Sei sulla pagina 1di 14

Immanuel Kant

Vita e opere
(1724-1804) Immanuel Kant considerato da molti studiosi come il fondatore della filosofia nel senso moderno. Proveniva da una famiglia di origine scozzese e abitava presso Konisberg in Prussia. Si pu dire come abbia basato la sua vita sugli studi tanto che non si ricordano particolari avvenimenti. Emblematica era la sua rituale passeggiata pomeridiana con la quale gli abitanti del suo paese scandivano il tempo; particolare anche la sua relazione con una donna tra la quale vi era una promessa di matrimonio, le rest lontano a causa dei suoi studi per anni senza mai dare proprie notizie e al ritorno, ovviamente abbandonato dal suo amore, pretese conto e ragione. Negli ultimi anni della sua vita soffr di demenza senile e sulla sua tomba fece incidere le seguenti parole tratte dalla sua Critica della ragion pratica: Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. La sua attivit letteraria pu essere divisa in 3 periodi: i primi due appartengono a quello che definito anche periodo precritico durante la quale si occupa di scienze naturali e di filosofia. Lopera principale del primo periodo Storia naturale universale e teoria dei cieli in cui elabora la personale teoria sui cieli secondo la quale Dio crea la materia e successivamente luniverso si crea per attrazione e repulsione dei corpi celesti; egli affermava: Datami la materia e vi far vedere come su crea luniverso. Il pi importante scritto del secondo periodo invece la Dissertazione per il conseguimento del grado di professore ordinario di logica e metafisica; tenta di stabilire la natura dei concetti di spazio e di tempo e comincia a trattare largomento della sensibilit dei rapporti tra soggetto e oggetto.Nota come il tempo e lo spazio non derivano dalla sensibilit e li identifica come intuizioni pure, inoltre distingue quella che la conoscenza intellettuale (che ci permette di cogliere le cose utisunt, i noumeni) dalla sensibilit (che ci permette di cogliere le cose utiapparent, il fenomeno). La Dissertazione sar alla base della filosofia critica. Il terzo periodo definito periodo critico ed il cuore vero e proprio della filosofia kantiana. Tra le opere pi importanti ricordiamo Per la pace perpetua nella quale Kant deline il suo ideale politico: una costituzione repubblicana, la Metafisica dei costumi (e la Fondazione della metafisica dei costumi) considerata la pi grande opera di Immanuel Kant per quanto concerne la filosofia morale, e le tre critiche sulle tre facolt umane (conoscere, agire e sentire): della Ragion Pura, Ragion Pratica e Giudizio. Il pensiero di Kant detto criticismo perch si oppone a quello del dogmatismo che accetta le opinioni senza interrogarsi sulla loro effettiva consistenza. Criticare per Kant significa soppesare le possibilit, la validit e i limiti delle facolt umane; la sua considerata una filosofia del limite (ermeneutica della finitudine) atta a trovare quelle che sono le colonne dErcole delle conoscenze umane e che gli conferirebbero legittimit e validit.

Per quanto il pensiero di Kant sia rivoluzionario si inserisce in quella nuova fascia di pensiero del razionalismo cartesiano e delle scoperte scientifiche che stavano mettendo in crisi la metafisica tradizionale. Si possono notare anche delle similitudini e delle differenze con quello che lo scetticismo di Hume, infatti se lo scettico colui che nega la possibilit di conoscere lidea della cosa pensata perch collegata direttamente ai sensi ingannevoli delluomo, Kant non si ferma a ci e tenta di trovare i fondamenti alla base della validit delle attivit umane;proprio questa ricerca lo porta a superare anche quello che lempirismo di Locke (Saggio sullintelletto umano) spingendo pi a fondo lanalisi dei fenomeni in modo critico. Detto ci si spiega come a un certo punto la filosofia moderna si sia interrogata sui fondamenti del sapere (Critica della ragion pura), della morale (Critica della ragion pratica) e dellesperienza e sentimentale ed estetica (Critica del Giudizio).

La Critica della ragion pura


La Critica della ragion pura unanalisi critica dei fondamenti del sapere, in particolare della scienza e della metafisica. Infatti agli occhi del filosofo la scienza e la metafisica si presentavano in modo diverso, infatti mentre la prima, con i successi di Galileo e Newton, appariva come un sapere fondato e in continuo progresso, la seconda, volendo procedere oltre lesperienza, non poteva essere considerata una vera e propria scienza. Hume con il suo scetticismo aveva minato i fondamenti ultimi sia della metafisica che delle scienza, cos Kant preferisce riesaminare tutta quanta la struttura e la validit della conoscenza, pur ritendendo il valore della scienza come un fatto ormai stabilito. Il problema era quindi trovare le condizioni tali da legittimare la metafisica come scienza. Lopera si apre con unipotesi gnoseologica: nonostante tutta la nostra conoscenza abbia inizio con lesperienza, ci non implica che la nostra stessa conoscenza empirica non sia un composto di ci che riceviamo mediante le impressioni e di ci che la nostra facolt conoscitiva aggiunge da s. Kant convinto infatti che la scienza offra il tipico esempio di quello che sono i principi assoluti, infatti, pur derivando in parte dallesperienza, la scienza presuppone anche che alla sua base vi siano dei principi immutabili che ne fungano da pilastri. Egli denomina i principi di questo tipo giudizi sintetici a priori (Giudizi: assegnano un predicato ad un oggetto. Sintetici: il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto. A priori: non derivano dallesperienza). Si va contro quindi quelli che erano i giudizi delle altre correnti di pensiero e sono riassunti nel seguente schema:

