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ANAFORA DI SAN BASILIO (recensione alessandrina)

Presentiamo l'anafora di Basilio secondo la recensione greco -


alessandrina edita da Eusbe Renaudot (f 1720) 56. Essa detta
alessandrina, perch conservata nel patriarcato greco di
Alessandria. Tale qualificativo geografico, non strutturale, in
quanto anche nella sua recensione conservata ad Alessandria
l'anafora di Basilio rimane a livello di struttura un'anafora
siro-occidentale o antiochena. Accanto alla recensione
alessandrina, in disuso da vari secoli, si dispongono altre
recensioni, tra cui principalmente quella bizantina, che le Chiese
bizantino-slave usano tuttora in alcune feste.
Dialogo invitatoriale
Il Signore sia con tutti voi!
E con il tuo spirito.
Teniamo in alto i cuori!
Li teniamo verso il Signore.
Rendiamo grazie al Signore!
cosa degna e giusta.
cosa degna e giusta; cosa degna e giusta; veramente cosa degna e giusta.

*1. Prefazio
Tu sei il sovrano, Signore, Dio di verit;
tu esisti prima dei secoli e regni nei secoli;
abiti in luoghi eccelsi in eterno e guardi le creature umili.
Tu facesti il cielo e la terra e il mare, e quanto in essi.
5.Tu, Padre del Signore e Dio e salvatore nostro Ges Cristo,
per mezzo di lui facesti tutte le cose, quelle visibili e quelle invisibili.
Tu siedi sul trono della santa gloria del tuo regno;
da ogni santa virt sei adorato.
A te stanno dinanzi gli Angeli e gli Arcangeli, i Principati e le Potest,
10.i Troni, le Dominazioni e le Virt;
a te stanno intorno i Cherubini dai molti occhi e i Serafini dalle sei ali,
che continuamente inneggiano e vociferano e dicono:

a)La sezione anamnetico-celebrativa (Un. 1-65)

Il prefazio <1> {Un. 1-12) della recensione alessandrina non


presenta alcun verbo direttivo . Ci non deve sorprendere, dal
momento che come sappiamo non questo o quel verbo a
reggere il formulario orazionale, bens il formulario stesso che si

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regge in forza della struttura sua propria , la quale pu avvalersi, o
meno, di verbi celebrativi. La recensione bizantina invece abbonda,
poich ne ha sette: lodare, inneggiare, benedire, adorare,
rendere grazie, glorificare, offrire il culto spirituale.
Tuttavia il tenore del dialogo invitatoriale, che nella recensione
alessandrina eccede il ritmo ternario , invita a completare
mentalmente l'inizio del prefazio nel modo seguente: [
veramente cosa degna e giusta rendere grazie a te] che sei
il sovrano ecc. Pur nella sua sobriet, la conduzione del Sanctus
(Un. 8-12) apprezzabile.

2. Sanctus

Santo, santo, santo il Signore delle Schiere.


Pieno il cielo e la terra della tua gloria.
Osanna nei luoghi eccelsi!
15.Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nei luoghi eccelsi!

L'importanza del Sanctus <2> (liti. 13-15), che nei codici viene
dato in abbreviazione, sottolineata da tre monizioni diaconali ,
intese a predisporre l'animo dei fedeli alla proclamazione
dell'inno teologico. Il diacono interviene una prima volta (a
seguito della Un. 8) e dice: Voi che sedete, alzatevi!. Quindi
(a seguito della Un. 10): Guardate a Oriente!. La terza volta (a
seguito della Un. 12): Stiamo attenti!.
3. Post Sanctus
Santo, santo, santo sei veramente,
o Signore Dio nostro, che plasmasti noi e ci ponesti nel paradiso di delizie.
E quando trasgredimmo il tuo comando per linganno del serpente,
e decademmo dalla vita eterna, e fummo espulsi dal paradiso di delizie,
20.non ci rigettasti in maniera definitiva,
ma continuamente ci visitasti per mezzo dei tuoi santi profeti;
e in questi ultimi giorni apparisti a noi,
che sedevamo nelle tenebre e nellombra di morte,
per mezzo dellunigenito tuo Figlio, il Signore e Dio e salvatore nostro Ges Cristo.
25.Egli, incarnatosi dallo Spirito Santo
e dalla santa nostra Signora, madre di Dio e sempre-vergine Maria,
e divenuto-uomo, ci indic le vie della salvezza,
ci gratific della rigenerazione dallalto per mezzo dellacqua e dello Spirito,
e fece di noi un popolo a lui particolare: ci santific con lo Spirito tuo santo.
30.Egli am i suoi che erano nel mondo;

2
diede se stesso in riscatto alla morte che regnava su di noi,
nella quale giacevamo venduti in potere del peccato;
ed essendo disceso per mezzo della croce nellAde,
risuscit dai morti il terzo giorno;
35.ed essendo salito al cielo, sedette alla destra di te, Padre,
avendo fissato il giorno della retribuzione,
nel quale apparir per giudicare il mondo con giustizia
e rendere ad ognuno secondo il suo operato.

