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Kant

Nasce a Knigsberg, nel 1724, da una famiglia seguace del pietismo. Studia e insegna a Knigsberg, dove muore nel 1804. Il suo personaggio incarna lo stereotipo dello scienziato tutto dedito allo studio, di rigore e puntualit senza eguali (si dice che i suoi concittadini regolassero il loro orologio quando Kant usciva per la sua passeggiata). Per lui il tema politico non centrale, ma molto sensibile agli eventi ed in contatto epistolare con i maggiori intellettuali europei. Scrive due saggi brevissimi, ma fondamentali per lo sviluppo del dibattito politico: "Risposta alla domanda: che cos' l'illuminismo?"" e "Per la pace perpetua" (non la pace dei defunti, ma quella universale). La sua vita si divide in due periodi: prima affronta temi di carattere scientifico, scrive e pubblica infatti di matematica, di fisica e di scienze, studi sui venti, sui vulcani e sui terremoti (PERIODO PRECRITICO). A partire dal 1770 si dedicher quasi esclusivamente alla filosofia (PERIODO CRITICO). Tra le principali opere del periodo critico segnaliamo: "Critica della ragion pura" 1781; "I prolegomeni ad ogni futura metafisica che si voglia presentare come scienza" 1783 (una versione a scopo didattico e divulgativo dell'opera precedente); "Risposta alla domanda: che cos' l'illuminismo?" 1784; "Fondazione della metafisica dei costumi" 1785; "Critica alla ragion pratica" 1788; "Critica del Giudizio" 1790 (risponde alla domanda: che cos' il bello?); "La religioni nei limiti della semplice ragione" 1792 (in seguito a quest'opera riceve lingiunzione a non trattare di religione); "Per la pace perpetua 1795. CRITICISMO La filosofia Kantiana detta criticismo. Il termine critica deriva da "crisis" che in greco antico significa confine, limite.
N.B. Si usa il termine critico in questo modo nel linguaggio scientifico (temperatura critica: quella che segna il passaggio da uno stato all'altro della materia. Nello stesso modo, conformemente alletimologia greca, si definisce l'adolescenza come un periodo critico in quanto segna il passaggio all'et adulta oppure si parla di crisi della fisica newtoniana a proposito del passaggio dalla fisica classica alla fisica moderna.

La filosofia kantiana si definisce cos perch definisce i limiti e le possibilit della ragione, ovvero il limite entro il quale la ragione si mostra come strumento universalmente valido e assolutamente efficace. Kant vuole trovare

i fondamenti della verit scientifica, che all'epoca erano fragili. A partire dal medioevo fino a Kant una delle questioni principali della filosofia verteva sulla teologia o sulla metafisica, ma proprio nel momento in cui la ragione si spingeva a cercare di applicarsi a ci che c di pi essenziale, la ragione si dimostrava inefficace, produceva incongruenze e contraddizioni e, dunque, la ragione si squalificava dimostrandosi poco efficace e, in ultima analisi, fragile. Kant cerca i limiti entro i quali si collocano le possibilit della ragione per garantirne la validit, per innalzarla a strumento pienamente efficace, se applicato allinterno dellambito che gli proprio. Il criticismo la ragione che giudica se stessa individuando i propri limiti per circoscrivere l'abito di validit della ragione stessa. Questo limite dato dalla sensibilit: lambito in cui la ragione si dimostra assolutamente efficace e in grado di produrre una conoscenza oggettiva e universale, l'elemento su cui si fonda la verit scientifica, l'ambito del FENOMENICO da separare dall'ambito del NOUMENICO. Per FENOMENO si intende la realt cos come appare, come la percepiamo con i sensi. Il NOUMENO la realt in s, lambito in cui dove la ragione si rivela come strumento inappropriato. Kant elabora la metafora della colomba per spiegare tutto ci: la colomba, volando, percepisce la resistenza dell'aria. Ella desidererebbe che l'aria non ci fosse per volare pi liberamente. In realt proprio la resistenza dellaria che le permette di volare. La ragione come la colomba, desidera andare oltre la realt sensibile per conoscere il noumeno, ma quando questo avviene, come la colomba senza la resistenza dellaria cadrebbe nel vuoto, la ragione cade in errore. La ragione si pu applicare efficacemente solo alla realt sensibile. Nella Critica della ragion pura Kant si i confronta con i precedenti tentativi di trovare i fondamenti delluniversalit scientifica. Le due principali correnti che allepoca si confrontavano allinterno del dibattito sulla validit della conoscenza scientifica erano il RAZIONALISMO (il razionalista si avvale dell'esperienza, ma ritiene che, in ultima analisi, a decidere se una proposizione sia vera o falsa debba essere la ragione) e l'EMPIRISMO (allopposto del razionalista, lempirista apprezza la ragione e si affida alla logica, ma ritiene che, in ultima analisi, una proposizione debba essere ritenuta vera o falsa in base al dato empirico). Kant per osserva che entrambi falliscono il loro scopo. RAZIONALISMO: si basa su giudizi analitici a priori (dall'esperienza). Essi equivalgono a delle tautologie, quindi sono certi e universali, ma infecondi (non aggiungono elementi di conoscenza), perch si limitano ad esplicitare qualcosa di gi implicito nel concetto. Il sistema logico pu essere coerente ma non vero. Si fondano sulla deduzione.

