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San Agostino.

Di madre cristiana, Monica, e padre non cristiano. Aveva un fratello e


sorella. Scritto tra i catecumeni, ed era un titolo gi cristiano. Agostino era gi
iscritto come catecumeno dalla nascita; quindi, da sempre era cristiano in
questo percorso: cercava sempre a Cristo! Lui voleva diventare lettore,
avvocato carriera civile. Ai diciannove anni ha letto il libro Horatius di
Cicerone, ed ha avuto un risveglio per la filosofia. Cos entrato con gli
gnostici. Per nove anni stato come manicheo, ma sempre nel livello pi
basso. La sua forza per essere manicheo era la razionalit che esclude la fede,
ma anche come un cristianesimo puro che esclude AT e la soluzione al
problema del male, con un dualismo materialistico. Aveva una concubina con
chi non poteva sposarsi, ma hanno avuto un figlio, Adeodato. Questa relazione
non era una buona cosa per la sua carriera.

Monica ha rifiutato a mangiare con Agostino per essere manicheo.


Monica ha avuto un sonno dove Agostino si ha convertito, ma il suo figlio non li
ha piaciuto. Hanno fatto un viaggio a Roma dove lui si sfuggito, Monica lo ha
seguito, ma a Roma non pagavano le tasse e cos dopo sono andato a Milano.
L ha conosciuto a Ambrogio, che ha aperto la Bibbia per Agostino, aprendo il
vero senso spirituale dellAT, ma sempre con la retorica, che le piaceva a
Agostino. Cos ha cominciato la sua conversione. Monica ha trovato una donna
(di 10 anni! Ha dovuto aspettare 2 anni in pi per sposarsi) per sposarsi con
Agostino, cos, ha mandato via alla sua moglie che amava, e lui rimasto con
il suo figlio. Ha lasciato il manicheismo e il platonismo.

Lui ha trovato al Verbo nel platonismo, ma non il Verbo incarnato


umiliato, al quale dobbiamo umiliarci per farci vicino. La fede complimenta la
ragione. Rm13:13 li ha chiamato ad essere casto, cos ha lasciato tutto per
essere cristiano. Si ritirato a Cassiciaco per capire meglio la religione
cattolica.

Nel 387, il 24 aprile, stato battezzato. Ritornano a Africa, ma prima,


Monica morta a Ostia. Dopo un anno, ritorna allora s a Africa per la vita
monastica. Lui non voleva essere ordinato, e lordinazione, la vita apostolica,
toglieva la possibilit di una vita di preghiera. Ma, ha fatto uno sbaglio: ha fatto
promozione vocazionale una volta a Ippona, per quello, in una messa, lhanno
visto e lhanno fatto sacerdote. Piangeva per essere stato ordinato. Nel 397
stato ordinato vescovo. Ha avuto delle controversie contro i manichei, i
donatisti, i pelagianisti, gli arianisti e leporianisti. Mor nel 430, il 28 agosto,
durante lattacco dei vandali. Tutta la chiesa cristiana nel Nord Africa si fatta
ariana e dopo musulmana.

Parlando del suo lavoro apostolico:


Tra le attivit ordinarie devono annoverarsi: il ministero della parola (predic
ininterrottamente due volte alla settimana---sabato e domenica---spesso per pi
giorni consecutivi o anche due volte al giorno); laudientia episcopi per ascoltare
e giudicare le cause, che gli occupavano non raramente tutta la giornata; la cura
dei poveri e degli orfani; la formazione del clero, con il quale fu paterno, ma
anche rigoroso; lorganizzazione dei monasteri maschili e femminili; la visita agli
infermi; lintervento a favore dei fedeli presso le autorit civili (apud saeculi
potestates), che non amava fare, ma, quando lo riteneva opportuno, faceva;
lamministrazione dei beni ecclesiastici, della quale avrebbe fatto volentieri a
meno, ma non trov nessun laico che se ne volesse occupare.
Ancor maggiore lattivit straordinaria: i molti e lunghi viaggi per esser
presente ai frequenti concili africani o per venire incontro alle richieste dei
colleghi; la dettatura delle lettere per rispondere a quanti, da ogni parte e di
ogni ceto, si rivolgevano a lui; la illustrazione e la difesa della fede. Questultima
esigenza lo indusse ad intervenire senza posa contro i manichei, i donatisti, i
pelagiani, gli ariani, i pagani (Patrologia III, 331-332).

Parlando di lui:

Un carattere nobile, generoso e forte; una ricerca insaziabile della sapienza; un


bisogno profondo dellamicizia; un amore vibrante a Cristo, alla Chiesa, ai fedeli;
unapplicazione e una resistenza sorprendenti al lavoro; un ascetismo moderato
e pur austero; una sincera umilt che non teme di riconoscere i propri errori; una
dedizione assidua allo studio della Scrittura, alla preghiera, alle ascensioni
interiori, alla contemplazione (Patrologia III, 334).

