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 la differenza fra universali assoluti e implicazionali gli universali assoluti sanciscono la

presenza di una determinata caratteristica in tutte le lingue del mondo senza metterla in
correlazione con altri parametri. In questo modo viene identificato un tipo linguistico a cui vengono
ascritte tutte le lingue. Gli universali implicazionali invece pongono in relazione due proprietà e
attestano che un tratto linguistico si realizza solo in presenza di un altro. Il fatto che siano messi in
correlazione due proprietà indipendenti fa sì che le lingue abbiano un margine di differenziazione

 il ruolo del latino Pompeiano nella evoluzione delle lingue latino-romanze Il latino
pompeiano rappresenta un momento intermedio della trasizione dal latino alle lingue romanze.
Esaminando il corpus delle iscrizioni rinvenute a pompei si rileva che il cambiamento linguistico
intacca prima un livello della lingua, poi si propaga negli altri livelli. Si realizzano quindi fasi
intermedie in cui le forme in regresso convivono con le forme in via di affermazione dando origine a
configurazioni di incoerenza tipologica: per quanto riguarda l’ordine dei costituenti della frase
dichiarativa c’è una compresenza dell’ordine SOV , caratteristico del latino “classico”,e dell’ordine
SVO tipico delle lingue romanze, con una lieve predilezione per l’ordine SOV (SOV: 54 occorrenze;
SVO: 33 occorrenze). È inotre osservabili una prevalenza del costrutto Nome-Aggettivo su
Aggettivo-Nome e del costrutto Nome-Genitivo su Genitivo-Nome, in più le preposizioni ricorrono
nella totalià dei casi. Da queste osservazioni si deduce che già nel 79 d.C, al momento dell’eruzione
del Vesuvio, era già in corso il passaggio dal latino alle lingue romanze in quanto nei costrutti del
latino pompeiano il principio “complemento-testa” del latino classico è in minoranza e quindi in
una fase di regresso rispetto al principio “testa-complemento” caratteristico delle lingue romanze. Il
corpus delle iscrizioni costituisce una serie di messaggi in cui si scrive come si parla, la lingua
dell'uso quotidiano nei sobborghi dell'impero romano e quindi più vicina alle moderne lingue
romanze che non il latino letterario.

 tratti salienti delle lingue non indoeurope Le lingue non indoeuropee sono il basco, il
turco (altaica), ungherese, estone, lappone e finnico (uraliche del ramo ugro finnico), il
maltese (semitica) e il calmucco (mongola). Appartengono per lo più al tipo morfologico
agglutinante, tranne il maltese che è di tipo introfelssivo, per quanto riguarda l’ordine dei
costituenti della frase dichiarativa sono prevalentemente SOV, tranne il finnico che è SVO,
sono caratterizzate dalla flessione suffissale, dalla derivazione prefissale e dall’armonia
vocalica

 il fono è un segno Per “fono” si intende un qualsiasi suono prodotto dall’apparato


fonatorio. È quindi un’entità naturale e non è portatore di alcun significato, di conseguenza
non è definibile come segno, in quanto i segni sono l’associazione di un significante e un
significato.

 Come spiegare l'esistenza degli universali linguistici e quanti sono. Gli universali
linguistici sono proprietà che appartengono a tutte le lingue del mondo. Hanno carattere
descrittivo: osservano uno stato di cose ma senza trovare in loro stessi la propria ragion
d’essere. I principi che spiegano l’esistenza degli universali sono:

 motivazione comunicativa: se le lingue storico – naturali uniscono unità di forma a


unità di contenuto per comunicare, gli universali sono considerabili come strategie
comunicative tanto efficenti da appartenere a tutte le lingue.
 Economia :la tendenza delle lingue a snellire il proprio apparato formale senza però
compromettere l’efficacia comunicativa

 iconicità: la tendenza a riprodurre nelle sequenze linguistiche l’organizzazione


dell’informazione

 fondamento cognitivo delle categorie linguistiche: tanto maggiore è il fondamento


cognitivo di una categoria, tanto più basica ’ sarà questa categoria

 Descrizione dei tratti salienti che caratterizzano le lingue non indoeuropee. Sintassi:
si concentrano tra gli ordini sov svo vso, soprattutto ov. Morfologia: agglutinanti; caso
nominativo-accusativo (tranne il basco che ha ergativo-assolutivo); prevalenza flessione
suffissale (tranne il maltese) e della derivazione prefissale, caratterizzate dall’armonia
vocalica

 Differenza fra fonetica e fonologia. La fonetica è la disciplina che studia la


produzione, la trasissione e la ricezione dei foni definibili come i suoni prodotti
dall’apparato fonatorio. La fonologia invece ha come oggetto di studio i fonemi, ovvero
suoni che hanno valore distintivo in quanto si oppongono ad altri suoni del distinguere le
parole. la fonetica quinid studia i suoni da un punto di vista naturale, mentre invece la
fonologia dal punto di vista culturale.

 Definizione di tipo linguistico : i tipi linguistici sono combinazioni di proprietà strutturali


indipendenti le une dalle altre ma che occorrono insieme e quindi correlate tra loro. Non sono
realtà linguistica ma entità astratte, modelli di descrizione e strumenti di classificazione delle lingue.
I tipi hanno valore predittivo, ovvero permettono di prevedere le caratteristiche strutturali di una
lingua in base al tipo di appartenenza.

