello stantuffo.
In un ciclo completo lo stantuffo di una pompa del tipo in figg.
65, 66 spazza un volume pari all'area trasversale del cilindro per lu
corsa dello s t a n t u f f o , e tale v o l u m e la cilindrata V se la pompa

Fig. 68

a .semplice effplto; si lia quindi (essendo D il diametro del cilindro) :

- 113

- 112 -

(143)

Una pompa a doppio effetto ha una cilindrata doppia, se si pu


trascurare il volume occupato dallo stelo di comando dello
stantuffo.
La portata della pompa pari al prodotto deUa cilindrata per il numero di cicli al secondo e per un coefficiente i]v (rendimento volumetrico), che tien conto delle fughe di liquido e del volume eventualmente oc
cupato dall'aria disciolta nell'acqua e sviluppatasi durante la fase di aspirazione; si ha quindi :
17

O)

V
e

vi sono per alcuni pi di pompe che non soggiacciono u luln l i m i t a / l o


ne.
La velocit di rotazione della manovella no r m alni (Mito compri^
sa tra 5 rad /s e 30 rad / s , anche se alcune pompe giungono eccezionalmente a 50 rad/s.
La velocit media dello stantuffo limitata da considerazioni _1
nerenti alle velocit che occorrono nelle condotte e che devono essere
limitate, per ragioni che vedremo in seguito. In base alla velocit me
dia dello stantuffo le pompe si classificano in lente, normali e veloci
secondo quanto indicato nella tabella.

(144)

2 a

...

pompe

e, per una pompa a semplice effetto, tenendo presente la (143) :


o)

G = i\ v T

Introducendo la velocit media dello stantuffo u

= 2 e

(145)

"?*,,
2

um

(147)

valida per una pompa a semplice effetto, mentre per una pompa a doppio effetto varr la relazione :
G = 1J.

^
D

normali

0,8 i- 1,2

veloci

1,2 s- 2 , 4

data da :

la (145) pu essere posta nella forma :

G = -n e -7- e

'm\ s )
(\3 -r
0,8

lente

(146)

um

(147 1 ;

n rendimento volumetrico, che appare nelle (147L pu essere


ritenuto compreso tra O, 9 e O, 98 per pompe d'uso normale,
mentre
scender a O, 6 ; O, 7 nel caso di pompe utilizzate per liquidi a temperatura elevata.
Il rapporto tra corsa e diametro deUo stantuffo ordinanamen
te compreso tra 1,2 (pompe a corsa breve), e 2 (pompe a corsa lunga);

La portata delle pompe a stantuffo in prima approssimazione


dipendente solo dal numero di giri; in seconda approssimazione al cre_
scere della prevalenza a pari numero di giri, la portata si riduce un
po', per il ridursi di T) ^ dovuto ad un lieve incremento delle fughe di
liquido. Le valvole di aspirazione e di mandata sono generalmente au
tematiche; esse devono avere sezioni di passaggio elevate per ridurre
le perdite di carico del liquido nel loro attraversamento, ed essere leg_
gere per potersi aprire e chiudere rapidamente.

2 . 2 . ) Ciclo ideale e reale di lavoro.


Consideriamo una pompa a stantuffo che aspiri acqua da un se
batoio a pressione p inviandola in un serbatoio a pressione p (fig.
70).

In assenza di perdite nei condotti e di fenomeni dinamici,


pressione statica alla bocca di aspirazione pari a - p + ?*<
quella alla bocca di mandata p + yz
i

la

(come quota di riferimento si

assunta quella della pompa). Il ciclo ideale di lavoro della pompa


del tipo riportato in figura : la pompa aspira (AB) a pressione P+]Vi
la compressione pressocch istantanea per l'incomprimibilit della

- 114-

- 115 -

acqua (BC), la pompa manda (CD) a pressione p + yz , l'espunaio


2
fj
ne nuovamente istantanea (D A).
Il lavoro L assorbito dalla pompa in un ciclo pari
del ciclo di lavoro e quindi :

all'area

(148)
J

mentre la potenza assorbita pari al prodotto di L per il numero di


cicli al secondo, diviso per il rendimento meccanico, per tener conto
degli attriti nei cuscinetti, nei perni, etc... ; si ha quindi, indicando
con n il numero di cicli al secondo :

(149)
ove TJ
pu mediamente variare tra O, 88 e O, 95. Il numero di cicli
al secondo coincide col numero di giri al secondo per una macchina mo
nocilindrica, per cui :
ca

Fig. 70

Di fatto una serie di fenomeni reali concorre a rendere il ciclo


diverso dalla sua forma ideale. Innanzitutto la presenza eventuale di a_
ria nel cilindro rende inclinate le linee di compressione e di espansio
ne; anche in assenza di aria tali tratti risultano inclinati, anche se di
poco, per effetto della modesta comprimibilit dell'acqua e per la pre_
senza inevitabile di aria disciolta nell'acqua aspirata.
Ben pi rilevante sono altri fenomeni che modificano l'andamen
to della pressione nelle fasi di aspirazione e mandata; essi sono connessi con inevitabili differenze di pressione rispetto al caso -ideale, d
vute a :
- fenomeni di inerzia (cio, cadute di pressione necessarie per accelerare e decelerare l'acqua nei condotti di aspirazione e mandata);

A^

Vv c

- trafilamenti del fluido attraverso le valvole;


- cadute cinetiche e perdite di pressione nei condotti.

Fig. 71

Da quanto sopra risulta che il ciclo di lavoro di una pompa, a


differenza dei compressori, ur tipico non della sola pompa, ma della pompa conii ld>rHtn e d*l condotti ad essa collegati.

- 118 -

117 -

a
Incominciamo ad analizzare la corsa di aspirazione; potremo e_
sprime re la pressione di aspirazione p ' come segue :

'

V = A

V - V = - A ->
o
s 2

( t

(155)

(V - V )
o

(156)

COS

per cui :

tien cont della caduta necessaria per accelerare l'acqua

sino

alla velocit con cui arriva alla bocca di aspirazione, nonch delle
perdite continue nelle tubazioni e delle resistenze localizzate (cambiamenti di sezione e di direzione) nei condotti;
tien conto delle perdite di carico nelle valvole.

Per valutare A p consideriamo un condotto rettilineo e trascu


i
~
riamo le altre azioni; le forze di pressione applicate, sommate allefor_
ze di inerzia dell'acqua presente nel condotto, devono dare risultante
nulla. Se A la sezione del condotto, L la sua lunghezza e v la
"

I S.

velocit dell'acqua, si ha :

(isi;

ove V rappresenta il volume generato in met corsa di aspirazione


pari, nell'ipotesi di moto armonico semplice dello stantuffo, a met ci
lindrata e quindi ad A - .
Per la (156), /\.

lineare coi volumi generati, negativo nel-

la prima mezza corsa, positivo dopo. Quando a A? si-3 cne sitra_t


ti di perdite sia che si tratti del carico cinetico, tale quantit propo
zionale al quadrato della velocit del liquido nella condotta; si ha quindi :
. . 2
\2
2
v
~ sin > t = 1 - cos <B t
s
Dalla (155) si ricava dunque :

D'altronde, per l'incomprimibilit del liquido, la portata attra


verso una generica sezione uguaglia quella entrante nel cilindro e quin
di :
..uv

Ap r ~ i -

v - vo
V

t.
V
V
o

(152)
ove A

dt

= p +

- A?- tien conto dei fenomeni inerziali;

- A?

ed integrando, il volume generato dal moto dello stantuffo i i p a r i l n - dal


l'inizio della fase di aspirazione risulta dato da :

ove :

-Ap

P -2

(157)

cio A P r parabolica in V, positiva e con massimo situato nel pun


to a V =V (vedi fig. 72) (i volumi si intendono misurati nuovamente a

i n d i c a l'area dello stantuffo; si ha dunque :

partire dall'inizio della fase di aspirazione).


_

d
dt

ii

e;

Jl

dt

(153)

Quanto a A p , tale termine pressocch costante salvo un


guizzo nella fase di apertura della valvola, corrispondente alla accele
razione che occorre imprimere alla valvola affinch si apra; si ha cos
il diagramma di A p riportato in fig. 72. In tale figura rappreseli
tato anche L'andamento di :

(154)

A p = A P -A p _ A P

quindi, per la (142) :

A P = - ^i

cos o t

D'altronde il volume generato dallo stantuffo in un intervallo di


tempo d t vale :

Per la fase di mandata si pu scrivere :

f A p A.

^A,

(158)

- 118 -

- 119 -

%,

di :

*p

Ap

t*ttT^Mr
.""! , , !

Tenendo presente le figure (71), (72), (73) e le (150), (158) n>


risulta il ciclo reale di lavoro rappresentato in fig. 74, la cui area o
aumentata per l'effetto di ^p , A? ' Ap , A p ' ( i termini inerzia
li danno contributo globalmente nullo). Il lavoro L assorbito
dalla

Fig. 72

e, in maniera analoga a quella sopra riportate, dimostrar^ che ; '


.1 ~

i Un

,' i

(V-V Q )

Ap r '~ f

2vo

mentre A p ' costante salvo il guizzo nella fase iniziale. I

a
corri-

spondenti diagrammi sono riportati in fig. 73, insieme al diagramma

_.

_.

pompa ancora pari all'area del ciclo di lavoro, ora difficilmente valutabile; a tal uopo usuale introdurre il rendimento idraulico 77 de_l
la pompa, inteso come rapporto tra l'area del ciclo ideale e quella del
ciclo reale; in tal modo si pu scrivere :
2,

1.

mentre la potenza assorbita risulter corrispondentemente espressa da:


V
p

Fig. 73

o.

n [" ([>
L

- p ) + y (z
i

'n y n m

- z )]
* -1

- 120 -

0,85

- 121 -

normalmente compreso nel campo

Numericamente
0,97.

Analizzando il ciclo reale di lavoro si riscontra inoltre una fo


te depressione all'inizio dell'aspirazione ed una forte sovrappressione
all'inizio della mandata; la prima favorisce fenomeni di cavitazione e,
per la sua presenza, z deve essere limitata a 2 -; 3 metri nelle pom
pe di uso normale, mentre la seconda pu dar luogo a colpi d'ariete, al
trettanto pericolosi per l'integrit della pompa e della condotta di man
data.
Il lavoro L assorbito dalla pompa, ad unit di massa manda a
ta, risulta dato da :

I ?>. - PI
:Z2-

*?v

(160')

EL prodotto dei tre rendimenti part icolari prende il nome di ren


dimento ij della pompa :
1\

7J

JJ

77

e comprende anche le perdite nei condotti di aspirazione e mandata.


