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Roberto d’Amato

CONCEZIONE POLITICA DI MACHIAVELLI

Brevi cenni storici

Nicolò Machiavelli nacque in Firenze nel 1469.Suo padre,Bernardo, insigne giurista,


si fregiò del titolo di messere. La madre, Bartolomea de’ Nelli, amò la poesia.
Nel suo anno di nascita morì Piero de’ Medici al quale succedette Lorenzo il
Magnifico: sono gli anni di predicazione e di governo del Savonarola. Il 1492 fu un
anno importante sia per la scoperta dell’America sia per la “Reconquista” della
cristianità nei confronti dell’Islam. Granada sarà l’ultimo baluardo degli arabi in
Spagna. Inizierà la monarchia con Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia
(promotrice dell’impresa di Cristoforo Colombo). Nello stesso anno morì Lorenzo
de’ Medici e il potere, in Firenze, ritornò a Piero de’ Medici figlio di Lorenzo il
Magnifico.
Nel 1498, a 29 anni, fu eletto Segretario della Repubblica fiorentina, un incarico che
gli fornì l’occasione di viaggiare spesso. Nel 1500,infatti, fu inviato presso Luigi XII
di Francia e, nel 1502,andò in delegazione presso Cesare Borgia.
Sono anche anni di forti sconvolgimenti politici: la salita al soglio pontificio di
Alessandro VI Borgia,l’invasione dell’Italia da parte di Carlo VIII di Valois e, quindi,
l’occupazione di Firenze. Alla caduta del monaco Savonarola (che venne arso vivo),
Machiavelli ottenne la carica di segretario della repubblica di Firenze. Nel 1500, fu
inviato in Francia alla corte di Luigi XII. Sposerà Marietta di Luigi Corsini
che gli darà sei figli. Ebbe molte avventure galanti,trascurando la famiglia.
Fervente sostenitore dell’unità d’Italia, fu attratto dalla figura del Duca Valentino,
Cesare Borgia, per il suo modo di eliminare anche fisicamente i vari signorotti
dell’Italia centrale suoi avversari politici. Prima la morte di Papa Alessandro VI e poi
la morte del figlio Cesare Borgia fecero crollare il sogno di Machiavelli di vedere
l’Italia sotto un unico sovrano. La repubblica fiorentina adottò una politica ambigua,
non condivisa da Machiavelli, fra il papato di Giulio II e il re di Francia Luigi XII
ma alla caduta della stessa i de’Medici ritornarono al potere e il segretario fiorentino
perse la sua carica e in seguito fu mandato in esilio. Durante questo periodo per
accattivarsi i de’ Medici scrisse “Il Principe” con cui rappresentò, con un’apologia
raffinata, la figura del despota forte ed illuminato. Fu un antesignano, e cioè prima di
Mazzini e di Cavour, nell’auspicare l’istituzione di un esercito nazionale per creare
una nazione.Anche se, a ben guardare,la parola “nazione” ha assunto l’attuale
significato nella seconda metà del “700” mentre Machiavelli la usa in senso
particolaristico e ai cittadini di Firenze(nazione fiorentina e unità d’Italia restano
soltanto una geniale intuizione politica di Machiavelli). Durante un suo viaggio a
Roma, conobbe l’altro fondatore della moderna scienza della politica ovvero
Francesco Guicciardini il quale aveva una concezione pragmatica ma del “particolare
della politica” mentre l’approccio politico nella visione del Machiavelli era di natura
universale e funzione del bene supremo identificato nello Stato. Il nostro personaggio
fu uno dei promotori della Lega contro l’imperatore Carlo V la quale però perse
contro le armate mercerie svizzere (Lanzichenecchi) che saccheggiarono duramente
Roma (1527). Nello stesso anno,in Firenze, venne nuovamente reinstaurata la
repubblica e i de’Medici cacciati. Machiavelli nuovamente perseguitato morì dal
dispiacere in quello stesso anno(1527).