 la suddivisione morfologica

 parallelismo e differenze tra evoluzione specie e lingua, natura e cultura

 il sistema alfabetico europeo

 parallelismo tra biodiversità e linguaggio

 Descrivi la relazione tra mutamento linguistico e evoluzione della specie

 Descrivere in modo sintetico ma esaustivo una lingua non indoeuropea

 Rapporto tra biodiversità e lingue

-Cosa sono gli approssimanti? Gli approssimanti sono detti anche semivocali (se seguono una vocale) o
semiconsonanti (sei precedono una vocale) e sono prodotti con un inizio di restringimento del canale orale,
cioè con la frapposizione di un ostacolo appena percettibile al flusso d'aria-> sono quindi detti
approssimanti per il fatto che avviene un inizio di avvicinamento fra gli organi contrapposti. In italiano ci
sono l' approssimante palatale sonora [j] e l’ approssimante velare sonora [w].
- Come si distinguono foni e fonemi? Il fono è l'unità della fonetica, è un qualsiasi suono prodotto
dall’apparato fonatorio. È quindi un’entità naturale e non è portatore di alcun significato. Il fonema è l'unità
della fonologia e l'unità linguistica minima priva di significato ma con valore distintivo. Il discriminante tra
foni e fonemi dipende dal valore linguistico dato ai suoni: PRIMA LEGGE DI TRUBECKOJ = quando due suoni
ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza con ciò mutare il
significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due
diversi fonemi, cioè sono due fonemi diversi.

- Peculiarità del maltese malta è un’isola al centro del mediterraneo con un’importanza strategica
significativa in quanto anche nell’antica Roma consentiva di controllare i traffici dal nord Africa. per questo
motivo le grandi potenze di tutte le epoche hanno sempre avuto ambizioni su malta per il controllo del
mediterraneo. Tutti coloro che l’hanno occupata hanno lasciato un’impronta linguistica che rende il maltese
una lingua unica nel suo genere. Il maltese genealogicamente è una lingua semitica, quindi strettamente
imparentata all’arabo. Tuttavia il sistema linguistico è variopinto che consente di introdurre un elemento
che spiega l’incoerenza tipologica (oltre al cambiamento in atto-> latino pompeiano): il contatto, che può
generare una situazione poco coerente. Il contatto tra due lingue è sempre squilibrato: una lingua recepisce
e una lingua dà. Il maltese, in quanto lingua semitica, ha una morfologia introflessiva (: morfologia non
concatenativa in cui i morfemi non si collocano in sequenza uno dopo l’altro ma si intrecciano: morfema
lessicale consonantico e morfema grammaticale vocalico il quale si frappone tra le consonanti della radice).
Questa è la morfologia che ci attenderemmo in una lingua semitica. Nel caso del maltese il lessico è
fortemente contaminato dall’italiano, tanto da farlo assomigliare alla famiglia delle lingue romanza, ma le
parole funzionali, che sono molto conservative, e lo scheletro grammaticale della frase rimangono semitici-
> l’architettura sintattica della frase è semitica. Oltre il lessico e la sintassi osserviamo la morfologia: un
indicatore morfologico significativo per capire il grado di penetrazione di elementi stranieri in una lingua è
vedere quanto gli elementi stranieri penetrino nella struttura morfologica della lingua: nel caso del maltese
a parole di origine araba viene unito un suffisso romanzo-> sono applicate alcune regole morfologiche
dell’italiano a parole arabe. Guardando più attentamente il sistema morfologico però osserviamo alcuni
elementi:

PLURALE: le parole semitiche non sono pluralizzate con le forme romanze e anzi il plurale delle parole
romanze è realizzato con il procedimento semitico.

DIMINUTIVO: stessa cosa per il plurale-> si usano strategie semitiche trasformando la parola in femminile o
attraverso procedimenti introflessivi

ACCRESCITIVO: invasione delle strategie romanze nella componente semitica del lessico.

Perché nel diminutivo e nel plurale il maltese invade lo spazio delle lingue romanze mentre nel caso
dell’accrescitivo è lo strato romanzo che invade quello semitico? In molti casi il processo semitico si applica
alle parole prese in prestito, che viene integrata nell’impianto grammaticale della lingua. Questo non
succede per gli accrescitivi perché le lingue semitiche non hanno gli accrescitivi. Il processo morfologico
romanzo penetra nell’impianto grammaticale della lingua perché non c’è rivalità con forme originarie, anzi
colma una lacuna della grammatica. I prestiti sono molti ma quasi tutti adattati alle strutture della lingua.

- Pidgin cosa sono? Sono lingue nate da situazioni di contatto tra gruppi di parlanti che hanno lingue madri
differente e che hanno bisogno di uno strumento condiviso di comunicazione. Il pidgin È una lingua
provvisoria, di fortuna che è l'unico strumento di comunicazione tra gruppi di parlanti che non hanno una
lingua comune. Ha un lessico che copre solo poche sfere semantiche e non contempla parole funzionali
virgola e ricco di elementi polisemici. la morfologia è assente. La sintassi è limitata alla coordinazione. I
pidgin Si estinguono quando vengono meno le premesse che le hanno generate cioè quando cessa il
contatto tra i gruppi di parlanti. Creolo: è la promozione di un pidgin al rango di lingua nativa di una
generazione. il creolo è una lingua madre di un bambino esposto a un pidgin. il lessico si arricchisce , c'è un
incremento dell'indice di complessità della grammatica (=crescita del sistema fonologico, marche flessive e
affissi derivazionali, maggiore strutturazione della frase)

- Non esistono tipi puri, che cosa significa? I tipi sono artifici teorici e non sono realtà linguistica
concretamente osservabile , pertanto non si realizzano integralmente in nessun sistema linguistico. Le
lingue sono tipologicamente miste: l'analisi tipologica tiene conto delle tendenze prevalenti e prevede la
possibilità di assegnare una lingua a più tipi oppure l'impossibilità di classificare tipologicamente una lingua.
l'inglese è un esempio di lingua ricca di contraddizioni tipologiche:

 per quanto riguarda la classificazione basata sul parametro sintattico dell'ordine dei costituenti
l'inglese è una lingua VO secondo il principio testa a dx. Nel sintagma nominale però l'aggettivo
precede sempre il nome e l'espressione del possesso è espresso dal genitivo sassone secondo il
principio testa a sx. L'inglese e quindi sottoposto alla pressione di due tendenze contrapposte.
 per quanto riguarda la classificazione basata sull’identificazione dei tipi morfologici:
o l'inglese ha una componente isolante in quanto le parole sono per la maggior parte
monomorfemiche e quindi inanalizzabili e sono soggette al fenomeno “derivazione zero”
per il quale un elemento cambia la propria categoria sintattica senza l'aggiunta di materiale
linguistico.
o l'inglese ha una componente agglutinante in quanto il comparativo degli aggettivi è reso
con il morfema -er, e la pluralizzazione dei nomi è resa con l'aggiunta di -s.
o L'inglese ha una componente fusiva in quanto il morfema -ed somma due funzioni distinte:
e sia la marca del passato semplice sia la marca del participio passato; sono fusive anche le
forme pronominali di terza persona singolare.
o l'inglese ha una componente introflessi va in quanto alcune forme presentano alternanza
vocalica (sing, sang, sung)