Corrispondentemente, la potenza assorbita pu essere espressa come segue :

=G L =
a

G
"p

A
-<S P !1
i
e

[V

dimento, mentre il toro svantaggio l'impossibilit di un ii


to diretto coi motori di comando (a causa del basso numero di giri
funzionamento) e la loro costruzione ingombrante e pesante.
Questi motivi spiegano la preferenza generalmente
alle turbopompe rispetto alle pompe alternative a stantuffi.

di

accordata

Le pompe di questo tipo sono adatte per gli usi pi svariati, na


turalmente nel campo di prestazioni gi citato, ma in generale con Liquidi abbastanza puri e senza residui solidi, per la presenza di valvole,
Per terminare si accenna alla valvola di fondo (di non ritorno), generalmente posta all'ingresso nel condotto di aspirazione per evitare lo
svuotamento di tale condotta nelle fasi di riposo della pompa, ed alla
valvola di sicurezza sulla condotta di mandata, in posizione prossima
alla pompa, atta ad evitare che la pressione salga troppo a causa di anormali resistenze alla mandata (tali elevati aumenti di pressione dipendono dal fatto che la prevalenza imposta alla pompa dall'esterno).
2 . 4 . ) Polmone.
Per ridurre la depressione presente all'inizio della fase diasp_i
razione,~ri6nch'la"sovrapressione
all'inizio della -,TnanSta,
occorre ini
,..^..- ,....., A, .-.. - ' A - " - " ' A ' " " "
-^'-:- *~ < ' - < < ^--.., .,..,.,,,, ,* . . .

nimizzare ZAp , t" p , Z A p . ; i primi due termini sono poco riducibili,


mentre sul terzo si pu intervenire predisponendo dei polmoni (o casse d'aria) immediatamente a monte ed a valle della pompa (fig. 75). Il

-T(160")

2 . 3 . ) Prestazioni.
Le pompe alternative a stantuffo si usano per portate abbastanza modeste (al massimo dell'ordine di 50 1/s) e per prevalenze molto
elevate (sino a 4000 metri), dipendenti solo dalla potenza del motore di
comando e dalla robustezza del cilindro e dei condotti di mandata. A
questo proposito bene precisare che, mentre le turbopompe fornisc
no una prevalenza dipendente dalle loro condizioni interne di funzionamento (triangoli delle velocit, palettature,...), le pompe a stantuffo
danno la prevalenza che loro imposta dall'esterno (come i compressori omonimi).
Pregio principale delle pompe a stantuffo il loro elevato ren-

ir
Fig.. 75

polmone ha la funzione di regolarizzare la portata nelle condotte, sopperendo alla variabilit di portata richiesta a mandata dalla pompa, me
diante variazione <11 volumi 1 a 'h.sposizione dell'aria presente nel polmone i quindi mediani- viifiu/.lone della quantit di acqua accumulata

- 123 -

Ln esso. Per esemplificare consideriamo un polmone posto sull'aspirazione di una pompa a semplice effetto. La portata aspirata G prea
senta un andamento sinusoidale per 0< # <; infatti la portata istantanea aspirata pari a :
G

per tutta la corsa .di aspirazione (0< 1? ta), mentre nulla nella corsa di mandata (JT< & <2jt); per la (142), la (161) da :
e
2

sin o) t

= QA

(i)

(164)

fase in cui la portata richiesta supera quella fornita dalla condotta ( f a se AB in fig. 76), e la cilindrata della pompa; quindi :
V.

1
V

- il polmone da alla pompa il sovrappi di portata richiesta per ->


& & i aumentando il volume a disposizione dell'aria e quindi ridu2
cendone la pressione;

I
/
-fy

>
a "

?As y- sin

- il polmone assorbe il supero di portata inviata dalla condotta nella fa_


se
& < # ^ 2n .

La portata media G
nella condotta pu essere valutata imp.
nendo che in un ciclo la massa che attraversa una sezione della condot
ta uguagli quella aspirata dalla pompa; si ha dunque (trascurando le fughe) :

= Q V

(G -G )
a m

(1C5)

o)

ove l'integrale va esteso a tutte le fasi in cui G ^ G ; per un solo ejf


a
m
fetto si ha :

- il polmone assorfae il supero di portata inviata dalla condotta per


Q & &., riducendo il volume a disposizione dell'aria ed aumentati
done quindi la pressione;

dt

Per individuare il carattere pulsante della portata aspirata dal


la pompa si introduce il grado di irregolarit della pompa J,
definita
come il rapporto tra il volume d'acqua V^. fornita dal polmone, nella

(162)

spiegando cosi l'andamento di G riportato in fig. 76. Se il polmone


a
riesce a mantenere costante la portata nella condotta di aspirazione ,
ci significa che :

di

uno dei due effetti e se le loro cilindrate sono uguali, si ha :

J=

indica la cilindrata

dei;

Q A
s

G = e A co
a
' s

Per una pompa a doppio effetto, se V

d i?
o)

t - QA
"J

(cos ^.j - cos t> 2 )

Per una po.mpa a semplice effetto, essendo

(166)

~ O,

yn

si

ha J =*0, 5, Di fatto si hanno i valori di J sotto riportati;


da cui

2a

As e

(163)

semplice effetto : J = O, 55
doppio effetto :
J = O, 21
doppio effetto con due cilindri sfasati di Jt/2 : J = O, 04;
semplice effetto con tre cilindri ugualmente sfasati : J =0,009.

E' chiaro che L ' u t i l i t di disporre un polmone sull'aspirazione e


sulla mandata dipende dal valore dell'irregolarit della pompa (J = O si

- 124 - 125

v P ' M = v p,m..'+ v f /
v

- v

P, M

2l
2

P, m

e quindi, sostituendo nella (167), si ottiene :

&

.lE-^Llin }
V
P. M '

p, m

Vo2.
P

*L
v

(1G9)

da cui :
' f

Fig. 76

,s
gnifica portata costante nelle condotte gi senza polmone); cos un polmone sar opportuno per una pompa monocilindro a semplice effetto,
mentre sar pressocch superfluo per una pompa a tre cilindri egualmente sfasati.
Il valore medio V
del volume occupato dall'aria del polmone si valuta imponendo a priori un valore massimo alla irregolarit $
della pressione nel polmone :
P p.M

'

Pp.

m
(167)

ove, pp, M , pp, m pp indicano la pressione rispettivamente


ma, minima e media nel polmone.

massi-

Nell'ipotesi che l'aria presente nel polmone evolva isotermicamente, si ha :


p, M

P p,

p, m ' P p,M ~ V p

' Pp

ove Vp, M, e Vp, m indicano il valore massimo e minimo


dall'aria presente nel polmone; pertanto :

(168)

occupato

.., '

v .- _!

'c

(1?0)

La (170) permette di valutare V , note la cilindrata e l'irregolarit della pompa e prefissata l'irregolarit della pressione dell'aria nel polmone.
La (170) stata ottenuta supponendo che la velocit dell'acqua
nelle condotte rimanga costante; viceversa, in talune circostanze,
le
oscillazioni della velocit dell'acqua nelle condotte possono essere tut_
t'atro che trascurabili, dato che il polmone e la massa d'acqua cont
nula nelle condotte rappresentano un sistema risonante. In tali condizioni occorre ricorrere al calcolo della frequenza propria di tale sist
ma ed allo studio delle sue oscillazioni forzate in corrispondenza alle
sollecitazioni dovute alle variazioni di portata assorbita od erogata daj.
la pompa. A tal fine consideriamo un intervallo di tempo dt; in tale
intervallo neila camera A arriva una massa Gdt dalla condotta di
aspirazione e se ne va una massa G ' d t , aspirata dalla pompa;la diff
renza aumenta la massa presente in A, riducendo di - d V il volume a
disposizione dell'aria presente nel polmone :
P
(O - G ' J d t =-

(171)

Ammettiamo ora che la massa d'acqua presente nel polmone sia


trascurabile rispetto a quella della condotta di aspirazione (pari a 0L.
A se A 11 ed L, indicano,
indicano, rispettivamente,
r i noi-n ""- sezione e lunghezza
di
i_
tale c o n d o t t a ) e che la pressione p nel polmone sia costante; l'equilibrio dinamico della massa d'acqua contenuta nella condotta di aspira_

- 126 -

zione, supposta verticale e priva di attriti, permette di affermare che la risultante


delle forze d'inerzia della massa ivi racchiusa

-?

se si suppone che le variazioni di V siano cosi piccole da poter confondere V con V .


P
P
Sostituendo la (171) nella (176) e l'equazione cos ottenuta nella
(175), si ha :

--i .--" " w "


e delle forze esterne

G =

(177)

i
1

i1 - p "

,1 1
i
che rappresenta l'equazione risolutrice del problema, cio l'equazione
. differenziale che permette di determinare la frequenza propria del poi.
mone e della condotta di aspirazione, nonch di studiare la risposta dej.
la condotta alle oscillazioni forzate di portata imposte dalla pompa.

deve essere nulla, cio :

A tale uopo osserviamo che la (177) un'equazione differenziale lineare dc-1 secondo ordine non omogenea; risolvendo l'omogena associata si determinano le oscillazioni proprie del sistema e quindi la
sua frequenza propria, mentre l'integrale particolare individua la risposta del sistema alle oscillazioni forzate rappresentate dalle variazioni di G1 nel tempo.

(172)
ma :
Fig. 77
quindi :

dG

L'omogena associata si presenta nella forma seguente (ottenuta


dalla (177) ponendovi G' = 0) :

(173)

Tra p e V sussiste un legame corrispondente alla equazione


P delPgas racchiuso nel polmone; se si suppone che tale
dell'evoluzione
trasformazione sia isoterma e che le fughe di aria dal polmone siano
trascurabili, si ha :
3

V 0

{174)

Le (171), (173), (174) permettono lo studio dinamico del polmone; dalla (173), derivando, si ha :
(175)

G =0

equazione differenziale che ammette una soluzione d.el tipo :


G =A sin (o) t + g> )
o
ove A e <f dipendono dalle condizioni al contorno del problema.
tuendo la (179) nella (178) si ricava :

co
8

mentre, derivando, dalla (174) si ottiene :


p

V
P

(176)

(178)

dt

(179)
Sosti-

(180)

Se ne conclude che,in assenza di portata aspirata dalla pompa,


il sistema polmone - condotte di aspirazione, spostato dalla sua posizione di equilibrio, si mette ad oscillare con pulsazione angolare o
espressa dalla (180) e senza smorzamento (la mancanza di smorzamento dipende dall'aver trascurato i termini dissipativi nella scrittu-

- 128 -

- 129 -

ra della (177); di fatto tali oscillazioni sono smorzate per la presenza


degli sforzi viscosi).
Tenendo presente che (vedi (150) ) :

risulta periodico, anche se non sinusoidale. Sviluppiamo allora G'


serie di Fourier ottenendo :

In

. . .

