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I

nuovi postumi giovanili del filosofo Giorgio Colli,


editi dal figlio Enrico1

Chiara Colli Staude
Istituto Italiano di Studi Filosofici, Scuola di Heidelberg


A nome della famiglia at large ringrazio Angelo e la citt di Lerici per aver reso possibile
questo Simposio in onore di Enrico, del Colli giovane.
Questa di Lerici era una consuetudine alla quale Enrico negli ultimi tempi partecipava
quasi ogni anno. Era un riconoscimento per la sua attivit ardua e amorosa di studia-
re, curare e pubblicare le opere postume di Giorgio Colli. Enrico ha reso cos possibile
confrontare le tappe del pensiero di nostro padre e, facendo uscire questi tre ultimi libri,
ha fatto conoscere le origini della sua filosofia. Tutto ci lo faceva con una certa noncha-
lanche, nonostante la passione e l'intensit che c'era dietro.
Io ero lontana di solito, perch vivo ad Heidelberg, ma ci univa fin dall'infanzia un saldo
legame, e non ci sfuggivano le cose che erano essenziali per tutti noi. Ora ci ritroviamo
qui e lui non c' su queste coste che a me paiono le coste della Grecia. quasi come se
ci ritrovassimo dopo un naufragio. Eppure: "Qualcosa esistito nel passato dell'uomo".2
Questo sicuro e quindi si pu in qualche modo ripetere!
Oggi siamo qui riuniti in maniera compatta. E questo ha un significato. La mancanza di
Giorgio e di Enrico incolmabile, ma bisogna anche esser grati che siano stati cos e
deporre per loro la "corona sempre verde della vita".
Nel Canto dei sepolcri di Nietzsche si dice cos:
"Laggi l'isola dei sepolcri la silenziosa : laggi sono anche gli avelli della mia giovinezza. L
voglio portare una corona sempreverde della vita. Con questa decisione in cuore attraversai il
mare."

Con queste parole dello Zaratustra Mazzino Montinari, l'amico e collaboratore per l'Edi-
zione critica di Nietzsche, onorava Giorgio Colli nel convegno di Pisa dell'83. Allora era-
vamo riuniti a Pisa intorno a nostra madre, Anna Maria.

Giorgio Colli, come ben racconta nostra madre in un breve scritto in sua memoria, che
ora di nuovo si pu leggere nel sito dell'Archivio Colli, alternava periodi di lavoro pi
solitario a periodi volti invece alle sue azioni culturali verso l'esterno.
Non era per mai del tutto solo. La nostra era una casa molto aperta. Varie costellazioni
di amici si sono succedute nella sua vita: gli amici di Torino della seconda met degli
anni trenta, proprio nel periodo in cui lavorava ai suoi primi scritti; gli amici e gli allievi
del Liceo Machiavelli di Lucca, dove insegn fino al '49; poi i diversi editori e i tanti col-
laboratori; poi ancora le varie generazioni degli allievi dell'Universit di Pisa, molti dei

1 Intervento presentato al Simposio "Il giovane Colli" (Lerici, 26 gennaio 2013), organizzato da Angelo

Tonelli con l'appoggio della Citt di Lerici. Questo intervento svolge il mio articolo, assai pi breve, che
porta lo stesso titolo ed apparso in "Libere luci", anno 2012, numero 3, p. 4.
2 G. Colli, La ragione errabonda, p. 126.

quali appassionati di filosofia, che tuttora gli sono fedeli. E se ne aggiungono sempre di
nuovi che lavorano su Colli e che sempre hanno avuto l'appoggio di Enrico (e ancora si
rivolgono a tutti noi).