Introduzione
Machiavelli “uomo rinascimentale” fu , senz’ombra di dubbio, fu uno dei più grandi
polititologi che l’Europa abbia mai avuto, fondatore della moderna scienza
politica.Formalizzò il conflitto tra la libertà di coscienza dell’uomo e la ragione di
Stato. Ideò la scienza dello Stato. Il suo merito maggiore è l’aver coniugato
l’ideologia politica in arte di governo fino a renderla espressione etica della società e,
in antitesi, alternò la virtù al cinismo (un po’ come fece Mussolini che alternava alla
sua azione politica la dicotomia flessibilità/rigidità nella forma volgarizzata del
“bastone e la carota”. Ma venendo a tempi politici più recenti la dicotomia
virtù/cinismo si potrebbe applicare, e con buone argomentazioni, sia a Togliatti che a
Fini) .Grandi personaggi storici, come Cavour, Bismarck,Giolitti,Gramsci, Mussolini,
de Gasperi, Togliatti,Churchill e de Gaulle nutrirono ammirazione per Machiavelli
anche se criticarono il suo esasperato cinismo (il fine giustifica i mezzi). Il suo
pensiero politico non fu soltanto imbibito di cattiveria, ma rappresentò un modello
contro la decadenza politica e uno stimolo a realizzare “il buon governo”. Molti
considerarono la sua concezione politica come un mero strumento di fede religiosa e
la sua ideologia accentuò, in ogni caso, la loro devozione allo Stato e/o al gruppo di
appartenenza (partito).Nell’analisi politica spietata del suo tempo (ma il modello è
valevole tutt’oggi), propose delle norme di governo con schemi flessibili adeguabili
alle circostanze, che sembravano immorali e/o,comunque, spregiudicate.Per lui la
morte rappresentava una virtù estrema, la sublimazione del male, tenuto in debito
conto dell’ambiente in cui viveva realizzato da grossolanità,falsità, intrighi,
corruzione e scelleratezza e che collocava,quindi, l’uomo nel più profondo degli
inferni. Per le sua visione dell’universo politico dovette subire umiliazioni, carcere e
tortura e forse la cosa peggiore per questo genio dell’arte della politica:
l’emarginazione fisica ed intellettuale.
La sua opera “Il Principe”, a distanza di cinquecent’anni, ci rivela la sua grandezza e
carisma , restando l’espressione altissima di opera letteraria e,soprattutto, di scienza
della politica.
In tutti i paesi, i suoi trattati politici sono studiati con puntigliosità cartesiana e gli
viene tributato rispetto che rasenta la riverenza.
Machiavelli soffriva nel vedere che l’Italia non era unita sotto un unico principe: il
frazionamento politico rendeva il suo paese succube delle potenze straniere. Egli
sperò che l’unità d’Italia si realizzasse con Cesare Borgia, duca de Valentinois e
figlio del papa Alessandro VI Borgia (famiglia proveniente da Tarragona ,Catalunya,
Spagna, venuta in Italia nel XIII secolo con il cognome di Borja e che
successivamente assunse la forma italiana di Borgia). Cesare Borgia, con una
politica cinica e spregiudicata riuscì a crearsi un vasto principato nell’Italia
settentrionale ma, morto suo padre, gli venne a mancare l’humus politico e il
poderoso sostegno del genitore e anche lui morì dello stesso male del suo
congiunto(sifilide).
Machiavelli sostenne che il politico, una volta fissato un traguardo politico doveva
dinamizzarlo, nel senso di superare il traguardo stesso.
Per quanto riguarda l’unità d’Italia il maggior ostacolo alla sua realizzazione fu la
continua e pesante ingerenza esercitata dal papato. Basta pensare che solo con la
“Breccia di Porta Pia” nel 1870 si formerà l’unita d’Italia. Il potere temporale del
papato risale ai tempi dei Franchi con Carlo Magno. Avere un sovrano con poteri
assoluti, come negli altri paesi europei, avrebbe comportato nella nostra penisola
l’esautoramento del potere politico della Chiesa e per questo motivo Machiavelli
auspicava una forte autorità laica dello Stato e l’esercito doveva essere formato dal
popolo e non da mercenari venduti al miglior offerente.
Per Machiavelli l’uomo era per metà spirito e per la rimanente parte bestia: “volpe e
lione”. Secondo i casi doveva usare la forza del leone con decisione o l’intelligenza e
la diplomazia (volpe). Il Principe, secondo la sua visione, doveva farsi temere fino ad
essere scellerato, fingere e poi tenere un comportamento in antitesi a quello iniziale,
non farsi disprezzare dai sudditi privandoli della dignità e, soprattutto, dei beni
materiali. In altre parole doveva prevedere gli eventi per dominarli nel modo più
realistico possibile: fondamentale era tenere sempre in vista il traguardo e superarlo
con equilibrio ed anche con cinismo. Mancando di queste peculiarità era destinato a
cadere. Secondo il suo parere i vari signorotti della penisola , insensibili al
sentimento di amore verso la patria, erano i maggiori colpevoli della non unità ed
indipendenza dell’Italia.
