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Swami Bidyananda Giri YOGIRAJ LAHIRI MAHASAYA GITA- BODH PRESENTAZIONE SWAMI BIDYANANDA GIRI - autore dei due

libri che presentiamo in questo volume - uno dei pi grandi discepoli del mahayogi Paramahansa Yogananda. Egli nacque il 9 aprile del 1903 in una zona nelle colline del distretto di Silhet, nel Bengala orientale (l'attuale Bangla Desh ). Fin dall'inizio mostr il suo naturale distacco dai piaceri dei sensi, e diede continuamente prova di non-attaccamento alle cose del mondo. Dopo aver completato gli studi superiori lasci la casa paterna e part in cerca di Dio. Per qualche tempo rimase a Calcutta, dove era ancora molto forte l'eredit spirituale lasciata da Sri Ramakrishna Paramahansa e dal suo grande discepolo Swami Vivekananda. Sempre a Calcutta venne a contatto con dei discendenti spirituali di Yogiraj Lahiri Mahasaya e venne a conoscenza delle attivit della Yogoda Satsanga Society. Egli aveva nel cuore il desiderio di dedicare la sua vita al servizio dell'umanit. In particolare, aveva l'intenzione di servire le popolazioni piu arretrate dell'India, dovunque fossero. Nel 1935 Paramahansa Yogananda torn in India e fu spesso a Calcutta. Girinji - il nome premonastico di Swami Bidyananda - ascolt i suoi insegnamenti e lo segu ovunque era possibile. Tuttavia non si decideva a chiedere l'iniziazione. I mesi passarono. Quindi Yoganandaji and a Bombay, da dove doveva imbarcarsi per l'America. Era ormai troppo tardi per l'iniziazione; tutti gli amici della Yogoda criticavano la sua indecisione. Girinji pensava che se Yogananda fosse ritornato a Calcutta, allora avrebbe chiesto la diksha. Ora ci fu qualche difficolt con la nave, e Yogananda non pot imbarcarsi come previsto. Quando il grande yogi ritorn a Calcutta avvenne l'iniziazione. Da allora Swami Bidyananda si dedic completamente al servizio dell'umanit. Partecip a varie opere di soccorso alle popolazioni colpite dalle calamit naturali che spesso s'abbattevano su quelle zone. Infine la mano divina lo port ad espletare la sua attivit missionaria nel distretto di Purulia, nel Bengala occidentale. La sua volont era quella di servire le comunit arretrate mediante l'istituzione di scuole, promuovendo nello stesso tempo lo sviluppo spirituale della zona. Quello di Purulia uno dei distretti pi poveri del Bengala, abitato principalmente da popolazioni arretrate. Invitato dal proprietario terriero di Lakhanpur - un villaggio del distretto di Purulia - Swamiji cominci la sua attivit di educatore e il 5 gennaio del 1939 fu inaugurato l'ashram e la scuola maschile. In seguito venne fondata la scuola femminile; col tempo sorsero altre scuole nei villaggi vicini. Pur essendo sita in un posto remoto, la scuola femminile di Lakhanpur diventata molto famosa in tutto il Bengala. Le scuole fondate da Swamiji seguono gli ideali educativi e spirituali di Paramahansa Yogananda e vanno dalle primary (elementari) al college. Oltre che dalle popolazioni indigene, gli studenti vengono spesso da lontano, da parti distanti del Bengala, dal Bihar, dall'Assam, dall'Orissa, ecc., e vivono a tempo pieno nelle scuole dove oltre all'insegnamento delle materie tradizionali viene data molta importanza all'istruzione spirituale. Tutte le scuole fondate da Swamiji sono state registrate sotto la Yogoda Satsanga Society (S.R.F.), l'organizzazione fondata dal suo Guru. Nel 1948 Paramahansa Yogananda chiam Swami Bidyananda a dirigere e a risollevare il "Brahmacharya Vidyalaya" di Ranchi cosa che Swamiji fece con successo fin dopo il mahasamadhi del Maestro. Negli anni che seguirono il trapasso di Paramahansaji

Swamiji gir in lungo e in largo tutta l'India come asceta itinerante. Nel corso di questi viaggi incontr molti grandi santi e tramite loro fu benedetto infinite volte dalla grazia del suo Guru. La vita di Swamiji stata fin dall'inizio piena di rinuncia e abnegazione. Era un rinunciante fin dalla nascita. La sua mente era piena solo del pensiero di Dio e di come servirLo nei Suoi figli. L'idea di venire iniziato formalmente alla vita monastica non aveva trovato posto nella sua mente. Quando nel l959 Sri Daya Mata and in India, vedendo Girinji vestito come una persona comune, insistette e predispose affinch prendesse sannyasa (l'iniziazione formale alla vita monastica). Fu cos che nel mese di maggio del 1959 - grazie alla mediazione di Sri Daya Mata - lo Shankaracharya di Puri, la massima guida spirituale dell'India, Sua Santit Bharati Krishna Tirtha gli diede sannyasa nel nome di Paramahansa Yogananda. In via eccezionale la cerimonia dell'iniziazione ebbe luogo nel samadhi di Sri Yukteshwar, a Puri. Da allora il suo nome divenne Swami Bidyananda Giri. Radicato fermamente nei pi sublimi princpi morali e spirituali, Swamiji sempre stato un uomo di grande umilt, pazienza e riservatezza, dotato naturalmenle di semplicit e innocenza infantile. Il suo sorriso conquista tutti; in sua presenza ognuno si sente a proprio agio e percepisce l'amore divino. Egli ha praticato molte austerit e ha sperimentato tutte le varie fasi dello yoga, fino alla Mta finale. Come il saggio re Janaka e Yogiraj Lahiri Mahasaya, Swamiji ha realizzato nella sua vita il karma-yoga che insegna Sri Krishna nella Bhagavad Gita. Tutto quello che Swamiji scrive in 'Gita-Bodh' stato prima di tutto realizzato nella sua vita. Anche se continuamente impegnato, Swamiji senza ego. Dice che tutto il lavoro che fa viene fatto da Dio e per Dio, tramite lui. Per lui l'azione saggezza. Sri Krishna ci dice che la saggezza consiste nel trovare la pace in mezzo all'attivit. Il suo stato naturale il silenzio. ll devoto che siede ai suoi piedi viene assorbito naturalmente in meditazione. Il processo della meditazione spontaneo e senza sforzo; il devoto sente svanire gradualmente tutti i pensieri dalla sua mente e infine si trova immerso nel silenzio che tutto comprende. In questo sllenzio c' la manifestazione della pace e della gioia di Dio. Alla venerabile et di ottantun'anni, Swamiji ha voluto benedire le Anime di molti devoti italiani visitando il nostro paese. Per concludere questa breve presentazione di Swamiji, vogliamo citare due suoi scritti rivolti ai devoti occidentali: I devoti di Paramahansaji sono dei benedetti figli di Dio, ed io desidero che essi rimangano sempre assorti nell'amore di Dio e prendano Paramahansaji e il suo insegnamento come loro guida in questo mondo. Spero che ognuno di loro diventi un esempio luminoso di perfezione e diffonda il messaggio d'amore divino che ci ha insegnato Paramahansaji. Imparate l'arte dell'Amore con la pratica dello yoga. Lo yoga unirsi nell'Amore di Dio. Il controllo del respiro, la meditazione, e la purezza che deriva dall'osservanza dei precetti di yama e niyama condurranno il devoto alla vita divina. Rimanete attivi e servite l'umanit. Paramahansaji ci disse di essere attivamente calmi e calmamente attivi. Tenetevi lontani da quelle attivit che distruggono l'Anima. Fate solo quelle azioni spirituali che producono pace e gioia. Dio tutto Amore, Gioia-sempre-nuova. Caro figlio... ricordo le tue difficolt. Il solo modo di risolvere tutti i problemi della vita di abbandonarsi completamente a Dio facendo il Kriya. Il Kriya la benedizione e la grazia di Dio e del Guru. Fai il Kriya, concentrati e medita profondamente e

sarai llberato da ogni sofferenza. INTRODUZIONE Il lila (gioco divino sulla terra) di Yogiraj Sri Lahiri Mahasaya cos infinito e vario che sarebbe impossibile per un uomo descriverlo dettagliatamente. La sua Incarnazione piuttosto qualcosa che dev'essere meditata e sentita nel cuore. Il vero libro sullo Yogiraj bisogna andarlo a cercare nei grandi discepoli e discendenti spirituli che, con la sua grazia, hanno messo in pratica e realizzato i suoi insegnamenti. L'associazione con questi grandi santi elever i ricercatori spirituali pi di qualsiasi biografia. Tuttavia, mancando questo contatto diretto, se il racconto della vita del Maestro creer nel devoto un ardente desiderio di emulare gli ideali di perfezione e santit da lui vissuti, allora questa biografia avr servito al suo scopo. Le principali fonti scritte per conoscere la vita dello Yogiraj sono: Sri Sri Shyamacharan Lahiri , scritta da Srimat Anandamohan Lahiri, nipote dello Yogiraj. Vita dell'amato Yogiraj Sri Sri Shyamacharan Lahiri Mahasaya , scritta da Sri Abhoycharan Lahiri, nipote dello Yogiraj. L'introduzione alla Pranava-Gita , scritta da Srimat Swami Pranavananda Paramahansa, discepolo dello Yogiraj. Sri Sri Shyamacharan Lahiri Mahasaya , scritta da Srimat Swami Satyananda Giri, discepolo di Sri Yukteshwar. Atma Katha , di Yogishwar Sri Motilal Thakur, discepolo di Sri Yukteshwar. E naturalmente la celebrata Autobiografia di uno Yogi , di Paramahansa Yogananda, discepolo di Sri Yukteshwar. Pochi anni fa un pronipote dello Yogiraj, Sri Satyacharan Lahiri, ha pubblicato un'interessante biografia contenente parecchie cose inedite tratte dai diari dello Yogavatar. Il primo biografo dello Yogiraj, Acharya Anandamohan Lahiri, era figlio di Sri Dukari Lahiri, secondo figlio del Maestro. Sri Abhoycharan Lahiri era figlio di Sri Tinkari Lahiri, figlio maggiore dello Yogiraj. Ci sono delle lievi differenze tra le varie biografie, ma le linee principali della vita dello Yogiraj sono sempre le stesse, anche se naturalmente sono pi o meno colorate dalla penna dell'autore. Tutte le biografie di Lahiri Mahasaya sono state scritte in hindi o in bengalese; la sola autorevole eccezione il llbro di Paramahansa Yogananda - che fu scritto in inglese e si trova tradotto anche in italiano. E all' Autobiografia di Yoganandaji rinviamo il lettore che volesse completare la visione della vita dello Yogavatar e approfondirne l'insegnamento. Il pi grande dono di Lahiri Mahasaya al mondo fu che, seguendo le istruzioni del suo grande Guru, egli semplific l'infinita molteplicit dei metodi yoga in pochi stadi facilmente accessibili a tutti gli uomini. Proprio per la sua semplicit, il Kriya-yoga di Lahiri Mahasaya stato chiamato anche 'Sahaja Kriya-yoga', cio l'azione (kriya) che viene facile e naturale all'uomo. La naturalezza del Kriya lo rende libero dai pericoli che spesso accompagnano l'erronea pratica di altre forme di yoga. Nella pratica del Kriya-yoga non c' pericolo neanche se si commettono degli errori. Naturalmente il Kriya sahaja (lett. naturale, ci che origina alla nostra stessa nascita) anche nel senso che un metodo nel quale facciamo ricorso alla regolazione del respiro, al processo di inalazione ed esalazione radicato profondamente nell'uomo fin dalla nascita. Per il capofamiglia che vive nel mondo quasi impossibile seguire le strette regole del Raja-yoga di Patanjali. Soltanto chi era pronto a dedicare completamente la sua vita alla ricerca del Divino poteva essere iniziato allo yoga . La grande maggioranza della gente non aveva possibilit di seguire la via dello yoga neanche se lo desiderava vivamente. Ma l'avvento dello Yogiraj e la graduale diffusione del Kriya-yoga segnarono l'inizio di una grande rivolu-

zione spirituale. Il metodo insegnato da Lahiri Baba ci rende gradualmente degni di aprirci al Divino dentro di noi, con molto meno sforzo e pi naturalezza. Yogiraj Lahiri Mahasaya nacque in un periodo di grande transizione, poich venne ad insegnare quel tipo particolare di sadhana (disciplina spirituale) adatta alla nuova et che stiamo vivendo. Le sacre Scritture ci dicono che lo yoga adatto a quest'et di scoperte e rivoluzioni scientifiche (Dwapara Yuga) il Raja o Kriya Yoga. Nel secolo scorso Sri Ramakrishna e Yogiraj Lahiri Mahasaya prepararono il campo alla rivoluzione religiosa che doveva seguire. In tempi pi recenti i loro discepoli Swami Vivekananda e Paramahansa Yogananda hanno seminato abbondantemente nel mondo i loro insegnamenti di fratellanza nella paternit dell'unico e solo Dio, che dev'essere realizzato direttamente nel proprio cuore. Qualcuno accus lo Yogiraj di dare il Kriya-yoga a delle persone indegne: Bene - rispose lo Yogavatar - se non glielo avessi dato, sarebbe stato peggio . Lo Yogiraj istruiva generalmente i suoi devoti a non tralasciare i normali doveri sociali e religiosi. Era una persona di larghe vedute e fin dove possibile non voleva alterare il normale modo di vivere, almeno fin quando questo non s'opponeva al progresso spirituale. Chi era gi stato iniziato dal guru di famiglia poteva continuare a praticare la sua sadhana particolare insieme al Kriya-yoga. Anche persone appartenenti ad altri culti religiosi potevano essere e furono iniziate al Kriya-yoga, senza che gli fosse chiesto di rinunciare alla fede originaria. L'iniziazione veniva data a chiunque avesse veramente sete di Dio, indipendentemente dalla casta, dal credo religioso o dal paese d'origine. Tra i discepoli pi avanzati dello Yogiraj ci furono anche mussulmani e occidentali. Swami Bhaskarananda Saraswati e Srimat Bholananda Brahmachari furono due grandi santi indiani appartenenti ad altri culti religiosi che per ricevettero il Kriya da Lahiri Mahasaya. Il Kriya-yoga di Lahiri Baba si basa sui profondi insegnamenti esposti nella Srimad Bhagavad Gita e negli Yoga-sutra di Patanjali. La Gita era considerata dal Maestro la sacra Scrittura pi importante, un trattato completo ed esauriente su tutti i vari aspetti della vita spirituale. Attorno a lui si raccolse un nucleo di discepoli che formarono un'associazione chiamata "Gita Sabha", dedita allo studio e alla diffusione dell'insegnamento della Gita. La profonda interpretazione yogica data dallo Yogiraj veniva annotata da alcuni suoi discepoli (soprattutto Srimat Panchanon Bhattacharya), che in seguito pubblicarono quei commenti. Ricordiamo qui la 'Pranava Gita' di Swami Pranavananda, la Gita pubblicata da Panchanon e quella elaborata da Bhupendranath Sanyal. Anche Sri Yukteshwar aveva cominciato a commentare la Gita seguendo l'interpretazione di Lahiri Baba, ma purtroppo non riusc a completare l'opera (aveva gi ricevuto l'approvazione del Maestro sul commento ai primi capitoli gi fatti). Naturalmente, anche il commento di Paramahansa Yogananda alla Gita segue l'interpretazione yogica dello Yogiraj trasmessa dai suoi discendenti spirituali. Ma oltre alla profonda interpretazione della Bhagavad Gita, bisogna ricordare un grande atto simbolico dello Yogavatar della nuova era. A lui va il merito di avere liberato la Gita dai labirinti in cui l'avevano gettata gli studiosi, ponendola per la prima volta davanti agli occhi di tutti. Significativamente egli fece stampare alcune migliaia di copie della Bhagavad Gita (solo l'originale, senza commento) in bengalese e in hindi e quindi le distribu gratuitamente alla gente. Lo yoga la scienza dello spirito che attraverso il graduale sviluppo di corpo, mente e anima porta al superamento di tutti gli

ostacoli che si frappongono all'unione col Divino, realizzando appunto l'Unione (yoga). Nd senso pi ampio lo yoga include in s tutti i tipi di sadhana. Come disse il grande yogi dell'antica India, Yajnavalkya: Lo yoga l'unione del Jivatman col Paramatman (cio, l'unione dell'Anima individuale con l'Anima suprema o Dio) . Lo yogi postula che il microcosmo contiene tutto ci che c' nel macrocosmo. Un proverbio indiano dice che ci che non si trova nel nostro corpo non esiste neanche nell'universo. Perci lo yogi considera il suo corpo come il vero tempio dove adorare Dio. La coscienza limitata dell'uomo si espande gradualmente nell'infinita e eterna Coscienza Cosmica. Il Kriya-yoga insegna che Dio dev'essere realizzato prima di tutto dentro di s, concentrando lo sguardo tra le sopracciglia. Il corpo il tempio nel quale lo yogi adora il prana, l'energia vitale che controlla la macchina corporea. Il prana una manifestazione della Coscienza Divina che crea e sostiene l'universo e tutti gli uomini. Realizzando il mistero del prana, l'uomo realizza il mistero di Dio dentro di s e di conguenza Lo realizza in tutti gli uomini e nel cosmo. Il Kriya-yoga una scienza universale che non in contrasto con nessuna fede, religione o filosofia. Un mussulmano, un cristiano, un ind, un buddhista, dualisti, monisti o atei, tutti possono servirsi della chiave del Kriya (quale tecnica pratica di liberazione) per realizzare la Divinit o la Mta prescelta. "La divina unione diceva Lahiri Baba - si raggiunge mediante il proprio sforzo, e non dipende da credenze teologiche o dall'arbitraria volont di un Dittatore Cosmico". Proprio per la sua scientificit, e perch si trova al di l di ogni barriera e limitazione, la disciplina yoga pu essere seguita da persone di ogni et, paese e cultura. La naturale irrequietezza della mente umana ci che impedisce agli uominl la visione della Realt. Maharishi Patanjali - autore del pi autorevole testo di yoga - d questa definizione: Yoga citta vritti nirodha (lo yoga l'arresto delle modificazioni della sostanza mentale) . Cio, Io yoga implica il perfetto controllo del respiro, del prana (energia o essenza vitale universale) e della mente, e conduce alla Coscienza Cosmica. La procedura definita da Patanjali negli Yoga-sutra si compone di otto passi: 1) Yama: non-violenza, non rubare, castit, veridicit e non accettare doni. 2) Niyama: purezza, contentamento, autodisciplina, studio di s e devozione a Dio e al Guru. 3) Asana: conquista di una posizione comoda e stabile (in cui la colonna spinale rimanga ben dritta) per la meditazione. 4) Pranayama: controllo del prana, e di conseguenza controllo del respiro. 5) Pratyahara: ritiro dei sensi dagli oggetti esterni. 6) Dharana: concentrazione. 7) Dhyana: meditazione. 8) Samadhi: estasi supercosciente, unione. Fin da tempo immemorabile gli yogi dell'antica India furono a conoscenza del rapporto matematico esistente fra respiro e controllo della mente. Il respiro, come forma grossolana del prana psichico, intimamente connesso con gli stati di coscienza. Tutti noi, nella nostra esperienza, possiamo constatare come a diversi stati mentali corrispondono differenti ritmi respiratori. Il respiro ci che incatena l'anima al corpo. Pi lento e profondo il ritmo del respiro, pi la mente calma e piena di pace. I benefici ristoratori del sonno sono appunto dovuti al rallentamento del ritmo respiratorio, che produce la perdita temporanea della coscienza corporea e quindi un beatifico riposo mentale. Libert dal respiro significa libert da maya, dall'illusione cosmica, dal dualismo e dalla morte. L'Assoluto dimora nello stato al di l della Vibrazione Cosmica (prana universale, Aum), ed ecco perch l'Anima fatta a Sua immagine prende coscienza di S nello stato di

cessazione del respiro. Yogi e mistici di ogni tempo e paese hanno sperimentato questo stato di libert dal respiro durante il quale hanno percepito la loro Anima e quindi Dio. Il Kriya-yoga satura e alimenta tutte le cellule del corpo di luce immortale, magnetizzandole spiritualmente; cos il respiro viene reso scientificamente inutile. In questo modo la naturale evoluzione umana pu essere notevolmente affrettata. Cos come l'uomo trova la liberazione dopo tante grandi dissoluzioni (nascite e morti), similmente pu ottenere la realizzazione praticando il Kriya, sperimentando coscientemente la morte durante lo stato senza respiro, e rinascendo durante l'inalazione nello stato supercosciente. Se lo yogi pu restare concentrato nella beatitudine assoluta, senza attaccamento verso i piaceri materiali, durante un certo numero di morti e rinascite esoteriche (esalazioni e inalazioni) allora diviene libero. Secondo le Scritture ind occorrono un milione di anni di normale evoluzione prima che il cervello dell'uomo sia in grado di contenere ed esprimere tutta la potenza della Coscienza Cosmica. Il Kriya-yoga, agendo direttamente sull'asse cerebro-spinale (perno dell'esistenza e dell'evoluzione umana) accelera l'evoluzione fisica, mentale e spirituale dell'uomo; e tale il suo potere che il risultato raggiunto in un milione d'anni d'evoluzione naturale pu essere potenzialmente conseguito in tre anni d'intensa meditazione. Facendo andare su e gi la corrente pranica per la spina dorsale, il Kriya-yogi converte quest'ultima in un magnete che ritira le correnti nervose dai sensi e le concentra nell'occhio spirituale. Un movimento completo della corrente, su e gi per la spina dorsale, corrisponde ad un Kriya, e produce nel cervello e nel corpo un mutamento che normalmente possibile solo dopo un anno di naturale esistenza esente da gravi malattie. Cos, teoricamente, praticando mille Kriya al giorno, in tre anni possibile conseguire la realizzazione. Ma in pratica solo pochi individui spiritualmente molto evoluti sono in grado di fare un cos tremendo sforzo; il corpo di una persona normale non in grado di sostenere l'immensa energia suscitata da un'eccessiva pratica del Kriya, n la sua volont abbastanza forte da bruciare rapidamente il karma che lo lega ai desideri. Giorno per giorno, con costanza e devozione, il Kriya-yogi avanza regolarmente, allargando la propria coscienza fino all'Infinito. Il graduale controllo del prana e del respiro conseguito grazie al pranayama, il quale pienamente realizzato quando inalazione ed esalazione cessano naturalmente la loro funzione. Dal punto di vista medico, il corpo fisico dello yogi appare allora come morto; ma in effetti ci rappresenta l'inizio della vita spirituale, poich Kundalini (l'Energia Cosmica latente nell'uomo, alla base della spina dorsale) si desta e comincia ad ascendere lungo la colonna spinale. Durante il sonno l'uomo d riposo ai muscoli volontari, cos che ogni mattina li ritrova rinvigoriti e freschi. Ma i muscoli involontari non obbediscono alla volont umana, e lavorano continuamente dalla nascita alla morte; quest'ultima ha luogo appunto quando i muscoli involontari, ormai stanchi, cessano di funzionare. Trascorso il grande sonno della morte, l'uomo, assieme ai suoi desideri, si risveglia in un altro corpo, e continua la sua evoluzione. Ma se pu controllare questi muscoli involontari attraverso il pranayama, l'uomo pu fermare il naturale decadimento del corpo materiale ponendo periodicamente a riposo gli organi involontari del cuore, dei polmoni e degli altri organi vitali. Se un uomo pu morire , cio porre ogni giorno coscientemente a riposo tutto il sistema volontario e involontario grazie alla pratica del pranayama, l'intero sistema fisico lavorer con gran vigore. Vita e morte vengono sotto il controllo dello yogi che persevera nella pratica

del pranayama. In questo modo egli preserva il corpo dalla prematura decadenza che sorprende gli altri uomini, e pu restare finch vuole nella sua presente forma fisica. Cos ha il tempo d'esaurire il suo karma in un corpo e di liberarsi di tutti i desideri del suo cuore. Finalmente purificato, non pi obbligato a ritornare in questo mondo sotto l'influenza di maya. Il Kriya-yoga pu essere considerato il nettare del Raja Yoga di Patanjali e nello stesso tempo la procedura pi scientifica e sistematica, sintesi ed essenza di tutti gli yoga e di tutte le religioni. Il Kriya l'arte suprema che permette di spiccare il salto finale verso l'Assoluto. Cos disse Mahavatar Babaji a Lahiri Baba nel momento di congedarlo per rimandarlo tra gli uominl: Dai la chiave del Kriya solo a dei chela ( discepoli ) qualificati. Chi ha fatto voto di sacrificare tutto alla ricerca del Divino idoneo asciogliere gli ultimi misteri della vita . Per condudere questa introduzione vogliamo ricordare che la biografia dello Yogiraj scritta da Swami Bidyananda Giri si basa sulle pi autorevoli fonti biografiche di cui abbiamo parlato prima. Dove ci sembrato opportuno abbiamo aggiunto al testo delle note, per completare l'informazione o per fare conoscere la versione leggermente diversa dello stesso fatto. YOGIRAJ SRI SRI SHYAMACHARAN LAHIRI MAHASAYA Era la prima met del diciannovesimo secolo. L'India e soprattutto il Bengala stavano vivendo un periodo di rinascimento. Il Bengala era allora rigoglioso di riforme didattiche, letterarie, religiose e sociali. Sri Shyamacharan Lahiri Mahasaya, il grande yogi e santo riservato, era tra quelle anime illuminate del Bengala che negli anni seguenti divennero famose in tutto il mondo per avere arricchito e sostenuto il corso sempre nuovo della religione. La vita di questo grande santo non fu un susseguirsi di avvenimenti memorabili. La sua fu una vita di semplice e silenziosa nobilt, un ininterrotto e puro fluire di comunione con Dio. Sri Shyamacharan era un autentico esempio di Anima liberata, vivida manifestazione di un uomo stabilito in una saggezza e un'intelligenza costante e stabile. Non era un eremita, ne rinunci alla casa e alla famiglia. Sri Shyamacharan fu un perfetto esempio di come un uomo che vive all'interno della societ, nato e cresciuto in una normale famiglia con le sue continue ansiet e preoccupazioni, pur adempiendo alle responsabilit e ai doveri familiari e guadagnandosi da vivere, possa vivere un'esistenza straordinariamente pura e distaccata. Per questo la sua vita divent il centro di un grande pellegrinaggio, una sorgente di cultura yoga capace di soddisfare tutti. Dal pi comune uomo della strada all'aspirante molto avanzato, chiunque si bagn nel segreto ruscello divino della sua santa vita fu benedetto con il conseguimento del successo nel proprio particolare sentiero. Lo scopo della venuta di Sri Shyamacharan in questo mondo fu quello d'immettere nell'uomo la corrente segreta della saggezza della realizzazione di Dio anche in mezzo alla vita attiva. I suoi discepoli e i discepoli dei discepoli, non solo in India ma anche in America e in Europa, hanno portato il fuoco divino della sua inestimabile vita per accendere il mondo religioso a nuove dimensioni, dando all'umanit direttive pratiche per condurre una vera vita religiosa. Yogiraj Sri Shyamacharan nacque nel Bengala, a Ghurni, un villaggio situato sulle rive del fiume Jalangi, vicino a Krishnanagar, nel distretto di Nadia - il famoso centro di cultura, luogo di nascita di molti grandi santi (tra i quali Sri Chaitanya). E' diffilcile accertare l'esatta data di nascita del grande yogi. Secondo i suoi nipoti, (Acharya Anandamohan Lahiri e Sri Abhoycharan Lahiri, nipoti dello Yogiraj, hanno fatto molte ricerche aiutandosi con i diari che

Lahiri Baba era solito tenere. Era tradizione della loro famiglia bruciare l'oroscopo dopo la morte dell'uomo; perci non abbiamo l'oroscopo dello Yogiraj. Tuttavia Sri Abhoycharan Lahiri lo fece preparare da un famoso pandit astrologo di Benares; anche da questo risulta che il ragazzo sarebbe stato un grande salvatore dell'umanit) egli nacque marted, trenta settembre 1828 (il sedicesimo giorno del mese di aswin, secondo il calendario bengalese). Yogiraj Sri Shyamacharan era un discendente della pia famiglia brahmina dei Bhattacharya, che fu condotta da Kanyakubia nel Bengala dal re Adisura della dinastia Sen. (L'origine della famiglia Lahiri risale al grande saggio Shandilya, l'autore dei Bhakti-sutra e della Shandilya Upanishad. L'arrivo della famiglia nel Bengala risale a Yogiraj Bhattanarayana, che and nel Bengala da Kanyakubja - l'attuale Kanpur insieme ad altri quattro saggi su richiesta del re Adisura. Cos, sembra, c'era una precisa tradizione yogica nella famiglia dello Yogiraj; cosa che fu sottolineata da Mahavatar Babaji Maharaj al momento dell'iniziazione. Il cognome Lahiri venne attaccato alla famiglia dopo che ricevettero in dono un villaggio nel distretto di Bagura chiamato Lahiri). All'inizio furono sistemati nei distretti di Bagura e Murshidabad e godettero di una propriet donata loro dal re. In seguito Sri Ramballav Lahiri, bisnonno dello Yogiraj, stabil un'intima amicizia con Sri Raghuram Roy, re di Krishnanagar, e quindi si stabil a Ghurni, vicino a Krishnanagar. (Si dice che Ramballav si mise a cavallo e fece un giro sul pezzo di terra che voleva, ricevendolo cos dal re. Da questo giro - in bengalese ghuran - il nome del villaggio divenne Ghurni. Il figlio di Ramballav, Sri Shibcharan Lahiri, nonno di Sri Shyamacharan, fu un grande artista e il creatore dei famosi modelli d'argilla di Ghurni. Le biografie dello Yogiraj scritte dai suoi due nipoti offrono una lunga e dettagliata tavola genealogica della famiglia. Il solo scopo d'andare a scavare nella complicata genealogia della famiglia Lahiri era quello di mostrare che lo Yogavatar nacque in una famiglia ricca e famosa sia dal punto di vista spirituale che materiale. Certamente anche questo contribu al suo carattere aristocratico, alla sua naturale seriet e indipendenza di carattere). Anche qui essi ebbero immense propriet terriere, ma nel corso del tempo l'impetuosa corrente del fiume Jalangi e una devastante alluvione avvenuta in quel periodo rovinarono completamente la loro propriet. In seguito a ci il padre dello Yogiraj, Sri Gouramohan Lahiri, decise di lasciare Ghurni e di stabilirsi a Benares con tutta la famiglia. Questo avvenne nel 1843 (il 1240 dell'era bengalese). Si sa che ancor prima di questa data la famiglia Lahiri aveva cominciato a visitare Benares per brevi periodi di tempo. Ci viene detto che fu principalmente per motivi commerciali che essi andarono a Benares, recandovisi con la barca, passando per Gajipur, ecc. (Il viaggio con la barca era scomodo, in quanto ci volevano due mesi per andare da Krishnanagar, nel Bengala, a Benares). La madre di Sri Shyamacharan, Srimati Muktakashi Devi, era una donna assai dedita alla vita spirituale. Ella non prendeva neppure l'acqua se prima non aveva adorato il Signore Shiva; e in un certo senso lo stesso compassionevole Signore Shiva nacque a Srimati Muktakashi Devi come Sri Shyamacharan. Anche il suo nobile padre Sri Gouramohan era una persona pia e devota al Signore Shiva; inoltre conosceva molto bene le sacre Scritture ed era assai colto e intelligente. A Ghurni c'era un tempio al Signore Shiva fondato dagli antenati di Sri Gouramohan; cos, quando questi si trasfer a Benares con la famiglia, fece costruire nella sua residenza alcuni templi a Shiva e ne predispose il culto quotidiano. Malgrado il tempio di Shiva a Ghurni rimanesse sommerso sotto il letto del fiume Jalangi in piena, (La piena del fiume e la conseguente alluvione avvenne quando Sri Shyamacharan era ancora molto

piccolo; oltre al templo, distrusse anche la casa e la maggior parte della propriet di Gouramohan. Pare che dopo questa alluvione Gouramohan decidesse di stabilirsi definitivamente a Benares, dove aveva una residenza temporanea. In quel tempo il figlio maggiore di Gouramohan viveva gi a Benares), una gentile signora, diretta nel sogno, recuper lo Shiva-lingam dal fondo del fiume e lo install in un nuovo tempio. Da allora il simbolo di Shiva venerato dalla famiglia Lahiri esiste ancora in quella localit ed chiamato 'Jaleshwar Shiva'. La madre dello Yogiraj, Srimati Muktakashi Devi, (fu la seconda moglie di Sri Gouramohan ed oltre allo YogiraJ ebbe dal marito un'altra figlia, Sulaksana Devi. La prima moglie di Sri Gouramohan mor mentre si recava in pellegrinaggio. Aveva dato al marito due figli e una figlia), esal l'ultimo respiro quando egli aveva solo cinque anni; non si sa con certezza se mor a Ghurni o a Benares. Sappiamo molto poco sui primi anni di vita di Sri Shyamacharan. A volte il ragazzo, calmo dolce e contemplativo, rimaneva seduto per ore sulla riva sabbiosa del fiume Jalangi, immerso in profonda meditazione. Altre volte, durante l'adorazione del Signore Shiva, rimaneva seduto immobile, concentrato con ratta attenzione davanti all'entrata del tempio. Sri Shyamacharan aveva solo cinque anni quando la sua famiglia si trasfer a Benares. Ci che sappiamo della sua infanzia e adolescenza ci fa conoscere la sua natura calma e padrona di s. (Ritornando da scuola, nel pomeriggio, egli sedeva a tavola in silenzio e faceva i compiti. Allora la merenda era fatta di riso soffiato e melassa; ma se qualche volta dimenticavano di dargliela, egli non la chiedeva. Dopo un'ora andava al tempio di Sri Kedarnath e recitava i canti vedici e le preghiere quotidiane sulla riva del Gange. Egli accettava solo quello che veniva senza essere chiesto. Anche quando nel suo pasto mancava il sale egli non lo chiedeva. Se il cuoco s'accorgeva della mancanza, il giovane Shyamacharan scherzava sulla cosa con parole tipo: L'errore di un solo giorno non conta. Sri Shyamacharan aveva una grande forza fisica e poteva affrontare il lavoro pesante. Aveva l'abitudine giovanile di tuffarsi e nuotare nel Gange da un ghat all'altro per centinaia di metri, anche contro la forte corrente della stagione monsonica. Non indulgeva mai nel pettegolezzo e, sebbene fosse generoso, aveva un tale rispetto di se stesso che i suoi compagni lo consideravano la loro guida. La sua acuta intelligenza e capacit di giudizio era una guida per tutti). Nemmeno una volta poterono trovare in lui qualche disdicevole frivolezza della natura, neanche quando era impegnato nel gioco, negli svaghi o nel nuoto. Anche da bambino Sri Shyamacharan era scalmo e austero, una sobria immagine di non-attaccamento. La sua natura mostr chiaramente i segni di una completa indifferenza verso i vestiti e il cibo. Rimanere in attesa di qualcosa o fare storie o capricci per qualsiasi motivo era contrario al suo modo di essere. Alcune volte andava a scuola portando con s soltanto della brodaglia di riso e non avrebbe detto niente a nessuno neanche se non ci fosse stato il pasto serale. Il futuro Yogiraj Sri Shyamacharan era un ragazzo di tale indifferente natura. Con l'idea di stabilirsi permanentemente a Benares, (Pare che Sri Gouramohan and a Benares con la famiglia nel 1832; quindi ritorn a Ghurni per l'ultima volta. Il trasferimento definitivo della famiglia a Benares avvenne nel mese dl falgun del 1834. Per quasi cinque anni la famiglia visse in diverse parti della citt. La casa di Madanpura fu comprata nel 1839. In questa casa Sri Shyamacharan pass la maggior parte della sua vita scolastica) Sri Gouramohan compr una casa a Siman Chouhatta, nel quartiere Madanpura di Benares, e and a viverci con la famiglia. All'inizio Sri

