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Storia dello Stato Moderno

Lezione I

Max Weber in una delle sue conferenze tenute tra il 1917 ed il 1920 diede una definizione concettuale
dello Stato Moderno: esso è un’associazione di dominio in forma di istituzione, la quale, nell’ambito di un
determinato territorio, ha conseguito il monopolio della violenza fisica legittima come mezzo per l’esercizio
della sovranità, e a tale scopo ne ha concentrato i mezzi materiali nelle mani del suo capo, espropriando
quei funzionari dei ceti che prima ne disponevano per un proprio diritto, e sostituendovisi con la propria
suprema autorità.

Il potere sovrano è il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica che si esplica verso due direzioni:
all’interno e all’esterno. All’interno riguarda l’amministrazione della giustizia mentre all’esterno per quanto
riguarda le guerre, la diplomazia ed il commercio. Uno Stato è un concetto che nasce e che è destinato a
continui mutamenti ed è per questo che bisogna fare attenzione all’aggettivo “moderno” perché non fa
riferimento ad una determinata epoca ma ai cambiamenti che vengono apportati ad un determinato
ambito.

La modernità viene vista secondo un certo archetipo, non è qualcosa di recente ma qualcosa di nuovo e
diverso ed è innegabile che nella Storia europea si sia creato qualcosa di nuovo e diverso fra cui anche la
nuova concezione della politica e del potere quindi lo Stato. Gli elementi che sconvolgono l’Europa tra me
la metà del 500 ed il 700 sono almeno 5. Il primo momento è nel 1453 con la caduta di Costantinopoli che
segna la fine definitiva dell’esperienza dell’Impero romano e sostanzialmente conclude un’esperienza
lunghissima di governo e apre ad un nuovo soggetto, i Turchi Ottomani. Constantinopoli era la culla che
manteneva viva la tradizione greco-ellenistica ed una serie di filosofi si trasferiranno in Italia dando un aiuto
al Rinascimento italiano. Un altro aspetto fondamentale avviene nel 1455 con l’invenzione della stampa a
caratteri mobili che consente la diffusione più rapida di testi. Il primo testo stampato è ovviamente la Bibbia
ed anche il catalizzatore per la rottura dell’unità cristiana del 1517 permettendo la diffusione dei testi sacri
non più in latino ma in lingua volgare, favorendo la diffusione del protestantesimo. Lutero crea per la prima
volta la scissione delle confessioni religiose e questo crea uno choc abbastanza grande ed una cinquantina
di anni di guerra di religione e questo interrogherà gli europei su cosa li tenga davvero uniti oltre alla fede.
Tra il 1492 ed il 1524 abbiamo il periodo dei grandi viaggi e delle scoperte geografiche, sia verso l’America
che verso l’Africa. L’idea che l’Europa fosse il centro del Mediterraneo viene abbandonata ovviamente e si
ridefiniscono gli equilibri di potere nello scacchiere geopolitico perché la Spagna affacciandosi sull’Atlantico,
acquisiscono un nuovo potere. Nel 1560 abbiamo la rivoluzione militare che presenta 2 aspetti
caratteristici: il primo è l’uso intenso della polvere da sparo ed anche l’ideazione di nuove forme di difesa
adeguati ai nuovi mezzi offensivi. Nasce un nuovo concetto di Stato e di sovranità che si esplica in varie
forme.

Il concetto di medioevo è un concetto molto particolare e non aveva una realtà assoluta per il concetto di
esercizio del potere. I comuni italiani iniziano a creare un tipo di sovranità che passerà negli ordini moderni.
Per quanto riguarda gli Stati italiani, quasi tutti nascono da un rapporto di continuità.

Un tipo di governo sono i Principati che possono essere ereditari o del tutto nuovi come descritti da
Machiavelli.

Per il concepire il concetto di sovranità si pensa al potere assoluto e perpetuo ch’è proprio dello Stato. Chi è
sovrano non deve essere soggetto in alcun modo al comando altrui, e deve poter dare la legge ai sudditi, e
cancellare o annullare in essa le parole inutili per sottostimarne altre. Quanto però alle leggi naturali e
divine, tutti i principi della terra vi sono soggetti ne è loro potere trasgredire se non vogliono rendersi
colpevoli di lesa maestà divina, mettendosi in guerra contro quel Dio alla cui maestà tutti i principi della
terra devono sottostare chinando la testa con assoluto timore e piena riverenza. Stato moderno e dinastico
sono tutti.

Lezione II

Nel corso della storia moderna si vengono a creare delle monarchie dinastico-territoriali che sono
monarchie composite come la Spagna o gli Stati Sabaudi. Verso est rimangono ancora delle monarchie di
stampo feudale. Le tipologie di stati che si vengono a creare si possono enucleare negli: Impero; Monarchie
Composite; Monarchie Accentrate; Monarchie Elettive; Repubbliche.

Nel 1066 avviene la conquista normanna dell’Inghilterra e succede che sul trono francese vi siano re
provenienti dall’Inghilterra. Filippo Augusto diventerà il re di Francia, quindi non più il re di un popolo ma
bensì il re di un territorio definito. La Francia come noi la conosciamo, procede lentamente e tra il XIII ed il
XIV secolo, iniziano ad essere conquistarsi i territori che entreranno a far parte della Francia. Prima della
Guerra dei cent’anni c’è stato un espansionismo della Francia sui territori indipendenti o ancora sotto il
dominio inglese. Nel tardo medioevo perché si potesse acquisire un territorio, si firmava un’alleanza che
implicava il rispetto della lingua territoriale, degli usi, del diritto, dei privilegi, dei modi di esazione, fiscali e
degli organi preesistenti. La Francia nel Rinascimento inizia ad essere una realtà importante e si rende
autonoma dal sistema imperiale. Ci sono molti giuristi che affermeranno di riconoscere il potere del re
rispetto all’imperatore. La Francia si rafforza e inizia ad espandersi attraverso la discesa di Carlo VIII in Italia
per conquistare il regno degli Aragona. Il grande nemico fu Carlo V con il quale si rivaleggiò Francesco I e la
pace venne siglata nel 1559 con la pace di Cateau Cambresis. Tuttavia, la Francia da quel momento vive un
momento complicato perché tra 1559 e 1598, diventa territorio delle guerre di religione, che sono 8. Nella
metà del 500 penetrano le idee ugonotte e calviniste nate in Svizzera, contrarie alla cattolicità e ovviamente
contrarie alle concezioni francesi per cui il re doveva essere cattolico. Nel sud della Francia abbiamo una
fortissima componente protestante. Nel 1562, Caterina de Medici cerca di emanare un editto di tolleranza
con il quale accorda tolleranza ai protestanti. Editto che salta per via della strage di San Bartolomeo e
quindi abbiamo le guerre di religione. Nel 1574 abbiamo le guerre dei 3 Enrichi: Enrico III di Valois; Enrico di
Borbone invece protestante ed Enrico di Guisa che invece era la guida della fazione cattolica. Enrico III di
Valois viene assassinato per mano di un frate domenicano. Enrico IV abiura al calvinismo e diventa cattolico
per poter diventare re di Francia. Nel 600 abbiamo una nuova fase espansiva, il primo punto di espansione
si con l’editto di Unione del Bearn (1620) con l’unione al Regno. C’è stato un trattato che prevede a Pau un
parlamento autonomo e l’istituzione di ufficiali regi che però non avevano poteri sul territorio. Con la pace
di Vestfalia del 1648 abbiamo il punto di svolta perché abbiamo la fine delle guerre di religione e l’inizio di
un nuovo periodo. Dal punto di vista della Francia, abbiamo un ulteriore fase espansiva dei territori.

In Inghilterra, prima della conquista normanna, il dominio era degli anglosassoni. Con Guglielmo il
Conquistatore, abbiamo la rivendicazione dei territori come allodiali del sovrano. Guglielmo darà vita anche
alla pratica del Common Law e si distacca dalla tradizione dell’Europa continentale che invece era
incentrata sul diritto comune basato sui testi romano-giustinianei. Questo contrasto, che si inizia ad avere,
esplode nel 1215, Giovanni Senza terra è costretto a concedere la Magna Carta Libertatum per scendere a
patti con le realtà locali ed implica alcuni paletti che baroni e clero impongono al sovrano fra cui
l’impossibilità di imporre nuove tasse senza il consenso del parlamento. Non si poteva essere imprigionati
senza regolare processo. Ci doveva essere il controllo sul re da parte di una commissione ed infine la libertà
e l’integrità della chiesa inglese e ciò porta ad una scomunica di Innocenzo III. Si rafforzano quindi i poteri
del parlamento fino all’insorgere delle guerre civili, fra cui quella delle due rose: York e Lancaster. Vincerà
una terza dinastia ovvero quella dei Tudor, legata ai Lancaster. I Tudor sono all’origine della rinascenza
inglese. È la dinastia che dura dal 1485 al 1603 ed in questi anni si vede un rafforzamento del potere regio
ed un distaccamento della chiesa inglese da quella di Roma. Enrico VIII crea una nuova chiesa, staccata dal
potere di Roma, per l’idea di potersi nuovamente sposare. La chiesa di Enrico VIII ricalca la struttura della
precedente. Unico momento di ritorno al passato è con Maria Tudor che sposandosi con Filippo II cerca di
riportare l’Inghilterra sotto la chiesa di Roma ma senza riuscirci. Il problema di Maria è che non aveva figli e
quindi quando salì al trono la sorellastra Elisabetta, l’Inghilterra viene completamene traghettata verso il
protestantesimo e la chiesa anglicana.