Si evince che l'inglese non può essere ascritto a un tipo morfologico ed è una prova del fatto che non
esistono tipi puri tra le lingue storico naturali.

- La nozione di segno linguistico il segno linguistico è l'unione arbitraria di significante, quindi del piano
dell'espressione, e di significato, quindi del piano del contenuto. Se il linguaggio e la capacità di abbinare
espressioni a contenuti per comunicarli si può dire che il linguaggio sia la capacità di creare segni. il
significante del segno linguistico è la sequenza sonora: il flusso d'aria polmonare egressivo, è concreto e
tangibile. il significato del segno linguistico è il contenuto, l'idea, quindi un' entità astratta. la controparte
del significato è il referente (:oggetto concreto che corrisponde al significato). l' abbinamento tra
significante e significato è arbitrario, ovvero non dipende dalla struttura del significato ma è una scelta
convenzionale. l' arbitrarietà dei segni linguistici è il presupposto per la variabilità delle lingue.

- Cosa sono gli universali linguistici sono proprietà linguistiche che contraddistinguono tutte le lingue
storico naturali. La tipologia linguistica e la ricerca degli universali sono strettamente collegate dal
momento che gli universali individuano ciò che è tipologicamente irrilevante circoscrivendo il campo di
indagine della tipologia: evidenziando i tratti comuni a tutte le lingue sanciscono che l'indice di variazione
interlinguistica di quei tratti non esiste e li escludono dalle indagini tipologiche. Come i tipi linguistici
osservano uno stato di cose senza avere in sé la propria ragion d'essere. si distinguono:

 Universali assoluti: sanciscono la presenza di una proprietà in ogni lingua senza riferimenti ad altri
parametri, identificano un tipo linguistico a cui afferiscono tutte le lingue. sono rilevanti perché
forniscono informazioni sulla natura del linguaggio umano -> rivelano condizionamenti della lingua
in rapporto alla conformazione dell'apparato fonatorio e alle costrizioni neurologiche dell'atto
comunicativo.
 Universali implicazionali: pongono in relazione due proprietà vincolando la presenza di una alla
presenza dell'altra. attestano che un tratto linguistico si realizza solo in presenza di un altro.
ponendo in relazione due proprietà indipendenti lasciano alle lingue un margine di differenziazione,
quindi offrono parametri per la tipologia. stabiliscono i limiti estremi della variazione interlinguistica
indicando i terreni sui quali le lingue non possono avventurarsi.

- Paradossi del linguaggio

1. NON ESISTE L'APPARATO FONATORIO: non esiste una struttura biologica univocamente finalizzata
alla fonazione. le strutture anatomiche che permettono la produzione dei suoni sono exattate,
ovvero, nel corso della loro evoluzione, hanno assunto anche un’altra funzione rispetto alla loro
funzione primaria. Il linguaggio è quindi l'effetto di azioni congiunte di strutture biologiche che
hanno altre funzioni primarie rispetto a quella della fonazione.
2. NON SI NASCE PER PARLARE: un neonato ha la lingua piatta e non forma un angolo retto con la
faringe, la quale è innalzata per far sì che il bambino durante l' allattamento possa ingerire il latte
materno senza rischio di soffocamento. con la crescita i due organi cambiano la loro posizione:
parte della lingua si colloca nella faringe e i due organi si incontrano in un angolo retto e sono
permessi i movimenti discontinui del tratto vocale necessari per produrre le vocali [i] [a] [u].
3. SI IMPARA PER DIMENTICANZA: si impara una lingua distinguendo il materiale naturale
articolatorio che ha valore linguistico e il materiale articolatorio che non ce l'ha.
nell'apprendimento bisogna quindi “dimenticarsi” dei suoni che non hanno funzione linguistica.

- cos’è la ricorsività è la capacità di applicare una regola ripetutamente. È una delle proprietà strutturali del
linguaggio umano. La ricorsività e le altre abilità cognitive (doppia articolazione, ricorsività, produttività,
sinonimia, dipendenza dalla struttura) sono condivise sia da homo sapiens sia da altri animali. Homo
sapiens però le ha tutte convogliate nel linguaggio e questo ha determinato la sua fortuna evolutiva: il
linguaggio infatti ha permesso di diffondere le scoperte culturali che non sono trasmesse per via genetica.
La trasmissione delle scoperte culturali ha permesso un accumulo delle conoscenze che è il presupposto
per l’evoluzione tecnologica la quale ha reso homo sapiens l’animale più invasivo del pianeta.