Shyamacharan fu ammesso nella scuola 'Jainarain', situata nella zona di Garudeswar Mohulla. Era una scuola missionaria cristiana fondata da Sri Jainarain, il re di Bhu-Kailash. Sebbene fosse molto erudito e un brahmino ortodosso con una profonda conoscenza dei Veda, ii padre di Sri Shyamacharan era un uomo dalle vedute molto liberali. In quel periodo l'istruzione all'inglese era diventata molto popolare in India. Le persone pi progressiste della societ furono attratte verso il sistema didattico inglese. Gi il figlio maggiore di Sri Gouramohan, Chandrakanta, aveva trovato lavoro presso una compagnia inglese di Calcutta, e questo grazie alla conoscenza dell'inglese. Avendo perci realizzato l'importanza dell'istruzione inglese, Sri Gouramohan predispose affinch il figlio minore ricevesse un'istruzione completa. (Quando aveva dodici anni Sri Shyamacharan lasci la scuola cristiana, troppo missionaria, e s'iscrisse alla scuola inglese che dipendeva dal Sanskrit College statale di Benares. Qui impar l'inglese, l'hindi, l'urdu e un po' di persiano. Il bengalese lo apprese a casa. Il bengalese non era obbligatorio nelle scuole di Benares e questo spiega perch i suoi diari erano scritti in hindi, ma con i caratteri bengalesi). Cos Sri Shyamacharan ebbe l'opportunit d'imparare tutte le materie, ivi incluso hindi, urdu, parsi, sanscrito e inglese. Egli aveva un grandissimo desiderio d'imparare. Soleva prendere dalla biblioteca scolastica libri di valore scritti in inglese e in parsi e li leggeva completamente da solo, prendendo nota delle parti pi importanti. Aveva inoltre un profondo amore per l'apprendimento del sanscrito. ln quel tempo viveva a Benares un brahmino del Maharastra chiamato Nagbhatta, che godeva di un'autorit riconosciuta nei Veda e nei Purana. Sri Shyamacharan impar i Veda da lui, acquisendo soprattutto una profonda conoscenza del Rig-Veda e delle Upanishad. Anche suo padre, Sri Gouramohan, era ben noto tra i pandit di Benares per la sua vasta erudizione nei Veda e nelle altre sacre Scritture. Sri Shyamacharan studi fino all'et di vent'anni. Non ci dato sapere se fece l'esame finale al college. (Sri Abhoycharan Lahiri ha trovato un certificato dato a suo tempo a Sri Shyamacharan dal direttore del College. Riproduciamo sotto i dati essenziali del certificato: Questo per certificare che Shyamacharan Lahiri di circa diciannove anni figlio di Gouramohan Lahiri, abitante a Zilla, a Benares, ha frequentato il college per otto anni, durante i quali egli ha dato grandissima soddisfazione ai suoi insegnanti, grazie alla sua buona natura, alla condotta esemplare, alla regolarit della freqenza e alla diligenza dimostrata negli studi. Egli possiede un'ottima conoscenza dell'inglese, sa scrivere e tradurre lettere dall'inglese in urdu e viceversa con notevole facilit e correttezza ed ha una discreta confidenza con la letteratura, la storia e la geografia. Durante il tempo che stato nell'Istituto egli ha ottenuto parecchi premi. Benares, 2b luglio 1848 Sd/-Geo. Nicholls Headmaster, Benares College Questo certificato stato ultimamente riprodotto in un libro sullo Yogiraj scritto e pubblicato (in bengalese) dal suo pronipote Sri Satyacharan Lahiri). Egli fu sposato quando aveva diciotto anni, mentre studiava ancora al college. Sri Debnarain Bachaspati (Sannyal), un dotto brahmino, era vicino di casa ed intimo amico di Sri Gouramohan. Ogni giorno essi avevano l'abitudine di discutere insieme qualche parte delle sacre Scritture. Kashimoni Devi, l'unica figlia di Bachaspati Mahasaya, fin da bambina era solita andare in casa di Sri Gouramohan insieme a

suo padre per poi giocare con il giovane Shyamacharan. Era come se Kashimoni Devi, la compagna di gioco dell'infanzia, si stesse preparando ad essere la futura sposa e compagna di Sri Shyamacharan. (A volte le donne anziane di casa chiedevano scherzando alla bambina: Chi sposerai, cara?. E Kashimoni indicava subito il giovane Shyamacharan). Al momento del matrimonio Kashimoni Devi aveva solo nove anni. Sri Shyamacharan era di carnagione chiara e di bell'aspetto; mentre Kashimoni Devi era di carnagione leggermente scura, assennata e di buon carattere. Negli ultimi anni della sua vita Sri Shyamacharan attravers dei periodi di grandi difficolt economiche, ma difficilmente il bisogno pot pesare su di lui grazie all'intelligente amministrazione della nobile moglie, imperturbabile e sempre paziente. Malgrado la povert, tutte le varie attivit della famiglia, l'adorazione quotidiana, l'ospitalit, ecc., furono compiute con la massima cura. Si sentiva obbligata a dare lei stessa l'elemosina al primo mendicante che bussava alla porta ogni mattina. Subito dopo il matrimonio Sri Shyamacharan dovette cominciare a lavorare per guadagnarsi da vivere. Nel 1849 fu impiegato come scrivano contabile al servizio del genio militare del compartimento di Benares. Poich il guadagno proveniente da questo lavoro era insufficiente, Sri Shyamacharan si procur di aumentarlo insegnando al suo superiore hindi, urdu e parsi. Anche nel posto di lavoro soddisf pienamente le autorit superiori con la sua onest, diligenza e senso del dovere; con gli anni fu promosso ai gradi pi alti. Divenne molto famoso per il suo carattere calmo e tranquillo. Nel 1852, pochi anni dopo essere entrato in servizio, Sri Shyamacharan perse il padre. L'erudizione, l'intelligenza e la previdenza di Sri Gouramohan, nonch l'austerit e la devozione religiosa della madre Srimati Muktakashi Devi, furono riflesse nel carattere del loro santo figlio Sri Shyamacharan, dotandolo fin da giovane con le qualit di un uomo ben posato, sicuro di s e di ferma intelligenza. Da vero educatore qual era, il giovane Shyamacharan si mise ad impartire una buona istruzione ai ragazzi del vicinato. dahiri Mahasaya dimostr chiaramente che per raggiungere la salvezza non c' bisogno di rinunciare al mondo, poich si pu condurre una vita spirituale in mezzo al mondo materiale. Come disse il suo grande discepolo Yogacharya Bhupendranath Sanyal, non dimenticando i suoi doveri sociali egli realizz l'ideale armonia tra spirituale e materiale, affinch ci fosse un bilanciamento tra tyaga e bhoga: tra rinuncia e vita nel mondo). Dapprima, con l'aiuto degli amici pi generosi, fond una scuola elementare: la 'Bangalitola Preparatory School'. Con il passare degli anni, a motivo dell'interesse generale verso il tipo d'istruzione all'inglese, la scuola venne equiparata alle superiori (English High School). Sri Shyamacharan mantenne il posto di segretario per lungo tempo, contribuendo notevolmente all'ulteriore sviluppo della scuola. Se aveva tempo, andava a scuola e insegnava personalmente ai ragazzi. Il suo amorevole interesse per il tranquillo funzionamento della scuola era tale che, a volte, vi andava nel cuore della notte per controllare se i guardiani stavano facendo il loro dovere. Dopo aver funzionato per quasi un secolo con un'ottima reputazione, oggi la scuola stata ampliata e comprende anche un college. Nello stesso periodo in cui fond la 'Bangalitola English High School', Sri Shyamacharan cerc anche di dar vita a una scuola femminile, cosa che non gli riusc a causa dell'opposizione della societ d'allora. Dopo aver prestato servizio a Benares, Gajipur e Mirjapur, Sri Shyamacharan venne in seguito trasferito a Danapur (vicino a Patna). Fu a Danapur che nel 18b1 avvenne un incidente inatteso

che illumin la sua vita con lo splendore divino della coscienza spirituale. Fu l'inizio di una rivoluzione spirituale. Improvvisamente ricevette l'ordine di trasferirsi da Danapur a Ranikhet. Fu qui - nella regione imalayana dell'Uttar Pradesh, in una grotta segreta vicino a Ranikhet - che egli fu benedetto dall'incontro con il suo Guru, il grande saggio Sri Sri Babaji Maharaj. (Ci sono diverse e contrastanti versioni dell'incontro dello Yogiraj con il suo Guru e della conseguente iniziazione. Il conflitto sembra sorgere tra lo spirito razionale e scientifico da un lato, e dall'altro quello che accetta ciecamente fatti e leggende - per quanto possano sembrare improbabili e fantastiche - come una verit rivelata che non pu essere messa in discussione. Forse la verit sta tra questi due estremi. Spesso la scienza divina non coincide con quella umana, ma non per questo dobbiamo rifiutarla. Dio il pi grande scienziato e il pi grande artista; Egli riconcilia in S la scienza umana e quella divina il razionalismo e l'intuizione. Le storie dell'iniziazione di Lahiri Baba ci vengono da alcuni dei suoi pi grandi discepoli, che le ascoltarono direttamente dallo Yogiraj. Malgrado ci siano delle differenze nelle descrizioni dei particolari, l'essenza fondamentale della storia rimane uguale in tutte le versioni; ma quello che pi importa per noi che l'iniziazione ci fu e produsse gradualmente una silenziosa rivoluzione (o evoluzione) nella vita di Sri Lahiri Mahasaya e quindi di tutta l'umanit). Nel 1861 nell'area di Ranikhet dovevano cominciare nuovi lavori di costruzione di strade e case per conto dell'ufficio militare. Trasferendo Sri Shyamacharan a Ranikhet, le autorit dell'ufficio rifornimenti gli ingiunsero di fare sollecitamente tutti i preparativi necessari. Poich in quel periodo la comodit di viaggiare in treno non era ancora disponibile Sri Shyamacharan arriv a Ranikhet percorrendo la lunga distanza con una carrozza a cavalli, in compagnia di altre persone. L'ordine di trasferimento da Danapur a Ranikhet fu davvero un incidente misterioso. Non toccava a Sri Shyamacharan essere trasferito, ma erroneamente i suoi superiori lo trasferirono al posto di un'altra persona. Non inverosimile che a volte la grazia di Dio venga a un devoto sotto l'apparenza di un errore; e l'incidente del trasferimento di Sri Shyamacharan ne un esempio lampante. Tutto il gioco del trasferimento fu solo un atto di volont divina di Mahamuni Babaji Maharaj. Sri Shyamacharan fu trasferito a Ranikhet al posto di un altro a causa di un errore fatto dall'ufficiale responsabile dell'ufficio di Danapur. Grazie a questo incidente pot avvenire l'iniziazione di Sri Shyamacharan, l'inaugurazione del sentiero del Kriya-yoga e l'inizio di una nuova era nel reame della religione, per il beneficio dell'umanit e per condurre milioni di ricercatori della verit alla liberazione. Ogni giorno, dopo le ore d'ufficio, Sri Shyamacharan era solito passare il tempo andando in giro per le montagne intorno a Ranikhet - la graziosa dimora della Natura. (Poich il lavoro d'ufficio a Ranikhet non era per niente pesante, Sri Shyamacharan aveva molto tempo a disposizione per esplorare l'immenso splendore dell'Imalaya. Era un posto veramente splendido. Da tutti i lati c'erano grandiose catene di montagne e tra queste scorreva il fiume Gaugus. Nelle vicinanze c'era l'antico villaggio di Dwarahat e su di esso spiccava la montagna di Dronagiri o Dhunagiri. Tra Ranikhet e Dronagiri c'erano solo quindici miglia. Si dice che la grotta fosse poco distante dal tempio di Dronagiri). Grazie all'amicizia con la gente del luogo, egli venne a sapere che un santo molto anziano viveva in una grotta poco distante. Sent un fortissimo desiderio di vedere il santo. Le montagne erano infestate di animali feroci e i sentieri gli erano sconosciuti; perci doveva tornare all'accam-

pamento prima che facesse buio. Per tutti questi motivi, malgrado i suoi sforzi, per alcuni giorni l'ardente desiderio di vedere il santo rimase insoddisfatto. Infine, un giorno part con altre persone mentre c'era ancora luce piena. Scalava la montagna con tutto l'ardore del suo essere, ma non c'era fine al sentiero n traccia alcuna della grotta. Il sole stava quasi per tramontare; i suoi compagni tornarono indietro, ma Sri Shyamacharan rifiut di ritornare senza aver prima incontrato il santo. Mentre continuava a salire s'imbatt in un asceta dall'espressione serena e che portava i capelli intrecciati. Traboccante di gioia, chiese curioso: Signore siete voi l'anziano santo di questo luogo ?. Il santo rispose con un sorriso: Il grande yogi-realizzato che desideri vedere in una grotta ancora pi in alto. In genere egli d darshan (si mostra) nelle ore serali. Io sono uno dei discepoli accettati da lui. Ti prego, vieni con me ancora un poco e incontrerai il grande saggio . Stava per calare l'oscurit. Sri Shyamacharan s'arrampicava veloce per l'altura con l'intenzione di vedere semplicemente la grotta, per poi tornarvi un altro giorno. Poco dopo, raggiunta finalmente la grotta, si stava concedendo un po' di riposo. D'un tratto un santo dall'apparenza luminosa e angelica usc sorridendo dalla grotta e si rivolse a Sri Shyamacharan come a una vecchia conoscenza: Ehi, Shyamacharan! Ti prego, vieni qui . Shyamacharan fu molto sorpreso di sentire il suo nome dalla bocca di un santo che non conosceva. Probabilmente - pens - il santo ha avuto il mio nome da qualcuno del mio ufficio. Sri Shyamacharan rimase sorpreso al di l di ogni limite quando, dopo avere salutato il santo, questi cominci a dire i nomi e i luoghi d'abitazione dei suoi antenati, come fosse una persona a lui molto familiare. Allora pens dentro di s: Certamente questo santo sta cercando di convincermi con qualche trucco . L'onnisciente e sagace grande yogi - Mahamuni Sri Sri Babaji Maharaj - leggendo nella mente titubante di Sri Shyamacharan disse: Ti sbagli, Shyamacharan; non sono un imbroglione. Guarda, questa non altro che la tua grotta, dove hai fatto la tua sadhana. Non te la ricordi? Guarda quell'ashana di pelle di tigre, quel danda (bastone) e quel kamandalu (recipiente per l'acqua). Proprio qui hai fatto la tua sadhana nella vita passata. Io ho custodito le tue cose fino ad ora . Sri Shyamacharan rimase confuso pi che mai, incapace d'intendere qualcosa da tutto questo! Sri Sri Babaji Maharaj tocc gentilmente la sua testa, e in quell'istante la memoria persa di Sri Shyamacharan ritorn in s. Ora egii pot riconoscere la grotta, il posto dove aveva fatto la sua sadhana e l'ashana, il danda e il kamandalu da lui usati. Oh! Questo era il posto a lui pi sacro dell'amata sadhana del passato! Qui, davanti a lui, c'era il suo veneratissimo e immensamente compassionevole Gurudev Mahamuni Mahavatar Sri Sri Babaji Maharaj! Per vite e vite egli era stato l'umile devoto, figlio e discepolo di questo onnisciente santo divino! Ridestato alla coscienza del suo vero S, Sri Shyamacharan si prostr profondamente ai sacri piedi di loto del suo santissimo Gurudeva. Allora Sri Sri Babaji Maharaj disse all'amato discepolo: Sono stato io a fare in modo che tu venissi qui. Il tuo superiore ti ha trasferito per errore. (Tra l'altro Babaji Maharaj gli disse: L'ufficio stato portato qui per te, e non tu per l'ufficio . Dopo una settimana Sri Shyamacharan ricevette l'ordine di ritornare nuovamente all'ufficio di Danapur). Io ho creato quest'illusione nella sua mente. Ti ho portato qui per darti ancora una volta l'iniziazione per il bene del mondo. Io ho conservato il tuo ashana, danda e kamandalu in questa grotta. Ascoltando tutte queste cose con sacro, riverente e silenzioso stupore, Sri Shyamacharan cadde nuovamente ai piedi dell'amato Maestro e, poich aveva

ritrovato il suo Gurudeva, implorava che non aveva alcun desiderio di lasciarlo, n adesso avrebbe pi voluto ritornare a casa. Ma tutto ci non sarebbe stato possibile - disse Sri Sri Babaji Maharaj. Per questa incarnazione Sri Shyamacharan avrebbe dovuto dedicare la sua vita al servizio dell'umanit mentre viveva nel mondo come capofamiglia. Il giorno dopo Sri Shyamacharan s'accamp vicino alla grotta di Sri Sri Babaji Maharaj. Dopo avere adempiuto alcuni lavori d'ufficio, egli rimase la maggior parte del tempo nella sacra compagnia del suo Divino Gurudeva. Due giorni prima dell'iniziazione, su richiesta di Babaji, Sri Shyamacharan dovette prendere una tazza d'olio di ricino per purificare il corpo e la mente. (Naturalmente ci furono esitazioni nella mente di Sri Shyamacharan, tuttavia, esegu l'ordine e secondo la volont del Maestro si stese sulle rive del fiume Gaugus. Questo torrente di montagna aveva una corrente molto forte che lo trascin lontano. L'olio di ricino caus un attacco di dissenteria che lo lasci quasi privo di sensi. Il giorno dopo Sri Sri Babaij Maharaj disse a Shyamacharan che la purificazione aveva avuto un effetto molto salutare, poich aveva spazzato via tutti i mali fisici che potevano ostacolare l'illuminazione spirituale che stava per venire. Quindi gli fu dato un sontuoso pasto a base di luchi e halua). In conseguenza di ci Sri Shyamacharan rimase disteso sulla riva del fiume Gaugus, che scorreva nelle vicinanze della grotta. Dopo un violento vomito, malgrado fosse ancora debole, egli si trascin fino alla grotta del suo Guru. Quindi, dopo aver preso dei rinfreschi, si sent molto meglio. Era notte fonda e le montagne stavano in silenzio sotto il cielo stellato; il momento propizio per l'iniziazione di Sri Shyamacharan era arrivato! Davvero un prodigio divino! Nello spazio di pochi momenti Sri Shyamacharan si trov con Sri Sri Babaji Maharaj in un palazzo straordinariamente bello. (Nella sua vita passata Sri Lahiri Mahasaya aveva avuto il desiderio di vivere in un palazzo del genere solo per un giorno; ora il desiderio veniva appagato dalla grazia del Guru. Questo non significa che Sri Shyamacharan fosse attaccato alla ricchezza e al fasto. In effetti il desiderio era solo un modo per permettergli di tornare nuovamente in questo mondo, poich la completa mancanza di desideri pone termine al ciclo di nascita e morte. Il suo desiderio era simile a quello di Sri Ramakrishna, che a volte soleva prendere una grande quantit di dolci per evitare il continuo samadhi). Come pot materializzarsi questo palazzo in mezzo a una rigogliosa foresta circondata da catene di montagne? Qualsiasi cosa possibile al grande Yogi e Avatar Sri Sri Babaji Maharaj, che diventato completamente un'unica e sola cosa con il Creatore, il Signore supremo. (Inizio nota. Non conosciamo il nome del divino Gurudeva di Sri Shyamacharan. Il termine 'Babaji' significa semplicemente Padre. Tra i discepoli di Lahiri Baba, Babaji Maharaj veniva anche chiamato 'Tryambaka Baba' (Colui che ha tre occhi) e 'Shiva Baba'. Quasi niente si sa della sua vita, poich generalmente i grandi yogi come lui sono molto lontani dal comune mondo degli uomini. Si dice che sia sulla terra da centinaia d'anni e che molti secoli fa abbia iniziato, tra gli altri, il grande Shankaracharya nelle pratiche yoga. E' stato anche il Guru del famoso Sadhu Haridas. Ma nonostante la venerabile et, Babaji Maharaj possiede un'eterna giovinezza grazie alla pratica del 'kayabyuha-yoga' - una tecnica per il ringiovanimento del corpo, conosciuta solo dai pi grandi yogi. I discepoli di Lahiri Mahasaya che videro Babaji Maharaj erano dell'opinione che i lineamenti del grande Maestro erano molto simili a quelli dell'amato discepolo Sri Shyamacharan. L'unica cosa era che il discepolo sembrava molto pi anziano del grande Maestro, che poteva essere scambiato per il figlio dello Yogiraj. Si dice che Babaji

Maharaj non apparve mai due volte nella stessa forma, sebbene la somiglianza con il discepolo era presente in tutti i casi. Questo fatto ha portato alcuni a concludere che per Babaji Maharaj, che Spirito e pu assumere qualsiasi forma a volont, ogni considerazione corporea completamente fuori luogo. E' perci probabile che egli assumesse una forma simile a quella dell'amato Shyamacharan Lahiri quando doveva apparire davanti ai discepoli di quest'ultimo. Inoltre, poich i devoti di Lahiri Baba avevano una grande devozione per il loro Guru, essi apprezzavano molto la somiglianza del loro Paramguru con l'amato Maestro. A volte Babaji Maharaj visitava l'amato discepolo. Anche i grandi discepoli di Lahiri Mahasaya ebbero a volte la grazia del suo darshan e ricevettero preziosi insegnamenti nei momenti pi importanti delle loro vite. Sri Sri Babaji Maharaj poneva a volte delle prove molto dure prima d'iniziare qualcuno nel sentiero. Lahiri Baba raccontava spesso ai discepoli alcuni incidenti tratti dalla vita del suo grande Maestro, per sottolineare con ci la rarit del dono che avevano ricevuto. Non si doveva trascurare questo raro possesso per pigrizia e indecisione. Lo Yogiraj raccont la storia di un vecchio sannyasi che visse a lungo vicino alla grotta di Babaji Maharaj e serv i suoi discepoli nella speranza di ricevere un giorno l'iniziazione dal Maestro. Un giorno preg ferventemente per avere l'iniziazione, e quando Babaji Maharaj gliela neg l'anziano monaco decise di morire se non l'avesse ottenuta. Babaji rispose: E allora muori, se la vita diventata cos insignificante per te . Il sannyasi si butt da un dirupo e mor. Il compassionevole Babaji Maharaj risuscit quindi il corpo del monaco e lo inizi nella nuova vita . Di fatto Babaji Maharaj era il perfetto esempio dell'Avatar, che sempre 'duro e risoluto come il tuono e tenero di cuore come un fiore delicato'. La sua apparente crudelt era un altro nome per la sua grazia, poich quando metteva un uomo alla prova era solo per il suo bene. Questo spiega anche la sua apparente rudezza, quando batteva i discepoli con i tizzoni accesi del suo fuoco sacro; con una piccola scottatura egli bruciava gran parte del doloroso karma del discepolo. In generale, per, Babaji Maharaj era sempre amabile, compassionevole e pieno di buon umore. Di regola non rimaneva pi di qualche giorno nello stesso posto. Al momento di partire, egli dava l'ordine: Dera danda uthao - alziamo il campo e il bastone (per spostarci altrove) . Vna volta un ricco uomo d'affari invit Babaji Maharaj a benedire la propria casa con la sua presenza, partecipando ad un pranzo dato in occasione di una festa. Il Mahayogi accett l'invito dicendo che sarebbe andato con Sri Shyamacharan piuttosto presto e avrebbe pranzato prima degli altri. Nel giorno stabilito arriv con Sri Shyamacharan in casa del ricco e fu ricevuto molto cordialmente. Cominciato a mangiare, Babaji Maharaj divor letteralmente tutte le delicate pietanze preparate per gli ospiti, chiedendone sempre pi. Il ricco non sapeva pi dove battere la testa, poich di regola sfamare i sannyasi fino a completa saziet. Lahiri Mahasaya preg il suo divino Gurudeva di avere piet dell'uomo. Ma Babaji rispose che questi era molto orgoglioso delle sue ricchezze, sebbene le sue risorse fossero limitate, come lo sono necessariamente tutte le risorse umane. Mentre stava a Dronagiri Sri Shyamacharan fu testimone di alcuni interessanti episodi. Molti dei discepoli di Sri Babaji Maharaj erano degli yogi molto avanzati e, se necessario, potevano utilizzare i loro poteri per il bene degli altri. Una volta Sri Shyamacharan e alcuni suoi fratelli spirituali, dovendo andare in un certo posto, attraversarono il fiume vicino al loro campo. In quel momento il torrente non aveva molta acqua e perci l'attraversarono facilmente. Al loro ritorno, per, il torrente era in piena e la corrente era molto forte. Cosa fare adesso? Improvvisamente uno dei principali discepoli di Babaji Maharaj si sfil il turbante dalla testa. Nel gruppo c'erano sette persone. Il discepolo fece sette nodi nel turbante, lo butt nel fiume e preg cia-

scuno dei suoi fratelli di tenersi strettarnente in un nodo; poi diede forza al turbante affinch potesse galleggiare facilmente. Cos tutti passarono sani e salvi dall'altra parte del fiume. Si dice che i cinque fratelli Pandava vissero per qualche tempo da quelle parti insieme al loro maestro Dronacharya (da qui il nome del posto: Dronagiri, la montagna di Drona). A quattro o cinque miglia di distanza dalla grotta di Sri Shyamacharan c'era un tempio (ora dedicato alla Madre Divina, Durga). Si diceva che il tempio era visitato ogni notte da un sadhu che era circondato da un alone di luce risplendente che poteva essere visto da grande distanza. L'uomo misterioso rimaneva un poco nel tempio e quindi andava via. Nessuno si permetteva di disturbarlo, andando al tempio durante quel periodo Sri Babaji Maharaj aveva detto che l'uomo era Sri Ashwatthama, figlio di Dronacharya. Tutte queste cose le sappiamo dal Mahabharata; tra l'altro Sri Ashwatthama uno di quelli che sono stati benedetti con il dono della vita eterna. Gode pure grande fama di santo taumaturgo. Dronagiri famosa per essere piena di molte specie di piante medicinali, ma a parte questo se un malato andava nella montagna dove viveva Sri Ashwatthama e si affidava completamente alla sua grazia sarebbe stato guarito dal male. Un giorno accadde che un diiscepolo affamato di Babaji Maharaj mangiasse per sbaglio dei frutti velenosi. Il grande Guru aveva gi avvertito molti dei suoi discepoli di non prendere quel frutto. Ora, poich il Maestro era momentaneamente assente, Sri Shyamacharan e i suoi fratelli spirituali non seppero dapprima cosa fare. Il mortale veleno aveva fatto effetto e l'uomo era completamente sfigurato. Dopo molte discussioni si ricordarono improvvisamente della grazia di Sri Ashwatthama, di cui aveva parlato lo stesso Babaji Maharaj. Allora portarono il malato sulla strada che portava al tempio e lo distesero per terra. Il giorno dopo l'uomo ritorn completamente guarito e raccont la sua esperienza. A mezzanotte arriv il grande Sadhu con l'alone di luce divina che lo circondava e vedendolo sulla strada tuon: Chi sei? Dopo di ci gli diede due caici e lo fece rotolare pi in basso sulla montagna. Tuttavia, abbastanza stranamente, mentre cadeva il malato si sent ristabilito e liberato dalla malattia. Dopo di questo egli pot solo sentire il suono prodotto dall'apertura e dalla chiusura della porta del tempio. La mattina presto pot anche notare l'alone di luce che s'allontanava dal tempio.Fine nota) L'arte della creazione sotto il suo dominio. Il palazzo era magnifico, l'ambiente superbamente incantevole; tutte le stanze erano ben decorate, i letti intarsiati d'oro e i mobili adorni di gemme preziose. Non mancava niente in quella dimora celestiale. E in quel meraviglioso palazzo ebbe luogo, con grande splendore, l'iniziazione di Sri Shyamacharan. Festeggiando tutta la notte con la divina fragranza della beatitudine celeste, all'alba Sri Shyamacharan si ritrov con sorpresa seduto nuovamente accanto al suo Gurudev. Da nessuna parte riusc a trovare traccia di un qualsiasi palazzo. La grandezza dei poteri sovrannaturali dello yoga oltre l'immaginazione della comune mente umana. Qualche giorno dopo l'iniziazione di Sri Shyamacharan, le autorit del genio militare gli ordinarono di tornare nuovamente a Danapur. Cosi dopo avere padroneggiato tutte le tecniche del Kriya-yoga entro breve tempo, alla fine Sri Shyamacharan lasci Ranikhet per ritornare a Danapur. Al momento della partenza, Sri Sri Babaji Maharaj bened l'amato discepolo, dandogli nello stesso tempo l'autorit di dare l'iniziazione a tutti, indipendentemente dalla casta o dal credo religioso. Compiaciuto dalle preghiere di Sri Shyamacharan, Sri Sri Babaji Maharaj gli promise che ogniqualvolta l'avesse chiamato, egli avrebbe risposto all'appello del discepolo manifestando immediatamente la sua presenza. L'iniziazione di Sri Shyamacharan segn l'avvio di un flusso di

vita divina, l'avvento di una sfolgorante luce spirituale nel firmamento del mondo religioso; questa luce doveva in seguito dar vita alla Yogoda Satsanga Society, - l'organizzazione religiosa fondata da Paramahansa Yogananda e dedicata all'Autorealizzazione. La scienza del Kriya-yoga un contributo eccezionale che ha dato all'umanit d'oriente e d'occidente amante della pace un rifugio sicuro di supremo affidamento. Dopo l'iniziazione a Ranikhet, Sri Shyamacharan volt una nuova pagina nella sua vita. D'ora innanzi cominci a vivere una santa vita, da grande yogi molto avanzato. Immergendosi profondamente in austere pratiche spirituali, silenziosamente e nella pi grande riservatezza egli si stabil nella supercoscienza del samadhi ed infine splendette come guida spirituale di coloro che desideravano ardentemente imparare un metodo di comunione con Dio. Il piano Divino di diffondere il Kriya-yoga dell'India nel mondo occidentale ebbe inizio in questo periodo. Dopo l'iniziazione, quando Sri Shyamacharan espresse il dubbio sulla possibilit di praticare l'arduo sentiero dello yoga in mezzo alla vita attiva del mondo, Sri Sri Babaji Maharaj lo assicur dicendogli: Ritorna a Benares; troverai sufficiente tempo per le pratiche spirituali pur vivendo in mezzo alla famiglia. Diffondi la gloria del Kriya-yoga tra i capifamiglia e le persone del mondo che hanno un vivo e sincero desiderio spirituale. Fa che all'interno della vita familiare ci sia l'esempio di un vero yogi-capofamiglia . Dopo l'iniziazione Sri Shyamacharan si ritir in un posto solitario e pratic lo yoga in silenzio, nel pi estremo riserbo e con la massima sincerit. All'inizio n i suoi parenti n i membri della sua famigiia seppero niente delle sue pratiche yoga. Nei pochi giorni che fu con Sri Sri Babaji Maharaj a Ranikhet egli si rese perfettamente padrone delle pi alte tecniche e dei supremi stadi del Kriya-yoga. da verit che Yogiraj Lahiri Mahasaya aveva gi raggiunto la realizzazione spirituale nella sua vita passata e si era reincarnato solo per adempiere la missione divina d'insegnare il Kriya-yoga ulteriormente confermata dal fatto che egli impar e si rese padrone di tutti i complicati processi del Raja Yoga in una settimana. Normalmente la realizzazione finale si raggiunge dopo lunghe e austere discipline spirituali per vite e vite. La realizzazione pu venire in sette giorni solo quando la Mta gi stata raggiunta nelle vite passate. Le latenti facolt spirituali di Lahiri Baba si ridestarono al tocco benedetto del suo grande Guru. Dopo l'iniziazione egli rimase per sette giorni di seguito assorto in nirvikalpa samadhi (il pi alto stato d'unione con il Divino. La coscienza individuale dello yogi fusa nella Coscienza di Dio. Le funzioni corporee sono totalmente sospese)). Malgrado fosse un capofamiglia, egli raggiunse altezze affascinanti nella sadhana e questo grazie alla sua incomparabile perseveranza nella pratica del Kriya. Pur continuando a vivere in famiglia e ad occuparsi sia del lavoro ufficiale che di varie altre attivit miranti al bene pubblico, continu sempre a praticare il Kriya con la massima sincerit e devozione. La Bhagavad Gita afferma: Perch qualsiasi cosa un grand'uomo fa, quella stessa cosa faranno anche gli altri (uomini); la maggioranza dell'umanit segue l'esempio che egli pone loro davanti . Sembra perci che Sri Shyamacharan abbia praticato tutte queste intense austerit col solo scopo di porre un esempio davanti agli occhi degli aspiranti, e specialmente per coloro che vivevano la vita di capofamiglia. La vita eccezionale di Sri Lahiri Mahasaya serv da esempio lampante per dimostrare come un uomo, pur vivendo in mezzo al continuo dolore e alle sofferenze del mondo in preda alle fiamme della triplice miseria, possa costruire la sua strada verso la liberazione e seguire la via dell'Autorealizzazione.

Il re Janaka, di antica memoria, era ed onorato come un saggio in sintonia con Dio, e questo grazie alle pratiche ascetiche fatte mentre continuava ad occuparsi della famiglia e degli affari del regno. Il re-saggio Janaka, raggiungendo la liberazione mentre viveva ancora nel corpo e con cuore sereno adempiva i gravosi doveri e responsabilit del regno, ha posto davanti all'umanit di tutti i tempi un esempio luminoso di realizzazione Divina. Seguendo le tracce del re-saggio Janaka, Sri Shyamacharan mentre conduceva una normale vita familiare consegu una tale profondit d'Autorealizzazione che Sri Sri Trailanga Swami, il pi grande yogi divino del suo tempo, si alzava dal suo seggio per dargli il benvenuto. In seguito lo Swami avrebbe detto ai suoi discepoli: Vedete, Shyamacharan ha conseguito quella conoscenza suprema che io ho cercato rinunciando a tutto, anche al mio perizoma . Come tutti gli altri uomini ammogliati, anche Sri Lahiri Mahasaya ebbe i suoi problemi familiari, e certamente non in misura minore. Subito dopo la morte del padre dovette passare attraverso tutte le pene dei litigi di famiglia. Abbandonata la casa paterna, dovette vivere in una casa in affitto e infine conobbe le miserie della povert. Ma niente e nessuno poteva turbarlo. Nel 1864 Sri Shyamacharan compr una nuova casa nella zona di Garudeshwar e and a viverci con la famiglia; fu in questa stessa casa che la sua vita terrena ebbe termine. I suoi due figli maschi, (Sri Shyamacharan e Kashimoni Devi furono benedetti anche con la nascita di due figlie) il pi grande Tinkari Lahiri e il piu piccolo Dukari Lahiri, nacquero rispettivamente il primo nel 1863 e il secondo nel 1865. Fu intorno a questo periodo che la propriet terriera della famiglia Lahiri a Krishnanagar - luogo della loro dimora originaria venne definitivamente persa. (Nel dicembre del 1863 Sri Shyamacharan and a Krishnanagar per definire il passaggio di un terreno che aveva ereditato dal padre e che era stato a lungo e illegalmente occupato dai suoi parenti. Poich era impossibile usufruire della terra stando a Benares, Sri Shyamacharan lasci la propriet a quei parenti a condizione che questi gli mandassero regolarmente l'affitto. Naturalmente, ritornato a Benares, i parenti dimenticarono la promessa e cos la propriet and definitivamente persa. Anche a Benares ci furono parecchi diverbi tra cugini). Anche questa fu una sventura assai dolorosa, ma nonostante tutto Sri Shyamacharan non rimase scoraggiato. Inoltre, fu sempre in questo periodo che Sri Shyamacharan riusc a superare una forte difficolt finanziaria grazie all'acuta intelligenza, alla parsimonia e alla scrupolosa amministrazione dell'economia domestica da parte della devota moglie Srimati Kashimoni Devi. Durante il viaggio di ritorno da Ranikhet a Danapur, Sri Shyamacharan pass alcuni giorni a Moradabad e a Benares. A Moradabad si ferm in casa di alcuni amici. Ogni sera alcuni vicini si riunivano in quella casa per parlare del pi e del meno. Durante una di quelle conversazioni, incidentalmente, Sri Shyamacharan parl loro dei miracolosi poteri yogici del suo riveritissimo Gurudeva Sri Sri Babaji Maharaj. Nella societ d'allora, molte delle persone educate all'inglese negavano perfino l'esistenza di Dio. Le persone istruite sostenevano in generale che i cosiddetti santi e monaci non erano altro che maghi e imbroglioni commercianti di misteri. Dire che attraverso la pratica dello yoga fosse possibile realizzare il proprio S e che potevano esistere personalit Divine come quella di Sri Sri Babaji Maharaj, erano tutte chiacchiere insensate da non credere. Sri Shyamacharan sent preoccupazione e ansiet nei confronti di quest'attitudine delle persone istruite. Preso com'era allora dagli eccezionali poteri dello yoga, nel suo cuore si fece strada l'ispirazione di presentare davanti a quegli atei una prova tangibile dell'esistenza di Dio e di manifestare la gloria

dei poteri divini dello yoga evocando la grande Incarnazione Sri Sri Babaji Maharaj davanti a loro. Quando Sri Shyamacharan espresse la sua intenzione, tutti i presenti acconsentirono con curiosit alla sua proposta. Fu pulita e preparata una stanza; Sri Shyamacharan sedette su una coperta e ne prepar un'altra per Sri Sri Babaji Maharaj. Le porte e le finestre della stanza vennero chiuse. I curiosi si raccolsero fuori della stanza. Era un momento molto favorevole; davvero un momento di grande prova, mentre l'atmosfera era calma e tranquilla. Tutti aspettavano impazientemente con gli occhi rivolti alla porta. Passarono alcuni istanti e la porta e le finestre della stanza furono aperte. Sri Shyamacharan li inform che Sri Sri Babaji Maharaj era seduto all'interno della stanza e ognuno avrebbe potuto vederlo. Era un'illusione o un atto di magia? Sri Sri Babaji Maharaj era un uomo in carne e ossa o era forse un fantasma? Da dove potuto entrare nella stanza? Dopo molto trambusto, fu deciso di provare se il santo poteva prendere da mangiare. A questo scopo fu preparata l'halua (un dolce a base di semola di grano). Il compassionevole Mahavatar Mahamuni Sri Sri Babaji Maharaj prese il cibo in presenza di tutti e quindi bened i presenti. La porta e le finestre furono chiuse ancora una volta. Com'era venuto dall'aria, allo stesso modo Sri Sri Babaji Maharaj svan nell'aria. Dopo un po', aperta la porta, trovarono soltanto Sri Shyamacharan seduto nella stanza. Veramente Sri Shyamacharan poteva essere felice di avere avuto successo all'inizio della sua vita spirituale, ma involontariamente aveva causato il malcontento di Sri Sri Babaji Maharaj e fu da questi rimproverato per averlo chiamato senza che ci fosse una vera necessit, ma solo per appagare la futile curiosit di poche persone. Il Mahamuni disse a Sri Shyamacharan che d'allora in avanti non avrebbe pi risposto a quel tipo di preghiere, ma sarebbe andato a trovarlo solo quando sarebbe stato necessario. La mente atea di quelle persone venne trasfigurata alla vista della gloria di Dio, quando poterono osservare direttamente i meravigliosi e miracolosi poteri della pratica yoga. Alcuni chiesero immediatamente l'iniziazione a Sri Shyamacharan. Il primo a ricevere l'iniziazione da lui a Benares fu un fioraio del tempio di Kedereshwar. (Mentre si trovava ancora a Ranikhet Sri Lahiri Mahasaya aveva iniziato al Kriya-yoga alcuni sadhu, sotto le dirette istruzioni del suo Gurudeva. Il suo primo discepolo nelle pianure fu un fioraio chiamato Yogi, che vendeva fiori vicino al tempio del Signore Kedereshwar (Shiva), nei pressi del Narada Ghat, a Benares. Il discepolo seguente fu il ciabattino Bhagavandas). Quindi fu la volta di Sri Bhagavan Das, un devoto harijan (fuori casta) che fu infinitamente benedetto dall'iniziazione. Sebbene fosse un uomo di grande erudizione nella cultura vedica ed un brahmino d'alta classe, dando l'iniziazione a tutti senza fare distinzione n di casta n di credo Sri Shyamacharan fu il pioniere di una rivoluzione sociale e religiosa nella societ indiana d'allora. Se qualche pandit protestava contro queste iniziazioni, egli rispondeva: Si possono trovare persone di bassa mentalit tra i brahmini e delle mentalit braminiche tra gli ind di bassa casta. Perci considero mio dovere dare l'iniziazione a ogni sincero ricercatore spirituale, senza fare distinzioni di casta o di credo . E in effetti si vide che uomini di ogni casta e credo, dai brahmini pandit ai pi bassi sudra, dagli ind intoccabili ai mussulmani ed anche agli inglesi, tutti trovarono posto nel gruppo dei suoi discepoli. (Tra i suoi grandi discepoli bisogna menzionare Abdul Gafur Khan, un mussulmano che si evolvette talmente nella vita spiriluale fino a ricevere dal Maestro l'autorizzazione a iniziare gli altri).

