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Niccol Machiavelli.

Il Principe di Machiavelli il primo saggio in cui lautore mette per iscritto la sua verit
individuale, assumendone ogni responsabilit. In questo caso, la verit di Machiavelli basata sulla
conoscenza delle leggi della natura e della storia, date dalla esperienza diretta e dalle letture dei
classici. Lo scandalo del Principe risiede nella spregiudicatezza del suo autore, che fonda lautorit
del suo testo solo sulla forza del proprio pensiero e della propria scrittura. Il secondo scandalo
questo: la morale del principe dipende dal successo della sua azione politica e viene fatta coincidere
con le sorti dello Stato. La politica diviene autonoma dalla religione e dalla morale. Da qui, la
diffusione del termine negativo machiavellismo, a indicare il raggiungimento di un fine con
qualsiasi mezzo.
Nel corso dei secoli, Machiavelli e il suo Principe sono stati oggetti di studio da parte dei pi grandi
pensatori. Benedetto Croce e Max Weber pensano che Machiavelli sia un teorico oggettivo e
scientifico della politica come arte separata e autonoma. Invece, al giorno doggi, tende ad imporsi
una teoria ancora pi elaborata e complessa: Machiavelli stato capace di studiare il
comportamento umano, di sottoporlo a una sua interpretazione e fondare poi su di essa una coerente
teoria politica.
Infine, Machiavelli viene considerato il primo saggista moderno e liniziatore del pensiero del
sospetto: bisogna andare oltre le apparenze, cercando di capire quali siano state le vere cause che
hanno caratterizzato la storia.
Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 da una famiglia borghese, il padre era avvocato. Aveva avuto
uneducazione umanistica con la lettura di molti classici latini, non conosceva il greco. Trascrisse il
De rerum natura di Lucrezio e si avvicin molto ai testi aristotelici e averroistici.
Nel 1498 viene nominato responsabile della seconda cancelleria (quella che si occupava delle
attivit militari e diplomatiche) e poi anche segretario dei Dieci di bala, un organo preposto alla
politica estera della Repubblica. Diviene uno stretto collaboratore di Pier Soderini, nominato
gonfaloniere a vita nel 1502. Per Machiavelli iniziano una serie di missioni diplomatiche che lo
portano a viaggiare: una delle pi significative quella del 1506, presso Cesare Borgia, il Valentino.
Nel frattempo, sempre nello stesso anno, viene eletto segretario della magistratura dei Nove ufficiali
dellordinanza e della milizia fiorentina.
Nel 1512, dopo una sconfitta delle truppe dellordinanza, la Repubblica fiorentina cade e la famiglia
i Medici rientrano a Firenze. Machiavelli viene esonerato da tutti gli incarichi politici e si ritira
allAlbergaccio, un podere di sua propriet in Percussina, vicino a San Casciano. Lanno seguente
viene arrestato con la scusa di aver partecipato a una congiura antimedicea. Rimesso in libert si
dedica alla scrittura del Principe e dei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio e agli studi, anche
se spera vivamente che la famiglia i Medici lo chiamino ancora per qualche attivit politica.
Partecipa alle discussioni intellettuali degli Orti Oricellari. Nel 1522 vi unaltra congiura
organizzata dai membri degli Orti Oricellari e Machiavelli non risulta aver partecipato e i suoi
rapporti con la famiglia dei Medici migliorano. Viene eletto provveditore e cancelliere dei
Procuratori delle Mura per la difesa di Firenze. Dopo il sacco di Roma (1527), i Medici vengono
cacciati da Firenze, e pure Machiavelli, accusato di aver collaborato con loro.
Muore nel giugno 1527.
Machiavelli, durante la sua attivit politica (1498-1512), scrive per conto del governo fiorentino.
Vanno ricordate le legazioni (rapporti sulle missioni diplomatiche) e le commissarie (relazioni per

incarichi di politica interna). Le legazioni di maggior rilievo sono quelle di Cesare Borgia e del re di
Francia Luigi XII, che poi confluiranno nel Principe.