Lezione III

Il Leviatano è un’opera della metà del 500 di Hobbs ed il suo obiettivo è quello di trovare una realtà
pacificante che consenta agli uomini di vivere in pace. Questa realtà di guerre civili non interessa solo
l’Inghilterra ma anche i paesi dell’Europa continentale. La teoria di Hobbes affonda le radici in una lunga
corrente di pensiero che ha come obiettivo lo stato del diritto di natura (giusnaturalismo). Egli si inserisce in
questa teoria un po' denaturandola perché, secondo Hobbes, l’uomo si trova a vivere secondo le proprie
pulsioni ed è in continuo movimento e quindi è necessario che in qualche modo si regoli questa cosa
attraverso il patto dell’unione. Affinché l’uomo possa sopravvivere ai suoi desideri, è necessario che si
unisca attraverso il patto di soggezione e quindi dare tutti i suoi diritti nelle mani di un terzo che è appunto
il sovrano. Il sovrano altro non è se non il concetto astratto dello Stato. Nello stesso Leviatano, Hobbes,
tratta delle differenze tra stati: quando il rappresentante è un uomo singolo allora lo Stato è una
monarchia; quando è un’assemblea aperta a tutti coloro che vorranno riunirsi, allora è una democrazia o
Stato popolare; quando un’assemblea di una parte solamente, allora si chiama aristocrazia. Non ci possono
essere altre forme di stato, infatti il potere può appartenere ad un solo sovrano, a tutti o a pochi. Lo stato,
quindi, è un artificio che serve per tenere insieme gli uomini. Secondo questo modello, la monarchia è la
forma politica più importante perché l’interesse privato coincide con l’interesse pubblico. Ciò che è proprio
del sovrano, coincide con ciò che è proprio dello Stato. La sovranità resta comunque assoluta ed indivisibile
non derivante dalla volontà divina. Il sovrano deve garantire la sicurezza del popolo e per assolvere a
questo compito si serve di leggi e educazione. Attraverso le leggi può amministrare la giustizia senza
distinzioni di ceto e può dirigere i desideri della volontà attraverso la produzione di leggi. Sotto a questi
concetti abbiamo il principio dell’educazione dei sudditi a non mettere in discussione le decisioni del
sovrano e quindi non desiderare forme di governo diverse; non seguire sudditi che vanno contro i precetti;
non mettere in discussione il sovrano; avere giorni dedicati all’insegnamento dei doveri; onorare i genitori;
evitare di commettere torti secondo la giustizia. Il punto più importante è che il sovrano deve avere
successo nel garantire i diritti dei sudditi ma il successo è dato dalla grazia divina che precede l’uomo.

Quali sono i tratti che possono essere reperibili nei principi e nei monarchi? Innanzitutto, parliamo della
sacralità ed il principio dinastico. La sacralità serve ad individuare la grazia di Dio sul sovrano e serve anche
per plasmare il corpo politico dello Stato. Lo stesso sovrano costruisce la sua immagine e plasmando la sua
immagine plasma quella del re. Molta della propaganda monarchica viene fatta riconoscendo anche la
presenza di santi all’interno delle famiglie regali. Il principio dinastico implica che comunque lo Stato è
amministrato da una persona e da una linea di principi particolari: la linea di trasmissione di diritti
particolari e si considera in questo la Legge Salica in virtù della quale si escludevano le donne in favore dei
primogeniti maschi. Tutti questi passaggi non esenti da problemi, anzitutto queste realtà monarchiche sono
tutte diverse, sono elettive e quindi non posso prescindere da questo passaggio. E quindi il principio
dinastico risulta essere in minor presenza rispetto a prima. Ci sono realtà che hanno un principio di
partecipazione attiva rispetto alla famiglia del re ed anche quelle delle guerre di successione.

Il sovrano vive in un contesto e questo contesto si chiama corte. La corte è definita come una unione di
uomini di qualità alla servitù di persona segnalata e principale. Il concetto di corte va di parallelo al sovrano
ma non è per forza legata solo alla sua figura. La corte è un luogo di distinzione sociale al più alto livello,
disciplina quella che è la tradizione nobiliare, distribuisce onori e favori ed anche il luogo della lotta politica.
La corte è anche il luogo ove nasce la politica, nasce la burocrazia e venivano prese le decisioni che
influenzavano la politica. Dal 400’ in avanti irrompono nella corte dei tecnici che danno vita alle strutture
principali di governo ed è difficile riuscire a distinguere il personale di corte dal personale dello Stato.

Lezione IV

Il segretario di stato era una figura che collaborava col sovrano e redigeva i documenti (secreta) frutto delle
riunioni. È una funzione di cortigiano, di carattere umanista, parliamo di un soggetto che sa scrivere in
maniera corretta anche lato giuridico ma ha una scarsa autonomia dal punto di vista politico almeno nella
prima fare, in una seconda fase si consolida con la creazione di vere e proprie dinastie di segretari di stato. I
segretari li troviamo in tutti gli Stati dell’età moderna come, ad esempio, nella Spagna del 600’. La sua
figura è sicuramente di raccordo ai consilia del Regno di Spagna. I segretari erano già presenti nel Regno di
Francia già nel 400’ ma avevano una funzione strettamente amministrativa ma dal 1547 la figura del
segretario viene indicata come responsabile del potere politico e militare e dei 4 dipartimenti di confine.
Anche al di là della Manica, nascono e si sviluppano i segretari, soprattutto sotto la dinastia dei Tudor che è
fortemente improntata ad una costruzione verticistica dello stato. Dà ai segretari una serie di compiti di
sostegno al potere regio, controllano il sigillo della corona, amministra la corrispondenza regia e amministra
il consiglio privato del sovrano che comunque si dimostra debole in Inghilterra per via della presenza del
Parlamento. Il segretario di stato dopo la gloriosa rivoluzione assume una posizione di “ministro degli
esteri”. Anche negli Stati Sabaudi viene istituita una segreteria unica nel 1521 che poi viene modificata nel
1562 prevedendo una segreteria collegiale con 4 segretari e nel 1576 vengono aumentati a 8. Questo
schema rimarrà fino a quando non avremo la tripartizione delle segreterie (interni; esteri; guerra). Al fianco
dei segretari di stato che restano comunque nella struttura amministrativa, all’inizio del 600’ si pone la
figura del ministro di Stato che coadiuva il sovrano in tutti gli aspetti, presiede ai consigli ed è il primo
beneficiario di tutti i favori del sovrano, è anche colui che risulta essere il perno della corte.

I ministri spagnoli si scontrarono anche fra di loro per via delle imposizioni fiscali. La figura del ministro di
stato in Francia è fondamentale per la crescita del potere regio. Durante le guerre di religione si afferma un
potere regio molto marcato e tra il 1610-1661, data di morte di Mazzarino, si alternano due reggenze ed un
governo debole di Luigi XIII. Si affiancano dei ministri che gestiscono la res-pubblica. Questi soggetti
pongono le basi per il potere regio nel periodo di Luigi XIV e costruiscono una rete capillare in grado di
arrivare dal centro alla periferia. Sono anche i soggetti che riescono ad arrivare ad oltre la guerra fra Francia
e Spagna. Alla morte di Mazzarino nel 1661, Luigi XIV scrisse nelle sue memorie, sostanzialmente che la
Francia chiude la stagione dei ministri e forma lo stato assoluto. Mazzarino subisce due rivolte, una prima
da parlamentare e poi una nobiliare.

Il rapporto tra il potere centrale ed il territorio cambia. In Francia, nella seconda metà del 500’, vengono
attuati dei Commissaire che andavano a sostituire le figure dei Missi Dominici, questa tradizione vede
arrivare questi ufficiali, investiti dal re di un potere delegato, ciò fatto per avere un controllo
sull’amministrazione locale e garantire il pagamento regolare delle tasse. Anche i commissari sono costretti
a venire a patti con i ceti e le élite locali. Seconda disposizione è la trasmissione degli editti del re. Questi
comandi del re possono essere in deroga alle consuetudini locali. Non c’è una grossa novità rispetto agli
emissari medievali del sovrano. Uno stacco maggiore si nota con la nascita della figura dell’intendente.
Quest’ultimo è un commissario e vero e proprio amministratore con potere fiscale, finanziario, militare e
giudiziario. In sintesi, controllano la macchina amministrativa e quella di difesa e controllo del territorio.

Anche negli stati Sabaudi viene mutuato il sistema degli intendenti. Il funzionario ha l’unico obiettivo di far
attecchire le riforme fiscali e amministrative del 700’. Questo rapporto si verifica anche in area tedesca, nel
regno di Prussia, lo identifichiamo nel Commissarius Loci, il quale è un commissario di guerra e territoriale.
La Prussia ha come suo punto nevralgico del potere nell’esercito. La maggior parte degli apparati
amministrativi nasca dal mondo dell’esercito. Essi prendono caratteristiche di funzionario delegato del re.
Il personale politico moderno è specializzato e chiamato a costruire organi collegiali di governo, fu creata
una vasta burocrazia e furono istituiti eserciti permanenti alle dirette dipendenze dei sovrani. È questo
anche il periodo dell’istituzione di un corpo diplomatico stabile, sul modello di quello creato dalla
repubblica di Venezia. L’ampliamento dei servizi pubblici comporta anche necessariamente un aumento
della pressione fiscale. Gournay conia anche il nome burocrazia inteso come il governo degli uffici, inteso
come un’alternativa alle altre forme di governo. Chi ha parlato di burocrazia statuale è stato Max Weber ed
è un dato inequivocabile. Una delle grandi pratiche dell’età moderna sono le venalità delle cariche e si
arriva addirittura alla carica di segretario di stato e quindi fare un passaggio attraverso un pagamento.
Questo è il modo che ha il sovrano di far pagare i ceti medi alla vita politica. Il sovrano vende la carica ed è
anche ereditaria attraverso la Resegnatio in favorem. Tutto questo serve per finanziare lo Stato attraverso il
quale si viene a formare anche un ceto specializzato. Nasce la categoria del borghese gentiluomo e nascono
anche cariche municipali e finanziarie ma mai giudiziarie.

Il più grande introito della Spagna nel 500’ era la dogana delle pecore di Foggia. La Francia fa eccezione col
sistema della taglia e l’aver prediletto la tassazione diretta era infinitamente rispetto alla tassazione inglese.

Il modello della tassa francese prevede di stabilire l’importo di ogni singolo soggetto, diverso invece è la
questione dell’Inghilterra che divide prima la tassazione in distretti e comuni e poi sui singoli.