Al sopraggiungere della sua morte improvvisa nel '79, nostro padre era nel pieno del
lavoro sui frammenti di Eraclito. Enrico, allora giovane e immerso nella sua attivit di
architetto, non indugi: subito dette inizio a una difficilissima corsa attraverso e contro
il tempo per far rivivere le carte non pubblicate di Colli. Nel 1982 fece uscire La ragione
errabonda, un grosso diario di pensieri scritti nel giro di vent'anni dal '55 al '75, che, di-
ceva nostro padre, conteneva cose notevoli. In questo diario si trova molto materiale
preparatorio di grande aiuto per capire meglio i libri pubblicati poi da Giorgio stesso,
soprattutto Filosofia dell'espressione e Dopo Nietzsche. In seguito Enrico, procedendo nel
corso della propria vita, torna invece indietro nel tempo degli scritti di Giorgio, come
pure nel tempo dei pensatori da lui trattati.
A La ragione errabonda segue nel 1988 la riedizione di Physis (La natura ama nasconder-
si), un libro sui Presocratici, uscito la prima volta nel '48. Poi seguono le lezioni universi-
tarie su Zenone di Elea (1998) e su Gorgia e Parmenide (2003), tenute alla met degli
anni '60, che trattano di dialettica, di logica e di retorica e che sono importanti per stu-
diare il confronto di Colli con Aristotele. Poi ancora il Platone politico (2007) e Filosofi
sovrumani (2009), scritti nel '37 e nel '39. E infine (2010) Apollineo e dionisiaco, che rac-
coglie altri scritti degli anni dal '38 al '40 e che si divide in due parti: la Einleitung (che
era gi stata pubblicata fuori commercio da Stefano Busellato in occasione del convegno
su Colli, organizzato da Giuliano Campioni a Pisa nel 2004) e, di seguito, una raccolta di
scritti varii sempre su tematiche greche, e, anche al di l dei Greci, sull'arte figurativa del
Rinascimento e sulla musica (per esempio su Beethoven). Quindi, in una sorta di figura
chiastica, gli ultimi libri pubblicati da Enrico, non pi cos giovane, sono i primi che Gior-
gio ha scritto da giovane. Ma cos, proprio nell'essere e rimanere giovani di mente e di
cuore, che i due si ritrovano.

Soltanto il Platone politico (questo nuovo titolo coniato sinteticamente da Enrico) era
gi uscito nel '39, come articolo a s stante, col titolo Lo sviluppo del pensiero politico di
Platone, parallelamente alla discussione della tesi di laurea. Ma la prima stesura di que-
sto scritto, come risulta dalle carte inedite, risale al '37. Nel Platone politico, si avverte
una grecit pi consueta rispetto a quella di Filosofi sovrumani, un metodo pi analitico e
storico, molto stringente. Ha un gran peso la ricostruzione biografica di Platone, che si
basa anche sulla lettura della settima lettera (ritenuta autentica); si mette in evidenza la
volont di conoscere di Platone nella comunit e per la comunit, in uno sforzo politico
volto verso l'esterno. Colli pensa qui di poter spiegare storicamente le varie incongruen-
ze del percorso platonico, le sue diverse visioni del mondo e soluzioni politiche.3 Ma,
accanto alla passione politica, si intravede anche il contrappunto dell'interiorit e il forte
contrasto in Platone fra reale e ideale. Un passo famoso della settima lettera che riguar-
da la suprema conoscenza intuitiva posto come motto all'inizio dell'attuale Platone
politico. Dice il passo:

3 Ben pi complesso quanto scriver Colli in Filosofia dell'espressione nel capitoletto intitolato Considera-

zioni sui mondi della storia. Cfr. p. es. ibid., p. 167-170: "...La storia cos una finzione molteplicemente
mediata, costruita su espressioni astratte, in cui l'elemento verbale predomina su tutto il resto...".

