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CAPITOLO I : La regione Campania e la sua storia

La Campania nasce dallunione di tre diverse aree : la Terra di Lavoro,il Sannio (lIrpinia) e il Cilento zone un tempo abitate da diverse popolazioni che si sono succedute nei secoli lasciando caratteri permanenti nella regione,anche dal punto di vista linguistico. La Campania una regione abitata da circa 100.000 anni.Dallet preistorica ha visto passare molti popoli : Etruschi, Greci, Lucani, Sanniti, Oschi, Romani ,Goti, Longobardie popolazioni settentrionali, Normanni e popolazioni lombarde, Angioini(francesi), Aragonesi (spagnoli),Borbone. Nellet antica le citt pi importanti erano: Capua abitata sin dal IX sec. A.C dagli Etruschi (che popolavano anche Pontecagnano) Cuma , citt costiera fondata nel VII sec A.C dai Greci (che gi si erano stabiliti a Pinthecusa Ischia e che poi si stabilirono anche pi a sud dove fondarono Dicearchia Pozzuoli, e Partenope) La zona del Cilento (dal fiume Sele al Golfo di Policastro) non faceva parte dellantica Campania ed era controllata dai Lucani che nel IV secolo A.C si erano impadroniti della citt di Posidonia (rinominata poi Paestum dai Romani) Le zone collinari,la Valle del Calore e il Volturno ,invece,erano occupate dai Sanniti e dagli Oschi. Dopo il 326 a.c i Sanniti furono sconfitti dai Romani(per i Romani la Campania era larea compresa tra il Vesuvio e la Terra di Lavoro.) Questi entrarono nella regione stabilendovi una serie di roccaforti militari e costruendo una seriedi strade che collegavano le citt campane alle regioni vicine: Via Popilia che da Capua arrivava in Lucania , passando per Nola,Nocera,Salerno Via Appia (tuttora esistente) che collegava Roma alla costa pugliese passando per Benevento,Capua e Avellino. Inoltre favorirono la nascita di nuovi centri come le localit termali dellarea flegrea e lo sviluppo della citt di Napoli Ne plis che aveva avuto gi con i Greci un ruolo rilevante grazie al commercio con le zone interne. Le popolazioni locali continuarono a parlare le proprie lingue (per 180 a.c (oltre un secolo dopo quindi) il latino divenne lingua ufficiale della citt di Cuma dopo che i Greci della Campania ne riconobbero la superiorit. A partire dal II secolo d.C inizi la crisi dellImpero romano: le campagne si spopolarono ,si ridusse cosi anche la produzione agricola e diminu l importanza dei movimenti commerciali . Limpero romano dOccidente cadde nel 476 d.C e il centro fu spostato in Oriente, a Bisanzio da cui , nonostante larrivo dei Goti nel V secolo (493 d.C) , si cercava di conservare il controllo almeno sulla zona costiera: Gaeta,Napoli e Amalfi (la citt al tempo pi ricca) furono cos raggiunte da genti di origine greca provenienti da Bisanzio. Intorno al VI secolo giunsero nel Sannio i Longobardi che fondarono il Ducato di Benevento(dove si svilupp il monachesimo benedettino),da cui estesero le loro conquiste fino a Salerno,Nola, Nocera, Acerra e Capua.Quindi i Longobardi occupavano le zone interne,mentre i Greci Bizantini quelle lungo la costa. Il primo effetto linguistico di tale differenziazione interna tra Greci e Latini data dalla pi consistente presenza di parole di origine greca nella zona napoletana e nel Cilento,mentre nelle zone interne si presentano parole e toponimi di provenienza longobarda. Dopo lanno Mille,durante lXI secolo arrivarono in Campania i Normanni che occuparono cronologicamente le citt di Aversa (1029), Capua(1062)Salerno(1076)e Napoli(1139) e nello stesso periodo Benevento (1052) si consegn al Papa sotto il cui controllo rimase fino allUnit dItalia. Questo popolo sotto la famiglia degli Altavilla ebbe un ruolo decisivo in quanto fu unificato tutto il territorio meridionale sotto il nome di Regno di Napoli. Nel 1194 entr a Napoli il re tedesco Enrico VI,marito di Costanza dAltavilla e padre del futuro re Federico II sotto il cui regno, Napoli ebbe una funzione politica e culturale ufficiale.

Federico II promosse lavori importanti di restauro e abbellimento e regal proprio alla citt di Napoli la prima Universit di stato della storia: il celebre "Studium"che aveva il compito di formare giuristi in grado di intervenire nelle dispute tra Impero e Papato e che acquis presto un gran prestigio internazionale . Insieme ai Normanni erano scese in Italia meridionale anche altre popolazioni settentrionali definite genericamente Lombarde che hanno per lascito tracce della loro presenza nella toponomastica (tutti i paesi che nel nome hanno la specificazione dei Lombardi: S.Angelo dei Lombardi) e nei dialetti sia lucani che di alcuni centri irpini. Dopo la Morte di Federico II , nel 1266, chiamato in Italia dal papa, Carlo d'Angi, fratello del re di Francia, sconfisse Manfredi a Benevento e assunse la corona di re di Sicilia. Per sua decisione Napoli la citt divenne capitale del regno al posto di Palermo aprendosi cos alle mode e allinfluenza dei francesi , e ci port inoltre ad un incremento della popolazione e ad un dislivello tra la capitale e il resto del regno. Nel 1442 il dominio degli Angioini fin e inizi la dominazione aragonese con il re catalano Alfonso dAragona ,detto il Magnanimo,che port sviluppo economico e civile alla citt di Napoli,contribu al rinnovamento culturale infatti egli si circond di letterati e artisti che furono tra i protagonisti dellUmanesimo come Giovanni Pontano e Lorenzo Valla. In questo periodo Napoli divenne sempre pi popolosa e si configur proprio come una metropoli internazionale e multilingue accogliendo commercianti di diversa provenienza: toscani,genovesi, ebrei ,francesi etc.. Importanti testimonianze di quel periodo ci sono giunte attraverso le opere del cronista quattrocentesco Loise De Rosa (ai cui occhi la capitale sembra una citt magnifica che esercitava una forte attrazione su gente di ogni provenienza) e dalle opere del poeta Velardiniello che ancora nel 500 ricordava il periodo aragonese come un et delloro . La dinastia aragonese fin nel 1503, Napoli perse la sua autonomia e divent Viceregno spagnolo,ma ci non arrest la crescita demografica che rese necessari degli interventi urbanistici e la costruzione di nuovi quartieri (i quartieri spagnoli ).La corona spagnola esercit il suo potere con avidit e incapacit,il peso delle tasse rese difficile le condizioni delle provincie,si ebbero carestie e pestilenze e sul finire del secolo vi furono molte insurrezioni e rivolte (la pi celebre quella di Masaniello 1647). In questo periodo, per difendere il popolo dalle prepotenze iberiche, nacque e si afferm il fenomeno della "camorra", che in un primo tempo costitu quindi una sorta di societ segreta con fini di mutua assistenza. Allinizio del 700, in seguito alla guerra di successione spagnola, il Regno di Napoli rientr nel dominio austriaco fino al 1734 quando sul trono sal Carlo III di Borbone con il quale Napoli torn ad essere capitale e vi furono importanti innovazioni anche nell'architettura e nellurbanistica cittadina. Il re fece costruire monumenti e strade come il Teatro San Carlo e la Reggia di Caserta,ma anche la fondazione dellAlbergo dei Poveri che offriva asilo alla plebe priva di sostentamento e inizi a pensare ad un progetto si istruzione per tutti (che non si attu) favorito dalla nascita di un nuovo ceto intellettuale borghese che accanto al dialetto locale usava litaliano. il Settecento borbonico fu per Napoli quindi un periodo di sviluppo e prestigio internazionale. Alla fine del secolo dalla Francia giunsero le idee rivoluzionarie e anche a Napoli vi ebbe luogo un tentativo di rivoluzione da parte dei giacobini napoletani che proclamano la Repubblica Partenopea. Questesperienza dur molto poco. Ad inizio 800,con del dominio napoleonico faceva parte anche il Regno di Napoli che fu poi affidato prima a Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat e solo con il Congresso di Vienna, fu decretato il ritorno a Napoli della famiglia dei Borbone che unific il Regno di Napoli e quello di Sicilia nel "Regno delle Due Sicilie". Nei decenni successivi vi furono nuove aspirazioni politiche e culturali che puntavano allunificazione politica italiana e Napoli divenne il centro linguistico e culturale dellintera area campana grazie alle istituzioni religiose,burocratiche e universitarie. Dopo il plebiscito del 1860 il Regno di Napoli fu aggregato al Piemonte e dal 1861 divenne una regione del nuovo Regno dItalia riassumendo il nome di Campania ( in uso durante limpero romano).

La regione stava vivendo gi una profonda crisi economica e culturale al momento dellunificazione e dopo questo momento le condizioni divennero sempre pi negative: negli anni postunitari Napoli perse la presenza della corte reale,di conseguenza anche il suo prestigio politico ed economico sia nei commerci con lestero sia all interno della regione, progressivamente si avvi anche verso un declino di tipo culturale, si apr un flusso di emigrazione verso altri paesi europei o verso il Nora America che dur a lungo, nelle campagne si diffuse il fenomeno del brigantaggio e ad aggravare (e a causare) questi problemi sociale ed economici si aggiunse il mutamento di fisionomia della delinquenza organizzata,nota con il nome di Camorra. Nel 900 lagricoltura sub una profonda crisi,il numero degli agricoltori si era dimezzato nel giro di un decennio e la popolazione tendeva a concentrarsi ormai nelle citt. Tutti questi grandi cambiamenti furono fattori connessi alle modifiche linguistiche. Con la diffusione dellitaliano per i dialetti non morirono,si modificarono:interi settori del lessico uscirono dalluso quotidiano e ne subentrarono dei nuovi legati, per esempio,alle nuove tecniche di lavorazione e di produzione artigianale. Linsegnamento dellitaliano non fece dimenticare il dialetto che, nonostante lesistenza di alcuni atteggiamenti antidialettali (era diffuso il preconcetto che la competenza dei dialetti ostacolava lapprendimento dellitaliano), rimase la lingua materna degli scolari. Lo dimostra il fatto che i dialetti sono appresi tuttoggi da coloro che come lingua materna apprendono litaliano e ci avviene spesso proprio in ambiente scolastico. Inoltre il dialetto stato ben conservato e diffuso attraverso canzoni,teatro,cinema e televisione, entrato come oggetto di studio anche nellambito accademico e scientifico e ha attirato lattenzione su di s da parte di intellettuali estimatori delle manifestazioni artistiche dialettali di grandi autori come Salvatore Di Giacomo,i De Filippo, Vincenzo Salemme,Tot,Carosone,Massimo Troisi e tanti altri.