Venuti a conoscenza dei suoi miracolosi poteri soprannaturali, gradualmente anche i suoi congiunti presero l'iniziazione da lui. Anche la moglie fu benedetta con l'iniziazione, dopo uno stranissimo incidente. Semplice di cuore e continuamente impegnata nelle attivit domestiche, all'inizio Kashimoni Devi pot difficilmente accorgersi che il marito era cos straordinariamente avanzato nella sadhana. Una volta, risvegliatasi improvvisamente nel cuore della notte, s'accorse che Sri Shyamacharan non era con lei nella stanza; ma la porta era chiusa dall'interno. Resa perplessa dalla cosa, improvvisamente s'accorse che Sri Shyamacharan era come seduto in aria, nella posizione del loto, all'interno della stanza e il suo corpo era circondato di luce. Tutta la cosa le apparve simile a un sogno. Realizzando che era il momento opportuno, Sri Shyamacharan le disse con voce chiara: Donna, tu stai ancora dormendo; svegliati, scuotiti di dosso questo sonno illusorio e sorgi . All'ardente preghiera della perplessa Kashimoni Devi, egli ritorn gi e quella stessa notte la bened dandole l'iniziazione. Negli anni seguenti, realizzando grandi altezze nella pratica dello yoga, Kashimoni Devi si dimostr la degna compagna di Yogiraj Sri Shyamacharan Lahiri Mahasaya. (Il nipote Abhoycharan Lahiri ci fa sapere che una volta la vide in samadhi, in uno stato di completo assorbimento spirituale. Kashimoni Devi mor a novantaquattro anni e fu pienamente cosciente fino all'ultimo istante di vita). Anche se Sri Shyamacharan dava l'iniziazione a tutti senza fare distinzioni, indipendentemente dalla casta o dal credo religioso, tuttavia, realizzando lo stato mentale di ogni singolo ricercatore, egli soleva fare astenere alcuni dal prenderla. (Spesso il rifiuto di iniziare qualcuno trasformava il peccatore in un grande devoto e allora il Maestro riversava la sua grazia su di lui). Invece di dare l'iniziazione a quelle persone che erano state prese da un momentaneo non-attaccamento risultante da una sofferenza temporanea, egli era solito rimandare a casa questi poveri afflitti dando loro consolazione e consigli in diversi modi. Molti non ebbero successo nella loro richiesta d'iniziazione, se non era venuto il momento opportuno per la pratica yoga o se non avevano sentito nei loro cuori un senso di forte non-attaccamento. Altri ancora non poterono avere la grazia dell'iniziazione neanche dopo avere atteso per cinque o dicci anni; d'altra parte ci furono devoti abbastanza fortunati da essere benedetti con l'iniziazione subito dopo averlo incontrato. Le donne sposate venivano iniziate insieme ai loro mariti. (Normalmente Lahiri Baba chiedeva ai suoi discepoli di sposarsi e di fare la vita del capofamiglia quando arrivava il momento opportuno, poich per molti una virtuosa vita matrimoniale conduceva gradualmente al non-attaccamento. Tuttavia era pronto a fare eccezioni per quelli che avevano un intenso desiderio di rinuncia al mondo; Swami Pranavananda fu un esempio di questo tipo). Ad altri ancora veniva permesso di prendere l'iniziazione dopo aver avuto l'autorizzazione dai propri familiari. Al momento di dare l'iniziazione Sri Shyamacharan aveva l'abitudine di seguire certe consuetudini. (Tra l'altro al momento dell'iniziazione egli prendeva dal discepolo cinque rupie. Questa regola gli era stata ingiunta dal Divino Babaji Maharaj e trova la sua origine nel fatto che generalmente l'uomo d valore a qualcosa solo quando deve pagare per averla. Introducendo questa regola si voleva inoltre evitare che il Kriya-yoga andasse nelle mani di tutti, anche di quelle persone che ne avrebbero fatto cattivo uso. Di quando in quando lo Yogiraj mandava le somme cos raccolte al suo Gurudev. Quest'usanza continuata fino ai nostri giorni e le somme raccolte vengono usate per nobili cause spirituali. Spesso lo Yogiraj pagava lui stesso questo 'Gurudakshina' per i discepoli poveri

o impossibilitati a pagare. La simpatia e l'amore di Sri Shyamacharan per i poveri e gli umili era immensa. Spesso li aiutava di tasca sua. Generalmente lo Yogiraj era contrario a ricevere dei doni materiali sia dai ricchi che dai poveri. Egli trattava equanimemente tutti i discepoli, ricchi e poveri; molti suoi discepoli poveri e analfabeti furono rispettati e onorati come grandi yogi molto avanzati). Il devoto che desiderava essere iniziato doveva prendere alcuni voti al momento dell'iniziazione: 1) - Non dir a nessuno della mia iniziazione al Kriya-yoga; 2) - D'ora innanzi considerer e rispetter tutte le donne come fossero mia madre; 3) - Finch sar vivo continuer a praticare il Kriya, e se mi ammalassi cercher di praticare il Kriya mentalmente; 4) - Far tutto il possibile per portare i nemici dell'Anima, come il sesso, la collera, ecc., sotto il mio controllo e praticher tapas (austerit e astinenza); 5) - Rimarr in compagnia di sante persone, legger la Bhagavad Gita ogni giorno e mi considerer il pi umile di tutti. Fino a che punto Sri Lahiri Baba, anche nel suo stato di Sadguru, si considerava veramente il pi umile di tutti era chiaramente evidente nel comportamento con i suoi discepoli. Era solito dire a tutti: Se qualcuno mi chiede, gli espongo semplicemente quest'eccellente metodo che io stesso ho avuto . Di fatto egli soleva creare una relazione di gioviale amicizia con i suoi discepoli. Inoltre, non permetteva a nessuno di salutarlo toccandogli i piedi. Quando i discepoli s'inchinavano davanti a lui per salutarlo, anch'egli ricambiava salutandoli con maggiore umilt, riconoscendo ogni persona come manifestazione della Divinit. Raccomandando al kriyaban di praticare il Kriya con perseveranza e nel massimo segreto e isolamento, diceva: Figlio mio, lavora alla tua liberazione; non c' bisogno di parlare con nessun altro . (Lo Yogiraj era contrario all'indiscriminata diffusione del Kriyayoga. Egli chiedeva ai suoi discepoli di continuare silenziosamente nella sadhana; secondo lui sarebbe venuto un giorno quando lo yoga sarebbe stato accettato in tutto il mondo. La realizzazione spirituale dev'essere prima di tutto conseguita nella propria vita; soltanto dopo essa potr diffondersi naturalmente nel mondo. L'ingiunzione di praticare il Kriya in segreto era tale che spesso due o pi membri della stessa famiglia erano discepoli dello Yogiraj e quindi praticavano il Kriya, ma ignoravano completalnente di essere devoti dello stesso Maestro. La maggioranza dei discepoli non si conoscevano tra loro). Anche durante l'intenso periodo di austere pratiche yoga, Sri Shyamacharan continu a svolgere regolarmente il suo lavoro e fu sempre pronto ad eseguire gli ordini dei superiori. Malgrado fosse continuamente impegnato ad andare di qua e di l, o a lavorare o a parlare con la gente di cose importanti, egli aveva l'apparenza di una statua mobile ed era sempre profondamente immerso in contemplazione; come fosse un abitante della 'Citt Celeste', completamente preso dal fervore dell'Esistenza-Coscienza e Beatitudine assoluta, privo di ogni senso del mondo esterno e liberato dal corpo mentre era ancora in vita. Qucsta esattamente la caratteristica dell'uomo d'azione come viene descritta dalla Bhagavad Gita. Sri Shyamacharan era veramente la perfetta incarnazione di quel passo della Gita che dice: Malgrado sia sempre impegnato nell'azione, io non faccio assolutamente nulla . Nonostante i molteplici impegni nelle attivit del mondo, Sri Lahiri Baba esprimeva sempre e con la massima naturalezza la sua esperienza del S onnipervadente, la sua realizzazione dell'Assoluto Brahman presente in tutte le creature viventi, e la sua intuizione trascendente spazio e tempo. Tutto ci fu provato un giorno nell'ufficio dove lavorava, a Danapur. La moglie del sovrintendente del suo ufficio una volta

cadde seriamente malata a Londra. (L'ufficiale inglese aveva un'aperta simpatia per il suo efficiente assistente che, anche in mezzo ai molteplici doveri dell'ufficio, rimaneva sempre assorto e concentrato come se fosse in comunione con il Divino. Per questo motivo Lahiri Baba era conosciuto in ufficio come 'Pagla Babu' - il signore eccentrico, diverso dagli altri). Non avendo ricevuto lettere dalla moglie per lungo tempo, il marito era logorato da una forte preoccupazione mentale. Realizzando l'intensa sofferenza dell'uomo, Sri Shyamacharan si mise subito a meditare in una stanza isolata. Dopo un po' lo Yogiraj usc sorridendo dalla stanza e disse all'ufficiale che non c'era motivo di preoccuparsi; la moglie era gi guarita dalla malattia e quanto prima egli avrebbe ricevuto una sua lettera. Cos dicendo cit parte del contenuto della lettera. Il superiore fu preso dallo stupore; egli era in qualche modo familiare con le gesta miracolose degli yogi a motivo della sua lunga permanenza in India, ma difficilmente s'aspettava che le parole dello Yogiraj si sarebbero rivelate vere fin nei minimi particolari. Qualche giorno dopo l'ufficiale ricevette una lettera dalla moglie, e quando constat che la predizione di Sri Shyamacharan s'era dimostrata esatta in tutto e per tutto, allora realizz l'importanza e l'autenticit dei misteriosi poteri dello yoga. Cos la fama dei poteri soprannaturali di Sri Lahiri Mahasaya cominci a diffondersi vicino e lontano. Ci che accadde dopo fu ancora pi soprendente. Qualche tempo dopo la moglie dell 'ufficiale and a trovare il marito in India. Un giorno, visitando l'ufficio del marito, la donna rimase stupefatta dalla meraviglia incontrandovi Sri Shyamacharan. Durante la malattia aveva visto quella stessa persona che la consolava vicino al letto dell'ospedale; da quel momento in poi aveva cominciato a guarire. La sua meraviglia non conobbe limiti quando si vide davanti agli occhi l'uomo che aveva gi visto nel sogno. Quando seppe tutta la storia, la donna fu enormemente grata all'estatico Yogiraj. Ora lei e il marito non avevano pi dubbi sulla grandezza dei poteri dello yoga. Mentre viveva a Danapur, Sri Lahiri Mahasaya ricevette una significativa lezione dal suo Gurudeva. Egli provava antipatia per quei monaci erranti fortemente dediti a fumare hashish. Un giorno, mentre percorreva le strade della citt, egli vide Sri Sri Babaji Maharaj che puliva gli utensili di uno di questi sadhu dediti all'hashish. Il Divino Babaji Maharaj disse con voce dura allo stupefatto Shyamacharan: Realizza che il Divino presente in ogni essere vivente, non disdegnare nessuno; il servizio ai sadhu una nobile azione. Ricorda che il Signore risiede in ogni creatura vivente. Chi pu sapere come e tramite chi Egli Si manifesta? Tutti i sadhu meritano il tuo servizio . Realizzando il significato di ci che l'onnisciente Sri Sri Babaji Maharaj aveva detto, Sri Shyamacharan si prostr profondamente ai suoi piedi e implor il suo perdono. Da allora egli mantenne un grande senso di rispetto per tutti i tipi di sadhu. Mahavatar Babaji Maharaj gli fece realizzare la verit che il Signore presente in tutti gli esseri viventi, e quindi svan nell'aria. Un postino chiamato Brinda Bhakat fu la prima persona che lui inizi a Danapur. Sri Brinda Bhakat si evolvette talmente in saggezza spirituale che spesso veniva invitato nei circoli delle persone erudite per far luce sui punti pi astrusi delle sacre Scritture. (Brinda aveva ottenuto la diretta realizzazione dell'Infinito, per cui ogni cosa gli veniva rivelata per grazia divina. Una volta stup un'assemblea di studiosi riuniti presso uno zemindar (proprietario terriero) di Bankipore risolvendo con semplicit di parole le intricate dispute spirituali che c'erano tra i pandit. Brinda spieg che lo yoga abbraccia in

s ogni forma di sadhana. In qualsiasi sadhana ci sia un segreto misterioso, questo ha a che fare con lo yoga. Anche i sei sistemi filosofici sono soltanto differenti stadi dell'unico yoga. Una volta un signore che aveva gi ricevuto l'iniziazione dallo Yogiraj premeva per avere l'iniziazione alle tecniche superiori. In quel momento arriv Brinda ai piedi del Maestro, che gli chiese: Allora, Brinda, vorresti avere il secondo Kriya? . Oh no! - rispose Brinda - la prima iniziazione mi ha talmente inebriato che trovo difficile consegnare le lettere . Lo Yogiraj disse: Brinda gi nuota nell'oceano di Satchidananda). Provando che le verit dello yoga sono presenti in maniera latente in tutti i sistemi di realizzazione di Dio, Sri Brinda faceva rimanere i dotti pandit pieni di stupore e ammirazione. Nel periodo che va dal 1872 al 1885 Sri Shyamacharan fece servizio alternativamente tra Danapur e Benares. Quando lavorava a Danapur egli rimaneva da solo. Durante questo periodo numerosi devoti ricevettero l'iniziazione. Da quando si ritir dal servizio, nel 1885, egli visse nella casa di Garudeshwar, a Benares, fino all'ultimo giorno della sua vita. Sri Lahiri Mahasaya aveva cinquantasette anni nel momento in cui si ritir in pensione. (Dopo la sua iniziazione a Ranikhet Sri Shyamacharan continu a lavorare in ufficio per circa venticinque anni. Durante il periodo di servizio non molti ebbero la fortuna di ricevere l'iniziazione da lui. Fu solo quando si ritir in pensione, e si stabil a Benares, che innumerevoli anime andarono a prendere rifugio sotto la sua divina grazia). Poich il suo reddito era assai modesto cerc di guadagnare qualcos'altro facendo lezioni private. Tra l'altro fu insegnante privato di Sri Prabhunarain Singh, figlio del Kashi Naresh, il re di Ramnagar. Lo stesso Kashi Naresh, il re Ishwarinarain, era colto, intelligente e molto incline allo studio delle antiche e sacre Scritture; naturamlente ammirava i pandit dediti allo studio dei Veda. Man mano che riconobbero le sue realizzazioni spirituali nonch la sua profonda conoscenza delle sacre Scritture, il re e il principe furono sempre pi attratti verso lo Yogiraj. Anche gli alti ufficiali della corte reale lo consideravano con la massima riverenza. Considerato l'incomodo al quale Sri Lahiri Baba doveva sottoporsi ogni giorno per il fatto di doversi spostare da Benares a Ramnagar, il re predispose con grande zelo affinch lo Yogiraj vivesse nello stesso palazzo reale. Inoltre, sia il re Ishwarinarain che il principe vennero iniziati al Kriya-yoga; dopo di loro, molti ufficiali della corte reale di Ramnagar presero l'iniziazione al Kriya-yoga. (Un altro maharaja che ricevette l'iniziazione da lui fu il re di Khetri. Sri Lahiri Baba non guardava alle ricchezze o alla povert di un uomo. La cosa importante per lui era l'onest, la semplicit e la devozione. Riteneva che la devozione fosse il solo passaporto per il Divino e chiunque ne possedeva anche un minimo veniva abbondantemente favorito dalla sua grazia. Si racconta che un maharaja discepolo dello Yogiraj una volta l'invit a casa sua e predispose tutto per un confortevole soggiorno. Ma Sri Shyamacharan si mostrava piuttosto infastidito. Vicino alla corte del re viveva un uomo molto povero che, venuto a sapere dello Yogiraj, lo invit ardentemente a benedire la sua capanna con la sua presenza. Lo Yogavatar acconsent. Giunto in casa dell'uomo, egli s'accorse che questi aveva preparato per lui, con grande devozione, del curry di pesce. Lo Yogiraj era completamente vegetariano, ma sapeva che se non avesse preso il pesce non sarebbe stato possibile al devoto preparare qualcos'altro per lui. Perci mangi il riso con il pesce e ripos per qualche tempo in casa del devoto. Ritornato a corte, il maharaja, che era gi stato informato di tutto dai suoi inservienti, chiese a Sri Shyamacharan la ragione del diverso comportamento nei

suoi confronti. Egli faceva preparare piatti rinomati per il suo Guru e tuttavia il Maestro non sembrava soddisfatto. Lo Yogiraj gli rispose che dietro le sue sfarzose attenzioni c'era sempre un senso d'orgoglio che metteva a disagio il Maestro; mentre da parte sua il povero devoto era pieno d'umilt e semplicit, tutto perci era dolce a casa sua). Ma a causa dell'et avanzata egli non pot rimanere a Ramnagar per molto tempo. Quindi ritorn a Benares e rimase a casa sua. Anche oggi il salotto dove sedette ininterrottamente durante gli ultimi anni della sua vita terrena, giorno e notte assorto nel samadhi, considerato da tutti i devoti al Kriya-yoga un sacro luogo di pellegrinaggio. Anche se divenne come il signore Shiva - il pi grande di tutti gli yogi - Yogiraj Sri Lahiri Mahasaya non rifugg mai il lavoro ordinario fatto per il bene della societ. In quel tempo la caccia data ai piccioni che vivevano sulle rive del Gange a Benares dava fastidio a molti. Sri Shyamacharan era molto addolorato dalla morte degli uccelli, che venivano uccisi davanti ai suoi occhi senza alcun motivo; fu cos che fece rimostranza alle autorit competenti affinch ponessero fine a quell'assurda crudelt. Come risultato di ci, entro breve tempo l'uccisione dei piccioni che vivevano sulle rive del Gange fu proibita per sempre. Una volta, nel 1886, in occasione del matrimonio del figlio minore Sri Dukari Lahiri, Sri Lahiri Mahasaya si rec a Bishnupur. (Una volta o due egli ebbe occasione d'andare a Krishnanagar e a Bishnupur, nel Bengala. Sembra che in quelle occasioni soggiornasse anche nei pressi di Monghyr e Bhagalpur. A Krishnanagar, suo paese natio, uno dei primi discepoli dello Yogiraj fu Acharya Brajalal Adhikary, che visse quietamente nella citt insegnando a scuola e praticando il Kriya). Per il profondo rispetto spontaneamente offerto allo Yogiraj, molti devoti di Bishnupur si unirono al gruppo dei suoi discepoli prendendo l'iniziazione al Kriya-yoga. Anche ai nostri giorni si possono trovare dei kriyaban altamente sviluppati in molte zone dei distretti di Bankura e Bishnupur. Fin dalla giovent Yogiraj Sri Shyamacharan fu ispirato dagli ideali di diligenza e integrit. Compiendo diligentemente tutti i suoi doveri come, per esempio, l'adempimento degli obblighi familiari, il servizio reso per il bene pubblico e la pratica delle austerit spirituali fatte con stretta osservanza della disciplina, egli ha voluto porre davanti a noi il grande ideale della sua vita perfetta. Durante tutto il periodo che fu in servizio non si avvalse mai di licenze prese senza un serio motivo, tanto per passare il tempo futilmente. Per natura era sempre allegro e instancabile. Le vicissitudini della vita non potevano mai rattristarlo. A motivo del suo modesto guadagno esegu tutti i doveri familiari e sociali con frugalit e parsimonia; e questo sia nel far fronte ai bisogni della famiglia, sia nel predisporre l'istruzione dei figli, sia nel fare la carit. A questo proposito bisogna ricordare che il contributo di Srimati Kashimoni Devi non fu meno importante di quello del marito. Tuttavia, malgrado le modeste entrate, Sri Shyamacharan fu in grado di costruire cinque o sei case a Benares. Il salotto della casa di Garudeshwar Mohulla oggi considerato da tutti i kriyaban un sacro luogo di pellegrinaggio legato alla santa memoria di Sri Sri Shyamacharan Lahiri Mahasaya; fu in questo salotto che pass la maggior parte della sua esistenza terrena dal momento in cui si ritir dal servizio, rimanendo sempre immerso profondamente nello stato divino di Coscienza del S. Durante questo periodo un cospicuo numero di aspiranti, venuti a conoscenza della sua illuminazione spirituale, ebbero la fortuna e il privilegio di rifugiarsi sotto la sua santissima protezione prendendo l'iniziazione al Kriya-yoga. In questo periodo, quasi ogni

giorno, dopo avere fatto il bagno nel Gange ed essersi seduto per un po' di tempo nel cortile interno della casa di Sri Krishnaram, un devoto brahmino maharati che abitava a Ranamahal, egli soleva ritornare a casa. Qualche volta visitava la casa di Krishnaramji anche di sera, discutendo di cose relative al Kriya-yoga con i devoti e i discepoli. Krishnaramji era il prete della divinit del tempio fatto costruire dalla regina di Udaypur. Egli seguiva Sri Sri Lahiri Mahasaya come un'ombra, rendendogli innumerevoli servizi in ogni cosa. Quando a causa della malattia il corpo di Sri Sri Lahiri Baba divenne molto debole - poco prima della morte - il devoto Krishnaramji fu impegnato instancabilmente notte e giorno al suo servizio. Circa dieci anni prima del suo mahaprayan da grande uscita finale dal corpo o mahasamadhi), avvenuto nel 1895, Sri Sri Lahiri Baba cominci ad elucidare le pi importanti Scritture sacre secondo i principi del Kriya-yoga. Il gruppo di discepoli che sedeva ai suoi piedi di loto e che praticava regolarmente e sinceramente il Kriya era solito annotare le sue spiegazioni. Tra questi discepoli principali vogliamo menzionare i nomi di Sri Panchanon Bhattacharya, Srimat Swami Sri Yukteshwar Giri, Sri Prasad Das Goswami e Sri Bhupendranath Sannyal. (Altri discepoli importanti, yogi di grande realizzazione, furono: i due figli dello Yogiraj, Tinkari e Dukari Lahiri; Swami Pranavananda Giri; Srimat Keshavananda Avadhut; Swami Kevalananda Maharaj (Shastri Mahasaya); Ram Gopal Muzumdar (Dayal Maharaj); Srimat Mahadev Prasadij). Il grande Guru Sri Sri Lahiri Mahasaya non scrisse mai alcun libro, n mai si cur di pubblicare qualche Scrittura tra quelle gi commentate da lui. Srimat Panchanon Bhattacharya Mahasay, uno dei suoi discepoli principali, fond a Calcutta un'organizzazione d'Arya Mission Institute) che aveva come scopo la diffusione del Kriya-yoga, e cos cominci a pubblicare le sacre Scritture con i commenti di Sri Lahiri Baba. All'inizio questi libri furono distribuiti soltanto tra i sinceri kriyaban, perch i commenti di Sri Lahiri Baba, molto brevi e sintetici, erano dei semplici accenni profondamente ermetici basati sulla realizzazione spirituale e visti alla luce delle pratiche yoga. All'uomo comune il significato di quei commenti appariva incomprensibile. C'era di fatto la possibilit di misinterpretare le pi segrete dottrine della via spirituale. Negli anni che seguirono, alcuni suoi discepoli pubblicarono molte di quelle sacre Scritture rivolgendosi al lettore comune e fornendo quindi un'elaborata spiegazione delle parole di verit realizzata del Maestro. Le persone ardentemente religiose, gli aspiranti alle pratiche yoga e soprattutto gli iniziati kriyaban considerano le sacre Scritture spiegate da Sri Sri Lahiri Baba come il rifugio supremo nel campo delle difficolt spirituali incontrate lungo la pratica individuale. Tra le sacre Scritture da lui commentate, le principali sono: la Srimad Bhagavad Gita, gli Yoga Sutra di Patanjali, la filosofia Vaisheshika, la filosofia Sankhya, la Charaka-Samhita, il Japji, la filosofia Vedanta, l'Ashtavakra Samhita, la Kabir Gita, il Mimansartha Sangraha, la Manu Samhita o Manu Rahasaya. (Le sacre Scritture commentate da Sri Lahiri Mahasaya furono in tutto ventidue. A quelle menzionate sopra bisogna aggiungere: Markandeya Chandi; Paniniya Shiksa; diverse Upanishad minori; Taittiriya Upanishad; uno scritto di Kabir; Omkar Gita; Guru Gita; Avadhuta Gita; Tantrasara; Lingapurana; Gautama-sutra). Tra i suoi doveri pi importanti c'era quello di mantenere un diario dove annotava ogni giorno le cose pi importanti e i consigli necessari alla pratica spirituale. La lettiera di legno, il vecchio tappeto e il paio di ciabatte di corda che egli usava vengono tutt'oggi tenute nel salotto dello

Yogiraj in sua memoria. Inoltre, la copia della Bhagavad Gita scritta in devanagari che egli era solito leggere viene ancor'oggi recitata dai suoi discendenti. Sulla lettiera di legno del salotto c' un grande ritratto ad olio di Sri Sri Lahiri Baba dipinto dal suo degno discepolo-artista Sri Gangadhar Dey. Il ventisei settembre 1895, nel momento di congiunzione del Maha-astami, Yogiraj Sri Sri Shyamacharan Lahiri lasci definitivamente questo piano terreno per raggiungere l'Eterna Dimora riservata a uno yogi. (Qualche tempo prima Sri Sri Babaji Maharaj aveva mandato a Sri Shyamacharan un messaggio simbolico tramite Sri Yukteshwar. Non appena il messaggio fu comunicato allo Yogiraj, egli divenne improvvisamente molto serio e sprofond nel samadhi. Sembra che il messaggio contenesse l'indicazione della dipartita di Lahiri Baba da questo mondo. Comunque molti discepoli erano al corrente della sua intenzione di lasciare la forma corporea nel mese di ashwin del 1895. Ma l'immediata causa fisica del trapasso dello Yogiraj fu un carbonchio sulla schiena. Egli permise al corpo di soffrire per un mese. Quando la malattia divenne seria, molti suoi discepoli - incluso il figlio maggiore Sri Tinkari Lahiri, che allora lavorava nel dipartimento dei conti postali a Calcutta, e Srimat Panchanon Bhattacharya - furono ai piedi del suo letto a Benares. Il famoso medico Hemchandra Sen, anch'egli discepolo dello Yogiraj, venne da Calcutta per curarlo. Poich Sri Sri Lahiri Baba era contrario all'operazione, sulla ferita veniva applicato l'olio di neem che era stato preparato sotto le sue istruzioni. Il dottor Purnachandra Bannerji, il medico di famiglia, pul la ferita e la fasci; ma lo Yogiraj si sent a disagio con la fasciatura, cos la strapp e si rese libero. Durante la sofferenza del Maestro, un suo famoso discepolo medico chiamato Balgovinda - che praticava l'Ayurveda - preg ardentemente lo Yogiraj di restare sulla terra almeno fin quando egli non preparasse e applicasse una rarissima medicina di grande potenza. Aveva gi predisposto per farsi mandare uno degli ingredienti per l'unguento da Ceylon. Lahiri Baba sembr accosentire al suo fervente appello. L'ingrediente arriv e fu preparato l'unguento, ma la sua applicazione non produsse il risultato desiderato). Solo un mese prima di quella data sul suo corpo s'era manifestato un foruncolo sulla schiena. Secondo il suo desiderio, il corpo non venne operato. Seguendo le sue istruzioni, sulla piaga fu applicato solamente dell'olio di neem (olio di margosa). Al momento dell'arati (adorazione con luci, ecc.) del sandhi-puja (il puja veniva celebrato solennemente nella casa accanto, quella di Rameshwar Chowdhuri, il vicino pi prossimo allo Yogiraj) del Maha-astami (l'adorazione di Durga nel momento di transizione tra l'ottavo e il nono giorno dedicati a lei), quando le campane cominciarono a suonare, Yogiraj Sri Lahiri Mahasaya apr gli occhi per l'ultima volta, pos il suo sguardo compassionevole sui familiari e i discepoli riuniti intorno, e quindi li richiuse definitivamente prendendo il volo-divino verso la dimora celeste, in perfetta pace e tranqullit. (Per molto tempo il corpo di Lahiri Baba ritenne il suo calore, senza diventare rigido. Sembrava che lo Yogiraj stesse riposando serenamente. I discepoli decorarono il corpo del Maestro con ghirlande e pasta di sandalo. La gente arriv da vicino e lontano per avere l'ultimo darshan (sacra visione) delle spoglie mortali dell'uomo di Dio. La pi grande incarnazione dello yoga nei tempi moderni non era pi in forma umana). Lasciando il piano d'attivit terrena, la sua entit immortale fece ritorno nel pacifico grembo dell'onnipresente e divino S (Paramatman). Entrambi i suoi figli, i congiunti, la moglie, e molti discepoli e devoti erano presenti al suo trapasso. Sei mesi prima che lasciasse il corpo, una volta egli confid a

Srimati Kashimoni Devi che presto avrebbe messo fine al suo gioco (lila) terreno. Inoltre in quell'occasione Sri Sri Lahiri Baba espresse il desiderio che il suo corpo fisico venisse deposto in una tomba all'interno della sua casa. (In quell'occasione, tra le altrc cose, lo Yogiraj chiese alla moglie di non piangere per la sua morte, poich anche dopo aver lasciato la spoglia mortale egli sarebbe stato presente come sempre, spargendo ovunque la sua amorevole grazia. Ma la sua volont non pot essere realizzata perch al momento opportuno tutti i familiari erano talmente stravolti dal dolore che il suo desiderio fu completamente dimenticato. Nello stesso tempo i santi e i pandit di Benares si espressero in favore della cremazione del corpo. (Ci fu una controversia per stabilire se il corpo doveva essere sepolto o cremato. Sebbene tra i comuni Ind la cremazione di regola, in genere i corpi dei grandi santi vengono sepolti, poich spesso gli yogi compiono molti miracoli tramite i loro corpi. Inoltre si ritiene che il corpo di un santo sia gi stato purificato e perci viene considerato come un tempio dello Spirito. Ma sebbene fosse il Maestro degli yogi, Sri Sri Lahiri Mahasaya era un capofamiglia e quindi molti dei suoi devoti insistettero per la cremazione. Con una grande processione, il suo corpo divino fu portato al ghat e crermato). Innumerevoli discepoli e devoti di Sri Lahiri Mahasaya compirono gli ultimi riti sacri nel famoso Manikarnika Ghat di Benares. Dopo la cremazione, le sue ceneri furono mischiate con la sabbia del Gange e con preziosa pasta di sandalo e quindi conservate in un vaso, che ancora preservato devotamente in un angolo della sua casa. (Dopo che il corpo dello Yogiraj fu cremato, Krishnaramji prese parte delle ceneri e delle ossa, le mischi con pasta di sandalo e sabbia del Gange e ne fece una palla che decor con pasta di sandalo rossa. Questa reliquia del sacro corpo ancora con i discendenti dello Yogiraj. Molti altri discepoli conservarono parte delle sacre ceneri. Poco dopo la sua morte alcuni discepoli videro la gloriosa figura luminosa del Maestro che li rassicur, confermando la sua continua guida e protezione per l'eternit). Descrivere l'eccellenza dei poteri yogici di Sri Lahiri Baba pu essere solo il capriccio anomalo di un comune essere umano. Coloro che ebbero il privilegio di rimanere costantemente nella sua santa compagnia poterono, fino a un certo punto, dare testimonianza dei suoi supremi poteri yogici. E' oltre la capacit intellettiva del comune essere umano comprendere la grandezza dei conseguimenti spirituali di un grande santo che ha realizzato Dio; un santo al quale anime liberate come quelle di Sri Trailanga Swami, del grande studioso monista Swami Bhaskarananda e di molti altri grandi santi e pandit di Benares - riconoscendo il suo stato sempre puro d'illuminazione e liberazione - resero omaggio per le sue eccezionali austerit religiose. Qui menzioneremo solo pochi esempi che illustrano i suoi straordinari poteri yogici, per il profttto dei lettori d'inclinazione religiosa. Sebbene a volte lo splendore dei poteri miracolosi veniva manifestato nel suo comportamento esteriore per instillare nei discepoli e devoti interesse ed entusiasmo per le pratiche spirituali, in genere Sri Sri Lahiri Mahasaya si asteneva dal farne mostra. Simile al suo onnisciente Gurudeva Sri Sri Babaji Maharaj, anch'egli amava vivere una vita che passasse inosservata all'occhio pubblico. La sua vita di tutti i giorni era al di l degli opposti di speranza e disperazione, simpatia e antipatia, piacere e dolore. Nel 1892 gli mor in casa la sua seconda figlia. Naturalmente tutta la casa era sotto una coltre di dolore e c'erano pianti e lamenti dappertutto; ma Sri Sri Lahiri Baba rimase seduto come al solito nel salotto in posizione di meditazione senza mostrare il minimo

turbamento. Una volta i discepoli e i devoti di Sri Sri Lahiri Baba desideravano ardentemente avere una sua fotografia. (Lo Yogiraj era in genere contrario a farsi fotografare. Tuttavia all'ardente preghiera dei discepoli, acconsent a posare davanti alla macchina fotografica. Prima che fosse scattata la foto interrog Gangadhar Babu sui principi della fotografia. Il discepolo spieg la tecnica fotografica con grande entusiasmo e con un pizzico d'orgoglio e vanit. Poco dopo la foto fu presa, ma con stupore Gangadhar Babu scopr che sulla lastra non c'era traccia della forma dello Yogiraj. Non sapendo spiegarsi la cosa, esamin completamente tutto l'apparecchio e lo prov con altre persone, ma tutto funzionava perfettamente. Sorridendo, Lahiri Baba disse al fotografo: Che ti dice la tua scienza? . Pieno di stupore, Gangadhar Babu cap che il potere della scienza niente paragonato al potere dello yoga. Prostrandosi davanti al Maestro, disse: Che la scienza sia dannata, il mio orgoglio stato fatto a pezzi. Adesso, vi prego, siate cos buono da permettere alla vostra forma di essere ripresa dall'obiettivo . Cos nacque la foto che ci tanto familiare. Le prime stampe furono di piccole dimensioni e una di queste pu essere ancora vista nel salotto di casa sua, appesa nel muro di fronte al posto dove egli sedeva. In seguito Gangadhar Babu ingrand la foto, facendone un acquerello che fu conservato da Sri Abhoycharan Lahiri; inoltre, da questa copia ingrandita, egli fece un ritratto ad olio dello Yogiraj). Uno dei discepoli, il famoso artista Sri Gangadhar Dey, venne autorizzato a fare la foto. Ma sebbene tutto il resto appariva nella pellicola, l'immagine di Sri Sri Lahiri Mahasaya era sempre mancante. Non riuscendoci dopo diversi tentativi, alla fine Gangadhar Babu cadde ai piedi del Maestro. Sri Sri Lahiri Baba era puro Spirito, onnipresente e onnipervadente. Come poteva un meccanismo tecnico inanimato riprendere la sua forma? Gangadhar Babu ammise la sconfitta della scienza materiale davanti alla scienza spirituale e chiese al Maestro di dare la sua benedizione affinch i discepoli potessero avere una foto dell'amata forma fisica. Infine Lahiri Baba appag il desiderio dei suoi devoti. Quella la sola fotografia che abbiamo di lui, ed ora sotto le mani di vari artisti ha preso diverse forme. Indicando questa fotografia, egli soleva ammonire i suoi discepoli: State attenti, non terminate il lavoro mettendo semplicemente pasta di sandalo e fiori davanti all'immagine; nello stesso tempo dovete fare kriya, japa e meditazione tutti i giorni . Una volta disse a uno dei suoi parenti pi prossimi: Se la consideri solo una fotografia, allora cos. Ma se, con devozione, la consideri vivente e piena di coscienza, allora essa operer di conseguenza. (Qualche tempo dopo si scaten uno di quei violenti e improvvisi temporali tropicali. La nuora dello Yogiraj si trovava in casa con un'altra donna devota. Entrambe pregavano ferventemente davanti all'immagine di Lahiri Baba per essere protette dal pericolo. Un fulmine cadde sulla casa, ma le devote sentirono come se qualcuno le avesse isolate con del ghiaccio, proteggendole dal calore mortale del fulmine. Cos furono salve). Un'altra volta Sri Chandramohan, un giovane vicino di Sri Sri Lahiri Mahasaya, poco dopo aver preso la laurea in medicina and da lui per avere le sue benedizioni. (Chandramohan era il fratello minore di un discepolo dello Yogiraj: Rammohan Dey. Dopo aver superato brillantemente gli esami finali del Lahore Medical College, spinto dal fratello maggiore Chandramohan and a rendere omaggio allo Yogiraj e a ricevere le sue benedizioni. Lahiri Baba lo bened con tutto il cuore. Quindi il giovane cominci a parlare dei recenti progressi della scienza medica, mostrando con un certo orgoglio tutta la sua conoscenza. Improvvisamente lo Yogiraj gli chiese quali erano i segni che permettevano di riconoscere un vivo da

un morto. Chandramohan gli disse ci che sapeva. Ora lo Yogiraj allung il braccio davanti al giovane e gli chiese di sentire il polso. Stranamente non c'era alcun battito. Chandramohan prese uno stetoscopio ed esamin accuratamente il petto dello Yogiraj; ma non c'era neppure il battito cardiaco. Tuttavia il Maestro era vivo davanti a lui e gli parlava. Quindi lo Yogiraj l'ammon che la conoscenza illimitata e che bisogna sempre pensare di conoscere molto poco. L'insegnamento dello Yogiraj influenz profondamente il giovane medico, che grazie alla costante ricerca della conoscenza in seguito divenne uno dei medici pi famosi del nord-ovest dell'India). Pieno d'amore Sri Sri Lahiri Baba allung il braccio davanti al novello dottore per saggiare la profondit della sua conoscenza medica, chiedendogli di sentire i battiti del polso. Dopo avere sentito il polso, il dottor Chandramohan rimase muto dallo stupore: non c'era n battito del polso n respirazione, ma Lahiri Baba era cosciente e il suo corpo era perfettamente normale. Il neo-laureato e la sua scienza medica non poterono risolvere il mistero di quell'animazione sospesa. Infine lo Yogiraj gli spieg alcune cose tecniche della scienza dello yoga, e concluse: Chandramohan, non c' mai fine alla conoscenza, che illimitata; perci nutri sempre nel tuo cuore il desiderio della saggezza . Il dottor Chandramohan fu inoltre particolarmente benedetto perch ricevette l'iniziazione dal grande yogi. Un medico chiamato Pareshnath era in quel tempo molto famoso a Benares. (Pareshnath Roy era discepolo di Gangadhar Sen, uno dei pi grandi maestri di Ayurveda. Pareshnath 'Kaviraj' (un medico che pratica l'antica scienza medica dell'India, l'Ayurveda) aveva accumulato grande fama e ricchezza come medico e studioso. Ma alla sua grande erudizione si univa il suo smisurato orgoglio, che faceva tremare di paura le persone davanti a lui. Una volta capit che Sri Raichandra Sanyal, cognato dello Yogiraj, condusse quest'ultimo da Pareshnath che stava leggendo davanti a un'illustre assemblea di medici e studiosi le sue note su Charaka, il grande saggio del passato che scrisse di medicina. Tutti lodavano i suoi commenti. Accorgendosi che l'unico a rimanere in silenzio era lo Yogiraj, Pareshnath volle sapere la sua opinione. Lahiri Baba rispose gentilmente: E' tutto completamente sbagliato . I presenti temettero lo scatenarsi della collera del Kaviraj; nessuno fino ad allora aveva avuto il coraggio di dirgli una cosa del genere. Pareshnath rimase muto dallo stupore, poi arrabbiato e sorpreso chiese a Lahiri Baba: Che ne sapete di questo argomento? . S, so tutto , rispose lo Yogiraj - e ritorn a casa. Per il Kaviraj passarono alcuni giorni d'intensa agonia mentale, quindi si rec da Lahiri Mahasaya e confess che, spiegando Charaka, il professor Gangadhar Sen gli aveva detto che oltre a quella spiegazione le parole di Charaka avevano un significato pi profondo che solo uno yogi poteva spiegare. L'interpretazione spirituale di Charaka data da Lahiri Mahasaya fu pubblicata qualche tempo dopo. Divenuto discepolo dello Yogiraj, Pareshnath raggiunse gradualmente lo stato di samadhi e poich spesso il Maestro doveva andare a casa sua per interrompere il samadhi e farlo ritornare allo stato normale di coscienza, infine compr una casa vicina a quella del suo Guru e and a vivere l. Prima di morire, con un atto testamentario Pareshnath lasci in eredit la maggior parte della sua propriet a Sri Tinkari Lahiri, figlio maggiore dello Yogiraj. Questi incidenti ci dimostrano che lo Yogiraj venne in questo mondo per indicarci che l'erudizione e tutti i possedimenti e le ricchezze terrene diventano senza significato se non servono a sviluppare lo spirito di devozione e umilt davanti al Divino. A parte il suo orgoglio, Kaviraj Mahasaya era veramente una persona eccezionale e, distruggendo la sua vanit, lo Yogiraj fece piovere la grazia su di lui cambiando il corso della sua vita nella giusta direzione). Pareshnath 'Kaviraj' era considerato dalla societ

