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IMMANUEL KANT (1724-1804)

Kant vive pienamente l'Illuminismo (ragione), ma anche il tramonto di esso, con


l'avvento del Romanticismo (sentimento). Kant cerca di dare una visione dell'uomo che
è sia razionalità che sentimento, è sia Illuminista che Romantico, a seconda dei periodi
in cui scrive. Viene considerato un filosofo “di sintesi” perché tenta di uscire dalla
crisi della filosofia, di cui prende atto, operando una sintesi delle correnti filosofiche
precedenti. I filosofi, nel tempo, non avevano tenuto il passo con la scienza, che aveva
usato indifferentemente ragione ed esperienza, e si erano divisi in razionalisti
(Cartesio) ed empiristi (Hume). Kant è il primo filosofo che si chiede come la scienza
abbia raggiunto i risultati alla base della rivoluzione scientifica. Cerca una spiegazione,
ma tra lui e Galilei si interpone l'Illuminismo. Kant cerca di guardare al passato per
costruire qualcosa di nuovo. All'inizio è un razionalista ma in seguito, dopo aver letto
Hume, afferma che questa lettura lo ha svegliato dai “sonni dogmatici della
metafisica” (qui introduce il discorso metafisico). Usa il termine “dogmatici” perché
nel discorso puramente razionale, l'unica fonte di conoscenza certa è quella delle idee
innate, negando l'esperienza. Ammettendo però delle idee innate, esse vengono
accettate dogmaticamente, essendo prive di dimostrazione. Concludendo, la corrente
razionalista sfocia inevitabilmente nel dogmatismo. Usa inoltre in termine “metafisica”
perché soltanto una conoscenza razionale può intraprendere discorsi metafisici (il
primo lo troviamo in Parmenide con “l'essere in quanto essere”). Al principio noi
abbiamo un'esperienza delle cose che deriva dall'esperienza, attraverso i 5 sensi. La
metafisica cerca di spiegare cosa ci sia dietro a queste cose, cosa le muova e chi le
ordini, andando oltre ciò che può cogliere l'esperienza. La lettura di Hume fa capire a
Kant che è necessaria la considerazione dell'empirismo, perché il solo utilizzo della
ragione porta al dogmatismo. Kant si chiede se lo scetticismo di Hume, secondo il quale
ogni cosa era sottoponibile al dubbio, sia fondato e tenta di superarlo, trovando una
metodologia che che dia una scienza e una metafisica certe e fondate (ci riuscirà per
la scienza ma non per la metafisica).
Kant ha una vita semplice, vive in Prussia a Kolinsberg, al tempo di Federico II, una dei
“sovrani illuminati” (Assolutismo illuminato di Voltaire: “Tutto per il popolo ma nulla
attraverso il popolo” [paternalismo]. In realtà Voltaire constata che in Prussia non c'è
alcuna delle sue idee messa realmente in atto). L'ambiente in cui vive influenza le idee
di Kant. Egli ritiene che la libertà di pensiero in Prussia non sia del tutto condannata
perché, al contrario delle altre alte cariche, che dicono di non ragionare ma agire,
Federico II dice “Ragionate pure, ma ubbidite”, cioè dice che la libertà di pensiero
non è condannata ma non deve essere d'ostacolo. La famiglia di Kant è di bassa
estrazione sociale e lui fa molti sacrifici per studiare, è sia docente universitario che
rigoroso bibliotecario. E' molto abitudinario. Pubblica “La religione nei limiti della
semplice ragione”, ma l'opera viene censurata da Federico II perché non
perfettamente conforme al Luteranesimo. Kant ritira l'opera dichiarando di non voler
scrivere altre opere di tal genere.
Le opere di Kant si dividono in due filoni:
 Periodo pre-critico;
 Periodo critico (opere della filosofia matura).
(Il nome deriva dalla filosofia di Kant, che si chiama Criticismo).
L'ultima opera del periodo pre-critico è la dissertazione, scritta da Kant per ottenere
la docenza all'università. Nel periodo pre-critico si vede la matrice razionalista di
Kant e il suo graduale avvicinamento all'empirismo.
Del periodo pre-critico fanno parte:
 nel 1755, “Storia universale della natura e teoria del cielo”. E' un'opera in cui
Kant teorizza un'ipotesi sulle galassie e sul sistema solare. E' l'opera che lo
rende in parte noto anche in ambito scientifico. C'è infatti una legge
dell'universo detta di Kant-La Place, perché entrambi hanno elaborati un'idea
simile rifacendosi al francese Buffo;
 nel 1763, “L'unico argomento per una dimostrazione dell'esistenza di Dio”.
Ritiene di poter dare una dimostrazione attraverso la prova cosmologica
(riferimento alla prova a posteriori di S.Tommaso). Kant qui ha abbandonato
parte del razionalismo e l'argomento ontologico di S.Anselmo. Nella filosofia
matura si vedrà anche l'abbandono di quella cosmologica.
 Nel 1766, “Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica”. E' l'opera
che segna il distacco dal razionalismo e il raccoglimento di elementi empirici,
conseguenti alla lettura di Hume. Qui paragona i sogni della metafisica a quelli
di un visionario (afferma che la metafisica dei razionalisti non è adeguata
perché sfocia nel dogmatismo.