EMPIRISMO: Si basta su giudizi sintetici a posteriori (dell'esperienza)

ono: fecondi, ma soggettivi e non certi, perch si fondano sull'induzione. L'obbiettivo di Kant fondare una conoscenza che sia contempotaneamente universale e feconda. La scienza dovr fondarsi su GIUDIZI SINTETICI A PRIORI.

Sono: fecondi, ma soggettivi e non certi, perch si fondano sull'induzione. L'obbiettivo di Kant fondare una conoscenza che sia contempotaneamente universale e feconda. La scienza dovr quindi fondarsi su GIUDIZI SINTETICI A PRIORI. I GIUDIZI SINTETICI A PRIORI E LE FORME TRASCENDENTALI

A garantire APRIORIT ai giudizi sintetici, sono le forme pure trascendentali, che valgono sia per lESTETICA che per lANALITICA. L'aggettivo trascendentale si riferisce a cio che appartiene universalmente al soggetto conoscente. Il noumeno, ovvero a realt in s, inconoscibile: ci che luomo definisce come realt solo una sorta di interfaccia tra la realt e il soggetto conoscente. In particolare, gli uomini collocano i fenomeni sensibili nel tempo e nello spazio. Cosa siano o come siano spazio e tempo agli occhi di qualche altro essere, o di Dio, noi non possiamo saperlo, ma gli uomini universalmente percepiscono dati sensibili e li collocano nello spazio e nel tempo. Spazio e tempo non sono contenitori reali dei fenomeni, non appartengono alla realt in s, ma all'uomo e determinano il suo modo di conoscere. Nicola Abbagnano ha costruito una metafora per spiegare il significato del termine trascendentale: lo spazio e il tempo sono come lenti azzurre che tutti gli uomini indossano e non possono togliersi. Se cos fosse, noi non ptremmo che vedere il mondo azzurro, ma questo non significherebbe che il mondo sia effettivamente azzurro. Analogamente, non detto che spazio e il tempo esistano, ma gli uomini universalmente percepiscono i dati sensibili collocandoli nello spazio e nel tempo allo stesso modo e sono proprio le forme universali (forme trascendentali) della percezione che garantisono luniversalit della conoscenza scientifica. Le forme trascendentali dellESTETICA (sensibilit, percezione) sono quindi spazio (senso esterno) e tempo (senso interno). Essi da soli fondano la matematica e la fisica. Il tempo una forma pi ampia dello spazio: tutti i fenomeni che si collocano nello spazio si collocano anche nel tempo, ma non viceversa: alcuni fenomeni, come i sentimenti, non si collocano nello spazio, ma solo nel tempo Le forme trascendentali dellANALITICA (cio dellintelletto), sono le categorie. La percezione sensibile, da sola, non fornisce una vera e propria conoscenza (la centralina non collega tra loro i dati che capta, non li elabora). Per questo serve l'intelletto il quale opera una sintesi dei dati dellesperienza, cio collega tra loro ed elabora i dati sensibili forniti dalla percezione. Anche lintelletto opera attraverso forme pure trascendentali, universali: le categorie. Le categorie sono 12, Kant riprende e sistematizza quelle di Aristotele (che erano per solo 8 o 10) e le divide in 4 gruppi (vedi libro pag.433). Perch si produca scienza, cio conoscenza certa e universale, necessario coniugare le forme trascendentali, che sono a priori (deduzioni), con i dati sensibili (induzione): "L'intuizione sensibile senza concetti ( le categorie) cieca (non comprende, come se non vedesse nulla), i concetti senza intuizioni sensibili (dati empirici) sono vuoti."