(Dedico questo fascicolo a mia madre Elisa e a mia figlia Celine d’Amato)

Pensiero politico di Niccolò Machiavelli


Nel manifestare la sua visione e/o concezione politica, Machiavelli si mise in netto
contrasto con i principi della vita e della politica cristiana in quanto il suo spietato
utilitarismo, inteso in senso politico ed economico, contrastava pesantemente con la
morale e l’etica cristiana. Egli distingueva e contrapponeva gli eventi umani secondo
modelli dicotomici precisi quali il bene/male, virtù/vizio, spirito/materia e soltanto
con il ponderato equilibrio di questi elementi il “Principe” avrebbe governato con
saggezza e lungimiranza. In ogni caso l’uomo rimaneva il centro e/o il fulcro
dell’universo politico che doveva avere per fine la ragion di Stato. In altre parole, il
Principe non doveva render conto a nessuno in quanto lo Stato-etico e lo Stato-Dio
rappresentavano il bene assoluto e quindi, egli poteva agire sia nel bene che nel male
con giustizia o con ingiustizia. Gli uomini devono essere considerati in base a ciò che
sono e non in base a come dovrebbero essere. Il Principe doveva perseguire, come
suo obiettivo, il bene dello Stato anche a costo di rendersi impopolare perché lo
stesso era il supremo esempio del bene e della giustizia che dovevano essere
salvaguardati a qualsiasi costo anche usando l’inganno e la violenza. Gli uomini sono
ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, cupidi di guadagno e dimenticano più
facilmente l’uccisione di un congiunto che la perdita del patrimonio. Per i motivi
sopra addotti il “politico” deve essere come un centauro ovvero metà uomo e metà
animale. Dev’essere umano o feroce come una bestia a seconda delle situazioni.
Machiavelli non è il fondatore di una nuova morale, anzi: da questo punto di vista è
un tradizionalista perché considera cattivo chi uccide o non mantiene la parola data.
Egli semplicemente individua una casistica di giudizi che si regolano su altri principi
e cioè non il bene o il male, ma l’utile o il danno politico. La sua è una teoria di
sconvolgente novità veramente rivoluzionaria nel contesto della cultura occidentale in
quanto ebbe il coraggio di mettere in luce ciò che realmente avviene nella politica,
non di delineare degli Stati ideali che non si erano mai visti. Per lui rivolgersi
all’antico non significava evadere il presente. I problemi che affronta non sono mai
astratti (anche quando sembrano che lo siano) e non si pongono mai sul piano delle
categorie universali come moralità,utilità, politicità e via discorrendo,ma sono
collegati alla reale valutazione e soluzione di una situazione storico-politica concreta:
nella fattispecie quella dell’Italia del XVI secolo. Altri elementi fondamentali era il
poter tenere sotto controllo le passioni e le ambizioni, mentre la falsità e l’avidita
costituivano il male più estremo per gli uomini. Quando viene a mancare l’uso della
forza lo Stato non riesce a realizzare la giustizia, bene fondamentale per la
sopravvivenza delle istituzioni, creandosi un vuoto di potere. Il periodo in cui visse
Machiavelli (1400-1500) , la moralità era una virtù assai rara mentre allignavano
l’inganno e l’infedeltà in special modo nelle istituzioni repubblicane per cui soltanto
un Principe carismatico e privo di scrupoli poteva unire e salvare l’Italia dallo sterile
frazionamento politico dovuto anche,e, soprattutto dall’ingerenza di potenze
straniere(Francia,Spagna, Austria). Machiavelli ebbe una concezione profondamente
laica della politica e fu sempre molto critico per le interferenze della Chiesa nella
politica della penisola: condannò l’uso arbitrario e vessatorio del potere temporale dei
papi per mantenere il loro predominio. Anche la religione, secondo il suo parere, non
era tanto vista nella sua dimensione spirituale e/o come garanzia di salvezza, ma
come strumento di governo. La religione, in quanto fede, obbliga i cittadini a
rispettarsi e a mantenere la parola data ma rende gli uomini miti e
rassegnati(Discorsi). La Storia era vista nella prospettiva stereotipa di sequenze di
avvenimenti storici che si ripetevano con continuità nel rapporto fra Stato e
Dominio.Il primo era l’espressione delle norme e/o delle leggi fondamentali
concernenti la vita di ogni singolo individuo, mentre il secondo era l’esercizio
effettivo del potere .Egli affermava che la virtù( forza e talento)e la fortuna
rivestivano un’importanza notevole nell’azione di governo rendendola stabile e
duratura .In altre parole,nel suo pensiero è centrale il ruolo ricoperto dalla cosiddetta
dialettica/virtù-fortuna in quanto anche la più audace iniziativa umana (virtù) può
essere vinta dalla forza soverchiante della sfortuna. L’incertezza poteva mettere a
repentaglio l’autorità del Principe per cui egli doveva usare abilità politica e
spregiudicatezza per dominare la situazione.
