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a, disse: - Gi, la mia buona cameriera me, lo aveva predetto...

Ma la polizia sospettosa arrest la buona cameriera e, facendo una perquisizione n ella sua stanza, le trov infatti gli oggetti preziosi compendio del furto. La dom estica si scusava dicendo: - Non che io volessi rubare; ma la padrona non dava mai, retta ai miei ammonimen ti, e questo mi seccava. Ho voluto prender gli oggetti, per farle vedere che non ero una stupida. (JARRO, Attori, cantanti, ecc.). BELLINI Giovanni n. 1426 - m. 1516; pittore italiano, detto Giambellino, maestro di Giorgione e d i Tiziano. 1039. Il pittore Giovanni Van Eich fu l'inventore della pittura a olio, avendo s coperto un giorno per caso che l'olio di lino, mescolato ai colori, dava loro un a brillantezza tutta speciale. Egli confid poi il segreto ad Antonello da Messina , che non voleva confidarlo a sua volta a nessuno. Gian Bellini, per scoprire il segreto, si finse un nobile veneziano e, vestito da gran signore, si rec a casa del pittore, come per farsi fare il ritratto, e riusc infatti a ingannarlo. Mentr e Antonello lo ritraeva, egli spiava il pittore e cos venne a sapere come mai, eg li riusciva a dare ai suoi colori tanta compattezza e splendore. Gian Bellini fe ce poi partecipi tutti i pittori della scoperta che aveva fatto. (Encyclopdiana). BELLINI Gentile n. 1421 - m. 1507; grande pittore italiano, fratello di Giovanni. 1040. Il pittore italiano Gentile Bellini fu invitato a Costantinopoli dal sulta no Maometto II, perch gli dipingesse un quadro. Il Bellini gli dipinse un San Gio vanni decollato. Il quadro piacque molto al sultano. - Per - gli disse - c' un piccolo errore: quando uno decapitato, la pelle gli si r itira un po' intorno al collo. per persuaderlo con un esempio, chiam uno schiav, gli tagli l per l, la testa, e la f ece esaminare dall'artista. Il quale fu persuaso s dell'errore, ma ebbe tale uno spavento per quel modo di esercitare la critica, che non ostante tutti i favori di cui Maometto gli faceva offerte per trattenerlo, volle ritornare a Venezia. ( GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). BELLINI Vincenzo nato a Catania nel 1801 - morto a Parigi nel 1835; insigne musicista italiano. 1041. Nel Conservatorio di Napoli, Bellini ebbe per maestro il famoso Zingarelli ; il quale era uomo burbero, nervoso e facilmente eccitabile. Un giorno, scattan do contro una licenza dell'allievo Bellini, gli disse: - Voi non siete nato per la musica. (Nuova Antologia, 1901). 1042. Al Conservatorio era annesso il collegio, di cui era direttore don Gennaro Lambiase. Costui venne a sapere che gli allievi Florimo e Bellini erano iscritt i alla carboneria. Trem, il buon direttore, e cap che i due ragazzi arrischiavano di esser cacciati dal collegio, se pur non avevano da assaggiare la prigione. Li chiam pertanto in direzione e, data loro una buona ramanzina, li obblig a recarsi il giorno dopo a una serata di gala che si dava al San Carlo per l'onomastico d el re Ferdinando di Borbone, e a gridare in modo da esser ben notati Evviva il re. La lezione fu efficace, e i due ragazzi non si occuparono pi di politica. (Nuova Antologia, 1901). 1043. Quando scrisse l'opera Bianca e Fernando, la censura del Regno di Napoli t rov poco conveniente che il protagonista di un'opera teatrale si chiamasse come i l re delle Due Sicilie, e volle che fosse cambiato quel nome in Gernando. L'oper a fu infatti rappresentata a Napoli come Bianca e Gernando. (Corriere della Sera , 20 gennaio 1935). 1044. Si rappresentava al San Carlo di Napoli l'opera Bianca e Fernando di Belli ni, e l'esito era ancora incerto, quando il re Francesco I, che assisteva _alla rappresentazione, preso da entusiasmo, grid: - Fuori 'u guaglione! (Fuori il ragazzo!). Fu l'inizio di una salva d'applausi tale, che consacr la fama del musicista oltre che il successo dell'opera. (Minerva, 28 febbraio 1931). 1045. Aveva conosciuto la famiglia Fumaroli, e il Bellini si offr di dare lezioni di canto alla bellissima figlia del padron di casa, Maddalena. Presto tra i due

