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Empedocle

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Empedocle (in greco antico: Ἐμπεδοκλῆς, Empedoklês; ... – ...) è stato un filosofo e
politico siceliota, vissuto nel V secolo a.C. ad Akragas (oggi Agrigento)[1].

Indice
Biografia
L'anno della nascita
Vita politica e appartenenza filosofica
Pensiero
Aneddoti e leggende
Riconoscimenti Empedocle raffigurato nelle
Note medievali Cronache di Norimberga

Bibliografia
Edizioni e traduzioni
Studi
Voci correlate
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Biografia

L'anno della nascita


Stabilire con sufficiente precisione il periodo in cui è vissuto Empedocle è di importanza fondamentale per cogliere l'originalità di
questo filosofo rispetto ai suoi predecessori,Parmenide e Anassagora[2].

Secondo Platone[3] Socrate da giovane incontrò Parmenide che aveva circa sessantacinque anni. Poiché Socrate
morì all'età di settanta o più anni nel399 a.C., l'incontro tra Socrate e Parmenide dovrebbe aver avuto luogo prima
del 450 a.C., e, siccome secondo il testo di Platone «Socrate era molto giovane» [4], Denis O'Brien ritiene che questi
non poteva aver superato i vent'anni: quindi Parmenide dovrebbe essere nato intorno al 515 a.C..
Trasillo, l'astrologo vicino all'imperatore Tiberio, nonché editore degli scritti diDemocrito, indica la nascita di
quest'ultimo filosofo cinquant'anni dopo quella di Parmenide, quindi nel 470/469 a.C.; Diogene Laerzio sostiene che
Democrito fosse «giovane ai tempi in cui Anassagora era vecchio»: se la dif ferenza di età era intorno ai trent'anni si
può verosimilmente ritenere che Anassagora nacque ai primi del secolo così come testimoniato dall'erudito
Apollodoro di Atene (II secolo a.C.) mentreSimplicio / Teofrasto sostiene che Empedocle fosse nato «qualche
tempo» dopo Anassagora.
Aristotele sostiene che Anassagora fossehýsteros (ὕστερος) rispetto a Empedocle, ma tale termine può significare
sia "successivo" che "inferiore" quindi molti esegeti hanno letto come se Anassagora fosse "successivo" a
Empedocle; tuttavia lo Stagirita attribuendo ad ambedue i filosofi la nozione di "forza motrice" sostiene che fu
scoperta per primo da Anassagora. O'Brien conclude quindi cheὕστερος vada letto come "inferiore" e non come
"posteriore", ovvero: Anassagora più vecchio di Empedocle, secondo Aristotele, gli fu "inferiore".
«Approdiamo così a una cronologia i cui tratti essenziali sono ben attestati dai documenti antichi. Parmenide è
di una quindicina di anni più anziano di Anassagora, nato tra il VI e il V secolo. Empedocle, di qualche anno
soltanto più giovane di Anassagora, è dunque più vecchio di Democrito, nato una trentina di anni dopo
Anassagora nel 470/469.»

(Denis O'Brien , Empedocle in Il sapere greco. Dizionario critico , vol. 2 (a cura di Jacques Brunschwig e E.R.
Lloyd). Torino, Einaudi, 2007, pp. 81-82 )

Si sarebbero quindi succeduti per la nascita: Parmenide, Anassagora, Empedocle e Democrito.

Vita politica e appartenenza filosofica


Secondo il racconto di Diogene Laerzio, Empedocle nacque da una famiglia antica, nobile e ricca di Agrigento[5]. Come suo padre
Metone, che ebbe un ruolo importante nell'allontanamento del tiranno Trasideo da Agrigento nel 470, egli partecipò alla vita politica
della città negli anni fra il 446 e il 444 a.C., schierandosi dalla parte dei democratici e contribuendo al rovesciamento dell'oligarchia
formatasi all'indomani della fine della tirannide, un governo chiamato dei "Mille". La tradizione gli attribuisce uno spirito caritativo
nei confronti dei poveri[6] e severo verso gli aristocratici[7]. Si dice anche che abbia rifiutato il governo della città che gli era stato
offerto[8].

Dai suoi nemici fu poi esiliato nelPeloponneso, dove forse conobbe Protagora e Erodoto. Tra i suoi discepoli vi fu ancheGorgia.