Nel 1770 pubblica La dissertazione, il cui titolo per esteso è “De mundi sensibilis
atque intellegibilis forma et principiis” (“Sulla forma e i principi del mondo sensibile e
intellegibile). Qui affronta il problema conoscitivo tra uomo e mondo. L'opera è
innovativa, con elementi che verranno usati nel criticismo. L'opera tratta della
conoscenza sensibile. Kant sostiene che la conoscenza sensibile, vista come rapporto
tra soggetto che conosce e oggetto che deve essere conosciuto, sia caratterizzata da
una passività del soggetto, cioè che sia chi conosce a essere “modificato”
(conoscitivamente) dall'oggetto esterno. Nel momento in cui il soggetto riceve uno
stimolo, lo riceve passivamente, lo stimolo influenza i sensi e li modifica. Ma aggiunge
anche che nel momento in cui il soggetto riceve uno stimolo, è in grado di superare
questo momento passivo di ricezione perché interpreta lo stimolo, che viene percepito
e collocato in un certo contesto. Cioè sviluppa attivamente un'interpretazione di
questo stimolo. Sia l'oggetto che il soggetto forniscono qualcosa.

Conoscenza Sensibile
Oggetto Materia Dati sensibili
Spazio
Soggetto Forma
Tempo
Il soggetto fornisce schemi interpretativi in cui collocare i dati sensibili provenienti
dall'oggetto: lo spazio e il tempo. Qualunque dato proveniente dall'esterno viene
immediatamente collocato nei due schemi. Con spazio e tempo, cioè schemi, si
intendono i modi che il soggetto ha di collocare i dati sensibili. Per Kant tutti hanno
questi schemi interi, che non provengono dall'esterno. Esse secondo Kant sono forme
innate (innatismo formale). Si può dire che i dati sensibili provengono dall'esperienza
e invece spazio e tempo no, ma in essi, che sono a priori, collochiamo dati sensibili a
posteriori. Per spiegare tutto ciò Kant usa il termine “trascendentale”. Cioè:
trascendentali sono le forme che non derivano dall'esperienza, in cui collochiamo dati
che derivano dall'esperienza (dimensione trascendentale dell'esperienza). Se il dato
che viene dall'oggetto viene elaborato dal soggetto, per il soggetto il risultato della
conoscenza sensibile è una conoscenza mediata dal soggetto. Cioè non si ha la
percezione dell'oggetto com'è in sé, ma come appare al soggetto, perchè visto
attraverso schemi formali.

Oggetto dati
+ = conoscenza sensibile = oggetto come appare al soggetto
Soggetto forme (fenomeno)

Ma se la conoscenza sensibile fornisce l'oggetto come appare al soggetto (fenomeno),


com'è in sé l'oggetto (noumeno)? Kant lo chiama noumeno perchè questo nome deriva
da nous, che era un'intelligenza, quindi si riferisce ad una conoscenza intellettiva.
Infatti ipotizza che con una conoscenza di tipo intellettivo si possa accedere alla
conoscenza dell'oggetto com'è in sé (spiraglio verso la metafisica). Dopo la
dissertazione non pubblica nulla per 11 anni.
Da qui ha poi inizio il periodo critico. Alcune delle opere di questo periodo sono: 1781,
“Critica della ragion pura”; 1784 “Risposta alla domanda che cos'è l'Illuminismo”; 1785,
“La fondazione della metafisica dei costumi”; 1787, “Seconda edizione della critica
della ragion pura”; 1788, “Critica della ragion pratica”; 1790, “Critica del giudizio”;
1793, “La religione nei limiti della semplice ragione”; 1795, “Per la pace perpetua”;
1797, “La metafisica dei costumi”.

Introduzione a “La critica della ragion pura”


Il termine “pura” significa priva di esperienza. Si fa quindi un'analisi del soggetto e di
quello che mette nella conoscenza. Per la prima volta il termine ragione compare come
facoltà di conoscere di qualunque tipo di conoscenza, che poi si specifica in diversi
campi. La ragione qui racchiude sia la conoscenza sensibile che quella intellettiva, e
vuole essere analizzata prima e a prescindere dall'esperienza. Il termine “critica” non
ha un'accezione negativa, è semplicemente un'analisi con lo scopo di valutare e
giudicare (“Analisi sulla ragione, come conoscenza priva di esperienza”). Kant vuole
indagare per stabilire le possibilità, la validità e i limiti della conoscenza umana.
Estende questo tipo di analisi alla ragione umana in tutte le sue attività. Kant analizza
la ragione umana in senso ampio e generale, poi essa si specializza nelle varie attività.
Kant vuole fare un “inventario” delle funzioni della ragione pura. Riprende quest'idea
dall'Illuminismo, che sosteneva la validità della ragione come strumento di indagine e
passaggio necessario per accettare qualunque cosa. La ragione è strumento d'indagine
ma viene anche analizzata criticamente da se stessa (Imputata-Giudice). Riguardo alla
filosofia del suo tempo, Kant non c'è riscontro filosofico nel progresso, e la filosofia
non ha saputo spiegare il progresso scientifico, dividendosi in Empirismo e
Razionalismo, con un totale fallimento con l'arrivo, rispettivamente, a scetticismo e
dogmatismo delle idee innate. Secondo Kant è quindi necessaria un'analisi di ciò che ha
portato a queste due correnti. Per questa analisi l'elemento fondamentale è il giudizio
aristotelico (attribuzione di un predicato ad un soggetto). Cerca quindi di capire in
quale modo le due correnti abbiano utilizzato il giudizio.
Conoscenza