Sempre di questo periodo risalgono gli scritti politici minori, nella quale Machiavelli scrive con
lunico intento di fornire informazioni e consigli al di fuori dellufficialit o di tenere ricordi e
riflessioni.
Vanno ricordati la Descrizione (linganno di Valentino ai suoi nemici a Senigallia), il Discorso
dellordinanza (quali sono le modalit di reclutamento della Repubblica fiorentina: arruolare gli
uomini del contado, poich sono migliori dei mercenari, il cui giudizio di Machiavelli sar sempre
negativo), il Ritratto di cose di Francia (analisi della struttura politica di uno Stato moderno) e i
Ghiribizzi (scritti in forma di lettera e dedicati a Giovan Battista Soderini, nipote del gonfaloniere;
qui, Machiavelli, analizza il rapporto tra lazione individuale e la realt oggettiva delle cose e dei
tempi. I tempi e le situazioni mutano, ma lazione individuale no perch determinata dal carattere
immutabile della singola persona; pertanto, il suo successo non duraturo. Luomo, in sostanza,
aiutato solo dalla fortuna.
I Discorsi sopra la Deca di Tito Livio sono la seconda opera pi importante di Machiavelli. Furono
iniziati nel 1513, ripresi e elaborati fra il 1515 e il 1517, terminati nel 1518. Non sono unopera
unitaria, ma gi dal titolo si capisce che si trattano di divagazioni a partire da un testo base: la prima
Deca della storia di Roma dello storico latino Tito Livio, Ab urbe condita (Dalla fondazione di
Roma).
Lopera divisa in tre libri. Il I libro comprende 60 capitoli. In questi capitoli vengono esaltati la
politica interna dello Stato, la sua amministrazione, le sue leggi e limportanza della religione
utilizzata dai governanti come strumento di governo. In alcuni passi dellopera, Machiavelli
rimpiange la religione pagana, che induceva il cittadino a identificarsi con lo Stato, e critica quella
cristiana che invece lo distrae dagli interessi civili e dallamor patrio. Il II libro (33 capitoli) tratta
della politica estera, della guerra, delle milizie. Nel III libro (49 capitoli) vengono discussi
argomenti di vario genere: quali uomini abbiano fatto grande Roma e come si trasformino gli Stati
(in che modo nascono, si evolvono, decadono). In questi ultimi capitoli si fa riferimento alla
corruzione e alla crisi della citt di Firenze in opposizione al modello ideale della Roma antica.
Differenze tra Il Principe e i Discorsi: nel Principe si pone il problema di fondare uno Stato nuovo,
e questo pu accadere solo a partire dalla virt di un individuo, il principe; nei Discorsi invece la
durata e la continuazione di uno Stato gi esistente. Quando un solo individuo crea uno Stato nuovo,
la forma di governo pi accettabile quella del principato; ma se si vuole la continuit di uno Stato,
il principe deve avere lappoggio del popolo, quindi, si preferisce come forma di governo la
repubblica.
Le forme di governo accettate da Machiavelli sono: il principato, o monarchia limitata, ovvero,
controllata dagli aristocratici e dal popolo o dalla borghesia; la repubblica modellata sullesempio
dellantica Roma, con un equilibrio interno di poteri e una conflittualit regolata fra plebe,
borghesia e aristocrazia: questa una repubblica mista, diversa dalla repubblica aristocratica, retta
solo da unoligarchia (quella veneziana) e dalla repubblica democratica, dominata dalle classi pi
basse (quella fiorentina di Savanarola). Tuttavia, Machiavelli preferisce la repubblica mista,
perch in grado di dare maggiore stabilit istituzionale a uno Stato.