"Non vi un mio scritto intorno a queste dottrine, n mai vi sar. Infatti, questo concetto non
esprimibile come gli altri insegnamenti, ma dopo molte discussioni in comune su di esso e dopo
una vera comunione di vita improvvisamente, come una luce accesa da palpitanti faville, nasce
nell'anima e allora cresce nutrendo se stesso." (Plat., Lettera VII, 341 c-d)

Nel luglio del '39, in forma leggermente variata questo scritto del '37 va a costituire una
delle parti della tesi che Colli discusse a Torino, intitolata nel suo insieme Politicit elle-
nica e Platone cio la parte mediana.
Nel frattempo Colli aveva approfondito la lettura dei precursori di Platone, dei cosiddeti
"Presocratici", indagato i loro frammenti, la loro interiorit "dionisiaca", le loro dottrine
e possibilit "politiche" e aveva letto Nietzsche, soprattutto il giovane Nietzsche filologo
il Nietzsche ancora un po' schopenhaueriano della Nascita della tragedia e della Filoso-
fia nell'epoca tragica dei Greci. E gi allora conosceva anche lo Zaratustra.
Ed nella prima parte della tesi, scritta nel '39, che spicca l'ampiamento delle vedute di
Colli, e gi si delinea il suo confronto con Nietzsche, non tanto ancora direttamente con i
termini "apollineo" e "dionisiaco", quanto con l'interiorit che Nietzsche esprimeva so-
prattutto nei suoi scritti giovanili, nei frammenti preparatori e nelle lettere agli amici. In
questa prima parte, che fin dall'inizio porta il titolo Filosofi sovrumani, irrompono le in-
dividualit di quegli antichi filosofi, anteriori a Platone, che hanno alle spalle uno sfondo
sapienziale e mistico, quando pi della parola scritta contava la tradizione orale. Essi si
esprimono in frasi brevi, folgoranti, che rievocano l'immediatezza. Giustamente Enrico
ha pubblicato separatamente i due scritti, sia perch concepiti a due anni di distanza, sia
per il tono diverso, che rimane tale, nonostante i tentativi di raccordo fra le parti. Questi
passi di raccordo si possono ritrovare nelle varianti riportate nelle note di Enrico. In
appendice si trovano anche interessanti piani sommari scritti in epoche diverse.
Cito come esempio un brano di una variante, riportata in nota, che compare soltanto nel
manoscritto della tesi all'inizio della seconda parte su Platone, invece di quanto leggia-
mo oggi all'inizio di Platone politico, scritta quindi nel '39 e non nel '37 (cfr. Platone poli-
tico, nota 4, p. 141-42) :
"Abbiamo sin qui esaminato in modo molto generale, in che cosa consista la politicit dei pensa-
tori greci, e soprattutto di Platone, quale sia in loro il rapporto tra teoretico e pratico, in che sen-
so cio le conoscenze che intimamente essi raggiungono, determinino un comportamento mora-
le e politico verso gli uomini. Le loro opere, i loro sistemi filosofici, hanno qualcosa di estrema-
mente caratteristico che li differenzia da tutto ci che di filosofico stato scritto in seguito, e
questo qualcosa un fondamentale impulso alloggettivazione, che opera in modo da trasforma-
re in visivo e razionale quanto nasca in loro come sentimento."
Questo impulso, che in fondo esiste in ogni filosofo, e in genere in ogni creatore, in quanto in
ogni forma di espressione mira in qualche modo ad agire sugli altri uomini, solo tra i Greci as-
sume un valore essenziale e solo riguardo ad essi pu essere definito come politicit e studiato
come tale. [..... ] La conoscenza pi profonda sta nel loro animo come vissutezza e comprensione
universale della vita, il loro sistema filosofico invece l'educazione che essi impartiscono agli
uomini e questa attivit creativa per essi l'adempimento verso la loro citt di un compito poli-
tico."

Politica in senso pi alto, sostiene Colli in Filosofi sovrumani ogni forma di espressione,
ogni estrinsecazione nella vita in generale, e anche nella polis della propria personalit.
Questo particolare tratto "politico" comune a molti degli antichi sophoi, a Talete di Mi-
leto, anche all'ateniese Solone, a Pitagora di Metaponto, Parmenide di Elea, Empedocle di
Agrigento. Nel caso di Empedocle per, ci non lo porta a esplicare un'attivit limitata
soltanto alla polis, il suo slancio infinito infatti non ammette costrizioni (Filosofi sovru-
mani, p. 71-72).