Razionalismo Empirismo

 ragione - esperienza
 metodo deduttivo - metodo induttivo
 giudizio analitico a priori (privo di - giudizio sintetico a posteriori; il
esperienza); in cui il predicato viene viene attribuito al soggetto
attribuito al soggetto attraverso attraverso l'esperienza.
l'analisi del concetto del soggetto
stesso (l'analisi è del soggetto fecondo (+)
perchè non c'è rapporto con (perchè
l'esperienza). soggettivo (-) imparo sempre
qualcosa di nuovo)
sterile (-)
(se nel concetto
oggettivo (+) del soggetto c'è
insito il particolare contingente
predicato, non (diverso per (è così ma può non
universale necessario aggiungiamo tutti in esserlo)
(uguale per (è così niente di nuovo) tutti i tempi)
tutti in e non può
tutti i tempi) essere
altrimenti)

 dogmatismo (Cartesio). - scetticismo (Hume).


Il giudizio necessario per il progresso deve essere oggettivo e fecondo, quindi
sintetico a priori.
Giudizio sintetico a priori: il predicato viene attribuito al soggetto attraverso
l'esperienza ma con l'intervento di una facoltà soggettiva che assicuri oggettività.
E' necessaria quindi una facoltà universale e necessaria (che sia del soggetto ma non
soggettiva). Questa facoltà è la ragione, che è in tutti i soggetti ma è oggettiva
perchè uguale per tutti. Questo può essere considerato il giudizio della scienza. In
questo caso il termine ragione comprende tutti i modi di conoscere, anche la
sensibilità. Kant ci propone uno schema valido per tutte le conoscenze. In ogni livello
della conoscenza il ruolo del soggetto è fondamentale. Rispetto ad Aristotele viene
interpretato diversamente in rapporto soggetto-oggetto. Per Aristotele la nostra
mente aveva la stessa struttura della realtà (categorie sia logiche che ontologiche);
secondo Kant in questa visione, il soggetto è e rimane passivo perchè percepisce un
ordine già pronto, senza interpretarlo, perchè le categorie logiche sono quelle della
realtà. Invece nella sua nuova impostazione, qualunque conoscenza passa da un
soggetto, che crea l'ordine, non lo subisce. Partendo dai dati, li percepisce e li ordina
in schemi formali innati. Il passaggio del soggetto da passivo ad attivo viene detto
Rivoluzione copernicana, perchè ha la stessa valenza della rivoluzione astronomica, che
ha scambiato Terra e Sole. Questo è l'elemento fondante della sua filosofia.
Qualunque conoscenza è quindi fenomenica.

Critica della ragion pura


L'opera è divisa in:
 Estetica trascendentale = dottrina della sensibilità (rif. Dissertazione);
 Logica trascendentale = dottrina del pensiero.

Analitica trascendentale Dialettica trascendentale


(conoscenza intellettiva) (conoscenza razionale)

Il termine trascendentale si associa a “pura”, cioè significa chiedersi quale sia


l'apporto che il soggetto dà alla conoscenza, si studia il soggetto.
“Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro
modo di conoscenza degli oggetti, in quanto questa deve essere possibile a priori”
[Kant]. In quest'opera, nell'estetica, ricalca le idee della dissertazione, ma come
risultato della conoscenza sensibile si hanno le Intuizioni empiriche.

Oggetto materia dati sensibili


intuizioni empiriche
Soggetto forma spazio, tempo
Kant aggiunge inoltre che l'applicazione del giudizio sintetico a priori alla conoscenza
sensibile permette di sviluppare una matematica oggettiva e feconda, che può
permettere di ricostruire il rapporto tra scienza e filosofia. La divide in: aritmetica, a
cui applichiamo il tempo, e geometria, a cui applichiamo lo spazio. Fa un esempio:
5+7=12. la successione in cui mette 5 e 7 è una successione temporale. Il 12 è il
risultato ottenuto dalla collocazione nella forma tempo prima del 5 e poi del 7. Kant
dice di non essere in grado di dimostrare che spazio e tempo siano a priori, però fa
una riflessione in cui dice che lo spazio e il tempo non possono derivare
dall'esperienza, perchè ogni esperienza li presuppone. Questa però non è una
dimostrazione, ma solo una riflessione. Deve ancora stabilire il rapporto tra i
fenomeni. Con la matematica, si supera il concetto di scienza di Hume, derivante dal
suo scetticismo.
Analitica T. (conoscenza intellettiva)