La scienza per Kant quindi una composizione di esperienza e di principi sintetici a priori e rappresentano la spina dorsale della scienza, quellelemento che le conferisce stabilit e universalit, cio quello che manca alla metafisica. A questo punto Kant si domanda: se i giudizi sintetici a priori non derivano dallesperienza, da dove derivano? Per rispondere a questa domanda elabora una nuova teoria della conoscenza intesa come sintesi tra materia e forma. Per materia si intende linsieme delle impressioni sensibili che provengono dallesperienza e per forma si intende linsieme delle modalit fisse con la quale la mente elabora tali impressioni (la mente come una biblioteca vuota con gli scaffali di una certa dimensione da riempire, oppure come un computer che pu elaborare i dati solo secondo i programmi preinstallati). Se quindi in noi esistono delle forme a priori universali con le quali incapsuliamo i dati ecco spiegato perch possiamo formulare dei giudizi sintetici a priori senza il timore di essere smentiti dallesperienza. Si pu notare come Kant sia il protagonista di una rivoluzione copernicana della filosofia, infatti se Copernico aveva ribaltato il ruolo della Terra con il ruolo del Sole, Kant ribalta quello che il rapporto tra oggetto e soggetto affermando che non la mente che si modella passivamente alla realt, ma la realt che si modella sulle sue forme a priori; proprio questo fa nascere la distinzione kantiana tra il fenomeno, la realt come ci appare secondo le forme a priori, e la cosa in s, la realt considerata indipendentemente da noi. Si passa dal dato di Cartesio al fatto di Kant. Lattivit del conoscere secondo Kant si articola secondo tre facolt principali: La sensibilit (diversa dalla sensazione) la facolt secondo la quale gli oggetti ci vengono presentati secondo le forme a priori di spazio e di tempo Lintelletto la facolt attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite le categorie (concetti puri) La ragione la facolt attraverso cui, andando oltre lesperienza, cerchiamo di spiegare la realt mediante le tre idee (o postulati) di anima (io), mondo e Dio. Proprio su questa tripartizione si basa la divisione della Critica della ragion pura; essa riassunta nello schema seguente:

Per poter elaborare il suo pensiero originale Kant ha per bisogno di rivalutare il significato delle parole, proprio per questo tiene conto di come alcune parole sono state interpretate nel passato. A proposito di parole, egli, come altri studiosi del suo stesso

periodo, riscopre la lingua tedesca e crede che sia una lingua pure con la quale possibile toccare il significato primo delle cose. Esempi sono il termine estetica che egli intende con il significato etimologico aisthesis che in greco significa "sensazione", "percezione". Diversa la questione per laggettivo trascendentale; linterpretazione comune del termine si riferiva a quella di Aristotele con la quale appellava tutto ci che oltrepassa lesperienza, Kant di rif alla terminologia scolastica del Medioevo secondo la quale trascendentali erano le propriet universali che tutte le cose hanno in comune, infatti per lui trascendentale non qualcosa che oltrepassa lesperienza, piuttosto qualcosa che la precede (a priori), egli stesso ad affermare: Chiamo trascendentale ogni conoscenza che occupi non tanto di oggetti quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo deve essere possibile a priori. Ecco spiegato perch a essere trascendentali non solo le forme a priori quanto le discipline relative ad esse. Possiamo allora capire il titolo dellopera del filosofo, infatti vengono criticate le possibilit, la validit e i limiti della ragione, ed essa pura in quanto slegata dallesperienza; la ragione tuttavia non solo loggetto della critica, ma anche ci che mette in atto la critica (la ragione sottoposta al tribunale della ragione stessa). -ESTETICA TRASCENDENTALE NellEstetica Kant studia la sensibilit e le sue forme a priori. La sensibilit non solamente recettiva (accoglie i propri contenuti per intuizione), essa anche attiva in quanto organizza il materiale delle sensazioni tramite le forme di spazio e tempo: lo spazio la forma del senso esterno, il tempo la forma del senso interno.Tuttavia poich solo con il senso interno ci giungono i dati dallesterno allora il tempo si configura anche come forma del senso esterno, cio come la maniera universale con la quale percepiamo tutti gli oggetti (per cui se non ogni cosa nello spazio - i sentimenti ogni cosa sar nel tempo). A questo punto Kant vuole per dimostrare lapriorit dello spazio e del tempo e lo fa mediante unesposizione teorica generale (esposizione metafisica) e mediante la considerazione delle scienze matematiche (esposizione trascendentale): Contro la visione empiristica di Locke egli afferma che lo spazio e il tempo non possono derivare dallesperienza perch per fare qualsiasi esperienza dobbiamo gi presupporre il senso di spazio e di tempo. Contro la visione oggettivistica di Newton sostiene che spazio e tempo non sono dei recipienti vuoi assoluti e a s stanti, perch essi dovrebbero continuare ad esistere anche se non vi fossero oggetti al loro interno; piuttosto Kant afferma che sono dei quadri mentali a priori entro cui connettiamo i dati fenomenici. Contro linterpretazione concettualistica di Leibniz Kant afferma che spazio e tempo non possono essere considerati come concetti in quanto hanno una natura intuitiva e non discorsiva, non astraiamo il concetto di spazio constatando che ne esistono di molteplici, piuttosto lo astraiamo dalla considerazione dei vari spazi come parte di un unico spazio che risulta come unintuizione pura (a priori).