TERRITORIO E DIALETTI : TOPONIMI e LESSICO


La Campania oggi si presenta come una regione piuttosto differenziata al suo interno sia dal punto di vista del paesaggio(con zone pianeggianti,montuose e collinari),del clima e della temperatura (infatti le zone costiere godono di un clima mite grazie alla presenza del mare,ma sono anche piuttosto piovose e soggette a improvvisi cambiamenti climatici, le zone interne invece hanno un clima pi asciutto con inverni piuttosto freddi e nevosi,ma destate non si soffre il caldi) sia dal punto di vista linguistico ( dato che i dialetti hanno tra loro qualcosa in comune,ma sono anche molto diversi gli uni dagli altri). La diversit dei dialetti dipende molto dalla storia della regione perch ogni dialetto nel corso dei secoli ha subito linfluenza di diverse lingue e culture. Il nome stesso della regione ha origine dalle popolazioni etrusche che vi si insediarono nel IX sec. A.C : con Campania si indicava originariamente la zona intorno Capua (poi diventata Terra di lavoro) e il termine collegabile direttamente al nome con sui si identificavano anche gli abitanti di Capua che prima erano cappanipoi divennero campani. Probabilmente anche il toponimo Capua di derivazione etrusca perch sarebbe ricollegabile a Capys (uccello rapace) cos come il nome del fiume Volturno sarebbe connesso a velthur (uccello). Gli altri toponimi di origine prelatina sono sicuramente Abella e Abellinum (Avella e Avellino)che risalgono allosco dalla base indoeuropea * ABEL mela. Citt come Cuma , Agropoli,Procida(da prochuts-> sparso) ,Lacco Ameno (laccs fossa) e Foro (Xorin villaggio) hanno sicuramente origine greca come anche la stessa citt di Napoli ( Ne plis citt nuova) Della presenza dei romani rimasta traccia nei toponimi dellintroterra napoletano che risalgono,infatti, alla suddivisione delle propriet terriere e ognuno deriva dal nome di un latifondista : Gragnano (Granius),Secondigliano (Secondilius), Marano (Marus) ,Giugliano (Iulius) Anche i toponimi derivati da nomi di piante sono di epoca romana : Corleto ( Coryletum piantagione di noccioli) o Laurito (Lauretum alloro) La presenza dei Greci Bizantini ha lasciato il segno nei dialetti dellarea napoletana e del Cilento in cui vi una serie di grecismi come: poteca bottega , scalandrone scala di legno e cccavo grossa pentola

I pi evidenti longobardismi si notano nei toponimi in cui ritroviamo la parola sala (Sala consilina) che significava casa padronale o la parola wald bosco (S. Bartolomeo in Gualdo).Dai nomi di persona di origine germanica derivano invece toponimi come Pontelandolfo (da Landulfo) e Atripalda (da Tripaldo). Di origine longobarda sono anche parola tuttora usate nei dialetti delle zone interne , per esempio ndrengoli scuotere deriva da * hringilon tintinnare. Anche delle altre popolazioni settentrionali discese in Italia insieme coi Longobardi troviamo delle tracce: dai Bulgari e dai Sassoni derivano i nomi di Celle in Bulgheria e Sassinoro, dal popolo degli Slavi invece deriva lantico nome della citt in provincia di Caserta ribattezzata poi Liberi (Schiavi). Durante il Medioevo vi fu poi la conquista normanna che portarono parole di origine francese tuttora riconoscibili nei dialetti campani : vanella (che a Napoli indica una piccola stradina tra due palazzi) deriva da venella,diminutivo di vena. Altri francesismi risalgono anche al periodo di dominazione angioina. Gli iberismi entrarono nei dialetti quando il Regno pass agli Aragonesi e tuttoggi troviamo parole di provenienza catalana come : ammuinare agitare (verbo) e ammuna agitazione (sostantivo).Gli iberismi di origine castigliana invece sono entrati nei dialetti campani nel periodo tra il 500 e il 700 tra cui ritroviamo ancora :pali bastonare e lazzari (cos erano chiamati i seguaci di Masaniello e il termine deriva da lzaro poveraccio) Nel 700 Napoli fu profondamente influenzato dalla cultura e dalle idee rivoluzionarie provenienti dalla Francia e per questo ai francesismi del periodo normanno e angioino se ne aggiunsero dei nuovi apparteneti ai settori pi diversi della cultura,dellabbigliamento e della gastronomia ( crocch panzarotto di patate, gatt pasticcio di patate,brioschia (da briosche) ma anche bab (che per era una parola di origine polacca entrata nel nostro lessico attraverso il francese).

CAPITOLO II : Tratti Tipici Dellarea Campana


In Campania non si trova un unico dialetto proprio perch la regione fu abitata da diverse popolazioni,ma si possono comunque rintracciare dei caratteri linguistici comuni e di certo il peso di linguistico di Napoli,nonostante ma il suo dialetto non sia diventato dialetto regionale ) notevole.( stata citt capitale per secoli e poi citt pi popolosa dItalia fino al 1911)Le caratteristiche linguistiche tipiche dei dialetti campani non sono fenomeni esclusivi e si posso individuare anche negli altri dialetti meridionali. Inoltre sono accompagnati da altre caratteristiche che di volta in volta si aggiungono e rendono specifica ogni area rispetto alle altre. La differenza con i dialetti meridionali sta nel fatto di ritrovarli tutti insieme nel territorio campano e che questi fenomeni sono tra loro collegati come a formare una struttura capace di individuare larea linguistica campana. Questi fenomeni sono: Dittongo metafonetico Chiusura metafonetica Femminile plurale con rafforzamento sintattico Vitalit del genere neutro Variazione consonantica Suono indistinto finale Nel latino classico le vocali si distinguevano in base alla quantit,cerano quindi 10 vocali: 5 brevi e 5 lunghe. Nel latino parlato(quello da cui derivano le lingue romanze e i dialetti) le vocali si distinguevano attraverso il grado di apertura: le vocali originariamente brevi erano pronunciate come aperte e le vocali originariamente lunghe come chiuse e alcuni suoni tra loro simili si riducevano ad un unico suono ( e , e , e ,) delineando cos un vocalismo tonico formato da 7 vocali (modello alla base della maggior parte delle lingue romanze).

METAFONESI DI TIPO NAPOLETANO: dittoghi e chiusure

Il termine metafonesi (o metafonia ) indica un fenomeno fonologico che consiste nella modificazione del suono di una vocale tonica (, , , ) per l'influsso di un'altra vocale (sia quando la vocale finale della parola originaria latina i oppure u, sia quando si trova nella sillaba immediatamente successiva), in un processo di assimilazione. La metafonesi napoletana si realizza sia in sillaba libera che in sillaba chiusa. (la struttura della sillaba importante per esempio nei dialetti pugliesi o nel toscano).

Le vocali che sono alla base dei dialetti di tipo campano sono i a u . Si parla di dittongazione metafonetica quando,per effetto della metafonesi (quando nella sillaba successiva o in quella finale si trovano i o u etimologica,che d luogo ad una o) le vocali aperte toniche

-- e -- dittongano in-ie-

e in

-uo-.

Esempi: carusiello salvadanaio, campaniello campanello,ciento cento,curtiello coltello,gruosso grosso,iuorno giorno,chiuovo chiodo,vruoccolo broccolo. Puorto porto (dal latino PORTUM)

Di chiusura metafonetica si parla invece quando la metafonesi (sempre per effetto di I o U-etimologica) colpisce le vocali toniche chiuse

i- e u-

-- e --

che si chiudono ulteriormente e diventano

Esempi: appiso appeso ,ccere ceci, friddo freddo,capitune capitoni,palummo colombo,curiuso curioso . Entrambi gli esiti metafonetici rientrano nella categoria degli esiti condizionati perch essi hanno luogo solo in determinate condizioni :si realizzano SOLO nelle sillabe toniche e solo per effetto di certe vocali(quando una parola risale ad una base con I e U finale). Si realizzano quasi esclusivamente in nomi e aggettivi di genere maschile (tranne perzune persone) e per questo motivo troviamo i maschili spesso dittongati o con chiusura metafonetica e i corrispettivi femminili senza dittongo e senza chiusura metafonetica.
Esempi: campaniello (m) campanella (f),guagliunciello (m)- guagliuncella (f), viecchio (m)- vecchia (f),muorto (m)- morta (f), appiso (m)- appesa (f), chillo (m) chella (f), piccerillo(m)- piccerella (f),palummo (m)-palomma(f)

Inoltre in tutti i nomi che presentano al plurale la desinenza i ,ma al singolare la desinenza-e ,si determina una distinzione tra plurali con esiti metafonetici e singolari non metafonetici. Esempi : ccerececi(pl)- ccere cece, guagliune ragazzi(pl)- guaglione ragazzo Ci significa che la distinzione morfologica tra maschile e femminile e tra plurale e singolare affidata alla presenza/assenza di metafonesi nelle vocali toniche e questo fondamentale

soprattutto per quei dialetti campani in cui la vocale finale pronunciata come suono indistinto(schwa),in particolare quindi il dialetto di Napoli e dintorni. Le chiusure metafonetiche e i dittonghi metafonetici assumono una funzione morfologica anche nelle voci verbali: nella flessione di un verbo la vocale tonica si adegua per metafonia alla vocale della desinenza.Nella seconda persona (che ha desinenza i) si determinano,appunto,quel le condizioni morfologiche per cui si distingue dalle altre. Esempi: io corro - tu curri , io scngo - tu scinni , io sento- tu sienti, , io porto - tu puorti.

RAFFORZAMENTO SINTATTICO
Il rafforzamento sintattico la pronuncia rafforzata delle consonanti iniziali che sono precedute da monosillabi o da alcune particolari parole. E un fenomeno non presente nei dialetti settentrionali,ma accomuna invece quelli meridionali e quelli centrali. E presente anche in italiano,ma nei dialetti campani assume una funzione morfologica pi importante perch si presenta solo nei femminili plurali e nei nomi di genere neutro, facilitando cos lidentificazione. A provocare il rafforzamento sintattico sono di solito delle parole,monosillabi, (che in italiano sono a,tre,pi che in latino avevano la terminazione consonantica ad,tres,plus che fa cos avvertire ancora la sua antica presenza rinforzando la consonante che segue) e in Campania le forme che determinano questo fenomeno non sono le stesse che lo provocano nellitaliano,anzi sono: le congiunzioni e,n la negazione nu (non) le preposizioni a,cu , per gli indefiniti ogne, quacche, il che interrogativo accuss cchi pi tre larticolo neutro o il pronome neutro o gli articoli femminili plurali e in genere le forme pronominali o aggettivali femminili, i pronomi maschili e femminili plurali (e / le) le forme verbali so (1 e 6 indicativo di essere) e si (2 persona) la prima persona del verbo stare : sto Da notare che la terza persona del verbo avere (ha) non provoca rafforzamento.Inoltre bisogna sottolineare che questo fenomeno avviene solo quando tra le parole coinvolte c un effettivo legame di frase, cio quando non sono separate da una pausa (rilevante sul piano sintattico)

IL FEMMINILE PLURALE E IL RAFFORZAMENTO SINTATTICO


Il rafforzamento sintattico in Campania assume una funzione grammaticale molto importante perch permette di distinguere i femminili plurali dai singolari.Una funzione morfologica che di norma sarebbe affidata alle desinenze finali e che diventa ancora pi rilevante se si pensa che a Napoli e dintorni le vocali finali sono pronunciate indistinte. Nei femminili plurali infatti la consonante iniziale rafforzata sia quando preceduta dallarticolo e sia quando preceduta da aggettivi o dimostrativi quindi alcune forme, in assenza di opposizione fondata sul rafforzamento, rischierebbero di risultare ambiguit lessicali. Il rafforzamento sintattico

permette quindi di trasferire sullarticolo e sulla parte iniziale linformazione morfologia che dovrebbe essere veicolata dalla desinenza e dalle vocali finali. ESEMPI: a figli - e ffigli , e pil - e ppil , e tavul - e ttavul .