Il post-Sanctus <3> (Un. 16-38) svolge la celebrazione storico-


salvifica a partire dall'anamnesi di Gen 2-3. Notiamo la ripetuta
menzione del paradiso di delizie prima e dopo la caduta (Un.
17.19), nonch la tematica veterotestamentaria del castigo divino
che non definitivo (Un. 20). Il discorso prosegue con la
cristologia storica. Il post-Sanctus della recensione bizantina
notevolmente pi esteso, in analogia con lo sviluppo tematico
che l'anafora delle Costituzioni Apostoliche affida, parte al
prefazio e parte al post-Sanctus.
Sulla scorta delle reminiscenze paoline di cui intessuto il post-
Sanctus che adducono lo schema descensus-ascensus (cf FU
2,6-11) , l'anamnesi della cristologia storica giunge fino a
menzionare la sessione alla destra del Padre, nell'attesa del ritorno
glorioso. Ci costringe il redattore, per introdurre il racconto
istituzionale.

4. Racconto istituzionale (Embolismo Istituzionale)


Ma ci lasci questo grande mistero della piet.
40.Quando infatti stava per consegnarsi alla morte per la vita del mondo,
prese il pane nelle sante e immacolate e beate sue mani,
avendo levato-lo-sguardo alle altezze dei cieli
verso di te, Padre suo, Dio nostro e Dio di tutti,
avendo pronunciato-lazione-di-grazie, -la-benedizione, -la-santificazione,
45.avendo spezzato, lo distribu ai suoi santi discepoli e apostoli,
dicendo:
Prendete, mangiate: questo il mio corpo,
che per voi e per molti sta per essere spezzato e dato in remissione dei peccati.
Fate questo in memoriale di me.
Allo stesso modo prese anche il calice, dopo aver cenato,
50.avendo mesciuto vino e acqua,
avendo pronunciato-lazione-di-grazie, -la-benedizione, -la-santificazione,
avendo gustato, di nuovo lo diede ai suoi santi discepoli e apostoli,
dicendo:
Prendete, bevetene tutti:
questo il mio sangue,
quello della nuova alleanza,
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55.che per voi e per molti sta per essere versato in remissione dei peccati.
Fate questo segno del pane e del calice in memoriale di me morto e risorto!
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete questo calice,
annunziate la mia morte, e confessate la mia risurrezione e ascensione,
fino a che io venga.

<4> (Un. 39-59), ad operare una svolta logica, che lo riporta al


contesto cronologicamente anteriore. Nell'espressione assai felice
della Un. 39 (Ma ci lasci questo grande mistero della piet), il
termine mistero va inteso nel senso di sacramento, segno,
memoriale. Anticipando la dinamica propria dell'anamnesi
liturgica, la recensione bizantina evidenzia qui la rifiozione di
memoriale in riferimento alle oblate: Ma ci lasci i segni-
memorativi della sua passione salvifica, questi che abbiamo
presentato secondo i suoi comandi. A proposito del racconto
istituzionale ci limitiamo a ricordare quale tratto tipico di alcune
recensioni, tra cui l'alessandrina la menzione della comunione
di Ges al calice (Un. 52)57.
5. Anamnesi
60.Memori dunque anche noi
della sua santa passione e della risurrezione dai morti,
e dellascensione nei cieli e della sessione alla destra di te, Dio e Padre,
e del glorioso e tremendo nuovo ritorno,
ti offriamo, a partire dai tuoi doni, le cose che sono tue,
65.di tutto e per tutto e in tutto.

Segue llanamnesi <5> {Un. 60-65), nella quale


l'espressione di tutto e per tutto e in tutto da
intendere come formula di totalit. Queste parole
pronunciate dal celebrante si prolungano nell'acclama zione del
popolo: Ti lodiamo, ti benediciamo, ti rendiamo grazie,
Signore, e ti preghiamo, o Dio nostro!.

** 6.7 Duplice Epiclesi su di noi e sui doni (Epiclesi sui Doni e sui Comunicanti)
E preghiamo e invochiamo te,
filantropo buono, Signore, noi peccatori e indegni tuoi servi
e ti adoriamo ,
perch per il beneplacito della tua bont
venga lo Spirito tuo santo sopra di noi tuoi servi
70. e sopra questi tuoi doni presentati,
e li santifichi e li manifesti quali misteri santi dei santi,
e faccia che questo pane diventi il santo corpo
dello stesso Signore e Dio e salvatore nostro Ges Cristo,

4
per la remissione dei peccati, e per la vita eterna a coloro che ne partecipano,
75.e che questo calice diventi il prezioso sangue
della nuova alleanza dello stesso Signore e Dio e salvatore nostro Ges Cristo,
per la remissione dei peccati,
e per la vita eterna a coloro che ne partecipano;
e rendi noi degni, Sovrano, di partecipare ai tuoi santi misteri,
80.per la santificazione dellanima, del corpo e dello spirito,
affinch diventiamo un solo corpo e un solo spirito,
e troviamo parte e abbiamo eredit con tutti i santi,
che fin da quando erano nel mondo ti furono graditi.
b) La sezione epicletica (Un. 66-fine)
Nella recensione alessandrina il passaggio dall'anamnesi
all'epiclesi e pertanto dall'intera sezione anamnetico-
celebrativa all'intera sezione epicletica agevolato
dall'acclamazione del popolo, che abbiamo appena menzionato.
Nella recensione bizantina poi la medesima transizione si trova
ulteriormente evidenziata dalla presenza della locuzione logico-
modale di TOTO [perci], erede del veterotestamentario
wecatt I Kai nun [e ora]58.
Attraverso una formulazione ottimale l'anafora di Basilio al pari
di altre anafore, tra cui principalmente Giacomo e Crisostomo
incrocia le due componenti epicletiche, ossia l'epiclesi per la
trasformazione delle oblate<6> e l'epiclesi per la
trasformazione escatologica dei comunicanti <7>, cos da
ottenere un'unica domanda letterariamente e teologicamente
inscindibile {Un. 66-83). Volendo schematizzare l'epiclesi a duplice
componente incrociata, otteniamo:

manda il tuo Spirito su di NOI e su questi DONI presentati

perch trasformi i DONI affinch, comunicando, NOI

nel corpo sacramentale siamo trasformati nel corpo


ecclesiale
Da questo schema essenziale risulta che i termini della domanda
epicletica sono due: i doni e noi. infatti per entrambi che viene
richiesta la trasformazione. Non si tratta tuttavia di due
trasformazioni svincolate e autonome , bens di una duplice
trasformazione mutua mente relazionata e interdipendente. Di
fatto, per sottolineare l'interazione dinamica delle due
componenti, la formulazione ottimale menziona prima noi e quindi
i doni, ottenendo dalle due componenti cos incrociate, pi che un
chiasma letterario, un vero e proprio chiasma teologico.
L'osservazione, per nulla marginale, ci fa comprendere come la
stessa trasformazione sostanziale delle oblate nel corpo e nel
sangue del Signore, ovvero la transustanziazione, non sia il
5
termine ultimo e per cos dire autonomo della supplica
eucaristica. Infatti dalla lex orandi essa formalmente ordinata
alla trasformazione nostra in un solo corpo. Se infatti vogliamo
disporre in ordine logico le componenti epicletiche (Spirito
Santo sui doni e Spirito Santo su di noi), sulla base del
chiasma teologico diciamo che formalmente la domanda per la
trasformazione nostra nel corpo escatologico ad attrarre la
domanda per la transustanziazione delle oblate nel corpo
sacramentale. In tal modo la domanda per la trasformazione in un
solo corpo pu essere giustamente detta la domanda
fondamentale della preghiera eucaristi ca, quella cio che
determina una porzione di Chiesa a costituirsi in comunit cultuale
per celebrare il memoriale del Signore.
Nello stesso senso possiamo parlare della domanda
escatologica come del Sitz im Leben [situazione vitale,
situazione teologico-esistenziale] di tutta la celebrazione
eucaristica. Operando poi sulle antitesi significative, possiamo
anche dire che il Sitz im Leben che determina la celebrazione
eucaristica precisamente il nostro Sitz im Tode [situazione di
morte]59, ossia la coscienza della nostra condizione a-relazio- nale
conseguente al nostro essere figli di Adamo . Infatti noi celebriamo
l'eucaristia, non gi nella misura in cui abbiamo consapevolezza
della nostra giustizia, bens nella misura in cui avvertiamo in noi le
lacerazioni profonde della colpa originale, e cio nella misura in cui
sappiamo vivere la dimensione teologica del peccato. In altri
termini: la coscienza della nostra dispersione teologica il vero
movente che ci costituisce in assemblea eucaristica , per
consentirci di0 domandare a Dio Padre, attraverso un ingiunzione
supplichevole , che ci raduni escatologicamente nell'unico corpo
ecclesiale in forza della nostra comunione all'unico corpo
sacramentale.
A questo punto ci domandiamo: Che cosa significa "essere
trasformati in un solo corpo", ossia nel corpo ecclesiale,
escatologico, mistico, attraverso la partecipazione al corpo
sacramentale di Cristo, sotto l'azione dell'unico Spirito?
Significa forse struggerci nel desiderio di vedere affrettato il
nostro ingresso nel mondo degli spiriti incorporei?. Sicuramente
no.
Significa eliminare tutte le componenti di a-relazionalit e di
egoismo, che sono continuamente in noi. Significa entrare fin
d'ora a far parte della societ dei Santi, senza abbandonare la
societ dei peccato ri, che rimane costitutivamente la nostra.
Significa entrare l dove tutto, relazione, ossia nel paradiso
escatologico, il quale inizia subito dopo che Adamo uscito dal
paradiso terrestre passando per la porta orientale. Significa
camminare con Adamo, nostro padre, verso l'ingresso finale nel
regno. Significa tutto ci che queste espressioni, e altre simi lari,
implicano. L'ampiezza e la ricchezza di questa domanda
fondamentale risulta dalla lettura trasversale delle varie
preghiere eucaristiche, soprattutto orientali, che a questo
punto insistono sulla supplica per la riconciliazione e la
remissione dei peccati.
Dal canto suo la recensione alessandrina di Basilio, con una
formulazione oltremodo felice e peraltro di evidente ispirazione
paolina (cf Ef 4,4), focalizza la domanda epicletica proprio sulla
nozione di un solo corpo. Introdotta dalla consueta particella finale-
consecutiva, l'espressione pregnante della Un. 81 in greco suona
6
cos: ina genometha en soma>[affinch diventiamo un solo
corpo].
Sebbene non frequente a livello di formulazione esplicita, la
domanda per il raduno in un solo corpo riassume bene il
contenuto essenziale della domanda eucaristica, dal momento che
collega le nozioni di CQRpo sacramentale e di corpo ecclesiale.
Ovviamente il raduno nel corpo ecclesiale, che viene chiesto in
primo luogo per coloro che faranno la comunione, un raduno
escatologico, in continua tensione di crescita da quell'unit che gi
siamo a quell'unit che ancora attendiamo.
Oltre che nell'anafora alessandrina di Basilio, la domanda per il
raduno in un solo corpo attestata nell'anafora di Nestorio.
Ne riportiamo la duplice epiclesi, la quale, pur senza incrociare le
componenti epicletiche, prossima sia a quella di Basilio sia a
quella di Crisostomo che esamineremo tra breve. Cos si legge
nell'anafora che la Chiesa caldea attribuisce a Mar Nestorio,
patriarca di Bisanzio:
<7> E venga, Signore, la grazia dello Spirito Santo e dimori e riposi sopra
questa oblazione che offriamo dinanzi a te, e la benedica e la santifichi, e faccia
questo pane e questo calice il corpo (pgra) e il sangue del Signore nostro Ges
Cristo, trasformandoli e santificandoli tu stesso attraverso l'azione dello . Spirito
Santo;