«Successivamente Empedocle abolì anche l'assemblea dei Mille, costituita per la durata di tre anni, sì che non
solo appartenne ai ricchi, ma anche a quelli che avevano sentimenti democratici. Anche Timeo nell'undicesimo
e nel dodicesimo libro - spesso infatti fa menzione di lui - dice che Empedocle sembra aver avuto pensieri
contrari al suo atteggiamento politico. E cita quel luogo dove appare vanitoso ed egoista. Dice infatti: 'Salve: io
tra di voi dio immortale, non più mortale mi aggiro'. Etc. Nel tempo in cui dimorava in Olimpia, era ritenuto
degno di maggiore attenzione, sì che di nessun altro nelle conversazioni si faceva una menzione pari a quella
di Empedocle. In un tempo posteriore, quando Agrigento era in balìa delle contese civili, si opposero al suo
[9].»
ritorno i discendenti dei suoi nemici; onde si rifugiò nel Peloponneso ed ivi morì

Secondo il racconto di Diogene Laerzio, si iscrisse alla Scuola pitagorica divenendo allievo di Telauge, il figlio di Pitagora. Seguì la
dieta pitagorica e rifiutò i sacrifici cruenti: secondo la leggenda, dopo una vittoria olimpica alla corsa dei carri, per attenersi all'usanza
secondo cui il vincitore doveva sacrificare un bue, ne fece fabbricare uno di mirra, incenso ed aromi, e lo distribuì secondo la
tradizione[10].

Secondo altri seguì gli insegnamenti diBrontino e di Epicarpo.

Pensiero
«Empedocle occupa un posto a parte Frammento del I secolo d.C., del poema Περί
nella storia della filosofia presocratica. Φύσεως (Sulla natura o Sulle origini [11])
Se si prescinde da quella figura poco L'edizione, fondamentale dell'opera di Empedocle la si
conosciuta e per qualche verso mitica
deve al filologo francese Jean Bollack che nel 1969
tradusse correttamente il titolo come Les Origines. Dei
che è Pitagora, egli appare in effetti il circa duemila versi che componevano l'opera ne
primo autore dell'Antichità a voler conservavamo, fino a qualche decennio fa, solo
riunire contemporaneamente in un trecentocinquanta. Nel 1990 il filologo belga Alain Martin
solo e medesimo sistema concezioni avviò lo studio di un papiro conservato presso la Biblioteca
Nazionale e Universitaria di Strasburgo proveniente
filosofiche e credenze religiose. [....]
dall'antica città egiziana di Panopoli (oggi Achmim) databile
nessun pensatore prima di lui aveva intorno al I secolo d.C.. La traduzione di questo papiro, che
inserito all'interno di un quadro conteneva per l'appunto l'opera di Empedocle, realizzata
filosofico questa corrente di idee dallo stesso Martin insieme al filologo tedesco Oliver
Primavesi, ci ha consegnato complessivi settantaquattro
mistiche delle quali si troverà più tardi esametri dei
l'eco nelle iscrizioni funerarie dell'Italia quali
venticinque
meridionale e nei dialoghi di Platone:
coincidono
per Empedocle, infatti, come per gli con quelli
anonimi autori delle iscrizioni già
funerarie, l'uomo, essendo di origine posseduti.
divina, non raggiungerà la vera felicità
che dopo la morte, quando si riunirà
alla compagnia degli dèi.»

(Denis O' Brien, Empedocle in Il


sapere greco. Dizionario critico , vol. 2.
Torino, Einaudi, 2007, p. 80 )

Di Empedocle conserviamo due opere: Περί Φύσεως


(Sulle Origini o Sulla Natura) e Καθαρμοι
(Purificazioni); anche se è stata sollevata l'ipotesi[16],
priva di sufficiente fondamento, che questi due titoli
si riferiscano a una singola opera[17].

Il timore religioso[18] del filosofo di Agrigento


(GRC ) (IT)
appare fin dalle prime righe del Περί Φύσεως:
«ἀλλ' ὅ γε πάντοθεν ἶσος «Ma da ogni parte è uguale

«o dèi, stornate dalla mia lingua follia 〈 ἑοῖ 〉 καὶ πάμπαν a se stesso, e ovunque

di argomenti, ἀπείρων Σφαῖρος senza confini,

e da sante labbra fate sgorgare una κυκλοτερὴς μονίηι περιηγέι lo sfero rotondo che gioisce

limpida sorgente. γαίων.» di avvolgente solitudine.»