VARIAZIONE CONSONANTICA
Quando si determina il rafforzamento sintattico,tutte le consonanti ad inizio parola sono pronunciate come intense (in posizione forte) mentre, nel caso in cui si trovano in posizione debole sono pronunciate n on intense o scempie. Nel caso di alcune consonanti la pronuncia nella posizione forte e la pronuncia nella posizione debole sono completamente diverse, questo il fenomeno della variazione consonantica e si spiega perch semplicemente un unico fonema viene realizzato con due allofoni diversi a seconda della posizione in cui si trova nella sequenza fonetica. I fonemi che subiscono la variazione consonantica sono:
La i semivocalica /j/ in posizione debole [j] in posizione forte [ggh] :na jurnata- che gghiurnata! Locclusiva dentale sonora /d/ : [ r ] in posizione debole e [dd] in posizione forte : e riente tre ddiente Locclusiva velare sonora /g/ in posizione debole tende a scomparire o essere pronunciata con leggera aspirazione, mentre in posizione forte viene rafforzata [gg] : nu uaglione si gguaglione Locclusiva bilabiale sonora /b/ in posizione debole [v] in posizione forte [bb]: a vocca e bbocche La fricativa labiodentale sonora /v/ in posizione forte [bb]: e bbalige.

Questo fenomeno detto BETACISMO


La pronuncia delle consonanti dei dialetti campani e affini quindi poco stabile ed condizionata dal contesto. Alla variazione consonantica si riconduce anche la gorgia toscana,ma nei dialetti campani importante perch spesso la pronuncia delle consonanti sorde e quella delle sonore non ben marcata e tendono a confondersi.

IL GENERE NEUTRO
In quasi tutta la Campania, oltre il genere maschile e quello femminile, esiste il genere neutro. Non tutti i nomi di genere neutro corrispondono allo stesso genere anche in latino,anzi in molti casi i nomi neutri dialettali sono dei neologismi di recente coniatura e quindi parole che in latino non esistevano. Il neutro una categoria ancora altamente produttiva nel dialetto partenopeo e nei dialetti campani,il che dimostra levidente vitalit di questi dialetti!La caratteristica fonetica che ci permette di riconoscerlo subito il raddoppiamento sintattico innescato dall'articolo determinativo (o dal dimostrativo) singolare il quale sembra in apparenza identico allarticolo maschile o,ma ha in realt unaltra origine etimologica perch deriva dal latino ILLUD (e non da ILLUM).Si pu quindi dire che la D finale anche se non si vede si fa ancora sentire nella pronuncia . Sono trattati come neutri tutti i nomi che esistono solo al singolare(come entit materiali o concettuali) non sono pluralizzabili e che designano un qualsiasi genere visto nel suo insieme(anche una lingua o dialetto),come : Materiali nel loro complesso ( o fierro o ssaponeo lligname o cuttone) Generi alimentari o bevande considerati come insieme ( occaf ,oppane, ogghiaccio) I nomi dei colori ( o rrusso , 'o nniro) Infiniti sostantivati (o ppenz , o mmagn)

I nomi astratti che si riferiscono a categorie generali (o mmale , o passato oppecch) Nomi di generi musicali ,anche in forestierismi ( o rrep, offolk, o rrock) In alcuni dialetti campani per larticolo neutro ( u , lu )non uguale a quello maschile (o ) e quindi rende ancora pi immediatamente visibile lappartenenza a questo genere. Allinterno di una frase lappartenenza al genere neutro non svelata solo dallarticolo,ma anche da un pronome personale o che, essendo neutro e non maschile, provoca il rafforzamento della consonante che segue. ESEMPIO : da Napoli Milionaria!di De Filippo i pronomi (pronunciati in dialetto da Amalia) che si riferiscono alla parola burro (detta in italiano da Riccardo) hanno tutti la consonante iniziale rafforzata nelle sequenze : o ttrovano a vnnere , o pporta, o pputarra accatt ecc.. La forma pronominale o molto importante perch talvolta ci permette di capire che sono trattate come neutre anche parole che in apparenza sembrano femminili . ESEMPIO : la medicina(che pu avere plurale le medicine) trattata come neutra infatti il pronome riferito a questa parola non la ,ma o ( chi o ttene e nun o ccaccia cfr De Filippo), ma anche il sostantivo roba /rrobba trattato come neutro perch ha valore collettivo. Hanno funzione di neutro anche il sintagma tutte cose ( che ha valore collettivo ) , ma anche chilo perch usato in combinazione con nomi di generi alimentari. ESEMPIO: che bellu chilo e carne, chesto o ffacimmo a brodo (da notare che i pronomi e gli aggettivi con valore neutro non presentano esito metafonetico, infatti nella forma maschile avremmo avuto chisto con chiusura metafonetica qui troviamo chesto,ma potremmo trovare anche chello). Il dimostrativo chesto / chello rivela infatti che alcuni nomi che sembrano maschili sono trattati come neutri . ESEMPIO: vino non ha rafforzamento
sintattico,ma si dice chesto o vino .

LA FINALE INDISTINTA
collegamento e sostegno

come chiave di volta : un fenomeno di

Unaltra caratteristica tipica dellarea campana, in particolare quella napoletana, lindebolimento della vocale finale atona,che viene articolata come suono centralizzato indistinto []. Questo fenomeno strettamente collegato alla funzione morfologica degli esiti metafonetici e del rafforzamento sintattico perch ,semplificando, la vocale finale pu essere indebolita nella pronuncia in quanto non pi indispensabile per veicolare informazioni morfologiche dal momento che,in determinati contesti, queste sono gi veicolate dalla sillaba tonica metafonetica (che permettono di distinguere i maschili dai femminili) o dal rafforzamento della consonante iniziale.(in caso del neutro o nei plurali femminili). Tali fenomeni quindi,combinandosi tra loro,si rinforzano e conferiscono stabilit alle strutture morfologiche e fonetiche dei dialetti dellarea napoletana. Non c un vero rapporto di causaeffetto,ma semplicemente ognuno acquista maggiore vitalit e resistenza se combinato con gli altri. Questo dimostra quanto siano ancora vitali i dialetti campani.

ALTRI FENOMENI FONETICI : Bisogna ricordare alcuni esiti fonetici frequenti nei dialetti campani come: Levoluzione dei nessi CONSONANTE + L : FL -> [ ] FLOREM > sciore (fiore), BL -> [j] BLANCU> janco (bianco), Sonorizzazione dopo nasale : CANTARE > cand ( cantare) Pronuncia fricativa della s- -> [ ] prima di labile e velare: battere sbattere , pesso spesso, cuola scuola Conservazione della semivocale [j] (che in italiano diventa affricata palatare sonora [d ]) : juorno = giorno

CAPITOLO III : Una Regione Tanti Dialetti


Nelle diverse aree campane si delineano alcune caratteristiche specifiche che contribuiscono a rendere variegato il panorama linguistico regionale. Per esempio nella gran parte della Campania ragazzo si dice guagline mentre ragazza ha forme diverse a seconda della zona : a Napoli si dice guaglina , a Solopaca (provincia di Benevento) invece uaglila, in una parte dellIripinia e della provincia di Salerno vaglitta, a Vallata (Irpinia) uagnarda , lo stesso suffisso arda lo troviamo a Potenza ed quindi un residuo dei dialetti settentrionali . Il guaglione era laiutante (giovane) nel lavoro dei campi e deriva dal francese (g)uagnor e nei dialetti lucani era guagnone( che a Potenza indica infatti laiutante nel lavoro dei campi) , da cui poi in area napoletana si avuto guaglione. Nella campania interna ,invece, ragazzo si dice anche quatrano o quatrle,mentre dalle parti di Sessa Aurunca si usa picciuotto (simile al siciliano) da cui poi derivato picciotto che nel gergo della camorra era il giovane malavitoso che prima era chiamato scugnizzo.

I DIALETTI DELLAREA SALERNITANA E DEL CILENTO


La provincia di Salerno comprende unarea di oltre 200 km di costa e varie aree montagnose che va da dalle zone vesuviane (Scafati,Angri) fino al golfo di Policastro e a Sapri e i dialetti che vi si parlano sono piuttosto diversi. Nellarea Agro nocerino-sarnese (tra il Vesuvio e Salerno) il dialetto simile al napoletano,ma le vocali toniche - e sono pronunciate molto pi aperte,mentre la vocale a- ha un suono quasi simile alla - aperta (a Pagani).Larticolo determinativo pi frequentemente u (mentre nel napoletano o ). Nel Cilento,la parte meridionale pi estrema della provincia salernitana,il dialetto nettamente diverso rispetto agli altri perch di tipo siciliano(che include pure le parlate del Salento e del sud della Calabria) . Le caratteristiche pi rilevanti sono: Sistema pentavocalico : 5 vocali toniche /a, e, i, o, u/ , perch non c differenza tra vocali aperte e chiuse, che hanno anche diversa corrispondenza rispetto alle vocali latine(vocalismo siciliano). ESEMPI : chista(questa),fimmini(donne), paisi (paesi) Prevalenza delle vocali estreme i- e u- in posizione atona finale: in alcune aree del Cilento nelle sillabe toniche si trovano i- e u- mentre nel resto della Campania si trovano e/-o-.