Lezione V

Non essendoci un vero e proprio studioso del diritto internazionale va da sé che oggi l’applicazione è più
pratica che teorica. Nel 1998 c’è stata una convenzione che identifica nella storia europea, la nascita della
diplomazia e viene identificata nell’Italia del XV secolo. Per diplomazia s’intende una relazione stabile e
formalizzata tra enti riconosciuti. La diplomazia stabile coincide col mondo moderno e il XV secolo è perché
è proprio quel passaggio riconducibile alla formazione dello Stato. Non c’è più un unico grande punto di
riferimento (Chiesa o impero), le comunità politiche diventano molteplici e molteplici diventano i
particolarismi giuridici e sociali. Durante il XIV secolo l’unità cristiana cessa e la nascita della sovranità in
capo ad un solo soggetto rende necessaria la relazione tra persone dotate della stessa sovranità. E quindi il
grande conflitto generato dalla nascita del papato e dell’impero non vale per l’intero mondo ma è un
continuo gioco di lotta verso l’egemonia del potere nelle mani di un solo soggetto. Lo stato tende a voler
ingrandire i propri possedimenti e questo principio lo denotiamo praticamente fino alla nascita dell’Unione
Europea. La nascita del concetto diplomatico è legata al concetto di sviluppo di uno stato. Lo studio del
sistema diplomatico prevede anche l’inserimento dello studio degli aspetti giuridici, economici e sociali. Il
concetto di rappresentazione è un concetto che va di pari passo con una sovranità ben definita. Ci sono due
forme di rappresentazione: una esterna fatta di ambasciatori di un sovrano all’estero mentre la seconda è
interna. È centrale la figura del principe/sovrano perché a livello del sovrano che arriva il primo livello di
azione diplomatica ed è questo l’elemento di novità perché l’ambasciatore in quella corte ci vive. La
rappresentazione ha tante derivazioni fra l’esterna e l’interna nonché le multiformi. Vi sono interi trattati
sul modo in cui accogliere i diplomatici e ancora oggi esiste un cerimoniale per la presa di possesso di un
consolato o un’ambasciata.

Il mondo della corte è formato da nobili che hanno la formazione necessaria per poter entrare in un’altra
corte e tant’è che tutto avviene attraverso l’esperienza e facendo carriera. Il modello dell’ambasciatore e il
modello del cortigiano coincidono e così si modifica questo termine, si modifica anche quello
dell’ambasciatore. Gli inviati dei principi sono coloro che sono soggetti ad una fiducia a personaggi di
comprovata fedeltà.

Ermonao Barbaro è il perfetto esempio dell’evoluzione della figura del cortigiano. Egli arriva a diventare il
reggente del Ducato di Venezia. Descrive il perfetto ambasciatore definendolo come un soggetto che deve
essere attento a tutto ma non in maniera furtiva ma alle volte in maniera esplicita, alle volte non facendo
mai leva sullo strepito. Il primo che lascia la strada del cortigianato classico è Bragaccia che viene
identificato non più come un semplice uomo proveniente dalle corti.

Wicquefort storicizza e definisce a figura dell’ambasciatore e si arriverà a delle consolidazioni diplomatiche


che possono essere di due tipi: una che funge da istruzione per il comportamento da assumere mentre il
secondo riguarda l’elenco dei trattati. Abbiamo la costruzione di un apparato diplomatico per la gestione
della politica estera con dipendenza diretta dal centro di potere. Tutto questo processo porterà alla
formazione del dipartimento degli Affari Esteri che ha una sua autonomia rispetto al sistema stato e diventa
coerente con la politica espansionista dello stato e questo porta anche alla costruzione delle strutture
gerarchiche indipendenti che devono poi riportare tutto al ministero. Accanto alla costruzione dell’apparato
diplomatico, è necessario discutere quello che è il diritto delle genti perché con la rottura dell’unità
cristiana e l’affermazione di enti con una loro autonomia, è necessario costruire una serie di relazioni e
mitigare quegli enti dotati della medesima sovranità. Si riprende il modello giusnaturalistico che prevede
l’esistenza di diritti naturali e ci si interessa del diritto delle genti. Abbiamo 5 trattati sul diritto delle genti. I
primi due provengono dall’università di Salamanca e fanno ancora riferimento al diritto come un qualcosa
conferito da Dio. Suarez identificherà un’idea di diritto naturale proprio dell’uomo e un diritto civile scelto
dall’uomo. Fra questi due c’è il diritto delle genti, la differenza col primo è che si esprime come una
consuetudine. Gentili e Grozio si contendono la paternità del diritto internazionale, entrambi protestanti e
mossi dal principio di agire come se Dio non esistesse e si pongono il concetto di guerra giusta. In Grozio si
pone l’accento sul fatto che i legati sono inviolabili quindi il primo tassello del diritto internazionale. Ultimo
è Vatel che come gli altri, crede che i principi debbano essere trovare con il principio della ragione morale,
l’uomo è dotato di diritti naturali perché è dotato di ragione. Uno dei dibattiti più importanti fu quello della
determinazione del dominio dei mari. Si comincia con Papa Alessandro VI che con la Bolla Inter Caetera,
divide il mondo in due, una parte di dominazione spagnola e una parte di dominazione portoghese nel
nuovo mondo. Grozio nel 1609 scrisse un trattato dichiarando il mare come bene comune e libero. John
Selden invece afferma che si possono solo osservare come fosse le consuetudini precedenti per
determinare il possesso del mare. Chiude la questiona l’olandese Bynkershock che dichiara che il possesso
del mare è definito dalla gittata coperta da un colpo di cannone, sparato dalla costa che è di tre miglia, oltre
si parla di acque internazionali.

Lezione VI

Nell’Antico Regime notiamo la presenza di una gerarchia sociale basata su ordini e privilegio.
Un’indifferenza rispetto al principio di uguaglianza giuridica e ad un limitato dinamismo del sistema sociale.
Gli ordini sono: Clero; Nobiltà; III stato.

Il clero è diviso in alto e basso così esiste una nobiltà di servizio al sovrano e una nobiltà tradizionale che ha
origine nel feudalesimo. Il terzo stato va da un’alta borghesia sino al mondo contadino.

Il clero ha delle particolarità, un’esenzione fiscale, possono riscuotere delle tasse e hanno il monopolio
dell’istruzione. Escludendo quest’ultimo possiamo dire che il clero funge da realtà extra-statuale.

La nobiltà di spada e quella di toga possiedono delle cariche pubbliche.

Il primo stato è rappresentato dal Clero, la quale è una posizione estremamente elevata, ai vertici delle
gerarchie ecclesiastiche, èlite di estrazione nobiliare dotata di cultura raffinata e notevole forza politica, cui
spettano i più lucrosi benefici. Anche per quanto riguarda il basso clero, la scelta viene fatta per liberare un
membro della famiglia dall’asse ereditario e quindi i parroci di campagna sono di estrazione borghese e
hanno un tenore di vita modesto. Il concetto di clero va diviso non solo da un punto di vista gerarchico ma
anche in clero regolare e secolare. Appartengono al secondo tutti i sacerdoti che operano nel secolo, che
dipendono direttamente da una diocesi. Fanno parte del primo tutti quelli che appartengono agli ordini
monastici.
Il secondo stato è rappresentato dalla nobiltà. Essa si fonda sul concetto di privilegio, ossia quella esenzione
rispetto ad un insieme di leggi e norme, valide per gli altri gruppi sociali ma non per quelli nobiliari. Gli
elementi che garantiscono l’acquisizione della nobiltà sono: la nascita; il ruolo sociale; il possesso e la
naturale propensione alla conservazione e difesa della tradizione. Il cognome era un’esclusiva dei nobili che
serviva per preservare il valore della propria discendenza. Per essere nobili c’è bisogno di avere dei titoli di
nobiltà che si acquisiscono tramite nascita, servizio oppure venalità. In Francia ci sono alcuni nobili che sono
più antichi del re stesso. Le nobiltà, quindi, sono molteplici e non solo una. Una di queste è senz’altro una
nobiltà terriera di antica origine feudale, altrimenti detta nobiltà di sangue. Abbiamo i patriziati urbani, o
nobiltà cittadina di origine comunale, ossia famiglie di consiglio che derivano i loro privilegi dall’esercizio
delle più antiche cariche amministrative cittadine. La nobiltà di servizio che è una nobiltà acquisita o
confermata in seguito a servizi resi al sovrano. La nobiltà di toga che è di recente origine, acquistata dal
sovrano in seguito all’esercizio di cariche di giustizia. La nobiltà di fatto, infine, non è titolata ma
riconosciuta per consuetudine o inseguito a vita more nobilium.

Nel regno di Francia la nobiltà di spada ha un’origine più antica, gode di maggior considerazione sociale ma
non controlla più le leve del potere politico e amministrativo. Deriva la sua ricchezza dalla terra e si
mantiene autonoma dal sovrano al quale, spesso, si oppone.

La nobiltà di toga ha un’origine più recente con titolo concesso dal sovrano e reso ereditario. Gode di minor
prestigio sociale, ma controlla le principali magistrature leve del potere politico e amministrativo. Deriva la
sua ricchezza dalle rendite derivate dagli uffici ed in maniera minore dalla terra. Dipende dal sovrano al
quale deve la sua fortuna.

Nel regno d’Inghilterra invece abbiamo i Lords. Essi sono una nobiltà di antica origine, dotata di titolo
ereditario da molte generazioni. È limitata a meno di duecento famiglie che, da sole, posseggono il 20-25%
della terra. Gode di grande considerazione sociale e di considerevole potere politico; siede di diritto in uno
dei due rami del Parlamento. È quasi sempre di orientamento politico conservatore.

La Gentry è invece la nobiltà di fatto non dotata di patenti sovrane. Le vengono attribuiti i titoli da cavaliere,
baronetto, gentiluomo. Dotata di minor prestigio, ma di notevole autorità in sede locale. Spesso svolge
anche attività imprenditoriali. È autonoma rispetto al sovrano e in alcuni casi i suoi esponenti sono eletti
deputati nella Camera dei Comuni. Non di rado è di orientamento politico progressista.

Il terzo stato è una realtà assolutamente composita, tant’è che diviene oggetto di studio per la sua
composizione e per la sua origine e natura. In origine era composta da abitanti del borgo, figure sociali
estranee al mondo contadino e a quello aristocratico-nobiliare. Essi svolgono attività professionali atte alla
produzione di manufatti, attività industriali, intermediazione commerciale e finanziaria, libere professioni.
Abbiamo uno sviluppo differenziato nelle regioni europee: più forte in Gran Bretagna, Francia e Germania,
meno nelle regioni dell’Europa centro-orientale e Mondo mediterranea. Vi sono anche delle aspirazioni
contraddittorie: nobilitazione ma lotta contro i privilegi feudali.