Considerando la geometria e la matematica come scienze sintetiche a priori, sintetiche in quanto ampliano le nostre conoscenze (7+5=12), a priori perch i teoremi e gli assiomi matematici valgono indipendentemente dallesperienza, quindi la matematica una scienza pura. Kant si domanda il perch di ci e risponde facendo notare che i giudizi della matematica si basano sulle forme a priori di spazio e tempo, in particolare la geometria si basa sullo spazio e laritmetica sul tempo.

PASSIAMO ORA ALLA LOGICA TRASCENDENTALE -ANALITICA TRASCENDENTALE NellAnalitica trascendentale si studiano le forme a priori dellintelletto. Kant crede che la sensibilit e lintelletto sono indispensabili per la conoscenza, egli stesso afferma: Senza sensibilit nessun oggetto ci verrebbe dato e senza intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto (intuizioni) sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche. Ma cosa sono i concetti? Egli sostiene che le intuizioni sono affezioni (qualcosa di passivo), mentre i concetti sono delle funzioni, ovvero delle operazioni attive che consistono nellordinare diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune. Ora i concetti possono essere empirici se ricavati dallesperienza, o puri, cio contenuti a priori nellintelletto. I concetti puri altro che non sono che le categorie (o giudizi) di Aristotele, cio quei concetti basilari della mente che rappresentano le funzioni unificatrici universali dellintelletto. Diversamente dal filosofo greco secondo il quale le categorie erano simultaneamente forme dellessere e del pensiero(o pi precisamente delle altre qualit probabili dellessere, gli accidenti), per Kant esse sono solo forma dellessere in quanto rappresentano dei modi di funzionamento dellintelletto e non valgono per la cosa in s ma solo per il fenomeno. Le categorie aristoteliche erano 10 ma Kant gli rimprovera di averle rinvenute in modo casuale e frammentario; proprio per questo cerca di trovare un filo conduttore e poich pensare vuol dire giudicare ci saranno tante categorie quante sono le modalit di giudizio; ne individua 12 distribuite omogeneamente secondo 4 gruppi: Quantit: una, molte, una totalit di cose Qualit: reale, irreale, reale limitatamente a qualcosa Relazione: una propriet appartiene a qualcosa, un certo fatto causato da un altro, due cose si influenzano Modalit: possibile/impossibile, esistente/inesistente, necessario/accidentale Kant per non si pu fermare alle categorie e deve dimostrare la loro validit; chiama questo problema deduzione trascendentale. Per deduzione non intende solo dimostrare che esse sono adoperate dallintelletto, vuole anche giustificare che questuso sia legittimo. Quindi cos che ci garantisce che la natura obbedir alle categorie manifestandosi nel modo in cui noi possiamo pensarla? Per fare ci secondo Kant necessaria una suprema unit fondatrice della conoscenza che egli nomina io penso (o appercezione trascendentale). Egli afferma che: a) poich tutti i pensieri presuppongono lio penso e b) poich lio penso pensa tramite le