giovani nacque un forte amore. I Fumaroli, quando se ne accorsero, allontanaron o il biondo maestrino. Se non che le cose non finirono cos: Vincenzo e Maddalena continuarono a vedersi di nascosto; Maddalena mandava al Bellini alcune sue poes ie, e Bellini le metteva in musica. Queste poesie cos musicate avevano gran succe sso nei salotti mondani di Napoli. Quando Bellini diede una brillante prova della sua scienza musicale nell'Adelson, fece domandare la m ano di Maddalena ai genitori, ma questi non l'accordarono. Anche dopo il success o di Bianca e Fernando, Bellini rifece domandare la mano della ragazza, sembrand ogli che ormai il suo avvenire fosse assicurato; ma la richiesta fu ancora respi nta. (Nuova Antologia, 1901). 1046. Quando Bellini, glorioso dei successi del Pirata, and a visitare il vecchio musicista Zingarelli, che era stato suo maestro al collegio di musica di Napoli , il vecchio e incontentabile professore gli disse con molta calma: - Piccer, mo 'o momento che t'avarisse mpar a musica, perch tu 'o ssae, tu s ciuccio assaie! Bellini segu il consiglio, e la Norma, la Sonnambula e i Puritani sono la prova d egli studi assidui fatti in seguito dal maestro catanese. (E. DALBONO, Domenico Morelli). 1047. A Milano, Bellini abitava in casa di una certa signora Teresa, una buona d onna anziana che gli usava premure materne. Bellini se ne stava tutto il giorno chiuso in camera, lavorando alle sue divine melodie. E guai se qualcuno gli face va rumore! Rarissimi erano i momenti in cui si mostrasse soddisfatto dell'opera propria. Alla signora Teresa, che gli domandava se era contento di ci che aveva f atto, rispondeva modestamente: - Non so, ma non trovo quello che vado cercando. Dubito assai che il pubblico po ssa esser contento di me,! Quando invece la fede nel proprio genio lo invadeva (ed erano momenti assai rari ), si sentiva portato a slanci di tenerezza espansiva. - Povero giovane,! - diceva la signora Teresa - cos buono e gentile! (MONALDI, Le prime rappresentazioni celebri). 1048. Secondo la scrittura, egli doveva musicare l'Ernani e Donizetti l'Anna Bol ena. Ma, dopo il successo dell'Anna Bolena del Donizetti, il povero Bellini si s ent scoraggiato: - Impossibile - disse al suo librettista Felice Romani - scrivere ancora un'oper a seria, dopo l'Anna Bolena, e competere con Donizetti nella stessa lizza! Tu mi devi cambiare il soggetto. Vorrei un soggetto campestre. Felice Romani gli osserv che non c'era tempo. Si doveva andare in scena poco dopo . Ma Bellini non si arrese, e Romani dovette cedere: prese il soggetto da un bal letto di Auber e scrisse il libretto della Sonnambula. Bellini si mise al lavoro e due mesi dopo pot aver luogo la prima rappresentazione della nuova opera. (MON ALDI, Le prime rappresentazioni celebri). 1049. Vincenzo Bellini fu condotto a visitare il famoso organo del monastero di San Martino presso Palermo, e venne presentato all'organista Cristoforo Licalsi come un costruttore d'organi. Il Licalsi, invitato a sonare, scelse Pace alla tua bell'anima del Bellini, brano che fu applaudito da tutti, tranne che... dall'autore. Il quale anzi disse: - Molto bene; ma lei non ha fatto una buona scelta. - Come? Non sa che roba del Bellini? - Fosse del Padreterno, a me, non piace. Licalsi insiste, si altera e finisce per dargli dell'asino e scappa via. Allora Bellini siede all'organo e intona la preghiera della Norma. Il* Licalsi s ente, torna, viene a sapere chi il sonatore, e cade in ginocchio chiedendo scusa . (A. PADOVAN, Il libro degli aneddoti). 1050. Si. rappresentava a Londra la Sonnambula, protagonista la Malibran. Quando costei cant l'aria Ah, mi abbraccia!, un signore, giovane, che assisteva alla rapp resentazione da un palco, sporgendosi dal parapetto, con tutto l'impeto dell'ent usiasmo, grid: - Brava! Brava! Era una grave infrazione alle usanze inglesi, e il pubblico protest energicamente contro il disturbatore.

