Sei sulla pagina 1di 7

GLOTTOLOGIA INTERMEDIO INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA STORICA CAROCCI

IL CAMBIAMENTO MORFOLOGICO

INTRODUZIONE ALLA MORFOLOGIA

mutamento

il mutamento morfologico in larga parte spiegabile solo in connessione con il mutamento fonologico e
quello sintattico

problemi = mutamento nelle classi flessive, mutamento sistematico di tecnica morfologica, rinnovamento o
creazione delle categorie flessive

nell'Ottocento e nel primo Novecento il mutamento morfologico veniva spiegato come una conseguenza
del mutamento fonologico (v. passaggio dal latino alle lingue romanze)

pu anche essere spiegato come conseguenza del mutamento sintattico (la scomparsa della flessione latina
non dipende solo da cause fonologiche)

il mutamento fonologico si ripercuote sulla morfologia perch tende a creare allomorfia, che non una
condizione ottimale in una lingua; si verifica allora un mutamento analogico (che ha come effetto la
riduzione degli allomorfi di uno stesso morfema)

nessuna lingua antica molto pi primitiva delle moderne, perch l'origine della scrittura segue quella del
linguaggio dopo decine di millenni

teoria dell'agglutinazione sull'origine delle forme flessive => studi novecenteschi sulla
grammaticalizzazione (CASAM > fr. chez), che riguarda la nascita di nuovi morfemi legati a partire da
forme libere (v. rapporti tra morfologia e sintassi)

definizioni

flessione = espressione di quelle categorie che sono in linea di principio pertinenti a tutte le parole di una
certa classe

paradigma = insieme delle diverse forme nelle quali si manifesta lo stesso lessema

classe flessionale = insieme dei paradigmi che possiedono lo stesso tipo di flessione (declinazione dei nomi,
coniugazione dei verbi)

i clitici sono parole morfologiche ma non parole fonologiche, perch non hanno un proprio accento; in
italiano ricorrono in posizioni fisse, non possono costituire una frase da soli e non possono essere usati in
sintagmi preposizionali; i clitici delle lingue romanze possono essere enclitici o proclitici; la cliticizzazione
una delle tappe del processo di grammaticalizzazione (i clitici sono unit linguistiche non prototipiche)

gli allomorfi sono le possibili realizzazioni di un morfema; i morfemi possono essere studiati in maniera
sistematica nell'ambito dei paradigmi flessivi, visto che non possono essere inventariati come i fonemi;
produttivit morfologica (si misura in base a numero, accoglienza dei neologismi, facilit, attrazione);
singoli morfemi produttivi tendono a essere sovraestesi e appartengono alle classi flessive produttive
TIPOLOGIA MORFOLOGIA E PIANO MORFOFONOLOGICO

a fine Settecento i linguisti distinguono tra lingue analitiche (isolanti) e lingue sintetiche, le quali a loro volta
si dividono in fusive e agglutinanti

spesso una stessa lingua presenta forme analitiche e forme sintetiche; "indice di sintesi" = rapporto tra
morfemi e parole (lingue sintetiche > lingue analitiche)

forme analitiche/sintetiche se dividono/uniscono significato lessicale e significato grammaticale

l'italiano una lingua fusiva con alto indice di sintesi; imperfetto e passato remoto sono forme sintetiche (il
primo pi agglutinante, il secondo pi fusivo)

le lingue analitiche/isolanti hanno una morfologia flessiva minima (v. cinese e in un certo senso anche
l'inglese)

nelle lingue agglutinanti a ciascun significato grammaticale corrisponde un morfema specifico (v. turco;
rapporto biunivoco tra morfema e propriet morfologica); in genere non hanno classi flessive e presentano
parole di lunghezza molto variabile; la posizione dei morfemi dopo la radice varia per la presenza di altri
morfemi

