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Umanesimo, Rinascimento e Carlo V

1. UMANESIMO E RINASCIMENTO IN ITALIA


Tra il 1450 e il 1550 ci fu lo sviluppo di due eventi culturali fondamentali: il RINASCIMENTO e la RIFORMA PROTESTANTE. Entrambi avevano uno scopo preciso: il Rinascimento voleva far risorgere l antica Roma; la riforma protestante voleva far risorgere la Chiesa delle origini. Questi due movimenti furono molto importanti per la nascita del concetto MEDIOEVO, termine che venne utilizzato per indicare il periodo di buio (il declino di Roma o il declino della Chiesa) che separava la fine delle due potenze al tentativo di riportarle alla luce. Con Rinascimento si intende un movimento culturale e artistico. Questo fu accompagnato da un altro movimento culturale, l UMANESIMO: questo termine indica il rinnovato interesse per la letteratura classica che ha come argomento principale l uomo al centro di tutto. Gli intellettuali umanisti, come Francesco Petrarca, cercarono di riportare alla luce i testi latini, poich avevano avuto profonde alterazioni nel lessico e nella sintassi. Un altra figura importante quella di Niccol Macchiavelli che applic l imitazione dell antica Roma in campo politico: egli cerc di dare consigli utili a un sovrano che voleva conservare e allargare i propri domini, prendendo come esempio Roma che per secoli era stata la domatrice del mondo. Secondo Macchiavelli, per, la sola forza politica non bastava, ma era necessario anche un forte esercito. Lui era contrario alla concezione di Dante, il quale sosteneva che il vincitore delle guerre era guidato da Dio, che avrebbe concesso la vittoria solo a chi si fosse trovato nel giusto. L umanista sosteneva invece che nella battaglia poteva arrivare alla vittoria solo colui che fosse stato pi cinico e spietato, e il debole sarebbe stato annientato. Secondo il pensiero di Machiavelli, una societ umanistica non doveva seguire per forza gli insegnamenti della Chiesa per poter agire. Un problema con questa novit data da Machiavelli nacque coi grandi mercanti che, nel XIII e nel XIV secolo, violavano i limiti posti dalla Chiesa; diversi uomini inoltre ignoravano l USURA, cio il divieto di chiedere gli interessi nei prestiti. In punto di morte questi chiedevano il perdono di tutti i loro peccati cos da poter accedere al paradiso con un animo purificato, sebbene nella loro vita avessero commesso grossi peccati. Nonostante le sue critiche alla Chiesa, Machiavelli non era ateo e afferma nell ultimo capitolo del Principe che Dio avrebbe guidato alla vittoria il principe che combattesse per una giusta causa nazionale. Ma se neppure Machiavelli aveva perso la fede cristiana, anche gli altri intellettuali rinascimentali sarebbero rimasti legati alla fede cristiana; alcuni intellettuali avrebbero lasciato la cristianit ma i pi volevano diventare romani antichi senza smettere di essere cristiani moderni. Nell Europa del nord Erasmo da Rotterdam voleva trasformare la cultura umanistica in strumento di riforma della vita cristiana. Erasmo criticava il culto dei santi e metteva inoltre in dubbio la centralit della figura di Cristo. Pi in generale egli era un accusatore del concetto di Purgatorio , che sembrava una comoda scappatoia di tutti i peccatori, e polemico nei confronti del papato, corrotto e sempre preoccupato a costruire in Italia un dominio politico anzich portare i fedeli alla beatitudine. Anche Lutero, come Erasmo, criticher il purgatorio anche se in realt i due avevano pensieri differenti sulla figura dell uomo: per il riformatore tedesco l uomo corrotto dal peccato, mentre per Erasmo l essere umano ha sempre la possibilit di scegliere tra bene e male e seguire
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cos gli insegnamenti di Cristo. Alcuni anni dopo si former l idea che gli uomini siano tristi, ovvero egoisti e cattivi, pronti a tradire il prossimo: un PESSIMISMO ANTROPOLOGICO che caratterizz quelle guerre che lasciarono un segno profondo nei pensieri rinascimentali.