d'allora come un dhanwantari, il medico degli di. Una volta scrisse un'interpretazione del 'Charak-samhita' - il libro della medicina indiana. Questo accrebbe ulteriormente la sua fama tra i circoli medici. Capit per caso che Sri Sri Lahiri Baba leggesse la sua interpretazione, ma poich vi erano alcune misinterpretazioni non rimase molto soddisfatto. Quando Pareshnath Kaviraj ascolt i commenti di Lahiri Baba rimase affascinato. Lo Yogiraj fece chiamare il medico e gli spieg i suoi errori d'interpretazione alla luce dei princpi dello yoga. Il saggio medico ammise lo sbaglio e corresse il libro di conseguenza; da allora fu degnamente accolto come un suo sincero devoto. Kaviraj Mahasaya prese l'iniziazione al Kriya-yoga ed ottenne molta illuminazione spirituale. A volte rimaneva cos profondamente immerso nel samadhi che Sri Sri Lahiri Baba doveva andare a casa sua per riportarlo alla coscienza esterna. Per l'illimitata riverenza verso il suo Gurudeva, Kaviraj Mahasaya don la casa costruita con i propri guadagni alla famiglia di Sri Sri Lahiri Baba. Sri Subaran Mistri, un discepolo di Lahiri Mahasaya, ci fornisce un perfetto esempio di come un uomo possa trovarsi coinvolto in grandi difficolt a causa dei suoi vani desideri. Il falegname-artigiano Subaran era un uomo semplice, modesto e di buona natura. Il nome e la fama di Subaran Mistri si diffuse fino in terre lontane a motivo delle sue raffinate qualit artistiche e la sua capacit di creare eleganti articoli di legno. Per alcuni anni consecutivi allest delle mostre dei suoi lavori artistici in diverse esposizioni fatte in Francia e in Europa. Ogni volta, al ritorno dall'Europa, Subaran era solito provare immenso piacere nel narrare gli eventi del viaggio al suo Gurudeva Sri Sri Lahiri Mahasaya. Il fatto che in nessuno dei suoi viaggi in nave avesse mai assistito a una tempesta era una specie di desiderio che egli nutriva e che per rimaneva inappagato. (Egli disse che malgrado i suoi numerosi viaggi in mare non aveva mai avuto l'opportunit di vedere un tifone, che secondo i marinai presentava degli aspetti di terribile bellezza. Pochi giorni dopo Subaran dovette partire nuovamente per l'Inghilterra. Questa volta, nel mare Arabico, si scaten un terribile tifone. Tutti pensavano solo a salvare la vita. I marinai chiesero ai passeggeri di pregare. Subaran entr in una cabina e ad occhi chiusi cominci a pregare il suo benevolo Gurudeva. Improvvisamente sent la voce del Maestro e aprendo gli occhi fu sorpreso di vederlo faccia a faccia. Lo Yogiraj gli chiese di uscire dalla cabina per ammirare il tifone; Subaran allora si vergogn dell'insano desiderio e chiese ripetutamente scusa). In seguito, avuta un'altra opportunit di partecipare a un'ennesima esposizione, Subaran Mistri intraprese il viaggio di mare imbarcandosi con tutto il suo materiale artistico. Dopo aver navigato per alcuni giorni, nel mare ci fu una terribile tempesta; la nave stava quasi per colare a picco e i passeggeri erano sul punto di venir meno dalla paura. A questo punto anche Subaran Mistri fu preso dalla paura e cominci a pregare Sri Sri Lahiri Baba. Benevolo e grazioso com'era verso i fedeli devoti, Yogiraj Lahiri Mahasaya rispose alla preghiera di Subaran e certamente lo rassicur, ma nello stesso tempo lo riprese con tono duro: Perch questo frivolo desiderio? Adesso guarda il pericolo, l'intenso dolore di tante persone! . L'iniziazione di Sri Hitlal Sarkar, del villaggio di Akra (nel distretto dei 24 Pargamas, Bengala), fu un altro esempio luminoso dell'intuizione spirituale del grande yogi Shyamacharan Lahiri. (Sri Abhoycharan Lahiri ci racconta la storia dell'iniziazione di Hitlal Sarkar, un discepolo dal cuore d'oro che lavorava in una fabbrica di mattoni. Egli aveva solo sentito parlare dello Yogiraj. Una volta a mezzogiorno, mentre controllava il lavoro degli operai, sent un im-

provviso e irresistibile impulso d'andare da qualche parte. Lasci subito il lavoro e and alla stazione. Allo sportello gli chiesero dove voleva andare, ma non riusc a fare il nome di nessun posto. Cercando nelle tasche trov otto rupie e pochi spiccioli, perci chiese un biglietto per una citt che fosse raggiungibile con quella somma. Dall'aspetto di Hitlal il bigliettaio ebbe l'impressione che questi stava cercando un posto dove pacificare la sua mente tormentata; perci gli diede un biglietto per Benares, la citt sacra al Signore Vishwanatha (Shiva) dove i santi affluivano da tutte le parti dell'India. Arrivato a Benares, Hitlal prese una carrozza e si diresse verso il quartiere Bangalitola, poich aveva sentito dire che era il centro dei bengalesi residenti a Benares. Giunto alla porta dello Yogiraj, Hitlal s'era fermato e stava pensando seriamente dove andare. In quel momento Lahiri Baba apparve alla porta di casa e gli chiese d'entrare. La benigna apparenza di Sri Shyamacharan impression l'ospite, che gli chiese come potesse conoscerlo. Lo Yogavatar gli rispose di non pensare a queste cose finch non avesse prima finito di mangiare e di riposarsi. Fu predisposta ogni cosa per il suo confortevole alloggio. Nel pomeriggio Hitlal trov numerose persone istruite riunite intorno a Lahiri Mahasaya, nel suo salotto. Tuttavia non riusc a capire niente dei profondi discorsi tenuti dallo Yogiraj su cose spirituali. La mattina dopo Hitlal accompagn Labiri Baba a fare il bagno nel Gange; dopo il bagno gli fu detto che era stato lo stesso Yogiraj ad attirare Hitlal a Benares con la sua forza spirituale, poich il tempo dell'iniziazione del discepolo era maturo). Hitlal era un comune operaio di fabbrica. Malgrado guadagnasse poco ed era gi difficile far fronte ai bisogni di casa sua, quando trovava qualcuno in grande bisogno o in povert Hitlal dava a piene mani. Egli non era portato alla vita familiare, e cos una mattina part da casa per andare in fabbrica, ma invece d'andare al lavoro si rec a Benares. Arrivato a Benares, citt che sconosceva, non avendo ancora deciso dove fermarsi cominci a camminare da un posto all'altro fin quando entr in una strada del quartiere Bangalitola, come se qualcuno l'avesse condotto fin l mediante ipnosi. Fermatosi in un posto, davanti a lui, alla porta di casa, c'era una persona di bell'aspetto, di carnagione chiara e dal portamento tranquillo; quell'uomo stava l come se aspettasse un nuovo ospite. Sri Sri Lahiri Baba lo invit ad entrare in casa e gli diede ospitalit. A Hitlal non rimase altro da capire che qui il suo desiderio sarebbe stato esaudito; quel santo altri non era che il suo veneratissimo Gurudeva. La cerimonia dell'iniziazione fu compiuta al momento opportuno. Dopo aver raccolto il grande tesoro, Hitlal ritorn a casa pieno d'immensa gioia. Dopo il decesso di Lahiri Mahasaya alcuni parenti e le donne della sua famiglia poterono testimoniare in molte occasioni la sua divina presenza. (Sri Abhoycharan Lahiri ha menzionato alcune di queste testimonianze: Ogni anno le devote donne della casa osservavano il digiuno nel giorno del Mahastami, e lo rompevano dopo aver adorato lo Yogiraj durante il sandhiksan. Una volta il sandhiksan cadde esattamente nel momento in cui lo Yogiraj aveva lasciato il corpo (tra le 4,20 e le 4,24 del pomeriggio). Le donne videro che al momento del sandhiksan il ritratto di Lahiri Baba scomparve gradualmente dietro una spessa coltre di nuvole. Due minuti dopo, passato il sandhiksan, le nuvole si dissiparono lentamente. Una volta, aperta una nuova finestra nel muro del salotto, il ritratto di Lahiri Mahasaya fu spostato dall'originaria posizione affinch potesse essere pi chiaramente visibile alla luce che proveniva dalla finestra. Ma stranamente da quel momento fino al giorno seguente tutti i membri della famiglia Lahiri, ovunque fossero, ricevettero delle leggere ferite. Realizzata la cosa, il ritratto venne rimesso al posto di sempre

e tutto torn normale. Srimati Kashimoni Devi, la santa sposa dello Yogiraj, entr in mahasamadhi alla venerabile et di novantaquattro anni. Da alcuni anni prima era generalmente assistita da qualcuno di casa. Soltanto per circa due ore dopopranzo veniva lasciata riposare da sola. Un giorno, prima di pranzo, la santa Madre chiese al nipote Sri Abhoycharan di mettere il migliore ashana (tappetino) di lana a fianco al suo letto e lasciare la stanza. Abhoycharan e la moglie chiesero alla nonna il motivo di tutto questo. Chi doveva venire a trovarla in quella strana ora del giorno? Con loro meraviglia, gli fu risposto che ogni giorno a quell'ora, quando nella stanza non c'erano n visitatori n assistenti, la sacra figura di Lahiri Mahasaya entrava dalla finestra a nord e passava qualche tempo in conversazione con lei. Lo Yogiraj scompariva quando c'era la possibilit che qualcuno entrasse nella stanza. Da quel giorno il tappetino di lana fu tenuto a parte esclusivamente per lo Yogiraj e non fu permesso a nessun altro di sedervisi. Sri Utpal Sanyal, figlio della figlia minore di Sri Abhoycharan Lahiri, aveva nell'infanzia una comunione mistica con lo Yogiraj. Quando aveva circa tre anni entrava spesso in una stanza solitaria e conversava con il grande yogi, che egli descriveva come 'Shyam Baba'. Una sera i genitori di Utpal volevano andare al cinema. Utpal entr nella stanza per chiedere il permesso a Shyam Baba e dopo un po' disse ai genitori che Sri Shyamacharan non voleva che andasse al cinema. Il ragazzo non and, ma rimase a casa con la nonna. Al termine della proiezione i genitori tornarono a casa completamente fradici di pioggia, per un improvviso e violento temporale. Utpal and a Benares quando aveva quasi cinque anni. Non appena vide la statua dello Yogiraj riconobbe il suo Shyam Baba. Tuttavia, avanzando negli anni, Utpal non ebbe la buona fortuna di continuare le sue comunioni con Sri Sri Lahiri Mahasaya). Fu notato che ogni anno, nel momento di passaggio nel giorno del Maha-astami (l'ottavo giorno della luna crescente nel mese di aswin, settembre-ottobre), il suo ritratto ad olio tenuto sulla lettiera del salotto, dov'egli sedette ininterrottamente negli ultimi anni della sua vita, veniva coperto di nuvole per alcuni minuti e dopo un po' l'oscurit s'allontanava. Una grande sfortuna s'abbatteva sulla casa se qualcuno spostava uno qualsiasi degli articoli ch'egli aveva usato e che venivano tenuti con venerazione nel salotto. Il problema poteva essere risolto solo quando l'articolo veniva rimesso al suo posto e ci s'inchinava davanti allo Yogiraj. Un altro strano incidente fu narrato da Kashimoni Devi, moglie dello Yogavatar. In et matura Kashimoni Devi aveva l'abitudine di riposare dopo pranzo, rimanendo completamente sola in camera per un paio d'ore. Accanto al suo letto veniva tenuto un seggio. Ogni giorno a quell'ora Sri Sri Lahiri Baba veniva nel suo corpo etereo, si sedeva e parlava con Kashimoni Devi. Pu sembrare incredibile, ma per un eminente santo, un grande yogi e un uomo di profonda saggezza una cosa del genere non affatto impossibile. Egli era completamente unito con il Signore supremo, il Divino Padre dell'universo, ed era stabilito nell'equanimit perfetta. Al dolce comando della sua volont, poteva materializzare o smaterializzare la sua forma corporea. Non c'era limite ai poteri sovrannaturali di Yogiraj Sri Sri Lahiri Mahasaya. Malgrado il suo cuore fosse imperturbabile come quello del Signore Shiva - il pi grande degli yogi - il suo sguardo era onnipervadente, la sua compassione onnicomprensiva, e tutte le preghiere raggiungevano le sue orecchie. Sri Sri Lahiri Baba era, per cos dire, presente nell'essere interiore dei suoi devoti e discepoli, come se ognuno di essi fosse sempre davanti ai suoi occhi ed egli potesse ascoltare il cuore di tutti. Abhaya, una discepola che generalmente viveva a Calcutta, una

volta ebbe un gran desiderio di vedere il suo divino Gurudeva; cos s'affrett ad andare a prendere il treno per Benares. Quando arriv alla stazione il treno stava quasi per partire dalla banchina, ma Abhaya doveva fare ancora il biglietto. (Il treno fischi. La donna preg l'amato Guru con intensa devozione. Improvvisamente il macchinista s'accorse che il treno non si muoveva di un pollice, malgrado le ruote continuavano a girare. Dopo un'ispezione, che naturalmente richiese parecchio tempo, s'accorsero che in qualche modo s'era allentata una vite, che era quindi la causa materiale dell'inspiegabile incidente). Si vide che il treno rimase fermo e incapace di muoversi, come se ci fosse qualche difetto meccanico. Nella stazione cominci ad esserci trambusto e clamore. Ma nessuno pot scoprire un qualsiasi difetto meccanico, n il treno si spost di un solo pollice. Incidentalmente il capotreno corse verso la biglietteria e vedendo Abhaya con tutta quella fretta le compr lui stesso il biglietto e la fece accomodare nel treno. Non appena si fu accomodata, il treno cominci a muoversi. Il giorno dopo, arrivata a Benares, Abhaya apprese che quanto era successo era stato semplicemente un miracolo compiuto dallo Yogiraj. (Arrivata a Benares, lo Yogiraj la consigli sorridendo di essere pi puntuale nei suoi futuri viaggi). Anche se fu rimproverata ed invitata ad essere pi puntuale nel prendere il treno, il cuore di Abhaya fu pieno di devozione e reverenza in quanto realizz la gloria della premura sempre vigile del suo Gurudev. In un'altra occasione, avendo gi perso otto figli, morti poco dopo la nascita, Abhaya preg ardentemente il suo divino Gurudeva per avere un altro figlio. Anche questa volta Sri Gurudev appag il suo desiderio. Quando le nacque il nono figlio, Sri Sri Lahiri Baba si manifest nel suo corpo etereo nella stanza di degenza di Abhaya salvandole il figlio dalla morte. (Lahiri Mahasaya chiese alla donna di sorvegliare attentamente la lampada ad olio che ardeva nella stanza dove sarebbe nata la bambina. A suo tempo la donna diede alla luce una graziosa bambina. Fu presa anche un'infermiera per vigilare sulla lampada, che doveva continuare ad ardere tutta la notte. Verso l'alba, per, le due donne erano molto stanche e insonnolite e la lampada stava quasi per spegnersi. La porta era stata chiusa dall'interno, ma improvvisamente si spalanc e le donne si svegliarono. Con sorpresa videro nella stanza la benevola figura di Lahiri Baba che puntava silenziosamente il dito verso la luce morente della lampada. Subito esse aggiustarono lo stoppino e la lampada riprese ad ardere. Ma dov'era lo Yogiraj? In tutta la stanza non c'era pi traccia di lui. Egli era apparso solamente per salvare la bambina della devota. Lo scopo era stato raggiunto e la bambina continu a vivere. Di fatto, tutti i suoi discepoli consideravano Lahiri Baba come il solo rifugio nel momento del pericolo). La storia narrata da Sri Yukteshwar Giriji - uno dei pi avanzati discepoli di Sri Sri Lahiri Mahasaya - circa la resurrezione del suo amico Ram ci fornisce un altro esempio sorprendente dei poteri soprannaturali dello Yogiraj. Quasi ogni anno, durante un certo periodo, Sri Yutkeshwar Giriji aveva l'abitudine di visitare Benares e di soggiornarvi un poco. In questa citt aveva un amico chiamato Ram, anche lui discepolo di Lahiri Mahasaya. Una volta Ram s'ammal di colera asiatico. I medici lo trattavano nella maniera usuale. Sri Yutkeshwar Giriji prestava soccorso a Ram, ma nonostante tutte le sue premure non c'erano segni di miglioramento nella condizione dell'amico. Sri Yutkeshwar Giriji rifer queste notizie a Sri Sri Lahiri Baba, pregandolo ferventemente di guarire Ram al pi presto. Lo Yogiraj lo assicur che Ram si sarebbe rimesso presto, poich i medici lo tenevano sotto cura. Ma l'amico peggiorava sempre pi. I medici non riuscirono a

curarlo e abbandonarono ogni speranza. Per Ram non c'era pi niente da fare. Sri Yukteshwar Giriji corse parecchie volte dal suo Guru, ma solo per ricevere la solita risposta: Ram star bene . Difficilmente Giriji Maharaj pot credere a quelle parole. Ritorn perplesso e trov Ram sul letto di morte, senza alcun segno di vita in corpo. Stordito dal dolore, ritorn dal suo Gurudeva e con grande emozione rifer che tutto era finito. Col cuore imperturbato, Sri Sri Lahiri Baba lo consol e gli chiese di meditare un poco. Era possibile che la mente si calmasse e meditasse in mezzo all'angoscia e al dolore? Tuttavia, alla richiesta del divino Sriguru, Sri Yukteshwar Maharaj s'impegn nella meditazione. Dopo alcune ore Lahiri Baba gli diede una bottiglia di olio di neem, dicendogli: Ora va e metti sette gocce dell'olio di questa bottiglia nella bocca di Ram . Come fosse guidato da un influsso magico, Sri Yukteshwar torn indietro e aperta la bocca ormai fredda di Ram vi vers sette gocce d'olio di neem. Non appena ebbe versato l'olio, il corpo inanimato di Ram cominci a palpitare. In breve Ram si sedette sul letto. Non solo questo, ma dopo un po' cominci a camminare andando direttamente dal suo divino Gurudeva. A questa straordinaria esperienza, realizzando l'immacolata grandezza dei poteri soprannaturali del loro divino Gurudev - Yogiraj Yogavatar Sri Sri Shyamacharan Lahiri Mahasaya - i devoti e i discepoll furono completamente fuori di s dallo stupore. Infinita la gloria dei poteri soprannaturali dello yoga. (Ai suoi tempi lo Yogiraj era il cittadino pi amato e rispettato di Benares. Nel caso ci fossero delle dispute religiose la gente accettava sempre la sua mediazione. Cos sappiamo di un'assemblea fatta per discutere delle questioni religiose nella quale egli, che fungeva da presidente e moderatore, convinse Swami Dayananda Saraswati, il fondatore dell'Arya-samaj, che il suo modo d'adorare Dio Impersonale non era certamente l'unico modo di realizzare Satchidananda. Il Divino, che onnipresente e onnipervadente, pu essere ugualmente adorato in differenti immagini e simboli, in conformit alle diverse inclinazioni e preferenze del devoto. Sempre in riferimento a questa storia, conosciamo un altro simpatico incidente che ci d un'idea dei miracolosi poteri yogici di Lahiri Mahasaya, cos raramente usati da lui. Prima di cominciare il dibattito, lo Yogiraj aveva posto la condizione che nell'assemblea si parlasse soltanto uno alla volta. Tuttavia, quando la discussione s'accese, alcuni seguaci di Dayanandaji dimenticarono quella condizione e cominciarono a parlare forte insieme per sostenere il loro punto di vista. Lahiri Baba chiese loro semplicemente di non parlare pi e, stranamente, si trovarono tutti come se avessero la lingua legata. Dopo un po' lo Yogiraj ricord loro la condizione e gli diede di nuovo il potere di parlare. Questo tipo d'incidenti possiamo riscontrarli nel corso di tutta la vita divina di Sri Sri Lahiri Mahasaya e possiamo considerarli come manifestazioni involontarie del suo potere spirituale). Per quanto incredibile possa sembrare, ci vero come la luce del sole. La venuta in questo mondo di Yogiraj Sri Sri Lahiri Mahasaya e dei grandi santi come lui avviene solo per manifestare in maniera tangibile la grandezza dell'onnipresente, onnipervadente e onnisciente Signore Supremo dell'universo. ALCUNI DETTI Dl SRI SRl THAKUR LAHIRI BABA (Tratti dalla biografia dello Yogiraj scritta da Sri Abhoycharan Lahiri) Considerati il pi umile di tutti; fai il Kriya e attieniti ai riti e alle discipline religiose. Nutri nell'animo il desiderio risoluto di eliminare la lussuria, la collera, l'avidit, l'infatuazione, l'orgoglio e l'invidia dal tuo cuore e sforzati di cacciarli via.

Quando sei preso dal forte stimolo della passione, trattieni il respiro e ripeti il Nome del Signore. Non avere desideri per te stesso. Quando vieni sopraffatto dalla collera, calmati, convincendo da solo la tua mente. Non vantarti di niente e riconosci di essere niente, poich quella Nullit l'Essere supremo. Leggi o ascolta le sacre Scritture. Conosci le implicazioni interiori dei Veda, dei Purana, dei Tantra e delle altre filosofie e allora diventerai una persona idonea per il sentiero della bhakti (devozione). Pelle, sangue, carne, muco, midollo, ossa e seme - la combinazione di questi sette elementi chiamata corpo fisico. La rinuncia del desiderio japa. Il samana (una delle cinque correnti d'energia vitale) chiamato ajapa. Quando la mente viene calmata, i desideri inutili scompaiono. Con la cessazione del pensiero tutti i sensi vengono abbandonati; quando i sensi sono abbandonati, la loro potenza andata; quando i sensi sono privi di potenza, l'energia aumenta. L'incremento d'energia aumenta la durata della vita. Un pasto leggero la migliore delle astinenze; la non-violenza la migliore delle discipline; la posizione del loto l'asana migliore. Tutta la vita protetta - nella terra, nell'acqua, nel fuoco, nell'aria e nell'etere; perci, quando tutti questi elementi sono presenti in te, perch tu non saresti protetto? Tutto possibile con una mente ferma e risoluta. Persevera e il fiore produrr il frutto. La scrittura rovesciata viene vista nella maniera giusta quando viene messa davanti a uno specchio; allo stesso modo, se il prana (energia vitale) fatto andare in senso contrario viene realizzato il vero S. Nel cuore della notte metti le dita nelle orecchie e ascolta: 1) Il canto del grillo; 2) il suono del flauto; 3) il rumore del tuono; 4) il suono della campana; 5) il suono del gong; 6) il suono della tromba; 7) il suono del tamburo; 8) il suono del calabrone. L'abbandono dell'egoismo un imperativo. Dovete avere compassione nel vostro cuore. Consigli alle discepole: Il governo della casa il dovere principale. Si deve imparare l'arte manuale (artigianato). Bisogna usare sempre dolci parole. Non c' motivo di usare molti articoli, vestiti e ornamenti lussuosi. Anche se elogiate da qualcuno, non bisogna essere lusingate. Non state sempre a scherzare. Siate gentili con i poveri, i bisognosi e gli afflitti. Siate sempre inclini ai doveri religiosi e alla conoscenza. Anche se siete libere, tuttavia date retta a ci che le persone di rispetto vi consigliano e agite di conseguenza. La nascita e la morte rappresentano l'apparizione e la scomparsa dell'Anima nel reame di spazio e tempo. Sono l'adempimento della legge e del piano Divino. L'Anima immortale ed eterna. Dio ha creato l'Anima umana infondendo in ognuna la vita immortale presa dalla Sua eterna esistenza. L'Anima deve obbedire alla legge di Dio. L'obbedienza alla legge di Dio la suprema virt. L'ego la causa di tutte le imperfezioni dell'uomo. Tutte le qualit negative hanno origine quando si dimentica la propria identit di Anima, di Figlio di Dio. Come la natura che rivela la sua gloria, l'Anima di un illuminato manifesta la bellezza celeste delle sue innate qualit divine. Il carattere di un uomo viene determinato dalla qualit delle sue azioni. Il frutto delle sue azioni racchiuso nell'essere interiore

dell'uomo. L'uomo un'Anima evoluta. Durante il cammino dell'Anima verso la realizzazione della perfezione di Dio, l'uomo diventato un abitante di questa terra. Le facolt dei sensi sono al servizio dell'Anima. I poteri della mente servono per l'autoilluminazione. L'amore del cuore il potere supremo dell'uomo. Le qualit divine dell'Anima servono alla rivelazione e alla realizzazione della perfezione di Dio. L'autorealizzazione la manifestazione della piena gloria della realt, degli attributi e della perfezione di Dio nell'infinit della propria effulgente pura Coscienza. Lo sviluppo spirituale sta alla base del progresso umano. L'avanzamento della civilt sta nello sviluppo interiore dell'uomo. Che l'umanit cresca nella conoscenza della verit, nel potere della giustizia, nel coraggio dell'autodeterminazione, nel compimento di nobili azioni, nella saggezza della meditazione e della contemplazione, e soprattuto nella luce interiore della realizzazione del S - allora il progresso e la pace saranno assicurati per sempre. La Ricerca e la Luce che la illumina Ci sembra interessante presentare come appendice alla biografia dello Yogiraj un piccolo libretto fatto stampare nel 1926 dal nipote del Maestro, Sri Anandamohan Lahiri. In quel tempo egli insegnava nel 'Brahmacharya Vidyalaya' di Ranchi - la scuola fondata da Paramahansa Yogananda. Pi che parlare della vita dello Yogiraj, si tratta principalmente di un saggio sui suoi insegnamenti. Il sottotitolo del libricino era: Un breve studio di Sri Sri Labiri Mahasaya di Benares, ed era "dedicato a tutti gli amanti della Verit". LA RICERCA E LA LUCE CHE LA ILLUMINA Se lo perdessimo, perderemo troppo e sarebbe la nostra rovina , dice uno. Cercatelo, perch senza di lui la vita diventa insopportabile , grida un altro. Egli venuto per me e guai a me che non l'ho amato! E sarebbe stato veramente vivere, se lui fosse rimasto sempre con me; se solo potessi averlo adesso, preferirei morire per lui piuttosto che lasciarlo! , sospira una terza persona. Perch, egli proprio qui come sempre, con voi e con me! Non riuscite a vederlo? , dice una voce chiara e penetrante. Che cosa significa tutto questo? S, significa molto: ci mette in evidenza la nota fondamentale del cuore umano. Questo grido, questo entusiastico e ardente desiderio basta ad indicare la profondit del sentimento che infiamma molte anime che conoscono o desiderano conoscere il nostro Lahiri Mahasaya, il cui nome completo era Sri Shyamacharan Lahiri di Benares. Malgrado abbia lasciato la sua spoglia mortale, il numero di coloro che sentono ad ogni istante la sua presenza tuttora legione. Non di poco valore studiare brevemente la sua vita, poich in lui troviamo molte delle verit spirituali di cui l'oriente pu gloriarsi. Nato il settimo giorno della quindicina discendente , prima della festa del Durga-puja del 1828, a Ghurni, Goari, vicino a Krishnagar, nel distretto di Nadia, nel Bengala (India), egli visse fino all'et di sessantotto anni e abbandon il suo 'lila sarir' (il corpo, che ha la sola funzione di recitare la parte assegnatagli nella vita) il ventisei settembre del 1895, nell'ottavo giorno della quindicina ascendente, nel fausto momento del sandhiksana del Durga-puja, nel momento dell'offerta sacrificale. A Nadia, quand'era ancora molto piccolo, aveva l'abitudine di sommergere tutto il corpo tranne la testa sotto la sabbia, seduto in posizione yogica. Nell'inverno del 1833 suo padre lasci Nadia per sempre e and ad abitare a Benares. Egli ricevette la sua

prima istruzione in una scuola e in seguito, probabilmente, termin la sua carriera scolastica in qualche scuola superiore o nell'allora 'Jainarayana College'. In effetti non conosciamo molti particolari della sua carriera scolastica. Comunque impar correttamente il sanscrito e tutti i Veda, e specialmente il Rig-Veda, da un pandit (studioso) marhati chiamato Nag-Bhatta. Cos studi interamente tutti i Veda e impar a memoria tutti i passaggi pi importanti, comprendendone pienamente il significato. La sua spiegazione della filosofia Vedanta piena di conoscenze, tradizioni e citazioni vediche. Si spos nel 1845-46, a diciotto anni. Nel 1851, a ventitr anni, prese servizio nel dipartimento del genio militare come contabile. Nel 1861, all'et di trentatr anni, ricevette l'iniziazione spirituale a Ranikhet - allora nel distretto di Nainital - dov'era stato trasferito dai suoi superiori. Cominci a fare pubblicare le sue opere durante gli ultimi dieci anni della sua vita. Molti furono iniziati da lui in un momento di commozione (huzug) popolare. La maggior parte della gente che andava da lui, anche le persone colte, erano spinte da una superficiale curiosit. Egli non amava insegnare a coloro che non avevano voglia d'imparare. Nonostante tutto, sosteneva che ogni capofamiglia ha il diritto d'imparare il Kriya-yoga, dato che esso cosl liberale da permettere qualsiasi attitudine o inclinazione religiosa. Un serio studio del Kriya-yoga richiede una vita di continenza. L'aspirante pu essere o pu non essere sposato. Troviamo che spesso la vita di un capofamiglia pi casta di quella di uno scapolo. Egli ci ha dato la luce, ed essa illuminer tutta la cultura e la religiosit orientale. Adesso il momento di pagare l'alto prezzo per poterlo studiare, poich soltanto pochi dei suoi seguaci fecero di lui e dei suoi insegnamenti un oggetto di serio studio. Molti si riunirono intorno a lui non per studiarlo scientificamente non per imparare ci che egli voleva dire esattamente, ma per appagare i loro desideri ordinari. Quasi tutti si radunarono intorno a lui per migliorare la loro salute; molti andarono per vedere dei miracoli e per vedere con i propri occhi come un uomo potesse vivere senza battito cardiaco e del polso, senza circolazione sanguigna e senza respirare. Soltanto pochi presero il suo modo di vivere con la dovuta seriet. Ma egli soddisf tutti quelli che andarono da lui, ognuno secondo i propri desideri. Ci venne detto che il Kriya-yoga l'insegnamento pratico contenuto nella Bhagavad Gita. L'importante compito al quale Lahiri Mahasaya si dedic fu quello di spiegare il significato adhyatmico (interiore) di circa ventisei testi sacri sanscriti. Egli sar ricordato principalmente per la sua opera di elucidazione delle sacre Scritture, per la sua personalit e per la sacra iniziazione da lui chiamata Kriya-yoga - ovvero il corso pratico di vita religiosa insegnato da lui. Per tentare uno studio di Lahiri Mahasaya, dobbiamo ricordare chiaramente queste tre cose. Il Kriya-yoga non pu mai essere compreso correttamente senza la dimostrazione pratica da parte di un Guru o di un esperto maestro spirituale. Lahiri Mahasaya lo ricevette dal suo Guru Babaji a Ranikhet e lo trasmise direttamente ai suoi discepoli, e solo pochi di essi sono stati autorizzati ad insegnarlo. La byakhya adhyatmica (la spiegazione delle Scritture fatta con la chiave segreta per comprendere la filosofia dell'Anima) ha la sua base nei Veda, i pi antichi testi sacri indo-ariani. Le principali opere filosofiche delle sei differenti scuole di pensiero, e cio 1) La filosofia Sankhya, 2) Patanjali, 3) la Vaishesika, 4) i Gautama-sutra, 5) la Mimansa (sulla quale fece solo una brevissima nota), e 6) la filosofia Vedanta, come pure la Bhagavad Gita e il Chandi - tutte queste opere sono incluse nel gruppo

dei ventisei libri che egli comment con byakhya. Tutti i libri da lui interpretati rappresentano i testi sacri pi importanti dell'antica cultura indiana. Il testo originario della Bhagavad Gita una parte del grande poema epico 'Mahabharata'. Si sa che il Mahabharata contiene parecchi punti cruciali (in sanscrito vyas-kutas). Mantenete questi punti cruciali senza approfondirne l'analisi e la conoscenza e troverete solo storie mitiche di un tipo particolare, che gli illetterati o i letterati bigotti ameranno comprendere solo in maniera molto superficiale. Non spiegate questi punti cruciali e perderete una scienza che l'oriente ha forse preservato dopo una ricerca di milioni d'anni d'esperimenti portati avanti in mezzo a sofferenze inenarrabili. Questi punti cruciali sconosciuti sono delle vere e proprie trappole. Fu Lahiri Mahasaya che, per la prima volta, port alla chiara luce del sole quella stessa scienza della religione che era stata tanto abilmente celata negli enigmi delle lettere; se non fosse stato per lui il mondo avrebbe perso quest'antico e sempre nuovo argomento d'interesse. Le sue opere dinamiche che hanno dato vita a una nuova era, le sue spiegazioni adhyatmiche (interiori), la comprensione del processo che porta all 'autoperfezionamento, liberato da tutte le allegorie, e il sistema del Kriya-yoga - il corso pratico per raggiungere l'autorealizzazione - tutte queste cose hanno prodotto una rivoluzione nella filosofia e nella scienza, come pure nella vita pratica e nelle quotidiane pratiche religiose dell'umanit. Non c' uomo, quale che possa essere la sua casta, il suo credo o la sua vocazione, che non si senta incline ad offrire a Lahiri Mahasaya una cordiale accoglienza. Questo determina il suo posto nella storia dei grandi santi e sapienti del mondo. Egli occupa un posto unico nella storia della spiritualit, avendo combinato la teoria e la pratica in una concreta armonia religiosa cos naturale e universale che senza la minima esitazione i Buddhisti penseranno che il suo sistema puro e semplice buddhismo, i Cristiani penseranno che cristianesimo e gli Ind penseranno che induismo. Il mussulmano penser che il suo sistema sia la propria religione. Invero in tutti i profeti c' un unico ed essenziale principio pratico. Soltanto le persone dotate, o elevate, o imparziali possono comprenderlo, sebbene non sia impossibile spiegarlo, fino a un certo punto, anche a una persona comune. La spiegazione teorica sempre molto lontana dall'effettiva comprensione; questo vero sia nel caso che si voglia spiegare il gusto dello zucchero, o in questo caso riguardo alle cose religiose. Perci egli pu essere considerato il padre dell'effettiva comprensione di quel principio scientifico della religione che pu essere abbracciato da tutti, dagli ortodossi e dai liberali. Il suo non un miscuglio dei diversi sistemi; piuttosto, il cuore vero e proprio di tutti gli insegnamenti religiosi. E' molto lontano dall'essere semplice eclettismo. Egli ha innalzato la bandiera della verit sotto la quale noi tutti possiamo radunarci e sentire che ognuno di noi proprio l dove dovrebbe essere; ma ciascuno deve realizzare praticamente di essere l. La parola possiamo implica il requisito di una certa dose di pratica. Ora, se egli un settario, il chimico o qualsiasi altro scienziato lo ancora di pi per le sue affermazioni dogmatiche. Molta parte della scienza della religione stata riscoperta da lui e ancora di pi ne scopriranno i suoi seguaci dalle macerie dell'antica cultura e pratica indo-ariana, che altrimenti sarebbe scomparsa in una inintellegibile giungla di parole. Le formule rituali d'adorazione altrimenti insignificanti sono ora piene di significato scientifico.