Pp - P I + r*! -AP r

G' = G ' m + / j G'


n=l

la (180) pu essere scritta nella forma :

ove G'
G1
(181)

sin (n ai' t + g>'_)

(lari)

rappresenta il valor medio della portata aspirata, mentre

sin (n

co' t + g>' ) rappresenta la generica armonica di ordine n

della forma d'onda della portata aspirata dalla pompa. Sostituendo la


(183) nella (177'), si ottiene :

che rappresenta la frequenza propria non smorzata della condotta di a_


spirazione e del relativo polmone.
Per un polmone posto sulla mandata vale ancora la (180) purch
si mutino gli indici; indicando con A l'area della sezione trasversao1
le della condotta di mandata, con L la sua lunghezza, con V
il vo

lume medio del polmone sulla mandata, e tenendo presente che la pres_
sione media PD in tale polmone data da :

la frequenza propria non smorzata

to ' delle condotte di mandata

del relativo polmone risulta data da :

o '
o

(182)

dt

n=l

sin (nca't + cp1 )


n

(184)

Poich la (184) un'equazione lineare, si pu studiare la rispo


sta del sistema separatamente per ogni singola armonica; la risposta
complessiva si otterr poi sommando le risposte parziali cos ottenu te. Alla portata media G'
aspirata dalla pompa corrisponde una ugual portata media G
nella condotta di aspirazione; alle varie ar
moniche corrispondono analoghe pulsazioni nella portata che
fluisco
nella condotta di aspirazione; dunque il polmone non ha eliminato completamente tali pulsazioni, ed occorre quindi verificare che le
abbia
almeno attenuate.
Studiamo la risposta del sistema all'armonica di ordine n dej.
la portata aspirata dalla pompa; occorre trovare un integrale particolare per l'equazione differenziale :

'V L2
d2G

Ritornando al polmone sull'aspirazione e sostituendotela (180)


nella (177),si ha :

dt2

a 2 G =
o

et)

G'

sin (n o ' t +

9> )
n

(185)

Tale integrale particolare pu essere posto nella forma :

dt

G =

G'

(177')

Per studiare la risposta del sistema alle oscillazioni


forzate
corrispondenti alle variazioni di G* nel tempo teniamo presente che ,
se la velocit di rotazione della manovella della pompa costante, G'

G =G

sin (n tu' t +

che sostituita nella (185) da :

9.- )

(186)

- 130 -

- 131 l'armonica a pulsazione angolare minore; occorre dunque che -sia :

(187)

Gn'

1-z

e possibilmente :
(191)

ovvero :
9

= q> ' + a
n
(188)

Se verificata la (191), l'armonica fondamentale ben smorzata e le armoniche superiori lo sono ancor meglio, poich z cresce
con n.

z2-!
avendo posto :
(189)

Poich G /G' deve essere positivo, in base alle (187), (188)


n' n
risulta che :
- la risposta del. sistema in fase con l'armonica eccitatrice per
n (a' <
, mentre sfasata di n per n a>' > <a ;
o
o1
- il rapporto tra l'ampiezza di oscillazione della portata nella condotta
di aspirazione e l'ampiezza della corrispondente armonica eccitatrice esprimibile sinteticamente con la relazione :

(190)
Fig. 78
a cui corrisponde il diagramma riportato nella fig. 78.
Dalla (190) e dalla fig. 78 si constata che :
- Gn >

G n per z

- G < G' per z


n
a
i

> 2

Affinch il polmone sia efficace, cio per qualsiasi armonica Pampiez_


za di pulsazione della portata nella condotta di aspirazione sia inferiore a quella imposta dalla pompa, occorre che z sia superiore a
2
per tutte le armoniche, quindi in particolare per la fondamentale, che

Di fatto, gli effetti viscosi trascurati nella presente trattazione


riducono ulteriormente le pulsazioni di portata nella condotta di aspirazione.
Quanto ad

', esso sar dato da :


(192)

ove :
i rappresenta il numero dei cilindri serviti dallo stesso polmone;

- 132 -

i::

- j rappresenta il numero degli effetti;


- (a rappresenta la velocit angolare della manovella di comando dei ci
lindri.

mo tutte le cauae di perdita; il ciclo di lavoro risulta itllorn lol tipo .li
fig. 80, in cui la compressione e l'espansione non sono pi Intintane

Queste conclusioni valgono naturalmente anche per il polmone


posto sulla mandata. Vediamo ora come si presenta il ciclo di lavoro
di una pompa con polmoni sull'aspirazione e sulla mandata, dimensionati in modo tale che la velocit del fluido nelle condotte sia
praticamente costante; con riferimento alle (150), (158) i termini Ap. e Ap.'
possono essere considerati nulli se i contributi dei brevi condotti che
portano dai polmini al cilindro possono essere trascurati, mentre i te
miniZXp , Ap ' sono praticamente costanti poich non varia la velo
cita del liquido nelle condotte; le perdite nelle valvole non mutano.

IL ciclo di lavoro risulta quindi del tipo rappresentato in fig. 79.

Fig. 80
per la presenza dell'aria, che richiede una certa variazione di volume
per essere compressa o per espandersi ( da notare che le linee A B e
C D sono uguali perch si riferiscono alla compressione ed aJl' espansione della stessa massa d'aria con la stessa esponente). Conseguenti?
mente si ha :

rw,

(V P =
a

--.i

(193)

(194)

Fig. 79
avendo posto :
Confrontando le figg. 74 e 79 si osserva il notevole guadagno o_t
tenuto coi polmni, sia ai fini della cavitazione in aspirazione sia-ai fi
ni del colpo d'ariete in mandata.
2 . 5 . ) Influenza della presenza di aria nel cilindro.
Consideriamo il caso di una pompa nel cui cilindro sia presente dell'aria la quale non sfugga dal cilindro. Per semplicit trascuria

(195)
Dalle (193), (192) si ricava il lavoro assorbito ad unit di
sa mandata, che risulta: data da- :

- 134 -

P -P
F2
Fl
n
n
'm 'v

- 135 -

(196)

La (196) coincide con La (150 1 ) ottenuta in assenza di aria del ci.


lindro (nel caso presente si supposto f\; se ne conclude che la
aria presente riduce la portata mandata e la potenza assorbita ma non
influisce sul rendimento della pompa.

2. 6. ) Regolazione.
La regolazione della portata mandata pu essere realizzata va_
riando il numero di giri (144), quando il motore che comanda la pompa
lo consente, ovvero introducendo piccoli quantitativi di aria nel cilindro, riducendo cos la portata d'acqua aspirata e quindi quella mandata
(procedimento da impiegarsi con molta cautela e con altezze di aspira_
zione modeste).

3) P o m p e

pluricilindriche

Fig. 81

Abbiamo visto che il grado di irregolarit di una pompa a stantuffi diminuisce al crescere del numero dei cilindri, disposti in parallelo ed alimentati dalla stessa condotta; quindi chiara I1 opportunit di
ricorrere a pompe pluricilindriche. Queste si distinguono in pompe a
stantuffi radiali ed in pompe a stantuffi assiali.
La pompa a stantuffi radiali costituita (fig. 81) da una parte
centrale fissa divisa in due da un setto separatore, da un rotore nel cui
blocco sono ricavati i cilindri, da stantuffi mobili nei suddetti cilindri,
da una cassa esterna fissa eccentrica rispetta al rotore. Il rotore trascina in rotazione gli stantuffi e questi, per forza centrifuga o tramite
sistemi pi complessi, si mantengono in contatto con la cassa esterna;
a causa dell'eccentricit tra rotore e cassa esterna, gli stantuffi risuL
tano dotati di moto alterno rispetto ai cilindri in cui scorrono.La distri
buzione realizzata tramite la parte centrale fissa : la comunicazione
tra cilindri e zona di aspirazione (A) durante la fase di aumento del vo
lume della camera del cilindro permette l'aspirazione del liquido,-men
tre la comunicazione con M durante la fase di riduzione del volume
della camera realizza la mandata. Il numero dei cilindri varia normal_
mente tra 5 e 9; inoltre si possono avere una o due stelle di cilindri r
cavate nello stesso rotore.
La regolazione di queste pompe effettuata variando

l'eccen-

tricit del rotore; in tal modo varia la corsa degli stantuffi e quindi la
cilindrata e la portata della pompa; allorch l'eccentricit si annulla ,
anche la portata si annulla.
Le pompe a stantuffi assiali sono costituite da un insieme di ci
lindri ad assi paralleli o quasi (fig. 82) ricavati in un rotore cilindrico,
dai relativi stantuffi con una estremit appoggiata su una piastra fissa
ad inclinazione variabile(f aderenza garantita da molle o da altri Sistemi pi complessi), e da una cassa esterna, che porta le luci di aspj.
razione e di mandata. La rotazione del rotore e l'aderenza degli stan
tuffi alla piastra inclinata obbligano questi a muoversi di moto alterno
nei relativi cilindri. La distribuzione ottenuta mediante luci di aspirazione e di mandata ricavate nella piastra di destra della cassa fissa
(una vista della piastra d distribuzione riportata in fig. 82).
Una variante della pompa ora descritta prevede la rotazione d*^
la piastra attorno ad un asse parallelo a quello dei cilindri, 'mentre LI
tamburo cilindrico in cui sono ricavati i cilindri rimane fermo; naturalmente la distribuzione , in tal caso, realizzata diversamente.
La regolazione delle pompe a'stantuffi assiali multipli reali*
zata variando l'inclinazione della piastra su cui poggiano gli stantuffi;
in tal modo varia la corna (Urgli stantuffi, quindi la cilindrata e di con-

- 137 -

legamento con la mandata avviene in tutta la fase di riduzione del loro


volume, mentre quello con l'aspirazione si ha durante tutta la fase di
aumento del volume della camera.
Le pompe rotative si presentano in svariate forme; noi esamineremo quelle ad ingranaggi e quelle a palette.
In fig. 83 rappresentata una pompa ad ingranaggi esterni; il
liquido racchiuso nel vano tra due denti consecutivi e la cassa esterna

Fig. 82

seguenza la portata erogata dalla pompa.