categorie, ne segue c) che tutti gli oggetti pensati presuppongono le categorie; questo vuol dire che la natura (fenomenica) obbedir necessariamente alle forme a priori del nostro intelletto. Lio penso quindi il principio supremo della conoscenza umana, qualsiasi cosa per entrare allinterno del nostro campo desperienza vi deve sottostare. Ora che Kant ha dimostrato come lintelletto condizioni la realt fenomenica, con la teoria dello schematismo vuole spiegare come ci avvenga praticamente. Risolve il problema affermando che lintelletto, non potendo agire direttamente sugli oggetti della sensibilit, agisce su di essi indirettamente tramite il tempo, se il tempo condiziona gli oggetti, lintelletto, condizionando il tempo, condizioner gli oggetti. Per Kant uno schema una rappresentazione intuitiva di un concetto (lo schema generale di un cane ci permette di definirne uno in particolare appena lo vediamo), quelli relativi alle categorie li chiama schemi trascendentali; tali schemi sono la prefigurazione intuitiva, cio temporale, delle categorie. In altre parole si potrebbe dire che questi schemi sono le categorie calate nel tempo, tutto lintelletto fa riferimento alla forma del tempo. Kant ha cos chiarito perch gli oggetti, pur non essendo creati dalla mente, nascano gi sintonizzati con il nostro modo di pensarli; il suo discorso trova per conclusione nella sezione dedicata ai principi dellintelletto puro e deduce che dato che lintelletto crea un odine necessario e universale che sta alla base di tutti i fenomeni risulta evidente che tale ordine non deriva dallesperienza, ma dallo stesso io penso e dalle sue forme a priori; quindi lio penso non il creatore della natura, piuttosto si pu considerare come il legislatore della natura, colui che detta questo ordine. Proprio lio legislatore considerato la massima espressione della rivoluzione copernicana di Kant. Loriginalit del copernicanesimo di Kant quella di cercare come garante della conoscenza la mente stessa delluomo, e non ad esempio Dio; egli vuole trovare le possibilit e i limiti entro i quali quellente pensate finito che luomo pu conoscere. Bisogna per precisare un fatto: le categorie funzionano solo se gli viene fornito del materiale, cio delle intuizioni a loro volta provenienti da quello che il fenomeno, quindi il fenomeno proprio loggetto della conoscenza umana. Conseguentemente la conoscenza non pu estendersi aldil dellesperienza e questo non pu che rimandare alla nozione di cosa in s, egli afferma che se c un pernoi deve esserci per forza un per-s. Ad andare contro questa ideologia di Kant uno stesso dei suoi seguaci, Fichte, che stava trasformando il criticismo in idealismo facendo dellio penso il creatore della natura e unendo quello che il soggetto con loggetto; Kant per rimarr fedele alla sua idea fine alla fine dei suoi giorni. Kant denomina la cosa di per s con il termine greco noumeno(realt pensabile, pura) e per definizione non potr mai essere oggetto di esperienza. Egli d vari significati al noumeno: Senso positivo: loggetto di unintuizione non sensibile Senso negativo: concetto di cosa in s, una x a noi mai conoscibile

Il noumeno, pi che essere una realt, un concetto, pi precisamente il concettolimite che argina le nostre pretese conoscitive. - DIALETTICA TRASCENDENTALE Se nellEstetica e nellAnalitica Kant ha dimostrato come sia possibile il sapere scientifico, nella Dialettica affronta il problema se la metafisica da considerarsi o no una scienza. Nella tradizione filosofica il concetto di dialettica appare sia in senso positivo che negativo: Positivo per Platone che la considera la scienza delle idee Negativo per Aristotele che la considera quel processo dimostrativo usato dai sofisti per costruire ragionamenti che portano a conclusioni che apparirebbero valide ma che in realt non lo sono. E Kant? Kant si riferisce al senso peggiorativo del termine, egli intende smascherare i ragionamenti fallaci della metafisica. Crede che il voler andare oltre i dati provenienti dallesperienza derivi dallattrazione irresistibile che la nostra ragione ha verso lassoluto. La sua spiegazione fa leva sulle tre idee (o postulati) trascendentali che sono proprie della ragione; questultima infattiportata a unificare i dati del senso interno mediante lidea di anima (io), che lidea della totalit assoluta dei fenomeni interni, di mondo, che lidea assoluta dei fenomeni esterni, e di Dio, che lidea della totalit di tutte le totalit e fondamento di tutto ci che esiste. Queste idee sono considerate da Kant delle esigenze mentali e lerrore della metafisica secondo lui quello di considerarle come realt esistenti dimenticando che non fanno parte del fenomeno. Per dimostrare linfondatezza della metafisica Kant prende in considerazione le tre scienze che ne fanno parte: la psicologia razionale, che studia lanima, la cosmologia razionale, che studia il mondo, e la teologia razionale, che indaga su Dio. Kant ritiene che la psicologia razionale si basa su un paralogisma, cio su di un ragionamento errato che applica la categoria di sostanza allio penso trasformandolo in una realt chiamata anima. In realt egli osserva come lanima non sia un oggetto empirico, ma solo un unit sconosciuta alla quale non possibile applicare alcuna categoria. La cosmologia razionale invece tende a formulare la nozione di mondo inteso come la totalit dei fenomeni naturali. Kant fa notare per che lidea di mondo va fuori dallesperienza, noi possiamo verificare empiricamente i fenomeni singolarmente e non nella loro totalit. Afferma infatti che i metafisici che hanno tentato di fare un discorso a proposito della totalit del mondo siano caduti allinterno di 4 antinomie, veri e propri conflitti della ragione stessa. Essi sono formati da una tesi e da unantitesi; nessuna delle due pu essere dimostrata ed razionalmente esatta, ma nel caso in cui se ne consideri una vera allora laltra non ha pi valore. Lerrore quindi sta nella stessa idea del mondo che non pu in alcun modo entrare nel campo dellesperienza.