Da Polibio riprende la teoria dellanaciclosi: la monarchia pu degenerare in tirannide, laristocrazia
in oligarchia e la democrazia in anarchia. Sempre dallo storico greco riprende lidea di un ciclo che
caratterizza lo Stato: nascita, affermazione, sviluppo, decadenza e morte. In questo senso, lo Stato
viene visto come unentit biologica. Lo Stato, inevitabilmente, decade; non si pu fermare la sua

decadenza, ma la si pu contrastare in due modi: bisogna prendere ad esempio il modello degli


ordini repubblicani dellantica Roma e dellequilibrio tra i vari poteri; poi, si devono cercare i
motivi della crisi dello Stato e tornare alle sue origini, ricostruendo i loro fondamenti e ritrovando i
valori e le ragioni profonde della loro esistenza.
Alla base della riflessione machiavelliana vanno individuati tre criteri fondamentali e tutti collegati
tra loro: il criterio umanistico-rinascimentale dellimitazione, quello umanistico della superiorit
degli antichi e della esemplarit della storia romana, quello naturalistico del carattere immutabile
della natura umana. Pertanto, secondo Machiavelli, il genere umano, poich ha un carattere
immutabile nel corso dei secoli, pu benissimo prendere a modello la Roma repubblicana, ritenuta
migliore rispetto a quella imperiale.
Dellarte della guerra, composto fra il 1519 e il 1520 e dedicato a Lorenzo di Filippo Strozzi. E
unopera divisa in sette libri, nei quali un famoso condottiero spagnolo, Fabrizio Colonna, dialoga
con vari interlocutori. Come aveva gi fatto nei Discorsi, pure in questopera, Machiavelli, riprende
lesemplarit della repubblica di Roma antica, in questo caso, per larte militare. La repubblica di
Roma antica, secondo Machiavelli, ha mostrato come la questione militare non sia tecnica, ma
politica. Un buono esercito si ha solo se lo Stato capace di coinvolgere i cittadini non solo sul
piano politico ma anche militare. Quindi, vanno escluse le truppe mercenarie, insubordinate e
anarchiche, perch agiscono solo per motivi egoistici, divenendo inaffidabili militarmente. Ed
questo il problema degli stati italiani: il ricorso a tali milizie. Infatti, uno Stato deve contare solo su
un esercito popolare che si identifica con esso. Lopera, poi, contiene pure consigli sugli assedi,
sulla tecnica militare, sullordine di marcia e sulle fortificazione. Inoltre, Machiavelli intuisce la
decadenza della cavalleria e il ruolo decisivo della fanteria. Da questultimo consiglio si capisce
perfettamente sia lobiettivit della realt militare sia la decadenza delle famiglie nobili che
componevano le schiere dei cavalieri.
Le Istorie fiorentine, in otto libri, furono scritte su ordine di Giulio de Medici, dietro un compenso
di 100 fiorini di conio. Furono scritte tra il 1520 e il 1525 e pubblicate solo postume nel 1532.
Narrano i fatti storici della citt di Firenze fino alla morte di Lorenzo de Medici (1492). Il primo
libro contiene un excursus sulla storia dItalia dalla caduta dellimpero romano; il secondo libro
tratta della fondazione di Firenze e arriva fino al 1353; dal terzo libro in poi la cronaca dei fatti
storici viene trattata con pi attenzione.
A Machiavelli non interessa tanto la documentazione dei fatti storici, tant che nemmeno confronta
le fonti storiche in lui possesso, ma solo quei fatti storici da cui si possono trarre delle lezioni
politiche attuali. Egli vuole raccontare la storia di Firenze mettendo in risalto la perdita delle antiche
virt comunali, lassenza di gruppi dirigenti capaci di governare e lincapacit di prendere a
modello la repubblica dellantica Roma (riprende lo stesso argomento dei Discorsi). Poi, parla della
crisi politica della citt e di tutti gli Stati italiani, fermandosi alla morte di Lorenzo Medici.
Inoltre, i pensieri di Machiavelli vengono messi in bocca ai protagonisti dellopera, particolarmente
facendo parlare gli avversari di Firenze in modo tale che non pu essere accusato di parzialit.
Infine, le Istorie fiorentine sono sempre un saggio scientifico, nella quale risalta linterpretazione
storica piuttosto che la precisione degli avvenimenti storici.