Nelle grandi personalit dei Presocratici Colli vede a questo punto il contrasto tra pura,
forte interiorit che li spinge al misticismo, che gi qui si pu chiamare "dionisiaco", o
iniziatico in senso conoscitivo, e l'impulso pi "apollineo" ad esprimersi verso l'esterno
e in questo senso politicamente che li porta a creare insegnamenti filosofici e educati-
vi: in questo scritto per Colli pure Platone fa ancora parte idealmente di essi, anzi ne
una chiave esegetica.
Nel Fedone (Filosofi sovrumani, p. 119-120) anche il chorisms, la separazione dell'anima
come essenza, non qualcosa di definitivo. E nel Fedro e nel Simposio Platone trova, pur
in modi diversi, oltre alla solitudine, anche il nuovo tramite che l'amore. Gi Empedo-
cle condotto da Afrodite a fondere il soggetto col mondo, e pare che nei suoi versi la
gioia prevalga sul dolore.4 Soltanto Eraclito sembra inavvicinabile nella sua solitudine
e depone i suoi scritti nel tempio di Artemide. Ci non gli impedisce per di "sperare
l'insperabile". Questi antichi filosofi riappariranno nel Physis nel '47 in una forma ancora
meno politica,5 e nell'ultima opera di Colli rimasta incompiuta, La sapienza greca, saran-
no poi chiamati "sapienti". Ma gi qui essi sono detti "sovrumani" per la carica divina che
li caratterizza.
In ci Colli segue suggestioni di Nietzsche, del suo "sovrumano", o meglio oltreumano,
Zaratustra ma certo su questo punto vanno respinti i significati aberranti che si sono
dati a posteriori a "superuomo", a "bermensch". Forse qui Colli, come suggerisce Enri-
co, ancor pi di Nietzsche, segue Aristotele, il quale, all'inizio della Metafisica, ritiene che
il possesso della phrnesis, della conoscenza intuitiva, sia cosa non umana, ma pi che
umana.6 Questi antichi grandi individui conoscono solo per amore di conoscenza. Questo
il loro modo di essere, senza secondi fini. E questo un modo sapienziale che accomu-
na alle origini la cultura occidentale e quella orientale. In ogni caso il valore della verit,
di aletheia, ci dice Colli nella prefazione del Physis, resta intangibile, sia che la si scopra o
che la si nasconda. "Bello senza riserve l'amore della verit".
Gi fin da questo momento Colli riconosce nel pensiero mistico il massimo raggiungi-
mento conoscitivo. Per Colli misticismo non va collegato alla sfera cristiana o a qualcosa
di oscuro e parlare di misticismo non vuol dire non accettare la razionalit. La luce de-
ve essere per calda, e non fredda luce lunare. (Apollineo e dionisiaco, p. 32-33)
In un altro passo degli scritti giovanili postumi, compilati, indipendentemente dalla tesi,
dal '38 al '40, Colli chiama quello degli antichi Greci "misticismo luminoso". Ora anche
questi scritti sono accessibili nell'ultimo libro dal titolo Apollineo e dionisiaco, scelto an-
che questa volta da Enrico. Qui si parla di che cosa significhi essere "filologo", dell'amore

4 Anche Colli, come prima di lui Hlderlin e Nietzsche, ha scritto una tragedia sulla misteriosa fine di Em-
pedocle, della quale rimangono molti frammenti ancora inediti. Alcuni colpiscono per la loro incisivit. Per
esempio, cos canta il coro delle vergini di Agrigento: "Attraverso lo sguardo straripa la corrente del tuo
amore, giunge alle cose e le discioglie, trascinandole con s...". Oppure Empedocle, rammemorando la mor-
te di Parmenide, dice rivolto al discepolo Pausania: "...Per raggiungere la verit devi fuggire dal tempo e
dallo spazio: questo mi ha insegnato Parmenide col suo silenzio...". Oppure cos cantano le ninfe per Em-
pedocle: "Lascia la tua volont, il tuo dolore, noi ti ameremo, Empedocle, non voler unire ci che diver-
so, per necessit sono disgiunte le cose e bello il loro isolamento...". E cos risponde Empedocle: "...Forse
si scioglieranno le roccie nere dell'Etna, e scenderanno nell'acqua, perch Afrodite vuol stringere insieme
ogni cosa...".
5 Nel frattempo, se si guarda alla biografia di Colli, c' stata la fine della guerra e il suo ritorno dal campo