Fuori! Alla porta! Chi costui? Si seppe presto chi era. Era l'autore della Sonnambula, Bellini. Subito la dimos trazione del pubblico cambi: furono applausi cos fragorosi, che il Bellini dovette recarsi sul palcoscenico e uscirne fuori, alla ribalta. Vi fu trascinato dalla Malibran, che gli gett le braccia al collo in presenza del pubblico, ripetendogli : - Ah, mi abbraccia! (Corriere musicale, 26 settembre 1935). 1051. Era molto modesto e dubitava sempre della bellezza della sua musica; s che quando qualcuno gliela lodava, egli se ne mostrava riconoscente, quasi che gli s i rivelassero dei meriti ch'egli non sapeva di avere. Una volta, parlando col cr itico Maurice, costui, a proposito della Sonnambula, gli disse che in quella mus ica c'era molta anima. - Anima? appunto quello che io vorrei che fosse nella mia musica. E voi dite che c' anima nella mia opera? Grazie. Perch, vedete, per me, l'anima tutta la musica. gli strinse la mano con effusione. (MAURICE, Histoire anecdotique du thtre). 1052. L11 dicembre 1837, Riccardo Wagner dava a Riga per la sua serata d'onore l a Norma di Bellini, e nel manifesto al pubblico diceva: La Norma tra tutte le ope re di Bellini quella che ha maggior vena melodica congiunta a intima passione. Q uesto spartito parla al cuore. (MONALDI, Le prime rappresentazioni celebri). 1053. Una sera del 1827, a Parigi erano radunati parecchi maestri di musica, tra cui Bellini, Auber, Carafa, Halvy. Si bevve alla gloria dei presenti, e Halvy, al zandosi a brindare per Bellini, disse: - In quanto a me, darei volentieri tutta la mia musica per aver composto soltant o la Casta Diva! (MONALDI, Le prime rappresentazioni celebri). 1054. A Parigi c'era chi parteggiava per Rossini e chi invece gli contrapponeva il Bellini. Ma Bellini, sentimentale e affettuoso, non amava questi confronti. E chiedeva a Rossini che gli volesse bene: d'altro non gl'importava. - Ma io ti voglio bene - rispondeva Rossini, commosso da tale affettuosa ingenui t. - S - replicava Bellini - mi volete bene, ma bisogna volermene di pi. (Lettura, 19 35). 1055. Bellini a Parigi era all'apogeo della gloria, disputato e adorato da tutte le belle signore, Tra i vari salotti che lo volevano, egli preferiva quello del la principessa Belgioioso, in cui conobbe il poeta Heine. Questi, vedendo l'infi nita ingenuit del musicista, lo prendeva spesso a bersaglio dei suoi scherzi e de lle sue ironie. Una sera, sapendo che il Bellini era superstiziosissimo, Heine s i atteggi a jettatore. . . - S, godete, divertitevi pure - disse con voce lugubre al musicista - affrett atevi a vivere, perch il vostro immenso genio vi condanna a morir giovane, come M ozart e come Raffaello... - Per carit - esclamava Bellini, facendo gli scongiuri. - Principessa, mandatelo via! - Del resto - riprese Heine, come per consolarlo - potrebbe anche darsi che voi non foste un genio... Io non ho inteso mai, nemmeno una nota di voi... Speriamo che ci sia dell'esagerazione nella vostra fama... speriamo... Ma Bellini gustava poco questi scherzi e fu irritato verso il poeta. La principe ssa, per far far la pace ai due suoi amici, li invit a pranzo insieme, per qualch e giorno dopo. Ma il giorno dell'invito il Bellini non venne. - Ha proprio paura della jettatura - disse uno degli invitati. Poi venne un bigl ietto che faceva sapere che Bellini era malato; e quattro giorni dopo il gran mu sicista era morto. - Io glielo avevo predetto - disse Heine. (JOUBER, Souvenirs). BELLOTTI Bon Luigi nato a Udine il 17 aprile 1820 - morto a Milano il 30 gennaio 1883; famoso attor e italiano. 