Le pompe a stantuffi multipli, essendo prive di un sistema
di
comando a biella e manovella, permettono velocit di rotazione pi elevate delle normali pompe a stantuffi, e per l'elevato numero di ciliii
dri danno luogo a portate nelle condotte sensibilmente costanti nel tem
p. Esse trovano larga applicazione nel campo dei liquidi dotati di prp_
priet lubrificanti, quali olii, kerosene, e t c . . . , e sono quindi, ad esempio, impiegate come componenti delle trasmissioni idrostatiche e
come pompe del combustibile per impianti di turbina a gas. Queste porn
pe sono dotate di elevati rendimenti volumetrici e meccanici e lavorano
con differenze di pressione, tra mandata ed aspirazione, che possono
raggiungere i 400 ;- 500 Kg/cm .

4) P o m p e

rotative

In queste pompe il volume variabile, necessario al funzionameli


to di una pompa volumetrica, ottenuto tramite rotazione di elementi in
grado di delimitare camere rotanti a volume variabile. La rotazione
delle camere permette di eliminare le valvole di aspirazione e di mari
data, affidando la distribuzione a luci che permettano il collegamento
tra tali cambre* e (jli a m b i e n t i di aspirazione e di mandata nel m o m e n to opportuno, dn n a t u r o clic, per l'incomprimibilit del liquido.il cql^

Fig. 83

viene trasportata dall'aspirazione alla mandata e non pu rifluire verso l'aspirazione a causa della tenuta centrale, garantita dall1 ingrana mento tra i denti delle due ruote. Quest'ultimo permette anche di collegare il motore con una sola delle due ruote, facendo trascinare l'altra da questa tramite il suddetto accoppiamento. Queste pompe danno
buone prestazioni quando siano usate per fluidi lubrificanti; infatti l'usura dei denti, dovuta a materiali abrasivi o a particelle metalliche ,
tende ad incrementare i giochi e quindi a farne decadere il rendimento
volumetrico. Il forte carico gravante sui cuscinetti ed il decadere del
rendimento volumetrico al crescere della prevalenza consigliano di usare tali pompe per prevalenze non superiori agli 80 ^ 100 Kg/cm^.
Un tipo particolare di pompa ad ingranaggi la pompa RootH (nnalojja all'omonimo compressore) dotata di 2 o 3 denti per ruota; l'ac-

- 138 -

- 139 -

coppiamento del moto dovuto ad ingranaggi dentati calettati sugli assi delle due ruote, ma esterni alla pompa, ci permette l'uso di
tali
pompe con liquidi non lubrificanti.

Per il calcolo della portata e della potenza nelle pompe rotative si applicano le formule gi viste per le pompe alternative; qualche
difficolt presenta, a volte, la valutazione della cilindrata (intesa come volume idealmente spostabile*in un giro dell'albero di comando),che
andr talora effettuata per approssimazione.

Un altro tipo di pompa quella ad ingranaggi interni; qui le camere a volume variabile sono delimitate dalle pareti di due denti appa
tenenti alle due ruote. La pompa ad ingranaggi interni aggiunge al pre_
gio di essere costruttivamente semplice (proprio delle pompe ad ingra_
naggi) quello di una elevata compattezza e di dimensioni ridotte rispetto a quella ad ingranaggi esterni.
In fig. 84 rappresentata una pompa a palette (analoga all'omonimo compressore); il liquido racchiuso tra due palette, il rotore e

Il rendimento volumetrico presenta valori molto variabili


da
.pompa a pompa; inoltre esso si riduce al crescere della prevalenza (per
l'incrementarsi del fluido che rifluisce) ed al diminuire dei numero di
giri (perch a portata rifluente circa costante si riduce la portata ideal_
mente mandabile).
Il rendimento complessivo intorno a O, 7 per pompe ad ingranaggi, mentre sale a O, 85 ed oltre per pompe a palette.
3
Le pompe rotative raggiungono portate dell'ordine di O, 3 m /a,
ruotando a velocit angolari abbastanza elevate da permettere l'accop_
piamente diretto coi motori di comando (elettrici o a combustione inte_r
na).
L'impiego delle pompe rotative abbastanza diffuso; si va dalle pompe di lubrificazione a quelle per generare olio in pressione nei
servocomandi, dalle pompe del combustibile a quelle impiegate nelle
trasmissioni idrostatiche.

5) M o t o r i

Fig. 84

la cassa esterna viene trasportato dall'aspirazione alla mandata, mentre non pu rifluire, se non in piccola parte, per il modesto volume del
la camera sottostante. Le palette aderiscono al profilo interno
della
cassa o per forza centrifuga o per l'azione di molle poste all'interno di
scanalature (praticate nel rotore) entro cui scorrono le palette. Questa
pompa meno sensibile all'usura della pompa ad ingranaggi, poich la
usura delle palette a contatto con la cassa non ne riduce la capacit di
tenuta; la prevalenza ottenibile pu giungere a 150 Kg/cm . Variando
l'eccentricit del rotore si riduce il volume della camera che passa dal^
l'aspirazione alla m a n d a t a , mentre si aumenta quello della camera di
ritorno; in tal mudo HI pu r i d u r r e la portata mandata sino ad annullar^
la ( ( ( c i ' i i t r i c i t A n u l l a ) .

volumetrici

Si tratta essenzialmente di pompe a funzionamento invertito :


mantenendo il verso di rotazione e scambiando tra loro i condotti dibas
sa ed alta pressione il ciclo ideale di lavoro risulta del tipo riportato
in fig. 85, in cui ad una fase di immissione (AB) a pressione costante
segue una brusca caduta di pressione (BC), appena si giunge in comunicazione con lo scarico; successivamente si ha lo scarico (CD) a pre
sione costante, seguito dal brusco aumento di pressione (DA) quando
si entra in comunicazione con l'ammissione (p e p
indicano, rispe_t
tivamente, la pressione nel serbatoio di scarico e quella nel serbatoio
di alimentazione, mentre z e z indicano i dislivelli tra pompa e, ri
spettivamente, serbatoio di scarico e di alimentazione).
I motori idraulici pi usati.sono quelli ad ingranaggi, a palette,
a stantuffi radiali o assiali, analoghi alle omonime pompe, purch le
luci di aspirazione siano collegate con l'ammissione e quelle di manda
ta con lo scarico.
La portata G' idealmente utilizzata da un motore pari a :
G'

6 V n
e

-140 -

14

- 141 -

si introduce quindi un rendimento idraulico del motore r) , paria! ra


porto tra l'area del ciclo di lavoro reale e quella del ciclo di lavoro ideale. Inoltre non tuttala potenza interna prodotta utilizzabile,a cau
sa delle perdite di tipo meccanico; si introduce allora un rendimento
meccanico 77 , pari al rapporto tra potenza interna e potenza utile.

B
]

Tenendo conto delle suddette perdite, la potenza utile P


ta data da :
P =
u

fi

risul

(198)

n lavoro utile L , ad unit di massa che fluisce nel motore,


u
dato da :

"-B
V

Fig. 85
se V la cilindrata al giro ed n il numero di giri al secondo;di fatto il motore attraversato da un'ulteriore portata Z\G, che sfugge attraverso i giochi. Conscguentemente si introduce un rendimento volumetrico deLmotore i) , definito dalla relazione :

-D

"y \m

- V

(1981)

El prodotto dei tre rendimenti particolari prende il nome di ren


dimento n,, del motore :
M
M

Corrispondentemente la potenza utile pu essere espressa come segue :

Spomici!
_J
:

~
(198")

ove G indica la portata che attraversa complessivamente la


na; ne risulta :

macchi-

Altra grandezza caratteristica la coppia C erogata dal moto


re; tenendo presente che :

C V,n
G =

(197)
se ne ricava :

La potenza P' che il motore pu idealmente erogare pari al


prodotto dell'area del ciclo di lavoro per il numero n di cicli alsecon
do :

Di fatto, a causa di perdite analoghe a quelle gi viste per


le
pompe, l'area del ciclo di lavoro inferiore a quella del caso ideale ;

[(p2 - P l>

(x

La (199) mette in evidenza che la coppia dipende essenzialmente


dalla cilindrata e dalla variazione di pressione tra ammissione e scarico.

- 143 -

'

PARTE

TRASMISSIONI IDRAULICHE

1) G e n e r a l i t
Spesso utile poter trasferire potenza da un organo meccanico
ad un altro, senza cne tra i due vi siano rapporti di velocit di rotazi
ne rigidamente prefissati; in tal caso una trasmissione puramente mec_
canica pu risultare nllto"complessa o non servire allo scopo; molto
pi adatte si dimostrano le trasmissioni idrauliche. Queste si possono suddividere in trasmissioni idrostatiche e trasmissioni idrodinamiche.
La trasmissione di potenza, in una trasmissione idrostatica,
effettuata comprimendo del Liquido in una pompa e sfruttandone la pre
sione in un motore; in questa trasmissione l'azione del liquido praticamente dovuta solo alla sua presslpg,e (azione idrostatica) e si fa quin
di uso di macchine volumetriche; al contrario, nella trasmissione idro_
dinamica si fa ricorso a turboniacehine (pompa e turbina) e si sfrutta no quindi le azioni dinamiche del fluido per trasmettere potenza.
Inizialmente si usava come liquido l'acqua; oggi si fa ricorso,
nella gran maggioranza del casi, ad olii minerali, dal che deriva che ,
pi rigorosamente, dette trasmissioni dovrebbero chiamarsi oleostatiche od oleodinamiche.

2) T r a s m i s s i o n i i d r o s t a t i c h e
Ci interesseremo solo delle trasmissioni idrostatiche utili per

- 145 -

- 144 -

trasmettere potenza tra due alberi rotanti. Esse sono essenzialmente


costituite da (vedi fig. 86) :
- un motore C di comando, che mantiene in rotazione una pompa volu
metrica P, la quale preleva olio da un serbatoio S a pressione p
e lo comprime sino alla pressione p_, imposta dal circuito i
co di utilizzazione;
i

"

- un utilizzatore U , che riceve potenza da un motore idraulico M


che sfrutta la differenza di pressione tra la mandata della pompa (p^)
e la pressione di scarico (p ) corrispondente a quella del serbatoio
S in cui si scarica l'olio utilizzato;
- una valvola V, limitatrice del valore massimo della pressione
di
mandata della pompa, posta nel circuito per evitare pressioni dimatt
data eccessive, che potrebbero danneggiare il circuito; quando la pi*
sione raggiunge un valore prefissato (p )
, tale valvola si apre e
L r i i HX
lascia rifluire-un po' di olio verso il serbatoio, in modo da limitare
p a tale valore.

re, cos come supporremo tra loro uguali la pressione di mandata dei
la pompa e quella di ammissione nel motore.
Come pompe o motori si usano macchine volumetriche rotative
(ad ingranaggi e a palette) o pluricilindriche (a stantuffi radiali ed assiali); queste, a seconda dei casi, potranno essere a cilindrata
fissa
o a cilindrata variabile.
La diffusione delle trasmissioni idrostatiche sempre maggiore per svariate ragioni:
-

facilit di regolazione;
rapidit di variazione delle condizioni di funzionamento;
limitate dimensini di ingombro;
facilit di lubrificazione, per l'uso di oli, il che comporta semplici t di manutenzione e maggior durata.