Machiavelli pensa che la letteratura e la poesia siano inferiori rispetto alla politica e rappresentino
solo un motivo di diletto: solo la politica pu servire al benessere collettivo. Questo non vuol dire
che Machiavelli non si sia mai interessato alla letteratura o alle poesia, anzi, mostra un grande

rispetto per i pi grandi maestri del passato, dai latini a Dante e Petrarca. Poi, si inserisce pure
allinterno di un dibattito sulla lingua italiana, con il Discorso intorno alla nostra lingua, nella quale
sostiene che bisogna rifarsi al fiorentino contemporaneo.
Intorno al 1526-1527, Machiavelli scrive un poema in terzine, lAsino, in cui elabora una propria
concezione della vita. Naturalmente si rif allAsino doro di Apuleio. Lautore racconta in prima
persona della sua permanenza nel regno di Circe in un gregge di animali che rappresentano vari tipi
di uomo. Lopera si interrompe prima della trasformazione del protagonista in asino. Attraverso la
parodia e il punto di vista dellanimale, Machiavelli vuole smascherare il mondo umano, la sua
convenzionalit e gli ideali umanistici.
Favola, novella del 1518, meglio conosciuta come Belfagor arcidiavolo. Riprende il tema misogino,
caro a Boccaccio, forse unico maestro di novelle per Machiavelli. Belfagor, un diavolo, viene
mandato sulla terra per verificare la condizione degli uomini sposati, che spesso la paragonano
allinferno. Belfagor, dopo aver costatato che la vita sulla terra terribile, decide di tornare nel suo
regno di diavoli e di dannati dove non prevalgono legoismo terreno e i giochi matrimoniali. In
questopera le mogli vengono descritte come la rovina dei mariti.
Machiavelli scrive pure delle commedie per il teatro. Le Maschere la prima commedia satirica, ma
andata perduta. Poi, influenzato dallautore latino Plauto, scrive Clizia. Riprende la commedia
plautina Csina. Un vecchio, Nicomaco, si innamora della schiava Clizia, ma viene scoperto dalla
moglie, Sofronia, e dai familiari che ordiscono delle beffe ai suoi danni. Molto probabilmente narra
una vicenda autobiografica: lamore dellautore nei confronti della cantante Barbara Raffacini
Salutati. In Nicomaco si pu notare labbreviazione di Niccol Machiavelli.
Il successo teatrale per Machiavelli giunge con la commedia La Mandragola, scritta nel 1518. I
modelli sono gli autori latini Plauto e Terrenzio e Boccaccio: luomo di legge, Nicia, ricorda
Calandrino. Per, in questa commedia, assente il carattere edonistico di Boccaccio. Machiavelli,
in questa commedia, non esalta il piacere dei sensi e nemmeno i beffatori. Si limita a mostrare che il
mondo si divide fra astuti ingannatori e ingenui ingannati. La realt rappresentata quella del
degrado, dove si muovono sia i beffatori che i beffati. Inoltre, nel Prologo, si pu notare un certo
rimando al presente in cui vive Machiavelli, ovvero, il degrado della politica italiana.
Il titolo della commedia, La Mandragola, prende spunto da unerba medicinale, la mandragola
appunto, che avrebbe la cura per combattere la sterilit. Nicia, un uomo di legge, cade nellinganno
di Callimaco, che innamorato della moglie di lui, Lucrezia. Callimaco si fa aiutare da Ligurio,
uomo freddo e disonesto. Ligurio dir a Nicia, desideroso di avere un bambino, che dovr far bere
alla moglie una pozione di mandragola, ma allo stesso tempo lo avverte che il primo uomo che
giacer con Lucrezia assorbir tutto il veleno e morir ( questo linganno). Pertanto, occorre
trovare un uomo disposto a morire al posto del marito: ovviamente si far avanti Callimaco.
Lucrezia, a sua volta, non vuole prestarsi al gioco e ceder solo quando verr convinta dalla madre,
Sostrata, e dal confessore, Timoteo. Alla fine, Lucrezia decide di lasciare il marito e di iniziare una
relazione con Callimaco.