1056. Il brillante Bellotti- Bon, vero patriota italiano, era in poco odore di s antit alle autorit austriache. Nel 1850 fu accusato di cospirazione contro l'Austr ia. Il principe di Schwarzenberg, governatore di Milano, era convinto ammiratore del comico. Lo mand a chiamare. - Signor Bellotti- Bon, - gli dice - sappiamo che voi cospirate. L'attore non fi

ata. - S - riprende il principe severissimo - cospirate contro l'imperatore, e io debbo farvi fucilare. Bellotti- Bon non muove ciglio. Il principe passeggia nervosamente su e gi . per la stanza e, fermandosi a un tra tto dinanzi al reo, gli dice: - Sicuro: dovrei farvi fucilare. E l'attore pronto: - Confesso, Eccellenza, che questo vostro dovrei - mi piace pi del devo di prima. Il principe sorrise e, dopo una paternale, rimand libero il bravo brillante. (Le lettere, dicembre 1934). 1057. Il capocomico Bellotti- Bon fece uno scherzo ai frequentatori del teatro V alle. Fece annunziare dai giornali che era stata trovata una commedia inedita de l Goldoni, L'egoista per progetto, e che il Bellotti- Bon l'avrebbe recitata al Valle. Grande ressa per accaparrarsi un posto e teatro pienissimo. La commedia p iacque molto e fu subissata da applausi. Ma, finita la rappresentazione, si sepp e che autore della commedia era Parmenio Bettli. (PESCI, I primi anni di Roma cap itale). 1058. Il bravo capocomico si divertiva un mondo a far burle terribili ai suoi at tori, ma specie a Francesco Ciotti. Pi volte aveva attaccato un filo alla parrucc a che portava il Ciotti in scena, e a un dato momento la faceva alzar in alto, t ra le risate del pubblico. Altre volte si presentava in scena in costume da sera e col gibus in mano e al Ciotti domandava a bruciapelo: - Mi hai fatto chiamare; che cosa vuoi? Donde l'imbarazzo del comico a quell'uscita inaspettata. Un giorno per il Ciotti volle vendicarsi e, dovendo fare in una commedia la parte di colonnello e il Bellotti- Bon quella di generale, egli gli present un foglio in bianco invece di una lettera scritta. Il Bellotti cap e ordin al Ciotti: - Leggete voi, colonnello. Generale, non so leggere - rispose il Ciotti, - tra gli urli e i fischi del pubb lico. (RASI, Il libro degli aneddoti). 1059. Una sera fece una burla. atroce ad Antonio Colombani, buon attore che avev a la delobezza di voler avere la chiamata quando usciva in scena. Una sera il Colombani entra in scena, posa il cappello a cilindro sul tavolino e , finita la scena con enfasi, nella speranza di essere richiamato, avviandosi al l'uscita, fa per prendere il cappello sul tavolino. Ma il cappello resiste, il Colombani intuisce la burla, e fa per uscire senza ca ppello, ma il Bellotti- Bon, che si trova ancora in scena, gentilmente lo richia ma: - Badi, signore, che si dimenticato il cappello! Il Colombani allora, con un moto d'ira, afferra il cappello, il tavolino lo segu e, e l'uscita, anzich l'applauso, suscit la generale ilarit. Il Bellotti- Bon, durante la conversazione, aveva fermato il cappello con una bu lletta. (TESTONI, Ricordi di Teatro). 