Conservazione migliore della vocale finale: il suono vocalico finale non indistinto come in area napoletana Altre caratteristiche accomunano questo dialetto anche a quelli lucani e irpini e sono: Evoluzione di LL>dd. ESEMPIO: castieddu (castello), capiddi (capelli), addum (accendere) Esito del nesso FL > [j] : mentre negli altri dialetti si evolve in [ ] ESEMPI:
FLOREM>jore (fiore e non ore)

Presenza dellaffricata dentale sorda [ts ]invece della palatale [t ]. ESEMPI:


fazzo (faccio), lazzo (laccio)

Altri fenomeni sono: Dileguo della occlusiva velare intervocalica: puta(bottega), fati (lavorare) Uso dellaffricata palatale [] invece della nasale palatale [] : chiange (piangere)e non chiagnere (a Napoli) Propagginazione : fenomeno per il quale la vocale dellarticolo u si estende alla prima sillaba della parola successiva : lu cuane (il cane) Tra le caratteristiche morfologiche troviamo invece: Il condizionale in era / -ara : formato dallindicativo piuccheperfetto latino : PUTERAM>putra potevo 1 persona plurale del presente indicativo senza rafforzamento di m-: facimo e non facimmo (Napoli) 2 persona plurale del presente indicativo con finale in i : faciti e non facite (Napoli) Gerundio con palatalizzazione della vocale tonica a>e : iuchnno e non iucanno giocando (Napoli) Pronome personale terza persona singolare ILLO o IDDU : (e non isso) forme derivanti dal tipo latino ILLE

I DIALETTI IRPINI
I dialetti irpini sono quelli parlati nella provincia di Avellino.Questi hanno una serie di tratti in comune coi dialetti del Cilento,ma anche aspetti simili al dialetto napoletano. I tratti in comune con i dialetti del Cilento sono: Presenza dellaffricata dentale sorda [ts ]dal latino CJ: ESEMPIO: fazzo (faccio), Esito del nesso FL > [j] : ESEMPIO:jocc nevicare Uso dellaffricata palatale [] invece della nasale palatale [] : mangi (mangiare) Presente indicativo : 1 pers. pl. senza rafforzamento di m-, 2 pers. pl. con finale in i: facimo ,faciti Altri fenomeni fonetici che individuano i dialetti di questa zona sono: La sonorizzazione di dentale dopo vibrante o liquida : ESEMPIO: stordo stupido Levoluzione da liquida intensa in vibrante : ESEMPIO: quiro quello che in napoletano invece chillo La conservazione della sequenza iniziale in QU- (diventata in napoletano <ch>) : ESEMPIO: quiro vs chillo

Presenza della palatale [t ] invece che [ts] : ESEMPIO: citto zitto , paccio pazzo
(fenomeno inverso a fazzo)

Aggiunta della sillaba dappoggio NE negli infiniti : ESEMPIO: cantne cantare , venne venire Dileguo dellocclusiva velare ESEMPIO: RUGA> rua stradina, fata lavoro vao vado ( e non vaco) Evoluzione del nesso consonantico latino -GN- con inserimento di vocale di transizione e dileguo della velare: ESEMPIO: lona legna Vocalismo tonico con 7 vocali e esiti metafonetici come in napoletano (per nellarea irpina a confine con la Puglia il dittongo metafonetico si riduce ad un solo elemento vocalico : ESEMPIO: firro vs fierro ,ucchio vs uocchio Femminili in i (quelli che in italiano rientrano nella classe dei nome in e) : ESEMPIO: la faoci la falce Le caratteristiche morfologiche pi rilevanti sono: Conservazione degli articoli determinativi in lo,la,li,le nonostante la diffusione delle forme aferetiche o, a Distinzione dellarticolo neutro ru da quello maschile lo (nelle zone prossima a Puglia e Lucania) Conservazione del pronome relativo chi con funzione di soggetto (< lat QUI) e del pronome con funzione oggetto che (< QUEM) : ESEMPIO: lanno chi vne Passato remoto con forme deboli : ESEMPIO: corri corse , 6 pers. Presente Indicativo di potere,volere,venire con dittongo metafonetico .ESEMPIO: punno possono Uso del doppio imperativo : ESEMPIO: vati corca va a dormire Esistono poi alcune localit irpine che presentano caratteristiche specifiche meno diffuse o assenti nelle altre zone. Per esempio: A Vallata: la - tonica nei nomi maschili e neutri (preceduti dagli articoli lu e ru) pronunciata quasi come o- (vocale innalzata posteriore), un fenomeno interpretabile come una particolare forma propagginazione,(ru cso il formaggio) inoltre la 3 persona del verbo essere si presenta come ja A Bonito: tipica la dentale sonora in posizione intervocalica diventa sorda e non rinfatti troviamo miteco medico A Monteforte irpino: il pronome personale di terza persona illo e deriva dal latino ILLE e

I DIALETTI SANNITI

Sono i dialetti della zona del beneventano. Ogni dialetto tende a gravitare intorno ad un centro mentre le zone periferiche tendono a conservare tratti di relativo arcaismo,questo fa s che i dialetti del Sannio siano piuttosto diversi sia dal napoletano su cui sono basati sia tra di loro per diverse caratteristiche fono-morfologiche. Per esempio il genere neutro con rafforzamento sintattico e gli esiti metafonetici di tipo napoletano si presentano in forme attenuate o seguono regole diverse in base alle zone. Nelle zone del Sannio pi vicine alla provincia di Avellino, per esempio a Benevento e nelle aree pi vicine alla Valle Caudina,gli esiti metafonetici sono simili a quelli degli altri dialetti campani, mentre nei dialetti di zone come Cusano Mutri, Morcone, Ponteladolfo, Sassinoro, Cerreto Sannita ecc invece dei dittonghi ie- /-uo- si incontrano esiti riconducibili al fenomeno della metafonesi di tipo sabino (presente i una parte del Lazio) dove le vocali chiuse e- /-o- in condizioni metafonetiche si chiudono in i- /-u- mentre le vocali aperte non dittongano in ie/-uo- ma si chiudono in e-/ - o- chiuse. ESEMPI :
cappllo vs cappiello (con e chiusa), nvo vs nuovo, bno vs buono (con o chiusa)

I dialetti sanniti si distinguono da quelli campani anche per lassenza di rafforzamento sintattico dei femminili plurali e per lassenza del neutro. Perci non si ha le mman ma le man , lo pane e non lo ppane. Il polimorfismo dellarticolo unevidente prova della differenza interna che corre tra i vari dialetti sanniti: A Cerreto Sannita inoltre si dice le pn e le sl senza rafforzamento sintattico, larticolo per il maschile singolare i che produce una propagginazione quindi avremo i muer = il mare. In altre zone larticolo maschile ju mentre prima della vocale abbiamo al oppure ll che diventa gl : glammore lamore.In qualche altro paese invece larticolo sempre u sia al maschile che al neutro( distinti per dal rafforzamento delliniziale). Importa notare che nelle zone a confine con il Molise ci sono fenomeni come: La palatalizzazione di s- in [ ] prima di labiale e velare,ma anche dentale. ESEMPI: sc si , cosc cos Le terze persone plurali dellindicativo sono prive di desinenza no. ESEMPI: avo fatto hanno fatto Palatalizzazione di a- tonica > ESEMPI: a chesa la casa , le sl il sale Tra i fenomeni diffusi altrove troviamo invece : La sorde dentale in posizione intervocalica : ESEMPI: i puet i piedi , chiotini chiodini La palatalizzazione di LL- ESEMPI: uagl gallo ,begl bello chigliu quello Lesito palatale affricato PL> [t ] ESEMPI: ciesco < PLESCUS roccia (a Solopaca e nelle zone del casertano) Il verbo avere usato come ausiliare in casi in cui in italiano c essere. ESEMPI:
iti venuti siete venuti , imo venuti siamo venuti

La forma ino per la terza persona plurale del verbo avere hanno. ESEMPI: nun
ino stati non sono stati

Passato remoto sigmatico con la desinenza se. ESEMPI: penzse pens ( S.Bartolomeo in Galdo) In certi casi quindi la pronuncia di alcuni dialetti sanniti pi vicina a quella irpina,ma diversa dal napoletano.

LA PROVINCIA DI CASERTA
Nella parte alta della provincia di Caserta i dialetti sono in parte diversi da quelli della zona napoletana perch si avvicinano pi a quelli del Lazio meridionale con cui confinano ,inoltre molti centri della provincia di Frosinone fino ad inizio secolo scorso rientrava nel territorio campano. Le caratteristiche tipiche di questi dialetti sono : Articolazione della a- come vocale posteriore ESEMPI: sccio vs saccio so L articolo determinativo aferetico (come napoletano o),ma ju ,(o gli) ,o ru

u ,si trova anche

Palatalizzazione del gruppo LL. ESEMPI: capigliu capello , chigliu quello (zone al nord del fiume Volturno) Assenza del rafforzamento sintattico a causa del cedimento del genere neutro. ESEMPI: u sale , u latte Dal nesso latino PL si produce laffricata palatale [t ] . ESEMPI: civere piovere , ci pi(Pignataro maggiore) Infinito terminante con la sillaba dappoggio ne. ESEMPI: cantne ( area verso il Molise,Pietramelara) Passato remoto in ette anche coi verbi della 1coniugazione. ESEMPI:penzette pens(fenomeno disomogeneo)

LA PROVINCIA NAPOLETANA
Tutti i dialetti campani non possono essere compresi sotto letichetta del napoletano,anzi proprio ai confini di Napoli,nella provincia i dialetti assumono caratteristiche lontane dal napoletano. Un esempio concreto il dialetto dellisola di Procida che pur essendo cosi vicina presenta differenze sostanziali,anzi sembra conservare proprio tutte le caratteristiche di altre aree che a Napoli sono assenti: Larticolo determinativo lu (diversamente dal napoletano e come il Cilento)
ESEMPI: lu parrucchiano

La vocale tonica a- palatalizzata in e- nei maschili (esito metafonetico) (anche a Ischia e nel Sannio) ESEMPI: chitto grasso, cainto cognato Il gruppo LL- si evolve in vibrante [r] ESEMPI: br bella Larticolo femminile plurale re ESEMPI: re quarantore le quarantore Imperfetto indicativo: fve era Pronuncia della - che si innalza verso la - in posizione finale. ESEMPI: f fare , baccal baccal

Altri vistosi elementi di differenziazione si ritrovano nel vocalismo (per esiti metafonetici) di Pozzuoli:
Al singolare i- tonica lunga produce dittongo ai- ESEMPI: fail filo , Al plurale invece la i- tonica diventa i- . ESEMPI: filfili Al posto di o- tonica si produce il dittongo au- . ESEMPI: npautnipote

Diverso invece il vocalismo di Torre del Greco che prevede:


La a- tonica articolata con una pronuncia che lavvicina a o- nei maschili (esito metafonetico con innalzamento velare invece che palatale). ESEMPI: u marenreil marinaio

Ad Acerra,inoltre, si pu anche incontrare il condizionale che finisce in era.