Il secolo dei Lumi sarà caratterizzato da una continua tensione tra il rispetto della tradizione e l’esigenza di
innovazione. La cultura è elaborata e fruita dalle elites e gli intellettuali dipendono dal potere politico o
ecclesiastico. Dipendenza stretta tra produzione artistico-culturale e potere sovrano. La cultura e le arti non
hanno un mercato proprio, ma c’è comunque una circolazione

Il regime economico è l’agricoltura, produce beni di prima necessità e permette la sopravvivenza dei singoli.
Nasce il mercantilismo che postula la necessità per gli stati di tutelare l’economia nazionale attraverso una
politica doganale protezionista e l’aumento delle esportazioni.
Lezione VII

Il Grande Scisma del 1054 fu l’evento che divise l’unità della chiesa cattolica di Roma e quella di
Costantinopoli. La prima grande riforma della chiesa è tripartita e prevede un nuovo modo di eleggere il
pontefice; la superiorità del Pontefice sull’Imperatore ed infine la mancanza di ingerenze su cariche
ecclesiastiche. Tra il 1198 ed il 1216 abbiamo le Riforme di Innocenzo III che prevede la repressione degli
eretici e l’assorbimento delle istanze di riforma; una propaganda promettendo benefici ai fedeli e l’avvio
delle crociate ed infine abbiamo il sostegno agli ordini minori come francescani e domenicani.

Tra il 1309 ed il 1377 abbiamo la Cattività Avignonese con uno spostamento della sede in Francia attraverso
riforme burocratico amministrative. Tra il 1414 ed il 1418 abbiamo il Concilio di Costanza abbiamo
l’affermarsi delle tesi conciliariste. Iniziano a costruirsi degli uffici burocratici che consentono ai pontefici di
occuparsi di riforme interne. Si viene a creare un forte dualismo fra potere ecclesiastico e potere civile.

Nella metà del 400’ si fa strada questo nuovo ente che statale e la chiesa inizia a risentirne in quanto è un
ente esterno ai poteri civili. Le chiese nazionali si fanno dare dal pontefice dei diritti sulle abbazie locali e
chiese locali ed iniziano a richiedere i diritti di avvocazia e patronato, possono proporre i candidati alle
maggiori dignità e beneficiari ecclesiastici, l’estrazione di rendite dei patrimoni religiosi.

In Francia nel 1438 si afferma che il Concilio è superiore a quello che è l’intervento del pontefice rispetto
alle chiese di Francia. Ciò viene meno col concordato di Bologna con cui il sovrano, in cambio di una certa
subordinazione delle chiese, concede maggiore considerazione del pontefice rispetto al concilio. Il sovrano
designa così tutti i benefici del regno. In Spagna invece, il pontefice concede al re di Spagna un tribunale
delle coscienze, ove si mischiano foro interno e foro esterno. Il Santo Uffizio Spagnolo è guidato
dall’inquisizione che sotto il controllo del governo spagnolo.

I potentati italiani sono realtà deboli, non autonomi dal punto di vista della sovranità e che dipendono dal
pontefice. Il mondo tedesco vede invece una distanza tra la chiesa di Roma e i Principi tedeschi, essi
continuano ad essere una forza in grado di opporsi al dominio della chiesa.

In Germania iniziano una serie di rivolte che favoriscono il processo di accentramento del potere del
principe a sfavore delle autonomie di carattere ecclesiastico. Nel 1555 abbiamo la Dieta di Augusta che
consacra il principio che la religione del principe è la religione dello Stato.

Nel 1529 Enrico VIII chiederà l’annullamento del matrimonio che gli verrà negato dalla Chiesa di Roma e ciò
porterà all’Atto di Supremazia del 1534 che sigla la rottura con Roma e porta il Re d’Inghilterra ad essere
capo della Chiesa.

Il Calvinismo permea una parte degli stati protestanti. In Ginevra dove Calvino attua la sua riforma facendo
leva su teorie precedenti di Lutero, si prefiggeva l’obiettivo della costruzione di un ordine sociale giusto e
nel 1541 promuove delle ordinanze ecclesiastiche che sono codici morali e civili applicati per Ginevra ma
potenzialmente validi per il mondo intero. Il punto di riferimento è che il potere civile deve basarsi su
assemblee, è un modello repubblicano diretto dove tutti partecipano e devono partecipare. Queste tesi
sono incompatibili con l’assolutismo franco spagnolo e questo porta ad una certa destabilizzazione
dell’assolutismo come ad esempio Ugonotti e Puritani. I Puritani che sono legati al modello calvinista
vengono lentamente espulsi, questo cambiamento porta anche a situazioni di tirannicidio.

Tra il 1545 ed il 1563 abbiamo il Concilio di Trento nel quale abbiamo la controriforma cattolica che
stabilisce la capillarità del clero parrocchiale, istituisce i seminari e nasce la Compagnia di Gesù. Una volta
che gli Stati hanno iniziato a prendere il sopravvento sul potere civile, la chiesa diventa un partner alla
crescita dell’idea di stato. Il clero viene obbligato a stare nella sua parrocchia, rispetto a come succedeva
prima del concilio. Viene limitato il peso del sacro collegio dei cardinali, usato solo per la nomina dei
pontefici e nascono le congregazioni cardinalizie speciali e ve ne furono 15 con funzioni particolari che
riguardano sia la religione che il governo dello stato. All’interno di questo mondo si vengono a costituire
delle fazioni di dialettica politica interne al mondo romano e questo rende la chiesa cattolica un vero e
proprio stato verticistico che vede nella corte di Roma un punto di riferimento per l’intera Europa cattolica.
La corte di Roma agisce da un lato come uno stato e dall’altro diventa il perno sui cui ruotano gli Stati
italiani e questo provoca forti ingerenze da parte di quest’ultimo. Roma diventa allora una città rituale, si
confrontano le varie realtà e si formano delle chiese nazionali, ovvero vi fanno parte i cittadini di quella
nazione. Nascono anche i cardinali protettori che possono essere della famiglia della dinastia regnante
oppure di quella nazione e vengono posti all’interno del Sacro Collegio. A Roma, nelle udienze pontificie
c’erano due stanze, ove si trovavano i re ed il papa e nell’altra i duchi dei singoli stati. Il pontefice dava la
possibilità ai singoli di poter passare da una parte all’altra ed avere quindi una supremazia rispetto agli altri.

Lezione VIII

Lo Ius proprium viene considerato dalla dottrina dominante eccezione rispetto alla regola del diritto
comune, dunque non estensibile per analogia. Vige il divieto di interpretazione dello statuto anche se è
possibile l’interpretazione dichiarativa mentre l’interpretazione analogica talora è ammessa per estendere
il regime ai casi ispirati alla medesima ratio. Il punto nevralgico del cambiamento del diritto è il sovrano,
perché non è più solo il re giudice col compito di amministratore di un ordine giuridico immanente, ovvero
già presente nella società che egli deve per compito divino custodire. La figura del sovrano diventa quella
del re legislatore che comincia a servirsi attivamente del diritto per governare e accettare il suo controllo.
Bodin definirà il punto più alto della maestà sovrana sta nel dar legge ai sudditi in generale ed in
particolare, senza bisogno del loro consenso. A differenza di quello che è il metodo accusatorio, nell’età
moderna si adottava il metodo inquisitorio dove si doveva arrivare ad ottenere la confessione. Questo
metodo è scritto, non pubblico, l’inquirente avvia il processo e sarà l’imputato a doversi discolpare davanti
all’inquirente.

Il sovrano da inizio alle consolidazioni che sono nuovi testi normativi che non sostituiscono del tutto il
sistema del diritto comune ma si aggiungono ad esso. Vengono istituiti i Grandi Tribunali che sono Corti
Sovrane ossia che dipendono dal sovrano che ne nomina e revoca a piacimento i membri. Si istituiscono
Fonti del diritto e le loro sentenze hanno effetto di fare “giurisprudenza” ovvero di costituire un precedente
vincolante. Le competenze si dividevano in giurisdizionale e amministrativa. Come giudici di ultimo appello,
le cui sentenze potevano solo essere riformate dal Sovrano. La competenza amministrativa prevede la
presenza di organi consultivi su questioni di politica estera, tributaria e fiscale. Hanno compente
regolamentari e partecipano all’attività legislativa del sovrano attraverso il potere di interinazione.

Da un punto di vista giuridico, costituisce un tentativo di accentrare l’amministrazione della giustizia, dando
maggiore certezza ad un sistema, quello del diritto comune, che a fine XV secolo era in piena crisi. Segna
l’inizio di un percorso di rivincita del formante giurisprudenziale. È una novità assoluta. Da un punto di vista
politico-istituzionale, costituisce un tentativo di esercitare un maggiore controllo sull’attività dei poteri
locali e costituisce allo stesso tempo un potenziale contro-potere all’autorità del sovrano.

Le codificazioni abrogano la normativa previgente per il settore di riferimento, qualora contradditoria


rispetto ad esse; affermano nettamente la supremazia della norma statuale e dell’interpretazione solo
letterale; introducono molti precetti nuovi. Riformulano le norme previgenti, organizzandole con una nuova
funzionalità. Le consolidazioni migliorano il vecchio ordinamento ma non lo sostituiscono completamente;
nulla dicono riguardo ai casi non previsti; tollerano la concorrenza di usi giurisprudenziali.

Domat fu un avvocato e magistrato formatosi presso la scuola gesuitica, ma si avvicinerà all’esperienza di


Port Royal. Secondo Domat, l’ordine deve permeare la vita sociale e il diritto con la possibilità di comporre
le discordanze prevedendo una distinzione tra leggi immutabili e leggi arbitrarie; tra diritto privato e diritto
pubblico. Si prevede una codificazione del diritto naturale: dalle leggi naturali fondamentali a quelle che ne
discendono per conseguenza, identificabili nel diritto privato romano. Il diritto romano viene considerato
come un grande deposito storico di scienza e di ragione da riordinare. Abbiamo l’applicazione di strumenti
della geometria alla classificazione del diritto: uso di definizioni, principi, dimostrazioni.

Pothier fu un magistrato ad Orleans ed insieme all’influenza di Domat, si ritrova la formazione romanistica


unita all’esperienza pratica. Completa lo schema di Domat riempiendo di contenuti attraverso numerosi
trattati su temi di diritto privato. Propose che il diritto francese vigesse nell’intero regno basandosi sullo
schema proposto da Gaio nelle Istitutiones: Persone, Cose, Azioni

Nel 1804 abbiamo la pubblicazione del Codice Civile Napoleonico che si compone di un titolo preliminare, il
libro primo che riguarda il diritto della persona e di famiglia. Prevede il matrimonio civile e il divorzio, la
parificazione tra figli legittimi e illegittimi e tra maschi e femmine. Il libro secondo difende l’assolutezza, la
pienezza e l’esclusività della proprietà privata. Il libro terzo tratta della materia successoria dove si
equiparano uomini e donne; le obbligazioni e i contratti. Nei successivi 6 anni avremo la pubblicazione del
Codice di Procedura civile, Commercio, Procedura Penale, Codice Penale.