1060. Deve andare in scena a Torino la commedia Il figlio di famiglia del Costet ti. Si fanno le penultime prove. C' un solo manoscritto della commedia e l'ha il suggeritore. L'autore gli si seduto accanto, per seguire le prove su quell'unico copione. A un certo punto deve entrare in scena la protagonista. Essa impersona ta da un'attrice che ha fama di capricciosa e d'impulsiva. - A voi - ordina Bellotti- Bon, capocomico. - Io non far questa, parte! - esclama l'attrice. - Voi la farete con le buone o, se no, con le cattive - dice secco secco il Bell otti. - Chi pu obbligarmi? - I tribunali. L'attrice s'alza come una vipera, si slancia al posto del suggeritore, s'impadro nisce del copione, lo fa in minutissimi pezzi. L'autore, allibito, guarda muto l a scena... ma una risata di Bellotti- Bon e della capricciosa attrice gli fan ca pire che si tratta di una burla. Il suggeritore ha rapidamente sostituito il cop ione del Costetti con uno scartafaccio inutile. (COSTETTI, Figurine della scena

di prosa). 1061. Si doveva recitare una commedia nuova di un giovane, autore, Giustizia e r igore. Una commedia moderna, modernissima. L'autore assiste alle prove ultime. L a sera si deve andare in scena. Il Bellotti- Bon chiede all'autore se soddisfatt o, e mentre questi afferma che s, il Bellotti dice al vestiarista: - Mi raccomando i turbanti, eh! L'autore crede di aver capito male e va a colazione, tuttavia con un po' di appr ensione. La quale, la sera, diventa sbigottimento, quando, salito in palcoscenic o poco prima che cominci la recita, vede venirgli incontro Bellotti Bon e gli al tri comici... tutti vestiti da turchi. - O Dio! Era dunque vero? - esclama il poveretto, pallido come un cencio. E Bellotti Bon, tranquillo: - Sicuro. Nella sua commedia non indicata n l'epoca n la nazionalit. E siccome qui in provincia piacciono i drammi in costume... - Tanto pi che la sua commedia scritta in turco - osserva maligno il suggeritore. Il giovane autore sta per svenire... ma la risata omerica di Bellotti Bon e dei comici gli fa capire che si tratta di uno scherzo. (COSTETTI, Figurine della sce na di prosa). 1062. Alla vigilia della prima rappresentazione della Marianna di Paolo Ferrari, l'autore, recandosi in teatro per le prove generali, vede, nell'atrio del teatr o, affisso il manifesto che, alla stessa ora, doveva venir affisso per tutta la citt. Si ferma a leggere e strabilia. Il manifesto diceva: Si rappresenter MARIANNA ovvero La moglie di due mariti, dramma spettacoloso in tr e parti e dodici quadri dell'immortale dottor Paolo Ferrari. PARTE I. - Il treno a piccola velocit. - Il diplomatico senza cuore. - Un patriar ca e un profeta. - Il mazzo fatale. PARTE II. - Adulterio e politica. - La madre e la figlia. - La giustizia di PARTE III. - Rimorso e cinismo. - La madre punita nella figlia. - L'uomo dalle d ue teste. - Gi le maschere! Il povero Ferrari era allibito. Nemmeno nei peggiori teatri popolari si sa- rebb e tollerato un manifesto simile. Ma in quel mentre echeggi intorno a lui l'omeric a risata del Bellotti Bon e di tutti i suoi comici. Quel manifesto era M stampato in un solo esemplare per far una burla all'autore. (COSTE, Figu- rine. della scena di prosa). BELTRAMI Luca nato a Milano nel 1885 - morto Roma nel 1934; illustre architetto italiano. 