Anche la teologia razionale perde il proprio valore con Kant. Secondo lui Dio rappresenta lideale della ragion pura, il supremo modello personificato di ogni realt e perfezione. Poich questo ideale ci lascia nellassoluta ignoranza la tradizione ha elaborato una serie di prove dellesistenza di Dio: 1. La prova ontologica risale a SantAnselmo e Kant la assume in forma cartesiana. Questa prova afferma che Dio esiste per il semplice fatto che Dio, essere perfettissimo, in quanto tale non pu mancare dellattributo dellesistenza. Kant afferma che non si pu saltare sul piano ontologico direttamente per via logica in quanto lesistenza deve poter essere sperimentata empiricamente. 2. La prova cosmologica che si rif al dogmatismo di San Tommaso. Questa prova afferma che se qualcosa esiste deve esistere anche un essere assolutamente necessario che labbia generata, quindi se certo che io esisto deve esistere anche Dio. Kant puntualizza che si sta usando il principio di causa in modo illegittimo, infatti questo pu essere applicato solo nel campo della conoscenza fenomenica e in questo caso sta andando oltre. Il filosofo inoltre, con un abile gioco di ragionamenti, identifica lessere necessario di questa prova con lessere perfetto della prima prova, si ricade quindi nuovamente nellambito della prova ontologica che gi stata contestata. 3. La prova fisico-teologica da leva sulla finalit e la bellezza del mondo per identificare cos un Dio creatore perfetto e infinito. Kant crede che questa altro non un mascheramento della prova ontologica, infatti parte dallesperienza e va subito oltre il fenomeno non tenendo conto che lordine della natura potrebbe essere causato dalla natura stessa e dalle sue leggi immanenti. Per poter essere valida si dovrebbe concepire Dio anche come Architetto divino, che deve essere un Creatore necessario ricadendo cos nella prova cosmologica. Bisogna puntualizzare che Kant con le sue prove non ateo, ma agnostico, perch ritiene che la ragione umana non pu dimostrare n lesistenza di Dio ne la sua non-esistenza. Le idee della ragion pura, pur non avendo un valore costitutivo perch non servono a conoscere alcun oggetto, devono avere per secondo Kant un valore regolativo che sproni luomo alla ricerca intellettuale; le idee cessano di valere dogmaticamente come realt e iniziano a valere problematicamente. Qual quindi in conclusione lidea di Kant sulla metafisica? Egli stesso dice: La metafisica dialettica e ingannatrice, non ne potremmo mai trarre scienza ma soltanto una vana arte dialettica. Alla vecchia metafisica ne contrappone quindi una nuova scientificae critica, una scienza dei concetti puri che indaghi sulle conoscenze che possono essere acquisite senza far uso dellesperienza. Identifica quindi una metafisica della natura, che studia i principi a priori della conoscenza naturale, e una metafisica dei costumi (che sar anche il titolo di una delle sue opere), che studia i principi a priori dellazione morale. In sintesi la metafisica secondo Kant deve essere la scienza dei principi a priori del conoscere e dellagire.

La Critica della ragion pratica


A far parte delle capacit umane non per solo conoscenza, ma anche lazione: accanto alla ragione teoretica abbiamo quindi la ragione pratica. Essa si pu dividere in ragione pura pratica, slegata dallesperienza, e ragione empirica pratica, dipendente dallesperienza. La dimensione della moralit si identifica con la dimensione della ragion pura pratica; il compito della Critica della ragion pratica proprio quello di identificare in quali casi la ragione pratica e pura allo stesso tempo, e in quali casi pratica senza essere pura. Ci si potrebbe chiedere il perch allora Kant non abbia chiamato la sua opera Critica della ragion pura pratica, la risposta sta nel fatto che Kant crede che la ragione pratica non ha bisogno di essere criticata nella sua parte pura ed egli stesso a dire che La critica della ragion pratica in generale ha il dovere di contestare alla ragione empirica pura la pretesa di costituire da sola la volont delluomo. Il fatto che la ragion pura pratica non debba essere criticata non vuol dire che sia priva di limiti, infatti secondo Kant la morale direttamente influenzata dalla limitatezza delluomo e bisogna allontanarla dalla presunzione di essere attivit di un essere infinito. Il motivo che sta alla base di questa critica la convinzione che, allinterno delluomo, esista una legge morale a priori valida per tutti e per sempre. Kant non vuole inventare questa legge, la vuole semplicemente constatare. Il filosofo non ha dubbi che una morale incondizionata esista, infatti crede che, o luomo agisce solo in virt del proprio istinto, o, se esiste una morale, deve essere per forza incondizionata e deve presupporre una ragion pratica pura. Analogamente alla prima critica, anche questa divisa in pi sezioni:

Kant distingue i principi che regolano la nostra volont in massime e imperativi. La massima una prescrizione dal valore puramente soggettivo, cio valida per un individuo ma non necessariamente valida anche per un altro. Limperativo una massima di valore oggettivo; a loro volta gli imperativi si dividono in imperativi categorici e in imperativi ipotetici. Gli imperativi ipotetici sono in diretto contatto con lesperienza e con dei fini ben specifici; si presentano nella forma SE vuoi b allora DEVI fare a. Gli imperativi categorici invece sono completamente svincolati dallesperienza e da qualsiasi scopo o fine; hanno la forma del DEVI puro e quindi sono incondizionati. Ora, essendo anche la morale strutturalmente incondizionata

dalla sensibilit, limperativo categorico non pu che essere la forma a priori dellagire morale, un comando valido perentoriamente, per tutte le persone e per tutte le circostanze. Ma come fa luomo a sapere che qualcosa moralmente giusta? Kant risponde che limperativo categorico, in quanto incondizionato, consiste nellelevare a legge lesigenza stessa di una legge; e poich dire legge vuol dire universalit, questo si pu formulare con la frase: Agisci in modo che la tua massima personale sia universale. In pratica un comportamento pu definirsi morale solo se supera il cosiddetto test della generabilit (se mento compio un atto immorale, se tutti mentono non ci potrebbero essere rapporti umani). Questa la prima formula con la quale Kant risponde alla domanda, ve ne sono altre due e si trovano in unaltra delle sue opere, la Fondazione della metafisica dei costumi. La seconda afferma: Agisci in modo che luomo sia sempre un fine e mai un mezzo, in altre parole, rispetta la dignit umana che in te e negli altri. Luomo non deve essere un mezzo per legoismo e le passioni e deve rimanere soggetto, non oggetto. La terza afferma: Agisci in modo che la tua volont personale sia universale. Questa formula ripete in parte la prima, per sottolinea quella che lautonomia della volont e chiarisce come il comando morale non un imperativo imposto, ma frutto spontaneo di una volont razionale. Una caratteristica delletica kantiana per la formalit, in quanto la legge morale non ci dice cosa dobbiamo fare ma come lo dobbiamo fare; in pratica non si pu creare una sorta di manuale pratico di ci che sia giusto o sbagliato, si pu solamente formulare una legge formale-universale che afferma semplicemente: quando agisci tieni presente gli altri e rispetta la dignit umana, tua e altrui. Secondo Kant quindi sta a noi applicare questa legge nella concretezza delle pi disparate situazioni della vita. Il cuore della moralit quindi risiede quindi nel dovere-per-il-dovere dellimperativo categorico, in quello sforzo di attuare la legge per ossequio ad essa; quello dellimperativo ipotetico invece un dovere-al-dovere e non pu in alcun modo far parte della moralit, come non possono far parte delletica i sentimenti e le emozioni, questa teoria chiamata rigorismo kantiano. Detto ci, per Kant dunque non morale ci che si fa ma lintenzione con cui lo si fa; sono proprio il dovere e le buona volont ad innalzare luomo dal mondo sensibile (fenomenico) al mondo intellegibile (noumenico) dove vige la libert. Nella Dialettica della ragion pratica Kant studia quello che lassoluto morale o sommo bene. Bisogna tenere presente una cosa: la felicit non pu essere lo scopo del dovere perch se no la legge morale perderebbe la propria incondizionatezza, tuttavia la virt, pur essendo il bene supremo, non ancora il sommo bene. Questultimo lunione di virt e felicit, il problema per Kant per sta nel fatto che questi due fattori non possono mai congiungersi perch il virtuosismo e la ricerca della felicit sono due azioni distinte, proprio per questo virt e felicit sono lantinomia della ragion pratica. Ma qual allora il modo di uscire da questa antinomia? Formulare dei postulati di un mondo nel quale questa unione sia possibile.