Il Common Law si differenzia dal Civil Law perché nel primo, i precedenti hanno carattere vincolante, il
giudice è “creatore” del diritto e le principali fonti della legge sono i casi stessi. Nel Civil Law i precedenti
non hanno carattere vincolante, il giudice è “bocca della legge”, quindi il legislatore è superiore e le
principali fonti del diritto sono leggi e costituzioni.

Lezione IX

Le Fronde sono descritte come agitazioni terribili in tutto il regno, una guerra europea nel corso della quale
i disordini interni avevano fatto perdere alla Francia mille vantaggi. Il concetto di gloria è intrinseco
all’assolutismo e quindi la gloria è un concetto necessario perché di correlazione divina. L’Europa dopo Luigi
XIV vedrà il declino della Spagna e delle Provincie Unite, l’ascesa della Prussia ed un antagonismo con
l’Austria. Il riaccendersi di un antagonismo tra Francia ed Inghilterra, l’affermazione della Russia a discapito
della Svezia ed una marginalità degli Stati Italiani. Abbiamo la messa in discussione dell’Autorità della
tradizione classica, della Chiesa Cattolica e dei testi sacri e del potere politico. Si verificherà il passaggio da
un civiltà basata sui doveri ad una basata sui diritti, da un cultura basata sulle certezze ad una basata sul
dubbio e dalla scienza basata sull’autorità alla scienza basata sulla prova.

Lezione X

Il concetto di rivoluzione è abbastanza particolare che nasce nella scienza con la prima edizione del test di
Copernico ed il primo testo di Isaac Newton. Il traslato è un mutamento radicale di un ordine statuale e
sociale, nei suoi aspetti economici e politici. Abbiamo rivoluzioni militari, culturali, demografiche e poi e
grandi rivoluzioni del 700 ossia quella americana e quella francese. La prima rivoluzione, quella
demografica, ha visto un aumento della popolazione europea dovuta ad una significativa diminuzione della
mortalità grazie alla migliorata alimentazione e alla diminuzione delle carestie; migliorano le condizioni
igieniche e scompaiono le malattie endemiche; le guerre sono ridotte e circoscritte ad aree locali. Di
parallelo abbiamo l’aumento della natalità per via di lunghi periodi di pace, all’aumento del benessere e le
anticipazioni dell’età nuziale e aumento della fertilità. Il primo cambiamento significativo della società
settecentesca è la rivoluzione agricola che precede la rivoluzione industriale. Il concetto della terra come
bene primario resta tale nel 700’ e si vede nella terra il punto di base e arrivo dell’economia. La ragione che
spinge alla rivoluzione agricola è la possibilità di aumentare il suolo coltivabile e la diversificazione delle
colture, anche grazie alle scoperte scientifiche. La diversificazione era dovuta anche dalle importazioni dal
nuovo mondo che permettono di differenziare prodotti e di ottenerli a basso costo; in alcuni casi si arriva
all’eccesso com’è successo con la coltivazione delle patate in Irlanda e porterà alla più grande crisi dell’isola
che porto ad una carestia così grande che non ha permesso più agli irlandesi di raggiungere i livelli del 1848.
Ci sono investimenti di capitale nell’agricoltura che porta ad investire soldi in quelli che sono i terreni, si
comincia con le rotazioni pluriennali. C’è una maggiore produzione agricola per via dell’uso di concimi e si
consuma più carne. A partire da questo momento, l’allevamento, diventa una scienza. Nel 700’ si conclude
quella che viene definita come piccola età glaciale, ossia quel periodo ove le temperature sono state molto
basse. Nella seconda metà del 700’ avviene l’evento più importante ossia l’aumento della produzione
manifatturiera; quindi, abbiamo un aumento della produzione dei derivati della produzione agricola.
Abbiamo la scoperta della macchina a vapore da parte di John Watt nel 1775 che andrà a sostituire il lavoro
di uomini e animali. Il settore tessile sarà collegato a quello agricolo per via delle materie prime e della
forza lavoro. Questa differenziazione della produzione si differenzia in aree geografiche: in Francia si
produceva lana; in Italia settentrionale la seta; in Inghilterra invece si produceva il cotone. La rivoluzione
industriale cambierà il modo di vivere della gente, le città inizieranno ad ingrandirsi e ad attrarre sempre
più gente. In Italia la rivoluzione industriale avverrà solo quando si inizierà ad usare l’energia idroelettrica.

La prima rivoluzione politica è quella diplomatica. Fino al 1756, l’Europa viveva di equilibri tra Asburgo e
Borbone, la rivoluzione diplomatica vede la loro alleanza col Trattato di Versailles, alla quale si contrappone
l’alleanza tra Inghilterra e Germania. La prima grande rivoluzione politica del 700’ è quella che viene
identificata nella rivoluzione americana. Il 4 luglio 1776 abbiamo la rottura tra madrepatria e colonie e
viene siglata la costituzione del 1787-1789 dove nel preambolo del testo non si parla ancora di nazione ma
di popolo anche se in questo contesto può essere visto come concetto di popolo-nazione.

La Rivoluzione francese è vista come un punto di rottura definitivo tra un prima e un poi. Ci sono tante
rivoluzioni francesi, non un singolo evento. Il concetto di rivoluzione viene definito come finito nel 1799
anche se il fenomeno rivoluzionario in senso stretto viene definito nel 1793. C’è un passaggio fondamentale
che si individua nella dichiarazione del 1789 che presenta elementi che preconizzano lo stato totale e
vengono esplicitati fin dall’inizio. Il popolo francese era rappresentato dai 3 stati e la modifica era la
costituzione in Assemblea e come rappresentanti di una nazione. La nazione si fonda sui diritti e quindi le
distinzioni non sono più per privilegio ma possono avvenire per acquisizioni successive. Nasce un concetto
di nazione, che non è una realtà concreta, è una realtà dall’espressione della volontà generale e quindi
quella era la suprema maiestas del sovrano passa al corpo nazionale. L’aspetto negativo è che pone il
singolo cittadino di fronte alle istituzioni.

La nazione non è altro che un costrutto concettuale, un’espressione che non ha dimensione concreta.
Anderson identifica la nozione di comunità perché sono state concepite da milioni di uomini e donne come
realtà esistenti di cui hanno ritenuto di fare parte. Gellner la identifica invece a partire dalla rivoluzione
industriale perché le ideologie nazionaliste funzionano come esigenze di stabilizzazione sociale. Hobsbawm
riteneva che la nazione fosse il soggetto che sostituisce il monarca nel possesso e nell’esercizio della
dinamica reattiva provocata dalle occupazioni napoleoniche che suscitano nei paesi sottomessi la diffusione
di un discorso nazional-patriottico orientato a contrastare l’imperialismo francese. Il processo di
costruzione degli stati presenta una circoscrizione che definisce gli stati. Nasce l’idea dello stato-nazione da
una parte e dall’altra le nazioni culturali. Da una parte abbiamo valori fondamentalmente politici e dall’altra
abbiamo valori etnico-culturali. Tutto ciò porta a nazioni sovrane e nazioni fondate su monumenti e
cimiteri. Il cosmopolitismo viene contrapposto dal principio di autodeterminazione dei popoli che porterà
alle rivoluzioni del ’48. Il concetto di nazione nasce sul sangue, sul concetto di un popolo che la costituisca
col proprio lavoro, com’è successo per la nazione tedesca.
Lezione XI

Il termine stati ha un connotato abbastanza chiaro, mentre il concetto di spazio è meramente geografico
ma hanno come punto di contatto l’aggettivo sabaudi. In primo luogo c’è un’originalità intrinseca degli stati
sabaudi che non segue il modello francese ma neanche quello spagnolo. Non possono essere definiti
nemmeno come dei potentati italiani che sono dei regni di tradizione feudale e d’altro canto non sono stati
che nascono da un’esperienze municipale come gli stati del nord Italia. I Savoia sono principi del Sacro
Romano Impero e come tali si definiscono come principi germanici e di conseguenza il loro potere non
deriva quasi mai da pontefici. In Piemonte avevamo la presenza di feudi pontifici che sono nel 700’
verranno integrati all’interno del territorio dei Savoia. C’è una presenza di un’enclave protestante che è
frutto di un legame tra i Savoia e l’Inghilterra, oltre ad esserci una presenza dei valdesi che in Piemonte
perdurano. La realtà degli spazi sabaudi è plurilinguistica e pluri-nazionale e anche quello che noi
chiamiamo Piemonte è frutto di un’unione di più territori. Gli Stati Sabaudi sono una sorta di Stato di mezzo
per via della loro influenza su più settori da più culture e tradizioni. Non sempre gli stati che facevano parte
degli stati sabaudi erano d’accordo su tutto ma trovavano l’accordo sotto la forma monarchica. Abbiamo
quindi un’accesa dialettica tra i vari territori tra la Savoia- Piemonte e poi in futuro anche con le province di
nuovo acquisto. La rivoluzione si avrà con l’ascesa al trono di Carlo Alberto, educato nella Francia
Napoleonica e quindi ha un’idea di stato diversa, incentrata sullo stato unitario e non su di quello
composito. Con Carlo Alberto inizia il processo di unificazione degli stati italiani e staccarsi quindi dalla
primazia della Francia. Le sue azioni sono: un sistema codificato unico e una costituzione unica. Ciò crea
un’azione genetica di quelli che sono gli stati sabaudi che diventano molto forti e con una mentalità
accentrata. Giovanni Tabacco affermò in uno dei suoi studi che non esisteva uno Stato Sabaudo ma bensì
c’erano vari distretti dell’Impero sui quali era infeudata ai Savoia la superiorità territoriale. Abbiamo quindi
un’appartenenza formale all’Impero e questa ambiguità si nota anche nello svolgimento delle attività
cerimoniali e giudiziarie. Dall’altra parte i savoia chiedono il giuramento di fedeltà alle città e feudi alle loro
dipendenze, è un modello assolutamente imperiale. Nel 1637, Vittorio Amedeo I cercherà di costruire una
gerarchia basata sulla fedeltà che vedrà il giuramento del Ducato di Savoia, Principato di Piemonte, Contea
di Nizza, Ducato di Monferrato, Lombardia Regia.