oggetto materia intuizioni empiriche


concetti
soggetto forme categorie

Le categorie kantiane sono solo logiche, quindi quando interpretiamo i fenomeni


attraverso le categorie e sottolineiamo il ruolo attivo del soggetto, concludiamo che
anche a livello intellettivo si arriva ad una conoscenza di tipo fenomenico, perchè le
categorie sono nostre e sono solo logiche. La conoscenza è fenomenica ma risponde ai
criteri di scientificità perchè garantisce oggettività.
Le categorie sono 12 e sono divise i 4 classi:
1. quantità: unità, pluralità, totalità;
2. qualità: realtà, negazione, limitazione;
3. relazione: sostanzialità, causalità, reciprocità;
4. modalità: possibilità, esistenza, necessità.
Kant cerca di recuperare gli aspetti della conoscenza che Hume aveva smantellato. E'
evidente come queste categorie entrino in azione in tutti i giudizi in cui si esprime il
nostro pensiero. Si parla infatti di una cosa, di più cose o di una totalità di cose
(quantità); si afferma che una cosa è reale, oppure che non lo è, oppure che non è
quella tale realtà (qualità); si giudica che una certa proprietà appartiene ad una certa
sostanza o che un certo fatto è causa di un altro o che due cose interagiscono
(relazione); si afferma che una cosa è possibile o impossibile, che esiste o non esiste,
che deve necessariamente esistere o è propriamente accidentale (modalità).
Non si può dimostrare che la realtà sia leggibile attraverso le categorie e che la
realtà sia come la pensiamo noi, perchè siamo ad un livello fenomenico e la realtà è
come ci appare non com'è in realtà. Allora bisogna pensare la realtà nei modi che ci
sono propri: deduzione. Cioè giustificazione della legittimità di diritto di una pretesa
di fatto. “Ogni cosa per essere conosciuta da me, deve conformarsi ai miei modi di
conoscere le cose” [Kant].
Come le cose per essere conosciute sensibilmente, devono sottostare alle forme della
sensibilità, così, per essere pensate, devono sottostare alle leggi dell'intelletto. Ciò
rispecchia la rivoluzione copernicana. Ma se i modi di vedere le cose sono 12, ci vuole
un unico punto di riferimento, che si chiama “Io penso”.
La funzione del pensare è quella che si esercita attraverso le categorie, questa
funzione è data dal soggetto, per questo c'è Io. Kant usa altre due denominazioni per
indicare l'Io penso: Appercezione e Io legislatore della natura. Appercezione significa
autocoscienza, indica la consapevolezza del pensare (il soggetto pensa e ne è
consapevole). Io legislatore della natura è una sottolineatura della rivoluzione
copernicana, perchè si ottiene una visione della natura assolutamente soggettiva. La
disciplina propria della conoscenza intellettiva è la fisica, data dalle interazioni tra i
fenomeni, che il giudizio sintetico a priori, a livello intellettivo, può garantire. Anche
per la fisica c'è il superamento dello scetticismo di Hume. Si possono elaborare delle
leggi, ciò per la scienza è sufficiente, quindi c'è di nuovo un rapporto con la filosofia.
La conoscenza, per essere oggettiva, deve essere fenomenica, per l'oggettività è
garantita dal soggetto con le forme. Quindi la scienza, per essere oggettiva, deve
essere anche fenomenica. Qui si smentisce la conclusione della dissertazione che
affermava la possibilità della conoscenza intellettiva di conoscere il noumeno.
L'oggetto diventa un'incognita su cui si basa tutto il discorso conoscitivo. Kant
afferma che il noumeno è pensabile (pensare l'oggetto della conoscenza [intuizioni
empiriche] attraverso le categorie) ma non conoscibile. Ma siccome nel noumeno non ci
sono intuizioni empiriche, il termine “pensabile” è problematico. Kant utilizza la
metafora dell'isola: l'isola è la conoscenza certa, di cui ci sentiamo sicuri. Intorno c'è
il mare, dove non c'è sicurezza. Chi vive sull'isola sente il bisogno di addentrarsi
nell'oceano tempestoso. Ciò significa che noi, pur sapendo di non poter accedere alla
metafisica, ci sentiamo irresistibilmente attratti dal noumeno. “L'isola è la terra della
verità, circondata da un vasto oceano tempestoso. Tale oceano è come l'impero
dell'apparenza, dove nebbie e ghiacci danno ad ogni istante l'impressione di nuove
terre e ingannano incessantemente con vane speranze il navigante errabondo, in cerca
di nuove scoperte e lo traggono in avventure, alle quali egli non sa mai sottrarsi e dalle
quali non può mai venire a capo” [Kant].
La Dialettica trascendentale sarà quindi l'analisi degli errori in cui la mente umana
incorre quando cerca di affrontare il discorso metafisico. Il termine dialettica viene
ripreso dall'accezione dei sofisti, che la utilizzavano come arte della parola, dando
parvenza di verità a ciò che non era vero. I sofisti però costruivano un processo
illusorio, nel caso di Kant ciò non è consapevole, accade perchè l'uomo non ne può fare
a meno. Fa l'esempio della colomba: una colomba che sta volando pensa che il suo volo
sia frenato dall'attrito con l'aria e pensa che se non ci fosse andrebbe più veloce. Ma
in realtà senza cadrebbe. Allo stesso modo noi possiamo pensare che senza l'ostacolo
dell'esperienza potremmo arrivare a conoscenze più elevate, ma in realtà senza
esperienza cadremmo in errore. Lo strumento “ragione” non è in possesso degli uomini,
che hanno l'intelletto e la conoscenza sensibile. Ma per avere fecondità e oggettività,
dobbiamo avere un elemento dal soggetto e uno dall'oggetto.
Non sappiamo cosa può mettere la ragione nella conoscenza, ma nel giudizio sintetico a
priori abbiamo sempre ipotizzato un punto di partenza dall'esperienza:

dati sensibili (dall'oggetto) + spazio e tempo (dal soggetto) =


intuizioni empiriche (elaborazione dei dati) + categorie (dal soggetto) =
concetti.

I dati sensibili, punto di partenza empirico, provengono dall'esperienza, passaggio


inevitabile. A livello metafisico, non si possono conoscere le qualità del noumeno con
l'esperienza, il discorso metafisico esula da qualunque processo empirico. Gli errori
sono nati applicando delle qualità del soggetto ad elementi a cui non sono applicabili.
Kant dice che per capire gli errori si deve partire dalla tradizionale tripartizione della
metafisica in Psicologia (Idea di anima), Cosmologia (Idea di mondo), Teologia (Idea di
Dio). Vuole dimostrare che queste idee sono fondate su un errore, minando così la
metafisica, prima si chiede perchè l'uomo abbia costruito queste idee sbagliate.
La risposta è che l'uomo lo fa per il bisogno naturale di trattare la metafisica.
L'Idea di anima nasce dall'esigenza di cogliere un elemento che sintetizzi tutti i
fenomeni interni che ci riguardano. Infatti l'oggetto della conoscenza può essere
anche il soggetto, io posso conoscere me stesso e i miei fenomeni interni. Questo
elemento viene definito anima e serve per caratterizzare ciò che siamo internamente.
Come creiamo l'idea di anima? Manca l'elemento di fondo, che è l'esperienza. Sostiene
che l'uomo l'abbia creata così: Io penso + categoria sostanza = idea di anima.
Questo però è un paralogismo (ragionamento sbagliato) perchè l'Io penso non è
un'intuizione empirica, quindi non può essergli attribuita alcuna categoria. Cade il
settore della psicologia.
L'Idea di mondo è qualcosa che sintetizzi i fenomeni esterni. Noi non riusciamo a
coglierli tutti insieme, ci manca una conoscenza globale dei fenomeni esterni. Con
mondo indichiamo tutto ciò che p fuori di noi. Noi cerchiamo di darne una descrizione,
ma cadiamo in affermazioni contraddittorie (antinomie):

Tesi Antitesi
- L'uomo è finito nello spazio e nel - Il mondo è infinito nello spazio e
tempo; nel tempo;
- Il mondo è composto di elementi - Il mondo è composto da elementi
indivisibili; divisibili all'infinito;
- Nel mondo vi è libertà; - Non vi è libertà, tutto accade in
base a leggi naturali;
- Esiste qualcosa di assolutamente - Ogni realtà è solo contingente.
necessario.

Cade l'idea di mondo, insieme a quella di anima.


L'Idea di Dio nasce dall'esigenza di cogliere tutto ciò che esiste. Secondo Kant per
dimostrare l'erroneità di questa idea è sufficiente confutare le prove classiche
dell'esistenza di Dio. Ne usa 3:
 Argomento ontologico di S.Anselmo (Se l'uomo ha il concetto di Dio come un
ente di cui nulla può essere pensato superiore, allora tale ente deve essere
dotato anche di esistenza, perchè altrimenti qualunque ente dotato di esistenza
sarebbe maggiore di lui. Ragionamento astratto a priori.);
 Prova cosmologica di S.Tommaso (Visto che ogni effetto esige una causa, ci sarà
una causa prima che non è causata da niente. Ragionamento a posteriori,
derivante dall'esperienza.);
 Prova teleologica di Leibliz (Teleologico è sinonimo di finalistico. Nella Prova
teologica, si dice che tutto è ordinato per il raggiungimento di un fine e , se c'è
questo ordine, ci sarà un ordinatore, cioè Dio).