2. LE GRANDI POTENZE NEL XVI SECOLO


CARLO V D'ASBURGO
Figlio di Filippo d'Asburgo e di Giovanna di Castiglia, Carlo crebbe nei Paesi bassi. Nel 1506 eredit dal padre i Paesi bassi e nel 1516, alla morte di Ferdinando d'Aragona, le corone di Spagna e i possedimenti castigliani in America e in Asia. Nel 1519 la morte del nonno paterno Massimiliano lo lasci erede dei domini asburgici e pretendente alla corona imperiale. L'elezione imperiale contro il rivale Francesco I di Francia fu ottenuta grazie all'appoggio dei banchieri Fugger, che gli fecero i prestiti con i quali pot ottenere il favore dei principali elettori. Alla partenza di Carlo per la Germania segu in Castiglia e Aragona la rivolta dei comuneros (1520-1522), mentre nel 1521 si apriva la guerra franco-asburgica che sarebbe durata fino al 1559 e nello stesso anno l'imperatore si misurava con la Riforma protestante. Nel 1521 si schier contro Lutero, ma negli anni successivi organizz molti colloqui fra cattolici e protestanti, con lo scopo di evitare che i conflitti religiosi ostacolassero i suoi progetti di restaurazione imperiale; allo stesso scopo esercit pressioni sui papi Clemente VII (che lo incoron imperatore dopo il sacco di Roma del 1527) e Paolo III affinch convocassero un concilio generale. Ma quando fu chiaro che i protestanti non avrebbero partecipato al concilio di Trento, Carlo V scese in guerra con la lega di Smalcalda, sconfiggendola a Mhlberg. Di fronte all'alleanza che si venne a costituire fra il re di Francia e i protestanti, Carlo V decise nel 1555-1556 di abdicare e ritirarsi in un convento in Estremadura, lasciando al fratello Ferdinando la corona tedesca e il compito di firmare la pacificazione di Augusta e al figlio Filippo II la Spagna, i Paesi bassi e i possedimenti italiani. Il fatto che Carlo V fosse stato il primo dopo Carlo Magno a possedere un territorio cos immenso suscit molto scalpore. Alcuni intellettuali, come Mercurino Alborio di Gattinara, vedevano in Carlo un principe inviato da Dio per ristabilire l ordine sulla Terra. Altri ripresero la concezione di cupidigia universale, in cui solo un autorit superiore come l imperatore poteva porre rimedio, ovvero che facesse da arbitro tra le contese degli Stati. Non a caso nei circoli intellettuali di Carlo V si leggevano le opere di Dante, in particolare la Divina Commedia, in cui si parla di un veltro che sconfigge la lupa, simbolo della cupidigia; in questo modo, Carlo V veniva paragonato quasi a Cristo stesso. Secondo Dante, l imperatore sarebbe dovuto essere imparziale e non avrebbe dovuto, come stava succedendo, cancellare tutte le strutture politiche inferiori. Cos la presenza di un monarca universale era pericolosa per ogni nemico dell impero. Il principale nemico do Carlo V fu Francesco I, re di Francia, che nel 1525 cerc di contrastarlo. L imperatore, per, voleva conquistare la Lombardia per collegare i domini austriaci a quelli spagnoli, e ci riusc utilizzando delle armi molto potenti, gli archibugi, sconfiggendo a Pavia i francesi, con la conseguente cattura di Francesco I e la definitiva espulsione dall Italia. Il timore del papa spinse a creare la Lega di Cognac, alla quale facevano parte i principali stati italiani sostenuti dai francesi. Nel 1526 le truppe imperiali attraversarono le Alpi; nel 1527, a causa della mancata
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paga, le truppe si ammutinarono e attaccarono Roma, mentre intanto il papa si nascondeva a Castel sant Angelo. Dietro consiglio di Gattinara, l imperatore dichiar la marcia su Roma opera sua. Questo spinse i nemici dell impero ad affrontare ancora pi Carlo. Infatti negli anni 1528-29 ci furono guerre tra le armate francesi e quelle imperiali, che resistettero grazie anche all alleanza con Genova, potente citt marinara. Il 29 giugno 1529 Clemente VII e Carlo V firmarono il trattato di Barcellona, in cui il papa dichiarava di uscire dalla lega nemica, e l imperatore di riconquistare Firenze e di consegnarla ai Medici. In questo modo il 2 agosto Francesco I fu costretto a firmare la pace di Cambrai, rinunciando alla Lombardia ma ottenendo il diritto dinastico in Borgogna. Nel 1530, Carlo V venne finalmente incoronato imperatore dal papa. Un altro nemico dell imperatore furono gli ottomani. Agli inizi del 1500, i turchi costruirono un immenso impero grazie alla loro artiglieria. Conquistarono la Siria (1516) e l Egitto (1517), principali capolinea di carovane commerciali; inoltre sconfissero le flotte veneziane e spagnole, ottenendo il monopolio sul Mediterraneo fino al 1571.Con la conquista dell Egitto, il sovrano ottomano Selim I ottenne il titolo di califfo, guida politica e religiosa. Infatti la figura del califfo era paragonabile sia a quella dell imperatore che del papa.