E a te, musa agognata, o vergine


(Empedocle, D-K 31 B 28,
dalle candide braccia, traduzione di Ilaria Ramelli
io mi rivolgo: ciò che spetta agli e Angelo Tonelli, in I
Presocratici a cura di
effimeri ascoltare,
Giovanni Reale, Bompiani,
tu porta, guidando avanti il carro ben Milano 2006-2012, pp.
governato dell'amore devoto. 670-671)
Ma non ti turbi il cogliere fiori di nobile
Particolare dell'anfora del IV secolo a.C.
gloria
(opera del cosiddetto "Pittore di Afrodite")
fra i mortali con un discorso, ricolmo conservata al Museo archeologico nazionale
di santità, di Paestum.
che sia ardimentoso; e allora tu La figura
giunga leggera alla vetta della rappresentata è
saggezza» Afrodite, dea della
fertilità, e richiama il
(Empedocle Poema fisico (Περί suo arrivo sull'isola
Φύσεως) Libro I Proemio (D-K 31 B di Cipro: al suo
3), traduzione di Carlo Gallavotti . passaggio la
Milano, Mondadori/Fondazione vegetazione esplode
Lorenzo Valla, 2013, p.9 ) rigogliosa. La dea è
circondata da due
L'opera di Empedocle si presenta come dipendente dalla eroti con ali di
concezione di Parmenide dell'Essere che "veramente è"[19], colomba.
ovvero che nulla nasce e nulla muore e l'Essere sempre In Empedocle,
Amore (Φιλότης) è
permane, laddove cerca, tuttavia, di dare conto della presenza
indicato anche con il
dei fenomeni che l'esperienza evidenzia[20]. nome di Afrodite
(Ἀφροδίτη)[12], o con
La soluzione individuata da Empedocle risiede nel fatto che i il suo appellativo di
[13]
fenomeni di nascita e morte sono plausibili qualora li Kýpris (Κύπρις) , indicando qui la «natura divina
[14]
intendessimo come un venire e un andare delle cose per che tutto unisce e genera la vita» . Tale
accostamento tra Amore e Afrodite ispirò al poeta
mezzo di mescolanza e separazione, cose che comunque
romano Lucrezio l'inno a Venere, collocato nel
sempre "sono": proemio del De rerum natura. In questa opera
Venere non è la dea dell'amplesso, quanto piuttosto
«l'onnipotente forza creatrice che pervade la natura
e vi anima tutto l'essere», venendo poi, come nel
caso di Empedocle, opposta a Marte, dio del
conflitto[15].
(GRC) (IT)
«ἄλλο δέ τοι ἐρέω˙ φύσις οὐδενὸς ἔστιν ἁπάντων «Ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita
θνητῶν, οὐδέ τις οὐλομένου θανάτοιο τελευτή, di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte
ἀλλὰ μόνον μίξις τε διάλλαξίς τε μιγέντων funesta,
ἔστι, φύσις δ' ἐπὶ τοῖς ὀνομάζεται ἀνθρώποισιν.» ma solo c'è mescolanza e separazione
di cose mescolate, ma il nome di nascita, per queste
cose, è usato dagli uomini.»

(Empedocle, D-K 31 B 8, traduzione di Gabriele


Giannantoni in Presocratici vol.I, Milano, Laterza,
2009 )

"Origine", "nascita", "morte", sono dunque "mescolanza" e "separazione" di alcune sostanze che sono eterne e indistruttibili.
Empedocle individua quindi in quattro "sostanze", da lui indicate con il termine di "radici" (ριζώματα), primordiali, non nate
(ἀγένητα)[21] ed eternamente uguali (ἠνεκὲς αἰὲν ὁμοῖα)[22], l'origine di ("divengono" γίγνεται) ogni cosa: fuoco (πῦρ), aria
(αἰθήρ), terra (γαῖα), acqua (ὕδωρ)[23][24].

Queste "radici" sono indicate dal filosofo come dèi e chiamati col nome di: Zeus (Ζεύς), Era (Ἥρα), Adoneo (Ἀϊδωνεύς)[25] e Nestis
(Νῆστις)[26]. In questo modo «I primi principi si empiono così dell'essenza e del sof
fio vitale di poteri divini.»[27].