1063. Da giovane, quando era a Parigi, allievo alla Scuola delle Belle Arti, si era iscritto nei cori di un teatro secondario, per passione che aveva alla music a. Egli avrebbe dovuto percepire il compenso di una lira per sera; ma lo cedeva ai suoi colleghi, dai quali pertanto era assai ben visto. (MADINI, Luca Beltrami nell'aneddoto). 1064. Era un dantista arrabbiato, e citava Dante a proposito e a sproposito, anc he per celia. Una volta, stava con alcuni amici al caff. Presero un gelato di pan na; il quale per essere stato tolto per primo dalla sorbettiera sapeva alquanto di sale. E Luca Beltrami, serio serio, mormora: - Ecco, se fosse stato qui Dante, poteva dire adesso: Tu proverai s come sa di sal e... la panna altrui. (MADINI, Luca Beltrami nell'aneddoto). 1065. Era un frequentatore di Montecatini. Una volta un giornale locale aveva pu bblicato una caricatura di un tipo ridicolo che faceva parte di un gruppo di gio vani pisani, vitaiuoli da strapazzo. Questi si erano messi a guardare in cagnesc o Luca Beltrami, ritenendolo, chi sa perch l'autore della caricatura: forse perch lo vedevano spesso pupazzettare. Beltrami, interrogato in proposito da un amico, aveva risposto d'essere assolutamente innocente di quella caricatura. - A meno - diceva spiritosamente - che quei tali mi guardino male per-che i Pisa n veder Luca non ponno! (MADINI, Luca Beltrami nell'aneddoto). Dio. 1066. C'era a Montecatini un tal Borella, tipo caratteristico per la sua -vanit e per le sue millanterie. Avvicinandosi il suo onomastico, il Beltrami pens di cel ebrare per burla una giornata di festeggiamenti borelliani. Si procur falsi modul

i di telegrammi, scrittur falsi fattorini, e il giorno stabilito piovvero sul tav olo del Borella, telegrammi da Roma e da Milano, che portavano la firma di altis simi personaggi - Poi vennero tutti i venditori di lucido e di cerini di Monteca tini a presentare omaggi di scatolini di lucido e di scatole di cerini al grande Borella. Infine si scopr un medaglione del Borella modellato in creta dal Beltra mi, e un avvocato di grido fece il discorso inaugurale. Fu tale il chiasso, che Verdi e Tamagno, che abitavano di fronte al cortile nel quale venne inaugurato i l medaglione, accorsero per sapere che cosa fosse successo, e ridendo si unirono alla celebrazione di Borella. Le risate non finivano pi, specialmente perch il Bo rella prendeva come buone tutte quelle feste e come veramente dovutegli. (MADINI , Luca Bel-trami nell'aneddoto). 1067. Aveva avuto un violento contrasto col suo amico e collega di Giunta Bassan o Gabba. Il Gabba si rec, in seguito a ci, nello studio del Bel-trami per far vale re le sue ragioni e, siccome era di carattere piuttosto scontroso, entrato in an ticamera, chiese con voce concitata se Beltrami fosse in studio. Il Beltrami ud d alla sua stanza e ironicamente grid: - Sento finalmente una voce amica! Tanto bast per disarmare il Gabba, che si mise a ridere. (MADINI, Luca Beltrami n ell'aneddoto). BEMBO Pietro n. 1470 - m. 1547 cardinale veneziano, uno dei migliori letterati italiani del X VI secolo. 1068. Il cardinale Bembo era un latinista elegantissimo. Egli si vantava di non legger mai la Bibbia e di non recitare mai il breviario per non guastarsi il suo bello stile latino. (E. GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). BEMBOW Giovanni n. 1650 - m. 1702; grande ammiraglio inglese. 