10

Kant riprende il concetto di postulato dalla matematica classica che chiama postulati quei principi indimostrabili necessari per per definire delle entit geometriche; allo stesso modo filosoficamente i postulati sono quelle proposizione teoretiche indimostrabili che sono necessarie per rendere possibile lesistenza della morale stessa. I postulati (o idee) della ragion pratica sono limmortalit dellanima, lesistenza di Dio e la libert. Per quanto concerne il postulato dellimmortalit dellanima Kant afferma che: a) poich solo la santit (conformit completa alla legge morale) rende degli del sommo bene e b) poich la santit irrealizzabile nel nostro mondo, c) allora si deve per forza ammettere che luomo avr una seconda vita che tende in un tempo infinito necessario per il conseguimento della santit. Ecco lidea di immortalit dellanima. Per realizzare lunione tra virt e felicit occorre postulare lesistenza di Dio, ossia una volont onnipotente che faccia corrispondere la felicit al merito. Occorre poi postulare la libert che la condizione stessa dellesistenza delletica. Nel momento stesso in cui letica prescrive il dovere si deve anche presupporre che noi possiamo o no agire secondo la nostra volont, siamo liberi. Kant afferma infatti: Si deve perch si deve e si deve perch si pu. La teoria dei postulati ci dimostra come Kant metta in primo piano linteresse pratico su quello teoretico, lazione massima per luomo si ha quando agisce, no quando conosce. I postulati kantiani per non possono valere come conoscenze perch se fossero delle verit la morale ricadrebbe nuovamente nella religione (metafisica) e vi sarebbero tutti gli inconvenienti da lui esaminati. Kant quindi afferma che non sono le verit religiose a fondare la morale, ma la morale con i suoi postulati a fondare le verit religiose. Da un altro lato per afferma anche che la morale conduce inevitabilmente alla religione perch soltanto se esiste Dio possiamo sperare nel sommo bene. Quindi il filosofo non ha propriamente dimostrato lindipendenza delletica, ha piuttosto creato una sorta di fede razionale. La Critica della ragion pratica non ha fatto altro che creare un dualismo che divide il mondo fenomenico della scienza con il mondo noumenico delletica; proprio questo dualismo muover in parte la Critica del Giudizio.

La Critica del Giudizio


Nella Critica della ragion pura la realt era vista in termini meccanicistici (causale e necessaria), nella Critica della ragion pratica invece era vista in termini indeterministici e finalistici; da un lato abbiamo il mondo fenomenico, dallaltro il mondo noumenico. Nella Critica del Giudizio Kant studia la terza facolt delluomo, il sentimento, cio la facolt mediante luomo riesce a sentire ci che la prima critica escludeva dal mondo fenomenico e ci che la seconda postulava nel mondo noumenico. Per il filosofo il sentimento unesigenza umana che permette nel

11

soggetto (solo per un istante, ma comunque fuori dal tempo) il contatto (non la conciliazione!) tra i due mondi. Questa teoria vedremo come verr successivamente confutata dai suoi seguaci e nascer lidealismo. Che cos il Giudizio di cui parla Kant e perch usa la maiuscola? Egli distingue due tipi di giudizi, i giudizi determinanti, propri della prima critica (giudizi sintetici a priori) che appunto determinano gli oggetti fenomenici secondo le forme a priori, e i giudizi riflettenti, detti anche sentimentali, che si limitano a riflettere su di una natura da noi gi costituita mediante i giudizi determinanti la natura noumenica secondo le nostre esigenze di finalit e armonia. Tuttavia se i giudizi determinanti sono universali e scientificamente validi, i giudizi riflettenti sono assolutamente soggettivi. Kant individua due tipi fondamentali di giudizio riflettente, quello estetico riguardante la bellezza, e quello teleologico riguardante la finalit della natura. Pi semplicemente se tra il soggetto e loggetti su instaura un rapporto di armonia allora si ha il giudizio estetico, se si instaura un rapporto che rimanda il soggetto a creare il fine ultimo per il quale esiste loggetto allora si ha il giudizio teleologico. Proprio questa divisione dei giudizi alla base della struttura della Critica del Giudizio:

Nella Critica del Giudizio il termine estetica assume il significato di dottrina dellarte e della bellezza . Kant vuole chiarire la natura del giudizio estetico e per fare ci lo divide secondo la tavola delle categorie individuando quattro definizioni di bellezza: a. Secondo la qualit il bello loggetto del piacere senza alcun interesse, i giudizi estetici sono disinteressati, nel senso che una cosa ci piace indipendentemente che obbedisca a dei canoni di bellezza imposti dallesterno. b. Secondo la quantit il bello ci che piace universalmente in quanto i giudizi estetici pretendono di essere riconosciuti da tutti, se una cosa ci piace allora pretendiamo che anche agli altri piaccia. c. Secondo la relazione la bellezza la forma della finalit di un oggetto, Kant la definisce finalit senza scopo nel senso che larmonia degli oggetti belli, pur esprimendo un ordine di finalit, non ci permette di arrivare a uno scopo ben preciso di questa armonia. d. Secondo la modalit il bello ci che, nonostante non abbia alcuno scopo, riconosciuto come oggetto di un piacere necessario, se qualcosa ci piace infatti lo percepiamo intuitivamente, non possiamo in alcun modo spiegarlo.

