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Il ciclo degli acidi tricarbossilici si costituisce di una sequenza di reazioni a catalisi enzimatica

localizzate nella matrice mitocondriale cui è avviato il piruvato in regime aerobico, dopo esser
stato decarbossilato ad acetil-coA. Possono distinguervisi 8 reazioni sequenziali e cicliche ed un
composto iniziale, ovvero l’acido citrico, un TCA a 6 atomi di carbonio; ciascun ciclo di reazioni
verrà a produrre nuovamente il substrato deputato a combinarsi con l’acetil-coA, ovvero
l’ossalacetato (acido dicarbossilico), composti ad alta energia, nella forma di 1 molecola di GTP o
ATP, 3 di NADH e 1 di FADH2. Le reazioni possono dunque dividersi in: reazioni di
decarbossilazione ossidativa ( isocitrato/alfachetoglutarato e alfachetogluatarato/succinilcoA),
con perdita di un atomo di carbonio nel suo stato a massima ossidazione (CO2) e produzione di
NADH2 e reazioni di riarrangiamento correlate (isomerizzazione citrato/isocitrato); reazioni di
rigenerazione dell’ossalacetato, con una fosforilazione a livello del substrato (succinil-
coA/succinato), un’ossidazione con riduzione di FAD (succinato/fumarato) e NAD+ (D-
malato/ossalacetato).

1- L’acetil-coA confluisce nel ciclo dei TCA e per azione della citrato sintasi si combina
all’ossalacetato, venendo a costituire un acido tricarbossilico detto citrato. L’azione della
citrato sintasi è quella di catalizzare una reazione simile alla condensazione aldolica in cui
l’acetile subisce una reazione di protonazione a carico del carbonile e di ossidazione a
carico del metile (rispettivamente ad opera di un residuo di istidina e uno di aspartato)
dando un enolato (tautomeria chetoenolica). La densità elettronica costituita dal doppio
legame lo rende un buon nucleofilo, consentendone l’attacco al carbonio carbonilico
dell’ossalacetato. La funzione chetonica si riduce ad alcol e si forma citril-coA. Dall’idrolisi
del legame tioesterico si forma il citrato .
La reazione presenta un DeltaG fortemente negativo, e si presta dunque a fungere
come reazione di controllo per l’intero ciclo (-32kJ/mol).
2- Il citrato presenta una funzione alcolica terziaria. Poiché l’ossidazione di un alcol terziario
implica un intermedio ad altissima energia (rottura di un legame C-C), allora il citrato
subisce isomerizzazione ad isocitrato, alcol secondario. La reazione è catalizzata da un
enzima detto aconitasi e l’intermedio coinvolto è detto aconitato. Il citrato è disidratato ad
aconitato e dopo aver subito presumibilmente una rotazione di 180° all’interno del sito
attivo dell’enzima è idratato ad isocitrato. Il Dg standard è leggermente positivo, la
costante di reazione piuttosto piccola; per il principio di Lechatelier è spostata, in vivo,
verso i prodotti.
3- L’isocitrato subisce decarbossilazione ossidativa ad opera del NAD+, cosicché acquista una
funzione chetonica (ossalosuccinato) che si presta a stabilizzare l’intermedio anionico
derivante dalla decarbossilazione. Il prodotto è un alfa chetoacido dicarbossilico detto
alfachetoglutarato.
4- L’alfachetoglutarato è a sua volta coinvolto in una reazione di decarbossilazione ossidativa
ad opera della alfachetogluratato deidrogenasi. Poiché il reagente principale è un
alfachetoacido, ergo non presenta di per sé reattività verso la decarbossilazione a causa
dell’impossibilità di stabilizzare l’intermedio carbanionico, il complesso si avvale dei
medesimi coenzimi della piruvato deidrogenasi (Tiamina pirofosfato, lipoammide
transacetilasi e lipoammide deidrogenasi). L’intermedio anionico è stabilizzato dall’anello
tioamidazolico della TPP. L’ossidazione s’accompagna dunque alla riduzione di NAD+ ed il
prodotto finale è trasferito all’acetil coenzima A, con formazione di succinil-coA e CO2.
5- Il succinil-coA è un composto cui compete un elevato livello energetico a causa
dell’impossibilità da parte dell’atomo di zolfo della mercaptoetilammina di concorrere alla
stabilizzazione della molecola per effetto mesomero, al pari dell’acetil-coA. La sua idrolisi a
succinato è catalizzata dall’enzima succinato-coA sintetasi il quale può presentarsi come
ATP o GTP dipendente –questa doppia possibilità è perfettamente ininfluente sul piano
della resa energetica, dacché i composti sono isoenergetici e possono inoltre
interconvertirsi in una reazione a variazione di energia libera nulla ad opera della
nucleoside difosfato chinasi-. In un primo stadio il legame tioesterico viene trasformato in
un legame anidridico misto; in un secondo momento un residuo di istidina si fa carico del
fosfato (N-fosfoistidina, catalisi covalente) per poi trasferirlo al GDP o all’ADP (i tessuti a
connotazione prettamente anabolica, quali il fegato ed il rene prediligono il primo). I
prodotti della reazione sono dunque CoA, succinato e GTP.
6- La molecola di succinato subisce a questo punto un ulteriore reazione di ossidazione a
carico dei due carboni più ridotti: la succinato deidrogenasi (FLAVOPROTEINA) catalizza il
trasferimento di due idrogeno e due elettroni al FAD che questa possiede come coenzima.
Ne consegue l’instaurarsi di un doppio legame e la formazione di una molecola di
fumarato. Dal FADH2 gli elettroni sono trasferiti, tramite 3 centri ferro-zolfo, al coenzima
Q che si inserisce nella catena di trasporto degli elettroni. La succinato deidrogenasi risiede
dunque nella membrana mitocondriale interna e costituisce il Complesso II della
fosforilazione ossidativa.
7- Il doppio legame del fumarato viene a questo punto idrolizzato con formazione esclusiva,
per la natura dell’enzima fumarasi, dell’isomero trans del malato.
8- Il malato che reca dunque una funzione alcolica può subire un’ulteriore ossidazione
all’alfachetoacido ossalacetato, ad opera della malato deidrogenasi, con formazione di
NADH. L’energia libera di questa reazione è positiva, ma procede poiché la successiva
reazione di condensazioni aldolica tra ossalacetato e coA ha invece una variazione di
energia libera negativa e superiore in valore assoluto (ca -32)