Accanto alle quattro "radici", e motore del loro divenire nei molteplici oggetti della realtà, si pongono due ulteriori principi: Φιλότης
(Amore) e Νεῖκος (Odio, anche Discordia o Contesa); avente il primo la caratteristica di "legare", "congiungere", "avvincere"
(σχεδύνην δὲ Φιλότητα «Amore che avvince» [28]), mentre il secondo possiede la qualità di "separare", "dividere" mediante la
"contesa".

Così Amore nel suo stato di completezza è lo Sfero (Σφαῖρος), immobile (μονίη) uguale a sé stesso e infinito (ἀλλ' ὅ γε πάντοθεν
ἶσος〈ἑοῖ〉καὶ πάμπαν ἀπείρων [29]). Egli è Dio e le quattro "radici" le sue "membra", e quando Odio distrugge lo Sfero:

(GRC) (IT)
«πάντα γὰρ ἑξείης πελεμίζετο γυῖα θεοῖο.» «Tutte, l'una dopo l'altra, fremevano le membra del
dio»

(Empedocle, D-K 31 B 31 )
Infatti sotto l'azione dell'Odio (Νεῖκος), presente alla periferia dello Sfero, le quattro "radici" si separano dallo Sfero perfetto e
beante, dando origine al cosmo e alle sue creature viventi: prima bisessuate e poi sotto l'azione determinante di Odio, si differenziano
ulteriormente in maschi e femmine, e ancora in esseri mostruosi e infine in membra isolate; alla fine di questo ciclo, Amore
(Φιλότης) riprende l'iniziativa e dalle membra isolate, nascono esseri mostruosi e a loro volta maschi e femmine, poi esseri bisessuati
[30].
che finiscono per riunirsi, con le quattro "radici" che li compongono, nello Sfero

Così, nel poema successivo, Καθαρμοι (Purificazioni), gli esseri viventi, parti costitutive, dello Sfero di Amore divengono dèmoni
(δαίμων) errando nel cosmo.

(GRC) (IT)
«ἔστιν Ἀνάγκης χρῆμα, θεῶν ψήφισμα παλαιόν, «È vaticinio della Necessità, antico decreto degli dèi
ἀίδιον, πλατέεσσι κατεσφρηγισμένον ὅρκοις˙ ed eterno, suggellato da vasti giuramenti:
εὖτέ τις ἀμπλακίηισι φόνωι φίλα γυῖα μιήνηι, se qualcuno criminosamente contamina le sue mani
〈νείκεΐ θ'〉 ὅς κ(ε)ἐπίορκον ἁμαρτήσας ἐπομόσσηι, con un delitto
δαίμονες οἵτε μακραίωνος λελάχασι βίοιο, o se qualcuno 〈 per la Contesa 〉 abbia peccato
τρίς μιν μυρίας ὧρας ἀπὸ μακάρων ἀλάλησθαι, giurando un falso giuramento,
φυομένους παντοῖα διὰ χρόνου εἴδεα θνητῶν i demoni che hanno avuto in sorte una vita longeva,
ἀργαλέας βιότοιο μεταλλάσσοντα κελεύθους. tre volte diecimila stagioni lontano dai beati vadano
αἰθέριον μὲν γάρ σφε μένος πόντονδε διώκει, errando
πόντος δ' ἐς χθονὸς οὖδας ἀπέπτυσε, γαῖα δ' ἐς nascendo sotto ogni forma di creatura mortale nel
αὐγὰς corso del tempo
ἠελίου φαέθοντος, ὁ δ' αἰθέρος ἔμβαλε δίναις˙ mutando i penosi sentieri della vita.
ἄλλος δ' ἐξ ἄλλου δέχεται, στυγέουσι δὲ πάντες. L'impeto dell'etere invero li spinge nel mare,
τῶν καὶ ἐγὼ νῦν εἰμι, φυγὰς θεόθεν καὶ ἀλήτης, il mare li rigetta sul suolo terrestre, la terra nei raggi
νείκεϊ μαινομένωι πίσυνος.» del sole splendente, che a sua volta li getta nei vortici
dell'etere:
ogni elemento li accoglie da un altro, ma tutti li
odiano.
Anch'io sono uno di questi, esule dal dio e vagante
per aver dato fiducia alla furente Contesa.»