ESEMPI: vivraberrei

NAPOLI
Il dialetto napoletano non diventato nel tempo un dialetto regionale n si mai proposto come il dialetto per eccellenza di ogni cittadino campano da affiancare alla pluralit dei dialetti pi propriamente locali. Il napoletano ha dato vita ad una ricca e prestigiosa letteratura in dialetto,ma non mai stato lingua ufficiale del Regno,n stato quasi mai lingua di corte(dove hanno prevalso le lingue dei regnanti: francese,catalano,castigliano e infine litaliano),solo il re Ferdinando Borbone usava il napoletano nella conversazione,ma i documenti ufficiali erano comunque in italiano.(testimonianza del dialetto del re presente anche neIl Gattopardo Di Tomasi di Lampedusa) Inoltre la Napoli capitale aveva sempre ospitato parlanti di diverse province diventando luogo di confluenza di dialetti diversi,ma anche come centro di irradiazione dellitaliano come sede dellunica universit delle regioni meridionali. In quanto citt capitale del Regno,Napoli non ha mai avvertito la necessit di imporre il proprio dialetto e cos il dialetto cittadino rimasto tale,parlato solo nella citt. Inoltre nel Regno come lingua ufficiale allinizio si preferiva il latino e poi litaliano (che ha acquisito terreno dal 500 in poi) ed erano queste le lingue che sia nello scritto che nel parlato fungevano da punto di riferimento unitario che assicurava un certo tipo di comunicazione. I parlanti campani quindi non hanno mai sentito la necessit di abbandonare il proprio dialetto a vantaggio del napoletano. Solo in epoca postunitaria il dialetto napoletano si diffuso ,paradossalmente quando ormai Napoli non era pi capitale, attraverso i canali della letteratura scritta,della canzone, del teatro sia di variet che drammatico, e in seguito anche del cinema,raggiungendo cos un pubblico sia regionale che nazionale. Grazie a questi generi di larga diffusione il napoletano si imposto come immagine cittadina al di fuori della citt proprio nel periodo in cui la diffusione dellitaliano era pi consistente (scuola,istituzioni pubbliche,movimenti migratori,mezzi di comunicazione di massa ecc). Daltronde i dialetti delle varie aree regionali hanno acquisito nei secoli alcune caratteristiche comuni che in Napoli hanno trovato un centro di aggregazione e si sono rafforzate.

Nonostante abbia in comune con gli altri dialetti della Campania il dittongo metafonetico,la variazione consonantica,il genere neutro e la vocale indistinta, si per evoluto nel tempo senza che i parlanti ne prendessero consapevolezza e presenta qualche elemento tipico che a Napoli accentuato pi che altrove: Lindebolimento del suono vocalico finale che spesso indebolisce la pronuncia dellintera sillaba finale forse dovuto alla maggiore velocit di pronuncia rispetto agli altri Troncamenti e elisioni ESEMPI: sapsapere Rafforzamento ella m- intervocalica ESEMPI: cammeracamera Dittongo io- nei possessivi ESEMPI: tuiotuo, suio suo Novit nella forma ridotta di Gennaro che diventa sempre pi spesso Genny/i a posto di Ienn Alcune voci del dialetto nel tempo hanno assunto una sfumatura di arcaicit (Carlo De Frede).Non sono uscite assolutamente dalluso,anzi sono ancora molto vitali
ESEMPI: spingulaspillachiummoacciaio nudeco nodo

pierzecopescapurtualloarancia

LESSICO DELLA REGIONE E LESSICO LOCALE


La diffusione delle caratteristiche di una lingua favorita sicuramente dalla circolazione delle parole,al seguito delle quali si spostano anche i tratti fonetici e morfologici di cui i parlanti non hanno consapevolezza. E proprio nel lessico di una lingua che si riflettono,inoltre, gli usi ,i comportamenti reali e gli atteggiamenti culturali di una comunit anche in relazione alle innovazioni linguistiche. La storia delle parole evidenzia anche il rapporto tra lingua e cultura per questo significativa la presenza e la diffusione di un certo tipo di lessico in determinate aree.In Campania per esempio si distinguono con un diverso grado di diffusione : 1.

Parole che sono presenti sia nella regione che in gran parte dellItalia meridionale: forme che risalgono ad un antica matrice comune
che sono rimaste in tutte le regioni meridionali i cui dialetti sono in qualche modo affini o parole entrate come innovazioni(ossia come prestiti) dal Medioevo in poi. Per esempio parole che hanno origine latina come: accatt comprare , assettarse sedersi ,scarparo calzolaio la capa la testa. Spesso ci troviamo anche davanti a uno stesso referente che ha due forme lessicali concorrenti nellarea regionale,uno che si estende verso nord ( isso < IPSE, cerqua quercia) e una verso sud ( illo < ILLE , cerza quercia).Se si volessero delineare bene queste due zone si potrebbe riconoscere unisoglossa che va da Eboli a Lucera,considerabile un vero e proprio confine linguistico che divide larea napoletana (a nord, che comprende Campania centrale e

settentrionale: magn,isso,ecc) dallaltra (a sud, che comprende Cilento,Irpinia,Lucania e Puglia: mangi,illo,ecc). l lessico dei dialetti non immutabile,ma si evolve come quello di qualsiasi lingua e il fatto che tuttora persista lesistenza di un confine dimostra che i mutamenti linguistici dei dialetti sono lenti e progressivi. Innovazione recentemente entrata nei dialetti dellItalia meridionale per esempio tenereusato nel senso di possedere e lo conferma il fatto che nei testi antichi invece troviamo avere con il medesimo significato.( tenere forse entrato grazie alliberismo tener avere).

2.

Parole diffuse pi o meno in tutta larea campana :

si tratta i un tipo di lessico pi tipicamente campano che non ha raggiunto le altre regioni meridionali. Per esempio di diffusione campana il tipo lessicale mola molare che al di fuori dei confini regionali presente pi come gangale. Parole considerate tipicamente campane sono ancora : allucc urlare ,azzecc ippiccicare,appiccic litigare,ntupp urtare, sfruculi prendere in giro, tuzz sbattere, sparagn risparmiare ecc.

3.

Parole in uso solo nei dialetti di una parte della Campania,ma non nel resto della regione : solo nellarea campana di tipo napoletano
troviamo il termine ncoppa sopra mentre nel Lazio,in Abruzzo,In Puglia,Basilicata,Calabria e Sicilia prevalgono forme derivate da SUPRA (tranne in Cilento dove troviamo ngimma o ngudde). Sono parole soltanto napoletane (cio in uso solo nella citt di Napoli e dintorni) : coviglia semifreddo , nturzato gonfio, pccaro schiaffo, vaco n freve perdo la calma, sapunaro straccivendolo , scugnizzo prima giovanissimo delinquente ,ora pi ragazzino vivace ( una parola che giunta anche in italiano,ma no nei dialetti del resto della Campania). Parole invece esclusivamente dellarea sannita sono vritto sporco e donna/dnnema suocera/mia suocera, nellIrpinia sono diffuse parole come accippolalitigio,ammanton ammaccare, bbbolo pupazzo ecc .

Queste specificit locali non sono sempre esito di una conservazione del lessico tradizionale, posso essere anche prestiti (occasionali o radicati nelluso) importati dagli emigrati di ritorno. Alcuni prestiti sono entrati nel dialetto anche attraverso la comunicazione ufficiale burocratica,ecclesiastica o giudiziaria (i cosiddetti cultismi)che possono essere comuni ad un certo numero di dialetti o variare da zona a zona. Al lessico giuridico e burocratico risalgono parole come : ligittimo puro, genuino ( ad Ariano) iusso re passaggio (<IUS) diritto di passaggio (a S.Mango sul Calore) ecc Al campo della medicina appartengono i modi di dire popolari : artteca irrequietezza , appucudria malinconia (< ipocondria fobia) All ambito religioso e al latino della Chiesa si collega : Marcosalemme (< Matusalemme,saccente nel dialetto di Montella).

LESSICO e TRADIZIONI POPOLARI


Le parole del dialetto conservano spesso uno stretto legame con la cultura materiale, ci particolarmente evidente negli ambiti lessicali culinario di area locale che va dai piatti tipici natalizi (mustacciuoli, roccoc, susamielli, menestra maritata ) a quelli pasquali (la pastiera, termine documentato gi nei testi in latino del XiV secolo redatti nella cura papale con sede ad Avignone,inoltre la troviamo in Sannazzaro che la ricorda come uno dei piatti preferiti del re angioino Andrea e questo spiega la desinenza in iera che si presenta come un francesismo,la prima attestazione in un testo in volgare dello stesso periodo ed riscontrata nellInferno redatto dal napoletano Maramauro,la troviamo poi nellelenco di piatti tipici del periodo pasquale stilato da Giovan Batista del Tufo dove troviamo pastiede con variazione consonantica di d- in r-) infatti le parole della gastronomia sono infatti talvolta documentate anche nei testi antichi.

I piatti tipici infatti conservano in genere le antiche denominazioni tradizionali,ma anche le parole che si ricollegano alle credenze popolari tradizionali come controra (con cui in genere si indicano le ore del primo pomeriggio) che a Procida chentrora e si riferisce ad un essere favoloso,una specie di strega che si aggira per le strade dellisola nelle ore pi calde per convincere i bambini a dormire.Unaltra presenza magica la Mbriana ,una presenza domestica benigna, spesso identificata con un geco, che considerata di buon auspicio per la casa in cui alloggia, una figura simile il munaciello (o munaciddu in altre zone della regione) che si insedia nelle case come lare domestico.

DIALETTO, GERGO,GIOVANI E NEOLOGISMI


I dialetti campani traggono molti elementi lessicali dai gerghi tradizionali, dalla camorra(a cui risalgono termini come scugnizzo,picciotto,babbio carcere,bobba veleno) ad altri generi come la musica (da cui deriva per esempio parlsia atto del parlare tuttora usata da musicisti e cantanti,forse di origine greca data la terminazione in sia, comunque ricollegabile probabilmente al calabrese parlasa loquacit o al siciliano parra(s)ca parlantina) I giovani della Campania non parlano tutti allo stesso modo,alcuni parlano prevalentemente il dialetto come prima lingua,altri invece sono esclusivamente italfoni e apprendono una conoscenza del dialetto passivamente o lo acquisiscono in un secondo momento proprio nellambito scolastico dove preferito come lingua della comunicazione informale. Questo recupero come seconda lingua dimostra ancora una volta la vitalit del dialetto,che entra cos tra le opzioni comunicative (in contesti di informalit) dei giovani adolescenti. Il lessico gergale giovanile,inoltre,spesso ripreso proprio dal dialetto e i giovani parlanti ne sono ben consapevoli anche se non tutti conoscono il significato dialettale originario. Per esempio menare la sccia usato spesso per portare sfortuna ma non sempre trasparente il significato dialettale di scciaseppia (<SEPIAM ) oppure il verbo pariare (< lat. PADIARE digerire) diffuso tra i giovani con significato spassarsela , ma anche lusatissimo termine cazzimma che ha assunto il significato metaforico di furbizia opportunistica che potrebbe essere o un neologismo novecentesco o potrebbe essere affine a scazzimma secrezione cisposa.Nel linguaggio giovanile si sono consolidate con evidenti segni di dialettalit anche le locuzioni st fore essere fuori che in un certo senso riconducibile allinglese to be out , ce lo vuole con me si interessa a me, schia o cinco traslato qua la mano (schia < EXPLICAREdispiegare> banalizzato in schiacciare rumorosamente) o neologismi come tirarsela /atteggiarsi darsi delle arie . Tra gli altri usi lessicali giovanili si annoverano anche (essere/fare)a mostro essere molto bravo,ammoccarsi baciarsi,azzeccato ansioso,paranoico,capae chiuovo testa dura, bono bellissimo, cuozzo tamarro,freakkettone sessantottino,pacifista,intalliarsi bloccarsi, ntrunatu intontito , pezzottato falso,difettoso, schifare provare forte antipatia,sfottere prendere in giro, sclerare esaurirsi,tranqui non preoccuparti , altri invece si presentano come anglicismi diretti o indiretti: dark persona tenebrosa che veste di nero, fashion/fscion elegante,alla moda,grande! esclamazione di contentezza forse un calco di great!,pusher spacciatore , rave festa illegale(parole presenti anche in italiano). Dai giovani inoltre sono percepiti come appartenenti al proprio lessico delle voci presenti da tempo anche nellitaliano colloquiale e informale come : cagareconsiderare, imballato confuso,fregare imbrogliare,rubare,pallabugia,sballarsi drogarsi,prof professore,secchiona persona studiosa,stare a rrota essere in astinenza,tirato tirchio,sla fregtura ecc. Neologismi in Campania sono sicuramente lappellativo am, la locuzione avverbiale a ffinaledopo tutto , bombolone lecca lecca,pezzotto e tutti i derivati.