Per la prima, dice che S.Anselmo correla esistenza e perfezione e che c'è un errore
nella costruzione del ragionamento: nella logica kantiana l'esistenza è una categoria,
quindi non può essere una forma di perfezione, essendo un modo di pensare le
intuizioni empiriche. Facendo questa correlazione, facciamo un uso errato delle
categorie, applicando la categoria esistenza non ad intuizioni empiriche ma a qualcosa
di cui non abbiamo esperienza. Questa prova è contraddittoria perchè se già nel
concetto di Dio si ritiene implicata la sua esistenza, non si vorrebbe dimostrarlo. E'
anche impossibile perchè si vuole derivare da un'idea una realtà, in quanto l'esistenza
può essere aggiunta solo sinteticamente (con l'esperienza), ma di Dio non abbiamo
esperienza. Esempio: “Cento talleri non contengono nulla di più di cento talleri possibili
in quanto al concetto, ma rispetto allo stato del mio patrimonio in cento talleri reali
c'è qualcosa di più che nel loro concetto” [Kant]. Cioè, se cento talleri devono incidere
sulla mia vita, è molto diverso se esistono o no.
Per la prova a posteriori di S.Tommaso Kant dice che se diciamo che Dio è causa del
mondo sbagliamo, perchè la causalità è una categoria e può essere applicata solo alle
intuizioni empiriche e Dio non lo è. In più in questa prova è nascosto l'argomento
ontologico perchè l'esistenza si può affermare solo con l'esperienza, non essendo
un'implicazione logica di un concetto. Per quanto riguarda la prova teleologica, che è a
posteriori e si basa sull'esperienza, Kant dice che l'ordine potrebbe non dipendere da
un ordinatore, ma da leggi della fisica. Dall'ipotizzare che la causa sia un ordinatore a
dire che esiste si ripropone ancora una volta lo stesso problema. Per queste ragioni
non siamo in grado di dimostrare l'esistenza di Dio. La metafisica non può essere
sorretta dal punto di vista conoscitivo. Kant si dichiara agnostico, non potendo
dimostrare né che Dio esista né il contrario. Separa religione e filosofia e sostiene
che non poter dimostrarne l'esistenza rafforzi la fede in Dio. Si chiede se le tre idee
possano comunque avere una funzione filosofica e se ci sia un altro ambito in cui si
soddisfi questa esigenza: risponde alla prima domanda con l'idea di “funzione
regolativa”: ci servono per incentivarci a conoscere. Alla seconda tenterà di
rispondere nella Critica della ragion pratica.
Risposta alla domanda “Che cos'è l'Illuminismo?”
Per Kant l'Illuminismo è l'uscita dalla stato di minorità che egli deve imputare a se
stesso; esso non riguarda solo l'età ma anche gli adulti che ritengono più comodo avere
un tutore che gli dica cosa fare. Kant disprezza tanto chi così facendo si libera dalle
responsabilità, quanto chi per interesse si mette alla guida. L'Illuminismo ha spinto
l'uomo ad uscire da questo stato (il suo motto è “sapere aude”, abbi il coraggio di
sapere). Si chiede anche che uso pratico, come principio d'azione, si possa fare della
ragione. Tende a creare un collegamento tra piano teoretico e piano pratico: l'azione è
strumento di conoscenza, la conoscenza è strumento d'azione. Tutto si ritrova nella
ragione. Kant distingue un uso pubblico (libero) e uno privato (limitato) della ragione.
L'uso pubblico comprende tutto ciò che svolgiamo in un ambito a cui apparteniamo
(appartenere ad uno stato, ad un esercito, ecc..); noi dobbiamo rispettare i dettami di
tali gruppi. L'uso pubblico non ha limite. L'opera viene scritta alla fine del 1784, verso
il tramonto dell'Illuminismo.

Critica della ragion pratica


In quest'opera analizza la ragione come strumento d'azione. La definisce però ragione
pura pratica, perchè analizza il soggetto e il suo apporto all'azione, non l'azione in sé,
è sempre una ragione priva di esperienza. Ancora una volta emerge la rivoluzione
copernicana: il centro dell'analisi è sempre il soggetto. Sulla sua tomba Kant afferma
di avere soltanto due certezze: il cielo stellato e la legge morale. Sostiene che ognuno
di noi abbia la legge morale, che non proviene dall'esterno. La filosofia quindi deve solo
constatarla, non cercare di analizzarla. Tutto va rapportato con la ragione che,
essendo propria di tutti gli uomini, fa sì che tutti abbiamo la stessa legge morale.
Questo è però possibile solo a livello razionale, a prescindere da ogni situazione, una
regola talmente generale da poter essere usata da tutti in ogni situazione. Questa
regola può essere generale solo come elemento formale, che prescinde dalle
circostanze. Secondo Kant la morale deve essere incondizionata, dobbiamo saper
prescindere dalle circostanze. L'uomo non è né un santo né un bruto, c'è duplicità.
L'uomo ha in se sia i sensi che la ragione. La ragione gli suggerisce un comportamento
etico, i sensi la via del piacere. Continuamente c'è il bivio piacere-dovere. Ciò, secondo
Kant, garantisce l'esistenza della morale, perchè se ci fosse una sola strada la scelta
sarebbe obbligata. La libertà di scelta è l'elemento fondante di qualsiasi morale. La
morale tiene conto delle debolezze ma non deve esserne condizionata. Bisogna
superare anche la “santità etica”, nessuno deve pensare di poter agire solo secondo il
dovere, perchè sbaglierebbe e cadrebbe in un'illusione che mette fine alla ricerca
della morale e alla sua validità. Inoltre non si deve mai pensare ad un'azione morale
che porta felicità, ogni azione morale prevede una rinuncia al piacere. Noi siamo
soggetti a varie leggi: quelle fisiche, a cui non possiamo sottrarci; quelle giuridiche,
che giudicano l'azione ma non l'intenzione; la legge morale, che basa il giudizio sulle
intenzioni. Nessuno dovrebbe giudicare una nostra azione, perciò Kant dice che la
legge morale deve imporsi a noi come comando. Kant indica due tipologie di comandi:
Massime
Ipotetici
Imperativi
Categorico