(Empedocle, D-K 31 B 115, traduzione di Gabriele


Giannantoni in Presocratici vol.1, Milano,
Mondadori, 2009, pp.410-411 )

«L'Amore non interviene nella storia delle peregrinazioni del "demone" decaduto? Con ogni probabilità, è
l'Amore stesso che ci parla in questo frammento. L'"io" dei due ultimi versi è l'autore del poema. Ma è anche,
se andiamo più a fondo, l'Amore. I "demoni" esiliati "lontano dagli dèi" saranno allora dei frammenti espulsi
dalla massa centrale dell'Amore e condannati a errare tra i corpi cosmici sotto l'influenza separatrice del suo
nemico, la Discordia.»

(Denis O' Brien, Empedocle in La sapienza greca ... p. 90 )

«Quando le parti dell'Amore che sono i "demoni" si riuniscono nell'unità immobile della sfera, il mondo stesso
diviene un essere vivente. Sotto l'influenza di Amore il mondo stesso si trasforma in dio»

(Denis O' Brien, Empedocle in La sapienza greca ... p. 90 )


Dal che, come Pitagora, anche a Empedocle ripugnano i sacrifici animali e l'alimentazione carnea:

(GRC) (IT)
«διόπερ καὶ κτείνοντες αὐτὰ καὶ ταῖς σαρξὶν αὐτῶν «Onde, uccidendoli e nutrendoci delle loro carni,
τρεφόμενοι ἀδικήσομέν τε καὶ ἀσεβήσομεν ὡς commetteremo ingiustizia ed empietà, come se
συγγενεῖς ἀναιροῦντες. ἔνθεν καὶ παρήινουν οὗτοι οἱ uccidessimo dei consanguinei; di qui la loro
φιλόσοφοι ἀπέχεσθαι τῶν ἐμψύχων καὶ ἀσεβεῖν esortazione ad astenersi dagli esseri animali e la loro
ἔφασκον τοὺς ἀνθρώπους 'βωμὸν ἐρεύθοντας affermazione che commettono ingiustizia quegli
μακάρων θερμοῖσι φόνοισιν', καὶ Ἐ. πού φησιν 'οὐ ... uomini «che arrossano l'altare con il caldo sangue dei
νόοιο'. οὐ παύσεσθε φόνοιο δυσηχέος; οὐκ ἐσορᾶτε beati», ed Empedocle dice in qualche luogo: Non
ἀλλήλους δάπτοντες ἀκηδείηισι νόοιο» cesserete dall'uccisione che ha un'eco funesta? Non
vedete che vi divorate reciprocamente per la cecità
della mente?»

(D-K 31 B 136, traduzione di Gabriele Giannantoni


in Presocratici vol.1, Milano, Mondadori, 2009 )
(GRC) (IT)
«μορφὴν δ' ἀλλάξαντα πατὴρ φίλον υἱὸν ἀείρας «Il padre sollevato l'amato figlio, che ha mutato
σφάζει ἐπευχόμενος μέγα νήπιος˙ οἱ δ' ἀπορεῦνται aspetto,
λισσόμενον θύοντες˙ ὁ δ' αὖ νήκουστος ὁμοκλέων lo immola pregando, grande stolto! e sono in
σφάξας ἐν μεγάροισι κακὴν ἀλεγύνατο δαῖτα. imbarazzo
ὡς δ' αὔτως πατέρ' υἱὸς ἑλὼν καὶ μητέρα παῖδες coloro che sacrificano l'implorante; ma quello sordo
θυμὸν ἀπορραίσαντε φίλας κατὰ σάρκας ἔδουσιν.» aiclamori
dopo averlo immolato prepara l'infausto banchetto
nella casa.
E allo stesso modo il figlio prendendo il padre e i
fanciulli la madre
dopo averne strappata la vita mangiano le loro
carni.»

(Empedocle D-K 31 B 137, traduzione di Gabriele


Giannantoni in Presocratici vol.1, Milano,
Mondadori, 2009 )

Aneddoti e leggende
La sua oratoria brillante[31], la sua conoscenza approfondita della natura, e la reputazione dei suoi poteri meravigliosi, tra cui la
guarigione delle malattie, e il poter scongiurare le epidemie, hanno prodotto molti miti e storie che circondano il suo nome:

«Scoppiata una pestilenza fra gli abitanti di Selinunte per il fetore derivante dal vicino fiume, sì che essi stessi
perivano e le donne soffrivano nel partorire, Empedocle pensò allora di portare in quel luogo a proprie spese
(le acque di) altri due fiumi di quelli vicini: con questa mistione le acque divennero dolci. Così cessò la
pestilenza e mentre i Selinuntini banchettavano presso il fiume, apparve Empedocle; essi balzarono, gli si
prostrarono e lo pregarono come un dio. Volle poi confermare quest'opinione di sé e si lanciò nel fuoco[32][33].»