- Come si classificano le vocali nell’ articolazione dei suoni vocalici l'aria non incontra alcun ostacolo. le
vocali sono classificate in base alle conformazioni che assume la cavità orale a seconda delle posizioni della
lingua. Il primo parametro è il grado di avanzamento o arretramento della lingua:
se la lingua è in posizione avanzata le vocali sono dette anteriori
se la lingua è in posizione arretrata le vocali sono lette posteriori.
Il secondo parametro è il grado di innalzamento o abbassamento della lingua:
in base a questo parametro le vocali si classificano in alte, medio alte, medio basse e basse. A seconda dell’
ampiezza dello spazio tra lingua e palato si definiscono:
- chiuse le vocali alte
- semi chiuse le vocali medio alte
- semi aperte le vocali medio basse
- aperte le vocali basse.
Le vocali sono tutte sonore , quindi nella loro articolazione avviene sempre la vibrazione delle corde vocali.
- Sistemi di scrittura

 SEMASIOGRAFICI: sono una via di mezzo tra i sistemi di scrittura e l'arte figurativa. sono olistici e
indipendenti dalla lingua quindi possono essere interpretati senza conoscere la lingua.
 GLOTTOGRAFICI: per interpretarli è necessario conoscere la lingua
o LOGOGRAFICI: rappresentano il significato, sono iconici e immediati. per esprimere tutti gli
infiniti significati servirebbero infiniti grafemi, per interpretare i simboli è necessario un
retroterra culturale unitario impossibile in comunità strutturate. per queste ragioni molti
sistemi olografici sono implosi in sistemi fonografici.
o FONOGRAFICI: rappresentano il significante, sono arbitrari e mnemonicamente dispendiosi
ma sono più funzionali: sono costituiti da una classe chiusa di significanti che possono
essere combinati infinite volte. si possono quindi esprimere Infiniti messaggi. il principio
regolatore degli alfabeti europei, ovvero il principio per cui un simbolo grafico corrisponde
a un suono, è un principio fonografico

- Cos’è l’atto linguistico è la somma di tre atti contemporanei e inseparabili:

 atto locutivo: costruire un enunciato rispettando la struttura del sistema linguistico


 atto illocutivo: intenzione del mittente che produce l'enunciato
 atto perlocutivo: effetto concreto e extra linguistico che l'enunciato determina

- Doppia articolazione il significante di un segno linguistico è articolato in due unità:


1) unità di prima articolazione: morfemi. Sono i segni linguistici minimi dal momento che sono associazioni
di significante e significato, ma se vengono scomposti si ottengono unità che non sono portatrici di alcun
significato. Tali unità sono i fonemi: le unità di seconda articolazione.
2)unità di seconda articolazione: fonemi. Non sono segni in quanto non sono portatrici di alcun significato,
sono meri pezzi di significante. Costituiscono un insieme chiuso e possono essere associate infinite volte in
infinite combinazioni che invece sono portatrici di significato.
Il fatto che le limitate unità di base siano liberate dal vincolo del significato, che è invece espresso dalle
infinite combinazioni.

- Allomorfia: quando uno stesso morfema può variare la propria configurazione in base al contesto di
occorrenza; le sue diverse realizzazioni sono dette allomorfi. Gli allomorfi esprimono lo stesso significato e
la loro variazione non è arbitraria ma si basa sulle regole della lingua. Esiste l’allomorfia condizionata
fonologicamente/lessicalmente/diacronicamente o supplettivismo debole (: mutamenti nella forma base
per condizionamenti storici es: oro -> aureo)/ semanticamente o supplettivismo forte (:in un paradigma ci
sono radici diverse che hanno rapporti semantici ma non formali es: fero, fers, tuli, latum, ferre)

- Lingue introflessive le lingue introflessive sono un sottotipo delle lingue fusive. Si tratta di una morfologia
concatenativa che prevede una collocazione a pettine dei morfemi. I morfemi non sono disposti in ordine
lineare: una radice consonantica a cui corrisponde una lettura semantica generica si intreccia a sequenze
vocaliche con significato sia lessicale sia grammaticale collocate tra le consonanti della radice.

- Macrofenomeni più importanti nel passaggio dal latino alle lingue romanze
 NASCITA DELL’ARTICOLO

Con l'affermazione dell' articolo nasce una nuova categoria linguistica che eredita funzioni
precedentemente assolti mediante il ricorso ad altre strategie linguistiche e che in alcuni casi rende
obbligatoria l'espressione di funzioni precedentemente ritenute di scarsa rilevanza. La
grammaticalizzazione dell'articolo definito i sistemi linguistici geneticamente tipologicamente differenti si
svolge secondo la medesima serie di fasi susseguenti che è stata definita da Greenberg “the cycle of the
definite article”.
Premessa: assenza di una marca specifica per l'espressione della definitezza

fase 1: per esprimere la de finitezza si ricorre ad altre strategie: il dimostrativo perde valore dei t co e
sviluppa una funzione anaforica(=richiama un elemento noto) e diventa l'unica marca obbligatoria per
esprimere la definitezza.

fase 2: l'articolo è una strategia già affermata.

fase 3: l'articolo accompagna il nome in tutte le sue occorrenze.

Il fatto che le lingue seguono lo stesso processo evolutivo non significa che tale processo sia innescato dagli
stessi impulsi. in ambito romanzo la comparsa dell’ articolo si inquadra in una articolata riorganizzazione
della struttura della frase: l'ordine dei costituenti può esprimere sia le relazioni sintattiche sia
l'organizzazione dell'informazione trasmessa. Se c'è la declinazione l’ordine dei costituenti esprime
l'organizzazione dell'informazione veicolata in quanto le relazioni sintattiche sono espresse dalla
declinazione. se il sistema di declinazione si indebolisce l'ordine dei costituenti esprime le relazioni
sintattiche; per colmare la lacuna di esprimere l'organizzazione dell'informazione veicolata nasce l'articolo.