8. Intercessioni

Incontriamo anzitutto l'intercessione per la Chiesa universale


<8a> [Un. 84-86), che allarga la supplica alla santa, unica,
cattolica Chiesa.

<8> affinch la recezione di questi misteri gloriosi e santi sia, a tutti coloro che li
ricevono, per la vita eterna e per la risurrezione dai morti, e per l'espiazione del
corpo e dell'anima, e per l'illuminazione della conoscenza, e per la serenit del volto
nei tuoi confronti, e per la redenzione eterna che ci hai re-galmente-promesso per
mezzo del Signore nostro Ges Cristo. Cosicch tutti noi aderiamo gli uni agli altri,
per il reciproco consenso, per un solo vincolo di amore e di pace; cosicch siamo un
solo corpo (pgra) e un solo spirito, siccome siamo stati chiamati nella sola speranza
della nostra chiamata (cf E/4,2 -4). E che nessuno mangi e beva per la dannazione
del suo corpo e della sua anima; e che non gli sia (imputato) per la malattia e
l'infermit a causa dei suoi peccati, per il fatto che mangia di questo pane e beve di
questo calice, non essendone degno (cf ICor 11,27-29). Ma piuttosto sia rafforzato e
sia rinvigorito in tutto ci che per te onesto, allorch siamo resi61degni, con
coscienza pura, di comunicare al corpo {pgra) e al sangue del tuo Cristo .