Il “buon Principe” doveva attrarre dalla sua parte gli avversari e se questo non era
possibile eliminarli anche fisicamente. Al nemico, e all’occorrenza, doveva essere
inferto un colpo duro tale da non permettergli di reagire. Nell’arte del “buon
governo” Machiavelli fu radicale: il Principe doveva indebolire economicamente i
governanti più autorevoli tenendo però sotto controllo anche i notabili del territorio
che uniti potevano spodestarlo. Egli fu tra i primi politici ad auspicare un esercito
statale nazionale permanente, formato da tutte le classi sociali ed aborriva in modo
categorico le truppe mercenarie, sempre pronte a vendersi al miglior offerente.
Ovviamente, il Principe doveva guidare e/o condurre in prima persona e con autorità
il suo popolo e anche i Comuni dell’Italia settentrionale che avevano respinto le
pretese egemoniche degli Hohenstaufen (Federico Barbarossa) rappresentavano delle
istituzioni superate. Solamente un forte potere centrale, dotato di un esercito formato
dal popolo poteva assicurare stabilità politica. La mancanza di un principe forte e
carismatico, impediva la nascita dell’Italia soprattutto per l’ingerenza della Chiesa
che nell’Italia centrale si era impossessata di vasti territori e manteneva lo status-quo
in tutte le rimanenti parti della penisola. Al Sud il regno di Napoli, a Nord-ovest il
ducato di Milano, a Nord-est la Repubblica Veneta. Infine la Repubblica di Firenze e
lo Stato Pontificio al centro e come già detto. L’unica eccezione era il ducato di
Savoia che però era maggiormente influenzato dalla politica francese.
D’altra parte questa carenza di unità politica e sociale era controbilanciata da un forte
fermento culturale ed artistico che in Europa era il primo attante intellettuale che
brillava per fantasia e creatività.
Le vecchie istituzioni erano morte e/o fossilizzate su arcaici privilegi e l’uso della
forza era una prassi normale per attuare le più brutali angherie e il libertinaggio
nelle classi più aristocratiche era largamente diffuso. E’ in questo contesto di una
società priva di contenuti morali che il fine politico poteva essere raggiunto
solamente con qualsiasi mezzo. Il fine giustifica i mezzi.
Le opere politiche più importanti di Machiavelli furono il Principe e i Discorsi sulla
prima deca di Tito Livio (1513).
Queste due opere sulla “gestione del governo” sono tra loro molto diverse, tanto che
molti pensatori politici, tra i quali G.G. Rousseau , le hanno giudicate in antitesi fra
loro. Anche se la maggioranza dei lettori, conosce il Principe, entrambi gli scritti
trattano sull’arte del governo degli stati, di come risolvere le problematiche politiche
e prevenire le cause del loro declino.
In particolare, i Discorsi sulla prima deca di Tito Livio, riguardano le modalità
dell’espansione della Repubblica di Roma. Arrivò alla straordinaria scoperta , che
sembra preludere alle concezioni politiche moderne e cioè che le lotte fra patrizi e
plebei non indebolirono Roma, ma le permisero di raggiungere ordinamenti sempre
più perfetti. Mentre nel Principe non si evidenzia tanto la propensione per il “governo
sul popolo” questa è più marcata nei Discorsi sulla prima decade di Tito Livio.
Machiavelli fu l’antesignano e il propugnatore dell’applicazione di una politica
feroce, perfida e al di fuori della legge, valorizzando l’immoralità politica abilmente
creata per raggiungere il fine. In altre parole, il principe doveva usare qualsiasi
mezzo, anche al di fuori dai canoni della legge e della morale per raggiungere lo
scopo. Machiavelli ha il coraggio di mettere in luce ciò che avviene realmente in
politica e cioè non delineare “Stati ideali”che “non si sono mai visti essere in
vero”ma il reale della politica. In questo suo teorema pragmatico non fu sempre
obiettivo in quanto il suo interesse era rivolto esclusivamente al “potere” che doveva
potersi esercitare senza limitazione alcuna anche se, a ben guardare, la sua era più
una ricerca e/o un approccio alla perfezione dell’azione politica del buon governo:in
ultima istanza per soddisfare i bisogni delle masse. Egli sosteneva che la natura
umana per antonomasia era fondamentalmente egoista, quindi lo statista per
raggiungere gli obiettivi prefissati doveva fare affidamento sulla cupidigia umana,
tenendo ovviamente conto del bisogno di sicurezza del popolo.