NUOVI SPAZI DEL DIALETTO NELLA SCRITTURA

Tra la fine del XX secolo e linizio del XIX il dialetto ha conquistato nuovi spazi anche nella comunicazione scritta, attraverso i nuovi canali comunicativi delle chat-line, degli sms,della posta elettronica ,ma anche in scritture non destinate alla comunicazione privata,ma ad unesposizione in zone pubbliche come le insegne pubblicitarie o i messaggi delle campagne di sensibilizzazione verso alcuni problemi particolari,ma a volte anche per comunicare alcune iniziative. Un tipo di scrittura creativa esposta in pubblico quella degli striscioni sportivi che spesso contengono scritte in dialetto,ma anche le scritte murali.

CAPITOLO IV : L Italiano Regionale


Nel periodo postunitario si diffuso in Italia il falso luogo comune della fine dei dialetti,i quali sarebbero stati soppiantati dallitaliano data,forse,lincapacit dei parlanti ad avere pi competenze linguistiche. La scuola, l servizio militare,la burocrazia,la Chiesa,la radio, il cinema, la televisione e gli spostamenti della popolazione che hanno favorito contatti diretti con altre realt linguistiche hanno senzaltro favorito la diffusione dellitaliano,ma questa ,in realt, non ha comportato assolutamente la crisi dei dialetti. Contrariamente a quanto si creduto, i dialetti non sono usciti finora dalluso anzi negli ultimi anni il dialetto entrato anche in quegli ambiti in cui il suo uso sembrava assai limitato :la comunicazione televisiva,la pubblicit,il cinema,internet ecc. La situazione dei dialetti non uniforme, in alcune aree luso maggiormente circoscritto,in altre invece molto radicato e consistente. Questo dimostra che lunificazione politica non per forza sinonimo di unificazione linguistica, anzi se tuttoggi si svolgono studi linguistici e dialettologici perch il territorio linguistico italiano piuttosto vario,la lingua stessa variabile e si modifica nel tempo( diacronia), nello spazio (diatopia), in rapporto al canale di comunicazione usato, scritto o parlato, (diamesa), al grado di formalitinformalit ( diafasia) e al profilo socio-culturale dei parlanti (diastratia), ci significa che in una qualsiasi comunit linguistica parlanti diversi parlano in modo diverso la stessa lingua usando a seconda delle situazioni comunicative diverse variet linguistiche. In Italia il repertorio delle variet a disposizione di un parlante costituito per esempio dalle variet di italiano delluso medio, italiano letterario,italiano popolare,italiano regionale e,ovviamente, dei dialetti. In gran parte dellarea campana i dialetti convivono con litaliano e non sono minacciati da questo,anzi spesso costituiscono la lingua materna per una buona parte della popolazione. Per esempio secondo un sondaggio a Napoli il dialetto usato abitualmente da circa il 70 % dei parlanti e solo il 12% non userebbe mai il dialetto. Ci significa che almeno in un terzo delle famiglie napoletane il dialetto lingua materna e che gli altri che non lo apprendono come prima lingua ne vengono comunque sempre in contatto nel quotidiano e quindi hanno occasione di impararlo come seconda lingua. Dato che italiano e dialetto convivono ovvio che spesso interferiscano luno con laltro influenzandosi a vicenda: i dialetti acquistano forme e caratteristiche dellitaliano e litaliano assume tratti dei dialetti delle diverse zone. Litaliano parlato oggi risente molto dellinfluenza dei dialetti e le sue variet che mostrano tratti dialettali prendono il nome di ITALIANO

REGIONALE (o locale).
Litaliano locale ,appunto, litaliano influenzato dal dialetto di ci si hanno notizie gi nei secoli passati,almeno per Napoli. A Napoli pi che altrove si erano verificate da tempo le condizioni per linstaurarsi di variet intermedie simili allitaliano regionale(nate dallincontro tra italiano e dialetti) perch la citt era stata a lungo una capitale caratterizzata dalla compresenza di parlanti e lingue di diversa provenienza quindi i napoletani e il napoletano erano messi continuamente a confronto con gli altri modi di parlare (situazione di interferenza e studio reciproco) Autori come Benedetto di Falco(500),Giovan Battista del Tufo (500),Giulio Cesare Capaccio (600),Niccol Amenta (700) , Carlo Mele (800) danno notizia nelle loro opere di un italiano parlato a Napoli di tipo quasi locale e confermano che gi tra 500 e 600 una parte dei

cittadini si accostava alluso dellitaliano (non senza interferenze)almeno in determinate occasioni. Nel primo 500 Benedetto di Falco si rivolgeva ai napoletani dicendo che se anche non erano obbligati a essere toscani almeno dovevano parlare in un modo pi regolato evitando quelle parole basse con caratteristiche fonetiche fortemente dialettali. G.B. del Tufo nellopera ritratto o modello delle grandezze,delitie e meraviglie della nobilissima citt di Napoli distingue il modo di parlare della plebe o popolaccio lingua malnata dal favellar gentil napolitano che a suo parere uguale al toscano e superiore al milanese. Nel 600 il Capaccio parla di un parlare napoletano diventato molto regolato che viene usato dai nobili che si dilettano con la lingua cortigiana. Nel 700 il giurista Nicola Amenta nel trattato Della lingua nobile , e del modo di leggiadramente scrivere in essa non che di perfettamente parlare offre esempi del parlare imperfetto della citt di Napoli ossia di un italiano pronunciato con interferenze dialettali (vocali aperte che in toscano sarebbero chiuse o viceversa). Carlo Mele nel primo 800 in Cenno sulla diritta pronuncia italiana segnala i frequenti errori di pronuncia diffusi a Napoli che danno testimonianza ancora una volta dellitaliano locale ( g al posto di c stanga, quanno per quando assimilazione, s-palatale pronunciata come affricata ecc) e dopo di lui anche altri autori segnaleranno le parole provinciali da evitare quando si parla italiano. Questi diversi documenti testimoniano lesistenza di un italiano regionale anche molto prima che avvenga lunificazione e ci aiutano ,indirettamente, a conoscere il lessico tipicamente locale dellitaliano regionale del passato. La continua osservazione della lingua tipica del popolo e le prescrizioni linguistiche dei vari autori hanno fatto s che i parlanti (napoletani) acquisissero una maggiore capacit di tenere tra loro separati napoletano e italiano (toscano) e hanno richiamato lattenzione dei letterati sui dialetti favorendo cos una fruizione letteraria ed estetica del dialetto. Situazione favorevole che acquister poi maggior rilievo dopo lunificazione infatti un atteggiamento largamente positivo e di apprezzamento per il dialetto locale si incontrer anche in quegli ambienti in cui prevalgono litaliano e litaliano regionale. Tanto pi i parlanti acquisteranno maggiore consapevolezza dellitaliano tanto si indurrano osservazioni metalinguistiche sui dialetti (sul napoletano).

TRATTI DELLITALIANO REGIONALE


Litaliano pronunciato dai parlanti campani presenta alcuni tratti fonetici inconfondibili come : La pronuncia chiusa delle vocali toniche dei dittonghi mentre in italiano la vocale tonica aperta : scula Pronuncia aperta di alcune vocali toniche che in italiano invece sono che chiuse : girno La i dopo palatale sorda viene pronunciata , in italiano non si sentirebbe : c-ielo Tendenza a pronunciare indistinto il suono vocalico finale anche parlando italiano Rafforzamento delle consonanti b- e g- in posizione intervocalica : *sabbato, *paggina Laffricata palatale [t ] sorda resa come fricativa [ ] : pia e

S- prima di velare e labiale resa come palatale fricativa,mentre dopo nasale,vibrante e liquida diventa affricata dentale : salza salsa (in situazioni di maggiore informalit e pi nella provincia che a Napoli) Caduta dellultima sillaba nei vocativi : dott, profess, Giov

Quando linfluenza del dialetto si fa pi consistente, dalla pronuncia dellitaliano regionale si percepiscono alcuni fenomeni che sono molto pi dialettali e sarebbero collegati in modo pi corretto allITALIANO POPOLARE. I fenomeni fonetici pi evidenti sono per esempio: Presenza della vocale dappoggio (anaptissi) nei nessi consonantici : pisichiatra psichiatra Indebolimento nella pronuncia dellintera sillaba finale non solo dellultima vocale Accentazione sistematica sullultima sillaba delle parole che terminano per consonante : Merceds o Ritrazione per ipercorrettismo dellaccento sempre su parole che terminano in consonante: Cvour Assimilazione dei nessi consonantici che risultano pi difficili : abbitro arbitro, soppresa sorpresa Assimilazione dei nessi consonantici in sequenze complesse : no pposso non posso Dissimilazione : zambaglione Ipercorrettismo in alcune forme : pulmandino pullmanino ( in dialetto ND>nn ) Rafforzamento della consonante in alcune parole : disoccupato disoccupato, gassolio gasolio

Tra i fenomeni morfosintattici i pi frequenti sono: Uso del congiuntivo imperfetto invece del condizionale : chi lavesse detto! chi lavrebbe detto Uso del passato remoto in riferimento a eventi del giorno prima (non della stessa giornata) : ve lo dissi ieri Complemento oggetto riferito a persona introdotto da a : faccio venire a qualcuno , a questo lo odio Uso esclusivo della preposizione a nello stato in luogo (a casa mia) e nel paragone (come a ) e prima di un infinito soggettivo ( ti conviene a spendere tanto?) Costruzione transitiva (per ipercorrettismo) di alcuni verbi : dispiacere (non voglio dispiacerle) ,voler bene, telefonare,ma anche scendere,salire,entrare (tradotti dal dialetto dove sono transitivi) Anticipazione in funzione di tema di quello e quella : quello/a , Mr X, ha detto., Posposizione del possessivo: le cose mie, Funzione avverbiale espressa da un aggettivo : (guida troppo lento) o a un sostantivo (state una bellezza) Costruzione delle interrogative con CHE+INFINITO+FARE : che me lo dici a fare?