7
Abbiamo evidenziato il termine corpo, perch quello che di
fatto pone in luce il mutuo riferimento dinamico tra il pane e il
calice eucaristici, ai quali comunichiamo, e il raduno ecclesiale
che essi escatologicamente sono destinati a produrre.
Nel linguaggio anaforico il corpo e il sangue posti sull'altare
sono designati comprensivamente come misteri in greco
mysteria, in siriaco rza, in latino mysteria o sacramenta in
quanto sono il corpo mistico, misterico, figurativo, sacramentale. Si
tratta di quel corpo che, essendo a un tempo misteriosamente
identico e diverso dal corpo storico che ora siede alla destra del
Padre62, destinato a edificarci nel corpo ecclesiale.
Notiamo subito che la dimensione di presenza
irrinunciabilmente reale e permanente significata dalle nozioni di
mistero, figura, similitudine, sacramento, ecc, allorch sono dette
dell'eucaristia non viene recepita in maniera parziale e quasi
svincolata da noi, bens nella, sua imprescindibile destinazione alla
Chiesa. Infatti per usare espressioni familiari alla teologia latina
del I millennio il corpus mysticum quod est sacramentum esiste,
per cos dire, tutto e solo in funzione del corpus Christi quod est
ecclesia, e viceversa. In altri termini: l'eucaristia per la Chiesa, e
la Chiesa tale a partire dall'euca ristia. Non si da l'una senza
l'altra. Non si pu fare teologia dell'una a prescindere dall'altra.
Tutto ci diviene evidente se torniamo a considerare il termine
pgra, con cui le Chiese di espressione aramaico-siriaca rendono
tuttora il greco soma nella valenza di corpo sacramentale e di corpo
ecclesiale. A causa della sua singolare ampiezza semantica, tale
termine esprime anzitutto il corpo personale di Cristo , riportandoci
prima al corpo sfi nito del Venerd sant o e quindi al corpo risorto
nella mattina del pri mo giorno. Esso dice il Vivente, che continua a
darsi sotto i segni del corpo esanime, essendosi dato una volta per
tutte in espiazione vicaria. In pari tempo il termine pgra significa il
corpo sociale di Cristo , quel corpo perennemente lacerato
nell'esperienza delle nostre divisioni , ma destinato a compaginarsi
e a crescere al ritmo delle nostre eucaristie 63.
In un suo studio divenuto ormai classico Henri de Lubac ci
ricorda che nel pensiero di tutta l'antichit cristiana Eucaristia e
Chiesa sono legate, in quanto l'Eucaristia riferita alla
Chiesa come la causa all'effetto, come il mezzo al fine e
come il segno alla realt64. Infatti Eucaristia e Chiesa sono i
due corpi di Cristo , che perdurano nel tempo della pentecoste. Di
essi, l'uno (l'Eucaristia) viene designato abitualmente nel I
millennio come corpus mysticum o corpus per myste- rium, nel
senso di corpo secondo il modo di essere del sacramento,
in contrapposizione al corpo storico nato da Maria Vergine.
L'altro (la Chiesa) designato, sempre nel I millennio, come
corpus Christi.
Si sa che per un complesso di vicende storico-dogmatiche, che
hanno travagliato la fine del I millennio e l'inizio del II, tutta
l'attenzione dei teologi occidentali fu polarizzata sulla
preoccupazione di affermare l'identit tra il corpo
sacramentale e il corpo storico. Ci port rapidamente
all'abbandono dell'espressione corpus mysticum nei confronti del
sacramento, percepita come troppo labile e poco realistica. La
conseguenza fu che l'impiego delle due espressioni tradizionali
conobbe un'inversione curiosa, poich corpus Christi venne riferito
all'Eucaristia in parallelo con corpus Domini, corpus reale,
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verum corpus , mentre corpus mysticum pass a designare la
Chiesa.
A proposito dell'impiego, per cos dire nuovo, di codesta
designazione, doveroso ricordare qui l'intuizione stupenda di
Thomas Netter, meglio conosciuto come Thomas Waldensis (t
1430). Egli definisce la Chiesa come il corpo mistico di Cristo
nel quale, attraverso la recezione... della sacra eucaristia, i
singoli cristiani vengono transustanziati
{transsubstantiantur). Pur senza l'appoggio di alcun testo
anaforico, giacch anch'egli tra coloro che non frequentano pi
la scuola della lex orandi, Netter afferma che il fine della
celebrazione eucaristica la transustanziazione nostra nel
corpo mistico della Chiesa. Egli infatti legge la teologia dell'epiclesi
per la trasformazione escatologica in analogia con quel termine
che possiamo considerare come specifico dell'epiclesi per la
trasformazione delle oblate, quel termine cio che proprio allora la
riflessione scolastica stava mettendo 65 a punto in rapporto
all'efficacia delle parole della consacrazione .
A parte questa gemma scolastica, bisogna riconoscere che
l'eccessiva preoccupazione di affermare la verit del corpo
sacramentale ebbe una conseguenza grave per la teologia
eucaristica. Infatti, oltre all'inversione dell'impiego tradizionale
delle espressioni corpus Christi e corpus mysticum, venne meno la
percezione dell'unit e dell'interazio ne tra i due corpi di Cristo ,
cio tra l'Eucaristia e la Chiesa , dal momento che tutta
l'attenzione dei teologi fin per essere assorbita dalla questione di
sapere come avviene la produzione del corpus Christi.
In tal modo la dimensione dinamico-ecclesiale dell'eucaristia ,
nonostante il 66
permanere di asserzioni marginali pur sempre degne
di attenzione , di fatto nella mente dei teologi e nei risvolti
derivanti alla prassi liturgica svaniva nel nulla, a profitto di una
dimensione statico-devozionale che si imponeva sovrana. Ma di ci
parleremo diffusamente in seguito67. Al momento, questa sommaria
panoramica sufficiente a farci cogliere, per contrasto, la ricchezza
e l'equilibrio della teologia eucaristica, quale emerge dalla
lex orandi e dai Padri che ad essa attingono.
Per comprendere meglio l'entit del raduno richiesto e le
implicazioni concrete che ne risultano, lasciamo la parola a
Teodoro di Mopsuestia. Nella sua catechesi ai neofiti sulla
preghiera eucaristica, dopo aver commentato lepiclesi per la
trasformazione delle oblate e prima di passare a commentare le
intercessioni, il vescovo mistagogo cos spiega lepiclesi per la
nostra trasformazione nel corpo mistico di Cristo:
II sacerdote poi chiede che anche sopra tutti coloro che sono
radunati venga la grazia dello Spirito Santo, affinch anch'essi,
come attraverso la similitudine di una generazione nuova (=
battesimo) furono portati a compimento in un solo corpo,
anche ora siano stretti come in un solo corpo attraverso la
comunione al corpo (pgra) di nostro Signore; cosicch nella
concordia e nella pace e nell'applicazione a ci che giusto
vengano a (formare) una sola cosa e aderiscano gli uni agli altri.
Non succeda che, mentre noi tutti con mente pura guardiamo a
Dio, riceviamo per la condanna la comunione dello Spirito Santo,
essendo noi divisi nei pensieri e inclini alle passioni e alle liti e
all'invidia e alla gelosia, e sprezzanti degli onesti costumi. Ma
dimostriamoci degni di ricever (lo), poich nella concordia e nella
pace e nell'applicazione al bene e nella mente pura l'occhio della
nostra anima guarda a Dio. E cos aderiremo gli uni agli altri nella
comunione ai santi misteri, e per mezzo di essa saremo congiunti
9
al nostro capo, Cristo nostro Signore, di cui crediamo che siamo il
corpo (pgra), e che a partire da esso noi abbiamo comunione alla
natura divina (cf2Pt 1,4)68.
Ma ritorniamo all'anafora di Basilio . Dalla porzione di Chiesa che
comunicher ai santi misteri, e per la quale in primo luogo . stata
chiesta la trasformazione in un solo corpo, la supplica subisce
un progressivo allargamento a tutte le altre porzioni di Chiesa che
non sono fisicamente presenti , ma che sono pur sempre presenti.
Di tale allargamento si fanno carico le intercessioni <8> (Un. 84-
154). Al di l di questa terminologia di comodo, bisogna aver
chiaro in mente che le intercessioni altro non sono che la
prosecuzione dell'epiclesi per la trasformazione escatologica.
(8a)Ricordati, Signore, della santa, unica, cattolica tua Chiesa,
85.e disponila-in-pace, essa che hai acquistato nel prezioso sangue del tuo Cristo.