Tutti i personaggi sono giudicati negativamente, tranne Lucrezia. Nicia volgare e stupido;
Callimaco un inetto; Ligurio un ingannatore e sfrutta la sua intelligenza pratica per lavori
mediocri; il frate Timoteo usa la religione per arricchirsi; la madre Sostrata debole perch si lascia
convincere; infine, Lucrezia, incarna lidea del principe machiavelliano, che si adatta alle
circostanze e muta con esse (infatti, lei stessa dir che o si del tutto buoni, come lo era allinizio, o
si del tutto cattivi, come si rivelata alla fine).

In questa commedia, in ultima analisi, si pu notare il pessimismo dellultimo Machiavelli. Infatti,


due delle istituzioni pi importanti, la famiglia e la Chiesa, vengono raffigurati da due personaggi
biechi e cinici, Sostrata e Timoteo.
Grazie al carteggio di Machiavelli con lamico Francesco Vettori, ambasciatore di Firenze a Roma,
si sa che la fine della composizione del Principe risale allanno 1513. Infatti, Machiavelli scrive
allamico una lettera, datata 10 dicembre 1513, in cui lo informa di aver terminato unopera,
intitolata I principati, e dedicata a Giuliano de Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. In realt,
dopo la morte di Giuliano (1516), lopera verr dedicata al duca di Urbino, Lorenzo di Piero de
Medici. Nel frattempo, i titoli mutano, De principati, De principe, e assumer il titolo finale solo a
partire dalle prime edizioni di stampa. Il genere scelto da Machiavelli, quello del trattato, non era
nuovo. Gi in et medievale circolavano trattati sul sovrano ideale. Eppure, nel quattrocento,
periodo vicino a Machiavelli, questo genere era rinato e iniziavano a diffondersi gli specula
principis (specchi del principe), elenchi delle virt mondane del principe perfetto accompagnate da
molti esempi latini e greci. Per, c una sostanziale differenza tra il Principe di Machiavelli e gli
altri trattati. Le differenze sono tematiche, formali, teoriche e ideologiche. Machiavelli riprende
questi generi solo stilisticamente, come il titolo generale, i titoli dei singoli capitoli in latino e
lelenco delle forme di governo e delle qualit del principe, con lunico scopo di fare accettare
meglio al suo pubblico le sue idee rivoluzionarie e anticonformiste se presentate in un modo
convenzionale.
Il Principe unopera unitaria, suddivisa in ventisei capitoli, ognuno dei quali riporta un titolo in
latino. Subito dopo la lettera dedicatoria a Lorenzo di Piero de Medici, si possono individuare
quattro blocchi (impliciti) con tematiche diverse. Il primo blocco comprende i capitoli I-XI:
vengono elencati i vari tipi di principato. Il secondo blocco comprende i capitoli XII-XIV: viene
discusso il problema delle milizie mercenarie e delle milizie proprie. Il terzo comprende i capitoli
XV-XXIII: vengono descritte le virt che si addicono al principe. Infine, lultimo comprende i
capitoli XXIV-XXVI, dei quali lultimo dedicato al casato dei de Medici. Nel capitolo XXV
lautore esamina la situazione italiana e scrive che la fortuna ha unincisivit sulla vita degli uomini.
Secondo Machiavelli, solo un uomo, il principe, pu porre rimedio alla crisi dello Stato italiano.