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA KANTIANA. Con questa perifrasi ci si rifersisce al completo rovesciamento di una prospettiva: - per Aristotele le categorie valevano sia in ambito gnoseologico, che in ambito ontologico, sia per la ragione, sia per la sensibilit: il pensiero procede utilizzando il concetto di causa, ma anche la realt procede per cause. Il pensiero, pertanto, rispecchia la realt e produce proposizioni vere nel momento in cui rispecchia la realt come essa effettivamente ; - per Kant la realt in s, il noumeno, inconoscibile e le categorie hanno esclusivamente valore gnoseologico. Per riprendere la metafora, fino a Kant al centro del sistema cera loggetto del conoscere, il pensiero ruotava intorno alla cosa da conoscere, finch non arrivava a cogliere perfettamente la realt. Kant, invece, al centro del sistema pone il soggetto: a garantire la verit di una proposizione non la capacit di descrivere l'oggetto in s, che inconoscibile, ma sono le forme trascendentali che appartengono universalmente al soggetto che conosce. DEDUZIONE TRASCENDENTALE Nel lessico della logica la deduzione un procedimento che va dal generale al particolare. In questo caso, invece, il termine deduzione attinto dal lessico giuridico e si riferisce a quel procedimento tramite il quale io posso affermare la legittimit di qualcosa, posso affermare qualcosa in termini di diritto, non solo e indipendentemente dalle questioni di fatto [cfr. distinzione tra possesso e propriet: io posso essere in possesso di qualcosa (dato di fatto) anche se non ne ho la propriet (diritto)]. Il problema della deduzione trascendentale se tutte le categorie siano applicabili a tutti i fenomeni e, viceversa, se tutti i fenomeni rientrino nelle categorie non solo di fatto, ma anche di diritto. La risposta di Kant affermativa e la chiave della sua argomentazione data dagli schemi trascendentali. Egli osserva che tutte le categorie sono traducibili in termini di collocazione temporale dei fenomeni. Dato che tutti i fenomeni rientrano nel tempo, tutte le categorie si applicano a tutti fenomeni e viceversa (pag.433,435,436). DIALETTICA TRASCENDENTALE Affinch ci sia conoscenza, l'intelletto deve intervenire per operare una sintesi dei dati sensibili. Questa operazione indispensabile perch si formi un qualsiasi tipo di conoscenza. Il problema si pone in quanto la ragione aspira

ad una sintesi ulteriore, assoluta, e si spinge oltre i limiti della sensibilit, a cercare di conoscere il noumeno. In questo tentativo la ragione produce tre idee: - lidea di ANIMA: si produce nel tentativo di comprendere la totalit esperienziale ed emotiva. Risponde al desiderio di concepire contemporaneamente e unitariamente, tutte le esperienze interiori del soggetto.
Noi viviamo contemporaneamente unesperienza, dalla nascita ci sentiamo sempre gli stessi, ma impossibile tenere presente tutte le nostre esperienze. Nonostante i ricordi, mentre noi cambiamo modifichiamo anche i ricordi, la memoria non un qualcosa di passivo, ma attiva, via via i nostri ricordi si modificano non solo perch alcune parti si perdono ma addirittura modifichiamo certi ricordi e addirittura, inventiamo nuovi particolari.