dei rifugiati in Svizzera. Al sollievo per la liberazione dal fascismo si accompagna per una certa disillu-
sione riguardo alla possibilit di poter agire direttamente verso l'esterno tramite la cultura, al di l di
schemi ideologici.
6 Cfr. Arist., Metafisica. I, 1, 982b.

che ci comporta, cio dell'eros che spinge alla conoscenza, per via di un'affinit interio-
re col proprio oggetto, un'affinit dell'anima. I filo-loghi sono qui considerati in modo
singolare, cio superiori ai filo-sofi, perch tendono ad un'espressione ancora pi vasta,
a una continuit col tutto, ad uno xunn. La filologia intesa come decifrazione del di-
scorso della vita nel suo complesso (ain), per trovare un'intimit che le sta dietro.
Inoltre si parla della Nascita della tragedia di Nietzsche, cui Colli riconosce molti meriti:
il "valore eterno" della Geburt per Colli consiste in una profondissima vita interiore che
le sta alla base e che ha permesso a Nietzsche, come filologo, di giungere vicino all'es-
senza della grecit. Ma vi riconosce anche diversi difetti, soprattutto quello di avere "un'
impostazione filosofica piuttosto incerta" (Apollineo e dionisiaco, p. 57-59).
E si parla infine della concezione del dionisiaco e dell'apollineo, due concetti che gi qui
Colli rispetto a Nietzsche svolge in maniera diversa. Il significato finale dato qui da Colli
al dionisiaco : impulso sovrumano del grande individuo, interiorit pura, sentimento e
volont denudati di immagini (Apollineo e dionisiaco, p. 111). Pi tardi, nella Nascita
della Filosofia (1975) e negli Scritti su Nietzsche (1977, p. 27-28), Colli trova geniale la
scelta di Nietzsche della coppia Apollo Dioniso. Ma, dice Colli, oltre al sogno e all'eb-
brezza i due dei hanno qualcos'altro, e questa volta in comune: la follia con la quale pos-
seggono l'uomo e lo rendono entheos.
Nota Enrico che riguardo al significato di misticismo c' una grande coerenza nel pensie-
ro di Colli e cita come esempio nella sua prefazione un passo del Dopo Nietzsche del '74,
intitolato "una parola malfamata" (p. 156), malfamata soprattutto presso certi filosofi,
come Hegel e altri accaniti razionalisti. In un passo della Ragione errabonda (p. 123) Col-
li chiama "mistico" lo stile di Nietzsche, in quanto capace di comunicare una vita interio-
re che non accessibile a tutti.