Nella prima metà del 600’ abbiamo due personalità che agiscono in maniera differente. Da una parte
abbiamo Carlo Emanuele I che cerca di conquistare il potere regio attraverso politica estera e guerra.
Vittorio Amedeo I immette nei suoi titoli quello di Re di Cipro, anche se tale regno era saldamente in
possesso degli Ottomani. Il desiderio di diventare re diventa anche un aspetto simbolo come ad esempio il
trattamento regio presso le corti dei grandi stati e poi ci sono anche i simboli di dimensione regia come
l’anello e la spada di San Maurizio che serve per nominare i cavalieri di San Maurizio in funzione di
propaganda regia. Tutto ciò porta anche ad un continuo uso del plurale. Si usa distinguere in stati di terra
ferma e la Sardegna. Tutto questo insieme viene definito come Regi Stati o Stati di Sua Maestà il Re di
Sardegna. La questione degli stati al plurale si rispecchia anche negli stemmi dei duchi, i quali usano uno
stemma di tradizione tedesca che prevede l’inserimento di tutti i possedimenti. Carlo Alberto modifica
tutto, rimettendo al centro il simbolo originale dei sabaudi.

Non esiste un vero e proprio sistema capitale ma sempre una realtà composita e policentrica. La dinastia
come fattore unificante è un canone storiografico e produzione artistica con funzione politico-ideologica.
Amedeo VIII e Emanuele Filiberto sono considerati i padri degli stati sabaudi di età moderna. Emanuele
Filiberto prosegue il canone di Amedeo VIII affidandosi ad uno scrittore, Filiberto Pingone, facendo
realizzare una serie di storie fra cui Augusta Taurinorum, la Sindon Evangelica ed altre. L’idea dei Savoia
come originata da dinastie sassoni è un’idea che si perpetua anche al di fuori dei confini dello stato di
Savoia. Le dinastie italiane nascono o per processi di carattere comunale o sono dinastie che sono vassalli
dell’impero, non hanno queste radici così antiche.
Questa autorità che i Savoia acquisiscono si esplica anche attraverso i matrimoni dove non figurano
principesse italiane ma bensì consorti di case regnanti più importati d’Europa. La dinastia di Savoia confuta
se stessa, Beroldo non è mai stato il capostipite della famiglia, ma bensì suo figlio, Umberto Biancamano,
che viveva in area Cisalpina e quindi funzionale all’idea dell’origine italiana e non si sottolineano le vicende
matrimoniali.

Gli stati sabaudi nascono in quello che viene definito “Nido Savoiardo” ossia una zona piena di sbocchi
transalpini, tutti controllati dai Savoia. Si viene a formare un ramo parallelo dei Savoia ossia i Savoia-Acaja
che dominano l’area del torinese, pinerolese e fossanese. Questa sotto dinastia rientrerà sotto la dinastia
sabauda con il conseguente rientro dei territori. Nel 1388, Nizza, si dona al conte di Savoia staccandosi dalla
contea di Provenza. Il XIV secolo si apre con l’elevazione della contea di Savoia a ducato; quindi, il territorio
della contea diventa ducato.

Il mondo urbano fiorisce aldiquà delle Alpi mentre nelle aree transalpine abbiamo ancora una realtà
feudale e non ha i requisiti per essere considerata una realtà moderna. Chambery non presenta ancora una
diocesi e nemmeno un’università. Nel 1537 inizia l’occupazione degli stati sabaudi ed il tutto si riduce a
zone isolate. Questo momento di difficoltà finisce con la pace di Cateau Cambresis e vengono restituiti i
territori tranne quelli svizzeri. Nel 1564 abbiamo la pace di Losanna con la restituzione di altre porzioni di
territorio. Emanuele Filiberto acquisisce però altri territori che si sviluppano verso il mare. Nel 1601 si arriva
alla pace di Lione che da ai Savoia il Marchesato di Saluzzo ma fa perdere le aree fertili verso Lione. Fu uno
scambio non alla pari ma compattò il ducato.

Nel 1735, durante la guerra di successione polacca, Carlo Alberto entra a Milano e governa il milanesato.
Con la Pace di Acquisgrana vengono concessi nuovi territori al Regno di Sardegna. Nel 1815 si arriva al
Congresso di Vienna che chiude l’esperienza napoleonica e rafforza la parte italiana, limitando l’importanza
di Nizza rispetto al mondo sabaudo, rafforzando il potere di Genova.

Lezione XII

Gli stati sabaudi non sono un potentato italiano. La differenza tra corte e palazzo sta nel fatto che la corte è
il luogo dove si trova il principe mentre il palazzo è dove si trovano le autonomie municipali. L’Italia ha uno
sviluppo comunale che quindi ne costituisce l’elemento sovrano. Ci saranno infatti molteplici contrasti tra
l’imperatore e la lega lombarda dei comuni. Gli apparati burocratici nascono all’interno degli apparati
municipali (Firenze- Palazzo della signoria e gli Uffizi). La corte interviene in maniera preponderante nella
costruzione e gestione dello stato e rispetto a quello che succede nelle aree comunali dove si afferma il
potere di un singolo, in Piemonte c’è invece una continua contrattazione tra realtà centrali e realtà esterne.
La corte in questo senso agisce anche come luogo delle differenze e centro della contrattazione tra centro e
periferia. Carlo Emanuele I fino alla sua morte sarà sempre presente sul campo di battaglia così come Carlo
Emanuele II.

Il problema dell’amministrazione della giustizia è strettamente collegato alla provenienza della sovranità e
allora si ha un grosso dibattito fatto di detrattori e promotori. I detrattori affermano che i Savoia
amministrano la giustizia in nome dell’imperatore e non per se stessi. Mentre i promotori affermano che
l’amministrazione della giustizia e la sovranità spetta al duca di Savoia. Mario Viora afferma che le fonti del
diritto negli Stati sabaudi erano gli editti principeschi, gli statuti delle città e delle terre, le decisioni dei
supremi magistrati, il diritto comune ed il diritto della Chiesa. I reciproci rapporti tra le varie fonti stavano in
questi termini: in prima linea venivano gli editti del sovrano, che derogavano a tutte le altre fonti legislative,
alcune volte, però, gli statuti comunali, in grazia di un originario carattere contrattuale non potevano
soffrire deroga dagli editti, sicchè venivano a porsi accanto ad essi e ad assumere tutta l’importanza. In ogni
altro caso gli statuti erano osservati solamente laddove non disponessero gli editti. Nel 1416 abbiamo il
passaggio della dinastia di Savoia da contea a ducato. L’esercizio del potere viene tripartito in Consilium con
i mandati dei consiglieri ducali; l’Officium che prevedeva l’istituzione di ufficiali sabaudi con compiti di
governo ed il Dominium che prevedeva funzioni esercitate dai signori e dalle èlites locali. Sotto i sovrani
abbiamo le Castellanie che avevano poteri di carattere politico-economici e anche funzioni giudiziarie. Le
Giudicature rappresentavano la giustizia di primo livello, autonoma dalla realtà del duca ma che deve
essere legata al sovrano. I Balivati avevano una funzione militare e hanno funzione equivalente a quella di
Castellani nella castellania più importante del Balivato. Tutto questo richiama alla vecchia gestione di
stampo feudale. Con l’affermazione di questa sovranità definita che superano gli altri competitor, si va a
delineare un po' meglio le direttrici della loro amministrazione sovrana. Parliamo di un’amministrazione
economica che vede la fondazione di una Tesoreria ed una Camera dei Conti. La Tesoreria generale è quella
che formalmente incassa il denaro anche se spesso era difficile arrivare a recuperare i soldi che si erano
richiesti mentre invece all’inizio la corte dei conti serviva per controllare gli uffici di riscossione.

L’attività giudiziaria parte dai consigli della Curia regis e dalla curia vassalatica. Ha anche funzioni di e
carattere legislativo ed esecutivo e non solo funzione giudiziaria di secondo grado. Il primo nucleo di
costruzione di amministrazione si ha attraverso la nomina di cancellieri e segretari. I cancellieri hanno il
compito di coadiuvare i sovrani mentre i segretari hanno come compito la scrittura e la registrazione degli
atti ducali. Questa struttura si pone all’inizio di quella che è l’amministrazione sovrana. Emanuele Filiberto
sarà il sovrano che permetterà agli Stati sabaudi di essere indipendenti, è anche un principe riformatore,
introdurrà anche delle tassazioni indirette per evitare il passaggio dei tre stati. In Piemonte i senati vengono
introdotti da Francesco I durante l’occupazione francese e dopo la ripresa dei territori, verranno chiamati
Senati e si occupavano di cause civili e in alcuni casi cognizione esclusiva, avevano potere di interinazione e
interpretazione degli atti sovrani. La camera dei conti riprende il modello francese ed ha giurisdizione sui
reati contro il patrimonio ducale. Il consiglio di stato sostituisce il consilium cum domino, ha una
composizione e attribuzioni fluttuanti ed è presieduto dal gran cancelliere che ha anch’esso il sigillo ducale
ed ha l’ultima appellazione che sarebbe la grazia sovrana. Con la seconda metà del 500 si inizia a strutturare
una forma di stato che si perfeziona. Nel 600 si migliorano alcuni elementi statuali, si lavora su elementi
militari perché sono questi alla base della sopravvivenza. Nascono la Contadoria, ufficio preposto alla
compilazione dei ruoli e al pagamento del soldo militare e la Veedoria che era un ufficio che sorvegliava la
rassegna dei vari tipi di forze armate impiegate saltuariamente. Quando arriverà Cristina di Francia, ella
strutturerà il Consiglio di stato seguendo il modello francese, il quale si specifica ma non se ne costituiscono
di nuovi, ha funzione consultiva sulla politica estera e presentava anche l’inserimento dei presidenti delle
supreme magistrature. Vengono anche istituiti il Consiglio delle finanze ed il consiglio sopra gli occorrenti di
Guerra. Il modello cambierà solo con Vittorio Amedeo II che è quello strappa il modello paravassallatico
francese attraverso la ricerca di un modello nuovo basato sui modelli del panorama europeo.