LUrendimento di una trasmissione idrostatica pu essere anche


superiore a quello della corrispondente trasmissione meccanica ed il
suo costo pu essere ancha molto minore.
La pressione di esercizio normalmente intorno alle 100 ata ,
ma pu raggiungere in taluni casi anche le 300 ata.
La pompa assorbe una potenza
data dalla (ISO), che
presenti ipotesi pu essere espressa cosi :

P =
P

nelle

(200)
'mP

avendo assegnato l'indice "p" alle grandezze caratteristiche della pom


pa; la coppia assorbita risulta quindi data da :

CP

(201)

Fig. 86

E' da notare che la pressione p determinata dalla coppi* r_i


<5
chiesta dal motore idraulico o dalla valvola di riflusso se questa inter
viene.
Nei calcoli usuale trascurare le differenze di quota, perch
esse dan luogo a contributi trascurabili rispetto alle differenze di pres
sione in gioco; noi trascureremo, inoltre, le perdite di carico nei tubi di collegamento e quindi identificheremo la pressione nel serbatoio
con quella di aspirazione della pompa e con quella di scarico dal moto

mentre la portata mandata espressa dalla (144) e, nell'ambito


presente simbologia, con la relazione :

della

l
'vP

(202)

PQ

La portata mandata dalla pompa, in assenza di intervento della valvola di riflusso, uguaglia quella assorbita dal motore, espressa
dalla (197); si ha quindi ( a s . egnahdo l'indice "M" alle grandezze
ca-

- 146 -

-147 -

ratterlgtiche del motore idraulico) :

quindi il rapporto di trasmissione della coppia risulta espresso da :

OV
n_
M IVI

rf

'vM

'mM 'yM 7 mP

V
'yP

(2 OH)

con un rapporto di trasmissione V dato da :

'vM

(204)
M

n motore fornisce all'utilizzatore una potenza utile P,-, espre


sa dalla (198), che con i presenti simboli risulta data dalla relazione :

(205)

quindi il rendimento fj
della trasmissione, rapporto tra la potenza
ricevuta dall'utilizzatore e quella Tornita dal motore di comando, risul

M
P

VM

*M ^mP V

"M

V n
P P

n'mM 'mP v'yP n'yM nVP n'vM = T'M117P

IT9-^C

poich la portata erogata dalla pompa non uguaglia pi quella assorbita


dal motore; il rendimento della trasmissione risulta espresso soltanto
dalla (206), mentre della (208) vale solo la prima uguaglianza. Il nume
ro di giri del motore idraulico, in tali condizioni, stabilito dalla ca
ratteristica dell'utilizzatore in corrispondenza al valore di coppia determinabile con la (207), e la portata che vi fluisce espressa
dalla
prima uguaglianza della (203).
*' La regolazione delle trasmissioni idrostatiche effettuata variando-ar-eiliad-rata dei motore o della pompa, od entrambe; generai mente il numero di giri della pompa invece costante, mentre quello
del motore idraulico varia al cambiare delle suddette cilindrate.
Esaminiamo singolarmente i tre casi di regolazione sopra cita_
ti, supponendo che i rendimenti particolari non varino al cambiare de_l
le condizioni di funzionamento.

(206)

e quindi, per la (204), da :

Qualora sia intervenuta la valvola di riflusso, la potenza e la


coppia del motore sono espresse dalle (205), (207), ove al posto di p0
si ponga il valore massimo (p 0 )
; naturalmente la (204) non vale pi

Supponiamo dapprima che la pompa sia a cilindrata variabile ed


il motore a cilindrata fissa J L'organo su cui si interviene per regola
re la trasmissione, cio variarne la velocit del motore idraulico,
la cilindrata della pompa. Dalla (204) si ha :
n

(206')

V
P/

(209)

mentre dalla (207) si ottiene :


cio il rendimento della trasmissione pari al prodotto dei sei rendimenti particolari dei suoi due componenti principali : pompa e motore
idraulico, ovvero al prodotto dei rendimenti complessivi della pompa e
del motore.
La coppia erogata dal motore idraulico data dalia (199) e, con
le presenti notazioni, dalla :

CM

'M

2n

(210)

e dalle (200), (209) si ricava :


(211)
..

(207)

Dunque, per ogni valore di pressione p , al variare della cilin


i
drata della pompa si ha che :

- 148 -

- 149 -

- la coppia erogata dal motore idraulico non varia;


- il numero di giri del motore idraulico varia proporzionalmente a V ;
- la potenza assorbita dalla pompa varia proporzionalmente a V e quin
di, per quanto sopra, al numero di giri del motore idraulico.

smissione, e si muove sulla caratteristica esterna. Esaminiamo ora


il caso di una trasmissione idrostatica con pompa a cilindrata l'i.s.sa e
_^____________
f
motore
a cilindrata variabile, in cui cio si varia V^yj per
variare la
velocit di rotazione del motore idraulico. Dalla (204) si ha :

Le curve di regolazione, intese come andamento- di coppia ero_


gata dal motore idraulico (C ) e potenza assorbita dalla pompa (P )~

(212)
M

sono riportate in fig. 87 per il caso in cui p sia pari al va<-

lore massimo ammissibile. Al ridursi di p si hanno altre curve


tipo di fig. 87, ciascuna per un prefissato valore di p .

del

mentre dalle (207), (212) si ottiene :

(213)
e dalla (200) si ricava :

(214)

".MAX
Fig. 87
In fig. 87 riportata anche la curva di V

in funzione di n ,

che indica come deve variare la cilindrata della pompa per ottenere i
diversi valori di n ; dunque, a prefissata V^, risulta determinato
Wl

n
e, in base alla caratteristica esterna dell'utilizzatore, la coppia
richiesta al motore idraulico; in base al diagramma di regolazione si
determina infine la pressione esistente alla mandata della pompa e quin
di la potenza richiesta dalla pompa (vedi fig. 88, dove la caratteristica
dell'utilizzatore rappresentata dalla curva a tratti e punti). Naturalmente al variare di V
cambia il punto di funzionamento della tra-

P.MAI
Fig. 88

- 150 -

-151 -

Dunque, per ogni valore di p , al variare della cilindrata del


motore, si ha che :

tore mantenuta al valore massimo) sinch essa raggiunge il maialino, e quindi riducendo la cilindrata del
m o t o r e s i n o al minimo (mentre quella della pompa tenuta al valore massimo).

- il numero di giri del motore varia in maniera inversamente proporzionale a . ; V.,;


M
- la potenza assorbita dalla pompa non varia;
- la coppia cresce linearmente con V
mente proporzionale ad n .

e quindi in maniera

inversa-

Ne derivano le curve di regolazione riportate in fig. 90 ( per


insieme con gli andamenti di V e V tali curve
P2=P2,max'
la combinazione di quelle riportate nelle fig. 87, 89.

Le curve di regolazione sono tracciate in fig. 89 (assieme all'andamento di V


con n ) per il valore massimo ammissibile
(p .

) per la pressione di mandata della pompa; naturalmente,

al

PP (P 2 = P 2,MAX
P P,MAX

"M.MAI
M,KAJ

Fig. 90

M,min.
In pratica le curve di regolazione si scostano un po' da quelle
teoriche sopra riportate a causa della variazione dei rendimenti particolari, al variare delle condizioni di funzionamento della trasmissione.

K,
Fig. 89

variare di p si hanno altre curve di C


i

eP

in funzione di n .

punto di funzionamento, a prefissato valore di V , si determina

II

col

procedimento usato in precedenza per le trasmissioni con pompa a cilindrata variabile. Per terminare, esaminiamo il caso di una trasmis_
sione idrostatica con pompa e motore a cilindrata variabile; questo ca
so risulta la combinazione dei due casi precedentemente citati. In generale la regolazione del numero di giri del motore idraulico ottenuta agendo dapprima sulla cilindrata della pompa (mentre quella del mo

3) T r a s m i s s i o n i

Idrodinamiche

3.1.) Generalit.
Come gi visto, le trasmissioni idrodinamiche fanno ricorso a
turbomacchine e sfruttano le azioni . idrodinamiche
del fluido per
tra-.
. --,-:smettere potenza.
,
[1 Loro schema essenziale comprende una turbopompa (centrif u g a ) , una turbina (centripeta) ed eventualmente una parte fissa che p rii

- 152 -

leva l'olio in uscita dalla turbina e lo riconvoglia alla pompa (vedi fig.
91 /.

- 153 -

3.2.) Giunti idrodinamici.


Lo schema di un giunto idrodinamico deriva da quelli)
di una trasmissione idrodinamica (fig. 91) da cui sia stato eliminato lo
statore; esso riportato in fig. 92 e risulta composto da :
- una pompa centrifuga (P) generalmente a pale puramente radiali;
- una turbina centripeta (T), in generale a pale puramente radiali;
- da una cassa C che circonda e racchiude la pompa e la turbina e p
ta i cuscinetti di support dei relativi alberi.

Fig. 91

In moto stazionario la risultante delle coppie applicate al sistema pompa-turbina-statore deve essere nullo per l'equilibrio dinamico
del sistema; si ha pertanto :
' -C
'T S

(215)

Fig. 92

ove

indica la coppia esercitata sul fluido dalle pale della pompa;


- C

indica la coppia che il fluido esercita sulle pale della turbina;

- C_
indica la coppia esercitata dal fluido sulla parte fissa.
Q
Dalla (215) appare evidente che C e C
sono tra loro diverP 5**-. n ,,..
se solo se tra turbina e pompa inserita una parte fissa; corrisponden
temente le trasmissioni idrodinamiche si suddividono in :
- giunti^ idrodinamici, in cui la parte, fissa assente e quindi la coppia
fornita all'utilizzatore dalla turbina uguaglia quella assorbita dalla
pompa;
- convertitori idrodina mici di coppia, in cui la presenza dello statore
permette di trasmettere coppie diverse da quelle assorbite dalla pom

La pompa fornisce energia al liquido aumentandone il carico t


tale, che la turbina sfrutta erogando potenza ad un utilizzatore;unapar
te dell'energia fornita dalla pompa serve a vincere le resistenze passi_
ve nel condotto pompa-turbina; poich la coppia-richiesta dalla pompa
uguaglia quella erogata dalla turbina (215), intuitivo che la' velocit
della turbina, in funzionamento normale, inferiore a quella della pom
pa. Per individuare tale differenza si introduce lo scorrimento ,S, definito come rapporto fra la differenza delle due velocit angolari e la
velocit angolare della pompa; si ha cio :

S =

=1-

Lo scorrimento compreso tra uno (G, , = O) e zero (O)

(216)

3 G

).