Nel complesso e contrastato rapporto fra individui e Stato, il segretario fiorentino
addossava all’aggressività umana proiettata allo smodato consumismo delle risorse
economiche tesa ad acquisire nuovi beni materiali la colpa di tutti i mali. Secondo il
suo pensiero l’uomo poteva sopportare ogni genere di malvagità, ma non doveva
essere danneggiato nei suoi interessi per procurarsi i beni. Per questo fece
un’apologia politica della monarchia assoluta (Francia e Spagna), capace, secondo il
suo parere, di assicurare pace , giustizia, prosperità, rispetto per la religione e difesa
dei cittadini e, soprattutto, non creava conflittualità sociali perché vi era una
ripartizione dei beni dello Stato (ricordiamo che molti principi, per contrastare
l’egemonia della nobiltà si alleavano alla nuova borghesia mercantilistica). Alla base
di tutta la riflessione del segretario fiorentino vi è la coscienza lucida e sofferta della
crisi che l’Italia stava attraversando , soprattutto politica, in quanto non possedeva
quei solidi organismi statali unitari che caratterizzavano le monarchie europee, crisi
militare ma anche crisi morale, perché erano scomparsi tutti quei valori che avevano
dato un fondamento al vivere civile, che per Machiavelli erano rappresentati
dall’antica Roma: l’amore di patria,il senso civico,lo spirito di sacrificio e lo slancio
eroico, l’orgoglio ed il senso dell’onore, tutti sostituiti da un atteggiamento scettico e
rinunciatario abbandonato al capriccio mutevole della fortuna. Per lui il legislatore e
il giurista rivestivano una notevole importanza in quanto li considerava i
caposaldi delle istituzioni. Il giurista rappresentava l’antidoto o meglio l’anticorpo
contro la corruzione e la decadenza dei costumi( un po’ come oggigiorno con “mani
pulite” dove la borghesia conservatrice è stata parzialmente purificata dalla disonestà
anche se qualche politico nostalgico ha erroneamente definito i giudici di “mani
pulite” giacobini, come se la corruzione dovesse divenire virtù e non più reato). Fu
animato da una contraddizione perenne fra l’ammirazione per il despota, pieno di
risorse, e la collettività libera ed autonoma. Cercò di ovviare a questa incongruenza
affermando che ci sono momenti storici in cui il principe doveva creare uno Stato
forte ed autoritario per combattere la corruzione e, soltanto quanto si sarebbe
raggiunta la stabilità politica, era auspicabile che il governante attuasse una politica
illuminata, rispettosa della legge della proprietà e dei diritti dei sudditi. Affermava
che un governo era più concreto quando il Principe era eletto da molte persone,
perché questo sistema avrebbe creato maggiore amalgama fra le varie componenti
sociali (plebe, borghesia, nobiltà). Nel contesto strutturale della società, odiava la
nobiltà perché la riteneva inutile, oziosa e conflittuale per le altre istituzioni
(chiesa,popolo e corporazioni).Fu contrario, e come già accennato, agli eserciti
mercenari che riteneva deleteri ed inaffidabili. Soltanto la milizia cittadina e/o
popolare avrebbe assicurato al principe un forte potere politico eliminando la
precarietà nello Stato.

Bibliografia
1) Tecniche di seduzione e brevi cenni storici -maggio 2004- Roberto
d’Amato,Gorizia
2) L’arte amatoria e il pensiero politico secondo il divino marchese Donatien
Alphonse de Sade -agosto 2004- Roberto d’Amato, Gorizia
3) Rivoluzione francese e le sue cause -dicembre 2004- Roberto d’Amato,
Gorizia
4) L’ideologia politica della destra- dicembre 2004- Roberto d’Amato,Gorizia
5) Concezione politica italiana ,Roberto d’Amato,Gorizia
6) Storia delle dottrine politiche,Milano 2003,H.Sabine
7) Antologia Pazzaglia per le superiori, Zanichelli, Bologna 1980
8) Il Principe, Nicolò Machiavelli,Paolo Rotta,SEI,Torino 1973
9) Nicolò Machiavelli,Il Principe, Newton, Roma 1955
10) Storia della filosofia occidentale,Autori vari,U.Hoepli,Milano 1990