le lingue fusive spesso hanno classi flessive e dunque numerosi allomorfi; stabile struttura della parola
(lunghezza poco variabile, posizione fissa dei morfemi); sottogruppo introflessivo (lingue semitiche), in cui il
significato lessicale espresso dalle consonanti della radice, quello grammaticale da vocali interposte

nelle lingue polisintetiche/incorporanti qualunque costituente pu comparire come morfema legato alla
radice verbale (cfr. it. "incatenalo")

la scoperta della variazione morfologica in epoca coloniale porta alla fondazione della classificazione
tipologica da parte di Wilhelm von Humboldt (per il quale i tre tipi linguistici rappresenterebbero tre stadi
dello sviluppo umano, tipo e famiglia sarebbero sovrapponibili, ogni lingua manterrebbe il proprio tipo per
sempre inalterato)

IL MUTAMENTO ANALOGICO

livellamento

nel caso di suno/suonimo, il livellamento opera nell'ambito dei singoli paradigmi (non attraverso gruppi
di paradigmi simili)

la distribuzione di /s/ e /r/ nelle forme inglese was e were dipende dalla legge di Verner (in tedesco si
esteso l'allomorfo radicale con /r/: war/waren)

nel paradigma della parola indoeuropea per "dente", con radice *h<sub>1</sub>dnt-
/*h<sub>1</sub>dnt-, il grado /o/ compare dove la radice accentata, il grado zero altrove; gli esiti
regolari si trovano solo in sanscrito, mentre greco e latino generalizzano uno degli allomorfi (grado /o/ in
greco, ridotto in latino); in tutte e tre le lingue si crea una nuova allomorfia della base dovuta all'incontro
delle consonanti radicali col suffisso -s del nominativo

estensione

in italiano il presente ha una frequenza sufficiente a giustificare l'estensione dei suoi esponenti ad altri
tempi verbali

la desinenza dell'accusativo singolare nell'indoeuropeo ricostruito presenta una nasale bilabiale (*-m dopo
vocale, *-m sonante dopo consonante)

nella maggior parte delle lingue indoeuropee la nasale sonante sviluppa una vocale d'appoggio davanti a s,
sicch l'accusativo singolare esce in nasale

in greco la nasale sonante ha come esito /a/; nel I secolo si trovano forme analogiche in -an per l'accusativo
della terza declinazione

in sanscrito l'unica desinenza -am (estensione analogica ai paradigmi della flessione atematica in epoca
preletteraria)

nei plurali tedeschi la metafonia/Umlaut si trova anche in forme in cui non pu essersi verificata per
regolare mutamento fonologico

leggi dell'analogia di Kurylowicz = estensione analogica dell'esponente pi complesso anche ai contesti


propri di quello meno complesso

allomorfia

partizioni = schemi che accomunano gruppi di forme all'interno dei paradigmi (v. distribuzione degli
allomorfi nel presente indicativo dell'italiano)

prima singolare e terza plurale presentano lo stesso allomorfo se nella base si alterna un allomorfo con
consonante palatale/velare e non palatale/velare

leggere e spegnere sviluppano l'allomorfia per motivi fonologici; salire passa da laterale palatale a velare; in
fuggire l'allomorfia analogica

Maiden dimostra che in tutte le lingue romanze i verbi della prima coniugazione tendono a non presentare
allomorfia radicale, mentre quelli delle altre due classi la conservano e tendono ad estenderla (tendenza
dei parlanti ad associare l'allomorfia con parametri morfologici rilevanti, come la coniugazione)

eccezioni
suppletivismo = caso limite di allomorfia, in cui gli allomorfi della base derivano da basi diverse o hanno
subito mutamenti fonologici radicali

nelle lingue indoeuropee il verbo essere ha temi suppletivi perch deriva da due basi diverse (*es- e *bhu-),
con diverso valore aspettuale in indoeuropeo

in greco e in sanscrito le due radici continuano come verbi diversi, mentre in altre lingue indoeuropee si
integrano in un solo paradigma