Segue l'intercessione per la Chiesa gerarchica <8b> (Un. 87-


98). In essa, tramite l'aggancio verbale santa... tua Chiesa - tue
sante Chiese (Un. 84.89), si passa a considerare le comunit
presiedute dal patriarca di Alessandria, per il quale in contesto
di supplica escatologica non si rifugge dal domandare salute e
longevit. Accanto all'arcivescovo sono elencati gli altri componenti
della struttura ecclesiale: presbiteri, diaconi, ministri, monaci,
popolo.

(8b)In primo luogo ricordati, Signore, del nostro santo padre,


larcivescovo abba N., papa e patriarca della grande citt di Alessandria:
fa che per tua grazia
possa presiedere alle tue sante Chiese,
90.in pace, salvo, glorioso, sano, longevo,
dispensando-rettamente la parola della verit
e pascendo il tuo gregge in pace.
Ricordati, Signore, dei presbiteri ortodossi,
di tutto lordine-dei-diaconi e dei ministri,
95.di tutti coloro che dimorano nel celibato,
e di tutto il tuo fedelissimo popolo.
Ricordati di noi, Signore, per avere piet di noi tutti,
in questo momento e una volta per sempre.

La menzione del popolo induce a considerare, con


l'intercessione per la Chiesa nel mondo <8c> (Un. 99-120), la
citt in cui esso abita, sulla base dell'aggancio tematico-verbale
fedelissimo popolo - coloro che nella fede abitano (Un.
96.100). Questa intercessione, mirabile esempio di equilibrio
verticale e orizzontale, passa in rassegna le varie circostanze della
condizione umana.

10
In particolare si chiede a Dio di benedire i raccolti . Non ci sfugga
l'impegno etico inerente a tale richiesta, quello appunto che
sgorga da ogni nostra eucaristia . Infatti domandare a Dio di
benedire i nostri raccolti e di riempire di gioia e di letizia i nostri
cuori significa risolverci a un impegno fattivo in favore di quanti ,
privi di sostegno, tutto attendono dalla benevolenza del Signore e
dalla generosit di noi che attendiamo al raccolto. In altri termini,
chiediamo a Dio che riempia i nostri granai, perch a nostra volta
possiamo largheggiare con i poveri.
Il contenuto dell'intercessione per la Chiesa nel mondo
presenta una formulazione ancor pi dettagliata e umana nella
recensione bizantina della medesima anafora. Cos recita il testo:
Ricordati, Signore, del popolo che sta intorno e di coloro che per
giusto motivo sono stati omessi, e abbi misericordia di loro e di
noi secondo l'abbondanza della tua misericordia: riempi le loro
dispense di ogni bene; conserva le loro unioni coniugali nella pace
e nella concordia; alleva i bimbi, educa i giovani, fortifica gli
anziani; consola i deboli d'animo, raduna i dispersi, riconduci gli
erranti e ricongiungili alla tua santa, cattolica e apostolica Chiesa;
libera coloro che sono afflitti da spiriti impuri; con i naviganti
naviga; con quanti camminano cammina insieme; prendi cura
delle vedove, proteggi gli orfani, libera i prigionieri, guarisci gli
ammalati; (ricordati) di coloro che sono nei tribunali, nelle miniere,
in esilio, in dura schiavit e in ogni tribolazione e necessit, e nel
turbamento; ricordati, o Dio, anche di tutti coloro che hanno
bisogno della tua grande compassione, di coloro che ci amano e di
coloro che ci odiano, e di quanti hanno chiesto a noi indegni di
pregare per loro. E ricordati anche di tutto il tuo popolo, Signore
nostro Dio, e su tutti riversa l'abbondanza della tua misericordia,
accordando a tutti (l'esaudimento del)le richieste per la salvezza;
e di coloro di cui non abbiamo fatto memoria per ignoranza o per
dimenticanza o per l'abbondanza dei nomi: tu stesso ricordati, o
Dio, che di ognuno conosci l'et e il nome, che conosci ognuno fin
dal grembo di sua madre. tu infatti, Signore, sei la cura di quanti
sono trascurati, la speranza dei disperati, il salvatore di quanti
sono agitati, il porto dei naviganti, il medico dei malati; sii tu per
tutti loro, tutto, tu che conosci ciascuno, e la sua richiesta, la sua
casa e la sua necessit. E libera, Signore, questo gregge, e tutta la
citt e regione, dalla fame, dalla peste, dal sisma, dal naufragio,
dal fuoco, dalla spada e dall'invasione straniera e dalla guerra
civile...69