Tutte queste cose ci rendono certi che non possiamo assolutamente capire il senso del suo insegnamento senza un resoconto della sua vita. Sono state scritte molte vite di grandi santi, ma quale ne stato l'effetto? Potrebbe il racconto della vita di un grande santo produrne un altro come lui? Sono questioni aperte. Pensando a Lahiri Mahasaya, tutti i suoi pi stretti discepoli pensavano che i suoi insegnamenti dovevano vivere nel santo carattere di persone reali e non nei libri. Non sono gli elevati principi di vita che mancano: solo coloro che li mettono in pratica sono rari. Il suo esempio dovrebbe essere d'ispirazione per gli altri. Conoscerlo dovrebbe significare essere elevati con le sue massime di vita. Quest'idea, insieme alla sua super-umanit, paralizzarono il cervello di molti e cos non stato fatto nessun tentativo di scriveve la sua vita. Perci non troviamo nessuna sua biografia scritta da qualcuno dei suoi discepoli. La realizzazione dell'Ideale eternamente perfetto viene considerata la vera biografia di ogni santo ind o indo-ariano. I saggi indiani intendevano vivere una tale vita. Invero, molte grandi personalit si sono sviluppate in India. I santi rishi, i saggi ariani che ci tramandarono le sacre Scritture dell'India, si preoccuparono raramente di scrivere le loro particolari vite storiche, che avevano un significato solo temporaneo proprio perch essi erano consapevoli di essere soltanto dei bagliori di una grande vita infinita. Essi intendevano mantenere vivo il principio interiore nelle persone e trovarono che per fare questo non era necessario scrivere voluminosi libri senza vita. Essi avevano in mente lo sviluppo delle personalit e non persero mai di vista lo scopo. Possiamo giudicare appropriatamente la sua vita considerandola dal terreno favorevole dell'evoluzione spirituale. Le cose necessarie non sono lontane. Esse sono: Primo - mentre siede sotto il cielo l'uomo sente dentro di s che c' un Potere dentro e fuori questa creazione. Secondo: L'uomo crede di avere dei legami con Esso e di avere evoluto la sua personalit da Esso, che a sua volta non privo del potere di comunione con l'uomo. Terzo: Egli offre se stesso con tutto il cuore a quel Potere. Cos, nel corso dell'evoluzione della sua vita devozionale, l'uomo scopre l'immutabile principio di vita scientifica che in sanscrito viene chiamato Sanatana Dharma. Come ogni altra scienza, essa libera dai comuni pregiudizi, per non parlare delle idee cieche. Essa convincente e la prova della sua veridicit sta nel risultato pratico che si ottiene ad ogni passo in avanti. E noi sappiamo che Lahiri Mahasaya visse la vita del Sanatana Dharma come si addice a un Guru. L'idea primitiva dell'esistenza di un essere personale in e attraverso la Natura si trova universalmente prevalente nei bambini. Essi scalciano allegramente contro il pavimento, dove potrebbero avere una caduta rovinosa. La cosa triste che questa tendenza antropomorfica un fatto d'esperienza. Se viene giustamente sviIuppata ci veramente il seme di una possibile coscienza religiosa. La moderna psicologia empirica non ha avuto l'opportunit di notare quale cambiamenti essa potrebbe produrre qualora le venisse permesso di manifestarsi pienamente. Comunque, gli esperimenti fatti con rigore logico ci conducono a ben definite conclusioni scientifiche e cos possiamo scoprire molte cose del vedico o scientifico sistema yoga. L'uomo comune diviene cos gradualmente assorbito dal mondo che non permette al sentimento spirituale di manifestarsi in maniera sufficiente. Egli non consente minimamente che si manifestino i cambiamenti fisiologici e quelle sottili manifestazioni fisiche conseguenti alla concentrazione spirituale; ma il Guru, qual Lahiri Mahasaya, permette a queste cose di manifestarsi nella sua

esperienza vissuta. Perci non dobbiamo stupirci di apprendere da Lahiri Mahasaya che tutte le inclinazioni e tendenze per le gioie carnali o i grossolani piaceri dei sensi vengono rimossi attraverso la pratica dello yoga o Kriya, cos come ce l'ha insegnata lui. Questo reso possibile soprattutto quando non si perde mai di vista la divina pausa del beato stato yogico di abbandono di s al Divino. Abbiamo sentito dire che gli yogi possono avere delle cadute. Le storie a questo proposito non mancano. Il Kriya-yoga un meraviglioso processo psico-fisico che si manifesta nel corso della vita devozionale. Se non seguiamo le graduali tappe evolutive, allora c' bisogno d'inventare storie mitiche per mettere in guardia l'umanit che dalla pratica sbagliata verr fuori del veleno o che in mancanza di un sufficiente controllo sulla lussuria avremo una caduta. Queste storie mitiche ci sono familiari: Shiva che beve il veleno del serpente mentre deva e asura zangolavano l'oceano di latte, o le storie di Shiva o di qualsiasi altra divinit che ha una caduta sensuale. Queste divinit sono spesso usate come pedine nel gioco letterario; inoltre vengono spesso prese d'esempio nella vita umana. Un'interpretazione insensata e poco saggia di questi miti ci porterebbe a rompere il nostro carattere e la nostra fermezza morale. Il Kriya-yoga porter sotto controllo tutti gli impulsi innaturali, e non solo questo, ma le stesse funzioni vitali potranno essere portate sotto controllo grazie ad esso. Molto dipende dall'attitudine, poich ci sono ancora molte possibilit di una caduta morale, se la momentanea pausa dell'attivit elettro-nervosa e respiratoria non viene giudicata nella sua giusta luce. Da ci dovrebbe nascere un perfetto senso d'abbandono di s all'Infinito. Dobbiamo ricordare che pu essere dimostrato che il Kriya-yoga si sviluppa in ogni vita devozionale priva di preconcetti. Quando prevale lo spirito dell'assoluto abbandono di s, allora l'intero organismo umano diviene molto pi perfettamente armonizzato e rimane completamente a riposo, arrestando cos ogni decadimento cellulare. Quest'aspetto fisico del cambiamento viene tecnicamente chiamato kumbhaka. E' una realt fisiologica sconosciuta alla moderna fisiologia; si tratta di un fenomeno psico-fisico. Il completo abbandono di s al Divino crea un cambiamento nella mente dell'uomo e questo a sua volta crea un altro cambiamento nell'organismo fisico. Possiamo definirlo un cambiamento elettro-magnetico. Prima di questo cambiamento si fa sempre l'esperienza di lampi di luce e di vibrazioni musicali. Questo tipo d'esperienze possono essere considerate assai insignificanti per essere prese in seria considerazione, ma spesso dalle inezie nascono grandi cose. Non bisogna per dimenticare che ci pu volere una lunga pratica per produrre nel sistema cerebro-spinale il cambiamento elettro-magnetico che arresti tutte le funzioni vitali. Viene chiamato kumbhaka proprio perch allora il corpo agisce come una kumbha, ossia come una brocca vuota, che non ha respirazione. Dobbiamo stare attenti alle trappole. Questo stato di kumbhaka o qualsiasi altro conseguimento yogico pu essere continuato per anni di seguito senza alcun pericolo e in maniera naturale, ma bisogna ricordare che non il fine della vita. Se viene trascurato l'aspetto spirituale dell'abbandono di s al Divino, ci non elever veramente l'uomo. Il Kriya-yoga, con molti dei suoi caratteristici fenomeni scientifici, conosciuto dagli yogi indiani; ma molti hanno dimenticato che questo Kriya-yoga il prodotto naturale dell'evoluzione spirituale, in cui il sentimento devozionale verso il supremo Essere Personale gioca un ruolo molto importante. Naturalmente si stanno facendo degli esperimenti per accertare se dai cambiamenti psico-fisici possiamo ritornare all'originario stato spi-

rituale, sebbene sappiamo che all'inizio questi cambiamenti si sono evoluti di pari passo con il pi avanzato sviluppo spirituale. Ma sfortunatamente molti hanno dimenticato il fine interiore e, trascurando la ricerca spirituale, si sono trasformati in maghi, cos che oggi lo yoga pu essere trattato come una scienza separata che non ha in s l'idea di Dio. Attraverso il Kriya-yoga le cattive passioni vengono mantenute sotto controllo e la mente si rivolge facilmente e con successo al S interiore. Queste sono le imprese straordinarie che ogni essere razionale ama intraprendere, malgrado esse sembrino rendere vano ogni tentativo umano. Buona parte dell'effettiva gioia e tranquillit derivata dal Kriya ha pure un effetto inebriante, sebbene niente vada fuori tono nell'organismo fisico. In un certo senso, si portati verso l'autocontrollo morale attraverso il beatifico effetto susseguente alla pratica del Kriya. Sappiamo che l'uomo indifeso contro l'insorgere impetuoso delle cattive passioni, ma ora (grazie al Kriya) sappiamo con certezza che le cattive passioni possono essere rese impotenti; l'uomo non ha pi motivo d'indulgere in esse quando in lui albeggia la coscienza di una gioia pi grande e durevole ottenuta tramite la pratica del Kriya. In questo caso l'abbandono, la negazione delle passioni inferiori seguita nello stesso tempo da un'acquisizione tangibile di uno stato di beatitudine. Se non fosse cos, tutte le centinaia di massime che ci dicono quel che non dobbiamo fare sarebbero del tutto inutili. Il vivo desiderio d'attivit mondane uccide in noi ogni senso di timore spirituale; non possiamo comprendere quale grande potere ci sia dietro tutti i nomi e le forme, proprio perch la scienza ci ha reso familiare come usare i poteri della natura e questa familiarit ha generato disprezzo per lei. Mettete da parte per un po' le leggi della natura, perch esse ci nascondono il meraviglioso e ci mostrano la natura come uno strumento nelle nostre mani. La nostra relazione con la natura o mondo fenomenico affaristica e utilitaristica. In un certo senso noi la stuzzichiamo per sapere come potrebbe venire struttata per servire ai nostri scopi, per potere far uso della sua energia. Nella scienza il nostro rapporto con la natura come quello esistente tra un uomo e il suo servitore; nella filosofia, invece, essa come prigioniera nel banco dei testimoni. In quest'ultimo caso, l'interroghiamo, la sfidiamo e pesiamo la sua testimonianza secondo le nostre misure e la nostra logica. Le strappiamo con molta cura ogni sua deposizione, pezzo per pezzo. D'altro canto, quando il s si trova in comunione con un potere pi grande, la natura obbedisce alla sua volont. In questo caso ha luogo molto di ci che viene chiamato misticismo o miracolo. Molte cose sono operate dal potere della preghiera, molte pi di quelle che il mondo possa mai sognare. Alcuni dei pi grandi yogi possono scoprire anche le leggi dei miracoli. I cosiddetti uomini d'affari, i campioni del partito 'mangia-bevi-divertiti-e-poi-muori' riempiono il mondo in gran numero e tengono le vite dei mistici e le storie dei loro miracoli nel cestino della cartastraccia con grande disprezzo. La vita di Lahiri Mahasaya diede un esempio che cambi l'idea corrente che il sistema yoga sia una pratica misteriosa. Ora tutti sono dell'opinione che il Kriya-yoga facile come ogni altra cosa. Esso pu venire compreso facilmente dalle persone che abbiano un minimo di conoscenza della fisica e della fisiologia e una mentalit aperta e liberale. Un sincero praticante del Kriya afferma che la sua pratica regolare energizzante. Molto di ci che viene chiamato misticismo ora logicamente intellegibile. Noi troviamo che l'uomo non un essere finito come ci appare a prima vista, poich egli sempre in contatto con l'Infinito. L'uomo come

una piccola onda dell'oceano, e l'onda non mai separata dall'incommensurabile Abisso. Ogni uomo pu trovare il modo di capire questa relazione e sentire, a dispetto delle scienze, una certa reverenza spirituale per tutti i fenomeni mistici e comuni. Dobbiamo ricordare che ci che era mistico mille anni fa non pi tale, e ci che ora ci sembra mistico potrebbe diventare chiaramente intellegibile tra un centinaio d'anni, ma nonostante ci l'Infinito, l'oceano di potenza, sempre nello sfondo. L'oceano sempre attivo, e chi sa dove e come esso si manifester impetuosamente? L troviamo spesso dei lampi provenienti dalla regione subcosciente. Chi sa quanta luce c' l? Lahiri Mahasaya aveva molto buon senso. Egli era un critico distruttivo che faceva uso di semplici e taglienti osservazioni che nello stesso tempo erano pure cordialmente incoraggianti. Egli era inquisitivo ogniqualvolta c'era l'opportunit d'apprezzare qualche verit, sia in fatti di poco conto o in profondi argomenti filosofici. Non era mai offensivo, e le sue parole erano dolci e penetranti. Egli non pi in carne ed ossa insieme a noi. Da vero figlio di Dio, era in contatto con l'Infinito e adesso in contatto con noi in innumerevoli punti. Riconosciamo ci e sar per il nostro bene, oppure ignoriamolo e sar per la nostra rovina, sebbene nulla possa sfuggire al suo abbraccio - cos infinito e onnipervadente il suo spirito. Per concludere, noi sappiamo che la verit del Kriya-yoga eterna. Nei suoi aspetti principali, il suo sistema vero come la matematica. Esso nello stesso tempo sia pratico che teorico. Proprio come le due semplici regole di addizione e sottrazione, la legge del Kriya-yoga non potr mai essere distrutta. Riducete in cenere tutti i libri di matematica, e le menti logiche scopriranno sempre in un modo o nell'altro le verit della matematica. Similmente, bruciate tutti i libri sacri sullo yoga, ma le verit fondamentali del Kriya-yoga verranno rivelate alle menti spirituali ogniqualvolta comparir un vero yogi che abbia dentro di s pura devozione e di conseguenza pura conoscenza e puro Kriya-yoga e la vera scienza dell'autocontrollo morale. L'altro mondo non pi un mistero per molti che sono realmente avanzati spiritualmente. Terminiamo questi brevi cenni biografici con il pensiero che la vita di Lahiri Mahasaya dovrebbe essere ricordata tramite gli esseri viventi, attraverso quei sinceri aspiranti spirituali che hanno la fortuna di vivere sotto le giuste guide. Anche un piccolo approccio verso di lui ci salver enormemente dalla nostra disgrazia. GITA - BODH (Capire lo Spirito della Gita) PREFAZIONE Cari amici nello Spirito, voi avrete sentito parlare della 'Srimad Bhagavad Gita', la pi grande Scrittura sacra dell'India e del mondo. Composta dal grande saggio Krishnadvaipayan (maggiormente noto come Vyasa-deva), questo impareggiabile libro contenente un insegnamento inestimabile - fa parte del poema epico 'Mahabharata', anch'esso attribuito a Vyasa. La Gita ugualmente famosa come 'Sri Krishna-Arjuna-Samvade' (cio, il dialogo tra il Signore Krishna e Arjuna). Nella guerra che si combatt tra gli opposti clan di Kuru e Pandava, il Signore Sri Krishna gioc la parte dell'auriga di Arjuna (uno dei principi Pandava). Sebbene possedesse forma umana, il Signore Krishna era Dio onnipotente incarnato. Per distruggere il male e ristabilire la giustizia e la virt, Dio Si manifesta in questo mondo mortale di et in et. La Bhagavad Gita, in sette-

cento versi, ci fa conoscere l'insegnamento fondamentale predicato dal Signore dopo avere accettato di fare l'auriga al discepolo e amico Arjuna, al fine di proteggere i religiosi e virtuosi Pandava nella battaglia di Kurukshetra. Quando poco prima della battaglia Arjuna divenne pensieroso, scoraggiato e poco incline a combattere, considerando il destino mortale che attendeva parenti e amici, il Signore Sri Krishna risvegli il virile coraggio guerriero del discepolo ammaestrandolo sulla vera natura dell'anima umana e spiegandogli quali sono i doveri dell'umanit. La Bhagavad Gita ugualmente adorabile non solo per l'India, ma anche per tutte le nazioni civili del mondo e per i devoti di tutti i credi religiosi. Gli insegnamenti della Gita sono una fiaccola luminosa nella vita quotidiana di ciascuno di noi - per studenti, lavoratori, studiosi, monaci e asceti. Simile al guru e al maestro, la Gita costituisce un grande aiuto in tutte le situazioni della nostra vita. Portando con s e diffondendo il messaggio dello scopo ultimo e supremo dell'esistenza umana, la Gita calorosamente apprezzata in tutto il mondo. Il viaggio della vita diventa pi facile e coronato dal successo, se i sublimi insegnamenti della Gita vengono impressi anche una sola volta nel cuore dell'uomo. La conoscenza di se stessi porta alla realizzazione dei precetti della Gita. In questo mondo infestato di errori, illusioni, invidia e malizia, il sentiero di chi possiede la conoscenza di se stesso diventa pi facile, comodo e sicuro. Cari amici, voi tutti avete vasti campi d'attivit davanti a voi. La vita svuotata di princpi e azioni virtuose produce solo inquietudine e dolore e conduce la preziosa nascita umana verso l'infido sentiero della rovina. La conoscenza della Gita deve aiutarci a vivere un'armoniosa vita sociale piena di virt morali. Il suo insegnamento facile, semplice e pieno di logica e buon senso. Nella mente umana in corso una continua battaglia. La lussuria, la collera, l'avidit e l'illusione causano parecchi danni creando agitazione nella mente. A volte le virt di un uomo si tramutano in vizi demoniaci. Tutti i consigli e le norme di condotta per soggiogare tale demonicit e quindi mantenere l'umanit sempre divinamente attiva e radiosa sono contenuti nell'insegnamento della Gita. Il messaggio della Gita simile agli infallibili inni sacri, poich riesce a dispellere la debolezza della mente umana rendendo nel contempo l'uomo attivo, entusiasta e obbediente alla volont divina. L'idea basilare che ispira la Bhagavad Gita quella di elevare l'umanit alla divinit, mediante la realizzazione della natura di Dio nel cuore dell'uomo. Gita-Bodh (letteralmente si potrebbe tradurre con 'Comprendere lo spirito della Gita', ma questo non renderebbe la bellezza dell'originale. Il termine Bodh deriva dalla stessa radice sanscrita alla quale appartengono parole come buddhi (intelletto), bodhi e buddha (illuminare, risvegliare)) stato scritto per attirare l'attenzione e l'innata curiosit degli studenti e di tutti i sinceri ricercatori della verit verso l'inestimabile insegnamento di quest'eccezionale Scrittura sacra che ci di grandissimo aiuto per condurre una vita ideale. Ci siamo sforzati di esprimere il nocciolo di ogni capitolo in un linguaggio semplice, piano e facilmente comprensibile a tutti. Inoltre, per rendere la materia meno complessa sono state omesse molte teorie filosofiche. D'altra parte, l'insegnamento morale e religioso che contribuisce allo sviluppo di corpo, mente e anima stato spiegato dettagliatamente. Se prima di entrare nelle attivit della vita i giovani realizzeranno anche solo un minimo dei princpi ispiratori della Gita e ne saranno incoraggiati allo studio regolare, allora considerer la mia opera un successo. Lo stesso dicasi

per i sinceri ricercatori spirituali, per i quali questo Gita-Bodh vuole essere un invito ad uno studio costante pi approfondito e particolareggiato del testo della Gita. Per concludere, voglio esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che mi hanno spinto e ispirato a scrivere questo libro e che mi hanno aiutato a migliorarne il pensiero e il linguaggio. Swami Bidyananda Giri Yogoda Sat Sanga Ashram Lakhanpur, 5 gennaio 1963. Capitolo I LO SCORAGGIAMENTO Dl ARJUNA Na cha shreyo 'nupashyami hatva svajanam ahave . (Io non vedo nessun bene nell'uccidere i miei consanguinei in battaglia). La grande guerra epica tra Kuru e Pandava (Guerra narrata nel libro sacro del 'Mahabharata' e combattuta tra Kaurava e Pandava. I Kaurava erano i figli del re cieco Dhritarashtra. I cinque frateili Pandava erano figIi del re Pandu. Entrambi i clan di cugini avevano nel re Kuru il loro antenato comune) ebbe luogo circa cinquemila anni fa. Gli eserciti dei Kaurava e dei Pandava erano di fronte l'uno all'altro, pronti a combattersi nel campo di battaglia di Kurukshetra. Il campo di Kurukshetra era considerato un Dharmakshetra (Lett. 'campo di giustizia', cio il campo di battaglia dove si chiariva una contesa morale tra parti opposte), cio un luogo sacro, e le azioni di guerra che vi si svolgevano avevano lo scopo di stabilire la verit e la giustizia. Il racconto mitologico riguardante il sacro terreno di Kurukshetra ci parla del tempo in cui il re Kuru, un antenato di Kuru e Pandava, soleva coltivare la terra nei campi vicino alla capitale del suo regno, Hastinapur (Una citt situata nelle vicinanze della moderna Deihi). Per questo motivo quel terreno fu chiamato 'kshetra', cio terra o campo. Una volta Indra, sovrano del cielo, fu compiaciuto dal re Kuru e gli concesse il dono che chiunque avesse sacrificato la propria vita in quel 'kshetra' mentre era impegnato o in tapasya (austerit ascetiche) o in una guerra, dopo la morte avrebbe ottenuto il cielo. Proprio a causa di quel dono il posto era noto come Dharmakstetra , o luogo di giustizia. Anche oggi, soprattutto in occasione della festa dello Shivaratri (Lett. 'La notte di Shiva', festa in onore al Dio Shiva che cade il quattordicesimo giorno lunare del mese di phalgun, corrispondente a un giorno che cade nell'ultima settimana di febbraio o nella prima di marzo), a Kurukshetra viene organizzata una grande festa spirituale in occasione della quale si riuniscono numerose persone desiderose di acquisire devozione religiosa. Tornando alla grande guerra di Kurukshetra, tutti gli strumenti musicali usati nelle battaglie, e cio trombe, timpani, tamburi, tam tam, gong, conchiglie, ecc., cominciarono a suonare contemporaneamente al momento giusto. Il Signore Krishna (Il re del popolo Yadava. Una delle dieci Incarnazioni Divine menzionate dalle sacre Scritture Indiane) port il carro d'Arjuna (Il terzo dei cinque fratelli Pandava) in mezzo ai due eserciti. Lo stesso Sri Krishna era l'auriga di Arjuna. Guardando tutti quei guerrieri schierati da un lato e dall'altro, Arjuna vide che tra essi c'erano i suoi parenti, congiunti, precettori, zii materni, suoceri, figli, nipoti, amici e conoscenti. Ahim! Regnare significava doverli uccidere tutti! Arjuna divenne estremamente depresso, i suoi arti cominciarono a tremare e la bocca gli divenne secca. Il suo corpo rabbrivid e gli venne la pelle d'oca. Le armi gli caddero dalle mani. Il suo corpo e la sua mente cominciarono a bruciare per il calore prodotto dall'angoscia e dal dolore. La sua testa si accasci e fu presa dall'agitazione. Assalita da tanti infausti pensieri e cattivi presagi, la sua mente divenne ansiosa e piena di preoccupazione. C'era veramente qualcosa di buono nell'uccidere parenti e amici? Riflettendo su queste cose, Arjuna disse al suo divino auriga Sri Krish-

na: O Krishna, io non voglio la vittoria, n desidero il regno e i suoi piaceri. A che servir il regno o i piaceri dei sensi o perfino la stessa vita se per ottenerli vengono uccisi parenti, fratelli e amici? . Piuttosto che uccidere i suoi parenti, Ariuna sentiva che era meglio se veniva ucciso lui stesso, poich per lui sarebbe stato un grave peccato prendere le armi contro la sua gente, anche se in cambio di questo avrebbe ricevuto il regno dei tre mondi (In riferimento all'idea vedica dei tre mondi: la terra, il cielo e l'atmosfera (antariksha)). Un'azione cos immorale e peccaminosa non doveva essere compiuta a nessun costo. Essa avrebbe causato un peccato cos grande che avrebbe rovinato l'intera discendenza di Kuru. E per la rovina della dinastia, i discendenti avrebbero dovuto soffrire l'inferno (naraka). Che disgrazia! Era proprio necessario cadere in questo grande peccato solo per il piacere di un futile regno? Arjuna si scoraggi. Mettendo da parte il Gandiva ( il nome del grande arco di Arjuna, datogli dal dio Shiva dopo che ebbe praticato molte austerit), egli si lasci cadere sul carro con il cuore pieno di tristezza. Cos l'eroe kshatriya ( una delle quattro caste dell'India, quella dei guerrieri. Il dovere e la virt caratteristica di uno kshatriya combattere. Astenersi dalla guerra quindi contrario alla sua natura) Ariuna non sent pi alcun interesse per la guerra e divenne indifferente al suo dovere. Questo uno dei sintomi della connaturata debolezza della natura umana, e perci non c' niente di cui stupirsi. Nessuno pu vincere con molta facilit i legami dell'amore e dell'affetto. Per le menti incantate da maya (Generalmente tradotto con illusione; inganno. Qualcosa di diverso dalla realt) estremamente difficile rinunciare alle cose che procurano felicit. Questo scoraggiamento di Arjuna non altro che la percezione della sofferenza a cui soggetta ogni anima umana che vive sotto il magico influsso dell'illusione o maya. Questa debolezza, prodotta dal logorio mentale di Arjuna, possiamo riscontrarla in ogni persona attiva che affronta la battaglia della vita. A volte si arriva a un certo punto quando non si riesce a capire cosa si dovrebbe fare e cosa non si dovrebbe fare; allora nella mente sorge una tremenda confusione. I diversi vizi quali la lussuria, la collera, ecc., rendono la mente agitata e la portano fuori strada; essi sono i pi grandi nemici degli esseri umani, e sono anche la fonte di ogni debolezza. Chiunque possiede forma umana deve soffrire l'agonia di questa debolezza. Soltanto quando uno pu vincere quest'illusione o confusione grazie all'aiuto e all'insegnamento di un 'Sadguru' - cio, di un grande maestro religioso come Sri Krishna - allora uno pu decidere qual il proprio dovere; in quel momento l'uomo scopre qual il vero fine della vita. Capitolo II L'INSEGNAMENTO Dl SRI KRISHNA Klaibyam ma sma gamah partha nai'tat tvayy upapadyate kshudram hridaya-daurbalyam tyaktvo 'ttishtha paramtapa . (Non cedere, o Partha, a questo tuo vile sentimento. Ci non degno di te. Liberati da questa meschina debolezza d'animo e sorgi, o distruttore dei tuoi nemici! ). Gli insegnamenti della Gita cominciano da questo capitolo. Sri Krishna fece conoscere ad Ariuna la vera natura dell'anima umana. L'uomo non semplicemente il corpo, e neppure l'immagine costituita dalla mente e dagli organi dei sensi. Al di l di tutte queste cose, l'uomo possiede un'altra esistenza che non rientra nella giurisdizione dell'illusione e dell'inganno, della sofferenza e del dolore. Neanche il tempo (kal) che tutto divora e consuma pu distruggerla. Quest'esistenza non limitata a nessun periodo definito di durata della vita. Spiegando qual la vera natura degli esseri umani, Sri Krishna istru Ariuna sul suo dovere. L'insegnamento dato ad Arjuna non era inteso solo per lui; di fatto, questo

il messaggio e la formula sacra che il grande maestro religioso (Sadguru) - Dio incarnato - ha dato per tutti i tempi a tutti gli uomini che non riescono a determinare quali sono i loro doveri. Per instillare coraggio nella mente di Arjuna, che al pensiero delle rovinose conseguenze della guerra incombente era impaurito, turbato e contrario a fare il proprio dovere, Sri Krishna gli disse fin dall'inizio: Klaibyam ma sma gamak partha - Non cedere a questo tuo vile sentimento . Con tono di rimprovero Egli disse ad Arjuna: Ci non degno di te . Queste parole della Gita sono la formula magica che immette forza in ogni debole mente umana. Se l'uomo dev'essere riabilitato alla sua vera natura e alle sue caratteristiche fondamentali abbandonando perci la debolezza e la codardia, gli devono essere dette con voce da leone parole di valore e di spirito. Questo messaggio di Sri Krishna rid vita anche a un moribondo. Tuttavia la debolezza del cuore umano non pu essere rimossa cos facilmente. Lo smarrimento di Arjuna non era stato ancora dissipato. Prendere le armi contro i venerabili anziani e i cari parenti e amici non gli sembrava ancora una cosa giusta. Lamentandosi, egli disse di nuovo che era meglio passare la vita mendicando elemosine piuttosto che godere di piaceri e ricchezze al prezzo del loro sangue. Inoltre non c'era alcuna certezza sulla vittoria o la sconfitta; ed era anche difficile stabilire quale delle due cose sarebbe stata pi proficua. Malgrado fosse figlio di uno kshatriya, Arjuna perse la sua forza e il suo vigore abituale e non fu pi in grado di decidere cosa doveva e cosa non doveva essere fatto. In questo stato di confusione, egli si abbandon completamente al suo grande protettore, amico e compagno Sri Krishna dicendogli: Io sono tuo discepolo, ti prego istruiscimi e dimmi con certezza ci che devo fare . Quest'abbandono di s al precettore divino il primo passo che gli esseri umani devono fare per ottenere la salvezza. Anche quando la mente dell'uomo annebbiata dal magico influsso dell'illusione e del dubbio, si deve stabilire il proprio dovere rimettendosi alle persone pi sagge. Adesso Arjuna un discepolo di Sri Krishna ed ha preso rifugio ai Suoi piedi. Questo il momento opportuno per accendere il lume della conoscenza in una mente inquisitiva che stata oscurata dalle tenebre dell'ignoranza. Allora Sri Krishna cominci a rivelargli il mistero della natura umana, e disse ad Arjuna, la cui mente era piena di dubbi: Senza motivo ti sei fatto prendere dal dolore. L'uomo veramente saggio non s'addolora n per i vivi n per i morti . Con questa introduzione il Signore Krishna cominci a parlarc del vero s dell'uomo - l'Anima. Ci che l'uomo chiama 'Io' non il corpo, ma l'eterna esistenza all'interno del corpo. E' questa che viene chiamata 'Atman', Coscienza o Anima. Come il corpo umano soggetto ai mutamenti dell'infanzia, della giovent e della vecchiaia, allo stesso modo soggetto al mutamento della morte, che non altro che uno stato trasformato dell'Anima nell'eterno fluire della Vita. L'Anima non viene toccata dalla morte, poich essa immortale, indeperibile e sempre uguale a se stessa. Anche quando il corpo muore, essa non viene distrutta. Alla morte del corpo, l'Anima prende semplicemente un altro corpo. Questo il mistero della Morte; ed ecco perch non c' motivo di addolorarsi per la morte. N armi, n fuoco, n acqua, n aria - nulla pu causare un cambiamento nell'Anima. D'altra parte, anche se uno pensa che l'Anima sia soggetta a nascita e morte non c' ugualmente motivo di preoccuparsi, perch in questo caso bisognerebbe accettare la morte come una cosa inevitabile per chiunque nasce. E sarebbe proprio inutile piangere ci che inevitabile.

L'Atman o Anima il vero S che dimora nel corpo umano materiale; ma a causa di svariati fattori l'uomo compie azioni diverse e persegue differenti modi di vivere. I doveri abituali di un brahmino sono quelli di studiare e imparare le sacre Scritture, mentre l'attivit peculiare di uno kshatriya quella di guerreggiare. Arjuna uno kshatriya e quindi il suo dovere fondamentale quello di combattere in battaglia; in questo sta la sua prosperit. La guerra non semplicemente una battaglia contro i nemici esteriori, il suo scopo principale quello di evitare i conflitti interiori causati dai nemici interni di lussuria e collera. Colui che ha controllato le passioni il vero eroe e il vero vincitore della battaglia della vita. Sri Krishna ricord ad Arjuna le sue virt di kshatriya e che la via di salvezza per uno kshatriya quella di combattere per una giusta guerra. Questo era il suo dovere e la cosa migliore da fare. Il signifiicato della guerra non era quello di abbandonarsi all'ostilit e al massacro reciproco solo per il gusto del male, ma rappresentava un'ottima prova affinch gli uomini si attenessero strettamente al loro dovere. La sua forza non stava in pistole, fucili e proiettili; la sua strategia non era determinata dalla moderna scienza militare della guerra. La forza per combattere la battaglia propugnata dalla Gita sta nel realizzare la misteriosa essenza dell'Anima umana. La sua strategia quella dell'azione fatta osservando il proprio dovere, senza stare a giudicare invano virt e vizio, perdita e guadagno. Il principio ispiratore quello di compiere il proprio dovere per amore del dovere. La gloria della sua vittoria sta nel sentimento di uguaglianza con tutti gli esseri umani. L'uomo deve avanzare nella battaglia della vita nutrendo mentalmente il sentimento di trarre piacere dagli studi per la gioia stessa della lettura, piacere dai giochi per il gusto stesso di giocare e piacere dal lavoro per la gioia stessa di lavorare. Non ci dev'essere posto per i pensieri di felicit e dolore, perdita e guadagno, vittoria e sconfitta, virt e vizio, ecc. Nel momento in cui sentono la tromba che suona la carica i soldati si lanciano all'attacco senza pensare minimamente quale sar il risultato finale, se sar una vittoria o una sconfitta. Non ci dev'essere paura di peccare per adempiere al richiamo del proprio dovere. Il compito dell'umanit quello di fare azioni altruistiche; in ci consiste il diritto comune a tutti gli uomini. Il Signore Sri Krishna avvis Arjuna dicendogli: Karmany eva 'dhikaras te - Tu hai diritto soltanto all'azione disinteressata, a compiere l'azione per il richiamo del dovere e a servire per amore del servizio. L'attesa del risultato porter gioia o dolore, perdita o guadagno. I frutti delle speranze e dei desideri hanno vita breve. Il servizio reso all'umanit un esempio d'azione fatta senza alcun desiderio per i risultati; in questo sta l'ideale della devozione al proprio paese. Il lavoro fatto senza attaccamento la strada regale per vivere un'esistenza libera; questo il sistema seguito dai ricercatori della verit. Non facile agire senza attaccamento. La mente sovrana del desiderio, della collera, della cupidigia e dell'illusione; ma il mondo pieno di oggetti di tentazione, e con l'aiuto dei sensi la mente vuole trarre piacere da questi oggetti tramite la lussuria, la collera, ecc. Pi aumenta il desiderio pcr il piacere, pi la mente diventa agitata. L'agitazione il segno della debolezza della mente. In questa condizione l'uomo perde il potere che gli naturale, e la sua vita diventa piena di miseria e sofferenza. Per cercare di controllare i sensi, l'uomo deve liberarsi della debolezza e quindi rendere la sua mente ferma e risoluta. Il Signore Sri Krishna sta dicendo queste parole ad Arjuna come pure a tutti gli altri esseri

umani. Una mente ferma ed equilibrata lo specchio attraverso cui si riceve la conoscenza. Se la mente calma e bilanciata, si svilupper il senso dell'uguaglianza che porter fino all'identit con tutti. In questo stato si ottiene l'ispirazione per il lavoro altruistico. Il sentimento tipo 'Io sono per tutti e tutti sono per me' cresce sempre pi. La capacit di compiere senza attaccamento azioni disinteressate Yoga - l'arte di unirsi con ogni essere umano. Tramite questa capacit si sviluppa un senso d'inseparabile unit con tutto il creato. Grazie all'arte pratica dello Yoga, l'onnipresente Brahman (L'Assoluto, l'Essere supremo; Dio) si desta nella mente umana. Uno deve raggiungere questa fermezza per poter essere veramente abile nell'azione. Quando la vita scorre tranquilla, l'uomo si stabilisce nella sua vera natura. In questo modo gli ideali della vita umana assumono un preciso significato. Le caratteristiche delle persone stabilite in questo stato, e che quindi hanno conseguito la realizzazione del S, sono il possesso di uno spirito di equivalenza o equanimit verso piacere e dolore, bene e male. Inoltre esse sono contente con qualsiasi cosa e in ogni circostanza. Queste sono le persone ideali della societ. Nella nostra epoca persone come il santo Sri Aurobindo, il grande karma-yogi Mohandas Karamchand Gandhi, ecc., hanno rappresentato gli esempi della vita ideale descritta nella Gita. Cos, istruendolo sulla realt ultima dell'Anima, il Signore Krishna ridest la coscienza addormentata del Suo amato discepolo Arjuna. La sublime tranquillit della mente porta con s l'autorealizzazione, la saggezza spirituale fiorisce e si manifesta la serenit della pace. Cos, durante la vita attiva, l'uomo ottiene lo stato supremo della conoscenza religiosa. Capitolo III AZIONE ALTRUISTICA Yajnarthat karmano 'nyatra loko 'yam karmabandhanah . (Se l'azione non viene compiuta come sacrificio, questo mondo diventa schiavo dell'azione). Nel capitolo precedente Sri Krishna ha fatto conoscere ad Arjuna la vera natura dell'Anima, spiegandogli dettagliatamente qual la natura fondamentale degli esseri umani e indicandogli di conseguenza qual la maniera d'agire nella vita. Pi si conosce profondamente l'Anima e pi aumenta la conoscenza. Una volta stabiliti nella conoscenza, essa porta con s la pace eterna. Sentendo che la conoscenza il modo migliore che l'uomo ha per ottenere la pace, un altro dubbio sorse nella mente di Arjuna. Gli si pose la domanda, perch allora il Signore lo stava incitando alla terribile azione della guerra? La pace si sarebbe ottenuta rinunciando a tutti i desideri e attaccamenti e quindi rimanendo silenti. La conoscenza sarebbe aumentata man mano che si sottomettevano le passioni. Ma allora a che serviva impegnarsi in quella guerra spaventosa? Dov'era la pace in essa? Preso da questo grave dubbio, Arjuna preg con sollecitudine il Maestro: O Janardana, dopo aver sentito parole di lode a volte in favore dell'azione e altre voltc in favore della conoscenza, io non sono in grado di decidere nulla. Ti prego gentilmente d'indicarmi precisamente in quale via sta il mio bene ". Il Signore Krishna rispose: Na hi kashcit kshanam api jatu tishthaty akarmakrit, karyate hy avashah karma sarvah prakritijair gunaih . Uno non pu rimanere senza agire nemmeno per un momento. Si forzati ad agire anche contro la propria volont, a causa dell'influenza dei guna (Dai guna (modi o qualit) della Natura (Prakriti)

derivano le passioni, l'impulso all'azione e ogni altra attivit. Anche gli atti di inalazione ed esalazione sono dati dalla Natura) della Natura, che sono sattva (virt, rettitudine), rajas (energia, movimento) e tamas (ignoranza). La pace viene abbandonando l'azione; ma abbandonare l'azione significa rinunciare ai desideri. Il vero significato d'azione l'azione altruistica e disinteressata. Non possibile ottenere la pace senza compiere azioni altruistiche e disinteressate. Rinunciare semplicemente all'azione senza essere prima liberi da tutti gli attaccamenti non porta con s n conoscenza n pace. Questa l'essenza del karma-yoga (Lo yoga che porta alla liberazione tramite la giusta azione (karma)), cos come viene enunciato nella Bhagavad Gita. La Natura stessa fa agire. Anche un bambino appena nato agisce muovendo mani e piedi, per non parlare di un ragazzo, di un giovane, di un uomo maturo o di un vecchio. In ogni mente c' il pensiero continuo dell'azione. Si pu dire che uno calmo o tranquillo solo perch rimane seduto immobile, controllando esternamente le mani, i piedi, gli occhi e la bocca? Quando la mente piena di pensieri d'azione, piena di onde turbinose di desideri e attaccamenti, sarebbe pura e semplice ipocrisia rimanere immobili come una statua e tralasciare l'assolvimento dei doveri fondamentali di tutti i giorni. I doveri fondamentali e necessari devono essere compiuti. Quando c' ancora l'attaccamento nella mente, la pace non si pu ottenere nemmeno abbandonando il mondo. Pretendere di conseguire la pace senza fare i propri doveri non il sentiero attraverso cui si potr raggiungere la salvezza; impegnarsi nell'azione molto meglio di questo. Senza compiere nessuna azione, il corpo non pu essere mantenuto n si potrebbe continuare a vivere. La questione fondamentale che l'uomo deve intraprendere quelle azioni che si confanno alla sua particolare natura. L'azione o il lavoro dev'essere compiuto per il giusto sviluppo dell'umanit. Se uno cerca di fare tutto ci che desidera spinto dai dettami dei desideri e degli attaccamenti, questo porter con s la rovina. Per questo motivo il Signore Sri Krishna disse: Yajnarthat karmano 'nyatra loko 'yam karmabandhanah . Se l'azione non viene compiuta come sacrificio, questo mondo diventa schiavo dell'azione . Compiere azioni al di fuori di quelle sacrificali produce schiavit in questo mondo. Nella schiavit c' il dolore, e quindi: Tadartham karma Kaunteya muktasangah samachara . O Kaunteya, compi le azioni che sono tuo dovere come un sacrificio (al Divino), privo di ogni attaccamento . Qualsiasi azione intesa per il piacere Divino un yajna (Sacrificio rituale; oblazione; offerta sacrificale fatta nel fuoco; azione fatta nello spirito di sacrificio e dedicata a Dio) - un sacrificio. Bisargah karmasamgnitah - Lo yajna compiuto sacrificando gli oggetti a Dio il vero karma. In parole pi semplici, tutto ci che viene fatto per il piacere Divino e per il bene dell'umanit yajna-karma o azione sacrificale. Il servizio all'umanit, la carit, le preghiere sincere e silenziose, le austerit e le pratiche religiose sono tutte considerate azioni sacrificali. L'azione o il lavoro altruistico e disinteressato yajna; questo costituisce la virt umana universale. Il sacrificio di s per amore del bene dell'umanit lo yajna migliore. La pi alta realizzazione a cui un uomo possa arrivare prodotta da questa forma di yaina. Con questo yajnna-karma anche gli di vengono compiaciuti e concedono doni per il bene dell'umanit. Dio e l'uomo insieme sono impegnati per il benessere del mondo. Una corrente di grande prosperit comincia a scorrere in cielo e in terra. Perci, il bene ultimo viene conseguito compiendo azioni senza avere nessun at-