12

Per comprendere al meglio ci che Kant vuole dire occorre analizzare cosa intende per universalit di giudizio estetico. Per egli infatti il giudizio estetico deve essere proprio qualcosa condiviso da tutti, e proprio per questo fa una distinzione tra il piacevole (che d luogo ai giudizi estetici empirici) e il piacere estetico (che d luogo ai giudizi estetici puri). I primi sono assolutamente soggettivi e riguardano molto pi il piacere sensoriale che quello spirituale, per questa ragione si sottomettono alla massima de gustibus non est disputandum, i secondi sono qualcosa di puro che scaturiscono dalla contemplazione della forma di un oggetto e hanno valore universale. Questa diversa interpretazione di bellezza fa nascere la differenza tra bellezza libera (che si identifica con i giudizi estetici puri) e bellezza aderente (che condizionata da un modello di riferimento che, ovviamente, varia). Nella Dialettica del giudizio estetico Kant vuole legittimare la pretesa dei giudizi estetici puri di voler essere universali. Egli afferma infatti che il senso di armonia generato dallincontro spontaneo tra limmaginazione e intelletto, e poich questo meccanismo e comune a tutti si spiega perch i giudizi estetici puri siano universali. Questa argomentazione gli sar utile per risolvere lantinomia del gusto che afferma: TESI il giudizio di gusto non si basa sui concetti perch altrimenti lo si potrebbe disputare. ANTITESI il giudizio di gusto si basa sui concetti altrimenti non lo si potrebbe definire universale. Con una serie di ragionamenti e giocando con il significato delle parole riesce a ribadire luniversalit del giudizio estetico puro. Anche in questa critica possiamo osservare la rivoluzione copernicana di Kant, infatti il bello non una propriet delloggetto, ma un qualcosa che nasce solo per la mente e al suo interno, e proprio per questo arriva ad affermare che non la natura, mostrandosi con la sua bellezza, a fare un favore a noi, piuttosto siamo noi a fare un favore alla natura innalzandola al nostro livello umano. Quindi il filosofo supera sia lempirismo che delegava lesperienza di bello direttamente ai sensi, che il razionalismo che considerava la bellezza come una rappresentazione confusa della perfezione della natura. Una volta trattato il bello Kant analizza il sublime, cio quella sensazione prodotta da qualcosa si smisurato e incommensurabile. Distingue due tipi di sublime, quello matematico (statico) e quello dinamico. Il sublime matematico si ha di fronte a qualcosa si smisuratamente grande, il sublime dinamico in presenza di strapotenti forze naturali. Ci che hanno in comune questi due sublimi il fatto che inizialmente ci lasciano con un senso di dispiacere e impotenza perch la nostra mente non riesce ad immaginare lincommensurabile oppure non pu opporsi alle forze della natura, ma subito si contrappone un senso di piacere per il fatto che la mente tende allidea di infinito o che la nostra dignit culla della ragione e della morale. Questo in certo senso si rif alle idee di Pascal, primo filosofo ad analizzare il sentimento, che affermava: Il cuore segue ragioni che la ragione non vede. Qual quindi la differenza tra bello e sublime? Il bello ci porta armonia e tranquillit a partire da una forma antropica, il sublime si nutre del contrasto tra immaginazione e ragione provocando unemozione ancora pi forte.

13

Quello trattato finora per il bello naturale che si distingue dal bello artistico che risponde alla definizione che la natura bella quando ha lapparenza dellarte e larte e bella quando ha lapparenza della natura. Ma chi in grado di produrre tale bellezza? il genio, un talento che d la regola allarte ed originale, funge da modello, ed incapace di spiegare scientificamente il metodo della sua produzione. La finalit del reale, oltre che a essere appresa immediatamente nel giudizio estetico, pu anche essere appresa nel giudizio teleologico, tenendo presente il concetto di fine. Secondo Kant lunica visione scientifica del mondo quella meccanicistica, per la nostre mente tende irresistibilmente verso linfinito e davanti un organismo vivente non pu fare a meno di pensare che dietro di esso vi sia uno scopo, un progetto, qualcosa che giustifichi la subordinazione delle parti al tutto. Proprio per questo non possiamo fare a meno di postulare una causa suprema, un Dio, lo stesso delle prime due critiche. Tuttavia il filosofo consapevole che non i bisogni non vanno identificati come realt, ci per non ci impedisce di considerare la dimensione teleologica in quanto il meccanicismo da solo non permette di spiegare la totalit della realt. Conclude quindi dicendo che per non cadere nellantinomia del Giudizio teleologico opportuno considerare il finalismo come una sorta di promemoria che ci ricorda i limiti della visione meccanicistica. Nella Metodologia del giudizio teleologico Kant afferma che luomo pu essere riconosciuto come lo scopo della creazione. Ma siccome a) luomo ha uno scopo morale e b) poich le teleologia dimostra come il raggiungimento di qualsiasi scopo sia possibile, c) di conseguenza lo scopo morale delluomo pu sicuramente essere raggiunto in quanto esso fa parte della natura. In un certo senso la teleologia sarebbe la prova dellesistenza di Dio ma Kant, coerente a se stesso, insiste che non possibile utilizzate teoreticamente i risultati della teleologia.

14