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Il XVI secolo: Umanesimo, Rinascimento e Carlo V

1. Umanesimo e Rinascimento in Italia


Tra il 1450 e il 1550 si svilupparono due movimenti in Europa: il Rinascimento e la Riforma protestante. Anche se si svilupparono nello stesso periodo, questi due movimenti erano mossi da ideali diversi, anche se lobiettivo era lo stesso: restaurare le istituzioni precedenti al Medioevo, ovvero limpero romano (Rinascimento) e la Chiesa originale (Riforma). Entrambe contribuirono alla nascita del concetto negativo di Medioevo, epoca che divide le epoche doro originali dalla loro rinascita. Nonostante ci, gli obiettivi di questi movimenti erano scollegati tra loro e per questo con il termine Rinascimento non ci riferiamo al periodo storico, bens al movimento culturale ed artistico. Il Rinascimento fu strettamente legato allUmanesimo, movimento culturale che si interessava alla letteratura classica, in particolare latina. Gli intellettuali umanisti, a partire da Petrarca, si spinsero a divulgare le opere classiche correggendo gli errori dei copisti e imitando gli autori dellepoca (come Cicerone). Si resero conto infatti che la lingua latina si era imbarbarizzata, attraverso profonde modificazioni sintattiche. Il fine ultimo dellUmanesimo si pu sintetizzare nel tentativo di riportare gli ambiti della vita umana a quelli della vita tipica romana. Fu molto importante sotto questo aspetto la figura di Niccol Machiavelli (1469-1527), che applic questo principio alla politica, consigliando ai principi nel famoso libro De principatibus, dediti allespansione territoriale o alla difesa dei propri domini, di prendere come esempio la societ romana. Secondo Machiavelli, la vittoria in una guerra non era data grazie alla provvidenza divina, come pensava Dante, piuttosto grazie allabilit politica, alla brutalit del sovrano e alla forza dellesercito; questo pensiero suscit molto scalpore nella mentalit medievale teocentrica dellepoca. Secondo il pensiero di Machiavelli, una societ umanistica per gestire lo Stato doveva prescindere dagli insegnamenti e dalle leggi della Chiesa. Questo comportamento fu paragonato a quello dei mercanti medievali, i quali violavano le leggi imposte dalla Chiesa e agivano senza scrupoli, chiedendo il perdono a Dio sul letto di morte. Tuttavia, Machiavelli non era ateo: in un suo libro scrisse infatti, cadendo in qualche modo in contraddizione, che conducendo guerra per la liberazione del proprio Stato, un principe sarebbe stato guidato da Dio alla vittoria. Ma se neppure Machiavelli aveva perso il punto di vista cristiano, a maggior ragione gli altri intellettuali dellepoca erano legati alla fede, infatti i pi ambivano a divenire romani antichi senza cessare di essere cristiani. Nel nord Europa il legame tra Umanesimo e fede cattolica fu ancora pi forte; il pi colto intellettuale del XVI secolo fu Erasmo da Rotterdam (1466-1566), che tent di utilizzare il movimento umanistico come strumento per la Riforma della vita cristiana. Essendo conoscitore delle lingue classiche, si dedic a predisporre nuove edizioni della Bibbia, fonte di ispirazione per la rigenerazione della fede. Erasmo critic alcuni aspetti della Chiesa, come il culto dei santi, ma in particolare il concetto di purgatorio, scappatoia per i peccatori; inoltre fu polemico nei confronti del papato ( in particolare Giulio II, famoso per la sua corruzione), come fece in seguito Lutero. Su un argomento per era in sintonia con Giovanni Pico della Mirandola, che sosteneva il concetto delluomo come creatura dotata di libert di scegliere tra il bene e il male. Tuttavia successivamente si diffuse lidea di pessimismo antropologico (sostenuto da Lutero e Machiavelli), ovvero che tutti gli uomini fossero tristi e malvagi, pronti a tradire il prossimo per il proprio bene.

2. Le grandi potenze nel XVI secolo


Il principe inteso da Machiavelli nei suoi libri era riferito alla famiglia dei Medici che, secondo lui, avrebbero dovuto trasformare lItalia in una grande monarchia nazionale, capace di competere con Francia e Spagna. Ma non ottenendo nessuna risposta da parte loro, ebbe una visione sempre pi pessimistica della Storia e delluomo. Oltre Machiavelli, altri storici contemporanei, come Ariosto e Guicciardini, furono osservatori e commentatori della crisi politica della penisola italica. Gli intellettuali italiani rimasero colpiti quando Spagna e Francia scelsero come teatro di battaglia lItalia. Nel 1503 gli spagnoli ottennero il controllo sul regno di Napoli, mentre nel 1515 Francesco I, re di Francia, conquist Milano, dopo aver sconfitto lesercito svizzero a Marignano. Forte di questo successo, ottenne dal papa il diritto di nominare i vescovi e gli abati francesi pi importanti.
Autore: Davide Bordigoni III F