RELAZIONI SINTATTICHE ORGANIZZAZIONE DELL’INFO


SISTEMA DI DECLINAZIONE Declinazione Ordine dei costituenti
NOMINAE
DECLINAZIONE NOMINALE Ordine dei costituenti Articolo
INDEBOLITA O SCOMPARSA

 RIDUZIONE O PERDITA DELLA DECLINAZIONE NOMINALE

L'inventario desinenziale era già parzialmente semplificato nelle lingue indoeuropee antiche dove i
casi locativo e strumentale erano confluiti nell’ablativo o nel dativo. Un ulteriore decremento delle
terminazioni di caso si concretizza nel passaggio alle moderne lingue romanze in cui la complessa
declinazione nominale latina e azzerata. questa contrazione della morfologia nominale è l'effetto
dell'azione di diversi fattori:

o quarta e quinta declinazione improduttive (parole della 4->2; parole della 5->1)
o scomparsa del neutro che era ormai privo di trasparenza semantica e di riscontro cognitivo
o la caduta delle consonanti finali determina una opacizzazione delle terminazioni di caso
o nel sistema vocalico la quantità viene sostituita dalla qualità e dal timbro -> ah sì annulla la
distinzione tra nominativo e ablativo della 1 decl

La scomparsa della declinazione rese necessario reperire una strategia linguistica che ereditasse la
sua funzione di veicolare le relazioni sintattiche. questa funzione fu assunta dall' ordine dei
costituenti che si stabilizza in sequenze predefinite.

 EMERGERE DI FORME PERIFRASTICHE


La morfologia verbale ha tra le sue categorie flessionali il tempo (: collocazione temporale del
discorso) e l’aspetto (:modi in cui viene osservata la dimensione temporale della situazione espressa
dal verbo). Secondo una tendenza tipologica le forme verbali che esprimono informazioni aspettuali
sono realizzate con forme perifrastiche, le forme verbali che esprimono informazioni temporali sono
realizzate con forme sintetiche.

In latino il futuro sintetico era un tempo vulnerabile a causa degli omofoni e dell’assenza di desinenze
dedicate-> il futuro sintetico lascia spazio a un futuro perifrastico con valore temporale reso da
infinito + habeo. Dal momento che tale futuro perifrastico esprime informazioni temporali,
conformemente alla tendenza tipologica descritta poco sopra il futuro nelle lingue romanze torna ad
essere sintetico.

In latino il perfetto sintetico veicolava sia informazioni aspettuali sia temporali. Per risolvere tale
ambiguità gli si affianca una forma perifrastica participio passato + habeo con valore aspettuale. Nelle
lingue romanze sono sopravvissute sia la forma sintetica sia la forma perifrastica. In questo caso il
passato perifrastico part perf + habeo ha dato, al contrario rispetto al futuro perifrastico infinito +
habeo, una forma perifrastica sempre per la tendenza tipologica presa in esame per cui le forme
verbali con valore aspettuale sono perifrastiche. Nella transizione tra latino e lingue romanze è
avvenuta l’inversione del participio e di habeo:

latino (lingua sov secondo il principio testa a dx: participio perfetto precede l’ausiliare habeo
coerentemente rispetto all’ordine OV del latino) > lingue romanze (lingue svo secondo il principio
testa a sx: il participio e l’ausiliare si invertono e ora l’ausiliare habeo precede il participio perfetto in
modo coerente con l’ordine VO delle lingue romanze)
lat: part perf + habeo lingue romanze: habeo + part perf
l’inversione non avviene per il futuro perifrastico che ormai ha acquisito una coesione interna che lo
porterà a evolversi in una forma sintetica.

Cronologia degli eventi

Futuro sintetico con valore temporale Perfetto sintetico con valore sia temporale sia
aspettuale
Futuro sintetico si indebolisce e si diffondono L’ambiguità del perfetto sintetico fa sì che gli si
forme di futuro perifrastico infinito + habeo che affianchi un perfetto perifrastico participio
soppiantano le forme di futuro sintetico. Il perfetto + habeo con valore aspettuale
futuro perifrastico però continua ad avere
valore temporale
Secondo la tendenza tipologica il futuro Secondo la tendenza tipologica il perfetto
perifrastico acquista coesione interna per il fatto perifrastico non acquista coesione interna per il
vi veicolare info temporali fatto di veicolare info aspettuali
CAMBIA L’ORDINE DEI COSTITUENTI DA SOV A SVO
cambiano anche le costruzioni delle forme perifrastiche:
part perf (trasmette info lessicali) + ausiliare > ausiliare + part perf (trasmette info lessicali)
Nelle forme di futuro perifrastico, la sequenza Nelle forme di prefetto perifrastico, si
verbo lessicale + ausiliare non cambia: la invertono le posizioni di verbo lessicale e
coesione interna di questo costrutto è tale che ausiliare e si diffondono sequenze del tipo
l'ausiliare è visto ormai come una sorta di ausiliare + verbo lessicale
desinenza
Nelle forme di futuro perifrastico, l'ausiliare Le forme del perfetto perifrastico hanno ormai
perde del tutto la sua autonomia e si stabilizza acquisito un pieno valore temporale e perso
la nuova coniugazione del futuro sintetico quasi del tutto la connotazione aspettuale.
Conformemente alla tendenza tipologica
indicata sopra in dovremmo attenderci anche
per queste forme una fusione interna. Ma la
posizione iniziale dell'ausiliare rende impossibile
la sua trasformazione in suffisso. Esso non può
neppure trasformarsi in prefisso, poiché nelle
lingue romanze non vi sono prefissi flessivi.

 EVOLUZIONE DEL SISTEMA VOCALICO vedi domanda dedicata

- Differenza tra lingua e dialetto le differenze tra lingua e dialetto non sono di tipo linguistico ma di tipo
socioculturale e politico e dipendono dagli usi linguistici della comunità e dal prestigio dei singoli sistemi
linguistici. il dialetto non ha riconoscimento sul piano sociale e le lingue hanno un ambito d’ uso più ampio
di quello dei dialetti. sul piano politico le lingue hanno uno statuto ufficiale, infatti sono state create per
consentire scambi economici e culturali tra gruppi sociali geograficamente distanziati e sono state
designate come lo strumento dell'assetto amministrativo degli stati nazionali dell’ età moderna. la lingua,
quindi, ha un carattere di ufficialità al contrario del dialetto. Weihreich ha detto “la lingua è un dialetto con
un esercito e una Marina” per mettere in luce come la distinzione non abbia a che fare con le caratteristiche
interne di una lingua ma con le caratteristiche della sua comunità di parlanti e con la loro capacità di
trasformare in realtà politica un sentimento identitario espresso attraverso la lingua.