1069. Bembow divenne uno dei pi illustri ammiragli inglesi, ma veniva dalla gavet ta e si fece strada col suo solo coraggio. Una volta, in una battaglia, quando e ra ancor semplice marinaio, vide un suo compagno, che gli era accanto, che si la mentava di esser stato ferito a una gamba da un proiettile e si raccomandava a l ui perch volesse portarlo al posto di medicazione. Egli, senza farselo dire due v olte, se lo caric sulle spalle e si diresse dove un chirurgo stava medicando i fe riti. Lungo il tragitto, una palla di cannone port via la testa del disgraziato, senza che Bembow se ne accorgesse. Quando il chirurgo si vide portare quel tronc o senza capo, disse al marinaio: - E che vuoi che faccia a un uomo a cui manca la testa? Bembow allora guard il ferito che portava sulle spalle, e pieno di delusione, esc lam: - Brutto bugiardo; e pensare che mi aveva detto di essere ferito a una gamba! (E . GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). BENEDETTO XII (Giacomo Fournier) papa dal 1334 al 1342. 1070. Giacomo Fournier era figlio di un panettiere. Quando fu eletto papa, sotto il nome di Benedetto XII, non mont affatto in superbia. Aveva una nepote, che, subito dopo la sua esaltazione al pontificato, molti gran signo ri chiesero per moglie. Egli la rifiut a tutti, dicendo che essa era di oscuri na tali e non adatta per essi. La marit poi a un onesto commerciante di Tolosa, e qu ando i due sposi andarono a fargli visita in Avignone, li tenne per qualche gior no ospiti presso di s, modestamente alloggiati, e al momento di separarsi da loro , diede alla sposa pochi denari, dicendole: - Questi te li d tuo zio Fournier; in quanto al papa, egli non ha parenti, se non i poveri e i disgraziati. (SAINT-FOIX, Essais sur Paris). BENEDETTO XIV (Prospero Lambertini) nacque a Bologna nel 1675, pontefice dal 1740 al 1758; spiritoso, intelligente, buono, dotto, fu amato da tutti. 1071. Quando il Lambertini fu fatto cardinale, disse agli amici che si congratul avano con lui: - Vedete? Se non fossi un buon cristiano, questa la volta che dubiterei dell'inf allibilit del papa. Come? Fare Eminenza me, che sono cos piccolino? Fortuna che qu esta metamorfosi si ridurr a farmi solamente cambiare il colore del vestito! (Enc

yclopdie mthodique). 1072. Il cardinale Lambertini rispondeva spesso alle interrogazioni che gli veni van rivolte con dei versi danteschi, dando per loro un significato argutamente di verso da quello originario. Una sera, nel salotto di una notissima famiglia bolo gnese, si parlava di una certa signora, che, vedova da sei mesi, si era rimarita ta; e la padrona di casa si rivolse al cardinale, dicendo: - Dopo soli sei mesi? Senza neppur lasciar passare il periodo del lutto? Ma uno scandalo! Che cosa ne dice lei, Eminenza? il cardinale, col suo amabile sorriso: - Io dico solo questo: poscia pi che il dolor, pot il digiuno!. (Aneddoti bolognesi) . 1073. Pare che il cardinale Lambertini non avesse in gran concetto i canonici di San Petronio e di San Pietro. Narra una leggenda che un certo don Guastavillani aspirava al titolo di canonico, ma il Capitolo non lo giudicava sufficientement e idoneo. Allora intervenne il cardinale, e diede successivamente al Guastavilla ni i seguenti ordini. - Si alzi. - Si scopra. - Faccia un inchino a destra. - Un o a sinistra. - Un altro dinanzi a me. - Si sieda. - Si rialzi. Si copra. Eseguito tutto ci a puntino, il cardinale lo licenzi e disse ai canonici stupefatt i: - Mi pare che, per canonico, ne sappia d'avanzo. Il Capitolo pu accoglierlo senz' altro. (TESTONI - TREBBI, Aneddoti bolognesi). 