Le massime sono comandi soggettivi che ogni individuo dà a se stesso.


Gli imperativi sono comandi oggettivi validi per tutti e si dividono in:
 Ipotetici: comandi condizionati da un fine estrinseco che è anche la
giustificazione del comando oltre che la sua unica causa, e vale per tutti quelli
che perseguono un fine (se vuoi..devi..)
 Categorico: comando non condizionato da una fine estrinseco, dovere fine a se
stesso (tu devi..), non persegue cause, perciò è oggettivo e sempre valido.
Il fine del comando è intrinseco al comando stesso. Il discorso di Kant, per essere
universale, deve essere formale, privo di contenuti. L'azione si estrinseca in una
situazione. Diventa così una sintesi tra una situazione (dall'oggetto) e una forma (dal
soggetto). La forma della morale è l'imperativo categorico. L'universalità deriva
dall'essere formale. E' necessaria una regola applicabile a qualunque contenuto,
l'aspetto del soggetto che determina l'imperativo categorico. Kant fornisce tre
applicazioni dell'imperativo categorico:
1. Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere come principio di
una legislazione universale. Se voglio applicare l'imperativo categorico,
anche la massima deve valere come principio di legislazione universale. Cioè
qualcosa che mi dice cosa devo fare in una determinata situazione. La massima
sarà soggettiva, ma dovrà valere per tutti nella medesima circostanza. Cioè si
deve agire nel modo in cui vorremmo che tutti agissero in tale situazione.
2. Agisci in modo che l'umanità, che è in te come negli altri, possa essere
considerata sempre come fine, mai come mezzo. Le persone non sono
fenomeni come tutte le altre cose. Bisogna rispettare l'essere persone, nessuno
può essere strumentalizzato per raggiungere un fine. Non potendo essere un
mezzo, diventa un fine.
3. Agisci in modo che la tua volontà sia sempre fonte di legislazione universale.
Bisogna compiere ogni azione seguendo un principio universale. L'azione deve
essere voluta secondo ragione. Ci sono tante morali, molte con fini particolari. Fra
tutte queste morali eteronome, cioè legate al conseguimento di un fine esterno, una
morale che viene da fuori, la morale kantiana è autonoma, cioè si obbedisce ad una
legge che ci diamo da soli secondo ragione.
L'uomo è sempre in lotta con se stesso perchè la rinuncia ai sensi e al piacere
provocano infelicità. Questo è sintomo di una presa di coscienza: l'uomo non può
completare il suo percorso morale, potrà arrivare soltanto ad un bene relativo ma non
a quello relativo a cui tende naturalmente, perchè ciò sarà sempre impedito dai sensi.
Se per essere felici bastasse essere morali non esisterebbero gli imperativi
categorici.
Si presenta così il dualismo Virtù-Felicità. Per ricongiungerlo e dare una spiegazione
del bisogno metafisico di bene assoluto, Kant riprende le idee metafisiche sotto
forma di postulati (ammessi perchè il piano non è più quello conoscitivo). Sono incentivi
ad accontentarsi del bene relativo:
 L'Anima è immortale, quindi si può ipotizzare un'altra vita in cui realizzare
l'equazione virtù-felicità.
 Dio è il garante della realizzazione di questa felicità e di un'altra vita.
 Mondo l'uomo è l'unico fenomeno che, pur essendo costretto ad obbedire
alle leggi fisiche è autonomo per la legge morale.
Quello sulla libertà è l'unico postulato che opera in questa vita, recuperando aspetti
negati sul piano teoretico sotto forma di postulati. Si afferma il primato della ragione
pratica sulla ragione pura, perchè riesce dove l'altra ha fallito, dove l'uomo libero si
svincola dal meccanicismo e raggiunge il piano metafisico. E' un uomo diametralmente
opposto a quello teoretico, perchè c'è una continua interazione tra conoscere e agire.
Serve dunque una terza facoltà, una mediazione. La individua nel giudizio basato sul
sentimento (passa dall'Illuminismo al Romanticismo).
Riepilogando la morale kantiana è:
 Assoluta e incondizionata, perchè non è soggetta ad alcun vincolo;
 Universale e necessaria,in quanto basata sulla ragione;
 Formale, perchè non è condizionata dall'oggetto;
 Personalistica, perchè fondata sul valore della persona umana;
 Libera, perchè basata sulla libertà di scelta;
 Autonoma, perchè obbedisce a leggi che provengono da noi stessi;
 Volontaristica, perchè fondata sulla volontà buona;
 Rigorosa, perchè fondata sul dovere.