- Allofoni: sono le diverse realizzazioni concrete di un fonema che non hanno valore distintivo e che sono in
distribuzione complementare con gli altri allofoni dello stesso fonema. TERZA LEGGE DI TRUBECKOJ: SE DUE
SUONI SIMILI DAL PUNTO DI VISTA ARTICOLATORIO NON RICORRONO MAI NELLE STESSE POSIZIONI ESSI
SONO VARIANTI COMBINATORIE (o allofoni) DI UNO STESSO FONEMA. Es: [n] [ɱ] [ŋ] sono allofoni del
fonema /n/

- Come si classificano le consonanti i suoni consonantici incontro un ostacolo che obbliga l'aria a superarlo
e sono classificati in base a tale ostacolo. i criteri per classificare le consonanti sono:

 punto di articolazione: punto in cui si colloca l'ostacolo. I punti di articolazione dei suoni
consonantici dell’italiano sono in ordine fisso e vanno dall’ esterno all’ interno della cavità orale:
bilabiale, labiodentale, dentale, alveolare, posta alveolare, palatale, velare.
 modo di articolazione: modo in cui l' ostacolo è aggirato. I modi di articolazione dei suoni
consonantici dell’italiano sono: occlusive, nasali, poli vibrante, fricative, approssimati, laterali,
affricate.
 tratto di sonorità: è un tratto binario dato dalla vibrazione delle corde vocali. I suoni prodotti senza
vibrazione delle corde vocali sono detti sordi, mentre i suoni prodotti con la vibrazione delle corde
vocali sono detti sonori.

- il genere cos’è e come viene assegnato il genere è una categoria grammaticale e in italiano è espresso dai
morfemi del femminile e del maschile. L’assegnazione avviene:

1) in base a criteri semantici per i nomi che designano esseri umani (bambino/bambina) e animali in cui la
distinzione tra l’esemplare di sesso maschile e l’esemplare di sesso femminile sia percettivamente
evidente (es: gallo/gallina) oppure animali con cui l’uomo ha consuetudini affettive (gatto/gatta) o
ancora animali da cui l’uomo trae benefici (cavallo/cavalla).
2) In base a criteri formali di tipo morfologico o fonologico.
Le lingue che hanno il neutro lo usano per esemplari non adulti: il neutro indica l’indeterminatezza di
genere che è transitoria e non definitiva.

- Cos’è la morfologia è la parte della linguistica che ha come unità di riferimento la parola i morfemi, ne
studia la struttura e i processi che intervengono nella loro formazione e trasformazione. la parola è una
sequenza di elementi linguistici con significato convenzionale la cui coesione interna impedisce l'intrusione
di altro materiale linguistico e pause. i suoi elementi si spostano in blocco e può formare un enunciato. il
morfema è l'unità minima della morfologia, è un' entità astratta e si realizza nei morfi. È il segno linguistico
minimo dal momento che se lo segmento le unità ottenute non hanno più un significato.
I morfemi sono classificabili in base al significato:

 morfemi lessicali: hanno un significato lessicale che non dipende dal contesto di occorrenza. Sono
una classe aperta.
 morfemi grammaticali: svolgono una funzione grammaticale determinate dal contesto di
occorrenza. sono una classe chiusa e più conservativi. Nelle lingue europee tendenzialmente si
collocano nella parte destra della parola e seguono i morfemi lessicali (lingue indoeuropee -> lingue
suffissali). Si dividono in:
o morfemi derivazionali: formano parole nuove, quindi creano lessemi (: entità astratta che
risponde a una classe di forme flesse; ha un significato lessicale e appartiene a una
categoria grammaticale)
o morfemi flessionali: formano forme flesse (: entità concreta che esprime il significato del
lessema con significati grammaticali), danno luogo alle diverse forme di una parola.

I morfemi sono classificabili anche in base alla combinabilità:

 morfemi liberi: costituiscono da soli una parola e possono occorrere da soli in una frase.
 morfemi legati: devono unirsi a un altro morfema per poter costituire una parola e non possono
occorrere da soli in una frase.

- Che cosa sono le parole composte (processo morfologico di composizione). Sono parole in cui coesistono
più radici lessicali. PROCESSO MORFOLOGICO DI COMPOSIZIONE??

- La tipologia dinamica la tipologia dinamica inquadra ogni mutamento linguistico nell'ambito di una
transizione progressiva e graduale da uno stato tipologico a un altro, dal momento che anche la
configurazione tipologica di una lingua viene travolta dagli eventi e subisce gli effetti del mutamento
linguistico, Di conseguenza il profilo tipologico di una lingua è l'effetto dei mutamenti del passato e la base
dei mutamenti del futuro. Secondo questa prospettiva ci si aspetterebbe che

 i tipi più coerenti superino la selezione della storia ma attualmente esistono lingue tipologicamente
incoerenti (es: inglese)
 Una lingua passi da uno stadio tipologicamente meno coerente a uno più coerente ma un'ampia
prospettiva di indagine rivela che nel corso del cambiamento linguistico vi siano stati intermedi
tipologicamente incoerenti
 le proprietà linguistiche universali resistono a ogni pressione extra linguistica ma le vicende storico
sociali delle comunità dei parlanti condizionano la storia delle lingue