(8c)Ricordati, Signore, anche della salvezza di questa nostra citt,


100.e di coloro che nella fede di Dio abitano in essa.
Ricordati, Signore, del clima e dei frutti della terra.
Ricordati, Signore, delle piogge e delle sementi della terra.
Ricordati, Signore, della crescita misurata delle acque dei fiumi.
Rallegra ancora e rinnova la faccia della terra:
105.inebria i suoi solchi, moltiplica i suoi germogli;
rendicela quale deve essere per il seme e per la messe,
e ora benedicila davvero.
Governa la nostra vita:
benedici il ciclo dellanno della tua benevolenza,
110.a causa dei poveri del tuo popolo,
a causa della vedova e dellorfano,

11
a causa del forestiero di passaggio e del forestiero residente,
a causa di noi tutti che speriamo in te e invochiamo il tuo santo Nome:
poich gli occhi di tutti in te sperano,
115.e tu di il loro nutrimento al tempo dovuto.
Comportati con noi secondo la tua bont,
tu che di il nutrimento a ogni carne.
Riempi di gioia e di letizia i nostri cuori,
perch, avendo sempre e dovunque tutto il necessario,

120.abbondiamo in ogni opera buona, per fare la tua santa volont.

Nell'anafora alessandrina la conclusione dellintercessione con cui


si chiede per i presenti la generosit nel dare (Un. 119-120), funge
da aggancio tematico per introdurre, con l'intercessione per gli
offerenti <8d> (Un. 121-123), la memoria di coloro che hanno
offerto la materia del sacrificio eucaristico. A sua volta
l'intenzione della loro offerta espressa nella formula di totalit
coloro per i quali..., e per riguardo ai quali li hanno
presentati

(8d)Ricordati, Signore, di coloro che ti hanno offerto questi preziosi doni,


e di coloro per i quali, attraverso i quali e per riguardo ai quali li hanno presentati,
e concedi a tutti loro la ricompensa celeste.

introduce, tramite l'intercessione per la Chiesa trionfante e


purgante <8e> {Un. 124-151), la memoria di coloro che sono
passati da questo mondo . L'intercessione, introdotta da una
reminiscenza di Rm 12,13 (Un. 124-125)70, si apre abbracciando in
un unico sguardo i morti che hanno ora l'aureola in capo , ossia i
Santi, e quelli che, restando senza aureola, siamo soliti designare
semplicemente come Defunti. Gli uni e gli altri sono accomunati
dall'espressione coloro che ti furono graditi fin da quando
erano nel mondo71. Dopo una72 memoria dettagliata dei primi, a
cominciare dalla Vergine Maria e da Giovanni Battista, il pi
grande tra i nati di donna (cf Mt 11,11), si fa memoria pure di tutti
gli altri, siano essi appartenuti all'ordine sacerdotale oppure alla
condizione di laici. La richiesta in loro favore intessuta di
tematiche accentuatamente escatologiche, che echeggiano il
paradiso di delizie.
Per fede sappiamo che i nostri morti vivono in Dio, ma non ci
dato conoscere a quale grado di purificazione essi siano giunti: se
cio gi godano della visione beatifica piena insieme con i Santi,
oppure se si trovino ancora in purgatorio. Quanto alla condizione
di privazione perpetua della visione beatifica, se la fede ne afferma

12
l'esistenza, essa non ci autorizza a collocarvi positivamente alcuno.
Ne consegue che a noi incombe l'amorevole debito di carit di
pregare indistintamente per tutti i nostri morti .
(8e)E poich, o Sovrano, vi un comandamento dellunigenito tuo Figlio,

125.che noi comunichiamo alla memoria dei tuoi santi,


degnati ancora di ricordarti, Signore,
anche di coloro che ti furono graditi fin da quando erano nel mondo:
dei santi padri, dei patriarchi, degli apostoli, dei profeti,
dei predicatori, degli evangelisti, dei martiri, dei confessori,
130.e di ogni spirito giusto che nella fede di Cristo giunto a perfezione.
In particolare ricordati della santissima, gloriosissima, immacolata,
stra-benedetta, nostra Signora, madre-di-Dio e sempre-vergine Maria;
del tuo santo glorioso profeta, precursore, battista e martire Giovanni;
di santo Stefano, protodiacono e protomartire;
135.del santo e beato padre nostro Marco, apostolo ed evangelista;
e del santo padre nostro e taumaturgo Basilio;
di san N., di cui oggi celebriamo la memoria;
e di tutto il coro dei tuoi santi, per le preghiere e le intercessioni dei quali abbi piet di noi pure,
140.e salvaci a causa del tuo Nome santo che stato invocato su di noi.
Allo stesso modo ricordati, Signore, di tutti coloro che, appartenuti allordine-sacerdotale,
gi si sono addormentati, e di coloro che erano nello stato di laici:
degnati di far riposare le anime di tutti

145.nel seno dei nostri santi padri Abramo, Isacco e Giacobbe; distoglili (da questo mondo,)
legali-gli-uni-agli-altri in un luogo verdeggiante,
presso acqua di riposo, nel paradiso di delizie, da dove fuggito il dolore
e la tristezza e il gemito, nello splendore dei tuoi santi.
150.Quelli, Signore, di cui hai accolto l le anime,fa riposare, e rendili degni del regno dei cieli.