taccamento per esse. L'azione fatta con desiderio, sotto l'impulso dell'attaccamento ai piaceri terreni, rende le persone legate a questo mondo, aumenta la sofferenza e la miseria e fa perdere la pace. Tasmad asaktah satatam karyam karma samachara . Perci compi sempre i tuoi doveri obbligatori (materiali e spirituali) senza attaccamento . Questo uno dei pi grandi messaggi di tutto l'insegnamento della Gita. Il santo re Janaka ottenne la salvezza mentre ancora viveva in questo mondo. Egli non aveva bisogno di compiere nessun lavoro o azione per il suo piacere; tuttavia egli dovette occuparsi di tutti i doveri regali per il bene del suo popolo. Lo stesso Sri Krishna dice nella Gita che Egli non ha alcun dovere da compiere in tutti e tre i mondi, e tuttavia il Signore rimane sempre impegnato nell'azione per essere d'esempio agli altri. Le persone pi elevate e pi in vista della societ lavorano per stabilire degli ideali davanti agli occhi dell'umanit. Gli altri seguiranno la loro condotta e il loro comportamento. Pratica ci che insegni , questo ci che il Signore ci sta dicendo. Joshayet sarvakarmani vidvan yuktah samacharan . Il saggio deve insegnare agli altri attraverso la perfetta esecuzione di ogni azione . Non c' dubbio che la societ progredir se i saggi e le persone migliori e pi qualificate della comunit umana svolgeranno i loro doveri in questo modo. Ora Sri Krishna sta istruendo Arjuna su svadharma (la legge d'azione o dovere proprio a ogni persona) e paradharma (la legge d'azione o dovere di un altro). Ogni tipo di condotta o azione che si manifesta a causa della mente stimolata dall'attaccamento per i piaceri terreni e soggiogata dalle passioni viene chiamata paradharma. Eccezion fatta per quelle azioni che appartengono al yajna-karma tutto ci che si fa rientra nel paradharma. Agire per il godimento degli oggetti e dei piaceri terreni, sotto lo stimolo degli organi dei sensi, d'impedimento all'autosviluppo. La mente si muove nella direzione opposta a quella della sua natura. Il dovere fatto per amore della realizzazione della conoscenza conduce al proprio svadharma. Una condotta che si estrinseca secondo le caratteristiche peculiari di una persona al fine dello sviluppo dell'Anima considerata svadharma. L'azione altruistica e disinteressata in favore del lavoro spontaneo ugualmente svadharma. Una condotta contraria a tutto questo paradharma. Arjuna nato e vive in una famiglia di guerrieri (kshatriya) e il suo dovere ereditario quello di combattere. Il suo svadharma ossia il dovere caratteristico della sua razza quello di combattere per ristabilire la giustizia e il benessere generale. In questo sta la sua prosperit e il suo benessere come pure la prosperit e il benessere di tutta la societ e il paese. La pusillanimit e la codardia sono in contrasto con il suo dovere (dharma). Per lui, rimanere seduto rifiutandosi di combattere era paradharma. Per questo motivo il Signore Krishna disse ad Arjuna: Non evitare il tuo dharma anche se esso fosse mischiato con qualche tipo di demerito. E' molto meglio perfino morire mentre si sta compiendo una buona azione che nostro dovere fare. Ma non portare discredito all'Anima sottomettendoti al dominio degli organi dei sensi. L'azione disinteressata fatta altruisticamente per amore del bene del mondo una qualit innata della natura umana, ed proprio l'indice dell'umanit. Un'azione contraria a questa un'azione egoistica - produce terribili conseguenze per la societ. Malgrado avesse gi acquisito la conoscenza sullo svadharma diverse questioni agitavano ancora la mente di Arjuna. Egli pose quella domanda che sorge sempre nella mente di tutti, giovani e

vecchi. Si procede deliberatamente sul sentiero del male e del peccato? Chi desidera soffrire i tormenti, gli oltraggi e le sofferenze che derivano commettendo i peccati? Ariuna pose la stessa domanda che agita sempre la mente dell'uomo: O Krishna, l'uomo non desidera commettere il peccato; allora, chi lo induce con forza a commettere azioni peccaminose? . In risposta a questa domanda il Signore disse: La lussuria e la collera sono i pi grandi nemici dell'uomo. Sono questi due che fanno indulgere l'uomo nelle azioni peccaminose . Il desiderio o lussuria un forte e impetuoso istinto umano che esige tutto ci che c' di piacevole nel mondo, e cio bellezza gusto, fragranza, ecc. Se le sue richieste non vengono appagate esso causa l'insorgere della collera. La collera brucia e consuma sia l'uomo che la societ. Appagare i desideri cosa estremamente difficile. Il desiderio non conosce fine. La tendenza dell'uomo a desiderare sempre pi aumenta gradualmente, come aumenta il fuoco ad ogni nuova goccia di gh (burro chiarificato). Per poter vincere il tumultuoso desiderio - il pi grande e il peggiore nemico dell'uomo - bisogna calmare con destrezza e gradualit la propria mente, che la sovrana degli organi dei sensi. Le caratteristiche fondamentali dell'Anima vengono rivelate e percepite in una mente calma e tranquilla, come il riflesso della luna nell'acqua immobile o la limpidezza del cielo sereno quando non si muove un filo d'aria. La realizzazione dell'Anima sorge solo nella pi profonda tranquillit e nel silenzio della mente. Se s'impara l'arte di concentrare la propria mente in questo modo, allora si salvati dal nemico chiamato desiderio; di conseguenza, anche la collera viene eliminata. Leggendo buoni libri, parlando di cose sane e spirituali, coltivando una compagnia fatta di gente virtuosa e osservando i riti e i doveri che ci competono secondo le istruzioni dei santi, la mente viene assorbita nella meditazione sulla coscienza del S. Con l'aiuto di azioni altruistiche e disinteressate come il servizio, la generosit, il desiderio di fare del bene al proprio paese e il sacrificio di se stessi per il bene dell'umanit, l'uomo comincia il suo viaggio verso il mondo spirituale. Capitolo IV ACQUISIZIONE DELLA CONOSCENZA Shraddhavam labhate jnanam. (Chi ha riverenza e fede consegue la saggezza). L'identit del s individuale con l'intero universo cresce gradualmente man mano che le nostre azioni diventano sempre pi altruistiche e disinteressate. Lo yoga non altro che la realizzazione dello spirito d'equanimit e uguaglianza conseguito tramite l'arte dell'adorazione del Divino. Lo spirito d'equanimit si ottiene quando si sviluppa e si realizza l'identit con tutto; questo ci che viene chiamato coscienza divina o autorealizzazione. Ogni azione compiuta per fare piacere al Divino un'azione fatta senz'attaccamento. Compiendo questo tipo di azioni, libero dall'egosmo, uno pu essere unito alla Realt Divina. Sia le persone sposate che gli asceti, tutti dovrebbero agire per il bene del mondo. L'azione altruistica e disinteressata per eccellenza l'arte dello yoga. Durante la battaglia di Kurukshetra, il Signore Krishna istru Arjuna sulla pratica dell'antica arte dello yoga. Arjuna Suo amico e devoto. Ogni uomo deve sapere in che modo praticare questo eccellente karma-yoga. Il devoto la persona maggiormente favorita da Dio. Soltanto un devoto pu conoscere il mistero della Sua opera. Appagato dal sentimento di devozione del devoto, Egli rivela in tutta la Sua gloria i misteri della conoscenza suprema. Egli libero da nascita e morte, e tuttavia per amore dei Suoi devoti Si manifesta sulla

terra assumendo un corpo umano. La Sua venuta ha lo scopo di educare l'umanit su quelli che sono i suoi veri doveri. Egli S'incarna ogniqualvolta in questo mondo predomina l'ingiustizia, la debolezza, la rilassatezza e la decadenza. Circa l'incarnazione Divina il Signore Sri Krishna disse: Io M'incarno ogniqualvolta la giustizia (dharma) declina e l'ingiustizia cresce rigogliosa. Io Mi manifesto di et in et, per proteggere i virtuosi e per distruggere i malvagi e ristabilire il dharma (giustizia, religione) . Questo il messaggio di certezza che Dio d ai devoti virtuosi; questo il raggio di speranza in mezzo a un mondo di disperazione. Questo messaggio la prova evidente della premura sempre vigile che il buon Dio ha per il bene dei Suoi figli. In questo mondo sommerso dall'ingiustizia e follemente appassionato del peccato, questo messaggio di rassicurazione come se Dio stesso - il Distruttore del peccato - suonasse la conchiglia di guerra e dicesse ai Suoi devoti: Mabhayee - Non temete . L'apparizione di Dio sotto diverse forme avvenuta di et in et: Rama, Sri Krishna, Buddha, Ges, Shankaracharya e Sri Chaitanya sono tutte Incarnazioni manifestatesi in differenti periodi. Dio stesso ci dice quanto Egli sia cattolico e universalmente vicino ai Suoi devoti: Ye yatha mam prapadyante tams tathai 'va bhajamy aham . In qualsiasi modo gli uomini Mi adorano, in quello stesso modo vengono accolti dal Mio amore . Ci sono innumerevoli modi di adorare Dio. Tutti Lo avranno, se Lo invocheranno sinceramente. E' Lui che salva dal pericolo, se uno Lo chiama nel momento del bisogno. E' Lui che allontana la povert quando si soffre di penuria. Egli soddisfa ogni bisogno dell'uomo; perci dev'essere ricordato e pregato con sincerit. Coloro che agiscono soltanto per fare piacere a Lui, questi Lo realizzano. E una volta realizzato Lui, l'uomo non ha pi niente da ottenere. Per ottenere la conoscenza bisogna agire senza attaccamento. Il Signore Sri Krishna consigli al perspicace discepolo Arjuna di compiere il proprio dovere come gli antichi saggi. Il saggio re Janaka governava un grande regno, malgrado fosse sempre immerso nello stato del samadhi (Uno Stato meditativo di assorbimento nel S durante il quale il meditante perde la sua individualit e si fonde nell'Essere supremo o Dio). Prahlada, che ottenne la liberazione mentre ancora viveva nel mondo, soleva governare il regno dei demoni nel giusto adempimento del suo dovere. Viswamitra e Narada, pur possedendo la conoscenza di Brahman, non trascurarono i loro doveri. E' molto difficile comprendere che cos' l'azione e cos' la non-azione; anche un uomo di coscienza rimane perplesso a questo proposito. L'insegnamento che il Signore ci d a questo riguardo di agire sacrificando l'ego dell'agente. Si dovrebbe fare ci che risveglia la coscienza dell'Anima e che ci ricorda il Divino. La gioia e la pace si trovano in quelle azioni che promuovono il bene dell'umanit, nella filantropia, nell'ospitalit, nel servizio ai santi e nella preghiera e nell'adorazione di Dio. Anche dopo essere stato sottoposto a interminabili sofferenze per amore del bene del proprio paese e della societ, l'uomo continua a lottare per il suo ideale. Alla base di questo c' la natura fondamentale dell'uomo: il senso del dovere verso l'umanit. E' compiendo quest'inevitabile dovere che sboccia il fiore della coscienza del S; dopo di questo l'uomo ottiene la saggezza divina. Non c' schiavit terrena nell'azione fatta senza attaccamento. Soltanto chi agisce disinteressatamente e senza attaccamento veramente saggio e intelligente. Tale individuo sempre contento; Dio il suo solo rifugio. Chi agisce senza attaccamento padrone

di s, sempre equanime, indifferente e possiede gli stessi sentimenti nel piacere e nel dolore. Egli non ha amico o nemico in questo mondo, e non possiede il senso dell'ego nemmeno dopo aver compiuto ogni sorta d'azione. Tutto ci che fa inteso per il piacere del Divino. In questa realizzazione c' la fine di ogni sofferenza. L'azione sacrificale il solo dovere dell'uomo. Il successo della vita umana sta nell'adempimento di questo dovere; cos l'uomo ottiene lo stato divino mentre vive ancora nel corpo. L'azione spirituale o yajna di diversi tipi: carit, austerit, studio delle sacre Scritture, ecc. Tra i vari modi, il Jnana-yajna (Tutti gli yajna o sacrifici derivano dall'azione. Il sacrificio fatto con cose materiali si chiama dravya-yaina; ma non si pu ottenere la liberazione se non c' la conoscenza. Perci lo yaina sotto forma di conoscenza - Jnana-yaina superiore al dravya-yaina. La conoscenza del S fa la sua comparsa nell'uomo quando il karma-yoga perfetto. Perci stato detto che le azioni culminano nella conoscenza (del Divino)), cio lo yaina sotto forma di conoscenza o la conoscenza come sacrificio, il tipo supremo. Questo il parere del Signore. La conoscenza nasce dall'azione disinteressata. Una volta conosciuto il S, non rimane nient'altro da conoscere o realizzare. Per raggiungere questo stato bisogna cercare il consiglio dei saggi. Il Signore dice: Tad viddhi pranipatena pariprashena sevaya . Conosci Quello inchinandoti (ai saggi), ponendo loro domande e servendoli . Gli studenti comprendono esattamente l'argomento del loro studio facendo domande all'insegnante. Allo stesso modo i devoti che hanno sete di conoscenza spirituale risolveranno tutti i loro dubbi ponendo gentilmente delle domande al Guru. Il Gutu colui che dispelle l'ignoranza e impartisce la conoscenza del S o Anima. Sulla terra non c' niente di cos puro come la conoscenza. Na hi jnanena sadrisham pavitram iha vidyate . Questa conoscenza si ottiene attraverso l'azione altruistica e disinteressata. La via per arrivare ad essa bisogna impararla dal Guru. Shraddhavam labhate jnanam tatparah samyatendriyah . Chi ha riverenza e fede, chi devoto a Dio ed continente, in grado di conseguire la saggezza . Capitolo V AZIONE DISINTERESSATA Karmasamnyasat karmayogo vishishyate . (Il compiere azioni altruistiche e disinteressate superiore alla rinuncia all'azione). Il Signore Sri Krishna aveva spiegato molto al Suo devoto e amico Arjuna riguardo al karma (azione) e al jnana (conoscenza). Ma i dubbi di Arjuna circa il suo dovere non erano stati completamente rimossi. A volte gli sembrava che doveva prendere il sentiero della rinuncia abbandonando cos il tumulto dell'azione. Se la felicit sta nell'Anima, se la pace si raggiunge solo nell'Anima, qual era il bisogno di quest'intenso sforzo all'azione? Ma il consiglio del Signore Krishna era di agire. Preso da questo dubbio, Arjuna chiese di nuovo quale fosse per lui la via per ottenere la liberazione. La sua domanda era, quale delle due cose era meglio: compiere l'azione o rinunciarvi. In risposta, il Signore Sri Krishna disse: Sia la rinuncia che il compiere azioni altruistiche e disinteressate sono utili . Tuttavia tra le due cose, Karmasamnyasat karmayogo vishishyate - il compiere azioni altruistiche e disinteressate superiore alla rinuncia all'azione . In realt, abbandonare semplicemente ogni azione non rinuncia. La vera rinuncia consiste nel sacrificare la propria

vita per gli altri. Rimanere indifferenti al frutto dell'azione, dopo averla compiuta, vera rinuncia. Avendo in mente il desiderio per il successo e la prosperit terrena, per la ricchezza, l'onore, la fama, ecc., uno non pu conseguire la perfezione della rinuncia. Lo stato ascetico non si pu ottenere lasciando semplicemente la vita mondana e rimanendo isolati in una giungla. L'attaccamento che c' nella mente diventa ancora pi doloroso nella giungla, e questo impedisce l'ulteriore sviluppo spirituale. Prendere la via della rinuncia quando esiste ancora il desiderio e l`attaccamento mera follia. Al contrario, ogni sorta di desiderio svanisce automaticamente dalla mente compiendo azioni altruistiche e disinteressate. Realizzando il sentimento di equanimit, non rimane nessun interesse egoistico. Quando si raggiunge questo stadio, si ottiene automaticamente lo stato della rinuncia anche mentre si agisce. E' proprio in questo modo che l'azione compiuta senza attaccamento fa avanzare l'uomo verso la realizzazione del S. Per questo il Signore dice che le azioni sacrificali e le azioni fatte senz'attaccamento producono un bene maggiore della mera rinuncia all'azione. Quali sono le caratteristiche fondamentali del sannyasi? (Rinunciante, monaco o asceta. Chi abbraccia la via della sannyasa, della rinuncia al mondo, e fa vita monastica) Jneyah sa nityasamnyasi yo na dveshti na kankshati . Colui che non detesta n desidera niente un vero sannyasi, cio uno che possiede veramente lo spirito della rinuncia. Egli "nirdvanda", cio libero dagli opposti e dalla malizia; non schiavo di niente. In effetti, una persona che agisce senza malizia, avversione, desiderio e cupidigia il simbolo del vero rinunciante. L'amore per tutti gli esseri viventi e l'equanimit dimostrata ovunque e sempre caratterizzano il suo modo di vivere. Questo stato pu essere raggiunto soltanto compiendo azioni senza attaccamento. Una volta raggiunto questo stato, la persona che agisce non sar coinvolta in cosa alcuna malgrado rimanga impegnata in numerose azioni. Qualcosa di piacere e dolore, perdita e guadagno, rimane mischiata all'azione fatta per il piacere e il godimento terreno. Ma nessun peccato derivato dall'azione pu toccare chi, avendo rinunciato all'attaccamento, compie tutte le azioni affidandole a Dio e pensando che solo Lui l'autore di ogni azione. Una persona che agisce in questo modo non sente affatto la sofferenza della schiavit; il peccato derivato dalle sue azioni scivola come l'acqua sulle foglie del loto. La vera virt sta nel compiere azioni per ispirazione divina e per amore del piacere divino; cos si ottengono devozione e saggezza. La vita non fatta semplicemente dei pochi anni durante i quali si vive in questo mondo. Chi pu dire quando la vita, cominciata innumerevoli coni addietro, abbia raggiunto questo nostro mondo? Chi pu dire di quante nascite il sudiciume dei desideri e degli attaccamenti che si accumulato nella mente? La pratica dell`azione altruistica, disinteressata e fatta senza attaccamento ha lo scopo di rimuovere questa polluzione dalla mente. La contaminazione della mente viene purificata con i riti quotidiani, con le preghiere, le austerit, la meditazione, frequentando buone compagnie e seguendo i consigli di un buon maestro di religione. La mente viene purificata praticando e venendo abituata a compiere azioni senza attaccamento. La vera immagine dell'uomo l'Anima - viene riflessa nella mente purificata cos come il corpo si riflette chiaramente in uno specchio senza macchie. Lo splendore della saggezza viene illuminato dalla realizzazione del S. Sia colui che agisce o il rinunciante o l'asceta - con qualsiasi nome

vengano chiamati i devoti di Dio - tutti loro possiedono lo spirito di equanimit, sempre e ovunque. La conoscenza di un asceta che possiede l'equanimit pienamente sbocciata. Il saggio vede la stessa e unica Anima in ogni essere, sia esso un brahmino, un fuoricasta o un animale. L'Anima onnipresente; si trova in ogni essere vivente. Coloro che conoscono il S sono soddisfatti da questa visione. Chi ha realizzato il supremo S - l'Anima - ha superato l'esistenza materiale ed libero dalla schiavit terrena. Egli non ha simpatie o antipatie. Na prahrishyet priyam prapya no 'dvijet prapya cha 'priyam . Egli non si rallegra ricevendo ci che piacevole, n si rattrista per avere in sorte ci che spiacevole . Egli deriva il suo piacere dalla realizzazione del S ovunque, riceve l'illuminazione dallo splendore del S e fissa la sua visione eternamente nel S. Pieni d'amore divino e liberi dall'attaccamento, ogni cosa diventa piena di significato: vita familiare, rinuncia, benessere e progresso individuale e sociale. Una volta libero dal desiderio, anche un capofamiglia pu godere la gioia della saggezza che ha un sannyasi. D'altra parte, se i desideri non sono stati eliminati, pur essendo un sannyasi uno deve soffrire angosce e dolorl come un capofamiglia. Se permane ancora il pi piccolo desiderio e attaccamento, prendere il sentiero della sannyasa o rinuncia all'azione sbagliato. Capitolo VI DISCIPLINA E CONTROLLO DELLA MENTE Abhyasena tu Kaunteya vairagyena cha grihyate. (La mente pu essere controllata con la pratica e il non-attaccamento). La vita religiosa non semplicemente la raccolta di un certo numero di parole fantastiche, sovrannaturali o astratte piacevoli da ascoltare. I segni tangibili di una vita religiosa si vedono nei pensieri puri, nella buona condotta e nella pratica della verit. La virt viva quando fa compiere buone azioni. La visione dell Essere assoluto (Brahman) dev'essere percepita durante il compimento dell'azione. La pratica consiste nel fare qualcosa ripetutamente. Ora il Signore Sri Krishna sta dicendo come praticare e coltivare adeguatamente tutti i saggi insegnamenti che Egli ha impartito al Suo devoto e discepolo Arjuna. Gli insegnamenti della Bhagavad Gita sono inni viventi che ci vengono dalla bocca benedetta di Dio incarnato. Con la sincera osservanza di queste istruzioni immortali la vita diventa piena di pace e di gioia. Il fascino immortale di queste parole dev`essere gustato percependole nella meditzione profonda attraverso un'austera pratica spirituale. La conoscenza e la realizzazione delle virt di cui si parla nella Gita aumentano gradualmente con la pratica. La conoscenza di Dio non viene acquisita con il semplice cantare in continuazione la parola Dio. La realizzazione del S non viene pronunciando semplicemente Io non sono il corpo, Io sono l'Anima . La realizzazione del Divino nella propria mente dev'essere generata da un'accurata e regolare pratica religiosa e dal giusto comportamento nella vita attiva. Questo quanto il Benedetto Signore ci sta dicendo in questo capitolo. Colui che agisce e il rinunciante possiedono gli stessi sentimenti; essi non hanno differenze ideologiche. Lo stato della rinuncia non viene ottenuto con il puro e semplice abbandono dei riti vedici e della vita di famiglia. L'essenza della rinuncia sta nel rifiutare il frutto dell'azione e nel non-attaccamento. Il karma-yoga consiste nell'agire senza attaccamento. Non c' differenza fondamentale tra un rinunciante e un asceta. Sia il rinunciante che

l'asceta sono devoti alla conoscenza del S. Il Benedetto Signore ci d istruzioni su come adorare: Uddhared atmana 'tmanam . L'uomo deve innalzarsi con l'aiuto del suo S. Il s inferiore o individuale dev'essere conquistato dal supremo o divino S. La mente irrequieta dev'essere soggiogata dalla mente calma e tranquilla. La mente non altro che lo stato di agitazione e irrequietezza. Quando la mente viene calmata, il S si rivela in tutto il suo splendore. La mente dev'essere calmata allontanandola dal desiderio degli oggetti del mondo per mezzo di una cosciente e volontaria indifferenza. La mente pu essere calmata con un abile controllo del respiro. La realizzazione del S si ottiene soltanto nella sublime calma interiore. Questo tipo di sforzo ci che significa "innalzare il s con l'aiuto del S". Con questo sforzo e questa pratica, uno pu impedire la caduta della vita e realizzarne l'ascesa. Questa pratica la via regale per giungere alla manifestazione del S dell'uomo e al massimo sviluppo dell'umanit. Colui che pratica per la rivelazione del S un grande amico e alleato di se stesso. L'uomo che trascura questa pratica diventa nemico di se stesso e si degrada. Il Signore Benedetto sta parlando dei segni che caratterizzano un uomo dalla mente calma ed equilibrata: Egli sereno e padrone di s; non turbato n dal caldo n dal freddo, n dal piacere n dal dolore, n dalla fama n dall'infamia. La sua visione eternamente stabilita nell'Anima . Egli possiede il senso di equanimit verso tutto ci che esiste nel mondo. Samaloshtashmakanchanah - Per lui un pezzo d'argilla, una pietra o un pezzo d'oro sono la stessa cosa . Egli guarda tutti con equanimit - amici o nemici, peccatori o santi che siano. Questa la natura di una mente calma ed equilibrata. Una persona dalla mente calma ed equilibrata percepisce ugualmente la visione del S in tutti gli esseri viventi. Ora il Signore Benedetto ci insegna come e in quale ambiente la mente pu venire controllata. Dimorando in completa solitudine, uno deve praticare il controllo di corpo e mente. Abbandonando il pensiero di gratificare gli organi dei sensi, bisogna continuare a praticare yoga nella maniera prescritta dai grandi saggi . Attraverso questa pratica, lo splendore del S si rivela nella mente. Il pensiero non altro che il turbolento stato mentale causato dal respiro vitale, come le onde nelle acque dell'oceano sono causate dal vento. La mente diventa agitata ogniqualvolta ci sono i pensieri degli oggetti dei sensi; persino i buoni pensieri contribuiscono all'agitazione della mente. Praticando l'arte di rendere il respiro vitale calmo e armonioso la mente diventa tranquilla. La meditazione consiste nel rimanere imperturbati e con la mente serena. Soltanto con la meditazione si pu scoprire l'Atman o il supremo S, che la sola cosa degna di essere meditata. Rimanere semplicemente seduti con gli occhi e le orecchie chiuse non meditazione. La mente dev'essere preparata alla meditazione seguendo le ingiunzioni delle Scritture, come per esempio yama, niyama, asana, ecc. (Yama: non-violenza, verit, continenza, non rubare, non accettare doni. Niyama: purezza, contentamento, austerit, studio delle sacre Scritture e meditazione su Dio. Asana la posizione nella quale uno pu sedere confortevolmente a lungo durante la meditazione). Anche il mangiare e il dormire devono essere regolati, altrimenti non c' meditazione. Quelli che mangiano troppo o che non mangiano affatto, quelli che dormono troppo o che non dormono affatto non possono praticare yoga o meditazione . Per essere un adepto nell'arte dello yoga o della meditazione, uno dev'essere disciplinato nelle abituali azioni di mangiare, dormire, ecc. Anche questo ci stato insegnato dal

Beato Signore: Chi regola ogni cosa, il suo cibo, la ricreazione, lo sforzo nell'azione, il sonno e la veglia ottiene successo nello yoga o meditazione . Attraverso la meditazione il s individuale viene unito con il divino S: questo ci che viene chiamato yoga. Yogo bhavati duhkhaha - Lo yoga il distruttore di ogni sofferenza . Perci, per essere salvato dalla sofferenza l'uomo deve calmare la sua mente e regolare il suo cibo quotidiano, la ricreazione e tutte le altre azioni secondo le istruzioni contenute nelle Scritture e in conformit con le pratiche seguite dai grandi santi. Come risultato della pratica dello yoga - cio, dell'unione con il S - la mente diventa calma e stabile come la luce immobile di una candela. Non facile realizzare questo stato, che viene raggiunto mediante una rigorosa disciplina e con la regolare pratica di tutti i giorni. Una volta raggiunto questo stato di serenit, ogni altro incantevole e seducente oggetto del mondo appare insignificante; non c' nessun altro stato pi gioioso di questo. Yam labdhva cha 'param labham manyate na 'dhikam tatah Yasmin sthito na duhkhena guruna 'pi vichalyate . Una volta stabilito in questo stato, l'uomo non viene scosso nemmeno dal pi grande dolore; egli non viene scosso nemmeno dal pi grande pericolo . Questo avviene quando c' la percezione dell'Anima e si stabiliti nel S. Questo il pi grande successo nella vita dell'uomo. L'asceta vede allora il suo S in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel suo S. In quel momento Dio non rimane pi invisibile a lui. Tasya 'ham na pranashyami sa cha me na pranashyati . Io non sono mai separato da lui, n egli mai separato da Me - dice il Beato Signore. L'uomo con la mente controllata e tranquilla eternamente unito con il Divino. Inoltre, tra tutti questi uomini, chi sempre equanime verso tutti gli esseri e sente le sofferenze e i piaceri degli altri come se fossero i suoi dolori e le sue gioie, questi il pi grande. L'identit con tutti gli esseri e la percezione dei piaceri e dei dolori degli altri nel proprio S conosciuta come sovrumanit. Ecco perch un asceta, un rinunciante o un uomo compassionevole viene chiamato Mahatma, cio grande e nobile Anima. Il devoto Arjuna ascolt attentamente le parole del Benedetto Signore Sri Krishna, tuttavia gli era ancora difficile calmare la mente. La mente irrequieta per natura ed sempre agitata. E' molto difficile controllarla. Com' difficile domare il vento, cos difficile disciplinare la mente. Quando il devoto Arjuna espresse questi sentimenti, il Benedetto Signore rispose: Non c' dubbio, o eroe dal possente braccio, che la mente agitata e difficile da controllare; ma ci sono dei mezzi per soggiogarla . Abhyasena tu Kaunteya vairagyena cha grihyate . La mente pu essere controllata con la pratica e il non-attaccamento . Compiere qualcosa ripetutamente, costantemente e regolarmente chiamato pratica. Il disinteresse verso i desideri terreni e gli oggetti dei sensi unito all'indifferenza per il frutto dell'azione chiamato non-attaccamento. Il metodo per controllare la mente quello di meditare ogni giorno, regolarmente, con non-attaccamento. Il processo della meditazione e della percezione del S dev'essere appreso dalle persone realizzate che conoscono il S. Se uno in grado di calmare e di assorbire profondamente la turbolenta mente, Brahmasamsparsham atyantam sukham ashlnute - uno ottiene l'infinita beatitudine del con-

tatto con Brahman, l'Essere assoluto ed eterno . Questa beatitudine non pu venire espressa da nessuna lingua. Ancora un altro dubbio sorse nella mente di Arjuna. Se uno abbandona la pratica dello yoga prima di ottenere la completa realizzazione del S, quale fato lo attende? Qualcuno perde la fede, qualcun altro abbandona la pratica per negligenza, altri ancora muoiono prima di poter raggiungere l'Amato. La domanda di Arjuna mira a sapere quale fine riservata a queste persone. Rispondendogli, il Benedetto Signore chiar i suoi dubbi e pronunci un messaggio di rassicurazione: Na hi kalyanakrit kashcid durgatim tata gacchati . Arjuna, egli non incontra la distruzione n in questo mondo n nell'altro. Chi fa il bene non finisce mai male . L'azione fatta per il piacere Divino non va mai sprecata. La pratica della conoscenza non pu mai essere infruttuosa. Chi impegnato nella pratica dello yoga non percorre mai il sentiero della sventura. Dopo la morte, egli dimora nel mondo dei virtuosi e se deve rinascere sicuramente nascer in una famiglia pura e prospera o in una famiglia di asceti. Dopo avere infiammato il cuore dell'amato discepolo con queste incoraggianti parole, il Signore Sri Krishna rivers le Sue benedizioni su Arjuna ingiungendogli: Sii tu uno yogi . Secondo le Sue parole uno yogi superiore a un asceta, a un uomo di conoscenza spirituale e a colui che agisce senza attaccamento. Rimanendo sempre unito con Dio, uno yogi compie ogni azione per il bene del mondo. Capitolo VII CONOSCENZA E REALIZZAZIONE Bahunam janmanam ante jnanavam mam prapadyate. (Alla fine di molte nascite, l'uomo di saggezza prende rifugio in Me). Il Signore Sri Krishna ha gi istruito il devoto Arjuna su come controllare la turbolenta famiglia dei vizi (I sei vizi o passioni principali dell'uomo: la lussuria, la collera, la cupidigia, l'orgoglio, la vanit e l'invidia) e l'irrequieta mente attraverso la meditazione o lo yoga. Ora egli parla del modo per entrare nel regno della profonda realizzazione. La conoscenza che abbiamo di Dio derivata dai Veda e dalle altre sacre Scritture; quindi viene sviluppata la concezione che l'unica, onnipresente Anima suprema (Dio) esiste in ogni animale, in ogni creatura o essere animato e inanimato. Realizzare questa conoscenza tramite l'esperienza spirituale fatta attraverso la pratica ascetica un tipo di conoscenza chiamato "vijnana". (Il jnana interpretato come saggezza e implica la conoscenza derivata dalle sacre Scritture. Quando questa conoscenza viene intimamente assorbita e verificata dall'esperienza spirituale, allora viene chiamata vijnana; tra l'altro essa implica l'esatta conoscenza dei principi dell'esistenza). Con il sorgere luminoso di questa particolare e suprema conoscenza, l'uomo realizza che tutto ci che esiste in questo universo deriva dallo stesso sovrano ed eterno Potere. Questo stesso Potere indeperibile permea anche l'uomo; quest'Entit Divina presente in ogni essere come Anima. Ogni cosa in questo universo legata ad un unico filo come le numerose perle di una collana - Sarvam idam protam sutre manigana iva . Il Signore stesso ci dice quali sono i mezzi per conoscerLo: Egli dev'essere realizzato attraverso la pratica regolare della meditazione, prendendo rifugio in Lui con tutto il cuore e l'anima. Ma il Signore ci dice anche quanto sia difficile conoscerLo: Tra migliaia di uomini a stento uno solo si sforza di raggiungere la perfezione, e tra coloro che si sforzano e riescono appena uno solo riesce a conoscerMi veramente .

Dopo aver detto questo il Signore cominci a parlare delle Sue divine manifestazioni. Egli l'origine ed anche la dissoluzione dell'intero universo. In questo mondo non c' nulla superiore a Lui. Egli il sapore nell'acqua, e la luce nella luna e nel sole; Egli la sacra sillaba Aum nei Veda; il suono nell'etere e la virilit nell'uomo. Egli la vita in tutti gli esseri, l'austerit negli asceti, l'intelletto del saggio e lo splendore del fuoco. I tre guna, cio i tre modi o qualit della Natura - sattva, rajas e tamas traggono la loro origine soltanto da Lui. Gli uomini sono ingannati da essi e cos s'impegnano in azioni mondane. Il Signore pu essere raggiunto al di l di questo mondo d'attivit solamente ricercando la conoscenza. Tutti coloro che sono folli di desiderio per gli oggetti dei sensi, istupiditi dalla divina maya e sotto l'influsso dell'infatuazione, non Lo ricordano. Solamente i virtuosi Lo adorano. Quest'ultimni sono di quattro tipi: Arto jijnasur artharthi jnani cha - l'uomo che soffre, colui che cerca la conoscenza, colui che cerca la ricchezza e i piaceri celesti, e il saggio . Tra questi, l'ultimo - il saggio - in virt dell'estrema reverenza e devozione che possiede il pi caro a Dio. Ma anche il saggio non Lo realizza facilmente. Alla fine di una devota ricerca della conoscenza durata molte nascite, il saggio devoto realizza che Egli l'onnipervadente Anima suprema. Una tale grande, saggia e nobile Anima rara in questo mondo. Il comune essere umano sotto l'influsso dei desideri e degli attaccamenti mondani. Gli uomini vogliono il piacere in questo mondo, ma vogliono anche la felicit divina nell'altro mondo. Per appagare le loro brame e soddisfare i loro desideri, essi adorano diverse divinit pregandole per avere dei doni. Essi non fanno nessun nobile sforzo per adorare con la conoscenza e la realizzazione che l'Anima suprema tutto. Malgrado questo, la considerazione divina non viene loro negata, poich tutti gli di sono differenti manifestazioni della Sua infinita gloria. Attraverso queste manifestazioni divine Egli concede i doni desiderati dai Suoi devoti. Come uno adora, cos ottiene il risultato; com' il proprio approccio alla divinit, cos il proprio fine. (I sacrifici in cui vengono offerte cose agli di liberano delle forze creative. Gli oggetti del mondo hanno la loro origine nel visargah, cio nell'offerta fatta agli di per mezzo del sacrificio. Ci anche chiamato karma). Devan devayajo yanti madbhakta yanti mam api. Coloro che adorano gli di ricevono doni, ma quelli che assorbono la loro mente nel pensiero che l'Anima suprema l'intero universo vengono uniti con la stessa Anima suprema. Essi percepiscono l'Atman ovunque e in ogni esistenza. Per essere liberati dai mali che affliggono questo mondo penuria, dolore, malattia, lutto, vecchiaia e morte - uno deve continuare ad agire con giusto zelo e con la mente spiritualmente assorta. Le anime che agiscono in questo modo possono conoscere tutti i misteri dell'Amato Signore. Capitolo VIII LA CAUSA PRIMA E IMPERITURA DEL MONDO Aksharam Brahma Paramam. (Brahman, l'Assoluto l'Imperituro, il Supremo). Il dominio della conoscenza illimitato. Pi uno sa e pi aumenta il numero delle cose sconosciute, e si ha voglia di conoscere ancora di pi. La conoscenza non ha limiti. Il perspicace Arjuna ora molto ansioso di conoscere i principi divini. Il suo desiderio andato crescendo gradualmente. Adesso egli interroga il Beato Signore Sri Krishna sulla dottrina suprema: Che cos' Brahman o l'Assoluto? Che cos' l'adhyatma o anima incarnata?