LESSICO DELLITALIANO REGIONALE


Il lessico che qualifica litaliano di tipo campano semplificato alle voci pi diffuse, spesso adottate consapevolmente dai parlanti per dare una macchia di colore , comprende: abbuscareguadagnare,accattare comprare, acchiappanzaoccasionale conquista sentimentale,addormuto svagato, alice acciuga, ammappuciato sgualcito,appiccicarsilitigare,arrevotare mettere a soqquadro, arronzatoapprossimativo, buatta recipiente ,cortobasso,fare cerimonie fare complimenti,fare lamoreessere fidanzati,faticarelavorare,impennacchiatoagghindato,inchiommarefrenare di colpo,insallanutorimbambito,inciuciopettegolezzo,inguacchiopasticcio,inguacchiareimbra ttare,meza cazettapersona dappoco,mappinastraccio,pccheroschiaffo,paliatonasolenne bastonatura,pazzillagioco,cosa di poco conto, pirchiotirchio,provolamozzarella affumicata,punessapuntina da disegno (<punaise.fr.), scancellarecancellare,schiattarescoppiare,scarrafonescarafaggio,scetatomolto sveglio, sparatrappocerotto, sfruculiareprendere in giro, stipareconservare, tenereavere,possedere. Molte parole tipiche dellitaliano regionale si riferiscono ai prodotti locali,cibi compresi (dagli antipasti ai dolci).Per esempio troviamo : crocch, arancini,pasta cresciuta,cicenielli,paccheri,spaghetti a vongole ( alle vongole),gatt,sart,braciole,cuoccio,spigola ( branzino),alici( acciughe),purpetielli,taratfoli,melanzane a funghetti,gli zucchini (genere maschile),sfogliatelle,bab,zuppette,delizie,caprese,sci ecc Anche nellitaliano locale produttiva la sequenza di nomi derivati senza aggiunta di suffisso (suffisso zero tipico anche del dialetto) come: allucco urlo (<alluccare), sfratto trasloco (<sfrattare), scasso luogo di raccolta auto rottamate, scippo furto a strappo, arrevuoto sovvertimento (<arrevot) ecc.. Anche litaliano regionale si modifica nel tempo e pu risentire in modo maggiore o minore dellinfluenza di una delle due variet da cui composto (italiano e dialetto). E probabile che in passato la componente dialettale sia stata predominante,ma oggi invece ,forse per effetto della maggiore alfabetizzazione,la situazione vede diminuito il numero di parlanti che usano lessico napoletano credendo di usare quello italiano. Ci significa che allinterno di un discorso in italiano forse compaiono meno termini napoletani,ma in una frase spesso frequente il ricorso a certe voci come una sorta di citazioni dal dialetto.

CAPITOLO V : Testimonianze letterarie e documenti


Alle origini della scrittura in volgare
Nel Medioevo la lingua usata per la scrittura stata per molto tempo esclusivamente il latino. Chi sapeva scrivere erano soprattutto i monaci,che leggevano e ricopiavano i manoscritti, e i notai che scrivevano per motivi professionali.Questi ultimi per primi avvertirono lesigenza di mettere per iscritto la lingua davvero parlata perch volevano farsi capire bene dai loro clienti nel momento della lettura degli atti ed evitare i futuri fraintendimenti. Inserirono cos nei documenti le parole delluso. I primi documenti notarili in cui latino e volgare sono accostati,ma non confusi sono i Placiti Capuani,il pi antico dei quali del 960 d.C. Questo

atto interamente redatto in latino,ma trascrive fedelmente le dichiarazioni di tre testimoni che dichiarano la propriet dei monaci dellAbbazia di Montecassino posseggono un ampio territorio da 30 anni.Il documento in realt frutto di una strategia ben precisa ai fini di invocare il principio di usocapione e ci sono molti indizi che i testimoni avrebbero ripetuto una frase concordata precedentemente allatto in modo che questa contenesse i riferimenti fondamentali per rendere latto valido e per dare massima ufficialit e massima valenza alla testimonia. La verbalizzazione non quindi dovuta ad un fatto casuale o alla volont di chi scrive di agevolare i testimoni (che non erano ignari del latino dato che si trattava di uomini di chiesa).Allo stesso periodo (963 dC) corrispondono altri testi importanti dello stesso genere, sono il Placito di Sessa Aurunca, il Placito di Teano e il Memoratorio di Teano,che si riferiscono ad altre indicazioni di propriet,ma ricalcano la stesa formula prestabilita dei Placiti Capuani (perfino nella costruzione sintattica con dislocazione a sinistra :in cui loggetto evidenziato perch anticipato e poi ripreso con il pronome clitico,e il soggetto messo in rilievo perch posticipato dopo il verbo a fine frase) . Nei secoli successivi in Campania saranno usati nella scrittura solo il greco e il latino e il volgare compare solo sporadicamente nelle sezioni dei testi notarili che si riferiscono agli usi quotidiani e agli oggetti pi comuni (casoformaggio,cammara camera,camisa camiciaecc). Alla fine del 200,con larrivo degli angioini, giungono a Napoli mercanti di diversa provenienza,in particolare fiorentini e si diffonde la scrittura in volgare in quei testi che si riferivano alle attivit commerciali. Un documento che testimonia luso del volgare nelle scritture a scopi pratici in ambito commerciale una antica carta di prestito,la cosiddetta Scritta amalfitana (c.a 1280) con cui una monaca di Amalfi conserva memoria di una somma prestata a due conterranei. In questo periodo si diffonde negli scritti degli uffici,della cancelleria e della contabilit una lingua di koin comune ad unarea piuttosto ampia :un volgare non identificabile n con la lingua duso locale n con quella che diventer poi il dialetto napoletano,ma una lingua scritta influenzata da siciliano,napoletano e fiorentino con frequenti di latinismi e abbastanza priva dei fenomeni tipici del volgare locale (dittonghi metafonetici).

IL NAPOLETANO NELLA LETTERATURA


Nel 300 a Napoli si delinea un nuovo pubblico di lettori che si mostra interessato a leggere opere in volgare (oltre quelle colte ed erudite scritte in latino). A met del secolo un autore anonimo traduce in volgare napoletano ( NON ANCORA DIALETTO,MA VOLGARE ) lopera latina Storia della distruzione di Troia scritta dal giudice messinese Guido delle Colonne. Grazie a questa opera si ci pu rendere conto di come il napoletano si sia evoluto e modificato nel tempo rispetto a 700 anni fa . Innanzitutto nella scrittura ci sono ancora grafie tipiche del latino che oggi non sono pi in uso : h- in honore e humile , -ti- in gratiose, il nesso pl- in plu, -ct- in facto e-.mpn- in solempne,poi alcune parole sono differenti da quelle di oggi per esempio gli articoli (lo,la,li che in napoletano non esistono pi,ma si conservano nel dialetto irpino) o il passato remoto sposao oggi sarebbe spusaie in napoletano,ma la stessa forma la possiamo trovare in altri dialetti campani,in quelli Irpini e del Cilento. Altre parole che si trovano allinterno del testo, invece, si sono conservate stabili fino ad oggi e le si ritrovano sparse qua e la per i dialetti campani, alcuni esempi sono : accattarecomprare,allummare accendere,cecato cieco,iuochi giochi,iuorno giorno (in posizione debole senza variazione consonantica),pertuso buco,ntorzare gonfiare, scassare rompere, scalfarescaldare, verace vera , vattere percuotere ecc Sempre nel 300 il toscano Giovanni Boccaccio usa occasionalmente il napoletano per scrivere un breve testo in cui sotto firma di lettera racconta che a una giovane napoletana nato un bambino e descrive la festa di battesimo. Largomento centrale lo spunto poi per riflettere sulle abitudini tradizionali e sul modo di parlare dei napoletani che lo avevano sempre affascinato e incuriosito. Egli infatti non vuole attenuare i fenomeni locali,ne vuole registrare fedelmente maggior numero possibile. Nel testo introduttivo che funge da prefazione,per,lautore si serve dellabituale volgare letterario toscano. Dal punto di vista dellautore, il napoletano una lingua locale,cio visto come un dialetto,mentre il toscano il miglior volgare letterario. Questo testo quindi da considerare la primissima anticipazione

della letteratura dialettale napoletana e in esso gi presente un elemento che sar poi costante in tutta la storia letteraria napoletana : luso del dialetto abbinato allosservazione attenta della realt locale. La lettera di Boccaccio registra cosi dei fenomeni tipici della lingua popolare : o Il passaggio l > r : puorpo polpo o Lesito locale di PL- in affricata palatale [t ] : chiena (<PLENA) o Lalternanza tra articoli lo e lu o Il condizionale derivato dal piuccheperfetto latino in era / -ara (in Cilento) : facramo avremmo fatto o La tendenza allaccumulo dei pronomi enclitici : mandicaosllo se lo mangi o Presenza della sillaba dappoggio - ne: mene me , tene te, tune tu o Anticipazione del dimostrativo son valore di tema del discorso : E chillo me dice judice Barillo ca isso sape quana lu demone o Presenza del dittongo metafonetico (anche in parole che oggi sono senza) : biello , mieglio o Abbondante ripresa del lessico di origine francese, indizio di come la societ napoletana fosse esposta allinfluenza della lingua degli angioini : bien bene , che sono ormai anche scomparsi Inoltre vi ritroviamo alcuni sicilianismi nel finale della lettera come : tia tu , minchia ,possibili riflessi di uneffettiva circolazione di forme siciliane nella Napoli trecentesca. Solo alla fine del 400 possiamo affermare che nasce la vera letteratura dialettale scritta da autori napoletani,che pur affermando il loro legame con quel mondo cittadino non se ne sentono del tutto partecipi,anzi come se lo osservassero dallesterno,in lontananza. La lingua usata da questi autori una lingua letteraria vicina al toscano ,ma in alcuni testi , in particolare negli glimmeri (gomitoli) questi letterati (come Jacopo Sannazzaro) usano la lingua del popolo. Negli glimmeri si coglie una realt altra rispetto a quella della cultura elevata,una sorta di distacco tra due ambienti culturali differenti: quello del mondo popolare cittadino e quello del ceto colto con abitudini linguistiche e culturali proprie ( una sorta di differenziazione diastratica). Jacopo Sannazzaro, uno delle figure pi importanti dellumanesimo, ha scritto opere sia in latino che in un volgare letterario molto raffinato che ormai non sembra quasi pi napoletano,indice che la lingua letteraria comincia ad essere tendenzialmente la stessa per tutti. I suoi glimmeri erano scritti in occasione delle feste di Carnevale e recitati a corte,in questi testi lautore imitava il modo di parlare e i tipici atteggiamenti popolari. Importante testimonianza lo glimmero in cui nei primi versi la voce poetica (che si esprime nella lingua abituale del genere lirico)introduce sulle scene un popolano (il quale incarna il punto di vista del popolo) che,rimpiangendo i tempi andati (epoca angioina) elenca una serie di piatti tipici del tempo passato rimpianti,appunto,per la loro ricchezza e abbondanza (cfr la pastiera) e racconta degli episodi prodigiosi raccontati dalla gente in giro per la citt. Il rimpianto per il passato perduto cela una sottile polemica contro il tempo presente infatti le critiche riferite alle novit gastronomiche portate dagli aragonesi nascondono il diffuso malcontento popolare verso questi nuovi regnanti. Nella parte finale del testo ritorna nuovamente la lingua del poeta in una descrizione dai toni arcadici. Intorno alla met del 500 il poeta Velardiniello nella sua opera in versi Storia de cientanne arreto presenta momenti della vita popolare del suo tempo e rievoca i tempi passati come unet delloro,tanto che il passato appare pi bello di quanto non sia stato realmente. In realt in questo secolo Napoli aveva perso la sua autonomia diventando Viceregno spagnolo , la crescita demografica non si era per arrestate e sotto volere del vicer Pedro de Toledo furono iniziati degli interventi urbanistici necessari per costruire dei nuovi quartieri. La vita cittadina inizia a diventare cos sempre pi difficile e caotica quindi non impensabile che il testo del Valardiniello sia uneffettiva testimonianza di un periodo di crisi e carestia.