A sua volta la domanda conclusiva della precedente intercessione


(rendili degni del regno dei cieli) adduce l'intercessione per
i presenti <8f> {Un. 152-154), che ha per oggetto noi
pellegrini quaggi, protesi verso il regno. Quest'ultima
intercessione, culmine di tutta la tensione escatologica
dell'anafora, sfocia nell'inclusione dossologica.
(8f)Quanto a noi, che abitiamo da pellegrini quaggi,
conservaci nella tua fede e guidaci nel tuo regno, gratificandoci della tua pace in ogni circostanza,

La transizione dall'ultima intercessione alla dossologia epicletica


<9> din. 155-160) cos fluente che disagevole stabilire la
cesura. Sotto il profilo letterario-teologico ci rappresenta

13
indubbiamente un pregio, che Basilio ha in comune con la totalit
delle anafore orientali.

9. Dossologia Finale
155.perch in questo tempo come in ogni tempo
sia glorificato ed esaltato e lodato e benedetto e santificato
il santissimo, venerato e benedetto Nome tuo,
in Cristo Ges e nel santo Spirito,
come era, come , e come sar di generazione in generazione,
160.per i secoli dei secoli.
Amen!

In merito alla questione dell'interdipendenza strutturale tra


epiclesi di comunione e intercessioni, noto che tra i liturgisti vi
sempre chi, impressionato dal fatto che1 l'anafora della Tradizione
Apostolica non comporta intercessioni' ', continua a riguardare le
intercessioni della preghiera eucaristica come un elemento
avventizio, che questa avrebbe mutuato dalla preghiera dei fedeli.
Sulla base di un'attenta osservazione delle antiche anafore ,
nonch delle preghiere bibliche e giudaiche che ne costituiscono la
preistoria, dobbiamo dire che le cose non stanno cos . Le
intercessioni nella preghiera eucaristica sono antiche quanto
antica la preghiera eucaristica , come d'altronde le intenzioni
nella preghiera dei fedeli sono antiche quanto antica la
preghiera dei fedeli . Pur trattandosi di formulari del tutto diversi e
indipendenti a livello di genesi letteraria, a volte si potranno dare
delle effettive interferenze tematiche e testuali , ma in nessun
caso si dovr parlare di interferenza strutturale.
Nella preghiera dei fedeli abbiamo una serie di intenzioni
staccate le une dalle altre, e tenute materialmente insieme da uno
schema di semplice successione. Nell'anafora, invece, le
intercessioni sono dovute alla dinamica di allargamento della
domanda fondamentale, in un forte crescendo escatologico74.
Ora, chiedere a Dio di essere trasformati in un solo corpo, ossia
nel corpo escatologico , significa domandare tutto ci che
compreso nelle intercessioni lette in intima dipendenza
dall'epiclesi. Significa tanto ci che si situa in dimensione
spirituale e verticale, quanto ci che procede in dimensione
esistenziale e orizzontale, nel cammino verso il regno. Significa
per riprendere alcune espressioni dell'anafora di Basilio fissare i
nostri occhi al luogo verdeggiante, presso acqua di riposo, nel
paradiso di delizie, sforzandoci di abbondare quaggi in opere
buone in favore dell'orfano e della vedova. Significa considerarci
pellegrini che anelano al regno, pur senza cessare di preoccuparsi
del tempo e dei frutti, delle piogge e delle sementi, della crescita
regolata dei fiumi, e dei solchi per il seme e per la messe. Lette in
questa loro dipendenza strutturale dall'epiclesi, le intercessioni
rappresentano il vero oggi della preghiera eucaristica , ossia il

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momento in cui il formulario sommo della preghiera della Chiesa si
incarna, si incultura, assume la nostra fisio nomia, una fisionomia
che tutta umana e tutta divina .
Come si vede, abbiamo toccato il punto nodale di tutta la teologia
eucaristica. Il magistero autorevole della lex orandi, non solo pone
in un rapporto di interdipendenza dinamica i due corpi di Cristo ,
ma neppure ha timore di subordinare il corpo sacramentale al
corpo ecclesiale. infatti in funzione del secondo che il primo ci fu
dato, perch potessimo camminare spediti verso quella statura che
conviene alla piena maturit di Cristo (cf Ef4,12-13).

L'anafora di Basilio ci offre l'occasione per considerare il mutuo


ordinamento delle due componenti epicletiche, come pure il
prolungamento dell'epiclesi per la trasformazione
escatologica dei comunicanti nelle intercessioni.

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