- Cosa sono le varianti libere SECONDA LEGGE DI TRUBECKOJ: quando due suoni compaiono nelle stesse
posizioni e si possono scambiare fra loro senza causare variazione di significato della parola, questi due
suoni sono varianti libere dello stesso fonema. Es: [r] polivibrante alveolare sonora [ɾ] monovibrante
alveolare sonora [R] polivibrante ugulare sonora sono varianti libere del fonema /r/, ovvero sono tra suoni
concettualizzati come tre manifestazioni diverse della stessa categoria.
- La nozione di parola: sequenza di elementi linguistici con significato convenzionale la cui coesione interna
impedisce l’intrusione di pause e altro materiale linguistico, i cui elementi si spostano in blocco e può
occorrere da sola per formare un enunciato. Definizione multifattoriale basata sui parametri della
pausabilità, mobilità, coerenza interna, isolabilità, convenzionalità. L’approccio multifattoriale ha bisogno di
un quadro teorico adeguato in cui si è consapevoli del fatto che le categorie linguistiche raramente sono
descrivibili in termini aristotelici. Serve invece adottare un’ottica di prototipicità: più criteri sono soddisfatti
da un elemento, più tale elemento sarà considerato tipico di quella categoria. La prototipicità ci permette di
spiegare anche che i criteri sono condivisi da più categorie. La nozione di parola ha elementi in comune con
le categorie di sintagma e di affisso.

- Cos’è la coppia minima? coppia di parole che si differenziano solo per un suono nella stessa posizione e
per il significato.

- indici di stabilità e frequenza, che cosa sono? Indicano la probabilità di occorrenza dei tipi: l'indice di
stabilità indica la probabilità che un tipo venga mantenuto o abbandonato dalle lingue che adesso possono
essere ascritte. I tipi stabili superano il mutamento linguistico e si trasmettono alle lingue figlie per via
verticale. L'indice di frequenza indica la probabilità che un tipo venga assunto dalle lingue storico naturali. I
tipi frequenti si diffondono in termini reali e per via orizzontale. secondo le possibilità logiche combinando i
due indici si possono avere:

 Tipi stabili e frequenti: sono diffusi sia nelle famiglie linguistiche sia geograficamente (es: vocali
anteriori non arrotondate “i” “e”)
 tipi instabili e frequenti: sono diffusi geograficamente (es: nasalizzazione vocalica)
 Tipi stabili e infrequenti: sono diffusi nelle famiglie linguistiche (es: armonia vocalica, è un processo
di assimilazione per cui i tratti della vocale della sillaba iniziale si estendono alle vocali delle sillabe
successive)
 Tipi instabili e infrequenti: sono rari sia geograficamente sia nelle famiglie linguistiche (es:
consonanti click)

- Che cos’è l’apparato fonatorio l'apparato fonatorio e l'insieme degli organi che permettono la fonazione,
cioè la produzione dei suoni del linguaggio. I suoni sono prodotti mediante l' espirazione, quindi con un
flusso d'aria aggressivo che attraversa: polmoni, bronchi, trachea , laringe dove l'aria incontra le corde
vocali, faringe e cavità orale. La funzione primaria di queste strutture anatomiche però non è quella della
fonazione: una struttura anatomica univocamente finalizzato alla formazione di per sé non esiste. queste
sono strutture exattate che evolvendosi hanno svolto anche un'altra funzione rispetto a quella primaria.
(EXATTAMENTO: tipo di evoluzione in cui una struttura biologica assume una funzione nuova indipendente
da quella precedenti che quindi viene o sostituita o accompagnata dalla nuova funzione).

- Tratti salienti del possibile percorso di origine del linguaggio nell’uomo


il primo passo per l'origine del linguaggio è il bipedismo: esiste infatti una correlazione tra la posizione retta
e le capacità comunicative. La posizione eretta infatti comporta una riduzione della superficie del corpo
esposta al sole a cui consegue un raffreddamento del sangue nel cranio che permette una crescita del
cervello e delle sue funzionalità. la posizione eretta consente anche di liberare le mani dal compito di
coadiuvare gli arti inferiori nella motricità rendendole disponibili per altre funzioni. l'uso delle mani stimola
la capacità di pensiero e genera il gesto deittico da cui si sviluppa una comunicazione iconica e gestuale-> IL
PRIMO ATTO COMUNICATIVO È UNA CONSEGUENZA INDIRETTA DELLA POSIZIONE ERETTA.
Il secondo passo è la riduzione delle dimensioni della mandibola che provoca anche un cambiamento del
regime alimentare e connesso uno stravolgimento dello status dell’ uomo che per procurarsi il cibo e per
cacciare le prede si associa. La creazione di un tessuto sociale complesso sviluppa la comunicazione e il
sistema comunicativo diventa più astratto e meno gestuale.
- Vocalismo, mutamenti dal latino all’italiano il sistema vocalico del latino la quantità era un tratto
pertinente a livello fonologico. Nella transizione alle lingue romanze la distinzione di quantità fu sostituita
dalla distinzione di timbro e di qualità.
Vocali lunghe -> vocali chiuse
Vocali brevi -> vocali aperte
in particolare nelle aree romanze il sistema vocalico vide una fusione tra Ē (e lunga) + Ĭ (i breve) = [e] e tra

Ō+ Ŭ = [o]

Nel sardo invece la convergenza tra Ē + Ĭ X [e] e tra Ō+ Ŭ X [o] non è avvenuta

In ambito balcanoromanzo il vocalismo tonico occupa una posizione intermedia tra le due situazioni
precedenti: è avvenuta la fusione tra Ē + Ĭ = [e] ma non tra Ō+ Ŭ = [o]

Questa difformità si spiega considerando la fusione tra


Ō+ Ŭ = [o] più recente rispetto a Ē + Ĭ = [e]. Ē + Ĭ = [e] ha
avuto il tempo sufficiente per raggiungere la varietà
balcanica del latino, mentre Ō+ Ŭ = [o] si è affermato
quando la latinità balcanica aveva interrotto i rapporti
con l’impero centrale e non assimilava più i mutamenti
che irradiavano da Roma.

Non è facile datare i mutamenti del vocalismo, possiamo però basarci su un terminus ante quem:
l’appendix probi: un elenco risalente al III sec d.C. di duecento parole ritenute erronee accompagnate dalla
versione giudicata corretta secondo la norma del tempo. Dalle forme giudicate inesatte (es: colomna->
sbagliato columna-> giusto) derivano le parole delle lingue romanze, le quali emersero pienamente nella
loro evidenza in seguito a momenti di rottura politica, sociale ed economica.