si ricordi che la frequenza favorisce allomorfia e suppletivismo

MUTAMENTO MORFOLOGICO E GRAMMATICALIZZAZIONE

morfologico

Wilhelm von Humboldt pensava che il tipo di ciascuna famiglia linguistica fosse immutabile; a inizio
Ottocento nasce la teoria dell'agglutinazione (le desinenze delle parole indoeuropee derivano da parole un
tempo autonome), per cui l'indoeuropeo sarebbe il tipo fusivo perfetto; si ipotizza l'unidirezionalit isolante
=&gt; agglutinante =&gt; fusivo =&gt; isolante (per grammaticalizzazione, fusione morfologica, perdita
morfologica)

nella storia delle lingue indoeuropee si assiste spesso alla diminuzione del grado di sintesi

estone, gruppo ugrofinnico = agglutinante con tendenza al fusivo (le desinenze di numero e caso nel nome
ormai non sono pi scomponibili)

armeno e osseto, lingua iranica = da fusivo ad agglutinante (contatto con turco e lingue caucasiche, con
morfologia agglutinante)

grammaticalizzazione

codificata da Antoine Meillet nel 1912 (passaggio di una parola autonoma al ruolo di elemento
grammaticale)

il futuro romanzo non continua direttamente il futuro latino, ma nasce da un processo di


grammaticalizzazione

la costruzione latina infinito + HABEO passa da un valore modale (necessit o possibilit) a uno temporale
con gli autori cristiani; HABEO subisce ausiliarizzazione (rianalisi semantica e desemanticizzazione),
cliticizzazione (perdita dello status di parola fonologica), trasformazione in morfema legato / desinenza
(perdita dello status di parola morfologica)
percorso graduale attraverso il quale alcune entit lessicali transitano verso nuovi valori grammaticali
perdendo progressivamente autonomia semantica (desemanticizzazione o bleaching), categoriale (da classe
aperta a chiusa), fonetica (cliticizzazione ed erosione fonetica)

continuum cos schematizzabile: entit lessicale &gt; parola grammaticale &gt; clitico &gt; affisso flessivo

altri fenomeni = futuro latino in -b- (da *bhu-, "divenire"), condizionale romanzo, preterito delle lingue
germaniche

nel francese moderno sta iniziando un mutamento da un tipo linguistico basato sulla suffissazione a uno
basato sulla prefissazione

per Bopp i morfemi di accordo personale del verbo indoeuropeo derivano da pronomi personali, i suffissi di
tempo e aspetto da ausiliari

rianalisi = reinterpretazione di una certa forma (importante per la grammaticalizzazione e per il mutamento
linguistico in generale)

processi

transcategorizzazione (cambio di classe lessicale) = elemento di classe aperta &gt; elemento di classe
chiusa, e.g. ausiliarizzazione del verbo "avere"; pu determinare la creazione di una nuova classe lessicale,
e.g. nascita dell'articolo nelle lingue romanze

la grammaticalizzazione pu dare luogo a nuovi morfemi derivazionali (v. avverbi in -mente &lt; MENTE, -
ly/-lich &lt; *lika "corpo, forma", errata segmentazione per etimologia popolare in hamburg-er &gt; ham-
burger)

LE CLASSI FLESSIVE DELLINDOEUROPEO RICOSTRUITO

flessione

due macroclassi flessive per il nome e per il verbo, cio la flessione atematica e quella tematica

flessione tematica = pi recente e produttiva; l'inserimento di una vocale tematica evita l'incontro di
consonanti e quindi l'allomorfia

in greco antico "dente" ha due allomorfi (odos / odntos), mentre "mare" privo di allomorfia (pont-o-s)

struttura della parola indoeuropea = base/radice prevalentemente monosillabica + vocale tematica (nella
flessione tematica) + suffissi derivazionali (nei derivati) + morfema flessivo (posizione riempita
obbligatoriamente)