Critica del giudizio


Secondo Kant il sentimento può risolvere il dualismo dell'uomo. Usa il giudizio
determinante, come giudizio della conoscenza, determinante perchè determina
teoreticamente l'oggetto e in tale giudizio il particolare viene sottoposto
all'universale, che sono già dati. Cioè sottoporre un dato empirico alle forme. Il
giudizio determinante serve per definire il giudizio riflettente, che si esplica col
sentimento, dove abbiamo già il particolare, costituito dalla rappresentazione
fenomenica dell'oggetto (l'oggetto determinato teoreticamente col giudizio
determinante). L'universale va cercato riflettendo sul particolare da un punto di vista
diverso da quello teoretico. La riflessione ci porta a sentire l'oggetto (già
determinato teoreticamente) finalisticamente ordinato. Questa finalità, secondo
Kant, è l'universale a cui sottoponiamo il particolare (recupero della prova teleologica,
unica parte metafisica non ancora recuperata nella Critica della ragione pratica). Il
discorso si esplica in giudizio riflettente estetico e giudizio riflettente teleologico. Il
termine estetico qui è già nell'accezione moderna, cioè giudizio del bello. Tutto ruota
intorno al soggetto, noi sentiamo la bellezza e l'ordine finalistico. La rivoluzione
copernicana si esplica anche nel sentimento.
Il giudizio estetico propone un principio di finalità soggettiva (rapporto armonico tra
soggetto e oggetto), quello teleologico invece oggettiva. E' un fatto sentimentale che
non intacca il meccanicismo. Kant per chiarire il giudizio estetico dà una serie di
definizioni non scientifiche, ricollegate al sentimento:
1. Bello è ciò che piace senza interesse;
2. Bello è ciò che piace universalmente senza concetto;
3. La bellezza è la forma della finalità di un oggetto senza che però appaia la
rappresentazione di un fine;
4. Bello è ciò che senza concetto è riconosciuto come oggetto di un piacere
necessario.
Cioè:
1. Quando contempliamo un oggetto dobbiamo porci davanti a esso senza interessi
né pratici né teoretici (predisposizione estetica), perchè in caso contrario si
ricadrebbe nel dualismo;
2. - 4. Il piacere estetico è senza concetto, cioè senza regole ed elementi di tipo
teoretico. Non ci sono canoni di bello, però il sentimento di bello è universale
perchè tutti lo possono provare. Kant ritiene che ci sia anche un accordo
comune di gusto e quindi abbiamo tra di noi un'idea comune su ciò che è bello e
su ciò che non lo è;
3. Quando sentiamo bello un oggetto è perchè ne percepiamo l'armonia, ma
parlando di essa pensiamo che sia organizzata per raggiungere un fine. Invece
nell'oggetto che non sentiamo bello, l'armonia non ha alcun fine, è fine a se
stessa. Si supera il dualismo, nella calma contemplazione dell'oggetto.
C'è anche un altro sentimento, che però non porta alla tranquillità: il sublime. “Sublime
è ciò che per il fatto di poterlo anche solo pensare attesta una facoltà dell'animo
superiore ad ogni misura dei sensi”. E' un sentimento che suscita stati d'animo
contrastanti tra loro. E' suscitato dal nostro rapporto con la natura e da alcuni aspetti
che si presentano a noi come grandezza smisurata o potenza smisurata. Kant chiama
sublime matematico la grandezza smisurata (oceano, cielo stellato, ecc..), sublime
dinamico la potenza smisurata (eruzione, terremoto, ecc..). di fronte ad esse ci
sentiamo piccoli e impotenti, anche perchè sappiamo che i nostri sensi ne percepiscono
solo una parte e perciò siamo limitati. Anche se però siamo consapevoli di poter
pensare alla grandezza e alla potenza della natura (pensabile ma non conoscibile),
quindi proviamo anche un senso di grandezza. Sentimento di grande contrasto. La
natura non è ordinata finalisticamente, è l'uomo a sentirla così. Col sentimento si
sente un fine a cui tendere e un ordinatore, Dio (prova teleologica). Ne da cercare è
un fine che in quanto fine non è mezzo, cioè l'uomo morale. La natura tende ad esso
perchè è l'unico fenomeno che risponde ad una legge (morale) che si dà da solo.
L'uomo morale partecipa al regno dei fini, cioè una comunità spirituale fuori dal tempo,
che riunisce tutti gli esseri morali passati, presenti e futuri dove ognuno è suddito e
sovrano di se stesso, perchè c'è l'autonomia della morale. Si nota che quest'opera è
romantica.