1074. Nel conclave del 1740 i cardinali erano indecisi sul papa da eleggere. Il cardinale Lambertini disse allora: Se volete un santo, eleggete il Gotti; se volete un diplomatico, eleggete Aldovr andi; se vi basta un buon uomo, sono qua io. - E infatti fu eletto lui. (PANCKOU CKE). 1075. Un giorno, prima che divenisse papa, il cardinal Lambertini seppe da alcun i suoi amici che si stavano canonizzando per santi alcune persone che egli aveva conosciute da vivi. Allora, sorridendo col suo fine sorriso, esclam: - Questi nuovi santi mi fanno dubitare molto degli antichi. (Encyclopdiana). 1076. Quando il cardinale Prospero Lambertini fu eletto Papa col nome di Benedet to XIV, venne sulla loggia di San Pietro per impartire al popolo la sua prima be nedizione; e, vista tanta moltitudine, mormor: - Quanta gente! Come fa a vivere tutta? - Santit, - disse sorridendo il prelato che gli era a fianco e che ne conosceva l'umore festevole - come vuole che faccia? L'uno buggera l'altro. - Ho capito! - disse il papa, impartendo la benedizione - e noi, allora, li bugg ereremo tutti... (A. PADOVAN, Il libro degli aneddoti). 1077. Quando fu eletto papa, soleva dire: - Eppure non ho la fisionomia affatto papale, e neppure la gravit necessaria. Bah ! pregher i pittori e gli scultori di metterci essi un riparo! (PANCKOUCKE). 1078. Il papa Benedetto, che non aveva dismesso sul trono di San Pietro la bonar ia arguzia che aveva reso popolare il cardinal Lambertini a Bologna, volendo usc ire in un giorno di pioggia, rispose a chi cercava di dissuaderlo: - Mi avete preso forse per un soldato del Papa? (COLONNA, Roma papale). 1079. Un oscuro avvocatuccio bolognese, che era stato amico d'infanzia del cardi nal Lambertini, quando questi fu fatto papa lo and a trovare, chiedendo protezion e. - Lascia fare a me - gli disse il papa - domani vado a inaugurare la nuova chies a dei Filippini; ci sar molta gente. Tu trovati sulla porta e vienimi incontro li beramente, come un vecchio amico. L'indomani infatti tutta Roma vide il papa gettare le braccia al collo dell'avvo cato bolognese e, da quel momento, la sua fortuna era fatta: ebbe pi cause da dif endere che capelli in capo. (Giornale delle donne, 5 settembre 1888). 1080. Il papa Benedetto XIV, passeggiando un giorno fuori di Roma, vide un ragaz zo del popolo, poveramente vestito, che stava in mezzo alla strada disegnando. C redette di scoprire nel ragazzo una certa disposizione per l'arte, e dopo aver r assicurata la sua timidit, gli offerse un posto nel Collegio romano. - Volentieri - rispose il ragazzo, con molto imbarazzo - ma non Posso; perch sono

protestante. - Figliuolo mio, - riprese il papa - preferirei certamente che tu. fossi cattoli co; ma l'arte una cosa e la religione un'altra; e la tua fede, quale essa sia, n on deve esserti di ostacolo ad avere quel che meriti. (Encyclopdie mthodique). 1081. Un giorno il papa Benedetto XIV parlava a un ambasciatorGSPLIT:uPalazzi-Zani chelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm .>:,