Dopo la pubblicazione del Physis nel '48, segue per Colli un lungo intervallo nello scrive-
re non vorrebbe, come Platone, soltanto scrivere per i posteri. Da qui le sue svariate
attivit editoriali.
Vent'anni dopo, nel '69, esce il suo saggio teoretico Filosofia dell'espressione. In esso, dia-
logando nella parte centrale soprattutto con Aristotele, elabora una posizione filosofica
sua propria, affrontando in pieno il problema della nascita e della natura del lgos. Giun-
ge ad elevate vette teoretiche, nell'aria fine dei monti, dove le passioni si attenuano, co-
me lui ci diceva. Il linguaggio si fa spesso arduo, astratto, l'intento per sempre quello:
raggiungere il cuore dell'immediatezza. Ma "intimit" ed "espressione", se si vuole il
pendant di dionisiaco e apollineo (o di cosa in s e rappresentazione, oppure di nomeon
e phainmenon), sono termini che usa fin dai suoi primi scritti.
Alcuni aspetti di Schopenhauer, non tanto il suo pessimismo, ma per esempio la sua con-
cezione metafisica di base, che si origina dall'antica filosofia indiana, e cio del mondo
come apparenza di qualcosa di inconoscibile che sta sotto, sembra che rimangano nella
sostanza sempre validi per Colli. Di Nietzsche ci fa vedere lui stesso i punti di concor-
danza e di disaccordo. Nel Dopo Nietzsche si dimostra spesso molto severo con lui, ma in
genere rispetto alla visione della grecit ripete pi volte di essergli debitore e, svilup-
pando a sua volta sulla comprensione dei Greci la sua propria filosofia, pu diventare
quasi esegeta di molti pensieri da Nietzsche solo accennati.
Enrico mi prendeva benevolmente in giro per la mia tendenza a vedere Colli sempre in
parallelo a Nietzsche, ma proprio nel caso di questi scritti giovanili direi che questo ap-
proccio giustificato. A rondini folli nellebbro cielo di giugno paragona Colli le parole

di Nietzsche in una poesia che scrisse per lui, parole che sono come dardi appuntiti a
ferire la mente errabonda delluomo.7
Resta per fuori dubbio che la concezione dell'apollineo e del dionisiaco diventa per Col-
li rispetto a Nietzsche decisamente pi filosofica e sapienziale che estetica o antropolo-
gica. In un primo momento negli scritti giovanili considera i due aspetti pi separati e
non del tutto complementari, come invece far in seguito, parla anche lui di sogno e eb-
brezza, ma qui Colli non considera l'ebbrezza delle orgiastiche Baccanti, anzi critica Nie-
tzsche per vedere il dionisiaco come fenomeno collettivo e non individuale. Per Colli si
tratta decisamente di princpi universali della realt. Infatti Apollo e Dioniso sono i pro-
tagonisti anche nel mondo dell'antica sapienza (proprio con loro Colli far iniziare la sua
raccolta), e non stanno solo alle spalle del fenomeno della tragedia greca, come vorrebbe
Nietzsche. Il discorso si fa pi complesso se si guarda alle origini della tragedia dal pun-
to di vista del culto originario di Dioniso e ancor pi se si considera il rapporto della tra-
gedia con le orgie dionisiache o con i misteri eleusini che son detti dal Colli maturo
"una festa della conoscenza". Di tali misteri il piccolo Dioniso (pais), che ogni volta muo-
re e rinasce, il protagonista pi segreto. Tutto questo per non ancora tematizzato
nel Colli giovane, mentre in Nietzsche, fin dai suoi anni giovanili, ce ne sono diversi ac-
cenni.8 E proprio su ci il Colli maturo si riavviciner in certo senso a Nietzsche, andan-
do per ancora pi in profondo, secondo una prospettiva decisamente conoscitiva.
Altro punto di contatto fra Nietzsche e Colli il volgersi indietro verso il passato, verso
le origini, con uno sforzo quasi paradossale di invertire il corso del tempo, o di andare al
di l del tempo. quasi una sorta di metodo. Questo si pu chiamare inattualit e un
mezzo per raggiungerla quella che Colli in Apollineo e dionisiaco chiama a proposito di
Nietzsche "filologia non morta", e cio lo sguardo indietro nel tempo per arrivare ad una
sorta di immediatezza.9
Un terzo punto inoltre l'importanza della memoria come facolt conoscitiva e questo
vale soprattutto per Colli. E nei suoi libri, specialmente nella Ragione errabonda, si tro-
vano diverse varianti di questo tema sul passato, sul ricordo e sulla memoria. Egli intito-
la un paragrafo del Dopo Nietzsche "La vita nel passato". In Filosofia dell'espressione un
capitoletto intitolato: "La conoscenza del passato". Nella Ragione errabonda (p. 343)
si legge: "La nostra coscienza soltanto ricordo"; in Filosofia dell'espressione (p. 35): "La
conoscenza soltanto memoria, mai vera immediatezza".10