Parlando della nostra relazione con Dio:

Magnus es, Domine, et laudabilis valde: magna virtus tua et sapientiae tuae
non est numerus. Et laudare te vult homo, aliqua portio creaturae tuae, et homo
circumferens mortalitatem suam, circumferens testimonium peccati sui et
testimonium, quia superbis resistis: et tamen laudari te vult homo, aliqua portio
creaturae tuae. Tu excitas, ut laudari te delectet, quia fecisti nos ad te et
inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te (conf. 1.1.1).
Sei grande, Signore, e degno di somma lode: grande la tua potenza, e la tua
sapienza non ha numero. E luomo, minia particella del tuo creato, vuole lodarti:
luomo, che porta in giro con s la sua nature di morte, che porta in giro con s
la prova del suo peccato e la prova che resisti ai superbi. Eppure luomo,
minima particella del tuo creato, vuole lodarti, Tu, tu lo spingi a trovar gioia nelle
tue lodi, poich ci hai fatti per te e inquieto il nostro cuore finch non
sacquieta in te (conf. 1.1.1 trad. Gioacchino Chiarini).

Ma sempre siamo tardi per trovare Dio:

Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova, sero te amavi! Et ecce
intus eras et ego foris et ibi te quaerebam et in ista formosa, quae fecisti,
deformis inruebam. Mecum eras, et tecum non eram. Ea me tenebant longe a
te, quae si in te non essent, non essent. Vocasti et calmasti et rupisti surditatem
meam, coruscasti, splenduisti et fugasti caecitatem meam, fraglasti et duxi
spiritum et anhelo tibi, gustavi et esurio et sitio, tetigisti me et exarsi in pacem
tuam (conf. 10.27.38).
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ed
ecco, tu eri dentro e io fuori, e l ti cercavo e, brutto comero, mi gettavo sulle
bellezze da te create. Eri con me, ma io non ero con te. Da te mi tenevano
lontano cose che, se non fossero in te, non sarebbero. Gridasti e chiamasti e
spezzasti la mia sordit, balenasti, splendesti e scacciasti la mia cecit,
schiudesti il tuo profumo, ne respirai e a te anelo, ne gustai e di te ho fame e
sete, mi toccasti, e minfiammai della tua pace (conf. 10.27.38 trad. Gioacchino
Chiarini).

Questo un incontro molto incarnato! Sempre con i sensi! Troviamo Dio


attraverso il Creato, il creato verso Dio e che passa in Dio.

Parlando sulla vita di contemplazione in azione:

Nessuno devessere cos contemplativo da dimenticare nel corso delle sue


contemplazioni che deve rendersi utile al prossimo, e nessuno deve essere cos
attivo da non ricercare la contemplazione di Dio. Nella contemplazione, non si
deve ricercare un riposo inerte, ma la scoperta della verit, al fine di progredire
in essa senza ricusare di far parte agli altri di ci che si scoperto. Nellazione,
poi, non si deve ricercare n lonore n il potere di questa vita, poich tutto
vanit sotto il sole, ma la bont dellopera stessa. Perci lamore della verit
ricerca la quiete della contemplazione (otium sanctum), la necessit dellamore
accetta lattivit dellapostolato (negotium iustum). Se nessuno cimpone questo
fardello, applichiamoci allo studio e alla contemplazione della verit; ma se ci
viene imposto dobbiamo accettarlo per la necessit della carit. Tuttavia, anche
in questo caso, non dobbiamo rinunciare completamente alle gioie della verit,
affinch non accada che, privati di quella dolcezza, restiamo oppressi da questa
necessit (De civitate Dei 19.19).

La dolcezza non viene dalla contemplazione, ma dellunione tra


preghiera e vita attiva.

E cos coloro che prediligono la calma meditazione delle cose divine e rifuggono
dalla fatica e dalle difficolt dellazione, non ritenendosi capaci di esercitare il
ministero attivo in modo irreprensibile, vorrebbero, se fosse possibile, che i santi
Apostoli e gli antichi predicatori della verit risuscitassero per affrontare ancora
linquit dilagante, a causa della quale si raffreddato il fervore della carit. Ma,
a nome di coloro che gi sono usciti dal corpo e si sono spogliati della tunica
della carne (bench da essa non siano separati per sempre), la Chiesa risponde:
Ho deposto la tunica, come posso rimettermela? Un giorno essa riprender
questa tunica, e, in coloro che ne sono stati spogliati, la Chiesa si rivestir della
carne; non per adesso, adesso che occorre riscaldare coloro che sono freddi;
ci accadr soltanto quando risorgeranno i morti. Trovandosi perci in difficolt
per mancanza di predicatori, e ricordando quei suoi membri, sani nella dottrina
e santi nei costuni ma ormai spogli del loro corpo, la Chiesa geme e dice: Ho
deposto la tunica, come posso rimettermela? Come possono, ora, rivestirsi della
carne di cui sono state spogliate quelle mie membra che, annunciando
fervidamente il Vangelo, riuscirono ad aprire la porta a Cristo? (Io. eu. tr. 57.5).
Il peccato, forse pi grande, era la vanagloria, perch diceva che era
molto aperto a quello che la gente le faceva dopo. Ma dobbiamo predicare la
parola.

La lavanda dei piedi era molto importante per Agostino, perch


dobbiamo aprire la porta a Cristo attraverso la nostra predica, e cos, le
chiederemo il perdono a Cristo.