Si diceva che fosse un mago e capace di controllare le tempeste, e lui stesso, nella sua famosa poesia Le purificazioni sembra avesse
affermato di avere miracolosi poteri, compresa ladistruzione del male, la guarigione della vecchiaia, e il controllo di vento e pioggia.

I sicelioti lo veneravano come profeta e gli attribuivano numerosi miracoli.

Le numerose testimonianze che riguardano la sua biografia sono alquanto discordanti e non consentono di attribuire un'identità
precisa alla sua figura. A conferma di ciò sono le numerose leggende sul suo conto. I suoi amici e discepoli raccontano ad esempio
che alla morte, essendo amato dagli dèi, fu assunto in cielo; mentre Eraclide Pontico, Luciano di Samosata e Diogene Laerzio
sostengono che, gettatosi nel cratere dell'Etna[34], il vulcano avrebbe eruttato, dopo qualche istante, uno dei suoi famosi sandali di
bronzo[35][36]. In realtà non sappiamo neanche se sia morto in patria o, come sembra più probabile, nel Peloponneso[37]. Secondo
Aristotele Empedocle morì all'età di 60 anni (ca. 430 a.C.), mentre altri autori fermano
af che visse fino all'età di 109[38].

Una biografia di Empedocle scritta daXanto di Lidia, suo contemporaneo, è andata perduta[39].

A Empedocle la tradizione attribuisce numerose opere, fra cui anche alcuni trattati – sulla medicina, sulla politica e sulle guerre
persiane – e tragedie. A noi sono giunti però solo frammenti dei due poemi: Sulla natura (Περὶ Φύσεως, Perì phýseōs, titolo per altro
comune a molte opere filosofiche antiche) e Purificazioni (Καθαρμοί, Katharmoí). Della prima, di carattere cosmologico e
naturalistico, sono rimasti circa 400 frammenti di diseguale ampiezza sugli originali 2000 versi, mentre della seconda, di carattere
teologico e mistico, abbiamo poco meno di un centinaio rispetto agli originali 3000. La lingua da lui usata è dialetto
il ionico.

Riconoscimenti
Lo stile di Empedocle viene lodato dagli antichi:

(LA) (IT)
«Dicantur ei quos physikoús Graeci nominant eidem «Siano pure detti poeti anche coloro che i greci
poetae, quoniam Empedocles physicus egregium chiamano fisici, dal momento che il fisico Empedocle
poema fecerit» scrisse un poema egregio»

(Cicerone , De Oratore 1, 217 )

«padre della retorica»

(Aristotele fr. 1, 9, 65 )
Lucrezio (De rerum natura 727 ss.) lo prende addirittura come modello.

Ernest Renan lo definisce «uomo di multiforme ingegno, mezzoNewton e mezzo Cagliostro»[40].

Nel 1861 gli viene intitolato il Regio Liceo Classico di Agrigento, dove studiarono, fra gli altri,Luigi Pirandello e Andrea Camilleri.