Che cos' il karma o azione? Che cosa s'intende con adhibhuta o regno fisico, e cosa con adhidaiva o regno divino? Chi l'adhiyajna o la divinit del sacrificio e come fa a dimorare in questo corpo? E come pu lo yogi conoscere il Signore nel momento della morte? Nel linguaggio comune noi usiamo parole come Atman (Anima), Paramatman (Anima suprema), Brahman (Assoluto), Ishwara (Dio), ecc., ma il vero significato di queste parole probabilmente sconosciuto a molti. Per conoscere l'essenza di queste parole uno deve prendere rifugio ai piedi di quelle nobili persone che possiedono la conoscenza spirituale o di Dio. Soltanto chi ha realizzato il S grazie alle pratiche ascetiche pu spiegare questi supremi misteri. Il Benedetto Signore Sri Krishna sta illuminando il devoto Arjuna, dandogli la conoscenza di questa profonda filosofia spirituale. Quella cosa imperitura e causa prima del mondo Brahman, l'Assoluto. La natura essenziale o fondamentale di ogni oggetto chiamata adhyatma (anima incarnata). Karma (azione) il nome dato alle forze creative originate dall'Assoluto. Lo yaina o sacrificio libera le forze creative, causando la nascita del mondo. Lo yajna karma, e il karma il mondo. Tutti gli esseri creati sono mortali e perituri. Tutti gli esseri perituri sono adhibhuta. La Persona cosmica che dimora in ogni cosa l'adhidaiva. Egli presente in ogni creatura e in ogni individuo. E Lui, che il Signore di tutti i sacrifici ed immortale e indeperibile, l'adhiyaina. Lui, che il S interiore di tutti gli esseri, conosce la mente di tutti. Egli l'io o s in tutti. Lo stesso Signore Sri Krishna l'adhiyajna. L'essere supremo che risiede in ogni Anima pu essere conosciuto compiendo i riti spirituali prescritti. Soltanto le persone sagge e illuminate sanno qual l'arte pratica per conoscerLo. La mente viene controllata se il respiro viene reso fermo e regolare. Il divino splendore della conoscenza di Brahman o Dio, l'Assoluto, si riflette in una mente tranquilla come il riflesso della luna nell'acqua immobile. E' Lui che risiede nel centro pi profondo del cuore umano come l'Uno che conosce tutte le menti. Praticando yoga e meditazione con mente ferma e con la volont di conoscere l'Essere supremo, l'uomo deve costantemente ricordare e contemplare Colui che onnisciente, che non ha origine, che regna su tutto, che automanifesto ed la fonte di ogni energia. Coloro che muoiono meditando su di Lui, totalmente assorti in Lui con mente ferma, dopo la morte Lo raggiungono nel mondo divino. E' cos che l'uomo raggiunge la sempre desiderata mta o dimora suprema. Si scopre, perci, che c' Dio l'Assoluto - il supremo S sia all'inizio che alla fine della vita umana. E' Lui la vita degli esseri di questo mondo. Egli l'Essere onnisciente che dimora nel corpo dell'uomo e conosce tutte le menti; inoltre, anche il corpo Suo. Egli presente nell'azione ed anche colui che la compie. Egli pervade tutte le cose animate e inanimate. Illuminando il grande devoto Arjuna, il Beato Signore Sri Krishna pronunci un sublime messaggio: Tasmat sarveshu kaleshu mam anusmara yudhya cha . Perci, pensa sempre a Me e combatti (fa il tuo dovere) . (Qui non s'intende un combattere sul piano materiaie, perch ci non possibile sempre. Quella che dobbiamo combattere continuamente la battaglia contro le potenze delle tenebre). Questo messaggio della Gita una parola d'iniziazione molto sacra. Se un uomo agisce pensando sempre a Lui e dipendendo da Lui non c' niente da temere o per cui dolersi. Lui l'agente, il

maestro, il pilota e la guida che condurr l'uomo nella giusta via. Ogniqualvolta l'uomo Lo dimentica ed esalta il proprio potere o egoismo, egli rimane schiavo dell'azione. Il Benedetto Signore Sri Krishna disse molto chiaramente: Mayy arpita manobuddhir mam evai 'shyasy asamshayah . Se la tua mente e il tuo intelletto sono fissi in Me, senza dubbio tu verrai soltanto a Me . Non c' ragione di preoccuparsi o di temere se il pilota agisce seguendo le istruzioni del superiore. L'uomo deve abbandonarsi a Lui, dopo aver soggiogato la mente, l'intelletto e l'orgoglio, e deve continuare ad agire come uno strumento nelle Sue mani. Queste sono le istruzioni del Signore. Egli realizzabile attraverso la meditazione e la contemplazione continua. Il respiro vita. Il s individuale entra ed esce dal corpo con l'inalazione e l'esalazione. Meditare e pensare a Lui con ogni respiro una grande forma di adorazione. Mediante questa forma d'adorazione, uno viene assorbito nel S e realizza il Signore; Egli Si rende facilmente realizzabile. Il Signore Krishna dice: Chi concentra sempre il suo pensiero su di Me con la mente che non vacilla, costui viene facilmente a Me. Io vengo realizzato facilmente da lui . Da dove viene l'uomo? Dove va dopo la morte? Dov' la sua vera dimora? Rispondendo a queste domande, il Beato Signore ha detto che Dio l'Assoluto - che imperituro, immutabile, inesprimibile, e cio al di l della percezione dei sensi - il fine ultimo, la mta o lo stato supremo di tutti; qui che risiede il Signore Krishna. Una volta raggiunto questo posto l'uomo non pi soggetto a rinascere in questo mondo pieno di miserie e sofferenze. La dimora del Benedetto Signore Sri Krishna lo stato supremo che tutti dobbiamo raggiungere ed la vera dimora di ognuno. Perci il Signore Krishna il solo supporto e rifugio di ogni uomo in qualsiasi momento. Egli pu essere realizzato solamente con una salda devozione: Bhaktya labhyas tv ananyaya . Il ciclo di nascita e rinascita dell'umanit continuer; perch questo il significato del mondo. Uno realizza la Mta suprema dopo molti cicli di et e in virt delle pratiche ascetiche compiute per innumerevoli vite. L'Essere supremo, l'Assoluto, la vera dimora di ogni essere, dove risiede il proprio S. Per esistere nel suo vero stato naturale e dimorare nel S, l'uomo compie la meditazione e le pratiche yogiche nascita dopo nascita. Il Beato Signore una volta rivers la Sua grazia sul devoto Arjuna dicendogli: Sii tu uno yogi . Qui gli dice di nuovo: Tasmat sarveshu kaleshu yogayukto bhava 'rjuna. Perci, o Arjuna, sii sempre fermo nello yoga , che significa: Medita e contempla sempre Me in ogni tua azione. Capitolo IX RAJA YOGA LO YOGA DELLA CONOSCENZA SUPREMA Rajavidya rajaguhyam pavitram idam uttamam. (Questa la conoscenza suprema, il segreto supremo e il pi sacro di tutti). Ci sono diverse vie per scalare la vetta di una montagna, alcune sono facili e altre pi difficili, alcune sono pi lunghe mentre altre possono essere pi corte. Gli scalatori possono raggiungere la vetta attraverso un qualsiasi sentiero, scelto secondo il loro gusto e le loro preferenze. Arrivati sulla cima, tutti quanti ammireranno lo stesso incantenvole paesaggio. Nella Gita, il Signore Sri Krishna ha descritto vari metodi per ottenere la liberazione e la salvezza. Seguendo uno qualsiasi di questi, secondo le proprie inclinazioni e le proprie preferenze, l'aspirante spirituale pu raggiungere la di-

mora immortale del Signore Vishnu (Il dio della Trinit ind che sostiene e conserva la creazione. Il Signore Krishna considerato un'Incarnazione di Vishnu). In questo capitolo il Beato Signore ci parla dell'eccellente e suprema via per la pratica dello yoga - una via facilmente accessibile a tutti. Nella Gita, la conoscenza della Realt spirituale derivata dalla conoscenza del proprio S interiore stata chiamata 'vijnana' o conoscenza totale. Con il suo aiuto l'uomo pu vagare per l'oceano di questo mondo come un pesce, inoltre pu entrare nella sua dimora attraverso l'ingresso principale. Lo stesso Signore Krishna dice: La conoscenza di questo sentiero scientificamente perfetta, estremamente segreta e profondamente sacra. Essa provata dall'evidenza, direttamente sperimentabile ed giusta, facile da praticate ed eterna . Il Signore ci ha parlato di quella magnifica via che, grazie alla testimonianza diretta, aumenta la fede nella mente dubbiosa dell'uomo e pu essere conosciuta sperimentandola direttamente. Tutte le miserie umane sono dovvte all'ignoranza di questa sublime e segreta conoscenza spirituale. E' a causa di quest'ignoranza che l'uomo deve subire continuamente le sofferenze derivanti da nascita e morte. Abbiamo gi detto prima che Dio presente in ogni essere e in ogni oggetto. Come l'aria nel cielo, Egli presente ovunque. Qualsiasi cosa in questo universo - animata o inanimata - sotto il Suo magico incanto. E' Lui che crea continuamente l'universo, ed soltanto per Sua volont che ha luogo la dissoluzione o distruzione. Egli maestro e autore della creazione e della dissoluzione. In questo mondo l'uomo rimane immerso in uno stato d'illusione simile a quello che egli prova quando va al cinema: dimentica il suo vero S e qual la sua vera casa. Le persone malvage e perverse sono continuamente impegnate in frivole aspirazioni e inutili azioni. Questi uomini si considerano autori e padroni di tutto e disprezzano Dio; essi non fanno nessuno sforzo per ottenere la conoscenza. Ecco perch il mondo una prigione piena di dolore, dove ci sono cos tante liti e battaglie tra un uomo e l'altro. E' a causa dell'ignoranza che il mondo reso folle dall'invidia e dalla malizia. Ma per fortuna non tutti gli uomini sono cos. In questo mondo ci sono anche persone divine, virtuose e devote alla religione. E' grazie a loro che il fuoco sacrificale della giustizia continua a bruciare e l'umanit a sopravvivere. Alcune di queste Anime divine adorano il Signore glorificando il Suo nome, alcune lo fanno osservando voti e praticando austerit, altre offrendoGli fiori con devozione e altre ancora rimanendo assorte in meditazione e in contemplazione. In questo modo il dharma, la religione e la giustizia sopravvivono. Anche in mezzo al dilagare dell'ingiustizia, queste persone divine hanno protetto tutta quanta la societ. Il Signore onnipervadente e l'origine di ogni esistenza. Egli il Padre di questo mondo, ed anche la Madre, Colui che lo sostiene e lo governa. Egli la sola cosa che merita di essere conosciuta; una volta conosciulo Lui, non c' nient'altro da conoscere. Egli il Signore, il sostenitore e il fine ultimo del mondo. E' l'artefice della creazione, del sostentamento e della dissoluzione di tutti gli esseri, ed anche il seme imperituro del mondo. Tutte le cose visibili- il sole, la luna, le stelle - sono manifestazioni della Sua forma immateriale. Egli la vita di tutti gli esseri. ConoscendoLo in questo modo, se l'uomo Lo ricorda sinceramente e con devozione, tutta la sua miseria scompare. Il Signore il solo rifugio del devoto (Qualsiasi cosa un uomo faccia, tutto porta a Lui, perci Egli la dimora. Egli il creatore, il conservatore e il distruttore del mondo. Anche nel caos iniziale, gli esseri sono in Lui come semi; perci

Egli il deposito. Egli opera per il bene di tutti senza aspettarsi nulla in cambio, perci l'amico. Egli rimuove il dolore degli afflitti, perci il solo rifugio). Egli stesso ci fa conoscere la Sua bont per i devoti: Tesham nityabhiyuktanam yogakshemam vahamy aham . A quelli che adorano soltanto Me, senza pensare ad altro, Io procuro quello che ancora non hanno e preservo quello che gi hanno . Ecco ancora un altro messaggio di suprema rassicurazione, che fa svanire tutte le preoccupazioni dei devoti. Dio soddisfa tutti i bisogni di coloro che rimangono assorti meditando e adorando Lui. Chi provvede al cibo e all'alloggio dei santi e dei sadhu senza risorse e senza casa che vivono nelle grotte di montagna, in dense foreste, sulle rive dei fiumi o nei deserti solitari? Chi si prende cura di loro? Dio, il sempre fidato, l'amorevole Padre di ogni essere, Si assume il compito di servirli in ogni modo. Servendo i devoti, Egli rivela la Sua gloria. E' gi stato detto che in qualsiasi maniera una persona adora Dio, allo stesso modo Egli accetta la sua adorazione. Se adorato con devozione, Egli compiaciuto con qualsiasi offerta, sia essa una foglia, un fiore, un frutto o semplice acqua. Non c' limite agli svariati modi di osservare facilmente la via della giustizia, cos come ci viene insegnato dal Signore Sri Krishna. Mentre si impegnati nelle pratiche religiose, nessuno dovrebbe avere pensieri egoistici come 'io sono virtuoso' oppure 'io sono un asceta'. Con l'orgoglio derivato dalle pratiche spirituali si destinati a soffrire. Il Signore ci prescrive un facile mezzo per abbandonare questo tipo di egosimo: Qualsiasi cosa fai, qualsiasi cosa mangi o offri in sacrificio, qualsiasi cosa dai, qualsiasi austerit tu compi, fa tutto quanto come un'offerta a Me . Questo significa che l'uomo si libera dalle preoccupazioni e dalle difficolt soltanto se compie ogni azione per Lui e per amor Suo. In questo caso l'uomo non ha pi responsabilt per i buoni o i cattivi risultati delle sue azioni. Sebbene sia privo d'attaccamento, il compassionevole Signore Iddio rimane sempre vigile nel cuore dei Suoi devoti. Ye bhajanti tu mam bhaktya mayi te teshu cha 'py aham . Coloro che adorano Me con devozione sono in Me ed anch'Io sono in loro . A nessuno viene negata la Sua compassione, sia questi pio o peccatore. Anche una persona estremamente malvagia dev'essere riconosciuta virtuosa se adora Me con devozione esclusiva, poich anch'essa desiderosa di realizzare Me . Questo ancora un altro messaggio di supremo incoraggiamento che Dio d ai peccatori e agli afflitti che vagano nello sconfinato oceano del mondo. Anche il cuore di un uomo assai depravato si scioglie al dolce suono di questo messaggio d'assicurazione; anch'egli muta presto in un'Anima virtuosa cambiando il suo modo di vivere e guadagnandosi la pace eterna. Ascoltiamo le parole che il Signore rivolge ai Suoi devoti; parole che sono una certezza di protezione per l'eternit: Kshipram bhavati dharmatma shashvacchantim nigacchati Kaunteya pratijanihi na me bhaktah pranashyati . Ben presto egli diventa giusto ed ottiene la pace eterna; o Kaunteya, sappi per certo che il Mio devoto non sar mai distrutto . Ora, o devoto, servi il Signore senza alcun timore, agisci intrepidamente e procedi imperturbato nella battaglia della vita. Tu non hai nulla da temere. Il Signore Si rivolge a tutta l'umanit: Manmana bhava madbhakto

madvaji mam namaskuru. Fissa la tua mente su di Me, sii devoto a Me, sacrifica e inchinati a Me. Soltanto allora tu verrai a Me e tutta la tua miseria cesser per sempre . Capitolo X L'ETERNE MANIFESTAZIONI DIVINE Yad yad vibhutimat sattvam Srimad urjitam eva va tad tad eva 'vagaccha tvam mama tejo 'mshasambhavam. (Tutto ci che esiste di glorioso, di bello, di possente, sappi per certo che ha avuto origine da un frammento del Mio splendore). Arjuna un caro amico e discepolo del Signore Krishna. L'amore e l'affetto del Signore per lui non ha limiti. Per il bene del meritevole discepolo, Egli ha aperto l'interminabile deposito della conoscenza davanti a lui. Anche la conoscenza senza limiti. Pi se ne parla e pi cresce il desiderio di sapere. In questo capitolo il Signore descrive dettagliatamente le Sue infinite manifestazioni divine. Il Suo potere pervade tutto l'universo. La Sua presenza pi manifesta in alcuni particolari oggetti; Egli Si trova sia dentro che fuori le cose. ConoscerLo manifesto in tutte le forme vuol dire conoscere tutto ci che esiste nell'universo. Solo Lui conosce l'identit delle Sue eterne manifestazioni. Egli 'Ajamanadimcha' cio non ha n origine n fine. E' il Signore supremo di tutti i mondi - 'Loka Maheshvaram'. ConoscerLo in questo modo vuol dire conoscerLo in realt. E' Lui l'origine di tutti i diversi tipi di esseri. L'intelletto, la discriminazione, la conoscenza, la pazienza, la verit, il controllo dei sensi, la calma, piacere e dolore, nascita e morte, paura e impavidit, la non-violenza, l'equanimit, la carit, il sacrificio, le austerit - tutte le qualit degli esseri creati hanno origine da Lui. Il Beato Signore dice: Aham sarvasya prabhavo mattah sarvam pravartate . Io sono l'origine di tutto; da Me si sviluppata e procede ogni cosa . Realizzando questo, il virtuoso rivolge la sua attenzione alla realizzazione di Dio. Realizzando che Lui immanente in tutto l'universo, i saggi si impegnano nell'adorazione divina. Se non fosse cos, quale sarebbe la necessit di fare austere pratiche e prendere rigorosi voti per realizzare chi normalmente non visibile o non raggiungibile? I virtuosi devoti non si contentano semplicemente di adorare Dio da soli. Essi partecipano insieme ai discorsi e alle assemblee religiose, curano e mantengono la buona compagnia e derivano pace e gioia dal cantare con devozione il Nome del Signore. Cantare la Sua lode e gloria, parlare di Lui - tutte queste cose sono note come 'satsanga' o stare insieme in compagnia del Divino. Partecipando a questi satsanga si sviluppa l'amore divino e l'uomo ne trae grande gioia e contentamento. Muto dallo stupore, Arjuna divora le parole dolci come il nettare del Beato Signore. Completamente assorto in Lui, estasiato ad occhi aperti, egli cominci ad inneggiarlo: Tu sei il supremo Brahman, il supremo rifugio, la suprema purezza. Tu sei l'Eterno, il divino Purusha (Anima suprema). Tutti i rishi (Veggenti, saggi illuminati) come pure il divino veggente Narada dichiarano che Tu sei il primo tra gli di, il Non-nato, l'Onnipresente. Tu stesso stai dicendo questo a me. O Keshava, io ritengo vero tutto ci che mi dici di Te . Savayam eva 'tmana 'tmanam vettha tvam Purushottama . Soltanto Tu conosci Te stesso, o Persona suprema . Il desiderio di conoscenza era cresciuto continuamente in Arjuna, che ora voleva sapere dei mezzi per rimanere sempre assorto nei pensieri divini: O Signore degli yogi, come posso conoscer-

Ti, meditando sempre su di Te? In quali differenti aspetti o forme devo pensare a Te? . Questa domanda di Arjuna presente nella mente di ogni praticante spirituale. Non tutti possono meditare sull'inconcepibile e inesprimibile Brahman o Assoluto, e perci molti aspiranti vogliono adorare Dio attraverso una forma e un'immagine corporea, sperando tramite questo tipo d'adorazione e di meditazione del visibile di raggiungere la Meta, realizzando l'invisibile e onnipresente Padre dell'universo. Gli attributi divini del Beato Signore sono infiniti. Compiaciuto dalla devozione di Arjuna, gli rivel: Io sono il S che risiede nel cuore di tutti gli esseri; Io sono il principio, il mezzo e la fine (cio, Io sono il Signore della creazione, del sostentamento e della dissoluzione di tutti gli esseri) . Dicendo questo, il Signore cominci ad elencare quelle cose nelle quali la Sua gloria maggiormente manifesta. Egli presente in tutto: nella luna, nel sole, nelle stelle, nelle montagne, negli oceani, nei fiumi, nel fuoco, nella terra, nell'aria. Tra gli di, Egli Indra; tra i preti familiari il loro capo Brihaspati; tra gli uomini il loro re; tra i demoni Prahlada; delle offerte, Egli la silente ripetizione dei sacri nomi di Dio. Delle cose immobili l'Imalaya; dei fiumi il Gange. La bellezza, la prosperit, l'intelligenza e la pazienza sono tutte Sue qualit particolari. Egli la conoscenza e la saggezza dei saggi. Presente in tutto il creato, non c' nulla che sia privo di Lui. Dopo avergli esposto alcuni esempi della Sua infinita gloria, il Signore disse ad Arjuna: Sappi per certo che tutto ci che esiste di glorioso, di bello, di possente, ha avuto origine da un frammento del Mio splendore. Ma a che ti serve la conoscenza di tutti questi particolari? Io esisto, sostenendo il mondo con una sola particella di Me stesso . Capitolo XI LA VISIONE DELLA FORMA UNIVERSALE Ihai 'kastham jagat kritsnam pashya 'dya sacharacharam . (Ora guarda l'intero universo e tutto ci che contiene d'animato e d'inanimato unificato nel Mio corpo). Dopo avere ascoltato tutti questi insegnamenti, lo scoraggiamento d'Arjuna era stato eliminato, la sua illusione era svanita e la sua mente era diventata calma. Ma uno non pu rimanere soddisfatto di comprendere semplicemente la verit; il desiderio di percepire la verit, di vederla con i propri occhi diventa intenso. Arjuna ha ora realizzato che il suo auriga Sri Krishna il Signore supremo incarnato sulla terra. Adesso Arjuna esprime il desiderio di vedere la forma divina del Signore: Drashtum icchami te rupam aishvaram Purushottama . O Signore supremo, io desidero vedere la Tua forma divina . Dio sempre pronto a soddisfare i desideri dei Suoi devoti. Il Beato Signore Sri Krishna lo rincuor, assicurandolo; ma non era possiblle vedere la forma divina con gli occhi umani. Allora il Signore gli disse: Divyam dadami te chakshuh pashya me yogam aishvaram . Ti do l'occhio divino; guarda il Mio meraviglioso potere divino . Quest'occhio sovrannaturale non altro che la mente purificata, calma ed assorta. Rimuovendo la polvere dei desideri e degli attaccamenti dalla mente, appare la visione divina e si rivela il mondo del S. La visione sovrasensibile si manifesta per grazia del Sadguru, il grande maestro spirituale. Arjuna si trova adesso in uno stato divino. La sua visione sbocciata con la luce della saggezza. Egli contempla la forma co-

smica del Benedetto Signore Sri Krishna: innumerevoli bocche, infinite braccia, molti ornamenti celesti, ghirlande divine, immense bellezze e sfolgorante splendore. Oltre qualsiasi descrizione, la luminosit della forma divina del Signore era pari alla radianza che emanerebbe da mille soli che splendessero simultaneamente nel cielo. Arjuna stupefatto e pieno di gioia. Completamente gratificato, egli comincia a pregare a mani giunte: Tu sei l'immutabile Brahman, il Supremo che dev'essere conosciuto; Tu sei il supremo rifugio dell'intero universo; Tu sei l'Eterno, l'antica Persona originaria . Arjuna stravolto alla vista della forma cosmica del Signore Vishnu: vide il grande splendore della luce, molte grandi figure piene di colori, grandi occhi luminosi, terribili denti e bocche spalancate risplendere come fiamme raggianti al momento della dissoluzione dell'universo . Sgomento e impaurito alla vista della terribile forma del Signore che la causa della creazione, della conservazione e della dissoluzione dell'universo, Arjuna preg: Chi sei Tu che appari in questa terribile forma? Signore, abbi piet di me, siimi benevolo e rivelami la Tua identit . Rispondendogli, il Beato Signore disse: Io sono l'eterno Tempo, distruttore dei mondi, impegnato adesso a distruggere l'umanit . Dio il creatore del mondo, ma ne anche il distruttore. Arjuna si era ritirato dalla battaglia perch pensava che la guerra avrebbe distrutto i popoli, uccidendo parenti e amici, ma non pensava che ogni essere era gi nelle fauci della morte. Nessuno dei guerrieri l riuniti sarebbe rimasto vivo, anche se non veniva ucciso in battaglia. Tutti sarebbero dovuti cadere nelle grinfie della morte. Mostrandogli la terribile forma del grande Distruttore, il Signore volle incoraggiare il discepolo Arjuna ad impegnarsi nella battaglia spirituale, cosa che era il suo dovere fondamentale. Tasmat tvam uttishtha yasho labhasva jitva shatrun bhunkshva rajyam samriddham . Perci sorgi, preparati alla battaglia e conquista la gloria; vinci i tuoi nemici e goditi un ricco regno . Qual questo ricco regno da godere di cui parla il Signore? L'uomo deve prima conquistare i nemici che vivono dentro di lui, deve scacciare la lussuria e la collera e deve ripulire la mente da desideri e attaccamenti. Solo allora ci sar la possibilit di godere il pacifico e libero regno del S. Il saggio re Janaka (era anche re di Mithila, citt che si trovava nel nord dell'attuale Bihar) govern il regno di Mithila senza problemi solo perch era stabilito nel pacifico regno del S. Il diritto al vero godimento viene soltanto abbandonando o abnegando il piccolo s. Questo tipo di godimento non il piacere derivato dalle ricchezze e dai possedimenti materiali, ma la beatitudine suprema dovuta al sorgere del regno del S. Arjuna continu di nuovo a pregare: Tvam adidevah purushah puranas tvam asya vishvasya param nidhanam vetta 'si vedyam cha param cha dhama tvaya tatam vishvam anantarupa . O Tu dalla forma infinita, Tu sei la Divinit primaria, l'antico Purusha, il supremo rifugio di questo universo; Tu sei il conoscitore e il conoscibile, Tu sei la Mta suprema. Tu pervadi tutto il mondo . Dicendo questo, Arjuna salut ripetutamente il Beato Signore Sri Krishna. Vedendo la radiante visione cosmica del Signore, Arjuna era stato nello stesso tempo gratificato e impaurito. Ora egli desiderava vedere nuovamente la divina forma del Signore sotto sembianze umane. Cos preg: Tad eva me darshaya deva rupam

prasida devesha jagannivasa . O Signore degli dei, o Rifugio del mondo, sii grazioso e gentile e mostrami l'altra Tua (precedente) forma . Nessuna preghiera di devoto rimane inappagata da Dio. Benignamente il Signore Krishna esaud il desiderio del Suo devoto. Rivedendo la piacevole forma di Krishna, Arjuna fu molto contento. La manifestazione della Divinit, l'esistenza del mondo spirituale e l'avvento dell'onnisciente Essere supremo in un corpo umano furono cos provati al mondo. Con qualsiasi nome venga chiamato il creatore del mondo - Dio, Anima suprema, Essere Assoluto - la Sua manifestazione viene percepita nello stesso corpo dell'uomo. Il devoto raggiunge il successo contemplandoLo nel suo cuore. Il solo modo di vederLo e realizzarLo attraverso l'assoluta devozione. Non possibile vedere la forma divina nemmeno tramite cose come la carit, i sacrifici o le austerit. Soltanto il devoto privo d'attaccamento rende la sua vita piena di significato contemplando il Signore in se stesso. Uno dei princpi cardinali della Bhagavad Gita che Dio Si manifesta solamente nello yajna della devozione, cio nel sacrificio devozionale. Capitolo XII IL DEVOTO PREDILETTO Aniketah sthiramatir bhaktiman me priyo narah. (Chi non ha fissa dimora, di mente ferma e pieno di devozione - questi caro a Me). Adesso Arjuna ha assaporato la dolcezza della devozione, egli ha avuto la visione divina solo in virt della sua perfetta devozione. Ora egli vuole sapere di pi sull'essenza della devozione. La domanda che sorge nella sua mente questa: chi sono superiori, i devoti del Signore Krishna o i saggi adoratori dell'Assoluto? Alcuni di quelli che compiono le pratiche religiose con devozione servono Dio pensando: Io sono il Tuo servo, Tu sei il mio Sgnore . Altri considerano Dio come fosse loro figlio, trattandolo con l'affetto dei genitori; altri ancora si comportano confidenzialmente con Dio come fossero intimi amici. I devoti considerano Dio come un'entit separata, mentre i saggi cercano di fondersi completamente con l'Anima suprema, rimanendo assorti nel S. Essi non percepiscono nessuna esistenza separata. Il saggio raggiunge la salvezza e la liberazione mediante austere pratiche religiose. La domanda di Arjuna tende a sapere chi superiore tra un devoto e un saggio. La superiorit nelle pratiche religiose dipende dalla devozione, dalla riverenza e dalla fede salda e risoluta. Pi uno vicino a Dio, pi grande la propria conoscenza realizzata, e pi egli primeggia tra gli aspiranti spirituali. Il Benedetto Signore disse: Quelli che fissando la loro mente su di Me adorano Me, sempre fermi e dotati di suprema fede, questi sono 'yuktatama', cio i migliori nello yoga . Inoltre Egli disse: Quelli che adorano l'Immanifesto, l'Inconcepibile, l'onnipresente Assoluto, e che hanno controllato i sensi, e sono sempre equanimi, bilanciati e devoti al benessere di tutti gli esseri - anch'essi raggiungono Me . Il Signore disse pure che quest'ultimo sentiero pi duro, difficoltoso e difficile. E' molto pi facile adorare con devozione, ma estremamente difficile adorare l'Inesprimibile, l'Immutabile, l'Immanifesto, l'Assoluto. L'uomo deve prima fissare la mente in qualche oggetto o forma materiale e perseverare nelle pratiche spirituali con mente ferma. Quando la mente viene completamente assorbita, l'oggetto o la forma materiale scompare. Il Manifesto diventa Immanifesto e cos si percepisce l'onnipresente Assoluto. Quindi il Benedetto Signore consigli ad Arjuna: Fissa la tua mente soltanto su di Me, riponi in Me il tuo intelletto; allora

senza dubbio dimorerai in Me . Tutti i particolari della debolezza della mente umana sono noti a Dio. Egli sa perfettamente che dicendo semplicemente all'uomo di fissare la propria mente, nessuno sar in grado di farlo con facilit. Perci, pieno di compassione, Egli stesso ci dice quali sono le diverse tappe dell'adorazione, affinch i virtuosi possano realizzare la mta desiderata secondo i loro gusti e le loro capacit. Coloro che non riescono a fissare con fermezza le loro menti in Dio dovranno farlo attraverso la pratica costante della concentrazione, cos come viene insegnata dal Sadguru. Chi non riesce a praticare nemmeno questo, pu sempre realizzare Dio compiendo semplicemente le azioni intese per il piacere divino. Si pu anche realizzare l'Amato compiendo soltanto i propri doveri, rinunciando per all'ego dell'agente. Chi non capace nemmeno di questo, prender semplicemente rifugio in Lui e, pieno d'autocontrollo, lavorer rimanendo indifferente al frutto delle azioni; anche questo permetter all'aspirante spirituale di raggiungere la salvezza. (Riferendosi ai diversi modi di adorazione, il Signore disse che la conoscenza migliore della pratica (formale), la meditazione migliore della conoscenza e la rinuncia ai frutti delle azioni migliore della meditazione. La rinuncia al frutto dell'azione (o azione fatta senza attaccamento) stata considerata la pi alta forma d'adorazione). Dopo di ci, il Signore Sri Krishna disse ad Arjuna qual il sentiero migliore per ottenere la pace. La rinuncia superiore a tutti gli altri tipi di adorazione, cio allo yoga dell'azione, della conoscenza e della meditazione. Nel vero senso della parola, rinuncia vuol dire dedicare il frutto delle proprie azioni a Dio, rinunciando all'io dell'agente e compiendo l'azione senza attaccamento. Soltanto con l'aiuto di questo tipo di rinuncia ci sar pace sia all'interno che all'esterno. Quando l'uomo realizza che soltanto Dio l'autore e il direttore di ogni azione, la rinuncia al frutto dell'azione segue automaticamente. Dopo aver detto qual il sentiero per raggiungere Dio e la beatitudine, adesso il Benedetto Signore ci dice quali sono le caratteristiche del devoto pi amato. Dio non parziale e non ha preferenze. Menzionando le qualit di quelli che L'adorano con ferma devozione, il Signore dice che i Suoi devoti prediletti non vogliono male a nessuno e sono amichevoli e compassionevoli con tutti. Essi sono equanimi e bilanciati, privi di egoismo, sempre contenti, autocontrollati e pazienti. Nessuno viene turbato dalle loro parole e dalle loro azioni e nello stesso tempo anche loro, essendo completamente distaccati, non si sentono provocati da nessuno. Essi non sono toccati dall'amore o dall'odio, dal rispetto o dall'insulto; sono sempre equanimi nel bene e nel male, liberi dalla collera e dalla paura e sono dediti alla prosperit di tutti gli uomini. Essi non dipendono da alcuno per nessun motivo. I pi grandi devoti di Dio conducono una vita estremamente pura e compiono tutte le azioni con la massima fede. Sono indifferenti alle malattie, ai dolori e alle sciagure accidentali. Non patiscono le sofferenze dovute al pensiero degli oggetti dei sensi e non intraprendono nessuna azione per interesse o utilit personale o per guadagnarsi fama e notoriet. Essi sono liberi dal piacere e dal dolore, dalla speranza e dal pentimento. Tali persone, sempre bilanciate ed armoniose in tutte le loro azioni - buone o cattive - sono i devoti prediletti da Dio. Tutte queste caratteristiche e qualit non sono intese per essere ostentate. Chi manifesta queste virt nelle proprie azioni e nella propria condotta molto caro a Dio. Ye tu dharmyamritam idam yathoktam paryupasate sraddhadhana matparama

bhaktas te 'tiva me priyah . Coloro che seguono quest'immortale dharma (legge o saggezza), pieni di fede e avendo Me come fine supremo - questi sono i devoti a Me pi cari . Capitolo XIII IL CAMPO E IL SUO CONOSCITORE Idam shariram Kaunteya kshetrdm ity abhidhiyate etad yo vetti tam prahuh kshetrajna iti tadvidah. (Questo corpo, o figlio di Kunti, chiamato 'campo', e colui che lo conosce chiamato dai saggi il 'Conoscitore del campo'). Ora Arjuna desiderava apprendere la conoscenza superiore. Desiderando sapere della formazione degli esseri viventi, degli elementi che concorrono alla formazione dei corpi e la maniera in cui l'Anima vive in essi, Arjuna chiese: O Keshava! Io desidero sapere di Prakriti e Purusha del campo e del conoscitore del campo, della conoscenza e dell'oggetto della conoscenza . Il Signore Sri Krishna rispose ad una ad una a tutte le sue domande. Sappi che questo corpo il campo . La conoscenza sorge in questo campo corporeo attraverso l'azione sacrificale. Kshetrajnam cha 'pi mam viddhi sarvakshetreshu Bharata . In tutti i campi (cio, in tutti i corpi) realizza Me e l'Anima come il Conoscitore del campo . L'Anima il possessore del corpo in tutti gli esseri, il conoscitore di tutti i cuori - il Purusha. Se Egli non esistesse come vita nel corpo, quest'ultimo non potrebbe esistere. Conoscere il campo e il suo conoscitore equivale a conoscere il S. Questa la conoscenza suprema. Il Benedetto Signore ci dice anche qual l'esatta costituzione del campo corporeo. I cinque grandi elementi terra, acqua, fuoco, aria ed etere; il senso dell'io; l'intelletto; la Natura immanifesta; i dieci organi dei sensi: gli occhi, le orecchie, la lingua, il naso, la pelle, le mani, i piedi, la bocca, l'ano e l'organo genitale; la mente e i cinque oggetti dei sensi: il suono, il gusto, l'odorato, la vista e il tatto - tutte queste ventiquattro categorie assieme alle loro modificazioni conosciute come desiderio, avversione, piacere, dolore, l'aggregato corporeo, l'intelligenza e la fermezza costituiscono il campo, cio il corpo. Il desiderio deriva dal senso di attaccamento verso un oggetto. Se il desiderio rimane inappagato ci crea avversione e quindi odio; dall' avversione deriva la speranza del piacere; se la speranza rimane insoddisfatta, ci produce dolore. La fine ultima del corpo la morte, per poi rinascere e eontinuare a vivere per qualche tempo. Tutte queste sono le caratteristiche o la natura del corpo. Il Beato Signore Sri Krishna descrive dettagliatamente quali sono i segni della conoscenza: L'umilt, la modestia, la non-violenza, la pazienza, la semplicit, la rettitudine, il servizio al guru, la purezza, la costanza, l'autocontrollo, la rinuncia agli oggetti dei sensi, la mancanza di egoismo. Pensare alla fine ultima del corpo, che la sofferenza derivata dalla nascita, dalla malattia, dalla vecchiaia e dalla morte. Compiere ogni azione senza attaccamento verso questo mondo. Mantenersi equanimi verso il bene e il male. Coltivare la conoscenza con ferma devozione. Vivere in un luogo solitario lontano dalla societ degli uomini, fare sempre discorsi spirituali e frequentare la compagnia di santi e saggi. Queste sono le qualit del saggio. Tutto ci che vi si oppone ignoranza . Ora il Signore Sri Krishna ci dice qual l'oggetto della conoscenza: L'Assoluto, il supremo Brahman che non ha origine Quello che dev'essere conosciuto. Egli non ha n inizio n fine, ed presente e pervadente in tutto il mondo . Sarvatah panipadam tat

sarvatokshi-shiromukham sarvatah shrutimalloke . Le Sue mani e i Suoi piedi sono ovunque; i Suoi occhi, le Sue teste e le Sue bocche sono dappertutto. Egli sente tutto ovunque, ed esiste in ogni oggetto, in ogni luogo e in ogni persona . Conoscere Lui equivale a trascendere nascita e morte, ponendo termine a ogni miseria. Egli dimora sia dentro che fuori ogni essere umano ed presente in tutte le cose animate e inanimate. Lui Jyotisham api tajjyotis - la Luce di tutte le luci, cio Colui che d luce al sole, ecc. Egli "Hridi sarvasya vishthitam" - cio, presente in tutti i cuori; ed "Jnanagamyam" - realizzabile tramite la conoscenza. Riguardo a Purusha e Prakriti il Beato Signore disse: Prakritim purusham chai 'va viddhy anadi ubhav api . Sia la Prakriti (la Natura) che il Purusha (l'Anima) sono senza inizio . Chi l'Anima anche la Natura, L'Anima dotata di qualit quand' libera dall'attaccamento. Allo stesso modo, anche la Natura dotata di qualit quand' unita con i suoi attributi. Le forme e i cambiamenti del corpo e degli organi dei sensi come pure i tre modi della Natura - sattva, rajas e tamas nascono da Prakriti. L'Anima suprema semplicemente il testimone e non attaccata a niente. Solamente con la Sua grazia il regno corporeo continua a funzionare. Anche l'universo viene regolato dal Suo comando. Dimorando nel corpo, Egli sostiene gli esseri viventi in ogni cosa e in tutti i modi. Egli Colui che ci sostiene e nutrisce, il gran Signore delle divinit come Brahma e gli altri; il Purusha, l'Anima suprema che conosce tutte le menti. La relazione tra il Jivatma (L'Anima incarnata individuale) e il Paramatma (L'Anima Suprema, Dio, l'Assoluto) simile a quella esistente tra l'alba e il sole, o il vitello e la vacca. La relazione tra Purusha e Prakriti simile a quella che c' tra il sole e un pezzo di vetro purissimo. Il piacere e il dolore spuntano quando l'Anima fissa lo sguardo sulle tre qualit o modi della Natura. Coloro che percepiscono che tutte le azioni vengono compiute dai modi della Natura e che l'Anima non l'autrice e non attaccata a niente, questi realizzano la vera conoscenza. La relazione che c' tra l'Anima e il corpo simile a quella esistente tra l'etere e la terra, l'acqua e il fuoco. L'etere pervade tutte le cose come vuoto. La neutralit o la vacuit dell'etere non toccata nemmeno quando si manifesta nella terra, nell'acqua o nel fuoco. Allo stesso modo, sebbene l'Anima sia presente in ogni corpo, essa non viene toccata dalle buone o dalle cattive qualit del corpo. Poich l'Anima il possessore del campo e simile all'etere dimora in ogni corpo sotto forma di mente stabile e tranquilla, essa libera da qualsiasi macchia o mutamento. Capitolo XIV I TRE GUNA Sattvam rajastama iti gunah prakritisambhavah . (I tre guna o modi - sattva, rajas e tamas - nascono da Prakriti). L'Anima suprema il Padre del mondo e Prakriti ne la Madre. Ogni cosa in questo mondo nasce da Prakriti o Natura. Anche i tre guna - sattva (bont, luminosit), rajas (passione) e tamas (ottusit e ignoranza) - hanno origine dalla Natura. Tutte le azioni che si compiono nel mondo sono fatte mediante i tre modi o qualit della Natura. Malgrado l'Anima sia immutabile, l'influenza dei guna dimostrata dall'agitazione della mente. La caratteristica del guna che influenza la mente si manifesta nell'azione dell'uomo soggetto al suo influsso. Il Beato Signore Sri Krishna descrive dettagliatamente al discepolo Arjuna quali sono le fun-