- lidea di MONDO: si produce nellaspirazione alla conoscenza del mondo nella sua totalit spazio-temporale, ovvero nellaspirazione ad unificare tutti i fenomeni temporalmente e spazialmente. - lidea di DIO: si produce nellaspirazione alla sintesi di mondo e anima, ovvero come sintesi suprema. Noi non abbiamo accesso a nessuna delle tre idee. La ragione aspira a questa conoscenza, ma allidea di anima, di mondo e di Dio non corrisponde alcuna realt sensibile, quindi la ragione, come la colomba che desidera volare nel vuoto, cade inevitabilmente in incongruenze e in contraddizioni. L'uomo vorrebbe conoscere queste tre idee, ma non gli possibile. Kant, nella sua critica alle idee della ragione dimostra come non sia possibile realizzare questo desiderio. In particolare, circa la pretesa di fare affermazioni sulla totalit spazio-temporale dei fenomeni (idea di mondo) la ragione si trova intrappolata in 4 antinomie (pag.441-442), mentre per quanto riguarda il tentativo di dimostrare razionalmente lesistenza di Dio critica alla prova ontologica. CRITICA DELLA RAGION PRATICA La critica della ragion pratica si apre con la frase: "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me" (questa citazione incisa sulla tomba di Kant). Il cielo stellato utilizzato come metafora di qualcosa di invariabile, eterno e uguale per tutti gli uomini (trascendentale). A fondamento di tutta la riflessione Kantiana c' la ricerca di leggi trascendentali, che siano valide universalmente e questo vale anche per quanto riguarda la legge morale. Lui procede sulla base dell'analisi dell'esperienza umana e osserva che le regole che gli uomini si danno sono di tre tipi:

MASSIME: sono puramente soggettive, cio NON NECESSARIE e NON UNIVERSALI, quindi NON HANNO CARATTERE MORALE. Esempio: fare ginnastica tutte le mattine, scelta soggettiva e non universalmente vincolante, quindi priva di carattere morale. IMPERATIVI IPOTETICI: (in forma ipotetica: se..., allora....) sono NECESSARI, MA NON UNIVERSALI, in quanto condizionati dalla volont individuale, quindi NON HANNO CARATTERE MORALE. Esempio: per prendere la patente devi necessariamente, fare lesame, ma lobbligo non universale, vale solo per chi vuole la patente, Si tratta di obblighi che si instaurano solo in conseguenza ad una scelta individuale e libera. IMPERATIVO CATEGORICO: NECESSARIO e UNIVERSALE, ed lunico che ha carattere morale, Esso : - INCONDIZIONATO (vale in tutte le condizioni)
-

FORMALE (ha a che vedere con la forma dellazione, con il modo in cui compiuta e non con il suo contenuto, riguarda non lazione in s, ma il fine con cui compiuta lazione, guarda, cio, allINTENZIONE;

- PRESUPPONE la LIBERT (senza libert non c moralit e non possibile alcun giudizio morale);
-

AUTONOMO (ha In se se stesso il proprio fine): se io compio unazione morale per un fine diverso da quallo di compiere unazione morale (ad esempio per conseguire un beneficio o evitare una punizione), non compio unazione morale. La morale kantiana riguarda l'INTENZIONE con cui compiuta lazione, il DOVERE si deve compiere PER IL DOVERE.

Il problema quale sia questo obbligo.


Ci sono infatti principi che valgono per tutti nella maggior parte dei casi come "sii sincero" o "non rubare" o non uccidere, ma un soldato catturato non obbligato a dire la verit, non sarebbe immorale se non la dicesse. Anche "non rubare" ha una valenza quasi universale, ma in alcune occasioni potrebbe essere discutibile, come nel caso in cui, se fossi solo e avessi davanti a me un uomo che sta morendo di fame, non avessi niente e nessuno mi potesse aiutare e di fianco a me ci fosse un frutteto, allora potrei considerare giusto rubare quei frutti per salvare la vita di un uomo (n.b. anche nella legge italiana non sarebbe reato, perch lazione compiuta per cause di forza maggiore). Anche il dovere di non uccidere stato messo in discussione: per principio tutte le vite sono sacre, ma molti pensano che sia lecito e giusto sacrificare la vita di un singolo per salvate la vita di tanti. Se io ritenessi giusto aiutare un uomo, anche rubando, ma non lo facessi, il mio comportamento sarebbe immorale: dal non compiere unazione che si ritenga giusta che nasce l'immoralit.