- 155 - 154 -

II rendimento idraulico del giunto 1)

definito come rapporto

tra la potenza interna della turbina e quella assorbita internamente dal


la pompa; si ha quindi :

(217)

dato che :
(218)
per la (215) in cui si ponga C c = O, non essendoci lo statore. Il diao
gramma del rendimento idraulico riportato in fig. 93 e risulta nullo
per S = 1, mentre unitario per scorrimento nullo, cio quando pompa e turbina ruotano alla stessa velocit angolare.
Nell'ambito di una teoria unidimensionale facile tracciare i
triangoli delle velocit in entrata ed in uscita dalla pompa e dalla turbina, tenendo presente che le pale sono puramente radiali, che la turbina ruota ad una velocit angolare inferiore a quella della pompa, che
la velocit assoluta all'uscita dalla turbina uguaglia quella in entrata al
la pompa, mentre quella in uscita dalla pompa uguaglia quella in entra_
ta alla turbina; si ottengono cos i triangoli delle velocit riportati in
fig. 94, con riferimento ai simboli di fig. 92.

Fig. 94

perdite per "urto", .che si sommano alle perdite continue.


Il lavoro fornito al fluido nella pompa pari a :
2
U2

Ul

U4

ed uguaglia la variazione di carico totale A H

(moltipllcata per g )

tra ingresso ed uscita dalla pompa, aumentata delle perdite continue


L
in essa il 1 ); pertanto :

Tale variazione di carico totale uguaglia quella del percorso .da


2 ad 1, passando attraverso la turbina; per la (I 1 ) si ha quindi anche :

L >

ove L

wT

(22 Q)

- L wT
^ - Lw'

ott

rappresenta le perdite continue nella turbina ed L ' l e per


- .

dite per deviare la corrente all'ingresso nella turbina e nella pompa.


Dalle (219), (220) si ha :
Fig. 93
Da tale figura si nota la non coincidenza tra il valore cinematico e costruttivo degli angoli
p e ft; ci sottolinea l'esistenza
di
'""*"~
i- **" j
^
_...,
'

(L)
= L . - L - L - L '
i ott
i
wP
wT
w

(221)

- 156 -

- 157 -

La (221) sottolinea che, in presenza di resistenze passive, illa_


voro ottenuto in turbina (e quindi la potenza, perch la portata
nella
pompa coincide con quella nella turbina) sempre inferiore a quello
fornito nella pompa.
La condizione di scorrimento nullo, per cui la potenza erogata
dalla turbina uguaglia quella fornita alla pompa, richiede lavori uguali
nelle due macchine; ci possibile solo se si annullano le resistenze
continue (quelle per deviare la corrente all'ingresso dei palettaggi sono nulle se lo scorrimento nullo), ma ci si verifica solo in assenza
di portata. La condizione S = O quindi compatibile solo con la condi^
zione di portata nulla nelle due macchine, e ci implica potenza nulla
e coppia trasmessa nulla (poich contemporaneamente non si annulla la
velocit angolare).
II rendimento del giunto 1]
il rapporto tra la potenza uscen
te (P ) e quella entrante (P ) attraverso l'albero della pompa.
La
potenza entrante va in parte al fluido nella pompa ed in parte a sopperire alle perdite meccaniche nei cuscinetti; dalla pompa la potenza

parzialmente trasferita alla turbina (la parte restante dissipata dalle


resistenze idrauliche continue e per deviare la corrente all'ingresso
nei palettaggi); la potenza uscente sull'albero della turbina inferiore
a quella fornita dal fluido alla turbina per le perdite meccaniche nei re_
lativi cuscinetti; tenendo conto della (217) si ha quindi :
71

P
u.
Pe

= _i

(222)

(223)
mentre con riferimento alla turbina si ricava :

(u

CT = G

-u r

(224)

PT

In condizioni di normale funzionamento


pressocch unitari, per cui

'mP

coincide praticamente con T] ;


y

sono

ap-

prossimandosi alle condizioni di scorrimento nullo, la potenza trasme


sa si riduce (si annulla per S = 0) e quindi le perdite meccaniche assumono una maggior importanza, cos che
tende a scostarsi sem

pre pi da tj

Fig. 95

In particolare, per S = 0

la potenza uscente nulla,

mentre quella entrante dovr sopperire alle perdite meccaniche nei cu_
sculetti della pompa e quindi non nulla; corrispondentemente *?
si
tramutila. Il diagramma di '/
in funzione di S riportato in fig. 95 ;
G
lo scorrimento per cui ^
massimo intorno alb 0,01 -i 0,03.
Per determinare la coppia che il giunto in grado di trasmettere nelle varie condizioni di funzionamento, basta applicare la (7); con
riferimento alla pompa si ha (vedi fig. 94) :

Le (223), (224) riconfermano l'uguaglianza tra la coppia dovuta


alle forze esercitate dalle pale della pompa sul fluido (C ) e la coppia
dovuta alle forze esercitate dal fluido sulle pale della turbina.
La portata pu essere espressa con riferimento alle condizioni
in uscita dalla pompa; in tal modo si ha :
=

0A2w2

(225)

avendo introdotto il coefficiente di portata JP (pari al rapporto tra w e


u 2 ), che risulta funzione dello scorrimento S.
2
Indicando con | il rapporto tra il raggio
e sostituendo la ( 2 2 5 ) nella (224), si ha :

ed il raggio
2

(226)

- 158 -

- 159 -

Tenendo poi presente che :

li

'2

"2

La (227) permette di effettuare altre considerazioni sulla coppia che il giunto in grado di trasmettere : a parit di S ed (ti
la
coppia che pu essere trasmessa dipende dalle dimensioni geometri che (A , r ) e dalla densit ( Q) del liquido impiegato; volendo quindi aumentare la coppia trasmessa occorre aumentare le dimensioni del
giunto o far ricorso a liquidi di maggior densit (ci spiega l'esistenza
di giunti utilizzanti mercurio).

e sostituendo tale relazione nella (226), si ottiene :

(227)

9Q

quindi, per un dato giunto, la coppia trasmessa dipende d S e daG)^


la dipendenza da O)
una dipendenza di tipo quadratico, mentre quel
la da S risulta pi complessa, poich al variare di S varia anche f .
Il coefficiente di portata funzione crescente dello scorrimento : <p si
annulla per scorrimento nullo, poich in tali condizioni si annulla la portata; al crescere dello scorrimento si riduce__Q)_ T (ad Cp costante) e
quindi il campo di forze centrifughe che si oppone al moto del fluidi nej.
la turbina, corrispondentemente la portata cresce e con essa aumenta
m . A n a l i z z a n d o la (227) si riscontra che, al crescere dello scorrimento, aumentano sia <P che il termine entro parentesi quadre; la co
"pia trasmessa 'quindi una funzione crescente dello scorrimento.il dia
" gramma della coppia trasmessa in funzione dello scorrimento S riportato in fig. 96, per prefissati valori di G) p .

La (224) mette in evidenza la dipendenza della coppia dalla por_


tata; volendo regolare la coppia mantenendo lo scorrimento a bassi va
lori \per ragioni di rendimento) si pu quindi ricorrere a giunti a riempimento variabn~,"ljrcu~rion tutto il canale della pompa e della turbina riempito d'olio; in tal modo si varia la portata, poich variano le
aree di passaggio del fluido che non coincidono pi con la massima area geometrica disponibile, e conscguentemente si regola la coppia.
Per tali giunti possibile tracciare una famiglia di curve, del tipo di
fig. 96, aventi come parametro il riempimento anzich )
e corrispondenti ad un vao.re prefissato di ( ; ovviamente la coppia trasmi
sibile si riduce al diminuire del riempimento.
Come esempio di applicazione consideriamo l'accoppiamento di
un motore di comando a combustione interna con un giunto idraulico; la
coppia C , che un motore a combustione interna in grado di erogarvi
re a comandi bloccati, dipende dalla sua velocit di rotazione secondo
la curva a di fig. 97 (la velocit di rotazione del motore coincide con
quella della pompa).
>

Fig.

96

Fig. 97

- 160 -

- 181 -

Sullo stesso piano possiamo tracciare le curve di coppia


trasmessa dal giunto a prefissato valore dello scorrimento : si tratta di
curve paraboliche (vedi la (227) ).
Per l'equilibrio stazionario dell'albero della pompa e di quello
della turbina deve essere