Il XVI secolo: Umanesimo, Rinascimento e Carlo V

Durante questo periodo cominci ad emergere la figura di Carlo dAsburgo, erede di due dinastie: da una parte Massimiliano dAsburgo e Maria di Borgogna, dallaltra Ferdinando dAragona e Isabella di Castiglia. In questo modo ottenne una quantit straordinaria di titoli: signore delle Fiandre (1506), re di Spagna (1516), duca dAustria e imperatore di Germania (1519), con il nome di Carlo V. Questi titoli ricaddero tutti su Carlo grazie al caso (la morte casuale di tutti gli altri eredi) e ad un impressionante rete di matrimoni dinastici. Il papa Clemente VII tent, senza riuscirci, di evitare lincoronazione di Carlo, tuttavia egli riusc a corrompere i principi elettori attraverso lesorbitante cifra di un milione di fiorini doro prestatagli dai Fugger, che in cambio ottennero miniere dargento in Tirolo e di mercurio in Castiglia. Partito in Germania nel 1520, le Corts castigliane si ribellarono, accusando Carlo di sfruttare le risorse spagnole. La rivolta dei Comuneros si diffuse in tutte le citt spagnole e mirava alla nobilt e ai rappresentanti del potere, i corregidores. Il 25 giugno 1520 varie citt si unirono in una Santa Junta. Tuttavia le loro rivendicazioni non erano antimonarchiche, bens pretendevano che il re compisse dei doveri tra cui: sposarsi con una principessa portoghese, stabilire dimora fissa in Spagna, meno pressione fiscale e migliore amministrazione della giustizia. Carlo impieg due anni per fermare la rivolta; per altro, pass tutto questo periodo in Germania, affrontando nuovi problemi portati dalla corona. Carlo V fu incoronato ad Aquisgrana il 23 ottobre 1520, un anno dopo lelezione. In precedenza aveva giurato di rispettare la Capitolazione imperiale, un documento con gli obblighi da rispettare; infatti il re non governava per scelta divina o ereditariet, ma tramite elezione e vincolato a patti stretti con gli elettori. Il fatto che Carlo V fosse stato il primo dopo Carlo Magno a possedere un territorio cos immenso suscit molto scalpore. Alcuni intellettuali, come Mercurino Alborio di Gattinara, vedevano in Carlo un principe inviato da Dio per ristabilire lordine sulla Terra. Altri ripresero la concezione di cupidigia universale, in cui solo unautorit superiore come limperatore poteva porre rimedio, ovvero che facesse da arbitro tra le contese degli Stati. Non a caso nei circoli intellettuali di Carlo V si leggevano le opere di Dante, in particolare la Divina Commedia, in cui si parla di un veltro che sconfigge la lupa, simbolo della cupidigia; in questo modo, Carlo V veniva paragonato quasi a Cristo stesso. Secondo Dante, limperatore sarebbe dovuto essere imparziale e non avrebbe dovuto, come stava succedendo, cancellare tutte le strutture politiche inferiori. Cos la presenza di un monarca universale era pericolosa per ogni nemico dellimpero. Il principale nemico di Carlo V fu Francesco I, re di Francia, che nel 1525 tent di contrastarlo. Tuttavia limperatore mirava alla conquista della Lombardia per collegare i domini austriaci a quelli spagnoli, e riusc sconfiggendo i francesi a Pavia il 24 febbraio, grazie alla potenza degli archibugi, armi da fuoco portatili e micidiali, ma molto lente da maneggiare. La sconfitta a Pavia e la conseguente cattura di Francesco I segn lespulsione definitiva dei francesi in Italia. Il timore del papa spinse a creare la Lega di Cognac, alla quale facevano parte i principali stati italiani sostenuti dalla Francia. Nellautunno 1526 il papa e Carlo V si scambiarono lettere di guerra e le truppe imperiali varcarono le Alpi. Nella primavera successiva, le truppe si ritrovarono senza paga e si ammutinarono, marciarono verso Roma e la saccheggiarono, mentre il papa scapp a Castel SantAngelo. Dietro consiglio di Gattinara, limperatore dichiar la marcia su Roma opera sua. Tuttavia questo spinse i nemici dellimpero ad affrontare ancora pi Carlo. Infatti negli anni 1528-29 ci furono guerre tra le armate francesi e quelle imperiali, che comunque resistettero grazie anche allalleanza con Genova, potente citt marinara. Il 29 giugno 1529 Clemente VII e Carlo V firmarono il trattato di Barcellona, in cui il papa dichiarava di uscire dalla lega nemica, e limperatore di riconquistare Firenze e di consegnarla ai Medici. In questo modo il 2 agosto Francesco I fu costretto a firmare la pace di Cambrai, rinunciando alla Lombardia ma ottenendo il diritto dinastico in Borgogna. Nel 1530, Carlo V venne finalmente incoronato imperatore dal papa. Un altro nemico dellimperatore furono gli ottomani. Agli inizi del 1500, i turchi costruirono un immenso impero grazie alla loro artiglieria. Conquistarono la Siria (1516) e lEgitto (1517), principali capolinea di carovane commerciali; inoltre sconfissero le flotte veneziane e spagnole, ottenendo il monopolio sul Mediterraneo fino al 1571. Con la conquista dellEgitto, il sovrano ottomano Selim I ottenne il titolo di califfo, guida politica e religiosa. Infatti la figura del califfo era paragonabile sia a quella dellimperatore che del papa.
Autore: Davide Bordigoni III F