L'mperativo categorico non pu riguardare dunque il contenuto, ma solo il modo in cui compiuta un azione, perch a) nessuna azione specifica potrebbe essere imposta in qualunque situazione; b) se imponesse una specifica azione, senza lasciare una fondamentale libert di scelta, verrebbe meno il presupposto stesso della moralit.
Kant osserva che il leone che fa strage della gazzella non pu essere biasimato perch non potrebbe fare altrimenti; allo stesso modo l'agnello non oggetto di lode perch non pu fare altrimenti. L'imperativo non pu porre un obbligo specifico, altrimenti lindividuo non potrebbe essere soggetto al giudizio morale.

Vedi le 3 formulazioni dellimperativo categorico (pag.446)


Le prime due formulazioni sono state talvolta accostate al principio evangelico "Non fare agli altri ci che non vuoi sia fatto a te. Questa interpretazione discutibile perch pone il dovere in termini di astensione dallazione, mentre limperativo kantiano ci obbliga ad agire. Lo stesso principio evangelico, declinato in termini di obbligo allazione (fai agli altri ci che vuoi sia fatto a te), si risulterebbe ancora pi problematico. La questione centrale che il principio evangelico pone il singolo a criterio dellazione, mentre limperativo kantiano, pur con i suoi limiti, rimanda a un criterio universalistico. N.B. Distinzione tra MORALIT e LEGALIT. Se pago le tasse in quanto mio dovere, mi colloco non solo nellambito della legalit, ma anche nellambito della moralit; se pago le tasse solo perch ho paura di un eventuale controllo compio unazione legale, ma non morale. E, viceversa, unazione MORALE pu essere ILLEGALE, se agisco in vista di un principio morale pi elevato. (cfr. obiezione di coscienza ai tempi della leva obbligatoria: rifiutare il swervizio militare era uninfrazione alla legge, quindi una forma di illegalit, ma alcuni, soprattutto i Testimoni di Geova, si rifiutavano di usare le armi e, al posto di fare 18 mesi di leva, si sottoponevano a 2 anni di carcere militare).

I POSTULATI DELLA RAGION PRATICA: LIBERT, ESISTENZA DI DIO E IMMORTALIT DELL'ANIMA Libert: non pu essere dimostrata cfr. idea di mondo, terza antinomia, ma deve essere postulata (postulato = verit indimostrabile) cfr. imperativo categorico). Esistenza di Dio e immortalit dellanima: l'uomo tende a realizzare se stesso coniugando felicit e virt, ma questo scopo non raggiungibile nella vita terrena, quindi dobbiamo postulare che virt e felicit si coniughino nella vita ultraterrena. VIRT+FELICIT = Sommo bene = Dio Per dare senso alla nostra aspirazione al coniugare virt e felicit, dobbiamo postulare sia lesistenza del sommo bene, cio di Dio, che la possibilit di raggiungerlo in una vita ultraterrena immortalit dell'anima (pag 449).