- Ruolo dell’arabo in Europa (ESEMPI) l'espansione araba in Europa avvenne tra VII e il IX sec e si estese
nella penisola iberica ( arabi cacciati con la reconquista iniziata ne XI sec e finita nel XV), nella Francia del
Sud (arabi cacciati nel 759 pipino il breve), in Sicilia e a Malta (fino al 1090). Il dominio arabo ebbe
conseguenze linguistiche: nell'oriente bizantino fece retrocedere definitivamente il greco, nell’ occidente
latino romano interagisce con i sistemi romanzi in via di formazione:

o nella Spagna arabizzata parte della popolazione rimase cristiana -> Mozarabes. La loro lingua, il
mozarabico, era una varietà mista arabo-romanza a cui si deve la diffusione di elementi arabi nelle
lingue ibero romanze, sulle quali l'influsso arabo giunse a riguardare non solo il piano lessicale ma
anche quello morfologico e sintattico.
o In Sicilia il dominio arabo di oltre due secoli è testimoniato anche linguisticamente dagli elementi di
derivazione araba nella toponomastica (es: Caltanisetta contiene l'elemento qal’a: “castello”),
nell’oronimia (es: Mongibello, denominazione siciliana dell’Etna, contiene l’elemento arabo
gebel:”monte”), in parole dei dialetti siciliani (es: zagara, “tipo di fiore profumato”, contiene
l'elemento arabo zahr: “fiore”), nei cognomi siciliani (es: Salemi contiene l'elemento arabo salam:
”pace “)
o nel resto d'europa l'influsso arabo limitò al piano lessicale in particolare nell'ambito dell'astronomia
(almanacco da al-manah “calendario), della matematica (cifra dall’arabo sifr “vuoto”), della chimica
(alchimia dall’arabo al-kimiya a sua volta dal greco kumeia “fusione”).

- Descrivere le consonanti fricative dal punto di vista articolatorio (modo e punto di articolazione, come e
dove viene rilasciata l’aria) i suoni fricativi sono così chiamati perché l'avvicinamento degli organi
articolatori provoca un rumore di frizione; si crea quindi un’ostruzione parziale della cavità orale e il suono
fuori esce da una fessura. Sono suoni continui anche detti sibilanti. Nei suoni fricativi labiodentali [f] [v]
l’ostruzione è data dal labbro inferiore e dagli incisivi; nei suoni fricativi alveolari [s] [z] l' ostruzione e data
dalla lingua e dagli alveoli; nella fricativa palatoalveolare sorda [ʃ] la lingua tocca la prima parte del palato
(la fricativa palato alveolare sonora [ʒ] non è un suono autoctono dell'italiano anche se si usa in alcune
parole in prestito dal francese es: garage)

- Cosa sono flessione e derivazione e quali sono i tratti che le distinguono: la derivazione e la flessione
costituiscono i due grandi ambiti della morfologia. La derivazione dà luogo a parole nuove(AI LESSEMI)
regolandone i processi di formazione, la flessione dà luogo a forme di una parola (ALLE FORME FLESSE)
regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi.

PAROLA FLESSA (formata dalla flessione) PAROLA DERIVATA/LESSEMA (dato dalla


derivazione)
 Denota lo stesso concetto della base  Denota un concetto diverso dalla base
 La parola flessa e la base sono due forme  La parola derivata e la base sono due
diverse dello stesso lessema lessemi diversi
 La relazione semantica tra base e parola  La relazione semantica tra base e parola
flessa è sempre trasparente derivata può essere opaca
 Il contributo semantico dell’affisso  Il contributo semantico dell’affisso
flessivo è uniforme e costante in tutte le derivazionale può non essere uniforme con
basi tutte le basi
 L’affisso flessivo esprime una categoria  L’affisso derivazionale esprime una categoria
morfologica obbligatoria per la classe di morfologica che non è mai obbligatoria per
parole cui si unisce la classe di parole cui si unisce
 La categoria morfologica espressa  la categoria morfologica espressa
dall’affisso flessivo non è soggetta a dall’affisso derivazionale e soggetta a
restrizioni restrizioni
 la parola flessa si accordo con altri  la parola derivata non sia corda con altri
elementi sintattici rispetto alla categoria elementi sintattici rispetto alla categoria
morfologica espressa dall’affisso morfologica espresso dall’affisso
 la categoria morfologica espressa  la categoria morfologica non è mai
dall’affisso può essere assegnata per assegnata per esigenze sintattiche
esigenze sintattiche
 La parola flessa non può essere sostituita  La parola derivata può essere sostituita in
nelle sue occorrenze da una parola in cui tutte le sue occorrenze da una parola in cui
la categoria morfologica espressa la categoria morfologica espressa dall’affisso
dall’affisso non è realizzata non è realizzata
- Onnipotenza semantica è la capacità di comunicare infiniti significati. Tale capacità è consentita in primo
luogo dalla doppia articolazione: il significante di un segno linguistico è articolato in due unità:
1) unità di prima articolazione: morfemi. Sono i segni linguistici minimi dal momento che sono associazioni
di significante e significato, ma se vengono scomposti si ottengono unità che non sono portatrici di alcun
significato. Tali unità sono i fonemi: le unità di seconda articolazione.
2)unità di seconda articolazione: fonemi. Non sono segni in quanto non sono portatrici di alcun significato,
sono meri pezzi di significante. Costituiscono un insieme chiuso e possono essere associate infinite volte in
infinite combinazioni che invece sono portatrici di significato.
Il fatto che le limitate unità di base siano liberate dal vincolo del significato, che è invece espresso dalle
infinite combinazioni. Questo permette di comunicare infiniti significati, ovvero l’onnipotenza semantica