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ZIBALDONE

Il testo più importante per comprendere la sua riflessione filosofica che sfocia poi
alla composizione dei testi poetici, è lo Zibaldone. E’ un’opera che forse non si può
definire tale , poiché non nasce come un testo da pubblicare e da destinare ad un
pubblico di lettori, ma nasce come fogli su cui Leopardi prende appunti, scrive
riflessioni ,spunti, quindi tutto ciò che gli passa per la testa. Lo Zibaldone è come se
fosse un “ flusso di coscienza”, infatti, è un’opera scritta di getto, in cui non è
presente una composizione organica e ponderata nell’arco del tempo, e nasce
dall’idea di scrivere riflessioni su tematiche varie di natura poetica, filosofica e altre.
Leopardi porta i fogli dello Zibaldone sempre con sé, nelle varie tappe in giro per
l’Italia. Lo Zibaldone è un’opera che dura per un bel po’ di tempo, Infatti ci sono
digressioni che coprono 15 anni e anche di più ; i critici hanno affermato l’arco di
tempo in cui è stata scritta quest’opera. Va dal 1817 al 1832, un arco di tempo
ampio che coincide con il periodo di maggiore produzione. Agli inizi degli anni 30, tra
1832 e il 1833, Leopardi cerca di mettere ordine a questi fogli sia da un punto di
vista cronologico, che per temi, in modo anche da pubblicare questa raccolta, ma
non ci riesce , in quanto la materia trattata è troppa ; lo Zibaldone infatti, è
composto da 4526 pagine. Quando Leopardi morì, l’opera in questione rimase in
eredità ad Antonio Ranieri , che la custodì gelosamente e, nel 1845 pubblicò 111
Ricordi di Giacomo con il titolo di “ Pensieri” e, una volta morto anche Ranieri, il
testo passò alla Biblioteca Nazionale di Napoli ; alla fine del secolo, nel 1898 , lo
Stato italiano, dopo aver vinto il processo per entrare in possesso dell’opera, tra il
1898 e il 1900, fece istituire una sorta di commissione, presieduta da Giosuè
Carducci, che mise ordine a quest’opera immensa al fine di pubblicarla in modo
integrale con il titolo “ Pensieri di varia filosofia e letteratura”. E qualche tempo
dopo il nome fu mutato in “ ZIBALDONE”. Tale nome è un termine presente
dell’opera e tra le ipotesi di origine di tal nome è l’unione tra “ Zabaione” e “
Zibana”, termine spagnolo che significa “ ciò che è mescolato in maniera grossolana”
utilizzato in ambito gastronomico per indicare una mescolanza di cibi ; in ambito
letterario indica un’opera costituita di argomenti vari tra di loro. La pubblicazione di
quest’opera in modo integrale avviene nel 1900. ( Lo scartafaccio è un termine
molto usato ai tempi di Manzoni e di Leopardi ).

Lo Zibaldone nasce da un problema vero e proprio, ovvero dal problema della


FELICITA’, “ come può l’uomo essere felice ?” e questo problema nasce da una
condizione personale particolare ( famiglia, Recanati e condizioni precarie di salute )
e accompagna tutta la poetica dell’autore e questa riflessione va dal PARTICOLARE
al GENERALE, quindi da Giacomo all’uomo in generale. La base filosofica del suo
pensiero è di matrice illuministica, in particolar modo segue le correnti del
materialismo , dell’empirismo e del sensismo, il cui padre è il filosofo francese
CONDILLAC, che sostiene che esiste tutto ciò che possiamo acquisire tramite i sensi.
Leopardi si differenzia dal Romanticismo perché è ATEO, essendo un materialista
nega l’esistenza di Dio , dato che non si può conoscerlo tramite i sensi, da un punto
di vista materialistico.

LINGUAGGIO E STILE DI LEOPARDI : NELLA QUIETE ( di questi 2 testi ) ( lingua


che tende al sublime nel testo di Saffo). Manzoni nella ventisettana aveva utilizzato
un linguaggio che sicuramente tendeva a un linguaggio molto più popolare, però
diciamo che paragonarlo a quello di Leopardi è un po’ un azzardo anche perché Nei
Promessi ci sono termini più popolari ed espressioni più colloquiali , c’è anche una
sintassi diversa che riprende il ritmo del parlato. Quindi abbiamo una lingua ( anche
con Petrarca…entrambi gli autori utilizzano una lingua molto limpida e scorrevole,
semplice anche se non mancano termini un po’ più ricercati , augelli e tendenti al
latinismo ( come se riprendesse quei sentimenti/ emozioni che sta provando
l’autore). Rispetto invece alla Canzone (l’ultimo canto di Saffo) ,c’è una lingua che
tende al sublime, la sintassi è molto più articolata, il linguaggio non tende al divismo
perché deve adeguarsi alla tragicità del momento. Si ripropone l’idillio, cioè un
piccolo quadretto di vita del borgo e dell’autore, quindi tutto questo permette un
linguaggio che si adegua alla semplicità del borgo e delle emozioni che l’autore sta
provando. ( linguaggio semplice e scorrevole). C’è anche un tono molto ironico
nell’ultima strofa di questo canto , dove l’autore cerca di fare ironia sui doni , sui
regali che la natura maligna riserva all’uomo. Nell’ultimo verso abbiamo visto la
concezione della morte : la morte che risana ogni dolore. C’è anche questo
riferimento a Foscolo.

IL SABATO DEL VILLAGGIO pag 70


Siamo a Recanati. Tutto quello che abbiamo visto nella prima strofa della QUIETE adesso lo
ritroviamo nella prima strofa del Sabato del Villaggio. L’immagine del borgo ritorna
( Leopardi è a Recanati ). Se nella quiete, la ricerca del piacere ha caratteristiche della
quiete dopo la distruzione della natura, qui il piacere diventa il raggiungimento dopo un
periodo di speranza e di attesa( anch’esso un piacere vano e fuggevole).

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