Il consiglio di stato cambia nome e diventa consiglio di stato e dei memoriali e diventa il supremo tribunale
di giustizia. La segreteria di stato, nel 1717, viene tripartita in affari interni, esteri e guerra. All’interno le
segreterie vengono divise in uffici. Viene riformato anche il consiglio delle finanze che è composto dal
generale delle finanze, dal primo presidente della camera dei conti, il controllore generale e il primo
segretario di guerra e sarà solo a Torino nel 1720. Le aziende economiche saranno le aziende del soldo,
aziende della real casa; aziende d’artiglierie e fortificazioni e delle finanze. Il 700 vede anche una serie di
ambiti d’intervento fra cui la costruzione di un nuovo ceto burocratico-amministrativo perché nuova
struttura ha bisogno di persone in grado di gestire la macchina dello stato e quindi si decide di riformare
l’università e si toglie il potere ai gesuiti e si da ad una scuola laica. Questo sistema si costruisce attraverso
la volontà del ministro Bogino. S’impongono in essere le Regie Costituzioni e si inserirà il diritto regio. Gli
stati sabaudi arriveranno tardi alle riforme codicistiche però le regie costituzioni rimarranno il nucleo della
codificazione fino all’800. La Rivoluzione francese porta anche il concetto dello stato totale. Parallelamente
da Amedeo VIII fino al 700’ si ha una produzione di norma ed un processo istituzionale del rapporto centro-
periferie. I domini sabaudi sono di carattere composito e sono vi sono terre demaniali, terre infeudate e
terre ecclesiastiche; questa tripartizione porta ad una riproduzione dei Tre stati.
Lezione XIII

Il libro di Gregory Hanlon ha come tesi la seguente: la tradizione militare italiana, dalla metà del 500’, legata
soprattutto agli eserciti feudali e comunali viene meno ad eccezione degli Stati sabaudi. Questo perché c’è
un forte legame con la dinastia sabauda tra tutti i sudditi. Nel 2007, a Venaria, vi fu un convegno ove ci si
interrogava sull’eccezione del Piemonte nell’età moderna e si è arrivati alla considerazione che l’eccezione
c’è solo in parte se viene considerato rispetto agli altri territori italiani. Le riforme di carattere militare sono
intrecciate a doppio filo con quelle amministrative.

All’inizio del XV secolo, i duchi di Savoia procedono verso oriente, iniziano ad incontrare anche un modo di
guerreggiare diverso, all’italiana, ed i primi scontri sostenuti dai duchi di Savoia vanno per la peggio. Ciò
porta anche una profonda riflessione nel mondo sabaudo anche se la natura feudale rimane fino al 700’.
Abbiamo sempre una preponderanza della cavalleria rispetto alla fanteria e scarsità di arcieri. Non vengono
usate truppe mercenarie ma si preferiscono le truppe offerte dai vassalli. Abbiamo un cambiamento
dell’organizzazione perché si passa dalla presenza di due marescialli al Luogotenente generale d’Armata
mentre sul piano finanziaria viene istituita la Tesoreria di guerra dipendente da quella di Savoia finalizzata
al pagamento di un salario per i soldati. In questa realtà, la chiamata alle armi avveniva attraverso l’obbligo
di cavalcata da parte dei nobili mentre le comunità avevano l’obbligo di fornire truppe in base percentuale
all’ammontare delle comunità. Questo sistema va in totale crisi con l’avvento della rivoluzione militare. Le
riforme di carattere militare verranno poste in essere da Emanuele Filiberto ed inserisce nella riforma
dell’esercito, 4 nuovi uffici. I primi due sono la Contadoria e la Veedoria, a queste si uniscono anche la
Tesoreria e l’Uditorato. Emanuele Filiberto introduce nel sistema militare sabaudo una divisione che sarà
permanente fino alla Rivoluzione francese, infatti abbiamo un’organizzazione in forze interne e forze
esterne. Le forze esterne erano frutto di un mercato internazionale delle armi come ad esempio le milizie
svizzere. Le forze interne invece erano composte da milizie paesane forma da 4 colonnelli
(Ivrea;Asti;Piemonte;Nizza). Le milizie erano composte da squadre di 25 uomini; la centuria era composta
da 4 squadre; la compagnia era composta da 4 centurie mentre il Colonnellato era composto da 6
compagnie. Queste milizie non combatteranno quasi mai, fatta eccezione per le milizie valdesi.

L’Uditorato generale della guerra nasce le 1559 e ha una struttura interna che lo rende un vero e proprio
tribunale militare la cui sentenza era in forma scritta mentre il giudizio era orale. La sentenza una volta
combinata non poteva essere appellata ma poteva passare per la grazia del sovrano. Sotto l’auditore di
guerra vi erano gli assessori che erano gli assistenti ed il Gran Consiglio che approva e rivede quelle che
sono le sentenze per i reati più gravi. Un grande utilizzo di questo consiglio era previsto per giudicare i casi
di mancata difesa delle fortezze. Al di sotto troviamo ancora i Vice-auditori che erano avvocati fiscali che
istruivano i processi.

Emanuele Filiberto ed anche i suoi predecessori useranno il sistema delle fortificazioni visto anche la
collocazione geografica. Si costruisce un sistema fortificato per difendersi dalla possibili avanzate lungo i
confini. La cittadella di Torino era una delle piazzeforti di nuova concezioni, non era poligonale ma a stella e
serviva a difendere la futura capitale dello Stato. All’inizio del 600’ inizia ad esserci un primo
inquadramento stabile ossia il servizio di sicurezza del Duca composto dalla guardia degli svizzeri.
Nonostante tutti questi tentativi di riforma del mondo militare, il 600’ vede una serie di problemi nella
riuscita della riforma di Emanuele Filiberto. Innanzitutto abbiamo il problema della forte disomogeneità dei
territori, soprattutto per quello che riguarda la realtà feudale transalpina; continuano ad esserci frequenti
cicli bellici come le guerre del Monferrato, le guerre contro Genova e la guerra civile. Un aspetto positivo è
l’assoggettamento dei nobili al duca e si riducono le iniziative personali dei nobili stessi per via dei debiti nei
confronti del sovrano. Dalla richiesta di tasse che garantivano introiti fissi e certi, si passa a tasse vere e
proprie a stipendi forniti dallo Stato verso i propri cittadini. Per l’organizzazione dell’esercito, viene decisa
l’istituzione di un unico battaglione del Piemonte per mezzo di una regola di Stato. La grande stagione di
riforme è quella che inizia con Vittorio Amedeo II. Con Giovanna Battista abbiamo la fondazione
l’Accademia Reale che diventerà centrale nel 700’ perché la nobiltà europea vi veniva a studiare come
diventare ufficiali. Tra 1688 e 1713 si susseguiranno le guerre di Augusta e la guerra di successione
spagnola. Con Vittorio Amedeo II avviamo la riforma della struttura militare; con Carlo Emanuele III
abbiamo una coesione interna e struttura armonica dell’esercito mentre con Vittorio Amedeo III abbiamo la
volontà di nazionalizzare l’esercito.

Vittorio Amedeo II riesce a limitare l’impostazione feudale e quindi l’alta nobiltà nell’esercizio delle loro
prerogative. È colui che ridistribuirà i feudi secondo un nuovo criterio e costringe il mondo nobiliare ad
entrare nel sistema burocratico da lui realizzato. L’obiettivo militare è quello di escludere i nobili dalla
gestione dell’esercito. Da un lato impiega alti ufficiali stranieri nel proprio esercito. L’impiego di alti ufficiali
limita la crescita della carriera nobiliare e in questo contesto gli Alemanni supereranno gli Svizzeri. Abbiamo
anche una nuova struttura a metà tra le truppe mercenarie e le milizie paesane, parliamo delle truppe
provinciali. Questi reggimenti provinciali sono 10 e si dividono in due colonnellati: uno di Torino e uno di
Vercelli. Tutto ciò comporta anche ad un cambiamento del servizio militare con durata diversa (20 anni per i
piemontesi; 18 per i nizzardi; 14 per i savoiardi). La ricostruzione dell’impalcatura istituzionale a Torino è
l’obiettivo fondamentale. Si creano 3 istituzioni: Ufficio generale del soldo; Segreteria di Guerra; Azienda
d’Artiglieria Fabbriche e Fortificazioni. Nella prima istituzione abbiamo il Contadore generale che procede al
controllo dei reggimenti; il Primo commissario procede alla registrazione dei contratti d’appalto per
provviste militari; i Commissari di guerra che provvedono alla trasmissione di bilanci e ruoli; i Commissari
del soldo svolgono la funzione di controllo dei presidi.

Nella seconda istituzione abbiamo il Primo segretario; Primo Ufficiale e Segretari che sono preposti all’invio
di editti militari, istruzioni di servizio, ordini di tappa, patenti, brevetti, capitolazione dei corpi stranieri e
ispezioni amministrative sulle Aziende militari.

Nella terza istituzione abbiamo: il Gran mastro d’artiglieria che è una figura di collegamento tra governatori
e la corte; l’Intendente generale d’artiglieria che si occupava degli affari economici;

Carlo Emanuele III attuerà altre riforme fra cui la dotazione di nuove armi e divise; darà il via alla
costruzione di zone per l’accasermamento; indirà ispezioni periodiche dei reggimenti provinciali e
sottolinea il ruolo dell’artiglierie e della compagnia di genio costituendo due battaglioni e sempre in questa
funzione, pone in essere delle scuole teorico-pratiche d’artiglieria e genio.

Vittorio Amedeo III porrà in essere molte riforme dell’esercito. Le prime riforme riguardano le uniformi,
contraddistinguendo meglio i battaglioni (colori delle divise) ed introduce i gradi visibili sulle divise.
Ricompone l’organico dell’esercito. Istituisce 3 dipartimenti di fanteria senza distinzione tra ordinanza e
provinciale, all’interno di questi dipartimenti vengono inseriti i battaglioni d’artiglieria. Si trova anche un
reparto di cavalleria autonomo e trovano reparto autonomo anche i reggimenti provinciali. Gli aspetti
fondamentali sono la costruzione di una gerarchia prestabilita e viene ridotto il servizio militare da 20 a 16;
14 e 12. La visione di Vittorio Amedeo III era quella di strutturare l’esercito nella stessa maniera in cui
sarebbe stato schierato in battaglia. Il I reggimento ha guarnigioni in Torino, Ivrea e Novara.

Nel 1786 sarà varata una nuova riforma che passerà dai tre dipartimenti a divisioni: Fanteria ordinaria-
provinciale; Corpi di cavalleria-dragoni; 3 brigate con legione degli accampamenti, truppe leggere, corpo
reale artiglieria e genio.

Il sistema delle fortezze sarà ciò che funzionerà meglio nella difesa sabauda, dette filo da torcere alle
truppe francesi rivoluzionarie.
Insieme all’esercito, verranno predisposti corpi incaricati di prevenire i crimini; viene introdotta la
gendarmeria. Vittorio Amedeo I decide di costituire un corpo d’armata nuovo e le 1814 nascono i
Carabinieri che sono una vera e propria forza di polizia che interviene come deterrente di ordine pubblico.