zioni dei tre guna. I segni distintivi del sattva sono la purezza e la calma. La sua influenza accende il fuoco della conoscenza. La felicit che sorge a causa sua lega l'Anima al corpo. Il rajas causa il desiderio e l'attaccamento e induce l'essere all'azione; l'Anima cos legata dal rajas. Il tamas produce sonno e indolenza; l'essere incarnato rimane immerso nell'illusione e nell'oscurit dell'ignoranza. Cos, il sattva con il desiderio di felicit, il rajas con l'attaccamento all'azione e il tamas con l'indolenza e l'ignoranza, i tre guna legano l'Anima al corpo. Ma anche quando legata dalle corde dei tre guna, l'Anima rimane sempre luminosa e splendente nella sua gloria come il sole coperto di nuvole. Tra gli uomini, alcuni sono calmi per natura, altri sono molti attivi e altri ancora sono estremamente indolenti e ignoranti. Queste differenze sono dovute alle diverse influenze dei tre guna. Alcune persone sono caratterizzate principalmente dal sattva guna e non sono n agitate n indolenti o apatiche, al contrario sono sempre impegnate nell'adempimento dei loro doveri in maniera calma e controllata. La natura di altre persone costituita principalmente dal rajas guna. Queste persone sono sempre impegnate nell'azione e si muovono continuamente nell'orbita dell'azione. Le persone in cui predomina il tamas guna sono incapaci di controllarsi e non hanno nessuna inclinazione all'azione; esse derivano piacere passando le giornate nell'ozio e nel sonno e naturalmente sono pi propense alle cattive azioni. Spesso in alcune persone uno dei tre guna prevale sugli altri. Le attivit di un uomo sono determinate dal guna che in lui predomina sugli altri due. Ma normalmente le influenze dei tre guna si manifestano contemporaneamente nella maggioranza degli esseri umani. In qualcuno pu essere predominante un certo guna e non gli altri. Uno che ha il sattva come attributo predominante trae un'immensa felicit dalle sue azioni; uno in cui predomina il rajas riceve infelicit dall'azione, mentre la persona in cui predomina completamente il tamas rimane sommersa nell'oscurit dell'ignoranza. Il Benedetto Signore disse: Sattvat Sanjayate jnanam rajaso lobha eva cha pramadamohau tamaso bhavato 'ajnanameva cha . La conoscenza nasce dal sattva; la cupidigia nasce dal rajas e l'uomo soffre a causa di questa; mentre i frutti del tamas sono la negligenza, l'illusione e l'ignoranza . Una persona nella cui mente predomina il tamas non ha conoscenza di ci che bene e ci che male. Il Beato Signore disse: Coloro che contemplano l'Anima immutabile che si trova oltre lo schermo dei tre guna ottiene la beatitudine suprema che trascende dolore, sofferenza, vecchiaia e morte. Arjuna si rese conto che c' un continuo influsso reciproco dei tre guna in questo mondo. La mente, maculata dai tre guna, ha reso il mondo pieno di turbolente attivit. Senza prima trascendere il magico influsso dei guna del tutto futile aspettarsi la pace ed impossibile realizzare il regno del S. Arjuna chiese al Benedetto Signore: O Amato, quali sono i segni di chi ha trasceso i tre guna? Qual la sua condotta e come fa a trascendere l'incanto dei tre guna? . In parole chiare e semplici il Signore rispose: A causa dei tre guna, nel mondo esistono sia le buone che le cattive azioni. Chi non ha avversione per queste azioni e nello stesso tempo non desidera goderne il frutto, chi indifferente e imperturbato in ogni situazione ed sempre uguale nel dolore, nell'illusione e nell'ansiet, questi si dice che ha trasceso i guna. Egli rimane indifferente come un testi-

mone perch sa che i guna stanno esplicando la loro funzione. Chi ha acquisito il senso di equivalenza verso il piacevole e lo spiacevole, la lode e il biasimo, la gioia e il dolore, l'argilla, la pietra e l'oro, chi nutre lo stesso stato mentale per tutti gli esseri e ha rinunciato a tutti i tipi di azioni egoistiche, questi dev'essere considerato uno che ha trasceso i tre guna. Una tale persona degna d'unirsi a Brahman, l'Assoluto. L'uomo deve raggiungere questo stato adempiendo i propri doveri con devozione. Il Benedetto Signore ci dice qual il metodo: Mam cha yo 'vyabhicharena bhaktiyogena sevate sa gunan samatityai 'tan brahmabhuyaya kalpate . Colui che Mi serve con devozione assoluta trascende i tre guna e diviene degno di raggiungere Brahman . Capitolo XV LA DIMORA SUPREMA Na tad bhasayate Suryo na shashanko na pavakah Yad gatva na nivartante taddhama paramam mama . (Il sole non la illumina, n la luna n il fuoco; la Mia Dimora suprema, andando nella quale essi non ritornano). In questo capitolo il Signore Sri Krishna ha magnificamente descritto la relazione esistente tra l'Essere supremo e il mondo, dipingendoci nello stesso tempo un bellissimo quadro per mostrarci come il mondo appare ai saggi e agli altri. Il mondo come un albero asvattham o pipal. Asvattham indica il grande e smisurato albero di pipal, che appartiene alla famiglia dei banyan. Il mondo stato paragonato al pipal, che ha le radici in alto e i rami che scendono in basso. Questo l'albero cosmico derivato dall'Essere supremo. Asvattham significa anche transitorio e indica qualcosa che non dura fino a domani; il termine si riferisce al samsara o all'esistenza fenomenica. L'asvattham e il samsara o mondo sono indeperibili ed eterni, ma in continuo movimento e cambiamento. Quest'albero del mondo ha le radici in alto e i rami che si estendono verso il basso - 'Urdhvamulam adhahshakham'. Ci significa che il Signore supremo si trova alle radici dell'albero, mentre gli esseri viventi si sono estesi e diffusi verso il basso come suoi rami e ramoscelli. L'albero cosmico, malgrado sia in continuo mutamento, ha la sua origine nell'eterna e immutabile Anima suprema. Il corso della vita nel mondo continua a scorrere da tempo immemorabile. I riti vedici sono le foglie di quest'albero, e gli esseri viventi prendono rifugio sotto l'ombra delle foglie vediche. Le persone che hanno realizzato questa conoscenza del mondo sono veramente sagge. L'umanit ignorante guarda il mondo in maniera differente. Le persone comuni non sanno che l'immortale Essere supremo la causa prima e l'origine del mondo. Ingannati dall'ignoranza, essi pensano che il mondo ha avuto origine soltanto dai tre guna sattva, rajas e tamas - e che i suoi rami e ramoscelli, cio gli esseri viventi, sono ingrossati e nutriti dai desideri mondani e adornati con foglie e fogliame vario. Vivendo sotto l'influsso di queste idee sbagliate, gli esseri umani s'imprigionano nel mondo legandosi con le catene delle azioni che hanno la loro origine nei guna. A causa dell'ignoranza sull'origine del mondo, l'uomo deve soffrire la miseria, il dolore, l'inquietudine e le pene delle continue nascite e morti. Il Benedetto Signore Sri Krishna ci dice come l'uomo pu salvarsi da tutti questi mali. L'effetto dei tre guna originati dall'albero cosmico diffuso profondamente in tutto il mondo. Esso dev'essere tagliato con risolutezza attraverso un rigoroso non-attaccamento e la pratica di austerit.

'Asangashastrena' - la sua radice d'ignoranza dev'essere tagliata con l'ascia del non-attaccamento. Le armi di ferro e d'acciaio sono inutili per combattere e vincere la schiavit dell'illusione e dell'ingnoranza causata dai tre guna. L'uomo deve raggiungere la divina dimora dell'Essere Primevo abbandonando i desideri mondani della sua mente con l'aiuto della rinuncia e della pratica delle austerit e impegnandosi nel sentiero dell'azione altruistica e disinteressata. Una volta raggiunta la suprema dimora, il suo ultimo e definitivo rifugio, l'uomo non deve pi tornare in questo mondo di dolori e sofferenze. Questa divina dimora tanto amata dai saggi un regno luminoso che non illuminato n dal sole n dalla luna n dal fuoco. E' lo stato supremo dell'Amato Signore, la dimora originaria dell'umanit e del S di tutti gli uomini. Il potente splendore del sole e la tenue luminosit della luna derivano dalla luce dell'unico Essere Primo. Egli presente nel cuore di ognuno - 'sarvasya cha'ham hridi sannivishto'. L'intricata dottrina esposta adesso dal Signore Sri Krishna nota come filosofia della Persona suprema, e contiene il magnifico messaggio di conoscenza della Bhagavad Gita. Grazie ad esso possiamo comprendere molto chiaramente la relazione esistente tra il Jivatma (il S) e il Paramatma (l'Essere supremo). In tutto il mondo ci sono due tipi di cose: deperibili e indeperibili, mutevoli e immutevoli. Lo stato irrequieto della mente umana, tutte le aberrazioni di questo mutevole mondo, tutte le opere mortali considerate deperibili e transitorie. Mentre la mente calma e tranquilla che presentc come Coscienza in tutti gli esseri umani imperitura ed eterna, e viene conosciuta come eternamente immutabile. Il potere sovrannaturale di Dio l'invisibile entit imperitura, che il seme dal quale si sviluppa l'entit transitoria e deperibile. Ogni essere vivente dell'incantato albero cosmico tale e transitorio. Ma il seme della crescita di quest'albero si sviluppa nell'imperitura ed eterna Coscienza, che per sua natura immortale. C' ancora una grande Entit o Persona differente dal perituro e dall'Imperituro, e pervadente tutto quanto l'universo come Coscienza suprema. E' la Persona suprema (Purushottama), il Signore dell'universo e il protettore dei tre mondi. Egli differente dal misterioso potere latente in tutti gli esseri e che viene da Lui, che illimitato. Come Anima Egli presente in tutti gli esseri e in tutti gli uomini; ma Egli al di l del perituro ed anche superiore all'Imperituro. Per questo motivo Egli noto tra i saggi e i devoti come la Persona suprema. Yasmat ksharam atito'ham aksharad api cho'ttamah ato'smi loke vede cha prathitah purushottamah . Poich Io trascendo il deperibile e sono anche superiore all'Indeperibile, per questo sono noto nel mondo e nei Veda come il supremo Purusha (la suprema Persona) . La conoscenza della Persona suprema proprio il fine ultimo dell'uomo. L'amore di Dio ha reso pi facile il sentiero per realizzare la perfezione della via spirituale, rivelando la pi grande dottrina della conoscenza della Gita al devoto Arjuna. Capitolo XVI DIVINO E DEMONIACO Dvau bhutasargau loke 'smin daiva asura eva cha . (Ci sono due tipi di esseri in questo mondo: il divino e il demoniaco). Tutti e due gli attributi divini e demoniaci esistono nell'uomo. E' soltanto una finzione dire che Dio vive nel cielo e l'uomo vive nel mondo. Nella societ umana si trovano persone che hanno entrambe le nature: la divina e la demoniaca. Le differenti caratte-

ristiche, nonch i meriti e i demeriti delle nature divine e demoniache sono stati esposti in questo capitolo. Alcune persone nascono per realizzare la pienezza divina in virt delle pratiche religiose compiute nelle vite passate. Gli esseri umani che hanno natura divina sono immagini di verit, non-violenza, pace e gioia continua. Essi sono calmi e pazienti, cos come sono impavidi e pieni d'energia. Sono devoti allo studio, alle austerit, alla carit e al sacrificio. A motivo della loro virt e della loro santit, gentilezza e bont d'animo essi sono luminosi e pieni di grazia. I loro corpi e le loro menti splendono con la radianza delle virt sattviche. La divinit dell'uomo si manifesta nei loro corpi grazie alle loro divine qualit. Tutti questi di sotto forma umana sono profondamente devoti a Dio e pertanto sono adorabili dal mondo intero per le loro sante virt. Arjuna, l'amico e il discepolo del Signore Krishna, era tra quelle persone nate per ottenere il tesoro divino. D'altra parte, a causa delle cattive azioni compiute durante parecchie nascite, alcune persone vengono al mondo gi destinate a sviluppare tendenze demoniache. Nella loro natura si rivelano orgoglio, ostentazione, arroganza, presunzione, collera, crudelt e ignoranza. Esse non hanno alcuna inclinazione verso la religione, n sono capaci di astenersi dal peccato; il loro carattere contrario alla disciplina, alla sincerit e alla santit. Queste persone peccaminose non ammettono l'esistenza di Dio, n cercano di modellare la loro condotta secondo le sacre Scritture. Piuttosto compiono azioni contrarie alla natura umana. Lussuriosi e collerici, questi demoni sotto forma umana con la loro condotta riprovevole causano un immenso danno a tutta l'umanit. I loro desideri non hanno mai fine, ne la loro cattiva condotta conosce alcun limite. Questi demoni rimangono legati da centinaia di speranze, desideri e ambizioni. La sete che le persone demoniache hanno di ricchezze e benessere non si sazia mai. Manifestano un vano orgoglio e sono pieni di spavalderia. Alcune persone sono cos arroganti da non esitare neppure a proclamarsi signori dell'universo e manifestazioni di Dio stesso. Esse pensano che nel mondo non c' nessuno uguale a loro in quanto a ricchezze, rispetto, carit, nobilt e onore. Rese cos pazze e cieche dall'orgoglio e dall'arroganza, queste meschine persone si aggirano nel mondo come demoni. Le qualit umane non trovano posto nei loro corpi e nelle loro menti. Di cattiva natura e di mente perversa, queste persone sono bravissime nell'autoelogiarsi. Malgrado siano ignoranti di religione e non obbediscono alle sacre Scritture, tuttavia desiderano essere riconosciuti come saggi e onorati come persone di grande religiosit. Si sentono pieni di vanagloria sottomettendo gli uomini virtuosi. C' da rabbrividire a sentire la fine ultima che aspetta queste basse e meschine persone, insolenti, arroganti, crudeli e invidiose. Il Signore dell'universo, l'Essere supremo, sebbene comandi ogni sorta di punizione, in S rimane sempre imperturbato. Gli esseri umani sono destinati a raccogliere i frutti delle loro azioni. Alcune persone demoniache dopo la morte rinascono in questo mondo sotto forma di crudeli leoni, serpenti ecc.; altri ancora rinascono come diverse specie di vermi. Dal suo grande amore il Signore Sri Krishna avverte e ammonisce l'uomo: Sappi che la lussuria, la collera e la cupidigia sono le tre porte che conducono all'inferno. Queste tre cose sono i nemici principali che causano la caduta dell'uomo. Uno si deve accuratamente astenere da queste tre cose, altrimenti non c' modo di coronare la vita col successo. Non si pu ottenere la felicit o la mta suprema indulgendo nelle azioni dettate dai propri

desideri. Il successo nella vita viene soltanto attraverso il compimento dei doveri degni dell'uomo. Le sacre Scritture sono le sole guide che ci aiutano a determinare i nostri doveri. Oltre alle sacre Scritture, anche le pratiche religiose seguite e introdotte dai grandi santi e saggi sono autentiche scritture capaci di guidare l'umanit verso la realizzazione del sommo Bene. Capitolo XVII LA TRIPLICE FEDE Trividha bhavati shraddha dehinam sa svabhavaja sattviki rajasi chaiva tamasi. (Triplice la fede delle anime incarnate, e nasce dalla loro inerente natura: sattvica, rajasica e tamasica). Nel precedente capitolo stato detto che uno deve compiere i propri doveri seguendo le ingiunzioni delle sacre Scritture. Sentendo questo, ancora un altro dubbio sorse nella mente di Arjuna. Anche quelli che non conoscono le Scritture adorano Dio; ma il loro atto ha successo oppure no? Adorare Dio semplicemente per fede non ha valore? Egli chiese al Signore Sri Krishna: Qual la natura della fede di chi compie i sacrifici e le oblazioni religiose per pura e semplice reverenza, senza conoscere le ingiunzioni delle sacre Scritture? E' di natura sattvica, rajasica o tamasica? . Allora il Signore Sri Krishna cominci a parlare dettagliatamente della fede. La fede di tre tipi: sattvica, rajasica e tamasica. La fede differisce secondo la natura particolare dell'uomo. Com' la propria disposizione naturale, cos la propria fede. La disposizione naturale di una persona la somma totale di tutte le pratiche seguite nascita dopo nascita. La fede di una persona assume delle particolari caratteristiche secondo le tendenze innate con le quali uno nasce. La fede di qualcuno fatta di qualit sattviche, la fede di un altro preminentemente rajasica, mentre quella di un altro ancora piena di attributi tamasici. L'uomo compie i riti e le cerimonie religiose secondo la sua fede. Le persone con attributi sattvici adorano gli di, quelle di temperamento rajasico adorano i demoni e i semidei, e quelle di natura tamasica adorano gli spiriti e i fantasmi. Gli uomini devoti al comportamento sattvico compiono le cerimonie sacrificali per il piacere divino, mentre altri praticano rigorose austerit mossi dall'orgoglio e dall'arroganza e per appagare i loro desideri. Invece di generare piacere e soddisfazione, queste erronee austerit causano solo guai e sofferenze. Coloro che le praticano disconoscono le ingiunzioni delle sacre Scritture, n ne rispettano alcuna. I piaceri materiali, l'autogratificazione e la realizzazione dei loro interessi egoistici rappresentano il solo scopo della loro vita. Come la natura e la fede degli uomini di temperamento sattvico differiscono da quelle degli altri uomini, allo stesso modo differiscono il cibo, i sacrifici, la carit, ecc., secondo le tendenze innate di ognuno. Riguardo al cibo si pu dire che esso non uguale per tutti. Quegli alimenti che promuovono la vitalit, l'energia e la forza e che sono salutari, piacevoli, appetitosi, gustosi, deliziosi e nutrienti sono cari alle persone sattviche. Il latte, il gh (burro chiarificato), il formaggio fresco, lo yogurt, il burro, il riso, l'orzo, la maggior parte dei vegetali, gli spinaci, il crescione, varie erbe e radici amare, la frutta dolce, lo zucchero, gli estratti dello zucchero di canna, i dolci di riso e di latte, ecc., aumentano le qualit sattviche e perci sono particolarmente amati dalle persone sattviche. Le persone rajasiche prediligono i cibi molto amari, aspri, salati, caldissimi, piccanti, secchi e scottanti, che aumentano le malattie, le sofferenze e le miserie. Il tamarindo, la frutta aspra ed acida, la frutta verde, il sale, i cibi oleosi ed eccessivamente caldi, tutte le bevande eccitanti, i cibi secchi come il riso esiccato,

il riso fritto, le sostanze brucianti come il peperoncino, la senape, l'assafetida, ecc., sono molto cari alle persone di natura rajasica. Gli uomini di natura tamasica prediliggono i cibi preparati il giorno prima e comunque tutti i cibi freddi, insipidi, putridi, passati, avanzati e impuri. Il cibo cucinato il giorno prima, la carne passata e degli animali trovati morti, il cibo lasciato dagli altri, tutte le droghe e sostanze intossicanti, l'aglio, ecc., sono molto cari alle persone di temperamento tamasico. Questi alimenti tamasici non potranno mai sviluppare le virt dell'uomo, al contrario estinguono gradualmente le buone qualit. A motivo dell'orgoglio causato dall'illusione l'uomo diventa simile alla bestia, il deperimento fisico aumenta, la sua forza mentale diminuisce ed egli perde gradualmente il potere di pensare e agire come un uomo. Lo sviluppo dell'umanit dipende in gran parte dagli alimenti sattvici. Soltanto in una persona di natura sattvica c' la possibilit del completo sviluppo dell'Anima. L'uomo pieno di qualit sattviche come un dio tra gli uomini. Il cibo rajasico aumenta l'ostentazione, l'orgoglio e l'arroganza e l'uomo impazzisce per l'eccessivo potere derivato dalle qualit demoniache. Gli alimenti tamasici distruggono ogni forza fisica e mentale e mantengono gli uomini sotto il magico incanto dell'illusione, causando la loro caduta. Gli uomini compiono diversi tipi di sacrificio in differenti modi, secondo l'influenza dei vari guna - sattva, rajas e tamas. Alcuni offrono sacrifici conformemente alle ingiunzioni delle Scritture, senza aspettarsi alcuna ricompensa e per amore del dovere; questi sacrifici sono di natura sattvica. Altre persone offrono sacrifici nell'attesa della ricompensa e per la realizzazione dei loro desideri. I sacrifici offerti per ottenere figli, ricchezze, prosperit materiale, maggior potere, gloria e rispetto sono tutti di natura rajasica. I sacrifici compiuti con inni e innovazioni estranei al corpo delle sacre Scritture, la carit fatta senza doni sacrificali e l'adorazione priva di fede sono di natura tamasica; questo genere di sacrifici vengono compiuti per appagare la lussuria, il desiderio, l'ostentazione e l'orgoglio. Anche le austerit sono di tre tipi: le austerit del corpo, della parola e della mente. La devozione agli dei, ai brahmini, ai maestri, al guru e ai santi, l'osservanza della continenza e della non-violenza sono dette austerit del corpo. Anche il rispetto e l'ammirazione per gli uomini meritevoli e onorabili del paese, nonch il servizio al paese e alla societ sono considerate austerit corporee. Le parole che non offendono nessuno, che non creano dispiacere e che sono vere, piacevoli e benefiche sono considerate, assieme allo studio dei libri religiosi, le austerit della parola. Le parole e i discorsi veritieri non devono essere solamente benefici, ma devono essere altres piacevoli e conformi all'occasione. Questo tipo di conversazione chiamata austerit della parola. La serenit di mente, la gentilezza, la riservatezza, l'autodisciplina e il comportamento puro e schietto sono considerate austerit della mente. Coloro che praticano la triplice austerit di corpo, parola e mente e che sono puri, sinceri e non-violenti nel corpo, nella mente e nelle parole, sono persone la cui austerit considerata di tipo sattvico. Compiere delle buone azioni per far mostra di s, spinti dall'ostentazione e dall'orgoglio e nell'aspettativa di ottenere maggior fama e potenza, costituisce una mera apparenza d'austerit: questo tipo d'austerit viene considerata rajasica. Inoltre, le penitenze e le autotorture praticate da persone senza scrupoli e accecate dall'ignoranza per fare del male agli altri sono considerate austerit tamasiche. In parole pi semplici: l'adorazione, la preghiera, il canto silenzioso, e tutte le altre austerit

sono una vera farsa finch c' ancora l'ostentazione, l'orgoglio e la falsit. La conoscenza nasce compiendo i propri doveri con riverenza e sincerit. Come gi stato detto prima: Sraddhavan labhate jnanam - Chi ha riverenza e fede consegue la saggezza . Come il sacrificio e le austerit, anche i doni sono di tre tipi. I doni fatti per amore del bene altrui, senza aspettarsi nessuna ricompensa, e dati nel momento giusto e nel posto giusto a una persona meritevole sono considerati sattvici. Si deve scegliere un Iuogo in cui i doni fatti non saranno utilizzati per qualche fine disonesto; inoltre i doni devono essere fatti nel momento in cui sono veramente benefici e utili. Dare l'acqua nel momento in cui si ha sete una cosa veramente appropriata. I doni si devono fare a quelle persone che accettandoli ne traggono realmente dei benefici. Anche le persone che indulgono in azioni malvage e peccaminose desiderano i doni. Se verranno fatti a loro, essi li utilizzeranno per compiere azioni malvage, e questo aumenter ulteriormente il loro miserevole stato. Quindi fare doni secondo il luogo, il tempo e la persona e sentendo che dare il proprio dovere una cosa buona e perci sattvica. Mentre quei doni fatti con la speranza di ottenere la lode, la fama e il potere terreno o nell'attesa di ottenere il sacro regno dei cieli sono di natura rajasica o passionale. Molte persone fanno dei doni anche a costo di affrontare immensi sacrifici, al solo scopo di mantenere delle relazioni formali. I doni fatti con disprezzo a una persona indegna, e senza considerare n il luogo n il tempo, sono di natura tamasica. Dare qualcosa con riluttanza e con biasimo a un mendicante o a qualcun altro conosciuto per la sua disonest, o comunque dare dei doni con perplessit o con paura - tutte queste sono azioni tamasiche. Questo tipo di doni non fanno bene a nessuno. Qualsiasi sacrificio, dono e austerit fatto con fede e reverenza un'azione benefica che fa ascendere la mente nelle regioni dell'Anima e aumenta l'amore divino. Al contrario, se le stesse azioni vengono compiute con la mente piena di disprezzo serviranno soltanto ad aumentare l'ostentazione di s, l'arroganza, la vanagloria, la sofferenza e la schiavit. Capitolo XVIII IL MESSAGGIO FINALE Dl SRI KRISHNA Sarvadharman parityajya mamekan sharanam vraja . (Abbandonando tutti i dharma, prendi rifugio solo in Me). In questo capitolo il Signore Sri Krishna conclude tutti gli insegnamenti che ha dato prima. L'illusione e lo scoraggiamento del grande guerriero e asceta Arjuna sono stati dissipati; il dubbio, il tormento e l'afflizione sono spariti ed ora egli assorbito nel suo S, con la mente e l'intelletto forte e risoluto. Tuttavia non c' mai fine all'apprendimento della conoscenza, e parlarne aumenta la gioia e il piacere. Dopo la conoscenza viene la meditazione dell'Infinito e dell'Eterno. Arrivati a questo punto il Jivatma, cio il S, comincia a muoversi decisamente verso la Mta prefissata; non c' pi nessun desiderio, attaccamento o attrazione che spinge a ritornare indietro. Il grande devoto Arjuna sta cercando di liberarsi da tutti i dubbi che assalgono la sua mente, ritornando ancora una volta su alcuni dei sacri insegnamenti di Sri Krishna. Egli pose la domanda: O Hrishikesha (Krishna), io desidero conoscere distintamente la verit riguardo alla rinuncia (sannyasa) e all'abbandono (tyaga). Il Signore Sri Krishna rispose: Kamyanam karmanam nyasam sannyasam kavayo viduh . I saggi che sono ben preparati nelle Scritture intendono con sannyasa la rinuncia completa delle azioni ispirate dal desiderio .

I realizzati e i saggi definiscono il tyaga come l'abbandono del frutto delle azioni. Il puro e semplice abbandono dell'azione non costituisce la vera rinuncia; l'abbandono del frutto dell'azione la vera rinuncia. Il semplice astenersi dall'azione non affatto rinuncia. La caratteristica dell'autentica rinuncia il non-attaccamento al frutto delle azioni. Qualsiasi azione ha in se' dei difetti e pu risultare in bene o in male. Perci alcuni dicono che un rinunciante deve rinunciare a ogni tipo di azione, mentre altri sono dell'opinione che azioni come i sacrifici, la carit, le austerit, ecc., non devono essere abbandonati da un rinunciante. Il Benedetto Signore Sri Krishna diede la soluzione a queste contrastanti opinioni dicendo: Yajno danam tapas chaiva pavanani manishinam . Gli atti di sacrificio, i doni e le austerit purificano il cuore di tutti: sannyasi e tyagi . Nessuno deve rinunciare a queste azioni disinteressate. La gloria dell'altruistica decisione di un volontario che si sacrifica per il bene del suo paese costituisce un esempio luminoso d'azione disinteressata. Come si dovrebbero compiere queste azioni? Sangam tyaktva phalani cha . Queste azioni devono essere compiute rinunciando all'attaccamento e al desiderio per i loro frutti . Questo il consiglio del Signore. Il Suo insegnamento non quello di rinunciare a qualsiasi costo ai doveri quotidiani che ci sono imposti dalla vita. Gli atti essenziali della vita pratica, come il mantenimento del corpo, l'osservanza delle pratiche religiose, l'assolvimento dei doveri familiari e dei doveri pubblici, devono essere compiuti da tutti. Il desiderio del frutto dell'azione sta alla base di tutte le sofferenze. Coloro che pur vivendo la vita di famiglia compiono ogni sorta di dovere per il piacere divino sono pari ai rinuncianti e sono quindi delle persone ideali. La rinuncia di coloro che abbandonano le responsabilit della casa e della famiglia o di quelli che si rifiutano di servire l'umanit per apatia o per stanchezza o per paura del dolore fisico o di riceverne miseria e sofferenza - la loro rinuncia soltanto una finzione. In queste persone l'attaccamento e il desiderio dei piaceri dei sensi rimane latente. Malgrado siano degli asceti essi non possono evitare i morsi del desiderio. In effetti la vera rinuncia consiste nel compiere il proprio dovere rinunciando ai suoi frutti e dedicando la mente e l'anima a Dio. La verit della rinuncia consiste nell'agire per amore del dovere e seguendo i dettami della mente purificata. Quindi il Beato Signore disse che nessun'anima incarnata pu fare completamente a meno di agire. Ognuno deve compiere necessariamente qualche azione ma: Yastu karmaphalatyagi sa tyagi 'tyabhidhiyate . Chi abbandona tutti i frutti delle azioni a Dio considerato un vero rinunciante . Il Signore Krishna descrive il vero karma-yogi dicendo che la persona nella cui mente stato abolito il pensiero 'Io sono l'autore delle mie azioni', e che ha l'intelletto puro e non contaminato dall'orgoglio e dall'egoismo non viene considerata un'assassina neppure se uccidesse la popolazione di tutto il mondo. Queste parole richiedono un'attenta analisi per essere apprezzate completamente. Per colui che si dedicato totalmente a Dio, dov' il tempo per indulgere nel peccato o per uccidere? Pu esistere nella sua mente il bench minimo pensiero di interesse personale o di fare violenza agli altri? Egli fa tutto come sacrificio, per amore del piacere divino e senza alcun interesse personale. Non si prende nessuna responsabilit circa i buoni o i cattivi risultati; e non ha

tempo di vedere chi vive o chi muore. Quando all'ordine del suo superiore un soldato d fuoco alle armi, in quel momento egli non si chiede cos' il peccato e cos' la virt, ma esegue semplicemente gli ordini. Allo stesso modo un vero rinunciante compie i propri doveri per ispirazione divina; i frutti delle azioni non lo toccano. Anche qui il Benedetto Signore ripete che i modi o qualit (guna) della Natura sono all'origine di tutte le cose. La conoscenza, l'azione, l'intelligenza e la coscienza dell'uomo sono tutte colorate dai tre guna. Na tad asti prithivyam va divi deveshu va punah . Non c' creatura sulla terra o ancora nel cielo tra gli di che sia libera dall'influenza dei tre guna che nascono dalla Natura. Tutti gli animali, tutte le creature animate o inanimate sono nate dal grembo della Natura. Anche le differenze esistenti tra gli esseri umani derivano dalla diversa influenza dei tre guna. Gli uomini sono classificati secondo le caratteristiche particolari della loro natura. Il Signore dice: Brahmana kshatriya visham shudranam cha parantapa karmani pravibhaktani svabhavaprabhavair gunaih . O Arjuna, i doveri di brahmini, kshatriya, vaishya e sudra sono stati classificati secondo le qualit (guna) che essi ricevono dalla Natura . Le parole del Signore rendono molto chiaro che dovuto alle qualit inerenti della propria natura se uno un brahmino e un altro un sudra. La natura gioca con i tre guna: sattva, rajas e tamas. Maggiore l'influenza di un certo guna particolare in un uomo, pi questi incline verso atti di quella natura. Gli uomini dalle caratteristiche sattviche sono considerati brahmini; gli uomini pieni d'attaccamento e abituati all'attivit sono chiamati kshatriya (guerrieri); gli uomini pieni di qualit tamasiche e che non hanno nessuna inclinazione verso la virt e non sanno astenersi dal peccato sono chiamati sudra. La qualit innata derivata dai modi della Natura era la pietra di paragone per la classificazione delle caste. Ma purtroppo oggi quel sistema non esiste pi. Al giorno d'oggi i brahmini, gli kshatriya, i vaishya e i sudra sono classificati in base all'eredit. Questo significa che il figlio di un brahmino un brahmino, mentre il figlio di uno kshatriya uno kshatriya. In realt la vera identit di un brahmino o di un sudra dipende dai guna. Gli uomini calmi, controllati, puri, pazienti, semplici, religiosi, saggi e ascetici sono brahmini a motivo di tutte queste qualit. Il coraggio, la destrezza, il vigore, l'audacia, l'entusiasmo, la forza e la ricchezza sono le qualit proprie dei guerrieri. La coltivazione, l'allevamento degli animali e il commercio sono gli attributi naturali dei vaishya mentre il dovere naturale dei sudra quello di servire. Nonostante tutte queste differenze, secondo le diverse qualit degli uomini, ognuno pu realizzare Dio attraverso il giusto adempimento dei propri doveri naturali. Svakarmana tamabhyarchya siddhim vindati manavah . Egli pu essere realizzato adorandoLo tramite il compimento dei propri doveri . L'equanimit di Dio verso tutti gli uomini pu essere chiaramente percepita da queste parole. Nessuna azione insignificante se viene compiuta per realizzare il piano divino. Il sacrificio, la vita sacerdotale, il dovere regale, l'agricoltura, il commercio, il lavoro manuale - sono tutti uguali per l'uomo che ha dedicato la propria vita a Dio. Tutti possono realizzarLo compiendo le azioni ereditate dalla nascita e osservando i propri dove-

ri naturali. Un cacciatore abituato a cacciare fin dalla nascita e si guadagna da vivere in questo modo; per lui cacciare un dovere naturale ed sbagliato pensare che quest'atto lo rende indegno di raggiungere la liberazione. Qualsiasi azione compiuta senz'attaccamento e con amore per Dio risulta nel bene di chi la compie. L'uomo deve diventare altruista, indifferente al risultato dell'azione e ricercatore del S. Egli dev'essere puro di mente, rinunciando ai tratti demoniaci come l'orgoglio, l'ostentazione, la collera, la cupidigia, l'avarizia, ecc. Ogni azione dev'essere compiuta abbandonandosi completamente a Dio. Allora le azioni sacerdotali di un brahmino e i servizi resi da un sudra diventano ugualmente utili e benefici. Il Signore Iddio controlla ogni azione. Il Beato Signore disse: Macchittah sarvadurgani matprasadat tarishyasi atha cet tvam ahamkaran na shroshyasi vinankshyasi . Fissando la tua mente su di Me, con la Mia grazia supererai tutti gli ostacoli. Ma se per egoismo non Mi ascolterai, allora perirai . Queste parole di avvertimento non devono essere trascurate. Tutte le cose devono essere fatte ricordando Lui. Affidando a Lui la responsabilit del risultato, l'uomo deve continuare ad agire come uno strumento nelle Sue mani; soltanto allora nessuna calamit potr toccarlo. I doveri naturali e le virt che ci sono proprie non devono essere trascurati. Ammonendo il devoto Arjuna, il Signore disse: Svabhavajena Kaunteya nibaddhab svena Karmana . Spinto dal tuo karma derivato dalla tua natura, sarai costretto a fare anche contro la tua volont ci che per illusione e ignoranza non desideri fare. Se a causa dell'illusione tu non desideri combattere, la tua stessa natura ti obbligher a combattere . Ogni anima incarnata controllata dalla Natura. Tutti devono compiere i propri doveri naturali; questa la ruota del samsara (la vita mondana) e il magico incanto dell'illusione. Colui che getta l'incanto dell'illusione e Si diverte nel gioco non molto lontano: Egli risiede in questo stesso corpo. Ishvarah sarvabhutanam hriddeshe 'rjuna tishthati . Il Signore risiede nel cuore di tutti gli esseri, e con l'istinto all'azione (la Sua maya) Egli fa girare continuamente tutti gli esseri nella ruota del mondo come se fossero montati su una macchina . L'uomo come una macchina; Dio l'operatore. Per essere salvato dalle forze della Natura e dall'inganno dell'illusione: Tam eva sharanam gaccha sarvabhavena Bharata Tatprasadat param shantim sthanam prapsyasi shashvatam . Cerca rifugio soltanto in Lui con tutto il tuo cuore, e con la Sua grazia otterrai la Pace suprema e la dimora eterna . L'uomo deve confidare soltanto nel Signore, cercando con tutto il suo cuore Colui che governa l'illusione. Solamente con la Sua grazia l'uomo pu raggiungere la pace eterna. Abbandonarsi a Lui la sola via. Offrirsi totalmente cuore e anima a Lui e muoversi come uno strumento o una macchina nelle Sue mani la cosa migliore. A questo punto Sri Krishna rivela il messaggio fondamentale della Bhagavad Gita, il segreto dei segreti, e cos conclude il Suo insegnamento: Manmana bhava madbhakto madyaji mam namaskuru mamevai 'shyasi satyam te

pratijane priyo 'si me . Fissa la tua mente su di Me, sii devoto a Me, sacrifica a Me, inchinati a Me, e cos verrai a Me. Tu Mi sei molto caro, perci ti prometto questo . E' questa la promessa che Dio fa al Suo devoto, che perci destinato ad avere pace e a raggiungere la salvezza. Ascoltando questa promessa immortale, i cuori di tutti i devoti del mondo saranno raggianti di gioia. La promessa dell'Amato Signore, che il Creatore del mondo, incoragger ulteriormente i Suoi devoti a raggiungerLo. Le ultime parole della Gita sono: Sarvadharman parityajya mamekam sharanam vraja Aham tva sarvapapebhyo mokshayishyami ma shuchah . a Abbandonando tutti i dharma, prendi rifugio solo in Me. Io ti liberer da tutti i mali; non temere. Abbandonarsi a Lui la via. Dedicare se stessi a Dio pone termine a ogni miseria e d pace a tutte le nostre azioni. Prendere rifugio in Lui come un bambino che si adagia confortevolmente nel grembo della madre, pieno di gioia e senza pi nulla temere. L'uomo non deve soffrire l'ansiet che proviene da qualsiasi tipo di pensiero, compreso quello dei doveri religiosi, di bene e male, virt e vizio. Questo il fine tanto desiderato della vita del devoto, la ghirlanda della vittoria per l'operaio del Signore, la suprema dimora di pace del saggio. Dopo avere ascoltato l'insegnamento dell'Incarnazione Divina Sri Krishna, il grande devoto e discepolo Arjuna - il supremo karma-yogi e il saggio asceta - fu eternamente obbligato al Signore. E cos espresse la sua gratitudine: Nashto mohah smritir labdha tvatprasadam mayachyuta sthito 'smi gatasandehah karishye vachanam tava . O Achyuta (Sri Krishna), la mia illusione stata distrutta e per grazia Tua ho riguadagnato la mia memoria. Ho ottenuto la conoscenza; tutti i miei dubbi sono stati chiariti. Io agir secondo la Tua parola . Dopo essersi abbandonato al Guru, ora Arjuna pronto a combattere la battaglia religiosa. Se per grazia del Sadguru viene acquisita la conoscenza, non rimane alcun motivo di temere nella battaglia della vita. Brandendo le spade della devozionc e della conoscenza, in questo mondo non bisogna mai aver paura del peccato nella grande guerra combattuta nel campo di battaglia dell'azione. Dopo aver conquistato il regno dell'immortalit, gli intrepidi esploratori del mondo mortale ritornano alla loro patria d'origine come eroi vittoriosi. FINE