Note
1. ^ Secondo le discordanti fonti sulla vita di Empedocle «... la cronologia di Empedocle andrebbe fissata tra il 484-1 e il
424-1» (Cfr. Gabriele Giannantoni, I presocratici. Testimonianze e frammenti, Roma-Bari 1986. Vol. I, pp.323-4).
Secondo E. Bignone (inEmpedocle: studio critico, traduzione e commentario delle testimonianze e dei frammenti ,
Torino 1916) Empedocle sarebbe vissuto trail 492 a.C. e il 432 a.C. Anche L. Robin ritiene che «La sua vita...sembra
sia scorsa tra il primo decennio del secolo V e il 430 circa» (inStoria del pensiero greco, Torino 1978, p.131). In uno
studio recente M. J. Schiefsky ritiene che Empedocle sia nato nel 490 a.C. e morto nel 430 a.C. (in Hippocrates, On
ancient Medicine, Leiden-Boston 2005 p.63)
2. ^ Denis O'Brien, Empedocle in Il sapere greco. Dizionario critico, vol. 2 (a cura di Jacques Brunschwig e E.R. Lloyd.
Torino, Einaudi, 2007, p. 82.
3. ^ Platone, Parmenide, 127 B
4. ^ Platone, Parmenide, 127 C.
5. ^ Diogene Laerzio, VIII. 51
6. ^ Diogene Laerzio, VIII. 73.
7. ^ Timeo, ap. Diogene Laerzio, VIII. 64, comp. 65, 66.
8. ^ Aristotele ap. Diogene Laerzio, VIII. 63; cfr
. Timeo, ap. Diogene Laerzio, 66, 76.
9. ^ Diogene Laerzio, VIII, 66, 67.
10. ^ Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci editore, 2008, p. 19.
11. ^ Franco Volpi, Dizionario delle opere filosofiche, Bruno Mondadori 2000, p.327
12. ^ D-K 31 B 17, B 22, B 66, B 71
13. ^ D-K 31 B73, B 75, B 95, B 98.
14. ^ Werner Jaeger, La teologia... p. 215.
15. ^ Werner Jaeger, La teologia... p. 236.
16. ^ A proporre tale ipotesi fuCatherine Osborne in Empedocles Recycled, The Classical Quarterly 37 (01):24- (1987)
17. ^ Alberto Jori, Empedocle in Dizionario delle opere filosofiche, Milano, Bruno Mondadori, 2000, p. 327.
18. ^ Avverte infatti il Jaeger: «Dobbiamo guardarcidal prendere per pura metafora poetica l'espressione della religiosità
che lo trattiene dal seguire sino in fondo i predecessori troppo sicuri di sé.» (W
erner Jaeger, La teologia ... p. 211).
19. ^ Aldo Cardin, Empedocle, in Enciclopedia filosofica, vol. 4, Milano, Bompiani, p.3338.
20. ^ Giovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. I, p. 213.
21. ^ D-K 31 B 7.
22. ^ D-K 31 B 17
23. ^ In corrispondenza con le quattro primarie antitesi del caldo, del freddo, dell'asciutto e dell'umido (cfr
. Werner
Jaeger, La teologia ... p. 214)
24. ^ Le quattro "radici" di Empedocle risultano essere poi i quattro "elementi" di Aristotele eolomeo.
T
25. ^ Anche Aidoneo (Ἀϊδωνεύς) è un appellativo proprio del dio degli inferi Ade, cfr . in tal senso Esiodo Teogonia, 913;
o anche inno omerico A Demetra.
26. ^ Forse si riferisce a Persefone; per una dotta riflessione su questo nome, certamente un teonimo poco conosciuto,
si rimanda alla nota 55, p. 173 diCarlo Gallavotti in Empedocle, Poema fisico e lustrale, Milano, Mondadori/Lorenzo
Valla, 2013.
27. ^ Werner Jaeger, La teologia ... p. 214.
28. ^ D-K 31 B 19
29. ^ D-K 31 B 28
30. ^ Denis O'Brien, Empedocle pp. 85-86.
31. ^ Satiro, ap. Diogene Laerzio, VIII. 78; Timeo, ap. Diogene Laerzio, 67.
32. ^ Diogene Laerzio, VIII. 60, 70, 69.
33. ^ Plutarco, de Curios. Princ., Adv. Colote, Plinio, HN XXXVI. 27, e altri.
34. ^ Diogene Laerzio, VIII. 67, 69, 70, 71; Orazio, ad Pison. 464, ecc.
35. ^
«Ippoboto riferisce che egli, levatosi, si diresse all'Etna e, giunto ai crateri di fuoco, vi si lanciò e scomparve,
volendo confermare la fama che correva intorno a lui, che era diventato dio. Successivamente fu
riconosciuta la verità, poiché uno dei suoi calzari fu rilanciato in alto; infatti, egli era solito usare calzari di
bronzo.»

(Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, 8.68-69).


Cfr. anche Eraclide Pontico, fr. 83 Wehrli, citato in Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia greca. I Presocratici,
Mondadori.