processi
prefissazione di tipo flessivo solo per il verbo = aumento (porta l'accento, forse deriva da un avverbio; il
prefisso *e- marca l'aoristo e altre formazioni); raddoppiamento (soprattutto in greco e in indoiranico per il
tema del perfetto e alcuni presenti; ripetizione del suono iniziale della radice secondo uno schema fisso)

infissazione solo per il verbo = inserimento di un affisso all'interno della radice per la formazione di
presenti; si conserva soprattutto in sanscrito; infisso nasale

apofonia o alternanza vocalica per nome e verbo = fenomeno fonomorfologico originato da spostamenti
dell'accento; prevede variazioni nel timbro (apofonia qualitativa) e nella quantit delle vocali (apofonia
quantitativa); nella flessione atematica l'apofonia distingue tra tema forte e debole

nome

la flessione atematica comprende nomi in consonante, in -i-, in -u- (originariamente semivocali); il vocativo
privo di una desinenza specifica; alcune desinenze della flessione tematica risultano dalla fusione della
vocale tematica con una desinenza della flessione atematica

nelle lingue indoeuropee si verificano differenti processi che determinano la riorganizzazione delle classi
flessive

eliminazione della flessione atematica (sincretismo di strumentale e dativo in greco antico; dal latino
all'italiano i nomi della IV passano alla II)

crescente legame delle classi flessive con la propriet extramorfologica del genere (e.g. nomi in -o e in -a in
italiano e in latino)

verbo

i sistemi verbali delle lingue indoeuropee differiscono molto tra loro (quello dell'indoeuropeo preistorico
doveva essere pi simile ai sistemi pi ricchi)

indoeuropeo ricostruito = 2 diatesi (attivo e medio), 4 modi (indicativo, congiuntivo, ottativo, imperativo),
3-6 tempi (presente, aoristo, perfetto; futuro, imperfetto, piuccheperfetto)

desinenze secondarie = sono le pi antiche e appartengono alla flessione atematica; nelle lingue che le
conservano danno luogo alle desinenze dei tempi passati

desinenze primarie = derivano da quelle secondarie con aggiunta della particella -i (originariamente un
deittico che indicava il tempo presente); nate per l'atematica e ricostruite soprattutto sui dati di greco e
sanscrito; quelle usate nel presente della flessione tematica si ottengono con vocale tematica + desinenze
atematiche

il presente ha le desinenze primarie, imperfetto e aoristo quelle secondarie, il perfetto desinenze proprie
imparentate con quelle del medio
complessa morfologia verbale; la flessione tematica scavalca quella atematica, solo alcune lingue
mantengono l'opposizione indoeuropea tra tre temi; l'apofonia scompare in alcune lingue, prevale la
suffissazione (prefissazione poco conservata, infissazione quasi scomparsa)

in base alla formazione del tema del presente, in sanscrito i verbi sono divisi in dieci classi, raggruppati in
due macroclassi o coniugazioni

flessione tematica (I, IV, VI, X classe) = tema del presente in -a, sempre invariato; la X classe una
formazione secondaria, con un suffisso derivazionale

flessione atematica (classi restanti) = desinenze aggiunte direttamente alla radice o a suffissi; il tema del
presente variabile

sistemi verbali di tre importanti lingue indoeuropee

latino = presenza della flessione atematica allo stato relittuale; quattro classi flessive, tutte tematiche; due
temi verbali, infectum e perfectum; formazione di voci verbali con suffisso -b-; futuro della III e IV
coniugazione continua alcune forme di congiuntivo; perdita dell'ottativo (resta in alcuni congiuntivi
atematici)

germanico = estensione della flessione tematica ai danni dell'atematica; due temi di presente e preterito
(formazione con apofonia o con suffisso -d-)

slavo ecclesiastico = flessione atematica allo stato relittuale; presente e aoristo; nuovo imperfetto in -ax-;
lessicalizzazione dell'opposizione perfettivo/imperfettivo