CT=CR

se si trascurano le perdite meccaniche e si indica con C

la coppia ri

chiesta dall'utilizzatore. Il punto di funzionamento corrisponder alla


uguaglianza tra coppia motrice e resistente (A in fig. 97); il valore del
lo scorrimento corrispondente alla curva di C passante per tale pun
to individua lo scorrimento con cui funziona il giunto (normalmente
S =0, 02 i- 0,05).
Analizziamo adesso l'avviamento di tale gruppo, supponendo,
per semplicit,- che C
sia costante; il motore termico, una volta av
viato, trascina in rotazione la pompa la quale assorbe una coppia C_
corrispondente ad S =100%, infatti inizialmente la coppia erogata dalla turbina C = C
inferiore a quella richiesta dall'utilizzatore
e
corrispondentemente la turbina sta ferma; poich in-tale fase C
su...... M -pera C_, l'albero della pompa accelera essendo :
"'

i - CP=
ove I

*p

dt

il momento d'inerzia delle masse calettate su tale albero.Ta_

le situazione si mantiene sinch (

supera il valore corrispondente

al punto B; in tali condizioni la coppia erogata dalla turbina superaque^


la richiesta dall'utilizzatore ed anche la turbina incomincia a muoversi.
Corrispondentemente si riduce lo scorrimento e quindi la coppia asso
bita dalla pompa (ed erogata dalla turbina) corrisponde al nuovo valore
dello scorrimento. In questa fase la coppia erogata dal motore termico si mantiene superiore a quella assorbita dalla pompa e quest'ultima
(uguale a quella erogata dalla turbina) si mantiene superiore alla coppia richiesta dall'utilizzatore; corrispondentemente sia l'albero della
pompa che quello della turbina accelerano, portandosi alla fine a funzionare nel punto A di fig. 97. Un possibile andamento della coppia
trasmessa dal giunto durante la fase transitoria di accelerazione indicato a tratti in fig. 97 e. come si nota, tale andamento intermedio
tra quello della coppia erogata dal motore e quello della coppia richie-

sta dall'utilizzatore.
E' da notare che, senza il giunto idraulico, non sarebbe stato
possibile l'avviamento "sotto carico" del gruppo, poich lu coppia resistente supera la coppia motrice per i valori pi bassi di (i) ; sarebbe stato quindi necessario accelerare "a vuoto" il motore sino a velocit superiori a quella del punto C e quindi accoppiare il carico al mo
tore tramite un innesto a frizione; in queste condizioni, dunque, il giuii
to idraulico sostituisce utilmente una frizione meccanica.
Un altro vantaggio del giunto idraulico pu essere messo in evi
denza dal seguente ragionamento : ammettiamo che un accidentale so vraccarico porti la coppia richiesta dall'utilizzatore a superare la coppia
che il giunto in grado di trasmettere;in tali condizioni C risulta inferiore a C_ . quindi la turbina rallenta e lo scorrimento si porta ver
K
so valori crescenti; a parit di CO
la coppia richiesta dalla pompa au
menta, essendo cresciuto lo scorrimento (vedi fig. 97), e supera cos
quella erogata dal motore termico; corrispondentemente anche la pompa rallenta. Se C
superiore a C
per qualsiasi valore di d ,
"""s***"" 'R-

AT

questi rallentamenti hanno termine quando la turbina si arresta e La


pompa si porta a funzionare nel punto D di fig. 97. Il giunto idraulico
impedisce quindi l'arresto del motore iti presenza di anormali. sovra
carichi, ci che invece avverrebbe se il motore fosse collegato al carico tramite una trasmissione meccanica (salvo che sia presente un in_
nesto a frizione e si intervenga su di esso tempestivamente, sconnettendo il motore dal carico). Naturalmente, in tali condizioni, la poten
za fornita dal motore termico serve tutta a riscladare il liquido presente nel giunto; quindi, quando siano previsti frequenti arresti della
turbina, nel ciclo di lavoro del giunto, necessario dotarlo di un refrigeratore per il liquido che vi circola.
In conclusione si pu dire che l'introduzione di un giunto idrodji.
namico in una trasmissione meccanica presenta i seguenti vantaggi :
- possibilit di avviare il motore sotto carico;
- eliminazione dell'arresto del motore per l'insorgere di sovraccari chi anormali;
- eliminazione della trasmissione di vibrazioni torsionali;
- riduzione dell'usura delle parti meccaniche, per l'effetto di smorzamento degli urti dovuto al giunta.
I giunti idrodinamici trovano applicazione in campo ferroviario,
in quello automobilistico ed in quello industriale, ma l'uso pi appropriato rappresentato dall'impiego nel campo delle pale caricatrici e
degli escavatori, le cui le severe condizioni di lavoro risultano attenuate dalle favorevoli caratteristiche di funzionamento dei j/iunti.

- 162 -

- 163 -

3 . 2 . ) Convertitori idrodinamici di coppia.


I giunti idraulici dan luogo a coppie uscenti uguali a quelle entranti; quando in uscita si richiedano coppie diverse da quelle in entrata, generalmente superiori, occorre interporre tra pompa e turbina u_
na parte fissa (statore), ritornando cos allo schema di fig. 91, per cui
vale la (215), che giustifica l'asserzione sopra fatta. Non essendo uguali le coppie in entrata ed in uscita, i due alberi non tendono a ruota
re alla medesima velocit angolare,, come nei giunti; lo scorrimento
perde quindi significato ed normalmente sostituito dal rapporto
tra
la velocit angolare in uscita ( fi) ) e quella in entrata
o>e);

Ponroa

Turbina
(228)

Nel caso della fig. 91,


fi)

della turbina, mentre

fi)
fi)

coincide con la velocit

angolare

coincide con quella della pompa

Per tracciare i triangoli di velocit consideriamo ora il


caso
semplice di fig. 91, in cui la turbina e la pompa presentano le stesse
dimensioni; nell'ambito unidimensionale facciamo riferimento ad un ft
letto medio di corrente ed indichiamo con 1, 3, 5 l'ingresso, rispettivamente, nella pompa, nella turbina, nello statore, mentre con 2 , 4 , 6
ne indichiamo le corrispondenti sezioni d'uscita. In ogni punto il fluido sar dotato di una componente periferica (e ) di velocit e di una
componente tangenziale (e ) diretta secondo la tangente al filetto meci

Stator*

Fig. 98

dio nel piano di fig. 91.


Nel tracciare i triangoli di velocit supporremo, per semplicit, w assiale e riterremo e costante, poich tale condizione sen
sibilmente verificata nei convertitori.
I triangoli di velocit sono del tipo riportato in fig. 98; per il l
ro tracciamento occorre tener presente che :

e quindi :
= V

_4_
ai

(229)

(230)

avendo indicato con il rapporto tra le dimensioni geometriche in


entrata ed in uscita dalla pompa e quindi anche in uscita ed in entrata
nella turbina.
Applicando la (7) determiniamo poi l'espressione delle coppie
scambiate tra fluido ed elementi mobili e fisso; in particolare si ha che

- 165 -

- 164 -

(237)

- la coppia esercitata dalla pompa sul fluido data da :


= G (r2 U2

u2

= Gu2r2(l -

- ri C6

- ^ - cotg 0 8 )

(231)

Confrontando le (235), (236) con la (227) si conclude che,


per
aumentare la. coppia trasmessa, bisogna far ricorso agli stessi sistemi adottati per i giunti, cio a dimensioni maggiori o ad uso di liquidi di
maggior densit.

(232)

Poich, in.prima approssimazione, <p pu essere ritenuto solo


funzione di V (cos come, in un giunto, ty solo funzione di S) e con
andamento decrescente all'aumentare di V , ne deriva che le coppie
scambiate tra fluido ed elementi mobili e fissi dipende dal dimensionamento geometrico, da V e dal quadrato della velocit angolare della
pompa.
Le curve caratteristiche di un convertitore devono indicarne il
funzionamento al variare di V ed &), poich C /&),-, dipende so-

- la coppia esercitata dal fluido sulla turbina data da :

C T = G (F3 Cu3

- F4 Cu4)

=G

h U2 'ri

G u 2 r 2 [ i - |(-^-

<W4 CS

? 4 ' U 4>]

cotg

Jr

fT

lo da V la prima curva caratteristica quella della coppia adimensionata C esercitata dalla pompa sul fluido; si ha :

- la coppia esercitata dal fluido sullo statore data'da :

<p (i - q>

cotg a J
o

(238)

(233)

Al crescere di V ,. y diminuisce e la coppia C risulta il prodotto


di
un termine crescente per uno calante; generalmente C risulta calante
al crescere di V (vedi fig. 99).

Nelle (231), (233) sono stati messi in evidenza gli angoli 8 ed


r4
O. , poich nella teoria unidimensionale i loro valori cinematici e co
o

struttivi coincidono.

La curva C = f ( V ) individua la coppia esercitata dalla pompa;


per individuare quella assorbita dalla turbina si introduce il rapporto
t di conversione di coppia :

G U 2 r2

<

Indicando, al solito, con f

6J

ey

il coefficiente di portata, dato da :


t=

\9 | cotg 0 4 "b V

(239)

_e

(234)

e tenendo presente l'espressione (225) della portata, le (231) r (233) di_


ventano :

La relazione t ( V ) dipende dalla 9* ( V ); si pu comunque


servare che :
- per y> = O si ha :
T = 1 -| V < 1

1235)

(1-

- per T = 1 si ha :
cotg

(236)

cotg a 6 - cotg

> o

os-

ti

166 -

- 167 -

oli

stazioni del tipo di fig. 99; per poter ottenere curve con diverso andamento occorre far ricorso a schemi idraulici pi complessi, nei quali
aumenta il numero delle pompe, delle turbine e degli statori. Si definisce convertitore multistadio quello in cui il gruppo condotto forma_
to da pi turbine, mentre si chiama polifase un convertitore le cui ca
ratteristiche geometriche variano durante il funzionamento.

Analizziamo ora alcuni schemi diversi dallo schema semplice e


simmetrico di fig. 91.
La prima variante allo schema di fig. 91 consiste in un convergi
tore semplice ma non pi simmetrico, cio con pompa e turbina non
pi pre~serifariti T stesse dimensioni geometriche; le prestazioni di t a le convertitore sono molto simili a quelle del tipo simmetrico.
Una successiva modifica consiste nel collegare lo statore alla
carcassa tramite un giunto <fi soprawanzqi cio un elemento in grado
di trasmettere coppl~s'ol~"in u'fr've-^s^rTSich per t < 1 la coppia as.jsarbita dallo statore di segno opposto a quella assorbita per T > 1 ,
lo
9ne Per valori,di V superiori a quello per cui "t_ =I
si trasforma in un
_
^
,
.
,
,
,
giunto idraulico (convertitorffta" Sue fasi); corrispondentemente
Questi risultati giustificano l'andamento decrescente di T al
crescere di V e mettono in evidenza come per valori di V prossimi a_l
l'unit ((P* O ) il rapporto di conversione di coppia possa
risultare
inferiore ad uno (fig. 99).

<; U.

La terza curva caratteristica quella del rendimento


idraulico

rirruMMuiii i lamjx^^m
del convertitore in funzione di V ; si ha :
CTft)T

= r-v

(240)

L'andamento di 77 non simmetrico rispetto al punto di progetto (punto in cui gli angoli cinematici e costruttivi in entrata alle palettature coincidono) poich al crescere di V , rispetto a tale valore ( V ),
si introducono delle perdite per "urto", ma si riducono quelle continue
poich diminuisce <p e quindi la portata circolante; viceversa, per V<V*
le perdite continue aumentano mentre insorgono anche perdite per "u
to".
n
7

Fig. 100

In fig. 99 sono riportati gli andamenti qualitativi di ty , T , C ,


in funzione di V .
Conio schema semplice sin qui adottato possibile ottenere pre

mantiene unitario ed il rendimento idraulico cresce proporzionalmente


a V (vedi caratteristiche di un giunto idraulico).Naturaliuwnte. m

- 169

- 168 -

simit di V unitario, il rendimento complessivo del convertitore tende a decadere anzich tendere ad uno come il rendimento idraulico.
UnajSHgcessiya modificazione consiste nel suddividere_lo _stat
re in tanti tronchi, ciascuno collegato alla carcassa mediante unjjiunto di soprawanzo (convertitore monostadio ma plurifase); all'aumentare di V i vari'tronchi di statore si mettono a ruotariUplli; corrispon dentemente le perdite per urto con lo statore si riducono e si ottiene
un ampio campo di valori di V con rendimento elevato.
Per concludere questa rassegna, analizziamo il caso di un con
vertitore bistadio e bifase, cio costituito da due turbine (fig. 101) di

'4

'

Fig. 102

naturalmente, alla breve rassegna qui presentata.