Egli con la sua virt deve riuscire a creare uno Stato nuovo, ponendo fine allincapacit dei gruppi
dirigenti e distruggendo le avversit della fortuna (questo pu considerarsi una specie di manifesto
politico). Per poterlo fare, occorre scavare nel profondo, andare oltre le apparenze, e cercare di
capire quali siano le reali cause di tale crisi. Insomma, bisogna guardare in faccia la realt (teoria
del sospetto). Lo studio della realt mostra che la fortuna, cio la mutevolezza del caso e della
storia, determina (caratterizza fortemente) le vicende umane. Ora, solo luomo, per mezzo della sua
virt, cio il suo ingegno, la sua prudenza, il suo coraggio, pu opporsi a quella. Poi, spetter
alluomo assumere un atteggiamento impetuoso o cauto. Dal momento che la fortuna donna,
preferisce gli uomini giovani e impetuosi rispetto agli anziani e cauti. Il principe prudente dovr
fare sempre il bene dello Stato, senza farsi condizionare da nessuna moralit. In questo modo
avviene la divisione della politica dalla morale comune. Poich il principe deve obbedire alla
Ragion di Stato, pu usare a tal fine anche strumenti deplorevoli. Il Principe deve essere sia crudele
che pietoso; comportarsi da bestia e da uomo; ingannatore e astuto come una volpe; e forte come un
leone. Il trattato termina con unesortazione alla famiglia dei de Medici perch pongano fine alla
crisi italiana e la liberino dalle forze straniere. Lesortazione, che rivela il progetto politico del

trattato e la sua prospettiva utopica, scritta in uno stile appassionato, dove si fa leva sulla
persuasione dei sentimenti, escludendo il ragionamento.
Il linguaggio della prosa machiavelliana alto e basso: prevalgono sia espressioni popolari del
dialetto fiorentino per avvicinarsi alla forma dialogica del parlato, sia espressioni colte che risultano
latineggianti. Sono presenti pure molti termini tecnici della cancelleria, della milizia e della
diplomazia che rendono il Principe un trattato scientifico. Sul piano sintattico dominano le
proposizioni disgiuntive. Inoltre, interi periodi sono costruiti su una serie di antitesi, cio
contrapposti luno allaltro. Si ha, in questo caso, una classificazione antitetica ad albero, ovvero, i
costrutti sono disposti su successive contrapposizioni binarie, procedendo alleliminazione
progressiva di un elemento della coppia e allo sdoppiamento del successivo in un altro dilemma.
Non sono assenti le figure retoriche come il chiasmo, gli anacoluti, le enumerazioni, e soprattutto le
metafore e le similitudini.
In Machiavelli prevale la ricerca della verit effettuale, senza una finalit trascendentale o
provvidenziale. Si tratta di osservare la realt nel suo divenire, nella sua materialit. La scientificit
del trattato di Machiavelli sta solo nellosservazione del reale, ma per il resto, convivono in lui una
specifica ideologia e visione del mondo. Secondo Machiavelli, la conoscenza della realt storica
connessa con la volont stessa di trasformarla; occorre che luomo attraverso la politica trasformi la
realt storica e naturale, prendendo a modello i nuovi Stati europei. Nel frattempo, in un momento
in cui si creano nuove alleanze e i vecchi poteri oligarchici e della nobilt feudali cadono, bisogna
aprire delle strade verso la creazione di nuove istituzioni (vanno sradicate completamente le vecchie
classi feudali). Vi una concezione laica dello Stato: non esiste pi il binomio Chiesa-Impero come
era accaduto nel periodo medievale. Luomo, al di l di qualsiasi religione, fa parte del mondo come
un qualsiasi essere naturale.
La diffusione del Principe avvenne su scala europea: infatti Machiavelli lautore italiano pi
conosciuto allestero. Per, la sua ricezione va distinta in quattro periodi. Nel Cinquecento viene
aggiunto allelenco dei libri proibiti. Nel Seicento, nonostante sia messo al bando, viene utilizzato
di nascosto dagli stessi gesuiti: il periodo in cui si diffonde la trattatistica della ragion di Stato. Nel
Settecento viene rivalutato il pensiero di Machiavelli e si diffonde una rilettura obliqua: il Principe
stato dedicato ai tiranni ma segretamente rivolto ai popoli in favore di una presa di coscienza
repubblicana e libertaria. Infine, nel periodo del Romanticismo e del Risorgimento, Machiavelli
visto come il fondatore del pensiero politico laico e in Italia, lultimo capitolo del Principe, viene
considerato come un appello profetico allUnit dItalia.