La religione nei limiti della sola ragione Chiesa visibile: tutto ci che un supporto concreto alla vita religiosa (chiese, immagini, liturgia, preghiere). La chiesa invisibile la fede, un sentimento interiore e quindi non visibile. Kant critica l'esistenza dei dogmi, i riti e la liturgia che caratterizza tutte le religioni. Per Kant ha valore solo chiesa invisibile, cio la fede, ma solo pochi uomini riescono a vivere questo sentimento interiore senza supporti concreti che aiutano ed alimentino la loro fede. Solo coloro che riescono a vivere la fede in Dio senza affidarsi ai dogmi, alla chiesa visibile, sono dei credenti veri e vivono la religione come sentimento profondo. Tuttavia accetta la chiesa visibile perch la maggior parte degli uomini ne ha bisogno per coltivare la fede. Unaltra posizione, che Kant viene invitato a ritrattare, riguarda il suo modo di concepire il male. Luomo ha la possibilit di fare il male ed proprio questo che permette il suo essere morale, perch solo in quanto pu fare il male un essere morale che pu fare il bene. A questo proposito Kant usa il termine MALE RADICALE ( secondo Kant questo concetto nella religione cristiana descritto, al fine di renderlo comprensibile a tutti, tramite lepisodio biblico del peccato originale: nel Paradiso Terrestre gli uomini non hanno la conoscenza del male e quindi non possono compierlo, ma in questo non si distinguono dagli altri animali che popolano lEden e agiscono necessariamente secondo la loro natura, da cui sono determinati, senza quindi essere oggetto di giudizio morale. Allo stesso modo non possono essere oggetto di giudizio morale neanche gli angeli perch la loro natura necessariamente buona. Cos Adamo ed Eva vivono nel Paradiso Terrestre senza essere oggetto di giudizio morale, sono esseri immortali, non soggetti al Giudizio Universale. Solo quando Adamo ed Eva mangeranno il frutto dellalbero della conoscenza del bene e del male essi saranno cacciati dallEden e diventeranno soggetti a giudizio morale. La libert di scelta tra bene e male, quindi la possibilit di fare il male ci che rende luomo un essere morale: il male deve essere intrinseco nell'uomo che, altrimenti, sarebbe come un angelo o come un animale. SAGGI DI TEMA POLITICO "Per la pace perpetua" (non la pace dei defunti, ma quella universale). Kant consiglia tre principi che tutti gli stati dovrebbero adottare per realizzare la pace nel mondo:

una costituzione repubblicana, perch le guerre che si compiono fra gli stati vanno solo a vantaggio di chi governa. Ma in una guerra tutti i popoli hanno solo da perdere, sia gli sconfitti, sia i vittoriosi, perch il popolo che sacrifica la propria vita, che fornisce il corpo e il sangue per la guerra. Se tutti gli stati si dotassero di una costituzione repubblicana, cio se fossero i popoli a decidere se dichiarare una guerra, le guerre sarebbero molto pi rare; la rinuncia a una parte della sovranit nazionale a favore di un organismo sovranazionale (federazione di stati) creato per dirimere i conflitti internazionali (quello che poi sar la Societ delle Nazioni, oggi ONU, i cui fondatori faranno riferimento a Kant. (cfr. art. 11, Costituzione); un dovere di ospitalit universale che rappresenta la ricaduta pratica di un principio cosmopolita, principio che caratterizza l'Illuminismo, ma nasce della civilt greca, pi precisamente in epoca ellenistica, per essere poi sostanzialmente abbandonato fino, appunto, all'Illuminismo. (cfr. anche giusnaturalismo, diritti naturali).

Risposta alla domanda: che cos' l'Illuminismo?" L'Illuminismo l'uscita dell'uomo dallo stato di minorit che l'uomo deve imputare a se stesso. Non dovuto ad una debolezza intelletuale, ma a pigrizia mentale. Lo stato di minorit la condizione di chi minorenne, quindi deve obbedire ad un'autorit superiore. Kant auspica quindi labbandono di una concezione paternalistica dello stato (tipico della monarchia, ma non solo), in cui si presume che solo lo stato possa stabilire cosa bene e cosa male, mentre i popoli, come i bambini, non sono in grado di decidere. Secondo Kant, questa concezione non solo imposta dall'esterno, ma spesso accettata per pigrizia mentale (lasciamo che altri decidano per noi). Kant chiede all'umanit di diventare maggiorenne e decidere per s. In proposito Kant si chiede: "Siamo oggi in unepoca illuminata o in unepoca dilluminismo?" Kant pensa di vivere in unepoca di illuminismo, in cui l'uomo tenta di usare la ragione e uscire dalla sua condizione di minorit, ma non ancora unepoca illuminata, perch non tutti gli uomini agiscono secondo ragione.