7 Cfr. G. Colli, La ragione errabonda, [150] 25.8.'64, p. 194-95.


8 Nel

giovane Nietzsche della Nascita della Tragedia (1872) e degli scritti e frammenti preparatorii
dell'epoca spesso ritornano pi o meno esplicitamente questi temi su Dioniso. Cfr. F. Nietzsche, Opere,
Nascita della Tragedia, cap. 8 e cap. 10. e F. Nietzsche, Framm. post., III/III, 1. parte. Anche al Dioniso or-
fico, al pais che muore dilaniato dai Titani mentre sta giocando e poi rinasce, e al suo collegamento con
Demetra e ai misteri eleusini ci sono diversi riferimenti. Cfr. soprattutto Framm. post., III/III,1, 7[122],
[123]. Questi lunghi frammenti sono una stesura preparatoria scritta nel 1871, e poi non pubblicata, per la
Nascita. Quindi, quando Nietzsche in un frammento del 1883 (VII/I,1, p. 323) scrive: "Ho scoperto la greci-
t. Credevano nell'eterno ritorno. Questa la fede dei misteri!", si rif a pensieri che fin da giovane gli
occupavano la mente. Inoltre, come per Colli, anche per Nietzsche di fondamentale importanza il pais del
frammento di Eraclito (Colli, La sapienza greca III, [14 A 18], p. 23) : "L'eternit, Ain, o, come sostiene
Colli, la vita nella sua interezza, un fanciullo che gioca e sposta i dadi sulla scacchiera, regno del fanciul-
lo". Cfr. su questi temi Chiara Colli Staude, Nietzsche filologo fra inattualit e vita. Il confronto con i Greci, p.
40 e seg., soprattutto nota 23 e nota 26 e in genere su Dioniso i due ultimi capitoli, p. 117 e seg.
9 "La vera meta del filosofo: diventare senza tempo", scrive Nietzsche nella prefazione al Caso Wagner del
1888.
10 La memoria considerata da Colli non solo come facolt soggettiva, ma come una memoria attiva, quasi
come una struttura di base del nostro mondo rappresentativo. Innumerevoli sono i passi su questo tema

Tutte queste problematiche si possono seguire ora nel pensiero di Colli dagli scritti gio-
vanili prima inediti fino alle opere gi da lui stesso pubblicate, in cui ritornano e si svi-
luppano. In ci prezioso il lavoro del curatore che, con le sue esplicazioni dei mano-
scritti, le sue note e i suoi rimandi, diventa anche interprete. Ma l'attenzione e la dedi-
zione che Enrico ha sempre avuto per il pensiero paterno qualcosa che va ancora al di
l di ci. Lui dava inoltre l'impressione di fare questo grosso e difficile lavoro quasi con
lievit e con una grande sensibilit artistica. Enrico era caloroso, vitale, originale e pro-
fondo, sapeva anche motivare concretamente gli altri se ne valeva la pena, ma nel com-
plesso era misurato, talvolta quasi asciutto.
L'opera svolta da Enrico essenziale per dare un'immagine a tutto tondo della figura e
del pensiero di Colli. Poco rimasto ancora da pubblicare, per esempio vari scritti relati-
vi ad Empedocle, fra cui anche una tragedia sulla sua morte, alla quale Enrico ha lavorato
quasi fino agli ultimi giorni. Molto invece ancora da studiare, conoscere, da vivere, e su
cui riflettere.


nelle opere di Colli. Nel conoscere egli guarda al presente con uno sguardo che si origina da un lontano
passato, in un modo che pu ricordare Proust o Thomas Mann, ma soprattutto Platone e la maniera orfica.
Cfr. su ci Ch. Colli Staude, op, cit.. p. 92 e seg. e nota 18.