Lezione XIV

Per quanto riguarda l’età moderna, per quanto riguarda la realtà italiana, si possono notare due differenze:
nel nord dominano i patriziati cittadini ossia nobiltà che nasce nelle realtà comunali. Nel sud invece persiste
ancora la nobiltà di origine feudale. Gli Stati sabaudi fanno fatica ad essere collocati in uno di questi due
contesti. Cesare Mozzarelli aveva iniziato a studiare le nobiltà italiane ed identifica gli Stati sabaudi come
spazio feudale sui generis, collocandoli di fatto nel modello del sud Italia. Mentre Anderson, identificherà la
feudalità degli Stati sabaudi come base dell’assolutismo. Bisogna parlare al plurale di nobiltà, soprattutto
per l’ambito Sabaudo, ci sono varie realtà nobiliari che derivano il loro status da poteri differenti: potere
Imperiale; Papale; Sabauda; Patriziati…

La nobiltà viene anche definita di un ceto aperto e fluido; se le alte cariche sono riservate a poche persone,
le basse cariche sono invece accessibili, basti pensare a coloro che acquisivano titoli nobiliari per aver
conferito servigi al sovrano. Negli Stati sabaudi di antico regime troviamo varie nobiltà. La più antica è
quella di origine feudale di stampo Longobarda o Franca come i Lullin (signori di Ginevra) come anche i
Valperga; Luserna; San Martino, tutte famiglie che trovano la loro nobiltà prima dell’avvento dei Sabaudi.
Tutte queste famiglie costruiscono i propri canoni storiografici come, ad esempio, i Valperga hanno un
motto che riprende una storia medievale che mira a risaltare la forza dei Valperga rispetto ai Savoia. I San
Martino invece si rifanno alla storia di Arduino. A tutto questo si aggiungono altre realtà che vengono
annesse e altre invece scompaiono. I Saluzzo continueranno ad esistere come dinastia minore mentre altre
realtà come il principato Masserano che era un feudo pontificio e vengono assorbiti dalla Corte di Torino
ma come pari e non sottomessi ai Savoia. Sotto queste classi, vi sono altre classi nobiliari che derivano la
loro forza da quello che furono (mercanti; banchieri) ed investono il loro denaro nell’acquisto di un feudo e
quindi queste famiglie che sostanzialmente rappresentavano l’alta borghesia, entravano sostanzialmente
nell’alta nobiltà piemontese. Queste nobiltà, pur avendo origine borghese, entrano a corte ma non
perdono le loro attività. Al di sotto di queste nobiltà pre-sabaude, ci sono invece le nobiltà che derivano
tutta la loro forza dal legame con i Sabaudi. La prima è quella rappresentata da un ceto mercantile-
burocratico che sostengono la macchina dello Stato ed in un secondo momento tutti quelli che lavoreranno
nella macchina burocratica dello Stato. Ci sono i patriziati cittadini che vengono via via inseriti dentro il
sistema curiale torinese e diventano i portavoce delle istanze della corte nella città di riferimento e
viceversa. Per ultimo vi è l’uso del Sant’Ordine di Ss Maurizio e Lazzaro con l’idea di attrarre anche i nobili
stranieri e di fatto si dava la possibilità di diventare cavaliere di grazie (già nobili) e cavalieri di giustizia.

I Savoia avevano originariamente due ordini dinastici: l’ordine supremo della santissima annunziata e
l’ordine de santi Maurizio e Lazzaro. Sono ordini che trovano l’inizio della loro storia all’interno delle
Crociate ed entrano a servizio dei singoli Stati. Non sono più ordini nazionali però sono ancora esistenti.
L’Ordine supremo della Santissima Annunziata nasce nel 1364 per una sorta di torneo voluto da Amedeo VI
e fece forgiare 15 collari per i suoi alleati più stretti. Nel 1518 viene trasformato in un ordine strettamente
legato alla dinastia e diventano 20. Viene concesso a discrezione del sovrano e il titolo porta la possibilità di
essere cugino del re che prevedeva l’esenzione dal pagamento delle tasse e poter dare del “tu” al sovrano.

L’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro hanno una storia travagliata. Il primo nasce (Lazzaro) nell’XI secolo a
Gerusalemme ed era preposto alla cura della lebbra e di ritorno i Europa, il papato volle sopprimere
l’ordine di San Lazzaro e questo valse per la parte francese dell’ordine mentre i cavalieri italiani si opposero.
Nel 1434 nasce invece l’ordine di San Maurizio che era un ordine prevalentemente un ordine monastico.
Emanuele Filiberto chiederà al pontefice Gregorio V di unire gli ordini di San Maurizio e Lazzaro per
recuperare tutti i vantaggi derivanti dall’ordine ma questo tentativo non riuscirà perché i francesi
rifiuteranno il dicastero del sovrano sabaudo. L’obiettivo di Emanuele Filiberto è quello di costruire un
sistema di onori in grado di attrarre nobili nella corte di Torino. Il progetto riesce per molti potentati italiani,
soprattutto per quelli che volevano diventare nobili. Tra le altre cose ve ne sono parecchie di commende
dell’ordine di Malta negli stati sabaudi e non furono pochi a diventare sovrani di Malta.

Ci sarà un momento di rottura di questo patto nobiliare che è durante la guerra civile. La guerra civile è una
guerra dinastica all’interno della famiglia dei Savoia. Si crea una frattura nel mondo nobiliare con
conseguente allontanamento di famiglie nobili di Stati italiani e ci sarà l’inserimento a corte di una serie di
nobiltà francesi attratti dalla presenza di Cristina di Francia. Alcuni di questi nobili vengono espulsi dal
sistema nobiliare. Il punto razionalizzante si avrà con l’editto del 1722 in cui il sovrano prenderà una chiara
decisione: Vittorio Amedeo II avoca tutti i feudi e chiede a tutti i possessori le patenti di possesso feudale e
quindi i possessori dovevano dimostrare di avere legittimamente il possesso del feudo. Se non fosse stata
ritrovata la patente, si sarebbe potuto pagare il riscatto del feudo altrimenti si revoca e reinfeudato. Viene
usata una sorta di pacificazione sociale rispetto alla guerra civile svoltasi 80 anni prima. Il passaggio
successivo si avrà con altri due editti: il primo per sostenere la guerra di successione polacca e prevedeva di
vendere i feudi oltre a quelli che potevano fare la prova di abilitazione ma inserisce nel mondo dei nobili
anche gli ufficiali ed i laureati che quindi potevano acquisire un feudo anche senza la prova di abilitazione.
Essi vengono definiti al più basso grado della nobiltà. Altro editto è quello per l’affrancamento del 1771 che
abolisce i diritti feudali in Savoia dove si annullano tutti gli obblighi feudali. Con la Rivoluzione Francese
abbiamo la ridefinizione dei confini poiché i borghesi entrano nelle amministrazioni civiche e ad ottenere
nell’ambito dell’Impero francese così come la nobiltà sabauda è attratta alla corte di Parigi, la quale viene
modellata da Napoleone sul modello dell’Antico Regime. Nel 1814 la faccenda si complica quando
ritorneranno sul trono di Torino i Savoia e quindi si avrà un acceso dualismo e dal punto di vista della
nobiltà piemontese troviamo nobili che non si sono mai compromessi con la nobiltà francese e ci sono poi
nobili che col regime napoleonico si sono compromessi e poi ci sono i borghesi nobilitati ed infine abbiamo
l’ammissione della nobiltà genovese a corte. Nel 1822, Carlo Felice, pone in essere il giuramento di fedeltà
e quindi chiede a tutti nobili, comunità e vescovi il giuramento al sovrano e questo poteva essere il punto di
arrivo della cultura sabauda. Carlo Felice riuscirà solo in parte in questo processo ma riuscirà nell’amalgama
con la realtà genovese anche se quest’ultimi facevano molta fatica ad entrare in questa nuova realtà. Il
successore, Carlo Alberto, definirà i ruoli e si vedrà la nobiltà sempre più legata a ruoli di prestigio che a
quel punto vengono sostenuti dai borghesi per quanto riguarda l’amministrazione locale. Nobiltà voleva
dire dare soldi. La dinastia savoiarda così come tutte non erano semplicemente coloro che abitavano i
palazzi di corte ma erano anche un motore per l’economia di stato. Il sovrano è colui che da un lato è il
creditore dello stato, dall’altro è anche il debitore dello stato. Tra 500-600 solo chi aveva i soldi poteva
essere eletto a ricoprire cariche economiche. I banchieri concedono prestiti solo allo stato così da
sottoscrivere titoli di debito pubblico. Iterazione pubblico-privato prevede l’istituzione di un unico banco
pubblico che fu la Compagnia di S. Paolo.

Gli Stati sabaudi non sono certamente un motore economico. Essendo stati compositi ci sono economie
differenti: c’è un’economia di sussistenza nelle aree alpine però si ha uno sviluppo di
protoindustrializzazione. Abbiamo aree di produzione agricola che occuperà soprattutto le pianure e poi i
centri di mercato che erano principalmente le città italiane. Ci sono città che si basano su modelli mercantili
differenti fra cui Venezia e Firenze. Venezia era basata su un modello di commercio marittimo con l’oriente
mentre Firenze commerciava il più possibile con quello che producevano dalla terra. Dal 600 in avanti i
Savoia producono istituzioni di commercio a Torino e Nizza. Si formano istituzioni consolari che sono dei
giudici di mercanti nei porti stranieri.
Lezione XV

La corte sabauda si sposta più volte nel corso della storia. Dal castello di Rivoli al castello di Moncalieri
passando per Venaria ed ovviamente il palazzo reale di Torino e restano ancora attivi per tutta l’età
moderna il castello di Nizza e di Chambery. Per concetto di corte si possono intendere un luogo di potere ed
un luogo di cultura e formazione. Il luogo del potere è ovviamente inteso come la casa del principe, il luogo
dove avviene il dispensario di onori e luogo dove si concentrano le strutture di governo.

La corte come luogo della cultura presenta tutta una serie di elementi che sono funzionali a quelli del
potere. Carlo Emanuele I ha un progetto politico a tuttotondo ed è un personaggio che concepisce arte,
cultura, letteratura in funzione dell’indirizzo politico. La storiografia inizia ad essere il punto di vera
propaganda interna ed esterna. Tra gli storiografi di corte non ci sono sudditi di origine torinese o
piemontese ma solo stranieri questo perché uno storiografo suddito non avrebbe potuto cogliere o esaltare
il fine propagandistico voluto dai sovrani. I progetti di carattere storiografico esplodono nei Theatrum
Sabaudie e sono incisioni di tutti i paesi che appartengono ai Sabaudi.

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