Alcune farse dialettali in versi compaiono poi verso la met del XXVI secolo. Questi testi rientravano nel genere della farsa cavaiola (in cui sono protagonisti gli abitanti di Cava de Tirreni,vicino Salerno , che vengono presi a oggetto di beffa per lingenuit e per la rozzezza) che era un genere teatrale del rinascimento fiorita tra la fine del secolo XV e i primi decenni del secolo XVII,ma viva ancora oggi. lautore pi importante di questo genere drammatico letterario, fu, senza dubbio, Vincenzo Braca. La sua principale opera la farsa intitolata Lo mastro de scola (il maestro di scuola) in cui troviamo litigi,libri strappati e mal ridotti,un maestro che cerca di richiamare lattenzione de suoi scolari indisciplinati che,invece, protestano. La scuola presentata come il luogo in cui si incontrano lingue diverse:quella abitualmente parlata e quella acquisita attraverso lo studio. Questo maestro parla in latino,lingua che allora era ancora normalmente usata nella scuola e in cui erano scritti i libri studiati(solo a fine 700 litaliano diventa materia di studio rimpiazzando il latino) ma poi di fronte alla confusione creata dagli alunni parla anche lui nella lingua materna per guadagnarsi il loro rispetto. Essendo ambientate a Cava,le farse del Braca, sono importanti documenti linguistici che ci permettono di confrontare i tratti linguistici di quelle zone con quelli dellarea napoletana,per esempio risalta la caduta della liquida intervocalica (maedetta maledetta) e lelisione dellarticolo che si stabilizzer poi nella scrittura del napoletano verso la fine dell800. Nel 600 la letteratura napoletana conosce le opere di due illustri autori : Giulio Cesare Cortese e Giambattista Basile,le cui opere pi celebri sono appunto in dialetto. Cortese usa il dialetto per dare un tocco di originalit alla sua opera anche se, nella lettera dedicatoria di un suo romanzo indirizzata a Basile, egli afferma che se il napoletano fosse stato ripulito come Boccaccio ha fatto con il fiorentino sarebbe stato pi illustre. Egli voleva quindi dimostrare che il napoletano poteva essere usato in letteratura,anche nei generi pi disparati. La scelta di scrivere in napoletano lopera Vaiasseide per G. C. Cortese una sorta di sfida contro le abitudini dei letterati napoletani che ormai scrivono opere in toscano. Rilevanti in questopera sono i versi confezionati alla maniera toscana che un negoziante recita in occasione di un brindisi durante un banchetto . Il suo intento caricaturale allude al fatto che,anche chi non fa il letterato di professione , pu esprimersi imitando il volgare toscano. In questo suo poema,il poeta presenta la vita del popolo cittadino descrivendone aspetti della realt e abitudini ,dedicando poi attenzione anche al mondo plebeo e alla sua lingua senza nessun intento satirico. Importante contributo alla letteratura dialettale viene sicuramente da Giambattista Basile che in napoletano scrisse la sua opera maggiore , Lo cunto de li cunti, ovvero lo trattenemiento de piccerille (noto anche come il "Pentamerone" perch la struttura richiama quella del Decameron di Boccaccio,,ma un titolo aggiunto da un editore e non dal Basile) una raccolta di 50 fiabe (i cunti) raccontate da 10 vecchiette in 5 giorni. I protagonisti sono principesse,orchi,fate,principi e altri personaggi che vivono avventure magiche di vario genere dietro le quali si cela una rappresentazione molto realistica della cultura tradizionale e popolare napoletana. Questopera fu tradotta anche in italiano da Benedetto Croce che lapprezz particolarmente. Questo testo molto importante per gli studi linguistici perch offre una ricca documentazione sul lessico locale e sulle caratteristiche fonetiche e morfologiche del napoletano seicentesco . Una delle fiabe pi note certamente La gatta Cennerentola scritta in una lingua che per noi non proprio facile perch in certi aspetti ancora vicina a quella trecentesca. Luso del dialetto in Basile (ma anche in Cortese) pu essere letto come un intento di fissare nello scritto letterario il proprio dialetto che proprio in quei secoli stava mutando a causa della crescita urbana della Napoli vicereale,ma anche come una sorta di rivendicazione della cultura cittadina come alternativa ,non solo alla crescente toscanizzazione,ma soprattutto allo spagnolo dei dominatori. Tra il 600 e l800 ci sono stati anche altri autori che,influenzati dai modelli di Basile e Cortese, hanno scritto in napoletano opere letterarie,sia in versi che in prosa,e testi teatrali. La lingua di questi secoli ,paradossalmente, orientata pi verso il modello dei letterati (auctores dialettali) che verso la ripresa deluso reale. La letteratura dialettale non sembra indirizzata al popolo (anche se non di rado si ispira a questo mondo) ,ma agli uomini di cultura e agli alfabetizzati. Dopo lUnit , in parallelo con le tendenze della cultura nazionale ispirate da Manzoni,si verifica una svolta anche nella letteratura dialettale e alcuni giungono alla conclusione che la

scrittura del napoletano non debba discostarsi dalluso parlato. Questa nuova tendenza si afferma definitivamente attraverso le opere di Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo che,per i napoletani di oggi, sono sentite molto pi vicine alla realt della lingua parlata rispetto alle opere degli autori del passato. I testi di poeti come Di Giacomo sono veicolati anche attraverso la canzone e raggiungono cos anche il pubblico di non lettori. Nelle sue opere la realt filtrata attraverso la soggettivit del poeta, egli descrive (nella raccolta di poesie O Funneco Verde) la vita malsana e triste delle zone in cui vivevano i cittadini pi poveri della citt di Napoli durante unepidemia di colera. Anche nelle poesie di Ferdinando Russo troviamo un ritratto realistico della vita cittadina,ambienti che lautore stesso conosce bene dato il suo passato da cronista. Egli concentra la sua attenzione sui ceti emarginati,in particolare sui ragazzi che,abbandonati a se stessi, trascorrono la loro vita in strada seguendo la via della malavita,degli scippi e dei borseggi diventavano oggetto di scandalo per i turisti . E scugnizze infatti il titolo della sua raccolta di sonetti e lo dichiara esplicitamente nella prefazione alla seconda edizione. Il poeta spiega che questi scugnizzi erano levidente prova dei malesseri della Napoli postunitaria. La sua commiserazione per questi bambini vittime di una condizione sociale difficile trabocca da tutte le pagine. Tra fine 800 e inizio 900 Eduardo Scarpetta fu il pi importante attore e autore del teatro napoletano a cui va il merito di aver creato i presupposti per il teatro dialettale moderno. Uno dei maggiori autori d inizio 900 invece Raffaele Viviani ,( su cui Eduardo Scarpetta scrisse un saggio evidenziando i caratteri innovatori della sua arte)interprete di canzoni e macchiette,poi poeta uno degli autori del teatro pi illustri del secolo scorso insieme a Pirandello e al conterraneo Eduardo De Filippo.Ha scritto e recitato molti drammi in dialetto mettendo sempre al centro della sua attenzione il mondo popolare napoletano e le diverse manifestazioni della realt quotidiana. Il teatro di Viviani non integralmente dialettale: alcuni personaggi si esprimono in italiano, altri sia italiano che dialetto( scelta diafasica) egli dunque mescola dialetto e italiano proprio come avviene nella realt per portare in scena il vero mondo della gente comune senza tralasciare nemmeno gli aspetti pi veri e crudi. Basta pensare al dramma I vecchi di San Gennaro in cui presentata la vicenda di Cosimo Pompei, un anziano insegnante che, ricoverato in ospizio , se ne allontana per trovare conforto e compagnia tra i suoi vicini di casa prima di morire. Insieme al Viviani,tra i massimi esponenti della cultura teatrale italiana del 900 c sicuramente Eduardo De Filippo,che nella sua vasta opera teatrale coniuga la tradizione dellintreccio comico (alla maniera di suo padre Eduardo Scarpetta con cui andato in scena sin da bambino) con un teatro aperto a tematiche sociali contemporanee (la crisi della famiglia,la solitudine dellindividuo,la critica delle convenzioni borghesi,le ferite della guerra ecc). Il suo teatro stato diffuso prima attraverso la radio e poi attraverso la televisione,mezzi di comunicazione che inizialmente tendevano ad italianizzare i testi . Nei suoi testi egli rappresenta sempre la realt in modo verosimile,ma la grande importanza di questi testi sta anche nel costituire un prezioso repertorio degli usi linguistici novecenteschi in area napoletana. Un perfetto esempio sicuramente la commedia Napoli Milionaria! (1945) in cui si raccontano le vicende della famiglia popolare napoletana,ambientate in un tipico basso napoletano nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. La trama narra la dissoluzione morale della famiglia che Jovine che , durante la guerra, spinta dalla miseria si "arrangia" con la borsa nera(vendita di contrabbando di generi alimentari) tenendo alloscuro il capofamiglia, don Gennaro.Il commercio si amplia, la ricchezza affluisce nel "basso" del vicolo, ma i milioni sono poco puliti. La moglie, donna Amalia, ubriacata dal benessere, trascura i suoi doveri di madre e Maria Rosaria, la figlia pi grande, diventa accompagnatrice fissa di militari americani e la piccolina si ammala gravemente. L'improvviso ritorno del capofamiglia dalla sua prigionia, scampato miracolosamente alle insidie della guerra, riporter l'equilibrio e l'onest nella famiglia,riallacciando i legami affettivi che si erano persi.

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