Nelle applicazioni pratiche il convertitore di coppia usualmen
te accoppiato ad un motore endotermico; nasce quindi il problema
di
scegliere il convertitore da accoppiare al motore che si ha a disposi zione; questo problema consiste di due gradini successivi :
Fig. 101

cui la prima (T ) connessa all'albero deUa seconda (T ) tramite un


1
*
giunto di soprawanzo : in tal modo, ai pi elevati valori di V la prima turbina si disinnesta; le caratteristiche qualitative di tale
giuntosono riportate in fig. 102, confrontate con quelle di un giunto semplice
simmetrico (curve a tratti e a punti). In tale figura sono da notare :
- il leggero scostamento delle curve per v > V , dovuto alle perdite
nella turbina T. che ruota folle;
- i pi elevati valori di t ottenibili per V < V ',
. i pi elevati rendimenti ottenibili per

v -< V

Le ultime due osservazioni giustificano ampiamente l'adozione


di convertitori costruttivamente pi complessi; questi non si limitano.

- determinazione delle caratteristiche di funzionamento di un motore


accoppiato con un prefissato convertitore, scelto tra quelli esistenti
in commercio;
- valutazione delle caratteristiche complessive del gruppo in vista degli scopi prefissi.
Naturalmente i due gradini di studio devono essere ripetuti con
un certo numero di convertitori, al fine di determinare quello che" si
presta meglio agli scopi prefissi.
La determinazione delle caratteristiche di un gruppo motore endotermico-convertitore di coppia dipende dalle curve delle prestazio ni del convertitore fornite dal costruttore.
Questi pu individuare le prestazioni del convertitore fornendo
le curve primarie, cio Le curve di coppia entrante C* e rendimento
in funzione di V , per un prefissato valore O)

della^ velocit angola_

-171 -

- 170 -

re in entrata (vedi fig. 103). In base alla (235) la coppia assorbita daj.
la pompa (C ) per un diverso valore di C , sar data da :
0)p
~~

= C

(241)

p*

Fig. 104
V

e quindi anche :

0,15

La (235), e quindi la (241), vengono a decadere per valori di


V< 0,1 r 0,15; corrispondentemente il costruttore fornisce anche le
curve di coppia entrante (C
) e del rapporto di conversione di copir t ST

Si procede ora cos :


- si riporta tale valore, uguale a C*

di

= f ( V ), individuando un punto a cui pu essere associato un

va-

lore Ot)

O)

all'equilibrio, sulla curva

Per la determinazione delle caratteristiche del gruppo motore convertitore occorre, naturalmente, conoscere anche la caratteristica
C =f (
) del motore; a questo punto si osserva che, per l'accoppiamento diretta, si ha :

e si valuta C

- si sceglie una coppia di valori C..,

pia ( t ) allorch- il convertitore in stallo cio V = 0.

(242)

= C

Fig. 103

- si ripete il procedimento con altre coppie di valori C , <&*, punteggiando in tal modo la curva di C* e quotandola in valori di O*.,.;
cos nota la relazione

O)

=. 00

= f ( V ) e quindi, per la (228), la

curva di :
mentre per l'equilibrio dell'albero della pompa deve essere :
T
C

= C

- V

(V)

(243)

- 173 -

- 172
e C , quindi per la (2 41 )
- per ogni valore di V sono noti CO
si pu
noto C ; inoltre per la (240) noto f ; per ogni valore di
quLi7alutrr7 C^'tramite la (239) e per la (243) valutare la relazione :
(244)

- sfruttante la tp*3) si ricava la relazione :


(245)
- sfruttando la relazione (243) si valuta :

par Ogni valore di V noto 7J e sono noti C

ed G)

; si pu cos

calcolare :
Fig. 105
e quindi, tramite la (243), si valuta la relazione :
( fi>T)
- la condizione di stallo si determina imponendo l'intersezione tra la
curva C =t (O) )eC
= f ( ) ); in tal modo si valutano
M
M
P, st
P
C
, C
e quindi t , da cui si valuta C
per ( = 0; inoli , St

ir

St

tre in tale condizione si ha ^7 = P

= O, mentre 6)

lutato.
Riportando in grafico C , >n , (i) , P

quindi, tenendo presente la (240), le prestazioni risultano completameli


te individuate, purch il costruttore dia anche le curve di stallo (fig.
104). Per valutare l'accoppiamento si procede cos :
- dalla caratteristica C,, = f (n ) si ricava la curva di K,,
M
M
M
da :

stato gi

('M

va-

- all'equilibrio deve essere

convertitore.
Il costruttore pu fornire le prestazioni del convertitore dando,
in funzione di V , le curve del rendimento e del fattore K (fig. 104) de_

essendo

finito cme segue :

giata in valori di C ;
O!

Per la (238) si ha :

-*

(248)

in funzione di &)_, si

individuano completamente le prestazioni dell'accoppiamento motore -

K =

definito

(247)

K = K
C

= C

(249)

di conseguenza la curva di K risulta punteg-

si valuta quindi la relazione


C

= V ) . _ = f (V)

(250)

dalla relazione K = K B ) si valuta C p =f ( V ) tramite la (247) e


per la (250), si ricava :

- 174 -

- 175 -

(251)
- si valutano :

CT = CT ( ooT)
P

=P

(0=0)
P

( 00 )
T l T;
P

(O) )
T

in maniera analoga al caso precedente.


Il costruttore pu fornire le prestazioni del convertitore sotto
altra forma; sfruttando per i concetti sopra esposti, la determinazione delle prestazioni dell'accoppiamento risulta abbastanza facile.
Studiato l'accoppiamento come sopra vistp, si sceglier tra le
soluzioni possibili quella che pi si approssima all'accoppiamento desiderato, che potr variare da caso a. caso; in tutti per saranno gene_
Talmente richiesti i seguenti requisiti di accoppiamento :
- rendimento elevato;
- potenze in uscita prossime a quelle in entrata, ad alto numero di giri;
- elevate coppie alla turbina a bassa velocit.
Per individuare la bont di un accoppiamento, dal punto di vista del rendimento, le case produttrici hanno introdotto un parametro
chiamato "utility ratio", definito come rapporto tra il valore massimo
di V , per cui il rendimento risulta
V
) e quello minimo ( V
min
max
superiore od uguale a O, 7; opportuno che tale rapporto sia il pi elecato possibile. A tal fine dalle figg. 100, 102 facile intuire che ta-,
le rapporto pi elevato per i convertitori polifase che per quelli monofase.
La potenza entrante convertita in calore, anche rimanendo nel
campo t] %. 0,7, pu raggiungere il 30% di quella totale entrante; corrispondentemente occorre un sistema di raffreddamento (pompe di cir
colazione, scambiatore di calore), che generalmente fornito dalla ca
sa costruttrice insieme al convertitore ed proporzionato per smaltire il 30% della potenza massima ammissibile in entrata; quindi opportuno che il convertitore non lavori con rendimenti inferiori a 0 , 7 .
Il liquido prevalentemente impiegato nei convertitori olio minerale; nelle prime applicazioni (e, tuttora in gruppi propulsori inari-

ni) si usava invece acqua.


L'uso del convertitore di coppia come cambio automatico continuo trova applicazione in svariati campi : dai veicoli automobilistici
a quelli per movimento terra, dai veicoli industriali all'estesissimaap_
plicazione nella trazione ferroviaria, dai veicoli cingolati! militari e ci_
vili agli impianti petroliferi.

- 176 -

BIBLIOGRAFIA

1) M. Sedille - Turbomachines hydrauliques et thermiques - Masson e


Cie - 1967.
2) M. Coen

- Macchine idrauliche - C.Signorelli - 1966.

3) U. Ruggiero -.Macchine idrauliche - Istituto di Macchine - Universit di Bari - 1965.


4) G. F. Wislicenus - FluidMechanics of Turbomachinery - Dover - 1965
5) M. Adolph - Stromungs machinen - Springer Verlag - 1965.
6) M. Medici - Le Pompe - Hoepli - 1967.
7) R.H. Warring - Pumps Selection, systems and applications - Trade
and Technical Press Ltd. - 1969.
8) Vickers - Manuel d'hydraulique - 1963
9) Vickers - Mobile Hydraulics manual - 1967.
10) Editors "Hydraulic Pneumatic Power"- Hydraulic Handbook - Trade
and Tecnical Press Ltd. - 1967.
11) J. Thoma

I N D I C E

- Transmission hydrostatiques - Dunod - 1965.

12) G. Dorigo - Convertitori idraulici di coppia - Libreria Editrice Uni


versitaria Levrotto e Bella - 1966.

PARTE I - INTRODUZIONE

S\E II - TURBINE IDRAULICHE

pag.
"

Classificazione
Caduta, potenza, rendimento
Curve caratteristiche
Numero di giri e portata specifici
Numero di giri caratteristico - Scelta della
turbina
- Turbina Pelton
- Turbina Francis
- Turbine a elica e kaplan
- Protezione contro il colpo d'ariete
-Diffusore
$\E III - T U R B O P O M P E
- Prevalenza, potenza, rendimento
- Descrizione e classificazione
- Curve caratteristiche
- Numero di giri caratteristico
- Pompe centrifughe
- Pompe a flusso misto
- Pompe assiali
- Regolazione
-Impiego
- Avviamento
- Installazione

"

"

6
8
11
13

"
"
"

17
20
31
53
64
65

"
69

"
"
"
"
"
"
"
"

69
72
73
73
75
88
89
94
96
97
98

II
PARTE IV - MACCmNE
-

VOLUMETRICHE

Introduzione
Pompa a stantuffo ....
Pompe pluricilindriche
Pompe rotative
Motori volumetrici

pag. 107
"
"
"
"

107
108
134
136
139

PARTE V - TRASMISSIONI IDRAULICHE

143

- Generalit
- Trasmissioni idrostatiche ..
- Trasmissioni idrodinamiche

143
143
151

BIBLIOGRAFIA

176