36. ^
«E questo tutto abbrustolito chi è? - Empedocle. - Si può sapere perché ti gettasti nel cratere dell'Etna? -
Per un eccesso di malinconia. - No: per orgoglio, per sparire dal mondo e farti credere un dio. Ma il fuoco
rigettò una scarpa e il trucco fu scoperto»

(Luciano di Samosata, I dialoghi; BUR, Rizzoli, 1990)


37. ^ «Timeo ci attesta esser lui finito di morte naturale nel Peloponneso. Dicono alcuni che trovandosi egli in Messina a
cagion di una festa sia ivi caduto da un carro, e rottasi la coscia, sia morto. Credono altri che in mare naufragasse:
altri che si fosse strangolato da sé.» (In Domenico Scinà,Memorie sulla vita e filosofia d'Empedocle gergentino , ed.
Lo Bianco, Palermo 1859, p. 55.
38. ^ Apollonio, ap. Diogene Laerzio, VIII. 52, comp. 74, 73.
39. ^ Wolfgang Haase, 2, Principat ; 36, Philosophie, Wissenschaften, Technik 6, Philosophie (Doxographica [Forts.]),
Volume 36, ed. Walter de Gruyter, 1992 p. 4207 nota 111.
40. ^ Ernest Renan, Vingt jours en Sicilie. Mélanges d'histoire et de voyages, p. 103, citato in Luciano De Crescenzo, op.
cit.

Bibliografia

Edizioni e traduzioni
Carlo Gallavotti, Empedocle. Poema fisico e Lustrale, Milano, Mondadori, 1975.
L'Empédocle de Strasbourg (P. Strasb. Gr. Inv. 1665-1666), Introduzione, edizione del testo e commento a cura di
Alain Martin e Olivier Primavesi, Berlino: Walter de Gruyter, 1999.
Angelo Tonelli (a cura di), Empedocle di Agrigento. Frammenti e testimonianze. Origini, Purificazioni , con i frammenti
del papiro di Strasburgo, traduzione delle testimonianze di Angelo onelli
T e Ilaria Ramelli, Milano: Bompiani, 2002.
I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti Hermann
di
Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Milano: Bompiani, 2006.

Studi
Ettore Bignone, Empedocle. Studio critico, traduzione e commento delle estimonianze
T e dei Frammenti, ristampa,
Roma, L'Erma di Bretschneider, 1963 [Torino: Bocca, 1916].
Giorgio Colli, Empedocle, Pisa, La Goliardica, 1949, ISBN non esistente.
Antonio Traglia, Studi sulla lingua di Empedocle, Bari, Adriatica, 1952, ISBN non esistente.
Emilio Bodrero, Il principio fondamentale del sistema di Empedocle. Studio preceduto da un saggio bibliografico e
dalla traduzione dei frammenti empedoclei, Roma, G. Bretschneider, 1975, ISBN non esistente.
Livio Rossetti e Carlo Santaniello,Studi sul pensiero e sulla lingua di Empedocle , Bari, Levante, 2004, ISBN 88-
7949-355-8.
Jacquemard Simonne,Tre mistici greci. Orfeo, Pitagora, Empedocle, traduzione di M. Marino, Isola del Liri (FR),
Pisani editore, 2004, ISBN 88-87122-42-3.
Peter Kingsley, Misteri e magia nella filosofia antica. Empedocle e la tradizione pitagorica
, Milano, Il Saggiatore,
2007, ISBN 978-88-428-1033-9.
Federica Montevecchi, Empedocle d'Agrigento, Napoli, Liguori, 2010 (il volume è corredato da una nuova traduzione
con testo greco a fronte di tutti i frammenti compresi quelli del papiro di Strasburgo),
ISBN 978-88-207-5043-5.
Federica Montevecchi, Sull'Empedocle di Giorgio Colli, Luca Sossella Editore, Milano, 2018 I(SBN 978-88-97356-
69-1)

Voci correlate
Presocratici
Religione dell'antica Grecia
Quattro elementi

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Collegamenti esterni
(EN ) Richard Parry, Empedocles, su Stanford Encyclopedia of Philosophy.
(EN ) Gordon Campbell, Empedocles (c. 492—432 B.C.E.), su Internet Encyclopedia of Philosophy.
(FR ) Jean-Claude Picot, Empedocles, su sites.google.com. (con ampia bibliografia)
VIAF (EN ) 297576907 · ISNI (EN ) 0000 0000 9735 5369· LCCN (EN ) n79134944 · GND
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